Una nuova pagina nella lunga storia
Heavy Metal degli Ibridoma
Di Luca Paoli
Dopo venticinque anni di attività, gli Ibridomaarrivano
a Sangue Innocentecon una storia ormai lunga alle spalle e una
formazione che negli ultimi anni ha trovato nuovi equilibri. Nati nel 2001 per
iniziativa del batterista Alessandro Morroni e del cantante Christian
Bartolacci, la band ha costruito il proprio percorso tra Heavy Metal,
concerti e numerose esperienze dal vivo. Dopo l'EP Lady of Darknessdel
2005 e Page 26 del 2007, il primo album omonimo è arrivato nel
gennaio 2010. Da quel momento la discografia si è sviluppata con Night
Club, pubblicato nell'aprile 2012, Goodbye Nation nel
2014, December nel 2016, City of Ruins nel 2018 e Norimberga
2.0 nel 2022.
Nel corso degli anni la band ha condiviso il palco con nomi
come Uli Jon Roth, Richie Kotzen, Blaze Bayley, Rhapsody of Fire, Sabaton e
Queensrÿche, portando la propria musica anche fuori dall'Italia. Nel 2016, con December,
sono inoltre arrivati due ospiti particolarmente significativi come Paul
Di'Anno e Blaze Bayley. Dopo Norimberga 2.0, gli Ibridoma
hanno ripreso a lavorare su nuovo materiale e nel 2024 l'ingresso del
chitarrista Andrea Marresi ha contribuito alla formazione delle nuove
composizioni.
Da questo lavoro nasce Sangue Innocente,
settimo album della band, pubblicato da Punishment 18 Records in formato
digitale il 28 agosto 2026 e disponibile su CD dal 25 settembre 2026. Dieci
brani nei quali gli Ibridoma rimangono fedeli al proprio Heavy Metal,
muovendosi tra Power Metal, momenti più veloci e una componente melodica sempre
presente. La formazione che partecipa al disco è composta da Christian
Bartolacci alla voce, Alessandro Morroni alla batteria, Marco
Vitali alla chitarra solista e ritmica, Leonardo Ciccarelli al basso
e Andrea Marresi alla chitarra ritmica.
Realize apre il disco con chitarre subito protagoniste e una ritmica
compatta. Vitali e Marresi costruiscono un intreccio di riff e melodie che
lascia spazio anche agli assoli, mentre la voce di Bartolacci mantiene
un'impostazione forte e diretta. È un inizio che mette immediatamente in
evidenza il carattere della band.
Con Childhood Denied il disco acquista maggiore
aggressività. Il brano procede con una ritmica più serrata, sostenuta dalla
batteria di Morroni e dal basso di Ciccarelli. Le chitarre continuano a essere
il punto centrale della composizione, senza mettere in secondo piano la linea
vocale, che rimane facilmente riconoscibile.
La title track Sangue Innocente introduce
invece uno degli elementi più interessanti del disco: l'uso dell'italiano. La
lingua rende il testo più immediato e si adatta bene alla voce di Bartolacci. A
impreziosire il brano arriva anche Giacomo Voli dei Rhapsody of Fire,
la cui partecipazione aggiunge un ulteriore confronto vocale senza cambiare la
direzione musicale degli Ibridoma.
The Gambler torna all'inglese con un riffing deciso e un
ritornello immediato. La parte solista si inserisce nel brano senza
interromperne il ritmo, mantenendo un'impronta Heavy Metal diretta e legata
alla tradizione.
Con Sole Freddo l'italiano torna a essere
protagonista. Il passo si fa leggermente più disteso e la melodia assume un
ruolo maggiore. La voce rimane al centro, mentre la sezione strumentale
mantiene il peso necessario a non allontanare il brano dal resto dell'album.
The Other Side riporta maggiore dinamica e aggiunge la
partecipazione di Chiara Malvestiti, soprano conosciuta anche per il suo
lavoro con i Therion. La sua voce crea un contrasto evidente con quella
di Bartolacci e introduce una componente diversa, inserita però all'interno di
una struttura ancora saldamente Heavy Metal.
Uno dei brani che maggiormente attirano l'attenzione è Occhi
Vuoti, anche per la scelta di utilizzare nuovamente l'italiano. La parte
musicale sostiene un testo dal contenuto più diretto e la presenza di una
sezione recitata interrompe il normale sviluppo della canzone, aggiungendo un
elemento narrativo. Qui gli Ibridoma lasciano emergere un lato meno
legato alla semplice costruzione del riff.
A.I. affronta già dal titolo un argomento molto attuale.
Musicalmente il gruppo non cambia registro e continua a puntare sulle chitarre,
sulla batteria e su una voce che mantiene una certa ruvidità. Il risultato è un
brano immediato, che trova nella semplicità della struttura uno dei suoi punti
di forza.
Sing In The Sky prosegue il percorso alternando ancora una volta
inglese e italiano. La parte strumentale torna a spingere e le chitarre
assumono un ruolo importante sia nei riff sia negli interventi solistici. È un
brano che si inserisce bene nella seconda parte dell'album e mantiene viva la
componente melodica.
La conclusione è affidata a Ho Dimenticato, il
brano più lungo della tracklist e una vera e propria ballad. Qui gli Ibridoma
rallentano il passo e lasciano maggiore spazio alla voce e alla melodia, con
un'atmosfera più intensa e raccolta rispetto ai brani precedenti. Una scelta
che permette alla band di chiudere l'album su una nota più emozionale,
mostrando anche il lato più melodico della propria musica.
Sangue Innocente è il risultato di una storia iniziata venticinque anni fa e
ancora capace di trovare nuove strade senza perdere il legame con le proprie
radici. Gli Ibridoma suonano Heavy Metal con la consapevolezza di chi ha
attraversato molte stagioni, ma anche con la voglia di continuare a scrivere
canzoni e a salire su un palco.
Riff, melodie, assoli e una voce che alterna inglese e
italiano costruiscono un album diretto, nel quale la tradizione incontra una
sensibilità più personale. La presenza di Giacomo Voli e Chiara
Malvestiti aggiunge due momenti particolari, mentre la scelta di dare
maggiore spazio alla lingua italiana rende alcune canzoni ancora più vicine.
È forse proprio in questo contrasto che Sangue Innocente
trova il suo significato più autentico: non soltanto nella potenza dell'Heavy
Metal, ma nella possibilità di attraversare velocità, melodia e momenti più
raccolti senza perdere la propria identità.
Gli Ibridoma continuano così il loro viaggio.
Venticinque anni dopo l'inizio, con nuovi musicisti accanto a chi ha dato vita
alla band, nuove canzoni e ancora qualcosa da raccontare. Perché certe passioni
cambiano insieme alle persone e ai tempi, ma quando rimane la voglia di
suonare, la storia può ancora continuare.
Fine settembre 1980, i Led
Zeppelin sono riuniti nella villa di Jimmy Page per le prove in vista di un
eventuale ritorno sulle scene. John Bonhamarriva già "brillo" e continua a bere,
sembra "40 bicchieri di vodka"; viste le sue condizioni viene portato
in una stanza dove viene lasciato dormire. La mattina dopo, 25 settembre 1980,
John Paul Jones e il manager lo trovano morto, soffocato dal suo stesso vomito!
Se ne andava così a 32 anni il grande
batterista dei Led Zeppelin, innovatore della batteria, caposcuola per l'hard
rock, heavy metal, rock blues.
Con i Led Zeppelin ha macinato tour,
dischi d'oro, riconoscimenti; nel 2011 i lettori di Rolling Stone Magazine lo
dichiarano "miglior batterista di tutti i tempi"
Ma a causa di una vita fatta di
eccessi, droghe alcol e sesso sfrenato (!!!), la sua carriera è andata
rapidamente in declino. Rimarrà sempre il "Bonzo" che ancora oggi ci
scuote, e non riusciamo a trattenerci, quando ascoltiamo, "Black Dog"
"Moby Dick" "Immigrant Song".
Il Pensiero
di alcuni "colleghi"...
«La batteria non c'entrava. John
si sedette dietro un kit in miniatura: una cassa da 18", un rullante alto
4", un tom da 12" e uno da 14"... ed era quel suono! Rimasi
annichilito da quello che stavo sentendo, e da come lo stava suonando: da quel
minuscolo kit stava uscendo il sound dei Led Zeppelin!»
Dave Mattacks, Fairport Convention
Memories: Ringo Starr e John Bonham, cose da batteristi
«Avevamo ottenuto un backstage pass per le due serate del
festival di Knebworth [1979, NdA]. Bonham arrivò insieme a suo figlio e si
sedette alla batteria per controllare l'accordatura. L'impianto di
amplificazione non era ancora acceso, e lui fece qualche acciaccatura: il palco
iniziò a tremare, io e John Deacon ci guardammo negli occhi, e ci abbracciammo».
(Roger Taylor - Queen)
Alcune sue
"bravate"…
Una volta John Bonham invitò Glenn
Hughes a fare un viaggio sulla sua nuova e lussuosa macchina. Il batterista
andò a sbattere dritto contro un muro e abbandonò la macchina. Il giorno dopo
Hughes lo incontrò su una nuova lussuosa macchina e gli chiese che cosa avesse
fatto con la vecchia macchina. Bonham rispose: "Quale macchina?".
Nel 1976 si recò ubriaco nel backstage del "Nassau
Coliseum" di Long Island durante un concerto dei Deep Purple. Quando notò
un microfono libero salì sul palco prima che i roadies potessero fermarlo; il
gruppo smise di suonare mentre Bonham urlava al microfono: "Sono John
Bonham dei Led Zeppelin e voglio semplicemente annunciarvi che abbiamo un nuovo
album in uscita: si chiama “Presence” e, cazzo, è fantastico!".
Prima di andarsene si voltò verso il chitarrista dei Deep
Purple e lo insultò dicendo: "E per quanto riguarda Tommy Bolin, non sa
suonare una merda!".
Band of joy 1968 , con John Paul Jones e Robert Plant
Il 24 settembre 1974 si concludeva la
seconda edizione del
“Villa Pamphili Festival”
Si concludeva il 24 settembre 1974
la seconda edizione del "Villa Pamphili
Festival", all'epoca giudicata sottotono rispetto alla prima
edizione, sia per numero di presenze che per la qualità dei gruppi presenti (si
parla di 12.000 presenze contro le 20.000 della precedente edizione).
Si parte il 20 settembre con un
diluvio che mette a dura prova gli organizzatori, che presentavano un impianto
da 10.000 watt ma, a parte un ritardo di 24 ore, il festival prende il via.
Nella prima serata tra gli
altri se esibirono: Ciampini & Jackson, Biglietto per L'Inferno, Dodi
Moscati, Angelo Branduardi, Banco Del Mutuo Soccorso; il giorno dopo: Amazing
Blondel, Richrd Benson, La Spirale, La Preghiera di Sasso, Juri Camisasca,
Strada Aperta, I Crash (dei fratelli Falco), Il Volo....
Terza serata: ancora Amazing Blondel,
Sensation Fix, Crepuscolo, Murple, Kaleidon, Albero Motore, Samadi (ex RRR),
Mauro Pelosi.
...le due firme sono di Francesco Di
Giacomo e Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso... il biglietto è di
Tony Carnevale che lo conservò per trent'anni nel suo portafoglio e lo mostrò
poi a Francesco (ovviamente molto commosso) durante una mostra sull'evento...
L'ultima serata era previsto il
concerto di Stomu Yamashta, ma i costi elevati del percussionista giapponese
indussero gli organizzatori a "ripiegare" sui Soft Machine,
che iniziarono a suonare a mezzanotte, davanti ad un pubblico gelato e fradicio
di umidità! Prima di loro toccò ai Perigeo, Ibis, Assemblege, Ines Carbona,
Etna.
Stando alle recensioni dei giornali,
il Banco Del Mutuo Soccorso fu il gruppo che risollevò il festival, per
le presenze e per un concerto memorabile (posso testimoniare… ma io sono di
parte!).
Oltre ai grandi e alle nuove promesse
del rock, nel cartellone c'erano molti folk-singer: da notare che la siciliana Rosa
Balestreri fu sommersa dai fischi, tanto da non poter continuare la sua
esibizione, mentre il Duo di Piadena, con Bandiera Rossa e Bella Ciao
(paraculi!), ricevettero molti applausi.
Per il resto, pubblico ordinatissimo,
nessun incidente, e per quattro giorni capelloni, seguaci di Hare Krishna,
militari in libera uscita e studenti, condivisero questa "Woodstock"
dè noantri.
Si dice che molte persone non vennero
perchè in quei giorni in tv c’erano sia il tentativo di record di immersione di
Enzo Majorca che il derby Roma-Lazio!
C'era anche la troupe Rai di
"Sapere" che riprendeva... chissà che fine hanno fatto quei filmati…
sarebbe bello rivederli, visto che la memoria, ha poca ram...
Il 22 settembre 1971 iniziava
il “Pop Rock Meeting” di Novate, piccola
cittadina in provincia di Milano, organizzato da Pino Tuccimei, Francesco
Sanavio e Franco Mamone.
Oltre ad esibirsi nomi già affermati
- come gli inglesi Colosseum, i canadesi Ocean, i “quasi famosi” New
Trolls, i Delirium, Mia Martini, gli Osanna, Le
Orme, la Premiata Forneria Marconi -, vennero invitati anche gli
“emergenti” Banco del Mutuo Soccorso, il Balletto di Bronzo, Nuova
Idea, Il Punto, Trip, Quelle strane Cose Che, Gleemen…
una specie di “talent show”, che si tenne al Palasport di Novate, e finì
il 24 settembre.
La leggenda racconta che John Hiseman
talentuoso batterista dei Colosseum, si “innamorò” artisticamente di Franco
Mussida, giovane chitarrista della PFM, chiedendo a Mamome “how mach”; per
fortuna non se ne fece nulla, anche perché i Colosseum, dopo due mesi si
sciolsero, mentre la PFM inizio la carriera che tutti conosciamo.
Sembra che il termine “progressive
rock” fu coniato per la prima volta durante questi tre giorni di festival.
Un altro gruppo a cui Novate portò
fortuna fu il Banco del Mutuo Soccorso. Anche se il viaggio per i “ragazzi” fu
un incubo - strumenti e musicisti stipati dentro un pulmino che, se non erro, si
ruppe per ben due volte durante il viaggio - fu l’unico gruppo a suonare per
tutte e tre le serate, anche se ad orari assurdi, nel primo pomeriggio o a
notte fonda.
Nella serata finale, tra il pubblico
c’era anche Sandro Colombini della Ricordi. Franco Mamone visto il “talento”
dei ragazzi, organizzò una serata al “Carta Vetrata” di Bollate, invitando
Colombini ed altri discografici della Ricordi, da lì agli studi di via dei
Cinquecento a Milano per un provino: fu quella la pista di lancio per il Banco
del Mutuo Soccorso!
Di tutto un Pop…
Wazza
PREMIATA FORNERIA MARCONI 1971
Novate Milanese near Milano Italy Colosseum tour 23/9/1971
La storia di Iris continua con Ajar, il nuovo singolo
dei Fabula Nova, pubblicato il 24 giugno 2026. I tre brani, Ajar,
A Glimpse of Light e Night Butterfly, raccontano un momento
importante della sua crescita, tra il desiderio di tornare alla musica, il
rapporto difficile con il padre e le conseguenze di una scelta che Iris sente
ormai necessaria.
Il progetto nasce nel 2023 da Danilo Pantusa e Valentina
D’Angelo con The Edge (pt.1) e si sviluppa progressivamente in una
storia più ampia, oggi portata avanti con The Edge (pt.2). Iris
ne è la protagonista e la musica rappresenta il filo che accompagna la sua
ricerca di identità, mentre il Neo-Prog dei Fabula Nova dà forma ai
diversi momenti della vicenda.
Con Ajar la storia entra quindi in una nuova fase,
nella quale Iris prova a riprendere possesso di quella parte di sé che aveva
cercato di mettere da parte.
La vicenda di Iris era iniziata con The Edge (pt.1),
pubblicato nel 2023, e aveva trovato un nuovo sviluppo nel marzo di quest'anno
con My Reflection Fades. La protagonista è una ragazza che cresce in una
famiglia nella quale la musica viene tenuta lontana, ma che scopre proprio nel
pianoforte una possibilità di esprimere ciò che sente. È una storia di identità
e di ricerca personale che i Fabula Nova stanno sviluppando attraverso una
serie di singoli destinati a confluire in un progetto più ampio.
In Ajar, Iris si è trasferita con il padre in una
nuova città e cerca di adattarsi alla vita che lui ha immaginato per lei. Per
un periodo prova a mettere da parte la musica, quasi fosse qualcosa da
dimenticare, ma quella parte di sé continua a riemergere. Il pianoforte, che
aveva rappresentato il primo spazio nel quale poter esprimere liberamente ciò
che sentiva, torna così a occupare un posto importante nella sua vita. Più
cerca di conformarsi alle aspettative del padre, più si rende conto che
rinunciare alla musica significa rinunciare a qualcosa di profondamente suo.
Dal punto di vista musicale, Ajar si inserisce nel
Progressive Rock, con una scrittura articolata e una forte componente
narrativa. Il nucleo dei Fabula Nova è formato da Danilo Pantusa
a chitarre e basso, Valentina D'Angelo a batteria e voce e Federico
Aramini alle tastiere, con synth, Mellotron e Hammond. Nel singolo
intervengono inoltre Nicola Di Già alle chitarre acustiche, Andrea
Napolitano al basso, Giorgio Belluscio a piano e tastiere e Mirko
Magnelli alla chitarra elettrica. L'insieme guarda alla tradizione
progressive, ma viene utilizzato soprattutto per accompagnare l'evoluzione
della storia di Iris.
Ajar, il brano che dà il titolo al singolo mi sembra efficace
proprio per questo equilibrio tra racconto e musica. Le tastiere, le chitarre
elettriche e quelle acustiche si alternano costruendo un andamento progressivo
che accompagna bene il momento di consapevolezza vissuto da Iris. La musica non
si limita quindi a seguire la storia, ma contribuisce a darle forma, lasciando
emergere gradualmente quella possibilità di ritrovare se stessa che il titolo
suggerisce.
La storia prosegue con A Glimpse of Light, dove
Iris ritrova un pianoforte nella sala di musica della scuola. Dopo un anno di
distanza dallo strumento, ricomincia a suonare di nascosto. È un momento
importante perché la musica torna a essere qualcosa di concreto nella sua vita,
non soltanto un ricordo o un desiderio.
Anche qui il racconto non rimane fermo alle parole. Il brano
sviluppa il passaggio dalla riscoperta della musica a una nuova situazione di
conflitto, quando il padre scopre che Iris ha ricominciato a suonare. Lo
scontro tra i due porta la ragazza a fuggire di casa e, durante l'inseguimento,
il padre rimane coinvolto in un grave incidente automobilistico, finendo in
coma.
Con Night Butterfly il tono cambia. Iris deve
confrontarsi con quello che è appena successo e con il senso di colpa per
l'incidente del padre. Ripensa alle proprie parole e alle proprie decisioni,
mentre attende un segnale che possa dirle che lui non è perduto.
La “farfalla notturna” del titolo diventa così un'immagine
legata alla condizione della protagonista: attratta dalla luce, ma ancora
immersa nell'oscurità. È probabilmente il momento più introspettivo del
singolo, quello nel quale la storia lascia maggiore spazio alle emozioni di
Iris.
Ascoltati insieme, i tre brani raccontano quindi un passaggio
preciso della vicenda di Iris: la presa di coscienza di ciò che la musica
rappresenta per lei, il ritorno al pianoforte e le conseguenze dolorose di
questa scelta. È un percorso che i Fabula Nova costruiscono senza
separare troppo la parte musicale da quella narrativa.
Con Ajar, i Fabula Nova aggiungono un altro
tassello a una storia che sta crescendo insieme alla musica. I tre brani
raccontano la difficoltà di ritrovare se stessi, il bisogno di non rinunciare a
ciò che si è e il peso delle conseguenze quando una scelta finalmente diventa
necessaria. Iris non trova ancora una soluzione, ma almeno riesce a riconoscere
quella parte di sé che aveva cercato di mettere a tacere.
Ed è forse questo che rende il progetto interessante anche al
di là della sua struttura narrativa. La musica diventa il luogo nel quale Iris
può tornare a essere se stessa, proprio quando tutto intorno a lei sembra
andare nella direzione opposta. Ajar lascia così una porta socchiusa,
non soltanto come immagine della storia, ma come possibilità di continuare a
cercare una propria strada.
La vicenda non è ancora conclusa. Con Ajar sono tre i
singoli pubblicati dai Fabula Nova. Altri due, entrambi composti da tre
brani, completeranno il primo dei due CD previsti per l'album. Il prossimo è
atteso per la fine di ottobre 2026 e porterà avanti la storia di Iris,
lasciando ancora aperta quella porta che dà il titolo a questo capitolo.