La diramazione del web magazine MAT2020, per una nuova informazione musicale quotidiana
martedì 8 ottobre 2019
lunedì 7 ottobre 2019
KEV ROWLAND – THE PROGRESSIVE UNDERGROUND VOL.1, by Andrea Pintelli
By Andrea
Pintelli
For the sick of esterophilia, for the newbies of the Prog, for a fun and
quick review for those who already know, volume 1 (artists from A to H) "The Progressive Underground", published
by Gonzo Media Group, but above all written and compiled by Kev Rowland, guru of modern journalism of our
beloved music genre.
The smoothness of his style, the wealth of information contained there, the
general air of positivity leaking from his pieces, makes it an indispensable
work for all those who gravitate around the golden world of World Progressive.
yes, because in this collection of his writings, ranging from 1990 (the year in
which he took charge of the wonderful magazine "Feedback") to 2006
(the year of his move to New Zealand), there are artists and groups on many
sides, of course not only English (land that gave birth to the Prog and of
course to the very good journalist Rowland).
During his time at the helm of "Feedback", he assembled and gave
the prints 80 outputs, for a total of 11,000 pages of Progressive delicacies,
now reported here. I would remind you that the other two volumes will be edited
within the year, vol. 2 from "I" to "S", vol. 3 for the
rest and its DVD and live reviews. So be prepared to invest some money in these
3 very rich volumes, as it is absolutely worth it, given how the first volume
was produced, which I read in a few days, despite the almost 300 pages.
The book is introduced by the fine words of Stu Nicholson of Galahad and is
enriched with comments by Greg Spawton (Big Big Train) and Clive Nolan (Arena,
Pendragon).
Kev Rowland, a great record collector as well as a journalist, dedicates
this work to his wife Sara - without whom "Feedback" as we know it
would never have existed - and to their daughters and their moral support.
The reviews are for records released in the period when Rowland ran the
newspaper and are dry, direct yes, but exciting in their interceding. Use words
that smell like Prog, of course, but without seasoning them with useless
tinsel. All, of course, written in English. They therefore find space known
bands and less, but all brought to prominence in their peculiarities.
Now ours also collaborates for the Bible of the World Prog, that is, for
the fundamental website "Progarchives" (www.proarchives.com), and in
2018 alone has released 850 reviews of various kinds.
It focuses on the historical revision of a fandonia that has been
circulating for years, namely that in 1976 punk (already, deliberately written
in lowercase view of the absent technical character) supplanted the
Progressive, accused by illiterate young people and without hindsight of being
played by old dinosaurs. So varied dirt that he thought of making revolutions,
but which instead was artfully created by some brain illuminated by the sure
possibilities of gain (the designer Westwood, his clothes of representation,
and the much-hated Malcolm McLaren), thanks to three chords and attitude that
immediately became fashion, just the opposite of what they would have liked to
be, against inventive genius and artistic foresight never decided from above,
but by the infinite sensitivity of Artists (already, with the capital given the
ever-present "It's a difficult way to enrich us without getting rich, to
go beyond genres, sometimes beyond themselves and able to write history, not in
a difficult way (another phony), but for those who knew and know how to grasp
the meaning of existence itself. Well, the 80s were the shining period for
essential bands such as Marillion, IQ, Pendragon, Ark, Mach One, Pallas, while
the 90s (quoted as the beginning of the new Prog, mistakenly given the
never-missing part of supporters and record sales) such as Galahad, I believe,
Discipline, Spock's Beard, Flower Kings and Porcupine Tree. Successes included.
So never dead, but always very alive. Us. Also thanks to those who, like Kev
Rowland, have known and know how to take away, move consciences, explained and
anticipated. In Italy the immense works of Mellow, Black Widow, AMS, BTF,
Lizard are there as a prime example. As the contribution that we at MAT2020 and
PROG magazine give with real passion. Widespread hugs.
KEV ROWLAND – THE PROGRESSIVE UNDERGROUND VOL.1, di Andrea Pintelli
KEV ROWLAND – THE
PROGRESSIVE UNDERGROUND VOL.1
Di Andrea Pintelli
Per
gli ammalati di esterofilia, per i neofiti del Prog, per un ripasso divertente
e veloce per chi già conosce, è uscito il volume 1 (artisti dalla A alla H) “The Progressive Underground”, edito da Gonzo
Media Group, ma soprattutto scritto e compilato da Kev
Rowland, guru del giornalismo moderno del nostro amato genere
musicale.
La
scorrevolezza del suo stile, la ricchezza di informazioni ivi contenute, la
generale aria di positività trapelante dai suoi pezzi, ne fa un’opera
indispensabile per tutti coloro che gravitano attorno al dorato mondo del
Progressive mondiale. Già, perché in questa raccolta dei suoi scritti, che
vanno dal 1990 (anno in cui prese in carico la direzione della meravigliosa
rivista “Feedback”) al 2006 (anno del suo spostamento in terra neozelandese),
trovano spazio artisti e gruppi da più parti, ovviamente non solo inglesi
(terra che diede i natali al Prog e ovviamente al bravissimo giornalista
Rowland).
Durante
la sua permanenza alla guida di “Feedback”, assemblò e diede alle stampe 80
uscite, per un totale di 11.000 pagine di leccornie Progressive, ora qui
riportate. Ricordo che gli altri due volumi saranno editati entro l’anno, vol.
2 dalla “I” alla “S”, vol. 3 per il restante e sue recensioni di DVD e live.
Quindi preparatevi a investire qualche soldino in questi 3 ricchissimi volumi,
siccome ne vale assolutamente la pena, visto com’è stato prodotto il primo
volume, da me letto in pochi giorni, nonostante le quasi 300 pagine.
Il
libro è introdotto dalle belle parole di Stu Nicholson dei Galahad e si
arricchisce di commenti di Greg Spawton (Big Big Train) e Clive Nolan (Arena,
Pendragon).
Kev
Rowland, grande collezionista di dischi oltre che giornalista, dedica questa
opera alla moglie Sara - senza la quale “Feedback” per come lo conosciamo non
sarebbe mai esistito - e alle loro figlie e al loro supporto morale.
Le
recensioni raccolte sono per dischi usciti nel periodo in cui Rowland diresse
il giornale e sono secche, dirette sì, ma appassionanti nel loro intercedere.
Usa parole che profumano di Prog, certamente, ma senza condirle con orpelli
inutili. Il tutto, ovviamente, scritto in inglese. Trovano quindi spazio band
note e meno, ma tutte portate in risalto nelle loro peculiarità.
Ora
il nostro collabora anche per la Bibbia del Prog mondiale, ovvero per il
fondamentale sito internet “Progarchives” (www.proarchives.com),
e nel solo 2018 ha rilasciato 850 recensioni di vario genere.
Si
punta sulla revisione storica di una fandonia che circola da anni, ossia che
nel 1976 il punk (già, volutamente scritto in minuscolo vista l’assente
caratura tecnica) soppiantò il Progressive, accusato da giovanotti illetterati
e senza senno di essere suonato da vecchi dinosauri. Quindi sporcizia varia che
pensò di fare rivoluzioni, ma che invece fu creata ad arte da qualche cervello
illuminato dalle sicure possibilità di guadagno (la stilista Westwood, suoi gli
abiti di rappresentanza, e il tanto odiato Malcolm McLaren), grazie a tre
accordi e attitudine che divennero subito moda, giusto il contrario di quello
che avrebbero voluto essere, contro genialità inventiva e lungimiranza
artistica mai decisa dall’alto, ma dalla sensibilità infinita di Artisti (già,
con la maiuscola vista la sempre presente caratura tecnica) capaci di arricchirci
senza arricchirsi, andare oltre i generi, talvolta oltre loro stessi e in grado
di scrivere la Storia, non in maniera difficile (altra fandonia), ma per chi
sapeva e sa cogliere il senso dell’esistenza stessa. Bene, gli anni ’80 sono
stati il periodo fulgido per band essenziali quali Marillion, IQ, Pendragon,
Ark, Mach One, Pallas, mentre gli anni ’90 (citato come inizio del new Prog, ad
errore vista la parte mai mancante di sostenitori e vendite discografiche)
quali di Galahad, Credo, Discipline, Spock’s Beard, Flower Kings e Porcupine
Tree. Successi inclusi. Quindi mai morti, ma sempre vivissimi. Noi. Anche
grazie a coloro che, come Kev Rowland, hanno saputo e sanno portare lontano,
smuovere le coscienze, spiegato e anticipato. In Italia i lavori immensi di
Mellow, Black Widow, AMS, BTF, Lizard sono lì come esempio lampante. Come il
contributo che noi di MAT2020 e PROG magazine diamo con passione vera. Abbracci
diffusi.
Ricordando Victor Sogliani
Ci lasciava il 7 ottobre del 1995 Victor Sogliani, grande personaggio dell’era beat italiana.
Dopo varie esperienze giovanili, trova il grande successo con
l’Equipe 84”, insieme a Maurizio Vandelli, Franco Ceccarelli
e Alfio Cantarella.
Conclusa l’esperienza con l’Equipe 84, nel 1997 diventa
editore radiofonico, fondando “Emittente Base Commerciale”, e speaker alla
radio “Radio Modena City”.
Torna sul palco prima nel 1989, con la riformata Equipe 84 e nel
1995 si distacca dal gruppo per formarne uno denominato "Equipe
Extra", con alcuni membri degli "Extra".
Ma durerà pochi mesi,
morirà a 52 anni, improvvisamente per un’embolia!
Di tutto un Pop…
Wazza
L'EQUIPE 84 brinda con LUCIO BATTISTI
from left to right :
LUCIO BATTISTI, ALFIO CANTARELLA, MAURIZIO VANDELLI, FRANCO CECCARELLI, VICTOR SOGLIANI
La
Nuova Equipe 84 è premiata a Sanremo 1971 con il terzo posto insieme a Lucio
Dalla, autore del brano "4 marzo 1943".
Da sx
: Victor Sogliani, Dario Baldan Bembo, Lucio Dalla, Maurizio Vandelli e Franz
Di Cioccio
I MARINOS
Francesco Guccini inizia a suonare
l'armonica a bocca e poi la chitarra e tra il 1957 e il 1961 si esibisce con
diversi gruppi, in cui militano Alfio Cantarella e Victor Sogliani (della
futura Equipe 84), Dodo Veroli e Pier Farri, che sarà il suo arrangiatore in
diversi dischi...
IL SUPERGRUPPO
1970
con VICTOR SOGLIANI (Equipe 84), GIANNI DALL'AGLIO ( I Ribelli),
PIETRUCCIO MONTALBETTI (Dik Dik), RICKY GIANCO
e MINO DE MARTINO (I Giganti)
domenica 6 ottobre 2019
SUMMANI – “PROLOGO”, di Mauro Costa
SUMMANI – “PROLOGO”
Di Mauro Costa
Summani,
band napoletana, nasce alla fine del 2017 dal fortuito incontro di Mimmo
Angrisani e Peppe Magnolia - rispettivamente voce e batteria -, e in
pochi giorni si uniscono pieni di entusiasmo due chitarristi - Nicola De
Luca e Nicola Lampitiello -, mentre al basso troviamo Tullio
Ippodamia; dall’aggregazione alla sala prove il passo è brevissimo e
fortunatamente, cosa non sempre scontata, rimane anche l’entusiasmo ed anche la
buona novella di un immediato amalgama.
Dopo qualche mese passato a valutare idee e a testarne
la fattibilità, entra in gestazione il loro primo EP, “Prologo”,
che vede la luce quest’anno, un lavoro molto diretto e musicalmente potente,
con una valenza particolare di denuncia nei testi.
Ma andiamo con ordine.
Summani deriva da «Summanus» che, per gli Etruschi, è il dio dei fulmini, sempre in contesa
con Giove del “trono”, riuscendolo a tenere le intere notti per poi restituirlo
di giorno, ma anche da «Mons Summanus», luogo dicotomico e magico non lontanissimo da Firenze, dove i
malati si recavano per invocare la guarigione.
Del dio Etrusco il gruppo il gruppo incarna la
veemenza e la risolutezza, e del vertice del “monte sacro” l’invocazione e la
speranza di una diffusione a 360 gradi della loro espressione artistica,
soprattutto dal vivo, perché ascoltando «Prologo» si evince, piuttosto chiaramente, che sia
particolarmente adatto ad una riproposizione sul palco.
Loro, da buoni partenopei, hanno il teatro nel
sangue e la fusione di vari stili - rock, prog, hard, blues, funk -, e con
soventi richiami alla tradizione musicale napoletana rendono particolarmente
appetibile uno sviluppo “visivo” di quanto proposto; per certi versi posso
immaginare di accostarli alla teatralità degli «Osanna», anche se tutto ciò è ipotetico perché ancora non
ho avuto il piacere di poterli ascoltare dal vivo.
in ogni caso, i loro brani generano facilmente una
reazione nel pubblico, difficilmente si può stare fermi o seduti ad ascoltare.
La prima traccia dell’album, “Libera la serpe”,
è una cavalcata frenetica lunga quasi dieci minuti, con lancinanti solo di
chitarra, espressione sonora e lirica di un vaso di Pandora pronto a
scoperchiarsi perché le reazioni umane, se sollecitate da ingiustizie e
vessazioni, possono risultare pericolose per tutti.
Questa voglia di giustizia a tutti i costi,
di condanne, di poche assoluzioni
fanno un po’ da filo conduttore nei testi di questo lavoro.
Nel secondo brano, “Conte goffo”, si parla di
un personaggio, probabilmente vicino al gruppo stesso, (forse un produttore, un
discografico) evidentemente non in sintonia con le aspettative della band, ma
più genericamente ci si può riferire a qualunque persona, piuttosto parassita,
che campa sul lavoro altrui e si pavoneggia fino a cadere nel ridicolo, a
cominciare dall’abbigliamento.
Con il terzo pezzo, “La mia città”, saliamo
decisamente di tono: si parla di Napoli una città che si ama e da cui si
vorrebbe essere ricambiati, spesso messa a torto alla “berlina”, culla della
cultura ma devastata da grossi problemi, soprattutto una città cui bisogna
concedersi senza alcuna reticenza. Musicalmente il brano è sempre molto
viscerale e si viene trasportati da un’irrefrenabile voglia di scatenarsi, a
mio parere potrebbe essere un’ottima colonna sonora per una fiction su Napoli.
“Social network” è un’esposizione di
perniciosità, perfettamente condivisa, sulla estrema valenza che si dà alla
realtà virtuale con la quale ci troviamo sempre più disposti a sostituire
quella reale.
Infine, l’ultimo brano, quello che mi pare il
migliore è “Senza più frontiere”, che si dipana su un tappeto sonoro
“etnico” e tratta di immigrazione, di aspettative, di convivenza, di voglia di
pace, dove l’abbattimento delle frontiere sarebbe forse la soluzione migliore
verso quel traguardo di fratellanza e del vivere civile. A mio parere è anche
il brano più ricercato dal punto di vista squisitamente musicale, e alla fine
una tarantella aggregante, appena accennata al tamburello, mette tutti
d’accordo che, forse proprio da Napoli, città spesso ingiustamente confinata e
derisa, potrebbe partire questo nuovo vento di cambiamento.
In sintesi, questo primo lavoro dei Summani è un
buon esordio, esprime potenza, sia nelle musiche che nei testi che sono
talmente diretti da porre questo gruppo in posizione piuttosto “barricadera”;
se vogliamo trovare un piccolo difetto è che i brani si assomigliano un poco
nelle stesure musicali e che quindi mancano di quel pizzico di emozionalità che
un determinato particolare “passaggio” identificatore può suscitare in chi
ascolta.
giovedì 3 ottobre 2019
Rodolfo Maltese ricordato a quattro anni dalla sua morte
“Una persona intelligente sa sempre
cosa dire. Una persona saggia sa se dirlo o meno”
Quattro anni fa ci lasciava Rodolfo (Rudy) Maltese. Un privilegio, aver
condiviso “piccoli” momenti della tua vita.
Una ferita sempre aperta…
Ti voglio bene
Wazza
A Rudy piaceva Luigi Tenco…
“Personalmente, ho sempre ritenuto che
ciascuno di noi fosse libero di comportarsi come meglio gli pareva! E lo
pensavo ieri come oggi. Ci scrissi su anche un pezzo. Si intitolava – si
intitola, anzi – “Ognuno è libero”! E per queste affermazioni, all’epoca,
venivo etichettato come “rompiballe”.
Luigi Tenco
Io sono uno che non nasconde le sue
idee, questo è vero, perché non mi piacciono quelli che vogliono andar
d'accordo con tutti e che cambiano ogni volta bandiera per tirare a campare.
Cosa c'è di strano
da guardare
tanto?
forse perchè noi
non siamo
vestiti bene,
pettinati come
voi?
Beh, se non vi
piace
così come siamo,
non vi resta che
voltarvi
dall'altra parte
e non far caso a
noi.
Ognuno è libero
di fare quello
che gli va
Tanto più che noi
non cerchiam nessuno,
non ci siam mai
sognati
di convincere gli
altri
a vivere come
noi.
Quel che fa la
gente
ci interessa
poco:
se anche uno
andasse in giro
col cilindro in
testa
a noi va bene
così
Ognuno è libero
di fare quello
che gli va
Invece fra voi ce
n'è più di uno
che è vestito
bene,
pettinato bene,
però per bene non
è.
E questo qualcuno
si è messo in
testa
che la gente, con
le buone
o con le cattive,
deve fare quello
che vuole lui...
Ognuno è libero
di fare quello
che gli va.
martedì 1 ottobre 2019
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