WHO'S NEXT - chi è il
prossimo-Anno d’uscita:1971
Di Renata Gatti
Come abbia fatto una discarica nella contea di Durham (nel nord-est dell'Inghilterra) a diventare lo sfondo della iconica copertina dell'album dei The Who ce lo racconta Ethan Russell, il fotografo americano che scattò la foto per la copertina dell'album:
“La band aveva
praticamente finito Who's Next, ma ancora non aveva idea di cosa fare con la
copertina. Era il 4 luglio 1971 e stavamo rientrando, in auto, da un concerto,
viaggiando a grande velocità. Pete (Pete Townshend) guidava e mi stava
chiedendo se avessi avuto qualche idea per la cover, appunto, quando,
all'improvviso, abbiamo passato questi tre o quattro blocchi di cemento grezzo
infilzati sul paesaggio.
Erano spariti in un
lampo, a causa della grande velocità, ma gli ho detto che avrebbero potuto
essere uno sfondo interessante per un servizio fotografico.
Prima che capissi
cosa stesse successo, Pete aveva fatto inversione con l'auto e stavamo tornando
sul posto, seguiti da altri tre veicoli che trasportavano il resto della band.
Senza esitazione, i
quattro membri dei The Who si radunarono attorno a uno degli oggetti misteriosi
e io iniziai a fotografare!
Abbiamo fatto pose
diverse, incluse alcune basate sull'idea di 2001: Odissea nello spazio. Li ho
ritratti come le scimmie che si radunano attorno all'obelisco nero. Poi Pete ha
iniziato a urinare sul pilastro e io ho invitato gli altri a fare lo stesso.
Ma non ci sono
riusciti davvero!
Hanno versato acqua
piovana con dei contenitori vuoti per pellicole e poi hanno simulato di averlo
fatto.
È stato un evento rapido e di impulso".
Russell ammette di non aver avuto esattamente sotto controllo le sequenze fotografiche e di non avere fatto molti scatti ma 24 ore dopo una delle sue foto era stata trasformata nella copertina che conosciamo oggi.
"La cosa strana - aggiunge Russel - è che solo più tardi ho scoperto a cosa servissero quei pilastri: a tenere mucchi di scorie di carbone al loro posto nella discarica di Easington Colliery."
L’immagine riporta alla mente il famoso monolite del film 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick citato non per caso; in effetti, il gruppo avrebbe voluto partecipare alla colonna sonora di quel capolavoro della cinematografia mondiale; la cosa però non si concretizzò e questo svelerebbe il significato irriverente ed ironico nell’artwork della cover.
Il monolite (dal
greco monos, "unico", e lithos, "pietra") si riferisce a
un'opera d'arte, una scultura o un elemento architettonico ricavato da un
singolo blocco di pietra.
Il monolite è spesso
utilizzato per evocare una sensazione di mistero, imponenza e atemporalità, una
presenza enigmatica, una forma semplice con un'origine sconosciuta.
Essendo scolpito da un unico blocco, trasmette un senso di indistruttibilità e stabilità, in contrasto con la fragilità dell'esistenza umana.
Fin dal Neolitico, i
megaliti sono stati utilizzati per monumenti tombali o luoghi sacri, spesso
allineati con eventi astronomici, assumendo un profondo valore rituale e
simbolico. Molti monumenti e sculture antiche sono monoliti, tra cui obelischi
egizi, statue precolombiane.
In sintesi, il monolite è una forma potente e versatile che continua a ispirare gli artisti per la sua capacità di combinare semplicità formale e complessità simbolica.
Un altro riferimento
questa volta di tipo architettonico che ho colto è riferito al brutalismo, una
corrente nata in Inghilterra negli anni '50, caratterizzata dall'uso massiccio
del cemento armato a vista (béton brut) e da forme geometriche semplici e
audaci. Le caratteristiche principali possono essere riassunte nel:
Cemento a vista,
spesso lasciando le casseforme visibili per mostrare il processo costruttivo.
Materiali grezzi:
oltre al cemento, utilizza anche mattoni, acciaio e altri materiali lasciati
senza rivestimenti.
Le strutture sono
spesso monumentali, con linee nette e forme ripetute.
Risponde alle
esigenze di ricostruzione post-bellica e di edilizia popolare, privilegiando la
funzione rispetto all'ornamentazione.
Le Corbusier è considerato un precursore con
la sua Unité d'Habitation a Marsiglia, anche se il termine fu reso popolare
dagli architetti Alison e Peter Smithson negli anni '50.
Esempi in Italia di brutalismo sono “Le Vele” di Scampia e la “Torre Velasca” di Milano.
L'immagine della
cover è di tipo fotografico ed è stata eseguita all'aperto.
L'apertura massima del diaframma e la velocità di scatto hanno contribuito ad annullare la profondità di campo ponendo sfondo e figure sullo stesso piano.
Il cielo invece è stato aggiunto successivamente da John Kosh, che era il direttore artistico, per conferire all'immagine quella che Russell chiamava "questa qualità ultraterrena".
Ethan Allen Russell
(nato il 26 novembre 1945 a Mount Kisco, New York) è un fotografo, autore e
regista video americano, principalmente musicista.
È conosciuto come
"l'unico fotografo rock ad aver scattato copertine di album per The
Beatles, The Rolling Stones e The Who."

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