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giovedì 30 novembre 2017

"The Wall": era il 30 novembre 1979

Hello,
usciva il 30 novembre 1979 "The Wall", uno dei punti più alti raggiunti dai Pink Floyd e dalla musica progressive..
L'idea venne a Roger Waters, dopo una lite con alcuni spettatori durante un tour in Canada.
La voce del bambino che si sente in "Goodbay blue sky" è di Harry Waters, figlio di Roger.
Richard Wright appare in veste di ospite… all'inizio del progetto aveva abbandonato la band a causa dei continui litigi con Waters.
In Italia ha venduto più di un milione di copie.
…di tutto un Pop
Wazza 


Si prova la scena di "Mother" , dal film The Wall

Il 30 novembre 1979 esce  " The Wall ", doppio Lp dei   Pink Floyd . L'uscita discografica assume immediatamente i connotati di evento planetario ed epocale, certamente uno dei più importanti eventi della storia del rock. Il disco del muro, dei mattoni entra nella vita e nell'immaginario di milioni di persone. Un mito che si trasmetterà di generazione in generazione fino ai giorni nostri. A oltre 30 anni dall'uscita si contano circa 30 milioni di copie vendute, numero impressionant e per un disco doppio. I temi contenuti nell'album sono le vicende personali di Roger Waters. "The Wall" è soprattutto un disco dove Waters ha proiettato le numerose inquietudini e problematiche personali.

Contenuti che verranno successivamente rappresentati nella versione cinematografica del film di Alan Parker "The Wall". La storia è di Pink che è una rockstar che durante un massacrante tour sta consumando il rapporto con la moglie. Nelle lunghe giornate passate in solitudine in una anonima stanza di albergo tra un concerto e l'altro, Pink, nel vano tentativo di mettersi in contatto con la moglie, rievoca i fantasmi della sua esistenza, la morte del padre in guerra, l'infanzia difficile stretta tra l'atteggiamento iper-protettivo della madre e l'indottrinamento da parte di professori psicopatici. Simbolicamente le difficoltà e i traumi esistenziali diPink vengono rappresentati come mattoni che vanno a costruire un muro di isolamento che lo allontanano dalla realtà, fino a un completo isolamento. Pink capisce che potrà vincere la propria solitudine in un solo modo: deve analizzare la propria vita. Così si apre un processo mentale che lo porta ad abbattere il muro, eliminando le proprie difese ed esponendosi - nudo - ai propri simili. L'album si chiude con la ballata "Outside The Wall", poesia delicata, dal tono introspettivo, in cui Waters spiega come sia difficile rimanere sempre sani di mente: "Da soli, o in coppia, gli unici che realmente ti amano passeggiano su e giù fuori dal muro.
Alcuni mano nella mano e altri radunati insieme in comitive.
I cuori teneri e gli artisti oppongono resistenza.
E quando ti avranno dato tutto alcuni barcolleranno e cadranno, dopo tutto non è facile, sbattere il tuo cuore contro un muro di pazzi... »
Il brano "Comfortably Numb" è senz'altro il brano dell'album che più di tutti gli altri suscita emozioni profonde.



mercoledì 29 novembre 2017

William Blake e Sophya Baccini



«L'immaginazione non è uno stato mentale: è l'esistenza umana stessa. »
(William Blake)


Il 28 novembre del 1757 nasceva William Blake, poeta incisore pittore... sì ma che c'entra con il progressive?
C'entra eccome, la cantante Sophya Baccini, nel 2013, ha inciso con la sua band Aradia il disco "Big Red Dragon" (William Blake's Vision), ispirato alle opere dello "stravagante" poeta inglese.
Ti è sfuggito fai sempre in tempo a rimediare (leggi recensione), e procuratelo!
I buoni consigli di…
Wazza

Un albero avvelenato

Ero adirato col mio amico,
Dissi la mia ira, la mia ira finì;
ero adirato col mio nemico,
non la dissi, la mia ira crebbe.
E lho bagnata di timori,
notte e giorno con le mie lacrime,
e le ho dato il sole di sorrisi
e dolci ingannevoli astuzie.
Ed è cresciuta sia di giorno che di notte,
finché ha portato una mela luminosa;
ed il mio nemico la vide risplendere,
e seppe che era mia.
E penetrò nel mio giardino
quando la notte aveva velato il cielo;
nella mattina lieto vedo
il mio nemico steso morto sotto lalbero.
(William Blake)


Dopo Aradìa del 2009, ecco, a nome Sophya Baccinis Aradìa, il secondo lavoro intitolato Big red dragon  pubblicato dalla genovese Black Widow. La voce della Baccini mi aveva colpito sin da Black opera (album dei Presence del 1996 ) quando, con una certa “sfacciataggine aveva interpretato in chiave rock delle arie famose di Verdi (da Il trovatore, alla Traviata”, dal Rigoletto a “La forza del destino con risultati molto interessanti. E la commistione tra rock, metal, musica classica e lirica è il sottile trait dunion che ci porta a questo secondo sforzo solista. Lidea del concept è nata durante un periodo di vacanza e il tema scelto è stato lopera pittorica di William Blake racchiusa in 11 (dei 13 brani)  a cui si aggiungono liniziale William” e la finale Jerusalem (poesia dello stesso Blake) molto conosciuta nella versione EL&P.

Se, allambizione del tema scelto, aggiungiamo una serie di ospiti deccezione (i due  Vairetti degli Osanna, Cristian Decamps degli Ange, Elisa Montaldo de Il tempio delle clessidre e, ancora, Steve Sylvester, Roberto Tiranti.) ecco che evidentemente nulla è lasciato al caso. Dopo lintroduttiva William è con Angel of the revelation che iniziamo a cogliere molte delle sfumature della voce di Sophya. Un brano costruito sulla sua ugola  con la band (quasi tutta al femminile) pronta a rifinire, a colorare, ad impreziosire le dinamiche melodiche della cantante partenopea. Satan è a tratti ossessiva, oscura e persino inquietante con un notevole apporto degli archi di Stella Manfredi, ottima nel creare le giuste atmosfere. Love of Hecate offre un altro saggio della bravura della Baccini, qui in versione lirica con cameo di Elisa Montaldo a conferire delicatezza estrema al brano con i suoi interventi  misurati al  clavicembalo al  mellotron e alla celesta. La porta dellinferno”, uno dei pochi pezzi con liriche in italiano, vede il contributo dei due Vairetti ( Lino ed Irwin) alla voce, oltre a quella di Sophya: anche qui gli archi protagonisti assieme ai duetti vocali che creano un atmosfera profonda ed introspettiva. Con The number”, complice anche la voce di Steve Sylvester, il suono si inasprisce alquanto, così come   in Just ( stavolta la voce è di Roberto Tiranti). Gli 8 minuti di Cerebus sono quelli più tipicamente progressive sinfonici con la commistione tra rock e lirica ben riuscita. While he’s sleeping” vede l’incontro tra la voce della Baccini e quella di Sonya Kristina ( dei Curved air) ed il pezzo, con la complicità del violino della Manfredi,  non può che ricondurci alle atmosfere della band britannica. Per gli amanti degli Ange ecco poi Au matin du premier jour con Cristian Decamps a donare ulteriore carisma espressivo alle belle musiche.

Beatrice è un capolavoro di piccole cos’euna voce delicata, la discreta presenza del pianoforte (Marilena Striano) . Tutto questo in sei minuti di poesia pura. La title track non convince appieno, non tanto nel cantato, ma nelle musiche un poco insipide. Chiude lalbum, come dicevamo, Jerusalem: lontana dall’interpretazione offerta da EL&P, ma altrettanto toccante. Big red dragon è senza alcun dubbio un lavoro importante e ben fatto, in cui le capacità interpretative della Baccini sono evidenziate ai più alti livelli. Qualche piccolissimo appunto lo riserviamo al versante prettamente strumentale con la band, forse, non sfruttata al massimo delle sue capacità ma che pare solo un (ottimo) contorno alla personalità della leader, davvero grande”.

Sophya: voce, tastiere, synth bass
Chicco Accetta: chitarra
Francesca Colaps: batteria
Stella Manfredi: violino, Viola
Marilena Striano: piano

Special guests: Christian Decamps (ANGE) Sonja Kristina (Curved Air) Elisa Montaldo (Il Tempio delle Clessidre) Steve Sylvester (DEATH SS), Lino Vairetti (Osanna ) Irwin Vairetti (Osanna), Enrico Iglio (Presence), Roberto Tiranti (Mangala Vallis)

Anno: 2013
Label: Black Widow Records
Genere: Progressive Rock

Tracklist:
01. William
02.  Angel Of The Revelation
03. Satan
04. Love Of Hecate
05. The Number
06. La Porta Dell'Inferno
07. Just
08. Cerberus
09. While He's Sleeping
10. Au Matin Du Premier Jour
11. Beatrice
12. Big Red Dragon
13. Jerusalem



martedì 28 novembre 2017

28 NOVEMBRE 1974: ULTIMA APPARIZIONE LIVE DI JOHN LENNON AL MADISON SQUARE GARDEN DI NEW YORK


Hello,
il 28 novembre 1974, riporta all'ultima apparizione in concerto, con pubblico pagante, di John Lennon.
La causa fu una scommessa persa con Elton John, leggete l'interessante articolo a seguire catturato in rete.
…di tutto un Pop
Wazza


28 NOVEMBRE 1974: ULTIMA APPARIZIONE LIVE DI JOHN LENNON AL MADISON SQUARE GARDEN DI NEW YORK.

Chi lo avrebbe mai pensato che una scommessa persa con Elton John sarebbe stato il pretesto che avrebbe determinato lultima apparizione di John Lennon su di un palco dinanzi ad un pubblico pagante?

I primi mesi del 1974, come del resto gli ultimi del 1973, continuano ad essere vissuti da parte di John Lennon nello sbando più totale: lontano da Yoko Ono, impegnato sentimentalmente con la segretaria e collaboratrice May Pang, John continua a trascorrere il suo tempo ubriacandosi  nel caos più totale con i compagni di avventura Ringo Starr, Harry Nilsson e Kehit Moon, in quello che lo stesso John defìnì The Lost Weekend. L’apice del delirio più assurdo fu raggiunto nella notte del 12 marzo 1974, quando John e Harry Nilsson furono cacciati dal Trobadour Club di Los Angeles per aver interrotto, ubriachi, lesibizione dei Smothers Brothers .

Non soddisfatto dellesito delle session di registrazione che avrebbero dato origine allalbum Rock n Roll (con la famosa fuga con i nastri registrati da parte del produttore Phil Spector) John si impegna a produrre il decimo album dell’amico Nelsson, Pussy Cat”. Le session di registrazione di questo album passarono alla storia poiché, per la prima ed ultima volta dallo scioglimento dei Beatles, in ben due occasioni (il 28 ed il 31 marzo 1974) ci fu il ricongiungimento fra John Lennon e Paul McCartney che furono coinvolti un due storiche jam session, per nulla interessanti dal punto di vista musicale, ma che sanciranno il riavvicinamento tra Paul e John dopo i dissidi che seguirono lo scioglimento dei Beatles. Così come per le session di Rock n Roll anche le session di Pussy Cat sono caratterizzate dal caos più totale, tanto che per portare a termine il progetto John deve abbandonare Los Angeles e tornare a New York. Lo spostamento di residenza determina anche il ritorno allordine nella vita di John : una volta terminata la produzione dellalbum di Harry Nelsson, a giugno, Lennon si dedica alla realizzazione di un suo nuovo album, il primo ad essere concepito in assenza di Yoko Ono, a partire dal 1968.

La lavorazione al disco parte con un impegno ed una serietà sicuramente maggiori rispetto a quanto fatto registrare nei mesi precedenti. Per una decina di giorni, nel mese di luglio, John si dedica ad un lavoro di pre-produzione negli studi di registrazione dove prova e riprova a suonare, per prendere maggiore confidenza con le canzoni che andranno a costituire il nuovo album. Le registrazioni vere e proprie si svolgeranno nel successivo mese di luglio negli studi Record Plant East con i seguenti musicisti: Klaus Voorman al basso, Jim Keltner alla batteria, Jesse Ed Davis alla chitarra, Arthur Jenkins alle percussioni, Ken Ascher al clarinetto, Nick Hopkins, Bobby Keys al sassofono ed Eddie Mottau alla chitarra acustica. Partecipò alla registrazione di Whatever Gets You Throu The Night, suonando il pianoforte ed ai cori, lamico Elton John. Durante le sedute di registrazione i due amici scherzando fecero una scommessa: se Whatever Gets You Throu The Night fosse arrivata in vetta alla classifica di vendita dei 45 giri, allora John lavrebbe dovuta eseguire dal vivo assieme ad Elton John. John accettò di buon gusto la scommessa, pensando che mai e poi mai quel brano avrebbe potuto conquistare il numero uno delle classifiche di vendita dei 45 di Billboard. Invece contro le più rosee aspettative il discoWhatever Gets You Throu The Night/Beef Jerky (Apple Records,  uscito in U.S.A. il 23 settembre 1974 su Apple 1874 ed in Inghilterra il 4 ottobre 1974 su Apple R5998) arrivò a conquistare la vetta delle classifiche di vendita dei singoli in U.S.A., per cui il 28 novembre 1974, per mantenere fede alla promessa fatta, un John Lennon nervosissimo salì sul palco assieme alla band di Elton John per quella che sarebbe stata la sua ultima apparizione dal vivo.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, prima del concerto, i musicisti avevano provato il set con una versione molto rauca e tagliente di I Saw Her Standing There che fu registrata su nastro. Nello spettacolo serale John eseguì tre canzoni con la Band di Elton John. Iniziò con la sua hit del momento Whatever Gets You Throu The Night a cui fece subito seguito il più recente successo di Elton John che altro non era che “Lucy In The Sky Whit Diamonds scritta a suo tempo da Lennon per l’abum Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band dei Beatles e che Elton John aveva inciso nel 1974 su 45 giri con One Day At A Time (sempre di Lennon) come lato B. La breve apparizione di Lennon sul palco del Madison Square Garden si concluse con la canzone I Saw Her Standing There, che John presentò in modo curioso: Voglio ringraziare Elton e i ragazzi per questa serata. Abbiamo provato a pensare ad un numero col quale finire e andarcene, e abbiamo pensato di fare un numero di un mio vecchio fidanzato chiamato Paul. Questa è una canzone che non ho mai cantato, è un vecchio numero dei Beatles e lo conosciamo appena”. Il pubblico impazzì letteralmente. John per tutta la durata della sua breve comparsa masticò gomma americana, cercando di apparire calmo e distaccato. In mezzo al pubblico vi era anche Yoko Ono che potè osservare e constatare la solitudine del suo uomo. Nel backstage dello Show i due sincontrarono e, se dobbiamo credere alle loro interviste del 1980 (poco prima della morte di John) gettarono il seme della loro riconciliazione.



CURIOSITA

John era veramente convinto che Whatever Gets You Throu The Night non avrebbe mai ottenuto tale successo, e questo viene anche confermato  dallo stesso John in una intervista del 1980: E’ stato il mio primo numero uno in U.S.A. .Imagine non era diventata numero 1 (in U.S.A. n° 3 della Billboard Hot 100 chart  nellottobre del 1971; n° 6 in Inghilterra nellottobre 1975), Istant karma! nemmeno  (in U.S.A. n ° 3 della Billboard Hot 100 chart nel febbraio del 1970; in Inghilterra n° 5 della U.K. Singles Chart), tutti dischi che reputo migliori di Whatever Gets You Throu The Night”.;
Di fatto Whatever Gets You Throu The Night costituisce lunico brano di John Lennon a raggiungere la vetta delle classifiche americane di vendita dei 45 giri da quando i Beatles si sciolsero nellaprile del 1970;
Paradossalmente John fu, in ordine cronologico di tempo, lultimo dei quattro ex Beatles a raggiungere la vetta delle classifiche di vendita in U.S.A.. Infatti in precedenza lavevano già raggiunta George Harrison con My Sweet Lord(pubblicata in U.S.A. il 23 novembre 1970 con “Isn’t It A Pitty come lato B) e con Give Me Love (Give Me Peace on Earth)” (pubblicata in U.S.A. su singolo il 7 maggio 1973 con  Miss ODell come lato B), Paul McCartney con My Love(pubblicata in U.S.A. come singolo il 9 aprile  1973 con The Mess (Live at The Hague)  come lato B) e con Band On The Run (pubblicata in U.S.A. come singolo l8 aprile 1974 con Nineteen Hundred And Eighty-Five  come lato B) e Ringo Starr, addirittura con due diverse canzoni: “Photograph (composta con Harrison e pubblicata come singolo in U.S.A il 24 settembre  1973 con Down And Out come lato B) e con You re Sixteen (composta dagli Sherman Brothers e pubblicata  il 3  dicembre 1973 con “A Devil Woman come lato B);
Il brano non era assolutamente la prima scelta di Lennon per essere il singolo di lancio dellalbum Walls And Bridges.  Fu scelto infatti dal Vice Presidente della Capitol Records  Al Coury, che aveva recentemente collaborato con Paul McCartney.
La fonte di ispirazione per la composizione di questo brano fu uno show televisivo che stava guardando in una tarda notte. May Pang , ex segretaria ed amante di John, dichiarò a Radio Times nel dicembre del 2005: A John piaceva fare zapping di notte, e prendeva nota di qualsiasi cosa curiosa che ascoltasse in televisione. Una notte stava guardando in TV il celebre pastore evangelista di colore Reverendo Ike, che stava dicendo: Lasciate che ve lo dica ragazzi, non ha alcuna importanza, Lui vi prenderà comunque durante la notte!. John si innamorò al primo ascolto di questa frase e se la annotò sul suo taccuino che teneva a portata di mano vicino al letto. Questa fu la genesi di Whatever Gets You Throu The Night.
In precedenza allincisione di Whatever Gets You Throu The Night” Elton John e John Lennon avevano già collaborato alla registrazione di altro materiale. Sempre nel 1974 Elton John incise Lucy In The Sky Whit Diamond (composta da Lennon nel 1967) in cui John compare alla chitarra ed ai cori, sotto lo pseudonimo di Dr. Winston OBoogie. Questa versione raggiunse il primo posto nella classifica americana di Billbord Hot 100 per due settimane ed il decimo in quella inglese. La canzone fu pubblicata su singolo con lato B One Day at a Time” che è un altro brano di Lennon (facente parte dellalbum Mind Games): anche in questo brano John suona la chitarra.
Salendo sul palco del Madison Square Garden annunciato da Elton John la sera del 28 novembre 1974, prima di eseguire la canzone Whatever Gets You Throu The Night John lennon prova laccordatura ed i volumi della sua chitarra accennando il riff di I Feel Fine successo dei Beatles del 1964 da lui composto.
Le tre canzoni incise in questo storico evento furono pubblicate in Inghilterra su DJM DJS 10965 senza seguire lordine esatto di esecuzione durante il concerto. Sul disco infatti lordine delle tre tracce era il seguente: I Saw Her Standing There, “Whatever Gets You Throu The Night” e Lucy In The Sky Whit Diamonds.
Paradossalmente lultima canzone interpretata dal vivo da John Lennon, I Saw Her Standing Ther”, fu la prima canzone del Lato A del Long Playing di esordio dei Beatles Please Please Me pubblicato in Inghilterra nel 1963.




Nel ricordo di Joe Vescovi


Hello,
il 28 novembre 2014 ci lasciava Joe Vescovi, grande virtuoso delle tastiere: con il suo gruppo The Trip, ha fatto la storia del progressive italiano.
Finita l'avventura con i Trip, e una breve apparizione negli Acqua Fragile, entra nei Dik Dik, rimanendoci in vari periodi, dal 1978 al 2007.
Negli anni '80 ha collaborato con Umberto Tozzi e con i Knife Edge, capostipiti dell'hard progressive in Italia.
Nel 1976 ha "rischiato" di entrare nei Rainbow di Ritchie Blackmore, ma alla fine fu scelto David Stone.
Grande ammiratore dei Jethro Tull, con i Trip dal vivo spesso eseguivano "Driving Song"...
…per non dimenticare
Wazza

 The Trip

Con l'Acqua Fragile

 Tastierista con i Dik Dik

 Con Umberto Tozzi

 Con i Knife Edge

Ciao 2001-23 marzo 1977


Racconti sottoBanco: era il 1982


Racconti sottoBanco

A fine novembre, inizio dicembre 1982, il Banco sbarca a Cuba, invitati per quindici giorni dal ministero della cultura cubana. Si esibiscono al "Festival Internacional de la Nueva Cancìon", a cui partecipano artisti da tutta l'America Latina, tra cui spiccano Astor Piazola, Chico Buarque de Hollanda e il cantautore catalano Juan Manuel Serrat; la loro esibizione, a differenza degli altri ospiti (10 minuti...), dura quaranta minuti, con tanto di ripresa televisiva. Il successo è talmente grande che tengono altri due concerti interi al Teatro Nacional de la Habama (il tempio dell'intellighenzia locale, con una gigantografia del Che come facciata...).
I cubani soprannominarono Francesco, amichevolmente, "El Gordo"… tanti complimenti dalla gente e dai media che "erroneamente" li chiamarono "Banco de Soccorro Mutuo".
Incontri culturali, il calore della gente, il tropico, 
insomma, 15 giorni di rumba!
Questo accedeva 35 anni fa, prima dei Rolling Stones, prima di Jovanotti (ditelo al "Mollicone" nazionale)... esistono filmati nell'archivio Banco che testimoniano questi incontri, dove Vittorio, Francesco, Gianni, Rodolfo, interagiscono e intervistano i grandi della musica latino americana: speriamo che prima o poi li tirino fuori!
Wazza




lunedì 27 novembre 2017

Giorgio "Fico" Piazza e la sua band al Club Il Giardino,di Marco Pessina e Renzo De Grandi


Giorgio "Fico" Piazza live al Club Il Giardino - Lugagnano (VR) 25/11/2017
Di Marco Pessina-Reportage fotografico di Renzo De Grandi

Ci voleva lui, GIORGIO PIAZZA, primo bassista e uno dei fondatori dell'allora Premiata Forneria Marconi, per riprendere in mano le musiche che segnarono un'epoca all'inizio degli anni '70: quello che la critica definì a quel tempo musica pop. Per dar vita a questo pregevole progetto il musicista milanese si é attorniato di giovani appassionati e virtuosi del genere. Nella serata del Giardino, che ha il grosso merito di proporre sempre queste situazioni musicalmente intriganti, hanno suonato: MARCO FABBRI (batteria), già navigato musicista con parecchie esperienze maturate negli anni e da qualche anno in forza ai THE WATCH, GIUSEPPE PERNA e MARCO CAMPAGNO (tastiere e voci), ERIC ZANONI (chitarre) con la presenza, per l'occasione, di GIORGIO GABRIEL (chitarra acustica), che ci ha deliziato in un paio di brani dei celeberrimi arpeggi che furono di FRANCO MUSSIDA.


PIAZZA ci spiega sinteticamente di aver voluto riproporre questa musica proprio alla maniera in cui fu pensata e come nemmeno la PFM fece più, nelle serate live, durante la gloriosa carriera successiva! In una sala gremita, via dunque al progetto, partendo alla "rovescia", con le note dell'album “PER UN AMICO”, del 1973! Già dalle prime battute si possono ascoltare i meravigliosi tappeti di note che il mai apprezzato abbastanza FLAVIO PREMOLI costruì! Merito dei due giovani tastieristi, che si renderanno protagonisti nell'arco di tutta la serata. PER UN AMICO, viene suonato per intero e in rigoroso ordine di brani! Molto bella, in particolare, l'esecuzione de IL BANCHETTO, con la parte centrale che vede le tastiere duellare in un crescendo rossiniano, sostituendo ora il flauto, ora il violino, che fu di MAURO PAGANI. Gli applausi scrosciano e non potrebbe essere altrimenti, con un PIAZZA che si limita solo a puntualizzare alcuni concetti ermeticamente. Ci saranno poche chiacchiere e molta musica! Un acciaccato FABBRI renderà corposa la sezione ritmica come é sua abitudine. L'esecuzione di GERANIO chiude la prima parte della serata. Breve pausa e via con STORIA DI UN MINUTO, partendo da LA CARROZZA DI HANS, con la partecipazione all'acustica di GIORGIO GABRIEL, che costituisce l'ennesimo momento caldo della serata di Lugagnano. 
Nella successiva DOVE E QUANDO parte uno, si mette in evidenza il bravo ZANONI. Le chicche proseguono con DOVE E QUANDO parte due e GRAZIE DAVVERO, a nostra memoria mai eseguite per intero dal vivo dalla PFM. A questo punto siamo in attesa di IMPRESSIONI DI SETTEMBRE, con tanto di intro, seguita da E' FESTA, eseguite puntualmente. Brani che, semmai ce ne fosse stato bisogno, scatenano l'appassionato pubblico presente. Il lungo applauso finale testimonia il gradimento della serata. La band ritorna sul palco e suona una coinvolgente GIMME SOME LOVIN, che non aggiunge nulla, ma contribuisce alla degna festa finale.

Grazie a GIORGIO PIAZZA e alla sua band per la riscoperta di questi favolosi brani e lunga vita al progetto. Chissà che non ci si riveda in futuro prossimo, magari proprio al Giardino!