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sabato 30 giugno 2018

Eric Clapton: era il 29 giugno 1974


Il 29 giugno 1974 la rivista "Musical Express" dedica un lungo articolo al ritorno di Eric Clapton sulle scene musicali dopo che, a causa della sua dipendenza dall’eroina, aveva rischiato di morire.
Di tutto un Pop…
Wazza

(Dalla rete)
Leroina entrò a far parte della vita di Eric Clapton qualche tempo dopo. Si era nel 1970. George Harrison, caro amico di Eric, era alle prese con la lavorazione dellalbum “All things must pass e gli chiese se volesse partecipare al progetto. Il produttore era leccentrico ma geniale Phil Spector. Negli studi circolava un sacco di droga. Un pusher offriva quanta cocaina si volesse purchè si comprasse anche un quantitativo di eroina. 
Nel 1970 Eric militava nei Derek and the Dominos e per il periodo che servì a incidere
Laylavisse a Miami: Stavamo in un alberghetto malandato di Miami Beach, dove si poteva comprare la droga nel negozio di souvenir vicino alla reception. Bastava passare lordine alla commessa, tornare il giorno dopo e ritirare la roba in un sacchetto di carta marrone. Ormai ci facevamo di tutto: ero e coca, oltre a un sacco di altra roba pazzesca, come lAngel Dust. La droga minò i rapporti allinterno della band e fu la causa della fine dei Derek and the Dominos”.
Pete Townshend, altro caro amico, cercò di scuoterlo organizzando un concerto al Rainbow Theatre di Londra il 13 gennaio 1973 (il concerto celebrava lingresso della Gran Bretagna nellUnione Europea). Eric arrivò strafatto al concerto, fece del suo meglio ma non era ancora ora di tornare sulle scene. Con Alice, nella loro villa nella campagna inglese, sprofondava sempre più: “Sopravvivevamo a cioccolata, cibi pronti, tutta leroina che ci si poteva fare e vodka. Non facevamo più sesso ed ero stitico”.
Poi la presa di coscienza che si era imboccata una strada senza ritorno. Le cure in clinica e, agli inizi del 1974, un periodo di riabilitazione in una fattoria gestita dal fratello di Alice. Eric e Alice si lasciarono. Lui riuscì a vincere la dipendenza dalleroina che venne sostituita dallalcool. Una dipendenza altrettanto insidiosa e pericolosa.


lunedì 25 giugno 2018

Il compleanno di Ian McDonald...


Compie gli anni oggi, 25 giugno, Ian McDonald, polistrumentista.
Dopo varie esperienze giovanili, nel 1969 fondò insieme a Robert Fripp, Greg Lake, Michael Giles e Pete Sinfield, i King Crimson: il loro primo album rivoluzionò il mondo della musica.
Insieme al batterista Mike Giles realizzò un altro piccolo capolavoro, l'album "Mc Donald and Giles".
Ma fu con i Foreigner, gruppo americano, che risollevo le sue finanze!
Da qualche anno è tornato nel giro prog con i Tokio Tapes di Steve Hackett, e per un pò di tempo ha rimesso su la band di amici, i "21st Century Schizoid Band".
Happy Birthday Ian!
Wazza

 King Crimson - 1969

 Con l'amico Mike Giles



Dal vivo nel 1969, per molti ascoltatori era "fantascienza"


domenica 24 giugno 2018

Osanna e BANCO: accadeva il 24 giugno del 2013

Francesco, Rudy e Vittorio (con la maschera di Lino Vairetti)

 Grande serata prog alla Cavea dell'Auditorium di Roma il 24 giugno 2013... Osanna "rinforzati" con David Jackson e Gianni Leone, più il Banco del Mutuo Soccorso.
Wazza


Roma, Auditorium Parco della Musica, 24 giugno 2013. Ci si perdonerà la forzatura metaforica: poche forme despressione musicale possono rimandare lidea di un volo magico con la stessa forza del rock progressivo. Allindomani della sua scomparsa, a colui che di quel volo si fece interprete, quel Claudio Rocchi mai sufficientemente considerato in vita, la cavea dellAuditorium tributa con commozione quello che è solo il primo di una lunga serie di convinti applausi. A dividersi il palco ci sono infatti due realtà che il nostro prog può a buon diritto considerare totemiche: i partenopei Osanna di Lino Vairetti e, soprattutto, il Banco del Mutuo Soccorso.
Osanna con Gianni Leone e David Jackson

 Meno noti ai più, gli Osanna hanno indirizzato la loro opera a una assai preziosa contaminazione di influenze, che li ha visti mescolare con gusto Genesis, free jazz e architetture classiche sul grintoso canovaccio di un folk rock a metà tra Zeppelin e Jethro Tull. E Commedia dellArte: trucco sgargiante e movenze istrioniche, Vairetti e compagni ripropongono con passione e istinto una formula che il tempo pare non aver affatto scalfito. Fra cadenze latine, granitici incisi ritmici e citazioni di Zeppelin ed Hendrix, il quintetto di Napoli si concede ospitate illustri (insigne sinonimo di Van Der Graaf Generator, David Jackson suona due sassofoni contemporaneamente e il suo cesellare illumina come sempre la scena, mentre le tastiere delleccentrico Gianni Leone portano un pò del brio del Balletto di Bronzo in brani già di per sé traboccanti vigoria come i classici Uomo, Oro caldo e O Napulitano) e si guadagna lapplauso grato che spetta ad ogni storia fantastica ben raccontata.
Spendere parole sul Banco è in realtà operazione assai più complessa: cosa si può dire di una band simile, senza scadere nella più vuota e trita celebrazione? Si può raccontarne il concerto: quel concerto che è un oceano di onde calme come landatura di Francesco Di Giacomo, e che come la sua impareggiabile voce si increspa improvviso e drammatico. È un passato che appare tutt’altro che remoto, quello dei primi tre album (il debutto omonimo, ma anche i mitologici Darwin e Io sono nato libero) dai quali la band attinge nel confezionare la scaletta. Che siano la natura mutante di Metamorfosi o il monolite marziale di Cento mani e cento occhi (in una versione tra le più complete di sempre), la dolcezza inconsolabile di 750000anni falAmore? o quella rassegnata di Non mi rompete, la ricerca che è dietro a queste ineguagliabili composizioni le rende e sempre le renderà punti di riferimento indispensabili: che lo sappiano o no, questi ragazzi. E chissà, forse davvero non lo sanno: giocano, improvvisano pause e rincorse, sorridono, mostrano la solita  cura di suoni al tempo stesso classici e moderni, ringraziano e salutano quasi timidi come certi adolescenti e a fine show fanno ricordare che novanta minuti di Banco non differiscono granché dai sessanta degli Osanna. Finiscono dannatamente troppo presto.


24 giugno 2013: nellambito della rassegna Luglio suona bene, la magica atmosfera della cavea dellAuditorium Parco della Musica di Roma ha illuminato la scena di un doppio concerto allinsegna del rock progressive, con gli storici gruppi Osanna e Banco del Mutuo Soccorso, fondati negli anni 70 e ancora oggi più che mai presenti ed attivi sulla scena musicale italiana.
Hanno aperto la serata gli Osanna, pittoreschi nei loro travestimenti ispirati alla maschera di Pulcinella e alla commedia dellarte napoletana; listrionico Lino Vairetti, cantante e fondatore del gruppo, ha esordito dedicando lesibizione a Claudio Rocchi, figura di spicco del rock progressive italiano recentemente scomparso.
Accompagnati da due ospiti d’eccezione, il sassofonista David Jackson e il tastierista Gianni Leone, gli Osanna hanno riproposto in chiave arrangiata alcuni dei loro brani più famosi, come Oro caldoLuomo, In un vecchio cieco O Napulitano, suonando con passione ed energia e citando i Led Zeppelin e a Jimi Hendrix.
Lentrata in scena dei Banco del Mutuo Soccorso è stata anticipata dalla proiezione del videoclip di Imago Mundi, brano composto e interpretato insieme a Franco Battiato in occasione della riedizione di Darwin!, uno degli album più interessanti ed amati del gruppo.
Il concerto ha poi avuto inizio con le malinconiche note di Canto nomade per un prigioniero politico, accolta da uno scroscio di applausi. Francesco Di Giacomo, vibrante e tenorile voce del gruppo, ha poi salutato il pubblico con un pensiero per Claudio Rocchi e con una battuta sulla condanna di Silvio Berlusconi nel Processo Ruby (cè anche una buona notizia, ma quella la tengo dentro con malcelata gioia, ha ironizzato lartista).
Dopo lesecuzione di Metamorfosi e di Cento mani e cento occhi, il tempo è corso via velocemente dietro alla struggente interpretazione di 750000 anni falamore?, cantata da Di Giacomo con il solo accompagnamento della tastiera di Vittorio Nocenzi, e della bellissima ed onirica Non mi rompete.
Il cantante ha poi dedicato il brano Levoluzione allo scrittore Pier Vittorio Tondelli, che lo amava in modo particolare, ed ai ragazzi che rappresentano il progetto di mandare in scena a teatro Darwin!.
Per limmancabile bis, che ha chiuso in bellezza lo splendido concerto, il Banco ha suonato lepica R.I.P., al termine della quale tutto il pubblico si è alzato in piedi per rendere omaggio alla forza e alla bellezza di unispirazione che il passare del tempo non ha minimamente offuscato.

Simona Ruggiero

Il compleanno di Patrick Moraz


Compie gli anni oggi, 24 giugno, Patrick Moraz, tastierista diplomato al conservatorio di Losanna che, dopo varie esperienze giovanili, nel 1973 si trasferisce in Inghilterra ed entra nei Refugee, ex Nice, orfani di Emerson.
Dopo appena un anno arriva la grande occasione e viene chiamato a sostituire Rick Wakeman negli Yes, con cui incide l'abum "Relayer", e intraprende un tour mondiale.
Mentre Wakeman riprende il suo posto negli Yes, Moraz incide dischi solisti ed entra nei Moody Blues, e contemporaneamente realizza altri numerosi progetti, suonando anche per Chick Corea e Bill Bruford... svizzero? Sì Moraz!
Happy Birthday Patrick !
Wazza

 English progressive rock group Yes, United Kingdom, 1975. Left to right: singer Jon Anderson, Swiss keyboard player Patrick Moraz, drummer Alan White, bassist Chris Squire and guitarist Steve Howe. (Photo by Michael Putland/Getty Images)

 Con Chris Squire



Moraz con i Moody Blues

venerdì 22 giugno 2018

Max Rock Polis intervista Riccardo Romano


Riccardo Romano Land, "B612": un'ispirazione principesca.
Trascrizione di audio intervista di Di Max Rock Polis

La musica e la letteratura hanno diverse cose in comune. Una è di poter essere due portatrici sane di cultura, un'altra è che possono trarre ispirazione l'una dall'altra. In questo caso Riccardo Romano, valido tastierista già con i Ranestrane e da qualche anno anche con la Steve Rothery band - la formazione del chitarrista fondatore dei Marillion - ha tratto spunto e rielaborato in musica un libro che tutti conoscono, di cui ci ha parlato lui stesso: “Il piccolo principe”.

Ho qui accanto il mio ospite Progressive, sono molto contento che in Italia ci siano questi talenti Prog. Ti vuoi presentare?
“Ti ringrazio, ciao a tutti. Allora, sono Riccardo Romano, questo progetto si chiama Riccardo Romano Land e il titolo dell'album è “B612”, dedicato e ispirato fortemente dal libro “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry, un libro famosissimo che io ho cercato di raccontare in un modo molto personale. Non volevo fin dall'inizio creare una sorta di trasposizione troppo vicina al libro, quindi è una sorta di mia personale visione, il mio personale viaggio all'interno del viaggio stesso del piccolo principe e del libro.”

Quindi questa è una vera e propria opera rock?
“Sì, questa è un'opera rock perché soprattutto ha la caratteristica che ha differenti voci, differenti cantanti e ogni cantante interpreta un ruolo ben stabilito. L'unica eccezione a questa piccola regola che mi sono dato sono io stesso che interpreto tre ruoli differenti all'interno dell'album: l'aviatore, il piccolo principe e thelamplighter, ovvero il lampionaio. In realtà però nella mia interpretazione, per ciò che è arrivato a me dal libro, la mia intenzione era di mostrare che il piccolo principe e l'autore, quindi Antoine de Saint-Exupéry, siano visceralmente collegati, siano in un certo senso la stessa persona. Il piccolo principe rappresenta un po' l'infanzia e la parte bambina dell'autore stesso, che nel libro è l'aviatore. Quindi in effetti facendone due io interpreto in un certo senso nella mie intenzioni lo stesso personaggio, che interagisce con sé stesso durante tutto il disco. Quindi l'eccezione più che altro è the lamplighter. Per lui avevo pensato a un altro cantante, ma in realtà è una canzone che sento molto personale e quindi ho voluto fare questa eccezione.”

Ricordiamolo questo personaggio, che ha un pianeta che ogni minuto ruota tra giorno e notte, quindi lui ogni minuto accende e spegne la lampada.
“Esattamente, e nel libro è interessante perché appunto l'autore dice che nella sua solitudine lui è un personaggio molto particolare e anche molto affascinante, perché lui è fedele al suo ruolo, fedele a quella che lui chiama “la consegna”, ciò che gli è stato detto di fare: lui continua a farlo anche se apparentemente non ha molto significato. Però secondo me ne ha uno bellissimo perché lui accende la luce per tutti i viaggiatori, e lo trovo molto affascinante.”

È uno che si dedica agli altri, in qualche modo.
“Sì esattamente, è una delle canzoni che sento più vicine perché nelle mie intenzioni è un pò anche la metafora del musicista, e quindi mi sono sentito molto vicino a lui, nel concetto di cercare di accendere la luce e di fare qualcosa che apparentemente non ha molto senso: ne ha solo per chi ha la capacità, il desiderio e la voglia di riceverla.”

Mi sei stato passato da i ragazzi della Ma.Ra.Cash, ho ascoltato il CD e penso che sia un grande album, e non solo perché ci sono tanti ospiti anche internazionali che ci suonano dentro.
“Sì sono stato molto fortunato perché praticamente tutti o quasi tutti i miei amici compagni di viaggio nelle differenti band, nei differenti progetti che ho avuto, hanno deciso di partecipare con me in questo disco. Quindi ricordiamo Steve Hogarth e Steve Rothery voce e chitarra dei Marillion e poi troviamo anche la figlia di Rothery, Jennifer Rothery che interpreta un ruolo fondamentale nell'album, cioè la rosa. Poi abbiamo i miei compagni Ranestrane, tutti e tre: Daniele Pomo, Massimo Pomo e Maurizio Meo. Anche Dave Foster che è il chitarrista della Steve Rothery band, un altro gruppo col quale collaboro con molto piacere da ormai tre anni, abbiamo Andrea Bassato al violino [ex Le orme, ndr], abbiamo anche Lorenzo Feliciati al basso e Sonia Bertin ballerina e cantante nel ruolo molto particolare e intenso della volpe. Quindi tanti amici con me.”

Tanti guest per fare veramente un album notevole, questo “B612” per chi fosse poco pratico è anche il nome dell'asteroide del piccolo principe. È uscito di recente?
Sì è uscito a dicembre, è ancora molto giovane come album, alcune persone che l'hanno ordinato lo stanno ricevendo in questi giorni, è proprio nel suo lancio. Per averlo potete andare sul sito della Ma.Ra.Cash a ordinarlo perché lì c'è una versione che ritengo molto importante: una deluxe che contiene un libro di oltre 100 pagine dove c'è una mia raccolta di poesie, un bonus EP con altra musica che accompagna l'album stesso, le foto originali delle statuine che sono state realizzate in pasta di zucchero da Ilaria D'Angelo. Insomma è una versione molto interessante, chi l'ha ricevuta è rimasto piacevolmente colpito. La trovate solamente sul sito della Ma.Ra.Cash. E poi anche in versione digitale in tutte le piattaforme.”

Mi sai dire che canzone stiamo ascoltando?
“Questa è una canzone a cui sono molto affezionato, quella dell'aviatore, ed è a tutti gli effetti la canzone di Antoine de Saint-Exupéry. È abbastanza lunga, una delle più Progressive dell'album, e la cosa interessante da dire è che nella prima parte lui si rivolge alla rosa, che nella vita normale era la moglie, e nella seconda invece lui riviva un momento molto importante della sua vita che è l'essere pilota di guerra, perché lui era un pilota che ha combattuto nella seconda guerra mondiale e durante questa è morto, abbattuta da un aereo delle SS nel '44. Quindi appunto verso la fine del brano lui vive questi ultimi istanti in cui il suo aereo precipita in mare.”

Ci tengo a sottolineare questo: Riccardo non è che ha preso “Il picciolo principe” e ci ha fatto il riassunto, non ha preso la trama da Wikipedia e ci ha fatto i testi. Lui ha fatto un'opera rock riscritta, riarrangiata e reinterpretata, quindi ha scritto dei testi personali, che seguono il filone de “Il piccolo principe”, però se ne distaccano.
“Esattamente, e ci tengo a dire che non c'è una sola frase citata testualmente dal libro: tutto è rielaborato e personalizzato. Segue in un certo senso la cronologia, però anche su questo ci sono alcune piccole deviazioni, alcuni flashback, è tutto rielaborato in chiave personale.”


Dentro la versione deluxe ci sono anche delle poesie, quindi immaginatevi non solo la bravura di questo artista, l'ecletticità che non si ferma a suonare, a cantare, ma va anche in altri settori letterari e non solo.
“Sì, guarda, è interessante dire questo, anche per spiegare il nome del progetto, Riccardo Romano Land. Perché “land”: perché io lo immagino veramente come una sorta di mia terra, mio territorio, mio panorama, in cui appunto è una sorta di contenitore, dove mettere veramente varie forme d'arte. Nella versione deluxe c'è fotografia, c'è musica, c'è poesia, diversi linguaggi fondamentalmente per raccontare la stessa cosa: il mio mondo, il mio modo di vedere le cose.”

È un'opera complessa, ma quanto ci hai messo per concepirla?
“Il viaggio è stato molto intenso e molto lungo, c'è un lavoro e una gestazione molto lunga, addirittura il progetto iniziale, l'idea parte dal 2012, quindi è un progetto che veramente ha 5 anni di lavorazione in diverse fasi, anche se non continuativa. Ho fatto diverse cose nel frattempo, però la forbice del progetto è di 5 anni.”

Però si sentono la qualità, l'intensità, le sonorità. Non è una copia delle suite del Prog anglosassone: è personale e studiata. Non si può rinchiuderlo in una definizione, ci sono tante contaminazioni.
“Dici una cosa molto interessante, mi viene in mente uno dei miei dischi preferiti che mi ha cambiato la vita: “Brave” dei Marillion. In una intervista Steve Hogarth dice appunto questo: che la magia di “Brave” forse non solo è nelle canzoni singole, ma nel totale che è più forte delle canzoni prese singolarmente. Forse in un certo senso anche quest'album è così, va ascoltato tutto per cogliere il senso del viaggio, del percorso.”

Intanto abbiamo messo la title trackB612”.
Sì “B612” musicalmente presenta uno dei temi, delle melodie fondamentali dell'album che poi torneranno in vari modi. Nel brano “Echo of solitude” verrà cantata la stessa melodia però dalla rosa, quindi è un tema portante dell'album. “B612” rappresenta una sorta di introduzione al viaggio, che inizia nel brano successivo “Invisible to the eyes”.”

Ci canti ancora tu qui?
“Sì in “B612” sono io alla voce, nelle mie intenzioni è l'autore del libro, quindi l'aviatore che si rivolge al piccolo principe e gli dice “io seguo la tua vita, io seguo il tuo cammino, e in un certo senso io sono legato a te perché tu sei una parte di me”.”

È prevista qualche data dal vivo, qualche modo di poterti sentire?
“Sì guarda io sono riuscito a incastrare i vari impegni con la Steve Rothery band in Europa, poi ad aprile io e Jennifer Rothery saremo di supporto a una band molto importante per una data o più e a maggio sarò in tour con le Ranestrane. In tutto questo siamo riusciti a organizzare al Crossroads di Roma il 30 marzo la presentazione dell'album, assieme a una tribute band dei Marillion, i Neverland. Sarà molto interessante con questa nuova band che abbiamo formato, ottimi musicisti.”

Grazie a te allora, break a leg per le tue attività con Ranestrane e i tuoi altri impegni.
“Ti ringrazio moltissimo. Ciao a tutti.”




giovedì 21 giugno 2018

La grande casa...




 Mogol Battisti "padroni di casa"

C'era una volta Il Mulino, che non era quello "bianco" della Barilla, ma uno studio di registrazione che si trovava ad Anzano del Parco (Lecco).
Era un vecchio mulino, che Mogol trasformò in studio di registrazione, ribattezzato "La grande Casa", che divenne anche il titolo di un album della Formula 3 che fu registrato lì.
Conobbe il suo splendore tra gli anni'70 '80, quando venivano incisi tutti i dischi della "Numero Uno", e gli artisti vivevano quasi in una comune: oltre a Lucio Battisti ci incisero Ivan Graziani, Premiata Forneria Marconi, Eugenio Finardi, Adriano Pappalardo, Loredana Bertè, con Walter Calloni, Hugh Bullen, Claudio Maioli e lo stesso Ivan Graziani, come gruppo fisso che suonava per altri artisti.
Sembra che il Mulino sia stato distrutto da un'alluvione... la fine di un 'era!
Di tutto un Pop!
Wazza

In questa foto i musicisti che suonarono nei dischi di Lucio Battisti nel periodo 1976 -1977 (Album "La batteria, il contrabbasso, ecc... " e "Io ,noi, tutti"). Da sinistra Gianni Prudente (tecnico del suono), Ivan Graziani (chitarre), Hugh Bullen (basso), Walter Calloni (batteria), Claudio Maioli (tastiere).

Alcune testimonianze…

FULVIO ZAFRET: «Per circa quindici giorni si elaborava, si inventava e si mangiava benissimo. Lo studio il Mulino era appunto un vecchio mulino, completamente ristrutturato, e comprendeva stanze da letto, una serie di saloni con divani e caminetto e una meravigliosa cucina gestita dai genitori di Gianni DallAglio, storico batterista di Lucio.
I due gestori, genovesi DOC, cucinavano in modo esemplare, e il momento dei pasti era delizioso. Lo studio era, per l’epoca, tecnologicamente allavanguardia, ed era situato in una suggestiva vallata, vicino a un lago. Ricordo che ogni mattina una gallina veniva a deporre un uovo dietro la porta della regia che comunicava direttamente con lo spiazzo davanti allo studio: era diventato un rito, verificare tutte le mattine se c’era l’uovo. A conferma dellatmosfera bucolica che si respirava al Mulino, nello stesso periodo, per circa una settimana ci sono stati i Pooh a fare delle prove; montarono gli strumenti in un enorme terrazzo coperto, realizzato tutto in legno, dal quale si godeva un bellissimo panorama sul bosco antistante lo studio e in fondo il lago


 La Banda Bertè...


 Venditti e Graziani


ROBERTO MASOTTI: «Fui contattato da Claudio Bonivento, ora noto regista e produttore cinematografico, allora in forza alla Numero Uno. A quel tempo ero il fotografo ufficiale della rivista Gong, e il mio lavoro era sotto gli occhi di molti; lavoravo anche per altre testate, e questo attraeva i responsabili, che intravedevano una più ampia circolazione per le foto e speravano che queste stimolassero degli articoli. Anche il mio lavoro per la Cramps o per Bla Bla, Area, Battiato, Finardi circolava parecchio ed era apprezzato. Nel 1973 avevo pubblicato foto su due dischi di Keith Jarrett, su ECM e Impulse. Il Mulino andava presentato tramite un occhio più filtrato dalla musica o dalla ben architettata fascinazione sonora del luogo, una specie di sguardo del musicista che abbinasse a quel posto il sogno di esprimersi liberamente e senza condizionamenti.
Si usciva dalla città e si raggiungeva la campagna, un casale rimesso a posto con i dovuti tratti rustici. Oggi sarebbe stato un agriturismo-style, un luogo confortevole e rassicurante dove un gruppo di musicisti poteva ritirarsi a provare e a incidere isolandosi da influenze esterne. Cera uno scorcio attraverso una finestra del primo piano, sulla campa-gna, assolutamente idilliaco, che ho fissato in fotografia. Riassumeva la magia del luogo. Lo spazio era stato risolto in modo funzionale e permetteva di avere regia e sala con gabbie e gabbiotti più ristretti per gli strumenti da isolare. Alcune macchine erano allavanguardia e praticamente in esclusiva, dati i costi. Molti musicisti erano passati dagli studi di Londra, e anche i produttori più avveduti sapevano oramai come si realizzavano i dischi.»



Al Mulino si provava solo in una saletta in acustica, quella che sarebbe diventata poi la sala di ripresa, e il banco-mixer non era ancora stato cablato, come ricorda il sassofonista Claudio Pascoli, circostanza confermata dal batterista Franco Dede” Loprevite, che avrebbe voluto registrare le prove: invece Lucio non registrava: non è che avesse un registratore o che. E, daltro canto, avevamo solo gli amplificatori aggiunge il batterista genovese. Leggermente diverso il ricordo del tastierista Claudio Maioli: “Al Mulino” mi sembra che ci fosse per il momento solo un registratore a quattro tracce, giusto per un pronto ascolto dopo le prove, e non cerano ancora le macchine per registrare i dischi veri e propri. Facemmo al Mulino una prima stesura delle canzoni, anche se si sapeva fin dallinizio che sarebbe stato lasciato un ampio spazio allimprovvisazione in studio, e così infatti accadde.


La grande casa...




martedì 19 giugno 2018



Pierpaolo Bibbò, Via Lattea. Un incantautore in terra sarda
Di Max Rock Polis (trascrizione di intervista radiofonica)

Suggestioni tra il passato ed il futuro, che si soffermano su un recente passato anche tragico, nell'ultimo lavoro del cantautore sardo Pierpaolo Bibbò, sospeso tra canzone d'autore e contaminazioni Progressive Rock e Blues, tanto da farne un lavoro che rompe gli schemi e affascina i cultori di buona musica. Eccolo ai nostri microfoni.







Eccoci qua con Pierpaolo Bibbò. Ci stavamo sentendo  da “Via Lattea” uscito qualche giorno fa.
Buonasera, un abbraccio. Sì, è uscito il 22 di questo mese [gennaio, ndr], lunedì, quando ci siamo sentiti al telefono. Della canzone c'è già il video su Youtube.


Non si sente tanto dal tuo cognome che sei sardo. Una terra che esprime molta creatività.
Sì, è proprio il mio cognome, non è un nome d'arte. È un po' atipico, credo di origini francesi. Cagliari, la mia città natale, come tu ben sia ha subito la dominazione francese e spagnola.

Questo album non è esattamente un concept, però c'è un filo conduttore che unisce tutte le canzoni.
“Sì, il filo conduttore è la Sardegna e nello specifico la mia città natale. Inizialmente il titolo provvisorio, quando stavo ancora registrando, era “Corso Vittorio Emanuele secondo”, che è la via dove sono nato e cresciuto. Poi in corso d'opera si è optato per “Via Lattea”, che è un titolo più universale, che prende appunto spunto dal primo brano, lo strumentale che apre tutto l'album “Dal nuraghe alla Via Lattea” dove si vuole immaginare in musica un passaggio dalla origini, dalla preistoria all'uomo del futuro proiettato verso le stelle.”

Poi la metteremo la canzone dove parli di bambini che mettevano le cartucce sui binari per farle crepitare. Non è un album facile da definire, non esattamente Prog o Blues o Rock.
Sì, succedeva davvero così, avevo circa otto anni e facevamo questa pazzie. E’ musica registrata da me che ho suonato tutti gli strumenti tranne la batteria che è suonata dall'amico Simone Spano, che ha eseguito le parti di percussioni. Il resto è stato un lavoro fatto con sovra incisioni, dove mi sono divertito a suonare un pò tutti gli strumenti.

C'è una sorta di suite, la seconda traccia, che dura quasi 15 minuti e parla di un avvenimento storico preciso.
Esatto, la suite è “17 febbraio 1943” narra appunto del primo bombardamento aereo da parte degli “alleati” durante la seconda guerra mondiale che ci fu sulla città di Cagliari, e il fatto viene visto attraverso gli occhi di un bambino di 10 anni che mentre va a scuola in una giornata che sembrava uguale a tutte le altre si ritrova coinvolto in questo tragico avvenimento.

È una canzone molto varia, molto intensa, si sente che c'è passione, partecipazione, dolore. Hai anche una bella voce e la usi bene. È un pò un Prog cantautorale.
Mi fa piacere che ti piaccia e spero piaccia anche agli altri ascoltatori. Sì, se proprio lo vogliamo incasellare in un genere è un Progressive rock tutto sommato, dai. Già l'etichetta Musiche Particolari la dice lunga, Vannuccio Zanella che è il direttore artistico va a cercare delle cose fuori dagli schemi.

Via Lattea” è uscito da pochi giorni, ma se uno lo volesse comprare come può fare?
Allora, si trova ovviamente sul sito della G.T. Music Distribution o M.P. & Records. Poi non so se è stato messo già su Amazon o altre piattaforme digitali, penso di sì perché anche per l'album precedente, “Genemesi”, uscito 5 anni fa era stata fatta la stessa cosa, quindi penso che ci sia. Il punto di riferimento  è la G.T. Music.

Volendoti sentire dal vivo, ci sarà la possibilità?
Per il momento ancora è prematuro, sto valutando l'idea assieme ad alcuni amici di portare in giro la musica di quest'album e dei precedenti dal vivo, però ovviamente si devono creare le condizioni giuste. Oggi come oggi non è tanto facile, specialmente fare un genere Prog e portarlo in giro. Già è difficile quando fai le cover, poi per il Prog lo è ancora molto di più, per cui è un discorso ancora in via di definizione. Comunque, nel caso dovesse partire un tour, sul mio sito www.pierpaolobibbo.it ci sarà un riferimento e le date.

La copertina del tuo CD è qualcosa che varrebbe veramente la pena di vedere in formato 30x30, il LP, perché è una foto dalla Sardegna particolare.
Sì, la grafica che è stata curata da Daniele Massimi è molto particolare, infatti si vede la Sardegna su un fondo stellato. Hai ragione tu forse andrebbe bene anche su vinile, e chi lo sa, mai dire mai.