21 agosto
“Se solo avessi saputo prima
dell’arrivo della fine del mondo,
mi sarei vestito meglio stamattina.
Se solo l’avessi immaginato avrei
trovato il modo di commettere qualche peccato in più”
(Giorgio Canali)
Ci sarai sempre
Buon viaggio capitano!
Wazza
Della versione italiana, quasi mediterranea,
del progressive, Francesco Di Giacomo, con il suo
gruppo storico, il Banco del Mutuo Soccorso (poi semplicemente
il “Banco”), è stato indubbiamente uno dei massimi alfieri e campioni.
Di lui mi piace ricordare una breve e intensa conversazione
all'Auditorium Parco della Musica, alcuni anni fa, in occasione del
concerto di Antony and the Johnsons, nella quale gli espressi tutta
la mia ammirazione per il concept album Darwin! e
i suoi meravigliosi testi, che “osai” paragonare a un classico della
letteratura inglese, quel Thomas Hardy che pure aveva dato
veste letteraria alle teorie di Darwin, nel romanzo Jude
the Obscure.
Una delle ultime volte che mi capitò di ascoltarlo, dopo il
mitico concerto di Frascati del 2009, fu alla Prog
Exhibition del 2010, dove su un tappeto di tastiere soft si
stagliò vibrante la sua voce con “Nudo” (“Prima o poi un pensiero arriverà a
portarmi via/come un angelo nero mi confesserà che il cielo è un sasso./Siamo
stati e saremo parole e gesti nel battito del cuore”.).
Di Giacomo non ha mai nascosto il valore anche politico della musica,
che serve a tenere sempre desta l’attenzione su certi problemi.
E in tale contesto si collocano canzoni come “R. I.
P. (Requiescant In Pace)”, dall’album d’esordio del gruppo (con il
celebre salvadanaio in copertina), uno dei più grandiosi inni
pacifisti mai scritti nell’ambito della canzone italiana d’autore (con
versi celebri come: "ma di te resterà soltanto/il dolore, il
pianto che tu hai regalato") o “Canto nomade per un prigioniero
politico”, quasi una triste trenodia dedicata alle vittime
della dittatura cilena, da lui reinterpretata in un’esibizione
congiunta del Banco e delle Orme alla Casa
del jazz di Roma, per il festival Progressivamente 2011.
Parole lancinanti e di sublime semplicità come le seguenti possono ben suggellare il significato della sua esistenza: “Voi condannate per comodità, ma la mia idea già vi assalta./Voi martoriate le mie sole carni, ma il mio cervello vive ancora... ancora./Lamenti di chitarre sospettate a torto, /Sospirate piano/E voi donne dallo sguardo altero/Bocche come melograno/Non piangete perché io/Sono nato,/nato libero,/libero/Non sprecate per me una messa da requiem/Io sono nato libero".
Teo Orlando


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