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mercoledì 20 luglio 2022

Festival di Cisano: era il 20 luglio 1974


Hello popolo prog…
il 20 luglio 1974 si teneva a Cisano sul Neva (Albenga) il 1° Festival della Riviera di Ponente".
Ripubblico questo piccolo ricordo di qualche anno fa, per chi ha avuto la "fortuna" di non leggerlo allora…
Wazza

 La Corte dei Miracoli

Era il 20 luglio 1974 quando a Cisano Sul Neva, in provincia di Savona, si teneva il " 1° Rock Festival Del Ponente Ligure".
Organizzato dai Trip, praticamente a casa loro, visto che a Cisano c'era la famosa "Villa Rosso", dove vivevano e provavano i loro brani.
Parteciparono a questa "Woodstock al pesto", Edoardo Bennato, Dedalus, Biglietto per l'Inferno, La Corte dei Miracoli e gli stessi Trip, che in quell'occasione avevano come batterista Nunzio Favia detto "Cucciolo" degli Osage Tribe, che sostituì Furio Chirico, che aveva lasciato i Trip, dopo una lite con Joe Vescovi.
… di Tutto un Pop
 WK 

 Joe Vescovi, con alle spalle il "palco" di Cisano

 Dedalus

Edoardo Bennato


giovedì 14 luglio 2022

Aramas-I Fasti del Passato, commento di Fabio Rossi

 


Commento di Fabio Rossi 

Artista: Aramas

Album: I Fasti del Passato

Genere: Black Metal

Anno: 2022

Casa discografica: Nova Era Records

 

Tracklist

1.    Realtà Industriale

2.    Distruttore dei Sensi

3.    Gli Ultimi Momenti

4.    I Fasti del Passato

5.    Il Nulla

6.    Eterno Momento

7.    Mala Sulfurea

8.    Peste lo Colga

9.    Damnatio Memoriae

10.                      Ama il Tuo Sogno Seppur ti Tormenta

 

Line Up

Massimiliano Aragona: voce e tutti gli strumenti 

La determinazione porta spesso a ottenere risultati concreti e solo credendo fermamente nelle potenzialità di un proprio progetto è possibile costruire qualcosa di significativo. È il caso degli Aramas, one man band fondata dal romano Massimiliano Aragona (AntroNero), che dopo aver esordito nel 2018 con l’album I Fasti del Passato, pubblicato dalla Sepulchral Silence e passato totalmente inosservato, hanno insistito e fatto centro con il disco seguente, Barlume nel Buio, uscito nel 2020.

La chiave di volta è stato l’eccellente lavoro promozionale effettuato dalla Nova Era Records, che ha permesso di far conoscere a un pubblico più vasto la proposta del gruppo.

Massimiliano, punto sull’orgoglio, ha inteso riproporre, sempre sotto l’egida della nuova casa discografica, le tracce contenute ne I Fasti del Passato. Lui è convinto che la sua musica e le sue liriche meritino la giusta attenzione e possano trovare proseliti, specie tra coloro che hanno apprezzato le qualità di Barlume nel Buio. Una scelta coraggiosa, ma premiante perché la nuova versione rimasterizzata de I Fasti del Passato presenta i vecchi pezzi in una veste ottimizzata e più convincente rispetto all’anonimo esordio.

Ama il Tuo Sogno Seppur ti Tormenta  è, non a caso, il titolo del brano che chiude il lavoro. A metà strada tra Burzum e Darkthrone, gli Aramas hanno la peculiarità non comune del cantato in italiano, tantoché Massimiliano ama definirsi “Cantautore Estremo”.

Il sound, una sorta di infernale crogiuolo in cui confluiscono, oltre al Black, elementi Death, Doom, Thrash, Heavy e Folk, si presenta in una veste essenziale supportando adeguatamente l’ottimo aggressivo vocalism del singer. I testi sono visionari, cupi, intrisi di rancore e rabbia perfettamente in linea con i momenti tristi che purtroppo stiamo vivendo. Non è di certo un album alla portata di tutti (pensate che sono molti i metallari che non amano il Black, ahimè), ritengo, però, da premiare l’idea decisamente originale portata avanti dal Quorthon italiano Massimiliano Aragona: di questi tempi di vacche magre mi pare quasi un miracolo.






lunedì 11 luglio 2022

I GTR nel 1986...


Nell'estate del 1986 i GTR, gruppo formato da due grandi chitarristi Steve Hackett e Steve Howe, iniziano un tour in nord America ed Europa.

A maggio dello stesso anno avevano pubblicato il loro album omonimo che ebbe un ottimo successo; anche il singolo estratto, “When the Heart Rules the Mind”, arrivo al 14° posto in UK.


Ma durante il tour nacquero problemi finanziari - e personali – tra i due Steve.
Il progetto doveva andare avanti con Brian May (ex Queen) al posto di Steve Howe, ma naufragò nel giro di un anno.

Di tutto un Pop…
Wazza

Phil Spalding, Steve Hackett, Jonathan Mover, Steve Howe, Max Bacon




venerdì 8 luglio 2022

Post Generation-"Control - Z", commento di Fabio Rossi

 


Commento di Fabio Rossi

Artista: Post Generation

Album: Control - Z

Genere: Post Progressive

Anno: 2022

Casa discografica: Luminiol Records

 

Tracklist

1.      This Is My Day

2.      About Last Night

3.      You’re Next In Line

4.      What’s The Worry

5.      The Cat And The Chicken

6.      White Lights And Darkest Patterns

7.      Could It Be You

8.      Control Z

9.      Nathalie

10. This Cannot Work

11. Raising The Bar

12. Unforgotten Wasteland

 

Line Up

Matteo Bevilacqua: voce e chitarra;

Carlo Peluso: tastierista/polistrumentista;

Antonio Marincola: basso;

Special guest:

Christoph Stahl: batteria;

Paolo Rigotto: batteria e mixer;

Michaela Senetta: voce

 


Nati nel 2014 per volontà dell’italo britannico Mattia Bevilacqua, i Post Generation affondano il proprio sound nel progressive con attinenze ai Porcupine Tree, Anathema, Pain of Salvation e Opeth. Il progetto verte essenzialmente nel tentativo di distaccarsi dall’epoca d’oro del movimento (anche se in taluni frangenti mi rammentano un po’ gli Yes) nel deliberato tentativo di collocarsi in un’area di riferimento tesa allo sviluppo verso altri lidi di un genere così affascinante. Matteo suonava il basso nei Diaries Of A Hero, un buon gruppo dedito all’heavy metal con due album pubblicati, e ciò impediva all’artista di sperimentarsi proficuamente in ambiti diversi. Nasce così la sua idea di dare vita a una nuova formazione. Già nel 2014 esce il debut album intitolato Post Generation (Musea Parallèle) nel quale si apprezzano intriganti sezioni acustiche e sperimentazioni elettroniche. Dieci brani di sicuro effetto che facevano presagire a qualcosa di positivo per il futuro.

Sono trascorsi otto anni (troppi a prescindere dalle motivazioni) e il combo torna alla ribalta con un ambizioso e visionario concept, registrato in Piemonte sulle colline di Sciolze, basato sulla sofferenza e la paura che dilania le menti dell’uomo moderno, stritolato da una società distopica dal futuro incerto. Le tracce proposte sono dodici nelle quali si alternano momenti adrenalinici ad altri più riflessivi creando un interessante intreccio sonoro. L’album è piuttosto coeso e va ascoltato attentamente per assaporarne i vari aspetti. Forse manca un brano in grado di distaccarsi come qualità dagli altri, ma a parte questa mia considerazione personale Control – Z può piacere sia ai vecchi che ai nuovi fan del rock progressivo. Ci si lamenta che alcune produzioni presentato roba trita e ritrita, della serie “guarda come suono bene” senza, però, trasmettere nulla, ebbene in quest’album c’è creatività che emerge sin dalla curatissima e ben arrangiata opener This Is My Day. L’architettura compositiva non è mai ridondante, anzi vira più sull’essenziale. Si spazia dall’accattivante andamento di About Last Night, alla lucida follia di The Cat And The Chicken, contraddistinta da un abrasivo riff portante di chitarra, alla leggerezza di Nathalie, con sugli scudi la magnifica voce di Michaela Senetta, insomma ce n’è per tutti i gusti, con momenti davvero efficaci come nel caso di You’re Next in Line, munita di belle parti di pianoforte per poi esplodere in una ritmica esaltante, della muscolare title track, delle splendida gemme acustiche Could It Be You e Raising The Bar, fino ad arrivare alla conclusiva stupenda Unforgotten Wasteland (inizia e termina con un’atmosfera soave mentre nella sezione centrale cresce vertiginosamente d’intensità).

La band dimostra indubbie capacità espressive in grado di spazzare molta concorrenza nel settore. Nulla è stato lasciato al caso, nemmeno l’artwork concepito dall'artista londinese Juan Blanco.

Il design finale e il packaging, invece, sono stati curati dalla grafica lettone Kristina Popila.

“‘Control Z’ ritrae un universo distopico, una realtà trappola mentale controllata dall’ufficio ‘Control-Z’ che ha la funzione specifica di annullare eventuali cattivi sentimenti o emozioni degli abitanti, creando una massa di cittadini zombificati. Anche se si potrebbe sostenere che la storia è puramente fittizia, questo album è in qualche modo autobiografico e ritrae il dilemma interiore che si può trovare in ognuno di noi quando si affronta la scelta di vivere una vita guidata dalla passione o dalla paura. La trama stessa è stata oggetto di molte revisioni e il risultato è così sorprendente che ha portato alla creazione di uno storyboard che sarà presto rilasciato come graphic novel per l’edizione deluxe.” (Matteo Bevilacqua)

Caro Matteo, speriamo di non dover aspettare troppo per un nuovo lavoro.






mercoledì 6 luglio 2022

Stealphish - "No Road to Shadesmar", commento di Fabio Rossi

 



Commento di Fabio Rossi

 

Artista: Stealphish

Album: No Road to Shadesmar

Genere: Progressive Metal

Anno: 2022

Casa discografica: Autoprodotto

 

Tracklist

1.    No Road to Shadesmar, Pt. 1: Ebrietas

2.    No Road to Shadesmar, Pt. 2: Eo

3.    No Road to Shadesmar, Pt. 3: Shadesmar

 

Line Up

Josh Barker: Chitarra e Basso

Dan Barker: Batteria

 

Gli Stealphish sono una project band di recente formazione ruotante attorno all’estro del chitarrista e bassista neozelandese Josh Barker, un’artista noto nella scena musicale di Auckland (milita nel gruppo progressive acustico Cafe Fistfight).

Dopo la pubblicazione di alcuni singoli (Procidens – 2020, Spren – 2021 e Auri – 2021), stavolta siamo al cospetto di un EP composto da tre brani interamente strumentali. Josh si è fatto coadiuvare come sempre dal fratello Dan per le parti di batteria.

Il disco è brillante e multiforme, alternando veemenza a momenti di pacatezza talvolta enfatizzati dalla presenza di tastiere curate da Caitlyn Abbott. Se la potente opener Ebrietas richiama abbondantemente gli stilemi degli svedesi Meshuggah, in Eo è tutto più rarefatto, disponendo di un’architettura melodica che ci riporta a certe alchimie degli Yes.

La lunga title track - Shadesmar - sembra estrapolata da un album degli Ozric Tentacles e risulta la migliore del lotto con il suo andamento talvolta onirico e tendente allo space rock. L’esiguità del materiale non consente una valutazione oggettiva sulle potenzialità della band. I riferimenti citati sono gratificanti, tuttavia occorre testare gli Stealphish quando ci regaleranno un album completo.

La tecnica è molta e lo si percepisce dalla complessità degli arrangiamenti e le idee ci sono anche se occorre fare attenzione al voler essere troppo dispersivi. 

Credo che a Josh vadano stretti i Cafe Fistfight perché il suo sfogo creativo, presente non solo in No Road to Shadesmar ma anche nei summenzionati tre singoli, trasborda dirompente. La sua energia non va limitata, anzi casomai alimentata evitando però di farla degenerare in proposte eccessivamente dispersive.

Nel complesso mi sento di promuovere questo EP che consiglio di ascoltare con l’uso delle cuffie per assaporare meglio i molteplici raffinati cambi di atmosfera di cui è cosparso l’intero disco.








martedì 5 luglio 2022

Led Zeppelin al Vigorelli il 5 luglio del 1971



Fantastic poster for Led Zeppelin, Milan, July 5, 1971

Nel bene e nel male altra data da ricordare.

5 luglio 1971, i Led Zeppelin partecipano al Cantagiro/Cantamondo a Milano.

Si ricorderanno solo gli incidenti... sarà l'inizio delle contestazioni ai concerti.

Di tutto un Pop…
Wazza




lunedì 4 luglio 2022

EARTHSET - Bound (2022) - Di Enrico Meloni

 


EARTHSET - Bound (2022)

Di Enrico Meloni

 

Tornano gli Earthset, quartetto bolognese che avevo conosciuto al Cinema Cappuccini a Genova nel novembre 2019 (quando sì, ancora si potevano vedere i concerti con spensieratezza) per la sonorizzazione del film muto “L’uomo Meccanico” (intervista e mie impressioni sulla serata in un articolo pubblicato nel numero di gennaio 2020 di MAT2020:

http://www.mat2020.com/files/MAT2020_GEN20.pdf

All’epoca mi accingevo a parlare di una band, composta fin dal 2012 da Ezio Romano, Luigi Varanese, Costantino Mazzoccoli ed Emanuele Orsini, alle prese con un ambizioso progetto finanziato da alcune importanti istituzioni e votato al recupero di una pellicola storica e importante, con tanto di sonorizzazione dal vivo del film muto. 

Si trattava in ogni caso di musiche originali, e il progetto era abbastanza peculiare da rappresentare una parentesi in qualche modo “a sé stante” all’interno della carriera degli Earthset. L’Uomo Meccanico è stato portato in tour in lungo e in largo, anche al di fuori dai confini nazionali, e ha sicuramente migliorato lo status degli Earthset di band interessante e da tenere d’occhio.

Come dire: nel novembre 2019, per quanto sia stata un’esperienza fantastica (basta leggere il report linkato sopra), sono andato a vedere un concerto degli Earthset dove la band proponeva sì pezzi propri ma in un contesto così particolare da rendere il tutto qualcosa di decisamente diverso da un concerto “classico”. Penso sia importante rimarcare il concetto per dare la giusta dignità, alle composizioni, originali e inedite, che compongono Bound, uscito nel marzo 2022 per Dischi Bervisti.

E parliamo di Bound, allora. 42 minuti di musica senza soluzione di continuità, un'uscita musicale da considerarsi come progetto artistico a 360°: non solo musica, quindi. Infatti, gli Earthset hanno realizzato undici video-visuals (tante sono le canzoni che compongono l’album), del video-non-videoclip che completano il progetto; video che potete vedere sul canale YouTube della band:


https://www.youtube.com/channel/UCflPJZXoRcY5hGvGrXZbEeQ 

Ogni canzone è collegata alla precedente e alla successiva, ogni brano ha il proprio video che, unitamente agli altri, andrà a comporre un'unica narrazione audiovisiva.

Bound non è solo musica, dicevo. Gli Earthset ci accompagnano in un vero e proprio viaggio dove esploriamo il concetto di relazione, ossia la base su cui si fonda l’intera esistenza, in ogni sua sfaccettatura. Questo viaggio culmina con la relazione per eccellenza che dà vita a una band: l’album è stato registrato dal vivo, senza pause e in un’unica sessione, quasi a suggellare così l’apice massimo del momento creativo di quattro persone racchiuse in una stessa stanza a fare ciò che amano di più.

E la musica? Senza voler abusare di etichette o definizioni (leggo sul comunicato stampa “alt-rock”, e tanto basta), le composizioni originali degli Earthset sono molto variegate e i cambi d’umore sono frequenti. Non mancano alcuni passaggi più interessanti di altri, i riferimenti più chiari possono essere i Radiohead e, per la voce, alcune cose dei Muse, oltre ai Radiohead stessi.

I tempi sono spesso dispari ma non parliamo di un dispari esagerato o caotico (sicuramente non siamo in ambito prog), difficile da seguire (ciascuno/a di noi avrà un riferimento per una band “incasinata” e che odia): gli Earthset ti prendono per mano e ti lasciano perdere nel loro ginepraio di riff e cambi di ritmo, umore e contesto, per poi riprenderti e accompagnarti alla prossima sezione/parte del viaggio a tutto tondo che rappresenta Bound.

La tensione non cala mai per troppo tempo, per cui l’ascoltatore è sempre sulle spine a cercare di capire cosa accadrà dopo. Gli arrangiamenti sono apparentemente semplici ma nascondono una certa ricercatezza, sicuramente un grande pregio della band: a un secondo, terzo, quarto ascolto si aprono mondi che inizialmente non sembravano essere lì presenti.

Va detto che le parti distorte riescono a colpire nel segno, e la costante alternanza a momenti più eterei rendono Bound un disco vario, valido e tutto da scoprire.

Un album da ascoltare più volte per lasciarsi rapire da sonorità spesso dissonanti, al limite del noise, che sanno graffiare quando è il momento giusto ma anche cullare nelle parti più riflessive.

Sono molto curioso di vederli dal vivo alle prese con queste canzoni.


https://soundcloud.com/earthsetband/sets/bound-1/s-tv6BRn9ogvv?si=80677c546a1d4a54870bd645a8a5e3ca