Sabato 9 novembre abbiamo fatto una
trasferta da Roma a Milano per assistere al concerto degli Alphataurus, finalmente di nuovo attivi anche dopo
la scomparsa del chitarrista Guido Wassermann.
Eravamo contenti di poter essere lì, a La Casa
di Alex, per assistere alla loro performance e sentire dal vivo il loro
nuovo lavoro di recente uscito, 2084: Viaggio nel nulla. Ma lo siamo
stati ancora di più nel vedere quanta gente era accorsa all'evento! Sala piena,
tutte le sedie occupate e pure gente in piedi! Tra l'altro questo fa ben
sperare per la prosecuzione della stagione concertistica nel posto, che chi lo
gestisce dia modo a Fico Piazza e gli altri di poter ospitare un concerto Rock
Prog al mese.
La formazione degli Alphataurus, visto
il tempo impietoso che è passato, dei membri originali fa rimanere solo Pietro
Pellegrini all'organo, ma ormai lo sappiamo: questa è una cosa abbastanza
comune tra i gruppi Prog risorti dagli anni '70. I cinque membri sono comunque
affiatati e hanno saputo tirare fuori ottima musica dai loro strumenti,
compresa l'intera performance dell'ultimo lavoro, che va ascoltato tutto
assieme da bel concept qual è.
Il concerto però non si è limitato solo a 2084:
ha anche ricordato diversi grandi pezzi dal passato Alphataurus, come Peccato
d'orgoglio all'inizio e la grandissima La mente vola in finale di
serata. Come abbiamo detto, è stato un gran bel concerto che non ha certo
deluso gli spettatori, nella lunga attesa di poterli rivedere ancora a Veruno
2025.
Al fine serata, dopo aver salutato gli
stanchi artisti, abbiamo parlato col creatore del concept e dei testi, Carlo
Guidotti. Gli abbiamo fatto i complimenti per come sia riuscito a rendere in
parole degli argomenti così attuali e difficili da trattare con efficacia, e
lui ci ha rivelato che in realtà questo è solo il primo capitolo della storia.
Ci sono già delle tracce lasciate da Wasssermann e lì si parlerà del viaggio
intrapreso dai terrestri per scappare da un mondo che hanno reso inabitabile.
Non mancheranno sorprese.
Nell'attesa però ci godiamo questo album,
uscito i primi di ottobre per AMS, tra l'altro anche in una confezione vinilica
di pregio, piegata in tre parti.
Lo scrivo o non lo scrivo? Lo scrivo! Mi faccio qualche
scrupolo perché devo citare il “Bimbo del Carillon”, un libro appena pubblicato
in cui si cita Pete Sinfield.
Flavio Premoli è sempre stato un amico di poche parole. “Ciao
ricevuto libro. Grazie. Purtroppo, morto SINFIELD.” Certe coincidenze a
volte ti lasciano a bocca aperta.
Con Pete Sinfield abbiamo condiviso l’esaltante esperienza di
“Photos of Ghosts” e la creazione di un piccolo gioiello musicale che ha
aiutato la PFM a farsi strada nel mondo: River Of life. Una Musica
scritta a quattro mani proprio con Flavio. Una Musica uscita senza patemi, con
naturalezza, con dolcezza, con immaginazioni musicali che Pete Sinfield ha
saputo esaltare con la sua poesia visionaria e passionale.
Se il testo di Mauro, Mauro Pagani (Appena un po’) era
una riflessione, il desiderio di lasciare questa nostra problematica realtà per
cercare un mondo migliore, Sinfield ha provato a raccontarne il viaggio. Lo ha
fatto con un ispirato parallelismo quanto mai attuale, che ci ricorda che siamo
“Uno” con il Pianeta. Un viaggio in cui ci siamo tutti, gente di ieri, di oggi
e di domani. Un viaggio che ciascuno fa con la sua propria barca. Un viaggio
nel fiume della Vita, tra le meraviglie naturali, e le conseguenze nefaste del
prevalere di una presunzione autolesionista che genera veleni, guerre, che si
manifesta infischiandosene del pianeta che ci ospita.
Come si sa ogni viaggio ha un inizio e una fine. Il viaggio
di River of life, del fiume della vita, inizia con l’acqua, il diluvio,
la pioggia che rompe le rocce, pervade pianure, crea fiumi e cascate. Il
viaggio di ogni bimbo è il suo specchio. In questa sfera di vita siamo come
piovuti dal cielo. Si procede sulla Terra tra lacrime di gioia e di dolore. Il
brano termina con una frase: “…Dimentica il dolore. Dalla pioggia... alla
pioggia...! La fine del viaggio non è certamente lontana...”.
Per te ne inizia un altro di viaggio.
Grazie Pete per quell’intenso, magico profumo di poesia che
ci hai lasciato in dono.
Questo 2024 “tutto d’oro” per il rock
progressivo italiano, sia in termini di quantità, sia di qualità delle uscite,
va degnamente verso la sua conclusione con l’uscita dell’ottavo album per Alex Carpani (se contiamo nella discografia anche
l’unico titolo a nome del progetto Aerostation).
Il tastierista e cantante italo-francese,
nato in Svizzera e da lungo tempo ormai residente a Bologna (città che lo vede
impegnato, oltre che nella musica, in molteplici progetti culturali ben
radicati sul territorio), ci aveva abituato in passato a dischi caratterizzati
da un denso numero di collaborazioni, sia estere (David Cross, Theo Travis,
David Jackson, solo per citare alcuni esempi), sia legate al panorama
progressivo italiano (Lanzetti, Tagliapietra, Vairetti).
Deciso cambio di rotta, questa volta:
infatti, in questo suo ottavo album, dal titolo “The
Good Man”, non troviamo grandi interventi di ospiti esterni ma,
al contrario, una formazione ben consolidata. Il leader e compositore con le
sue tastiere simula anche chitarre, bassi e partiture orchestrali grazie
all’ausilio dei sempre più efficaci e fedeli VST (Virtual Studio Technologies,
strumenti “virtuali” caricati sul computer sotto forma di immense “librerie” di
suoni e pilotati attraverso l’esecuzione sulla tastiera).
Accanto a lui troviamo, in ordine alfabetico:
Alessio Alberghini (sax soprano), Emiliano Fantuzzi (chitarre), Bruno
Farinelli (batteria), Giambattista Giorgi (basso) e la cantante
mezzosoprano Valentina Vanini.
E poi troviamo un batterista decisamente
molto noto nel circuito musicale (non solo progressivo) italiano: è Gigi
Cavalli Cocchi, che però in questo album non suona ma cura l’elegante e
raffinata veste grafica.
Veniamo a “The Good Man”… Come lo si
potrebbe definire? Con un termine un po’ azzardato si potrebbe coniare la
qualifica di “doppio concept album”. L’opera infatti è strutturata come due
lunghe suites distinte, della durata di 28 minuti ciascuna, che viaggiano su
binari paralleli, diventando così ciascuna una piccola “opera rock” a sé
stante. Tuttavia, nei due “concept”, si possono percepire dei punti di contatto
comuni a fare da legante.
Infatti, se il primo titolo, “Amnesiac”,
esplora quel senso di vuoto, di disorientamento, di smarrimento legato alla
perdita di memoria, il secondo titolo esplora altre forme di vuoto,
disorientamento, smarrimento: quelle di chi si trova al cospetto della
contrapposizione tra bene e male. “Good and evil” è, appunto, il
titolo di questa seconda suite.
Il male è spesso frutto dell’obnubilazione
della memoria, “Chi non conosce la storia è destinato a ripeterla”,
diceva il filosofo Santayana; “Una generazione senza storia non ha passato
né futuro”, diceva lo scrittore Robert A. Heinlein. E in questi scenari
così apocalittici dentro e attorno la mente umana, “il buon uomo” si ritrova a
essere, nelle parole di Carpani, “una barchetta di carta alla deriva”.
Come due veri e propri “concept album”
racchiusi in un solo disco, le due suites possono essere ascoltate come se
fossero ciascuna formata da nove brevi brani indipendenti e collegati, per un
totale quindi di 18 titoli.
“Amnesiac”
parte con l’incedere di un treno (il titolo è appunto “On a train”) che
genera un’atmosfera inquietante, basata su effetti sonori e rumorismo; questa
introduzione deflagra poi in “Perfect chaos”, brano dal riff e
dalla struttura orientali al metal-prog, che si apre in belle parti vocali
fortemente melodiche e dal sapore epico; un ritorno alle rarefazioni dell’intro
e alle atmosfere basate su effetti e rumori in “Flashbacks”,
brano che lentamente cresce, sorretto da un bell’arpeggio chitarristico, nel
quale si possono apprezzare anche le doti vocali della mezzosoprano Valentina
Vanini. Piccoli tocchi di percussioni sintetiche dai suoni industriali ci
introducono in “The edge of my mind”, altro brano che attraverso
un percorso di “stratificazione” cresce da un inizio quasi ambient fino a una
serie di evoluzioni energiche e corpose. E qui il Minimoog di Carpani la fa da
padrone con i suoi poderosi interventi solisti, ben sorretti da un gran lavoro
di un Hammond dal sapore hard-rock, di una chitarra pesantemente distorta e
della ineccepibile sezione ritmica.
“Diamond in the rough” inizia
come una ballad di neo-prog dalla vena quasi cantautorale, ma anche in questo
caso cresce verso un epico ritornello cantabile. Il tutto ci conduce ad
aperture strumentali a base di riff corposi e Minimoog incandescente. “Past
life” si apre con un gran lavoro di orchestra d’archi (i famosi
“virtual instruments” di cui parlavamo all’inizio). L’entrata della voce
femminile conferisce al tutto un “mood” da colonna sonora di un vero epic
movie. “Heart calling” si apre ancora con i vocalizzi lirici,
mentre le orchestrazioni aprono poi la strada al sax e da parte loro i due
esponenti della sezione ritmica, l’Hammond e la chitarra riportano nuovamente
tutto su territori più hard. “As light returns” è una parentesi
di world music elettronica tra Peter Gabriel e gli Shadowfax, con il sax
soprano in bella evidenza, loop percussivi e tappeti orchestrali, il tutto
squarciato da uno struggente assolo di chitarra. La suite termina con “End
of the day”, sorretta dai temi arpeggiati del sintetizzatore, che
infine lasciano spazio alla voce femminile e alle orchestrazioni di gusto
elettronico/sinfonico.
La seconda suite, “Good and Evil”, si apre con l’effetto vecchia
radio di “Lost frequencies” per poi iniziare a prendere forma in
modo vero e proprio con “The flow”, elegante traccia tra new-prog, post-rock e
indie-rock dall’approccio diretto e incisivo. “PTSD” vede uno
splendido arrangiamento di voci maschili e femminili che si intrecciano su
partiture orchestrali, per poi virare nuovamente verso lidi più hard rock. “Stillness
and ecstasy” è un ritorno a quei momenti “da colonna sonora”, con loop
ritmici, archi, voce femminile e sax in bella evidenza. “Flirting with darkness” è uno dei momenti più “cattivelli” del disco, che farà
scrollare la testa a più di un headbanger! Anche quando il “pienone” si
attenua, lasciando spazio solo a sintetizzatori acidi e alla cassa che “pesta”
in 4/4 il brano non perde un’oncia della sua tensione emotiva. Belli i cambi di
tempo da momenti estremamente “quadrati” ad altri dispari.
“Mystical” contiene un
campionamento del discorso di insediamento del Papa attualmente in carica,
Francesco I, contestualizzato in uno dei momenti più corposamente sinfonici
dell’intero album.
Organi liturgici, voci liriche, cori
ecclesiastici, ottoni squillanti, tappeti di archi… Non manca proprio nulla.
“Leaving the path” è un
trait-d’union tra i temi più “hard” e quelli più avvolgenti e melodici
dell’album. “Masquerade” ci riporta a quel gusto “etnico” che a
tratti fa capolino nell’intera opera. E ci congediamo con “Everything
falls into place”, pronta a infondere il giusto “tiro” che ci si
aspetta da un gran finale.
Concludendo: Alex Carpani è un compositore “a
tutto tondo” difficilmente catalogabile ed archiviabile. Nella sua cifra
stilistica confluiscono suggestioni che spaziano dal progressive rock alle
espressioni più moderne del vasto universo metal, dall’elettronica alla fusion,
dalla world music alla musica accademica, sia essa più sinfonica o più
cameristica. E proprio in questo sta la sua forza.
08 Amnesiac part 8 As Light Returns
04:03 instrumental
09 Amnesiac part 9 End Of The Day
04:21 instrumental
Good And Evil 28:25
10 Good And Evil part 1 Lost
Frequencies 01:17 instrumental
11 Good And Evil part 2 The Flow
03:54
12 Good And Evil part 3 P.T.S.D.
03:33
13 Good And Evil part 4 Stillness And
Ecstasy 02:33 instrumental
14 Good And Evil part 5 Flirting With
Darkness 03:40
15 Good And Evil part 6 Mystical
05:51 instrumental
16 Good And Evil part 7 Leaving The
Path 01:52
17 Good And Evil part 8 Masquerade
02:42 instrumental
18 Good And Evil part 9 Everything
Falls Into Place 03:09
CREDITI E FORMAZIONE
Scritto (musica e testi), arrangiato,
orchestrato e prodotto da Alex Carpani
AC - voce e voce, tastiere, orchestra virtuale, drum
machine, basso synth,c chitarre
Bruno Farinelli - batteria
Giambattista Giorgi - bass
Emiliano Fantuzzi - guitars
Alessio Alberghini - soprano sax
Valentina Vanini - mezzosoprano voice
Registrato, mixato e masterizzato da
Daniele Bagnoli presso Bagnoli Bros Studio
(Castelnovo ne’ Monti, Reggio Emilia
- Italia)
Progetto grafico a cura di Gigi
Cavalli Cocchi
Pubblicato da Independent Artist
Records ℗2024
Distribuito da Distrokid (digitale) e
Pick Up Records (fisico)
BIO
Alex Carpani è un compositore, tastierista, cantante, produttore,
musicologo e direttore artistico italo-francese che vive e lavora a Bologna.
Nato a Montreux (Svizzera) da padre bolognese e madre francese, ha iniziato il
suo percorso formativo nel collegio fondato e diretto dai genitori, dove da
bambino ha avuto la possibilità di conoscere e frequentare i figli di molte
personalità del mondo dello spettacolo: James Mason, Valentina Cortese, Chris
Squire, Keith Emerson, Richard Basehart, Patrick Mc Goan per citarne alcuni.
Si è avvicinato alla musica molto presto, studiando organo
elettronico, pianoforte, solfeggio, teoria musicale e composizione. Ha
conseguito una laurea in DAMS all’Università di Bologna con una tesi sulla
musica di Nino Rota nel cinema di Fellini, che ha vinto il 1° premio della
Fondazione Fellini. Si è diplomato al CET, la scuola di Mogol, in composizione
e arrangiamento di musica da film con il M° Stelvio Cipriani, dopo aver vinto
una borsa di studio dell’Unione Europea. Si è perfezionato nell’informatica
musicale e nel sound engineering, frequentando diversi corsi di alta
specializzazione a numero chiuso.
Dalla fine degli anni ’90 a metà degli anni Duemila ha
scritto e autoprodotto molta musica strumentale, spaziando tra new age, musica
elettronica, musica sinfonica, musica unita alla poesia, drum’n’bass,
electro-jazz e musica per spettacoli teatrali e documentari. Ha partecipato a
diversi concorsi nazionali e internazionali di composizione, classificandosi ai
primi posti. È stato premiato, tra gli altri, al concorso internazionale di
composizione “Festival di Ariccia”, al concorso internazionale “Clio Genius”,
al concorso nazionale “Riccione Onde Rock” e al concorso nazionale “Premio
Musica Libera”.
Dalla metà degli anni Duemila si è dedicato principalmente al
rock, pubblicando 6 album con etichette italiane e straniere. Questi dischi
hanno raccolto un certo riscontro di pubblico e di critica, portandolo anche a
collaborare, sia in studio che dal vivo, con alcuni musicisti prestigiosi della
scena nazionale e internazionale come David Jackson dei Van der Graaf
Generator, David Cross dei King Crimson, Theo Travis (Soft Machine, Steven
Wilson, Porcupine Tree), Paul Whitehead, grafico dei primi Genesis, Jon Davison
degli Yes, Aldo Tagliapietra de Le Orme, Bernardo Lanzetti, ex Acqua Fragile e
PFM, Lino Vairetti degli Osanna. Con la sua band ha effettuato più di 150
concerti in 21 Paesi di tre continenti, esibendosi nei più importanti live club
e festival del circuito internazionale del rock progressivo.
Insieme a Gigi Cavalli Cocchi, ex batterista di Ligabue, Clan
Destino, C.S.I. e fondatore dei Mangala Vallis, ha fondato la band Aerostation,
con cui ha pubblicato nel 2018 l’omonimo album di debutto per l’etichetta
Aereostella/Immaginifica, calcando numerosi palchi in Italia e all’estero e
aprendo anche per PFM in occasione di grandi eventi.
Accanto all’attività musicale, da quasi vent’anni cura la
direzione artistica di un teatro e di diverse rassegne culturali nel bolognese.
Ha una passione per la fotografia (ha realizzato fotografie pubblicate su
alcuni siti specializzati), è autore di testi teatrali (“Naufragio da un
sogno”, 2005; “I Due Passi”, 2019) e parla tre lingue. È appassionato di
spazio, astronautica e arte moderna e contemporanea.
Carmine Capasso – Live Concert
(Ma.Ra.Cash. Records, 2024)
Di Luca Paoli
Ci sono due categorie di musicisti bravi - quelli che ti
spiattellano in faccia la loro bravura senza lasciare emozioni - e quelli
invece che la loro bravura la mettono al servizio delle loro canzoni, della
loro musica e sanno trasmettere emozioni perché suonano col cuore e sanno
trasmettere il loro amore per la musica a chi gli ascolta.
Il cantautore e chitarrista e produttore Carmine Capassofa
parte sicuramente della seconda categoria perché oltre alla chitarra, la voce
ci mette sentimento, è modesto, non vuole insegnare nulla a nessuno (cosa che
potrebbe fare benissimo visto la sua preparazione e perizia sullo strumento e
sulla composizione) e non si mette su nessun piedistallo, fa la sua musica e la
fa molto bene.
Devo essere sincero, mi piacciono le persone brave e umili,
dote che tra i giovani si fatica a trovare - poi Capasso è anche un gran
conoscitore di musica di qualità, ottimo ascoltatore che si nutre di grande
musica sia del passato che recente.
Capasso è noto per le sue collaborazioni con prestigiosi
artisti italiani e internazionali ed è un session man molto richiesto, avendo
suonato per gruppi e artisti come The Samurai of Prog, The Trip (nei lavori
“Caronte 50 Years Later” e “Now The Time Has Come”), Sasha Torrisi (Timoria),
Delta Moon, Sherrita Duran (corista di Gianni Morandi e Irama), Antonio
Onorato, Arturo Stalteri (Pierrot Lunaire e tastierista di Rino Gaetano),
Grazia Di Michele, Antonello Venditti, Le Orme, Nico Di Palo (New Trolls), Inter
Prospekt, Ton Scherpenzeel (Camel, Kayak) e molti altri. Come cantautore, le
sue canzoni trovano spazio in rotazione su numerosi canali radiofonici e
televisivi, tra cui Mediaset e MTV.
Ha inoltre, una carriera solista come cantautore di impronta
rock – è del 2022 il suo primo album solista “Assenza Di Gravità”, molto
apprezzato dalla critica e dal pubblico – un lavoro in bilico tra pop rock
d’autore e progressive.
Ora è sul mercato con un nuovo lavoro “Live Concert”,
registrato con la sua band durante i concerti del 2023 e 2024 ed uscito in
digitale per l’etichetta Ma.Ra.Cash.
Sul palco, insieme a Carmine Capasso alla voce e
chitarra, ci sono Giuseppe Sarno al piano, Hammond e Moog, Piero
Chiefa al basso e Jacopo Casadio alla batteria e ai cori – una band
affiatata e composta da musicisti di grande talento, capaci di spaziare tra
generi diversi con risultati sempre di altissimo livello.
Nel disco, oltre alle sue composizioni, Capasso rivisita una
serie di brani storici, imprimendo loro tutta la sua personalità e abilità,
lasciando un segno inconfondibile.
Tra i brani che ho apprezzato maggiormente c’è senz’altro lo
strumentale “Sogno Pt.1” (Tratto dal suo album in studio “Assenza
Di Gravità”) dal carattere spiccatamente prog, in cui la melodia è protagonista
assoluta, con pianoforte e chitarra in primo piano a guidare l’ascoltatore in
un viaggio intenso ed avvolgente.
L’abilità di Capasso di passare da un genere all’altro lo si
evidenzia già dal secondo brano “Assenza Di Gravità” (title track
del suo disco in studio) - pop rock a presa rapida, senza inutili fronzoli che
si memorizza bene e poi non ti molla più - in un mondo passato questo brano
avrebbe reso ricco Capasso ma purtroppo…
La guerra è protagonista nella stupenda ballad “Neve Nera” (sempre dal suo album in studio) che vede la bella voce del
leader supportata dall’ottimo Giuseppe Sarno al pianoforte, da una sezione
ritmica che sa accarezzare ma anche picchiare e dal lirico assolo di chitarra -
brano stupendo che non si vorrebbe mai finisse.
Dall’album “Now The Time Has Come” arriva la bella versione
del suo brano “Enigma” qui con Tony Alemanno (ex bassista deiTrip) come ospite speciale.
Tra le cover ho apprezzato molto la versione che fanno di “Caronte”,
brano storico dei Trip presente sul secondo omonimo album del 1971 - grande
versione con un ottimo Sarno nelle vesti di Joe Vescovi.
“Impressioni Di Settembre” della PFM qui
introdotta da uno splendido pianoforte - la voce di Capasso vola alta così come
la sua chitarra che si lascia andare in uno stupendo assolo nel finale -
sentire per credere.
Non posso non citare la grande versione di “Firth of Fifth”
dei Genesis qui nell’estratto della parte del solo di chitarra che vede tutta
la band (compresa la sezione ritmica che fa letteralmente impazzire) al top e
la chitarra di Capasso che vola alto come mai e si concede una coda inedita che
da ulteriormente senso a questa rilettura.
Che dire ragazzi, questo è un grande live che è un piacere
ascoltare e riascoltare perché qui di emozioni ce ne sono da vendere.
Franco Mussidapresenta il suo nuovo
libro “Il Bimbo del Carillon” (Salani editore).
Intervistato da Gian
Antonio Stella (Giornalista/Scrittore) con la conduzione di Emanuela
Rosa Clot (Giornalista/Direzione Gardenia)
Feltrinelli Piazza Piemonte - Milano
8 novembre 2024
Mario Eugenio
Cominotti
per MAT2020
Primi novembre2024 a Milano,
anno dal numero tale da evocare subito per la mia fantasia superstite scenari
urbani notturni cyberpunk, ma non vedo ancora auto volanti a percorrere il
cielo; tra i nuovi grattacieli milanesi e i palazzi novecenteschi che svettano
imponenti anche qui in Piazza Piemonte, a passare sugli ormai antichi binari
sono ancora i soliti e cari vecchi Tram, alcuni perfino gli stessi “Carelli”
gialli che ancora percorrono orgogliosamente le strade di San Francisco. Sono
appena passate le 18 e tra le luci che brillano nell’abituale foschia della
sera, mentre la gente passa come sempre di fretta, anche in questa rarefatta
atmosfera già prenatalizia, spiccano quelle delle grandi vetrine all’ingresso
della Feltrinelli, oasi culturale urbana e ritrovo per lettori e non
solo di ogni età.
Entro e oltrepassando gli scaffali, tra nuove
edizioni e gadget, noto subito Franco Mussida, ancora seduto al bar
interno alla libreria tra amici e ospiti; lo raggiungo e stringendogli la mano
mi presento per MAT2020, mandato tempestivamente in missione dal nostro
Direttore Athos oltre che su richiesta dello stesso Bernardo Lanzetti,
già grande voce con Franco nella PFM in anni passati. Pochi minuti e ci
spostiamo tutti nell’area interna attrezzata per gli eventi, molti gli amici
soprattutto tra quelli del CPM Music, punto di riferimento per la
formazione artistica a Milano e non solo, fondato dallo stesso Mussida e del
quale è tuttora Presidente, tanti gli appassionati, oltre a qualche vero e
proprio fan di Franco che non perde anche questa occasione per seguirlo.
Inizia la presentazione, introdotta con
sobria eleganza da Emanuela Rosa Clot, Giornalista e Direttore della
rivista Gardenia, che passa presto il microfono al notissimo giornalista
e scrittore Gian Antonio Stella, per una vera e propria quanto corposa
intervista in diretta a Franco Mussida, che presenterà così questo nuovo
bel libro autobiografico, “Il Bimbo del Carillon” (edito da Salani),
dallo stesso giorno in tutte le librerie e gli store digitali.
Franco Mussida, musicista e
compositore, è conosciuto soprattutto come uno dei fondatori della Premiata
Forneria Marconi, ormai nota ai più come PFM, formazione storica tra
le prime a portare in Italia, già con il primo album “Storia di un minuto”
- 1972 etichetta Numero Uno e naturalmente ho il vinile
acquistato all’epoca presso la storica Buscemi dischi - la musica
innovativa ormai comunemente nota come Progressive Rock, Rock Progressivo o più
semplicemente “Prog”, oltre che per la direzione della successiva
produzione live De Andrè - PFM, con la quale la band si è evoluta con
grande successo raggiungendo un pubblico sempre più vasto.
Franco ha però molto altro da raccontare
anche oltre alla grande avventura con la PFM, con la quale ricorda perfino
palchi di fronte a 500.000 persone; Il grande amore di Mussida per la Musica, “fedele
compagna per tutta la vita”, si è nel tempo espresso e continua tuttora in
molti modi, a partire dalla fondazione della già prima citata scuola di musica CPM
Music, proseguendo con l’impegno con il progetto CO2 attivo in molte
carceri, fino all’attività in campo artistico, con un percorso creativo ed
espressivo personale all’insegna della ricerca e della sperimentazione e della
divulgazione della musica e del suono intesi come “grammatica universale per
entrare in contatto con la poesia del mondo”.
Dopo l’acquisto di “Storia di un minuto”
(“La carrozza di Hans” resta ancora la mia preferita di quel
grande album), avevo apprezzato per la prima volta Franco Mussida in
Concerto con la PFM a Milano nel lontano 1977 sul palco
storico del Palalido, per poi ritrovarlo inaspettatamente molti anni
dopo tra il pubblico ad un meraviglioso evento realizzato nel 2012
ancora a Milano presso il Palazzo dellaTriennale, in
occasione di quello che sarebbe stato il 100esimo compleanno di John
Cage, con i suoi più significativi lavori riproposti dal vivo attraverso
preziose performance acustiche con pianoforte preparato, come elettroniche e
“visive”, realizzate da eccellenti musicisti tra i quali lo stesso figlio di
Franco Mussida. Non mi hanno quindi stupito i molti riferimenti alla musica
classica o cosiddetta “colta”, con particolare riferimento ai grandi innovatori
del Novecento, a partire da Maestri come Stravinskij, anche durante
questa lunga “chiacchierata” con Franco alla Feltrinelli di Milano.
Tra i tanti motivi di interesse dell’incontro
con Mussida mi ha colpito particolarmente, più ancora dell’individuazione
dell’età dell’oro per la nuova musica in quei sette anni che vanno dal 1967
al 1974 (… proprio i “miei” anni dell’adolescenza e della scoperta
della musica come percorso e strumento di libertà e non solo espressiva e
creativa), in risposta ad una domanda di Gian Antonio Stella, quello che
secondo lo stesso Mussida ne è stato il fattore scatenante se non la causa
principale di quel periodo prorompente di energia e creatività, ovvero
l’influsso (oggi si direbbe anche abusandone “contaminazione”) della musica e
della cultura dal lontano Oriente, che avrebbe contributo a generare una vera
esplosione di creatività nella musica occidentale. Cosa che mi riporta
immediatamente alle influenze anche precedenti, dalla cultura afroamericana e
ancora a quella orientale già dalla musica dei Gamelan giavanesi portata
all’esposizione universale di Parigi del 1900, influenze che avevano
contribuito all’evoluzione della musica colta da Debussy a Satie, da Ravel a
Gershwin, fino a Bartok e allo stesso prima citato Stravinskij, oltre a tutto
quello che poi si è sviluppato, fino a raggiungere, dopo jazz e avanguardie,
anche la cultura di massa Pop e Rock nelle sue forme più creative, a partire
dai favolosi sette anni indicati da Mussida.
Come raccontato anche nel libro, l’amore di
Mussida per la musica è innato e l’incontro è stato inevitabile fin dai primi
anni, grazie a un talento naturale per suoni e melodie (aggiungerei citando il
grande Jannacci “Perchè ci vuole orecchio”) poi educato e cresciuto
attraverso lo studio e le tantissime e diverse esperienze con tanti musicisti e
l’incontro col pubblico su palchi di ogni sorta in un percorso ricchissimo e
mai interrotto da allora.
Intanto la piacevole conversazione col tempo
che scorre veloce si trasforma naturalmente in una sorta di “lectio
magistralis” del Maestro che affronta molti temi, dall’importanza dell’ascolto,
oggi purtroppo spesso sempre più distratto perfino durante molti eventi “dal
vivo” dove spesso basta “esserci”, fino alla qualità del suono,
tutta da riscoprire, esplorare e valorizzare. Per Mussida l’esperienza della
musica è emozione quanto immaginazione, cercando e trovando in tutto ciò che ci
circonda, a partire dalla natura e dal contatto con questa, la musica, e
raccontarlo per Franco è stata la prima ragione per scrivere questo libro.
L’invito è prima di tutto alla visione del
video completo della presentazione (vedi link) ma soprattutto alla lettura del
libro, dove si potrà trovare tutto questo e molto, davvero molto di più.
Per chi poi volesse approfondire il pensiero
di Franco Mussida, filosofo, teorico, divulgatore e poeta della musica,
consiglio la lettura del Suo libro precedente, “Il pianeta della musica.
Come la musica dialoga con le nostre emozioni” (Salani editore,
2019), “Un libro per ascoltatori e musicisti, appassionati di qualsiasi
genere e forma musicale, perché sentire Musica aiuta a cambiarci intimamente e,
di conseguenza, a cambiare il mondo”, oltre al Concept Album solista di
Mussida pubblicato pochi anni dopo dove anche tutto questo viene espresso
direttamente in musica, “IL PIANETA DELLA MUSICA e il viaggio di IÒTU”
(2022), 13 brani originali dell’autore e compositore milanese che ci accompagna
in un viaggio interiore raccontato soprattutto con l’ausilio del timbro di una
chitarra classica baritono, in volo su una navicella sospinta dal vento del
suono sopra i continenti emotivi del pianeta … il pianeta della musica, il
pianeta di Franco Mussida. Buona lettura e buon ascolto.