www.mat2020.com

www.mat2020.com
Cliccare sull’immagine per accedere a MAT2020

lunedì 18 novembre 2024

Alphataurus a La Casa di Alex il 9 novembre: commento di Max Polis



Concerto Alphataurus 09/11/24

Di Max Polis

 

Sabato 9 novembre abbiamo fatto una trasferta da Roma a Milano per assistere al concerto degli Alphataurus, finalmente di nuovo attivi anche dopo la scomparsa del chitarrista Guido Wassermann.

Eravamo contenti di poter essere lì, a La Casa di Alex, per assistere alla loro performance e sentire dal vivo il loro nuovo lavoro di recente uscito, 2084: Viaggio nel nulla. Ma lo siamo stati ancora di più nel vedere quanta gente era accorsa all'evento! Sala piena, tutte le sedie occupate e pure gente in piedi! Tra l'altro questo fa ben sperare per la prosecuzione della stagione concertistica nel posto, che chi lo gestisce dia modo a Fico Piazza e gli altri di poter ospitare un concerto Rock Prog al mese.

La formazione degli Alphataurus, visto il tempo impietoso che è passato, dei membri originali fa rimanere solo Pietro Pellegrini all'organo, ma ormai lo sappiamo: questa è una cosa abbastanza comune tra i gruppi Prog risorti dagli anni '70. I cinque membri sono comunque affiatati e hanno saputo tirare fuori ottima musica dai loro strumenti, compresa l'intera performance dell'ultimo lavoro, che va ascoltato tutto assieme da bel concept qual è.

Il concerto però non si è limitato solo a 2084: ha anche ricordato diversi grandi pezzi dal passato Alphataurus, come Peccato d'orgoglio all'inizio e la grandissima La mente vola in finale di serata. Come abbiamo detto, è stato un gran bel concerto che non ha certo deluso gli spettatori, nella lunga attesa di poterli rivedere ancora a Veruno 2025.

Al fine serata, dopo aver salutato gli stanchi artisti, abbiamo parlato col creatore del concept e dei testi, Carlo Guidotti. Gli abbiamo fatto i complimenti per come sia riuscito a rendere in parole degli argomenti così attuali e difficili da trattare con efficacia, e lui ci ha rivelato che in realtà questo è solo il primo capitolo della storia. Ci sono già delle tracce lasciate da Wasssermann e lì si parlerà del viaggio intrapreso dai terrestri per scappare da un mondo che hanno reso inabitabile. Non mancheranno sorprese.

Nell'attesa però ci godiamo questo album, uscito i primi di ottobre per AMS, tra l'altro anche in una confezione vinilica di pregio, piegata in tre parti.




domenica 17 novembre 2024

Franco Mussida ricorda Pete Sinfield


SINFIELD-IL FIUME DELLA VITA


Lo scrivo o non lo scrivo? Lo scrivo! Mi faccio qualche scrupolo perché devo citare il “Bimbo del Carillon”, un libro appena pubblicato in cui si cita Pete Sinfield.

Flavio Premoli è sempre stato un amico di poche parole. “Ciao ricevuto libro. Grazie. Purtroppo, morto SINFIELD.” Certe coincidenze a volte ti lasciano a bocca aperta.

Con Pete Sinfield abbiamo condiviso l’esaltante esperienza di “Photos of Ghosts” e la creazione di un piccolo gioiello musicale che ha aiutato la PFM a farsi strada nel mondo: River Of life. Una Musica scritta a quattro mani proprio con Flavio. Una Musica uscita senza patemi, con naturalezza, con dolcezza, con immaginazioni musicali che Pete Sinfield ha saputo esaltare con la sua poesia visionaria e passionale.

Se il testo di Mauro, Mauro Pagani (Appena un po’) era una riflessione, il desiderio di lasciare questa nostra problematica realtà per cercare un mondo migliore, Sinfield ha provato a raccontarne il viaggio. Lo ha fatto con un ispirato parallelismo quanto mai attuale, che ci ricorda che siamo “Uno” con il Pianeta. Un viaggio in cui ci siamo tutti, gente di ieri, di oggi e di domani. Un viaggio che ciascuno fa con la sua propria barca. Un viaggio nel fiume della Vita, tra le meraviglie naturali, e le conseguenze nefaste del prevalere di una presunzione autolesionista che genera veleni, guerre, che si manifesta infischiandosene del pianeta che ci ospita.

Come si sa ogni viaggio ha un inizio e una fine. Il viaggio di River of life, del fiume della vita, inizia con l’acqua, il diluvio, la pioggia che rompe le rocce, pervade pianure, crea fiumi e cascate. Il viaggio di ogni bimbo è il suo specchio. In questa sfera di vita siamo come piovuti dal cielo. Si procede sulla Terra tra lacrime di gioia e di dolore. Il brano termina con una frase: “…Dimentica il dolore. Dalla pioggia... alla pioggia...! La fine del viaggio non è certamente lontana...”.

Per te ne inizia un altro di viaggio.

Grazie Pete per quell’intenso, magico profumo di poesia che ci hai lasciato in dono.

Franco Mussida





sabato 16 novembre 2024

Alex Carpani – “The Good Man”, di Alberto Sgarlato

 


Alex Carpani – “The Good Man” (2024) 

Uscita prevista per il 6 dicembre

Commento di Alberto Sgarlato

 

Questo 2024 “tutto d’oro” per il rock progressivo italiano, sia in termini di quantità, sia di qualità delle uscite, va degnamente verso la sua conclusione con l’uscita dell’ottavo album per Alex Carpani (se contiamo nella discografia anche l’unico titolo a nome del progetto Aerostation).

Il tastierista e cantante italo-francese, nato in Svizzera e da lungo tempo ormai residente a Bologna (città che lo vede impegnato, oltre che nella musica, in molteplici progetti culturali ben radicati sul territorio), ci aveva abituato in passato a dischi caratterizzati da un denso numero di collaborazioni, sia estere (David Cross, Theo Travis, David Jackson, solo per citare alcuni esempi), sia legate al panorama progressivo italiano (Lanzetti, Tagliapietra, Vairetti).

Deciso cambio di rotta, questa volta: infatti, in questo suo ottavo album, dal titolo “The Good Man”, non troviamo grandi interventi di ospiti esterni ma, al contrario, una formazione ben consolidata. Il leader e compositore con le sue tastiere simula anche chitarre, bassi e partiture orchestrali grazie all’ausilio dei sempre più efficaci e fedeli VST (Virtual Studio Technologies, strumenti “virtuali” caricati sul computer sotto forma di immense “librerie” di suoni e pilotati attraverso l’esecuzione sulla tastiera).

Accanto a lui troviamo, in ordine alfabetico: Alessio Alberghini (sax soprano), Emiliano Fantuzzi (chitarre), Bruno Farinelli (batteria), Giambattista Giorgi (basso) e la cantante mezzosoprano Valentina Vanini.

E poi troviamo un batterista decisamente molto noto nel circuito musicale (non solo progressivo) italiano: è Gigi Cavalli Cocchi, che però in questo album non suona ma cura l’elegante e raffinata veste grafica.

Veniamo a “The Good Man”… Come lo si potrebbe definire? Con un termine un po’ azzardato si potrebbe coniare la qualifica di “doppio concept album”. L’opera infatti è strutturata come due lunghe suites distinte, della durata di 28 minuti ciascuna, che viaggiano su binari paralleli, diventando così ciascuna una piccola “opera rock” a sé stante. Tuttavia, nei due “concept”, si possono percepire dei punti di contatto comuni a fare da legante.

Infatti, se il primo titolo, “Amnesiac”, esplora quel senso di vuoto, di disorientamento, di smarrimento legato alla perdita di memoria, il secondo titolo esplora altre forme di vuoto, disorientamento, smarrimento: quelle di chi si trova al cospetto della contrapposizione tra bene e male. “Good and evil” è, appunto, il titolo di questa seconda suite.

Il male è spesso frutto dell’obnubilazione della memoria, “Chi non conosce la storia è destinato a ripeterla”, diceva il filosofo Santayana; “Una generazione senza storia non ha passato né futuro”, diceva lo scrittore Robert A. Heinlein. E in questi scenari così apocalittici dentro e attorno la mente umana, “il buon uomo” si ritrova a essere, nelle parole di Carpani, “una barchetta di carta alla deriva”.

Come due veri e propri “concept album” racchiusi in un solo disco, le due suites possono essere ascoltate come se fossero ciascuna formata da nove brevi brani indipendenti e collegati, per un totale quindi di 18 titoli.

Amnesiac” parte con l’incedere di un treno (il titolo è appunto “On a train”) che genera un’atmosfera inquietante, basata su effetti sonori e rumorismo; questa introduzione deflagra poi in “Perfect chaos”, brano dal riff e dalla struttura orientali al metal-prog, che si apre in belle parti vocali fortemente melodiche e dal sapore epico; un ritorno alle rarefazioni dell’intro e alle atmosfere basate su effetti e rumori in “Flashbacks”, brano che lentamente cresce, sorretto da un bell’arpeggio chitarristico, nel quale si possono apprezzare anche le doti vocali della mezzosoprano Valentina Vanini. Piccoli tocchi di percussioni sintetiche dai suoni industriali ci introducono in “The edge of my mind”, altro brano che attraverso un percorso di “stratificazione” cresce da un inizio quasi ambient fino a una serie di evoluzioni energiche e corpose. E qui il Minimoog di Carpani la fa da padrone con i suoi poderosi interventi solisti, ben sorretti da un gran lavoro di un Hammond dal sapore hard-rock, di una chitarra pesantemente distorta e della ineccepibile sezione ritmica.

Diamond in the rough” inizia come una ballad di neo-prog dalla vena quasi cantautorale, ma anche in questo caso cresce verso un epico ritornello cantabile. Il tutto ci conduce ad aperture strumentali a base di riff corposi e Minimoog incandescente. “Past life” si apre con un gran lavoro di orchestra d’archi (i famosi “virtual instruments” di cui parlavamo all’inizio). L’entrata della voce femminile conferisce al tutto un “mood” da colonna sonora di un vero epic movie. “Heart calling” si apre ancora con i vocalizzi lirici, mentre le orchestrazioni aprono poi la strada al sax e da parte loro i due esponenti della sezione ritmica, l’Hammond e la chitarra riportano nuovamente tutto su territori più hard. “As light returns” è una parentesi di world music elettronica tra Peter Gabriel e gli Shadowfax, con il sax soprano in bella evidenza, loop percussivi e tappeti orchestrali, il tutto squarciato da uno struggente assolo di chitarra. La suite termina con “End of the day”, sorretta dai temi arpeggiati del sintetizzatore, che infine lasciano spazio alla voce femminile e alle orchestrazioni di gusto elettronico/sinfonico.

La seconda suite, “Good and Evil”, si apre con l’effetto vecchia radio di “Lost frequencies” per poi iniziare a prendere forma in modo vero e proprio con “The flow”, elegante traccia tra new-prog, post-rock e indie-rock dall’approccio diretto e incisivo. “PTSD” vede uno splendido arrangiamento di voci maschili e femminili che si intrecciano su partiture orchestrali, per poi virare nuovamente verso lidi più hard rock. “Stillness and ecstasy” è un ritorno a quei momenti “da colonna sonora”, con loop ritmici, archi, voce femminile e sax in bella evidenza. “Flirting with darkness” è uno dei momenti più “cattivelli” del disco, che farà scrollare la testa a più di un headbanger! Anche quando il “pienone” si attenua, lasciando spazio solo a sintetizzatori acidi e alla cassa che “pesta” in 4/4 il brano non perde un’oncia della sua tensione emotiva. Belli i cambi di tempo da momenti estremamente “quadrati” ad altri dispari.

Mystical” contiene un campionamento del discorso di insediamento del Papa attualmente in carica, Francesco I, contestualizzato in uno dei momenti più corposamente sinfonici dell’intero album.

Organi liturgici, voci liriche, cori ecclesiastici, ottoni squillanti, tappeti di archi… Non manca proprio nulla.

Leaving the path” è un trait-d’union tra i temi più “hard” e quelli più avvolgenti e melodici dell’album. “Masquerade” ci riporta a quel gusto “etnico” che a tratti fa capolino nell’intera opera. E ci congediamo con “Everything falls into place”, pronta a infondere il giusto “tiro” che ci si aspetta da un gran finale.

Concludendo: Alex Carpani è un compositore “a tutto tondo” difficilmente catalogabile ed archiviabile. Nella sua cifra stilistica confluiscono suggestioni che spaziano dal progressive rock alle espressioni più moderne del vasto universo metal, dall’elettronica alla fusion, dalla world music alla musica accademica, sia essa più sinfonica o più cameristica. E proprio in questo sta la sua forza.

 

CREDITI E BIOGRAFIA AUTORE AL SEGUENTE LINK:

https://mat2020.blogspot.com/2024/11/alex-carpani-good-man-crediti-e.html


Links utili:

www.alexcarpani.com

https://www.facebook.com/alexcarpani/

www.facebook.com/AlexCarpaniOfficialPage

https://alexcarpani.bandcamp.com/music

https://www.instagram.com/alex_carpani

www.youtube.com/@alexcarpani145




Alex Carpani – “The Good Man”: crediti e biografia dell'autore

 


Alex Carpani

The Good Man 


TRACLIST 

Amnesiac 28:42

01 Amnesiac part 1 On A Train 02:09 instrumental

02 Amnesiac part 2 The Perfect Chaos 04:41

03 Amnesiac part 3 Flashbacks 01:30 instrumental

04 Amnesiac part 4 The Edge Of My Mind 03:56

05 Amnesiac part 5 Diamond In The Rough 01:55

06 Amnesiac part 6 Past Life 03:12 instrumental

07 Amnesiac part 7 Heart Calling 02:51

08 Amnesiac part 8 As Light Returns 04:03 instrumental

09 Amnesiac part 9 End Of The Day 04:21 instrumental

 

Good And Evil 28:25

10 Good And Evil part 1 Lost Frequencies 01:17 instrumental

11 Good And Evil part 2 The Flow 03:54

12 Good And Evil part 3 P.T.S.D. 03:33

13 Good And Evil part 4 Stillness And Ecstasy 02:33 instrumental

14 Good And Evil part 5 Flirting With Darkness 03:40

15 Good And Evil part 6 Mystical 05:51 instrumental

16 Good And Evil part 7 Leaving The Path 01:52

17 Good And Evil part 8 Masquerade 02:42 instrumental

18 Good And Evil part 9 Everything Falls Into Place 03:09


CREDITI E FORMAZIONE

Scritto (musica e testi), arrangiato, orchestrato e prodotto da Alex Carpani 

AC - voce e voce, tastiere, orchestra virtuale, drum machine, basso synth,c chitarre

Bruno Farinelli - batteria

Giambattista Giorgi - bass

Emiliano Fantuzzi - guitars

Alessio Alberghini - soprano sax

Valentina Vanini - mezzosoprano voice

 

Registrato, mixato e masterizzato da Daniele Bagnoli presso Bagnoli Bros Studio

(Castelnovo ne’ Monti, Reggio Emilia - Italia)

Progetto grafico a cura di Gigi Cavalli Cocchi

Pubblicato da Independent Artist Records ℗2024

Distribuito da Distrokid (digitale) e Pick Up Records (fisico)



BIO

Alex Carpani è un compositore, tastierista, cantante, produttore, musicologo e direttore artistico italo-francese che vive e lavora a Bologna. Nato a Montreux (Svizzera) da padre bolognese e madre francese, ha iniziato il suo percorso formativo nel collegio fondato e diretto dai genitori, dove da bambino ha avuto la possibilità di conoscere e frequentare i figli di molte personalità del mondo dello spettacolo: James Mason, Valentina Cortese, Chris Squire, Keith Emerson, Richard Basehart, Patrick Mc Goan per citarne alcuni.

Si è avvicinato alla musica molto presto, studiando organo elettronico, pianoforte, solfeggio, teoria musicale e composizione. Ha conseguito una laurea in DAMS all’Università di Bologna con una tesi sulla musica di Nino Rota nel cinema di Fellini, che ha vinto il 1° premio della Fondazione Fellini. Si è diplomato al CET, la scuola di Mogol, in composizione e arrangiamento di musica da film con il M° Stelvio Cipriani, dopo aver vinto una borsa di studio dell’Unione Europea. Si è perfezionato nell’informatica musicale e nel sound engineering, frequentando diversi corsi di alta specializzazione a numero chiuso.

Dalla fine degli anni ’90 a metà degli anni Duemila ha scritto e autoprodotto molta musica strumentale, spaziando tra new age, musica elettronica, musica sinfonica, musica unita alla poesia, drum’n’bass, electro-jazz e musica per spettacoli teatrali e documentari. Ha partecipato a diversi concorsi nazionali e internazionali di composizione, classificandosi ai primi posti. È stato premiato, tra gli altri, al concorso internazionale di composizione “Festival di Ariccia”, al concorso internazionale “Clio Genius”, al concorso nazionale “Riccione Onde Rock” e al concorso nazionale “Premio Musica Libera”.

Dalla metà degli anni Duemila si è dedicato principalmente al rock, pubblicando 6 album con etichette italiane e straniere. Questi dischi hanno raccolto un certo riscontro di pubblico e di critica, portandolo anche a collaborare, sia in studio che dal vivo, con alcuni musicisti prestigiosi della scena nazionale e internazionale come David Jackson dei Van der Graaf Generator, David Cross dei King Crimson, Theo Travis (Soft Machine, Steven Wilson, Porcupine Tree), Paul Whitehead, grafico dei primi Genesis, Jon Davison degli Yes, Aldo Tagliapietra de Le Orme, Bernardo Lanzetti, ex Acqua Fragile e PFM, Lino Vairetti degli Osanna. Con la sua band ha effettuato più di 150 concerti in 21 Paesi di tre continenti, esibendosi nei più importanti live club e festival del circuito internazionale del rock progressivo.

Insieme a Gigi Cavalli Cocchi, ex batterista di Ligabue, Clan Destino, C.S.I. e fondatore dei Mangala Vallis, ha fondato la band Aerostation, con cui ha pubblicato nel 2018 l’omonimo album di debutto per l’etichetta Aereostella/Immaginifica, calcando numerosi palchi in Italia e all’estero e aprendo anche per PFM in occasione di grandi eventi.

Accanto all’attività musicale, da quasi vent’anni cura la direzione artistica di un teatro e di diverse rassegne culturali nel bolognese. Ha una passione per la fotografia (ha realizzato fotografie pubblicate su alcuni siti specializzati), è autore di testi teatrali (“Naufragio da un sogno”, 2005; “I Due Passi”, 2019) e parla tre lingue. È appassionato di spazio, astronautica e arte moderna e contemporanea.




venerdì 15 novembre 2024

Pete Sinfield: l'omaggio di Wazza attraverso un reportage fotografico















 




Carmine Capasso – "Live Concert", di Luca Paoli

 


Carmine Capasso – Live Concert (Ma.Ra.Cash. Records, 2024)

Di Luca Paoli


Ci sono due categorie di musicisti bravi - quelli che ti spiattellano in faccia la loro bravura senza lasciare emozioni - e quelli invece che la loro bravura la mettono al servizio delle loro canzoni, della loro musica e sanno trasmettere emozioni perché suonano col cuore e sanno trasmettere il loro amore per la musica a chi gli ascolta.

Il cantautore e chitarrista e produttore Carmine Capasso fa parte sicuramente della seconda categoria perché oltre alla chitarra, la voce ci mette sentimento, è modesto, non vuole insegnare nulla a nessuno (cosa che potrebbe fare benissimo visto la sua preparazione e perizia sullo strumento e sulla composizione) e non si mette su nessun piedistallo, fa la sua musica e la fa molto bene.

Devo essere sincero, mi piacciono le persone brave e umili, dote che tra i giovani si fatica a trovare - poi Capasso è anche un gran conoscitore di musica di qualità, ottimo ascoltatore che si nutre di grande musica sia del passato che recente.

Capasso è noto per le sue collaborazioni con prestigiosi artisti italiani e internazionali ed è un session man molto richiesto, avendo suonato per gruppi e artisti come The Samurai of Prog, The Trip (nei lavori “Caronte 50 Years Later” e “Now The Time Has Come”), Sasha Torrisi (Timoria), Delta Moon, Sherrita Duran (corista di Gianni Morandi e Irama), Antonio Onorato, Arturo Stalteri (Pierrot Lunaire e tastierista di Rino Gaetano), Grazia Di Michele, Antonello Venditti, Le Orme, Nico Di Palo (New Trolls), Inter Prospekt, Ton Scherpenzeel (Camel, Kayak) e molti altri. Come cantautore, le sue canzoni trovano spazio in rotazione su numerosi canali radiofonici e televisivi, tra cui Mediaset e MTV.

Ha inoltre, una carriera solista come cantautore di impronta rock – è del 2022 il suo primo album solista “Assenza Di Gravità”, molto apprezzato dalla critica e dal pubblico – un lavoro in bilico tra pop rock d’autore e progressive.

Ora è sul mercato con un nuovo lavoro “Live Concert”, registrato con la sua band durante i concerti del 2023 e 2024 ed uscito in digitale per l’etichetta Ma.Ra.Cash.

Sul palco, insieme a Carmine Capasso alla voce e chitarra, ci sono Giuseppe Sarno al piano, Hammond e Moog, Piero Chiefa al basso e Jacopo Casadio alla batteria e ai cori – una band affiatata e composta da musicisti di grande talento, capaci di spaziare tra generi diversi con risultati sempre di altissimo livello.

Nel disco, oltre alle sue composizioni, Capasso rivisita una serie di brani storici, imprimendo loro tutta la sua personalità e abilità, lasciando un segno inconfondibile.

Tra i brani che ho apprezzato maggiormente c’è senz’altro lo strumentale “Sogno Pt.1” (Tratto dal suo album in studio “Assenza Di Gravità”) dal carattere spiccatamente prog, in cui la melodia è protagonista assoluta, con pianoforte e chitarra in primo piano a guidare l’ascoltatore in un viaggio intenso ed avvolgente.

L’abilità di Capasso di passare da un genere all’altro lo si evidenzia già dal secondo brano “Assenza Di Gravità” (title track del suo disco in studio) - pop rock a presa rapida, senza inutili fronzoli che si memorizza bene e poi non ti molla più - in un mondo passato questo brano avrebbe reso ricco Capasso ma purtroppo…

La guerra è protagonista nella stupenda ballad “Neve Nera” (sempre dal suo album in studio) che vede la bella voce del leader supportata dall’ottimo Giuseppe Sarno al pianoforte, da una sezione ritmica che sa accarezzare ma anche picchiare e dal lirico assolo di chitarra - brano stupendo che non si vorrebbe mai finisse.

Dall’album “Now The Time Has Come” arriva la bella versione del suo brano “Enigma” qui con Tony Alemanno (ex bassista deiTrip) come ospite speciale.

Tra le cover ho apprezzato molto la versione che fanno di “Caronte”, brano storico dei Trip presente sul secondo omonimo album del 1971 - grande versione con un ottimo Sarno nelle vesti di Joe Vescovi.

Impressioni Di Settembre” della PFM qui introdotta da uno splendido pianoforte - la voce di Capasso vola alta così come la sua chitarra che si lascia andare in uno stupendo assolo nel finale - sentire per credere.

Non posso non citare la grande versione di “Firth of Fifth” dei Genesis qui nell’estratto della parte del solo di chitarra che vede tutta la band (compresa la sezione ritmica che fa letteralmente impazzire) al top e la chitarra di Capasso che vola alto come mai e si concede una coda inedita che da ulteriormente senso a questa rilettura.

Che dire ragazzi, questo è un grande live che è un piacere ascoltare e riascoltare perché qui di emozioni ce ne sono da vendere.

Buon ascolto.



Franco Mussida ha presentato il suo nuovo libro, “Il Bimbo del Carillon”. Era presente per MAT2020 Mario Eugenio Cominotti

 

Franco Mussida presenta il suo nuovo libro “Il Bimbo del Carillon” (Salani editore).

Intervistato da Gian Antonio Stella (Giornalista/Scrittore) con la conduzione di Emanuela Rosa Clot (Giornalista/Direzione Gardenia)

Feltrinelli Piazza Piemonte - Milano 8 novembre 2024 

Mario Eugenio Cominotti per MAT2020


Primi novembre 2024 a Milano, anno dal numero tale da evocare subito per la mia fantasia superstite scenari urbani notturni cyberpunk, ma non vedo ancora auto volanti a percorrere il cielo; tra i nuovi grattacieli milanesi e i palazzi novecenteschi che svettano imponenti anche qui in Piazza Piemonte, a passare sugli ormai antichi binari sono ancora i soliti e cari vecchi Tram, alcuni perfino gli stessi “Carelli” gialli che ancora percorrono orgogliosamente le strade di San Francisco. Sono appena passate le 18 e tra le luci che brillano nell’abituale foschia della sera, mentre la gente passa come sempre di fretta, anche in questa rarefatta atmosfera già prenatalizia, spiccano quelle delle grandi vetrine all’ingresso della Feltrinelli, oasi culturale urbana e ritrovo per lettori e non solo di ogni età.

Entro e oltrepassando gli scaffali, tra nuove edizioni e gadget, noto subito Franco Mussida, ancora seduto al bar interno alla libreria tra amici e ospiti; lo raggiungo e stringendogli la mano mi presento per MAT2020, mandato tempestivamente in missione dal nostro Direttore Athos oltre che su richiesta dello stesso Bernardo Lanzetti, già grande voce con Franco nella PFM in anni passati. Pochi minuti e ci spostiamo tutti nell’area interna attrezzata per gli eventi, molti gli amici soprattutto tra quelli del CPM Music, punto di riferimento per la formazione artistica a Milano e non solo, fondato dallo stesso Mussida e del quale è tuttora Presidente, tanti gli appassionati, oltre a qualche vero e proprio fan di Franco che non perde anche questa occasione per seguirlo.

Inizia la presentazione, introdotta con sobria eleganza da Emanuela Rosa Clot, Giornalista e Direttore della rivista Gardenia, che passa presto il microfono al notissimo giornalista e scrittore Gian Antonio Stella, per una vera e propria quanto corposa intervista in diretta a Franco Mussida, che presenterà così questo nuovo bel libro autobiografico, “Il Bimbo del Carillon” (edito da Salani), dallo stesso giorno in tutte le librerie e gli store digitali.

Franco Mussida, musicista e compositore, è conosciuto soprattutto come uno dei fondatori della Premiata Forneria Marconi, ormai nota ai più come PFM, formazione storica tra le prime a portare in Italia, già con il primo album “Storia di un minuto” - 1972 etichetta Numero Uno e naturalmente ho il vinile acquistato all’epoca presso la storica Buscemi dischi - la musica innovativa ormai comunemente nota come Progressive Rock, Rock Progressivo o più semplicemente “Prog”, oltre che per la direzione della successiva produzione live De Andrè - PFM, con la quale la band si è evoluta con grande successo raggiungendo un pubblico sempre più vasto.

Franco ha però molto altro da raccontare anche oltre alla grande avventura con la PFM, con la quale ricorda perfino palchi di fronte a 500.000 persone; Il grande amore di Mussida per la Musica, “fedele compagna per tutta la vita”, si è nel tempo espresso e continua tuttora in molti modi, a partire dalla fondazione della già prima citata scuola di musica CPM Music, proseguendo con l’impegno con il progetto CO2 attivo in molte carceri, fino all’attività in campo artistico, con un percorso creativo ed espressivo personale all’insegna della ricerca e della sperimentazione e della divulgazione della musica e del suono intesi come “grammatica universale per entrare in contatto con la poesia del mondo”.

Dopo l’acquisto di “Storia di un minuto” (“La carrozza di Hans” resta ancora la mia preferita di quel grande album), avevo apprezzato per la prima volta Franco Mussida in Concerto con la PFM a Milano nel lontano 1977 sul palco storico del Palalido, per poi ritrovarlo inaspettatamente molti anni dopo tra il pubblico ad un meraviglioso evento realizzato nel 2012 ancora a Milano presso il Palazzo della Triennale, in occasione di quello che sarebbe stato il 100esimo compleanno di John Cage, con i suoi più significativi lavori riproposti dal vivo attraverso preziose performance acustiche con pianoforte preparato, come elettroniche e “visive”, realizzate da eccellenti musicisti tra i quali lo stesso figlio di Franco Mussida. Non mi hanno quindi stupito i molti riferimenti alla musica classica o cosiddetta “colta”, con particolare riferimento ai grandi innovatori del Novecento, a partire da Maestri come Stravinskij, anche durante questa lunga “chiacchierata” con Franco alla Feltrinelli di Milano.

Tra i tanti motivi di interesse dell’incontro con Mussida mi ha colpito particolarmente, più ancora dell’individuazione dell’età dell’oro per la nuova musica in quei sette anni che vanno dal 1967 al 1974 (… proprio i “miei” anni dell’adolescenza e della scoperta della musica come percorso e strumento di libertà e non solo espressiva e creativa), in risposta ad una domanda di Gian Antonio Stella, quello che secondo lo stesso Mussida ne è stato il fattore scatenante se non la causa principale di quel periodo prorompente di energia e creatività, ovvero l’influsso (oggi si direbbe anche abusandone “contaminazione”) della musica e della cultura dal lontano Oriente, che avrebbe contributo a generare una vera esplosione di creatività nella musica occidentale. Cosa che mi riporta immediatamente alle influenze anche precedenti, dalla cultura afroamericana e ancora a quella orientale già dalla musica dei Gamelan giavanesi portata all’esposizione universale di Parigi del 1900, influenze che avevano contribuito all’evoluzione della musica colta da Debussy a Satie, da Ravel a Gershwin, fino a Bartok e allo stesso prima citato Stravinskij, oltre a tutto quello che poi si è sviluppato, fino a raggiungere, dopo jazz e avanguardie, anche la cultura di massa Pop e Rock nelle sue forme più creative, a partire dai favolosi sette anni indicati da Mussida.

Come raccontato anche nel libro, l’amore di Mussida per la musica è innato e l’incontro è stato inevitabile fin dai primi anni, grazie a un talento naturale per suoni e melodie (aggiungerei citando il grande Jannacci “Perchè ci vuole orecchio”) poi educato e cresciuto attraverso lo studio e le tantissime e diverse esperienze con tanti musicisti e l’incontro col pubblico su palchi di ogni sorta in un percorso ricchissimo e mai interrotto da allora.

Intanto la piacevole conversazione col tempo che scorre veloce si trasforma naturalmente in una sorta di “lectio magistralis” del Maestro che affronta molti temi, dall’importanza dell’ascolto, oggi purtroppo spesso sempre più distratto perfino durante molti eventi “dal vivo” dove spesso basta “esserci”, fino alla qualità del suono, tutta da riscoprire, esplorare e valorizzare. Per Mussida l’esperienza della musica è emozione quanto immaginazione, cercando e trovando in tutto ciò che ci circonda, a partire dalla natura e dal contatto con questa, la musica, e raccontarlo per Franco è stata la prima ragione per scrivere questo libro.    

L’invito è prima di tutto alla visione del video completo della presentazione (vedi link) ma soprattutto alla lettura del libro, dove si potrà trovare tutto questo e molto, davvero molto di più.

Per chi poi volesse approfondire il pensiero di Franco Mussida, filosofo, teorico, divulgatore e poeta della musica, consiglio la lettura del Suo libro precedente, “Il pianeta della musica. Come la musica dialoga con le nostre emozioni” (Salani editore, 2019), “Un libro per ascoltatori e musicisti, appassionati di qualsiasi genere e forma musicale, perché sentire Musica aiuta a cambiarci intimamente e, di conseguenza, a cambiare il mondo”, oltre al Concept Album solista di Mussida pubblicato pochi anni dopo dove anche tutto questo viene espresso direttamente in musica, “IL PIANETA DELLA MUSICA e il viaggio di IÒTU” (2022), 13 brani originali dell’autore e compositore milanese che ci accompagna in un viaggio interiore raccontato soprattutto con l’ausilio del timbro di una chitarra classica baritono, in volo su una navicella sospinta dal vento del suono sopra i continenti emotivi del pianeta … il pianeta della musica, il pianeta di Franco Mussida. Buona lettura e buon ascolto.

 

Franco Mussida - Il bimbo del carillon 

 

Franco Mussida - Il pianeta della musica. Come la musica dialoga con le nostre emozioni 

 

Franco Mussida - L'Oro Del Suono  

Franco Mussida - Io Noi La Musica