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martedì 3 febbraio 2026

Alan Sorrenti e Le Orme nel 1974

Come prassi per gli anni’70, la rivista musicale “Qui Giovani” pubblica (un mese dopo, nel febbraio 1974) la recensione del concerto di Alan Sorrenti e Le Orme al Teatro Brancaccio di Roma, eseguito il 16 e 17 gennaio 1974 a conclusione di un tour in accoppiata.

Se non sbaglio da questi concerti romani venne registrato il primo live delle Orme.

Di tutto un Pop…

Wazza










lunedì 2 febbraio 2026

Delirium... un ventata di novità nel festival della tradizione: era il 1972



Visto che "Sanremo" bombardati per una settimana dal Festival dei fiori... vale la pena ricordare l'apparizione dei Delirium nel febbraio 1972, nella categoria "esordienti".
Si classificarono al sesto posto con il brano "Jeshael" di Fossati/Prudente.
Il disco schizzò in testa alle classifiche dei 45 giri diventando un "tormentone", e facendo conoscere al grande pubblico italiano medio l'uso del flauto nella musica pop-rock (cosa che all'estero faceva Ian Anderson da anni...).
Sul palco si fecero accompagnare da un gruppo di amici, "finti hippy", tra cui l'amico Roberto Bernoni, in arte "Zorro", scomparso lo scorso anno.

I Delirium, avevano già pubblicato nel 1971 l'album "Dolce Acqua", e con il successo di Sanremo vennero invitati in tutti i festival e raduni pop. Dopo aver partecipato ad "Un disco per l'estate", con la canzone "Haum", Ivano Fossati lasciò la band,  e ne seguì una prestigiosa carriera da solista.
Di tutto un Pop…
Wazza




domenica 1 febbraio 2026

Comunicato e commento a "Epoca", il nuovo inedito di Nicola Pisu

 


Nicola Pisu e l’urgenza di “Epoca”


È uscito ieri Epoca, il nuovo brano inedito di Nicola Pisu, pubblicato sul suo canale YouTube con quella schiettezza che appartiene ai cantautori indipendenti, costretti a fare da ufficio stampa di sé stessi. L’annuncio, arrivato con l’ironia di chi conosce bene le dinamiche del settore, citava un commento diventato virale a Propaganda Live: presentare il proprio lavoro è un po’ come essere il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci chiamato a giudicare l’operato dell’ex presidente della Regione Sicilia… Nello Musumeci. Un paradosso perfetto per introdurre una canzone che dei paradossi del presente si nutre.

Epoca è un progetto composito, articolato in quattro parti numerate dalla II alla V. La prima esiste, ma per ragioni di deposito SIAE coincide con l’opera intera e non può essere presentata come brano singolo. Sul canale è già disponibile un primo video che raccoglie la Parte II e la Parte III, montate insieme. La terza, brevissima e priva di parole, è una sorta di pausa di espiazione, un respiro sottratto al logorreo decadente che domina il nostro tempo. Le parti successive arriveranno a breve, completando un mosaico che l’architetto e accademico Celestino Soddu definirebbe “rigenerativo”.

Il testo attraversa senza filtri le crepe dell’oggi: l’ipocrisia della politica, i fascismi di ritorno, le guerre e le migrazioni, i femminicidi, il razzismo, le disforie, il riscaldamento globale, l’inquinamento suicida, l’omofobia, le leggi del mercato globalizzato, il progresso miope, le mafie, gli zombie tecnologici, gli influencer e gli intellettuali, la frenesia dei consumi, l’analfabetismo funzionale, le orde social, lo spreco, l’abbondanza, la ricchezza e la miseria, le coscienze anestetizzate, le immondizie musicali. È un affresco amaro e lucidissimo dell’epoca in cui viviamo, un presente a pezzi in cui il potere - per quanto si finga distante - continua a modellare le vite di tutti. Non stupisce che riecheggi la frase attribuita a Mark Twain: “I politici sono come i pannolini, vanno cambiati spesso e sempre per lo stesso motivo.”

La produzione è condivisa con Roberto Corda (RopeCave Studio), collaboratore storico dell’autore, che ha curato editing, missaggio, mastering e suonato la batteria. Il visual video porta la firma di Carlo Murtas, che accompagna il brano con un immaginario essenziale e incisivo.

Le prime due parti di Epoca sono disponibili qui: 

 

Un po’ di commento dopo il primo ascolto…


Epoca è un lavoro che si colloca in una zona rara della canzone d’autore contemporanea, quella in cui la forma non è un semplice contenitore, ma un’estensione del contenuto. La scelta di dividere il brano in più sezioni, di sottrarre la parola nella terza parte, di frammentare la narrazione in blocchi autonomi e complementari, non è un vezzo strutturale, ma un modo per restituire la discontinuità del presente, la sua natura spezzata, intermittente, contraddittoria. La canzone, quindi, incarna un‘epoca. Il testo procede come un inventario emotivo e politico, un catalogo di ferite che non si limita a denunciare, ma mostra la saturazione di un mondo in cui tutto accade troppo in fretta e troppo in superficie. L’accumulo non è casuale, piuttosto un montaggio, un gesto deliberato che mette in fila le derive del presente senza gerarchie, come se ogni stortura fosse la conseguenza inevitabile della precedente.

C’è una tensione costante tra ironia e disincanto, tra rabbia e lucidità. L’ironia dell’annuncio non è un semplice preambolo, ma la chiave di lettura di un autore che conosce bene il peso delle parole e sa che, per parlare del mondo, bisogna anche saperlo osservare con un distacco critico che non diventa mai cinismo. La parte muta, brevissima, è forse il gesto più radicale dell’intero progetto, un silenzio che pesa più di qualsiasi slogan, un momento di sospensione che costringe l’ascoltatore a fare i conti con ciò che ha appena sentito e con ciò che ancora deve arrivare.

Dal punto di vista sonoro, la produzione di Corda accompagna il testo senza sovrastarlo, costruendo un ambiente che non cerca l’effetto, ma la coerenza. Il visual di Murtas aggiunge un ulteriore livello di lettura, trasformando la canzone in un oggetto ibrido, dove musica, parola e immagine dialogano senza mai annullarsi. 

Epoca è una canzone che non si limita a fotografare il presente, ma lo seziona, lo interroga, lo mette a nudo, e nel farlo restituisce all’ascoltatore una responsabilità che spesso dimentichiamo di avere, quella di non smettere di guardare.




sabato 31 gennaio 2026

Nel ricordo di John Wetton


Il 31 gennaio del 2017 ci lasciava John Wetton a causa delle complicazioni di una malattia incurabile: aveva 67 anni.

Indimenticato bassista e cantante dei Mogul Thrash, Family, King Crimson, Roxy Music, Uriah Heep, Wishbone Ash, Asia, Uk… e special guest del Banco del Mutuo Soccorso alla Prog Exhibition del 2010, a Roma.

John Wetton faceva amabilmente discutere. Gli appassionati della musica anni Settanta e oltre si chiedevano se fosse più opportuno apprezzarlo per la sua voce cristallina, la sua abilità nello scrivere melodie o la precisione del tocco sulle quattro corde del suo strumento. Provate “In the dead of Night” degli Uk per sentire il pulsare del basso, oppure la parte media del giro di “Starless” (King Crimson), notevole anche per l’uso della voce impastato a perfezione con una melodia drammaticamente toccante. Oppure fate un test con le canzoni degli Asia, da “Heat of the Moment” in giù. O ancora i suoi tanti dischi solisti, dove troverete la forza della canzone.

Aveva doti liriche immense, come il suo talento. Su Youtube girano delle session con Robert Fripp alla chitarra e Phil Collins alla batteria che sembrano un duello per la qualità estrema. Non amava i fronzoli ma i tempi dispari sì. Era immediato anche nelle cose complesse. Indimenticabile l’album solo “Battle Lines”, ma tutta la sua produzione con UK (due) e Crimson (tre album imperdibili) è pazzesca.

Il musicista inglese era di buon carattere, salvo quando gli eccessi della vita rock gli spostavano l’ago della bussola. Aveva condiviso sulla rete il suo male e pareva esserne uscito. Invece no.

È scritto che col passare del tempo tutti se ne devono andare. C’è chi però lascia una traccia più profonda. Wetton, come Squire e Lake, è una voce e un musicista che molti non dimenticheranno mai.



Un altro mito della nostra vita ci lascia....

Grande musicista, persona discreta, un gentleman inglese.

Francesco Di Giacomo lo chiamava "affettuosamente" John Wayne...

Addio John

Wazza










Il Rovescio della Medaglia nel febbraio del 1974

ROVESCIO DELLA MEDAGLIA - CIAO 2001 - GENNAIO 1974


La rivista Ciao 2001 nel febbraio 1974 pubblica un articolo sulla serata organizzata al Piper di Roma, il mese prima, per aiutare Il Rovescio della Medaglia.

Il 31 gennaio 1974 si teneva presso il Piper Club di Roma un concerto per il Rovescio della Medaglia, che aveva da poco subito il furto del TIR, con tutta la strumentazione.

Successe a Roma, in via Trionfale: il furto gettò nello sconforto la band che con tanti sacrifici aveva acquistato una strumentazione di alto livello.

A questa serata di "beneficenza" parteciparono, oltre al RDM, il Banco del Mutuo Soccorso, Franz di Cioccio della Premiata Forneria Marconi, Albero Motore, Perigeo, Venditti-Cocciante-De Gregori, Claudio Rocchi, Mauro Pelosi.

Nonostante questa mobilitazione massiccia Pino Ballerini, il vocalist, decise di lasciare la band, che poco dopo si scioglierà.

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Wazza






venerdì 30 gennaio 2026

Le Orme: accadeva nel gennaio del 1976

Intrepido - 29 gennaio 1976

Nel gennaio del 1976 molti magazine italiani parlano e scrivono delle Orme.
Il tema è il loro ritorno da Los Angeles, dove avevano registrato l'album "Smogmagica", con l'aggiunta del virtuoso chitarrista Tolo Marton.
Fu anche l'ultimo album delle Orme, che nell’occasione si avvalgono della collaborazione di Gian Piero Reverberi come produttore e musicista aggiunto.
A tre mesi dall'uscita dell'album Tolo Marton lascia la band per divergenze riguardanti l'imminente tour "Rockspray".
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Wazza

 Tony Pagliuca, Tolo Marton, Armando Gallo, Michi dei Rossi (seminascosto dalla signora Gallo)-foto di Aldo Tagliapietra a Los Angeles -1975


 TV Sorrisi e Canzoni


Ciao 2001-Gennaio 1976- Recensione dell’epoca del concerto Banco/Branduardi tenutosi al Teatro Olimpico a dicembre 1976



Tra licenze militari e suggestioni progressive nel racconto di un pomeriggio romano


Nel gennaio del 1976 il panorama musicale era in pieno fermento, ed è in quel periodo che si colloca un ricordo nitido: il concerto del Banco del Mutuo Soccorso e Angelo Branduardi al Teatro Olimpico

All'epoca ero in licenza militare e scelsi lo spettacolo pomeridiano, condizionato dalla necessità della mia "fidanzata" di rientrare rigorosamente prima di cena.

L'evento era curato da David Zard, che con la sua consueta visione internazionale non esitava a paragonare la caratura artistica dei protagonisti a quella dei Genesis. 

Al mixer, a garantire la pulizia sonora di un intreccio tra rock progressivo e folk d'autore, c'era Marcello Todaro, che portava la sua esperienza tecnica nel cuore del suono complessivo. Fu un momento di sintesi tra la narrazione colta di Branduardi e la potenza sinfonica del Banco, in un’epoca in cui la musica italiana cercava e trovava una propria via al di fuori dei confini nazionali.

Wazza