giovedì 21 gennaio 2021

Il giorno 21 di Francesco Di Giacomo

  Foto Giordano Fanzò 2004

21 gennaio

“Solo una mente educata può capire un pensiero diverso dal suo senza aver bisogno di accettarlo”

 (Aristotele)

Ci sarai sempre.

Buon viaggio Capitano.

Wazza

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Nel cielo e nelle altre cose mute/Terramadre/Non senza dolore/Io vivo/Né più di un albero non meno di una stella/Nei suoni e nei silenzi/Di terra.

Sono i versi della poesia che si ottiene mettendo in fila i titoli dei pezzi che insieme formano l'album ... di terra, l'ottavo del Banco del Mutuo Soccorso pubblicato nel 1978.

Sono andato a rileggermela come omaggio per la morte in un incidente stradale di Francesco Di Giacomo avvenuta nei giorni di una delle più insulse edizioni del festival di Sanremo che si ricordi. Fabio Fazio lo ha ricordato dal palco dell'Ariston. I giornali, a parte casi sporadici come l'Unità che gli ha dedicato una pagina, hanno ridotto la notizia nei trafiletti. Di Giacomo aveva 66 anni. I suoi funerali verranno celebrati questo giovedì 27 febbraio.

Come ultima volontà aveva disposto che ogni volontà di ricordo in suo nome venisse convertito in un aiuto concreto a Emergency. Splendida voce da tenore, pancione e barba foltissima che strideva con l'eleganza dei fratelli Nocenzi, oggi temo di non essermelo goduto come avrei voluto. Se vi racconto come ho conosciuto il Banco, vi mettete a ridere.

Era il 1978 al liceo. E noi 1964 forse insieme ai 1963 eravamo le prime annate de-politicizzate, troppo piccoli per aver avuto un ruolo attivo nel movimento del 77. A me attirava la Pfm, con Pagani, Mussida, Djivas al basso e il Calloni. E Lucio "Violino" Fabbri. Poi un mio compagno più grande mi mise in mano una cassetta con registrati gli album ...di terra da una parte e Darwin dall'altra. In qualche cassetto devo avercela ancora. La piastra non ce l'ho più e dunque, anche recuperandola, ormai sarebbe inutilizzabile.

"Gli altri son tutti comunisti, questi del Banco invece sono di destra", mi disse. Era una cazzata colossale all'interno di un panorama progressive rock dove forse solo gli Area di Demetrio Stratos erano schierati apertamente, ma io quelli del Banco mi misi ad ascoltarli con interesse anche per quell'osservazione, stanco come ero già di tutti quei cantautori di sinistra che dovevano piacere per forza.

Poi nel 1980 la voce di Francesco Di Giacomo fu tra le prime a cantare con sobrietà  una storia gay con Paolo Pa e quel verso "passo veloce, cuore in fretta quando attraversi il cortile, qualcuno forse già sospetta quel tuo sorriso d'aprile" a partire dalla mia adolescenza ha fatto parte delle cose che ho sempre recitato a memoria, come la formazione del Toro di Radice, il Perugia di Castagner, la Lazio di Maestrelli e il Vicenza di Gibì Fabbri fino a Pigro di Ivan Graziani passando per Piove di D'Annunzio.

Il Banco mi attirava, il Banco mi incuriosiva. E mi incuriosiva quell'uomo cannone con quella voce strepitosa, meno noioso di De Gregori e che non se la tirava come Franz Di Cioccio (tra l'altro grande batterista ma pessimo vocalist della Pfm) e più moderno di Battisti-Mogol. Adoravo pezzi del Banco come Il Ragno, Dove Sarà, Il giardino del mago, Moby Dick e Grande Joe. Per me Moby Dick e Grande Joe erano proprio lui, Di Giacomo. Che ho scoperto essere sardo della provincia di Nuoro andando a controllare solo adesso la sua biografia e riascoltando grazie a youtube qualcuna delle sue canzoni come 750mila anni fa l'amore. Insieme ai suoi aforismi. "Spostare i problemi è una gran fatica, meglio lasciarli lì". E ancora: "L'amore sta sempre lì, con calma". E poi uno riferito alla sua band ma che se sostituite il nome e ci mettete quel che volete voi vale come principio universale: "Suonare col Banco è un privilegio, ma ogni tanto i privilegi vanno dismessi".

Stefano Pallaroni






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