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venerdì 5 maggio 2017

ARYA – "Dreamwars", di Andrea Pintelli


ARYA – Dreamwars
di Andrea Pintelli

Arya è un gruppo di origine riminese, formato da giovani musicisti che hanno già all’attivo un album,“In distant oceans”, del 2015. Rispetto a quell’album, in cui i nostri si rivelarono come una promettente band fra prog-metal e psichedelia, in questo loro secondo lavoro dal titolo “Dreamwars” (prodotto, registrato e mixato da loro stessi, ma poi masterizzato a Londra dalla Brave Beard Musica), pur mantenendo certi cliché cari a questi generi, essi si tuffano in altri territori con stupenda determinazione (a tratti irriverenza giovanile) e padronanza delle proprie idee e mezzi. Se volessimo a tutti i costi etichettarli, esercizio comunque arduo vista la varietà della loro proposta, andremmo dal post-rock, all’alternative, fino all’ambient di certe situazioni.
La band è formata da da cinque elementi, Virginia Bertozzi alla voce, poi sostituita alla fine di queste sessions da Clara Pagliero, Simone Succi - chitarra, sintetizzatori, percussioni, scacciapensieri, Luca Pasini - chitarra, sintetizzatori, pianoforte, registrazioni ambientali, basso, Namig Musayev – basso, chitarra baritona e Alessandro Crociati - batteria.

Old line up

New line up

Dreamwars” si presenta come un lavoro maturo nonostante l’età dei nostri, in cui si affrontano tematiche complicate quali l'alienazione e la competitività nella società contemporanea, la solitudine, l'incomunicabilità e il suicidio, avvalendosi di rimandi all'interno dei testi che vanno dall'Ulisse dantesco a Ionesco, a testi di filosofia e antropologia.
Anche musicalmente gli Arya non sono di facilissima presa, ma quest’album cresce ascolto dopo ascolto, partendo dalla penombre di una storia di difficoltà in cui il protagonista, dopo la fine di una importante relazione interpersonale, cerca di confrontarsi con la società moderna, ricercando un posto e un ruolo che non potrà mai trovare, quindi l’iniziale “Sirens” a far da apripista alla propria fretta (densa di paura) di dare un senso al mondo esterno e alla domanda della propria permanenza in esso. Toni molto più duri in “Irriverence”, quasi a sottolineare la difficoltà di un cammino che lo aspetta. I tormenti si fanno sempre più accesi, e composizioni quali “Nand you” e la successiva “Commuters” lo testimoniano. Sembra di (ri)trovarsi dentro un imbuto, dove le pareti lisce impediscono di risalire verso la luce che si rivela irraggiungibile ed è chiaramente la vuotezza delle persone con la quale il protagonista deve avere a che fare. Angoscia, in certi passaggi, come fosse un file rouge che unisce gli undici pezzi del lavoro; ombre mostrate anche dalla copertina del CD, in cui spicca la solitudine, tema centrale del racconto. Suoni, passaggi, voci indistinte, caos mentale, ansia, corse all’impazzata verso una salvezza di se stesso che non arriverà.
Quale “Faith” bisogna avere per avere rimandi di una vita normale, dopo la fine di un rapporto (troppo) importante per sopravvivere al freddo di una vita che non sarà più la stessa?
L’urlo di dolore è ben rappresentato dall’elettronica spiazzante di “Transistors”, per sfociare nel dinamico riff di “Arjuna”, song che si sviluppa attorno all’eterea voce di Virginia.
La corsa verso l’oblio della coscienza per incomunicabilità si fa sempre più serrata, e “Rhynos”, come “Eyes in eyes”, sono in realtà un’unica traccia divisa in due momenti non separabili. Si arriva alla constatazione che non si possono trovare colpevoli, che tutto è fermo, che non si ripartirà più dalla gioia, un sentimento ormai sconosciuto. I contrappunti chitarristici sono come passi lunghi e ben distesi verso il fondo, a sottolineare un percorso di discesa inarrestabile.
La title track si distingue dalle altre per il lavoro di basso circolare e comunque possente, ben supportato da una batteria sempre presente e mai doma. Questa sezione ritmica, che si distingue in tutto il disco, qui la fa da padrone quindi. Ovvio che poi ogni altro strumento è inserito con piacevole fattura, ma il tema centrale è portato all’eccellenza da Musayev e Crociati.
Indubbiamente tutti questi ragazzi sono dotati di tecnica invidiabile, ma la loro forza, lo ripeto, sta nelle buone idee della loro proposta, sia sonora sia dei testi. E qui il nostro uomo immaginario trova la tranquillità finale, che solo la morte può donargli. Triste epilogo di un’esistenza che tante persone purtroppo hanno vissuto sulla propria pelle, in questo mondo obbiettivamente sempre più difficile da affrontare.

Si termina con “Gandharva”, paradigma sonoro della pace a lungo ricercata negli altri, ma mai trovata in se stesso.


Formazione:
Clara J. Pagliero – voce solista sostituisce Virginia Bertozzi
Simone Succi – chitarra
Luca Pasini – chitarra
Namig Musayev – basso
Alessandro Crociati – batteria

Guest:
Nicola Renzi (Mountains, From The End) – vocals in NAND You

Biografia

Arya è un gruppo musicale nato a Rimini nel 2015. Arya esiste per creare musica fuori da ogni limite, che partendo dal metal arrivi a sfiorare la profondità delle emozioni. Dopo un album d'esordio autoprodotto (In Distant Oceans, 2015) si sono esibiti da Bologna a Pesaro in festival e locali, sforzandosi anche di condividere la loro musica con il mondo sfruttando internet e i social media. Mantengono un attivo canale Youtube, per comunicare i loro progressi ai fan e provare a sostenere la scena musicale della loro città.
Il loro secondo lavoro discografico, “Dreamwars”, anch'esso autoprodotto e registrato dal gruppo, è un concept album che tratta temi come l'alienazione e la competitività nella società contemporanea, la solitudine, l'incomunicabilità e il suicidio, avvalendosi di rimandi all'interno dei testi che vanno dall'Ulisse dantesco a Ionesco, a testi di filosofia e antropologia.
L'uscita è prevista per il 3 Maggio 2016. Durante le registrazioni il gruppo ha dovuto affrontare il cambio del proprio batterista e i problemi personali della cantante Virginia Bertozzi, che hanno portato al suo abbandono del gruppo contestualmente al termine dei lavori. Al suo posto è subentrata Clara J. Pagliero.
Da Luglio 2016 la loro musica è disponibile in streaming su Spotify, Amazon, Google Plus e tutte le piattaforme difitali.


Contatti e pagine sui social media:

giovedì 4 maggio 2017

Resoconto del Meeting di Primavera 2017 di Castiglione del Lago, di Massimo Sordi


CASTIGLIONE DEL LAGO

Articolo di Massimo Sordi apparso il 29 aprile su Corriere dell’Umbria-Trasimeno

Quattro splendide giornate di sole con centinaia di aerei, droni e aeromodelli a Castiglione del Lago per il Meeting di Primavera, ma non solo. Oltre alle toccanti rappresentazioni scenografiche sulla Seconda Guerra Mondiale, le performance di pittura con artisti direttamente in aeroporto a dipingere l’arte del volo; ci sono stati incontri, racconti, proiezioni e perfino conturbanti esibizioni di magia. Una festa di primavera talmente ricca e variegata che ha visto migliaia e migliaia di visitatori ammirare e condividere le straordinarie traiettorie multicolori degli aerei più eterogenei. E non solo.
Anche quest’anno come da tradizione il Meeting ha mostrato la sua seconda faccia: quella prettamente musicale. In quel lembo verde che apre la vista sull’aeroporto si sono esibiti negli anni alcuni dei migliori musicisti italiani e stranieri.
L’edizione di quest’anno non è stata da meno perché ha visto la partecipazione di Gianni Nocenzi (nella foto di Cristiano Pelagracci), storico cofondatore, con il fratello Vittorio, del glorioso Banco del Mutuo Soccorso.
Artista tra i più grandi e acclamati, Gianni Nocenzi è stato introdotto da una proiezione rarissima e di grande pregio artistico: addirittura una sua performance con il maestro Renato Carosone dove, entrambi al pianoforte e l’uno posto di fronte all’altro, danno vita a una conturbante versione della “Toccata e fuga in Re minore” di Johann Sebastian Bach. Un video del 1991, recentemente recuperato, che ha deliziato il folto pubblico accorso ad acclamarlo nel Centro Socio-Culturale dell’Aeroporto Eleuteri.
Il musicista ha poi proposto e interpretato alcuni brani che compongono “Miniature”, il suo ennesimo e più recente capolavoro. Neppure poteva mancare, in scaletta, qualche accenno al gruppo madre e quale brano se non “Metamorfosi”, forse il più epico fra i cavalli di battaglia del combo romano?
Un concerto, quello di Gianni Nocenzi, dedicato non soltanto alla moglie Laura ma anche alle sue due… fidanzate, entrambe presenti tra il pubblico: Ines Maltese e Antonella Di Giacomo, vedove rispettivamente di Rodolfo e di Francesco, due icone della nostra musica e della nostra storia. Perché, a differenza di altri gruppi, il Banco del Mutuo Soccorso, sia con i suoi componenti che con i fan, è sempre stato una specie di famiglia.
Momento magico della serata “750.000 anni fa, l’amore” e “Traccia 2”, omaggio ai suoi valorosi compagni di viaggio.
Un’esibizione talmente passionale da far esplodere il pubblico in un’ovazione finale davvero interminabile.
A salire sul palco è stata poi la volta de Il Bacio della Medusa che ha proposto alcuni brani della loro trilogia discografica.

Nel concerto, a sorpresa, un’apparizione da far accapponare la pelle: quella di Bernardo Lanzetti, intervenuto per interpretare, insieme a loro, una straordinaria versione di “Impressioni di settembre”. 



mercoledì 3 maggio 2017

Nel ricordo di Pierre Moerlen, di Wazza


Hello,
è buona abitudine ricordarsi dei "grandi nomi", e non dei "grandi musicisti"...
Se ne andava nel sonno (forse un infarto...) il 3 maggio 2005, Pierre Moerlen, batterista, vibrafonista, compositore francese.
Famoso per aver fatto parte dei Gong, dopo l'ennesimo scioglimento nel 1977 forma un suo gruppo chiamato per l'appunto "Pierre Moerlen's Gong".

Batterista preferito di Mike Oldfield, con cui ha registrato 6 album, e molti tour.


Ha suonato anche con i Brand X, Mick Taylor, Thin Lizzy, Steve Hillage...
Nel 2002 aveva riformato i "Pierre Moerlen's Gong", con tutti musicisti russi.
... per non dimenticare
Wazza



Tanti Auguri a Claudio Falco, di Wazza


Hello,
compie gli anni oggi (una cifra tonda…), 3 maggio, Claudio Falco, chitarrista, cantante, autore.
Formò i Crash nel 1968, che furono il nucleo del primo Banco del Mutuo Soccorso, quelli che registrarono "Donna Plautilla", nel 1969.


Negli anni ‘70 i Crash, oltre a partecipare a molti "Festival Pop" divennero, per un periodo, il gruppo che accompagnava dal vivo Rino Gaetano.
Una vita per la musica...
Tanti Auguri Claudio!
Wazza

Il Banco al Piper- Caludio, baffi e capello corto (servizio militare), al suo fianco il fratello Fabrizio… dietro uno "sbarbatello" Vittorio Nocenzi

L'interno di "Donna Plautilla", con i nomi dei musicisti


martedì 2 maggio 2017

Stefano Giannotti - Salvo Lazzara“: La vostra ansia di orizzonte”, di Stefano Caviglia


 

Stefano Giannotti - Salvo Lazzara: “La vostra ansia di orizzonte”
di Stefano Caviglia

Tutto si può dire di questi due artisti ma non che manchino di originalità, di una estrema dimestichezza con il linguaggio musicale e di una buona dose di coraggio nel volere spingere la ricerca di particolari armonie, avvicinandosi al limite… ma qual è il limite?
Il titolo parla di ansia, quindi paura, insicurezza, inquietudine: La vostra ansia di orizzonte.
La prima traccia, “l’Alba di una rosa”, è un lungo e  piacevole arpeggio di chitarra acustica che evoca lontani ricordi prog dei primi anni ’70, che si conclude negli ultimi istanti con un suono di sottofondo non ben definibile e che forse stride con l’atmosfera del brano.
Tutto questo lavoro ed il suo mood sono una continua ricerca di atmosfere, di suoni all’apparenza non in sintonia fra loro, non etichettabili, a volte si può fare fatica nel tentare di decodificarli, è difficile, quasi impossibile che uno di questi brani vada ad invadere pacificamente, d'istinto, la nostra sfera emotiva.
Probabilmente questa musica non esalta, non entusiasma e non diverte all'impatto: è necessario un ascolto, una lettura, poi un ulteriore ascolto, quindi una rilettura anche delle liriche per comprendere il valore, la cifra di queste composizioni.
Le parole che fanno parte di alcuni brani, come “Onde di terra”, sono “dette” più che cantate, mentre in “Celeste laguna” la voce femminile si avventura in una linea melodica discordante dall’armonia .
Si è dibattuto molto sull’argomento concernente i testi di alcune canzoni, se possano o no essere elevati al rango di poesia, oppure se alcune poesie possano trasformarsi in liriche per brani musicali. Nessuno ha la risposta. 
Anche nel caso Stefano Giannotti e Salvo Lazzara tutto questo sorge spontaneo, e si ha l’impressione che testi e musiche siano corpi estranei fra loro, e tutto questo sembra il frutto di una precisa scelta... una sorta di  modalità creativa.
Non si incontrano lungo tutto il percorso particolari virtuosismi strumentali o “saggi” di qualsivoglia abilità, lo spessore di questo lavoro sta nel lavoro stesso, nel suo “unicum”, sta nella capacità avventuriera di ricercare “tesori” armonico-melodici laddove dove sembrerebbe impossibile trovarne. Anche nell’atmosfera che  non concede spazio al “facile e morbido”.
Vi è inquietudine, paura, verrebbe voglia di abbassare il volume, di cambiare canale e accendere la televisione, regno della rassicurante banalità.
No, dobbiamo fare i conti anche con aspetti della musica e della vita, con realtà  che ci possono  dare fastidio, che stridono col nostro io, fuori dall'ortodossia.
Non è palese se gli autori vogliano inviare in maniera chiara o subliminale qualche messaggio, certo è che la loro creatura poetica e musicale sta agli antipodi dello scontato, dell’ovvio, del banalmente grigio.
Non si balla quando li si ascolta, la loro musica non è certo ideale come sottofondo di un incontro amoroso, e non è consigliabile sentirla mentre si guida.
Fruire della musica di questi due artisti richiede attenzione, vera concentrazione, silenzio .
Tacere e lasciare lo spazio ai suoni, alla musica .
Ascoltare, in un’epoca in cui si parla troppo e non si ascolta più.


Una bella prova dell'accoppiata Giannotti/Lazzara, un disco da tenere in seria considerazione.


Stefano Giannotti

Compositore, chitarrista, performer e video-maker. Si è diplomato in Composizione al Conservatorio di Lucca sotto la guida di Pietro Rigacci. È stato anche allievo e assistente di Alvin Curran. Il suo repertorio spazia dalla radio arte al teatro musicale, dalla musica da camera alla canzone d’autore. Il paesaggio, i cicli vitali, le voci della gente, i linguaggi, sono alcuni dei principali temi affrontati nel suo lavoro. Molte delle sue opere sono state prodotte per e in collaborazione di: RAI Radio 1, RAI Radio 3, Polskie Radio, Magyar Radio, O.R.F., Radio France Culture, Danish Radio, WDR Köln, SFB, Deutschlandradio Kultur, Saarländicher Rundfunk, Südwestrundfunk, Australian Broadcasting Company, HRT, Sveriges Radio, VPR, ecc. Fra i numerosi riconoscimenti internazionali: Prix Macrophon’91 (Wroclaw, Poland), Prix Ars Acustica International (WDR Köln 1994/95), DAAD Berliner Künstlerprogramm (1998/99), Karl- Sczuka-Preis 2002 e 2007 (SWR, Baden-Baden), 3° Premio al Grand Prix Nova di Bucharest (2014). E’ il fondatore dell’ensemble da camera OTEME – Osservatorio delle Terre Emerse con cui per la presente etichetta ha pubblicato nel 2015 il CD L’AGGUATO, l’ABBANDONO, IL MUTAMENTO.

Salvo Lazzara

Chitarrista, bassista e compositore, ha fatto parte del gruppo progressive rock Germinale, molto attivo fra gli anni ’90 e il 2006. Si è laureato in filosofia all’università di Pisa con una tesi in epistemologia e teoria dei sistemi complessi. A partire dal 2007 a dato vita al progetto solista Pensiero Nomade che ha all’attivo, ad oggi, 5 cd. L’idea di base del suo modo di vedere la ricerca musicale è un approccio multiculturale. Il punto di partenza sono senz’altro le ispirazioni tradizionali ed etniche, una matrice acustica ma con forte contaminazione elettronica (Sakamoto, David Sylvian, Fennesz), unite ad ispirazioni di derivazione jazz rock (Oregon, Ralph Towner, Steve Tibbetts, Terje Rypdal).

lunedì 1 maggio 2017

Ci ha lasciato Rino Zurzolo


Hello,
se n’è andato a soli 59 anni Rino Zurzolo, bassista, contrabbassista, grandissimo musicista, richiestissimo come "session man", con Edoardo Bennato, Tony Esposito.
Aveva fatto parte del gruppo "Città Frontale", con Lino Vairetti e Enzo Avitabile.
Conosciuto soprattutto per essere stato il "bassista" di Pino Daniele nel suo periodo migliore.
Ha inciso cinque album da solista, spaziando in vari generi, dal jazz alla musica sudamericana...
Nel 1990 un referendum della rivista "Guitar Club" lo nominò miglior contrabbassista italiano.
RIP
Wazza


Il contrabbasso di Rino Zurzolo non suona più. Il musicista, storico componente della band di Pino Daniele, è morto a 59 anni, travolto dal cancro contro il quale stava lottando da alcuni mesi e che lo ha mandato in coma pochi giorni fa. Ha continuato ad esibirsi fino a quando ne ha avuto le forze, poi si è arreso. In rete, già da qualche giorno si era diffuso l'allarme per le sue condizioni di salute e nelle ultime ore sono subito arrivati i messaggi di cordoglio.
Rino inizia un percorso di formazione classica, frequenta il conservatorio. Ma nella Napoli in ebollizione musicale degli anni '70 partecipa anche alla formazione dei primi gruppi. A soli 13 anni la prima formazione - i Batracomiomachia. Potrebbe sembrare una parodia dei classici appena scoperti sui banchi di scuola, ma i nomi dei partecipanti dicono tutt'altro: Avitabile, Rosario Jermano, Paolo Raffone e Pino Daniele, quasi un annuncio del futuro "neapolitan power" pronto a irrompere nella musica italiana. 
La conferma viene poco dopo: il 1977 è l'anno dell'esordio di Pino Daniele con Terra mia e Zurzolo è uno dei punti fermi della formazione. Che poi si ripete con Nero a metà, fino alla consacrazione del "dream team" Daniele, Zurzolo, Senese, De Piscopo, Esposito e Amoruso. C'era anche lui nella storica serata del 19 settembre del 1981, quando in duecentomila accorsero a Piazza del Plebiscito a Napoli per ascoltare Pino Daniele e la sua band, una delle migliori formazioni italiane di sempre.


Zurzolo ha continuato a lavorare con Pino Daniele partecipando a dischi di successo come Vai mo', Musicante, Ferryboat e, più tardi, Medina. Unanimemente considerato uno dei migliori contrabbassisti in circolazione, Zurzolo aveva accumulato esperienze artistiche in Italia e all'estero: l'elenco delle sue collaborazioni comprende Giorgio Gaber, Mia Martini, Giorgia, oltre a quelle con giganti del jazz come Don Cherry, Chet Baker, Billy Cobham, Bon Berg e tanti altri.
Nel 1990 aveva pubblicato il suo primo solista, Fuorlovado, cui era seguito quattro anni dopo Rua catalana. Nel 1998 aveva inciso Alchimusa, mentre nel 2003 aveva pubblicato WunderKammer, un progetto a cavallo fra musica da camera e jazz.

Oggi, il mondo della musica è in lutto per lui.


The New Trip - Club il Giardino, di Daniele Raimondi


The  New Trip  - Verona Prog Fest 2017 - Club il Giardino di Lugagnano (VR)
di Daniele Raimondi

The Trip nascono a Londra nel 1966 e alla chitarra c’è un giovanissimo Ritchie Blackmore, prima di passare con i Deep Purple; in seguito, giunti in Italia, il gruppo si rimodella e a Wegg Andersen, basso e a Billy Gray, chitarra, si uniscono due musicisti italiani, il tastierista Joe Vescovi e il batterista Pino Sinnone. Il gruppo è autore di un sound accattivante, il pubblico lo segue da vicino, attraverso la partecipazione ad alcuni festival, al live al Piper di Viareggio e alla partecipazione al film “Terzo Canale – Avventura a Montecarlo”, una esposizione da vetrina. Il primo album è “The Trip” (1970) e a seguire esce l’album di primaria bellezza “Caronte” (1971), netta l’influenza del rock progressive, che si mescola con distorti suoni spaziali e prestiti musicali di eccelsa creatività. La lettura dell’imponente e ben strutturato album, nella fantasia un traghettatore “dantesco”, che, dall’Inferno, arrampicandosi in Purgatorio e involandosi in Paradiso, fa assaporare una evoluzione che suggerisce al suono, architetture diverse, tratte da una grande ispirazione di Joe Vescovi. Dopo qualche mese Billy Gray e Pino Sinnone decidono di uscire dal gruppo e con l’entrata di Furio Chirico alla batteria, si confermano con l’uscita di “Atlantide” nel 1972, seguiranno altri due album.
Per volontà di Joe Vescovi, i The Trip tornano sulle scene musicali in occasione del primo Prog Exhibition” di Roma (novembre 2010) e rimane nella mia memoria la straordinaria performance. Wegg Andersen muore nel marzo 2012 e dopo la partecipazione dei Trip sul palco del Club il Giardino (maggio 2014), ci lascia anche lo storico e carismatico Joe Vescovi, nel novembre 2014.
Sabato 29 aprile 2017, sale sul palco del Giardino, i The New Trip, formati da Pino Sinnone alla batteria… la sua sensibilità si avverte nella conduzione ritmica, lo affiancano: il basso ostinato di Andreas Polito, la vocale forte e corposa di Andrea Ranfa, le vibrazioni della chitarra del funambolico Davide Ciardo, le pittoriche tastiere Filippo Delmastro e le spumeggianti note del violino di Elisabetta Bosio.
In scaletta, per dare voce al passato, alcuni dei brani proposti: “Two Brothers”, “Little Janie”, “L’ultima ora”, “Caronte 1”, “Caronte 2”, tratti dall’album “Caronte”, “Una pietra colorata”, “Incubi”, dall’album “The Trip”, “Travelin Soul” e con “Fantasia” dalla colonna sonora “Terzo Canale”, terminano il concerto.
A grande richiesta e prima di salutare, ripropongono “Caronte”.

Un gruppo a pieno titolo nel Rock Progressive, un patrimonio musicale di grande espressione, un “pathos” straordinario di ottima qualità e precisione, che consentono, di cogliere tutte le sfumature, una esecuzione di tutto rispetto che ha soddisfatto in pubblico.