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martedì 23 ottobre 2018

Racconti sottoBanco: "Come in un ultima cena"... di Wazza


Raconti sottoBanco
"Una cena con gli amici di sempre, un fatto abituale. Tutti più o meno rassegnati alla battuta scontata o ai discorsi già sentiti; un incontro che improvvisamente, però, diventa duro, violento, uno scontro frontale. Ciò accade quando uno dei presenti, senza preavviso, mette sul tavolo se stesso, il suo lasciarsi vivere, esprime con forza tutta la sua confusione, la sua "mancanza "...   Un non previsto contatto e una diversa tensione, allora, si stabiliscono tutti ci si trovano coinvolti dalla totalità dei loro problemi, bisogna uscire allo scoperto, non ci si può sottrarre alla sincera verità di chi ti guarda dritto negli occhi e la cena stessa prende un non so che di definitivo; qualcuno dice "Mi sembra l'ultima cena"!


Veniva pubblicato nellottobre del 1976 l'album del  Banco del Mutuo Soccorso   "Come in un ultima cena".
Dopo i tre "capolavori" precedenti, dopo"Banco IV", registrato per il mercato "internazionale", dopo "Garofano Rosso", colonna sonora dell'omino film. L'attesa dei fan per un nuovo album in studio (cantato in italiano) era molta.  
Questo disco fu uno "spartiacque", si abbandonarono le suite prog dei primi album a favore di una forma di canzone più tradizionale, nel senso della composizione dei brani, più ricercati e raffinati. Opera abbastanza "complessa", sia sul piano musicale che dei testi, nato in una specie di autoanalisi . Una cena dove si incontrano vari personaggi . C'è il furbo opportunista (Il ragno), il romantico idealista (E cosi buono Giovanni ma,...), l'attivista politico (Slogan), e cosi via. Il brano, "Si dice che i delfini parlino", era già pronto con un altro titolo per l'incompiuta opera-rock "San Francesco".
Per la "stampa specializzata" trattasi di album di transizione (ad avercene!), non capirono che questa "metafora" della vita dei vari personaggi del disco era lo specchio della società dell'epoca (e forse anche di quella attuale), e che il gruppo stava cercando una nuova dimensione.
Uscì per la casa discografica di EL&P "Manticore", ebbe una grande promozione, uscì anche una versione in inglese, "As in a last supper", con i testi tradotti da Angelo Branduardi, ed i notevoli "progressi" di Francesco a livello di pronuncia, rispetto a Banco IV (!!??)
Seguì in lungo tour con i "Danzatori Scalzi" ed Angelo Branduardi, ancora poco famoso; apriva i loro concerti e presentava il nuovo brano "Alla fiera dell'est", (con cui fece il botto). Ricordo di averli visti al Teatro Olimpico di Roma, allo spettacolo pomeridiano (la mia futura moglie doveva rientrare prima di cena!): che concerto! Al mixer c'era Marcello Todaro. Mi verrebbe da dire: " ho visto cose che voi umani.....".
Un grande album, maturo, che ha il solo "difetto" di essere stato preceduto da tre capolavori, ma con una liricità unica, e la voce di Francesco, antica... ancestrale (andate a ri-ascoltarlo)
Wazza.
Immagini del tour


·         Note: Copertina apribile con all'interno un disegno ispirato a "L'ultima cena" di Leonardo da Vinci e avente per soggetti i componenti del gruppo / Allegato un opuscolo cm. 22x22 di 16 pagine con una nota di presentazione all'opera a firma del gruppo, testi delle canzoni e relativi disegni a commento (vedi link "Altre immagini") / Copertina di Cesare e Wanda Monti - Illustrazioni e libretto di Mimmo Mellino / Registrato da Peter Kaukonen e mixato da Peter Kaukonen con Banco del Mutuo Soccorso presso il Chantalain Studio di Roma, nei mesi di Marzo-Aprile-Maggio 1976 / Produzione esecutiva: David Zard / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano / Formazione: Pierluigi Calderoni - batteria, percussioni; Renato D'Angelo - basso, chitarra acustica; Francesco Di Giacomo - voce; Rodolfo Maltese - chitarre, tromba, corno, voce; Gianni Nocenzi - pianoforte, piano elettrico, sintetizzatore, clarinetto, flauto dolce; Vittorio Nocenzi - organo, sintetizzatore, solina, clavicembalo

BRANI

Lato A
  • ...A CENA, PER ESEMPIO
    Autori: Francesco Di Giacomo, Vittorio Nocenzi
  • IL RAGNO
    Autori: Francesco Di Giacomo, Vittorio Nocenzi
  • È COSÌ BUONO GIOVANNI, MA...
    Autori: Francesco Di Giacomo, Vittorio Nocenzi
  • SLOGAN
    Autori: Francesco Di Giacomo, Vittorio Nocenzi
Lato B
  • SI DICE CHE I DELFINI PARLINO
    Autori: Francesco Di Giacomo, Gianni Nocenzi Musicisti: Angelo Branduardi (violino)
  • VOILÀ MIDA! (Il guaritore)
    Autori: Francesco Di Giacomo, Gianni Nocenzi
  • QUANDO LA BUONA GENTE DICE
    Autori: Francesco Di Giacomo, Gianni Nocenzi, Vittorio Nocenzi
  • LA NOTTE È PIENA
    Autori: Francesco Di Giacomo, Gianni Nocenzi Musicisti: Angelo Branduardi (violino)
  • FINO ALLA MIA PORTA
    Autori: Francesco Di Giacomo, Vittorio Nocenzi


Cesare Monti, ideatore della copertina, racconta come è nata !


Banco del Mutuo Soccorso - Come in un'ultima cena

Attorno a questa immagine ci sono due storie incredibili. Iniziamo con la prima. Eravamo ormai al quarto Lp escludendo quello inglese. Ci fu una riunione da me, con Sandro Colombini, i fratelli Nocenzi, Francesco e gli altri. Il rapporto tra la musica e limmagine stava diventando prioritario anche se le case discografiche non volevano vederlo, daltronde sulla cecità dei nostri manager dovremmo stendere un velo grande come tutta la nazione. Proposi allora di fare una cosa completamente diversa, non tanto nella forma, ma diversa proprio come metodologia. L’idea era di girare un film in cui le immagini commentassero la musica, non la raccontassero ma ne fossero una visione onirica una evocazione, in quegli anni non esisteva ancora il video-clip, non cerano ancora le video cassette ne tanto meno  i dvd, ma come poteva allora essere commercializzato il disco? Lo spettatore che andava a vedere quel film avrebbe pagato con il prezzo del biglietto anche il costo molto ridotto del disco, che gli sarebbe stato dato in una busta bianca visto che la copertina erano le immagini del film. Si guardarono in faccia stupefatti era troppo per loro così si ritornò sulla terra e si progettò un qualche cosa che avesse dentro dei segni forti. A nessuno, se non a me, sarebbe mai stato permesso di fare una immagine del genere, d altronde ero convinto che alluscita ci sarebbe stato uno sconquasso, soprattutto da parte della Chiesa, e la cosa non poteva che farci gioco, ma non ci furono reazioni ne dalla Curia, ne da nessun altro. Ma qui nasce la seconda storia, figlia della prima, verso la fine degli anni ‘70 la mia situazione lavorativa in Italia era divenuta più che difficile, tragica, nessuno mi passava più del lavoro, ero considerato , troppo cerebrale, troppo difficile, poco accondiscendente a compromessi. Grazie a Nanni Ricordi conobbi lamministratore delegato della Rolling Stones Record. Sigillai parte dello studio per non avere troppe spese mi feci prestare dei soldi dalla banca con la scusa di acquistare delle macchine, e mi trasferii da solo a New York: non ci andavo molto volentieri lasciare moglie e figlia non era cosa che mi piaceva. I primi tempi, con l aiuto di alcuni amici, presi in affitto una barca, di quelle stanziali al boat bease sul fiume Hudson, di fronte al New Jersey; dopo un pò mi trasferii non molto lontano da lì, alla 91 West Side. Lavorando con letichetta dei Rolling Stones economicamente le cose migliorarono, anche se il mio pensiero era sempre allItalia. Un giorno fui chiamato in direzione e mi fecero sentire un pezzo, era Only on the top,  il singolo del nuovo long playing di Mike Jagger come solista. Mi chiesero di fare un progetto. Presi loccasione e tornai in Italia per chiedere una mano a Vanda, disegnammo la nostra proposta che portai nel viaggio di ritorno a Parigi, agli studi Olimpya, dove stavano  registrando. Il progetto vedeva Mike sdraiato su una croce con la testa verso macchina in una prospettiva mantegnana, vestito solo con un panno ai fianchi e con ai piedi delle scarpe da tennis; la croce stava ancora a terra su un crinale come sfondo le balze di Volterra. Mike stringeva nella mano un martello che picchiava con forza a cacciare un chiodo dentro al palmo dell’ altra, ferma sull’asse della croce, era unautocrocifissione. Allinterno una serie di informazioni che avevo chiamato Do it yourself  spiegavano come costruirsi i chiodi il martello la croce, gli oggetti fotografati erano tratteggiati in modo da poterli ritagliare. Il progetto fu accolto con entusiasmo. Intanto ero tornato a New York, passarono più di due mesi. Un giorno chiesi che succedeva del mio progetto, la risposta fu sconcertante: avevano sottoposto la proposta ai più grandi magazzini negli Stati Uniti e in Inghilterra la risposta era che una copertina del genere non l avrebbero esposta, perché lesiva della moralità quindi non se ne faceva nulla. La cosa in sé non mi meravigliava più di tanto, se i punti vendita ti danno delle risposte simili lindustria che mira al profitto non poteva non tenerne conto, ma che i Rollig Stones si sottomettessero a queste regole, quando in Italia terra del Vaticano del Papa e dei cattolici, nessuno si era indignato per una immagine molto più blasfema tutto sommato, mi sembrava troppo. Ma il culmine dellassurdità fu la ragione dello scandalo che non stava nel vilipendio religioso, ma nella moralità del l’immagine, il fatto che Mike Jagger fosse nudo con solo una piccola striscia a nascondere le sue grazie. Era finito un sogno, era finita unepoca, almeno per me.  


lunedì 22 ottobre 2018

Paolo Preite-An Eye On The World



An Eye On The World: il nuovo disco di Paolo Preite


Rock dal respiro internazionale, melodia italiana, big stranieri come Fernando SaundersKenny AronoffMichael Jerome e Bob Malone.

Il secondo lavoro del musicista romano è uno sguardo speranzoso sui drammi del mondo contemporaneo.







AN EYE ON THE WORLD: una conversazione con Paolo Preite

Classe 1985, debutti trentenne – dopo una lunga e appassionata esperienza in Italia e fuori – con Don't Stop Dreaming. Tre anni dopo arriva An Eye On The World. Quali sono le differenze tra questi due album?

Lavorare su “Don’t Stop Dreaming” per me è stata un’esperienza decisiva… come allenarsi in una grande palestra. Ho passato anni a stretto contatto con il mio produttore Fernando Saunders che mi ha guidato in ogni passo artistico. In “An Eye On The World” invece ho preso io la guida e la responsabilità del progetto ed ho cercato di mettere in pratica tutto ciò che mi era stato insegnato nella precedente esperienza di registrazione.

An Eye On The World mostra una maturazione nell'uso della lingua inglese, nelle sonorità internazionali, anche grazie alla presenza di un nome come Fernando Saunders.

Di sicuro, la mia formazione di cantante, autore e musicista la devo quasi nella totalità a Fernando.
Per quanto riguarda il Sound, devo ammettere che amo la mescolanza di suoni che si ascoltano nei miei dischi, ne escono fuori contrasti e colori stupendi.
Ho sempre visto la “lingua” come un mezzo. Nel mio caso, ho dedicato buona parte della mia esistenza nello studio profondo della lingua inglese e mi trovo tanto a mio agio ad esprimermi attraverso di essa. Anche se devo confidarvi che in questo nuovo Album una delle mie canzoni preferite è in italiano e si intitola “Una Piccola Differenza”.

Di questo tuo secondo disco balza subito all'occhio – e all'orecchio… - la partecipazione di grandi musicisti stranieri, dall'ormai fido Saunders a un gigante come Kenny Aronoff, da Michael Jerome a Bob Malone. Qual è il senso della loro presenza?

Il senso della loro presenza è semplice: hanno un modo di suonare unico che trasmette ai miei brani un valore aggiunto straordinario. Il “solo” di violoncello di Jane Scarpantoni in “Memories and Dust” è qualcosa che mi fa vibrare ogni volta che lo ascolto. Gli arrangiamenti di tastiere di OndreJ Pivec in “It’s not over yet” sono spettacolari. La batteria e le percussioni di Michael Jerome su “I will meet you again” mi hanno consentito di aprire un mondo inesplorato per quanto riguarda la produzione di questo brano.
E potrei continuare ad oltranza… son dettagli che impreziosiscono molto questo mio disco.

Il rapporto con i musicisti stranieri non è nuovo, anzi è una buona prassi dai tempi della PFM in America fino a Zucchero, ma spesso il rapporto non è alla pari. Che tipo di relazione sei riuscito a mettere in piedi con Saunders e gli altri?

Specialmente con Kenny e Fernando c’è molto più di un rapporto professionale come accennavo in precedenza. La loro sincera “Amicizia” mi ha consentito di crescere sia come “Cantautore” che come “Persona”. Anche con il resto degli altri musicisti c’è una grande e reciproca stima, tutto questo enorme lavoro è stato portato avanti con davvero tanta naturalezza ed entusiasmo.

Quanto è stato importante il tour in Danimarca de 2014 per la tua scrittura? Il contatto con l'estero credo sia sempre illuminante, soprattutto per un musicista italiano.

Viaggiare, suonare e conoscere altre culture è ciò che, per quanto mi riguarda, mi tiene vivo. Se non lo facessi, non avrei più nulla da dire.
Tempo fa domandai ad un mio caro amico e poeta di NY quale fosse il segreto della scrittura di Leonard Cohen e lui mi rispose molto placidamente “Vivere”.
Per “Scrivere” bisogna “Vivere” …

La tua Roma invece? Città praticamente decisiva come fonte di ispirazione per tanti maestri e colleghi, lo è anche per te?

Roma mi ha dato la possibilità di conoscere musicisti grandiosi che sono stati fondamentali per la lavorazione di “An Eye On The World” oltre che per la mia attività LIVE. Ringraziandoli di cuore posso senza dubbi asserire che senza Marco Rovinelli, Alessandro Cefalì, Alberto Lombardi e Luca Fiasco in particolare questo Album non avrebbe mai visto la luce.

I testi di An Eye On The World: esiste un tema conduttore oppure ogni brano ha una vita a sè?

Certamente c’è un filo conduttore. È un ambizioso progetto di riflessione, discussione e sintesi. Le canzoni trattano di precarietà, di relazioni umane distrutte dalla parte malvagia della globalizzazione, di una informazione impazzita, di guerre ed allo stesso tempo cercano di riportare l’attenzione su una umanità a tratti smarrita, sulla speranza e su uno spirito di reazione e rivalsa.

Tecnicamente, essendo tu autore di musica e parole, dovresti essere un cantautore, ma la matrice dell'album è palesemente rock e americana. Da che parte pensi di stare?

Non sono d’accordo. Le canzoni partono da me, dal mio sound e dalla personalità che trasmetto nella mia voce e nel mio strumento, tutto parte da lì e sfocia poi in sfumature che vanno dal soul, al rock, dal cantautorato classico al jazz. Nel disco hanno suonato musicisti italiani, danesi, americani, slovacchi, cechi, serbi e ognuno di loro ha portato il proprio background nella mia musica. Tutto ciò mi affascina tremendamente.

Dopo anni di attività, concerti e un secondo album con special guest, non sarebbe più il caso di chiederlo, ma se volessimo rispolverare la memoria a chi ti conosce, o se volessimo offrire dei riferimenti ai neofiti, quali sono i miti, i numi tutelari, i grandi ispiratori di Paolo Preite?

Posso citare forse i primi che mi vengono in mente: Leonard Cohen, Roger Waters, Bruce Springsteen, Gregory Porter, Bob Dylan, Lucio Battisti, Queen, The Who, Warren Zevon, Beatles, The Rolling Stones eeeee potrei continuare per ore ed ore.

Cosa ti aspetti da An Eye On The World?

Sicuramente penso che questo sia un Album di spessore e non di facile ascolto. Se si ha la pazienza e si trova la giusta chiave di lettura credo e mi aspetto che molte persone potranno identificarsi in queste canzoni.


PAOLO PREITE BIO

Paolo Preite è un cantautore di Roma, classe 1985.
Autodidatta, inizia a comporre sin da giovanissimo ed il suo talento è stato riconosciuto da artisti di livello nazionale ed internazionale.
La sua musica, prevalentemente in acustico, si presenta come una commistione di influenze, generi e colori.
I suoi testi hanno prepotenti tinte socio – esistenziali e cercano di scavare nell’intimità dell’essere umano, mostrandone le forze e le debolezze, le luci e le ombre, le paure e le speranze.
Dopo essersi esibito in vari locali e aver partecipato in trasmissioni di radio italiane, nel 2014 parte per un tour in Danimarca.
Nel 2015 esordisce nel mercato musicale con “Don’t stop dreaming”, disco prodotto dal noto musicista americano Fernando Saunders.
Nel 2018 esce il suo secondo Album “An eye on the world” in cui si avvale ancora una volta di preziose collaborazioni, che regalano al suo sound un respiro profondamente internazionale e allo stesso tempo molto particolare.


AN EYE ON THE WORLD

Tracklist:

1)     It’s not over yet Ft. Ondre J Pivec
2)     Wandering Ft. Kenny Aronoff, Fernando Saunders, Bob Malone & TEss
3)     Memories and dust Ft. Jane Scarpantoni & Ondre J Pivec
4)     Una piccola differenza Ft. Fernando Saunders
5)     Don’t stop dreaming
6)     I will meet you again Ft. Michael Jerome & Chiara Marcon
7)     Can’t find a reason Ft. Kenny Aronoff
8)     Never ending war Ft. Chip Crawford, Joe Ayoub & TEss
9)     An eye on the world Ft. Bob Malone & Michael Jerome
10) In your eyes Ft. Ondre J Pivec

All songs by Paolo Preite

Produced by Paolo Preite except: “Una piccola differenza” produced and mixed by Fernando Saunders

Mixed by Alberto Lombardi at BelAirStudio except: Wandering, Never ending war & An eye on the world mixed by Francesco Albanese at Studiocompresso

Mastered by Fabrizio De Carolis at Reference Mastering
Cover by Springo


INFO SONGS

IT’S NOT OVER YET:

Paolo Preite: Lead Vocal, Backing Vocals
Alberto Lombardi: Acoustic, Electric& Classic Guitar
Marco Rovinelli: Drums& Percussion
Ondre J Pivec: Wurly Piano, Organ B3
Alessandro Cefalì: Bass

WANDERING:

Paolo Preite: Lead vocal, Backing Vocals, Acoustic Guitar
Kenny Aronoff: Drums& Percussion
Fernando Saunders: Acoustic Guitar
Bob Malone: Keyboards, Piano, Organ B3
TEss: Backing Vocals
Alessandro Cefalì: Bass
Luca Fiasco: Electric Guitar

MEMORIES AND DUST:

Paolo Preite: Lead Vocal, Backing Vocals, Acoustic Guitar
Jane Scarpantoni: Cello
Ondre J Pivec: Organ B3, Wurly Piano
Alberto Lombardi: Electric& Acoustic Guitar
Marco Rovinelli: Drums

UNA PICCOLA DIFFERENZA:

Paolo Preite: Lead Vocal, Backing Vocals
Fernando Saunders: Bass, Acoustic Guitar, Electric Guitar, Backing Vocals
Jiri Zabystrzan: Rhodes Piano, Accordion
Jiri Krhut: Drums& Percussion

DON’T STOP DREAMING:

Paolo Preite: Lead Vocal, Backing Vocals, Acoustic Guitar
Alberto Lombardi: Electric Guitar
Marco Rovinelli: Drums
Alessandro Gwis: Hammond
Alessandro Cefalì: Bass
Vinicio Lulli: Piano
Luca Fiasco: Electric Guitar

I WILL MEET YOU AGAIN:

Paolo Preite: Lead Vocal, Backing Vocals, Acoustic Guitar, Harmonica
Michael Jerome: Drums& Percussion
Alessandro Cefalì: Bass
Vinicio Lulli: Piano, Keyboards
Chiara Marcon: Backing Vocals
Alberto Lombardi: Electric Guitar
Luca Fiasco: Electric Guitar

CAN’T FIND A REASON:

Paolo Preite: Lead Vocal, Backing Vocals
Kenny Aronoff: Drums& Percussion
Alberto Lombardi: Electric& Acoustic Guitar
Alessandro Cefalì: Bass
Vinicio Lulli: Piano, Keyboards
Luca Fiasco: Electric Guitar

NEVER ENDING WAR:

Paolo Preite: Lead Vocal
Joe Ayoub: Bass
Chip Crawford: Piano
TEss: Backing Vocals
Giorgio Monoscalco: Acoustic Guitar
Marco Rovinelli: Drums& Percussion
Mario Gentili: Violin

AN EYE ON THE WORLD:

Paolo Preite: Lead Vocal, Backing Vocals, Acoustic Guitar
Bob Malone: Piano, Organ, Clavinet, Keyboards
Michael Jerome: Drums& Percussion
Alessandro Gwiss: Keyboards
Luca Fiasco: Electric Guitar
Alessandro Cefalì: Bass
Vinicio Lulli, Velia Sabelli, Beatrice Uopi, Pierangelo Pinci, Emanuele Ceracchi: Quoir

IN YOUR EYES:

Paolo Preite: Lead Vocal, Backing Vocals, Acoustic Guitar
Ondre J Pivec: Pad, Piano
Alessandro Cefalì: Bass
Marco Rovinelli: Drums& Percussion
Mario Gentili: Viola, Violin
Giuseppe Tortora: Cello
Carlo Micheli: Sax
Alberto Lombardi: Electric Guitar