sabato 8 maggio 2021

Il Segno del Comando – “L’Incanto dello Zero", di Fabio Rossi


Il Segno del Comando – “L’Incanto dello Zero”

(Black Widow – 2018)

Di Fabio Rossi



Il Segno del Comando è una band genovese, in attività dal 1995, le cui traversie hanno costellato di difficoltà un percorso artistico cui avrebbe giovato una continuità nel tempo che, purtroppo, non c’è stata. Basti pensare che della formazione originale è rimasto solo il bassista Diego Banchero (Malombra, Il Ballo delle Castagne, Egida Aurea), il vero deus ex machina di questo gruppo dedito al rock progressivo, un musicista determinato che ha sempre creduto nel suo progetto musicale. Gli album sinora realizzati, tutti a cura della Black Widow, possiedono una caratteristica peculiare essendo legati a doppio filo alla letteratura fantastica, un aspetto encomiabile in un mondo dove regna l’ignoranza e la bieca presunzione di conoscere qualsivoglia argomento.

Il disco d’esordio, risalente al 1996 e intitolato Il Segno del Comando, si ispira all’omonimo romanzo di Giuseppe D’Agata e, ovviamente, al famoso sceneggiato televisivo prodotto dalla RAI nel 1971 che entusiasmò e impaurì gli spettatori dell’epoca. I concept album seguenti, Der Golem (2001) e Il Volto Verde (2013), sono stati influenzati dalle opere dello scrittore austriaco Gustav Meyrink. L’ultima fatica discografica, L’Incanto delle Zero, pubblicato nel 2018 anch’esso sotto l’egida della Black Widow, spiazza tutti perché non soltanto reitera l’iter procedurale intrapreso con oculatezza nel passato, ma lo fa in una maniera sorprendente e meritevole di essere raccontata.

Diego è rimasto affascinato dai post pubblicati su Facebook da un certo Cristian Raimondi, un ragazzo timido e introverso che risiede in un paese montano sito tra Pistoia e Bologna. Decide di contattarlo e gli propone di scrivere un libro da cui Il Segno del Comando avrebbe tratto la linfa vitale per un nuovo disco. Cristian è titubante, sorpreso, lui non si definisce uno scrittore, è solo un giovane che riversa i suoi pensieri sul suo profilo, vorrebbe rifiutare, ma Diego è determinato. Nasce così Lo Zero Incantatore, un libro visionario e intimista di non semplice lettura. L’autore ha affermato di udire una voce, non sa da dove provenga, non sa chi sia, forse un’entità spirituale che chiama lo Zero Incantatore, ma poteva denominarlo anche Logos, Abisso o addirittura Dio. 

Cristian non accettava inizialmente la presenza dentro di lui di questa voce insistente, ma poi ha deciso di ascoltarla, di comprenderla e di riversare tutto ciò che e poteva su Facebook prima e su questo libro autoprodotto poi, voluto fortemente da Banchero per il suo concept. Forse l’autore è un folle o forse possiede un dono, una via per un percorso irto di difficoltà che porta alla luce. Cristian si mette a nudo, si apre agli altri, offre una possibilità di intraprendere un viaggio nel tentativo di afferrare il senso stesso della nostra esistenza attraverso l’introspezione e la fede nell’Assoluto.

Lo Zero Incantatore ha diverse chiavi di lettura e livelli di introspezione, chi lo legge attentamente può trovare dei diamanti sepolti nella melma più fetida.

Torniamo ora e Diego e alla sua band. Ha tra le sue mani il libro che desiderava e trasforma in musica le parole di Cristian. Viene concepito l’Incanto dello Zero, un disco di pregevole fattura compositiva che approccia un progressive maturo e corposo, con riferimenti al primo Banco del Mutuo Soccorso, Goblin, Balletto di Bronzo e Jacula. Non mancano inclinazioni che richiamano l’heavy metal e conferiscono maggior pregio a talune composizioni. Ne scaturisce un suono potente ed evocativo, come nel caso del valzer macabro posto alla base de Il Calice dell’Oblio che porta l’ascoltatore a immaginare dei morti viventi, in frac gli uomini e abito da sera le donne, che danzano vertiginosamente guardandosi dalle orbite vuote dei loro teschi. Tutte i brani sono ottimamente registrati e si presentano ben strutturati, eseguiti con competenza strumentale e muniti di refrain che hanno la capacità di incastonarsi nel cervello per non andare più via. Un esempio? “Dio e Mefistofele in questa esistenza/Siedono alla medesima mensa” da “Il Mio Nome è Menzogna”.  

I suoni sono variegati e trascinanti sciorinati da Banchero al basso, dagli esperti chitarristi Davide Bruzzi e Roberto Lucanato, dal tastierista Beppi Menozzi e dal batterista Fernando Cherchi. La voce di Riccardo Morello, a tratti ricorda quella di Demetrio Stratos, è profonda, ammaliatrice e le liriche sono un prezioso ausilio per agevolare la comprensione dell’astruso mondo interiore di Cristian Raimondi. In alcuni frangenti sono presenti le cantanti Maethelyiah (The Danse Society), nella luciferina Al Cospetto dell’Inatteso e in Metamorfosi, e Marina Larcher (Egida Aurea/Zena Soundscape Project) nell’inquietante La Grande Quercia che tinteggiano ancora di più un quadro affascinante. Spero vivamente che la collaborazione de Il Segno del Comando con Cristian Raimondii prosegua ancora in futuro, sarebbe un peccato che non fosse così.  Il gruppo sta lavorando a un nuovo album che dovrebbe essere pubblicato entro la fine del 2021. Si tratta di un concept dedicato al romanzo di Gustav Meyrink Il Domenicano Bianco e chiuderà la trilogia dedicata a questo autore iniziata con Der Golem e proseguita con Il Volto Verde.

 ASCOLTO DELL’ALBUM COMPLETO

Tracklist:
1.
Intro – Il Senza Ombra
2. Il Calice Dell’Oblio
3. La Grande Quercia
4. Sulla Via Della Veglia
5. Al Cospetto Dell’Inatteso
6. Lo Scontro
7. Nel Labirinto Spirituale
8. Le 4 A
9. Il Mio Nome È Menzogna
10. Metamorfosi
11. Outro – Aseità


Line-up:
Diego Banchero – Bass
Fernando Cherchi – Drums
Roberto Lucanato – Guitars
Riccardo Morello – Vocals
Davide Bruzzi – Guitar, Keyboards
Beppi Menozzi – Keyboards

Guests:
Paul Nash – Guitar (tracks: 5, 10)
Luca Scherani – Keyboards (track: 6)
Maethelyiah – Vocals (tracks: 5, 10)
Marina Larcher – Vocals (track: 3)




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