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martedì 20 giugno 2023

LUCIANO BASSO – “TO TELL” , commento di Andrea Pintelli

TO TELL è un viaggio nella mia musica, ripercorrendone gli inizi per arrivare al giorno d’oggi, con le sue nuove possibilità sonore e le sue complesse variabili. Gran parte delle soluzioni prospettate nei brani degli anni precedenti sono divenute i modelli delle composizioni successive.

I punti di partenza sono i nuclei tematici che si distinguono per le loro caleidoscopiche variazioni. Ogni dettaglio è comunicazione diretta, poiché queste composizioni in un certo senso sono giochi di luci e ombre, emozioni e riflessioni di complesse scritture contrappuntistiche.

Un accordo, il suono di un respiro, una melodia, una variazione ritmica, governano i vari cambiamenti; è così che ogni elemento diviene parte di una complessa struttura, e le diverse variazioni conducono ad un unico e ampio movimento.”

 

Questo è quanto il maestro Luciano Basso spiega a proposito del suo nuovo quadro sonoro intitolato, appunto, “To Tell”, pubblicato dalla prolifica AMS Records. Vero e proprio pittore del pentagramma, concetto che va ben oltre alla definizione del musicista in sé, Basso si rifà vivo nel panorama discografico sei anni dopo “Open”, opera di ampio respiro che aveva ottenuto buonissime recensioni.

In questo “To Tell” Luciano si è avvalso della collaborazione di altri strumentisti, ad arricchire così le proprie composizioni, donando maggiori sfumature e colori alle già sontuose armonie che ha creato. Costoro rispondono ai nomi del pianista Arturo Bertin, del flautista Denis Garzotto, del violinista Jacopo Pisani. Ad ascolto terminato, emerge la corposità di quest’opera, così complessa ma soave, così cospicua ma dai tratti delicati, così importante e fuori dal tempo. Ma il bello viene durante l’ascolto: si è come investiti da un vortice di beltà, in cui le musiche e le tematiche affrontate riportano alla luce ricordi lontani ma rapportati al vivere attuale; certo, ognuno ha i propri, ma è l’universalità e la particolarità di queste melodie che permettono l’apertura di quei cancelli della memoria in cui albergano parti dell’esistenza che hanno permesso la formazione della personalità. Elementi sonori che si fanno visivi, atti a proiettare innanzi a noi ascoltatori il film vero e preciso e personale del cammino fin qui intrapreso. Il tutto senza nemmeno accorgersene. Motivi che provocano ora sorrisi, ora lacrime, che si vestono ora da gioia, ora da riflessione, che inducono all’urgenza di voler condividere col mondo intero la proiezione di sé stessi, per quanto possibile, ma senza vanità alcuna.



Nello specifico, Un respiro inizia dall’ultimo giro di boa, l’antico che si fonde col moderno; rintocchi d’esistenza ed echi di trasognante meraviglia, grazie a un’armonia che regala caldissime emozioni, vibranti ed esaltanti. Da ascoltare nel silenzio più assoluto. Danzando 4 è maggiormente riflessiva, gioca sui chiaroscuri dei ricordi, che ovviamente possono essere di qualsiasi tipo; certo è che, comunque sia, essi affiorano. L’intensità delle accelerazioni è un turbinio che pare non fermarsi mai, grazie a un flusso continuo di energia che ne consegue. Commovente (reazione capitata anche al sottoscritto). Luc – Art, primo capitolo affrontato con pianoforte a quattro mani, mette in scena il carattere dei due musicisti, ma non ne compromette il risultato voluto, che resta quindi univoco: un mare di turbamento che non lascia indifferenti, ma anzi a tratti impaurisce tanto è concreto. Remember è l’innocenza di un sorriso, l’ardore di un primo bacio, il lieve passaggio di una nuvola. Meditativa ma mai triste, si dipana su più livelli emozionali. Free Fly 2 riprende il vigore della libertà, qui creativa ed espressiva, ma paragonabile al vivere comune, basta che la si scelga. Talvolta non è possibile, ma basta decidere per cambiare; un invito al non abbattersi mai, perché la soluzione all’osceno siamo noi stessi. Stupendo l’intervento del violino. Folk Song, altro pezzo tramite pianoforte a quattro mani, è la rappresentazione di quanto la tradizione sia importante e basilare; dolcezza, danza, lentezza, amore, morte: il popolare è talvolta individuato come profano, ma spesso è molto più sacro di un abito talare. To Tell, impostata come trio con piano-violino-flauto, è una sorta di omaggio al periodo barocco del ‘700 veneziano (lo so, è un azzardo, ma tant’è), un riassunto di un concerto grosso che incontra la sensibilità dell’autore, il quale fa da filtro per renderlo attuale. L’immortalità del messaggio a volte non ha bisogno di parole. Come in questo caso. Suoni di Pace: il titolo dice tutto, o quasi. Il resto voglio aggiungerlo io: la si ascolti a volume altissimo, con finestre spalancate, e funzionerà. Chi passerà e la sentirà, si fermerà senza lamentarsi e la ascolterà con piacere. Quello stesso piacere che provoca bellezza nei visi delle persone quando si attraversa tutt’insieme un periodo di serenità e condivisione, spesso chiamata Pace. ’76 è da brividi; ancora brividi, e ancora, e ancora. Già, perché in questo caso Luciano Basso fa un omaggio a sé stesso, al suo capolavoro “Voci”, album del 1976. Potrete riascoltare quest’opera immensa in poco più di cinque minuti, siccome qui ci sono gli elementi che la compongono, seppur sotto forma di compendio. Successivamente andate a rivivere quel disco per intero: vi avvolgerà con garbo e poesia. Fandango, affrontata a quattro mani, è come se parlasse; la tipologia di struttura fa sì che sia un oratore che decanta versi dai richiami e accenti lontani, pur essendo ben chiaro che il popolo è uno solo ma fatto di tante genti. Riflessioni, ottimo esempio di quanto sostenuto ad inizio recensione, ha in sé lucentezza e felicità; avanza giocosa grazie a un superlativo lavoro di flauto, qui protagonista, e nulla toglie al messaggio d’insieme, ma anzi lo rafforza grazie alla sua euforia. Reverse, ultima tappa di questo viaggio interiore, è il suggello del tutto: moderata, pensierosa, impetuosa, proporzionata, magica, profumata. Oltre al resto, s’intende.

Se la qualità oggettiva vi interessa, quest’opera fa per voi, miei cari lettori. Se, al contrario, cercate la quantità, comprate comunque questo disco, siccome c’è talmente tanto dentro di esso che sarete comunque accontentati. Luciano Basso è questo e tanto altro: la sua storia parla da sé.   

Per una visione panoramica dell’arte del maestro, vi rimando al mio articolo apparso sul numero di gennaio/febbraio 2020 di MAT2020.

Abbracci diffusi.

Andrea Pintelli

 

per contatti, Instagram: @apintelli

 

Tracce (cliccare sul titolo per ascoltare)


1)    Un respiro

2)    Danzando 4

3)    Luc–Art

4)    Remember

5)    Free Fly 2

6)    Folk Song

7)    To Tell

8)    Suoni di Pace

9)    ‘76

10)  Fandango

11)   Riflessioni

12)  Reverse

 

Musicato da:

Luciano Basso – pianoforte

Arturo Bertin e Luciano Basso – pianoforte a quattro mani

Denis Garzotto – flauto

Jacopo Pisani – violino

 

Per consulti: www.lucianobasso.com

 


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