lunedì 13 luglio 2026

Space Traffic - On the Other Side

 


On the Other Side degli Space Traffic si apre come un invito a entrare in un ambiente che non ha confini e che si muove con un ritmo proprio. Il disco non parte con un’introduzione tradizionale, parte con un varco, una porta che si apre e lascia entrare un flusso continuo. La band lavora su un’idea precisa, costruire un viaggio circolare che non ha un vero inizio e non cerca una fine, un movimento che si rigenera a ogni ascolto. È un modo di pensare la musica che non punta alla divisione, ma alla continuità, alla sensazione di attraversare uno spazio che cambia mentre lo percorri.

Gli Space Traffic arrivano a questo disco dopo un percorso che li ha portati a definire una identità molto chiara. Nati in Valle d’Aosta, hanno costruito negli anni un linguaggio che unisce rock, psichedelia e una forte componente cinematica. Marco Pica guida il progetto con basso e voce, Fabio Baldassarri porta una chitarra che alterna riff incisivi e atmosfere avvolgenti, Florian Bua dà profondità ritmica con una batteria che spinge e apre. Accanto a loro c’è Michele Picciurro, figura fondamentale nel tradurre la dimensione live della band in studio, un vero quarto elemento che ha contribuito a dare forma al suono del gruppo.

Il disco è stato registrato interamente dal vivo negli home studio di Picciurro, una scelta che definisce il carattere dell’opera. Il suono è diretto, organico, privo di quella patina che spesso rende tutto troppo levigato. Qui si sente la presenza dei musicisti, la loro interazione, la loro capacità di muoversi insieme senza forzature. Le note di produzione parlano di energia del momento e spontaneità, e questa spontaneità diventa parte della narrazione. L’accordatura a 432 Hz accompagna questa scelta, non come slogan ma come elemento che sostiene la fluidità del disco. Le tracce vibrano con un respiro naturale, come se la frequenza fosse parte del viaggio.

La tracklist segue un percorso che vuole essere un cerchio. L’intro apre la porta e subito arrivano Jungle e Pictures, brani che la band aveva già mostrato come segnali di una nuova fase creativa. Jungle ha un movimento ipnotico, un groove che si avvolge su sé stesso e prepara il terreno. Pictures lavora su atmosfere più sospese, un gioco di immagini sonore che si rincorrono. Lady Bubblegum introduce una componente più visionaria, un episodio che si muove tra psichedelia e rock con naturalezza. Fake Memories porta un tono più introspettivo, un viaggio interno che si apre lentamente. Bright illumina il percorso con una energia più diretta, Looking Forward spinge in avanti con una progressione che cresce senza strappi. On the Other Side è il cuore del disco, il punto in cui tutto si richiude e si riapre, un brano che rappresenta la filosofia dell’album. A Deeper Dream scende in una dimensione più liquida, più rarefatta, mentre Back from the Other Side riporta esattamente al punto da cui si è partiti.

Ogni brano ha una sua identità ma non vive da solo. Il disco funziona come un’unica lunga traiettoria, un viaggio che non chiede di essere interrotto, un lavoro che invita a restare dentro, a lasciarsi portare, a non cercare il punto in cui tutto si ferma. La band costruisce un ambiente che si rigenera ogni volta, come se il loop fosse una condizione naturale. Le suggestioni cosmiche non sono un vezzo estetico, ma la metafora di un attraversamento che riguarda tanto l’esterno quanto l’interno. La psichedelia non è nostalgia, è un modo di dilatare lo spazio, e il rock non è un contenitore, è la base su cui costruire paesaggi che si muovono come visioni.

Gli Space Traffic consegnano un disco che vive della sua coerenza, della sua capacità di trasformare il tempo in movimento. On the Other Side è un viaggio che si attraversa e si attraversa di nuovo, un cerchio aperto che resta vivo proprio perché non si chiude mai del tutto.






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