Alchem - Bloody Rose
Black Widow Records, Italia 2026
Di Luca Paoli
Un viaggio sonoro tra oscurità,
tensione e visioni interiori che restano addosso
Nel nuovo Bloody Rose,
gli Alchem
non seguono un percorso lineare, ma costruiscono un disco che cambia
continuamente forma. Ogni brano sembra aprire un punto di vista diverso sulle
stesse emozioni, come se guardassero la stessa materia da angolazioni sempre
nuove.
Più che andare in una sola direzione, l’album si muove per
contrasti, cambi di atmosfera e passaggi improvvisi. Le sensazioni si alternano
e si intrecciano, creando un equilibrio che però resta sempre un po’ instabile.
Non c’è una vera storia dall’inizio alla fine: ci sono
piuttosto stati d’animo che si accendono e poi si spengono. L’ascolto procede
così come un flusso che cambia spesso direzione, dove momenti più tesi e
aperture più leggere convivono senza mai fissarsi in un’unica forma.
Gli Alchem nascono in Italia come progetto legato a un’idea
di rock progressivo contaminato da elementi dark e psichedelici, con una forte
attenzione alla costruzione atmosferica e alla dimensione emotiva dei brani.
Nel tempo la formazione si è sviluppata come un progetto aperto, in cui la
scrittura resta il centro, ma il suono si arricchisce costantemente attraverso
collaborazioni e interventi esterni.
Il nucleo degli Alchem è formato da Annalisa Belli
(voce, melodie, testi, pianoforte), Pierpaolo Capuano (chitarre) e Paolo
Tempesta (basso, chitarre, synth, programmazioni e batteria VST), con lo
stesso Tempesta anche impegnato nella produzione, nel mixing e nel mastering,
elemento che contribuisce a tenere insieme la complessità del disco.
Attorno a questa struttura si sviluppa una rete di ospiti che
amplia ulteriormente lo spettro sonoro: Alessandro Verginelli alle
chitarre soliste in Alembic e Deception, Daniele Capuano a
pianoforte e tastiere in Deception, Alessandra Bersiani al flauto
in Deception e Shadows, Alessandra Bizzarri alla voce
narrante in Deception, Daniela Mazzocchi al tamburo sciamanico in
The Moon, Enzo Torrano all’Hammond in In my Loneliness, Pasquale
De Luca al sax in La Strega davanti al mio specchio e Fabrizio
“Ceko” Felici al supporto tecnico.
Il disco esce per Black Widow Records, etichetta che
si inserisce in modo naturale in questo immaginario più oscuro e sperimentale,
accompagnando un lavoro che vive proprio di libertà formale e continua
trasformazione sonora.
Uno degli elementi che colpisce subito in Bloody Rose
è il modo in cui gli Alchem costruiscono un flusso che alterna densità e
aperture senza mai trovare un vero punto fermo. Anche quando la forma sembra
stabilizzarsi, arriva sempre un cambio di atmosfera o di prospettiva a
rimettere tutto in movimento.
All My Sins apre il disco con una struttura lunga e articolata,
una suite di sei movimenti: Drops (Alone in the Crowd), Star of the Sea,
Footsteps, Voices, Over the Rain e Shadows. I vari passaggi interni si
susseguono come frammenti di uno stesso stato emotivo che cambia continuamente:
momenti più pesanti e stratificati si alternano ad aperture più sospese,
mantenendo però una tensione costante che tiene tutto insieme.
Con Alembic il discorso si fa più diretto ma
non meno instabile. Le chitarre di Pierpaolo Capuano spingono su
un’energia più concreta, mentre la scrittura di Paolo Tempesta tra
basso, synth e programmazioni evita qualsiasi rigidità, lasciando sempre uno
spazio di oscillazione tra struttura e caos.
La title track Bloody Rose mantiene questa
doppia natura: è più compatta, ma continua a muoversi tra contrasti interni,
come se sotto la superficie ci fosse sempre qualcosa che si sposta. La voce di Annalisa
Belli resta il filo emotivo del brano, più che una guida vera e propria.
La Strega davanti al mio specchio è uno dei momenti più caratteristici
del disco. Qui il linguaggio si fa più narrativo e quasi teatrale, con
un’atmosfera più oscura e visionaria. Il sax di Pasquale De Luca
introduce una sfumatura notturna e malinconica che cambia completamente il
colore del brano, rendendolo uno dei passaggi più particolari dell’album.
In my Loneliness rallenta tutto e apre uno spazio più intimo.
L’Hammond di Enzo Torrano dà calore e profondità, mentre la scrittura si
fa più essenziale, come se il disco per un momento si fermasse a respirare
senza perdere però quella sensazione di instabilità di fondo.
The Moon si muove invece su una dimensione più rituale. Il tamburo
sciamanico di Daniela Mazzocchi porta il brano verso un’idea quasi
primitiva del ritmo, con un andamento ipnotico che cambia la percezione del
tempo all’interno del disco.
Deception è uno dei punti più stratificati del lavoro. Qui entrano in
gioco più livelli sonori e collaborazioni: le chitarre di Alessandro
Verginelli, il pianoforte e le tastiere di Daniele Capuano, il
flauto di Alessandra Bersiani, la voce narrante di Alessandra
Bizzarri e ancora la costruzione centrale della band. Tutto si sovrappone
in modo continuo, creando un brano che sembra aprirsi su più piani
contemporaneamente.
Come un film in bianco e nero chiude il disco con un tono più
essenziale e sospeso. Non c’è una vera conclusione netta, ma una sorta di
dissolvenza, come se tutto si allontanasse lentamente senza spegnersi del
tutto.
Bloody Rose non mette davvero un punto finale. Quando l’ultima nota
svanisce, resta la sensazione di aver attraversato un percorso che continua a
risuonare nella mente. È un disco che non cerca di spiegare tutto o di arrivare
a una conclusione precisa, ma preferisce lasciare spazio alle emozioni,
accompagnando l’ascoltatore anche dopo la fine dell’ascolto.
È forse questa la qualità che colpisce di più: gli Alchem
non cercano mai una strada sola, ma lasciano convivere anime diverse
all’interno dello stesso lavoro. Tra passaggi più oscuri, aperture inattese e
continui cambi di atmosfera, il disco mantiene sempre viva una tensione che
accompagna l’ascoltatore dall’inizio alla fine.
Anche quando l’ultima traccia sembra portare un po’ di
quiete, il disco non trova mai un vero punto d’arrivo. Le atmosfere si
allontanano lentamente, come immagini che sfumano una dopo l’altra senza
scomparire del tutto. E forse è proprio questo che rimane alla fine: non delle
risposte, ma delle sensazioni. Emozioni che continuano a riaffiorare nel tempo,
facendo sì che Bloody Rose continui a risuonare anche dopo che la musica
si è fermata.



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