La diramazione del web magazine MAT2020, per una nuova informazione musicale quotidiana
mercoledì 10 agosto 2022
Nel ricordo di Jerry Garcia
lunedì 8 agosto 2022
PFM : accadeva nell'agosto del 1974
sabato 6 agosto 2022
Commento (e intervista a Vittorio Nocenzi) di Mauro Selis al concerto del BANCO a Bordighera- 5 agosto
Durante la settima “Rassegna d’Autore e d’Amore” di Bordighera, evento realizzato grazie all’associazione culturale musicale “Aspettando Godot” del visionario - artisticamente e organizzativamente parlando - nonché portatore sano di utopie Pino Calautti, abbiamo avuto la sorte di incontrare e conversare con Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso, headliner della prima serata.
La cordialità è padrona in casa Banco, anche grazie a Lorella
Brambilla, che proprio il 5 agosto ha festeggiato i suoi 40 anni come road manager
dell’ensemble laziale, offrendo una deliziosa torta e del buon Valdobbiane poco
dopo il soundcheck.
Commozione per lei allorquando è stata chiamata sul palco a
sorpresa durante il live, ecco la foto dell’abbraccio con Vittorio Nocenzi…
Il concerto è stato fantasmagorico, tutti in grande spolvero,
poco più di 90 minuti ove viene suonato l’intero primo disco, tracce darwiniane,
una transiberiana e una finale Moby Dick davvero deliziosa, a detta di
molti la miglior versione live mai realizzata, e poi il bis - richiamato dal
numeroso pubblico (sold out) - ha visto dopo un lungo preambolo strumentale di
gran classe, una commovente “Non mi rompete” che ha dimostrato come
l’ensemble sia totalmente affiatato attorno al carisma indiscusso di Vittorio
Nocenzi.
A seguire, dopo una erudita trattazione su Genova di Vittorio
Nocenzi, il brano Passaggio/Metamorfosi tratto da “Banco del Mutuo
Soccorso”, il disco “salvadanaio” che quest’anno, esattamente il 3 maggio, ha
compiuto 50 anni.
Ed ora proiettiamoci sul nuovo disco del Banco che uscirà il
23 settembre dal titolo “Orlando: le forme dell’amore”, un concept album
doppio di 80 minuti con l’Ariosto ancora protagonista dopo mezzo secolo
dall’Astolfo alle prese con il suo ippogrifo de “Il volo”.
giovedì 4 agosto 2022
Fausto Donato-"Rockers – Diario sulle strade del Rock’n’Roll"-Commento di Fabio Rossi
Libro:
Rockers – Diario sulle strade del Rock’n’Roll
Autore:
Fausto Donato
Edizioni:
Officina di Hank
Anno:
2022
Recensione
a cura di Fabio Rossi
“Basta
seguire la strada e prima o poi si fa il giro del mondo”
(On the
Road – Jack Kerouac)
La
frase citata non è per niente casuale. L’ho voluta inserire come preambolo alla
mia recensione del libro Rockers – Diario sulle strade del Rock’n’Roll
di Fausto Donato (musicista, giornalista, A&R
Manager/Direttore Artistico che ha lavorato per più di trent’anni nel mondo
della discografia). Nel leggerlo, infatti, mi ha gradevolmente rammentato
l’opera maxima di Jack Kerouac specie per le sensazioni irrefrenabili di quel
desiderio di libertà assoluta che solo On the Road ti sa dare. Rockers è un vero e proprio diario di
bordo che narra le peripezie di quattro giovanissimi ragazzi amanti del punk e
del metal che vengono catapultati in un tour americano alla fine del 1985.
Andiamo con ordine, però. I Raw Power, una fantastica band hardcore della bassa reggiana che qui da noi è stata snobbata al pari di tante altre dalle case discografiche, dalle riviste e dai media e che negli States godevano di buona fama, avevano già fatto un tour in America nella prima metà del 1985 e dovevano ritornarci.
Per una serie di motivazioni c’è un solo componente del gruppo
disponibile, ovvero lo storico chitarrista Davide Devoti. Al fine di non
perdere l’occasione più unica che rara e che definire un sogno è mero eufemismo,
confluiscono momentaneamente nella formazione tre membri dei milanesi Raff, tra
cui l’autore di questo libro (chitarra), Chris Bianco (basso e voce) e Fabiano
“Master” Bianco (batteria). I Raw Power misti ai Raff conquistano il pubblico a
stelle a strisce e quello canadese con performance di elevato livello
qualitativo mietendo consensi ovunque. Forse non si resero conto nemmeno loro
dell’enorme opportunità perché tornati in Italia tutto è svanito nel nulla a
causa dell’ottusità del pubblico e della critica tricolore.
Il
tour, come predetto, è sotto il monicker Raw Power, ma la scaletta utilizzata
nei concerti viene potenziata dalle tracce adrenaliniche e maggiormente metal
dei Raff che magistralmente si amalgamano con l’hardcore punk dei Raw Power. La
chiave dell’incredibile successo avuto in quel tour è forse proprio questa. I quattro ragazzi si ritrovano a suonare con i
Dead Kennedys, i D.R.I., I Green River (dal cui scioglimento si formeranno i
Mudhoney e i Pearl Jam!) e ad incontrare e conversare con icone come Gary Holt
degli Exodus. Un’avventura straordinaria fatta non solo di musica ad alto
livello apprezzata da quell’audience, ma di chilometri e chilometri percorsi su
strade che sembrano infinite costellati dalla bellezza delle albe e dei
tramonti, dalle luci delle città, dal fascino irresistibile del deserto e da
tanto altro. Numerose le vicende narrate, dalle quasi quotidiane esperienze
con le disinibite groupies (beati loro), alle disavventure con la polizia o con
personaggi davvero poco raccomandabili… insomma c’è di tutto in questo libro
che pare un romanzo e invece è storia di vita vissuta.
Caro
Fausto, noi ci siamo incrociati a Roma. Tu stavi sul palco con i Raff e aprivi
ai Ramones, era il 14 settembre 1980, ero lì e voi “spaccavate di brutto”
nonostante le contestazioni di alcuni cretini. Nella tua vita ti sei tolto
tante soddisfazioni suonando prima della Ian Gillan Band, dei Venom o degli
Iron Maiden durante i primi concerti con Bruce Dickinson, senza contare i
successi in ambito discografico e giornalistico, ma credo che il tour con i Raw
Power ti sarà rimasto incastonato nel cuore come uno dei ricordi più belli
della tua vita. Grazie per avermi fatto emozionare.
Concludo
rammentando che il libro è impreziosito dalla prefazione di Michele Salvemini
in arte Caparezza e di interventi appassionanti come quello di Glen Matlock dei
Sex Pistols.
mercoledì 3 agosto 2022
Simple Minds all'Arena di Verona il 18 luglio 2022, commento di Valerio Gabrielli
18 luglio 2022, Arena di Verona, Simple Minds
finalmente ci siamo…
Erano 19 anni che mancava per me un
concerto dei Simple Minds e non riesco a capire come ho fatto a perderli nell’aprile
del 2017 al Teatro Manzoni di Bologna, proprio la mia città… forse ero girato
dall’altra parte.
Era il marzo 2020 quando ho
acquistato i biglietti e di rinvio in rinvio siamo arrivati fino ad oggi.
L’Arena di Verona è sempre magica e ti accoglie sempre come un grande abbraccio, meglio se con un cuscino sotto al sedere. Con i posti numerati in gradinata non c’era bisogno di arrivare ore prima quindi, prima una pizza e alle 20,15 eravamo all’interno, seduti proprio su quel cuscino di cui sopra.
Si comincia alle 21,20 con “Act of
love”, un vecchio pezzo che sinceramente non ricordavo per poi avere un
primo grosso scossone con “Love song” ed il piedino e le mani cominciano
a battere in mode frenetico.
Jim Kerr, un po' appesantito nel
fisico, si muove sempre con maestria su di un palco enorme ma molto essenziale,
finalmente senza quei maxischermi giganti (per me odiosi) che ti fanno sentire
come davanti alla TV anziché ad un evento live. Solo un lungo e stretto schermo
dietro alla band dove scorrono immagini computerizzate che danno comunque un
senso alla musica che stiamo ascoltando.
Come dicevo, Jim Kerr si muove bene,
anzi benissimo e arriva spesso fino in mezzo al pubblico a stringere mani,
battere cinque e parlare il italiano, tanto da uscirsene con un “minchia che
caldo!”.
Si prosegue con i classici ma la
tripletta “Waterfront” “Glittering prize” e “Book of brilliant
things” è terrificante e mi dimentico di dover fare i conti con una
caviglia in disordine, ma ci sarà tempo per curarla, non stasera. Il classico “Mandela
Day”, la nuovissima “Vision thing” (che credo farà fatica ad entrare
di diritto nei capolavori dei SM) e “Let there be love” proseguono una
atmosfera magica che raggiunge il top quando partono le prime note di “Belfast
child”, eseguita in modo intimo e struggente, quasi religioso tanto che
quasi tutto il pezzo Jim Kerr lo canta in ginocchio.
Con “Theme for the great cities”
si ritorna con i piedi per terra e non si riesce proprio a non batterli
ritmicamente, poi una apoteosi di successoni fino a contare ossessivamente
81-82-83-84…
Il solito finto finale e poi ci si
ritrova tutti a saltare con tre pezzi forti nel bis.
Senza dubbio un bel concerto, sereno
e divertente, senza scalmanati o litigiosi, con il divieto assoluto di fumare
all’interno dell’Arena, insomma una bella serata.
Non ho ancora scritto niente della
band ma non c’è molto da scrivere. Li ho trovati di una perfezione quasi
maniacale, con Charlie Burchill preciso e puntuale come un treno giapponese e
mai invadente la scena.
Tastiere, basso e cori assolutamente
perfetti ma vorrei tenere per ultimo un piccolo commento per il motore ritmico
della serata. Ho sempre adorato il drumming potente e suntuoso di Mel Gaynor ma
quando mi sono trovato davanti una macchina del ritmo come Cherisse Osei, che
picchia più forte di Mike Tyson ed è anche una gran bella ragazza (che non
guasta mai) ho capito che nessuno è insostituibile.
Evviva Mel, evviva Cherisse, evviva i
Simple Minds.
Alla prossima.
Valerio Gabrielli
martedì 2 agosto 2022
Viola Nocenzi commenta il libro"Il Campanile e altre storie", di Fabio Rossi
Dopo una lunga sosta si riapre su MAT2020
“L’angolo di Viola”, uno spazio
condotto da Viola Nocenzi che, togliendosi per un attimo gli abiti del
musicista, presta le sue conoscenze e la sua sensibilità all’esercizio del
commento, solitamente rivolto ad un album.
In questo caso le sue riflessioni sono indirizzate all’ultimo libro autobiografico di Fabio Rossi, "Il Campanile e altre storie", pubblicato dalla casa editrice Il Cuscino di Stelle.
A seguire la recensione di Viola che, come sempre accade, propone la sua elaborazione attraverso un audio che ci permette di apprezzare la sua voce anche quando non canta!
lunedì 1 agosto 2022
Pith – "Pith"-Commento di Luca Paoli
Pith – Pith
(Orange Home Records)
Di Luca Paoli
Pith è un progetto musicale attivo dal 2019 e formato dai musicisti Andrea Bazzicalupo alla chitarra, Jean-Marc Baccarini al sax, Michele Anelli al Contrabbasso e da Lorenzo Capello alla batteria e percussioni.
Il
quartetto, nell’album omonimo che vado a descrivere, propone un jazz di chiara
matrice free con parti composte ed altre improvvisate.
Il gruppo spiega che “il lavoro tenta di congelare, in un immagine, in una miniatura sonora, il processo di distruzione e ricostruzione della forma musicale”.
La
musica del quartetto si muove su di un ampio spettro sonoro e dalle varie forme
cercando di dare movimento all’immobile.
Un disco di non facile approccio ma se gli date più chances d’ascolto e se siete curiosi di approfondire il suo contenuto sarete ripagati dalla qualità compositiva ed esecutiva.
Tutte
li dieci episodi che compongono l’album sono intriganti.
Tra
questi mi piace segnalare l’iniziale “Folding Orange Episode”, dove la
ricerca nella composizione è già ben presente, “Nina”, dall’incedere
creativo del sax, le divagazioni della chitarra e una grande sezione ritmica.
In
“Rivolta” ancora la chitarra ed i sax che si rincorrono, si intrecciano
per un’esplosione di creatività... sempre notevole il lavoro svolto da
contrabbasso e batteria.
“Music For Rojava”, dall’incedere malinconico, che chiude il
lavoro, ci porta in territori world ed esattamente in quella regione del nord -
est della Siria ed alla guerra civile.
Tutte
le tracce presenti in questo disco son di assoluta qualità e lascio all'ascoltatore il
piacere di scoprirle.
Jazz
pieno zeppo di contaminazioni, richiami e rimandi dove l’improvvisazione sposa
una lucidità compositiva fuori dal comune.
In conclusione, mi sento di consigliare questo disco a chi cerca sempre di andare oltre con la musica così come hanno fatto questi quattro notevoli musicisti.
Prodotto
dai Pith e Raffaele Abbate
TRACK LIST (cliccare sul titolo per l'ascolto)
I fixed my eyes with your eyes























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