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martedì 8 ottobre 2019

Compleanno in casa "BANCO"


Compie gli anni oggi, 8 ottobre, Marco Capozi, dal 2016 bassista del Banco del Mutuo Soccorso

Ascoltatelo nell’album “Transiberiana”!

Happy Birthady Marco…

Wazza


lunedì 7 ottobre 2019

KEV ROWLAND – THE PROGRESSIVE UNDERGROUND VOL.1, by Andrea Pintelli




By Andrea Pintelli

For the sick of esterophilia, for the newbies of the Prog, for a fun and quick review for those who already know, volume 1 (artists from A to H) "The Progressive Underground", published by Gonzo Media Group, but above all written and compiled by Kev Rowland, guru of modern journalism of our beloved music genre.

The smoothness of his style, the wealth of information contained there, the general air of positivity leaking from his pieces, makes it an indispensable work for all those who gravitate around the golden world of World Progressive. yes, because in this collection of his writings, ranging from 1990 (the year in which he took charge of the wonderful magazine "Feedback") to 2006 (the year of his move to New Zealand), there are artists and groups on many sides, of course not only English (land that gave birth to the Prog and of course to the very good journalist Rowland).
During his time at the helm of "Feedback", he assembled and gave the prints 80 outputs, for a total of 11,000 pages of Progressive delicacies, now reported here. I would remind you that the other two volumes will be edited within the year, vol. 2 from "I" to "S", vol. 3 for the rest and its DVD and live reviews. So be prepared to invest some money in these 3 very rich volumes, as it is absolutely worth it, given how the first volume was produced, which I read in a few days, despite the almost 300 pages.
The book is introduced by the fine words of Stu Nicholson of Galahad and is enriched with comments by Greg Spawton (Big Big Train) and Clive Nolan (Arena, Pendragon).

Kev Rowland, a great record collector as well as a journalist, dedicates this work to his wife Sara - without whom "Feedback" as we know it would never have existed - and to their daughters and their moral support.

The reviews are for records released in the period when Rowland ran the newspaper and are dry, direct yes, but exciting in their interceding. Use words that smell like Prog, of course, but without seasoning them with useless tinsel. All, of course, written in English. They therefore find space known bands and less, but all brought to prominence in their peculiarities.

Now ours also collaborates for the Bible of the World Prog, that is, for the fundamental website "Progarchives" (www.proarchives.com), and in 2018 alone has released 850 reviews of various kinds.
It focuses on the historical revision of a fandonia that has been circulating for years, namely that in 1976 punk (already, deliberately written in lowercase view of the absent technical character) supplanted the Progressive, accused by illiterate young people and without hindsight of being played by old dinosaurs. So varied dirt that he thought of making revolutions, but which instead was artfully created by some brain illuminated by the sure possibilities of gain (the designer Westwood, his clothes of representation, and the much-hated Malcolm McLaren), thanks to three chords and attitude that immediately became fashion, just the opposite of what they would have liked to be, against inventive genius and artistic foresight never decided from above, but by the infinite sensitivity of Artists (already, with the capital given the ever-present "It's a difficult way to enrich us without getting rich, to go beyond genres, sometimes beyond themselves and able to write history, not in a difficult way (another phony), but for those who knew and know how to grasp the meaning of existence itself. Well, the 80s were the shining period for essential bands such as Marillion, IQ, Pendragon, Ark, Mach One, Pallas, while the 90s (quoted as the beginning of the new Prog, mistakenly given the never-missing part of supporters and record sales) such as Galahad, I believe, Discipline, Spock's Beard, Flower Kings and Porcupine Tree. Successes included. So never dead, but always very alive. Us. Also thanks to those who, like Kev Rowland, have known and know how to take away, move consciences, explained and anticipated. In Italy the immense works of Mellow, Black Widow, AMS, BTF, Lizard are there as a prime example. As the contribution that we at MAT2020 and PROG magazine give with real passion. Widespread hugs.

KEV ROWLAND – THE PROGRESSIVE UNDERGROUND VOL.1, di Andrea Pintelli



KEV ROWLAND – THE PROGRESSIVE UNDERGROUND VOL.1
Di Andrea Pintelli

Per gli ammalati di esterofilia, per i neofiti del Prog, per un ripasso divertente e veloce per chi già conosce, è uscito il volume 1 (artisti dalla A alla H) “The Progressive Underground”, edito da Gonzo Media Group, ma soprattutto scritto e compilato da Kev Rowland, guru del giornalismo moderno del nostro amato genere musicale.
La scorrevolezza del suo stile, la ricchezza di informazioni ivi contenute, la generale aria di positività trapelante dai suoi pezzi, ne fa un’opera indispensabile per tutti coloro che gravitano attorno al dorato mondo del Progressive mondiale. Già, perché in questa raccolta dei suoi scritti, che vanno dal 1990 (anno in cui prese in carico la direzione della meravigliosa rivista “Feedback”) al 2006 (anno del suo spostamento in terra neozelandese), trovano spazio artisti e gruppi da più parti, ovviamente non solo inglesi (terra che diede i natali al Prog e ovviamente al bravissimo giornalista Rowland).
Durante la sua permanenza alla guida di “Feedback”, assemblò e diede alle stampe 80 uscite, per un totale di 11.000 pagine di leccornie Progressive, ora qui riportate. Ricordo che gli altri due volumi saranno editati entro l’anno, vol. 2 dalla “I” alla “S”, vol. 3 per il restante e sue recensioni di DVD e live. Quindi preparatevi a investire qualche soldino in questi 3 ricchissimi volumi, siccome ne vale assolutamente la pena, visto com’è stato prodotto il primo volume, da me letto in pochi giorni, nonostante le quasi 300 pagine.

Il libro è introdotto dalle belle parole di Stu Nicholson dei Galahad e si arricchisce di commenti di Greg Spawton (Big Big Train) e Clive Nolan (Arena, Pendragon).
Kev Rowland, grande collezionista di dischi oltre che giornalista, dedica questa opera alla moglie Sara - senza la quale “Feedback” per come lo conosciamo non sarebbe mai esistito - e alle loro figlie e al loro supporto morale.
Le recensioni raccolte sono per dischi usciti nel periodo in cui Rowland diresse il giornale e sono secche, dirette sì, ma appassionanti nel loro intercedere. Usa parole che profumano di Prog, certamente, ma senza condirle con orpelli inutili. Il tutto, ovviamente, scritto in inglese. Trovano quindi spazio band note e meno, ma tutte portate in risalto nelle loro peculiarità.
Ora il nostro collabora anche per la Bibbia del Prog mondiale, ovvero per il fondamentale sito internet “Progarchives” (www.proarchives.com), e nel solo 2018 ha rilasciato 850 recensioni di vario genere.
Si punta sulla revisione storica di una fandonia che circola da anni, ossia che nel 1976 il punk (già, volutamente scritto in minuscolo vista l’assente caratura tecnica) soppiantò il Progressive, accusato da giovanotti illetterati e senza senno di essere suonato da vecchi dinosauri. Quindi sporcizia varia che pensò di fare rivoluzioni, ma che invece fu creata ad arte da qualche cervello illuminato dalle sicure possibilità di guadagno (la stilista Westwood, suoi gli abiti di rappresentanza, e il tanto odiato Malcolm McLaren), grazie a tre accordi e attitudine che divennero subito moda, giusto il contrario di quello che avrebbero voluto essere, contro genialità inventiva e lungimiranza artistica mai decisa dall’alto, ma dalla sensibilità infinita di Artisti (già, con la maiuscola vista la sempre presente caratura tecnica) capaci di arricchirci senza arricchirsi, andare oltre i generi, talvolta oltre loro stessi e in grado di scrivere la Storia, non in maniera difficile (altra fandonia), ma per chi sapeva e sa cogliere il senso dell’esistenza stessa. Bene, gli anni ’80 sono stati il periodo fulgido per band essenziali quali Marillion, IQ, Pendragon, Ark, Mach One, Pallas, mentre gli anni ’90 (citato come inizio del new Prog, ad errore vista la parte mai mancante di sostenitori e vendite discografiche) quali di Galahad, Credo, Discipline, Spock’s Beard, Flower Kings e Porcupine Tree. Successi inclusi. Quindi mai morti, ma sempre vivissimi. Noi. Anche grazie a coloro che, come Kev Rowland, hanno saputo e sanno portare lontano, smuovere le coscienze, spiegato e anticipato. In Italia i lavori immensi di Mellow, Black Widow, AMS, BTF, Lizard sono lì come esempio lampante. Come il contributo che noi di MAT2020 e PROG magazine diamo con passione vera. Abbracci diffusi.


Ricordando Victor Sogliani


Ci lasciava il 7 ottobre del 1995 Victor Sogliani, grande personaggio dell’era beat italiana.
Dopo varie esperienze giovanili, trova il grande successo con l’Equipe 84”, insieme a Maurizio Vandelli, Franco Ceccarelli e Alfio Cantarella.

Conclusa l’esperienza con l’Equipe 84, nel 1997 diventa editore radiofonico, fondando “Emittente Base Commerciale”, e speaker alla radio “Radio Modena City”.

Torna sul palco prima nel 1989, con la riformata Equipe 84 e nel 1995 si distacca dal gruppo per formarne uno denominato "Equipe Extra", con alcuni membri degli "Extra".
Ma durerà pochi mesi, morirà a 52 anni, improvvisamente per un’embolia!

Di tutto un Pop…
Wazza

 L'EQUIPE 84 brinda con LUCIO BATTISTI
from left to right :
LUCIO BATTISTI, ALFIO CANTARELLA, MAURIZIO VANDELLI, FRANCO CECCARELLI, VICTOR SOGLIANI 

 La Nuova Equipe 84 è premiata a Sanremo 1971 con il terzo posto insieme a Lucio Dalla, autore del brano "4 marzo 1943".
Da sx : Victor Sogliani, Dario Baldan Bembo, Lucio Dalla, Maurizio Vandelli e Franz Di Cioccio

  I MARINOS
Francesco Guccini inizia a suonare l'armonica a bocca e poi la chitarra e tra il 1957 e il 1961 si esibisce con diversi gruppi, in cui militano Alfio Cantarella e Victor Sogliani (della futura Equipe 84), Dodo Veroli e Pier Farri, che sarà il suo arrangiatore in diversi dischi...

 IL SUPERGRUPPO
1970
con VICTOR SOGLIANI (Equipe 84), GIANNI DALL'AGLIO ( I Ribelli),
PIETRUCCIO MONTALBETTI (Dik Dik), RICKY GIANCO
e MINO DE MARTINO (I Giganti)


domenica 6 ottobre 2019

SUMMANI – “PROLOGO”, di Mauro Costa


SUMMANI – “PROLOGO”
Di Mauro Costa


Summani, band napoletana, nasce alla fine del 2017 dal fortuito incontro di Mimmo Angrisani e Peppe Magnolia - rispettivamente voce e batteria -, e in pochi giorni si uniscono pieni di entusiasmo due chitarristi - Nicola De Luca e Nicola Lampitiello -, mentre al basso troviamo Tullio Ippodamia; dall’aggregazione alla sala prove il passo è brevissimo e fortunatamente, cosa non sempre scontata, rimane anche l’entusiasmo ed anche la buona novella di un immediato amalgama.

Dopo qualche mese passato a valutare idee e a testarne la fattibilità, entra in gestazione il loro primo EP, “Prologo”, che vede la luce quest’anno, un lavoro molto diretto e musicalmente potente, con una valenza particolare di denuncia nei testi.
Ma andiamo con ordine.

Summani deriva da «Summanus» che, per gli Etruschi, è il dio dei fulmini, sempre in contesa con Giove del “trono”, riuscendolo a tenere le intere notti per poi restituirlo di giorno, ma anche da «Mons Summanus», luogo dicotomico e magico non lontanissimo da Firenze, dove i malati si recavano per invocare la guarigione.
Del dio Etrusco il gruppo il gruppo incarna la veemenza e la risolutezza, e del vertice del “monte sacro” l’invocazione e la speranza di una diffusione a 360 gradi della loro espressione artistica, soprattutto dal vivo, perché ascoltando «Prologo» si evince, piuttosto chiaramente, che sia particolarmente adatto ad una riproposizione sul palco.

Loro, da buoni partenopei, hanno il teatro nel sangue e la fusione di vari stili - rock, prog, hard, blues, funk -, e con soventi richiami alla tradizione musicale napoletana rendono particolarmente appetibile uno sviluppo “visivo” di quanto proposto; per certi versi posso immaginare di accostarli alla teatralità degli «Osanna», anche se tutto ciò è ipotetico perché ancora non ho avuto il piacere di poterli ascoltare dal vivo.
in ogni caso, i loro brani generano facilmente una reazione nel pubblico, difficilmente si può stare fermi o seduti ad ascoltare.


La prima traccia dell’album, “Libera la serpe”, è una cavalcata frenetica lunga quasi dieci minuti, con lancinanti solo di chitarra, espressione sonora e lirica di un vaso di Pandora pronto a scoperchiarsi perché le reazioni umane, se sollecitate da ingiustizie e vessazioni, possono risultare pericolose per tutti.
Questa voglia di giustizia a tutti i costi, di condanne, di poche assoluzioni fanno un po’ da filo conduttore nei testi di questo lavoro.

Nel secondo brano, “Conte goffo”, si parla di un personaggio, probabilmente vicino al gruppo stesso, (forse un produttore, un discografico) evidentemente non in sintonia con le aspettative della band, ma più genericamente ci si può riferire a qualunque persona, piuttosto parassita, che campa sul lavoro altrui e si pavoneggia fino a cadere nel ridicolo, a cominciare dall’abbigliamento.

Con il terzo pezzo, “La mia città”, saliamo decisamente di tono: si parla di Napoli una città che si ama e da cui si vorrebbe essere ricambiati, spesso messa a torto alla “berlina”, culla della cultura ma devastata da grossi problemi, soprattutto una città cui bisogna concedersi senza alcuna reticenza. Musicalmente il brano è sempre molto viscerale e si viene trasportati da un’irrefrenabile voglia di scatenarsi, a mio parere potrebbe essere un’ottima colonna sonora per una fiction su Napoli.

Social network” è un’esposizione di perniciosità, perfettamente condivisa, sulla estrema valenza che si dà alla realtà virtuale con la quale ci troviamo sempre più disposti a sostituire quella reale.

Infine, l’ultimo brano, quello che mi pare il migliore è “Senza più frontiere”, che si dipana su un tappeto sonoro “etnico” e tratta di immigrazione, di aspettative, di convivenza, di voglia di pace, dove l’abbattimento delle frontiere sarebbe forse la soluzione migliore verso quel traguardo di fratellanza e del vivere civile. A mio parere è anche il brano più ricercato dal punto di vista squisitamente musicale, e alla fine una tarantella aggregante, appena accennata al tamburello, mette tutti d’accordo che, forse proprio da Napoli, città spesso ingiustamente confinata e derisa, potrebbe partire questo nuovo vento di cambiamento.

In sintesi, questo primo lavoro dei Summani è un buon esordio, esprime potenza, sia nelle musiche che nei testi che sono talmente diretti da porre questo gruppo in posizione piuttosto “barricadera”; se vogliamo trovare un piccolo difetto è che i brani si assomigliano un poco nelle stesure musicali e che quindi mancano di quel pizzico di emozionalità che un determinato particolare “passaggio” identificatore può suscitare in chi ascolta. 



giovedì 3 ottobre 2019

Rodolfo Maltese ricordato a quattro anni dalla sua morte


Una persona intelligente sa sempre cosa dire. Una persona saggia sa se dirlo o meno

Quattro anni fa ci lasciava Rodolfo (Rudy) Maltese. Un privilegio, aver condiviso “piccoli” momenti della tua vita.
Una ferita sempre aperta…
Ti voglio bene
Wazza

A Rudy piaceva Luigi Tenco…

“Personalmente, ho sempre ritenuto che ciascuno di noi fosse libero di comportarsi come meglio gli pareva! E lo pensavo ieri come oggi. Ci scrissi su anche un pezzo. Si intitolava – si intitola, anzi – “Ognuno è libero”! E per queste affermazioni, all’epoca, venivo etichettato come “rompiballe”.
Luigi Tenco

Io sono uno che non nasconde le sue idee, questo è vero, perché non mi piacciono quelli che vogliono andar d'accordo con tutti e che cambiano ogni volta bandiera per tirare a campare.

Cosa c'è di strano
da guardare tanto?
forse perchè noi non siamo
vestiti bene,
pettinati come voi?

Beh, se non vi piace
così come siamo,
non vi resta che voltarvi
dall'altra parte
e non far caso a noi.

Ognuno è libero
di fare quello che gli va

Tanto più che noi non cerchiam nessuno,
non ci siam mai sognati
di convincere gli altri
a vivere come noi.

Quel che fa la gente
ci interessa poco:
se anche uno andasse in giro
col cilindro in testa
a noi va bene così

Ognuno è libero
di fare quello che gli va

Invece fra voi ce n'è più di uno
che è vestito bene,
pettinato bene,
però per bene non è.

E questo qualcuno
si è messo in testa
che la gente, con le buone
o con le cattive,
deve fare quello che vuole lui...

Ognuno è libero
di fare quello che gli va.

martedì 1 ottobre 2019

Il compleanno di Tony Pagliuca

Compie gli anni Tony Pagliuca, tastierista, compositore, autore (insieme ad Aldo Tagliapietra) di tutti i successi delle Orme.

Dopo aver “regalato” il suo organo Hammond alla... parrocchia, Pagliuca da qualche anno ha ripreso a suonare e fare concerti.

Buon compleanno Tony!
Wazza