RocKalendario del
secolo scorso – Marzo
Di Riccardo Storti
1956 – 22 marzo. Mentre si dirigeva a un’apparizione al The Perry Como Show, Carl Perkins riportò la frattura della clavicola e una commozione cerebrale a causa di un incidente automobilistico. Il fatto accadde appena fuori Dover, nel Delaware: una Chrysler Imperial a otto posti, prestata a Perkins, si schiantò contro il retro di un pickup, guidato da un agricoltore. Tutta colpa del manager, Dick Stuart, si era addormentato al volante.
Il sinistro causò anche la morte del povero agricoltore; feriti in maniera pesante anche Carl Perkins e il fratello Jay, che morì due anni più tardi a seguito dei postumi legati allo scontro stradale. Questo episodio segnò profondamente la carriera di Perkins che, nei primi mesi del 1956, aveva già raggiunto ampia popolarità con Blue Suede Shoes: durante la convalescenza a Jackson, nel Tennessee, Perkins assistette dal letto d’ospedale, il 3 aprile 1956, all’esibizione di Elvis Presley con la sua Blue Suede Shoes al The Milton Berle Show, uno dei numerosi passaggi televisivi che contribuirono a consolidare lo status leggendario della canzone (ma il cui destino, però, legò la propria identità alla carriera di Presley).
1966 – “More popular than Jesus". Se ne uscì così John Lennon nel corso di un’intervista al rotocalco londinese “Evening Standard” il 4 marzo 1966. In soldoni, queste le sue parole: “Il cristianesimo se ne andrà. Sparirà e si ridurrà. Non ho bisogno di discuterne; ho ragione e sarà dimostrato che ho ragione. Ora siamo più popolari di Gesù; non so cosa scomparirà prima – il rock ’n’ roll o il cristianesimo. Gesù andava bene, ma i suoi discepoli erano ottusi e ordinari. Sono loro, distorcendolo, a rovinarlo per me.”
Apriti cielo: in USA folle di ex fan arriveranno a mettere al rogo i baronetti, per fortuna solo simbolicamente attraverso falò di vinili (bella furbata: chissà quanto varrebbero oggi quei dischi!), stazioni locali mettono al bando le loro hit e inquietanti membri del KKK si prodigheranno ad allestire picchetti durante i live dei Fab Four. L’11 agosto dello stesso anno i Beatles a Chicago si vedranno costretti a tenere una conferenza stampa durante la quale Lennon si scuserà e il caso verrà definitivamente chiuso.
1976 – 14 marzo. Ultimo capitolo della trilogia di Lucio Dalla con il poeta Roberto Roversi: dopo Il giorno aveva cinque teste e Anidride solforosa, esce Automobili, probabilmente l’album più riuscito del cantautore felsineo, per quanto riguarda la collaborazione con l’intellettuale bolognese; un concept album dedicato al mezzo di trasporto che ha rivoluzionato la vita dell’uomo. Non manca la vena impegnata (Lettera all’avvocato), qualche ritratto memorabile (Nuvolari), un focus sull’alienazione tra le strade (Ingorgo), una visione proto-ambientalista del futuro (Il moto del 2000) e un finale tra tenerezza e desolazione in cui l’amore si può trovare tra i rottami di uno sfasciacarrozze (Due ragazzi).
L’apice è la microsuite Millemiglia, suddivisa in due parti, tra narrazione epica e storia, in cui il Dalla musicista dissemina la composizione di alterazioni jazzistiche e melodie folk. Il disco sarà all’origine di uno spettacolo RAI intitolato Il futuro dell’automobile e altre storie, che venne trasmesso sul secondo canale da febbraio a marzo del 1977 (tutte le puntate su RaiPlay).
1986 – Da un Lucio all’altro ovvero Battisti. Quello degli anni Ottanta vede la famosa (per alcuni “famigerata”) svolta da Mogol a Pasquale Panella, autore tanto prolifico, quanto particolare, nonché diametralmente opposto, per temi e scrittura, a Giulio Rapetti. Don Giovanni esce il 24 marzo ed è il secondo lavoro del binomio Battisti – Panella, infatti la prima uscita E già risale al 1982. All’epoca i fan di Battisti rimasero abbastanza sconvolti, pertanto, alla pubblicazione di Don Giovanni parecchi avevano deciso di non seguirlo più. Solo a distanza di decenni ci si è resi conto che coraggio e una certa visione avveniristica pagano a livello critico, tanto che lo stesso Don Giovanni resta probabilmente il frutto più compiuto della collaborazione con Panella. In questo caso la musica venne scritta prima e su quella il paroliere vergò i suoi versi su metriche fortemente irregolari; le liriche scorrono su un portato timbrico prevalentemente elettronico, con qualche coloritura acustica data dagli archi e dai fiati.
Battisti, a tratti, sembra essere ritornato a certe intuizioni
melodiche del passato (Le cose che pensano, Fatti un pianto, la
title track e Il diluvio) e, per il resto, il sound pop si sposa bene
con il mainstream ma secondo soluzioni armoniche per nulla scontate: Il
doppio del gioco e Madre pennuta potrebbero ha punti di
contemporaneità stilistica con i Talk Talk e Peter Gabriel; inoltre emergono atmosfere
soul-fusion nella ritmica di Equivoci amici e negli arrangiamenti Philly
Sound di Che vita ha fatto. Un altro bel disco degli anni Ottanta, da
riascoltare senza pregiudizi (sarà, ma per vena sperimentale qui si avverte
l’entusiasmo di Anima latina).
1996 – Reduci del secondo posto a Sanremo con La terra dei cachi, il 28 marzo 1996 Elio e le Storie Tese danno alle stampe uno dei loro dischi più riusciti, Eat the Phikis. Ogni lavoro degli Elii è sempre un prodotto assai curato, quindi, anche lì, andare a scegliere il “The best of…” è sempre impresa peregrina.
Ferma l’impostazione zappiana di testi
surreali ed eclettismo musicale, colpisce come sempre la girandola stilistica
che porta la band a spaziare con disinvoltura dal pop (Burattino senza fichi)
al soul (T.V.U.M.D.B.), dal drum’n’bass (Lo stato A Lo stato B)
al punk-metal (Omosessualità), dal folk cubano (El pube) a quello
romanesco (Li immortacci), dal funky (Mio cuggino) al musical (First
Me Second Me) fino al progressive nelle varianti più singolari (la fusion
di Milza e la psichedelia di Tapparella, con citazioni da Area e
PFM). Tra i credit James Taylor, Vinnie Colaiuta, Giorgia, Edoardo Vianello,
Peppe Vessicchio, Enrico Ruggieri, i Tenores di Neoneli e Rolando ovvero Aldo
Baglio con un gustosissimo monologo in Mio cuggino.






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