Il Blog di MAT2020 (estensione del web magazine)
La diramazione del web magazine MAT2020, per una nuova informazione musicale quotidiana
mercoledì 15 luglio 2026
I Deep Purple nel luglio del 1968
martedì 14 luglio 2026
Inferno al Pacta, il docufilm che restituisce la vita di uno spettacolo totale
Dopo due mesi di lavoro intenso e quotidiano, sento
finalmente la gioia di poter fare dono a tutti voi del docufilm dedicato all’Inferno
realizzato al Pacta di Milano. È un gesto di gratitudine verso chi ha
partecipato, sostenuto, condiviso, osservato, ascoltato. Un gesto che nasce dal
desiderio di restituire la vita di uno spettacolo che, pur essendo concluso,
continua a vivere.
Il film è disponibile su YouTube. Graditi i vostri like e i vostri commenti, perché ogni traccia di presenza contribuisce a far vivere ancora questa esperienza.
Ho voluto citare nei titoli di coda chi era presente al
Pacta, chi ha offerto filmati, fotografie, ma anche solo la propria presenza
fisica o digitale. È un modo per riconoscere che un’opera non esiste mai da
sola. È sempre un corpo collettivo, un respiro condiviso.
Potete, su mia concessione, postare liberamente il film sui
vostri canali social. YouTube, Facebook, Instagram. Potete anche condividere il
link dei vostri post con amici e conoscenti. La diffusione è parte del senso
stesso di questo lavoro.
L’audio è stato restaurato integralmente, rispettando
l’intensità drammaturgica del live. Il video è stato trattato come un viaggio
onirico. Filmati, fotografie, maschere create per Genova e poi rielaborate come
ritratti, estratti da documentari, illustrazioni. Tutto è stato sovrapposto in
un dialogo continuo, una sorta di Gesamtkunstwerk contemporanea fatta di azione
scenica, immagine, musica, costumi, fotografie, commento stampa. Un organismo
vivo che si muove, si stratifica, si apre.
Nella speranza di fare cosa gradita, vi abbraccio uno a uno. Questo spettacolo è concluso, sì, ma il suo viaggio continua.
Claudio Milano
lunedì 13 luglio 2026
Space Traffic - On the Other Side
On the Other Side degli Space
Traffic si apre come un invito a
entrare in un ambiente che non ha confini e che si muove con un ritmo proprio.
Il disco non parte con un’introduzione tradizionale, parte con un varco, una
porta che si apre e lascia entrare un flusso continuo. La band lavora su
un’idea precisa, costruire un viaggio circolare che non ha un vero inizio e non
cerca una fine, un movimento che si rigenera a ogni ascolto. È un modo di
pensare la musica che non punta alla divisione, ma alla continuità, alla
sensazione di attraversare uno spazio che cambia mentre lo percorri.
Gli Space Traffic arrivano a questo disco dopo un percorso
che li ha portati a definire una identità molto chiara. Nati in Valle d’Aosta,
hanno costruito negli anni un linguaggio che unisce rock, psichedelia e una
forte componente cinematica. Marco Pica guida il progetto con basso e
voce, Fabio Baldassarri porta una chitarra che alterna riff incisivi e
atmosfere avvolgenti, Florian Bua dà profondità ritmica con una batteria
che spinge e apre. Accanto a loro c’è Michele Picciurro, figura
fondamentale nel tradurre la dimensione live della band in studio, un vero
quarto elemento che ha contribuito a dare forma al suono del gruppo.
Il disco è stato registrato interamente dal vivo negli home
studio di Picciurro, una scelta che definisce il carattere dell’opera. Il suono
è diretto, organico, privo di quella patina che spesso rende tutto troppo
levigato. Qui si sente la presenza dei musicisti, la loro interazione, la loro
capacità di muoversi insieme senza forzature. Le note di produzione parlano di
energia del momento e spontaneità, e questa spontaneità diventa parte della
narrazione. L’accordatura a 432 Hz accompagna questa scelta, non come slogan ma
come elemento che sostiene la fluidità del disco. Le tracce vibrano con un
respiro naturale, come se la frequenza fosse parte del viaggio.
La tracklist segue un percorso che vuole essere un cerchio.
L’intro apre la porta e subito arrivano Jungle e Pictures, brani
che la band aveva già mostrato come segnali di una nuova fase creativa. Jungle
ha un movimento ipnotico, un groove che si avvolge su sé stesso e prepara
il terreno. Pictures lavora su atmosfere più sospese, un gioco di
immagini sonore che si rincorrono. Lady Bubblegum introduce una
componente più visionaria, un episodio che si muove tra psichedelia e rock con
naturalezza. Fake Memories porta un tono più introspettivo, un viaggio
interno che si apre lentamente. Bright illumina il percorso con una
energia più diretta, Looking Forward spinge in avanti con una
progressione che cresce senza strappi. On the Other Side è il cuore del
disco, il punto in cui tutto si richiude e si riapre, un brano che rappresenta
la filosofia dell’album. A Deeper Dream scende in una dimensione più
liquida, più rarefatta, mentre Back from the Other Side riporta
esattamente al punto da cui si è partiti.
Ogni brano ha una sua identità ma non vive da solo. Il disco
funziona come un’unica lunga traiettoria, un viaggio che non chiede di essere
interrotto, un lavoro che invita a restare dentro, a lasciarsi portare, a non
cercare il punto in cui tutto si ferma. La band costruisce un ambiente che si
rigenera ogni volta, come se il loop fosse una condizione naturale. Le
suggestioni cosmiche non sono un vezzo estetico, ma la metafora di un
attraversamento che riguarda tanto l’esterno quanto l’interno. La psichedelia
non è nostalgia, è un modo di dilatare lo spazio, e il rock non è un
contenitore, è la base su cui costruire paesaggi che si muovono come visioni.
Gli Space Traffic consegnano un disco che vive della sua coerenza, della sua capacità di trasformare il tempo in movimento. On the Other Side è un viaggio che si attraversa e si attraversa di nuovo, un cerchio aperto che resta vivo proprio perché non si chiude mai del tutto.
Family: accadeva nel luglio del 1971...
domenica 12 luglio 2026
In ricordo di Paolo Raffone, maestro della musica italiana
La scomparsa di Paolo Raffone rappresenta una perdita
significativa per la musica italiana. Pianista, compositore, arrangiatore e
direttore d’orchestra, Raffone ha attraversato decenni di attività con una
competenza rara e una sensibilità che molti colleghi hanno sempre riconosciuto come
fuori dal comune. La sua formazione, solida e rigorosa, lo aveva portato a
diplomarsi in pianoforte e a insegnare Analisi, Armonia ed Elementi di
Composizione al Conservatorio di San Pietro a Majella, istituzione con la quale
mantenne un legame profondo.
La sua carriera si è sviluppata in un territorio musicale
ampio, che comprende la tradizione napoletana, la canzone d’autore, la musica
colta e le forme più contemporanee della ricerca sonora. Raffone è stato un
collaboratore prezioso per numerosi artisti, tra cui Pino Daniele, con
cui condivise una stagione creativa particolarmente fertile. Il suo contributo
non si limitava all’arrangiamento: la capacità di leggere la struttura interna
di un brano, di comprenderne l’anima e di trasformarla in una veste orchestrale
coerente e duratura era considerata una delle sue qualità più distintive.
Nel corso degli anni Raffone ha lavorato con figure di primo
piano della musica italiana, tra cui Edoardo Bennato, Roberto Murolo,
Tullio De Piscopo, Rino e Marco Zurzolo, la Nuova Compagnia di
Canto Popolare, Enrico Ruggeri e molti altri. La sua presenza era
spesso silenziosa, discreta, ma decisiva: un professionista capace di dare
forma e profondità a progetti molto diversi tra loro, sempre con la stessa cura
e la stessa attenzione al dettaglio.
Accanto all’attività concertistica e discografica, Raffone ha
partecipato a numerose produzioni teatrali e orchestrali, collaborando con
ensemble, compagnie e istituzioni culturali. La sua versatilità gli permetteva
di muoversi con naturalezza tra linguaggi differenti, dal Blues al Jazz, dal
Rock alla musica contemporanea, mantenendo sempre una visione personale e una
ricerca costante sul suono.
Chi ha lavorato con lui ricorda la sua umiltà, la sua
intelligenza musicale e la capacità di instaurare rapporti professionali
fondati sulla fiducia e sul rispetto. Raffone era noto anche per una passione
parallela: la cucina, che coltivava con la stessa dedizione riservata alla
musica, trasformando spesso i momenti conviviali in occasioni di incontro e
scambio creativo.
La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo della musica e della cultura. Raffone ha rappresentato una figura di riferimento per generazioni di musicisti, studenti e professionisti che hanno trovato in lui un esempio di rigore, sensibilità e amore autentico per l’arte. Il suo contributo continuerà a vivere nelle opere che ha realizzato, nelle collaborazioni che ha arricchito e nell’eredità musicale che ha lasciato.



















