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martedì 31 luglio 2018

Il compleanno di Tiziano Ricci

Hello,
ha compiuto gli anni il 31 luglio Tiziano Ricci, bassista e violoncellista, dal 1988 al 2015 motore ritmico del Banco Del Mutuo Soccorso.
Diplomato al conservatorio di Perugia, inizia giovanissimo in vari gruppi locali; nel 1977 con il suo gruppo, i "Bingo", apre il concerto dei Gentle Giant all'Altro Mondo di Rimini.
Il "professore", oltre al Banco, ha collaborato anche con Umberto Bindi, Ornella Vanoni e Fabio Concato.
Dall 1997 è violoncellista dell'orchestra sinfonica della Repubblica di San Marino.
Auguri Professore!
Wazza


lunedì 30 luglio 2018

Led Zeppelin: 30 luglio del 1973


Il 30 luglio 1973 i 
Led Zeppelin, ormai rock-star planetarie, sono nel pieno del North American Tour.

Viaggiano a bordo del loro Jet privato, arredato come una casa di lusso, con tanto di bar, organo e, si immagina, letti comodi!

Quando si dice "sesso, droga e rock'n'roll" vengono in mente queste immagini!

Long live rock!
Wazza



sabato 28 luglio 2018

Il compleanno di Simon Kirke


Ha compiuto gli anni il 28 luglio Simon Kirke, batterista inglese, noto per aver fatto parte di due "storiche" band di hard-rock-blues, i Free e i Bad Company.
Simon inizia giovanissimo a suonare blues nei club londinesi; dopo l'incontro con Paul Rodgers darà vita a Free, che hanno un grande successo: la loro hit, "All right now",  è uno dei brani rock più popolari al mondo.
Dopo la breve vita dei Free, nel 1974 forma una specie di "supergruppo", i Bad Company, firmando un contratto con la casa discografica dei Led Zeppelin.
Dischi d'oro, tour mondiali dollari a vagoni...
Ha registrato tre album da solista… spesso suona con la band di Ringo Starr, "All Stars Band", ed è impegnato nel recupero degli adolescenti dediti all’uso delle droghe.
Un batterista grintoso e micidiale...
Happy Birthday Simon!
Wazza




venerdì 27 luglio 2018

ARTURA – DRONE, di Andrea Zappaterra


ARTURA – DRONE
New Modern Label
Di Andrea Zappaterra

Matteo Dainese, in collaborazione con Tommaso Casasola e Cristiano Deison, ha ideato ARTURA, un progetto basato su innovazione e tecnologia come DRONE, che è anche lo strumento di registrazione, e lo “Space Echo”, un effetto con cui sono stati processati i vari brani, e l’utilizzo di drum machine, sintetizzatori vari crea una atmosfera aerea, quasi un mondo virtuale visto dagli occhi di un drone sorvolante l’umanità, con uno sguardo freddo e distaccato.

Deliziosamente disarmonico questo lavoro è un caleidoscopio di sonorità echeggianti, riverberanti, con tempi dilatati, perpetui, che creano una dimensione particolare, psichedelica, con la contrapposizione di un “basso narrante”.
Atmosfere rarefatte - situazioni orientaleggianti, futuribili, alla Blade Runner - sapientemente dosate nei tempi e nei modi, percussioni arabeggianti, effetti elettronici ancestrali coinvolgono l’ascoltatore come sirene ammaliatrici.
Eleganti boleri si fanno portatori di maggior carica emotiva, il tutto condito da effetti sintetizzati, ma è il tempo articolato nei vari brani la vera trovata di questo bel lavoro, studiato ed elaborato, con i fiati a rafforzare l’impatto sonoro, una giostra coinvolgente che affascina per la semplicità strumentale (i suoni della batteria elettronica ad esempio sono molto lineari quasi elementari) anche se molto elaborati.
Un videogioco sonoro che riesce a costruire impalcature interessanti nelle quali inserire nuovi spunti e nuove armonie.       

Lineup:

Matteo Dainese aka il Cane: Drums, Drum Machine, Percussion, Space Echo, Voice, Bass Guitar, Guitars,  Piano
Tommaso Casasola: Bass Guitar
Cristiano Deison: Processing Sounds.



Tracklist:

1.      Estranei
2.      Fusa
3.      Mona
4.      Ostica
5.      Artengo
6.      Zeno
7.      Rojo
8.      Gurken
9.      Massive

10. Hostess

lunedì 23 luglio 2018

Asia: accadeva il 23 luglio del 2007


Partiva il 23 luglio 2007 da Asti il "breve" tour italiano degli Asia, supergruppo prog formato in quel tour da Carl Palmer, Steve Howe, John Wetton e Geoff Downes.
Si concluderà il 26 ad Afragola (Napoli), nell'ambito del "Afrakà Rock Festival", ideato dal mitico Lino Vairetti degli Osanna, un luogo che è stato è stato per anni un centro internazionale di musica e cultura in una zona "dimenticata da Dio", per quanto riguarda questo tipo di manifestazioni.
Purtroppo l'ottusità di certi amministratori ha cancellato (spero momentaneamente), questo festival, diventato negli anni un punto di riferimento per gli amanti del prog rock e non solo.
Un grazie a Lino Vairetti che, nelle varie edizioni, ha portato ad Afragola The Animals, Spencer Davis Group, Noel  Redding, Alvin Lee, Carl Palmer, Keith Emerson, Tony Levin Trio, Brian Auger, Peter Hammill, Steve Hackett, Procol Harum, Jorma Kaukonen... e many more!
Wazza


La Stella Rossa Del Kinotto: intervista di Max Rock Polis


La Stella Rossa Del Kinotto -"La Stella Rossa Del Kinotto": anche In Molise si fa Prog

Intervista radiofonica di Max Rock Polis

Ogni regione italiana non sfugge a questa regola di tradizione, dovunque si vada si può sempre trovare qualcuno che faccia musica Prog, con passione e bravura. Anche il piccolo Molise ha il suo gruppo Prog composto da giovani artisti anche professionisti musicali, con collaborazioni di rilievo. Ce ne parla il loro cantante Giuseppe.

Eccoci qua con Giuseppe Bianchi cantante dei La Stella Rossa Del Kinotto. Siamo contenti che voi siate qui con noi. Gruppo Prog del Molise, mi sa che non siete così tanti da quelle parti a fare Prog.
“Ciao, grazie per averci ospitato. No no, siamo in pochi, esistiamo, in barba a quello che si dice in giro [ride ndr].”

Il Prog è una nostra grande tradizione. Partiamo con la domanda classica che incuriosisce: La Stella Rossa Del Kinotto, con la kappa: com'è che vi chiamate proprio così?
“Guarda, la storia è un pò complicata. All'inizio ci chiamavamo solo Stella Rossa, siamo nati il 10 maggio del 2006, allora andavamo al liceo tutti quanti, e partecipammo a un contest che aveva per tema la prevenzione contro l'abuso delle bevande alcoliche tra i giovani. In pratica eravamo un pò matti, poi ci siamo calmati, siamo saliti tutti quanti ubriachi sul palco. Ci hanno squalificato, abbiamo fatto una bella figuraccia [ride. ndr] e quindi dal concerto successivo abbiamo aggiunto del kinotto, che è una bevanda analcolica, per dare un senso di sobrietà. Questo è un fatto vero realmente accaduto, poi c'è un piccolo particolare: il nome Stella Rossa Del Kinotto ce l'ha suggerito un barista di Campobasso che aveva il locale di fronte alla sala prove dove siamo nati. “Come vi chiamate?” “Stella Rossa”. “Ah, è più bello stella rossa del kinotto”. Aggiudicato!”

Poi ci avete messo la kappa alla Skiantos, perché fa veramente figo.
“[ride, ndt] Era l'epoca che ascoltavamo “Ci piacciono le sbarbine”, “Italiano terrone che amo”, queste cose qui.”

Andate a dare il like ai La Stella Rossa Del Kinotto e a vedere il loro video. Avete fatto uscire un video molto bello per “Requie(m)” con questa emme tra parentesi. Ce ne vuoi parlare?
“Sì, “Requie(m)” è una storia molto triste, è ambientata nella zona portuale di Londra negli anni '50, la storia molto triste di una prostituta che muore di parto. Nel videoclip, con la regia del nostro bassista Alessio Di Lallo, abbiamo cercato di attualizzare questa storia parlando sempre degli ultimi, parlando quindi ad esempio di quelli che soffrono di casi di malasanità, quelli che hanno l'ospedale sempre troppo lontano, quelli che sono arrivati tardi e che quindi per questo non ce l'hanno fatta. Solo che nel nostro video gli ultimi si organizzano e mostrano una realtà più complessa di quello che sembrerebbe, ovvero un paese, il nostro, in cui le risorse economiche vengono sottratte alla sanità pubblica per ingrassare i profitti della sanità privata accreditata. È questo il tema centrale del nostro videoclip, con cui abbiamo voluto dire e mandare il messaggio che la sanità pubblica è garanzia per i diritti delle donne, i diritti di tutti. Io ci ho messo dei mio soprattutto nel finale, una sorta di momento lirico, di momento operistico che è la punta più alta della progressione del pezzo. “

Stella Rossa fa intuire infatti l'impegno sul sociale e sul politico, a parte l'ultima canzone che è un po' un divertissement.
“Ma sai, noi siamo nati nel 2006, questo album “La Stella Rossa Del Kinotto”, di otto tracce, raccoglie alcune delle canzoni che abbiamo scritto dal 2006 ad oggi, e abbiamo concluso con una bonus track molto particolare, molto grottesca “Due di picche”. Per il resto ci sono trattati dei temi molto importanti come il rifiuto della guerra, questo del video di “Requie(m)”, la nostra interpretazione della follia, cose un pò così.”



Il vostro stile è particolare, la tua è una voce da Folk emiliano e la usi in modo peculiare. Anche la vostra prima canzone è fatta in un modo particolare.
“L'album inizia con un'intuizione del nostro organista, Giuseppe Reale, che è anche il fondatore della band e il nostro compositore. Lui scrisse una ballata medievale parlando di un amore interrotto da una guerra, e decise di iniziare questa ballata con una danza estratta dal “Libro rosso di Montserrat”. Questo libro è un manoscritto risalente al quindicesimo secolo nel quale sono contenuti danze, canti profani, non sacri, che in quei tempi venivano utilizzate per intrattenere i pellegrini che arrivavano nel monastero di Montserrat vicino Barcellona. Naturalmente non è l'unica contaminazione che c'è nel nostro album, però l'album comincia con questa particolare danza medievale, suonata dalla chitarra classica di Luca De Cesare e dal violino di Alessandro Oliva.”

Fidatevi: un Progressive particolare, con contaminazioni di una certa italianità, una certa regionalità. Andate su Youtube a vedere “Requie(m)”. Ma per comprare questo album “La Stella Rossa Del Kinotto”?
“Allora, sono due giorni che è uscito il nostro videoclip su Youtube sul nostro canale “Tele Kinottorosso” e potete ascoltarci lì intanto. Sì, è la nostra web tv dove abbiamo fatto anche dei cortometraggi, programmi radiofonici, insomma dalla prossima settimana saremo su tutti gli store digitali, si potrà acquistare online. Se volete una copia fisica del CD del nostro album potete scriverci, contattarci direttamente attraverso la pagina FACEBOOK e vi daremo indicazioni più dettagliate.”

So che siete molto prolifici, siete usciti col primo album ma siete avanti col secondo. Nominiamo e salutiamo i tuoi compagni di viaggio.
“Abbiamo iniziato a lavorare al secondo album, sì. Abbiamo alla batteria Armin Siros, che è un insegnante di batteria di origini iraniane, però campobassano e vive a Roma. Al basso elettrico Alessio Di Lallo, che abbiamo detto è anche il regista del videoclip di “Requie(m)” e il fondatore della band assieme a Giuseppe Reale, che è il compositore di tutte queste melodie. Tra l'altro Alessio è un architetto e Giuseppe un neurologo che vive e lavora a Roma, è una specie di Enzo Jannacci: un medico musicista. Poi alla chitarra elettrica c'è Gianluca Vergalito, che è un musicista professionista come il batterista, anche lui di Campobasso e compositore dei nostro pezzi. Tra l'altro su Soundcloud trovate un suo pezzo bellissimo, “Diario di un amore lontano”, che Guido Marangoni di metal.it ha paragonato ai primi King Crimson. Poi alla chitarra classica c'è un maestro di chitarrista che è Luca De Cesare e infine per il disco siamo riusciti a collaborate con un fantastico violinista della provincia di Campobasso, Alessandro Oliva, che è stato primo violinista per l'orchestra sinfonica della Galizia in Spagna, l'orchestra sinfonica di Mantova, l'orchestra de L'Aquila. È un professionista nel campo delta musica classica con cui è stato un onore e un piacere collaborare. Il violino che sentite in “Requie(m)” è il suo, per me personalmente è sognante.”

Nominiamo “Rovine” ma siamo ai saluti finali. Grazie di aver partecipato Giuseppe, Stella rosa del kinotto.
“Allora io ti ringrazio a nome di tutti di averci ospitato, “Rovine” è una canzone di nove minuti dove ci sono gli assoli di Giuseppe, Gianluca e Armin, ci teniamo tanto, l'abbiamo scritta nel 2008. Grazie mille, ciao.”

sabato 21 luglio 2018

Il compleanno di Cat Stevens



Compie gli anni oggi, 21 luglio, Cat Stevens, un altro musicista che ha fatto da colonna sonora alla mia vita!

Happy Birthday…
Wazza

Nato da padre greco cipriota e madre svedese il giovane Steven cresce influenzato dalla musica popolare greca che si suonava sopra il ristorante del padre e dalla pittura appresa dallo zio quando, per un breve periodo, si trasferì in Svezia con la madre.
Imbraccia ben presto la chitarra e, verso la fine degli anni 60, esordisce con gli albumMatthew and Son e New Masters. Proprio in quel periodo adotta il nome darte Cat Stevens perché un’amica gli fece notare come i suoi occhi ricordassero quelli di un gatto.



Poco dopo si ammala di tubercolosi e trascorre un lungo periodo in ospedale, dove decide di lasciarsi crescere barba e capelli per poi ritornare, nel 1970, con due fantastici album quali Mona Bone Jakon e Tea for the Tillerman, a cui segue Teaser and the Firecat, del 1971.
Alcune delle canzoni contenute in questi dischi vengono usate per il film Harold e Maude.
 Tra i musicisti che hanno partecipato alle sue canzoni non vanno dimenticati Peter Gabriel al flauto (Genesis) e Rick Wakeman al pianoforte (Yes).
Nel 1977 rischia di annegare e si salva quasi per miracolo. Dopo questo episodio Cat Stevens si converte totalmente allislamismo tanto da mutare il suo nome darte, e di conseguenza la sua successiva discografia, in Yusuf Islam.

Il giorno 21... ricordando Francesco Di Giacomo



21 Luglio

"Ho notato che anche le persone che affermano
che tutto è già scritto e che non possiamo far nulla per cambiare il destino, si guardano intorno prima di attraversare la strada
."
(Stephen Hawking)

Ci sarai sempre… Buon viaggio Capitano
Wazza

«In quegli anni tutti erano convinti di cambiare il mondo e non sapevamo che il mondo avrebbe cambiato noi, come spesso accade. Di fondo però c'era una grande forza-spinta utopistica, volevamo far capire che la musica fa capire, risolve, non è solo estetica. Purtroppo però dal prog, spesso, è uscita fuori non solo una maniera di esprimersi ma anche un modo. Quando il modo diventa moda, è la fine. Quando c'è solo la forma, il contenuto è finito e anche quel desiderio di travalicare gli stili del blues e del rock, perché questo è il prog, andare sempre oltre e non fermarsi a certi schemi».
Francesco Di Giacomo


mercoledì 18 luglio 2018

Arturo Stalteri intervistato da Max Rock Polis


Arturo Stalteri, “Low and Loud”.  Piano e forte al pianoforte
Trascrizione dell’intervista radio realizzata da Max Rock Polis

Ci sono artisti venuti dagli anni d'oro del progressive italiano, non hanno mai smesso di suonare e, anzi, hanno trovato la loro strada differente e di successo in un genere affascinante come il “crossover”, che conta pochi esponenti all'attivo. Sarà perché bisogna essere davvero molto bravi e ispirati? Cerchiamo di capirlo con l'amico Arturo Stalteri, uno di loro, dalla straordinaria cultura musicale.

C'è qui con me Arturo Stalteri. Un grande album questo “Low and Loud”, convincente, presentato nelle varie Feltrinelli in Italia.
“Buonasera a tutti, ben ritrovati. Sì il lavoro è uscito il 19 gennaio, freschissimo di stampa. Dopo Roma andrò a Milano, Torino, Brindisi, Genova. La presentazione è abbastanza pressante e impegnativa, come è giusto che sia.”

Andare a dare il like alle sue due pagine Facebook: la personale e quella del suo fan club, dove potrete vedere tutte le volte che il maestro sarà a giro. Tu sei un grande professionista della musica da circa 40 anni. Se avete in mente la canzone di Rino Gaetano “Ma il cielo è sempre più blu”, Arturo è quello che lì suona il pianoforte. Hai fatto veramente grandi collaborazioni, anche con Battiato.
“E lì già era il '76, quindi questo fa capire quanti anni siano passati, ero adolescente.”

Ma il nostro scopo adesso è presentare il tuo “Low and loud”, album che può avere diverse traduzioni.
“Sì, è vero, io volevo chiamarlo piano forte perché è un omaggio al pianoforte, però in italiano non mi entusiasmava, ed esiste anche un disco di Suzanne Ciani che si chiama così. Mi sono detto “come sarebbe in inglese? Sarebbe soft and loud,” ma non mi suonava bene, invece “Low and loud” mi suona meglio. Low è più il termine basso come suono, come frequenza, ma è più bello e mi fa pensare a un disco di David Bowie degli anni '70 che io adoro che si chiama appunto “Low”. Quindi mi sono preso questa licenza poetica, anche perché il disco sfrutta un pò queste frequenze sommerse che abbiamo trattato, che abbiamo tirato fuori in post produzione. È un gioco di parole, una firma di libertà, non la traduzione letterale.”

Parliamo di “Tristes vagues”.
“Sì “Tristes vagues” è un pezzo che amo tantissimo. L'ho chiamato così in francese, volevo chiamarlo onde malinconiche, però in francese non mi suonava bene, allora ho detto “Tristes vagues”, anche se non penso che le onde siano tristi. Però il mare per me è triste d'estate, quando è invaso da una selva di bagnanti insopportabili, ma l'inverno diventa più bello, quindi è più pensato per un mare invernale.”

Abbiamo detto che sono dodici canzoni: otto tue e quattro cover.
“Quattro, ma in effetti una è più una rivisitazione molto mia di un pezzo di Bach, le altre sono delle cover, dei pezzi che ho rispettato, almeno nell'incedere melodico, ma poi li ho fatti un pò miei. Parlo dei Rolling Stones, di Rino Gaetano, di Pachelbel che è stato un grande artista della fine del seicento. Non Bach, ovviamente, che è stato il più grande di tutti e lo è tuttora, secondo me.”

Hai anche rifatto “Lady Jane”, appunto degli Stones.
“Sì, e pensa che quel pezzo è del '66, ha 51 anni ed era un brano un pò inusuale per loro, perché era un pezzo che ha respirato la musica inglese del '600: c'è il clavicembalo, il dulcimer, la chitarra acustica e la celesta, quindi proprio formazione anti Rock per eccellenza. Dimostra quanto gli Stones potessero fare altro oltre appunto al Rock, che sanno fare meravigliosamente.”

Questo ovviamente è solo l'ultimo tuo di una lunga serie di lavori solisti al pianoforte che tu hai fatto. Volendo dare una definizione per far capire, diamogli “crossover”, ma senza rinchiuderlo lì perché è qualcosa di diverso.
“Però in effetti io mi muovo come altri personaggi di oggi, che sono tutti amici, da Allevi a Einaudi a Cacciapaglia, in questo ambito di artisti che vengono dalla musica classica, che non hanno seguito le tendenze più estreme della musica contemporanea e sono rimasti melodici. Forse sono anche dei post romantici, che vengono dal minimalismo che ci ha stregato un pò tutti.”

Poi c'è un'altra cover di Rino Gaetano, che gli appassionati conoscono bene:“Agapito Malteni il ferroviere”.
“Viene dal primo disco di Rino. Io ancora non lo conoscevo a quei tempi, però era un pezzo che spesso dal vivo suonavamo. Facemmo pochi concerti insieme, però era uno dei nostri cavalli di battaglia.”

Lo diciamo: un certo Vincenzo che tutti conoscono affidò i Pierrot Lunaire a Rino. Disse loro “mettetevi accanto a questo ragazzo, arrangiategli un po' di pezzi.”.
“Sì infatti, Vincenzo Micocci era quello della It, il produttore che lanciò Venditti, De Gregori, tantissimi personaggi e noi come Pierrot Lunaire eravamo un po' come una sorta di gruppo esterno. Incidemmo per lui ma non eravamo nella sua linea, fu un caso che si interessò alla nostra musica. Quando Rino incise il primo disco Micocci ascoltò questo nuovo pezzo che era “Il cielo è sempre più blu” e ci chiese di dargli una mano per arrangiarlo. In realtà poi Rino non aveva alcun bisogno di noi, perché aveva le idee chiarissime: in studio inventò tutto lui. Io feci solo questo riff iniziale che comunque volle lui, quindi voglio dire quanto Rino fosse brano non solo come autore di musica e di testi, ma anche nel vestire le proprie canzoni.”

Con te non è possibile non fare questi tuffi nel passato. Ma se ti si chiedessero quali siano le differenze compositiva tra questo disco e quello precedente, “Préludes”?
“Poche. Ci sono differenze tra questi due dischi e i miei precedenti, nel senso che nei precedenti io elaboravo moltissimo i temi, tendevo a sviluppare. Questo è un retaggio che ho dalla musica classica, li rendevo non dico più macchinosi ma più complessi. Negli ultimi anni, forse conquista della maturità, ho imparato invece a lasciare i temi un pò più liberi, un pò più semplici nel lasciare che le idee rimangano quelle che sono e senza volerle per forza infarcire di troppe modulazioni. La differenza con i preludi è che i preludi sono ventidue, quindi son tutti pezzi molto brevi, qui sono solamente dodici, quindi sono pezzi più lunghi per cui mi sono lasciato anche più andare nel ripetere alcune melodie e sono tornato a un certo minimalismo, in certi momenti.”

Ricordiamo, se qualcuno volesse i tuoi CD, non solo l'ultimo “Low and loud” ma anche i tuoi precedenti come potrebbe fare, dove li potrebbe trovare?
“Nelle Feltrinelli ora sono distribuiti molto bene, anche quest'ultimo lo sto vendendo moltissimo anche tra le novità esposte e mi fa piacere. Però ovviamente tutti i vari siti da Amazon a Ibs a Mondadori, ai siti stranieri:insomma sono facilmente reperibile. Una cosa che mi fa piacere è anche che i dischi incisi più di 20 anni fa continuano a essere ristampati e questo insomma dimostra che c'è ancora un interesse a compare musica anche del passato.”

Addirittura hanno ristampato in vinile il tuo primo, l'omonimo del Pierrot Lunaire.
“Esatto, il primo, e hanno ristampato anche il mio secondo disco come solista, “E il pavone parlò alla Luna” che si trovava solo in versione molto limitata. Ultimamente lo ha fatto la Cinedelic in una confezione scintillante, e anche molto cara devo dire: 25 Euro. Però è vinile pesante, è abbastanza bello anche dal punto di vista estetico.”

Quando c'è qualità, storia, energia non starei tanto a guardare in faccia ai 15 o 25 Euro. Questa musica non stanca mai, per quanto sia “solo” piano: è emozionante, più la ascolti e più la scopri.
“Questo mi fa piacere, io cerco semplicemente di essere onesto, sincero. Compongo e scrivo quello che mi viene da suonare senza cercare di pensare a un riscontro, poi se raggiunge qualcuno mi fa piacere. Mi diceva Giovanni Allevi, che io stimo, è un amico, anche se sembra quasi diventato sport nazionale parlarne male, che lui ha comunque una grande fortuna. Lui scrive delle cose e per qualche motivo arrivano alla gente. Questo è vero, da una parte è un pregio perché gli permette di essere molto popolare e da un'altra gli attira anche le ire dei più, diciamo, rigorosi. Tutto sommato alla fine qualsiasi cosa farai Ci sarà sempre qualcuno che verrà a parlare male di te. Però l'importante, lo ripeto, è essere sinceri: se sbagli almeno lo fai con le tue reali possibilità e non cercando di fare un'operazione commerciale.”

Chiaramente non esiste l'autore universale, osannato da tutti…
“Certamente, pensa che alcune sinfonie di Beethoven vennero considerate, ai tempi, della musica solamente per fare baccano. “Beethoven è pronto per il manicomio” scrivevano alcuni giornali, e adesso è considerato un classico per eccellenza. O Stravinskij, Debussy: è lo stesso. Senza volersi paragonare ovviamente a questi meravigliosi artisti del passato a cui io non posso assolutamente avvicinarmi neanche lontanamente.”

Diciamo però che tu e gli altri del crossover state portando avanti una certa evoluzione. È una classica da anni 2000, proiettata verso il futuro.
“Sì credo di sì, nel nostro piccolo cerchiamo di dare il nostro contributo. Certo è fatta da artisti che hanno ascoltato la musica degli ultimi 40 anni quindi ovviamente che hanno sentito da Michael Jackson a Phlilip Glass a Charrino quindi indubbiamente c'è una scuola dietro che credo poi, spero almeno, emerga all'interno delle nostre composizioni.”

Parliamo de “La vertigine del tempo”.
“Eh, grande cruccio: il tempo che scorre. Il pezzo più lungo del disco, il tempo che mi angoscia perché è una sorta di predatore che ci aspetta al varco e che ci porterà verso questo buco nero dal quale non so se emergeremo mai. Sono un pò nichilista in questo senso [ride, ndr].”



Non è l'unico pezzo ispirato a tuoi pensieri, a tue letture. Ad esempio ce n'è uno ispirato a Tolkien.
“Sì, quello che abbiamo ascoltato in apertura, “Un viaggio inaspettato”. Tolkien è un mio grande amore da quando ero veramente adolescente: quando lessi “Il signore degli anelli” per la prima volta avevo 16 anni, poi l'ho letto altre tre, quattro volte. Mi piace pensare a quell'atmosfera, a quei personaggi, a quel che diciamo e anche a qualche pensiero abbastanza triste, perché quello è un libro molto nero, molto scuro, in cui in realtà il male vince sul bene, anche se per qualche motivo sembra che il bene abbia vinto, ma non è così. Mi ha sempre accompagnato nella mia vita e non è un caso che sia un artista che credo abbia influenzato il maggior numero di dischi, di musica non solo Rock, mai pubblicati pensando a un libro. Quindi senza dubbio è molto evocativo.”

Anche nel tuo precedente CD c'è “Eowyn”.
“Sì, c'è un mio disco intero dedicato a lui: si chiama “Rings”. Poi un altro degli anni '70 “Early rings”, e ci sarà forse un brano anche nel prossimo [ride, ndr].”

Hai scritto pure “Gli artigli di Cat Woman”, un altro richiamo letterario.
“Ah, amo Cat Woman: è un personaggio meraviglioso, che metà è bene e metà è male come dice Batman “io e te siamo uguali per questo”.”

Ma esiste un processo compositivo su cui tu ti basi per fare i dischi o è più un “stamani mi sono svegliato con un motivetto in testa e ho provato a metterlo in note”?
“Guarda, questa seconda cosa che hai detto è accaduta pochissime volte: per un notturno, per un pezzo che stava su “Syriarise”, un vecchio disco [suo album del 1992, ndr]. La maggior parte delle volte non è così, o almeno non è così per me, nel senso che di solito i pezzi nascono sulla tastiera. Io studio chiaramente ogni giorno perché la tecnica va affinata, mi piace riprendere alcuni pezzi anche classici e spesso mi lascio anche andare, cioè improvviso e registro quel che suono. Quando poi vado a riascoltare, trovo spesso qualche cellula tematica che mi sembra bella, che vale la pena di sviluppare, e da lì poi nascono i pezzi. Quindi l'idea dell'ispirazione improvvisa che ti prende e corri al pianoforte non mi appartiene, però sicuramente ad altri sì.”

Per fare questi pezzi al pianoforte ci vuole sicuramente esercizio.
“Secondo me un'altra cosa importante è ascoltare tanta musica, cosa che io faccio, perché comunque è un nutrimento. Anche se tu fai la tua musica è importante quello che tu hai ascoltato, cioè Beethoven senza Bach non sarebbe mai esistito. È la stessa cosa per noi, cioè la musica che abbiamo ascoltato in qualche modo rientra in quello che poi proponiamo, ovviamente filtrata attraverso una personalità che debba dare anche un'impronta più unica, più originale.”

La tua “Mon jardin” è una poesia in musica, che ti culla.
“È quello che volevo. Mi fa pensare a una persona che ogni mattina esce da casa, va nel suo giardino e si perde, coltiva le rose. Io odio i giardini, nel senso che avevo dei fiori a casa e sono morti tutti [ride, ndr], però mi piace l'idea di dimenticare un pò il tempo, gli anni, ed essere perduti in questo orto, in questo giardino. La musica è una sorta di mio giardino privato, questo mio “Jardin clos” come direbbe Wim Mertens che ha inciso un disco molto bello, per me di grande ispirazione, almeno fino a qualche tempo fa molto presente.”

In questo e in altri CD si può ritrovare tanta ispirazione e ti lascia qualcosa dentro: è ciò che riesce a fare un uomo col suo pianoforte. L'ultima canzone che sentiremo è “Dionisio si diverte”, un pezzo allegro, rapido.
“Hai ragione, “Dionisio si diverte” è nato per caso, su commissione in realtà perché qualche anno fa ho suonato per una rassegna dedicata proprio a questo dio dell'ebbrezza, della natura, che rappresenta un po' anche gli istinti naturali dell'uomo, che molto spesso noi frustriamo e cerchiamo di imbrigliare, quindi poi si scatenano in maniera molto più pericolosa. L'ho voluto mettere in questo disco.”

Ultima domanda. Visto che Arturo ha fondato insieme a Chiocchio nei primi anni '70 un gruppo Prog, i Pierrot Lunaire, ti viene voglia di tornare a certe sonorità in questi anni '10 che c'è un revival?
“Fino ad adesso non è successo, nel senso che per me appartiene a un passato che non rinnego, che mi ha dato molto ma che non mi appartiene più. Però nel prossimo disco, perché io purtroppo ho questo dramma che appena finisco un disco mi viene già in mente quello che farò dopo [ride, ndr], al 90 per cento ci sarà un omaggio a un grandissimo del Progressive che studiavo: Keith Emerson, che per me è stato un genio del pianoforte e non solo. Riletto nel mio stile ma col dovuto rispetto nei confronti di un artista che al pianoforte era straordinario, lo posso dire. Forse pochi si rendono conto di quanto fosse bravo, considerando che non aveva fatto mai il conservatorio, cioè ha studiato privatamente e suonava Prokofiev e Bartok come pochi.”

Arturo non ci darà tempi dispari ma i suoi sono grandi CD. Andate sul suo profilo e sulla fan page a prendervi “Low and loud”. Un grosso ringraziamento per esser venuto qui e break a leg per il futuro.
“E io ti rispondo con viva il lupo all'italiana [ride, ndr]. Un saluto a tutti!.”

Wings: accadeva nell'estate del 1971


Era l'estate del 1971 quando l'ormai ex Beatles sente il bisogno di riformare una band. Raduna nel suo eremo in Scozia Denny Seiwell (già batterista nel suo album solista Ram), l'ex chitarrista dei Moody Blues Denny Lane, ed insieme alla moglie Linda, dà vita ai Wings.

Il primo album, "Wild Life", fu bocciato dalla critica, ma due anni dopo, nel 1973, la band fece il "botto" con “Band on the Run”, che rimase in classifica per ben due anni!


Dopo la morte di Lennon (per paura che potesse succedere anche a lui…) Paul McCartney decise di non tenere più concerti dal vivo; la cosa fece arrabbiare Danny Lane, e nel 1981 il gruppo si sciolse...
Un battito di ali durato 10 anni…
Wazza