martedì 28 febbraio 2023

EVERSHIP: "The uncrowned king act 2"-Commento di Valentino Butti


 

EVERSHIP: The uncrowned king act 2

Atkinsong production-USA   2022

Di Valentino Butti

 

Quarto album in sei anni per la band dei fratelli Atkinson, Shane (tastiere, batteria, percussioni, dulcimer, voce, nonché autore delle liriche e delle musiche) e James (chitarra elettrica). Con questo “Act 2”, gli Evership concludono il concept basato su “The uncrowned king”, romanzo pubblicato nel 1910 da Harold Bell Wright.

Tutto quanto di positivo era emerso nel precedente “Act 1”, datato 2021, e, perché no, anche nei primi due lavori (del 2016 e 2018), viene ampiamente confermato in questa nuova produzione. La voce di Beau West si conferma una delle migliori in circolazione nel panorama heavy prog americano, i due fratelli Atkinson musicisti di notevole gusto e la band, completata dal bassista Ben Young e dall’altro chitarrista John Rose, compatta ed affiatata. Brani freschi, vivaci, ineccepibili dal punto di vista melodico, con cori piacevolissimi, “riffoni” heavy che si avvicendano a ballate acustiche, sfavillanti sfoggi strumentali ma anche atmosfere sognanti. Kansas, Queen e Styx le influenze più evidenti della band e a chi piacciono, almeno, queste tre storiche formazioni, non dovrebbe certamente dispiacere quanto prodotto dai cinque statunitensi.

L’album (cliccare sui titoli per ascoltare) si sviluppa attraverso nove composizioni che vedono anche la presenza di due violiniste e di un terzetto di ottoni. “The voice of the night” (cantata dall’ospite Mike Priebe) è tratteggiata dalla chitarra acustica e dalle tastiere soffuse e funge, sostanzialmente, da introduzione alla seconda parte del concept. Con “Missive pursuits” la band inizia a mostrare i muscoli con riff grintosi e ritmiche serrate. La voce è potente, le melodie orecchiabili ed energiche, i synth formano un muro sonoro decisamente coinvolgente. “The law of ages” è una delicata ballata, ottimamente interpretata da West (che ricorda Dennis De Young) con pianoforte, violini ed una sottile malinconia che permea la composizione, che si “impenna” con un riuscito guitar-solo, per poi tornare alla quiete iniziale. Fa subito da contraltare “Coronation”, con un riff tanto semplice, quanto efficace dell’elettrica, una batteria troppo “bombastica”, ritornelli ben congegnati e l’alternarsi di synth ed hammond ad offrire una sottile aura vintage. “The voice of the new day” ci offre il cameo vocale di Michael Sadler (Saga): brano grintoso con una parte centrale più delicata e sempre coinvolgenti impasti vocali, ben sostenuti dalle effervescenti tastiere. “Nobody”, forse il vertice qualitativo dell’album, esordisce come una semplice ballata per voce e chitarra acustica a cui si accodano la batteria e tastiere in sottofondo. Intorno al quarto minuto il brano si increspa: il ritmo sale, c’è spazio per un incisivo “solo” di chitarra ed il refrain, dolce e languido all’inizio, diventa ora graffiante e penetrante. Meno efficace, invece, “Fading away”, un poco zoppa dal punto di vista melodico. Intro “a cappella” per “Uncrowned”, nella quale i punti di forza sono gli enfatici cori e i numerosi sali-scendi sonori in cui si insinuano ora i synth ora la robusta chitarra di James Atkinson. “Pilgrim’s reprise” mette la parola fine al concept sviluppato, come detto, su due cd distinti. West si conferma performer superiore alla media sia nei momenti più duri che in quelli più morbidi e vero valore aggiunto della band.

L’album, nell’insieme, consolida la formula sonora della band, tra heavy prog, pomp e sinfonico ed il risultato finale è più che soddisfacente e facilmente consigliabile.







lunedì 27 febbraio 2023

Renato Marengo-"Napule’s Power – Movimento Musicale Italiano"-Commento di Fabio Rossi


Libro: Napule’s Power – Movimento Musicale Italiano

Autore: Renato Marengo

Edizioni: Tempesta

Anno: 2021 

Recensione a cura di Fabio Rossi


Il giornalista, scrittore, autore televisivo e radiofonico, produttore discografico Renato Marengo ha da poco compiuto ottant’anni. Mi capita spesso d’incontrarlo alle edizioni romane del Music Day, la nota fiera del disco, sempre sorridente, operoso e costantemente impegnato alla divulgazione della tanto amata cultura delle sette note.

Un giorno mi ha detto: “Caro Fabio, finché avrò le forze, continuerò con passione a dedicarmi alla musica. Non vado in pensione!”. Un esempio da seguire, alla stregua di Maurizio Baiata e Fiorella Gentile, non a caso tutti e tre redattori della mitica rivista Ciao 2001. Ho letto con grande interesse il suo “Napule’s Power – Movimento Musicale Italiano”, un corposo tomo dedicato al fermento che esplose nella città partenopea agli inizi degli anni Settanta. Fu proprio Renato ad etichettarlo Napule’s Power, ispirandosi al Black Power sviluppatosi in America nel decennio precedente. 

Si tratta di un saggio che rievoca magistralmente quel multiforme movimento circoscritto al capoluogo campano. I musicisti iniziarono a fondere l’approccio melodico, unito all’’inconfondibile spirito mediterraneo, con le variegate sonorità provenienti dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti. Si plasmarono in tal modo una serie di proposte innovative in cui jazz, rock, folk, blues, elettronica si contaminarono con l’estro degli Osanna, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Napoli Centrale, Saint Just e innumerevoli altre band, nonché compositori del calibro di Alan Sorrenti, Edoardo Bennato e dell’incommensurabile Pino Daniele. L’importanza di tale fenomeno è talmente elevata che Napoli può essere considerata il fulcro della controproposta musicale che in quegli anni si stava imponendo in Italia.

Renato ci tiene ad affermare il concetto che il Napule’s Power è ben lungi dall’essersi esaurito grazie a nuove formazioni come gli Almamegretta e 99 Posse che tengono alto il vessillo del movimento. Il libro, curato da Paolo Zefferi e con la prefazione di Renzo Cresti, raccoglie le testimonianze di personaggi quali Carmine Aymone, Peppe Ponti, Antonella Putignano, Anna Cepollaro, Lini Vairetti e altri ancora che hanno vissuto in prima persona la storia del Napule’s Power.

Pur non essendo un’autobiografia, c’è tanto della vita di Renato e, come brillantemente evidenziato dallo storico della musica e editore Francesco Coniglio nel capitolo di presentazione dell’autore La ricerca della bellezza, occorre persuadere i protagonisti a raccontare le proprie vicissitudini prima che svaniscano con l’incedere del tempo. Solo così possiamo preservare la cultura. Forse Napule’s Power – Movimento Musicale Italiano è un’opera di nicchia non accessibile a tutti, ma la sua valenza è enorme.

Da acquistare al di là di ogni ragionevole dubbio.



 

mercoledì 22 febbraio 2023

Banco del Mutuo Soccorso-“Orlando, le forme dell’amore”, di Antonello Giovannelli


 
Banco del Mutuo Soccorso-“Orlando, le forme dell’amore”
 di Antonello Giovannelli

Il modo migliore per parlare del nuovo lavoro del Banco del Mutuo Soccorso mi sembra quello di partire dalla sua prima presentazione live a Ferrara, l’11 novembre 2022. È la data in cui il BMS dà l’avvio a questa nuova avventura, che si snoderà lungo la penisola italiana toccando diverse città ed i loro teatri. La data “zero”, quella di Ferrara, assume un significato tutto particolare, fortemente simbolico, che Vittorio Nocenzi ha ben illustrato durante il concerto. Come noto, il primo album del Banco, il famoso “Salvadanaio”, si apriva con un brano-capolavoro che traeva ispirazione dalle atmosfere rinascimentali in cui Ludovico Ariosto, a Ferrara, compose l’Orlando Furioso, e dai versi di quel poema iconico del Rinascimento italiano.

In volo” suonava come una dichiarazione di intenti dell’allora sconosciuta formazione italiana, che anticipava un percorso che sarebbe stato sempre aderente ad un modello di cultura e di impegno, che avrebbe fornito materiale e stimoli nuovi per le menti di generazioni di ascoltatori a venire. Perché quando si parla del Banco, non ci si può riferire ad un particolare album, ma a tutta una storia, coerente ed esemplare, che percorre mezzo secolo, dal 1972 al 2022, partendo con un LP con la custodia a forma di salvadanaio, ed approdando con un LP con in copertina l’immagine della luna… a forma di salvadanaio. E verso la quale Astolfo sta viaggiando a cavallo dell’Ippogrifo alla ricerca del senno di Orlando. Poi si capisce, dopo 50 anni, quanto gli allora ventenni componenti del Banco avessero le idee chiare su cosa fosse l’arte e gli intrecci tra le sue diverse forme.

Tornando al Teatro comunale di Ferrara, la prima impressione che si è avuta è che si fosse ribaltato il paradigma: non un concerto di musica “rock progressive”, ispirato più o meno incidentalmente ad un fatto storico quale il poema dell’Ariosto, ma una lectio magistralis di storia del Rinascimento, all’interno della quale la musica riempie gli spazi e racconta quanto non esprimibile a parole. La Ferrara dei duchi d’Este può essere considerata la patria del Rinascimento italiano nell’epoca di passaggio tra il 1400 ed il 1500, quando contendeva il primato di magnificenza alla Firenze dei Medici, più ricchi ma meno nobili. A Ferrara si attua il primo progetto urbanistico moderno in Europa, con l’addizione di Ercole I del 1492 e con le prime fortificazioni per la difesa dall’artiglieria pesante; si crea il primo teatro stabile in Europa, proprio per la rappresentazione delle Commedie di Ludovico Ariosto. A Ferrara nasce la prima orchestra stabile femminile, “Segretissimo Concerto delle Dame” per il diletto del Duca, punta di diamante di una fabbrica musicale che per un secolo ha brillato alla corte degli Estensi come in nessun’altra signoria rinascimentale italiana. Ma Ferrara vanta una delle corti più produttive dal punto di vista artistico in generale. Ludovico Ariosto era il poeta degli estensi, con l’incarico di magnificarne le gesta attraverso la sua arte. I versi narravano indirettamente le imprese di Ercole I prima, e di suo figlio Alfonso I poi, e della di lui consorte Lucrezia Borgia.

Insomma, in un’atmosfera come questa, assistere al concerto del Banco del Mutuo Soccorso in cui viene presentato “Orlando, le forme dell’amore” faceva un po' venire i brividi…

Vittorio è sembrato ugualmente, intensamente preso tanto dalla storia quanto dalla musica, ed è perfettamente riuscito a coinvolgere il pubblico in questa atmosfera inedita. Pubblico di super appassionati venuti da mezza Italia, attenti a raccogliere ogni sillaba ed ogni nota. Il classico pubblico del Banco, insomma, che avrebbe potuto ascoltare due ore di lectio magistralis sulla metrica “Ottava Rima” dell’Orlando Furioso ed altrettante di musica rock senza battere ciglio e senza scomporsi.


La scaletta del concerto prevedeva sia brani storici sia tratti da Orlando:

 

-         In volo

-         R.I.P.

-         Passaggio

-         Metamorfosi

-         Il giardino del mago

-         Traccia I

-         Proemio

-         Pianura rossa

-         Serve Orlando adesso

-         Non mi spaventa più l’amore

-         Il ragno

-         100 mani e 100 occhi

-         La conquista della posizione eretta

-         Eterna transiberiana

-         Canto nomade per un prigioniero politico

-         L’evoluzione

-         Moby Dick

-         Non mi rompete

 


Un concerto corposo, generoso, di oltre due ore piene di musica, in cui i musicisti hanno dato il massimo. Concerto che ha visto il debutto di Michelangelo Nocenzi nei brani tratti da Orlando, di cui è ispiratore e co-autore.

Nonostante la fatica e gli impegni del dopo-concerto, i musicisti sono rimasti ancora a lungo con il pubblico per celebrare insieme agli affezionati questa sorta di festa tra amici. Stanco ma soddisfatto, sempre cordiale e loquace, il condottiero Vittorio nel camerino faceva venire in mente Alfonso I di ritorno da qualche battaglia vinta grazie al primato della sua artiglieria.

Ma scendiamo in un galoppo alato… là dove gorgoglia la musica di Orlando. Per la verità non si avverte la necessità né l’opportunità di formulare commenti su lavori che, come questo, vanno presi come riferimenti “a prescindere”. L’album ha tutto l’aspetto di una “Opera Rock”, nel senso che le composizioni musicali, per quanto non necessariamente funzionali ad una rappresentazione di tipo teatrale, si presterebbero benissimo alla messa in scena di un Orlando Furioso riletto in chiave attuale. Ogni brano trae ispirazione dall’opera dell’Ariosto, e condensa nel linguaggio musicale una particolare vicenda, o un succedersi di eventi. Con un particolare punto di vista, un particolare filtro, che è quello del sentimento umano dell’amore. Così, la musica non descrive semplicemente un episodio, ma il coacervo di sentimenti che si sviluppano dentro ed intorno a quell’episodio. È lo stato sentimentale dell’amore il sistema di riferimento di tutta l’opera, attorno al quale tutto si svolge. Amore in tutte le sue declinazioni, da quello fraterno a quello possessivo, da quello non corrisposto a quello inaspettato, che “accade”. Perfetto per un’opera teatrale che sarebbe capace di lasciare un forte segno nell’ambito delle molteplici riletture che in epoca moderna sono state proposte dell’opera dell’Ariosto.

Proemio” apre l’album, con i versi dell’Ariosto ripresi in forma pressoché integrale, accompagnati da pianoforte e chitarra in una piacevolissima melodia in cui il pianoforte ribatte in modo molto originale ogni sillaba del testo, la cui bellezza Vittorio Nocenzi ha voluto così omaggiare. Musica scritta sul testo, per lasciarne inalterata la caratteristica metrica

La Pianura Rossa” inizia con un potente incastro ritmico tra pianoforte e batteria, e poi chitarra e basso, alla maniera molto cara a Vittorio Nocenzi. È un brano surreale, ambientato in un tempo non definito, in cui passato a futuro si mescolano. Il Mediterraneo prosciugato, e la salvezza è rappresentata da un’unica sorgente d’acqua, contesa tra bande di assalitori e difesa dai Guardiani dell’Acqua. Una metafora, naturalmente, che rimanda direttamente alla crudeltà delle contrapposizioni tra chi ha il potere, l’acqua (o forse il petrolio?), e chi muore in mare per cercare di raggiungere la salvezza. Un grido contro la guerra, come R.I.P. 50 anni fa

Serve Orlando adesso” è il brano dal quale è nato l’album, l’idea originale di Michelangelo Nocenzi. Taglio molto lirico, in omaggio alla tradizione operistica italiana

Non mi spaventa più l’amore” in forma di tango argentino (vecchia passione di Vittorio Nocenzi), in cui Orlando non trova la corresponsione del suo sentimento da parte di Angelica, ed impazzisce… Michelangelo Nocenzi al pianoforte

Non serve tremare” descrive la fuga di Angelica dall’accampamento dell’imperatore Carlo Magno, fuggendo sia dal saraceno Rodomonte che da Orlando. “Via da qui…”, a sottolineare la volontà, molto moderna, di autodeterminarsi e di scegliere il proprio destino lontano dal concetto di donna-oggetto

Le anime deserte del mondo”. Entra in scena il mago Atlante, che tutto vede e tutto dirige, sottraendo la verità agli esseri inferiori, riservandola ai soli esseri superiori. Attraverso la manipolazione della verità, la creazione di illusioni, l’appagamento degli umani con finte verità che essi desiderano, il mago tutto comanda. Ma non trova che nullità e vuoto di valori nella vita umana

L’isola felice” è quella in cui l’ippogrifo, cavalcato questa volta da Ruggero, si cala alla ricerca della tranquillità e della pace. Ma l’isola è della Maga Alcina, che tiene prigioniero in un albero cavo il suo amante Astolfo, che Alcina teme voglia lasciarla. L’isola felice è la metafora del disimpegno, dal quale alla fine l’ippogrifo vola via, portando con sé Astolfo e Ruggero

La maldicenza”, brano interamente strumentale, presenta la contrapposizione tra la calunnia ed i suoi effetti nefasti. La prima parte del brano, con ampi ricorsi a frasi ricche di cromatismi e con poche concessioni alla tonalità, vuole per l’appunto rappresentare il “fastidio” della maldicenza, che solo un sentimento d’amore può contrastare. Ed ecco la seconda sezione del brano in cui la dolcezza delle parti di chitarra fanno da culla alle frasi di sintetizzatore e di pianoforte poi nella rappresentazione del sentimento della dolcezza e dell’amore

Cadere o volare”, Orlando deve scegliere tra l’amore ed il suo dovere. Non può seguire il cuore, deve seguire il dovere. Bel duetto tra chitarra elettrica e sintetizzatore.

Il paladino”. Anche in questo caso il fraseggio di chitarra e sintetizzatore traccia l’essenza energica del brano. Brano molto complesso, in cui i musicisti sfoderano le capacità esecutive individuali. Energia ed irruenza che si ispirano alla scena di uno scontro cruento, che vede contrapposti Orlando intento nel salvataggio di Angelica, ed i selvaggi dall’altro

L’amore accade” è ispirato alla risposta che Angelica dà ad Orlando nel rifiutare il suo amore. Brano dolce, melodico, di presa immediata, interpretato magistralmente da Viola Nocenzi, perfetta nel dare voce alla dolce ma risoluta Angelica, in pena per la delusione che sta dando ad Orlando, ma modernamente consapevole e sicura dei propri sentimenti. L’amore accade, è accaduto ad Orlando. Il quale ha abbandonato i propri compagni al loro destino contro i saraceni di Rodomonte, ha tradito il proprio codice d’onore ed il codice cavalleresco per salvare l’amata Angelica Ma questa rifiuta dunque il suo amore, che rivolge invece all’avversario saraceno, innescando la pazzia di Orlando

Non credere alla Luna”, brano dolce e sognante, segnato dalle frasi sofferte del sax di Carlo Micheli, che finiscono poi per intrecciarsi in un fantastico duetto con le note del Minimoog di Vittorio Nocenzi. È la volta dell’amore fraterno di Astolfo per Orlando. Vedendolo quasi moribondo lungo un sentiero, sotto la Luna piena, comprende che dovrà rischiare la vita per volare fin lassù, recuperare il senno del suo amico d’infanzia e salvarlo “dalla Luna”. Probabilmente il brano più centrale e suggestivo di tutto l’album

Moon suite” ci regala undici minuti di emozioni in perfetto stile “progressive”, ammesso che abbia senso voler applicare etichette ad un lavoro come questo. Una sorta di “suite” all’interno del concept, alla vecchia maniera, con tre movimenti che si ispirano alla fase del volo verso la Luna, allo stupore di Astolfo ed alle vicende una volta arrivato, la ricerca dell’ampolla contenente il senno di Orlando nella “Valle dei senni”, l’incontro con il Tempo, e quindi al rientro sulla Terra

Come è successo che sei qui”, descrive lo stupore di Medoro, oggetto dell’amore inatteso da parte di Angelica. Si chiede dunque come possa essere successo questo evento inatteso e meraviglioso

Cosa vuol dire Per Sempre” è la celebrazione dell’amore eterno, impossibile tra Ruggero e Bradamante tenuti separati dal Mago Atlante per salvare la vita a Ruggero, amore che ha le stesse connotazioni in tutte le epoche, come in quella antico-romana di Catullo e dei suoi immortali versi rivolti alla sua amata Lesbia.

Un lavoro monumentale, trasversale, intenso, complesso, le cui liriche portano la firma del collaudatissimo Paolo Logli. Riduttivo, forse, volerlo inquadrare solo come album musicale, di quelli da consumare in fretta. In questo senso è un’opera fuori dal tempo, fuori da questo tempo, in cui tutto deve funzionare in fretta, in fretta…. l’Arte non ha fretta: ha tempi lunghi, spazi infiniti, richiede concentrazione, attenzione. Sì, nell’album ci sono certamente parti che arrivano dirette, immediate, ed appagano già al primo ascolto; è vero che ciascuno dei 15 brani può vivere di vita propria, ma se ci si vuole impossessare completamente del messaggio che Vittorio Nocenzi ed il Banco ci propongono, se si vuole cogliere questa ottima occasione per “crescere”, allora bisogna studiare. Rispolverare il libro di storia del Rinascimento italiano, il libro di Antologia, di letteratura latina, magari passare un bel fine settimana a Ferrara in full-immersion nei luoghi più famosi del Rinascimento italiano, e lasciare libere le briglie della mente.

Che la fantasia possa volare, felice di saper volare.




Antonello Giovannelli e Vittorio Nocenzi




martedì 21 febbraio 2023

Scatti e video dedicati ai Gentle Giant





Oggi è la giornata mondiale dedicata ai Gentle Giant.
Scatti forniti da Wazza
























 

lunedì 20 febbraio 2023

DeaR-"Mon Turin", commento di Fabio Rossi

Commento di Fabio Rossi

 

Artista: DeaR

Album: Mon Turin

Genere: Sperimentale/Progressive/Musica Classica

Anno: 2022

Casa discografica: Music Force

 

Tracklist (cliccare sul titolo per ascoltare)

01. Ouverture: baroque and roll, buongiornosignora maschera

02. Notturno: nocturnal, a walk under porches

03. Jazz: un treno per Torino con la valigiadi cartone

04. Pavana: cit Turin il piccolo Parigi

05. Valzer: camminavo ogni giorno per Torino

06. Rondò: le giostre in piazza vittorio

07. Passacaglia: l'oltreuomo a Torino

08. Berceuse: la capra nella neve, la tragediadello statuto

09. Moresca: assalto all'angelo azzurro

10. Tema e contrasto per Alfredo Casella

11. Blues per il comandante diavolo

12. Marcia dei 40000 colletti bianchi

13. Bagatella: pensieri sulla tomba di Isa Bluette

14. Elegia: la fontana angelica

15. Habanera: come tu non mi vuoi

16. Lied: locutions des Pierrots

17. Silent lights bejewel the night

18. Letters from Turin

19. Da Quarto a Torino

20. Quando il bambino era bambino

 

Line Up

Davide Riccio: pianoforte e altri strumenti.

 


Ci chiediamo, ormai da troppo tempo, se la musica abbia un futuro. Non è questa la sede per trattare un argomento così delicato e complicato, certo è che la smaterializzazione dei supporti fisici e l’oggettiva mancanza d’innovazione rende tutto complicato (mi viene in mente Carlo Verdone nel film Viaggio di Nozze quando dice “Se semo rapati, si semo tajati, si semo fatti ricresce, si semo tinti, si semo bruciati, si semo lavati”… vabbè, parlava di capelli, ma poteva riferirsi anche all’arte delle sette note e il discorso sarebbe stato il medesimo). Poi, però, t’imbatti in un disco come Mon Turin, e ti rendi conto che non occorre essere Bach per produrre ottima musica, non serve comporre come nessuno ha mai fatto prima cercando a tutti i costi di essere unico, ciò che serve è passione che Davide Riccio (DeaR è il suo aka), compositore, polistrumentista, educatore, scrittore, poeta e giornalista, dimostra di possedere in quantità industriale. Il suo amore per la città di Torino, le sue strade, le sue piazze, la sua magia, è talmente forte da avergli dedicato un intero album, un’imponente suite come si usava fare negli anni Settanta.

Sarebbe riduttivo soffermarsi solo su tale aspetto, perché Davide nella sua opera mette a nudo sè stesso, i suoi sentimenti, le sue incertezze, la sua nostalgia del passato che appaiono palesi quando lui stesso afferma che Mon Turin è stato plasmato a poco a poco in un lungo, lunghissimo arco temporale. I dubbi lo assalivano, macerato dall’ansia di non essere all’altezza delle aspettative. Se le sue paure erano inerenti al fatto di non essere adeguato al confronto con i musicisti di professione, ebbene affermo che si sbagliava di grosso. Il disco, infatti, è complesso e colmo di un sound che abbraccia taluni intriganti aspetti che spaziano dallo sperimentalismo, al progressive, alla classica, finanche al jazz. L’ascoltatore attento e preparato potrà trovare riferimenti che vanno da Debussy a Harry Partch, da Bartòk a Syd Barrett, tanto per citare alcuni esempi.

Venti le composizioni proposte, nate per pianoforte, sviluppate e arricchite utilizzando altra strumentazione al fine di approcciare alla musica orchestrale. Un caleidoscopio sonoro in cui Davide si districa con maestria, dimostrando che non occorre essere per forza usciti dal Conservatorio per fare bene, ma basta metterci il cuore e superare ogni ostacolo. Non sarai “un pianista degno di questo nome” come tu stesso affermi, ma non sono sordo e per me sei molto più bravo di tanti strombazzati esperti del mestiere. Alcune parti vocali sono state curate da Claudio Milano, uno dei migliori sperimentatori vocali che abbiamo in Italia.

Continua così, sei sulla strada giusta vista le qualità di Mon Turin e anche quella del precedente album Out of Africa del 2021… l’età anagrafica non conta nulla (sono anch’io degli anni Sessanta e sto ancora in prima linea!).




giovedì 16 febbraio 2023

Un ricordo di Alberto Radius

È morto Alberto Radius, aveva 80 anni. Radius era uno dei più grandi chitarristi italiani all’interno del modo del rock. Celebre il suo rapporto con Lucio Battisti, una lunga carriera musicale iniziata negli anni ‘50.

Il comunicato della famiglia:

"È con profondo dolore e tristezza che la famiglia del maestro Alberto Radius condivide la notizia della sua scomparsa. Dopo una lunga malattia, si è spento serenamente, accanto ai suoi affetti più cari. La famiglia del maestro Radius chiede, in questo difficile momento, che sia rispettata la privacy che lo ha sempre contraddistinto".

Qualche foto proposta da Wazza...