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sabato 31 ottobre 2026

"Led zeppelin II" nell'ottobre 1969




Era l’ottobre 1969, quando usciva “Led Zeppelin II”, un altro caposaldo del rock-blues di una magnifica stagione che, ahimè, non ritornerà più!

Di tutto un Pop…
Wazza


È il 1969 e la scena rock è popolata da gruppi rock dalla forte contaminazione jazz e blues. Nasce la fusion, nasce il rock progressivo, ma soprattutto nasce l'hard rock. E coloro che l'hanno introdotto definitivamente sono noti a tutti: i Led Zeppelin. I Led Zeppelin pubblicano all'inizio del 1969 il loro primo album, Led Zeppelin I, album ricco di canzoni dallo stampo blues, in cui la voce graffiante di Plant e la chitarra di Page regnano sovrane. Nell'album sono presenti anche delle cover di artisti blues come Willie Dixon, come "I can't quit you". Non scordiamoci di pezzi prettamente rock come la canzone che apre l'album, "Good times bad times", e "Communication breakdown". Il gruppo si afferma già nel contesto musicale europeo.


Nell'ottobre dello stesso anno, quel lontano 1969 nel quale prevale ancora il rock progressivo e psichedelico, esce nei negozi Led Zeppelin II, secondo lavoro della band. L'album sembrerebbe banale a causa del titolo semplice, ma è tutt'altro che banale. L'album si apre con un pezzo da novanta, una canzone che segnerà la storia del rock, che ancora oggi si canta, "Whole lotta love", famosa per il suo riff di chitarra orecchiabile e insistente. Il testo è a sfondo sessuale, come molti nella discografia dei Led Zeppelin. Nel bel mezzo del brano Robert Plant, il cantante e leader della band, si abbandona ad urla e gemiti sessuali che sfociano nella batteria di John "Bonzo" Bonham e nel riff di chitarra elettrica di Page. Tale canzone è seguita da "What is and what should never be", canzone più dolce nella prima parte, ma che nel ritornello esplode con un ritmo forsennato. La terza canzone del lato a è un pezzo molto rock, dominato dal basso di John Paul Jones. Il testo presenta delle chiare allusioni sessuali: non a caso prende il nome di "The lemon song". Il lato a si chiude con un famosissimo pezzo dall'atmosfera più quieta e dal testo molto dolce, scritto da Plant e dedicato alla moglie. La chitarra introduce il brano ma poi verrà sostituita dall'organo di John Paul Jones come strumento prevalente.


Il lato b si apre con "Heartbreaker", canzone hard rock che presenta il famoso assolo orecchiabile di Page alla chitarra. La canzone che segue, "Living loving maid (she's just a woman)", è il pezzo più scanzonato dell'album. Appena parte la canzone si sente la voce di Plant che urla "With a purple umbrella and a fifty cent hat, livin', lovin', she's just a woman ...". "Ramble on" è un pezzo di ispirazione tolkieniana (J.R.R. Tolkien - autore del Signore degli anelli). Nel ritornello la voce di Robert Plant esplode in un canto graffiante, mentre le strofe sono più calme. Il penultimo brano dell'album è uno strumentale diventato famoso nella storia del rock per l'assolo di batteria di Bonzo e per il riff di Page. Una delle pietre miliari del rock, un pezzo dalla forte vena epica. La canzone che chiude l'album si intitola "Bring it on home", pezzo blues firmato Willie Dixon, famoso bluesman.


Un album prettamente rock, un album che segna la storia del rock, un album che ci introduce nel magico mondo dell'hard rock, un album senza esclusione di colpi, un album dove è impossibile trovare un difetto. L'ascolto è molto piacevole, un album che consiglio a tutti. Led Zeppelin II è un inno a quelli che vivono di rock.








venerdì 30 ottobre 2026

Compie gli anni Fabio Pignatelli

“Nel 1971 andai a vedere i Jethro Tull a Roma, fu il primo concerto della mia vita, rimasi scioccato dall’introduzione di chitarra acustica di Ian Anderson, il brano era My God, tratto dall’album “Aqualung”. Quell’arpeggio indimenticabile mi tornò in mente per il riff di “Profondo Rosso”, nella cantina a casa di Claudio Simonetti”.

(Fabio Pignatelli)


Compie gli anni oggi, 30 ottobre, Fabio Pignatelli, bassista, compositore, produttore...

Deve la sua popolarità ai Goblin di "Profondo Rosso".

Da anni colonna portante della band di Antonello Venditti e musicista molto richiesto in sala di incisione, ha suonato con Claudio Baglioni, Nada, Goran Kuzminiac, Giorgia, Enzo Carella...

 Happy Birthday Fabio!

Wazza

FABIO PIGNATELLI 

Nato a Roma nel '53 si è subito specializzato in basso, chitarra, arrangiamenti e programmazione di tastiere e computers. Entrato a far parte dei Goblin dopo i Cherry Five, ovvero l'anticamera dei Folletti, formati nel '74 da Claudio Simonetti, Carlo Bordini, Massimo Morante e Tony Tartarini, artefici di uno degli album più rappresentativi dell'era progressive tanto in voga negli anni '70.


Come dice Agostino Marangolo in uno dei loro celebri concerti live, è lui l'inventore del famoso arpeggio iniziale di Profondo Rosso che riempi le casse della Cinevox... In Suspiria, l'anno dopo, una vera rivoluzione per le caratteristiche dei Goblin e per questo l'album più amato dai singoli componenti, Pignatelli si appropriò di alcune percussioni africane tra cui il Tabla indiano per la celebre title track del film.

Fabio Pignatelli , Agostino Marangolo,Maurizio Guarini, Dario Argento,Daria Nicolodi, Massimo Morante, Claudio Simonetti

Nel '78, inoltre, sono stati adattati alcuni brani originali del gruppo da Stelvio Cipriani per la colonna sonora Solamente Nero di Antonio Bido. Il suono del suo basso inconfondibile, lo troveremo in tutte le produzioni dei Goblin, anche quelle meno conosciute, mentre in colonne sonore come La Chiesa, Nonhosonno e l'ultimo Back to the Goblin, che è stato realizzato proprio nel suo studio a Roma (Pignatelli Studio) ci ha deliziato molto con i suoi lavori alle tastiere.

Ovviamente ha altre attività anche al di fuori dei Goblin; la più importante è la lunga collaborazione con Antonello Venditti dal vivo, ma non solo; ultimamente con degli ex Goblin, come Marco Rinalduzzi e Derek Wilson con cui realizzò Volo, ha formato una cover band i Beatles for sale in cui omaggiano il quartetto di Liverpool. 

Attualmente è il bassista dei Goblin Rebirth.





giovedì 29 ottobre 2026

Nasceva il 29 ottobre 1933 Tony Stratton-Smith

Nasceva il 29 ottobre 1933 Tony Stratton-Smith, manager imprenditore, produttore, fondatore dell’etichetta musicale “Charisma Records”, vera fucina di talenti.

Da giornalista sportivo si trasforma in vero e proprio “talent scout”.

Grazie a lui Genesis, Van der Graaf Generator, Audience, Lindisfarne, Atomic Rooster e molte altre band sono entrate nella storia.

Morì di cancro al pancreas nel marzo del 1987.

Per non dimenticare…

Wazza



Award to Genesis for record sales at the country home of the late Tony Stratton Smith (far right), founder of Charisma Records









Nel ricordo di Duane Allman


Il 29 ottobre 1971, Duane Allman moriva in un incidente stradale all'età di 24 anni. La sua dipartita fu un duro colpo per la Allman Brothers Band, che continuò a suonare, ma non riuscì mai a replicare il successo ottenuto con Duane.

Allman è stato un chitarrista e cantante statunitense considerato uno dei più grandi chitarristi rock di tutti i tempi, ed è stato un pioniere del southern rock.
Iniziò a suonare la chitarra all'età di 12 anni, e si interessò subito al blues e al rock and roll. Nel 1961, fondò un gruppo con suo fratello Gregg, gli Allman Joys. La band ebbe un discreto successo, ma si sciolse nel 1965.

Nel 1969, Duane e Gregg fondarono la Allman Brothers Band, che divenne uno dei gruppi più importanti del southern rock. Ebbero un enorme successo con l'album “At Fillmore East”, pubblicato nel 1971.
Duane Allman era un chitarrista eccezionale, con un talento naturale per la musica. Era un virtuoso dello slide guitar, e il suo stile era caratterizzato da un mix di blues, rock e jazz.
Il contributo di Duane Allman alla musica è inestimabile. Ha influenzato generazioni di chitarristi, e il suo stile è ancora oggi considerato un punto di riferimento.

Con Eric Clapton





mercoledì 28 ottobre 2026

RocKalendario del secolo scorso – Ottobre, di Riccardo Storti



RocKalendario del secolo scorso – Ottobre

Di Riccardo Storti


1956 – L’11 ottobre 1956, Elvis Presley fece la storia nel leggendario Cotton Bowl di Dallas, in Texas. Ben 26.500 fan gremirono lo stadio per vedere il futuro re del r’n’r, appena ventunenne, stabilendo un nuovo record per gli spettacoli dal vivo a Dallas e attirando una delle folle più numerose mai viste a un concerto fino a quell’epoca. L’esibizione al Cotton Bowl si svolse in un anno straordinario per Elvis: aveva conquistato le classifiche discografiche, si era esibito in memorabili trasmissioni televisive nazionali e si stava preparando all’uscita del suo primo film, Love Me Tender, prevista per il mese successivo.

Quel giorno d’ottobre, il pubblico non assistette semplicemente a un altro concerto: stava vedendo un giovane artista contribuire a cambiare per sempre il corso della musica americana e della cultura popolare.

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1966 – The Otis Redding Dictionary of Soul: Complete & Unbelievable è molto più di una raccolta di brani: è la prova di quanto Otis Redding sapesse trasformare ogni canzone in un’espressione personale e inconfondibile. Registrato con i musicisti della scena Stax, tra cui Booker T. & the M.G.’s, Isaac Hayes e i Memphis Horns, il disco cattura l’artista nel pieno della maturità, con un suono compatto e vibrante che passa dal groove travolgente alla malinconia.

L’apertura con Fa-Fa-Fa-Fa-Fa (Sad Song) fissa il tono: ritmo contagioso, fiati incisivi e una voce che sembra sorridere mentre racconta comunque qualcosa sulle avversità della vita. Ma l’album non vive solo di energia: Tennessee Waltz diventa una ballata struggente, mentre Try a Little Tenderness cresce con pazienza, dalla delicatezza iniziale a un’esplosione vocale e strumentale che ne fa il vertice del disco.

Tra le sorprese spicca Day Tripper, il brano dei Beatles trascinato nel soul grazie a un’interpretazione più robusta e a fiati che ne cambiano il carattere. Gli originali, da I’m Sick Y’all a Ton of Joy e Hawg for You, mostrano invece il suo talento per ritmo e immediatezza.

Come promette il titolo, l’album regala molte sfumature del soul senza ridursi a vetrina di virtuosismi: la sua forza sta nell’equilibrio tra interprete, canzoni e band.

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1976 – Dopo la suggestiva colonna sonora di Garofano Rosso, il Banco del Mutuo Soccorso ritorna con un album di canzoni e musica: Come in un’ultima cena. Si sceglie, in qualche modo, di rimanere fedeli all’ottica del concept album con una serie di tracce in cui il racconto delle liriche di Francesco Di Giacomo si sposano con le composizioni strumentali dei fratelli Nocenzi, coadiuvati – in sede creativa – dal chitarrista Rodolfo Maltese, entrato ufficialmente in line-up. Un gran bel disco di progressive rock, vivacizzato da intuizioni jazzistiche (lo swing claudicante di Fino alla mia porta) e reso ancora più brillante da una riconfermata vena classico-novecentesca (spunta sempre Stravinsky in Slogan), tra panneggi acustici e reminiscenze folk (Quando la buona gente dice). A tal proposito ben si sposa la joint venture con il violino di Angelo Branduardi, la cui presenza calza a pennello in formazione (e più tardi il connubio darà vita a quella mitica carovana mediterranea).

Talvolta, esaltando – a ragion veduta – il “salvadanaio”, Darwin! e Io sono nato libero, questo disco ce lo dimentichiamo un po’, eppure ci sono vere e proprie gemme di poesia: penso al profilo melodrammatico di È così buono Giovanni ma… e a quello più rinascimentale di La notte è piena; sul versante più eminentemente musicale svetta il contrappuntismo prog di …A cena, per esempio, Voilà Mida (il guaritore) e di Il ragno (su tempi composti come in Si dice che i delfini parlino).

A proposito del legame tra Banco e Branduardi, l’occasione è buona per dare un occhio al concerto Rai del 1977 presso gli studi di Via Asiago.

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1986 – È marzo, quando Lucio Dalla parte con gli Stadio per una lunga tournée che lo porterà addirittura in giro per gli Stati Uniti. Il culmine di questo tour sarà il concerto al Village Gate di New York il 23 marzo 1986. Addirittura, la Rai per l’occasione preparerà uno speciale; ma c’è di più visto che, dato il successo dell’evento e la buona riuscita della performance, ci sono tutti i presupposti per un’iniziativa discografica.

Così è nato DallaAmericaCaruso e, dal titolo, si scorge anche l’inedito, perché, in mezzo ai soliti e amatissimi evergreen (tratti da Dalla e da Lucio Dalla ma anche dal recente Viaggi organizzati), c’è una new entry, destinata a diventare una pietra miliare della carriera di Dalla, ovvero Caruso. L’album (doppio) uscirà il 10 ottobre 1986.

Ricordiamo che nel 2023 Walter Veltroni, in qualità di regista, ha diretto Dallamericaruso - Il concerto perduto, documentario grazie al quale possiamo assistere integralmente al concerto.

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1996 – Strani giorni, viviamo strani giorni. È un Franco Battiato un po’ apocalittico, quello che fa capolino dal nuovo CD L’imboscata, uscito il 23 ottobre del 1996. Secondo album con il filosofo Manlio Sgalambro, l’opera viene ricordata per l’hit La cura, indubbiamente una delle canzoni più efficaci nella memoria melodica italiana, ma, dentro L’imboscata, c’è anche altro; anzi, la vera imboscata sta proprio in questa scelta di Battiato di affidarsi alle sonorità del presente, quelle del rock alternativo internazionale tra chitarre distorte, campionamenti, timbriche elettroniche e spruzzate di noise. Così l’opener Di passaggio e la successiva Strani giorni colpiscono come un pugno nello stomaco per le felici consonanze quasi post-punk (idem nel finale di Serial killer) con un’inedita coppia ritmica formata da Gavin Harrison e Saturnino, più la chitarra frippiana di David Rhodes.

E nel disco ci sono pure Antonella Ruggiero (in perfetta sintonia nell’incipit e in Strane previsioni) e Giovanni Lindo Ferretti (in ...Ein Tag aus dem Leben des kleinen Johannes). Tra gli altri brani, spiccano la vena cantautorale di Ecco com’è che va il mondo e Memorie di Giulia e il lirismo di Segunda feira e Amata solitudine.

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martedì 27 ottobre 2026

I CARMEN nell'ottobre del 1973


Usciva nell’ottobre 1973 “Fandango in Space”, primo album degli anglo/spagnoli Carmen, il cui sound fu da subito etichettato come “Flamengo Rock”.

L’album fu prodotto da Tony Visconti, già collaboratore di David Bowie, che li lanciò nel suo spettacolo televisivo “1980 The Floor Show”, registrato al Marquee di Londra, dal 18 al 20 ottobre 1973.

Di tutto un Pop.

Wazza


Carmen & David Bowie (October 1973)


Album in Studio rilasciato nel 1973 

Songs / Tracks Listing 

1. Bulerias (4:56):

- a) Cante (Song)

- b) Baile (Dance)

- c) Reprise

2. Bullfight (4:09)

3. Stepping Stone (2:56)

4. Sailor Song (5:14)

5. Lonely House (4:07)

6. Por Tarantos (1:46)

7. Looking Outside (My Window) (7:23):

- a) Theme

- b) Zorongo

- c) Finale

8. Tales of Spain (5:21)

9. Retirando (2:13)

10. Fandangos in Space (4:34)

11. Reprise Finale (3:01)

Total Time 45:40

John Glascock

Musicisti: 

- David Allen / voce, chitarra elettrica, chitarra flamenca

- Roberto Amaral / voce, vibrafono, flamenco footwork, nacchere

- Angela Allen / voci, mellotron, synt, flamenco footwork

- John Glascock / voce, basso, basso a pedali

- Paul Fenton / batteria e percussioni


Qualcosa in più sui CARMEN




 L'ASCOLTO...




lunedì 26 ottobre 2026

Il compleanno di Lino Vairetti

Compie gli anni oggi, 26 ottobre, Lino Vairetti, cantante, autore, mente & regia dei mitici Osanna, gruppo tra i grandi protagonisti del movimento progressive italiano, dal 1970.

Oltre che grande musicista, persona vera, uno di quelli "che ti guarda negli occhi" quando ti parla.

Lino Vairetti ha saputo coniugare con abilità il sound tipicamente prog con la "solare" tradizione napoletana e del sud Italia.

La sua anima di artista e pittore si fonde nelle sue opere.

Happy Birthday Lino!

Wazza

Osanna una “Prog Family”

Con Keith Emerson

Lino Vairetti - settembre 1967 - foto di Gianni Cesarini

Gruppo "I Collegiali" - Fender Stratocaster del '66

Club "La Mela" dei F.lli Campanino - via dei Mille - Napoli