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mercoledì 13 febbraio 2019

Il compleanno di Peter Gabriel


Compie gli anni oggi, 13 febbraio, Peter Gabriel, professione "Genio".
Happy Birthday Peter!
Wazza

Il cantante della band ha rivelato i problemi con gli altri membri, spesso per motivi futili.

Ci sono tante cose che conducono ad un litigio all'interno di un gruppo, e a quanto pare anche i Genesis non erano esenti da questo tipo di problema. Peter Gabriel ha presentato Tony Banks per il Prog God Award nella notte di mercoledì e prima della consegna del premio ha svelato qualche piccolo retroscena all'interno della band: "Abbiamo sempre litigato, soprattutto per decidere in che modo presentarci al pubblico. Mi ricordo che una volta ho provato a vestirmi come un fiore o come una malattia sessualmente trasmissibile. Tony invece era completamente diverso da questo punto di vista, l'unica cosa che cambiava era la sfumatura di colore pastello del suo maglione. Ma condividevamo una grande passione per la musica".
Gabriel ha descritto Banks come il suo "migliore amico ed il suo peggior nemico allo stesso tempo: "Abbiamo sempre avuto un approccio diverso alle cose. Per me lui era il mio miglior amico e il mio peggior nemico allo stesso tempo, cose normali all'interno di una band. Una delle cose su cui litigavamo di più erano la durata dei suoi assoli. Credo di avergli rovinato qualche capolavoro con la mia voce".





martedì 12 febbraio 2019

Steve Hackett: compleanno e tour


Compie gli anni oggi, 12 febbraio, Steve Hackett, il chitarrista dei Genesis.
Una prolifica carriera da solista... l'unico che continua a suonare dal vivo pezzi dell'ex band.
Ad aprile partirà il nuovo tour Italiano, dove verrà eseguito l'intero album "Selling England by the Pound" e brani tratti da "Spectral Morning"... una garanzia!
Happy Birthday Steve!
Wazza

29 aprile - ROMA, Teatro Brancaccio
30 aprile - BOLOGNA, EuropAuditorium
2 maggio - TORINO, Teatro Colosseo
3 maggio - BERGAMO, Teatro Creberg


Dichiara Steve Hackett sul prossimo tour:
Sono entusiasta di presentare per intero quello che è il mio preferito tra tutti gli album dei Genesis, “Selling England by the Pound”. Quando uscì, nel 1973, catturò subito l'attenzione di John Lennon. In quel momento ho sentito che stavo suonando la chitarra nella migliore band al mondo e che si stavano aprendo le porte per noi. Sono inoltre felice di poter suonare brani tratti da “Spectral Mornings”, che festeggia il suo 40°, di presentare qualche assaggio del nuovo album ed alcune tra le gemme dell'indimenticabile repertorio dei Genesis: sarà un concerto fantastico!”.

Sul palco Steve Hackett sarà accompagnato da: alle tastiere Roger King (Gary Moore, The Mute Gods); alla batteria, percussioni e voce Gary O'Toole (Kylie Minogue, Chrissie Hynde); al sax, flauto e percussioni Rob Townsend (Bill Bruford); al basso e chitarra Jonas Reingold (The Flower Kings); alla voce Nad Sylvan (Agents of Mercy).

Il compleanno di Angelo Branduardi



Compie gli anni oggi, 12 febbraio, Angelo Branduardi, violinista, cantante, autore, arrangiatore... il "menestrello" del rock-folk. Una carriera di successi e brani rimasti nell'immaginario collettivo, uno su tutti "Alla Fiera dell'Est" .
Grande amico e collaboratore del Banco del Mutuo Soccorso. Spesso, non ancora famoso, apriva i concerti del Banco: insieme hanno fatto il mega tour "La Carovana del Mediterraneo"; Branduardi ha tradotto i testi di "As in a lust supper", versione inglese di "Come in un ultima cena".
Nel mastodontico triplo album live "Concerto", sono presenti Gianni e Vittorio Nocenzi, Rodolfo Maltese, Pierluigi Calderoni, e Gianni Colajacomo.
Insomma "uno di noi".
Buon Compleanno Angelo!
Wazza

 Locandina concerto Banco M.S. + Branduardi -1976




lunedì 11 febbraio 2019

KENYON BUNTON – “This Guy’s Disguised This Sky”, di Andrea Pintelli



KENYON BUNTON – “This Guy’s Disguised This Sky”
Di Andrea Pintelli

La storia artistica di Keyton Bunton inizia negli anni novanta, in Inghilterra, suo paese di origine. Dopo alcuni esperimenti con varie band, tra cui i Cardiacs che avevano avuto alcuni passaggi anche su MTV e BBC radio. Disilluso dalla scena musicale londinese su cui di poggiava l’industria discografica dell’epoca, si allontanò da essa, sia idealmente (restò alcuni anni lontano da quel mondo), sia fisicamente, tant’è che ad un certo punto emigrò a Genova, culla del Prog nostrano e dispensatrice di ispirazioni per lui importantissime. Da qui ricominciò a scrivere e comporre la sua Musica, fatta di Canterbury sound, Van der Graaf Generator, mescolati a suoni più moderni come Foo Fighter e certo altro driving rock. Da buon intenditore era solito ascoltare Hawkwind, Henry Cow, Frank Zappa, tanto quanto  Black Flag e Sonic Youth. Questo bagaglio culturale lo ritroviamo ben impresso negli album fin qui pubblicati.
Oggi prenderemo in esame “This Guy’s Disguised This Sky”, suo secondo lavoro pubblicato pochi mesi fa dalla Standard Tuna Records. Personalmente ho fatto fatica ad avvicinarmi a questo autore, perché distante dal mio sentire (nonostante la mia versatilità), ma comunque andando ad analizzare questo disco significativo, si può captare la ricerca di uno stile (magari non ancora identificato appieno) e soprattutto la forza interpretativa che Bunton con naturalezza infonde in ogni singolo brano.
“Seeing is Stealing”, prima traccia, è un crescendo di chitarra a cui via via si associano gli altri strumenti, creando una linea d’intermezzo quasi noise, per poi concludere in un simil fuoco d’artificio stilistico. “Seeing Infinity” è corale, distante anni luce dai personalismi pop che assillano il nostro oggi; quasi lirica, in un movimento quasi sospeso fra la novità, lo psych folk e il cielo, trova nel suo doppiare la voce una soluzione venuta da lontano: dagli anni settanta? Già. “Pass the Salt” riprende alcuni stilemi tipici proprio del primo periodo degli anni novanta e ciò infonde a tutto il pezzo una sensazione di tristezza che speri di abbandonare ben presto. “The Sky ain’t Blue” finalmente porta ritmo al percorso, qualche apertura in più rispetto ai precedenti tratti. Sembra essere in un cerchio in cui non si riesce ad uscirne, il perdurare di certe melodie portano a sensazioni monocordi e martellanti. Poi la svolta verso un eclettismo più marcato, ed è lì che si alza l’asticella della creatività. Questa trovata salva il brano. “This Guy’s Disguised This Sky”, che dà il titolo all’album, è una camminata di sei minuti in un elettronico e buio mondo interiore, di cui il titolo dice tutto. O quasi. Vorremmo essere altrove, siccome la difficoltà d’ascolto è alta e l’immedesimarsi in questo “ragazzo” è pericolosa. Voci che ci sorvolano, a volte attraversandoci, sostenute da un tappeto sonoro sinistro, non sembrano essere amichevoli. “The End of a Superhero” riprende il lato più Prog di Bunton, con un ampio spettro sonoro che tanto vuol urlare, per farci sentire e vivere quello che l’autore sta respirando. Sperimentalismo, ma anche capacità d’osare, ci regalano quello che è senza dubbio la miglior traccia del disco. Senza ombra di dubbio. La sua voce posta all’inizio e alla fine, racchiude un momento alto, intenso, sostenuto. “Waiting for a train” è soprattutto eco di se stesso, capacità d’infondere il proprio lato più romantico. Ripetizione del concetto che lui sta attendendo quel treno, ma invano. Nera luce. Orizzonte lontanissimo, quasi rarefatto. “Summer Song” è un pezzo di sentimentalismo messo in musica, una timida speranza sonora e d’idea in mezzo a un oceano di fioca volontà di proseguire. Ma la sua forza è proprio questa. Basta non lasciarsi coinvolgere. Riflessioni e pensieri svelati da contraltare alla rarefatta fiammella dell’esistenza. Io l’Estate l’ho sempre immaginata e vissuta da protagonista insieme al Sole, ai sorrisi e alle avventure che profumano di gioia e nudità. Probabilmente non è così per tutti. Chiude l’album “Waiting in the Rain”, che torna all’inizio del discorso in una dimensione molto intima, quasi a volere preservare il lato più nascosto del nostro musicista. Paure, timori, attese sono aspetti del quotidiano. Il sopravvento non potranno mai averlo se ci si lancia nel mondo là fuori, da cui bisogna a tutti i costi cavare e ricavare il meglio possibile. Anche in presenza di negatività. Siamo noi che dobbiamo vincere. Siamo noi ad essere i protagonisti della nostra strada, che andandosi ad intersecare con le altre non deve comunque avere remore nel coinvolgerle nella bellezza. Bisogna osare, bisogna (sor)volare, bisogna vivere.
Nel corso del 2019 saranno pubblicati due nuovi lavori di Bunton: un cd live e il terzo cd di inediti, il quale viene indicato come il suo miglior lavoro. A voi la scelta. Abbracci diffusi.


Kenyon Bunton - Voce, chitarra
Ackley Stephen Alder - chitarraelettrica
Richard Harris - Basso
Joanne Johannsson - Tastiere, pianoforte, arrangiamenti
Donk - Batteria, percussioni

Registrato a Bonkon Studios
Mastering fatto da Kyle Samgard a More Peak For The Week Farm Studios

sabato 9 febbraio 2019

Loggins & Messina: accadeva nel 1976




Nel febbraio del 1976, dopo 6 anni di successi, si divideva il duo country-rock Loggins & Messina, nato dall'incontro dell'ex Buffalo Springfield e Poco Jim Messina con il cantautore Kenny Loggins.

Kenny Loggins, sempre a febbraio, ma del 1984, sbanca al botteghino con la colonna sonora del film "Footloose".

Di tutto un Pop…
Wazza




giovedì 7 febbraio 2019

Ricordando Marcello Vento



E' un dovere ricordare "Marcellino" Vento, artigiano delle percussioni, che ci lasciava il 7 febbraio 2013.
Per non dimenticare...
Wazza




Gli Alberomotore sono stati un gruppo rock progressivo romano degli anni settanta, formato inizialmente da Maurizio Rota come voce e alle percussioni, da Fernando Fera alla chitarra, da Glauco Borrelli al basso e come voce e da Marcello Vento alla batteria, cui si aggiunsero nel novembre 1972 Adriano Martire alle tastiere e Carlo Magaldi alle chitarre. Quest'ultimo fu costretto a lasciare il gruppo a Giugno del 1973 per problemi di salute.


mercoledì 6 febbraio 2019

Delirium... un ventata di novità nel festival della tradizione: era il 1972



Visto che "Sanremo" bombardati per una settimana dal Festival dei fiori... vale la pena ricordare l'apparizione dei Delirium nel febbraio 1972, nella categoria "esordienti".
Si classificarono al sesto posto con il brano "Jeshael" di Fossati/Prudente.
Il disco schizzò in testa alle classifiche dei 45 giri diventando un "tormentone", e facendo conoscere al grande pubblico italiano medio l'uso del flauto nella musica pop-rock (cosa che all'estero faceva Ian Anderson da anni...).
Sul palco si fecero accompagnare da un gruppo di amici, "finti hippy", tra cui l'amico Roberto Bernoni, in arte "Zorro", scomparso lo scorso anno.

I Delirium, avevano già pubblicato nel 1971 l'album "Dolce Acqua", e con il successo di Sanremo vennero invitati in tutti i festival e raduni pop. Dopo aver partecipato ad "Un disco per l'estate", con la canzone "Haum", Ivano Fossati lasciò la band,  e ne seguì una prestigiosa carriera da solista.
Di tutto un Pop…
Wazza