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venerdì 11 giugno 2021

"Playing the History" e "Prog Alchymia": la quintessenza del Prog, di Fabio Rossi

 


Playing the History e Prog Alchymia: la quintessenza del Prog

Di Fabio Rossi


Il progetto Playing the History nasce nel 2013 in virtù dell’inestinguibile passione di tre amici musicisti, Marco Lo Muscio (organo e piano), John Hackett (flauto) e Carlo Matteucci (basso e chitarra acustica), nei riguardi dell’affascinante mondo del rock progressivo. Il trio, con la collaborazione di Giorgio Gabriel, Steve Hackett, David Jackson e di altri special guest, ha realizzato Playing the History (prodotto dalla Hacktrax di John Hackett), un album dal titolo emblematico e interamente strumentale che comprende diciassette tracce, in larga parte rifacimenti di brani celebri, e, per completare, due composizioni del romano Lo Muscio.

La splendida cover disegnata da Davide Guidoni ci introduce nell’atmosfera onirica e fascinosa che si respirerà ascoltando ammaliati i vari pezzi intrisi di un sound liquido e, a tratti, cupo. La maggior parte delle registrazioni hanno avuto luogo all’interno della Chiesa capitolina di San Paolo entro le Mura nel febbraio 2013 e questo potrebbe fornire una spiegazione circa la preponderanza delle tastiere di Lo Muscio. In sostanza, si è preferito mettere in risalto uno dei connotati propri del prog, ovvero l’aspetto sinfonico/barocco, e per tale motivo questo disco renderà inevitabilmente felici i fan di Keith Emerson, Rick Wakeman e Tony Banks.

Il prodotto finale è di elevato livello qualitativo destinato a una ristretta cerchia di utenza per il fatto di risultare astruso alle orecchie meno aduse al progressive di stampo sinfonico. L’assenza di un cantante e delle percussioni, almeno in un primo approccio, rende brani come I Talk to the Wind e Shadow the Hierophant poco fruibili, ma dopo ripetuti e attenti ascolti si rimane conquistati dalle loro peculiari tessiture sonore. Tra le composizioni di spicco cito la spettacolare e solenne versione di Jerusalem, la riproposizione di Horizons con il pianoforte e il flauto, l’imponente Visions from Minias Tirith – The White Tree, una lunga traccia di oltre dodici minuti di Lo Muscio, e l’interessante The Great Gig in the Sky con sugli scudi David Jackson al sassofono e John Hackett al flauto che riprendono la melodia cantata nell’originale da Clare Torry. Non dimentichiamoci, inoltre, della “nuova versione” di Theme One, così come lo stesso David Jackson l’ha definita nel booklet del CD in maniera entusiastica. Steve Hackett, che suona la chitarra classica in Hairless Heart, Hands of the Priestess, Galadriel (tratta dal disco The Book of Bilbo and Gandalf di Marco Lo Muscio) e una superba chitarra elettrica in After the Ordeal, nell’opuscolo interno manifesta la sua eccitazione, dichiarandosi felice di aver partecipato alla stesura dell’album insieme ai suoi amici “speciali” e aggiungendo che “(Playing the History) è riuscito magnificamente e sono sicuro che darà a molti ascoltatori un grande piacere”. 

Concordo con Steve e posso affermare che Playing the History è un lavoro lodevole nell’intento in quanto la musica prescelta, accuratamente rielaborata, viene presentata coraggiosamente in una veste nuova. Un omaggio doveroso al glorioso passato quindi, ma anche uno sguardo verso il futuro. Una proposta al servizio di una saggia sperimentazione alla quale va ascritto il crisma dell’originalità e di questi tempi in campo musicale è un autentico miracolo. 

A distanza di quattro anni dal precedente album, è la vosta di Prog Alchymia, prodotto, registrato e masterizzato da Carlo Matteucci, secondo capitolo del progetto Playing the History che continua a esplorare l’immaginifica musica convenzionalmente denominata rock progressivo. Il trio, nel frattempo, è diventato una band composta da Carlo Matteucci (basso), John Hackett (flauto), Marco Lo Muscio (piano e organo), David Jackson (sassofono e flauto), Giorgio Gabriel (chitarre) e, novità di rilievo, Pino Magliani (batteria). Il sestetto, altresì, si è avvalso nuovamente della prestigiosa collaborazione di Steve Hackett, presente con le sue celeberrime Ace of Wands e Second Chance. 

Altri ospiti: Duncan Parsons, polistrumentista e drummer della John Hackett Band, Nick Fletcher, chitarrista della John Hackett Band e concertista di chitarra classica, Alessandro Forti, pianista e compositore di colonne sonore, e Giovanni Viaggi, tastierista. Rispetto all’l’intelaiatura del primo lavoro l’ascoltatore troverà nella nuova ambiziosa opera strumentale dei significativi cambiamenti. L’introduzione stessa della batteria indica un percorso diverso e, infatti, il prodotto è decisamente orientato verso sonorità più rockeggianti e dall’approccio meno sinfonico. Ne consegue che il risultato complessivo è certamente destinato a una più ampia fascia di pubblico proprio per le qualità intrinseche del sound che favoriscono una maggiore immediatezza rispetto al passato. Quindici le tracce proposte che si dipanano per oltre un’ora di musica e che vanno da classici del genere come I Lost My Head – Part II (la voce prodotta dal Vocoder Electric Piano è di Duncan Parsons), Bourée, Pilgrims, Moonchild, Nights in White Satin, Promenade/TheSage, The Lamia, a composizioni come Molde Canticle – Part I del jazzista norvegese Jan Garbarek, The Flower e Il Bambino e la Pergola di Matteucci, Nastagio degli Onesti di Lo Muscio, Sunset Ride in New Mexico di Gabriel e Six-Eight for Starters di John Hackett. La scelta, quindi, è stata quella di lasciare più spazio ai brani composti dagli appartenenti al progetto stesso. Munito di una copertina plumbea ed efficace disegnata da Chiara Gambino che evidenzia un artwork distante da quello che contraddistingueva il primo album (anche in questo si nota la volontà di rinnovarsi), Prog Alchymia sorprende in positivo perché a emergere sono proprio le composizioni dei nostri Matteucci, Lo Muscio e Gabriel, un’ulteriore conferma dell’indiscutibile qualità del progressive italiano contemporaneo. Le soffuse The Flower e Il Bambino e la Pergola, che vedono Matteucci esibirsi magistralmente alla chitarra acustica, l’intensa Nastagio degli Onesti, con un Lo Muscio ispirato alle tastiere e al Piano Mellotron Moog coadiuvato dal flauto di John Hackett e da una trascinante sezione ritmica assicurata dal duo Matteucci/Magliani, e la colorita spagnoleggiante Sunset Ride in New Mexico, dove Gabriel è accompagnato dalla sei corde di Steve Hackett e dal Moog Electric Piano di Giovanni Viaggi, reggono senza problemi il confronto con i pezzi da novanta precedentemente riepilogati. Mi chiedo, infine, ma il terzo lavoro dei Playing the History mirerà a lidi differenti, come la Scena di Canterbury o il Kraut Rock? Chissà, forse le sorprese non finiscono qui!  




giovedì 10 giugno 2021

DVD imperdibile...Prog Exhibition 2010



L'11 giugno del 2011 veniva presentato al Fnac di Roma il cofanetto di Prog Exhibition, che testimoniava l'indimenticato Festival Prog organizzato da Iaia De Capitani, svoltosi a Roma il 5 e 6 novembre del 2010.

Erano presenti Claudio Simonetti (Goblin), Francesco Di Giacomo (Banco), Lino Vairetti (Osanna), Gianni Leone (Balletto di Bronzo), Luciano Regoli (Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno), e alcuni componenti della Periferia del Mondo.
Questo "cofanetto", non dovrebbe mancare agli amanti del Prog!
Per non dimenticare
Wazza


                                                         Descrizione:

Dopo il doppio sold out a Roma il 5 e 6 novembre 2010 e il grande successo di critica nazionale e internazionale, arriva nei negozi l'atteso cofanetto di PROG EXHIBITION (su etichetta Immaginifica by Aereostella/Edel): 9 ore di musica live, 7 cd e 4 dvd, un booklet ricco di foto esclusive, per rivivere l'evento che ha celebrato quarantanni di musica immaginifica con i grandi mostri sacri, italiani ed internazionali, del rock progressivo.
Per la prima volta nella storia della musica si sono esibiti sullo stesso palco i protagonisti del prog di ieri, di oggi e di domani allinsegna dellincontro di stili e di culture sonore: PFM - Premiata Forneria Marconi, la rock band italiana più famosa al mondo (lunica ad aver scalato la classifica Billboard) divide la scena con Ian Anderson, leggendario leader dei Jethro Tull. Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca e Tolo Marton, insieme dal vivo per la prima volta dopo 35 anni, con la partecipazione del violinista David Cross dei King Crimson. Nuova Raccomandata Ricevuta di Ritorno con lospite Thijs Van Leer (flautista dei Focus). E ancora, Banco Del Mutuo Soccorso, uno dei più significativi esempi di contaminazione musicale. The Trip, al loro debutto on stage all'indomani dell'annunciata reunion, dopo una separazione pluridecennale. Gli Osanna, carichi del loro calore partenopeo, con Gianni Leone (istrionico leader del Balletto di Bronzo) e David Jackson (sassofonista dei Van Der Graaf Generator). A questa prestigiosissima line up si aggiungono poi nuovi nomi come Sinestesia, Maschera di Cera, Periferia del Mondo e Abash per dare voce al suono di oggi.
A 40 anni dalla nascita del rock progressivo, il cofanetto PROG EXHIBITION è un oggetto da collezione per tutti i cultori della musica immaginica, unoccasione imperdibile per rivivere non un semplice concerto, ma un'indimenticabile mostra musicale live che può entrare di diritto nella storia della musica.


 TRACKLIST:

*CD1 - Sinestesia / The Trip
*CD2 - Maschera di Cera / Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca, Tolo Marton con David Cross (King Crimson)
*CD3 e CD4 - PFM Premiata Forneria Marconi con Ian Anderson (Jethro Tull)
*CD5 - Periferia del Mondo / Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno con Thijs Van Leer (Focus)
*CD6 - Abash / Osanna con Gianni Leone (Balletto di Bronzo) e David Jackson (Van der Graaf Generator)
*CD7 - Banco del Mutuo Soccorso

*DVD1 - Sinestesia / Maschera di Cera / The Trip / Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca, Tolo Marton con David Cross (King Crimson) /
*DVD2 - PFM Premiata Forneria Marconi con Ian Anderson (Jethro Tull)
*DVD3 - Periferia del Mondo / Abash / Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno con Thijs Van Leer (Focus) /Osanna con Gianni Leone (Balletto di Bronzo) e David Jackson (Van der Graaf Generator)
*DVD4 - Banco del Mutuo Soccorso


mercoledì 9 giugno 2021

Van der Graaf Generator nel 1975


Usciva ad aprile in Francia nel 1976, nel resto del mondo a maggio… e visti i tempi lenti dell'epoca in Italia abbiamo avuto le prime copie nel giugno dello stesso anno.

Stiamo parlando di "Still Life", l'album che li rilancerà i Van der Graaf Generator sul mercato internazionale, con un lungo tour.

Di tutto un Pop…
Wazza










martedì 8 giugno 2021

Gianni Nocenzi e Mario Fasciano a Napoli il 4 giugno 2021: il commento di Emerson Luca Palmieri

 


Recensione del concerto di Gianni Nocenzi e Mario Fasciano a Napoli

 il 4 giugno 2021

 

Per chi non ha potuto esserci….

Wazza


(dal nostro inviato Emerson Luca Palmieri)


Mario Fasciano e Gianni Nocenzi – Napoli, 4 giugno 2021


L’ultima delle collaborazioni di Mario Fasciano ha come teatro la Napoli più ricca di arte e storia: quella elegante e barocca del Complesso Monumentale Donnaregina nei pressi del Duomo, dove finalmente può realizzarsi questo concerto che la pandemia aveva più volte rimandato.

Nella sontuosa e allo stesso tempo raccolta cornice, esaltata dalla regia di Fabio Mazzeo, è proprio l’ensemble di Mario Fasciano (con lui alla voce e alla batteria, Riccardo Ballerini alla tastiera, Tony Armetta al basso e Ludovico Piccinini alla chitarra elettrica) ad iniziare con “Tommaso Aniello” da “Black Knights At The Court of Ferdinand IV”, il primo dei due album con Wakeman, proseguendo con estratti dell’altro album con Rick, “Stella bianca alla Corte di Re Ferdinando” , dell’ultimo LP “Entanglement” e di “E-Tnik” coi Deep Purple. E proprio su “Che Sogno” da quest’ultimo album, che fa il suo ingresso sul palco un autentico monumento della musica italiana, l’autore dei testi Patrizio Trampetti che canta a due voci con Mario. Tutti i brani, al solito, sono stati completamente rivisitati rispetto alle versioni in studio, in maniera rock e progressiva, che esalta nei lunghi momenti strumentali le doti creative di Armetta, il coinvolgimento di Piccinini e la perizia di Ballerini, mentre Mario da buon leader sprizza energia dalla batteria e melodia dalla voce, raggiugendo le note altissime richieste dalle sue composizioni che richiamano la migliore tradizione napoletana.

È quindi la volta di Gianni Nocenzi. L’esibizione solista è propizia per ascoltare la sua ultima fatica “Miniature”, il suo primo album al pianoforte. I brani sono solo un punto di partenza per un viaggio di Gianni nella sua musica, in cui è contemporaneamente rapito da essa ma non vuole che sia il solo: con gesti lenti o improvvisi, scattando in piedi o accarezzando l’aria con le dita, abbassando con veemenza il braccio o muovendo con dolcezza la mano, vuole porta l’ascoltatore insieme a lui e ci riesce in modo totale, ipnotico. “Farfalle” o “Terra Nova” sono dilatati in una dimensione di poesia, e quando in un’improvvisazione accenna all’incipit della parte pianistica di “Metamorfosi” si comprende quanto il suo rapporto con chi ascolta sia profondamente interiore. Un poeta in musica, come ha dichiarato qualche giorno fa un'altra colonna prog come Lino Vairetti degli Osanna. La sua prova è un’autentica esperienza collettiva.

La terza parte del concerto, tutti insieme, svela il filo conduttore della collaborazione Fasciano - Nocenzi: vengono infatti eseguiti i brani del repertorio di Mario i cui testi sono stati creati da Francesco Di Giacomo. “L’Ala della Musica”, “L’amore quando c’è”, “La Notte delle Stelle”, la toccante “Aria di Te”:la melodia mediterranea di Mario si sposa perfettamente con la dolcezza dei testi di Francesco e sembra quasi che lui se ne stia lì, dietro le quinte, pronto a venire al microfono. E il pubblico, nonostante l’età media non certo alta, sembra quello degli anni Settanta: non applaude finchè l’ultima nota non sia stata avvolta dal silenzio della Chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova.

Il bis di “Frà Diavolo” conclude questo particolarissimo concerto e di colpo dobbiamo lasciare quest’oasi e catapultarci nella dura realtà, nella incombente premura del coprifuoco. Roma presto potrebbe ospitare questo spettacolo che ricorderemo a lungo; e, nel caso, sarà un’occasione per riconciliarci con la musica dal vivo di veri artisti.



lunedì 7 giugno 2021

CELESTE-“Il Risveglio del Principe”, di Fabio Rossi

CELESTE-“Il Risveglio del Principe”

Di Fabio Rossi


I Celeste, nati dalle ceneri del gruppo Il Sistema, sono una formazione originaria di Sanremo ruotante attorno al leader carismatico Ciro Perrino.

Nel 1976 esordiscono con l’album Principe di un Giorno, uscito per l’etichetta Grog. Si tratta di uno dei migliori dischi del periodo crepuscolare del movimento progressive italiano dall’attraente approccio acustico e bucolico. Purtroppo, per varie vicissitudini, la band si sciolse tornando alla ribalta nel 1991 con II, che vira verso il jazz rock, e l’anno seguente con I Suoni in una Sfera, più incline al debut album e contenente la colonna sonora dell’omonimo film diretto da Enrt Fiorini nel 1974, entrambi pubblicati per la Mellow Records.

A quarantasette anni di distanza, Ciro Perrino riforma i Celeste e torna alla ribalta con Il Risveglio del Principe, un concept che riprende le vicissitudini del protagonista narrate nel primo capitolo. Sotto il profilo prettamente musicale il songwriting ricalca quello di Principe di un Giorno, una sorta di coraggioso confronto con il passato nel quale il nuovo lavoro ne esce a testa alta per l’alta qualità delle composizioni.

La chitarra acustica è accompagnata da una pletora di strumenti quali il flauto, il violino, il basso, il pianoforte, il sassofono, i sintetizzatori e il mellotron contribuendo a trasportare l’ascoltatore in una dimensione irreale e straordinariamente affascinante. La differenza sostanziale tra i due dischi riguarda una maggiore presenza della batteria che va valutata in un’ottica assolutamente positiva.

Contraddistinto da una bellissima copertina opera di Laura Germonio, Il Risveglio del Principe si apre con Qual Fior di Loto nel quale la voce di un bambino, Ciro Perrino Junior, ci introduce nell’universo etereo dei Celeste; il brano si snoda poi in un’ammaliante atmosfera pregna di romanticismo con la voce di Ciro Perrino (stavolta senior) protagonista.

La crimsoniana Bianca Vestale dispone di un incedere più sinfonico sul quale si staglia un portentoso mellotron.

La lunga Statue di Sale è una composizione a tratti triste e incantevole con il violino sugli scudi. Si prosegue con Principessa Oscura dal sound più onirico e rarefatto.

In Fonte Perenne la batteria di Enzo Cioffi manifesta maggiormente la sua presenza in un’ambientazione intimista di rara bellezza con tanto di incantevoli cori e gong finale di Ciro Perrino Junior.

Nella strumentale Giardini di Pietra si gradisce il magnifico suono del mellotron, mentre Falsi Piani Lontani è aperta da una lunga improvvisazione al pianoforte.

A chiudere Porpora e Giacinto (assente nell’edizione in vinile per motivi di spazio), una traccia strumentale che richiama ancora certe atmosfere melodiche crimsoniane.

Alla fine de Il Risveglio del Principe si ha il desiderio prorompente di ritornare in quel mondo fantastico creato da Ciro Perrino e l’unica possibile da fare è riascoltarlo dall’inizio utilizzando le cuffie auricolari per apprezzarne tutte le sfaccettature.

Il terzo capitolo della saga è uscito di recente con il titolo Il Principe del Regno Perduto (Mellow Records): sarebbe stato davvero imperdonabile attendere troppi anni. Bravo Ciro!      

 


Album: Il Risveglio del Principe 

Tracklist:


01.Qual Fior Di Loto
02.Bianca Vestale
03.Statue Di Sale
04.Principessa Oscura
05.Fonte Perenne
06.Giardini Di Pietra
07.Falsi Piani Lontani
08.Porpora E Giacinto
 
Label: Mellow Records
Genere: Progressive Rock
Anno: 2019



Members:


Ciro Perrino: mellotron, eminent, solina, ARP 2600, ARP Odyssey, mini moog, pianoforte, percussioni sciamaniche, glockenspiel, voce solista e cori.
Enzo Cioffi: Batteria
Mauro Vero: Chitarra elettrica e acustica
Francesco Bertone: Basso
Sergio Caputo: Violino
Marco Moro: flauto, flauto a becco, flauto in FA e in DO e sax tenore
Massimo Del Prà: pianoforte, Rhodes e clavicembalo
Mariano Dapor: violoncello e cori
Marzio Marossa: percussioni e cori
Andrea De Martini: sax contralto e tenore
 
Special Guests:


Alfio Costa: organo Hammond
Elisa Montaldo: voci
Claudia Enrico: Rainstick in “Qualo Fior Di Loto” e “Statue Di Sale”
Ciro Perrino Junior: voce recitante in “Qual Fior Di Loto” e gong nel finale di “Fonte Perenne”





Ricordando Bambi Fossati

  
Ricordiamo Bambi Fossati, che il 7 giugno del 2014 ci lasciava, all'età di 65 anni.

Cantante, compositore, grande chitarrista, tanto da essere soprannominato il "Jimi Hendrix italiano"... si fece le "ossa" con i Gleeman per poi fondare i "Garybaldi".

Con questo gruppo Bambi partecipò a molte manifestazioni, festival e raduni degli anni '70, facendo da spalla a big del rock internazionale, come Van Der Graaf, Santana, Uriah Heep, Bee Gees; incise due album: Nuda (1972) e Astrolabio (1973).

Quando sciolse la band Bambi si dedicò ad altri progetti, come Bambibanda e Melodie e Acustico Mediterraneo.

Bambi fossati era una persona fragile, generosa, disinteressato al denaro, era nato con il concetto di pace e libertà. Caduto in grande difficoltà, si arrangiava dando lezioni di chitarra; nel 2006 aveva provato a rimettere in piedi i "Garybaldi".

Ci lascia, tra le altre cose, due perle: il singolo Marta Helmut - brano che parla di una strega bruciata sul rogo, di inquisizioni (censurata dalla Rai) - e lo splendido album Nuda, con una delle più belle copertine della storia, disegnate da Guido Crepax.

... per non dimenticare.
 Wazza









domenica 6 giugno 2021

NINE SKIES-“5.20”, di Andrea Pintelli


NINE SKIES-“5.20”

Di Andrea Pintelli


Nel segno e nel tempo della speranza e di una concreta e invocata ripartenza, esce il 4 giugno il nuovo album dei francesi Nine Skies, da me già recensiti qualche tempo fa. Quest’ancor più suggestivo album dal titolo “5.20”, rispetto ai già ottimi precedenti, è un sogno in acustico, un passaggio evocativo intimo e affascinante, un viaggio introspettivo e riflessivo nella parte emozionale di ognuno di noi.

Grazie all’impiego di un coinvolgente quartetto d’archi i Nine Skies, fondamentalmente, riescono nell’impresa di portarci dentro la loro riflessione del contesto umano, attraverso un mirabolante utilizzo della melodia. In altre parole, poesia pura.

Colourblind”, pennellate impressioniste a rappresentare il giorno e la notte, con le chitarre sicure dei due leader Eric Bouillette e Alexandre Lamia e soprattutto la voce del nuovo entrato, Achraf El Asraoui, che porta la saggezza, i colori caldi e le sfumature misteriose tipiche dell’oriente che nell’ultima parte lascia spazio ai voli pindarici del sax di Laurent Benhamou.

Wilderness” è un tratteggio particolarissimo sul lato selvaggio della nostra esistenza, sulla nostra natura infedele rispetto ad essa. Fatta di tre momenti distinti, parte solare e lucente, per diventare più intima, per poi sfociare nel prezioso intervento di Steve Hackett che dona spazio e gioia a questa splendida canzone.

Beauty of Decay”, due minuti di delicatezza di una chitarra che non ha bisogno di parole per poterci parlare.

Sublime “Golden Drops”, in cui spiccano gli intrecci tra le voci di Achraf e Aliénor Favier, a farle da controcanto, grazie ad un refrain vicino alle ambientazioni arabe, parla di quanto siano sempre in agguato le figure scure e negative a rubarci la speranza e il futuro, ma che, grazie alla forza della coscienza, possiamo allontanare per riprenderci l’alba che ci attende.

Above the Tide” è un consiglio che i Nine Skies ci offrono sottoforma di arte. Un atto di fantasia che ci riporta all’importanza del vivere sopra gli eventi, tralasciando il superfluo per andare dritti alla meta: noi stessi. Oltre allo splendore delle voci, dobbiamo sottolineare la bellezza oggettiva delle tastiere di Anne-Claire Rallo; una grandissima felicità per la nostra psiche.

Dear Mind”, mille e più stanze da attraversare per conoscere il proprio Io. Complicato farlo in una vita sola, più facile se spalmato nell’arco di un’esistenza a tappe. Chitarre e pianoforte in una scenografia che pare uscire da ogni pertugio, a completare un puzzle curativo che strappa una lacrima tanto intenso si mostra.

The Old Man in the Snow”, con l’aiuto del flauto di John Hackett, è un messaggio ben chiaro che i nostri ci vogliono passare: essere talmente duri da resistere alle lacrime, per trovare le risposte in ciò che ci circonda. Va da sé che il ritmo imposto alla canzone, quasi un adagio, sia veicolo delle parole dure come macigni, per chi attraversa periodi bui, ma redentive per chi ha già abbracciato l’insegnamento della luce.

Godless Land”, oscura e tenebrosa, vuole raccontarci le notti insonni passate a braccetto con i troppi e sghembi pensieri negativi, della paura del domani, delle nostre ombre. Il passato va rispettato ma lasciato, siccome c’è il tutto ad attenderci.

Porcelain Hill”, ricordanze d’altra vita che non è malinconia, ma solo rispetto per ciò che si è stati. Un affresco di un momento delicato e dorato. Damian Wilson ce lo ricorda grazie alla sua soave voce.

Achristas” è il quadro personalissimo di Anne-Claire Rallo. Tra melodramma e Ravel, offre una sua prospettiva del messaggio complessivo di “5.20”, bagnata dal colore tenue del domani.

Smiling Stars”, ultima canzone dell’album, lo chiude in maniera melliflua e nostalgica, per chi non c’è più ma che si vorrebbe ancora abbracciare. Sguardi verso il cielo alla ricerca di stelle che sembrano occhi, i suoi e solo suoi occhi, ora angelici. Tristezza per chi non tornerà più, ma che incontreremo di nuovo con altro viso, altro nome, altra dimensione. Nulla finisce, tutto continuerà. Come il talento e la maestria dei Nine Skies.

 

Formazione attuale:

Eric Bouillette: Guitars / Violin / Mandolin / Keyboards / Arrangements

Alexandre Lamia: Guitars / Keyboards / Piano / Arrangements / Recording / Mix / Mastering

Anne-Claire Rallo: Keyboards / Lyrics

Aliénor Favier: Vocals

Achraf El Asraoui: Vocals / Guitars

David Darnaud: Guitars

Bernard Hery: Bass

Fabien Galia: Drums

Laurent Benhamou: Saxophones

 

Ospiti: 

Steve Hackett: Guitar solo on « Wilderness »

John Hackett: Flute on « The Old Man in the Snow »

Damian Wilson: Vocals on « Porcelain Hill »

Cath Lubatti: Violins & Viola

Lilian Jaumotte: Cello



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