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domenica 8 febbraio 2026

Habelard2 – "Crossfade", commento di Luca Paoli

 


Habelard2 – Crossfade (Autoproduzione, 2026)

Tra echi di passato e orizzonti sospesi

Di Luca Paoli

 

Il caso di Habelard2 continua a incuriosirmi. Dietro questo nome si muove da anni Sergio Caleca, polistrumentista milanese attivo sin dalla fine degli anni Settanta e con alle spalle una lunga storia nel progressive italiano, anche grazie all’esperienza con gli Ad Maiora, conclusa nel 2018. Crossfade, pubblicato il 5 febbraio 2026, è il suo quattordicesimo lavoro e arriva come un nuovo tassello coerente di un percorso personale, libero da mode e compromessi.

Registrato a Milano tra aprile e dicembre 2025, l’album è un progetto totalmente autarchico: Caleca compone, arrangia, suona, mixa e cura anche l’aspetto visivo, dalle fotografie alla grafica. Un controllo totale che si riflette in un suono compatto, pensato nei dettagli, ma mai freddo. Il titolo nasce da una vecchia fotografia scattata a Hyde Park nell’aprile del 1982, segnata da un’apparente dissolvenza all’inizio dovuta a un piccolo problema della pellicola; quell’errore si trasforma in un’immagine suggestiva, che riflette bene il disco: fatto di sovrapposizioni, transizioni delicate e ricordi che tornano a galla.

Crossfade è interamente strumentale, composto da dieci brani che si muovono dentro un progressive riflessivo, di quelli che non hanno fretta di stupire ma preferiscono costruire atmosfere. Le tastiere hanno un ruolo centrale, ma non sono mai tiranne: basso, chitarra e batteria programmata dialogano con equilibrio, dando vita a paesaggi sonori luminosi, a tratti solari, sempre attraversati da una vena nostalgica.

Seguendo l’andamento della tracklist, il disco alterna momenti più distesi ad altri dal passo leggermente più dinamico. Crossfade apre il lavoro con un incedere misurato, dove il mellotron accompagna le prime atmosfere e definisce il tono di tutto l’album.

Change of Plans e Slow Food giocano su equilibri sottili, lasciando respirare le melodie senza forzature. In Dashboard si percepisce una pulsazione più nervosa, mentre In Overtaking e Abracadabra si notano dettagli e colori che arricchiscono il tessuto sonoro.

In The Drones War affiora un’eco dei Genesis più classici, soprattutto nel modo in cui le melodie si aprono e si richiudono con eleganza. The Great Wonders e In The Old Farm offrono momenti più intimi: la chitarra prende spazio e rivela il lato più lirico di Caleca, con una scrittura attenta ai dettagli e alla forma-canzone. Chiude il disco The Last Chord, lasciando che le idee si dissolvano lentamente e il silenzio riprenda il suo spazio.

Nel complesso, Crossfade si inserisce con naturalezza nella discografia di Sergio Caleca, rafforzando l’idea di una visione musicale personale, coerente e mai urlata. È un lavoro che non ha fretta di arrivare al punto, preferendo invece accompagnare l’ascoltatore passo dopo passo, lasciando sedimentare suoni e atmosfere. I brani dialogano tra loro senza soluzione di continuità, si sfiorano e si sovrappongono, per poi dissolversi lentamente, come immagini che restano impresse anche quando il silenzio torna a farsi spazio.



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