Catramina tornano con un EP che sembra riaprire una porta rimasta socchiusa negli anni Novanta
Everything Runs for Nothing, dei Catramina, raccoglie tre
declinazioni della stessa idea musicale, nate in un periodo in cui la band
valbormidese viveva più in studio che sui palchi, trasformando la scarsità di
live in un laboratorio continuo. La copertina, con quell’immagine surreale
della banana “zipperata”, restituisce bene lo spirito dell’operazione: prendere
qualcosa di familiare e aprirlo, scoprire cosa c’è dentro, giocare con le
possibilità.
La traccia che dà il titolo all’EP è il punto di partenza, il
nucleo. Da lì si diramano Electrical Game e I Can’t Stop, nate
quasi per scherzo, come variazioni spontanee durante le sessioni. È
interessante come, riascoltandole oggi, emergano intuizioni che all’epoca non
avevano ancora un nome. In Electrical Game c’è un uso dell’autotune che
non nasce come effetto, ma come incidente creativo. Nel comunicato si legge che
“smanettando sulla traccia è uscito l’effetto”, e questo dettaglio racconta
bene la natura del gruppo: curiosità, tentativi, errori che diventano stile.
Quella serendipità anticipa inconsapevolmente ciò che qualche
anno dopo sarebbe diventato un marchio sonoro globale, da Cher in poi. È un
piccolo paradosso valbormidese: una band di provincia che, senza pretese,
arriva a sfiorare un’intuizione che diventerà linguaggio comune. Oggi
l’autotune divide, ma è anche uno strumento artistico usato con intelligenza da
molte popstar, compresa Annalisa, che lo porta sul palco con grande
naturalezza.
L’EP funziona proprio per questo: non è un’operazione
nostalgica, ma la fotografia di un momento in cui si sperimentava senza
calcoli. Tre versioni della stessa idea che mostrano come un tema possa
cambiare pelle, come una banana che si apre con una zip e rivela un interno
identico e diverso allo stesso tempo.

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