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martedì 10 dicembre 2019

Il compleanno di Sophya Baccini



Compie gli anni oggi, 10 dicembre, Sophya Baccini, cantante, autrice, compositrice, una lunga gavetta fatta di partecipazioni e collaborazioni con Amii Stewart, Osanna, Vittorio Nocenzi, Delirium, Christian Dècamps…

Fondatrice dei Presence, gruppo dark-rock da anni leader dei Sophia Baccini’s Aradia, band progressive tutto al femminile (attualmente in tour).

In attesa del suo prossimo album, auguriamo…

Happy Birthday Sophy!

Wazza







«Campania stage» al Trianon, seconda giornata
Gino Castaldo, Giorgio Verdelli, il supergruppo De Scalzi-Nocenzi-Sorrenti-Vairetti con Osanna e Sofia Baccini

domenica 8 dicembre 2019

THE WHO: “WHO”, di Giorgio Mora


THE WHO: “WHO”
Di Giorgio Mora

Se un giovane di Woodstock si fosse fatto ibernare dopo “Se me feel me”, e si fosse risvegliato adesso, ascoltando il nuovo disco di the Who, direbbe convinto: “Ok, è il seguito perfetto di Who’s Next”. Non importa se di mezzo, in realtà, ci sono 50 anni. Ci volevano due settantenni per compiere un miracolo atipico del rock: tornare sui propri passi proponendo canzoni nuove e insieme antiche. Bisogna dirlo: il disco dei Who è una botta di vita necessaria sotto Natale, il nostro Natale rock. Se è il disco dell’anno non lo so, tanto più che mi sono avvicinato con la dovuta circospezione, perché erano troppi anni che Pete e Roger non si palesavano sui solchi. Mi ha convinto la lettura entusiastica e quindi, religiosamente, mi sono recato allo scaffale e ho inzainato il bene. Devo dire che ci siamo. Mi sembra di sentire spesso il giro di note di “Baba ‘O Riley” che vaga qua, e là e non so se è soltanto una mia impressione o c’è davvero nell’aria qualcosa di strano e mistico, ma di sicuro è un disco pieno di autonomia vitale, di spunti creativi, di meraviglie canore, di schitarrate magistrali, di ritmo pulsante. Townshend rilascia spesso dichiarazioni ad minchiam, ma quando suona dimostra di essere quel fuoriclasse che da sempre è. Great disco, signori, e splendida cover! Lunga vita al rock’n’roll.

TRACKLISTING

All This Music Must Fade
Ball And Chain
I Don’t Wanna Get Wise
Detour
Beads On One String*
Hero Ground Zero
Street Song
I’ll Be Back
Break The News**
Rockin’ In Rage
She Rocked My World

All songs written by Pete Townshend except
*Pete Townshend/Josh Hunsacker **Simon Townshend
Produced by Pete Townshend & D. Sardy
Roger Daltrey Vocal production Dave Eringa
Mixed by D. Sardy

Gli Who inizieranno un tour nel Regno Unito accompagnati da un’orchestra di quaranta elementi a partire dalla primavera del 2020.

giovedì 5 dicembre 2019

YES: accadeva nel dicembre del 1971


Con la staffetta di tastieristi - Rick Wakeman al posto di Tony Keys - e la pubblicazione di “Fragile” a novembre, si conclude a dicembre del 1971, a New York, il lungo tour degli Yes.

Di tutto un Pop!
Wazza 



mercoledì 4 dicembre 2019

Led Zeppelin: accadde il 4 dicembre del 1980

Con uno scarno comunicato, il 4 dicembre 1980 i Led Zeppelin annunciano il loro “scioglimento”.

Dodici anni vissuti come ne fossero il doppio, tra grandi successi, interminabili tour, eccessi, sex drugs e rock’n’roll!

Decisione dovuta alla scomparsa di John Bonham…
Mitici!
Wazza





Nel ricordo di Fabrizio Falco

Gildo, Claudio e Fabrizio Falco

A volte le cose sfuggono… ma si fa in tempo a recuperare!

Ci lasciava il 24 novembre 2004 Fabrizio Falco, componente del primo nucleo del Banco del Mutuo Soccorso

Per non dimenticare…
Wazza

"Le cose vere della vita non si studiano, né si imparano, ma si incontrano"

(Oscar Wilde)

Il 24 novembre del 2004 ci lasciava Fabrizio Falco, cantante, bassista, chitarrista dei Crash e della primissima formazione del Banco del Mutuo Soccorso.

A 15 anni ero "innamorato" di questi capelloni, amici di mio cognato "Billy", che abitavano in una mansarda a Velletri, ed erano l'ossatura di un gruppo chiamato "Crash".

Anni prima ci avevano suonato anche Gianni Nocenzi, Mario Achilli e Franco Pontecorvi.

Vittorio Nocenzi, nel 1969, alla ricerca di musicisti, li scelse come gruppo per avere un contratto alla RCA... poi diventarono il Banco del Mutuo Soccorso. Ma quella è tutta un'altra storia.






martedì 3 dicembre 2019

Il compleanno di Ozzy Osburne


«Veramente non me la sento di essere definito il padre del metal o del rock, semmai il fratello maggiore.»
(Ozzy Osbourne)

Compie gli anni oggi, 3 dicembre, Ozzy Osburne, voce, icona, trasgressione dell‘hard – dark rock, con i Black Sabbath ha fatto la storia!

Happy birthday Ozzy!
Wazza


Le leggende metropolitane a lui attribuite

La vita di Ozzy Osbourne è anche contrassegnata da varie leggende metropolitane. Come per molte star della musica e dello spettacolo, esiste una lunga lista di aneddoti che lo riguardano, privi di certezze e, probabilmente, frutto di fantasie o semplici esagerazioni della realtà. Falsi o veri, questi eventi hanno influito molto sulla sua popolarità.

·         Prima di sposare Sharon Ozzy usò 5000 dollari, datigli da un amico in comune con Sharon, per comprarsi la cocaina. Invece altri dicono che l'abbia fatto per acquistare superalcolici.

·         Ozzy prima di sposare Sharon definitivamente le chiese di sposarlo per ben 17 volte. Infatti, iI cantante, ogni qualvolta faceva la sua proposta, in un modo o nell'altro rovinava il momento ricevendo dalla moglie rifiuti e rinvii.

·         Si dice che Ozzy abbia tentato il suicidio numerose volte, a cominciare dall'età di 14 anni, per scoprire cosa ci fosse dopo la vita terrena.

·         Si narra che Osbourne e Nikki Sixx dei Mötley Crüe fecero una sfida alquanto oscena in un hotel durante il tour di Bark at the Moon nel 1984. Ozzy sfidò il bassista ad urinare a terra e leccare ognuno la propria urina. Sixx accettò la sfida ed iniziò ad urinare, ma mentre stava accingendosi a leccarla, il cantante lo aveva già battuto; si dice che leccò persino l'urina di Sixx. Inoltre, Ozzy afferrò la cannuccia di un drink e sniffò una colonna di formiche che passavano per la stanza. Sixx non ebbe il coraggio di fare altrettanto. L'episodio è anche menzionato nel libro autobiografico dei Mötley Crüe: The Dirt. Sixx ricordò così tale aneddoto: «da quel momento abbiamo capito che c'era qualcuno più pazzo e disgustoso di noi».

·         Nel 1968, quando i Black Sabbath ancora si chiamavano Earth, Ozzy si verniciò interamente di viola dalla testa in giù per attrarre l'attenzione del pubblico mentre cantava, ma non riuscì a raggiungere il suo scopo. Ci vollero ore prima che lui si liberasse della vernice.

·         Alcune voci riferiscono che una volta Osbourne abbia fucilato i suoi 17 polli. Thelma, la prima moglie, lo avrebbe visto disteso sotto il pianoforte vestito di bianco e con un fucile in una mano e un coltello insanguinato nell'altra.

·         La leggenda metropolitana forse più famosa della sua biografia risale al 20 gennaio 1982. Durante un concerto a Des Moines (Iowa), qualcuno lanciò un pipistrello vivo sul palco: Ozzy raccolse il pipistrello pensando che si trattasse di un giocattolo di gomma e con un morso gli staccò la testa, facendo seriamente preoccupare gli astanti e ancor più la moglie Sharon, che portò immediatamente Ozzy in ospedale per la vaccinazione antirabbica. Fu data notizia che Ozzy era morto in seguito al morso del pipistrello e furono organizzati i suoi funerali a cui erano presenti oltre 10.000 fan: il funerale finì in concerto e il cadavere del pipistrello non fu mai ritrovato. Il successivo album (Speak of the Devil) ritrae in copertina il cantante con la bocca tutta insanguinata ed un pipistrello nella parte superiore. Ozzy sostiene che questa vicenda sia vera, ma dello stesso parere non sono molti critici. Da questo fatto prende il titolo del tribute album dedicatogli, chiamato Bat Head Soup (minestra di testa di pipistrello). Inoltre, ci fu un periodo negli anni Ottanta, in cui circolarono voci secondo cui Ozzy sarebbe morto per aver contratto la rabbia in seguito al morso del pipistrello. Un riferimento a questo evento è ritrattato nel film Little Nicky - Un diavolo a Manhattan dove egli stesso appare alla fine mordendo un pipistrello.

·         Agli inizi degli anni Ottanta, durante un incontro con i direttori dell'emittente televisiva CBS, egli portò due colombe da liberare al fine di attirare l'attenzione dei direttori. Subito dopo aver liberato la prima, Ozzy decapitò invece la seconda con un morso, facendosi cacciare via dalla sala. Di questo evento esistono anche delle fotografie.

·         Si dice che lui e i Black Sabbath siano stati spesso invitati a prendere parte a messe sataniche, tra cui la famosa Satan's-Night, ma non vi presero mai parte dato che non erano satanisti: per questo motivo il gruppo ricevette una maledizione dal capo di una setta ed è per ciò che Ozzy porta sempre, in ogni circostanza, una croce di metallo al collo, fatta immergere nell'acqua santa da un prete. Stessa cosa per gli altri tre membri della band.

domenica 1 dicembre 2019

PAUL ROLAND: “1313 MOCKING BIRD LANE” plus “SUMMER OF LOVE” (single), di Andrea Pintelli


PAUL ROLAND: “1313 MOCKING BIRD LANE” plus “SUMMER OF LOVE” (single)
Di Andrea Pintelli

Mr. Paul Roland è un genio. Oggettivamente, suvvia. Non solo Frank Zappa la pensava così, ma anche il fior fiore dei giornalisti (per Record Collector è uno “psych-pop genius”, mentre per Shinding è “the King”), colleghi musicisti, addetti ai lavori, ma soprattutto quella schiera di ascoltatori che lo venerano, al cospetto di uno dei maggiori compositori contemporanei a cavallo fra ‘900 e questo nuovo secolo che tanto ci dà da pensare.
Discuteremo qui e oggi del suo 20° album, uscito per la Unifaun Productions, sottoetichetta della sempre più prolifica e (oltre-ogni-immaginazione) interessante Dark Companion Records, intitolato “1313 Mocking Bird Lane”.

Fin dal suo esordio discografico del 1979 con il capolavoro “The Werewolf of London”, il nostro si è costruito una carriera all’insegna della qualità, del verbo esoterico al servizio della Musica, dei cardini d’approccio verso le varie materie da lui fin qui trattate. Si tratta di una persona profondamente intellettuale, alla continua ricerca del Sé superiore quindi ben oltre il proprio karma. Proprio questa urgenza di non accontentarsi mai, lo ha portato ad essere un autore quasi bulimico, se guardiamo per un attimo i numeri che lo rappresentano, equamente suddivisi fra musica e scrittura (di cui non ci occuperemo, per ovvie ragioni). Muovendosi fra oscurità e mistero, fra argomentazioni elitarie prese in esame e tematiche macabre, gotiche ma suggestive, Paul Roland rilascia così questo spettacolare disco a cavallo fra generi e oltre essi, pensato e realizzato in un tripudio di forza espressiva. Anzi, ripetendomi di proposito, utilizzando la melodia per (involontariamente?) creare una via vicinissima e fortemente attinente a quel che si può definire “neo-espressionismo”.


Ottimamente coadiuvato da Mick Crossley, Annie Barbazza, Joshua Roland, Marco Colombo ed Elia Callegari, fa aprire questo lavoro da “Salone of the Senses”, la quale ha chiari riferimenti alla Parigi di fine ‘800; supportata da una linea melodica accattivante, a tratti dolcissima, ci riporta alla mente proprio quel periodo e quel luogo che furono teatro della rinascita della bellezza europea, che diedero una sterzata verso la bellezza, altrove lasciata deperire. Faurè ne sarebbe entusiasta. “My Next Life” vira verso lidi più rarefatti, in cui arpeggi e voci soffuse la fanno da padrone; primo episodio dove la componente dark emerge insieme ad un’armonia di stampo pinkfloydiano. “When Chet Baker Sings” gioca coi suoni tipici degli anni ’80, tastierine simpatiche e battiti ovattati; il tutto per spiegarci come e quando un altro genio, del jazz in questo caso, ci metteva la voce della sua anima, attraverso la sua eterna tromba. Si cambia nuovamente con “Whatever Happened to Baby Jane?” uscita direttamente dalla new-wave più classica; ritmo e distorsioni trascinati da una batteria incalzante. “She’s a Mind-Reader” molto sixties oriented, con i suoi squarci luccicanti e una formidabile resa dal punto di vista dell’intento d’autore; lo stesso discorso valga per “Won’t Go Surfin’ No More” il cui titolo dice tutto e dove ci si addentra nei suoni di quell’epoca baciata dal Sole. “Voodoo Man”, invece, è la testimonianza che Dr. John è ancora qui con noi e non se andrà mai, anche se continuerà a respirare nella sua New Orleans, qui omaggiata a dovere. Segue “Joe Strummer Said”, (very) pop song che esprime il messaggio del compianto leader dei Clash secondo Mr. Paul, o perlomeno a suo modo di vedere (sentire). Feeling col proprio passato perfettamente riuscito, in 3 minuti dice tutto. “Another Ingram Bergmar Interlude” e il cinema d’autore svedese; ecco, avrebbe potuto benissimo far parte della colonna sonora di uno degli insuperati film del maestro nordico; chitarre incrociate e voci che profumano d’occulto. D’altri tempi, da gustare e rigustare senza mai annoiarsi. “Little White Lies” è leggerissimamente lisergica (!) nel suo rotondo incedere, in un riferimento (ancora) agli anni ’60, in cui il pop di certo non era quello vuoto e tragico del giorno d’oggi. Insieme a “Summer of Love” costituiscono, per chi scrive, uno dei più originali inchini d’autore al 1967 che siano mai stati partoriti da una mente libera e consapevole di esserla. Senza mai copiare nessun altro, senza mai sdoppiarsi in qualcosa di già sentito, potete tranquillamente metterla in quadro, tant’è bella e soffice. Odori d’incensi al patchouli messi sul pentagramma. “She’s My Guru” avanza tra chitarristiche trame squisite e voce gentile e soave controvoce. Incrociate tutto questo agli archi e ne avrete un pezzo pressoché perfetto. Chiude quella “1313 Mocking Bird Lane” che dà il titolo all’album, e lo fa in un tripudio di tamburi e casse, chitarre d’assalto e tastiera beat; garage revival che nulla ha da invidiare ai vari Morlocks, Fuzztones, ecc. Insomma, si chiude ripartendo all’impazzata. Gran bel disco signore e signori, fidatevi. Basta, fin da subito, lasciarsi ammaliare dalla splendida copertina.

Il singolo estratto dal disco è, Ça va sans dir, “Summer of Love”, magnifica. Lo dico ancora, certo! Seguono un acoustic mix di “Little White Lies” e le versioni demo di “Another Ingmar Bergman Interlude” e “My next life”.



La fervida immaginazione di Paul Roland, forgiata da anni di studio, ne ha quindi creato un formidabile scrittore, impeccabile nel definire situazioni in musica e parole, forse un viaggiatore del tempo, sicchè pare davvero arrivato da un’altra epoca (il suo amatissimo ‘800, su per giù ma non solo) per accompagnarci verso una dimensione che possa rappresentarci meglio, urlandoci a bassa voce quanto certi orpelli siano inutili per la nostra sopravvivenza. Dovrebbe essere celebrato in altro modo mr. Paul, senz’altro in maniera più estesa, netta ed eloquente, ma si sa che il popolo è bue e si accontenta di quel che gli passano i mass-media, riversandosi totalmente in una troppo facile strada che del disimpegno è maestra, ma che porterà verso una terra arida di futuro. Siamo ancora in tempo per cambiarla?

Paul Roland