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domenica 21 agosto 2022

Francesco Di Giacomo nel ricordo di Guido Harari

 

Coi capelli sciolti al vento

Io dirigo il tempo

Il mio tempo là negli spazi…

Dove morte non ha domini

Dove l'amore varca i confini

 

21 agosto

 

Ci sarai sempre. Buon viaggio Capitano!

Wazza

 

Ricordo (e foto) di Guido Harari

 

OH FRANCESCO E IL BANCO DEL MUTUO SOCCORSO! Vi ho conosciuti al Papagayo di Milano Marittima nell'estate del 1972. L'album del "salvadanaio" aveva mietuto vittime a profusione tra le schiere dei prog fans di quella primavera rock italiota.

Ero agli inizi del mio viaggio nella musica e nella fotografia e ci si ritrovò con naturalezza nella vecchia sala di via dei Cinquecento, a Milano (un cinema parrocchiale che veniva trasformato nella mitica sala di registrazione dell'altrettanto mitica Dischi Ricordi), con Sandro Colombini alla produzione e Walter Patergnani alla consolle per le sessions di "Darwin". L'irresistibile ironia e il "physique" di Francesco, l'irruenza incontenibile di Vittorio, la calma assoluta di Marcello, Gianni e Pierluigi, l'aria eternamente sorniona di Renato: tutto mi colpì di loro, attirandomi in un crescendo di prove, concerti e viaggi, fino alle registrazioni di "Io sono nato libero", nei nuovi studi della Ricordi, stavolta moderni e professionali, con l'attenta regìa di Gaetano Ria e Colombini. Cesare Monti tollerò la mia presenza e la mia curiosità durante lo shooting della copertina dell'album in un cortile sui Navigli: quel pomeriggio fu un prezioso apprendistato, che mi fece capire l'importanza di creare immagini dirette, trasparenti, naturali, di immediata lettura. Scattai un paio di rullini, sotto lo sguardo insofferente di Cesare, e così mi apparve sul poggiolo Francesco, leggiadro come un cartoon di Disney, innamorato della vita e della musica.

Ci ritrovammo qualche anno dopo con la Carovana del Mediterraneo insieme ad Angelo Branduardi. Il progressive era sfiorito, Vittorio aveva lanciato la band nell'ambiziosa dimensione orchestrale di "Di terra", ma il Banco non aveva perso la sua identità e il suo smalto. Solo i tempi erano cambiati e gli anni Ottanta avrebbero portato con sé una prima resa. Poi, molti anni dopo, il rinnovato interesse da parte del pubblico per quella stagione musicale e progetti raffinati come quello dedicato al Fado da Francesco insieme a Eugenio Finardi riposizionarono nella grande storia della musica italiana. Ti ricordo con grande affetto, Francesco, e mando un abbraccio fortissimo a tutta la famiglia del BMS.




giovedì 18 agosto 2022

Le classifiche del 1972...


Un tempo le riviste musicali pubblicavano sistematicamente i risultati dei referendum, i voti dei lettori relativi ai migliori artisti, suddivisi per categoria e strumento.

Nell'estate del 1972, questi erano i risultati di "Musik Express", rivista tedesca.

Emerson Lake & Palmer, spadroneggiano come miglior gruppo in concerto e migliori strumentisti… il solito Anderson come miglior polistrumentista!

Di tutto un Pop…
Wazza

giovedì 11 agosto 2022

Compie gli anni Renato D'Angelo, bassista storico del Banco Del Mutuo Soccorso

Compie gli anni oggi, 11 agosto, Renato D'Angelo, bassista storico del Banco Del Mutuo Soccorso: dal 1971 al 1978, insieme a Pierluigi Calderoni, ha formato la sezione ritmica dei grandi capolavori firmati Di Giacomo-Nocenzi.

Renato nasce come chitarrista, ma per "esubero" in quel ruolo, nel suo primo gruppo, "Le Esperienze", passa al basso.

Dopo vari festival e un tour in Germania (come i Beatles!), 3/5 delle Esperienze - oltre a lui Francesco Di Giacomo e Pierluigi Calderoni -, entrano nel Banco Del Mutuo Soccorso dei fratelli Nocenzi.

Dopo l'uscita dal gruppo rimane "nel campo", come imprenditore di allestimenti audio e luci, lavora con il Banco nel progetto "La Carovana Del Mediterraneo", poi si dedica a grandi eventi e ancora oggi lo si trova come direttore di palco nei maggiori concerti e musical italiani.

2002 Reunion presentazione libro "E mi viene da pensare" assenti giustificato Francesco (era in sicilia)

Renato è una persona molto riservata, non ha suonato con altri gruppi, non ha mai partecipato a "reunion" o concerti celebrativi: l'unica volta la concesse a noi del "Banco Fan Club", partecipando alla presentazione del libro "E mi viene da pensare", e a una edizione dell'"Ormata Brancaleone" (raduno eno-musico-gastronomico dei fans del Banco).

Happy Birthday Renato!

Wazza

Renato partecipa all' Ormata Brancaleone







mercoledì 10 agosto 2022

Nel ricordo di Jerry Garcia


Ci lasciava il 9 agosto 1995 Jerry Garcia, cantante chitarrista, fondatore dei “mitici” Greateful Dead, band di punta della West Coast americana.

Per non dimenticare...
Wazza


Il 9 agosto del 1995, in quel di Lagunitas-Forest Knolls in California, moriva Jerry Garcia, uno dei chitarristi più importanti della storia del rock e fondatore dei Grateful Dead.

Forse oggi sono in pochi a ricordarsi del musicista di Oakland, eppure per dare l’idea di quanto la sua opera fosse fondamentale, basterebbe sapere che quel giorno il sindaco di San Francisco volle che la bandiera americana rimanesse a mezz’asta e che fu addirittura Bill Clinton a ricordarlo.

Anche la data che il destino scelse per prendersi Jerry Garcia è, a suo modo, simbolica. Il 9 agosto fu infatti anche il giorno – nel 1969 – dell’evento che aprì una profonda crepa nella Summer of love californiana, la strage di Cielo Drive a opera della Family di Charles Manson. È una data, quindi, che unisce due famiglie che più lontane non potrebbero essere: i Deadhead, i fan dei Grateful Dead, dediti al lato più libero e pacifico di quella breve età di pace e sperimentazione di fine anni ’60 e la Family di Manson, violenta espressione della stessa epoca (ARTICOLO)

Jerome John Garcia è figlio di un immigrato spagnolo, a sua volta musicista jazz – tanto da battezzarlo Jerome in onore di Jerome Kern – e di un’infermiera statunitense. L’infanzia è costellata da gravi traversie; prima Jerry perde un dito in un incidente, poi il padre annega mentre è a pesca. A 15 anni è l’incontro con la musica a salvarlo; prima il piano, poi una fisarmonica che subito baratta con una chitarra: è il colpo di fulmine che cambia la sua vita e la storia del rock.

Sono giorni di grande cambiamento e creatività, la California è il centro del passaggio tra Beat Generation e l’Era dell’Acquario. Jerry fa lega con Robert Hunter, poeta lisergico, e inizia a proporre la sua musica. Incontra i Mother McCree’sUptown Jug Champions e ne diviene chitarrista. In quella band militano Bob Weir e Ron McKernan, futuri compagni nei Grateful Dead. Ispirato in parte dai Beatles, in parte dall’esperienza come Merry Prankster, Garcia propone di trasformare il gruppo di bluegrass in una rock band: nascono i Warlocks.

Jerry è noto per essere, appunto, un Merry Prankster, ovvero un seguace di Ken Kesey e dei suoi acid test. Kesey è l’autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo e ideale trait d’union tra poesia beat e cultura lisergica. A La Honda, nella sua villa dove sono di casa personaggi come Neal Cassady, Allen Ginsberg e Timothy Leary, si tengono feste psichedeliche a base di LSD. Aprire la mente e superare i limiti umani a scopo creativo e di conoscenza, sono gli obiettivi. La colonna sonora ce la mettono i Warlock che di lì a poco diventeranno i Grateful Dead. Il cambio di nome fu dovuto alla precedente esistenza di un’altra band omonima che cambierà nome a sua volta e, in modo opposto, rivoluzionerà il rock: i futuri Velvet Underground.

Jerry Garcia è l’antitesi dello stereotipo della rockstar; paffuto e tutt’altro che attraente, indossa spessi occhiali e non ha ansie da leader. Anzi, i Grateful Dead sono aperti alle collaborazioni, tengono concerti a ripetizione, anche più di uno al giorno e in strada. Per Jerry la psichedelia è stile di vita; gli acidi servono a far volare la sua ispirazione e i leggendari live, opposti alle prestazioni in studio che per anni rimarranno sotto le attese, sono occasioni di inventare un modo nuovo di suonare la chitarra, completamente libero dalle regole e dai tempi del rock’n’roll.

Jerry Garcia diventa il Captain Trip di Haight Hashbury, il quartiere psichedelico di San Francisco dove hanno luogo gli Human Be In, occasioni estemporanee dove tutti possono dare il proprio contributo artistico: musica, poesia e performance in totale libertà. San Francisco diventa la capitale del nascente rock psichedelico, guidata dal triangolo costituito dai Dead, i Jefferson Airlplane – più schierati politicamente – e dai Quicksilver Messenger Service, i più anarchici. È una stagione brevissima e intensa.

Non c’è spazio qui per rievocare la carriera dei Grateful Dead, ci limitiamo a consigliare il manifesto dell’era psichedelica, Live/Dead e i loro cavalli di battaglia, le dilatate versioni di St. Stephen e Dark Star e la seminale Viola Lee Blues, veri pezzi di storia e testimonianze di un periodo irripetibile.

L’estate dell’amore però finisce subito, aperta e chiusa da due festival storici: Monterey nel ’67 e Woodstock due anni dopo. Jerry e i Grateful Dead sono sfortunati protagonisti di ambedue le occasioni. A Monterey si esibiscono dopo Jimi Hendrix, rimanendo schiacciati dalla sua personalità; a Woodstock il loro live coincide con la tempesta di tuoni e fulmini che si abbatte sulla valle. A un certo punto Jerry, colpito da una scossa, sviene sul palco. È il peggior concerto della loro carriera, tanto che non finirà in nessuna delle testimonianze ufficiali.

Negli anni ’70 cambia tutto. Jerry ha imparato da autodidatta a suonare la lap steel guitar; è diventato un virtuoso. Come per molte band psichedeliche il suono dei Grateful Dead si sposta verso il country rock, di cui sono tra i fondatori. Arrivano i primi successi commerciali e il biasimo dei fan della prima ora; effettivamente da Workingman’s Dead pare di sentire un altro gruppo. Garcia avvia anche una dignitosa carriera solista.

Anche il suo chitarrismo ne risente, il suo stile diventa molto più regolarizzato nei canoni country. Se cercate sul web, la parola che troverete più spesso associata alla chitarra di Jerry sarà liquida; come la società teorizzata da Baumann, la sei corde di Garcia è sempre in trasformazione, a seconda dell’ispirazione e del feeling del momento e in balia delle tante influenze, dal jazz al blues, passando per il country. Influenze che però, almeno fino al ’69, non riescono a ingabbiare il chitarrista in un genere; anzi, contribuisce a crearne uno, quello psichedelico. Più che per la grande tecnica è forse proprio l’innovazione che spinge Rolling Stone a inserirlo al tredicesimo posto tra i chitarristi rock di ogni epoca.

Ma quello che non cambia è l’uomo. Grande esempio di coerenza e meno di scelte di vita, Jerry continua a sperimentare droghe sordo a ogni tentativo di farlo disintossicare, fino al buco nero dell’eroina negli anni ’80. Ha scelto come vivere e nessuno può dissuaderlo; continua così a suonare le sue amate chitarre, a demolire record di concerti – si contano a migliaia – e a fare lo stesso con la sua salute.

Quando il 9 agosto del 1995 la morte lo coglie nel sonno si trova al Serenity Knolls, un centro riabilitativo. È pronto a pagare il conto che le sue scelte gli impongono, alla fine di quello che è stato un lungo e strano viaggio.

Come titolava la raccolta dei Grateful Dead, What A Long Strange Trip It’s Been.

 Andrea la Rovere - Onda Musicale

Grateful Dead e Bob Dylan nel 1987




lunedì 8 agosto 2022

PFM : accadeva nell'agosto del 1974

 “Music Scene" (UK magazine ), Agosto 1974

Sulla rivista inglese "Music Scene", nell'agosto 1974, articolo sulla Premiata Forneria Marconi, dopo il trionfale tour europeo e negli States!

Di tutto un Pop…
Wazza


 "Celebration "
PREMIATA FORNERIA MARCONI
(The Old Grey Whistle Test) BBC.Tv. 1974


 PREMIATA FORNERIA MARCONI
Conventional Hall
Asbury Park
(New Jersey) Usa
6 July 1974


PREMIATA FORNERIA MARCONI
"Paris Theatre & Midnight Special BBC"

sabato 6 agosto 2022

Commento (e intervista a Vittorio Nocenzi) di Mauro Selis al concerto del BANCO a Bordighera- 5 agosto


Durante la settima “Rassegna d’Autore e d’Amore” di Bordighera, evento realizzato grazie all’associazione culturale musicale “Aspettando Godot” del visionario - artisticamente e organizzativamente parlando - nonché portatore sano di utopie Pino Calautti, abbiamo avuto la sorte di incontrare e conversare con Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso, headliner della prima serata.


La cordialità è padrona in casa Banco, anche grazie a Lorella Brambilla, che proprio il 5 agosto ha festeggiato i suoi 40 anni come road manager dell’ensemble laziale, offrendo una deliziosa torta e del buon Valdobbiane poco dopo il soundcheck.

Commozione per lei allorquando è stata chiamata sul palco a sorpresa durante il live, ecco la foto dell’abbraccio con Vittorio Nocenzi…


Il concerto è stato fantasmagorico, tutti in grande spolvero, poco più di 90 minuti ove viene suonato l’intero primo disco, tracce darwiniane, una transiberiana e una finale Moby Dick davvero deliziosa, a detta di molti la miglior versione live mai realizzata, e poi il bis - richiamato dal numeroso pubblico (sold out) - ha visto dopo un lungo preambolo strumentale di gran classe, una commovente “Non mi rompete” che ha dimostrato come l’ensemble sia totalmente affiatato attorno al carisma indiscusso di Vittorio Nocenzi. 

A seguire, dopo una erudita trattazione su Genova di Vittorio Nocenzi, il brano Passaggio/Metamorfosi tratto da “Banco del Mutuo Soccorso”, il disco “salvadanaio” che quest’anno, esattamente il 3 maggio, ha compiuto 50 anni.



Ed ora proiettiamoci sul nuovo disco del Banco che uscirà il 23 settembre dal titolo “Orlando: le forme dell’amore”, un concept album doppio di 80 minuti con l’Ariosto ancora protagonista dopo mezzo secolo dall’Astolfo alle prese con il suo ippogrifo de “Il volo”.