Compie gli anni oggi, 10 dicembre,
Sophya Baccini, cantante, autrice,
compositrice, una lunga gavetta fatta di partecipazioni e collaborazioni con
Amii Stewart, Osanna, Vittorio Nocenzi, Delirium, Christian Dècamps…
Fondatrice dei Presence, gruppo
dark-rock da anni leader dei Sophia Baccini’s Aradia, band progressive tutto
al femminile (attualmente in tour).
In attesa del suo prossimo album, auguriamo…
Happy Birthday Sophy!
Wazza
«Campania
stage» al Trianon, seconda giornata
Gino
Castaldo, Giorgio Verdelli, il supergruppo De Scalzi-Nocenzi-Sorrenti-Vairetti
con Osanna e Sofia Baccini
Se un giovane di Woodstock si fosse fatto ibernare dopo “Se
me feel me”, e si fosse risvegliato adesso, ascoltando il nuovo disco di
the Who, direbbe convinto: “Ok, è il seguito perfetto di Who’s Next”. Non
importa se di mezzo, in realtà, ci sono 50 anni. Ci volevano due settantenni
per compiere un miracolo atipico del rock: tornare sui propri passi proponendo
canzoni nuove e insieme antiche. Bisogna dirlo: il disco dei Who è una botta di
vita necessaria sotto Natale, il nostro Natale rock. Se è il disco dell’anno
non lo so, tanto più che mi sono avvicinato con la dovuta circospezione, perché
erano troppi anni che Pete e Roger non si palesavano sui solchi. Mi ha convinto
la lettura entusiastica e quindi, religiosamente, mi sono recato allo scaffale
e ho inzainato il bene. Devo dire che ci siamo. Mi sembra di sentire spesso il
giro di note di “Baba ‘O Riley” che vaga qua, e là e non so se è
soltanto una mia impressione o c’è davvero nell’aria qualcosa di strano e
mistico, ma di sicuro è un disco pieno di autonomia vitale, di spunti creativi,
di meraviglie canore, di schitarrate magistrali, di ritmo pulsante. Townshend
rilascia spesso dichiarazioni ad minchiam, ma quando suona dimostra di essere
quel fuoriclasse che da sempre è. Great disco, signori, e splendida cover!
Lunga vita al rock’n’roll.
TRACKLISTING
All This
Music Must Fade
Ball And
Chain
I Don’t Wanna
Get Wise
Detour
Beads On One
String*
Hero Ground
Zero
Street Song
I’ll Be Back
Break The
News**
Rockin’ In
Rage
She Rocked My
World
All songs
written by Pete Townshend except
*Pete
Townshend/Josh Hunsacker **Simon Townshend
Produced by
Pete Townshend & D. Sardy
Roger Daltrey
Vocal production Dave Eringa
Mixed by D.
Sardy
Gli Who inizieranno un tour nel Regno Unito accompagnati da
un’orchestra di quaranta elementi a partire dalla primavera del 2020.
Con la staffetta di
tastieristi - Rick Wakeman al posto di Tony Keys - e la
pubblicazione di “Fragile” a novembre, si conclude a dicembre del
1971, a New York, il lungo tour degli Yes.
A volte le cose
sfuggono… ma si fa in tempo a recuperare!
Ci lasciava il 24
novembre 2004Fabrizio Falco,
componente del primo nucleo del Banco del Mutuo Soccorso
Per non dimenticare…
Wazza
"Le
cose vere della vita non si studiano, né si imparano, ma si incontrano"
(Oscar
Wilde)
Il 24 novembre del
2004 ci lasciava Fabrizio Falco, cantante, bassista, chitarrista dei Crash e
della primissima formazione del Banco del Mutuo Soccorso.
A 15 anni ero
"innamorato" di questi capelloni, amici di mio cognato
"Billy", che abitavano in una mansarda a Velletri, ed erano
l'ossatura di un gruppo chiamato "Crash".
Anni prima ci avevano
suonato anche Gianni Nocenzi, Mario Achilli e Franco Pontecorvi.
Vittorio Nocenzi, nel
1969, alla ricerca di musicisti, li scelse come gruppo per avere un contratto
alla RCA... poi diventarono il Banco del Mutuo Soccorso. Ma quella è tutta
un'altra storia.
«Veramente non me la sento di essere
definito il padre del metal o del rock, semmai il fratello maggiore.»
(Ozzy Osbourne)
Compie gli anni oggi, 3 dicembre, Ozzy Osburne, voce, icona, trasgressione dell‘hard
– dark rock, con i Black Sabbath ha fatto la storia!
Happy birthday Ozzy!
Wazza
Le
leggende metropolitane a lui attribuite
La vita di Ozzy Osbourne è anche
contrassegnata da varie leggende metropolitane. Come per molte star della
musica e dello spettacolo, esiste una lunga lista di aneddoti che lo
riguardano, privi di certezze e, probabilmente, frutto di fantasie o semplici esagerazioni
della realtà. Falsi o veri, questi eventi hanno influito molto sulla sua
popolarità.
·Prima di sposare Sharon Ozzy usò 5000
dollari, datigli da un amico in comune con Sharon, per comprarsi la cocaina.
Invece altri dicono che l'abbia fatto per acquistare superalcolici.
·Ozzy prima di sposare Sharon
definitivamente le chiese di sposarlo per ben 17 volte. Infatti, iI cantante,
ogni qualvolta faceva la sua proposta, in un modo o nell'altro rovinava il
momento ricevendo dalla moglie rifiuti e rinvii.
·Si dice che Ozzy abbia tentato il
suicidio numerose volte, a cominciare dall'età di 14 anni, per scoprire cosa ci
fosse dopo la vita terrena.
·Si narra che Osbourne e Nikki Sixx dei
Mötley Crüe fecero una sfida alquanto oscena in un hotel durante il tour di
Bark at the Moon nel 1984. Ozzy sfidò il bassista ad urinare a terra e leccare
ognuno la propria urina. Sixx accettò la sfida ed iniziò ad urinare, ma mentre
stava accingendosi a leccarla, il cantante lo aveva già battuto; si dice che
leccò persino l'urina di Sixx. Inoltre, Ozzy afferrò la cannuccia di un drink e
sniffò una colonna di formiche che passavano per la stanza. Sixx non ebbe il
coraggio di fare altrettanto. L'episodio è anche menzionato nel libro autobiografico
dei Mötley Crüe: The Dirt. Sixx ricordò così tale aneddoto: «da quel momento
abbiamo capito che c'era qualcuno più pazzo e disgustoso di noi».
·Nel 1968, quando i Black Sabbath
ancora si chiamavano Earth, Ozzy si verniciò interamente di viola dalla testa
in giù per attrarre l'attenzione del pubblico mentre cantava, ma non riuscì a
raggiungere il suo scopo. Ci vollero ore prima che lui si liberasse della
vernice.
·Alcune voci riferiscono che una volta
Osbourne abbia fucilato i suoi 17 polli. Thelma, la prima moglie, lo avrebbe
visto disteso sotto il pianoforte vestito di bianco e con un fucile in una mano
e un coltello insanguinato nell'altra.
·La leggenda metropolitana forse più
famosa della sua biografia risale al 20 gennaio 1982. Durante un concerto a Des
Moines (Iowa), qualcuno lanciò un pipistrello vivo sul palco: Ozzy raccolse il
pipistrello pensando che si trattasse di un giocattolo di gomma e con un morso
gli staccò la testa, facendo seriamente preoccupare gli astanti e ancor più la
moglie Sharon, che portò immediatamente Ozzy in ospedale per la vaccinazione
antirabbica. Fu data notizia che Ozzy era morto in seguito al morso del
pipistrello e furono organizzati i suoi funerali a cui erano presenti oltre
10.000 fan: il funerale finì in concerto e il cadavere del pipistrello non fu
mai ritrovato. Il successivo album (Speak of the Devil) ritrae in copertina il
cantante con la bocca tutta insanguinata ed un pipistrello nella parte
superiore. Ozzy sostiene che questa vicenda sia vera, ma dello stesso parere
non sono molti critici. Da questo fatto prende il titolo del tribute album
dedicatogli, chiamato Bat Head Soup (minestra di testa di pipistrello). Inoltre,
ci fu un periodo negli anni Ottanta, in cui circolarono voci secondo cui Ozzy
sarebbe morto per aver contratto la rabbia in seguito al morso del pipistrello.
Un riferimento a questo evento è ritrattato nel film Little Nicky - Un diavolo
a Manhattan dove egli stesso appare alla fine mordendo un pipistrello.
·Agli inizi degli anni Ottanta, durante
un incontro con i direttori dell'emittente televisiva CBS, egli portò due
colombe da liberare al fine di attirare l'attenzione dei direttori. Subito dopo
aver liberato la prima, Ozzy decapitò invece la seconda con un morso, facendosi
cacciare via dalla sala. Di questo evento esistono anche delle fotografie.
·Si dice che lui e i Black Sabbath
siano stati spesso invitati a prendere parte a messe sataniche, tra cui la
famosa Satan's-Night, ma non vi presero mai parte dato che non erano satanisti:
per questo motivo il gruppo ricevette una maledizione dal capo di una setta ed
è per ciò che Ozzy porta sempre, in ogni circostanza, una croce di metallo al
collo, fatta immergere nell'acqua santa da un prete. Stessa cosa per gli altri
tre membri della band.
PAUL ROLAND: “1313
MOCKING BIRD LANE” plus “SUMMER OF LOVE” (single)
Di Andrea Pintelli
Mr. Paul Rolandè un genio. Oggettivamente, suvvia. Non solo Frank
Zappa la pensava così, ma anche il fior fiore dei giornalisti (per Record
Collector è uno “psych-pop genius”, mentre per Shinding è “the King”), colleghi
musicisti, addetti ai lavori, ma soprattutto quella schiera di ascoltatori che
lo venerano, al cospetto di uno dei maggiori compositori contemporanei a
cavallo fra ‘900 e questo nuovo secolo che tanto ci dà da pensare.
Discuteremo qui e oggi del suo 20° album,
uscito per la Unifaun Productions, sottoetichetta della sempre più prolifica e
(oltre-ogni-immaginazione) interessante Dark Companion Records, intitolato “1313 Mocking Bird Lane”.
Fin dal suo esordio discografico del 1979 con
il capolavoro “The Werewolf of London”, il nostro si è costruito una carriera
all’insegna della qualità, del verbo esoterico al servizio della Musica, dei
cardini d’approccio verso le varie materie da lui fin qui trattate. Si tratta di
una persona profondamente intellettuale, alla continua ricerca del Sé superiore
quindi ben oltre il proprio karma. Proprio questa urgenza di non accontentarsi
mai, lo ha portato ad essere un autore quasi bulimico, se guardiamo per un
attimo i numeri che lo rappresentano, equamente suddivisi fra musica e
scrittura (di cui non ci occuperemo, per ovvie ragioni). Muovendosi fra
oscurità e mistero, fra argomentazioni elitarie prese in esame e tematiche
macabre, gotiche ma suggestive, Paul Roland rilascia così questo spettacolare
disco a cavallo fra generi e oltre essi, pensato e realizzato in un tripudio di
forza espressiva. Anzi, ripetendomi di proposito, utilizzando la melodia per
(involontariamente?) creare una via vicinissima e fortemente attinente a quel
che si può definire “neo-espressionismo”.
Ottimamente coadiuvato da Mick Crossley, Annie
Barbazza, Joshua Roland, Marco Colombo ed Elia Callegari, fa aprire questo
lavoro da “Salone of the Senses”, la quale ha chiari riferimenti alla Parigi di
fine ‘800; supportata da una linea melodica accattivante, a tratti dolcissima,
ci riporta alla mente proprio quel periodo e quel luogo che furono teatro della
rinascita della bellezza europea, che diedero una sterzata verso la bellezza,
altrove lasciata deperire. Faurè ne sarebbe entusiasta. “My Next Life” vira
verso lidi più rarefatti, in cui arpeggi e voci soffuse la fanno da padrone;
primo episodio dove la componente dark emerge insieme ad un’armonia di stampo
pinkfloydiano. “When Chet Baker Sings” gioca coi suoni tipici degli anni ’80,
tastierine simpatiche e battiti ovattati; il tutto per spiegarci come e quando
un altro genio, del jazz in questo caso, ci metteva la voce della sua anima,
attraverso la sua eterna tromba. Si cambia nuovamente con “Whatever Happened to
Baby Jane?” uscita direttamente dalla new-wave più classica; ritmo e
distorsioni trascinati da una batteria incalzante. “She’s a Mind-Reader” molto
sixties oriented, con i suoi squarci luccicanti e una formidabile resa dal
punto di vista dell’intento d’autore; lo stesso discorso valga per “Won’t Go
Surfin’ No More” il cui titolo dice tutto e dove ci si addentra nei suoni di
quell’epoca baciata dal Sole. “Voodoo Man”, invece, è la testimonianza che Dr.
John è ancora qui con noi e non se andrà mai, anche se continuerà a respirare
nella sua New Orleans, qui omaggiata a dovere. Segue “Joe Strummer Said”,
(very) pop song che esprime il messaggio del compianto leader dei Clash secondo
Mr. Paul, o perlomeno a suo modo di vedere (sentire). Feeling col proprio
passato perfettamente riuscito, in 3 minuti dice tutto. “Another Ingram Bergmar
Interlude” e il cinema d’autore svedese; ecco, avrebbe potuto benissimo far
parte della colonna sonora di uno degli insuperati film del maestro nordico;
chitarre incrociate e voci che profumano d’occulto. D’altri tempi, da gustare e
rigustare senza mai annoiarsi. “Little White Lies” è leggerissimamente
lisergica (!) nel suo rotondo incedere, in un riferimento (ancora) agli anni
’60, in cui il pop di certo non era quello vuoto e tragico del giorno d’oggi.
Insieme a “Summer of Love” costituiscono, per chi scrive, uno dei più originali
inchini d’autore al 1967 che siano mai stati partoriti da una mente libera e
consapevole di esserla. Senza mai copiare nessun altro, senza mai sdoppiarsi in
qualcosa di già sentito, potete tranquillamente metterla in quadro, tant’è
bella e soffice. Odori d’incensi al patchouli messi sul pentagramma. “She’s My
Guru” avanza tra chitarristiche trame squisite e voce gentile e soave controvoce.
Incrociate tutto questo agli archi e ne avrete un pezzo pressoché perfetto.
Chiude quella “1313 Mocking Bird Lane” che dà il titolo all’album, e lo fa in
un tripudio di tamburi e casse, chitarre d’assalto e tastiera beat; garage
revival che nulla ha da invidiare ai vari Morlocks, Fuzztones, ecc. Insomma, si
chiude ripartendo all’impazzata. Gran bel disco signore e signori, fidatevi.
Basta, fin da subito, lasciarsi ammaliare dalla splendida copertina.
Il singolo estratto dal disco è, Ça va sans
dir, “Summer of Love”, magnifica. Lo dico ancora, certo! Seguono un acoustic
mix di “Little White Lies” e le versioni demo di “Another Ingmar Bergman
Interlude” e “My next life”.
La fervida immaginazione di Paul Roland,
forgiata da anni di studio, ne ha quindi creato un formidabile scrittore,
impeccabile nel definire situazioni in musica e parole, forse un viaggiatore
del tempo, sicchè pare davvero arrivato da un’altra epoca (il suo amatissimo
‘800, su per giù ma non solo) per accompagnarci verso una dimensione che possa rappresentarci
meglio, urlandoci a bassa voce quanto certi orpelli siano inutili per la nostra
sopravvivenza. Dovrebbe essere celebrato in altro modo mr. Paul, senz’altro in
maniera più estesa, netta ed eloquente, ma si sa che il popolo è bue e si
accontenta di quel che gli passano i mass-media, riversandosi totalmente in una
troppo facile strada che del disimpegno è maestra, ma che porterà verso una
terra arida di futuro. Siamo ancora in tempo per cambiarla?