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venerdì 26 settembre 2025

John Strada - Basta Crederci Un Po’, di Luca Paoli



John Strada - Basta Crederci Un Po’

 (Crinale, 2025)

di Luca Paoli

Undici canzoni come specchi incrinati, dove la vita si riflette senza filtri


Release album: venerdì 7 novembre 2025


A volte ascoltare un disco è come aprire un quaderno che non ti aspetti: pieno di scarabocchi, note a margine, emozioni che ti colpiscono senza chiedere permesso. Così è stato per me con Basta crederci un po, il nuovo lavoro di John Strada

C’è sempre un confine sottile tra il bisogno di raccontare e quello di salvarsi, e qui quel confine diventa il filo invisibile che attraversa ogni brano: tra la vita quotidiana, le illusioni, la rabbia e le piccole speranze che ci portiamo dentro.

Il disco respira tra l’Emilia e l’America, tra la canzone d’autore italiana e le radici rock’n’roll che da sempre accompagnano Strada. Ma c’è qualcosa in più questa volta: come racconta lo stesso Strada, c’è stata una svolta nel suo modo di scrivere, guidata da nuove ispirazioni, letture e ascolti. Ha scritto, distrutto, rivisitato, e solo quando si è reso conto di avere del buon materiale ha deciso di affidarsi a Don Antonio Gramentieri, un vecchio amico e produttore artistico, per trasformare quelle canzoni in un percorso coerente. Ascoltarlo è come entrare in quel percorso: tra familiarità e sorpresa, ogni canzone diventa un piccolo diario che non smette di parlare.

Attorno alla voce e alle chitarre di Strada si muovono la batteria di Diego Sapignoli, le tastiere di Nicola Peruch, le percussioni di Denis Valentini e i cori di Daniela Peroni e Laura Zoli. Un suono curato, essenziale, registrato a La Casina di Modigliana e rifinito da Ivano Giovedì al Waveroof di Castel Bolognese.

Ogni tappa della carriera di Strada sembra un tassello di un mosaico più grande. Dal progetto multidisciplinare di Dalla periferia dell’anima (2008), dove musica, racconti di Gianluca Morozzi e fotografie dipinte da Andrea Samaritani si intrecciavano in un’unica esperienza, fino al dvd live del 2010, che catturava l’energia dei concerti. Poi Live in Rock’a (2012), con la sua forza immediata, e Sangue e polvere, che ha raccontato il dolore e la resilienza dopo il terremoto emiliano. Non si può dimenticare il riconoscimento europeo per Meticcio (2014), l’apertura internazionale di Mongrel (2016), fino alla delicatezza acustica di Fra Rovi & Rose (2020). Ogni disco ha lasciato un segno diverso. Come se Strada stesse scrivendo un unico diario: corde di chitarra, parole, inchiostro. Ogni capitolo racconta un pezzo della sua vita e del nostro tempo.

I brani scorrono come pagine di un diario imperfetto, pieno di spigoli e annotazioni a margine. Basta crederci un po’ mi ha colpito subito. Un elettro-blues ipnotico che mette a nudo la finzione dei social: vite curate a tavolino, sorrisi costruiti. Ascoltandolo, ho pensato alle persone che conosciamo ogni giorno e a quanto ci raccontiamo versioni di noi stessi che non esistono davvero.

Ballando in città è un respiro leggero nel disco. Ti fa scivolare in un mondo sospeso, dove tutto sembra possibile e nessuno riesce davvero a rovinare i sogni. Mi ha fatto sorridere, e per un attimo ho dimenticato la gravità dei temi del disco.

Parlavo da solo è quasi un monologo interiore. Entrare in quella testa significa seguire dubbi, rimpianti, scoperte improvvise. Non è facile da seguire, ma ogni ascolto rivela piccole verità, frammenti che cercano una conclusione sempre in sospeso.

Non ti dirò ti amo parte ruvida, quasi a voler respingere, e poi sboccia in un ritornello fresco e luminoso. Non è mai sdolcinata. Parla di un amore imperfetto, fatto di gesti e dettagli, fragilità e onestà. L’ho percepita come una carezza inattesa, tra parole e silenzi.

Manca il respiro ti prende allo stomaco. È un pugno lento e inesorabile. Strada racconta la frustrazione di non essere diventati ciò che sognavamo da ragazzi, senza indulgere nel vittimismo. Rabbia e tenerezza si mescolano: la consapevolezza dei propri limiti diventa un sentimento vero, tangibile.

Girasoli è un brano silenzioso e pesante, che prende le mosse dalla storia di Federico Aldrovandi, il diciottenne ferrarese morto nel 2005 durante un controllo di polizia. John Strada sceglie di raccontarla con delicatezza e rigore, senza indulgere ma senza nemmeno trasformarla in slogan: la voce resta ferma, il dolore non viene attenuato, e la musica diventa un’ombra discreta che accompagna l’ascoltatore, costringendolo a riflettere sulla violenza, sulla paura e sull’ingiustizia che possono ancora attraversare le nostre vite.

La scuola è finita esplode in energia e leggerezza. I cori di ragazzi e ragazze portano il brio della gioventù, la voglia di libertà, di non piegarsi al mondo degli adulti. Ti fa battere il cuore e ricordare l’euforia di quei momenti in cui tutto sembrava possibile.

Amore social racconta delusione e attesa che non viene ricambiata. Lui aspetta, lei non arriva. Nella voce di Strada c’è tutta la fragilità e la speranza di chi si affida a un legame costruito a distanza. Ti fa sentire amore e vuoto nello stesso istante.

La vita va restituisce una sensazione di sospensione. Giorni uguali, promesse non mantenute, routine che non lascia scampo. È il racconto di un disadattato che osserva il mondo dalla sua finestra, senza illusioni, e ti porta con sé nel suo piccolo universo.

Giocattoli rotti è la ballata più dolorosa del disco. Rimpianti, ricordi, tentativi di aggiustare ciò che ormai è spezzato. Ogni ascolto lascia un peso, un’amarezza sottile, che si mescola alla bellezza della melodia.

Infine, “La tygre e l’agnello” chiude l’album con un colpo secco. Il ritmo incalzante e la voce parlata disegnano immagini forti. Il titolo richiama le poesie di William Blake (The Tyger e The Lamb), che interrogavano la doppia natura dell’essere umano, tra ferocia e innocenza. Qui quell’immaginario viene spostato nel presente: un racconto crudo sul femminicidio, senza risposte rassicuranti, solo un’inquietudine che resta addosso.

Basta crederci un po’ è un disco che guarda la realtà senza filtri, senza paura di alternare leggerezza e dolore. John Strada ci accompagna in un mondo che conosciamo bene: fragilità e illusioni, ma anche resistenza e speranza. Basta davvero crederci un po’? Forse sì. Almeno nella musica che non smette di raccontarci chi siamo.

E in quel racconto c’è qualcosa che va oltre le parole e le note: c’è lo spazio per fermarsi un attimo, per riflettere sulle nostre giornate, sui gesti imperfetti, sulle emozioni che cerchiamo di nascondere. Ascoltando questo album, ti accorgi che credere non è solo un atto di fiducia o ottimismo: è un modo di restare presenti, di continuare a osservare, amare e sorprendersi. In ogni canzone c’è la pazienza della vita che scorre, e la forza gentile di chi, come Strada, sceglie di raccontarla senza filtri, con sincerità, senza mai scadere nel semplice buonismo. Alla fine, Basta crederci un po’ ti lascia con la sensazione di aver percorso insieme un piccolo viaggio intimo, fatto di luci e ombre, di dolore e di dolcezza, un viaggio in cui riconosci te stesso ad ogni passo.


giovedì 27 febbraio 2025

Ifsounds – "Live In Teatro", di Luca Paoli

 


Ifsounds – Live In Teatro (Autoprodotto, 2025)

Di Luca Paoli

 


Gli Ifsounds sono una band italiana di rock progressivo nata negli anni '90 in Molise. Fondata da Dario Lastella (chitarra) e Claudio Lapenna (tastiere e voce), la band ha iniziato eseguendo cover di grandi artisti rock per poi sviluppare un proprio stile. Dopo il primo periodo sotto il nome "If", nel 2009 hanno adottato il nome attuale. Tra i loro album più importanti ci sono Morpho Nestira (2008), Apeirophobia (2010), Red Apple (2012), Reset (2015) e MMXX (2023), un disco che racconta attraverso la musica le difficoltà del 2020.

Il loro primo album dal vivo, Live in Teatro, è stato registrato il 14 dicembre 2024 al Teatro "Antonio Di Iorio" di Atessa e pubblicato a febbraio 2025, senza ritocchi in studio. Questa scelta rende il disco una fotografia sincera del loro concerto, con pregi e imperfezioni che esaltano l’energia dell’esibizione. La scaletta comprende l’esecuzione del loro ultimo album in studio, MMXX e brani storici, tratti dagli altri album prodotti, alternando sonorità rock, jazz ed elettronica.

La band, composta da Ilaria Carlucci e Pierluca "Runal" De Liberato alle voci, Lino Mesina alla batteria, Italo Miscione al basso, Dario Lastella alla chitarra e Lino Giugliano alle tastiere, dimostra grande affiatamento. La scelta di eseguire interamente l’album MMXX dal vivo evidenzia la volontà di dare risalto a questo ottimo lavoro recente ma non mancano altri brani presi dal loro repertorio, compreso gli If.

Il concerto inizia con “MMXX”, una suite di oltre 23 minuti ricca di suggestioni … viaggio emozionante attraverso il loro mondo musicale e si chiude con “MMXXII”, un brano di quasi nove minuti. Nel mezzo, trovano spazio pezzi come “The Collector”, “Red Apple” e “Stendhal Syndrome”, che mostrano le diverse sfaccettature della loro musica, spaziando da momenti più melodici ad altri più aggressivi.

Un altro aspetto interessante di Live in Teatro è il booklet, che include testi in italiano e inglese e foto del concerto, un dettaglio non comune negli album dal vivo. Tuttavia, chi non conosce bene la band potrebbe trovare difficile seguire il continuo alternarsi di stili e atmosfere, mentre i fan di lunga data apprezzeranno questa varietà.

Live in Teatro è più di un semplice live album: è un ritratto autentico della band, che unisce passato e presente senza perdere la propria identità.

Per chi non conosce ancora gli Ifsounds, il consiglio è di ascoltare questo disco, che mostra tutte le anime della band che su di un palco ci sa stare molto bene e poi di andare ad acquistare i loro meravigliosi album in studio. Tutti gli amanti del prog non possono farsi sfuggire l’ascolto di questo disco che, al momento, è disponibile in formato digitale in tutte le più importanti piattaforme di streaming.







lunedì 2 dicembre 2024

Blacksmith Tales - "Pathway to Hamlet’s Mill", di Luca Paoli

 


 

Blacksmith Tales - Pathway to Hamlet’s Mill

8 brani, 45.46 min.

Aereostella | Immaginifica | Self (distr. fisica), Pirames (distr. digitale) 

Di Luca Paoli


A tre anni dall’ottimo esordio progressive sinfonico “The Dark Presence”, i Blacksmith Tales pubblicano “Pathway to Hamlet’s Mill” tramite Aereostella | Immaginifica, album pensato e composto dal pianista e leader del gruppo David Del Fabro.

Le radici della band risalgono agli anni ’90, quando Del Fabbro scrive quasi tutte le basi del concept per quello che sarà l’esordio “The Dark Presence”, ispirato dalle sue numerose letture del periodo, ma che vedrà la luce solo nel 2021 dopo anni di esperienza in cover band dei Rush, Genesis, Pink Floyd, Kansas, Gentle Giant.

La band oggi vede, oltre a David Del Fabbro al pianoforte ed al controcanto, Stefano Sbrignadello alla voce solista e controcanto, Beatrice Demori alla voce solista e controcanto, Marco Falanga alle chitarre, Simone Morettin alla batteria, Luca Zanon al pianoforte, al moog.

L'album trae ispirazione dal libro Hamlet's Mill di Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend, un'opera che indaga il mito come mezzo per tramandare la conoscenza degli antichi e comprendere la struttura del tempo. In un certo modo, la narrazione si evolve e il percorso avviato con The Dark Presence trova una naturale prosecuzione in Pathway to Hamlet's Mill.

La musica di Pathway to Hamlet’s Mill mantiene un'impronta ricercata, con composizioni e arrangiamenti curati magistralmente da David Del Fabro, un artista che dimostra una profonda padronanza della propria arte e le liriche si incastonano perfettamente nel tessuto musicale, ottimamente interpretate dalle voci di Sbrignadello e della Demori.

Tra le novità del disco spicca il brano “C’è casa a trenta miglia”, una ballata in italiano in cui l’autore rievoca con nostalgia l’infanzia ormai lontana, intrecciandola a immagini di un futuro ancora da immaginare … brano che non mi stanco mai d’ascoltare e che dimostra tutta la qualità compositiva ed esecutiva della band.

Il lavoro richiama fortemente il prog degli anni '70, ma lo reinterpreta con una visione moderna che lo proietta nel presente, dimostrando come questo genere possa ancora evolversi e raccontare nuove storie, senza restare intrappolato nelle ombre di ciò che è stato creato oltre cinquant’anni fa.

A conferma di quanto detto, è sufficiente immergersi nell'ascolto della traccia di apertura, "Hamlet’s Mill Overture", per essere catapultati in un vortice di tastiere e chitarre. Il brano, fedele alla migliore tradizione prog, si trasforma continuamente nel suo sviluppo, mettendo in luce anche una sezione ritmica capace di alternare colpi decisi a tocchi più delicati … un plauso alla voce di Stefano Sbrignadello che ottimamente si inserisce nelle trame musicali marchiando a fuoco il brano.

Non posso non citare “The Flame Within”, altro esempio di prog moderno con potenti riff di chitarra che si alternano a momenti estremamente coinvolgenti con la stupenda voce della Demori a condurre le danze … signori questo è prog degli anni 2000!

Ancora chitarre, tastiere e sezione ritmica a mostrare i muscoli in “Descend Of God” dove si apprezzano anche le armonie vocali ed i continui stacchi di organo e chitarra.

Ma il brano che mi ha toccato più nel profondo è “Dance Of The Stars” dove il folk anglosassone incrocia il prog … melodia meravigliosa, arrangiamenti che ci trasportano nelle terre del nord … la voce femminile poi è una carezza al cuore.

Signori questo è il prog che avanza e non indietreggia come purtroppo a volte mi è capitato di ascoltare.

L’ingrediente, oltre la bravura dei singoli elementi è che hanno osato, si sono messi in gioco ed hanno prodotto un disco che trasuda passione, amore e grande qualità tecnica.

Non esitate ad entrare nel mondo di Pathway to Hamlet’s Mill, perché sono certo che, una volta varcata la soglia, non vorrete più uscirne.


venerdì 15 novembre 2024

Carmine Capasso – "Live Concert", di Luca Paoli

 


Carmine Capasso – Live Concert (Ma.Ra.Cash. Records, 2024)

Di Luca Paoli


Ci sono due categorie di musicisti bravi - quelli che ti spiattellano in faccia la loro bravura senza lasciare emozioni - e quelli invece che la loro bravura la mettono al servizio delle loro canzoni, della loro musica e sanno trasmettere emozioni perché suonano col cuore e sanno trasmettere il loro amore per la musica a chi gli ascolta.

Il cantautore e chitarrista e produttore Carmine Capasso fa parte sicuramente della seconda categoria perché oltre alla chitarra, la voce ci mette sentimento, è modesto, non vuole insegnare nulla a nessuno (cosa che potrebbe fare benissimo visto la sua preparazione e perizia sullo strumento e sulla composizione) e non si mette su nessun piedistallo, fa la sua musica e la fa molto bene.

Devo essere sincero, mi piacciono le persone brave e umili, dote che tra i giovani si fatica a trovare - poi Capasso è anche un gran conoscitore di musica di qualità, ottimo ascoltatore che si nutre di grande musica sia del passato che recente.

Capasso è noto per le sue collaborazioni con prestigiosi artisti italiani e internazionali ed è un session man molto richiesto, avendo suonato per gruppi e artisti come The Samurai of Prog, The Trip (nei lavori “Caronte 50 Years Later” e “Now The Time Has Come”), Sasha Torrisi (Timoria), Delta Moon, Sherrita Duran (corista di Gianni Morandi e Irama), Antonio Onorato, Arturo Stalteri (Pierrot Lunaire e tastierista di Rino Gaetano), Grazia Di Michele, Antonello Venditti, Le Orme, Nico Di Palo (New Trolls), Inter Prospekt, Ton Scherpenzeel (Camel, Kayak) e molti altri. Come cantautore, le sue canzoni trovano spazio in rotazione su numerosi canali radiofonici e televisivi, tra cui Mediaset e MTV.

Ha inoltre, una carriera solista come cantautore di impronta rock – è del 2022 il suo primo album solista “Assenza Di Gravità”, molto apprezzato dalla critica e dal pubblico – un lavoro in bilico tra pop rock d’autore e progressive.

Ora è sul mercato con un nuovo lavoro “Live Concert”, registrato con la sua band durante i concerti del 2023 e 2024 ed uscito in digitale per l’etichetta Ma.Ra.Cash.

Sul palco, insieme a Carmine Capasso alla voce e chitarra, ci sono Giuseppe Sarno al piano, Hammond e Moog, Piero Chiefa al basso e Jacopo Casadio alla batteria e ai cori – una band affiatata e composta da musicisti di grande talento, capaci di spaziare tra generi diversi con risultati sempre di altissimo livello.

Nel disco, oltre alle sue composizioni, Capasso rivisita una serie di brani storici, imprimendo loro tutta la sua personalità e abilità, lasciando un segno inconfondibile.

Tra i brani che ho apprezzato maggiormente c’è senz’altro lo strumentale “Sogno Pt.1” (Tratto dal suo album in studio “Assenza Di Gravità”) dal carattere spiccatamente prog, in cui la melodia è protagonista assoluta, con pianoforte e chitarra in primo piano a guidare l’ascoltatore in un viaggio intenso ed avvolgente.

L’abilità di Capasso di passare da un genere all’altro lo si evidenzia già dal secondo brano “Assenza Di Gravità” (title track del suo disco in studio) - pop rock a presa rapida, senza inutili fronzoli che si memorizza bene e poi non ti molla più - in un mondo passato questo brano avrebbe reso ricco Capasso ma purtroppo…

La guerra è protagonista nella stupenda ballad “Neve Nera” (sempre dal suo album in studio) che vede la bella voce del leader supportata dall’ottimo Giuseppe Sarno al pianoforte, da una sezione ritmica che sa accarezzare ma anche picchiare e dal lirico assolo di chitarra - brano stupendo che non si vorrebbe mai finisse.

Dall’album “Now The Time Has Come” arriva la bella versione del suo brano “Enigma” qui con Tony Alemanno (ex bassista deiTrip) come ospite speciale.

Tra le cover ho apprezzato molto la versione che fanno di “Caronte”, brano storico dei Trip presente sul secondo omonimo album del 1971 - grande versione con un ottimo Sarno nelle vesti di Joe Vescovi.

Impressioni Di Settembre” della PFM qui introdotta da uno splendido pianoforte - la voce di Capasso vola alta così come la sua chitarra che si lascia andare in uno stupendo assolo nel finale - sentire per credere.

Non posso non citare la grande versione di “Firth of Fifth” dei Genesis qui nell’estratto della parte del solo di chitarra che vede tutta la band (compresa la sezione ritmica che fa letteralmente impazzire) al top e la chitarra di Capasso che vola alto come mai e si concede una coda inedita che da ulteriormente senso a questa rilettura.

Che dire ragazzi, questo è un grande live che è un piacere ascoltare e riascoltare perché qui di emozioni ce ne sono da vendere.

Buon ascolto.



mercoledì 28 giugno 2023

David Madnight & Luca Spadaccini – "War Machine", di Luca Paoli


 

David Madnight & Luca Spadaccini – War Machine

Di Luca Paoli

 

Uscito il 26 maggio scorso per Music Force, War Machine è un progetto del rapper David Madnight ed il campione di mediomassimi italiano Luca Spadaccini.

L’obbiettivo è quello di far incontrare la musica con lo sport da combattimento ed il motto è: “mai arrendersi davanti alle difficoltà”.

La produzione musicale è affidata al producer tedesco Lost in Scores e la particolarità sta anche nel fatto che chi acquisterà il cd riceverà in omaggio i brani in formato digitale e in formato 3D DOLBY ATMOS.

Ma vediamo di approfondire la conoscenza dei due protagonisti.

David Madnight è un rapper abruzzese, con una carriera che ha preso avvio nel 2010. È stato uno dei primi artisti hip hop italiani a indossare una maschera nella scena underground, contribuendo a creare un'immagine distintiva per sé stesso.

Fin dai primi anni 2000 David è stato attivo nella scena hip hop abruzzese come membro del gruppo MissiDominici. Insieme al gruppo, ha pubblicato diversi album di rilievo, tra cui "Santa Sede vol2" nel 2008, che ha contribuito a consolidare la loro reputazione nell'ambito della musica rap.

Dal 2011 David si è avvicinato alla scena rock e metal e ha fondato il gruppo crossover Arkan Asylum. Con la band, nel 2014, ha pubblicato il singolo "Luce", che ha visto la straordinaria partecipazione della rapper Miss Simpatia, conosciuta per la sua hit "Ciao Fibra", che ha ottenuto grande successo.

Come artista solista, nel 2020 David ha realizzato un progetto discografico di beneficenza intitolato "My Diamond", in collaborazione con la cantante Paola Edmea Isaja, per sostenere la ricerca contro il cancro. Questo progetto ha dimostrato la sua volontà di utilizzare la sua musica per scopi nobili e di contribuire alla società in modi significativi.

Dal 2023, David si è unito a Serena Rinaldi e alla Dive&Star Production per realizzare il singolo "Favole Trash 2023". Questa collaborazione rappresenta un nuovo capitolo nella sua carriera musicale, offrendo ulteriori opportunità per esprimere la sua creatività e coinvolgere il pubblico con la sua musica.

Con la sua maschera distintiva e il suo approccio musicale eclettico, David Madnight ha guadagnato un posto di rilievo nella scena musicale italiana. La sua evoluzione artistica e la sua dedizione a progetti significativi dimostrano la sua versatilità e la sua passione per la musica.

Luca Spadaccini è un pugile professionista originario di Roccamontepiano (CH), in Abruzzo. Appartenente alla categoria dei mediomassimi, ha debuttato nel mondo della boxe professionistica nell'aprile del 2018.

Sin dalle prime fasi della sua carriera, Luca ha affrontato incontri di rilievo che gli hanno permesso di accumulare esperienza e mettere in mostra il suo talento. Nel 2020 ha ottenuto una vittoria significativa vincendo il Trofeo delle Cinture WBC. La finale dei mediomassimi si è svolta a Catania, dove Luca ha sfidato Claudio Kraiem, un atleta locale. Dopo otto riprese, Luca Spadaccini è emerso vittorioso, dimostrando la sua abilità sul ring.

Prima della finale, Luca era rimasto imbattuto in otto incontri, avendo sconfitto il pugile moldavo Pavel Zgurean nella semifinale del Trofeo delle Cinture. Questo successo ha ulteriormente consolidato la sua reputazione nel mondo della boxe.

Il 14 maggio 2022, Luca ha preso parte a uno dei match di pugilato che hanno aperto una grande serata di sport da combattimento a Pescara. Durante l'evento, ha infranto l'imbattibilità del pugile toscano Federico Gassani, sconfiggendolo per KO tecnico al primo round. Questa vittoria ha dimostrato la forza e la determinazione di Luca Spadaccini sul ring, consolidando ulteriormente la sua posizione come pugile di talento.


 

Bene … ma il disco mi direte voi … come si compone?


Il lavoro presenta nove tracce dello stesso brano presentato in diversi stili ed umori e si denota subito l’ottima produzione con i suoni molto curati e con le liriche di Spadaccini a supportare quelle di David Madnight.

Si parte con una “Intro” che ci ricorda di non arrenderci mai per passare poi a “War Machine”, che intitola il lavoro e presentata in sei versioni diverse che vede Madnight declamare i suoi versi con soluzioni musicali che includono chitarre decisamente dure, oppure nella “international Version” la presenza alla voce di Morna, oppure la versione “Metalcore” per poi chiudere con due brani come “Flight Clubbing”, mid tempo con tastiere e chitarra duretta a dettare il riff.

E siccome il lavoro si apre col “Intro” non poteva che chiudersi col “Outro”, 38 secondi di battaglia alla morte. L’ultimo scontro sarà durissimo ma lei sa che gli darò battaglia.

In conclusione, posso afferma che si tratta di un disco piacevole e per nulla scontato nei testi e che sicuramente piacerà anche a chi abitualmente non segue il rap.

Brani

1.Intro

2.War machine

3.War machine international version Feat. Morna

4.War machine radio edit

5.War machine radio edit instrumental

6.War machine the original remix

7.War machine metalcore version

8.Fight clubbing

9.Outro

 

CREDITS

Artista: David Madnight & Luca Spadaccini

Titolo: “War Machine”

Autori/Compositori: Davide Capuzzi / Luca Spadaccini

Editore: Music Force

Etichetta: Music Force




sabato 29 aprile 2023

Mobili Trignani – "PopArticolare", di Luca Paoli


Mobili Trignani – PopArticolare (Music Force, 2023)

Music Force

Di Luca Paoli


In questo periodo denso di eventi negativi … la guerra sotto casa, la pandemia, e l’incertezza sul futuro un po’ di leggerezza ci sta bene … canzoni pop ma di qualità ci fanno passare il tempo senza pensare a cosa sarà il futuro del nostro pianeta, concedendoci una tregua da tutto ciò che accade.

Tutto questo per introdurre il nuovo disco dei Mobili Trignani dal titolo che non lascia dubbi “PopArticolari”.

La band è formata da due amici di vecchia data, ovvero Nicola Modesti (batteria, voce e cori, basso, synth e chitarra) e Fabrizio Trignani (chitarre, voce e basso) nati e cresciuti ad Arsita (Te).

Ma facciamo un pò di storia.


Frequentano insieme la "casetta": luogo di ritrovo nel quale i giovani del paese trascorrono gran parte del tempo libero immersi nei giochi da tavola, guardando film, organizzando feste ispirati dai racconti dei loro genitori ('al tempo dei lenti ballati in soggiorno sotto l'occhio vigile degli adulti). In questo clima nasce la voglia di imparare a suonare uno strumento e così ha inizio tutto.

In principio furono le cover dei Red Hot Chili Peppers e la musica era uno svago.

Fabrizio inizia la carriera solista nel 2012.

Tramonti onirici, album di figuracce, bottiglie di vino ed incidenti di percorso, in chiave pop scanzonato, indipendente, minimale, spontaneo. Ispirato da catastrofi, non riesce comunque a scrivere canzoni tristi.

La sua indole pop deriva, probabilmente, dall'affetto che nutriva verso l'intero genere umano quando era ancora protetto dalle mura domestiche della sua “casetta”.

Nel 2016, insieme agli amici di una vita Edoardo e Nicola, forma i Mobili Trignani e con questo nuovo progetto, a bordo di una Multipla, nell'estate 2017 inaugurano il loro primo tour nazionale "In Consegna" dove portano in giro per l'Italia il primo album di Fabrizio "Diario di un Menestrello", mentre nell'estate 2018 replicano l'esperienza in duo (col bassista, ukulelista e "valigista" Nicola!), duplicando il numero di date e le preoccupazioni delle famiglie con il tour "Aperto anche la Domenica".

Nei primi mesi del 2019 lanciano una campagna di Crowdfunding per finanziare e realizzare il primo album di inediti a nome "Mobili Trignani" con l'etichetta indipendente Casetta Records, ed annunciano il terzo tour, "Isole in Saldo, Mobili in Tour", con un assetto musicale e stilistico tutto nuovo.

Nel folle 2020 si prodigano in remoto, a distanza (Trieste, Teramo, Arsita) nella produzione di video, contenuti social, concerti in streaming, progettano e realizzano un tour in Sardegna e in Abruzzo, oltre ad altri concerti con cantautori della scena indipendente italiana.

Il 2021 si apre con un nuovo singolo (inviato come biglietto di auguri di Natale), e la collaborazione con il Consorzio Musicale Abruzzese per la produzione di un singolo e un video musicale.

Esce nel 2022 il singolo Lei, in anticipazione del disco e del tour "PoParticolare" prodotto da Paul Braneagade”.


Ma veniamo al disco che, lo dico subito, è estremamente piacevole e scorre liscio come l’olio, lasciando quell’alone di positiva leggerezza che non guasta e affronta, in dimensione indie pop con pennellate di folk, i temi cari ai ragazzi di oggi e non solo.

Come scrivevo sopra i brani, mai banali, sia come testi che come musica, passano con scorrevolezza, e chi vi scrive ha apprezzato particolarmente “Lei” - canzone che mette in mostra oltretutto un gran lavoro al basso -, la seguente “Uateliliveche, in certi punti ricorda un certo De Andrè, la più movimentata “Giri A Vuoto” e la bella “Il Mio Talento”, anche questa forse frutto degli ascolti fatti dai ragazzi del cantautore genovese.


I testi e le musiche sono di Fabrizio Trignani eccetto per “Giri A Vuoto” di Nicola Modesti

Molto bravi sia a livello di testi che musicalmente, hanno confezionato un disco che sicuramente farà parlare di loro e che consiglio a tutti quanti di ascoltare.

 

Tracklist (cliccare sul titolo per ascoltare)

01. Sotto le stelle

02. Salasso

03. Babbo Natale

04. Lei

05. Uatelilive

06. Labora

07. Climax

08. Giri a vuoto

09. Lazzaro de Tormes

10. Il mio talento






giovedì 2 febbraio 2023

Fabio Caucino – "Exit Piano B", di Luca Paoli


Fabio Caucino – Exit Piano B

Di Luca Paoli


Ammetto di non essere un fine conoscitore del cantautorato nostrano e di tutto quel che gli gira intorno ma, dopo essere stato sollecitato da un amico, ho ascoltato Exit, Piano B del cantautore e musicista Fabio Caucino.

Ebbene, ringrazio, perché è proprio un gran bel lavoro, dove i testi intensi e di attualità ci raccontano di una via d’uscita che solo un piano B ci può offrire.

Sul piano musicale Caucino, che suona tutti gli strumenti, ci offre nove tracce dove il termine “contaminazione” è la parola d’ordine.

Elettronica e rock ridisegnano la musica d’autore e la traghettano nell’odierno con suoni, arrangiamenti, e lo dico ancora, temi trattati di qualità.

Da quanto leggo sul comunicato stampa si tratta di canzoni, alcune delle quali, già pubblicate e che vedono la collaborazione di Erri De Luca - che ha imprestato alcuni versi in “La stessa storia” - e di Stefano Benni che ha concesso un suo testo a Caucino per la bellissima traccia conclusiva “Anima”.

Scritto, prodotto ed arrangiato dallo stesso Fabio Caucino, che si avvale, per alcuni brani, della collaborazione di Renato Ferrucci e che suona tutti gli strumenti.

Tutte le tracce sono di alto livello, come per l’opener “La Stessa Storia”, sorretta da un gran ritmo e da una chitarra che lancia assoli di prim’ordine.

Ritmo ed elettronica incorniciano la voce di Caucino in “L’Amore Addomestica”, altro brano che ho gradito particolarmente.

Da incorniciare “Verrà Il Giorno”, dove i tempi rallentano un pò ed il racconto narrato viaggia su di un tappeto musicale di grande intensità, complice sempre la chitarra che svolazza in ogni dove a spargere lirismo … intrigante anche la coda che vede la presenza di un tappeto percussivo.

Anima” è, secondo chi scrive, la perla di tutto il lavoro, ballata dal retrogusto targato Ivano Fossati, ma con un gran lavoro a livello di arrangiamenti strumentali.

In conclusione ho scoperto un gran artista che non mi lascerò più sfuggire, anzi, andrò ad ascoltarmi tutta la sua discografia visto che questo che ho recensito è il suo sesto album.

Correte ad ascoltarlo o a comprarlo che la musica d’autore ha bisogno del nostro contributo.


Tracklist (cliccare sul titolo per ascoltare)

01 - La stessa storia

02 - Rimango solo

03 - L'Amore addomestica

04 - Dipingi l'anima

05 - Non una parola

06 - Verrà il giorno

07 - Io cambio

08 - Tra frastuono e silenzio

09 - Anima



www.fabiocaucino.com

www.facebook.com/profile.php?id=1641877700

https://www.youtube.com/@fabiocaucino

info@fabiocaucino.com



domenica 30 gennaio 2022

Armaroli - Schiaffini 4tet - Monkish (’round about Thelonious), di Luca Paoli


Armaroli - Schiaffini 4tet - Monkish (’round about Thelonious) 

Dodicilune Records 2022

Di Luca Paoli


Ho avuto il piacere di poter ascoltare in anteprima - uscita avvenuta il 18 gennaio - Monkish (’round about Thelonious), del quartetto di Sergio Armaroli e Giancarlo Schiaffini,prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune.

L’album segue “Deconstructing Monk in Africa, del 2021, registrato solo in duo e contenente una sola suite dove improvvisazione, Africa e musica contemporanea europea si univano magicamente.

Giancarlo Schiaffini (trombone) e Sergio Armaroli (balafon cromatico e vibrafono) aggiungono un nuovo capitolo alla loro prolifica collaborazione tornando sulla musica di Thelonious Monk. Ma se nel precedente “Deconstructing Monk in Africa” (Dodicilune 2021), proponevano in duo una suite di quasi un'ora nella quale l’improvvisazione faceva da raccordo tra il pianista e compositore statunitense, l’Africa e la musica contemporanea europea, in questo disco i due musicisti e improvvisatori si esibiscono, affiancati da Giovanni Maier al contrabbasso e dallo sloveno Urban Kušar alla batteria, in dodici tra le più celebri composizioni monkiane (Friday The 13th, Bemsha Swing, Pannonica, Blue Monk, Misterioso, Crepuscule With Nellie, Blues Five Spot, Evidence, Raise Four, Oska T., Ba-lue Bolivar Ba-lues-are, Blue Hawk).

Dodici le tracce del repertorio Monkoniano, proposte in modo d’avvero originale. A sostituire il pianoforte ci pensano le percussioni (vibrafono e balafon) di Sergio Armaroli.

Il trombone di Giancarlo Schiaffini è l’altro tassello fondamentale del disco.

Ai due leaders si affianca la batteria piena di inventiva di Urban Kušar e il contrabbasso di Giovanni Maier, spesso in dialogo con il vibrafono e quindi non solo componete della ritmica.Blue Monk, Misterioso, Crepuscule With Nellie e Osaka sono tutti esempi di come il quartetto sia riuscito a dare un’interpretazione personale e nello stesso tempo originale all’opera di Monk.

Mi ha colpito in “Ba Lue Bolivar Ba Lues Are”, il notevole suggestivo dialogo del trombone col contrabbasso. Magia pura!

Immergetevi nelle note del magico Monk rilette con grande sensibilità ma anche originalità da questo stupendo quartetto e lasciatevi trasportare dalle note fino a quando non schiaccerete di nuovo il tasto play del vostro lettore.



Tracklist (cliccare sul titolo per l'ascolto)

1 - Friday The 13th

2 - Bemsha Swing

3 - Pannonica

4 - Blue Monk

5 - Misterioso

6 - Crepuscule With Nellie

7 - Blues Five Spot

8 - Evidence

9 - Raise Four

10 - Oska T.

11 - Ba-lue Bolivar Ba-lues-are

12 - Blue Hawk

 

All compositions by Thelonious Monk


Musicisti: 

Sergio Armaroli - vibraphone, chromatic balafon

Giancarlo Schiaffini - trombone

Giovanni Maier - double bass

Urban Kušar - drums, percussion