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lunedì 2 giugno 2025

Ricordando Rino Gaetano, mancato il 2 giugno 1981

Il 2 giugno del 1981 ci lasciava Rino Gaetano, “genio dell’ironia”!

Per non dimenticare...

 Wazza

Il re del pop-rock umoristico italiano nasce il 29 ottobre 1950 a Crotone e nel 1960 si trasferisce con la famiglia a Roma, nel quartiere popolare di Monte Sacro.

Rino Gaetano ha dunque delle origini che una volta si definivano “umili”, proletarie, ma che lo avvicinano alla realtà delle piccole cose e a quella capacità tutta italiana di sdrammatizzare le tragedie sociali o personali. Aspirante geometra, coltiva i primi interessi artistici più per il mondo del teatro che per quello musicale, recitando la parte della Volpe in una versione di Pinocchio e componendo le prime canzoni alla chitarra con stile sarcastico, un modo di fare musica popolare, poco in linea con la tendenza seriosa e ideologica di quel periodo. 

Nei primi anni Sessanta suscita la curiosità di due discografici romani, Sergio Bardotti e Vincenzo Micocci, quest'ultimo proprietario dell'etichetta IT, una creatura della major RCA, per la quale incide nel 1973 un 45 giri con lo pseudonimo di Kammamuri's, personaggio salgariano e suo eroe letterario. Questo singolo conteneva la canzone I love you Maryanna, un brano calypso, giocato sul filo del doppio senso: Maryanna come marijuana; il lato B del disco, proponeva invece un brano dixie-charleston intitolato Jaqueline.

Il primo 33 giri di Rino Gaetano Ingresso libero, pubblicato nel 1974, viene per lo più ignorato ma nel 1975 con il singolo intitolato Ma il cielo è sempre più blu, una sorta di filastrocca sui vizi e le contraddizioni della società italiana, insomma quasi una canzone-manifesto, finalmente l'artista rompe l'indifferenza della critica.

Nel 1976 esce l'album “Mio fratello è figlio unico” – che include la famosa, divertente e sarcastica “Berta filava” – imponendo Rino Gaetano come cantautore fuori dagli schemi, “grillo parlante” per antonomasia e anarchico nelle associazioni dei testi, i quali possiedono l'insolita qualità di divertire e al contempo di far riflettere su argomenti tanto delicati quanto difficili da affrontare nelle canzonette; aveva messo la satira sociale e politica nella musica pop.

Nel 1977 esce l'album “Aida”, che contiene l'omonima canzone – appassionata e dal sapore un po' amaro, dedicata all'Italia e alla sua storia – l'anno successivo esce il 33 giri “Nuntereggae più” (1978) e, in un periodo nel quale il reggae è poco conosciuto nel nostro Paese, ottiene un vero e proprio successo con il singolo estratto intitolato “Gianna”, canzone portata al Festival di Sanremo del 1978, dove Rino si presenta come un classico artista da varietà, indossando frac e cappello a cilindro, ovviamente un esibizione rara per quel tipo di platea, abituata a distinguere tra cantanti popolari, cantautori impegnati e attori televisivi da spettacolo leggero.

Sul palco del Teatro Ariston Gianna si piazza al terzo posto, preceduta da Un'emozione da poco di Anna Oxa e da E dirsi ciao dei Matia Bazar, ma raggiunge il top nelle classifiche di vendita e ci rimane per diverse settimane.

Nel 1979 pubblica l'album intitolato “Resta vile maschio, dove vai?”, con il brano omonimo scritto da Mogol, per il periodo estivo lancia un'altra canzone estratta da questo 33 giri, la divertente ballata intitolata “Ahi Maria”; quest'ultimo LP segna per Rino il passaggio dall'etichetta IT alla multinazionale RCA. Seguono diversi tour di successo ma anche l'inizio di una crisi artistica, alla quale Rino Gaetano tenta di dare una svolta, anche attraverso la tournée con Riccardo Cocciante e i New Perigeo, dalla quale sarà tratto un Q-disc live intitolato Q-Concert, pubblicato nel 1981.

L'ultimo album inedito di Rino, “E io ci sto”, esce nel 1980 e rimane una sorta di previsione su ciò che le indagini di “mani pulite” avrebbero messo drammaticamente in luce, oltre un decennio dopo.

Nel 1978 accompagnato dai Crash

Il 2 giugno 1981, un incidente stradale – immediatamente paragonato a quello di Fred Buscaglione, altro sfortunato umorista della canzone – ci impedisce di sapere quant'altro ancora avrebbe detto questo giullare degli anni 70. Le sue canzoni, in gran parte attuali e spesso riproposte in antologie rievocative, hanno aperto la strada a molti gruppi musicali e artisti più o meno ispirati che hanno fatto e fanno umorismo usando parole e musica, anche se in anni sicuramente più facili per la satira e l'ironia.

La grandezza artistica di Rino Gaetano non consiste però solo nel tradurre comicità in musica, seguendo la tradizione del varietà, nel satireggiare personaggi e politica, come i cantastorie popolari e i canzonieri di protesta facevano da tempo, o nell'ironizzare sulle mode e i costumi dell'epoca, come anni prima aveva fatto Fred Buscaglione, ma sta anche nel fatto che lui ha seguito quella strada quando nessun altro nella musica italiana lo stava facendo, in un decennio dove le hit-parade ospitavano Mogol-Battisti, le piazze ascoltavano i cantautori impegnati e il Paese si preparava agli anni di piombo. Solo quando la sua auto si schianta contro un camion, all'alba di un giorno di primavera a Roma, perdendo la vita a soli 31 anni, pubblico e critica lo consacrano definitivamente. E da allora ancora oggi la gente non ha mai smesso di scoprire le sue canzoni.

"C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo.

Non ci riusciranno, sento che, in futuro le mie canzoni

saranno cantate dalle prossime generazioni. Che, grazie

alla comunicazione di massa capiranno che cosa voglio dire

questa sera. Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale."

 






martedì 2 giugno 2020

Ricordando Rino Gaetano


Ci lasciava il 2 giugno 1981 Rino Gaetano...
Autore di canzoni graffianti e appassionate, paladino del Sud e degli sfruttati, denuncia sociale celata dietro l'ironia, nemico giurato di tutti i politici, Rino Gaetano è uno dei songwriter di culto della scena italiana. Ha cantato un'Italia grottesca negli anni della tensione e delle P38.
Dopo la sua morte, le sue canzoni sono state riscoperte negli anni e saccheggiate senza ritegno.

Per Non dimenticare
Wazza


Morto a soli 31 anni, dopo un incidente stradale a Roma, il 2 giugno 1981: la Volvo 342 di Rino sbandò finendo contromano dall’altra parte della strada. In quel momento arrivava un camion in senso opposto: l’impatto fu violentissimo.
   
Rino era ferito gravemente al cranio e al torace e l’ambulanza provò a portarlo in ospedale, ma ben cinque ospedali romani lo rifiutarono.
Quando arrivò al Gemelli di Roma, un’ora dopo, era ormai troppo tardi.

Un testo scritto da Rino Gaetano agli inizi del 1970, La ballata di Renzo, nel 1981 rivelerà la sua tragica profezia. Infatti, come Renzo, 'protagonista' dei suoi versi, anche Rino perderà   la vita a causa la mancanza di un posto letto nei cinque ospedali cui era stato chiesto il suo ricovero d'urgenza.


LA BALLATA DI RENZO

Quel giorno Renzo uscì,
andò lungo quella strada
quando un’auto veloce lo investì.
Quell’uomo lo aiutò e Renzo allora partì
per un ospedale che lo curasse,
per guarir.
La strada molto lunga
s’andò al san Camillo
e lì non lo vollero per l’orario.
La strada tutta scura
s’andò al san Giovanni
e lì non lo accettarono per lo sciopero.
Con l’alba,
le prime luci
s’andò al Policlinico
ma lo respinsero perché mancava il vice Capo.
In alto,
c’era il sole
si disse che Renzo era morto
ma neanche al cimitero c’era posto.
Quando Renzo morì, io ero al bar
bevevo un caffè
Quando Renzo morì, io ero al bar,
al bar con gli amici
Quando Renzo morì, io ero al bar.