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martedì 29 settembre 2020

Compie gli anni Jean-Luc Ponty

Compie gli anni oggi, 29 settembre, Jean-Luc Ponty, violinista francese che spazia tra jazz-fusion-rock prog.

Fu uno dei primi ad usare il violino elettrico.

Collabora per molti anni con Frank Zappa, e nel 2014 forma una band con Jon Anderson, ex cantante degli Yes

Happy Birthday Jean-Luc!

Wazza


Jean-Luc Ponty (Avranches, 29 settembre 1942) è un violinista francese, interprete di musica jazz fusion.

Dopo gli studi classici al conservatorio di Parigi, si dedicò al jazz guidato dalla passione per Miles Davis e John Coltrane. Ha lavorato con Stéphane Grappelli, la Mahavishnu Orchestra, Elton John, Franco Cerri, Alan Sorrenti partecipando all'album Aria, Daryl Stuermer e, soprattutto, con Frank Zappa.

Nel 1977 ha precorso l'uso del violino elettrico a cinque corde, con una corda più bassa accordata sul do. Ha anche utilizzato violini a sei corde (Violectra) con corde di basso in do e fa. Ponty è stato anche tra i primi a combinare il violino con MIDI, e distorsori.

Nel 2005 Ponty ha formato il "supergruppo" TRIO! con il leggendario bassista Stanley Clarke ed il virtuoso del Banjo Béla Fleck. 








lunedì 28 settembre 2020

Compie gli anni Paul Burgess


Compie gli anni oggi, 28 settembre, Paul Burgess, batterista.

Ha suonato con 10cc, Camel, Magna Carta, in trio con Nicol & Kemp.

Ma quello che ha “valorizzato” il suo curriculum e il fatto che nel 1982 sostituì Gerry Conway, nei Jethro Tull, per il tour nord americano.

Happy Birthday Paul!

Wazza

Trio insieme a Ken Nicol (Albion Band) e Rick Kemp (Steeleye Span)

Il 28 agosto 1982 al Festival di Nostell Priory (Theakston Music Festival), debuttava come batterista nei Jethro Tull Paul Burgess, batterista dei 10cc (che ad Anderson non piacevano Ndr).

Resterà fino alla fine del tour americano (ottobre 1982).

Paul tornerà ancora in studio con i Jethro Tull, nel 1985 per suonare sul disco “A Classic Case”, una raccolta dei brani dei Tull riarrangiati da David Palmer, e suonati insieme alla London Symphony Orchestra.

 







Fine Usa Tour 1982 – Paul Burgess è il terzo da sinistra



sabato 26 settembre 2020

John Bonham: per non dimenticare

25 settembre 1980 - Starway to heaven... or hell!

Fine settembre 1980, i Led Zeppelin sono riuniti nella villa di Jimmy Page per le prove in vista di un eventuale ritorno sulle scene. John Bonham arriva già "brillo" e continua a bere, sembra "40 bicchieri di vodka"; viste le sue condizioni viene portato in una stanza dove viene lasciato dormire. La mattina dopo, 25 settembre 1980, John Paul Jones e il manager lo trovano morto, soffocato dal suo stesso vomito!

Se ne andava così a 32 anni il grande batterista dei Led Zeppelin, innovatore della batteria, caposcuola per l'hard rock, heavy metal, rock blues.

Con i Led Zeppelin ha macinato tour, dischi d'oro, riconoscimenti; nel 2011 i lettori di Rolling Stone Magazine lo dichiarano "miglior batterista di tutti i tempi"

Ma a causa di una vita fatta di eccessi, droghe alcol e sesso sfrenato (!!!), la sua carriera è andata rapidamente in declino. Rimarrà sempre il "Bonzo" che ancora oggi ci scuote, e non riusciamo a trattenerci, quando ascoltiamo, "Black Dog" "Moby Dick" "Immigrant Song".

Il Pensiero di alcuni "colleghi"...

«La batteria non c'entrava. John si sedette dietro un kit in miniatura: una cassa da 18", un rullante alto 4", un tom da 12" e uno da 14"... ed era quel suono! Rimasi annichilito da quello che stavo sentendo, e da come lo stava suonando: da quel minuscolo kit stava uscendo il sound dei Led Zeppelin!»

Dave Mattacks, Fairport Convention

Memories: Ringo Starr e John Bonham, cose da batteristi

«Avevamo ottenuto un backstage pass per le due serate del festival di Knebworth [1979, NdA]. Bonham arrivò insieme a suo figlio e si sedette alla batteria per controllare l'accordatura. L'impianto di amplificazione non era ancora acceso, e lui fece qualche acciaccatura: il palco iniziò a tremare, io e John Deacon ci guardammo negli occhi, e ci abbracciammo».

(Roger Taylor - Queen)

Alcune sue "bravate"

Una volta John Bonham invitò Glenn Hughes a fare un viaggio sulla sua nuova e lussuosa macchina. Il batterista andò a sbattere dritto contro un muro e abbandonò la macchina. Il giorno dopo Hughes lo incontrò su una nuova lussuosa macchina e gli chiese che cosa avesse fatto con la vecchia macchina. Bonham rispose: "Quale macchina?".

Nel 1976 si recò ubriaco nel backstage del "Nassau Coliseum" di Long Island durante un concerto dei Deep Purple. Quando notò un microfono libero salì sul palco prima che i roadies potessero fermarlo; il gruppo smise di suonare mentre Bonham urlava al microfono: "Sono John Bonham dei Led Zeppelin e voglio semplicemente annunciarvi che abbiamo un nuovo album in uscita: si chiama “Presence” e, cazzo, è fantastico!".

Prima di andarsene si voltò verso il chitarrista dei Deep Purple e lo insultò dicendo: "E per quanto riguarda Tommy Bolin, non sa suonare una merda!".



Band of joy 1968 , con John Paul Jones e Robert Plant 

 



venerdì 25 settembre 2020

I Creedence Clearwater Revival nel settembre del 1969

Settembre del 1969 i CREEDENCE CLEARWATER REVIVAL raggiungono la vetta della classifica UK con il singolo "Bad Moon Rising"

Nel settembre del 1969 i Creedence Clearwater Revival, dopo aver partecipato all’Ed Sullivan Show e dopo aver scalato le classifiche con “Proud Mary”, arrivano alla testa della classifica in UK con il singolo “Bad Moon Rising” confermando il loro momento d’oro.

Di tutto un Pop…

Wazza


Bad Moon Rising

John Fogerty era entusiasta della sua ES-175, con cui registrò Proud Mary, ma quando stavano per iniziare a registrare il loro nuovo album, gli rubarono la chitarra. Invece di comprarne un’altra, Fogerty decise che fosse arrivato il momento di acquistare una Les Paul. Così andò al negozio più vicino e comprò una Custom nera. Il primo pezzo che avrebbe registrato con quella chitarra sarebbe stato Bad Moon Rising, un'altra delle tante canzoni irresistibili della sua carriera, numero uno nelle classifiche britanniche e numero due negli Stati Uniti. Il suo lavoro sulla chitarra ricorda le canzoni di Elvis ai tempi della Sun mentre il resto della band lo segue con un groove perfetto.   

THIS DAY IN 1969 - Proud Mary climbs to number one on the Inter-Collegiate 50 Chart






giovedì 24 settembre 2020

THE IKAN METHOD - “BLUE SUN”, di Evandro Piantelli

THE IKAN METHOD - “BLUE SUN”
 (2020, MA.RA.CASH RECORDS)
Di Evandro Piantelli
Articolo già pubblicato su MAT2020 di agosto

Luca Grosso (classe 1972) è un musicista dalla lunga esperienza, che ha partecipato a innumerevoli progetti. Ha fatto parte dei Projecto e dei Beggar's Farm, ha suonato a lungo col cantautore Aldo Ascolese e ha collaborato col musicista Vincenzo Ricca a due capitoli di The Rome Pro(g)ject, fino ad arrivare ai Mindlight, band di metal-prog di cui sta per essere pubblicato il primo lavoro.

The Ikan Method, invece, è una creatura personale di Luca, che lo stesso ha costruito raccogliendo un pugno di amici musicisti e per la quale ha scritto tutte le musiche ed i testi, suonando la batteria e le tastiere. Il leitmotiv del disco è uno sguardo malinconico sulla nostra società, dove imperversa la tecnologia, ma dove l'uomo è sempre più solo (il titolo Blue Sun – sole triste – racchiude perfettamente il messaggio del disco) e solo con la volontà di un vero cambiamento nel nostro modo di vivere potremo migliorare le cose.

Abbiamo detto che in questa sua avventura Luca ha coinvolto una serie di compagni di viaggio. Vediamo chi sono. Il chitarrista Marcello Chiaraluce (M. Chiaraluce Band), il cantante Davide Garbarino (Mindlight), il bassista Fabio Zunino (Shadows of steel), nonché gli ospiti PJ Abba alle tastiere e Giacomo Grosso al flauto.

Il disco degli Ikan Method si inserisce nel filone del rock progressivo con venature metal, abbinando sonorità classiche con altre decisamente più moderne, creando una miscela interessante.
Si parte con “The great opening”, un brano maestoso dove sorprende l'equilibrio nell'uso degli strumenti. Ottimo l'assolo di chitarra ricco di sfumature hard rock nella parte finale del brano. 
La successiva “The journey” (interamente strumentale) vede un maggior utilizzo delle tastiere e si avvicina di più alle atmosfere cupe degli IQ, con la chitarra che ricorda ai primi Marillion. Tastiere di impronta Genesis caratterizzano, invece, “No more lies” un brano il cui testo parla della crisi (morale/ambientale/sociale) del mondo di oggi (ci si chiede: “What kind of world are we leaving to our sons?”). Una bella canzone, con molti cambi di ritmo. Segue“The long way to madness”, un altro pezzo strumentale che, a mio parere, deve qualcosa ai Rush.
The storm”, con i suoi 9'.05” di durata, è il brano più lungo dell'album e vede la presenza del delizioso flauto di Giacomo Grosso. Sonorità molto seventies in un pezzo che gli amanti del prog classico apprezzeranno sicuramente. “Golden cage” racconta della vita frenetica dell'uomo moderno passata a correre nella ricerca di un benessere fittizio che lo porta a vivere, appunto, in una gabbia dorata. Una canzone dal testo amaro, caratterizzata da un bel gioco di tastiere. Uno dei pezzi più stimolanti del lavoro (https://www.youtube.com/watch?v=VuZdMLKzUyU).
“Time lost” e “Blue sun” (brano che dà il titolo al disco) sono altri due brani strumentali, più rock il primo, più dolce (a tratti struggente) il secondo.
“Changes” è il pezzo conclusivo dell'album. Il testo parla del senso di frustrazione di chi vive nel mondo d'oggi e della voglia di cambiamenti positivi (“I am so confused … I just want to get out of here”), mentre la musica, prima più riflessiva e poi epica, si abbina perfettamente ai temi trattati.

Al termine dell'ascolto di Blue Sun devo dire che questo lavoro di Luca Grosso e dei suoi compagni d'avventura mi ha colpito molto positivamente. I temi musicali sono intriganti con arrangiamenti in equilibrio tra progressive rock e metal, senza l'uso esagerato di tastiere che spesso caratterizza il primo, ma anche evitando certi estremismi chitarristici del secondo. Aggiungo che, a volte, nei dischi dei gruppi italiani un punto dolente è la parte vocale. Non è il caso di questo lavoro dove la voce potente di Davide Garbarino si dimostra sicura su tutti i registi.
Nel complesso un disco decisamente riuscito che si ascolta con grande piacere e che, al contempo, ci fa riflettere sul nostro modo di vivere. Dopo quello che è successo negli ultimi mesi, forse, è veramente arrivato il momento di fare dei cambiamenti.

TRACKLIST
1. The Great Opening
2. The Journey
3. No More Lies
4. The Long Way To Madness
5. The Storm
6. Golden Cage
7. Time Lost
8. Blue Sun
9. Changes

LINE - UP
Davide Garbarino - Voce
Marcello Chiaraluce - Chitarra
Fabio Zunino - Basso
Luca Grosso - Batteria/Tastiere

OSPITI
PJ Abba – Tastuere in “Time Lost”
Giacomo Grosso – Flauto in “The Storm”

CONTATTI

Musica e liriche scritte da Luca Grosso




mercoledì 23 settembre 2020

Led Zeppelin in Giappone nel settembre del 1971

Led Zeppelin, 1971

Inizia il 23 settembre 1971 il primo tour giapponese dei Led Zeppelin, che si concluderà il 29 settembre.

Sembra che, oltre a suonare, fecero incetta di cineprese e macchine fotografiche: all’epoca quella parte del mondo era all’avanguardia dal punto di vista tecnologico.

Di tutto un Pop…

Wazza


Led Zeppelin (Japan, 1971), unusual jam session on borrowed instruments






martedì 22 settembre 2020

Pop Rock Meeting: era il settembre del 1971

Il 22 settembre 1971 iniziava il “Pop Rock Meeting” di Novate, piccola cittadina in provincia di Milano, organizzato da Pino Tuccimei, Francesco Sanavio e Franco Mamone.

Oltre ad esibirsi nomi già affermati - come gli inglesi Colosseum, i canadesi Ocean, i “quasi famosi” New Trolls, i Delirium, Mia Martini, gli Osanna, Le Orme, la Premiata Forneria Marconi -, vennero invitati anche gli “emergenti” Banco del Mutuo Soccorso, il Balletto di Bronzo, Nuova Idea, Il Punto, Trip, Quelle strane Cose Che, Gleemen… una specie di “talent show”, che si tenne al Palasport di Novate, e finì il 24 settembre.

La leggenda racconta che John Hiseman talentuoso batterista dei Colosseum, si “innamorò” artisticamente di Franco Mussida, giovane chitarrista della PFM, chiedendo a Mamome “how mach”; per fortuna non se ne fece nulla, anche perché i Colosseum, dopo due mesi si sciolsero, mentre la PFM inizio la carriera che tutti conosciamo.

Sembra che il termine “progressive rock” fu coniato per la prima volta durante questi tre giorni di festival.

Un altro gruppo a cui Novate portò fortuna fu il Banco del Mutuo Soccorso. Anche se il viaggio per i “ragazzi” fu un incubo - strumenti e musicisti stipati dentro un pulmino che, se non erro, si ruppe per ben due volte durante il viaggio - fu l’unico gruppo a suonare per tutte e tre le serate, anche se ad orari assurdi, nel primo pomeriggio o a notte fonda.

Nella serata finale, tra il pubblico c’era anche Sandro Colombini della Ricordi. Franco Mamone visto il “talento” dei ragazzi, organizzò una serata al “Carta Vetrata” di Bollate, invitando Colombini ed altri discografici della Ricordi, da lì agli studi di via dei Cinquecento a Milano per un provino: fu quella la pista di lancio per il Banco del Mutuo Soccorso!

Di tutto un Pop…

Wazza


PREMIATA FORNERIA MARCONI  1971

Novate Milanese near Milano Italy Colosseum tour 23/9/1971

Primo Manifesto Osanna -Marzo 1971

Banco del Mutuo Soccorso



 


                                                              New Trolls nel 1971

Colosseum

Mia Martini, 1971