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martedì 8 settembre 2026

Compie gli anni Ray Wilson



Compie gli anni oggi, 8 settembre, Ray Wilson, conosciuto come l'ultimo cantante dei Genesis. Ottima voce, fu notato dopo che un brano del suo gruppo, gli Stiltskin, fu usato per una nota pubblicità.
Restò nei Genesis, ormai ridotti a duo, dal 1997 al 1998, ma le scarse vendite del disco "Calling all station", e le poche prevendite dei concerti, convinsero Tony Banks e Michael Rutherford a chiudere il capitolo Genesis.
Ray prosegue una carriera da solista, una band dove ripropone i brani dei Genesis.
Spesso in prima fila con concerti per beneficenza,  soprattutto per le malattie neuromuscolari come la SLA.
Happy Birthday Ray
Wazza




(Un'intervista del 2016… per conoscerlo meglio)

Ciao Ray, grazie per la disponibilità. E’ un grande onore e piacere conoscerti. Apprezzo moltissimo lidea della tua fondazione (http://www.raywilsonfoundation.org) ma quello che più mi ha colpito è il motto legato a questa fondazione: “Io do quello che ho avuto”: hai avuto tanto dalla vita e senti il bisogno di ridare quello che hai avuto alla gente che ne ha bisogno. Da dove nasce lidea di dar vita a  una fondazione benefica e perchè per te è cosi importante fare del bene agli altri?

Penso che chiunque debba e possa fare qualcosa per gli altri nella misura e modo in cui può farlo in termini di tempo e denaro. Molta gente fa beneficenza nel mondo, si impegna a fare qualcosa per gli altri, ognuno a suo modo. Io, che mi ritengo molto fortunato perchè faccio il musicista per vivere, ed è quello che volevo, sento che devo ridare qualcosa indietro alla vita, come in una forma di ringraziamento.

Perchè secondo te chi ha questo onore e questo privilegio di vivere di musica a livello internazionale non si impegna, non si espone, non si impegna per iniziative come questa?

Eh… bella domanda direi… io vorrei che qualcuno lo facesse. Ognuno è libero, vivendo in democrazia, di fare le proprie scelte e vivere come preferisce, ma non ne ho idea.

Quello che trasmetti, quello che mi arriva, è che hai una forte spinta, una forte energia da dentro che ti porta a fare questo. Si sente davvero che ci credi e lo vuoi. Come scegli gli eventi, le attività a cui la tua fondazione partecipa?

Lascio che sia la sincronia delle cose a scegliere che le situazioni succedano, che gli eventi accadano. La cosa bella per me è che sono nella posizione per cui queste cose possono accadere, ed è una bella posizione. Posso portare una band, produrre una serata. Sono fortunato, non devo aspettare che le situazioni si presentino, ma posso proporle. In passato con il mio manager abbiamo creato eventi appositamente, posso essere libero di decidere di far accadere qualcosa. E’ bello anche che un mio fan, un fan della mia musica, mi proponga una serata di beneficenza e che io dica…certo, che bello!

Come sei entrato a contatto con il Centro Clinico Nemo (http://centrocliniconemo.it/) e quanto SLA e SMA sono parte della tua vita? Hai un coinvolgimento personale?

Assolutamente no, è un argomento nuovo per me. Ho visitato il Centro, ma non avevo idea di cosa mi aspettasse. E’ una situazione totalmente nuova per me, che si è presentata per caso e non avevo idea di cosa fosse. Mi hanno proposto questa serata, mi è piaciuta la motivazione, il fine della serata, e con entusiasmo la farò.


Hai avuto una grandissima carriera dai Guaranteed Pure, Siltskin, Genesis e Cut e poi la tua carriera solista. Usando la tua voce come minimo comun denominatore fra tutti questi progetti, cosa li accomuna?

Poco tempo fa ho suonato con un pianista jazz, uno dei più famosi in Polonia, ho suonato un pezzo di Billy Joel e la gente era sorpresa che io cantassi quel tipo di canzone, che sembra non sia affine al mio mondo, ma in realtà tutta la musica bella lo è. Quando ho suonato a Milano anni fa ho fatto ovviamente i pezzi dei Genesis, ma ho anche scritto per Armin Van Buuren, famoso Dj, ho suonato con Dolores O’ Riordan dei Cranberries sempre qui a Milano. Per me la cosa più importante è la mia voce, questa è quella che ho, questo è quello che posso fare. Mi piace cantare belle canzoni, non importa siano jazz, blues, soul o altro.  Mi piace la musica melodica, la musica passionale ungherese, mi piace la musica che dia emozioni indipendentemente che sia classica o rock.

Cosa hanno significato per te i Genesis nella tua carriera? Eri già loro fan o sei finito nel progetto per le famose sincronie situazioni di cui parlavamo prima?

Non ero un super fan, ma neanche un neofita, diciamo una via di mezzo. Avevo “Abacab” e “Genesis” come loro album. Quando sono entrato nei Genesis era il momento top della carriera e a quel punto era difficile distinguere quale canzone era dei Genesis e quale fosse di Phil Collins. Quando ho iniziato a cantare con loro e ho scoperto di più della loro musica sono diventato molto più fan. Collaborando, lavorando a stretto contatto ovviamente con Steve Hackett, ho scoperto parte della loro musica degli inizi a cui non avevo dato la giusta attenzione che meritava. Ma a me piace continuare ad imparare, a scoprire nonostante io abbia oggi 47 anni.

Hai avuto diverse collaborazioni importanti, da Joe Jackson, Dolores O’ Riordan citata prima, RPWL, Pink Flyod, Scorpions. Vorresti cantare con qualcuno in particolare?

Bruce Springsteen!!! Quando ero ragazzo mio padre suonava Neil Young, Bob Dylan, Bruce Springsteen, Jackson Browne quindi questa musica scorre nelle mie vene, è nel mio sangue, nel mio DNA. Come cantante dal vivo, come Rock Show è in assoluto il migliore. E’ incredibile quello che continua a fare, i suoi lunghi live. Amerei stare sul palco con la E-Street Band, è un peccato che Clarence Clemons sia scomparso, sarebbe stato bellissimo suonare con lui.

Che musica ascolti abitualmente?

Il mio primo amore musicale è stato David Bowie. Mi piacciono i cantautori che ho nominato prima, ma i miei ascolti sono cambiati nel tempo. Nel 90 Eels, Radiohead e i Live. In tempi più recenti Ryan Adams e musica più acustica; forse per questo il mio ultimo album è acustico.

Cè una domanda che vorresti ti facessero e che non ti hanno mai fatto?

Questa è una ottima domanda, proprio per ultima dovevi farmela? Ci sarebbe qualcosa di politico di cui parlare ma non sarebbe coolper un musicista. Sono preoccupato dallaumentare delle frasi, dei commenti che arrivano da destra, questo mi fa veramente paura. Potrebbe essere pericoloso parlarne, ma io  non voglio questo tipo di società in nessuna società, lo vedo in Polonia dove vivo, lo vedo in nella mia patria di origine e questo significa isolamento e non capisco la logica di questa cosa, perchè sarebbe meglio stare tutti insieme.

Grazie mille davvero per il tuo impegno, la passione e il tempo che ci hai dedicato.







lunedì 7 settembre 2026

Il 7 settembre 1978 ci lasciava Keith Moon

 


Il 7 settembre 1978 il mondo del rock perse uno dei suoi personaggi più carismatici e irrefrenabili: Keith Moon, batterista dei The Who, si spegneva a soli 32 anni. La sua morte, causata da un'overdose accidentale di un farmaco che stava assumendo per combattere l'alcolismo, pose fine a una vita vissuta al massimo, senza freni e senza mezze misure.

Conosciuto come "Moon the Loon" (Moon il matto), Moon era molto più di un semplice batterista. La sua tecnica unica, energica e caotica, si distingueva per l'uso massiccio dei tom e dei piatti, e per un approccio che lo vedeva protagonista, non semplice accompagnatore. Il suo stile, che lo portò a essere considerato uno dei più grandi batteristi di tutti i tempi, si fondeva perfettamente con la sua personalità debordante e autodistruttiva.

Al di fuori del palco, Moon era noto per i suoi eccessi e le sue bravate leggendarie: dalla distruzione di hotel e di set di batterie, all'abitudine di far esplodere i bagni con la dinamite. Il suo spirito anarchico e la sua inarrestabile ricerca di divertimento lo resero un'icona del rock, ma lo portarono anche verso una spirale di dipendenze che si rivelò fatale.

La sua scomparsa, avvenuta nell'appartamento che era stato di Mama Cass Elliot, un'altra stella del rock morta tragicamente, segnò un punto di svolta per i The Who, che non si ripresero mai completamente dalla perdita del loro batterista. Nonostante la sua vita sia stata breve, l'eredità di Keith Moon rimane immensa: un talento inimitabile e una personalità esplosiva che ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica rock.






domenica 6 settembre 2026

Compie gli anni Roger Waters















Tanti auguri a Roger Waters, nato il 6 settembre del 1943.
Riduttivo chiamarlo il "bassista" dei Pink Floyd, sicuramente uno dei parolieri più bravi al mondo.


Membro fondatore dei Pink Floyd, dalla sua mente sono nati "The Wall", "Animals" "The final cut", oltre ad altri innumerevoli capolavori.

Sempre in "secondo piano", prima con Barrett e poi con Gilmour, persona sensibile, i suoi testi sono segnati dalla perdita del padre in tenera età.

Molto attivo politicamente, spesso ha attaccato i "potenti del mondo".

Un punto di riferimento per la musica mondiale... un "pilastro". Dopo il "final cut" dato ai Pink Floyd continua con una immutata carriera da solista.

Happy Birthday Roger
Wazza 







sabato 5 settembre 2026

Il compleanno di Mel Collins



Compie gli anni oggi, 5 settembre, Mel Collins, fiatista; entrando nei King Crimson fa il salto di qualità, diventando uno dei sassofonisti più richiesti nel mondo prog.


Alla "Corte" dei Re Cremisi

Dal 1976 al 1984 è in pianta stabile nei Camel, dopodiché girerà gli studi di registrazione di mezzo mondo.

Molto apprezzato anche in Italia sia dal pubblico che dai "colleghi", va in tour nel 1973 con la PFM, suona con Lucio Battisti, Pino Daniele, Sergio Caputo, Flavio Giurato, Arti & Mestieri...

In tour con la PFM

Si fa prima a nominare con chi "non" ha suonato!
Happy Birthday Mel!
Wazza



5 "Minstrel in the Gallery": era il 5 settembre del 1975



Usciva il 5 settembre 1975 l'album "Minstrel in the Gallery", grandissimo lavoro dei Jethro Tull.
Wazza



di Brionia Meriggi

Quasi ogni opera dei Jethro Tull, dal primo apparire, divenne suo malgrado l’epicentro di diatribe sollevate da una critica perennemente controversa, smaniosa di bollare la band come appartenente o meno alla corrente prog tout court: ansie che Ian Anderson non tardò a placare, di album in album, sottraendosi alle rigide e sterili etichette, musicalmente ribadendo come i Jethro Tull fossero una realtà a sé stante, originale nella personalissima fusione di generi diversi, dalla classica al folk, dall’hardrock al prog fino al jazz. Puntualizzazione che si concretizzò in un sound ed uno stile peculiare e ascrivibile a loro stessi soltanto.

Ed in errore erano coloro che li avevano impietosamente e prematuramente destinati, dopo il successo di “Thick as a brick”, ad un’”aurea mediocritas”: fu “Minstrel in the Gallery” a sfatare questa convinzione. Più complesso e meno fruibile dei precedenti nell’audace combinazione di rock ( hard o prog ma indiscutibilmente rock), musica sinfonica, folk e acustica, dal punto di vista delle liriche l’album è forse il più introspettivo (quando non diventa autobiografico) dell’intera produzione del gruppo, o sarebbe più corretto dire di Anderson stesso, menestrello accentratore che ne divenne l’indiscusso sovrano dall’uscita di “Aqualung” in poi.


Registrato quasi interamente nella “Maison Rouge Mobile”, bizzarro mezzo di trasporto attrezzato a studio di registrazione ambulante con tanto di violinisti e violoncellisti al seguito, nel corso di un lungo viaggio dall’Inghilterra a Monaco, l’Lp si apre col brano eponimo, ottimo ensemble di chitarra acustica, flauto ed archi in un’amalgama (di tanto in tanto un po’ eccessivo e ridondante) di arrangiamenti hard e prog. Ma sono in brani atti a formare quasi un unico capitolo come “Cold wind to Valhalla”, escursione nella mitologia nordica e “Black satin dancer”, sommessa e velata descrizione di un amplesso, che il talento compositivo di Anderson si esplica al meglio nell’abilità di coniugare elementi acustico-orchestrali con strutture folk prog, in un’equilibrata e camaleontica diversificazione melodica.

”Requiem”, struggente ballata acustico-classicheggiante, tenero e amaro flash-back della fine di un amore che protrae la finezza delle scelte stilistiche e la delicatezza delle liriche nell’ulteriore ballad “One White Duck/Nothing at all”, composizioni dal sapore folk-cantautoriale, pause intimiste e meditative che si faranno da parte per lasciare che la suite quadripartita “Baker Street Muse” ( Pig me and the whore,Nice Little Tune,Crash-Barrier Walzer, Mother England Reverie) dipinga senza troppo candore né indulgenza, squallidi e grotteschi tabloid di vita metropolitana.

Ma protagonista è comunque la maestria del colorito tocco di Ian Anderson disilluso ed ironico ritrattista che capta in variegate sovrapposizioni armonico-stilistiche, miserie e mediocrità umane, disinvoltura e talento capaci di emergere anche in brevi attimi di poesia in note, come gli squisiti 50 secondi di “Grace”, garbato epilogo del lavoro di una band che non ha mai ripetuto sé stessa, istrionica a dispetto dei sentimenti e delle reazioni contrapposte che l’hanno sempre accompagnata, magari più affievolita in taluni paragrafi della sua carriera ma tuttavia personalissima e sui generis nel panorama musicale moderno.


L’esibizione live a Montecarlo sancì la versione definitiva di “Minstrel in the Gallery” nonché la dipartita del bassista Jeffrey Hammond-Hammond riacceso dalla fiamma per la sua antica passione e attività: la pittura. E a lui Anderson ha voluto dedicare l’edizione rimasterizzata dell’album che nel 2002 ha vissuto una seconda rinascita negli storici Abbey Road Studios e arricchito di ottime bonus-tracks (“Summerday Sands”, “March the Mad scientist, Pan dance e due registrazioni live di “Minstrel in the Gallery”e “Cold Wind to Valhalla”).






venerdì 4 settembre 2026

Jerry Cutillo – Diversely Fragile, un viaggio narrativo e musicale che attraversa luoghi, memorie e fragilità

 


Jerry Cutillo – Diversely Fragile, un viaggio narrativo e musicale che attraversa luoghi, memorie e fragilità

 

La nuova avventura artistica di Jerry Cutillo prende forma negli Stati Uniti con una performance che unisce parola musica e risonanze intime e che debutta il 25 settembre alla WORD Library di New York prima di proseguire al MoMA Book Festival e poi verso San Francisco con la collaborazione di City Lights fino a raggiungere il Chicago Poetry Center dove la pagina dell’evento è già attiva e le prenotazioni sono disponibili e il pubblico può riservare un posto per assistere a una proposta che non somiglia a nessun’altra.

Jerry Cutillo è un musicista e compositore italiano con una carriera internazionale che supera i cinquant’anni e che lo ha visto attraversare stagioni diverse della musica, dagli anni del successo pop negli anni Ottanta alle collaborazioni con figure iconiche del rock, sia in studio sia dal vivo fino ai viaggi in Siberia e in Asia che hanno aperto nuove traiettorie artistiche e culturali, portandolo a incontrare tradizioni etniche ritualità e linguaggi musicali non occidentali e a realizzare album progressive concettuali e partecipazioni a festival letterari internazionali che confermano una naturale capacità di muoversi tra discipline differenti

Il progetto Diversely Fragile rappresenta una svolta, perché unisce due libri di racconti e un album musicale curato in un’unica esperienza narrativa e sonora, dove le storie attraversano l’immaginazione dell’infanzia i concerti e le registrazioni con musicisti celebri gli incontri con sciamani siberiani le esplorazioni di tecnologie emergenti e i momenti di vulnerabilità creativa, trasformando la fragilità in una forza generativa che diventa il cuore dell’opera e il senso stesso del titolo, Diversely Fragile.

La performance dal vivo è costruita come un dialogo tra due voci, quella parlata di Jerry, ironica, intensa e a tratti disarmante, e la voce del suo flauto, che entra come una seconda presenza un soffio che porta memoria, tensione, o rilascio, e che accompagna il racconto senza mai sovrastarlo, creando un flusso continuo dove l’umorismo emerge in punti inattesi e apre la strada a rivelazioni più delicate, in un equilibrio che rende la narrazione tridimensionale e viva

Il senso scenico della performance richiama echi di Genesis, Jethro Tull e altre influenze progressive, ma ciò che la definisce davvero è la scelta di dare voce a ciò che normalmente resta sospeso o non detto, linee di vita cadute profili umani improbabili che trovano spazio in una sessione ibrida capace di esprimere ciò che le parole da sole non possono, e che si traduce in un’esperienza intima non filtrata e silenziosamente potente, dove narrazione e respiro diventano inseparabili

Jerry Cutillo accompagna questo percorso con un messaggio personale di entusiasmo e gratitudine, anticipando anche il tour con la PFM previsto per il 2027, e chiedendo sostegno vicinanza e attenzione elementi che da sempre caratterizzano la sua relazione con il pubblico e con chi ne segue il cammino con affetto e partecipazione.




giovedì 3 settembre 2026

Compie gli anni Elio D'Anna



Compie gli anni oggi, 3 settembre, Elio D’Anna, sassofonista, flautista, noto per aver suonato con gli Showmen, con gli Uno, i Nova ma, soprattutto, con gli Osanna, dal 1970 al 1974, dando un grande contributo alla realizzazione dei loro primi quattro “capolavori”.
Dagli anni Ottanta, abbandona la musica per dedicarsi all’imprenditoria.

Happy Birthady Elio!
Wazza

Cliccare sul seguente link per sapere… che fine ha fatto Elio D’Anna…


Osanna Palepoli Live 1973


Nel 1994 fonda l’European School of Economics, private businness school con diverse sedi nel mondo. Attualmente la scuola ha cinque sedi in Europa e una negli Stati Uniti e vede Elio D’Anna impegnato in prima persona ad organizzare e tenere conferenze.
Elio D’Anna è autore di diversi articoli, saggi e scritti. La sua opera più importante è il romanzo The School for Gods, conosciuto in Italia con il titolo La Scuola degli Dei, edito nel 1992, tradotto in diverse lingue e pubblicato in diversi paesi.

La carriera musicale di Elio D’Anna inizia nel 1968 con il gruppo The Showmen. Partecipa a diverse trasmissioni televisive di Cino Tortorella. Nel 1970 fonda il gruppo Osanna, che avrà una forte influenza nel panorama della musica progressive rock internazionale. Dal 1972 suona in diverse band e progetti musicali, tra cui gli Uno e i Nova e collabora con artisti internazionali quali Phil Collins, Narada Michael Walden, Shankar, Percy Jones e Liza Strike. Negli anni ’80 la sua carriera si concentra nel ruolo di produttore e arrangiatore, collaborando con Renato Zero, Enzo Carella e Zucchero.

Gli anni ’80 lo vedono come promotore di congressi tenuti da esponenti di spicco in svariati settori. È organizzatore di importanti eventi culturali nel campo artistico, musicale, filosofico, economico, tecnologico e sociale. Tra gli artisti che vi prendono parte figurano Peter Gabriel, Sting, Bruce Springsteen, e tra gli studiosi John Kenneth Galbraith, Merton Miller, Harry M. Markowitz, Douglass C. North, Gary S. Becker, Lady Elles, Antonio Martino, Dacia Maraini, Valerio Zanone, Vittorio Sgarbi e Salvatore Accardo.


L'ALTRO MONDO Miramare di Rimini agosto 1973 Jam Session. Da sinistra: quello che suona le tumbe con le bacchette dovrebbe essere Franz di Cioccio (Pfm), Mauro Pagani (Pfm) ?,
Elio D'Anna (Osanna), il forlivese Beppe Pippi

1974 l’avventura con gli Uno