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lunedì 20 maggio 2019

Creedence Clearwater Revival nel 1970

Creedence Clearwater Revival poster from the May 1970 issue of PopFoto Magazine

Dopo aver pubblicato in un anno tre album (oltre il milione di copie vendute per ognuno) i Creedence Clearwater Revival, nella primavera del 1970, fanno la loro prima tournèe europea.

Tutto esaurito, comprese le due date al Royal Albert Hall di Londra, con Booker T e MGs, come band di supporto!
Momento d'oro per la band dei fratelli Fogerty.

Di tutto un Pop…
Wazza

 CREEDENCE CLEARWATER REVIVAL Live


From left to right: Doug Cliffford and John Fogerty


domenica 19 maggio 2019

Il compleanno di Pete Townshend

Compie gli anni oggi, 19 maggio, Pete Townshend, chitarrista compositore, cantante, membro fondatore dei mitici The Who.

Genio della chitarra, più di 100 canzoni scritte, tra cui due operE rock passate alla storia: "Tommy" e "Quadrophenia"...

Happy Birthday Pete!
Wazza





John Entwistle, Roger Daltrey, Pete Townshend, Keith Moon. THE WHO, 1978

venerdì 17 maggio 2019

Il compleanno di Bill Bruford


Compie gli anni oggi, 17 maggio, Bill Bruford, batterista, colonna della scena progressive.
Ha suonato praticamente con tutti, esempio e modello per generazioni di batteristi.

Da tempo ha deciso di ritirarsi dalla scena (mentre tanti mediocri, ancora insistono!)

Happy Birthday William!
Wazza

 Yes soundcheck at Duke University, Durham N.C., on 20 November 1971



 Jamie Muir, Robert Fripp, David Cross, Bill Bruford rehearsing Larks' Tongues in Aspic
Covent Garden, London


 Bill Bruford joins the live line-up for the Trick tour(Genesis), February 1976


L-R: Holdsworth, Stewart, Peacock, Bruford, Berlin at Trident Recording Studios, London, during the making of Feels Good To Me 1977.

giovedì 16 maggio 2019

Il compleanno di Robert Fripp

Foto scattata il 18 agosto 1979 con Fripp (King Crimson)

Compie gli anni oggi, 16 maggio, Robert Fripp, genio del progressive rock e non solo...
Se pensi ai King Crimson, ti vengono i brividi!

Una volta firmava anche gli autografi...

Happy Birthday Bob
Wazza
 Robert Fripp alla Tower Records di Campbell, California, 1978



martedì 14 maggio 2019

Belloni/Mugiati – A Lifelong Journey, di Alberto Sgarlato


Belloni/Mugiati – A Lifelong Journey
(2019)
Di Alberto Sgarlato
Articolo già apparso su MAT2020 di aprile (WWW.MAT2020.COM)

A Lifelong Journey” è il titolo con cui si presenta il nuovo progetto di Brian Belloni (chitarre) e Mauro Mugiati (tastiere e chitarra acustica), giovani musicisti appartenenti al giro dei Beggars’ Farm e Giorgio “Fico” Piazza Band).
Il concept-album, articolato su tredici tracce, si snoda (come gli stessi titoli recitano) tra Ombre e Realtà, Illusioni e Disillusioni, Riflessioni ed Empatia: tutto ciò che fa parte della nostra quotidianità, quindi. Tutto ciò che rappresenta effettivamente “il viaggio di una vita”, come ben riassume il titolo di copertina.
I frequenti alternarsi di Mellotron struggenti che poi esplodono in roboanti ma molto melodici e “cantabili” temi di Moog, così come gli altrettanto brillanti “salti” tra riff chitarristici quasi hard e rapide fughe di tastiere e piano elettrico di gusto molto fusion/jazzrock, sono tutti fattori che richiamano immediatamente all’orecchio quei due “pilastri” del new-prog degli anni ’90 che forse più di ogni altro hanno influenzato e condizionato il genere al di qua e al di là dell’oceano. Stiamo ovviamente parlando, al di là dell’Atlantico, degli Spock’s Beard e, qui in Europa, sul Mare del Nord, dei Flower Kings. O, se preferite, delle contaminazioni nate tra questi progetti, come i Transatlantic. Tredici tracce, dicevamo. Ma in realtà tutto è ben coeso nell’andare a formare una sola suite di circa 50 minuti di durata.


Sì, effettivamente si respira un’aria molto “transatlantica” nello squisito, elegante e molto virtuosistico neo-prog di Belloni e Mugiati. Un genere che non cerca mai troppo il cerebrale, il cervellotico, l’ipertecnico fine a se stesso, ma mette la grande perizia tecnica al servizio di un gusto melodico che rimane sempre in primo piano.
E, ovviamente, se di Flower Kings e di Spock’s Beard si parla, è inevitabile andare con la mente un po’ più indietro nel tempo, a quelli che a loro volta sono le loro influenze più evidenti: gli Yes di And You and I nei crescendo di Mellotron e nelle languide steel-guitars, la melodiosità dei Genesis nei temi di tastiere, qualche nostalgia floydiana nei tappeti di organo Hammond ad ampio respiro, persino qualche ammiccamento di gusto cantautorale americano negli intrecci di chitarre elettriche e acustiche.
Un disco, quindi, che fa subito breccia nel cuore di chi, come il sottoscritto che lo sta recensendo, è cresciuto profondamente “immerso” (per ovvie questioni generazionali) nel rock progressivo degli anni ’80 e ’90, in quel momento in cui gli USA e la Scandinavia sembrava persino avessero la meglio, per creatività, prolificità e varietà di formazioni, rispetto alla tradizione britannica. Tuttavia è un disco che potrà catturare anche chi si sente legato alla storia progressiva dei decenni precedenti.


A Lifelong Journey  

         01. Overture            02. Streets Of Empathy             03. The Shadow            04. Illusion            05. Reality            06. The Shadow (Reprise)              07. Reflections From The Window            08. Disillusion            09. Fate            10. Open Up            11. Where We Belong            12. Memories            13. Streets Of Empathy (Reprise)
total running time 50.17

Lineup e credits

Mauro Mugiati: Vocals, Keyboards, Bass Guitar, Acoustic Guitars.     
   Brian Belloni: Electric and Acoustic Guitars, Lap Steel Guitar, Drums   
     Produced by Mauro Mugiati & Brian Belloni    
    Recorded at Elfo Studio, engineered by Alberto Callegari

lunedì 13 maggio 2019

I Led Zeppelin nel maggio del 1972


Maggio 1972Pop Music Magazine, tedesco, dedica, copertina, articolo e poster ai mitici Led Zepelin.

Di tutto un Pop…
Wazza

 Led Zeppelin article from the April / May 1972 issue of Pop Magazine


domenica 12 maggio 2019

Zeitmaschine-"Zeitgeist": commento di Claudio Milano


Band: Zeitmaschine
Titolo: Zeitgeist
Anno: 2019
Label: Darkitalia

Tracce:
A Poison Tree
Don't Stop
A new Creation
The Cure

Formazione:
Luca Milano – voci, synth, drum machine
Alberto Miccoli – cori
Mimmo Frioli – suoni, produzione


Voto: 7.5

E' questo il terzo EP pubblicato da Luca Milano aka Henry Bowers, dopo “Lune di Collera” (2012) e “La Finestra sulle Differenze” (2013) dei suoi Nero Moderno, a cui aveva fatto seguito l'album “Diapositiva” (2017), a portare la band dell'entroterra tarantino in giro per l'Europa, col supporto di Darkitalia.
Il verbo post-punk non è affatto abbandonato con questo nuovo progetto, Zeitmaschine, anzi! Laddove prima però il carattere romantico-decadente era stato primo traino con una dichiarata e genuina evocatività, la musica di Luca è andata via via asciugandosi nella forma, che aveva raggiunto su “Diapositiva” strutture dall'ordito ben estraneo al linguaggio puramente gotico, trovando nell'elettronica punto di approdo perfetto.
Un'elettronica febbricitante, che fa diretto ricorso alle dinamiche EBM (riferimento dichiarato i Front 242), ma anche alla techno dei Prodigy, per fare un'esempio, a tribalismi figli dei Virgin Prunes e dei loro diretti discendenti (The Soft Moon), allo shoegaze a viaggiare come un treno in corsa degli A Place to Bury Strangers, l'industrial dei Public Image Limited e suggestioni metal.
Tanti dunque e strutturati i riferimenti, viva la percezione dell'urlo, di una rabbia non più trasfigurata in lirismo, ma diretta, frontale, senza sconto alcuno.
La produzione certo aiuta, il lavoro fatto da Mimmo Frioli presso il Karma Room Studio di Fragagnano (Ta), livido ma vitale borgo di provenienza dell'autore, è impeccabile.
Non c'è neanche una virgola fuori posto.
La lingua scelta per il canto è l'inglese.
Tutto è perfetto, nell'esecuzione, tutto da Luca muove, ma ciò che più conta nel “suono”, inteso come sostanza sonica.
La drum machine è geometria pura, nervosa, un battito pulsante e affamato; i synth, minimali nel cesellare il magma musicale con tante piccole lumeggiature; la voce di Luca abbandona ogni formalismo passato e diviene sanguigna, gutturale a tratti, al punto da suonare dolorante e dolorosa, per quanto mai scoperta, sempre imbevuta in tonnellate di effetti e filtri.
Anche l'artwork è pura eccellenza, dall'immagine di copertina, al bellissimo logo, sorta di evoluzione futuribile del fulmine bowiano da Aladdin Sane.

Le tracce:

A Poison Tree, innesta la voce/proclama su tastiere roboanti e ritmiche sferraglianti. Pian piano la materia trova riff di tastiera assai convincenti, capaci di diventare avvolgenti, appresso alla voce di Luca, che arriva come minaccia, in tante declinazioni. Controtempi organizzano la corsa di questo treno impazzito ricca di contrazioni e spasmi.

Don't Stop trova subito tribalismi ritmico-tastieristici, accompagnati a campionamenti e arpeggiatori a disegnare “autostrade” di krafterwekiana memoria, ma il canto porta direttamente all'anno 2019. Siderali i suoni di tastiera disegnano folate nord-europee, poi associate a ribattuti decisamente “metal”, nella declinazione a la Wagner. Un episodio che rimane subito in mente, assai efficace.

Il minaccioso incedere di A new Creation, è la migliore intuizione del lotto, sempre sospeso tra campionamenti pari a “strappi” della superficie musicale, percussioni martellanti, tastiere ora mantriche, altrove puntillistiche. La voce qui si fa davvero urlo dannato.

The Cure ritorna all'evocazione del metal nordico ed è anche il brano che più si presta al dancefloor, per quanto la melodia del canto, qui più dispiegato, sia a mio avviso la meno a fuoco.

Ecco, se un EP può essere un piccolo miracolo, “Zeiltgeist” lo è di certo.
Il messaggio era e resta, “don't stop the fight!”.

Un plauso sincero.