La diramazione del web magazine MAT2020, per una nuova informazione musicale quotidiana
mercoledì 20 luglio 2022
Festival di Cisano: era il 20 luglio 1974
giovedì 14 luglio 2022
Aramas-I Fasti del Passato, commento di Fabio Rossi
Commento di Fabio Rossi
Artista: Aramas
Album: I Fasti del Passato
Genere: Black Metal
Anno: 2022
Casa discografica: Nova Era Records
Tracklist
1. Realtà Industriale
2. Distruttore dei Sensi
3. Gli Ultimi Momenti
4. I Fasti del Passato
5. Il Nulla
6. Eterno Momento
7. Mala Sulfurea
8. Peste lo Colga
9. Damnatio Memoriae
10.
Ama
il Tuo Sogno Seppur ti Tormenta
Massimiliano Aragona: voce e tutti gli strumenti
La determinazione porta spesso a
ottenere risultati concreti e solo credendo fermamente nelle potenzialità di un
proprio progetto è possibile costruire qualcosa di significativo. È il caso
degli Aramas, one man band fondata dal
romano Massimiliano Aragona (AntroNero),
che dopo aver esordito nel 2018 con l’album I
Fasti del Passato, pubblicato dalla Sepulchral Silence e passato
totalmente inosservato, hanno insistito e fatto centro con il disco seguente, Barlume
nel Buio, uscito nel 2020.
La chiave di volta è stato l’eccellente
lavoro promozionale effettuato dalla Nova Era Records, che ha permesso
di far conoscere a un pubblico più vasto la proposta del gruppo.
Massimiliano, punto sull’orgoglio, ha
inteso riproporre, sempre sotto l’egida della nuova casa discografica, le
tracce contenute ne I Fasti del Passato. Lui è convinto che la sua
musica e le sue liriche meritino la giusta attenzione e possano trovare
proseliti, specie tra coloro che hanno apprezzato le qualità di Barlume nel
Buio. Una scelta coraggiosa, ma premiante perché la nuova versione
rimasterizzata de I Fasti del Passato presenta i vecchi pezzi in una
veste ottimizzata e più convincente rispetto all’anonimo esordio.
Ama il Tuo Sogno Seppur ti Tormenta è, non a caso, il titolo del brano che chiude
il lavoro. A metà strada tra Burzum e Darkthrone, gli Aramas hanno la
peculiarità non comune del cantato in italiano, tantoché Massimiliano ama
definirsi “Cantautore Estremo”.
Il sound, una sorta di infernale crogiuolo
in cui confluiscono, oltre al Black, elementi Death, Doom, Thrash, Heavy e Folk,
si presenta in una veste essenziale supportando adeguatamente l’ottimo
aggressivo vocalism del singer. I testi sono visionari, cupi, intrisi di
rancore e rabbia perfettamente in linea con i momenti tristi che purtroppo
stiamo vivendo. Non è di certo un album alla portata di tutti (pensate che sono
molti i metallari che non amano il Black, ahimè), ritengo, però, da premiare
l’idea decisamente originale portata avanti dal Quorthon italiano Massimiliano
Aragona: di questi tempi di vacche magre mi pare quasi un miracolo.
lunedì 11 luglio 2022
I GTR nel 1986...
venerdì 8 luglio 2022
Post Generation-"Control - Z", commento di Fabio Rossi
Commento di Fabio Rossi
Artista: Post Generation
Album: Control - Z
Genere: Post Progressive
Anno: 2022
Casa discografica: Luminiol Records
Tracklist
1. This Is My Day
2. About Last Night
3. You’re Next In Line
4. What’s The Worry
5. The Cat And The Chicken
6. White Lights And Darkest Patterns
7. Could It Be You
8. Control Z
9. Nathalie
10. This Cannot Work
11. Raising The Bar
12. Unforgotten Wasteland
Line Up
Matteo Bevilacqua: voce e chitarra;
Carlo Peluso: tastierista/polistrumentista;
Antonio Marincola: basso;
Special
guest:
Christoph
Stahl: batteria;
Paolo Rigotto: batteria e mixer;
Michaela Senetta: voce
Nati nel 2014 per volontà dell’italo britannico Mattia
Bevilacqua, i Post Generation affondano
il proprio sound nel progressive con attinenze ai Porcupine Tree, Anathema,
Pain of Salvation e Opeth. Il progetto verte essenzialmente nel tentativo di
distaccarsi dall’epoca d’oro del movimento (anche se in taluni frangenti mi
rammentano un po’ gli Yes) nel deliberato tentativo di collocarsi in un’area di
riferimento tesa allo sviluppo verso altri lidi di un genere così affascinante.
Matteo suonava il basso nei Diaries Of A Hero, un buon gruppo dedito all’heavy
metal con due album pubblicati, e ciò impediva all’artista di sperimentarsi
proficuamente in ambiti diversi. Nasce così la sua idea di dare vita a una
nuova formazione. Già nel 2014 esce il debut album intitolato Post Generation (Musea
Parallèle) nel quale si apprezzano intriganti sezioni acustiche e sperimentazioni
elettroniche. Dieci brani di sicuro effetto che facevano presagire a qualcosa
di positivo per il futuro.
Sono trascorsi otto anni (troppi a prescindere dalle
motivazioni) e il combo torna alla ribalta con un ambizioso e visionario
concept, registrato in Piemonte sulle colline di Sciolze, basato sulla
sofferenza e la paura che dilania le menti dell’uomo moderno, stritolato da una
società distopica dal futuro incerto. Le tracce proposte sono dodici nelle
quali si alternano momenti adrenalinici ad altri più riflessivi creando un
interessante intreccio sonoro. L’album è piuttosto coeso e va ascoltato
attentamente per assaporarne i vari aspetti. Forse manca un brano in grado di distaccarsi
come qualità dagli altri, ma a parte questa mia considerazione personale Control – Z può piacere sia ai vecchi che ai
nuovi fan del rock progressivo. Ci si lamenta che alcune produzioni presentato
roba trita e ritrita, della serie “guarda come suono bene” senza, però, trasmettere
nulla, ebbene in quest’album c’è creatività che emerge sin dalla curatissima e
ben arrangiata opener This Is My Day. L’architettura
compositiva non è mai ridondante, anzi vira più sull’essenziale. Si spazia dall’accattivante
andamento di About Last Night, alla lucida follia di The
Cat And The Chicken, contraddistinta da un abrasivo riff portante di
chitarra, alla leggerezza di Nathalie, con sugli scudi la
magnifica voce di Michaela Senetta, insomma ce n’è per tutti i gusti, con
momenti davvero efficaci come nel caso di You’re Next in Line, munita
di belle parti di pianoforte per poi esplodere in una ritmica esaltante, della
muscolare title track, delle splendida gemme acustiche Could It Be You
e Raising The Bar, fino ad arrivare alla conclusiva stupenda Unforgotten
Wasteland (inizia e termina con un’atmosfera soave mentre nella sezione
centrale cresce vertiginosamente d’intensità).
La band dimostra indubbie capacità espressive in grado di
spazzare molta concorrenza nel settore. Nulla è stato lasciato al caso, nemmeno
l’artwork concepito dall'artista londinese Juan Blanco.
Il design finale e il packaging, invece, sono stati curati
dalla grafica lettone Kristina Popila.
“‘Control Z’ ritrae un
universo distopico, una realtà trappola mentale controllata dall’ufficio
‘Control-Z’ che ha la funzione specifica di annullare eventuali cattivi
sentimenti o emozioni degli abitanti, creando una massa di cittadini
zombificati. Anche se si potrebbe sostenere che la storia è puramente fittizia,
questo album è in qualche modo autobiografico e ritrae il dilemma interiore che
si può trovare in ognuno di noi quando si affronta la scelta di vivere una vita
guidata dalla passione o dalla paura. La trama stessa è stata oggetto di molte
revisioni e il risultato è così sorprendente che ha portato alla creazione di
uno storyboard che sarà presto rilasciato come graphic novel per l’edizione
deluxe.” (Matteo
Bevilacqua)
Caro Matteo, speriamo di non dover aspettare troppo per un nuovo lavoro.
mercoledì 6 luglio 2022
Stealphish - "No Road to Shadesmar", commento di Fabio Rossi
Commento di Fabio Rossi
Artista: Stealphish
Album: No Road to
Shadesmar
Genere: Progressive Metal
Anno: 2022
Casa discografica: Autoprodotto
Tracklist
1.
No Road to Shadesmar, Pt. 1: Ebrietas
2.
No Road to Shadesmar, Pt. 2: Eo
3.
No Road to Shadesmar, Pt. 3: Shadesmar
Line Up
Josh Barker: Chitarra
e Basso
Dan Barker: Batteria
Gli Stealphish sono una project band di
recente formazione ruotante attorno all’estro del chitarrista e bassista
neozelandese Josh Barker, un’artista noto nella scena musicale di Auckland (milita nel gruppo
progressive acustico Cafe Fistfight).
Dopo la pubblicazione di
alcuni singoli (Procidens – 2020, Spren – 2021 e Auri – 2021), stavolta siamo
al cospetto di un EP composto da tre brani interamente strumentali. Josh si è
fatto coadiuvare come sempre dal fratello Dan per le parti di batteria.
Il disco è brillante e multiforme, alternando veemenza a momenti di pacatezza talvolta enfatizzati dalla presenza di tastiere curate da Caitlyn Abbott. Se la potente opener Ebrietas richiama abbondantemente gli stilemi degli svedesi Meshuggah, in Eo è tutto più rarefatto, disponendo di un’architettura melodica che ci riporta a certe alchimie degli Yes.
La lunga title track - Shadesmar
- sembra estrapolata da un album degli Ozric Tentacles e risulta la
migliore del lotto con il suo andamento talvolta onirico e tendente allo space
rock. L’esiguità del materiale non consente una valutazione oggettiva sulle
potenzialità della band. I riferimenti citati sono gratificanti, tuttavia
occorre testare gli Stealphish quando ci regaleranno un album completo.
La tecnica è molta e lo si percepisce dalla complessità degli arrangiamenti e le idee ci sono anche se occorre fare attenzione al voler essere troppo dispersivi.
Credo che a Josh
vadano stretti i Cafe
Fistfight perché il suo sfogo creativo, presente non solo in No Road to Shadesmar ma anche nei summenzionati tre singoli,
trasborda dirompente. La sua energia non va limitata, anzi casomai alimentata
evitando però di farla degenerare in proposte eccessivamente dispersive.
Nel
complesso mi sento di promuovere questo EP che consiglio di ascoltare con l’uso
delle cuffie per assaporare meglio i molteplici raffinati cambi di atmosfera di
cui è cosparso l’intero disco.
martedì 5 luglio 2022
lunedì 4 luglio 2022
EARTHSET - Bound (2022) - Di Enrico Meloni
EARTHSET - Bound (2022)
Di Enrico Meloni
Tornano gli Earthset,
quartetto bolognese che avevo conosciuto al Cinema Cappuccini a Genova nel
novembre 2019 (quando sì, ancora si potevano vedere i concerti con
spensieratezza) per la sonorizzazione del film muto “L’uomo Meccanico”
(intervista e mie impressioni sulla serata in un articolo pubblicato nel numero
di gennaio 2020 di MAT2020:
http://www.mat2020.com/files/MAT2020_GEN20.pdf
All’epoca mi accingevo a parlare di una band, composta fin dal 2012 da Ezio Romano, Luigi Varanese, Costantino Mazzoccoli ed Emanuele Orsini, alle prese con un ambizioso progetto finanziato da alcune importanti istituzioni e votato al recupero di una pellicola storica e importante, con tanto di sonorizzazione dal vivo del film muto.
Si trattava in ogni caso di musiche originali, e il progetto
era abbastanza peculiare da rappresentare una parentesi in qualche modo “a sé
stante” all’interno della carriera degli Earthset. L’Uomo Meccanico è stato
portato in tour in lungo e in largo, anche al di fuori dai confini nazionali, e
ha sicuramente migliorato lo status degli Earthset di band interessante e da
tenere d’occhio.
Come dire: nel novembre 2019, per quanto sia stata
un’esperienza fantastica (basta leggere il report linkato sopra), sono andato a
vedere un concerto degli Earthset dove la band proponeva sì pezzi propri ma in
un contesto così particolare da rendere il tutto qualcosa di decisamente
diverso da un concerto “classico”. Penso sia importante rimarcare il concetto
per dare la giusta dignità, alle composizioni, originali e inedite, che
compongono Bound, uscito nel marzo 2022 per Dischi Bervisti.
E parliamo di Bound, allora. 42 minuti di musica
senza soluzione di continuità, un'uscita musicale da considerarsi come progetto
artistico a 360°: non solo musica, quindi. Infatti, gli Earthset hanno
realizzato undici video-visuals (tante sono le canzoni che compongono l’album),
del video-non-videoclip che completano il progetto; video che potete vedere sul
canale YouTube della band:
https://www.youtube.com/channel/UCflPJZXoRcY5hGvGrXZbEeQ
Ogni canzone è
collegata alla precedente e alla successiva, ogni brano ha il proprio video
che, unitamente agli altri, andrà a comporre un'unica narrazione audiovisiva.
Bound non è solo musica, dicevo. Gli Earthset ci accompagnano in
un vero e proprio viaggio dove esploriamo il concetto di relazione, ossia la
base su cui si fonda l’intera esistenza, in ogni sua sfaccettatura. Questo
viaggio culmina con la relazione per eccellenza che dà vita a una band: l’album
è stato registrato dal vivo, senza pause e in un’unica sessione, quasi a
suggellare così l’apice massimo del momento creativo di quattro persone
racchiuse in una stessa stanza a fare ciò che amano di più.
E la musica? Senza voler abusare di etichette o definizioni
(leggo sul comunicato stampa “alt-rock”, e tanto basta), le composizioni
originali degli Earthset sono molto variegate e i cambi d’umore sono frequenti.
Non mancano alcuni passaggi più interessanti di altri, i riferimenti più chiari
possono essere i Radiohead e, per la voce, alcune cose dei Muse, oltre ai
Radiohead stessi.
I tempi sono spesso dispari ma non parliamo di un dispari
esagerato o caotico (sicuramente non siamo in ambito prog), difficile da seguire
(ciascuno/a di noi avrà un riferimento per una band “incasinata” e che odia):
gli Earthset ti prendono per mano e ti lasciano perdere nel loro ginepraio di
riff e cambi di ritmo, umore e contesto, per poi riprenderti e accompagnarti
alla prossima sezione/parte del viaggio a tutto tondo che rappresenta Bound.
La tensione non cala mai per troppo tempo, per cui
l’ascoltatore è sempre sulle spine a cercare di capire cosa accadrà dopo. Gli
arrangiamenti sono apparentemente semplici ma nascondono una certa
ricercatezza, sicuramente un grande pregio della band: a un secondo, terzo,
quarto ascolto si aprono mondi che inizialmente non sembravano essere lì
presenti.
Va detto che le parti distorte riescono a colpire nel segno,
e la costante alternanza a momenti più eterei rendono Bound un disco
vario, valido e tutto da scoprire.
Un album da ascoltare più volte per lasciarsi rapire da
sonorità spesso dissonanti, al limite del noise, che sanno graffiare quando è
il momento giusto ma anche cullare nelle parti più riflessive.
Sono molto curioso di vederli dal vivo alle prese con queste canzoni.
https://soundcloud.com/earthsetband/sets/bound-1/s-tv6BRn9ogvv?si=80677c546a1d4a54870bd645a8a5e3ca



















