On the Other Side degli Space
Traffic si apre come un invito a
entrare in un ambiente che non ha confini e che si muove con un ritmo proprio.
Il disco non parte con un’introduzione tradizionale, parte con un varco, una
porta che si apre e lascia entrare un flusso continuo. La band lavora su
un’idea precisa, costruire un viaggio circolare che non ha un vero inizio e non
cerca una fine, un movimento che si rigenera a ogni ascolto. È un modo di
pensare la musica che non punta alla divisione, ma alla continuità, alla
sensazione di attraversare uno spazio che cambia mentre lo percorri.
Gli Space Traffic arrivano a questo disco dopo un percorso
che li ha portati a definire una identità molto chiara. Nati in Valle d’Aosta,
hanno costruito negli anni un linguaggio che unisce rock, psichedelia e una
forte componente cinematica. Marco Pica guida il progetto con basso e
voce, Fabio Baldassarri porta una chitarra che alterna riff incisivi e
atmosfere avvolgenti, Florian Bua dà profondità ritmica con una batteria
che spinge e apre. Accanto a loro c’è Michele Picciurro, figura
fondamentale nel tradurre la dimensione live della band in studio, un vero
quarto elemento che ha contribuito a dare forma al suono del gruppo.
Il disco è stato registrato interamente dal vivo negli home
studio di Picciurro, una scelta che definisce il carattere dell’opera. Il suono
è diretto, organico, privo di quella patina che spesso rende tutto troppo
levigato. Qui si sente la presenza dei musicisti, la loro interazione, la loro
capacità di muoversi insieme senza forzature. Le note di produzione parlano di
energia del momento e spontaneità, e questa spontaneità diventa parte della
narrazione. L’accordatura a 432 Hz accompagna questa scelta, non come slogan ma
come elemento che sostiene la fluidità del disco. Le tracce vibrano con un
respiro naturale, come se la frequenza fosse parte del viaggio.
La tracklist segue un percorso che vuole essere un cerchio.
L’intro apre la porta e subito arrivano Jungle e Pictures, brani
che la band aveva già mostrato come segnali di una nuova fase creativa. Jungle
ha un movimento ipnotico, un groove che si avvolge su sé stesso e prepara
il terreno. Pictures lavora su atmosfere più sospese, un gioco di
immagini sonore che si rincorrono. Lady Bubblegum introduce una
componente più visionaria, un episodio che si muove tra psichedelia e rock con
naturalezza. Fake Memories porta un tono più introspettivo, un viaggio
interno che si apre lentamente. Bright illumina il percorso con una
energia più diretta, Looking Forward spinge in avanti con una
progressione che cresce senza strappi. On the Other Side è il cuore del
disco, il punto in cui tutto si richiude e si riapre, un brano che rappresenta
la filosofia dell’album. A Deeper Dream scende in una dimensione più
liquida, più rarefatta, mentre Back from the Other Side riporta
esattamente al punto da cui si è partiti.
Ogni brano ha una sua identità ma non vive da solo. Il disco
funziona come un’unica lunga traiettoria, un viaggio che non chiede di essere
interrotto, un lavoro che invita a restare dentro, a lasciarsi portare, a non
cercare il punto in cui tutto si ferma. La band costruisce un ambiente che si
rigenera ogni volta, come se il loop fosse una condizione naturale. Le
suggestioni cosmiche non sono un vezzo estetico, ma la metafora di un
attraversamento che riguarda tanto l’esterno quanto l’interno. La psichedelia
non è nostalgia, è un modo di dilatare lo spazio, e il rock non è un
contenitore, è la base su cui costruire paesaggi che si muovono come visioni.
Gli Space Traffic consegnano un disco che vive della sua coerenza, della sua capacità di trasformare il tempo in movimento. On the Other Side è un viaggio che si attraversa e si attraversa di nuovo, un cerchio aperto che resta vivo proprio perché non si chiude mai del tutto.
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