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sabato 23 gennaio 2021

I 70 anni di Vittorio Nocenzi

"Il musicista è un eternauta che viaggia fra meteori e lune spente. Nel silenzio del vuoto stellare. La maggior parte delle volte insegue miraggi, vede e sente qualcosa, ma il ricordo di tutte le altre occasioni simili, in cui non è approdato poi su nessun pianeta, lo lasciano nell'incertezza. Quando invece c'è un atterraggio giusto, gli capita spesso di non accorgersene subito, ma solo dopo tempo. Il musicista è uno che cerca sempre senza saperlo. È un registratore acceso sui rumori della vita e sui silenzi dei pensieri. Ogni tanto restituisce questi dati in un unico nuovo amalgama ottenuto con fusioni inattese, che chiamiamo musica. Il musicista è sempre innamorato dell'ultimo figlio nato, salvo poi disconoscerlo. Il musicista è un orfano pieno di nostalgia degli altri".

Vittorio Nocenzi

Compie 70 anni oggi, 23 gennaio, Vittorio Nocenzi, fondatore, tastierista, autore delle musiche, co-autore di molti testi, direttore artistico del Banco del Mutuo Soccorso.

Musicista a 360°, pochi in Italia hanno il suo talento. Ha scritto brani che sono patrimonio della musica, ha composto musiche per il cinema, teatro, balletti.

Sempre impegnato nel sociale, nella didattica e nel multimediale per i giovani, con progetti tipo "Musica Orienta", "Le chiavi segrete della musica", "Roma Electric Orchestra”, che hanno visto la partecipazione di migliaia di studenti di varie regioni Italiane.

Nel 2010 riceve ad Assisi il premio "artista per la pace", per il suo impegno nel sociale.

Nel 2016 viene nominato Ambasciatore Onorario per i giovani dell'Unesco.

Nonostante lo tsunami che ha travolto il Banco, privandolo in breve tempo delle figure di Francesco di Giacomo e Rodolfo Maltese, e ripresosi lui stesso da una "brutta avventura", Vittorio e tornato saldamente al timone del gruppo, con una nuova formazione e un nuovo progetto "Transiberiana", raccogliendo critiche e consensi da ogni parte del mondo !

E il viaggio continua…

Buon compleanno "maestro"

Wazza

Sono arrivati molti videomessaggi di artisti e amici, verranno pubblicati a breve, intanto un assaggio da parte di Ian Anderson dei Jethro Tull (grazie ad Andrea Vercesi).


A 7 anni… aspirante attore, fortunatamente a scelto la musica!












venerdì 22 gennaio 2021

Il ricordo di Peter Bardens

PETER BARDENS - The Answer

A soli 57 anni, il 22 gennaio del 2002, ci lasciava Peter Bardens, tastierista.

Dopo un inizio “blues” - con Rod Stewart, Fleetwood Mac, Peter Green, Van Morrison -, si unì ai Camel, che gli permisero di esternare le sue doti di compositore e arrangiatore.

Suonò nei Camel ufficialmente fino al 1978, per tornare per eventuali “reunion”.

Ha inciso molti album come solista.

Per non dimenticare…

Wazza










Andrew Latimer, Peter Bardens (Camel) John Bonham (Led Zeppelin) Maggie Bell (Stone the Crows) Scarlet Page (figlia de Jimmy Page, Jimmy Page, Chris Squire, Jon Anderson, Alan White (Yes)




giovedì 21 gennaio 2021

Compie gli anni Franz Di Cioccio

Compie gli anni oggi, 21 gennaio, Franz di Cioccio, batterista, cantante, attore, scrittore, produttore, ma per tutti fondatore della Premiata Forneria Marconi, patrimonio della musica progressive mondiale.

Virtuoso, versatile, un vero "animale" da palcoscenico, ancora oggi punto di riferimento di tanti musicisti in Italia.

Una carriera straordinaria!

Nel dicembre 2006 viene insignito del titolo di Commendatore dell'Ordine della Repubblica Italiana, onorificenza data dal presidente della Repubblica a personalità che si sono distinte nel campo della scienza, delle lettere, delle arti e dell'economia.

Franz Di Cioccio è stato il primo musicista dell'area rock a ricevere questo riconoscimento. Con la PFM “macina” ancora concerti di grande qualità, mentre un nuovo album è in preparazione.

Happy Birthday Franz… o come dice lui "cento di queste rullate”!

Wazza

Curiosità

-Tra il 1970 e il 1971 ha suonato per un breve periodo con la Nuova Equipe 84, partecipando anche al Festival di Sanremo nel 1971 insieme a Lucio Dalla, con il capolavoro 4 marzo 1943.

-Cosa c’entra Franz Di Cioccio con Attila? Il noto batterista ha fatto una comparsata nel film Attila flagello di Dio del 1982, pellicola per cui ha scritto anche le musiche insieme a Franco Mussida.

-Nel 2006 è stato insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. È stato il primo artista rock a ottenere questo riconoscimento.

-Sono suoi molti jingle famosi della televisione. Ad esempio, ha composto insieme al bassista Patrick Djivas la musica della sigla del TG5.

-Pare che negli anni Settanta i Led Zeppelin fossero interessati a fargli un provino come batterista. Un aneddoto che dimostra quanto il suo talento sia arrivato anche fuori i confini d’Italia.

-La rivista Prog UK lo ha inserito tra i 100 artisti più influenti della storia del rock.

1972 Jam Session all'Altro Mondo di Rimini. Il forlivese Pasquale Venditto (al centro) con Franz di Cioccio, Elio D'Anna, Alberto Radius e Mauro Pagani


PREMIATA FORNERIA MARCONI  Ciao 2001 1981





Il giorno 21 di Francesco Di Giacomo

  Foto Giordano Fanzò 2004

21 gennaio

“Solo una mente educata può capire un pensiero diverso dal suo senza aver bisogno di accettarlo”

 (Aristotele)

Ci sarai sempre.

Buon viaggio Capitano.

Wazza

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Nel cielo e nelle altre cose mute/Terramadre/Non senza dolore/Io vivo/Né più di un albero non meno di una stella/Nei suoni e nei silenzi/Di terra.

Sono i versi della poesia che si ottiene mettendo in fila i titoli dei pezzi che insieme formano l'album ... di terra, l'ottavo del Banco del Mutuo Soccorso pubblicato nel 1978.

Sono andato a rileggermela come omaggio per la morte in un incidente stradale di Francesco Di Giacomo avvenuta nei giorni di una delle più insulse edizioni del festival di Sanremo che si ricordi. Fabio Fazio lo ha ricordato dal palco dell'Ariston. I giornali, a parte casi sporadici come l'Unità che gli ha dedicato una pagina, hanno ridotto la notizia nei trafiletti. Di Giacomo aveva 66 anni. I suoi funerali verranno celebrati questo giovedì 27 febbraio.

Come ultima volontà aveva disposto che ogni volontà di ricordo in suo nome venisse convertito in un aiuto concreto a Emergency. Splendida voce da tenore, pancione e barba foltissima che strideva con l'eleganza dei fratelli Nocenzi, oggi temo di non essermelo goduto come avrei voluto. Se vi racconto come ho conosciuto il Banco, vi mettete a ridere.

Era il 1978 al liceo. E noi 1964 forse insieme ai 1963 eravamo le prime annate de-politicizzate, troppo piccoli per aver avuto un ruolo attivo nel movimento del 77. A me attirava la Pfm, con Pagani, Mussida, Djivas al basso e il Calloni. E Lucio "Violino" Fabbri. Poi un mio compagno più grande mi mise in mano una cassetta con registrati gli album ...di terra da una parte e Darwin dall'altra. In qualche cassetto devo avercela ancora. La piastra non ce l'ho più e dunque, anche recuperandola, ormai sarebbe inutilizzabile.

"Gli altri son tutti comunisti, questi del Banco invece sono di destra", mi disse. Era una cazzata colossale all'interno di un panorama progressive rock dove forse solo gli Area di Demetrio Stratos erano schierati apertamente, ma io quelli del Banco mi misi ad ascoltarli con interesse anche per quell'osservazione, stanco come ero già di tutti quei cantautori di sinistra che dovevano piacere per forza.

Poi nel 1980 la voce di Francesco Di Giacomo fu tra le prime a cantare con sobrietà  una storia gay con Paolo Pa e quel verso "passo veloce, cuore in fretta quando attraversi il cortile, qualcuno forse già sospetta quel tuo sorriso d'aprile" a partire dalla mia adolescenza ha fatto parte delle cose che ho sempre recitato a memoria, come la formazione del Toro di Radice, il Perugia di Castagner, la Lazio di Maestrelli e il Vicenza di Gibì Fabbri fino a Pigro di Ivan Graziani passando per Piove di D'Annunzio.

Il Banco mi attirava, il Banco mi incuriosiva. E mi incuriosiva quell'uomo cannone con quella voce strepitosa, meno noioso di De Gregori e che non se la tirava come Franz Di Cioccio (tra l'altro grande batterista ma pessimo vocalist della Pfm) e più moderno di Battisti-Mogol. Adoravo pezzi del Banco come Il Ragno, Dove Sarà, Il giardino del mago, Moby Dick e Grande Joe. Per me Moby Dick e Grande Joe erano proprio lui, Di Giacomo. Che ho scoperto essere sardo della provincia di Nuoro andando a controllare solo adesso la sua biografia e riascoltando grazie a youtube qualcuna delle sue canzoni come 750mila anni fa l'amore. Insieme ai suoi aforismi. "Spostare i problemi è una gran fatica, meglio lasciarli lì". E ancora: "L'amore sta sempre lì, con calma". E poi uno riferito alla sua band ma che se sostituite il nome e ci mettete quel che volete voi vale come principio universale: "Suonare col Banco è un privilegio, ma ogni tanto i privilegi vanno dismessi".

Stefano Pallaroni






mercoledì 20 gennaio 2021

Rory Gallagher il 20 gennaio 1974

RORY GALLAGHER - Ciao 2001 - Anno VI - N. 3 - 20 gennaio 1974

La rivista Ciao 2001 del 20 gennaio 1974, riportava un articolo del concerto tenuto da Rory Gallagher al Rainbow Theatre di Londra, l’8 dicembre del 1973, definendolo “trionfale” e assegnando al buon Rory, lo scettro di erede di Eric Clapton…

Le notizie all’epoca arrivavano sempre uno o due mesi dopo che erano avvenute… si lavorava in “remoto”, ma passato!

Di tutto un Pop…

Wazza







Immagini di repertorio del 1973






martedì 19 gennaio 2021

Charisma Festival nel gennaio del 1973

Doveva essere il 19 a Roma e il 20 a Milano, ma si tenne il 22 gennaio 1973, al Palasport di Roma, il Charisma Festival, nato per promuovere gli artisti dell'etichetta del "cappellaio matto", come era chiamata all'epoca.

Sul palco:  Genesis - Lindisfarne - Capability Brown - Peter Hammill (con Dave Jackson).

Nel manifesto pubblicitario non era riportato Peter Hammill, ma bensì il Balletto di Bronzo, ma la loro esibizione sfumò all'ultimo minuto.

L'altro concerto si tenne a Reggio Emilia il 20 gennaio e non a Milano (sotto ci spiega tutto l’amico Paolo Carnelli).

Wazza

Un cappuccino con Genesis e Lindisfarne

Da quando all’inizio del 1972 i Van der Graaf Generator e i Genesis avevano sfondato in Italia, il boss della Charisma,Tony Stratton Smith, non pensava altro che come proporre anche nel nostro paese la stessa tipologia di spettacolo che tanto successo di pubblico aveva avuto in patria l’anno precedente: in poche parole, Stratton Smith voleva portare in Italia una sorta di Six Bob Tour, la celebre serie di concerti, così chiamata per l’esiguo costo del biglietto fissato a soli sei scellini, che aveva visto protagonisti Van der Graaf Generator, Genesis e Lindsfarne nel gennaio del 1971. 

Phil Collins of Genesis, on stage at the Charisma Pop Festival, Rome, 19th January 1973

Il progetto, però, era destinato a rivelarsi di non semplice attuazione: la prima idea, infatti, era quella di allestire un vero e proprio tour autunnale, ma lo scioglimento improvviso di due dei gruppi che avrebbero dovuto fare parte della line up (Audience e Van der Graaf Generator) costrinse la label inglese a rivedere i propri piani. Finalmente, nell’ottobre del 1972, su Ciao 2001 si ricominciò a parlare di “Charisma Festival”, sigla con cui veniva ufficialmente denominato l’appuntamento. Se sul periodo in cui il Festival avrebbe dovuto avere luogo (gennaio ‘73) sembravano esserci ormai pochi dubbi, risultava invece più complicato mettere a fuoco sia le date esatte che l’elenco degli artisti che vi avrebbero preso parte: inizialmente furono infatti annunciati Genesis, Lindisfarne, Peter Hammill e Capability Brown; in un secondo momento, a questi nomi sembrarono doversi aggiungere anche gli Spreadeagle e gli String Driven Thing; poi addirittura il Balletto di Bronzo. 

Palasport Roma-Charisma Festival

Questa incertezza è confermata dalla recensione del concerto romano di Marco Ferranti, poi pubblicata su Ciao 2001 numero 6 dell’11 febbraio 1973, in cui in apertura si fa esplicito riferimento proprio ai numerosi cambi di data e di sede che aveva subito la manifestazione nel corso dei mesi. Questi cambiamenti portarono tra l’altro allo spostamento al 22 gennaio della data originariamente prevista per il 19 al Palazzo dello Sport di Roma, con conseguente impossibilità per Lindisfarne e String Driven Thing di prendervi parte a causa di altri impegni concertistici, e la scaletta della serata ridotta ai soli Capability Brown, Peter Hammill & David Jackson e Genesis. Di Spreadeagle e Balletto di Bronzo invece non c’è nessuna traccia neanche nella prima delle due serate del Festival a Reggio Emilia il 20 gennaio, data che andava a prendere il posto di quella originariamente prevista lo stesso giorno al Palalido di Milano. Secondo quanto riportato nella biografia inglese dei Van der Graaf Generator, The Book, Armando Gallo aveva provato fino all’ultimo a convincere i Van der Graaf a rimettersi insieme per le due date del Festival, ma alla fine era riuscito a ottenere solo che con Hammill sul palco ci fosse anche il fiatista David Jackson. 

Charisma Festival in Reggio Emilia-January 1973

A Roma il biglietto del concerto costava 1.500 lire per la gradinata e 2.500 per la platea e tribuna numerate. Il pubblico (circa 10 mila unità) accorse numeroso, nonostante un forte nubifragio che quel giorno aveva colpito la Capitale. Dopo che i Capability avevano faticato a incontrare il favore del pubblico, toccò a Peter Hammill tentare di riallacciare il filo troppo presto spezzato che aveva unito la musica dei Van der Graaf Generator e il nostro paese: della performance del cantante inglese, quasi tutti ricordano soprattutto il momento in cui saltò la corrente e Hammill e Jackson continuarono a suonare senza l’ausilio dell’impianto di amplificazione, davanti a un pubblico esterrefatto ma immobile in silenziosa contemplazione. 

                                         GENESIS - CIAO 2001 - GENNAIO 1973

Poi arrivarono i Genesis, la cui performance è descritta da Ferranti come «Un sogno fatto di colori vertiginosi, linee dolcissime e frammenti violenti, passaggi improvvisi e mirabolanti, docili canti lontani e crudi avvolgimenti sonori (…) Gabriel forse è l’unico vero erede di Jagger; è ora volpe rosseggiante sangue, fantasma argenteo, nero demonio, voce nasale e prepotente, mielosa e ambigua per correre sul filo che separa sottilmente reale e surreale. E Rutherford fa scorrere docilmente tutta la sua anima sensibile romantica sul manico della dodici corde o del suo basso prodigioso, Banks anima con la sua classicità i tasti dell’organo, dirige con incomparabile maestria il tappeto d’archi del mellotron; Hackett è il mago che trasforma una chitarra in sintetizzatore; Collins crea le battute, le inframmezza con il canto divertente, distrugge le false retoriche con il fischietto. Davanti ai cinque la folla, l’urlo che diventa boato, il trionfo». 

"Peter Hammill e David Jackson, con i Van der Graaf Generator fermi ai box, sul palco del Charisma Festival, 22 gennaio 1973, Roma, Palazzo dello Sport dell’EUR" 
(foto di Fabio D’Emilio)

Per i Genesis è un exploit che va a riscattare le difficoltà che il gruppo continua ad incontrare in patria: “Un giorno suonammo a Roma davanti a migliaia di fan - ricorda Richard MacPhail, all’epoca tour manager della band - e al ritorno in Inghilterra ci esibimmo in un club seminterrato a Petersborough, davanti a 25 persone disinteressate. Il contrasto era incredibile”.

Paolo Carnelli


GENESIS - Ciao 2001 - Anno V - N. 3 - 21 gennaio 1973




 

lunedì 18 gennaio 2021

Rozmainsky Mikhaylov Project (RMP)-“ADVENTURES AT THE BABOOINUMFEST 2017”, di Andrea Pintelli

RMP – “ADVENTURES AT THE BABOOINUMFEST 2017”

Di Andrea Pintelli

BWR

Incolpevolmente in ritardo sui tempi di uscita, ci accingiamo a parlarvi di “Adventures at the Babooinumfest 2017”, disco rilasciato nel 2019 dai RMP ossia Rozmainsky Mikhaylov Project, band russa di stanza a San Pietroburgo. Side Project di Ivan Rozmainsky, leader dei Roz Vitalis insieme a Vladimir Mikhaylov, il gruppo inizia la propria carriera nel 2017 con “For the Light”, proseguendo col live in questione, fino a “I Am a Stranger in the Earth” uscito l’anno scorso.

Il titolo esplicativo ci porta a un mirabile festival organizzato da qualche anno nella loro città, dove si dà spazio a vari gruppi di esprimere le proprie idee artistiche. Questo tipo di discorso è attivo da tanti anni in vari stati e sarebbe consono che si potesse estendere anche nella nostra amata Italia, dove queste attività sono ormai, purtroppo, cosa rara.

Gli RMP sono formati, come anzidetto, dai due leader Ivan Rozmainsky, tastiere e sintetizzatori, e Vladimir Mikhaylov, chitarre, e da Leonid Perevalov al clarinetto e clarinetto basso, oltre a Yuril Groiser alla batteria.

“Adventures at the BabooinumFest 2017” è composto da 10 tracce, più una registrata sempre live ma in studio (ove Vladimir suona il basso) ed è stato pubblicato dalla Art Beat Records, stessa etichetta dei Roz Vitalis. Ci troviamo di fronte a un esperimento sonoro che ha nell’applicazione dei dettami del chamber prog il proprio fulcro interpretativo. Si sentono spiccatamente le influenze di band quali Art Zoyd e Art Bears, ma anche spunti RIO con Henry Cow in testa. Certo, sono solo effetti, vista la vastità delle possibilità che in questo ambito si hanno, quindi gli RMP creano grazie ad esse ma mettendo al centro le proprie sensibilità musicali.

“A Dedicaton to the Floydian Sun” ha i rintocchi di un universo posto altrove, dove i quattro artisti ci iniziano al loro mondo. Un’apertura che pare un’introduzione, tanto è riflessiva. Presenta un incedere floydiano, ma si muove in una direzione diversa, meno intima. “A Flower in the Smoke” è forse ancor più distante dal concetto di melodia, che qui viene decostruita a favore della libertà interpretativa. Gli RMP si muovono senza bisogno di arti, ma galleggiano in un magma fatto di anarchia e improvvisazione. “Coming of the Troubled Waters” prosegue nel cammino ormai intrapreso dai nostri, ma con un tocco di sensazionalismo legato a ricordanze di musiche tradizionali. Meno fredda della precedente, ha nel clarinetto basso un valore aggiunto notevole. “The Thing in the Light” ha un opening che da molto lontano ricorda l’incipit di “No Quarter”, qui rimesso in salsa acida. Psichedelica come poche, la canzone si sviluppa con la chitarra di Vladimir, ora precisa e meno evanescente, in una direzione che non è mai univoca. È chiaramente lei la protagonista di questo passaggio. “My Soul Melteth from Heaviness” con organo netto e suadente, sembra riportarci sul nostro pianeta. Il vibrato della chitarra va in direzione ostinata e contraria, in un gioco di andirivieni che è il leit motiv di questa scelta. “A Dedication to the Babooinumfest” lascia più spazio alle trovate ritmiche della batteria, che fino a questo momento era stata un po’ in ombra. Sparata a velocità superiore alla (loro) norma, è puro situazionismo musicale; qui nessun accento è accento, nessuna volontà è volontà, ma gli RMP vogliono sperimentare fin dove possono arrivare. Il ghiaccio si sta sciogliendo? “A Flower Withered” sono poco più di due minuti di battaglia di accordi sonori, che trovano nel disaccordo il dominio dell’intento.

Molto più complicata da ascoltare che da descrivere. “Return of the Troubled Waters”, che chiaramente si riallaccia al terzo movimento, ha andamento ancora più marcato rispetto ad essa, praticamente la sua evoluzione. Ovviamente tutto il live va inteso come una lunga suite, ma districarsi fra i vari meandri di essa è cosa sensata e sfida allettante. “The Light of Things” ha chitarra che miagola, ma senza fare fusa banali. La caratteristica è la propria indomabilità, che vorrei fosse stato il titolo di questa esibizione; pare più un’installazione sonora. Una sorta di galleria d’arte moderna con le loro anime musicate. “And a Heaviness Fall From My Soul” chiude il cerchio, andando a riassumere tutte le atmosfere che gli RMP ci hanno fin qui regalato. Tutti gli strumenti sono in mezzo al vortice e, come si sa, nell’occhio del ciclone regna una calma irreale. Sembra essere arrivati, invece è soltanto una pausa di lunghezza variabile, secondo quanto vorremo affrontare dinnanzi a noi.

“Forsake Me Not”, traccia aggiunta al live, cambia leggermente registro, qui i musicisti passano al clarinetto e al basso, anziché al clarinetto basso e alla chitarra usati durante il concerto stesso. C’è meno improvvisazione e maggiore voglia di incontrarsi, che comunque non è un abbraccio profuso, perché sempre in ambito space restiamo. La trama sonora disegnata dalla tastiera di Ivan fa da contraltare alle sensazioni distorte dei restanti strumenti. Non è più un gioco ora, ma il tutto si fa foschia.

Quindi, perché ascoltare questo disco? Niente solite frasi usurpate e retoriche tipo sasso nello stagno che smuove le coscienze, no. Gli RMP vanno ascoltati perché le difficoltà aiutano. Provate, perché c’è del buono a Est.



Live, released in 2019

Songs / Tracks Listing 

1. A Dedication to the Floydian Sun (5:24)

2. A Flower in the Smoke (5:22)

3. Coming of the Troubled Waters (3:57)

4. The Thing in The Light (4:48)

5. My Soul Melteth for Heaviness (3:00)

6. A Dedication to the Babooinumfest (6:02)

7. A Flower Withered (2:45)

8. Return of the Troubled Waters (3:25)

9. The Light of Things (2:16)

10. And a Heaviness Fell from My Soul (5:28)

11. Forsake Me Not (6:53)

Total Time 49:20

 

Line-up / Musicians

- Yurii Groiser / drums

- Vladimir Mikhaylov / bass guitar [11]; electric guitar; screwdriver

- Leonid Perevalov / clarinet [11], bass clarinet

- Ivan Rozmainsky / synths; electric piano 

Releases information

Artwork by Vyacheslav Potapov