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mercoledì 3 aprile 2024

BIKO PETER GABRIEL TRIBUTE BAND ALL' ESOTERIC PRO AUDIO THEATER (17/02/24 ), di Gian Paolo Ferrari

ARRIVA IL DILUVIO …

BIKO PETER GABRIEL TRIBUTE BAND

17/02/24 ESOTERIC PRO AUDIO THEATER

VILLAFRANCA DI VERONA

Di Gian Paolo Ferrari


Premessa 

Nel tragico anno 2020, un anno in cui il battito del mondo è parso a tratti rallentare, qualche sopravvissuto coraggioso ha pensato di guardare avanti, nonostante le gravi difficoltà del settore musicale: sto parlando dell’amico Mirko Marogna, che a Villafranca di Verona ha voluto costruire la nuova sede della sua attività mirata alla progettazione di sistemi audio professionali. Dal progetto iniziale Mirko aveva ideato una zona produttiva con relativo ufficio e show-room, ma in corso d’opera ha arricchito il suo progetto aggiungendo uno spazio idoneo a creare un teatro dalla capienza di circa 140 posti, con un palco da 5,5 x 4,7 metri con regia analogica comprensiva di console Midas XL3 a 40 canali e parco luci con relativo video proiettore, tutto questo con l’obbiettivo principale di proporre musica in concerto di qualità, usufruendo dei sistemi audio professionali prodotti e costruiti da lui stesso. Il Teatro prende il nome direttamente dal suo progetto lavorativo cioè ESOTERIC PRO AUDIO, e alla fine del 2021 vengono inaugurati i primi spettacoli con un grande successo di pubblico; vogliamo considerare che a Verona quando si vuole parlare di musica dal vivo è immediato il collegamento con l’Arena, definito come il più grande anfiteatro all’aperto del mondo (nel periodo estivo), dopodiché al termine della stagione gli unici locali che rimangono a disposizione sono il The Factory “La casa degli artisti” (rivolto ad eventi e ad un pubblico giovane), e lo storico e mitico Giardino 2.0 Music Club di Lugagnano. Pertanto, l’idea del nostro Mirko, partita nel periodo più buio della storia, alla fine ha potuto nascere arricchendo come un magico arcobaleno la scelta culturale di numerosi appassionati della musica di qualità.


17/02/24 il concerto 

Innumerevoli e vari gli eventi proposti dall’Esoteric Pro Audio Theater nel corso di questi anni, nella serata di sabato 17 febbraio appare in cartellone un tributo molto affascinante per me, il nome del gruppo: BIKO PETER GABRIEL TRIBUTE BAND. Ovvio che stiamo parlando di un tributo rivolto nei confronti di un artista universale dalla forza innovativa nella musica rock, con una carriera solista di valore e successo iniziata nel lontano 1977 con l’album  d’esordio Peter Gabriel 1 (CAR)  fino ai giorni nostri, con l’ultimo capolavoro del 2023 I/O. Enorme è la curiosità che mi accompagna entrando nel locale nei confronti di questo progetto musicale, sold out annunciato e alle 21 precise parte lo show,  con l’inquietante ed esplosiva Darkness, ricca di suoni taglienti e voce filtrata eseguita magistralmente dalla band, che dopo avere rotto il ghiaccio con i primi saluti al pubblico, riparte con  energica sicurezza eseguendo nell’ordine Red Rain - Steam - Shaking The Tree - More Than This - Downside Up - Come Talk To Me - Digging In The Dirt - San Jacinto - Don’t Give Up e Secret World a concludere la prima parte dello spettacolo.

Praticamente una scaletta che nella prima parte ha percorso vent’anni di carriera, partendo nell’ordine dall’album Gabriel 4 (Security) 1982, So 1986, Us 1992, Ovo 2000 e Up 2002. Tutti i brani vengono eseguiti in  maniera impeccabile e sicura, accompagnati da campionamenti e basi preregistrate, video proiezioni originali che arricchiscono scenograficamente lo spettacolo. Molto belli i duetti su Downside Up, Come Talk To Me e Don’t Give Up fra il frontman del gruppo GianLuca Casazza e la bravissima Paola Montresor

 


Dopo una breve pausa si riparte con un colpo al cuore: Heres Comes The Flood e la fantastica sorpresa di due brani tratti dall’ultimo album I/O: il brano ononimo e Panopticom, nulla da dire … questi ragazziveramente fantastici! Non ho il tempo per riprendermi e vengono eseguite nell’ordine: Sledgehammer (con costume di scena originale) la mitica Solsbury Hill, la trascinante Shock The Monkey, e gli ultimi brani finali In Your Eyes e Biko che coinvolgono emotivamente tutto il pubblico.

Rimane in scena, come da copione, a chiudere il concerto l’ottimo batterista GianMaria Tonin (che mi riservo di contattare per una breve intervista, e che propongo qui, a seguito di questa breve recensione). A richiesta del caloroso pubblico arriva il consueto bis, Solsbury Hill a chiudere una serata praticamente perfetta.

Non avevo mai visto prima una tribute celebrare la complessa arte musicale di Peter Gabriel, dove nei suoi spettacoli non si può parlare di un concerto ma di una “cosa diversa”, e confesso che per questi motivi credevo non fosse possibile. Mi sono dovuto ricredere perché dopo lo spettacolo di questa sera, ritengo che questa band, rispecchiando fedelmente questo grande artista internazionale, avrà le potenzialità in futuro di poter diventare un punto di riferimento per tutti i veri appassionati del genere.

Uscendo dal locale rivolgo lo sguardo verso il cielo, vengo catturato da una forte emozione e la nostalgia accompagnata dai ricordi musicali della mia adolescenza prende il sopravvento, mia moglie mi guarda e mi chiede: “Soddisfatto? Tutto ok?” dolcemente le sussurro: “Questa sera all’Esoteric Pro Audio Theater è TORNATO IL DILUVIO…”


L’intervista con Gian Maria Tonin

Ciao G. Maria, ti ringrazio anticipatamente per la tua disponibilità, ti ho scelto come portavoce del gruppo perché come tu ben sai, la batteria e le percussioni sono lo strumento che in assoluto prediligo, per cui … parlami di te, quando hai iniziato a suonare, so che partecipi a numerose collaborazioni e progetti, per cui immagino sia particolarmente affascinante immergersi e assorbire diversi stili musicali. A te la parola …

Grazie a te G. Paolo e a MAT per questa intervista! Diciamo che inizio a suonare il “tamburo” a 5 anni (e la chitarra a 8) avendo visto alcuni miei cugini rinchiusi in una sala prove a suonare, e sentire quei suoni percussivi che mi attraversavano il petto, beh, fu attrazione fatale. Iniziai gli studi presso la banda del paese e poi negli anni ’90 iniziai a suonare nei primi gruppetti di amici/amiche, finché nel 1995 iniziai a suonare in maniera semi professionale con una band rock anni 80/90 che proponeva Simple Minds, Police, Marillion, Toto, Pink Floyd… Dagli anni 2000  inizio anche a studiare più in profondità il mio strumento frequentando corsi sempre più professionali oltre a seminari e master class con insegnanti di spicco del panorama nazionale: Ramon Rossi, Franco Rossi, Erik Spedicato, Walter Calloni. Se ricordo bene fu nell’ ‘98 o ‘99 che, per caso, una sera, il mio cantante di allora mi invitò a casa sua e guardammo 2 Vhs: Simple Minds live in Arena e il Secret World Live, e qui rimasi senza fiato, senza parole. Alla fine della serata presi la Vhs e tornai a casa letteralmente stregato. Da quel giorno il videoregistratore non aveva altro contenuto che quel magico concerto con questo batterista pazzesco: Manu Katchè! Faccio presente che in quegli anni i miei riferimenti erano: Nick Mason e Jeff Porcaro in primis, cui poi si aggiunsero Simon Phillips e Manu. Ovviamente la lista si è allungata nel tempo, ma la mia formazione deriva principalmente dall’ascolto di album quali: Pulse, Secret World, Livefields dei Toto.


Quando è nata l’idea di un tributo a Peter Gabriel (penso che in Italia siate gli unici, correggimi se sbaglio). Scelta che può sembrare affascinante ma altrettanto azzardata e rischiosa da proporre, conoscendo gli innumerevoli indirizzi culturali del nostro grande artista, essendo il progetto già indirizzato verso un pubblico di nicchia, cosa ne pensi.

Sicuramente tra i pochi, nel genere e, nella proposta fedele, direi gli unici in Italia e forse, anche in Europa. Ci sono: una band tedesca in attività in Europa e una band canadese, ma con arrangiamenti personalizzati che forse non restituiscono a pieno la magica atmosfera di Peter.

Il progetto ha radici lontane, se non ricordo male nasce nei primi anni 2000, da un gruppo di amici con la passione della musica, e Peter Gabriel rientrava tra gli artisti da “strimpellare". Ma è Antonio Di Spirito, l'unico di quel gruppo di amici (nostro attuale chitarrista, laureato in chitarra e music programming), che si appassiona e si dedica all'incredibile lavoro (circa 7 anni) di programmazione e di sequenze audio che il maestro Peter Gabriel utilizza nei suoi album e live, in tempi non sospetti. Oggi, infatti, quasi tutti gli show si avvalgono di questa tecnologia, ma all’epoca era un’innovazione e seguimmo quindi l’esempio del Maestro che per primo utilizzò il computer come fosse un ulteriore musicista sul palco. Credo che l'ottimo lavoro di programming di Antonio sia ben udibile a tutti.

La scelta di proporre Peter Gabriel è sicuramente una scelta coraggiosa, difficile ma significativa. Al di là della sfida musicale che coinvolge i bravissimi membri del gruppo (giusto per farti un'idea: lo studio dei suoni, delle strutture e delle 'intenzioni' delle esecuzioni raggiunge livelli maniacali, con raccolta di informazioni, interviste, video e fotografie di Tony Levin, Manu Katché, David Rodhes, che permettono di comprendere il loro apporto artistico nei progetti di Gabriel) i messaggi sociali del maestro sono grandi e di incredibile attualità: razzismo, identità di genere, pace, famiglia, tolleranza.

La scelta artistica di Gabriel per noi è soprattutto una filosofia di musica e di vita.

Parlami della band, come vi siete conosciuti e quali sono i tuoi compagni di viaggio in questa meravigliosa avventura musicale.

Come ci siamo conosciuti… qui ci sarebbe una storia da raccontare… Era il 2009 e avevo conosciuto Antonio Di Spirito a una riunione in una scuola dove entrambi insegnavamo, lui era docente di chitarra classica e parlando mi precisò che nutriva anche una passione per la musica moderna e in particolare era il chitarrista di una band tributo a Peter Gabriel. Il mio stupore fu grande e mi venne di getto una risposta forse anche un po’ azzardata: “Antonio, se per caso dovesse mai succedere qualcosa al tuo batterista, anche solo per una semplice sostituzione dell’ultimo minuto, sappi che io conosco a memoria tutto il “Secret World Live”. Passò oltre un anno e una mattina di luglio 2010 mi arrivò una telefonata, era Antonio che mi chiedeva se avessi piacere di suonare con loro e se potevo iniziare fin da subito a provare con la band! Ecco come ci siamo conosciuti!

Per quanto riguarda gli altri compagni di viaggio di questa meravigliosa avventura parto dal sopracitato Antonio Di Spirito, fondatore, chitarrista, corista e nerd musicale della band. È il nostro direttore musicale! A ruota, Simone Moriggi, chitarrista, mandolinista, corista e anche lui programmatore dal gusto musicale incredibile. Marco Scarano, pugliese, ma veronese di adozione, il nostro bassista e motivatore! A lui l'ardua impresa di avvicinarsi il più possibile a zio Tony Levin. Marco si occupa anche del sito internet, dei social, rapporti con enti e promotori di concerti e dei contenuti multimediali che vengono proiettati in background nei nostri live. Giovanni Passarella alle tastiere, ragazzone con lunghissima esperienza nel mondo musicale veronese. Paola Montresor, la nostra nuova voce femminile che ha accettato la sfida e ha svolto uno straordinario lavoro di studio del repertorio, per lei totalmente nuovo, fatto in pochi mesi. Ma ancora più incredibile l'interpretazione di Paola sul palco! Benvenuta a braccia aperte nella Biko Band! Capitolo a parte per Gianluca Casazza da Rovigo (come si dice dei santi), front man con un carisma pazzesco e un cuore d’oro. (Gian Paolo, tu hai avuto modo di ascoltarlo, e “viverlo” nella serata a Villafranca) Semplicemente emozionante. E la cosa che a me piace ancora di più è la sua umiltà, che lo rende ancora più “grande”. Gianluca, nonostante la giovane età, ha una cultura musicale incredibile. Passione trasmessa dal padre. Inizia a cantare tardi, senza particolari studi. Ma il talento, il timbro di voce, e l'intensità nell’interpretazione, lo portano subito ad essere un apprezzatissimo cantante. Tra i tanti artisti che ascolta fin da bambino, Peter Gabriel lo cattura in modo particolare. E quando, nel lontano 2016, la BIKO lo chiama per un provino, lui non sta nella pelle. Consapevole della enorme responsabilità e difficoltà a cui è chiamato a sostenere, lavora duro sui testi, sull'interpretazione, sullo stile e le emozioni da trasmettere, e da questo punto di vista credo che abbia raggiunto l’obbiettivo. Come vedi prendiamo tutto molto sul serio ma anche molto sul ridere. L'amicizia tra i componenti è un valore imprescindibile. Se mancano fiducia, collaborazione, coinvolgimento, rispetto e onestà non puoi fare parte della BIKO. Infine, la produzione del nostro spettacolo diretta dal nostro Alberto Castellini, fonico, light designer e responsabile tecnico di lunga data che conosce ogni dettaglio del nostro show!

Manu Katchè (era ovvio che avrei toccato questo rullante), suonare lo spartito Gabriel confrontandosi con questa figura non deve essere facile, come riesci a sostenere questo fardello tecnico.

Mi emoziono e resto incredulo ogni qualvolta mi accingo a “replicare” con profonda umiltà il drumming di Manu; considerando che lui è un batterista con l’approccio di un percussionista ed è un mago del fraseggio strettissimo tra tom, splash, ritmiche pazzesche, il mio ruolo diventa molto rischioso! Ti preciso infatti che non tento di copiare, anche perché sarebbe impossibile, ma più che altro, come ti accennavo prima, il suo modo di suonare mi ha influenzato a tal punto in fase di studio nei miei primi anni di perfezionamento sullo strumento che il suo linguaggio, alcuni fills, il portamento fanno ora parte del mio drumming. Su youtube puoi trovare qualche esempio anche sul canale a mio nome dove eseguo Red Rain nel mio studio e In your eyes in versione live. Aggiungo inoltre che ho studiato Manu anche in altre sue collaborazioni: da Sting, Dire Straits, Tear for fears, Pink Floyd, Mango, Pino Daniele e ho analizzato a fondo il suo drumming presente ad esempio nello splendido doppio album di Baglioni, “Oltre” (che adoro).

Era da qualche anno che avevo scoperto il vostro tributo a Peter Gabriel, ricordo di avere visto dei bellissimi video in merito ad un concerto del teatro Ristori di Verona, poi è arrivato il Covid e non sono più riuscito a trovare il modo di conoscervi a fondo dal vivo. Mi vuoi parlare di questo periodo e quale è stata la causa principale della vostra assenza dagli spettacoli dal vivo.

La BIKO Band si trovava nel periodo pre-COVID nel suo momento migliore, con un concerto al teatro Ristori di Verona (di cui accenni, e di cui si possono trovare bellissimi video sul nostro canale YouTube e Facebook) che ci aveva lanciato verso una programmazione di date e un contratto con un'agenzia tedesca che sono poi naufragate a causa della pandemia. Ripresi i ritmi, dopo la pausa forzata, nel 2023, con una bellissima iniezione che indirettamente ci ha fornito Peter Gabriel con il suo nuovo tour ed album, la band torna a preparare e migliorare lo spettacolo con grande entusiasmo e l’attuale line up ora è pronta per portare live l’essenza musicale di Gabriel.

Dal live di Villafranca ho potuto apprezzare la particolare proposta musicale che abbraccia l’intera produzione di Gabriel dal 1977 ad oggi, infatti, siete stati in grado di offrire al pubblico due nuovi pezzi dell’ultimo album del 2023, I/O e PANOPTICOM, questo attesta la professionale qualità del vostro progetto, state preparando qualche sorpresa per le nuove date?

Il nostro spettacolo abbraccia, come dici, la carriera solista di Gabriel. In particolare, noi proponiamo le versioni dei live Secret World Live (di cui ricorre il 30mo dall'uscita del DVD/CD) e di Growing Up Live. Un discorso a parte i due brani dell'ultimo album. Album di cui apprezziamo tutti i singoli brani e versioni. Il maestro è tornato a scrivere con un'intensità ritrovata, e lo ha fatto a suo modo: con la ricerca di suoni, testi, arrangiamenti e modalità di comunicazione innovativi. Giusto un esempio: la AI (artificial intelligence) lui non la demonizza come tanti, anzi, la studia, ne comprende limiti e opportunità, e la utilizza nell’album, nei live e nella creazione di contest tra artisti per creare i suoi nuovi video ufficiali. La voglia di proporre altri brani del album I/O c'è. Stiamo studiando un repertorio modulare, in cui, in base alla situazione, potremo decidere che impronta dare allo spettacolo. Abbiamo anche diversi brani "storici" pronti. Mai proposti live. Insomma, di materiale nuovo ce n'è tanto.

Ho notato che curate molto la parte scenografica dello spettacolo, dove ovviamente si cade nel rischio del paragone con le scene spettacolari nate dalla collaborazione di Gabriel con il canadese Robert Lepage nel Secret World tour degli anni ’90, e successivamente nel 2002/03 nel Growing Up Live tour, stiamo parlando di maxischermo manovrabile per le videoproiezioni, di una passerella con tappeto scorrevole, botole varie dove spariscono i musicisti nella famosa valigia … nei vostri show come riuscite sotto questo aspetto a sorprendere il pubblico.

Ecco, i live che hai citato e a cui facciamo riferimento, sono live che hanno fatto storia e scuola nell'ambito degli spettacoli musicali. Dopo questi, il mondo delle produzioni musicali non è stato più lo stesso. Noi non possiamo ignorare queste geniali soluzioni, sicuramente sarebbe molto difficile proporre le stesse scenografie, quindi, il nostro obiettivo è ricreare almeno le stesse atmosfere con soluzioni “teatrali” (anche originali) che possano fondersi con il linguaggio scenografico gabrieliano. Non vogliamo correre il rischio di una brutta imitazione per cui preferiamo lavorare sull’interpretazione e sull’emozione. È l'aspetto del nostro progetto in cui abbiamo ampi margini di miglioramento, e lo vediamo come una grande opportunità creativa.

Ps. Anche noi abbiamo la valigia … (sorride)

Conoscendo le innumerevoli difficoltà che ruotano attorno a questo settore, quali sono i vostri progetti futuri, state già programmando un tour con nuove date?

Sicuramente non è facile portare Live uno spettacolo e un repertorio come quello di Gabriel, siamo anche consapevoli che non è un tributo “commerciale” o di facile appeal, ma il nostro obiettivo è sempre stato quello di proporre uno spettacolo oserei dire quasi “teatrale” e di alto livello sia musicale che scenotecnico in modo da captare quell’utenza esperta e colta che possa apprezzare questo filone del progressive rock. Pensiamo ad esempio ai superlativi The Watch che ormai riempiono teatri ovunque con il repertorio dell’era Genesis, questa è la nostra mission: rivolgerci ai fan in location quali Teatri o Live Club (strutturati per qualcosa di più di un semplice concerto) e qualche festival, sia in Italia che all’estero. Sicuramente molti seguaci saranno contenti di assistere a un Live dell’era del Gabriel solista che manca nel panorama dei tributi di un certo spessore. Sul fronte prossimi eventi, stiamo lavorando ad alcune date in estate e dal prossimo autunno vorremmo pianificare alcuni concerti nei teatri delle città italiane più importanti per portare live il nostro spettacolo omaggio a Peter!

Grazie G. Maria, per un fan come il sottoscritto di vecchia data, è stato veramente emozionante conoscere la vostra storia.

Sono io che devo ringraziarti, per il tuo reportage e per questa intervista. È veramente raro trovare così tanta incondizionata passione. Un saluto a tutta la redazione di MusicArtTeam, speriamo di vederci in occasione di qualche nostro prossimo concerto.












mercoledì 15 marzo 2017

BIG ONE ANIMALS TOUR -Teatro Verdi Montecatini 10 Marzo 2017, di Gian Paolo Ferrari


BIG ONE ANIMALS TOUR -Teatro Verdi Montecatini 10 Marzo 2017


Immaginate per un attimo di essere davanti ad una galleria d’arte, siete catturati dal manifesto che imperioso davanti alla vetrina presenta l’evento: “Any colour you like …” Molto interessante pensate, e a questo punto la curiosità prende il sopravvento… siete pronti ad entrare. All’interno l’ambiente è accogliente e famigliare,  volti di amici conosciuti con il vostro stesso sguardo appassionato, alle pareti come un arcobaleno di colori, in rapida successione appaiono delle affascinanti immagini seguite da una meravigliosa colonna sonora. Restate frastornati da tanta bellezza, musica e colori si tengono per mano all’unisono, e con incredibile semplicità vi accompagnano in questo fantastico viaggio…

Ecco in breve le sensazioni vissute nell’ultimo concerto dei Big One, al Teatro Verdi di Montecatini, in occasione del debutto assoluto (in Italia), del nuovo ANIMALS TOUR 2017. Reduci dal sold-out europeo  di qualche giorno prima, tenutosi a Tielt, in Belgio, per il secondo anno consecutivo ospiti dei fan locali denominati Pigs on the moon, la data di Montecatini risultava molto importante dal punto di vista emotivo, visto che bisognava “rompere il ghiaccio”, utile a tastare il polso della situazione sull’approccio mentale che poteva dare sul pubblico una scaletta che veniva a presentare nella prima parte, l’intera suite di Animals, capolavoro floydiano del 1977.
Lo spettacolo era stato preparato nei mesi precedenti con accurata meticolosità, Leonardo De Muzio, leader e direttore musicale del gruppo, si era alternato nello studio dei vari suoni e programmazioni seguendo anche lo sviluppo dello spettacolo dal punto di vista dei video e del light show, affiancato dal sottoscritto e dal grande Andrea “Merlino” Coppini, lightin designer davvero insuperabile.
E’ gratificante dopo tanto lavoro, accompagnato da lunghe notti insonni, constatare che le tue idee, il tuo progetto, è stato apprezzato in maniera entusiastica da tutto il pubblico presente, ma quando hai a disposizione due personaggi come il Leo e Andrea vi posso garantire che tutto diventa più facile, ma parliamo dello spettacolo.
Il primo set si apre in rapida successione con una dolce carezza musicale proveniente dal lato oscuro della luna: Speak To Me, Breathe, Time e Breathe reprise. Il pubblico già incantato dalla perfezione delle esecuzioni, ascolta con attenzione la presentazione dei brani successivi, che riguardano appunto il sopracitato Animals, che come spiega il buon Leonardo verrà ripropostaonella versione ufficiale dell’IN THE FLESH Tour del 1977, quindi: Sheep, Pigs On The Wing part1, Dogs,Pigs On The Wing part2 e Pigs Three Different Ones. I Big One fanno capire subito di sentirsi a loro agio all’interno delle atmosfere della conosciuta fattoria floydiana, impeccabile il buon Luigi Tabarini al basso nell’incedere del conosciuto e cupo riff di sheep, sempre ordinato e tranquillo il “Motore” del gruppo, Stefano Raimondi alla batteria, Federico Caldana alla chitarra ritmica su Pigs On The Wing 1 e 2  mette in mostra la sua grande e delicata bravura e poi sempre Leonardo De Muzio, incredibile negli assoli trascinanti di Sheep, o negli stessi tormentati e crudi di Dogs , per finire con Pigs Three Different Ones dove la chitarra si fonde come impazzita nei continui e vorticosi giochi di luce accompagnati ai lati del palco dalla simpatica e suggestiva scenografia dei due maiali danzanti. Alla fine della suite, gli spettatori sommergono letteralmente di applausi la band sul palco, e anche a noi tecnici viene riservato uno spazio di gloria, che con soddisfazione abbiamo potuto contraccambiare con sincere e calorose strette di mano.


Breve pausa di 15 minuti circa e si riparte con l’immancabile Shine On You Crazy Diamond, che già dalle prime note viene accolta da un boato di entusiasmo, ma è solo l’inizio, perché sull’assolo finale al sax, Marco Scotti incanta il pubblico raccogliendo sinceri consensi, che si trasformano (come sempre), in un lungo ed interminabile applauso. Dopo un’accurata presentazione da parte di Leonardo, parte un brano a lui stesso molto caro: Wot’s… Uh The Deal, estratta dall’album Obscured By Clouds, colonna sonora del film di Barbet Schroeder: “La Vallèe”. Bellissima l’esecuzione di questo dolce brano dalle atmosfere beatlesiane che ci portano immediatamente alla struggente High Hopes seguita da Hey You, Marooned e Coming Back To Life, interpretazioni accolte da grandi applausi, arriva Sorrow a spiazzare letteralmente il pubblico con un’esecuzione da brividi, qui Leonardo De Muzio viene travolto da ovazioni che mi riportano lontanamente all’Arena di Verona, dove lo scorso anno gli stessi applausi venivano rivolti ad uno zio più famoso… Money e Louder Than Words chiudono la seconda parte dello spettacolo, la band si ritira per rispettare il solito “giochino” dei bis finali e si riprende dopo pochi minuti con Wish You Were Here (finalmente sciolta e credibile) per finire con la richiestissima Comfortably Numb, tutto il pubblico in piedi, applausi convinti ed ennesimi attestati di stima nei confronti dell’osannato Leonardo de Muzio, che anche questa sera ha dimostrato di essere (per l’ennesima volta), il massimo interprete dei conosciuti assoli gilmouriani, asso portante e anima di questo gruppo che può essere considerato fra le Tribute più importanti d’Europa nel riproporre le famose e conosciute atmosfere floydiane, con il loro The European Pink Floyd Show.



Video finale Pigs Three Different Ones



Uno scambio di battute con l’amico Leonardo De Muzio...



Allora Leo, a caldo come ti è sembrata la serata? I nostri timori sono svaniti… mi sembra sia stato un grande successo! Che ne pensi?

Sono molto soddisfatto è ovvio, anche se tutti questi complimenti (e tu lo sai perché mi conosci molto bene), mi imbarazzano molto. Dal palco quando abbiamo iniziato a suonare la suite di Animals, avevo percepito che tutto stava procedendo per il meglio. Credo che il Light Show di Andrea Coppini, abbinato ai tuoi video, abbia saputo regalare grandi emozioni, almeno questo è quello che ho letto negli occhi delle persone che mi stavano davanti.

"Animals" è un album molto particolare, credo non sia stato facile preparare questo Tour rispetto agli anni scorsi, o sbaglio?

Hai perfettamente ragione, "Animals" è molto complesso dal punto di vista musicale, totalmente diverso dagli album precedenti, forse unico nel suo genere. Ci sono volute molte ore in sala prove per ricostruire effetti e suoni, ma soprattutto per suonare gli stessi brani con il gruppo al completo, ad ogni modo possiamo essere soddisfatti, sia a Tielt (Belgio n.d.r.), che a Montecatini, il pubblico ci ha premiato con tanta passione e calore… le ore di studio in sala prove e gli enormi sacrifici sono già dimenticati, fanno parte del passato.

Prossimi impegni?

Il 6 maggio torneremo in Belgio, precisamente a Ingelmunster, ci hanno invitato alla chiusura del famoso festival LABADOUX, e il giorno successivo (7maggio) ci spostiamo in Olanda, a Tilburg, suoneremo nella bellissima location chiamata Poppodium. Al nostro rientro ci aspetterà poi un appuntamento davvero importante, un concerto benefico che si terrà al Teatro Romano di Verona, esattamente giovedì 25 maggio, mi sembra di conoscere molto bene questo fantomatico organizzatore (risata finale…).

Un saluto sincero  da parte mia, a tutti i lettori di MAT, in particolare agli amici Athos e Max Pacini, un abbraccio.



mercoledì 24 dicembre 2014

Operazioni nobili... Italian Dire Straits a Verona, di Gian Paolo Ferrari

8 dicembre 2014, MUSIC ART TEAM e il tunnel dell'amore che illumina e conquista la città di Giulietta e Romeo … ovvero il trionfo degli Italian Dire Straits a Verona, per una grande iniziativa di solidarietà.

La premessa...

Siamo agli inizi dell'estate, giornata piovosa (tanto per cambiare), mi trovo immerso nel traffico cittadino quando ricevo una telefonata da un caro amico, Marcello Bragantini, presidente della Onlus voci e volti: " Ciao Giampy, scusa se ti disturbo ma ho bisogno del tuo aiuto. Ho deciso, con il benestare del mio direttivo, di ripetere la bellissima esperienza dell’anno scorso al teatro Filarmonico. L’anno scorso (23 dicembre 2013) siamo riusciti a raccogliere circa ottomila euro, ti ricordi? Questa cifra è servita  poi ad ultimare una casa famiglia per i bimbi orfani ed abbandonati, ad Usa River in Tanzania. Quest’anno abbiamo in cantiere un nuovo progetto importante che si chiama: TANZANIA- Masiwa Kwa Melela Bustani – Latte a Melela Bustani. Tale intervento consiste nella realizzazione e l’avviamento di un azienda di allevamento di bovini destinata alla produzione di latte; ciò è studiato in collaborazione con la congregazione Immaculare Hearth of Mary Sisters di Morogoro.  Con questa iniziativa potremo creare una fonte di auto-sostentamento a favore di opere assistenziali che le suore mantengono nella zona, in particolare la casa per gli orfani del villaggio di Mgolole. Infatti, il latte prodotto sarà per lo più introdotto nel mercato con canali di vendita già stabiliti, divenendo fonte di rendita certa a favore di questi piccoli.  Inoltre l’azienda, opererà dando particolare risalto all’impiego di giovani, che qui potranno trovare un lavoro sicuro, e imparare come avviare e gestire autonomamente un azienda agricola o di allevamento. Tutto ciò andrà a  favorire il consumo di latte per le famiglie povere, mettendo a loro disposizione il prodotto a prezzi più accessibili di quelli attualmente proposti sul mercato. Tieni presente che con le tecniche avanzate che saranno utilizzate, si potrà garantire un prodotto sano e di qualità. In questo momento la nostra difficoltà consiste nel trovare un’artista, o un gruppo da presentare per questa importante serata. Tu che sei nel "giro" conosci qualcuno disposto a sposare questa iniziativa benefica? Ti lascio carta bianca, pensaci! Ti lascio qualche giorno per darmi una risposta definitiva…“.
Ovvio che la mia risposta sia stata affermativa, anche perché mi sento molto legato a questi ragazzi che a Verona stanno facendo cose straordinarie; pensate che Marcello, con i suoi volontari, pianifica ed organizza mediante la sua Onlus l’arrivo di bambini africani affetti da malattie cardiache. I nostri piccoli eroi vengono assistiti prima e dopo l’operazione chirurgica che viene effettuata da uno staff medico all’avanguardia, dell’ospedale di Borgo Trento di Verona. Dopo la necessaria convalescenza presso una famiglia affidataria, i bimbi ritornano in Tanzania, con la certezza di poter condurre una vita normale. La mia unica richiesta nei confronti di Marcello, è stata quella di volere sui manifesti bene impresso, il logo di Music Art Team. Ho avuto il piacere di conoscere personalmente Athos Enrile e Max Pacini, in occasione di un altro evento benefico che mi ha visto coinvolto. Ebbene, mi sono reso conto fin dal primo istante, di essere perfettamente in sintonia con l’anima e lo spirito di solidarietà che accomuna le nostre menti e i nostri cuori, sapendo entrambi, che la musica è un mezzo affascinante ed efficace, per raggiungere obbiettivi  benefici importanti. Ero già in possesso dell’idea giusta:  Italian Dire Straits! Già da molto tempo seguivo questa tribute band milanese, per me, la migliore in assoluto a riproporre il mitico sound del gruppo di Mark Knoplfer. Massimiliano Lisa e Alfredo Delmonaco mi avevano conquistato fin dal primo ascolto, perciò dopo qualche telefonata di circostanza l’evento musicale-benefico ha cominciato a prendere la sua forma, partendo naturalmente dai protagonisti: ONLUS VOCI E VOLTI, ITALIAN DIRE STRAITS e naturalmente  … MUSIC ART TEAM! Dopo la consueta e faticosa promozione, resa ancora più ardua dall’assoluta indifferenza della stampa locale (non voglio creare polemiche inutili, ma credo che si poteva fare molto di più ), eccoci qui nella splendida cornice del  prestigioso Teatro Filarmonico, biglietti venduti n. 750 per un incasso di  circa 8000 euro … quindi … OBBIETTIVO RAGGIUNTO!


I dettagli del concerto

Per questo appuntamento, Massimiliano e company hanno pensato bene di avvalersi delle riprese di una troupe di esperti tecnici locali. Da questo concerto sarà realizzato un cd live, ma soprattutto un DVD che resterà indubbiamente come fra le più importanti immagini live della storia del gruppo.

Ecco qui i protagonisti e la scaletta dello show:

Alfredo Delmonaco-lead guitar
Massimiliano Lisa-voice- rhythm guitar
Marco Casaletta-bass guitar and backing vocals
Alberto Vai-drums
Alessioi Corona-keyboards
Sonny Buyo-sax

La scaletta: Down to the waterline(1978), Walk of life (1985), Expresso love((1980), Six blade knife (1978), Lady writer(1979), News (1979), So far away (1985), Private investigations (1982), Where do you think youre  going (1979), Telegraph road (1982), Romeo and Juliet (1980), Tunnel of love (1980), The bug (1991), On every street (1991), Skateaway (1980), Your latest trick (1985), Heavy fuel (1991), Brothers in arms (1985), Money for nothing (1985), Sultan of swing (1978), Solid rock(1980), Portobello bell(1979



IL CONCERTO

Il progetto di questa tribute band (si legge sul loro sito ufficiale www.italiandirestraits.co.uk), è di suonare la musica di Mark Knopfler meglio di chiunque altro, in modo da essere secondi solo agli originali.  Miei cari amici, forse vi sembrerà un pò “troppo presuntuoso” come obbiettivo, ma la serata del Filarmonico non ha tradito  queste aspettative. Dopo una breve presentazione dell’evento benefico da parte della bellissima e brava Elisabetta Gallina, madrina della serata, coadiuvata dalla mia collaborazione tecnico-video, prende il via lo spettacolo. I ragazzi dietro le quinte sono pronti ad entrare in scena. Uno sguardo di intesa, una stretta di mano e si parte immediatamente con la fantastica Down to the waterline, tratta dal primo album dei Dire Straits. Alfredo Delmonaco incanta subito i presenti con i suoi virtuosismi alla chitarra, Massimiliano  Lisa con la sua voce molto particolare si amalgama perfettamente agli stilemi blues rock che hanno sempre contraddistinto il sound Dire Straits. Tra gli applausi parte immediatamente la giocosa Walk of life seguita a ruota da Expresso love e Six blade knife: il pubblico è già conquistato! Lady writer, News e So far away confermano la grande sintonia di questi ragazzi sul palco, Private investigations e Where do you think youre going  vengono premiate da un applauso infinito. Devo confessarvi che ho vissuto questo momento con un trasporto emozionale molto intenso, la gente in piedi non voleva più smettere di applaudire… e non eravamo ancora arrivati alla fine del concerto! Il capolavoro Telegraph road, con la sua considerevole durata, chiude la prima parte dello spettacolo, e anche qui il coinvolgimento tra la band e il pubblico diventa straordinario. Alfredo e Massimiliano ormai sono i padroni della situazione, qualsiasi loro movenza o gesto viene seguito con incantata attenzione dal pubblico presente. Mi sento frastornato, incrocio il viso di Marcello dietro le quinte, i suoi occhi ed il suo sorriso parlano da soli. La seconda parte del concerto riparte da Romeo and Juliet, un romantico omaggio in onore della nostra bella Verona, che in quanto a balconi ed innamorati non teme confronti con nessuno. Arriva al seguito il trascinante assolo di Tunnel of love, dal famoso album Making movies del 1980. Tutto di un fiato scorrono tra l’entusiasmo generale The bug, On every street, la trascinante Skateaway, Your latest trck, la simpatica e “rockeggiante” Heavy fuel per arrivare ad un momento molto toccante: Brothers in arms viene presentata da un emozionato Massimiliano, che dedica la canzone allo scomparso amico Alberto, membro della band scomparso nel 2012. Il pubblico partecipa colpito da questo bellissimo ricordo, ma la nostalgia dura poco perché Money for nothing rimette le cose a posto. Neppure l’inconveniente di un momentaneo  black-out elettrico, riesce a togliere energia a questo pezzo, che fa letteralmente esplodere la platea. Durante la breve sospensione, la brava ed esperta Elisabetta gestisce con esperienza questo inaspettato intermezzo intrattenendo il pubblico. Il buon Massimiliano coglie l’occasione per presentare i  rituali ringraziamenti.  Alla fine (con mia sorpresa), pronuncia queste parole: ” Se siamo a Verona questa sera, lo dobbiamo ad una persona in particolare che ci ha fermamente voluti qui. E’ solito lavorare nell’ombra e per questo lo vogliamo ringraziare, il suo nome è Gian Paolo Ferrari, a lui abbiamo voluto dedicare questo pezzo”. Bella soddisfazione personale … è la prima volta che qualcuno si ricorda di me. ( Peccato che in quel momento non ero presente, stavo discutendo con il responsabile elettricista del teatro, sic!). I sultani dello swing, Solid rock e la dolcissima Portobello bell chiudono definitivamente lo spettacolo. Un trionfo per gli Italian Dire Straits! Il pubblico rimane in piedi ad applaudire ininterrottamente i protagonisti della serata, Alfredo Delmonaco, veramente eccezionale nei suoi virtuosismi Knopfleriani, Massimiliano Lisa, vero front man del gruppo, dotato di una voce davvero “magnetica”, Marco Casaletta, impeccabile al basso e indispensabile come supporto vocale, Alberto Vai, davvero trascinante ed essenziale con la sua raffinata tecnica- dinamica alla batteria (veramente un drummer stratosferico), Alessio Corona, alle tastiere e al piano, davvero fondamentale nel  saper rappresentare al meglio le conosciute e caratteristiche atmosfere musicali  dei Dire Straits, intrise di  country, folk, jazz e rock,. Non ultimo il bravissimo Sonny Buyo, applauditissimo al sax.
Il dvd che sarà prodotto, sarà per tutti voi amici lettori, l’occasione per conoscere ancora meglio questa grande Tribute band, fidatevi … ne vale la pena. Vi lascio all’interessante intervista che il disponibilissimo Massimiliano ha voluto concedere a tutti i lettori di MAT2020.

Frammenti....


Dietro le quinte del famoso Teatro Filarmonico di Verona

Il concerto è terminato, i ragazzi stanno festeggiando questo successo strepitoso (e meritato ) che ha sancito per l’ennesima volta la qualità e la bravura di questa grande Tribute Band. Massimiliano Lisa portavoce del gruppo mi concede qualche minuto prima di iniziare le operazioni di smontaggio e carico degli strumenti (bisogna rientrare a Milano!). Massimiliano non ha l’aria di essere il classico milanese. Pacato, tranquillo, mai una parola fuori posto, molto attento ai particolari e soprattutto disponibile nei confronti di chi è meno fortunato. Si è subito interessato del progetto in Tanzania della Onlus Voci e Volti. In quei momenti il concerto è passato in secondo piano, la soddisfazione e la gratificazione di potersi esibire con il suo gruppo in questo prestigioso Teatro, sembrava quasi non lo riguardasse. Erano più importanti  le informazioni relative a quei bambini orfani, o  a quei terreni ,che se non coltivati verranno espropriati dallo Stato, per essere venduti successivamente alla solita multinazionale benefattrice … Ecco perché considero Max una persona vera, ecco perché credo valga la pena di farvelo conoscere un po’ meglio …

Caro Max, mi sembra che il pubblico veronese vi abbia accolto fin dalle prime note in una maniera a dir poco, fantastica! Che impressione ti ha fatto questo grande Teatro ( in conferenza stampa se ricordi, qualcuno ci ha voluto ricordare che …  anche un certo Mozart ha calcato questo palco … qualche anno fa).

Per noi è stato un concerto importante, che abbiamo preparato con impegno e concentrazione.   Ci è già capitato di suonare sullo stesso palco di grandi artisti, ma mai tra le stesse mura di una figura come Mozart.  Davvero un grande onore! Quando sali sul  palco è come fare l’amore per la prima volta con un nuovo partner.  C’è grande emozione e devi entrare in “sintonia”. Nel caso di questo concerto dopo Private Investigations e Where Do You Think ci sono stati tributati due dei più lunghi e calorosi applausi che abbiamo ricevuto. In quei momenti ho sentito che noi e il pubblico veronese eravamo davvero entrati in sintonia. Questo Teatro, questo pubblico e questa città saranno sicuramente tra i ricordi più belli e indelebili che avremo come gruppo e che porteremo con noi per tutta la vita.

Il progetto IDS nasce nel dicembre 2008, vuoi dare qualche informazione più dettagliata a tutti i MAT-lettori ? Quando hai iniziato a suonare? Perché la scelta è caduta sui DS? eravate un gruppo di amici o hai dovuto ricercare i tuoi compagni di viaggio, insomma  … raccontaci la storia, abbiamo tempo e voglia di ascoltarti.

Ho iniziato a suonare la chitarra a 12 anni e ho suonato in gruppi da poco dopo. Poi una lunghissima pausa in cui per decenni ho suonato da solo, finché un giorno ho deciso che volevo ricominciare a provare quelle sensazioni uniche che ti dà un’esibizione dal vivo.  E ho pensato ai miei grandi amori: Beatles, Pink Floyd e Dire Straits. Ho messo un annuncio per mettere in piedi un tributo ai Dire Straits. Era il dicembre del 2008 e ho fatto una prima prova con un batterista, un bassista e un chitarrista solista che non conoscevo. Ho capito che poteva funzionare, ma il solista non era ancora quello giusto. Così a febbraio del 2009 è entrato nel gruppo Alfredo (grazie a un annuncio su Mercatino Musicale) e da lì a poco abbiamo cominciato a suonare dal vivo (primo concerto: 29 marzo 2009), riscuotendo subito consensi. La band ha poi subito i giusti mutamenti e di quel primo nucleo è rimasto solo Alfredo.  Nel tempo si sono avvicendati diversi batteristi, per poi approdare ad Alberto (che era in classe con me alle Medie), che aggiunge davvero qualcosa di particolare dal momento che la sua batteria ha delle sfumature prese da altri grandi artisti come Phil Collins e Manu Katché. Alcuni tastieristi per poi arrivare a Gianluca, Giovanni e infine ad Alessio, che oltre a essere molto capace è un perfezionista che non smette mai di innovare e migliorare tutti i suoi suoni. Da Gabriele siamo passati a Marco al basso, che è una delle colonne di questo gruppo, non solo perché ha un grande orecchio musicale ed ha molto gusto, ma anche perché nei momenti “turobolenti” tra noi, con la sua saggezza e diplomazia riesce ad appianare i dissapori. E come sassofonisti diversi, tra i quali devo ricordare Gianni, Terence (che suona ancora con noi in occasioni particolari, si è trasferito in Puglia) e di recente Sonny che ci sta dando grandi soddisfazioni, oltre a essere anche un bravo corista. Quindi no il progetto è nato nella mia testa e senza alcun amico accanto. A parte Alberto, che però si è unito solo a progetto avviato (così come Giovanni), tutte le altre sono conoscenze nate col progetto e per il progetto. Tante band dicono che si fa fatica a suonare… Per noi non è stato così. Le cose hanno cominciato a girare bene da subito e addirittura già nel maggio del 2010, a solo un anno dal nostro primo live, abbiamo suonato al Blue Note, che a Milano è considerato un tempio della musica, facendo addirittura sold out. Ci suonano mostri sacri della musica internazionale (e quasi nessun tributo). Sicuramente oltre la parte artistica di livello, dal momento che ogni membro della band suona davvero bene, abbiamo anche una parte manageriale di gestione della band, che è frutto di altre mie esperienze professionali, che ci aiuta a far funzionare al meglio la “macchina IDS”.

Un progetto denominato Ds, non può prescindere dall’inconfondibile stile chitarristico di Mark Knopfler, o meglio dalla sua tecnica che non prevede l’uso del plettro (più comunemente chiamata fingerpicking), per questo motivo vorrei che tu mi parlassi di Alfredo Delmonaco, la metà Knopfleriana del gruppo, dal momento che tu sei il cantante solista, visto il tuo timbro di voce molto particolare.

La chitarra di Mark va suonata al top, e per questo non ho pensato nemmeno per un momento di farlo io direttamente, e mi va benissimo il ruolo di chitarra ritmica e voce … La cosa divertente è che Alfredo, dopo un primo contatto, voleva rinunciare alla prova per entrare nel gruppo … non se la sentiva di imparare a suonare ad alto livello senza il plettro. L’ho convinto. Abbiamo fatto la prova. A lui è piaciuta e a quel punto è stato lui a dire: entro nel gruppo! E da allora ha dimostrato tutte le sue doti, avvicinandosi ogni giorno di più al Maestro Knopfler. Oltretutto lo spazio lasciato all’improvvisazione è davvero poco, e replicare tutte le note di Mark è un’impresa titanica, che Alfredo ha svolto e svolge in maniera davvero incredibile … Non conosco direttamente nessun chitarrista che suoni Mark meglio di lui. Per quel che riguarda la mia voce si avvicina, ma chiaramente è la mia e non quella di Mark.  Però devo dire che c’è chi mi ha detto di preferire la mia all’originale (soprattutto tra il pubblico femminile: “la tua voce mi arriva nell’anima”, ha affermato qualcuna …)… chiaramente ci sono poi sempre i puristi che pensano il contrario.

Qualche “purista tuttologo” afferma che non siete perfetti. Nel senso che un vero tributo ai DS, dovrebbe prevedere un unico cantante e chitarrista, come i DS avevano in origine. ( nonostante questo, vorrei ricordare che questo  non sembra  sia un grande problema per voi, viste le numerose richieste live  in Italia e Europa) vuoi rispondere Max a questo dettaglio.

Per me la grande musica è come i grandi classici. Se vado alla Scala (o al Filarmonico) non trovo Wagner o Beethoven a dirigere l’orchestra.  Ma c’è la loro musica. E la musica va eseguita nel migliore dei modi.  E se per farlo al meglio chitarra solista e voce vanno fatte da due persone diverse, non è un problema. Però non amo parlare di noi in prima persona. Direi che lascio parlare chi ci ha visti. Per noi è stato un grande banco di prova suonare in giro per Inghilterra, Irlanda … e persino in Scozia a pochi passi da Mark. In un certo senso, soprattutto per me che sono il cantante, era un’incognita, anche per la pronuncia … Be’ abbiamo raccolto consensi anche lì. Un inglese mi ha persino detto che un pizzico del mio accento italiano secondo lui rendeva le grandi canzoni di Mark ancora più belle … Sul fronte degli “originali” sono orgoglioso di aver ricevuto i complimenti scritti a un nostro video di Private Investigations, firmati da John Illsley. Noi cerchiamo di suonare la musica dei DS al meglio e di dare delle emozioni. E secondo me si possono dare più emozioni essendo se stessi piuttosto che cercando di assomigliare all’originale. C’è chi lo fa anche fisicamente … Be’ non è la strada che seguiamo noi.

A proposito di attività  e concerti live, essendo tutti  voi(credo) musicisti non professionisti, ed avendo un calendario molto ricco , che parte da gennaio a dicembre, come riuscite a gestire i vostri impegni musicali con tutto il resto … famiglia, lavoro ecc…

Mettendo spesso la musica prima di tutto e di tutti, il che crea dei problemi negli altri rapporti che hai citato. Ma non ci importa. Le emozioni che ho provato sui palchi coi miei compagni di viaggio … sono tra i momenti più belli della mia vita e vale la pena di fare rinunce in altri campi. E quando un membro della band non mette il progetto davanti a tutto, cerchiamo un sostituto, che spesso prende il suo posto. E’ il caso di Gianluca alle tastiere, al cui posto è arrivato in via definitiva Alessio. Peraltro portando una ventata di gioventù (è il più giovane tra noi) ed entusiasmo che ci ha fatto davvero bene.

Vi ho osservato molto questa sera prima del concerto, praticamente siamo arrivati insieme  al teatro Filarmonico. La prima sensazione è stata quella di un gruppo di amici “veri” che remano tutti nella stessa direzione, e in un gruppo di lavoro questo è molto importante se si vogliono raggiungere degli obbiettivi, specialmente nel caso di una Tribute band, dove i sacrifici e qualche rinuncia sono all’ordine del giorno. E’ stata una mia impressione sbagliata o siete veramente così uniti.

Sì quando siamo assieme siamo davvero uniti. Scherziamo molto. A volte ci raccontiamo i segreti più intimi che mai abbiamo detto ad altra anima viva. C’è grande complicità. Però quel che ci tiene uniti è la musica, perché in realtà, tra noi, siamo tutti diversissimi, e in tutta sincerità tanto siamo uniti sul palco e quando siamo in tour, quanto tutto svanirebbe se il gruppo non ci fosse più. Ma non succederà mai. Solo un pazzo rinuncerebbe a serate come quella del Filarmonico.

Sulle vostre info parlate di un unico e ambizioso obiettivo: suonare la musica di Mark Knopfler meglio di chiunque altro. A questo proposito ti voglio chiedere che rapporto hai con le altre tribute (ammesso che tu le segua), ce n’è qualcuna che ti ha colpito in modo particolare.

Sono stato colpito dagli Australian Pink Floyd e ho fondato gli Italian Dire Straits proprio sulla base del loro progetto … Sul fronte Dire Straits un plauso a Terence Reis che suona con gli ex compagni di viaggio di Mark, ovvero gli Straits. E’ davvero bravo. Devo però dirvi che un signore inglese che è venuto a un nostro concerto in Scozia, ci ha poi mandato un messaggio che diceva che lui ha visto dal vivo i Dire Straits, gli Straits e gli Italian Dire Straits e che non c’era nessuna differenza tra queste tre band … grandissime emozioni con tutte e tre!!!!!  Esagera? Sicuramente è stato molto bello leggerlo.

Il gruppo degli IDS suona in tutta Italia, Europa nell’ambito di festival, Teatri e location open air. A proposito di queste location, ho visto qualche video riguardante un vostro grande concerto tenutosi alle Isole Azzorre, se non sbaglio nel mese di agosto, davanti a più di 10.000 persone!! Raccontaci questo evento straordinario.

Quando ero su quel palco ho pensato:  “sono così felice che dopo questo posso anche morire! “. E’ stata una esperienza unica e meravigliosa.  Abbiamo avuto un pubblico infinito e urlante, come mai da nessun’altra parte. Sui primi accordi di Walk of Life gridavano come a un concerto dei Beatles.  E via così per tutto il concerto.  Quando il pubblico è così in delirio, ti fa sentire davvero bene. Un vero e proprio orgasmo … durato due ore e mezza! Ho reso l’idea? Anzi no, scusa … meglio di un orgasmo!

Vista la dimensione “europea” del gruppo, che differenza hai trovato da un punto di vista professionale-organizzativo, nel “suonare”  in Italia, rispetto a Belgio, Germania, Olanda, Scozia … Inghilterra, esiste qualche differenza?

In realtà no. Ci sono cialtroni e professionisti fantastici tanto in Italia quando in tutti gli altri paesi dove abbiamo suonato. Sfatiamo il mito che l’Italia sia sempre un fanalino di coda. Non è vero.

Che la vostra dimensione sia importante lo si deduce dalla vostra scaletta. Anche questa sera in pratica avete abbracciato con classe e gusto, quasi tutta la produzione discografica degli Straits, Che parte dal primo album omonimo del 1978 alle produzioni più recenti del 1991( On every street) Il pubblico di solito che cosa ama ascoltare dei DS, ha qualche preferenza particolare che voi sul palco avete potuto notare?

La cosa bella è che nessun concerto è uguale. Lo stesso brano può avere risposta diversa a seconda della location, del pubblico e della nostra interpretazione, che non è sempre la medesima. La forza della scaletta è che ci sono molte sonorità diverse, che secondo me non annoiano mai. Certamente ci sono dei grandi classici che dobbiamo fare per forza: Romeo and Juliet, Tunnel of Love, Sultans of Swing e Telegraph Road raccolgono sempre grandi consensi. Ma a dimostrazione di quel che dico, proprio al Filarmonico Private Investigations o Where do You Think You Are Going hanno raccolto più applausi di Romeo and Juliet.

Questa è una domanda che faccio spesso: molti definiscono le tribute band un vero mercimonio della musica. Suonare musica  già scritta non ha nulla di artistico. Tu che cosa mi puoi rispondere in merito.

L’ho già detto anche prima: allora vuol dire che devono chiudere tutti i teatri sinfonici del mondo e smettere di suonare la musica dei grandi del passato.  Solo Wagner, Beethoven, Mozart … potevano suonare la loro musica, giusto? Ma per favore. Diciamo che sono due cose diverse. Si celebra l’arte anche interpretando musica scritta da altri.  E nel nostro caso è anche l’unico modo per sentirla dal vivo, dal momento che Mark non suona più la maggior parte dei brani di quell’epoca. Detto questo, una cosa è l’esecuzione, un’altra è la composizione.  A Mark che ha scritto i brani vanno tutti i meriti. Noi restiamo solo degli esecutori, e la magia di ascoltare dal vivo chi ha anche composto i brani, è unica. Però, come nel caso di Mark, lui la maggior parte dei brani dei DS non li suona più o li suona in modo diverso (per esempio, in Telegraph Road ha eliminato diversi assoli) . Ed ecco il senso del tributo.

Progetti futuri Max, ( a parte il dvd del concerto di questa sera che sarà disponibile quando?) … avete qualche sogno nascosto rinchiuso nel cassetto?

Sì stiamo preparando il DVD e il CD del concerto del Filarmonico che usciranno, diciamo… entro giugno 2015 per essere tranquilli. Ma qualche anticipazione la pubblicheremo prestissimo su YouTube. Il mio sogno era quello di fare anche nostra musica originale. Ma ho fallito nel tentativo di convincere Alfredo e gli altri. Così sto portando avanti un mio progetto solista come Max Lisa e il prossimo anno, dopo un EP e qualche singolo, uscirà finalmente anche un mio album. In ogni caso, con gli Italian Dire Straits suonerò per sempre!

Come avrai potuto notare non ti ho chiesto quale canzone preferisci dei DS, o quale album ritieni sia il migliore. Ho preferito mettere in risalto il vostro aspetto umano, perché avete contribuito con la vostra presenza al raggiungimento di un grande obbiettivo benefico. Il Teatro Filarmonico ha certificato questo. Quindi grazie Max a te e a tutti i tuoi meravigliosi compagni : Alfredo, Marco, Alessio, Alberto e Sonny. Prima di lasciarti andare mi sembra doveroso parlare della dedica molto toccante  che tu hai fatto prima dell’esecuzione di Brothers in Arms. Vuoi dare il giusto spazio a questa persona che credo sia stata molto importante per tutti voi …

Ho iniziato a suonare la chitarra assieme ad Alberto alla batteria quando avevo 13 anni. A 15 suonavo nei Dark Crystal, nei quali oltre ad Alberto c’era Giovanni Crocè… L’ho perso di vista per tanti anni  per poi riaverlo accanto a me negli iTALIAN dIRE sTRAITS. Era un bravo musicista e una bella persona.  Non era molto “rock” (come look) e io lo prendevo in giro chiamandolo “Don Mario”. Il 27 febbraio del 2012, una emorragia cerebrale ce lo ha portato via in un istante. Lui rimarrà per sempre un membro di questa band e in qualche modo è sul palco con noi a ogni concerto che facciamo. Amo ricordarlo felice e sorridente il 27 novembre del 2011, sul palco del Blue Note di Milano, che per un musicista è un traguardo importante.

Ti ringrazio Max per la tua cortese disponibilità, e mi auguro di rivederti presto  … sul territorio “veronese” … La vita è strana … avresti mai pensato di essere chiamato, fotografato, seguito, intervistato da un tassista veronese?

Assolutamente no! Soprattutto per uno che coi tassisti milanesi ha un rapporto non proprio d’amore.  Però da oggi visto che ci hai “scoperti” e portati tu al Filarmonico … amo te e … tutti i tassisti. Anche quelli di Milano! Dopo gli 800 meravigliosi spettatori del Filarmonico, col pubblico veronese si è creata una complicità che rinnoveremo sicuramente presto e periodicamente. Te l’ho detto, è come fare l’amore … e crea … dipendenza! Colgo l’occasione per porgere un sincero e caloroso saluto a tutti i lettori di MAT, un abbraccio musicale a tutti voi dagli Italian Dire Straits!


P.S. Mentre stavo scrivendo, ho ricevuto una triste notizia dall’amico Marcello Bragantini, che ha gettato nello sconforto tutti i giovani volontari di questa grande Onlus veronese. Fabiana (due anni), una piccola bambina proveniente dalla Tanzania che era stata assistita e operata al cuore nell’ospedale di Borgo TN, è volata in cielo. Dopo il suo rientro a casa, (contraendo probabilmente un virus influenzale) è stata  colpita da una terribile bronco polmonite che ha stroncato definitivamente il suo piccolo e già provato cuoricino. “Non tutti i bambini che curiamo ce la possono fare, alle volte qualche tragico imprevisto può vanificare tutti i nostri sforzi ed il nostro impegno. Comunque … noi di Voci e Volti ce la mettiamo tutta e continueremo su questa strada. La Regione ci ha appena dato il benestare per un nuovo finanziamento ,che potrà dare una speranza di vita ad altri due piccoli bimbi che arriveranno a Verona in tempi brevi ”. Ecco perché amici lettori vorrei dedicare questo articolo alla memoria del piccolo angioletto di nome Fabiana, e a tutti gli stupendi ragazzi di Voci e Volti, ma soprattutto a tutti i volontari sparsi in giro nel mondo.
                                                                                              

 ONLUS VOCI E VOLTI www.vocievolti.it