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lunedì 15 giugno 2026

Usciva il 15 giugno 1979 l'album "Florian", de Le Orme


Usciva il 15 giugno 1979 l'album "Florian"decimo album in studio di Le Orme.

Pochi capirono questo cambiamento radicale nel sound del gruppo. L'idea venne a Toni Pagliuca, conscio che il punk ed altri stili musicali stavano affossando il progressive rock. Una "protesta", non usare strumenti elettrici e dedicarsi a strumenti acustici alternativi - violino, violoncello, vibrafono, clavicembalo -, una svolta sottolineata dall'amaro testo di "Fine di un viaggio".

Un disco da rivalutare e da ascoltare!
Wazza



RENZO ARBORE RECENSISCE LE ORME
dalla rivista «Il Monello» (1979)

È sempre con un pizzico di nostalgia che, ogni tanto, accolgo qualche nuovo disco di qualche «vecchio» gruppo pop. Certo, la parolina non è più di moda, il pop pare definitivamente morto e sepolto da noi, cosa quasi incredibile se si pensa alla autentica «febbre» dei primi anni Settanta, quando a partire da un memorabile «Festival dell'avanguardia e nuove tendenze» in quel di Viareggio, finalmente ci si contò.

Ai giovanissimi ricordo solo che era etichettata come «pop» la musica rock, quella di ispirazione classicheggiante, quella di ispirazione jazzistica e folk che decine e decine di gruppi andavano facendo in quegli anni, tutti protesi a sperimentare, a «trovare un loro genere e un loro spazio musicale», tutti attivissimi e frenetici, casomai divisi e concorrenti ma uniti da un unico invisibile filo che era quella «voglia matta» di fare musica diversa, nuova.


Oggi, come ho già detto altre volte, pochissimi i superstiti. I New Trolls (nominati per primi per anzianità) le Orme, il Banco del Mutuo Soccorso, la Premiata Forneria Marconi e qualche altro. A tutti, più o meno, il sottoscritto si sente legato da esperienze comuni, dal fatto di aver percorso e vissuto lo stesso «pezzo di vita», dagli entusiasmi per questo o quel disco nuovo.
Tra i più anziani, i quattro ragazzi delle Orme, quei veneti che, dopo aver debuttato con delle canzoni da «disco per l'estate», facili facili (ma sempre con un certo gusto) buone per il mercato, avevano gettato tutto alle ortiche per una musica più impegnativa, più nuova e ricca di fermenti. Quella di quest'anno è una ricorrenza, per le Orme. Il loro compleanno importante, quello dei dieci anni di vita. Una lunghissima vita se si pensa a quanti gruppi sono nati e sono morti nello stesso periodo di tempo. Dieci anni che le Orme hanno vissuto a tempo pieno, anche quando sono stati assenti dalle scene.
Loro principale caratteristica e loro encomiabile qualità, infatti, è sempre stata quella di ritirarsi ogni tanto e meditare, a rinnovarsi, a studiare, rinunciando a sicuri successi, a danaro. Segno che, per loro, innanzitutto viene la «musica», la voglia di fare musica «importante» e poi il mestiere. Cosa non facile oggi che, appena entrato in un ingranaggio discografico, sei quasi costretto ad assecondarlo, preso dalla routine, dagli impegni e da tutto il resto.


Così, tanto per prepararsi a festeggiare il decennale, il gruppo de Le Orme, dopo aver «sperimentato» le lusinghe della musica più o meno elettronica, si è fermato a studiare la strumentazione propria e lo sviluppo futuro da dare alla loro musica. E così Aldo Tagliapietra ha approfondito lo studio del violoncello, Germano Serafin il violino, Michi Dei Rossi alcuni strumenti «percussivi» come la marimba, lo xilofono e il vibrafono e Tony Pagliuca il «vecchio» pianoforte. Tutti strumenti «acustici» come vedete, lontani da quei marchingegni che pure avevano avvicinato nelle loro precedenti esperienze. E i quattro spiegano di essere delusi dall'elettronica che «eccita sì la fantasia ma impedisce il cervello e le mani».

Quindi, il rientro in Italia, dopo aver registrato tutti i precedenti album nei migliori studi di Los Angeles, Parigi e Londra. Un ritorno a casa in piena regola, visto che il loro nuovo disco è stato interamente registrato a Mestre, e senza tanti accorgimenti tecnici che avrebbero «impigrito il cervello e le mani». E «un ritorno a casa» anche nella musica, visto che il disco viene intitolato «Florian», come il celeberrimo caffè di Piazza San Marco, ritrovo di intellettuali e di appassionati di musica, con quelle inconfondibili orchestrine che ripropongono classici della musica «seria», melodie «immortali» e valzer nostrani e europei. Quindi anche da parte delle Orme, un riscoprire le loro origini musicali (oggi si parla di «radici») e di tornare ad essere affascinati dal classico, dalla musica ispirata a quella dei grandi maestri.

Così, Florian è un disco «sentito», affascinante se ascoltato con attenzione, ricco di atmosfere e oggi assolutamente inconsueto, tra la «disco-music» da una parte e il rock dall'altra. Buon compleanno!!!



domenica 14 giugno 2026

Stradarolo 13 - 14 - giugno 2015: No stop Francesco Di Giacomo, "La parte Mancante"


Internet è come il mare... quello che ci "butti" ti restituisce!

Oggi mi ricorda che il 14 giugno del 2015 si concludeva la seconda giornata di "Stradarolo Big", dedicata a Francesco di Giacomo. Ripubblico quello che scrissi all'epoca.

Stradarolo 13 - 14 - giugno 2015
 No stop Francesco Di Giacomo, "La parte Mancante"

"Siamo stati e saremo parole e gesti nel battito del cuore"
(Francesco di Giacomo)

Questa frase di "Nudo" sintetizza questi due giorni della "no stop Francesco Di Giacomo - La parte mancante"

Poeta, scrittore, cuoco, artigiano, filosofo, consigliere, amico, fratello, stupendo, unico, bello, capace, rompicoglioni, curioso, fanciullo, grande, maestro, ironico, geniale, attore, timoniere, sarcastico, artista, emozionante, sornione, intelligente, mitico, bella persona, impetuoso, scanzonato, beffardo, creativo, maturo, surreale, genio, mattatore... questi sono alcuni aggettivi, usati per descrivere Francesco, in queste due giornate.

Un racconto durato due giorni, attraverso, la voce, la musica, una foto, un video, un sorriso, una lacrima, ogni persona intervenuta a messo un piccolo tassello, a formare questo "puzzle" di emozioni che credo abbia arricchito tutti! Ed è stato bello condividerle insieme a tutti i presenti.

In quei momenti la mia testa è diventata una centrifuga, un vortice, di emozioni che mi ha sollevato in aria, e sbattuto per terra! Tante storie mai raccontate, poesie, canzoni, appunti, aneddoti, ero come un computer con poca memoria, con una scheda Ram, troppo piccola, che s'imballa, non ce la fa a "salvarli" tutti... ho scoperto un mondo intorno a Francesco. Sapevo, che la sua mente era sempre una primavera, sempre un crescere, un fiorire, un dare e ricevere emozioni illimitate…, ma non fino a questo punto!

Qualche volta ho scritto, che " ho avuto la fortuna di conoscerlo"... invece ho scoperto che Francesco è come l'universo, ne conosciamo solo il 4%, ed io sono " un granello di sabbia in mezzo ad un gigantesco deserto".

Francesco era una nave, con cui ho avuto l'onore di fare un "piccolo viaggio" della mia vita... grazie.

Devo ringraziare Antonella per avermi invitato, per avermi dato modo in questi due giorni di riempire un pochino "la parte mancante".

Stradarolo non è una festa popolare, Stradarolo sono idee, coraggio, impegno, fatica... messe in piazza. Tanto di cappello ad Andrea Satta per "trovate", e ai suoi collaboratori per l'impegno.

Orgoglioso di esserci stato, grazie a tutti.
 Aldo (Wazza)

Queste persone hanno "raccontato" Francesco, nelle due giornate…




















PFM: accadeva il 14 giugno 1974


Nella copertina di "Ciao 2001" del 14 giugno 1974, è immortalata la PFM e la "trionfante" tournèe inglese dal 6 al 27 maggio 1974.

Sponsorizzati da Greg Lake, e con la collaborazione di Pete Sinfield, la PFM sbalordisce il pubblico inglese facendolo "ricredere" sul concetto radicato di etichettare la band italiane con lo "spaghetti rock".

Questi concerti  aprirono le porte per un lungo tour in Giappone e Stati Uniti...
Di tutto un Pop…
Wazza




14 giugno 1979-Concerto per Demetrio

Sono passati 47 anni da quel concerto tenuto all'Arena Civica di Milano, il 14 giugno del 1979.
Un raduno di tanti artisti per sostenere le spese ospedaliere per Demetrio Stratos, ricoverato in America per una forma acuta di leucemia.
Purtroppo Demetrio Stratos ci lasciò, proprio il giorno prima, e il concerto diventò un "epitaffio"!
Per non dimenticare…
Wazza



1979 - 14 giugno - Milano - Arena - Concerto per Demetrio Stratos  - Francesco Di Giacomo (Banco del Mutuo Soccorso)

1979 - 14 giugno - Milano - Arena - Concerto per Demetrio Stratos - L'esibizione della Venegoni Co.


sabato 13 giugno 2026

Demetrio Stratos: era il 13 giugno del 1979

La voce di Stratos non era una voce, era uno strumento in grado di passare con disinvoltura dall’r&b al rock fino a sperimentazioni inaudite nelle quali il canto si faceva lamento, si trasformava in flauto o sirena, tornava bambino. A volte spaziava in territori così distanti dall’ordinario che si fa fatica a riconoscere come voce quel suono incredibile che scaturisce dal corpo del suo creatore, tra diplofonie e trifonie (ovvero la produzione di due o tre suoni simultaneamente) e i picchi inauditi di 7000 Hz.”

Il 13 giugno dovrebbe essere giorni di lutto nazionale per la cultura italiana: una leucemia fulminante ci privava “fisicamente” di Demetrio Stratos, indimenticabile voce e persona eccezionale.

Gli “amici” artisti il giorno dopo gli dedicarono il concerto organizzato in precedenza per una raccolta fondi, utile ad affrontare le cure in USA, ma non ce ne fu il tempo…

Per non dimenticare…

Wazza


Dalla rete Francesco Cirillo- foto Renzo Chiesa...

Il 13 giugno del 1979 morì quasi all’improvviso all’età di 34 anni Demetrio Stratos, uno degli artisti più talentuosi e avanguardistici che si ebbero mai nel nostro paese. Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1945 da genitori greci, Efstràtios Dimitrìu, si trasferì diciasettenne a Milano per studiare architettura. Dopo l’esperienza con il gruppo beat de I Ribelli, nel 1972, fondò gli Area, uno dei gruppi cardine del progressive italiano e politicamente schieratissimo a sinistra. Nel giro di soli sei anni e cinque album in studio la band marchierà a fuoco la musica italiana, ma nel 1978 Stratos decise di perseguire ricerche artistiche personali basate su sperimentazioni vocali che lo porteranno a girare il mondo e collaborare anche con John Cage.

Colpito poco dopo da una grave forma di anemia aplastica, malattia causata dalla mancata riproduzione delle cellule da parte del sangue, venne ricoverato al Memorial Hospital di New York in attesa di un trapianto di midollo osseo. Per raccogliere fondi per far fronte alle astronimiche spese di degenza (che ad oggi sarebbero pari a circa 10.000 € alla settimana), Gianni Sassi della storica etichetta Cramps che lanciò gli Area nel 1973, organizzò in un paio di settimane un faraonico concerto all’Arena Civica di Milano; purtroppo le condizioni di salute del cantante precipitarono e Demetrio Stratos morì beffardamente proprio il giorno prima dell’evento a soli 34 anni.

Francesco Di Giacomo

Il concerto che doveva essere in sostegno al grande artista italo-greco prese così una dimensione inaspettatamente tragica, diventando una celebrazione alla sua memoria. Nella lista dei musicisti raccolti da Gianni Sassi (tutti esibitisi gratuitamente) c’è un po’ di tutto «Gente che c’entra e gente che non c’entra un cazzo» come commenterà Patrizio Fariselli (tastierista degli Area). Si radunarono sin dal giorno precedente oltre 60.000 spettatori in attesa dell’evento, la maggior parte dei quali non aveva mai sentito parlare né di Demetrio Statos né degli Area, non avevano mai sentito diplofonie e non avevano la benché minima conoscenza della musica d’avanguardia.

PFM

Tutti questi vennero attratti solo dai nomi dei cantautori più popolari in scaletta aspettandosi un classico concerto pop-rock. Come se non bastasse l’evento fu il pretesto di molti artisti per mettersi in mostra, adombrando la figura stessa di Demetrio Stratos (persino gli Area vennero reclusi a brevi partecipazioni all’inizio e alla fine dell’evento), mostrando sin da subito su quel palco l’enorme vuoto che aveva appena lasciato nella musica italiana. Così ricorda l’evento il chitarrista Paolo Tofani che all’epoca aveva da poco lasciato gli Area: «Molte delle persone che parteciparono a quel concerto non avevano niente a che fare nè con gli Area nè con Demetrio. È stato un momento di grande tristezza per il vuoto che aveva lasciato Demetrio e poi c’era la consapevolezza di vedere che c’erano delle persone che usavano quel momento per potere in qualche modo fare il “loro verso”. Io ad esempio sono stato messo in un furgone, in uno studio mobile a registrare. Ero triste e arrabbiato e solo alla fine mi chiamarono sul palco a suonare con gli Area “L’internazionale”».

Di Cioccio Venditti

I nomi più noti sono sicuramente quelli di Eugenio Finardi, Francesco Guccini, Angelo Branduardi, Roberto Vecchioni (accompagnato da Ludovico Einaudi alle tastiere) e Antonello Venditti (accolto da un freddo applauso di circostanza del pubblico), mentre la quota “progressiva” viene coperta da P.F.M. (che se la ridono beatemente sul palco), Banco (emozionante l’eterea ed enigmatica versione di Lungo il margine e di E mi vien da pensare) e ovviamente gli Area che eseguono una versione sempre più dissonante de L’internazionale, perfetto commiato all’amico scomparso e alla fine del decennio. Oltre a questi troviamo anche nomi poco ricordati della musica di allora, come Venegoni & Co., il supergruppo Carnascialla con con Tony Esposito, il proto-punk dei Kaos Rock di Luigi Schiavone (appena arrivati sotto l’ala protettrice della Cramps e buttati nella mischia), i pianisti d’avanguardia Adiano Bassi e Italo Lo Vetere.

Ciotti – Treves - Einaudi

Nella baraonda generale troviamo anche l’ibrida Tarantella del vibrione di Gaetano Liguori e Tullio De Piscopo, la performance degli Skiantos che non suonarono una sola nota ma si misero a leggere poesie demenziali davanti ad un pubblico attonito e la tristemente famosa esibizione di Giancarlo Cardini, probabilmente l’ospite più interessante ed originale, ricordato tristemente per essere stato sommerso da una valanga di fischi da parte del pubblico durante l’esibizione della sua Solfeggio parlante che, ironia della sorte, sarebbe dovuta essere stata registrata da Demetrio Stratos se non fosse deceduto. 

Avrebbero dovuto partecipare anche Pino Daniele che chiese di esibirsi ma non gli fu permesso perché all’epoca era ancora uno sconosciuto cantautore napoletano e persino Adriano Celentano che contattò gli organizzatori, ma gli fu risposto un gentile diniego perché era troppo diversa la sua musica rispetto agli altri partecipanti.



venerdì 12 giugno 2026

Nel ricordo di John Hiseman


Ci lasciava il 12 giugno 2018 Jon Hiseman, mitico batterista dei Colosseum, caposcuola e punto di riferimento per molti "batteristi provetti"…

Per non dimenticare!
Wazza



 COPENHAGEN, DENMARK - 1st APRIL: Colosseum perform at the Radiohouse recording studio in Copenhagen, Denmark in April 1969. Left to Right: Dave Greenslade, John Hiseman, Tony Reeves, Dick Heckstall-Smith and at the front James Litherland. (Photo by Jan Persson/Redferns)



giovedì 11 giugno 2026

AC/DC: era l'11 giugno del 1975


La prima volta non si scorda mai...

L'11 giugno 1976 gli AC/DC iniziano il loro primo tour in Inghilterra, prima data la City Hall di Glasgow: hard rock come se piovesse!
Di tutto un Pop…
Wazza


L' 11 giugno del 1976 gli AC/DC iniziano dalla City Hall di Glasgow il loro primo tour britannico da protagonisti intitolato "Lock Up Your Daughters", ovvero "chiudete a chiave le vostre figlie". Era un verso del brano "T.N.T.", ed era perfetto per rappresentare l'idea di ribellione, ma soprattutto per incutere timore. Era l'equivalente della famosa campagna promozionale degli Stones che diceva: "Lascereste uscire vostra figlia con un Rolling Stone?".

Era anche lo slogan giusto per sottolineare il cambio di direzione della band australiana. Se il primo disco strizzava l'occhio al glam rock, da questo in poi si faceva sul serio: hard rock come se piovesse, rock'n roll marchiato a fuoco dalle chitarre, spettacoli dal vivo pirotecnici e incendiari.

Questa è stata la prima visita della band nel Regno Unito per suonare nel leggendario Marquee Club.