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venerdì 21 marzo 2025

Il giorno 21 dedicato a Francesco Di Giacomo


 21 marzo

 

“….la primavera è inesorabile”

 

Ci sarai sempre

Buon viaggio capitano!

Wazza


Dalla rete...

Ho scoperto il Banco per puro caso: la mia ex voleva vedere Finardi al Regio di Parma, salvo poi scoprire che faceva da spalla per qualche pezzo a un gruppo che non avevo mai visto prima. La mia ex era incazzata come un drago, io ero al settimo cielo: avevo conosciuto il Banco del Mutuo Soccorso.

Anni fa, avevo ottenuto un permesso di uscita anticipata dalla fabbrica dove lavoravo come operaio. Solo, andai in un paesino in provincia di Modena, con il terrore di arrivare tardi. La piazza era ancora vuota, come il palco. Vidi aggirarsi Vittorio Nocenzi, gli chiesi se dopo il concerto potevo fare due chiacchiere con loro, mi rispose gentilmente che avrebbero mangiato lì a fianco, dove c'erano quei tavoli. La piazza si riempì. La musica e la voce di Francesco Di Giacomo… Terminò il concerto e non stavo più nella pelle

Vidi la piazza svuotarsi, restarono le cartacce, arrivarono i netturbini, poi rimasi solo io. Era l'una, passò Vittorio, mi avvicinai, mi sorrise e mi invitò a sedermi con loro. Mi chiesero cosa volessi mangiare, non avevo fame, ero felice. Riuscii a dire che quel sigarillo che Vittorio teneva in bocca durante il concerto sembrava cadere da un momento all'altro e invece da trent'anni era ancora lì. Mi parve una bella metafora. "È liquirizia", mi disse lui. Osservai Rodolfo Maltese, Vittorio, Francesco. Non ci credevo!

La mattina dopo ero di nuovo in fabbrica, ne parlai coi colleghi, mi guardarono come un marziano. Ma che glielo dicevo a fare?

"Andiamo a Fidenza? – dissi a una ragazza – c'è il Banco del Mutuo Soccorso!" e lei: "È una trattoria?". Non le ho mai portato rancore per l'affronto, anzi: ci siamo sposati e oggi abbiamo due figli. L'ho perdonata.

Qualche anno fa a Zagarolo, in un bellissimo palazzone, arrivammo per lavoro, sotto una pioggia battente e un vento forte. Dal palco vidi lui, seduto tra le prime file, Francesco Di Giacomo, e quando finimmo facemmo due chiacchiere, gli raccontai di come la mia vita avesse avuto la sua voce come colonna sonora (gli dissi anche di mia moglie, ridemmo), mi parlò di Bella Ciao, di una balconata di paese, di un 25 aprile e di quei fiori che cadevano giù mentre la gente cantava. Non ho una foto di quel momento, ricordo la felicità, nella foto non ci sarebbe entrata, ne sono sicuro. Non è vero che se ne vanno sempre i migliori, perché i migliori si possono cantare, magari non con quella voce lì, che non si può avere tutto, ma si possono cantare sempre. E Francesco canta "non mi svegliate, ve ne prego, ma lasciate che io dorma questo sonno…" ed io lo ascolto ancora.




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