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giovedì 24 luglio 2025

Baroprog - “Aionverse (Prog-jet IV)” , commento di Alberto Sgarlato

 


Baroprog  - “Aionverse (Prog-jet IV)” (2025) 

di Alberto Sgarlato


La storia musicale di Alberto Molesini, detto “Baro”, è qualcosa di davvero lungo e importante nella scena progressiva italiana. Tutto, infatti, ha inizio sul finire degli anni ‘70 quando, nonostante un’epoca di grandi trasformazioni culturali stesse attraversando tutto il mondo, in Italia era ancora fortissimo l’amore per i “giganti” del prog-rock inglese (dai Genesis agli Yes, dai King Crimson agli ELP, e non solo) e questo contesto musicale nella nostra Nazione era ancora vivo e pulsante, seppur più di nicchia rispetto alla clamorosa deflagrazione avvenuta nella prima metà del decennio.

In questo vivace movimento musicale, “Baro” fonda il suo primo gruppo, La Sintesi, che si rivelerà un’esperienza quantomai longeva, grazie anche ad alcune “gemmazioni” e progetti paralleli che andranno avanti fino a metà anni ‘90. Nel frattempo, questo polistrumentista e cantante non si fa mancare molteplici collaborazioni con altre band, restando ben presente come nome di riferimento nel quadro prog-rock internazionale.

E che Alberto Molesini sia sinonimo di autorevolezza e credibilità nel mondo musicale, lo dimostra la schiera di artisti che hanno collaborato a questo album intitolato Aionverse, quarto capitolo del progetto Baroprog. Oltre allo stesso Baro, infatti, incontriamo le voci di Heather Findlay dei Mostly Autumn, di Iacopo Meille dei Tygers of Pan Tang, di Meghi Moschino dei Quanah Parker, di Andrea Vilardo dei Blind Golem e dei Moto Armonico, di Andrea Damato, di Titta Donato… Insomma, vi domanderete voi lettori: come mai tutti questi cantanti? Perché “Aionverse” è una vera e propria opera rock, dalla trama complessa e articolata, all’interno della quale questi artisti interpretano (così come Baro stesso) dei personaggi ben precisi. Nella migliore tradizione progressiva, ci troviamo di fronte a una sceneggiatura nella quale scienza e religione, misticismo ed esoterismo convivono facendo prendere forma a una vicenda avvincente ed emozionante.

E veniamo ai musicisti: Baro riserva per sé le parti di chitarra, tastiere e basso, ma si fa affiancare da Gigi Murari (batteria, percussioni), Elena Cipriani (cori), più gli ospiti Paolo Zanella (piano), Jack Molesini (jambé), Gabriel Vellorti (violino), mentre alle sei corde sono ben tre validi chitarristi ad avvicendarsi: Nicola Rotta, Baxnug e Massimo Basaglia.

“Aionverse” reca come sottotitolo “Prog-jet IV”: infatti, nella sua lunga e prolifica vita artistica, Baro ha composto prima di questa altre tre opere rock, inizialmente date alle stampe con pochi mezzi ma successivamente, come lo stesso autore afferma, “ripulite, in modo che il sound rendesse loro finalmente giustizia”. E quindi, dopo “Lucillo & Giada”, dopo “Topic Wurlenio” e dopo “Utopie”, eccoci giunti a questo “Aionverse”, prodotto da Andromeda Relix e Distribuito da Ma.Ra.Cash.

Musicalmente siamo di fronte a un maestoso, solenne, sontuoso progressive rock di stampo sinfonico, nel quale non mancano certo, tra alcune dissonanze e sperimentalismi, richiami alla miglior tradizione italiana (l’opener “Creator’s farewell” fa inevitabilmente pensare ai primi tre album del Banco), ma con un respiro di gusto tutto internazionale che vede negli Yes i maggiori numi tutelari, soprattutto nei ritornelli affidati a pastose armonie vocali e ad acute voci angeliche.

Va altresì sottolineato che, nonostante Baro sia un polistrumentista di alta caratura tecnica, lui stesso si definisce principalmente bassista, in virtù delle sue esperienze passate come collaboratore in varie band. Ciò lo porta a un tipo di scrittura nel quale il basso, mixato molto alto e capace di sorreggere in modo “roccioso” le composizioni, emerge in un ruolo di protagonista. E anche questo aspetto contribuisce non da poco a creare un fil rouge con il compianto Chris Squire.

Echi di sapore Yes li ritroviamo anche nella fulminea ma affascinante introduzione di pianoforte di “Flow of life”, brano che dopo una partenza “barocca”, verso la metà dei suoi 12 minuti complessivi si indurisce a tratti, mentre al settimo minuto c’è persino qualcosa di “emersoniano” nel Moog che spadroneggia nelle trame strumentali della traccia. Un inciso acustico affidato a una sola chitarra di gusto “spagnoleggiante” a sorreggere la voce, fa pensare sì a Howe, ma anche ai Renaissance, altra band di gusto orchestrale e barocco che ogni tanto fa capolino tra le influenze di questo disco.

Ancora chitarre acustiche, stavolta vegliate dallo sguardo sornione di un Hackett o di un Anthony Phillips, nell’introduzione di “Biz-R World”, dove però, man mano che la traccia prende forma, i tempi spezzati, l’uso massiccio di percussioni intonate e il sapiente lavoro vocale fanno pensare anche ai Gentle Giant.

Crossing Pathways Pt. A” è una breve introduzione di gusto orchestrale (meno di un minuto), che annuncia due dei momenti-chiave dell’intera trama: i 9 minuti di “Mom and D(e)ad” e la suite conclusiva, “Crossing Pathways”, appunto, articolata nelle sezioni dalla Pt. B alla Pt. H. E in questi momenti troviamo probabilmente il massimo afflato sinfonico e i più alti picchi di ispirazione dell’intera opera, tra grandissime prestazioni dei vari cantanti in gioco e ricami di arrangiamento capaci di spaziare tra Mellotron sognanti, arpeggi chitarristici acustici, riff più hard, cambi di tempo repentini e, soprattutto, come già detto, il basso a svolgere un irrinunciabile ruolo di collante e di “direttore d’orchestra”.

Concludendo: se da una parte è vero che si possono citare Yes, Gentle Giant, ELP e Renaissance come numi tutelari, d’altro canto non si pensi affatto di trovarsi di fronte a un’opera banalmente derivativa. Niente suona mai stantio, banale o scontato. La penna di Baro è affilata nella scrittura ed è sempre capace di sorprendere e coinvolgere l’ascoltatore, consegnando così alle stampe un quarto “Prog-jet” davvero godibile ed emozionante.




martedì 22 luglio 2025

PAUL ROLAND AND HIS ROCKIN’ TEENAGE COMBO: “Live at Raindogs House”. Commento di Andrea Pintelli

 

 

PAUL ROLAND

AND HIS ROCKIN’ TEENAGE COMBO

“Live at Raindogs House”

Commento di Andrea Pintelli

 

31 luglio 2025: non prendete impegni per questa data. Motivo? All’interno del meraviglioso castello di Compiano (PR) si svolgerà l’imperdibile concerto di Paul Roland and his Rockin’ Teenage Combo. Questa band ha recentemente rilasciato l’album “Live at Raindogs House”, tratto da un live set tenuto il 22 maggio nell’omonimo locale di Savona. Prodotto da Max Marchini per Unifaun, questo lavoro è (riportando le parole di Max stesso) “il primo e attesissimo album live ufficiale della lunga carriera del leggendario cantautore inglese Paul Roland, realizzato, probabilmente, con la migliore band che lui abbia mai avuto. Contiene una successione di classici indimenticabili del padrino del movimento goth e steampunk, rivisitati per un quartetto essenziale e suonati con intensa energia da giovani talenti eccezionali, devoti alla musica straordinaria e originalissima di Roland. Guidata dall'appassionata e poliedrica Annie Barbazza (basso e voce), la cui brillante carriera da solista l'ha portata ai vertici del movimento avant/prog contemporaneo (collaborazioni con Greg Lake, John Greaves, Michael Mantler, la North Sea Radio Orchestra, Markus Stockhausen, solo per citarne alcuni), Annie condivide il palco con i pirotecnici talenti di Christian Castelletti, chitarrista e cantante dal talento prodigioso, già alla guida di innovative band indie come Ku.Da e Tal Neunder, e del batterista Alex Canella, la cui precisione e potenza alimentano i Ku.Da e molti altri progetti. "Live at Raindogs" cattura una band che irrompe nelle canzoni come se fossero appena state scritte, carica di energia dal fatto di essere sul palco insieme e condividere l'emozione con il pubblico”. Diciotto tracce che descrivono l’intera carriera di mr. Paul, che tramite le sue sagge e spassionate espressioni, ci fa capire il proprio entusiasmo sia per la nuova band, che per l’album: “Quando il mio chitarrista inglese Mick Crossley mi disse che non voleva più volare per suoi motivi personali dopo che ci eravamo esibiti al Metal Magic Festival in Danimarca di qualche anno fa, pensai che sarebbe stata la fine del suonare con una band e che avrei dovuto tornare a esibirmi come duo acustico con Annie e i suoi amici. Ma miracolosamente Max ebbe l'idea geniale di formare una band permanente in Italia, con l'ulteriore vantaggio di poter provare senza di me (Annie conosce le mie canzoni meglio di me!) e viaggiare in Europa sarebbe stato molto più facile. Ma la cosa migliore, con mia grande sorpresa e gioia, è che ha scelto i tre musicisti perfetti (come se fosse destino) e siamo diventati una band – una vera band – come dimostra benissimo questo album dal vivo. Quello fatto al Raindogs House è stato solo il nostro sesto concerto insieme, ma è incredibile quanto fossimo già diventati affiatati. Il temporale di quella notte è stato incredibile – l'allagamento ha bloccato l'autostrada – ma dentro quel club eravamo al settimo cielo. Grazie a Max, Annie, Christian, Alex e al nostro tecnico del suono dell'ultimo minuto, più Alberto dell'Elfo per il mix. Forza!”


Are We Not Men? apre le esoteriche danze con poderosa e inquietante bellezza, cui fa seguito Year Of The Harlot, Year Of The Whore, granitica fino al midollo, dove troviamo un primo esempio di quella lampante coesione descritta poc’anzi da Roland. The Crimes Of Dr. Cream, ritratta la sua melodia donandole nuovi colori e, forse, significati; da innamorarsi il suono del basso di Annie, polistrumentista vera, che ancora una volta regala immensi e significativi momenti di armonia e tecnica. Spazio ora a The Puppet Master e ai suoi grandiosi intrecci vocali; Christian, successivamente, si lancia in interventi chitarristici di assoluto valore, che calzano a pennello con quello che è il senso del pezzo. Re-animator viene vestita di abiti novelli, e la carica interpretativa di Paul ce lo comunica con fervore. Certo, avere Annie come backing vocal è un lusso, e il cerchio si chiude. O si apre? Edgar Allan Poe, figura cui Roland si ispira da sempre (insieme a H.P. Lovercraft), è la traccia successiva, ed esplode con una intesa che profuma di rarità; questa versione ha una linearità d’eloquenza che pochi musicisti possono vantarsi di poter raggiungere. Burnt Orchids prova con certezza l’innata capacità di scrittura di Paul Roland; gran pezzo di per sé, quindi, qui e ora con una resa sonora di prim’ordine. The Great Edwardian Air Raid, con anima acustica e rilassata, avanza ineluttabile nel suo gradevolissimo incedere. Voodoo Doll si prende la scena con la sua andatura marziale, minacciosa il giusto; piace sottolineare il caldo e obiettivamente piacevole suono della batteria del buon Canella, qui centrale, ma che comunque pervade l’intero lavoro. Finale ad alto tasso epico con le voci che si erigono fino ad amalgamarsi in una sola, fatta di pura poesia. Si prosegue con Alice’s House, soave e aggraziata, inserita in scaletta al momento opportuno. Altro eccellente solo di Christian, che chiarisce che di frecce nel suo arco ne ha parecchie. Wyndham Hill, in sé incantevole e soffice, ma sempre con una remota sensazione di pericolo, avvicina le anime che paiono partecipare attivamente a questa esibizione dal vivo. Cairo è intensa e considerevole nel suono, con quella sua volontà di mostrarsi orientaleggiante, ma non fino in fondo; pervasa da mistero, proprio come la città, ha vicoli echeggianti di antichi riti. Aleister Crowley, occultista di enorme fama e personaggio assolutamente fuori da ogni schema, viene descritto e celebrato da questo pezzo tirato e penetrante, sì con personalità da vendere, ma pure con fascino suggestivo. Deathy Or Glory, dall’andamento vivace ma non eccessivo, è il palcoscenico perfetto per la chitarra di Castelletti, qui davvero efficace. The Hanging Judge, traccia high tempo, avente un giro di basso che martella inside, vince la gara del pezzo più teso. Nosferatu, ossia il principe delle tenebre, rallenta il ritmo generale, facendosi introspettiva per spiegare adeguatamente il profilo di cotanto personaggio. Da brividi, comunque la si voglia ascoltare. L’amalgama vocale rapisce e sfocia in sonorità di grandissimo gusto. Gabrielle svetta con la sua immediata accessibilità armonica, nonché con la voglia di far battere il tempo a tutto il pubblico. Sincera e coinvolgente.  Werewolves Of London, qui suonata come bis, essendo una delle composizioni più famose di Roland, è da “tutti sotto il palco” (oppure a raccolta, come dir si voglia) per capire anche da vicino che straordinaria band sono questi Paul Roland and his Rockin’ Teenage Combo.

Vi aspetto a Compiano, quindi. Se abitate lontano e non potrete partecipare al concerto, vi invito senza riserve a fare vostro questo splendido disco. Mi ringrazierete del consiglio.

Alla data di Compiano, seguirà quella del concerto che si terrà il 12 agosto a Nibbiano (PC).

Abbracci diffusi.

 

Tracklist:

01. Are We Not Men?

02. Year Of The Harlot, Year Of The Whore

03. The Crimes Of Dr. Cream

04. The Puppet Master

05. Re-animator

06. Edgar Allan Poe

07. Burnt Orchids

08. The Great Edwardian Air Raid

09. Voodoo Doll

10. Alice’s House

11. Wyndham Hill

12. Cairo

13. Aleister Crowley

14. Deathy Or Glory

15. The Hanging Judge

16. Nosferatu

17. Gabrielle

18. Werewolves Of London

 

Band members:

Paul Roland

lead vocals, electric and acoustic guitars

Annie Barbazza

bass guitar, vocals

Christian Castelletti

electric guitars, vocals

Alex Canella

Drums

 

Recorded live at Raindogs House, Savona on May 22, 2025

Recording Engineer: Alessandro Mazzitelli.

Mixed and Mastered by Alberto Callegari at Elfo Studio, Tavernago (PC).

All songs by Paul Roland, Radio Coop Publishing.

Musical director: Annie Barbazza.

Produced by Max Marchini.

Graphic design and layout: Max Marchini.

International Booking: info@darkcompanion.com 

Per contatti col sottoscritto: andrea.pintelli@gmail.com







lunedì 21 luglio 2025

Ricordo di Francesco Di Giacomo


 

21 luglio

Ci sarai sempre

Buon viaggio capitano!

Wazza

 

E la madre gli disse: “Non essere ingenuo, non credere a tutto quello che ti dicono; sappi che il miglio non è l’unità di misura dei canarini, che i malati di mente vanno pazzi per certe caramelle, che Pino Daniele è il nome proprio di un albero e che fa diesis non è musica ma matematica, e cioè la somma di cinques più cinques!

Abbi fiducia in te stesso! Applicati ma non inchiodarti.

E ricordati che il tempo vola. E noi no.

Ma il peggio sarebbe se noi volassimo e il tempo no. Il cielo sarebbe pieno di uomini con gli orologi fermi.” 

Alessandro Bergonzoni



mercoledì 16 luglio 2025

Franz Dondi: il viaggio continua


 






Lunedì 14 luglio ha aperto il LIFF12 con un live che è molto più di un concerto, ma un viaggio intimo tra note, cinema e memoria.


 

14 luglio 2025, terza proiezione del film muto Il Bacio di Mary Pickford... dopo Il Museo del Rock, il Salone Internazionale del Libro, al LIFF 12 (Lamezia International Film Fest) "live guitar solo" le mie composizioni, pubblicate anche sul DVD del film prodotto e distribuito dalla Cineteca della Calabria.

Marcello Capra


Chitarrista e compositore, Marcello Capra è una leggenda silenziosa della musica italiana.

Con le sue corde ha attraversato stagioni, generi e linguaggi, creando uno stile unico fatto di emozioni acustiche, vibrazioni leggere e narrazione sonora.





martedì 15 luglio 2025

Compie gli anni Joe Satriani

 


Joe Satriani, un nome che risuona con riverenza tra i chitarristi e gli appassionati di musica rock di tutto il mondo, è molto più di un semplice virtuoso. È un compositore innovativo, un insegnante influente e un artista che ha costantemente spinto i confini della chitarra strumentale rock per oltre quattro decenni. La sua carriera, caratterizzata da un'incredibile padronanza tecnica unita a un profondo senso melodico, lo ha consacrato come una delle figure più rispettabili e influenti nel panorama della musica contemporanea.

Nato a Westbury, New York, Satriani ha intrapreso il suo percorso musicale in modo non convenzionale. Inizialmente ispirato da Jimi Hendrix, ha sviluppato una tecnica impeccabile e un approccio unico alla composizione strumentale. Contrariamente a molti chitarristi che emergono come "shredder" (termini spesso associati a velocità e aggressività), Satriani ha sempre privilegiato l'espressività e la melodia, anche nei suoi passaggi più complessi.

Il suo album di debutto, Not of This Earth (1986), ha già mostrato un assaggio del suo genio, ma è con il successivo Surfing with the Alien (1987) che Satriani ha raggiunto la fama mondiale. Brani iconici come "Satch Boogie" e la title track hanno ridefinito le aspettative per la musica chitarristica strumentale, dimostrando che era possibile combinare virtuosismo tecnico con armonie accattivanti e strutture di canzoni memorabili. Questo album non solo ha venduto milioni di copie, ma ha anche ispirato un'intera generazione di chitarristi.

Nel corso della sua carriera, Satriani ha continuato a esplorare e innovare. Album come The Extremist (1992), Crystal Planet (1918) e Shapeshifting (2020) sono esempi della sua costante evoluzione stilistica, incorporando elementi di blues, jazz, e persino musica elettronica, pur mantenendo il suo inconfondibile stile. La sua capacità di creare paesaggi sonori diversi e di evocare emozioni profonde senza l'ausilio di testi è una testimonianza del suo genio compositivo.

Oltre alla sua carriera da solista, Satriani è celebre per essere stato un mentore per alcuni dei chitarristi più influenti della sua generazione. Tra i suoi allievi figurano nomi del calibro di Steve Vai, Kirk Hammett (Metallica) e Alex Skolnick (Testament). La sua dedizione all'insegnamento, unita alla sua inestimabile conoscenza della teoria musicale e della tecnica, ha plasmato il suono di intere band e ha contribuito a definire il linguaggio della chitarra rock moderna. La sua metodologia non si è concentrata solo sulla tecnica, ma anche sull'importanza dell'espressività e della scoperta della propria voce artistica.

Joe Satriani non è solo un chitarrista; è un'istituzione. La sua etica del lavoro, la sua umiltà e la sua incessante ricerca dell'eccellenza lo rendono un modello per musicisti di ogni livello. Anche dopo decenni di carriera, continua a registrare, a girare il mondo con le sue band e a partecipare a progetti di alto profilo come i G3 (un tour che riunisce tre dei più grandi chitarristi del mondo), dimostrando una passione inesauribile per la musica.

La sua influenza si estende ben oltre il regno della chitarra strumentale. Satriani ha dimostrato che la musica strumentale può essere commerciale e allo stesso tempo complessa, accessibile e stimolante. La sua capacità di comunicare senza parole, di creare narrazioni sonore e di lasciare un'impronta emotiva indelebile, è ciò che lo rende un vero maestro. Joe Satriani rimarrà per sempre un faro nel mondo della musica, una testimonianza del potere della dedizione, dell'innovazione e della pura passione per l'arte.





lunedì 14 luglio 2025

RocKalendario del secolo scorso – Luglio-Di Riccardo Storti

 


RocKalendario del secolo scorso – Luglio

Di Riccardo Storti


1955 Tutto in un giorno. Il 9 luglio per molti storici del rock è una data spartiacque. Il motivo è semplice: Rock Around The Clock di Bill Haley raggiunge il primo posto nella classifica Billboard Top 100.

Saranno in molti – tra critici e giornalisti musicali – a riconoscere questo evento come una linea di demarcazione, che separa il Rock and Roll da tutto ciò che lo ha preceduto. E sempre il 9 luglio a scalare le classifiche c’è una versione alternativa di Ain't It A Shame di Fats Domino, interpretata da Pat Boone; un altro segnale da parte di chi, fino a quel momento, aveva prediletto uno stile più accondiscendente verso chi si opponeva al R’n’R (ma anche Pat Boone, pur timidamente, si converte alla nuova moda).

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196525 luglio, Festival Folk di Newport: va in atto l’eresia. Come potrebbe reagire il pubblico di una simile kermesse alla performance di un proprio beniamino che imbraccia una chitarra elettrica? E se l’artista fosse addirittura Bob Dylan? Lo scandalo. Sale sul palco con una Fender Stratocaster sunburst accompagnato da una band elettrica con alcuni membri della Paul Butterfield Band più Al Kooper all’organo. D’altra parte la svolta elettrica di Dylan – influenzato dalla British Invasion (ma i condizionamenti furono reciproci) – era nell’aria. Tre canzoni (Maggie's Farm, Like a Rolling Stone e It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry) e poi uno stop provvisorio, per una reprise acustica (It's All Over Now, Baby Blue e Mr. Tambourine Man).

Il pubblico fischiò? Sì, ma per diversi motivi: alcuni non avevano apprezzato la sfida di Dylan, altri protestavano perché il live era risultato troppo breve. Tante le leggende metropolitane che vennero a galla: Pete Seeger – autorità del folk americano –, deciso a staccare la corrente a Dylan, se non avesse smesso al più presto, si barricò nella propria automobile, tappandosi le orecchie; Alan Lomax – organizzatore e musicologo – urlava come un ossesso: “Questo non è folk!”   

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1975 – I Renaissance entrano in studio a maggio e a luglio sfornano una delle loro opere più ambiziose: Scheherazade and Other Stories. Precisiamo subito che Rimskij-Korsakov non c’entra niente e che il titolo dell’album fa riferimento all’ampia suite della seconda facciata, Song of Scheherazade (ma, come è ovvio, la fonte resta quella da Le mille e una notte resta). 

A monte una produzione con i fiocchi, poiché per questo disco si è scomodato Dave Hitchcock (l’uomo che diresse capolavori come Foxtrot dei Genesis e In the Land of Grey and Pink dei Caravan), in più, a conferire un tocco classico, gli interventi orchestrali della London Symphony Orchestra diretta da Tony Cox. Al di là del pezzo forte incastonato nella Side B, colpiscono l’incipit pianistico concertistico dell’opener Trip of the Fair, la baldanza quasi melodrammatica di The Vultures Fly High e l’atmosfera onirica della prog ballad Ocean Gypsy.

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1985 – 13 luglio, Live Aid. E qui potrei chiudere subito perché, da queste parti, c’è chi ne sa tanto e tanto ne ha scritto (rimando necessario al recente volume di Arcana LIVE AID. Il juke-box globale compie 40 anni di Angelo De Negri e Aldo Pedron). Mi lascio andare ad un ricordo breve e sintetico: ero a Priaruggia ed io e il mio amico Emiliano (entrambi, 17 e 15 anni, già musicofili incalliti), nonostante la comune passione per il mare, rinunciammo a scendere in spiaggia per assistere all’evento in TV. 

Dopo un po’, dalla spiaggia, ci raggiunse un’altra amica, Simona, patita dei Duran Duran (non poteva perderseli). E polemiche perché il partito del rock dei due maschietti cercava di mettere in minoranza quello pop con varie critiche sull’operato on stage di Simon Le Bon e compagni. Un altro flash: il finale di Wimbledon, Paul McCartney che intona al piano Let It Be e alcune ombre sullo sfondo che avanzano. Per un po’ speri che ci siano anche Ringo e George. Non andò così, ma mi accontentai.

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1995 – Il 25 luglio arriva in Italia il primo album dei The Presidents of United States of America; il loro esordio negli USA risale a marzo, ma qui da noi se ne sente parlare tra chi scandaglia abitualmente l’underground; d’altra parte questo trio nasce a Seattle però, nonostante l’ambiente (Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden), i PUSA (questo l’acronimo) si differenziano da quei compagni di strada per un approccio diverso: brani brevi ed essenziali, testi ironici e performance demenziali. 

Anche dal punto di vista strumentale risultano atipici, visto che il cantante Chris Ballew suona il bassitar (praticamente una chitarra le cui corde del Mi grave e del La sono di un basso) e Dave Dederer il guitabass (un basso con tre corde di chitarra). Il sound risulta vicino a quello del grunge, ma con legami ad altre esperienze coeve (penso ai Red Hot Chilli Peppers), se non addirittura del passato (certi riff e moduli compositivi ricordano il garage anni Sessanta e il punk fine anni Settanta); due esempi connessi a questa sensibilità eclettica possono essere scorti in Peaches e Lump. Ricordo che i PUSA nel 1998 fecero anche una cover assai originale dell’hit Video Killed the Radio Star.  

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domenica 13 luglio 2025

LIVE AID IL JUKE-BOX GLOBALE COMPIE 40 ANNI, di Angelo De Negri e Aldo Pedron -Commento di Andrea Pintelli


LIVE AID

IL JUKE-BOX GLOBALE COMPIE 40 ANNI
di Angelo De Negri e Aldo Pedron
 

Commento di Andrea Pintelli

 

Live Aid, ossia la storica e (per forza di cose) irripetibile manifestazione musicale tenutasi il 13 luglio 1985, in contemporanea a Londra e Philadelphia, atta a raccogliere fondi per alleviare la carestia che colpì l’Etiopia nel 1984, la definirono “la Woodstock degli anni Ottanta”, per portata e per la quantità/qualità dei musicisti che aderirono. Ma, si sa, i due festival restano due mondi lontanissimi e si tratta una dichiarazione di comodo partorita da una sbrigativa Joan Baez. Resta il fatto che, oggettivamente ma con modalità differenti, entrambi fecero la storia. Concetto spiegato bene da Ezio Guaitamacchi nella sua prefazione al libro “Live Aid – il juke-box globale compie 40 anni” che, a distanza di quasi mezzo secolo, gli stimati Aldo Pedron e Angelo De Negri (il primo tra i principali giornalisti musicali italiani di sempre, il secondo tra i fondatori di MusicArtTeam e quindi MAT2020, nonché mio amatissimo collega) hanno realizzato.

Pubblicato lo scorso maggio dalla Arcana Edizioni, questo volume ha diversi pregi: contestualizzare l’evento ponendolo al centro della musica di quegli anni (MTV compresa), raccontare l’epopea degli altri grandi festival, descrivere come si arrivò al Live Aid partendo dalla visione illuminata di Bob Geldof, gli sforzi immani per organizzare una diretta radio e tv mondiale grazie al contributo di promoter capaci e potenti, la consecutio estremamente ricca e precisa delle esecuzioni (alcune incredibili, altre discutibili, per fortuna poche disastrose), portare le testimonianze e i commenti di vari addetti ai lavori (e di Geldof stesso) in un succulento proliferare di aneddoti, parlare delle pubblicazioni legate al Live Aid, dare voce agli artisti spiegandoci cosa stanno facendo nel 2025 (quelli ancora vivi…). Insomma, i due autori, a cui vanno i miei complimenti, hanno dipinto magistralmente un quadro fatto di 550 pagine che più completo non si può di quella meravigliosa giornata.


Personalmente seguii parte della diretta, e gli artisti che all’epoca mi fecero strabuzzare gli occhi e le orecchie furono i Queen (loro il miglior live act, indiscutibilmente), gli U2, i Dire Straits e i Black Sabbath. Dopo anni passati a collezionare materiale di questo avvenimento, compreso il quadruplo DVD recensito nel libro, ho aggiunto anche i Pretenders, Tom Petty & the Heartbreakers e George Thorogood & the Destroyers.

Nel 2005, vent’anni dopo, ci fu il Live 8, spalmato anch’esso su diverse città, ma non fu la stessa cosa, nemmeno lontanamente, seppure, fra i diversi spettacoli, fu portata in scena l’ultima esibizione dei Pink Floyd, per l’occasione riunitisi a Roger Waters.

Curiosità: Dave Gilmour fu il chitarrista della band di Bryan Ferry, durante il Live Aid originale.

Abbracci diffusi. 

 





Live Aid: accadeva il 13 luglio del 1985


Il 13 luglio del 1985 andava in scena il Live Aid, concerto di beneficenza che si tenne allo stadio Wembley di Londra e allo stadio John F. Kennedy di Filadelfia. L'evento fu organizzato da Bob Geldof e Midge Ure per raccogliere fondi per la lotta alla carestia in Etiopia.

Il concerto di Londra ha visto esibirsi artisti come Queen, David Bowie, U2, Paul McCartney, Elton John e Bob Dylan. Il concerto di Filadelfia ha visto esibirsi artisti come Madonna, Mick Jagger, Bruce Springsteen, Tina Turner e Phil Collins.

Live Aid è stato un successo senza precedenti. L'evento è stato trasmesso in diretta in tutto il mondo e ha raccolto oltre 150 milioni di dollari. Il concerto ha aiutato a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla carestia in Etiopia e ha contribuito a salvare milioni di vite, diventando una delle manifestazioni più importanti della storia della musica rock, dimostrando il potere della musica per unire le persone e per fare del bene.

LIVE AID FULL SHOW


Partecipanti

In ordine di apparizione, i tempi sono in British Summer Time e sono indicativi dell'inizio della performance.

Legenda: W - Stadio di Wembley (Londra), JFK - Stadio JFK (Filadelfia) 

Status Quo (W 12:00)

Style Council (W 12:20)

Boomtown Rats (W 12:44)

Adam Ant (W 13:00)

INXS (esibizione tenuta a Melbourne, 13:05)

Ultravox (W 13:20)

Loudness (esibizione registrata in Giappone, 13:35)

Spandau Ballet (W 13:45)

Bernard Watson (JFK 13:50)

Joan Baez (presentata da Jack Nicholson, JFK 14:00)

Elvis Costello (W 14:05)

The Hooters (JFK 14:10)

Opus (esibizione tenuta in Austria,14:10)

Nik Kershaw (W 14:20)

The Four Tops (JFK 14:30)

B.B. King (esibizione a L'Aia, 14:40)

Billy Ocean (JFK 14:45)

Sade (W 14:50)

Black Sabbath (JFK 14:55) -Children of the Grave,Iron Man ,Paranoid

Yu Rock Mission (esibizione tenuta a Belgrado, 15:10)

Run-DMC (JFK 15:10)

Sting (con Branford Marsalis, W 15:20) -Driven to Tears,Roxanne,Message in a Bottle,Every Breath You Take

Phil Collins

Rick Springfield (JFK 15:30)

REO Speedwagon (JFK 15:50)

Howard Jones (W 15:50)

Autograph (esibizione tenuta a Mosca,15:55)

Bryan Ferry (con David Gilmour dei Pink Floyd alla chitarra, W 16:10)

Crosby, Stills and Nash (JFK 16:15)

Udo Lindenberg (esibizione tenuta a Colonia, 16:30)

Judas Priest (JFK 16:30) -You've Got Another Thing Comin', The Green Manalishi, Living After Midnight

Paul Young (W 16:40)

Alison Moyet

Bryan Adams (JFK 17:00)

U2 (W 17:20) - Sunday Bloody Sunday,Bad (U2)

The Beach Boys (JFK 17:40) - Surfin' USA, Good Vibrations, Wouldn't it be Nice

Dire Straits (W 18:00)

George Thorogood and the Destroyers / Bo Diddley / Albert Collins (JFK 18:25)

Queen (introdotti dai comici Mel Smith e Griff Rhys Jones) (W 18:40) -Bohemian Rhapsody,Radio Ga Ga, Hammer to Fall ,Crazy Little Thing Called Love,We Will Rock You,We are the Champions

Simple Minds (JFK 19:05)

David Bowie (con Thomas Dolby alle tastiere) (W 19:20) -Modern Love,Rebel,Rebel,"Heroes"

The Pretenders (JFK 19:40)

The Who (W 20:00)

Santana (JFK 20:20)

Pat Metheny

Elton John (W 20:50) - Bennie and the Jets, I'm Still Standing, Rocket Man

Elton John (con Kiki Dee)

Wham!

Ashford and Simpson (JFK 21:00)

Teddy Pendergrass

Madonna (JFK 21:27-21:47)- Holiday,Love make World Go Around, Into the Groove

Freddie Mercury & Brian May (W 21:45)

Paul McCartney (W 21:50) -Let it Be

Band Aid (diretta da Bob Geldof) (W 21:57)

Tom Petty (JFK 22:00)

Kenny Loggins (JFK 22:30)

The Cars (JFK 22:40)

Neil Young (JFK 23:05)

Power Station (JFK 23:40)

Thompson Twins (JFK 0:20)

Thompson Twins con Madonna (JFK 0:25)

Eric Clapton (JFK 0:40) - Layla

Phil Collins (dopo aver preso un Concorde dalla GB agli Usa) (JFK 01:00)

Led Zeppelin con Phil Collins e Tony Thompson alla batteria (JFK 01:10) -Rock N'Roll (Led Zeppelin), Stairway to Heaven,Whole Lotta Love

Crosby, Stills, Nash & Young (JFK 01:40)

Duran Duran (l'ultima esibizione dei cinque membri originali, fino al 2003) (JFK 01:45)

Cliff Richard (dal vivo alla BBC) (02:10)

Patti LaBelle (JFK 02:20)

Hall & Oates (con G.E. Smith dei Saturday Night Live fame alla chitarra) / Eddie Kendricks / David Ruffin (JFK 02:50)

Mick Jagger (JFK 03:15)- Just Another Night,State of shock,Miss You

Tina Turner (JFK)

Bob Dylan, Ronnie Wood,Keith Richards(JFK 03:40) -Blowin in the Wind

USA for Africa (diretti da Lionel Richie) (JFK 3:55)-We are the World

Registrazioni / pubblicazioni Live Aid