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mercoledì 31 luglio 2019

I luoghi storici del rock a Londra-1° parte, di Corrado Canonici


La Royal Albert Hall

I luoghi storici del rock a Londra – 1
Di Corrado Canonici
Articolo già apparso su MAT 2020 nel 2013

Questa è la prima di due puntate sui luoghi storici del rock a Londra. In realtà di luoghi rock ce ne sono in grande quantità in questa città; ma non potendo scriverci un libro (per ora), ho limitato la scelta ai luoghi più leggendari. E’ impossibile non iniziare il viaggio con il simbolo assoluto della musica rock inglese nel mondo: gli studi di registrazione resi famosi dai Beatles, EMI Abbey Road.

Registratore a nastro usato dai Beatles ad Abbey Road negli anni ’60

Abbey Road si rinnova nel tempo tecnicamente, ma la struttura rimane la stessa. In special modo lo Studio 2, quello dove i Beatles (anche come solisti dopo lo scIoglimento della band) hanno registrato tutti i loro album; persino il caratteristico parquet a scaglie oblique dello Studio 2 è oggi esattamente lo stesso dove hanno camminato i Beatles - e si vede! 
Avendo portato artisti a registrare ad Abbey Road in più di un’occasione, mi è stata data la possibilità di visitare gli studi in dettaglio, scoprendo alcune chicche segrete fra cui un vecchio registratore a nastro e l’organo usato dai Beatles durante la loro carriera.

Beatles ad Abbey Road nel 1967

Abbey Road è disseminato di testimonianze dei personaggi che ci hanno registrato, una lista infinita fra cui: Kate Bush, Donovan, Placido Domingo, Ella Fitzgerald, Robert Fripp, Beniamino Gigli (!!!), Kylie Minogue, Muse, Pink Floyd, Adele
Il muro che protegge gli studi viene imbiancato regolarmente ogni paio di mesi, perché i turisti riempiono di scritte quel muretto ogni giorno, mentre stazionano davanti agli studi, fotografano e attraversano il passaggio pedonale immortalato nell’album dei Beatles “Abbey Road” (sebbene le zebre non siano dove erano all’epoca; ma ci sono solo pochi metri di distanza dal luogo originale).

Abbey Road Studios oggi

Nel passato non sempre si registrava in studio, a volte lo si faceva in luoghi diversi quando c’era bisogno di uno strumento o di un’acustica particolari. Non dimentichiamo che fino agli anni ’80 non c’era la registrazione digitale; per raggiungere uno specifico effetto o suono si doveva cercare il posto giusto. Vorrei allora menzionare un paio di luoghi, una chiesa ed una sala da concerto, connessi a due tastieristi ‘rivali’ considerati negli anni ’70 la massima espressione tecnica e musicale dei loro strumenti: Keith Emerson e Rick Wakeman.

Un giorno, nella mia vita precedente di contrabbassista, cerco un luogo dove organizzare un concerto che deve essere registrato live per un CD. Mi consigliano la Chiesa di St Giles Cripplegate, nella zona del Barbican. Una breve ricerca rivela un particolare intrigante: sull’organo di St Giles Cripplegate (qui in una foto dell’epoca) Rick Wakeman ha registrato la parte d’organo a canne di “Jane Seymour” dalle “Six Wives of Henry VIII”. Rick stesso racconta un aneddoto divertente sulla chiesa, offertagli gratuitamente all’epoca. Ma poi, durante la registrazione, il parroco parla con Wakeman svariate volte, ogni volta piagnucolante ricordando ‘per caso’ un certo problema della chiesa che ha bisogno di restauro e di fondi… Alla fine Rick (molto attento alla beneficenza, quindi contribuisce) ammette che, se avesse pagato la chiesa per la registrazione, avrebbe risparmiato!

L’organo della chiesa di St Giles Cripplegate, foto dell’epoca

Invece Keith Emerson sceglie la Royal Festival Hall, una delle celebri sale da concerto di Londra e forse del mondo; sala aperta ad eventi rock, classici, shows; rinnovata di recente, bellissima. Siamo nel 1970, primo album di EL&P, la parte d’organo a canne di “The Three Fates”: Keith sceglie appunto di registrare sull’organo della Royal Festival Hall.

C’è un’altra sala londinese famosa nel mondo, dal nome molto simile alla Festival Hall: la Royal Albert Hall
Quasi 5000 posti a sedere, la Royal Albert Hall è una sala flessibile che ospita letteralmente qualunque cosa: concerti rock (chi non ha almeno un DVD o CD live all’Albert Hall?), partite di tennis (McEnroe contro Borg una delle più popolari), opere liriche, spettacoli acquatici (!?!), concerti sinfonici.

Ma non si può parlare di rock a Londra senza menzionare ancora due sale: il centralissimo London Astoria e la Roundhouse di Camden
La Roundhouse è stata agli inizi della sua storia una vera mecca del rock, fra gli anni ’60 e ‘80 ci hanno suonato: Rolling Stones, Pink Floyd, Doors, Jeff Beck, David Bowie, Led Zeppelin, Cat Stevens, Deep Purple, Who e molti altri. 
Chiusa nel 1983, è stata riaperta negli anni ’90 completamente ristrutturata dove concerti si affiancano a Premi TV, sfilate di moda, serate private, spettacoli di arte varia. Oggi la Roundhouse non riveste lo stesso significato musicale del suo passato; ma è una sala importante e tecnicamente all’avanguardia.
L’Astoria, ora demolito per fare spazio al Crossrail (un ambizioso progetto ferroviario), era invece una vera sala rock, nel bene e nel male. Terribile backstage, puzza di urina mista a birra rendevano l’Astoria riconoscibile anche da un cieco! L’Astoria ha ospitato alcuni dei picchi della musica fra gli anni ’60 e ’90. Abbiamo provato, con una petizione firmata da moltissimi, ad evitarne la chiusura; ma purtroppo non abbiamo vinto. 
Nella foto: la tipica entrata ad angolo dell’Astoria.

Il London Astoria

Nella prossima puntata visiteremo un paio di luoghi leggendari connessi ai Pink Floyd, soprattutto uno riconoscibilissimo a qualunque appassionato rock del pianeta. Ma soprattutto si parlerà del Marquee Club, senza il quale le scene psichedelica e prog non sarebbero mai esistite. Sul Marquee ho trovato alcune foto storiche da svenimento, bellissime; vediamole insieme a febbraio.
FINE PRIMA PARTE

Compie gli anni Tiziano Ricci


Compie gli anni oggi, 31 luglio, Tiziano (Professor) Ricci, bassista, violoncellista, arrangiatore...

Dal 1984 al 2015 è stato il cuore pulsante della sezione ritmica del Banco del Mutuo Soccorso.

 Grande musicista, splendida persona...

Happy Birthday Professore!
Wazza


 BINGO - fine anni '70-Embassy Club Rimini 
Tiziano Ricci (basso e voce)

BANCO DEL MUTUO SOCCORSO - Casa del Jazz - Roma 11/09/2011

martedì 30 luglio 2019

KARMAMOI - “THE DAY IS DONE”, di Evandro Piantelli


KARMAMOI - “THE DAY IS DONE” (2018 – SONIC BOND)
Di Evandro Piantelli

Nel maggio di quest'anno a Sarasota, Florida, USA, si è tenuto il ROSFEST, uno dei più importanti festival di rock progressivo a livello mondiale, dove si sono esibite band del calibro di Von Hertzen Brothers e Jethro Tull's Martin Barre. Se si prestava attenzione agli altri nomi presenti in programma si poteva trovare una band di Roma, pochissimo conosciuta in Patria, ma che si è conquistata già una certa notorietà all'estero, Karmamoi. E allora approfittiamo dell'uscita del loro nuovo album, The day is done”, per saperne un pò di più su questi musicisti romani.
La band è stata fondata nel 2008 da Daniele Giovannoni e Serena Ciacci, a cui si sono uniti in poco tempo Fabio Tempesta, Alex Massari e Alessandro Cefalì.
Il loro primo album (“Karmamoi”) è uscito nel 2011 e la band ha cominciato fin da subito a fare concerti nel nostro paese e all'estero. Il 2012 vede l'uscita dell'EP “Entre chien et loup”, mentre il secondo lavoro a lunga durata, “Odd Trip”, è del 2013, seguito anch'esso da un'intensa attività concertistica, con molte presenze in UK (in particolare a Londra).
Nel 2016 esce il terzo album, “Silence between sounds”, che ha avuto ottimi riscontri dalla stampa internazionale specializzata.
Tuttavia, come sappiamo, molto spesso la vita delle band è caratterizzata da arrivi e partenze e soprattutto queste ultime hanno riguardato i Karmamoi. Tanto che prima Serena Ciacci (sostituita per un breve periodo da Joline Forshaw), poi Fabio Tempesta ed infine Alessandro Cefalì hanno lasciato la band, che oggi è composta dai soli Giovannoni e Massari, decisi però più che mai a portare avanti il progetto, anche avvalendosi di collaboratori.
Ma vediamo di conoscere meglio i due attuali componenti della band.
Daniele Giovannoni (classe 1966) dopo le superiori si è laureato all'Università della musica di Roma e ha seguito master class con i più importanti batteristi di fama mondiale (Gavin Harrison, Vinnie Colaiuta e Dave Weckl, solo per citarne alcuni). Lui stesso insegna batteria in diverse scuole di musica in Italia e ha suonato con importanti musicisti.
Alex Massari, invece, fin da bambino ha dimostrato grande interesse per la chitarra che ha studiato in Italia e anche negli USA, dove ha vissuto per un certo periodo, e anch'egli come Daniele può vantare la collaborazione con innumerevoli musicisti e l'apparizione in centinaia di concerti dal vivo.
Ma veniamo all'ultimo disco della band uscito alla fine del 2018 che, come ho preannunciato, vede la presenza di ottimi collaboratori: Colin Edwin (sì, proprio quello dei Porcospini…) al basso in tre pezzi, Geoff Leigh (Henry Cow, Hatfield and the North) in un brano, la cantante Sara Rinaldi, l'ex bassista Alessandro Cefalì, oltre a Emilio Merone (tastiere), Luca Uggias (piano), Lara Bagnati (flauto) e Valerio Spargi (rap).
L'album è stato registrato tra Roma (per le parti vocali) e Londra, dove Mark Tucker si è occupato della registrazione e del mixaggio.
La musica di “The day is done” è ricca di riferimenti floydiani (grazie soprattutto alla chitarra di Alex Massari) e la voce di Sara Rinaldi dipinge i brani con un velo di malinconia. Ascoltate, ad esempio, Take me home, con il flauto di Geoff Leigh in grande evidenza. Ma non dovete pensare all'ennesima riproposizione di stilemi tipici degli anni ‘70, perché i Karmamoi hanno uno stile personale immediatamente identificabile e basterebbe ascoltare la strumentale Getaway (il pezzo più convincente del disco, a mio avviso) per farsene un'idea. Volendo a tutti i costi etichettare la musica del gruppo, potremmo definirla un prog dalle forti tinte crepuscolari, ricco di atmosfera, dove ogni tanto si vedono passare Gilmour e Latimer ma dove, comunque, i Karmamoi hanno saputo conferire al loro lavoro una precisa e riconoscibile identità. E di questi tempi, non è poca cosa.

Per concludere ricordiamo che la band romana ha presentato “The day is done” dal vivo al Black Water's Prog Nights, un festival che si è tenuto alla fine di giugno a Boffalora Ticino (MI), riscuotendo ottimi apprezzamenti.


Lista dei brani:
1.The day is done
2.Take me home
3. Portrait of a man
4. Getaway
5. Running through the lands
6. Your name
7.  Mother's dirge
8. Lost voices

Sito ufficiale:




Paolo Giaccio: qualche testimonianza...


Un altro pezzo della nostra storia musicale e culturale ci ha lasciato.
Paolo Giaccio uno dei "pionieri" della radio, divulgatore di buona musica, giornalista, autore e molto altro.
Allego ricordo di Carlo Massarani ed altri presi in rete...

RIP Paolo.
Wazza

Addio Paolo Giaccio.
E morto Paolo Giaccio, giornalista musicale, autore e dirigente televisivo, per decenni infaticabile aggregatore di talenti. Ha debuttato, alla radio nella redazione di «Per Voi Giovani» alla fine degli anni Sessanta contribuendo allinnovazione della radiofonia italiana. Fra le sue «creature» più importanti il settimanale «TV Odeon» con Brando Giordani e soprattutto il programma Cult «Mister Fantasy»
  PER VOI GIOVANI,1971-trasmissione radiofonica
from left to right :PAOLO GIACCIO, CARLO MASSARINI, MARIO LUZZATTO FEGIZ, TERESA PIAZZA, RICHARD BENSON

Di Carlo Massarini

Canzone per un amico.

Come e cosa si scrive di una persona che ti ha cambiato la vita?
Perché Paolo Giaccio è stato la persona che ha inciso di più nella mia vita professionale, e quello che abbiamo fatto insieme rimane, senza false modestie, nella storia della radio-televisione italiana.
E’ partito tutto, un po’ per gioco un pò sul serio, da un negozio di vinile. Come High-Fidelity, come si usava conoscersi, studiarsi e frequentarsi in quegli anni in cui gli Lp che portavi sotto il braccio erano la tua carta d’identità. E quindi, il tuo biglietto da visita per ‘entrare’ (dovunque fosse l’ingresso), o essere lasciati fuori, a cercare un altro gruppo, con altri gusti. A Roma era Consorti, e su quell’angolo di Via Giulio Cesare sono sfilati molti di quelli che adesso fanno - nei modi più diversi - il mestiere del comunicatore, o del discografico. Lui era più grande (2 anni a quell’età fanno la differenza, tanto più se, come Paolo, sei nato già grande), e ha aperto la pista. Era una pista da scoprire, tracciare, non c’erano precedenti, non c’erano istruzioni. La via al rock in Italia. All’inizio Per Voi Giovani, ereditata da Renzo Arbore, in coppia con Mario Fegiz. Era il 1970, e l’Italia viveva uno strano post-68, che sarebbe presto deragliato in guerriglie e guerra. Intanto, c’erano scuole e fabbriche occupate, fermenti giovanili e bollenti, voglia di cambiamento. PVG si collegava con i luoghi, faceva sentire le voci, risvegliava coscienze. Troppo. Per volere del Ministro dell’Istruzione di allora Paolo fu esiliato a Londra (che nel 1971 era un bell’esilio, oggettivamente), e al suo posto entrai io. Ero quello che ‘sapeva bene l’inglese’, che mi era già valso un ruolo di traduttore dei testi, perché, giustamente, sosteneva che per farle arrivare in tutta la loro forza le canzoni di Dylan, Cohen, Stones e Zappa e tutti gli altri le parole andavano comprese, godute. Come quelle di una nuova generazione di cantautori italiani.
Non c’era Internet, gli Lp e i 45 giri venivano pubblicati in Italia con ritardo imprevedibile (anche mesi, ‘Mr Fantasy’ uscì a dicembre ’67 e lo comprai a marzo ‘68…), a volte mai. Non c’erano programmi alla radio, né alla tv, poche finestre non specializzate in cui potevi magari beccarti qualcosa di clamoroso, ma per caso. Il rock non era di massa, i ragazzi non potevano sapere cosa uscisse in GB e USA, quando sentivano per la prima volta Traffic, o Pink Floyd, o Genesis e Van der Graaf sgranavano occhi, spalancavano le orecchie e ringraziavano di avergli fatto conoscere musica che nemmeno immaginavano esistesse. Si trasmettevano gli album per intero. Gli Spotify kids non capiranno come fosse possibile, se guardo indietro sembra davvero una favola di qualche secolo fa.
A metterla in onda c’era un gruppo variopinto di pionieristici dj molto diversi di testa e di gusti: Massimo Villa, Michelangelo Romano, Raffele Cascone, Richard Benson, Dario Salvatori, Gianluca Luzi, Claudio Rocchi, due ragazze -opposte anche loro- Fiorella Gentile e Maria Laura Giulietti, e lo stesso gruppo, sempre mutevole per via della contrattualistica RAI, scese anche la notte e a Popoff (beh, notte, 21.30, ma dopo c’era il Bollettino dei Naviganti e la filodiffusione…). Paolo era un fratello maggiore, suggeriva, faceva da cuscinetto con i dirigenti, stimolava, e apprezzava le stranezze – anche se la sua bibbia era Neil Young, ognuno di noi ha una stella polare.
Finito il decennio della radio, Paolo entrò come funzionario a RAI1 sotto la guida del grande Brando Giordani, direttore che - come Paolo Valmarana a Raio Uno- lasciava fare ‘ai ragazzi’, pensando che qualcosa di buono ne sarebbe uscito. Più che buono, direi. Epocale. L’intuizione di Paolo di raggruppare in un programma quello che da qualche anno, ma come materiale promozionale, era usato a volte negli intervalli al posto delle pecore, e di farlo in un contesto televisivo nuovo, è la grande idea di Mister Fantasy, il primo programma al mondo (prima di MTV) sui videoclip. L’epopea di MrF fa parte dell’immaginario collettivo di una generazione: centinaia di video trasmessi, tanti artisti lanciati e tanti altri già affermati ripresi in modo nuovo, la grafica -straordinaria- di Mario Convertino. Vicinanza ai movimenti artistici milanesi (l’architettura dello Studio Memphis, con Sottsass e Mendini), aperture sul mondo del video-teatro, video-moda, video-design. Puntate in studio, a casa, sui tram, all’estero, nei locali. Le video-lettere, peccato non averle tenute, racconterebbero molto di quegli anni, e dei ragazzi che li abitavano, ‘fra il TG della notte e l’alba’. Video era la parola chiave degli anni ‘80, in cui la musica stava cambiando ancora, con l’ingresso delle strumentazioni digitali. Una tv nuova, diversa, piena di intuizioni, di contaminazioni, internazionale di gusto e di intenti. Paolo era uno che amava vivere, circondarsi di gente, conoscere di tutto, era uno degli uomini più curiosi che ho conosciuto. Sapeva cogliere le novità nell’aria - se cercavi una nuova tecnologia, potevi essere sicuro di trovarla da lui - e trasformarle in spunti televisivi, o di vita. La locanda Solferino a Milano era una base operativa, un porto di mare, in fondo una replica della sua casa, dove ogni cena, o festa, era un punto interrogativo: chi ci sarà stasera?, e puoi giurare che gente con cui discutere, o abbracciarsi, o interrogarsi, o rivedersi dopo 20 anni ce n’era sempre. Era questa la sua genialità: mischiare, divertirsi a farlo e vedere cosa ne veniva fuori. Sempre con una gentile e invisibile regia, mettendo sempre a proprio agio, perché se si è signori e se ami la vita non puoi usare le persone, ma aiutarle a costruire qualcosa di diverso.
Il diverso, il nuovo, è stato sempre il motore. Come quella notte di febbraio 95, una telefonata dal nulla per dire “ti chiamerà Renato Parascandolo (un altro del gruppo di PVG, Nagra in spalla e interviste politiche, poi direttore di Rai Educational), ti proporrà un programma piccolo. Ma tu accetta, perché è il futuro”. Era Media/Mente, era Internet, era davvero il futuro. Io non lo sapevo, lui sì. O come quando mi chiamò, da vicedirettore di Rai5, e nel tempo, in direzione ostinata e contraria, siamo riusciti a riportare in onda un magazine di musica, Ghiaccio Bollente. La musica. Ci ha legato l’ossessione di fare qualcosa di qualità in quel campo così importante per noi e così ignorato in tv. Lo strumento di comunicazione e condivisione più importante dei nostri tempi, una fonte inesauribile di emozioni, e non un programma. Sapevamo che c’erano storie da raccontare, narrazioni da mozzare il fiato e far salire i lucciconi, e si faceva fatica ad avere uno spazio, persino di notte. Strano mondo. Ma forse era la nostra visione a essere ormai ‘contraria’. Voler raccontare le storie, e la storia, scendere in profondità, quando tutto è così rapido, superficiale, fatto al volo e al volo dimenticato. Questo è uno dei motivi per cui Paolo mancherà non solo a me e a quel gruppone di amici costruito nel tempo, ma -anche se non lo sanno- a tante altre persone.
Negli ultimi anni ci sono stati pezzi della mia generazione che ci hanno lasciato, creando un vuoto impossibile da colmare, e delle memorie meravigliose e irripetibili. Lasciandoci ‘helpless’, piccoli e impotenti di fronte allo scorrere della vita. Questo è il più grande di tutti.
Ciao Paolo, grazie di 50 anni di amicizia, e dovunque tu sia, long may you run.


                       PROGRAMMI RADIO TV DEGLI ANNI 60-70 / 1: POPOFF

Il titolo era ovviamente un gioco di parole, pop-off, ovvero oltre la musica pop, fuori dalla musica pop, ma ricordava anche il nome dello scienziato russo Alexsander Popov, studioso delle microonde poi usate per la tecnologia radio (insomma, una sorta di rivale di Marconi) e suonava comunque come una parola russa (erano di pochi anni prima il Dot tor Zivago e il successo italiano del "kasachock").

Il programma è andato in onda dal 22 ottobre 1973 al 2 ottobre 1976, nel nuovo spazio serale dalle 21 e 30 alle 22 e 30, per sei giorni la settimana (domenica esclusa) sul secondo canale di Radio RAI (allora Secondo Programma). Per diversi anni seguiva il programma musicale di grande successo Supersonic, di taglio più commerciale, costituendone una sorta di integrazione con generi meno noti al grande pubblico. La collocazione era una novità per la Rai, che apriva così una nuova fascia serale, sinora non dedicata a questo genere di programmi. Costituendo così anche una anticipazione della fascia serale che poi sarà ampiamente utilizzata dalle radio libere che sarebbero arrivate 3-4 anni dopo.
Curatore della trasmissione era Paolo Giaccio, poi Paolo Grazzini, conduttori molti degli stessi presentatori della edizione pomeridiana di Per voi giovani, che alla sera potevano proporre musica meno condizionata dalle esigenze della fruibilità e dai ritmi derivanti dalla collocazione in una fascia oraria molto frequentata. Al microfono quindi buona parte del giro di Per voi giovani, a partire da Carlo Massarini, che iniziava le trasmissioni annunciando: "Popoff, un'ora di sana e solida musica rock!" e dal popolare Raffaele Cascone con la sua idea, condivisa con Massarini, di "rock del Mediterraneo".
Potevano essere proposti oltre al rock, brani di jazz, soprattutto del più attuale jazz-rock, oppure progressive di durata inconsueta (pur se anche a Per voi giovani non esistevano vincoli di durata così stringenti come ora), oppure folk con contaminazioni varie, più raramente hard-rock e metal. Era anche possibile, nella dimensione più rilassata e riflessiva della sera, recuperare la musica del recentissimo e fecondo passato, che non aveva fatto in tempo a raggiungere il pubblico italiano.
I primi conduttori sono stati Fiorella Gentile, Massimo Villa, Carlo Massarini, Maria Laura Giulietti, Dario Salvatori, Michelangelo Romano, che il martedì presentava i cantautori italiani e si alternava con Gianluca Luzi. In seguito si sono aggiunti Nicola Muccillo, Raffaele Cascone.
Non c'erano vere e proprie sigle di apertura e chiusura, e cambiavano anche con i conduttori, una sigla di chiusura del programma spesso utilizzata è stata Aegian sea degli Aphrodite's Child.
A fine '76 il programma venne cancellato, per essere sostituito all'inizio dell'anno successivo da un programma di impostazione simile, chiamato Radio 2: 21 e 29. Dei conduttori precedenti rimase il solo Massarini (che abbandonò prima della fine di questo ciclo per contrasti con la produzione), assieme a Fabio Santini, Peppe Videtti, Rossella Lefevre, Sabina Fabi.


(nella foto P. Giaccio, a sin. con gli occhiali, insieme a R. Cascone e Chiara Forzano)

Addio a Paolo Giaccio.
Conduttore radiofonico di Per Voi Giovani negli anni '70 insieme a Raffaele Cascone, Carlo Massarini, Claudio Rocchi, Mario Luzzato Fegiz.
Pionieri in Rai della musica alternativa (così era denominata a quel tempo la musica pop e rock per distinguerla da quella commerciale) e della controcultura giovanile.
Per Voi Giovani e Pop Off furono le trasmissioni radiofoniche che fecero da colonna sonora alla mia gioventù e a quella di tanti altri di quella generazione.


lunedì 29 luglio 2019

TOUR DATES 25 ‑ 31 LUGLIO 2019, DI ZIA ROSS

TOUR DATES 25 ‑ 31 LUGLIO 2019

PARTE SECONDA


Lunedì 29/07

TEATRO ROMANO ‑ FIESOLE (FI)
PAOLO FRESU, DANIELE DI BONAVENTURA
ESTATE FIESOLANA
info:  http://www.estatefiesolana.it  ‑  info.estatefiesolana@gmail.com  ‑ 055/5961293

LUCCA SUMMER FESTIVAL ‑ PIAZZA NAPOLEONE ‑ LUCCA (LU)
STING

CASTELLO SFORZESCO ‑ Piazza Castello ‑ MILANO (MI)
WEST SIDE STORY
AREA M ‑ LA NUOVA STAGIONE DELLA MUSICA JAZZ A MILANO
Una voce ed 11 strumenti per il capolavoro di Leonard Bernstein
Area M Orchestra ed Inside Jazz Quartet guidato da Tino Tracanna, Massimo Colombo, Attilio Zanchi e Tommaso Bradascio propongono una nuovissima versione del capolavoro di Leonard Bernstein, in chiave jazz. A guidarci nella storia ci sarà la voce di Paola Folli qui, ovviamente, anche nelle vesti di cantante.
Con Inside Quartet: Tino Tracanna (sax), Massimo Colombo (piano), Attilio Zanchi (contrabbasso) e Tommy Bradascio (batteria) ‑ Area M Orchestra ‑ Special Guest Paola Folli (voce)
ore 21:30
BIGLIETTI ‑ posto unico euro 17,00 (compreso prevendita) ‑ ridotto euro 10,00 (compreso prevendita) per gruppi organizzati e siti convenzionati

ARENA DI VERONA ‑ PIAZZA BRA' ‑ VERONA (VR)
PFM
TVB THE VERY BEST
info:  http://www.arena.it ‑ 045/8005151
La leggendaria PFM prosegue il suo tour lungo la penisola italiana. Nell’occasione proporrà lo spettacolo.
Inizio concerto ore 21.15
Costo biglietto da 34,50 a 92

FESTAMBIENTE ‑ VIESTE (FG)
DANIELE SEPE
THE CAT WITH THE HAT
TOUR DI PRESENTAZIONE
DANIELE SEPE in tour per presentare “THE CAT WITH THE HAT”, il nuovo disco.
Il musicista e compositore napoletano porterà in giro in Italia i brani del suo disco numero ventotto appena pubblicato.


Martedì 30/07

ELIOPOLI SUMMER ‑ Viale Del Tirreno 361 ‑ CALAMBRONE (PI)
GRUPO COMPAY SEGUNDO
info:  http://www.eliopolisummer.it ‑ s.rossi@confesercentitoscananord.it

CASA DEL JAZZ ‑ Viale Di Porta Ardeatina, 55 ‑ ROMA (RM)
JAVIER GIROTTO, AIRES TANGO
info:  http://www.casajazz.it ‑ info.cdj@palaexpo.it ‑ 0680241281

GRAN TEATRO GEOX EX FORO BOARIO ‑ Via G. Tassinari 1 ‑ PADOVA (PD)
STING
info: 049/8644888 ‑ www.granteatrogeox.com

CASTELLO SFORZESCO ‑ Piazza Castello ‑ MILANO (MI)
LA-VOGLIA-MATTA-JAZZ
AREA M ‑ LA NUOVA STAGIONE DELLA MUSICA JAZZ A MILANO
La Voglia matta… di Jazz” è un progetto “Jazz and Movie” dedicato al film di Luciano Salce che, nel 1962, lanciò la prorompente Catherine Spaak, qui affiancata dall’indimenticabile Ugo Tognazzi. Area M Orchestra con la tromba di Fabrizio Bosso ne ripropone una colonna sonora del film ricca di hit, a cominciare da “Sassi” di Gino Paoli per finire con “Brigitte Bardot” di Roberto Seto. L’orchestra diretta da Corrado Guarino e la magnifica tromba di Fabrizio Bosso racconteranno in musica il film di Luciano Salce, proiettato con una riduzione di circa un’ora.
Con Fabrizio Bosso (tromba in foto) e Area M Orchestra ‑ 20 elementi, direzione ed arrangiamenti di Corrado Guarino ‑ Presenta Emilio Sioli
ore 21:30
BIGLIETTI ‑ posto unico euro 22,00 (compreso prevendita) ‑ ridotto euro 14,00 per gruppi organizzati e siti convenzionati

VILLA ADA ‑ Via Salaria, 265 ‑ ROMA (RM)
JAMES SENESE & NAPOLI CENTRALE
FESTIVAL ROMA INCONTRA IL MONDO
info:  Https://Www.Villaada.Org ‑ Info@Villaada.Org ‑ 3440712915
James Senese, fondatore di uno dei gruppi più originali della scena settantiana italiana, continua il suo viaggio con i Napoli Centrale, oggi formati da Agostino Marangolo alla batteria, Gigi De Rienzo al basso ed Ernesto Vitolo alle tastiere. L’ultimo album è “Aspettanno ‘o Tiempo”.
Inizio concerto ore 21.30
Costo biglietto 15 euro + 2,25 euro d.p.

CUBO CONDIVIDERE CULTURA ‑ Piazza Vieira De Mello, 3-5 ‑ BOLOGNA (BO)
FRANCO D'ANDREA TRIO ‑ NEW THINGS
CUBO CONDIVIDERE CULTURA
info:  0515076060

Franco d'Andrea pianoforte

Mirko Cisilino tromba e cornetta
Enrico Terragnoli chitarra
Il pianista Franco D’Andrea, padre nobile del jazz, classe ’41, è attivo da decenni su più fronti e in collaborazioni d’ogni sorta: da Gato Barbieri, a Max Roach, passando per il gruppo jazz-rock Perigeo e guidando un'infinità di quartetti, trii e larghi organici.
Una storia che inizia negli anni ’60, proprio a Bologna e che da allora lo porta ad affermarsi come una delle principali personalità del jazz europeo. Vincitore più volte, e in differenti categorie, del Top Jazz della rivista Musica Jazz quale miglior musicista italiano, nel 2010 è stato nominato miglior musicista europeo dall’Academie du Jazz de France.


Mercoledì 31/07

MIVIDA ‑ Via Fossetta, 72 ‑ MUSILE DI PIAVE (VE)
GRUPO COMPAY SEGUNDO
info:  mividavenezia@gmail.com ‑ 3486366545

PALAZZO MEZZANOTTE ‑ Piazza Cordusio ‑ MILANO (MI)
MARCOTULLI, DI BATTISTA, TOMMASO, VARELA QUARTET
MIDNIGHT JAZZ FESTIVAL 2019
Rita Marcotulli ‑ pianoforte
Stefano Di Battista ‑ sax
Giovanni Tommaso ‑ contrabbasso
Israel Varela ‑ batteria, percussioni
Si ricorda che tutte le serate sono ad ingresso libero fino a esaurimento posti

PARCO CORONA DI BOMERANO ‑ AGEROLA (NA)
OSANNA
RASSEGNA “SUL SENTIERO DEGLI DEI”
GLI OSANNA TORNANO IN UN CONCERTO UNPLUGGED CON LA NUOVA FORMAZIONE CAPITANATA DAL LEADER STORICO, VOCE E CHITARRA ACUSTICA LINO VAIRETTI, CON PAKO CAPOBIANCO ALLA CHITARRA ELETTRICA, GENNARO BARBA ALLA BATTERIA, NELLO D’ANNA AL BASSO, SASÀ PRIORE AL PIANO E TASTIERE E IRVIN VAIRETTI VOCE E VINTAGE KEYBOARD.
Con Eleonora Puntillo e Deborah Farina che leggeranno poesie di Alda Merini ‑ ingresso gratuito

SFERISTERIO ‑ Piazza Giuseppe Mazzini, 10 ‑ MACERATA (MC)
PFM
La leggendaria PFM prosegue il suo tour lungo la penisola italiana. Nell’occasione la band sarà ospite dei 100 Cellos.
Inizio concerto ore 21
Costo biglietto da 20 a 30 euro

CASTELLO DI TEGLIO ‑ TEGLIO (SO)
VINCENZO ZITELLO

"Il bosco Incantato"

Teatro Festival Valtellina 2019
arpa bardica e arpa celtica