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giovedì 23 gennaio 2020

Rick Wakeman-“The Six Waves of Henry VII”, era il 23 gennaio del 1973




Il 23 gennaio 1973, usciva uno dei tanti capolavori che abbiamo avuto il privilegio di ascoltare da giovani, “The Six Waves of Henry VII”, di Rick Wakeman.

Di tutto un Pop!
Wazza



(dalla rete- Dino Ruggiero)

The Six Wives of Henry VIII, del 1973 per l’etichetta A&M, è il primo album solista di Richard Christopher “Rick” Wakeman, se non vogliamo prendere in considerazione quel Piano Vibrations del 1971, in cui il suo contributo è limitato al ruolo di session-man e non di compositore. Primo disco di una formidabile tri­lo­gia ispi­ra­ta ad av­ve­ni­men­ti storici e trame romanzesche (ricordiamo le altre due opere pubblicate dalla stessa etichetta: Journey To The Center Of The Earth, del 1974 e Myths And Legends Of King Arthur del 1975), The Six Wives of Henry VIII è un concept album interamente strumentale composto da 6 brani che portano il nome di ciascuna delle sei mogli di Enrico VIII, eroine tragiche segnate dalla sorte infausta di essere consorti dell’inquieto e difficile secondo monarca della dinastia Tudor. Rick Wakeman, già tastierista del gruppo britannico Yes, rilascia questo disco, uno dei migliori prodotti del progressive degli anni Settanta, in un momento di grande creatività artistica ed è il primo album strumentale interamente basato sulle tastiere, con la partecipazione di molti musicisti tra cui i principali componenti delle formazioni più famose degli Yes: Steve Howe, Bill Bruford, Chris Squire e Alan White. Pianista classico, Rick Wakeman in quest’opera si esibisce in un vasto repertorio di generi musicali e contaminazioni di molti stili dal rock progressivo fino alle fughe sullo stile di Bach eseguite su organo a canne.

The Six Wives of Henry VIII è opera ambiziosa sin dalla copertina, dove sulla riproduzione di un foglio di carta da musica senza note si sovrappone un’immagine con le “cere” delle mogli e del sovrano insieme al musicista imbronciato; sullo sfondo una piccola immagine di Richard Nixon. La copertina è apribile e all’interno contiene una grande foto delle tastiere usate dal musicista (l’organo a canne, ovviamente, viene solo citato); caratteri eleganti per la retrocopertina completano un prodotto di gran classe. Si avverte in quest’opera una certa predilezione per le composizioni pianistiche della prima metà dell’Ottocento e per le opere di Prokof’ev e, sebbene non vi sia eccessiva originalità compositiva, tuttavia Wakeman riesce a miscelare un gran numero di riferimenti colti, di pregevoli citazioni, in una solida struttura pop, amalgamando le sue rutilanti tastiere, quelle più propriamente di sintesi e quelle più tradizionali, in una sezione ritmica tradizionale di basso e batteria e scommettendo, infine, sull’assenza del cantato. Un LP simbolo forte di un’epoca, venerato e disprezzato, nel quale scorre prepotente una grande energia che Wakeman infonde sin dalle prime battute di Ca­the­ri­ne of Ara­gon.

Il maggiore interesse dell’album risiede senz’altro nella capacità del musicista di creare dei vividi ritratti musicali di ciascuna delle sei mogli di re Enrico VIII, ricchi di carattere e completamente musicali. Non una sola parola, eppure chi ascolta percepisce immediatamente le molteplici sfumature caratteriali delle singole donne: egli manipola dettagli sottili, per esempio nelle splendide vernici di Caterina d’Aragona e Catherine Howard entrambe amorevoli e giocose, eppure la prima delicata ed arcana, la seconda spontanea e diretta. Piccole differenze per due brani alla fine radicalmente diversi; stesso discorso per la dura, fredda e prepotente Jane Seymour, per la misteriosa e caotica Anna di Cleves, oppure per la gioviale, forte e graziosa Catherine Parr, fino ad arrivare alla monumentale Anna Bolena che racchiude dentro di sè un po’ di ciascuna: delicata e misteriosa, gioiosa e dura ad un tempo, esempio squisito di femminilità tardo-medievale finemente realizzata nelle geniali improvvisazioni del musicista inglese.

Da un punto di vista strettamente tecnico la registrazione del disco non è tra le migliori ed anche il suo primo riversamento su CD lascia molto a desiderare perchè resta il fruscio del vinile e se ci pensiamo è una cosa davvero intollerabile; nonostante questo comunque l’album ha venduto oltre sei milioni di copie in tutto il mondo e Wakeman è considerato uno dei massimi solisti di Minimoog e grande interprete al Clavinet. Ospite e session man in decine e decine di eventi lo ricordiamo al fianco di numerosissimi musicisti di varia estrazione tra i quali David Bowie, Elton John, Cat Stevens, Lou Reed, i Black Sabbath, John Williams, Al Stewart ed i Brotherhood of Man. Con gli Yes (unendosi a Jon Anderson, Chris Squire, Bill Bruford e Steve Howe), tuttavia raggiunge la piena maturità prima di iniziare il suo percorso da solista.

Catherine Of Aragon

Prima moglie di Enrico VIII, non riuscì a dare al monarca un erede maschio e l’ansia di averne condusse il sovrano al divorzio e allo scisma con la chiesa cattolica. Rinchiusa, in umili condizioni, in Kimbolton Castle, nel Cambridgeshire, morì il 7 gennaio 1536 di cancro. Il brano è piuttosto complesso con belle armonie di pianoforte; una lunga intro con Wakeman da solo, poi via via si inseriranno una chitarra ritmica ed un coro di voci algide ad esprimere solitudine e malinconia. Un breve inserto di batteria verso la fine e poi tutto sfuma negli ultimi accordi finali

Anne Of Cleves.

Quarta moglie di Enrico VIII, venne scelta due anni dopo la morte della terza moglie. Oggi si direbbe che si sposarono per corrispondenza, poichè lui si decise alle nozze dopo averne visto solo il ritratto: quando la conobbe tuttavia non gli piacque e divorziarono senza consumare il matrimonio e la donna dovette ritenersi fortunata a non essere uccisa ma anzi fu trattata con benevolenza e nominata “sorella del re”. Brano concitato e veloce con la rocciosa batteria di Alan White, l’organo è padrone indiscusso della parte iniziale del brano che vede anche molti altri strumenti nel ricco paesaggio sonoro che lo contraddistingue; breve assolo di chitarra di Mike Egan verso la metà del brano; riparte il basso ad aprire un assolo di gran pregio di un Wakeman incredibilmente veloce. Finale disadorno e un po’ abborracciato.

Catherine Howard

Quinta moglie di Enrico VIII, non bellissima, piuttosto bassa di statura (definita “parvissima puella”), donna di origini umili, divenne dama di compagnia di Anna di Cleves perchè era dotata di classe e portamento raffinato e composto. Sposò a vent’anni un Enrico VIII ormai cinquantenne e fu naturale che tradisse il marito con un suo ex spasimante: fu scoperta e arrestata e alla fine del processo decapitata a soli 21 anni, con l’accusa di aver condotto una vita “abominevole, meschina e viziosa”. Il brano viene introdotto quietamente da un delicato motivo di pianoforte per poi aprirsi ad un “tutti” possente ed efficace; breve inserto di chitarra frantumato dal minimoog dell’artista che trova l’ispirazione giusta per un bell’intermezzo di piano jaz­za­to. Si susseguono frequenti cambi di ritmo e di velocità, parti allegre e parti malinconiche, fino alla ripresa del breve tema ini­zia­le prima con il mel­lo­tron, preannunciato dal pianoforte, poi nel finale espresso dal sintetizzatore.

Jane Seymour

Terza moglie di Enrico VIII, il sovrano la sposò il giorno dopo l’esecuzione di Anna Bolena. Donna forse poco vistosa ma certamente dotata di buon senso e di grande castità e riservatezza. Mite, gentile ed intelligente, riuscì a far riappacificare il re con la ua figlia Maria. Diede alla luce Edoardo, il figlio maschio tanto desideato, ma morì di setticemia dopo soli 18 mesi di regno, amata dal re e dai sudditi. Brano eseguito con l’organo a canne della chiesa di St. Giles, a Cripplegate; atmosfera intensa e maestosa ispirata a Bach e Wakeman conduce tutta la intro in solitudine, poi si inserisce brevemente la batteria peraltro non essenziale ai fini del pezzo. La difficoltà della narrazione cresce al pari del volume e l’artista si esprime in lunghi momenti di virtuosismo con preziosi inserti di minimoog che crea un effetto straordinario mescolandosi con l’organo. Esecuzione vibrante sino alla fine.

Anne Boleyn

Seconda moglie di Enrico VIII, donna cristianamente devota, sensibile ed appassionata, sarà madre di Elisabetta I; accusata ingiustamente di adulterio sulla base di false testimonianze fu rinchiusa nella Torre di Londra e decapita nel maggio del 1536 e sepolta in una fossa senza nome. La intro è tutta di pianoforte a coda accompagnato da un coro di voci femminili e si intuisce con chiarezza in alcuni passaggi la cultura mozartiana di Wakeman e una certa predilezione per Chopin, poi il brano si scatena e l’artista, con un vigore inusitato, improvvisa meravigliosi fraseggi con suggestivi inserti di minimoog a volte con contrasti stridenti e tuttavia funzionali al narrato che egli intende portare sulla scena. Vari frammenti di chitarra, batteria e sintetizzatore in un’atmosfera improvvisamente calma dove infine il pianoforte si fa delicato; torna il coro femminile nel sottofondo e Wakeman riprende prima da solo poi con tutti gli strumenti: il brano diventa trascinante, tutto si incastra alla perfezione, tutto sembra naturale e grandioso fino al ritorno del tema eseguito da chitarra e batteria e poi dal piano che si incupisce nella solitudine profonda del narrato personale; ancora lampi di un coro in estasi e il brano si conclude in un assolo.

Catherine Parr

Sesta ed ultima moglie di Enrico VIII, anche lei cattolica e tuttavia curiosa della “nuova religione” scaturita dallo scisma; di grande cultura ed intelligenza riuscì a sopravvivere al sovrano suo marito e si risposò poi con il suo vero amore Thomas Seymour, fratello della defunta Jane. Morì di parto nel 1548. Il brano inizia con un at­tac­co di or­ga­no e bat­te­ria, segue un assolo straordinario imbastito sul tema principale. Un coro di voci maschili e femminili cresce piano dalla dissolvenza degli strumenti e su una batteria che ne sottolinea la solennità; di nuovo un assolo di pianoforte con basso e chitarra al termine del quale inizia un lungo frammento rarefatto in cui i volumi sono contenuti, gli strumenti punteggiano lo spazio senza farsi mai protagonisti e Wakeman rilascia note delicate e dimesse tornando alle suggestioni di un pianoforte “toccato” con grande finezza e sensibilità. Si torna, e siamo ormai verso la fine del brano, al tema principale con belle sovrapposizioni di pianoforte, hammond e minimoog. Finale davvero incantevole.

Rick Wakeman

Un disco estremamente interessante e stimolante, che incarna un certo modo “las­si­ci­sta” di in­ten­de­re la mu­si­ca pop, quel ten­ta­ti­vo compiuto da molti, con alterne fortune, di fondere un patrimonio artistico di oltre centocinquant’anni di storia della musica con quei fermenti tutti moderni che animavano il rock progressive degli inizi degli anni Settanta. Poter ancora oggi guardare dentro il caos di note di Anne di Cleves scoprendone l’ordine surreale che vi domina, oppure ascoltare ancora una volta la splendida introduzione di Caterina Parr per la quale ancora oggi non si hanno parole adatte a definire l’estasi intensa di cui è pervasa, o, infine, la solenne maestosità di Anna Bolena è qualcosa che non ha prezzo.

Compie gli anni Vittorio Nocenzi


Compie gli anni oggi, 23 gennaio, Vittorio Nocenzi, musicista, autore, produttore, tastierista, fondatore del Banco del Mutuo Soccorso.

Patrimonio dell'Unescu della musica prog italiana e mondiale.

Happy Birthday Vittorio!
Wazza


Io credo che questo genere di rock che chiamano progressive, sia stato sicuramente quando è nato un esperimento d’avanguardia, perchè la musica è come qualunque cosa, va messa nel contesto in cui nasce. Se poi noi pensiamo ad esempio a Caravaggio come un classico, quando Caravaggio ha dipinto i propri quadri era una rivoluzione incredibile. Lui ha pensato alla luce elettrica, ai tagli teatrali di nero e bianco quattrocento anni prima che Edison scoprisse la lampadina. Se lo vediamo oggi come un classico, allora era avanguardia, un innovatore. Il Banco oggi è un classico, siamo stati però sicuramente avanguardia, profonda avanguardia, perchè nel tempo in cui abbiamo cominciato a fare musica c’erano le canzonette come "Fatti Mandare dalla Mamma", Gianni Morandi eccetera, quindi questa era proprio tutta un’altra storia. Chiaramente, questo ci ha reso la vita difficile per certi versi, ma ci ha dato respiro lungo per altri, quindi siamo stati fortunati. Oggi abbiamo ancora il privilegio di avere tanti giovani che vengono ai concerti, qualche cosa significa. Speriamo che significhi, appunto, la ricerca di diversità dal luogo comune, dall’ovvietà, da questa noia e banalità.

(Vittorio Nocenzi)





martedì 21 gennaio 2020

Compie gli anni Franz Di Cioccio

Compie gli anni oggi, 21 gennaio, Franz Di Cioccio, batterista, cantante, attore, scrittore, produttore, e dal 2006 anche commendatore!
Ma per tutti è il batterista e fondatore della Premiata Forneria Marconi, patrimonio della musica progressive mondiale.
Virtuoso, versatile, un vero "animale" da palcoscenico, ancora oggi punto di riferimento di tanti musicisti in Italia.

Una carriera straordinaria...
Nel dicembre 2006, viene insignito del titolo di commendatore dell'Ordine della Repubblica Italiana, onorificenza data dal presidente della Repubblica a personalità che si sono distinte nel campo della scienza, delle lettere, delle arti e dell'economia.

Franz Di Cioccio è stato il primo musicista dell'area rock a ricevere questo riconoscimento.

Happy Birthday Franz… o come dice lui "cento di queste rullate!”
Wazza





Ricordando Big Francesco



21 gennaio

Ogni volta che ci affacciamo ad un nuovo anno, tutti parlano di cambiamento.
In realtà, nulla cambia ma tutto continua. Il cambiamento che cerchiamo è nella nostra testa, nei nostri occhi e nel nostro cuore, non in una nuova pagina di un calendario.

Claudia Marangoni

Ci sarai sempre. Buon viaggio Capitano!
Wazza


La voce di Francesco Di Giacomo è la voce della mia gioventù. Ora lo chiamano Rock Progressive, ma quando avevo quindici anni era solo rock oppure pop e nient'altro. Invece era altro, era la musica degli anni Settanta, la musica dei Genesis, dei Gentle Giant, degli Area, dei Pink Floyd quelli veri, delle Orme, degli Emerson Lake & Palmer, dei Led Zeppelin, della Premiata Forneria Marconi, degli Yes, dei Procol Harum. I Beatles erano roba vecchia e i Rolling Stones per molti lo stavano diventando. Per me Jimi Hendrix era sempre un mito e faceva capolino il Jazz di Miles Davis. La voce di Francesco Di Giacomo è la voce della mia gioventù, come la voce di Dalla, di Demetrio Stratos, di Ivan Graziani, di Rino Gaetano, di Janis Joplin...

La voce di Francesco Di Giacomo è inversamente proporzionale alla sua mole. Fina, sottile, potente. Potenti sono anche le parole e le liriche straordinarie che nascono dalle note sintetizzate di Vittorio Nocenzi e da un miracoloso Chorale capace di dare vita ad uno splendido album come Darwin. Il Banco Del Mutuo Soccorso era per noi giovani e adolescenti quel "complesso" che faceva dischi con forme originalissime come il salvadanaio di  Banco o il portone di  Io Sono Nato Libero, album che a noi appariva come un incitamento alla ribellione, mentre  Garofano Rosso segnava la fine della spensieratezza: il 1977 sarebbe arrivato molto presto.

Che emozione anche il disco in inglese prodotto dalla Manticore, la stessa casa discografica degli Emerson, Lake & Palmer.  L'Albero Del Pane è un brano che si faceva canticchiare per tutta la giornata e spesso lo cantavamo tutti insieme regalandoci la voglia di prendere le chitarre acustiche rotte e vecchie per suonare i nostri sogni: Crosby, Still, Nash & Young, John Denver, Jackson Browne, etc.

Sono le voci della mia gioventù.

Non mi rompete, ve ne prego, ma lasciate che io dorma questo sonno. È ancora presto per il giorno, quando gli occhi si riempiono di pianto, i miei occhi, di pianto.”

 di Roberto Rocchi



lunedì 20 gennaio 2020

OZZY OSBOURNE: accadeva il 20 gennaio del 1982


«Immediatamente sentii che qualcosa stava andando male. Molto male. Per prima cosa, la mia bocca si riempì immediatamente di questo liquido caldo e torbido, con il peggior retrogusto che si potesse immaginare. Potevo sentirlo macchiarmi i denti e corrermi giù per il mento. Poi la testa nella mia bocca si contrasse»
(Ozzy Osburne)

Era il 20 gennaio 1982 quando i giornali musicali riportarono questa "allucinante" notizia (a seguire).

Di tutto un Pop…
Wazza


(dalla rete)

È il 20 gennaio del 1982. Siamo a Des Moines, nell' Iowa. Sul palco del Veterans Memorial Auditorium stasera c’è OZZY OSBOURNE. Siamo nel bel mezzo del tour "Diary Of A Madman", a supporto dell’omonimo album, il secondo della carriera solista del rocker inglese dopo il divorzio dai Black Sabbath. Ad un certo punto, un tale Mark Neal, spettatore con il gusto dell’horror, getta sul palcoscenico un pipistrello. 
Ozzy, pensando che quello scagliato dal suo fan sia un animale giocattolo, lo raccoglie e lo azzanna con forza staccandogli di netto la testa. “Al momento non ho capito" racconta Osbourne, “mi sembrava finto, di plastica. Per questo, con un gesto plateale, l’ho voluto mordere. Invece, il povero pipistrello era vivo e vegeto, soltanto era semisvenuto, presumibilmente scioccato dal rumore. Appena l’ho azzannato, le sue ali hanno cominciato a muoversi e lui ha cercato di divincolarsi. Ma ormai i miei denti si erano infilati e gli ho mozzato la testa”.

Terrorizzato dall’accaduto, Ozzy viene ricoverato in ospedale. “Quella è stata la parte peggiore della serata” ricorda. “Ho dovuto fare un’iniezione antirabbica, molto dolorosa… Poi, però, per fortuna il tutto è finito bene”.

Neanche due anni prima, Ozzy (dopo aver firmato il suo primo contratto discografico senza Black Sabbath) aveva deciso di festeggiare l’evento liberando alcune colombe bianche. Ma, visto che nessuno prestava attenzione al suo gesto, aveva acchiappato una povera colomba e (esattamente come con il pipistrello sul palco di Des Moines) l’aveva azzannata e decapitata.

Secondo il mensile Rolling Stone, l’incidente di Ozzy con il pipistrello è al secondo posto nella classifica dei “Miti più selvaggi nella storia del rock”.



Il compleanno di Giovanni Tommaso


Compie gli anni oggi, 20 gennaio, Giovanni Tommaso, bassista, contrabbassista, arrangiatore e produttore.

È membro fondatore dei Perigeo e attivissimo nell'ambito del jazz.
Apprezzato strumentista, ha collaborato con Riccardo Cocciante, Gianni Morandi, Mina, Rino Gaetano, Ivan Graziani...

Happy Birthday Giovanni!
Wazza 





sabato 18 gennaio 2020

Compie gli anni Dave Greenslade





Compie gli anni oggi, 18 gennaio Dave Greenslade, tastierista organista, membro dei Colosseum e fondatore dei Greenslade.
Ha suonato anche con i Thunderbird di Chris Farlow e negli If.
Happy birthday Dave!
Wazza


Oggi compie 77 anni il tastierista e compositore britannico di Jazz Rock Dave Greenslade nato a woking, surrey, cofondatore nel 1968 della band jazz rock progressive colosseum con ex membri dei Bluesbreakers di John Mayall. Rimase con loro fino alla loro dissoluzione nel 1971 e un anno dopo ha fondato la propria band Greenslade con Tony Reeves, Dave Lawson e Andrew Mcculloch. Hanno pubblicato quattro album fino alla fine della band nel 1976 e lo stesso anno dave ha registrato il suo album di debutto da solista: 'Cactus Choir' a cui ha seguito nel 1979 un progetto multimediale che consisteva in un doppio album accompagnato da un libro di 50 pagine illustrate da Patrick Woodroffe: 'The pentateuch of the cosmogony'.
Dal 1994 Dave Greenslade è tornato in militare a Colosseum con coloro che continuò a recitare e registrare altri tre album fino a febbraio 2015, data in cui hanno festeggiato il suo concerto d'addio a Londra.