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lunedì 22 maggio 2017

Desert Wizards: il video che anticipa il nuovo album...


“The Man Who Rode The Time” è il singolo dei Desert Wizards estratto da Beyond The Gates of The Cosmic Kingdom, in prossima uscita con Black Widow Records: si tratta di un album che racchiude otto brani ai quali abbiamo lavorato a lungo e che finalmente vedono il loro percorso portato a conclusione.



Racconta la band…

L'idea di girare un video aleggiava all'interno della band già da un pò. Ai tempi del nostro secondo Lp, "Ravens", nel 2013, ne era già stata presa in considerazione l'opportunità, ma poi visti i tempi stretti di uscita le cose ci sfuggirono un pò di mano e decidemmo di rimandare al futuro, e il futuro ci è cascato in mano con questa "The Man Who Rode The Time" cioè "L'uomo che cavalcò il Tempo", primo singolo estratto dal nostro nuovo lavoro  " Beyond The Gates Of The Cosmic Kingdom", in prossima uscita con Black Widow.
Il pezzo fa parte di un lavoro più ampio dalla gestazione lunga e travagliata. Da principio eravamo un pò indecisi se utilizzare proprio questo pezzo per il videoclip, un pò per la sua durata non indifferente, un pò per la difficoltà del tema trattato. 



Quasi sei minuti per brano che parla di un viaggio spaziotemporale ci sembrava una bella montagna da scalare, tuttavia questo pezzo ce lo sentivamo addosso e rappresentava alla perfezione l'essenza dell'album, così abbiamo portato questa montagna ad Angelo Pariano che è lo sceneggiatore e regista del clip il quale, innamoratosi del pezzo al primo ascolto, ci chiese un pò di tempo per ragionare sul come poter renderne al meglio il concetto in uno stile che ci contraddistinguesse. Quando lo reincontrammo aveva le idee molto chiare sulla direzione da prendere e a noi queste idee piacquero subito. Si presentò successivamente il problema dell'attore, e non era un problema da poco visto che avrebbe coperto la maggior parte della clip. La scelta è ricaduta su Alessandro Baldassari che, oltre ad essere un attore cimentatosi già in diversi cortometraggi per il cinema indipendente locale, era legato alla band da un rapporto di stretta amicizia. Alessandro accettò immediatamente il ruolo immergendosi a capofitto nella parte. La location del video è stata scelta senza indugi, si tratta del luogo in cui i Desert Wizards sono cresciuti, gli ambienti delle estenuanti jam, del primo Demo, del sudore e delle fatiche, la casa in cui in una notte a cavallo tra due concerti adiacenti venimmo derubati di tutti i nostri averi musicali, insomma i luoghi della nascita morte e resurrezione band stessa. Un luogo molto simbolico ed evocativo per noi.


Il video racconta delle frustrazioni dell'uomo posto per sua natura nella condizione di non poter modificare gli eventi spaziotemporali, nient'altro che il significato intrinseco del testo del brano, che ci pone dinnanzi ad un astronauta che tenta di compiere un salto nel tempo per poi ritrovarsi disperso in una dimensione sconosciuta, solo con i suoi fantasmi e i suoi rimorsi. Sono sempre stato attratto ed affascinato da questo tema e di come l'uomo viva questa sua condizione di essere, di come la vita stessa che per come noi la percepiamo - lo scorrere lineare del tempo dal passato al futuro istante dopo istante -, porti con se eventi talmente forti da poter cambiare l'anima di una persona per sempre. Tutti noi abbiamo il desiderio di voler cambiare qualcosa del nostro vissuto, e questo per alcuni può diventare davvero un’ossessione, trascinando l'animo umano in un vortice senza uscita. Nella clip, a proposito di questo tema, è presente una breve porzione di video in cui compare Silvia Briganti, una ragazza scomparsa qualche anno fa a causa di un brutto incidente stradale di cui il regista Alberto Donati conservava questo piccolo cameo, e che ci ha gentilmente concesso. A tal proposito vogliamo sentitamente ringraziare Matteo Lamargese e l'intera famiglia di Silvia per averci donato il permesso di omaggiarla con questo nostro lavoro.


BIOGRAFIA DELLA BAND

I Desert Wizards si formano nel 2007 per volere di quattro amici musicisti ravennati che, pur condividendo l’amore per il sound tipico della musica psichedelica ed hard rock settantiana, non hanno mai avuto occasione di collaborare. I quattro, come la tradizione del genere in questione vuole, si dedicano a mesi di estenuanti jam e improvvisazioni, dalle quali scaturiscono le fondamenta dei primi brani. Le registrazioni rudimentali raccolgono un pugno di canzoni riprese in tutta la loro crudezza, la band così pensa che sia giunto il momento di registrare un demo omonimo che vede la luce nel gennaio del 2008. Il demo, oggi praticamente introvabile, contiene cinque tracce di puro hard rock psichedelico, l’essenza madre della band. Grazie al suo successo nell’underground ravennate i Desert Wizards cominciano a muovere i primi passi sui palchi della zona, decidendo dopo un anno di costruire qualcosa di più importante, così si rinchiudono nuovamente nel loro covo e si rigettano in lunghe jam, prediligendo di gran lunga questo modo di comporre musica piuttosto che costruire pezzi a tavolino. Il risultato è “Dos”, il primo full lenght totalmente autoprodotto dai quattro. Un album vero e senza fronzoli che racconta in modo sognante ed evocativo il loro percorso musicale. Questo lavoro cattura l’attenzione della Black Widow Records, sempre attenta a scovare talenti nascosti nella scena vintage rock italiana. Nel 2010 viene così rilasciata, tramite l’etichetta discografica, una nuova versione di “DOS” chiamata semplicemente “Desert Wizards”, il materiale viene rimaneggiato ed affidato ad una produzione professionale, ma senza snaturare il sound tipico della band. L’album è ben accolto dalla critica di settore ricevendo recensioni positive ed ottiene un buon riscontro di vendite. Nell’ anno successivo “The Lisergic Show”, tratta dall’album in questione, viene inserita nella raccolta “Hard Rock Explosion” nella quale i Desert Wizards si affiancano ad artisti come Pentagram, L’Impero Delle Ombre e Wicked Minds. Nel 2012 vengono contattati da Mag Music ed incidono la cover di “Childhood’s End” tratta dall’album “Obscured by Clouds”, del 1972, che viene poi pubblicata in “One Of My Turns” sempre nello stesso anno. Si tratta di un album tributo ai Pink Floyd che vede partecipare band provenienti da tutto lo stivale. I quattro ravennati però non sazi ed in preda alla loro fame compositiva, alla fine dello stesso anno si ritrovano con una quantità di materiale tale da poter realizzare quasi due full lenght, dal quale ricavano “Ravens”, seconda avventura discografica condivisa con Black Widow Records. L’album viene pubblicato nel 2013 e viene presa la decisione di proporlo anche in versione vinile, il quale va esaurito in poco tempo. L’etichetta affida il lavoro ad una distribuzione internazionale che permette alla band di farsi conoscere in diversi paesi, ricevendo ottimi responsi sia di critica che di vendite. E’ nuovamente una produzione in pieno stile Desert Wizards, dove le parti più dure in deciso stile Black Sabbath lasciano spazio a distensioni ed atmosfere più Floydiane e Doorsiane. In seguito la band inizia a sperimentare sonorità sempre più vintage introducendo il Synth nel proprio repertorio musicale, le Jam lasciano ampio respiro agli effetti per la modulazione del suono e comincia un lunghissimo lavoro compositivo che vede fine al termine del 2015. I pezzi che ne vengono estratti sono frutto di estenuanti arrangiamenti e ricerche del suono, punto sul quale la band non vuole più scendere a compromessi. Nel 2016 terminano le registrazioni e vede luce “Beyond The Gates Of The Cosmic Kingdom”, ultima, più lunga e meticolosa fatica della band. Nel mese di maggio i Desert Wizards pubblicano il video di “The Man Who Rode The Time”, singolo estratto dall’album in oggetto che sarà disponibile sempre tramite Black Widow Records da luglio 2017, sia in versione vinile che compact disc.


Membri del gruppo

Marco Mambelli: Vox/Bass/Sinth
Marco Goti: Guitars
Anna Fabbri: Organ/Vox
Silvio Dalla Valle: Drums



domenica 21 maggio 2017

Il giorno 21 dedicato a Francesco Di Giacomo

foto di Daniele Ferretti

21 Maggio

" C'è una crepa in ogni cosa, ma è da lì che entra la luce"
(Leonard Cohen)

Ci sarai sempre... Buon viaggio  Capitano !


Il ricordo di Guido Bellachioma
  
 “… e mi viene da pensare a quante volte ho scritto canzoni, con la mano piena di rabbia e di convinzioni” ”E mi viene da pensare, dallalbum “Canto di primavera” - 1979, 21 febbraio 2014: immensa tristezza, è morta una persona cara… è scomparsa una parte della musica stessadi cui era voce, anima, operaio e sublime artista al tempo stesso, non solo nel cammino col Banco del Mutuo Soccorso. In questi giorni non ho voglia di parlare di musica, di elencare quanti dischi avesse inciso Francesco Big Di Giacomo, il più grande cantante nella storia del rock italiano insieme a Demetrio Stratos degli Area, su Internet si trova di tutto e di più in un altro momento mi piacerebbe farlo per i dischi che non ha pubblicato, vedi Cenerentola, la parte mancante con le musiche del romano Paolo Sentinelli ora ho solo voglia di parlare di Francesco…

 NONOSTANTE IL GIURAMENTO Avevo giurato di non farlo. Non ce l'ho fatta a mantenere questa promessa, mentivo a me stesso sapendo di farlo… avevo perso in partenza. Mi sono armato di coraggio e sono andato a trovarlo, nonostante nella mia vita sia stato pochissime volte in quei... posti, di cui odio pronunciare persino il nome, che hanno uno strano odore. Più che di morte di malinconia, quasi il dolore stordisse i sensi, sorta dindotta autodifesa, impossibilità di vivere tutto il dolore che precipita addosso in quei momenti… da soli pur in mezzo alla gente. Ci sono stato a forza per mia madre e mio padre, preferisco ricordare le persone con la linfa della vita che scorre. Non ho paura della morte, forse perché amo tanto la vita, come lamava Francesco. Ho pensato a quel suo modo strascicato di apostrofarmi, un po’.. prendendomi in giro: “”A Bellachio, che stai a fa? Sempre a traffica…stò rock progressivo! Guarda che io so bravo a fare pure altre cose…

 IL FADO, GLI ANIMALS, I BEATLES E LE SUE STORIE DI VITA E bravo lo era sul serio. Mica solo a giocare” con la musica prog insieme a suo “fratello” Vittorio Nocenzi e al resto della famiglia Banco del Mutuo Soccorso in qualsiasi periodo della loro lunga storia. Gli piaceva raccontare, rispetto al suo ingresso nel Banco, datato 1971, dopo il secondo festival Pop di Caracalla: “Vittorio Nocenzi cercava un cantante alto e biondo, arrivai io, che sono lesatto contrario, ma non è andata male come avventura”. Amava il fado (prova ne è il CD “”O Fado” con Eugenio Finardi e Marco Poeta), i Beatles, prima ancora Elvis Presley e gli Animals di Eric Burdon, di cui interpretava in modo magistrale la loro versione di House of the Rising Sun”, brano folk interpretato, tra gli altri, da Bob Dylan, Jimi Hendrix, Tracy Chapman e Muse. E poi, oltre al Banco, tanti dischi e suonatecon Sam Moore (proprio quello dellimmortale Soul Man”), Indaco, Kenze Neke, Edoardo De Angelis, Têtes de Bois, Periferia del Mondo, Tony Carnevale, Piotta. E poi, e poi narrava storie di vita in modo insuperabile, facendoti ridere anche quando ne raccontava i dolori, non solo le gioie. Mi piaceva ascoltarlo, soprattutto quando non parlava di musica perché le sue parole avevano il ritmo delle emozioni sincere…

LA SUA SARDEGNA Sardo per caso, altrimenti sarebbe nato a Roma, amava la Sardegna profondamente. Ci sorridevamo mentre ricordava i giorni trascorsi nellisola, allora davvero selvaggia, dove nacque il 22 agosto 1947 a La Caletta, frazione di Siniscola (Nuoro), e rimase fino a 5 anni. Leone come me, più sornione di me, fiero e pigro al tempo stesso. Gli si accendevano gli occhi nel raccontarmi dEligio ed Elvezia, il padre abruzzese e la madre di famiglia romana dal 1400, partiti dalla Capitale per curare un latifondo dove avevano a disposizione una bella casetta. Eligio lo prendeva spesso in sella al proprio cavallo evia al galoppo verso lavventura, sospesa tra il mare e la montagna, tra le ginestre e la salsedine. Padre e figlio al ritorno erano affamati come lupi e trovavano un mare di leccornie ad attenderli. La madre era una cuoca sopraffina e Francesco ne godeva abbondantemente. Il mare intorno lo faceva assomigliare a quei pesciolini che catturava lungo la riva con lamo e il filo, presi in prestito dai pescatori che gli volevano bene; li metteva amorevolmente in una vasca naturale, formata durante la bassa marea in mezzo alle rocce, dove rimaneva sempre lacqua, li osservava per ore e poi, naturalmente, li liberava. E mi raccontava anche che aveva una vera e propria guardia del corpo: un cagnone grande grande, almeno così sembrava a lui piccolino, dal nome bizzarro alquanto… “Giudicati”… insieme per ore e quando non camminavano rimanevano sdraiati semplicemente ad osservare il mare.

IL RITORNO A CASA: ROMA NEL CUORE Quel suo essere profondamente romano nel dna, nel senso più nobile del termine, usciva sempre fuori quando parlava seriamente, quando scherzava, quando guardava linterlocutore con quel leggero sorriso agli angoli della bocca, quando suggeriva un ricordo sfizioso e inaspettato. Come quel giorno che mi zittì mentre gli chiedevo lumi sullesperienza inglese con la Manticore di Keith Emerson, Greg Lake & Carl Palmer (mica tre qualsiasi, vere leggende della storia musicale internazionale): “Lo sai quando ho cantato veramente per la prima volta?” - prosegue, senza aspettare la mia risposta, mentre io già mi scervellavo per capire a cosa si stesse riferendo - alla scuola delle monache in cui andavo al Pigneto. Avevo una bella voce, forse la più bella della scuola, solo…” ride profondamente – “mi facevano cantare con le bambine. Ero lunico maschietto in mezzo alle femminucce. E alla mia faccia sorpresa si metteva a ridere in modo sommesso. Alle sue parole cercavo di rievocare la Roma che conoscevo solo attraverso fotografie sfuocate, patrimonio di famiglia o ritagliate dai vecchi giornali, ormai più in grigio che in bianco/nero. Chiudevo gli occhi emagiacon la voce di Francesco nelle orecchie quel mondo lontano si animava; assaporavo i profumi che non avevo mai respirato perché non ero ancora nato, mi sembrava persino di scorgere mio padre o mio nonno che giocavano a carte con i suoi, magari in qualche cortile col bucato steso. La Roma di Francesco nel 1953 aveva mille colori e odori, che in parte ha perso; grazie alla sua straordinaria vivacità oratoria vivevo letteralmente le sfumature infinite di quella città multietnica, più ricca dumanità delloggi, nonostante fosse appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale. Le tappe del suo ritorno a casa: prima qualche mese a Genazzano, poi Piazza dei Condottieri, tra un accampamento Rom e la Marranella, le bande di ragazzini che passano tutto il giorno per strada tra fortini costruiti in mezzo agli alberi e guerre improvvise con le mazzafionde come armi letali. A 13 anni la famiglia si trasferisce ai Palazzi Federici in viale XXI aprile (progettati dallarchitetto Mario De Renzi, costruiti tra il 1931 e il 1937. Vi hanno girato due film: Una giornata particolare di Ettore Scola, 1977, e Romanzo di un giovane povero con Alberto Sordi). Frequenta la scuola media Giosuè Borsi a S.Lorenzo, fuori zona (allora le distanze erano davvero distanze, stiamo parlando del 1960) e questo non gli facilita linserimento sociale. Come se non bastasse contrae una grave malattia alle gambe che lo costringe a letto per un paio danni, poi la lenta riabilitazione. Quando si trova nuovamente in contatto con i ragazzi della sua età ha 16 anni. In quel periodo inizia la formazione della sua straordinaria sensibilità e cultura, dato che per superare quegli interminabili momenti legge in continuazione. Fortunatamente riesce ad uscirne fuori e da quel momento si apre davvero al mondo. Nonostante il fisico monumentale non ha problemi di rapporti, è simpatico, battuta pronta e canta già da urlo. Luoghi dincontro in cui si comincia a parlare moltissimo di musica: gelateria Capolea di Piazza Gnoli (esiste ancora oggi), Bar Ferrara di via Lanciani, giardini di piazza Winkelmann. È con i brani di Presley, Animals, Kinks, Rolling Stones che Francesco inizia a diventare Big. Il suo primo concerto da grandeè coi Nobili, nome scelto allultimo momento per la congrega di amici che lo supporta, nel teatro della Chiesa dei SS Martiri Canadesi dove Francesco straccia le vocidei due gruppi, rigorosamente romani, che completano la serata: Jewels e Toys. Da quel momento la musica entra prepotentemente nella sua vita. Il gruppo cambia nome in Dannati e nel 1967 in Le Esperienze, che nel 1968 sembra debbano incidere un 33 giri con letichetta romana per eccellenza, la RCA di via Tiburtina. Dopo un tour in Germania, alla fine del 1970 la band si scioglie, e avviene lincontro fondamentale con Vittorio Nocenzi, il fratello che, essendo figlio unico, Francesco non ha mai avuto ma questa è unaltra storia quella che lo vede attore sensibile di tutti i brani vocali del Banco del Mutuo Soccorso, persino di quelli dellalbum strumentale di terra”,del 1978, dove i versi di una sua poesia si trasformano nei titoli delle sette composizioni orchestrali: Nel cielo e nelle altre cose mute Terramadre, Non senza dolore Io vivo Né più di un albero non meno di una stella Nei suoni e nei silenzi Di terra

ARRIVA UNA MATTINA CHE La mattina del 22 febbraio, mentre guidavo verso lIstituto di medicina legale a trovarlo, non pensavo al Banco del Mutuo Soccorso, alle splendide canzoni che ci ha donato con Vittorio, ai racconti sui festival pop di Caracalla o Villa Pamphili, ai leggendari anni 70 non avevo la testa al Francesco artista, bensì al Big uomo, rimasto un po bambino nel suo eterno rincorrere le emozioni, e a quel punto mi è spuntato un breve sorriso. Daltronde me ne faceva fare di sorrisi e risate quando partivaper qualche barzelletta. Allarrivo ho trovato amici e persone semplici con la stessa mia incredulità negli occhi e la segreta speranza che si alzasse da un momento allaltro e dicesse: “Ho scherzato”. Sono rimasto da solo con lui per qualche minuto a pensare, senza forze, senza aver quasi coraggio di guardarlo, le mie lacrime, sono sicuro, erano anche le vostre ero convinto di non averne più.

 IL TRIBUTO DEI SOCIAL E NON SOLO Il popolo di Facebook e dInternet, che a volte ha un grande cuore, gli ha tributato commossi e sentiti omaggi in questi giorni. Tra poco gli si stringerà intorno per lultimo abbraccio a Zagarolo, il paese in provincia di Roma dove abitava da molti anni. Non ci sarà funzione religiosa, daltronde lultimo verso da lui scritto per la commovente “Canto nomade per un prigioniero politico”, così recita: “Non sprecate per me una messa da requiem, io sono nato libero”. Questo è lsms che mi ha inviato Vittorio Nocenzi per dare la notizia, lo trovo meravigliosamente in linea con loro due: "Francesco ti aspetta per un brindisi giovedì 27 febbraio dalle 15 alle 19 nel Salone delle Bandiere di Palazzo Rospigliosi a Zagarolo. VN". Non portate fiori, ma, se volete, aiutate Emergency, che troverete in un punto di raccolta sul posto. Dal parcheggio della piazza del Mercato (Via della Valle del Formale) ci sarà un servizio di navetta per andare a Palazzo Rospigliosi. Francesco, primo a prendersi in giro, persino cinicamente, era davvero la voce più bella di questa straordinaria musica senza confine che, misteriosamente, qualcuno ha definito rock progressivo. Gli altri amici/artisti non se ne abbiano a male, Big era unico.

LULTIMO SORRISO Cantiamo le sue/nostre canzoni come le avrebbero cantate i nostri nonni perché ancora ci facciamo le foto con le nonne dei paesi e sentiamo le loro storie di magie e di speranze ed è ancora da quelle foto in bianco nero, foto di sudori, sorrisi e speranze, che troviamo la nuova poesia. I nostri avi non portavano cappelloni e non guidavano diligenze come nei film western di John Ford ma, a dorso dasino e un cappello di paglia con una spiga di grano tra i denti, immaginavano forte qualcosa che non li avrebbe traditi un amore un amico un paese ed è a loro memoria e a nostro futuro che andiamo in giro a raccontare di come la canzone della nostra vita possa e debba essere progressiva, proprio in questi tempi ineducati e frettolosi, funestati da MP3 di bassa qualità e suoni di sottofondo scambiati per musicacome un vecchio giro dItalia di 50 anni fa, quando si andava a trovare la gente sulluscio di casa e non si andava mai via senza un sorriso senza un saluto senza un abbraccio Ciao Francesco per noi sarai sempre Big del Banco fino alla fine nei nostri cuori… “Non mi svegliate ve ne prego ma lasciate che io dorma questo sonno, c'è ancora tempo per il giorno quando gli occhi si imbevono di pianto, i miei occhi... di pianto…” Non mi rompete, dallalbum “Io sono nato libero” - 1973

sabato 20 maggio 2017

Gentle Giant: accadeva nel 1973, di Wazza


Hello,
sulla rivista Ciao 2001, uscita il 20 maggio 1973, era presente un articolo sui Gentle Giant.
Il gruppo orfano di Phil Shulmann, reduce da una fortunata tournèe negli States, entra in studio per registrare un nuovo album.

Qui giovani -1973

All'inizio l'idea era di un concept-album, ma venne abortita e diedero alla luce un altro capolavoro, "In A Glass House"! 
… di tutto un Pop
Wazza



venerdì 19 maggio 2017

Eris Pluvia – Different Earths, di Alberto Sgarlato


Eris Pluvia – Different Earths
(2016)
di Alberto Sgarlato


Articolo già apparso su MAT2020 di febbraio

Se siete appassionati di prog, e in particolar modo di rock progressivo italiano, non potete ignorare il nome degli Eris Pluvia. Quel capolavoro che fu “Rings of earthly light” innegabilmente fu tra i dischi che segnarono la piena rinascita del movimento progressivo nel corso della prima metà degli anni ’90, una vera e propria perla che ha portato la band ligure in giro sui palchi di Brasile, Corea del Sud, Francia, Giappone e USA. In quel periodo la scena italica, dopo essersi letteralmente eclissata nei primi anni ’80, era tornata, dalla fine del decennio, più viva e roboante che mai.
Gli Eris Pluvia segnavano anche la rinascita della nobilissima scuola genovese del prog, che tanti maestri indiscussi del genere aveva forgiato negli anni ’70 e tanti ne continua a sfornare ancora adesso. Nella band militò anche un nome illustre come Edmondo Romano, che nel corso della sua carriera ha prestato e continua a prestare le sue prodezze con le ance degli strumenti a fiato a nomi come Vittorio De Scalzi, Picchio dal Pozzo, diversi cantautori e numerose folk-bands.
La storia degli Eris Pluvia, però, come spesso è accaduto a tantissime bands italiane del circuito più indipendente, è stata travagliata, sofferta, segnata da cambi di formazione, scioglimenti, lunghi periodi di pausa e persino lutti. Oggi la band è portata avanti con orgoglio e determinazione da Alessandro Cavatorti, chitarrista appartenente alla formazione originale del 1988, che però già negli anni ’90 era uscito dal gruppo.
E veniamo finalmente a oggi: già come suona anche solo a pronunciarlo, quel titolo “Different Earths”, pare al tempo stesso estremamente simile, dal punto di vista fonetico, a “Rings of earthly light”, ma sembra anche una presa di distanza, con quel “Different” che sottolinea qualcosa di diverso.
Diverso nella continuità, però. Per chi, come il sottoscritto è stato adolescente negli anni ‘80, e quindi appartiene a quella generazione che si affacciava al prog proprio in quel periodo di nobile rinascita, un album così è come zucchero per le orecchie. Tutto: le sonorità, la produzione, i lunghi tappeti distesi delle tastiere, gli effetti sulle chitarre, le linee di batteria, richiama in modo inequivocabile e incontrovertibile a una determinata scena musicale.


Insomma: chi ha amato gli Eris Pluvia del loro periodo d’oro, ma non soltanto, chi ha seguito con emozione i primi passi dei gruppi italiani e stranieri loro contemporanei, tra la fine degli ’80 e i primi ’90, si ritroverà molto in questo disco, lo scoprirà con interesse e, nelle sue sfumature e sfaccettature, assaporerà un gusto da “madeleine proustiana” che farà affiorare tanti emozionanti ricordi su quel magico tempo progressivo che fu.

giovedì 18 maggio 2017

Nel ricordo di Enzo Tortora, di Wazza


Hello,
moriva a Milano il 18 maggio 1988 Enzo Tortora, vittima dell'ottusità della giustizia e della stampa.
Una delle pagine più vergognose delle Repubblica Italiana, di cui ci dobbiamo vergognare tutti!
...per non dimenticare
Wazza

Un arresto mediatico, finito su tutte le prime pagine dei giornali, su tutti i telegiornali, un tam tam di notizie che accusavano il più famoso presentatore della tv italiana di associazione a delinquere di stampa camorristico. Perchè con questo capo daccusa, emesso dalla procura di Napoli in quel 17 giugno Enzo Tortora finiva in carcere.
Uninnocenza urlata a gran voce, da lui, dalla sua famiglia, da chi lo conosceva. Una colpevolezza sbandierata, dalla magistratura, in base alle dichiarazioni di una serie di pentiti, e dalla stampa che sottopone il presentatore di Portobello ad una vera e propria gogna mediatica. Il ragionevole dubbio non esiste, Enzo Tortora è colpevole, il sarcasmo si spreca, non viene data nessuna alternativa.
Oggi il nome di Enzo Tortora è stato riabilitato, anche grazie ad unassoluzione con formula piena avvenuta il 15 settembre 1986. Ma il suo è stato un vero e proprio calvario lassoluzione: del 1986 era stata preceduta da una condanna a 10 anni il 17 settembre 1985, sulla base delle accuse dei pentiti. Quel giorno la stampa gioisce, esulta.

Enzo Tortora è oggi un simbolo, il suo nome incarna la malagiustizia. Quando era ancora in vita si è reso strumento e mezzo per la difesa e la tutela, per lo smascheramento del non giusto. Oggi lo vogliamo ricordare sorridente e combattivo e per non dimenticare e non dimenticarlo Ambrogio Crespi sta curando la realizzazione di un docufilm, prodotto da Spin Network, che attraverso molte voci, da quella di Francesca Scopelliti (ex compagna di Tortora e senatrice) a Vittorio Pezzuto, autore del libro“”Applausi e Sputi”, del giornalista Vittorio Feltri, di Andrea Falcetta, legale della famiglia Tortora, Mauro Mellini, ex parlamentare del Partito Radicale, del magistrato Corrado Carnevale e di Raffaele Della Valle, ex legale difensore di Enzo Tortora e tante ancora, vuole rendere omaggio alla memoria di un uomo che è un vero e proprio simbolo.


L`errore giudiziario Tortora... UN UOMO INNOCENTE...
-Muore a Milano, il 18 maggio del 1988 Enzo Tortora-
Il 17 giugno 1983, in seguito a dichiarazioni rilasciate da alcuni collaboratori di giustizia, Tortora viene arrestato con laccusa di associazione per delinquere di stampo camorristico. Condannato in primo grado, viene definitivamente assolto in Cassazione nel 1987. Il 20 febbraio dello stesso anno ritorna in televisione con il suo Portobello.
Le parole della figlia minore, Gaia: "Vedevo un mostro alla TV che mi dicevano essere il mio papà, ma non era mio padre".

Parla il magistrato Diego Marmo, che accusò Enzo Tortora: "Sbagliai, mi scuso".
Fu lui, insieme ad altri suoi colleghi, nel maxiprocesso alla NCO (Nuova Camorra Organizzata) di Raffaele Cutolo ad imputare a Tortora di essere colluso con la camorra. "Il suo cliente è diventato deputato con i voti della camorra”, urla Marmo durante l
udienza del 26 aprile 1985, in seguito allelezione del conduttore al Parlamento Europeo.



Il compleanno di Rick Wakeman, di Wazza


Hello.
compie gli anni oggi, 18 maggio, Rick Wakeman, tastierista, compositore, ma anche presentatore e autore di programmi radio televisvi.
Inizia con gli Strawbs, ma il successo personale l'ha ottenuto coni gli Yes, in una travagliata militanza, fatta di abbandoni e ritorni
Ha fatto un "boato" di album solisti. Ha collaborato con David Bowie, Black Sabbath, Dave Cousins...


Ha inciso un album con il percussionista cantante Mario Fasciano, dove erano presenti anche Francesco di Giacomo e Rodolfo Maltese.
Negli anni '70 la sua "rivalità" con Emerson era pari a quella tra Coppi e Bartali (naturalmente tutto creato ad arte da una certa stampa…).
Happy Birthday Mago Merlino!
Wazza



mercoledì 17 maggio 2017

Il compleanno di Bill Bruford, di Wazza


Hello,
compie gli anni oggi, 17 maggio, Bill Bruford, e dire batterista è limitativo!
Uno dei migliori batteristi al mondo, sia in acustico che elettronica.
Noto al mondo prog per aver suonato con tutti, o quasi: Yes, King Crimson, Genesis, UK, Gong, National Health...
Ha inciso cinque album da solista, e undici con il suo progetto “Earthworks"
Dal 2009 si è ritirato dalle scene (mentre tante pippe ancora insistono.. .aggiungo io !!!)
Giù il cappello per William "Bill" Bruford!

Happy Birthday

Wazza



                                                 YES                                                              KING CRIMSON
                        GENESIS                                                                 UK