Habelard2 – Crossfade
(Autoproduzione, 2026)
Tra echi di passato e orizzonti
sospesi
Di Luca Paoli
Il caso di Habelard2 continua
a incuriosirmi. Dietro questo nome si muove da anni Sergio Caleca,
polistrumentista milanese attivo sin dalla fine degli anni Settanta e con alle
spalle una lunga storia nel progressive italiano, anche grazie all’esperienza
con gli Ad Maiora, conclusa nel 2018. Crossfade,
pubblicato il 5 febbraio 2026, è il suo quattordicesimo lavoro e arriva come un
nuovo tassello coerente di un percorso personale, libero da mode e compromessi.
Registrato a Milano tra aprile e dicembre 2025, l’album è un
progetto totalmente autarchico: Caleca compone, arrangia, suona, mixa e cura
anche l’aspetto visivo, dalle fotografie alla grafica. Un controllo totale che
si riflette in un suono compatto, pensato nei dettagli, ma mai freddo. Il
titolo nasce da una vecchia fotografia scattata a Hyde Park nell’aprile del
1982, segnata da un’apparente dissolvenza all’inizio dovuta a un piccolo
problema della pellicola; quell’errore si trasforma in un’immagine suggestiva,
che riflette bene il disco: fatto di sovrapposizioni, transizioni delicate e
ricordi che tornano a galla.
Crossfade è interamente strumentale, composto da dieci brani che si muovono dentro
un progressive riflessivo, di quelli che non hanno fretta di stupire ma
preferiscono costruire atmosfere. Le tastiere hanno un ruolo centrale, ma non
sono mai tiranne: basso, chitarra e batteria programmata dialogano con
equilibrio, dando vita a paesaggi sonori luminosi, a tratti solari, sempre
attraversati da una vena nostalgica.
Seguendo l’andamento della tracklist, il disco alterna
momenti più distesi ad altri dal passo leggermente più dinamico. Crossfade
apre il lavoro con un incedere misurato, dove il mellotron accompagna le prime
atmosfere e definisce il tono di tutto l’album.
Change of Plans e Slow Food giocano su equilibri sottili, lasciando
respirare le melodie senza forzature. In Dashboard si percepisce una
pulsazione più nervosa, mentre In Overtaking e Abracadabra si
notano dettagli e colori che arricchiscono il tessuto sonoro.
In The Drones War affiora un’eco dei Genesis più
classici, soprattutto nel modo in cui le melodie si aprono e si richiudono con
eleganza. The Great Wonders e In The Old Farm offrono momenti più
intimi: la chitarra prende spazio e rivela il lato più lirico di Caleca, con
una scrittura attenta ai dettagli e alla forma-canzone. Chiude il disco The
Last Chord, lasciando che le idee si dissolvano lentamente e il silenzio
riprenda il suo spazio.
Nel complesso, Crossfade si inserisce con naturalezza
nella discografia di Sergio Caleca, rafforzando l’idea di una visione musicale
personale, coerente e mai urlata. È un lavoro che non ha fretta di arrivare al
punto, preferendo invece accompagnare l’ascoltatore passo dopo passo, lasciando
sedimentare suoni e atmosfere. I brani dialogano tra loro senza soluzione di
continuità, si sfiorano e si sovrappongono, per poi dissolversi lentamente,
come immagini che restano impresse anche quando il silenzio torna a farsi
spazio.


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