Il Blog di MAT2020 (estensione del web magazine)
La diramazione del web magazine MAT2020, per una nuova informazione musicale quotidiana
giovedì 9 aprile 2026
9 aprile 1969- Il primo concerto dei King Crimson
Compie gli anni Lino Ajello
Buon compleanno Steve Gadd
Gadd è noto per la sua tecnica precisa, il suo groove
impeccabile e la sua versatilità stilistica, che gli hanno permesso di lavorare
in un'ampia varietà di generi musicali, tra cui jazz, rock, funk e pop.
Gadd ha iniziato a suonare la batteria in tenera età e ha
studiato con rinomati insegnanti. Negli anni '70 è diventato uno dei turnisti
più richiesti, suonando in innumerevoli album di artisti di fama mondiale come
Steely Dan, Paul Simon, Eric Clapton, James Taylor, Chick Corea e molti altri.
È stato membro di importanti gruppi come Stuff e la Steve
Gadd Band.
Oltre al suo lavoro come turnista, Gadd ha pubblicato diversi
album.
Lo stile di Gadd è caratterizzato da una combinazione di
precisione tecnica, groove profondo e musicalità.
È noto per la sua capacità di creare parti di batteria uniche
e memorabili che si integrano perfettamente con la musica.
La sua influenza su altri batteristi è immensa, e il suo
approccio alla batteria è studiato e ammirato in tutto il mondo.
Gadd è stato inserito nella Modern Drummer Hall of Fame nel
1984.
Ha ricevuto un dottorato onorario in musica dal Berklee
College of Music nel 2005.
Ha vinto un Grammy Award per il miglior album strumentale
contemporaneo con la Steve Gadd Band nel 2018.
Ha ricevuto l'American Drummers Achievement Award nel 2003.
mercoledì 8 aprile 2026
Il compleanno di Steve Howe e Roger Chapman
lunedì 6 aprile 2026
Syd Barrett: accadeva il 6 aprile del 1968
Il 6 aprile 1968 Syd Barrett, cantante, compositore e chitarrista, lascia la "sua" band, i Pink Floyd, per seri problemi mentali dovuti all'abuso di droghe.
6 aprile 1967: Rolling Stones al Palasport di Roma...
Roma, 6 aprile 1967 – I Rolling Stones e l’Italia che si scopre diversa
Il 6 aprile 1967 i Rolling
Stones arrivano al Palasport
di Roma in un’Italia che osserva il rock come un corpo estraneo, qualcosa
da contenere più che da accogliere. La giornata è divisa in due spettacoli, e
già questa scelta racconta un Paese che tenta di gestire l’imprevedibilità con
la prudenza di chi non sa ancora bene cosa aspettarsi.
Il pomeridiano è un piccolo terremoto. Il pubblico più giovane si muove come un’onda che non conosce regole: sedie rovesciate, corse verso il palco, qualche ferito, un ragazzo portato via in barella dopo una caduta maldestra.
La polizia presidia gli ingressi, mentre Silvio Noto, volto
rassicurante della Rai, prova a riportare ordine con un ammonimento che oggi
suona quasi surreale: se non si fossero seduti, gli Stones non sarebbero saliti
sul palco. È un frammento che restituisce perfettamente il clima dell’epoca,
quando il rock era percepito come un fenomeno da sorvegliare, più che da
ascoltare.
La sera, invece, il Palasport cambia pelle.
Il pubblico è più composto, e soprattutto compaiono figure inattese: Gina Lollobrigida, Jane Fonda, Brigitte Bardot, Roger Vadim, Vittorio Gassman. La stampa del giorno dopo insiste su questa presenza quasi cinematografica, come se il concerto fosse diventato un osservatorio privilegiato per capire la frattura culturale in corso. Il jet set europeo assiste con un misto di curiosità e distacco all’irruzione di una musica che non appartiene al loro mondo, ma che sta già ridisegnando quello dei più giovani.
Sul palco gli Stones sono ancora nella loro formazione
originaria, con Brian Jones in un momento di fragile lucidità. È uno
degli ultimi tour in cui appare in buona forma, polistrumentista inquieto che
aggiunge sfumature preziose a un suono che sta diventando sempre più
riconoscibile. L’acustica del Palasport non aiuta: il riverbero impasta tutto,
ma non basta a spegnere l’impatto di una band che, anche in condizioni
imperfette, riesce a imporsi come presenza necessaria.
Riletto oggi, quel 6 aprile 1967 sembra un punto di
passaggio. Da una parte un’Italia che tenta di contenere il nuovo dentro le
regole del vecchio; dall’altra una generazione che non vuole più restare
seduta, letteralmente e simbolicamente. In mezzo, un concerto che non è solo un
evento musicale, ma un frammento di storia culturale: un luogo in cui si
incrociano entusiasmi, paure, curiosità e un’idea di futuro che sta arrivando
più in fretta di quanto il Paese sia pronto ad accogliere.






















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