Compie gli anni oggi, 6 marzo, David
Gilmour: cantante, compositore e - naturalmente - l’inconfondibile
chitarrista dei Pink Floyd.
Entrato nella band nel 1968, ha contribuito a definire
un’estetica sonora unica: assoli lirici, un tocco inconfondibile, la capacità
rara di far “cantare” la chitarra più della voce. Parallelamente ai Pink Floyd
ha costruito una solida carriera solista e si è distinto anche come produttore,
mantenendo sempre una cifra stilistica personale, contemplativa e luminosa.
Nel 2005 è stato nominato Comandante dell’Ordine
dell’Impero Britannico per i suoi servizi alla musica, un riconoscimento
che fotografa bene il suo peso culturale. La rivista Rolling Stone lo
colloca al 14º posto tra i migliori chitarristi di tutti i tempi: una posizione
che dice molto, ma forse non abbastanza, perché Gilmour è uno di quei musicisti
che sfuggono alle classifiche e vivono nella memoria emotiva di chi li ascolta.
"Vorrei incontrarti lungo le strade che portano in India…
(Alan Sorrenti)
Super
Sound, una delle tante riviste specializzate in musica, il 5 marzo del 1973 metteva in copertina la notizia che Claudio Rocchi aveva
contratto l'epatite virale nel corso di uno dei suoi viaggi in India.
Super sound (5 marzo 1973)
Era il periodo in cui molti giovani
si recavano in quel paese (sulla scia dei Beatles), chi in meditazione, chi
per fare "viaggi" virtuali, chi per cercare l'ispirazione.
Claudio Rocchi era un musicista geniale,
originale, controcorrente, e già negli anni '70 aveva capito l'importanza delle
immagini connesse alla musica.
Avanti culturalmente, sempre alla ricerca
di nuove fonti d'ispirazione.
Evidentemente il fatto di essersi preso
l'epatite nel marzo del 1973 era una notizia da prima pagina. O forse
come cantava lui..." La realtà non
esiste" !
Usciva il 4 marzo1968We’re Only in It for the Money, terzo
album di Frank Zappacon i Mothers of
Invention, passato alla storia anche per la parodia della copertina
di Sgt. Pepper’s… dei Beatles.
Zappa, con il suo consueto spirito provocatorio, telefonò a
Paul McCartney per chiedere il permesso di riprodurre — e ribaltare —
l’iconografia del celebre album. Paul rispose che, personalmente, non aveva
nulla in contrario, ma che la questione doveva passare dall’ufficio
manageriale. Anni dopo Zappa rivelò che fu proprio McCartney, in realtà poco
entusiasta dell’idea, a ostacolare il progetto, contribuendo al ritardo
dell’uscita.
Al di là delle censure, dei boicottaggi e delle tensioni con
l’establishment discografico, il disco è oggi considerato uno dei vertici della
psichedelia satirica: un collage sonoro corrosivo, intelligente, ancora
sorprendentemente moderno. Un ascolto che merita sempre di essere (ri)scoperto.
…di tutto un Pop
Wazza
FRANK ZAPPA & THE MOTHERS OF INVENTION - ROY
ESTRADA, IAN UNDERWOOD, DON PRESTON, FRANK ZAPPA, ART TRIPP III, JIMMY CARL
BLACK e BUNK GARDNER.
Nasceva il 4 marzo 1948Chris
Squire, bassista e cantante londinese, cofondatore e anima pulsante
degli Yes. È stato l’unico membro presente in tutti gli album in studio della
band fino alla sua scomparsa, il 27 giugno 2015: un fatto che dice molto sul
suo ruolo centrale, sulla sua visione e sulla sua instancabile dedizione.
Il suo stile - potente, melodico, immediatamente
riconoscibile -ha ridefinito il ruolo del basso nel progressive rock,
trasformandolo da semplice sostegno ritmico a voce protagonista. Oltre agli
Yes, Squire ha lasciato tracce importanti anche nei suoi lavori solisti e nelle
numerose collaborazioni, sempre con quella miscela di eleganza, precisione e
fantasia che lo ha reso unico.
Lo ricordiamo con qualche immagine e un video…
Wazza
Chris, giovanissimo... ma deciso
Gli inizi con "The Syn", con Peter Banks, anche lui futuro Yes
Copertina dedicata agli Osanna
quella di Ciao 2001 del 4 marzo 1973.
La band napoletana era in quel momento all’apice della
propria parabola creativa e della notorietà: presenza fissa nei Festival Pop
dell’epoca, una delle realtà più originali del progressive italiano, capace di
unire teatralità, radici mediterranee e una scrittura visionaria. Proprio in
quei mesi portavano in scena Palepoli, il loro lavoro più ambizioso, un
progetto che mescolava musica, performance e immaginario mitologico,
contribuendo a definire la loro identità unica nel panorama nazionale.
Una copertina che fotografa un’epoca in cui gli Osanna non
erano solo una band, ma un’esperienza.
Nel marzo del 1972 gli
Yeschiudono un tour massacrante:
sei mesi ininterrotti a portare in giro Fragile, un album che ha appena
ridefinito il loro suono e la percezione del pubblico. La pausa è breve, quasi
simbolica. Appena rientrati a Londra, prenotano gli Advision Studios: c’è un
nuovo disco da immaginare, e la band sente di essere in un momento in cui tutto
è possibile.
Le sessioni, però, non saranno una passeggiata. Le
personalità forti, l’ambizione crescente, la ricerca quasi ossessiva di un
linguaggio musicale più ampio e più “totale” rendono la gestazione del progetto
un percorso accidentato. È in quel clima, tra intuizioni geniali e tensioni
pronte a esplodere, che prenderà forma Close to the Edge, uno dei
vertici assoluti del progressive… ma quella, davvero, è un’altra storia.
Accadde in un freddo pomeriggio di Dicembre del 1971, ricordo che il
torrente che taglia in due la città era ghiacciato, accadeva spesso in quegli
anni, mi stavo recando in centro, avevo intenzione di acquistare un LP ma non
avevo un’idea precisa. Però c’era Rossocci, un piccolo ma fornitissimo negozio
di dischi, che aveva delle piccole cabine di ascolto insonorizzate, si potevano
scegliere 2 o 3 LP, poi ascoltarne qualche brano per decidere cosa acquistare.
Non sapevo che proprio quel giorno dall’azzurro del cielo era caduta sulla
terra un piccolo frammento di stella, un luminoso fuoco atomico, precipitato in
un contesto sociale complicato non ancora pronto ad accoglierlo e a
comprenderlo: Volo Magico n. 1 il
secondo album di un giovanissimo cantautore milanese: Claudio Rocchi.
Perché vi racconto questo, semplicemente perché fu a causa di una
canzone presente in quel disco, se io sono quello che sono oggi, il cui titolo
era di per sé la vetrina di un messaggio che nelle canzoni non aveva mai
trovato posto: “La realtà non esiste”.
Un messaggio subliminale che indubbiamente cambiò la mia vita, i miei
interessi, il mio modo di pensare, che mi orientò verso ciò che volevo
conoscere e che non era proprio quello che si apprendeva a scuola, lontano
dalla politica, dalle religioni bigotte, dalle differenze di classe. Un fuoco
interiore di amore, amicizia, rispetto e voglia di capire, conoscere, imparare,
che lentamente, giorno dopo giorno ha costruito, me!
La realtà non
esiste:
Quando stai mangiando una mela
tu e la mela siete parti di Dio,
quando
pensi a Dio sei una parte
di ogni parte e niente è fuori da
tutto
quando vivi
tu sei un centro di ruota
e i tuoi raggi sono raggi di vita,
puoi girare
solo intorno al tuo perno
o puoi scegliere di correre e
andare
quando
dormi tu sei come una stella
e il respiro è come fuori dal
tempo.
Quando ridi
è come il sole sull'acqua,
sai che farne della vita che hai
quando ami
tu ridoni al tuo corpo
quel che manca per riempire un
abbraccio,
quando
corri sai essere lepre e lumaca
se hai deciso di arrivare o
restare
quando
pensi stai creando qualcosa,
illusione è di chiamarla
illusione,
quando
chiedi tu hai bisogno di dare,
quando hai dato hai realizzato
l'amore.
Quando
gridi la realtà non esiste
hai deciso di essere Dio e di
creare.
Quando
chiami tutto questo reale
hai trovato tutto dentro ogni
cosa”.
(Claudio Rocchi: 8 Gennaio 1951 – 18 Giugno
2013)
PREMESSA
Il filosofo greco Epicuro sosteneva che alle parole non dovrebbe mai
essere cambiato o modificato il significato primario, quello originale, privo
di interpretazioni e adattamenti, come pure di sinonimi, in quanto ogni
espressione sinonima ha nei confronti del significato primario una similitudine
solamente astratta perché più consona a descrivere un contenuto in linea
generale simile, ma nella sostanza diverso, da quello originale. Quindi poniamo
attenzione all’uso delle parole, di quelle parole che Claudio Rocchi ha
utilizzato nella canzone per dare corpo ai suoi pensieri, cercherò di farlo
anch’io esponendo una mia personale interpretazione di questo magnifico testo
che ovviamente sarà influenzata dalle mie esperienze, dal mio bagaglio
culturale e probabilmente, se Claudio fosse ancora vivo, potrebbe dirmi “Caro
mio non hai capito nulla di quello che volevo dire”. Ciò nonostante, con un po'
di rammarico, accetterei le sue parole con gioia, perché la canzone, intesa
come causa, un effetto lo ha avuto, un effetto di cui andare fieri, mi ha fatto
pensare:
Quando stai mangiando una mela
tu e la mela siete parti di Dio,
quando
pensi a Dio sei una parte
di ogni parte e niente è fuori da
tutto
Epicuro nella “Lettera a Erodoto” e nella “Lettera
a Pitocle” getta le basi di una concezione atomista del “kòsmos” (l’ordine che regola l’universo)
basato su dieci principi, cito solo quelli legati a questa quartina: 1: “Nulla nasce dal nulla”, 2: “Nulla si risolve nel nulla”, 4: “Il tutto è composto da atomi e vuoto”,
5: “I corpi sono di due tipi: corpi sia
indivisibili che invisibili (gli atomi stessi) e i corpi divisibili (composti da atomi tramite aggregazione,
ovvero tutto ciò che è materiale)”. Ecco che tramite le parole di un filosofo
greco abbiamo l’interpretazione di questa quartina: quando ognuno di noi
(aggregato di atomi) mangia una mela incorpora un altro aggregato che, come
noi, è parte del kòsmos; se poi
pensiamo al kòsmos, come lo pensava
Epicuro, scopriamo di essere una parte di ogni parte e che tutte le parti
operano all’interno di un Tutto composto
da atomi e spazio. Claudio Rocchi lo definisce “Dio” ma attenzione, forse non
si tratta del dio che si prega nelle chiese, con questo termine probabilmente,
parafrasando Baruch Spinoza, si può intende la “natura”, o meglio l’energia, la
forza di gravità che armonizza l’universo che, se vogliamo idealizzarla in
un’immagine, possiamo ispirarci al simbolo taoista dello “Yin e
Yang” dove è immortalata l’inesauribile
ciclica danza circolare degli opposti che si tengono per mano, dove nulla è mai
completamente bianco o completamente nero.
quando vivi tu sei un centro di ruota
e i tuoi raggi sono raggi di vita,
puoi girare
solo intorno al tuo perno
o puoi scegliere di correre e
andare
Partiamo da una frase di Aristotele: “Quello che è circolare è eterno, quello che è eterno è circolare”, per
i greci le prerogative metaforiche di
Okeanos e Kronos permettevano
alla mente di dare forma a un’immagine fantasiosa del divenire del tempo, per
gli egizi era sufficiente il serpente Uroboros,nel buddismo laruota del divenire “Bhavachakra”
e nell’induismo la ruota dell’esistenza “Samsara”,
tutte queste azioni prevedono un susseguirsi infinito di piccoli e grandi cicli
autorigeneranti ai quali ogni cosa è sottoposta, dalla più piccola particella
all’immenso universo. Eraclito enunciò la teoria del “Panta rei” del “Tutto scorre”, l’eterno divenire della realtà, come sintetizzò
perfettamente Lavoisier utilizzando poche parole “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” e noi poveri
uomini ci ritroviamo, volenti o nolenti, ad essere “perni” al centro del nostro ciclo, nella nostra ruota del divenire.
Sta solo a noi, con i nostri metaforici “raggi”,
decidere come vivere il tempo che ci è concesso.“Correre” è saltare gli
insegnamenti delle esperienze, è il tutto subito, escludendo la ragione e la
conoscenza, “Andare” è procedere
assimilando, passo dopo, passo lungo il sentiero della crescita interiore, è
uscire dalla propria caverna con consapevolezza, per scelta, potremmo allora
definire questo “Andare” una “Via” personale?
Un’auto-iniziazione?
quando dormi tu sei come una stella
e il respiro è come fuori dal
tempo.
Quando ridi
è come il sole sull'acqua,
sai che farne della vita che ha
Quando dormiamo nella nostra mente prendono forma idee involontarie che
trasformiamo in immagini oniriche, i sogni. Nel periodo di tempo in cui
elaboriamo queste avventure immaginarie (nell’arco di otto ore di sonno
sogniamo, in quattro periodi staccati di fase REM, per un totale circa 90
minuti) siamo veramente fuori dal tempo, fuori dalla realtà, una irrealtà a
volte talmente veritiera e dettagliata che al risveglio abbiamo difficoltà a
capire se il ricordo dell’esperienza vissuta, sia reale o immaginario. Ciò
richiama alla mente tutti quegli ermetisti e alchimisti che dopo essersi persi
in tormentate ricerche empiriche si sono rivolti all’occultismo e allo
spiritismo per cercare di penetrare la parte extra-sensibile dell’altra metà
del mondo. Poi, se dopo una notte di sonno, al risveglio ci guardiamo intorno e
sorridiamo, siamo veramente “come il sole
sull’acqua”, pronti ad accettare quello che il nuovo giorno ci regalerà,
consci del nostro posto nel mondo, consapevoli di essere fatti della stessa
materia delle stelle, non della volatile sostanza dei sogni che recitava
Shakespeare. Chissà se quel misterioso “Tre
volte grande” quando aveva scritto “E’
vero senza menzogna, è certo e verissimo che ciò che è in basso è simile a ciò
che è in alto; e ciò che è in alto è simile a ciò che è in basso, per compiere
i miracoli della Cosa-Una. E come tutte le cose vennero dall’Uno, per
mediazione dell’Uno, così tutte le cose nacquero dalla Cosa Una…” voleva
dirci proprio questo?
quando ami tu ridoni al tuo corpo
quel che manca per riempire un
abbraccio, quando
corri sai essere lepre e lumaca
se hai deciso di arrivare o
restare
Arthur Schopenhauer nell’opera aggiuntiva “Supplementi al mondo” sostiene che quando consideriamo tutto
l’esistente e in particolare il vivente, come eguale, pratichiamo un atto di “Agàpe” universale, se ne consideriamo il
significato originale greco: “Amore”,
e per rimanere in Grecia aggiungiamo “Cosmico”
(nulla a che vedere con l’Eros,
l’amore carnale e la Philìa, l’amore
fraterno), ci troviamo al cospetto di un amore disinteressato che riceve e che
da, talmente profondo che abbraccia ogni cosa, il Tutto nell’Uno. L’autore
ricorre anche a una metafora: la lepre e la lumaca, la lepre è veloce quando è
inseguita corre forsennatamente fin che non gli scoppia il cuore, è come
l’atleta che ha come unico scopo nella vita la vittoria, ma dentro di sé è
vuoto, non ha nulla, soltanto volontà e un dischetto di metallo appeso al
collo; la lumaca è il sinonimo del restare,
del fermarsi, arriva comunque, ma
come chi percorre una “Via”, si ferma
quando e quanto è necessario per assimilare nuove esperienze, per imparare, per
crescere, per capire cosa si vuole veramente dalla vita.
quando
pensi stai creando qualcosa,
illusione è di chiamarla
illusione, quando
chiedi tu hai bisogno di dare,
quando hai dato hai realizzato
l'amore
In Occidente il termine “trascendente”
significa “ciò che è fuori dal mondo”, in
Oriente è inteso come “ciò che èal di fuori del pensiero” equindi inimmaginabile. Come diceva Schopenhauer ciò che per gli
uomini è reale è ciò che i sensi gli rendono noto, tuttavia, siamo sicuri che
la realtà che i sensi ci rappresentano sia la vera realtà? Siamo certi che gli
occhi di tutte le creature viventi che popolano questo pianeta vedano la stessa
realtà che vediamo noi? Non ne siamo per nulla certi! Però noi esseri umani simo
dotati di fantasia e quindi in grado di costruire illusioni, scrittori e
artisti figurativi lo fanno abitualmente. Ma creano qualcosa o si illudono di
crearlo? La ragione ci dice che la risposta giusta è la seconda, come è
possibile allora che tutti immaginino orchi, elfi e alieni con le stesse
fattezze? C’è qualcosa che opera ad un altro livello? Può darsi. Teniamolo
presente. Con le seconde due righe della quartina ritorniamo alle prime due di
quella precedente, dopo “l’abbraccio”:
è innegabile che per essere felici abbiamo bisogno di dare, di riempirci del
sorriso di chi ha ricevuto, è con questo scambio paritario e disinteressato,
allargato a chi ci circonda, che l’Agàpe
si realizza, che l’amore trionfa e si eleva quella particolare “compassione” che non è né eros né caritas, né cupidigia né possesso. È quell’amore totale che unisce
due esseri biologici oltre la materialità, che cementa un’unione che non si
scioglierà mai.
Quando gridi la realtà non esiste
hai deciso di essere Dio e di
creare. Quando
chiami tutto questo reale
hai trovato tutto dentro ogni
cosa
Ritorniamo nuovamente a Epicuro, per il quale la realtà prescinde da tutti quei
principi metafisici drogati dall’ossessione di dover trovare ad ogni costo una
giustificazione all’esistenza, ed è proprio per mantenere imprescindibile
questa ossessione che ci siamo trasformati in “dei” da operetta e abbiamo
deciso di creare, ovviamente con l’unico metodo che abbiamo a disposizione: con
la parola. Ma cosa siamo stati costretti a inventare, se non religioni e
teologie, storie che intendono trasformare l’inesistente in realtà e la realtà
in un qualcosa di discutibile nel quale, la manipolazione deista trova spazi
nei quali insinuarsi minando l’esistenza stessa della realtà. Sarà soltanto
quando avremo affinato le armi della ragione che ci permetteranno di dissipare
il “velo di Maya”, che potremo
relegare nel punto appropriato della realtà anche le invenzioni immaginifiche
degli uomini e unire in un unico contenitore la realtà materiale e le realtà
immaginarie. Solo così potremo dare il giusto senso a ogni cosa.
Claudio Rocchi, immeritatamente dimenticato, è stato al di là di ogni
dubbio oltre che un esempio di vita libera da gabbie e costrizioni uno dei più
grandi songwriter italiani degli anni Settanta (definirlo solamente
un artista “progressive” sarebbe
riduttivo). Il suo lungo e meraviglioso viaggio interiore iniziò probabilmente
tra il 1965 e il 1966, sulle note dei sitar suonati da George Harrison (“Low you tu”) e Brian Jones (“Paint it black”) e il dilagante
interesse dei giovani occidentali per le filosofie e le religioni orientali
(non solo i Beatles, attratti dalla meditazione trascendentale, soggiornarono
presso l’ashram di Maharishi
Mahesh Yogi a Rishikesh; si recarono in India anche altri esponenti dal
panorama musicale del periodo come Donovan e Mike Love dei Beach Boys,
scrittori come Allen Ginsberg e attrici come Mia Farrow). Fu in “Volo Magico n. 1” il suo secondo album,
che l’autore mise a nudo se stesso, il proprio pensiero, le ambizioni, la
scelta di come vivere, la società che sognava, lontano dal tritacarne
dell’industria discografica e dalle seduzioni di una politica cinica e
interessata (aveva anche abbandonato gli Stormy Six, ignari figli del loro
tempo ormai politicizzati e strumentalizzati dalla politica); un’anticipazione delle difficili scelte che seguirono, della
metamorfosi ascetico-intellettuale che lo porterà nel 1979 ad unirsi per
quindici anni agli Hare Krishna con il nuovo nome di Krishna Caitanya das. Tuttavia il
monachesimo non gli impedì di fondare e dirigere a Kathmandu la prima radio
indipendente del Nepal (The Hymalayan Broadcasting Company) e in Italia Rkc Radio Krishna Centrale, con emittenti anche in Francia e
Inghilterra.Quando si parla degli anni Settanta spesso si sente esclamare “Formidabili quegli anni!” e formidabili
lo furono davvero, ma furono anche e soprattutto gli anni degli inganni, gli
anni del tradimento della speranza di un mondo migliore. Anni di fermenti
incontenibili, mutamenti e rivoluzioni sociali e interiori, di emancipazione
femminile, di libertà sessuale, di accettazione dei diversi, con tutte le
componenti culturali, letteratura, arte, cinema, teatro e musica come motori
pulsanti del cambiamento. Ma ciò non fu sufficiente, la politica appositamente
esasperata, corrotta, asservita e interessata, per di più manovrata nei giochi
di potere di Stati Uniti e Russia a loro volta manipolati dalla finanza internazionale,
non fece altro che alimentare le ideologie più estreme causando gli anni bui
del falso terrorismo. Pochi, per lo meno intellettualmente, riuscirono a
sfuggire alle folli ubriacature dei successivi anni Ottanta, la società
ingiusta e disastrata di oggi ne è un’ancor più penosa testimonianza. Tanto di
cappello a Claudio Rocchi che cercò di sfuggire a questo abbraccio mortale.Il 18 Giugno del 2013 Claudio
Rocchi compì il grande balzo, si spense colpito da una grave malattia
degenerativa, ma il suo Atman “soffio vitale” sicuramente avrà
continuato a “arrivare o restare” per
unirsi a quel “tutto dentro ogni cosa”,
a quell’essenza dell’universo, realtà unica ed eterna.
Compie gli anni oggi, 1° marzo,
Roger Daltrey, cantante, attore, vera
legenda del rock, storica voce dei mitici “The Who”… per noi sarà sempre “Tommy”!
Happy Birthday Roger!
Wazza
Roger Daltrey pensa che la vita
campestre lo abbia salvato dagli eccessi dovuti alla fama del mondo del rock.
La rockstar ama infatti trascorrere il suo tempo in campagna e crede che questa
passione, negli anni, lo abbia aiutato a tenersi lontano dai guai.
Queste a seguire le parole usate da
Daltrey ai microfoni del podcast 'Tea With Me' per esprimere il proprio
pensiero: "È uno stile di vita, ci sono entrato nei primi anni '80
perché avevo bisogno di un equilibrio nella mia vita folle legata al mondo del
rock'n'roll”.
“Io ero quello retto della band.
Stavo con tre tossicodipendenti, io ero il ragazzo pulito perché dovevo guidare
il furgone, dovevo raccogliere i soldi e assicurarmi che tutti arrivassero ai
concerti, li dovevo tirare giù dal letto. Qualcuno quel lavoro lo doveva fare
se si voleva che il gruppo ce la facesse. L’alternativa di vita era
rappresentata da un biglietto di sola andata per la fabbrica quindi non avevo
dubbi che la band doveva farcela".
Roger Daltrey ha ammesso senza
problemi di avere avuto un approccio alla vita totalmente diverso rispetto ai
suoi compagni di band: "Nella loro testa, la vita era un grande party.
Non è stato facile perché mi sono perso molto divertimento".
Nell'ultimo anno la sua tenuta da 400
acri nelle campagne britanniche lo ha aiutato durante il periodo di forzato
lockdown: "Ho molto spazio per camminare. Il ritmo della terra non
cambia, le coltivazioni non si fermano. C'è un vecchio detto che dice di vivere
come se dovessi morire domani, ma di coltivare come se dovessi vivere per
sempre".
Compie gli anni oggi, 1°marzo, Michael Giles,batterista
della prima formazione dei King Crimson. Lasciò il gruppo dopo il primo
album, suonando come ospite nel secondo.
Musicista dotato di una grande
tecnica, ma "allergico" ai concerti. Lui e John Hiseman, (Colosseum)
sono i maggiori "untori", coloro che hanno influenzato molti
batteristi della scena prog italiana nei primi anni '70.
Uscito dai Re Cremisi, insieme
all'altro ex Ian Mc Donald, incise un bellissimo album, "Mc Donald and Giles".
Ha continuato a lavorare come session
man fino a quando gli è tornata la voglia di suonare da vivo e ha formato i 21st
Century Schizoid Band, insieme ad altri ex Crimson ed al genero Jakko
Jakszyk.