Come prassi per gli anni’70, la
rivista musicale “Qui Giovani” pubblica (un mese dopo, nel febbraio 1974) la
recensione del concerto di Alan Sorrenti e
Le Orme al Teatro Brancaccio di Roma,eseguito
il 16 e 17 gennaio 1974 a conclusione di un tour in accoppiata.
Se non sbaglio da questi concerti
romani venne registrato il primo live delle Orme.
Visto che
"Sanremo" bombardati per una settimana dal Festival dei fiori... vale
la pena ricordare l'apparizione dei Delirium nel febbraio 1972, nella categoria "esordienti".
Si
classificarono al sesto posto con il brano "Jeshael" di
Fossati/Prudente.
Il disco
schizzò in testa alle classifiche dei 45 giri diventando un
"tormentone", e facendo conoscere al grande pubblico italiano medio
l'uso del flauto nella musica pop-rock (cosa che all'estero faceva Ian Anderson
da anni...).
Sul palco
si fecero accompagnare da un gruppo di amici, "finti hippy", tra cui
l'amico Roberto Bernoni, in arte "Zorro", scomparso lo scorso anno.
I
Delirium, avevano già pubblicato nel 1971 l'album "Dolce Acqua",
e con il successo di Sanremo vennero invitati in tutti i festival e raduni pop.
Dopo aver partecipato ad "Un disco per l'estate", con la canzone
"Haum", Ivano Fossati lasciò la band, e ne seguì una prestigiosa carriera da
solista.
È uscito ieri Epoca,
il nuovo brano inedito di Nicola Pisu,
pubblicato sul suo canale YouTube con quella schiettezza che appartiene ai
cantautori indipendenti, costretti a fare da ufficio stampa di sé stessi.
L’annuncio, arrivato con l’ironia di chi conosce bene le dinamiche del settore,
citava un commento diventato virale a Propaganda Live: presentare il
proprio lavoro è un po’ come essere il ministro della Protezione Civile Nello
Musumeci chiamato a giudicare l’operato dell’ex presidente della Regione
Sicilia… Nello Musumeci. Un paradosso perfetto per introdurre una canzone che
dei paradossi del presente si nutre.
Epoca è un progetto composito, articolato in quattro parti numerate dalla II
alla V. La prima esiste, ma per ragioni di deposito SIAE coincide con l’opera
intera e non può essere presentata come brano singolo. Sul canale è già
disponibile un primo video che raccoglie la Parte II e la Parte III,
montate insieme. La terza, brevissima e priva di parole, è una sorta di pausa
di espiazione, un respiro sottratto al logorreo decadente che domina il nostro
tempo. Le parti successive arriveranno a breve, completando un mosaico che
l’architetto e accademico Celestino Soddu definirebbe “rigenerativo”.
Il testo attraversa senza filtri le crepe dell’oggi:
l’ipocrisia della politica, i fascismi di ritorno, le guerre e le migrazioni, i
femminicidi, il razzismo, le disforie, il riscaldamento globale, l’inquinamento
suicida, l’omofobia, le leggi del mercato globalizzato, il progresso miope, le
mafie, gli zombie tecnologici, gli influencer e gli intellettuali, la frenesia
dei consumi, l’analfabetismo funzionale, le orde social, lo spreco,
l’abbondanza, la ricchezza e la miseria, le coscienze anestetizzate, le immondizie
musicali. È un affresco amaro e lucidissimo dell’epoca in cui viviamo, un
presente a pezzi in cui il potere - per quanto si finga distante - continua a
modellare le vite di tutti. Non stupisce che riecheggi la frase attribuita a
Mark Twain: “I politici sono come i pannolini, vanno cambiati spesso e
sempre per lo stesso motivo.”
La produzione è condivisa con Roberto Corda (RopeCave
Studio), collaboratore storico dell’autore, che ha curato editing, missaggio,
mastering e suonato la batteria. Il visual video porta la firma di Carlo
Murtas, che accompagna il brano con un immaginario essenziale e incisivo.
Le prime due parti di Epoca sono disponibili qui:
Un po’ di commento dopo il primo ascolto…
Epoca è un lavoro che si colloca in una zona rara della canzone
d’autore contemporanea, quella in cui la forma non è un semplice contenitore,
ma un’estensione del contenuto. La scelta di dividere il brano in più sezioni,
di sottrarre la parola nella terza parte, di frammentare la narrazione in
blocchi autonomi e complementari, non è un vezzo strutturale, ma un modo per
restituire la discontinuità del presente, la sua natura spezzata,
intermittente, contraddittoria. La canzone, quindi, incarna un‘epoca. Il testo
procede come un inventario emotivo e politico, un catalogo di ferite che non si
limita a denunciare, ma mostra la saturazione di un mondo in cui tutto accade
troppo in fretta e troppo in superficie. L’accumulo non è casuale, piuttosto un
montaggio, un gesto deliberato che mette in fila le derive del presente senza
gerarchie, come se ogni stortura fosse la conseguenza inevitabile della
precedente.
C’è una tensione costante tra ironia e disincanto, tra rabbia
e lucidità. L’ironia dell’annuncio non è un semplice preambolo, ma la chiave di
lettura di un autore che conosce bene il peso delle parole e sa che, per
parlare del mondo, bisogna anche saperlo osservare con un distacco critico che
non diventa mai cinismo. La parte muta, brevissima, è forse il gesto più
radicale dell’intero progetto, un silenzio che pesa più di qualsiasi slogan, un
momento di sospensione che costringe l’ascoltatore a fare i conti con ciò che
ha appena sentito e con ciò che ancora deve arrivare.
Dal punto di vista sonoro, la produzione di Corda accompagna
il testo senza sovrastarlo, costruendo un ambiente che non cerca l’effetto, ma
la coerenza. Il visual di Murtas aggiunge un ulteriore livello di lettura,
trasformando la canzone in un oggetto ibrido, dove musica, parola e immagine
dialogano senza mai annullarsi.
Epoca è una canzone che non si limita a
fotografare il presente, ma lo seziona, lo interroga, lo mette a nudo, e nel farlo
restituisce all’ascoltatore una responsabilità che spesso dimentichiamo di
avere, quella di non smettere di guardare.
Il 31 gennaio del 2017 ci lasciava
John Wetton a causa delle complicazioni di una malattia incurabile: aveva 67
anni.
Indimenticato bassista e cantante dei
Mogul Thrash, Family, King Crimson, Roxy Music, Uriah Heep, Wishbone Ash, Asia,
Uk… e special guest del Banco del Mutuo Soccorso alla Prog Exhibition del 2010,
a Roma.
John Wetton faceva amabilmente
discutere. Gli appassionati della musica anni Settanta e oltre si chiedevano se
fosse più opportuno apprezzarlo per la sua voce cristallina, la sua abilità
nello scrivere melodie o la precisione del tocco sulle quattro corde del suo
strumento. Provate “In the dead of Night” degli Uk per sentire il pulsare del
basso, oppure la parte media del giro di “Starless” (King Crimson), notevole
anche per l’uso della voce impastato a perfezione con una melodia drammaticamente
toccante. Oppure fate un test con le canzoni degli Asia, da “Heat of the Moment”
in giù. O ancora i suoi tanti dischi solisti, dove troverete la forza della
canzone.
Aveva doti liriche immense, come il
suo talento. Su Youtube girano delle session con Robert Fripp alla chitarra e
Phil Collins alla batteria che sembrano un duello per la qualità estrema. Non
amava i fronzoli ma i tempi dispari sì. Era immediato anche nelle cose
complesse. Indimenticabile l’album solo “Battle Lines”, ma tutta la sua
produzione con UK (due) e Crimson (tre album imperdibili) è pazzesca.
Il musicista inglese era di buon carattere,
salvo quando gli eccessi della vita rock gli spostavano l’ago della bussola.
Aveva condiviso sulla rete il suo male e pareva esserne uscito. Invece no.
È scritto che col passare del tempo
tutti se ne devono andare. C’è chi però lascia una traccia più profonda.
Wetton, come Squire e Lake, è una voce e un musicista che molti non
dimenticheranno mai.
Un altro mito della nostra vita ci
lascia....
Grande musicista, persona discreta,
un gentleman inglese.
Francesco Di Giacomo lo chiamava "affettuosamente"
John Wayne...
ROVESCIO DELLA
MEDAGLIA - CIAO 2001 - GENNAIO 1974
La rivista Ciao 2001 nel febbraio
1974 pubblica un articolo sulla serata organizzata al Piper di Roma,
il mese prima, per aiutare Il Rovescio della Medaglia.
Il 31 gennaio 1974 si teneva
presso il Piper Club di Roma un concerto per il Rovescio della Medaglia, che
aveva da poco subito il furto del TIR, con tutta la strumentazione.
Successe a Roma, in via Trionfale: il
furto gettò nello sconforto la band che con tanti sacrifici aveva acquistato
una strumentazione di alto livello.
A questa serata di
"beneficenza" parteciparono, oltre al RDM, il Banco del Mutuo
Soccorso, Franz di Cioccio della Premiata Forneria Marconi, Albero Motore,
Perigeo, Venditti-Cocciante-De Gregori, Claudio Rocchi, Mauro Pelosi.
Nonostante questa mobilitazione
massiccia Pino Ballerini, il vocalist, decise di lasciare la band, che poco
dopo si scioglierà.
Tra licenze militari e suggestioni
progressive nel racconto di un pomeriggio romano
Nel gennaio del 1976 il panorama musicale era in pieno
fermento, ed è in quel periodo che si colloca un ricordo nitido: il concerto
del Banco del Mutuo Soccorso e Angelo Branduardi al Teatro Olimpico.
All'epoca ero in licenza militare e scelsi lo spettacolo
pomeridiano, condizionato dalla necessità della mia "fidanzata" di
rientrare rigorosamente prima di cena.
L'evento era curato da David Zard, che con la sua consueta visione
internazionale non esitava a paragonare la caratura artistica dei protagonisti
a quella dei Genesis.
Al mixer, a garantire la pulizia sonora di un intreccio tra
rock progressivo e folk d'autore, c'era Marcello Todaro, che portava la sua
esperienza tecnica nel cuore del suono complessivo. Fu un momento di sintesi
tra la narrazione colta di Branduardi e la potenza sinfonica del Banco, in
un’epoca in cui la musica italiana cercava e trovava una propria via al di
fuori dei confini nazionali.