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giovedì 28 maggio 2026

Compie gli anni John Fogerty


Compie gli anni oggi, 28 maggio, John Fogerty, cantante, autore chitarrista, una delle leggende del rock. 

Fondatore e autore di tutti i successi dei "Creedence Clearwater Revival", dal 1968 al 1972: Proud Mary, Fortunate Son, Travelin' Band, Wholl'stop the rain, Molina, Hey Tonight.

Voce potente e camicia a scacchi il suo segno di riconoscimento.

Ancora in tour... rock on!

Happy Birthday John!
 Wazza




 Brani del gruppo usati in colonne sonore (riascoltiamoli cliccando sui titoli)

·La canzone Suzie Q fa parte della colonna sonora di Apocalipse Now di Francis Ford Coppola; la canzone viene suonata durante l'esibizione delle pin-up di Playboy.

·La canzone Born on the Bayou fa parte della colonna sonora del film Il mostro della palude e del suo seguito The Return of Swamp Thing e della colonna sonora del film Compagni di scuola, con Carlo Verdone, Christian De Sica e Massimo Ghini. Una versione interpretata dai Broken Homes fa parte della colonna sonora del film Nato il quattro luglio, di Oliver Stone, con Tom Cruise.

·La canzone Green River è stata usata nel videogioco GTA: San Andreas.

·La canzone Fortunate Son è stata usata nell'espansione Vietnam del videogioco Battlefield: Bad Company 2, oltre che in Call of Duty: Black Ops nella missione S.O.G.; fa parte delle tracce giocabili in Guitar Hero: Warriors of Rock; è stata inoltre usata nei film Forrest Gump con Tom Hanks e Die Hard 4, con Bruce Willis. È presente all'inizio del film The Manchurian Candidate con Denzel Washington, interpretata da Wyclef Jean. Una reinterpretazione del pezzo è disponibile sotto forma di download a pagamento per il videogioco Rock Band (Electronic Arts).

·La canzone Commotion è disponibile sotto forma di download a pagamento per il videogioco Guitar Hero World Tour.

·La canzone Bad Moon Rising fa parte della colonna sonora del film Il grande freddo e del film di John Landis Un lupo mannaro americano a Londra.

·La canzone The Midnight Special fa parte della colonna sonora del film Vacanze in America di Carlo Vanzina, con Christian De Sica, Jerry Calà e Claudio Amendola e Ai confini della realtà con Dan Aykroyd.

·La canzone Looking out My Back Door fa parte della colonna sonora del film Il grande Lebowski.

·La canzone Up around the Bend fa parte della colonna sonora del film Il sapore della vittoria - Uniti si vince, con Denzel Washington, della colonna sonora del film Micheal, con John Travolta, e fa parte della track list del videogioco Guitar Hero World Tour e parte della colonna sonora del documentario About a son, dedicato al leader dei Nirvana, Kurt Cobain.

·La canzone Run through the Jungle fa parte della colonna sonora dei film Tropic Thunder con Ben Stiller, Radiofreccia, di Luciano Ligabue, con Stefano Accorsi, Il grande Lebowski e Air America con Mel Gibson e Robert Downey Jr..

·La canzone I Heard It through the Grapevine fa parte della colonna sonora del film Romanzo Criminale di Michele Placido.

·La canzone Who'll Stop The Rain? è parte della colonna sonora, ispirazione del titolo del film Who'll Stop The Rain? - I guerrieri dell'Inferno di Karel Keiz.

·La canzone Have You ever Seen the Rain?, eseguita dagli Spin Doctors, fa parte della colonna sonora del filmPhiladelphia (1993), della colonna sonora del film L'altra sporca ultima meta (2006), di Un'impresa da Dio e dell'episodioSenza fine della decima e ultima stagione di Stargate SG-1 (2006).

·Varie canzoni furono usate nella colonna sonora di Ralph supermaxieroe telefilm andato in onda sulla ABC dal 1981 al1983.

·La canzone "Who'll Stop The Rain" è stata usata per la colonna sonora del film "i Ragazzi di Dicembre" (2007)

·La canzone Long as I Can See the Light fa parte della colonna sonora del film State of Play con Russel Crowe e Ben Affleck (2009): si sente alla fine, quando scorrono i titoli di coda, sulle immagini del giornale che va in stampa.

·Le canzoni Born on the Bayou e Keep on Chooglin' sono state utilizzate nel film di Sylvester Stallone I mercenari (The Expendables - 2010)

·La canzone Long As I Can See The Light è stata utilizzata nel telefilm How I Met Your Mother (8x18, Weekeend At Barney's).




Il compleanno di Gavin Harrison


Compie gli anni oggi, 28 maggio, Gavin Harrison, batterista inglese conosciuto nel mondo prog per aver suonato con i Porcupine Tee e con i King Crimson.

Ma molti non sanno che ha lavorato tanto in Italia.
Ingaggiato dal manager di Alice nel 1989, si è fatto notare ed ha registrato album per Eugenio Finardi, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia, Eros Ramazzotti, Franco Battiato, Patty Pravo.

Da anni è considerato uno dei migliori batteristi al mondo e molto ricercato come "session-man".

Happy Birthday Gavin!
Wazza  






 Re Cremisi
batteristi: Pat Mastelotto, Bill Bruford, Gavin Harrison



PFM: accadeva il 28 maggio del 1973

PFM A LONDRA 1973 - FU IL LORO PRIMO CONCERTO IN INGHILTERRA

Il 28 maggio 1973 parte da Roma, al Teatro Brancaccio, il tour italiano della Premiata Forneria Marconi con Pete Sinfield e Mel Collins dei King Crimson.

La tournée toccherà anche Francia, Germania, Spagna, Olanda e Inghilterra...

Di tutto un Pop!
Wazza

 Sadlers Wells Theatre con PFM headliner e Pete SInfield a supporto






Francesco Di Giacomo e Lucio Dalla: accadeva il 28 maggio 2004

28 maggio 2004, Francesco di Giacomo è ospite dell’evento “Musicultura” di Recanati: memorabile il duetto con Lucio Dalla, cantando “Barcarolo Romano”. 

Oltre che “solo”, Francesco partecipò alla manifestazione con il Banco del Mutuo Soccorso nel 1997 e 2009. Il sodalizio Banco “Musicultura”, continuerà anche nel 2015…

 Di tutto un Pop.

 Wazza


Lucio e Francesco, insieme sul palco della XV edizione del Festival. Era una notte di maggio del 2004 ed insieme cantarono Barcarolo Romano.

Due geni assoluti della canzone, due nostri amici irrinunciabili. Sfogliando le immagini dell'archivio, ci piace immaginarli questa sera, ancora insieme. Da qualche parte.


Banco del Mutuo soccorso 2009

Ospiti dell’edizione

Antonello Venditti, Luciano Ligabue, Fernanda Pivano, Amalia Gré, Ennio Cavalli, Piera Degli Esposti, Enzo Gentile, Roberto Pazzi, Isa Grace, Edoardo Bennato, Daniele Bonora, Bungaro, D-Rad (Almamegretta), Lucio Dalla, Mariano Deidda, Francesco Di Giacomo, Carlo Fabbri, Enzo Jannacci, Paolo Jannacci, Orchestra di piazza Vittorio, Pacifico, Patty Pravo.

 

Banco del Mutuo Soccorso 2015





 

mercoledì 27 maggio 2026

Ricordando Riki Maiocchi, nato il 27 maggio

 


Nasceva il 27 maggio del 1940 Riki Maiocchi, cantante italiano conosciuto per essere stato il fondatore del complesso dei Camaleonti.

Divenne famoso nel 1964 con “Non dite a mia madre”, cover del brano degli Animals “The House of the Rising Sun”.

Maiocchi partecipò per due volte al Cantagiro e una volta al Festival di Sanremo (in coppia con Marianne Faithfull), mentre nel Regno Unito ebbe collaborazioni artistiche con Ritchie Blackmore e Jimi Hendrix, e portò al successo un brano scritto da Mogol e Lucio Battisti, la celebre “Uno in più”.

Si avvicinò alla musica leggera ancora giovanissimo quando svolgeva il mestiere di muratore. Iniziò a frequentare il celebre locale milanese Santa Tecla, punto di ritrovo di molti grandi cantanti Adriano Celentano, Luigi Tenco, Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci tra gli altri.

Iniziando coi Riki & the Four Jacks con l'amico Roberto Bescapé, prende parte, nel 1964, alla fondazione dei Camaleonti di cui sarà il frontman nel periodo beat più impegnato, con brani come “Chiedi chiedi” e “Io lavoro”. Li abbandona alla vigilia del grande successo, nel 1966.

Maiocchi sceglie di trasferirsi nel Regno Unito dove incontra Ritchie Blackmore (futuro componente dei Deep Purple), all'epoca chitarrista sconosciuto, insieme al quale fonda i The Trip, in seguito attivo soprattutto in Italia.

Maiocchi e i The Trip si esibiscono in molti locali della scena underground londinese, persino insieme a Jimi Hendrix. 

Per circa tre settimane suonano anche in Italia, all'incirca nel novembre del 1966. Fu comunque grazie a Hendrix che Maiocchi entrò in contatto con Marianne Faithfull, allora compagna di Mick Jagger, con cui partecipò al Festival di Sanremo 1967 con “C'è chi spera”, nell'edizione segnata dal tragico suicidio di Luigi Tenco.

Maiocchi partecipò anche a due edizioni del Cantagiro, quelle del 1965 e del 1967, e in quest'ultima edizione conobbe la coppia Mogol-Battisti, per i quali aveva interpretato “Prendi fra le mani la testa”.

Un altro brano scritto da loro, “Uno in più”, resterà per sempre il massimo successo del cantante milanese, e verrà reinciso dallo stesso Lucio Battisti nel 1969, pubblicato nel suo primo omonimo album.

Nel 1967/1968 il nuovo gruppo d'accompagnamento (durante i concerti e le esibizioni dal vivo) sono i Generali, una formazione beat di Milano.

Nel 1974 prende parte come attore al film “Il siculo”, che resta però senza distribuzione nelle sale e viene passato direttamente in televisione su alcune reti locali.

Il periodo d'oro di Maiocchi si esaurisce in pratica qui: a partire dagli anni Settanta si ritira a vita privata.

Negli anni Ottanta, con gran parte dei suoi colleghi, ha preso parte a molte trasmissioni revival che si sono occupate di riportare in scena gli anni Sessanta: nel 1983 Bandiera gialla, nel 1988 Vent'anni dopo, nel 1989 Una rotonda sul mare (in questa trasmissione riuscì ad arrivare in semifinale).

La canzone “Uno in più” è stata poi scelta come sigla del programma televisivo Roxy Bar.

Gravemente malato da tempo, è morto il 2 febbraio del 2004, all'età di 64 anni, in un ospedale milanese.




martedì 26 maggio 2026

Roma-Villa Pamphili Festival Pop 25-26-27-maggio 1972



Roma-Villa Pamphili Festival Pop 25-26-27-maggio 1972


Sicuramente il più grande raduno rock in Italia degli anni '70, si parla di centomila presenze!

Cartellone ricchissimo, per un prezzo politico di 300 lire (trecento) a serata. Organizzato da Giovanni Cipriani e Pino Tuccimei, e presentato da Eddi Ponti.

Nonostante le avversità del quartiere Monteverde Nuovo, (che si sono visti arrivare e accamparsi migliaia di giovani), dell'associazione Italia Nostra (che non voleva dare il parco), e l'Osservatore Romano, che mandava proclami contro la droga, e ambigue convivenze tra ragazzi e ragazze… il Festival fu un successo, mandato in diretta radiofonica nella trasmissione "Per voi Giovani", condotta da Renzo Arbore.

Cartellone comprendente tutte le nuove band italiane di successo: Banco Del Mutuo Soccorso, Trip, Osanna, Garybaldi, le migliori band romane "emergenti"… Quella Vecchia Locanda, Fholks, Il Punto, Raccomandata Ricevuta di Ritorno, Semiramis.

Ospiti stranieri Van Der Graaf Generator, Hawkwind, Hookfoot..

Tre giornate indelebili, nella testa di chi era presente...

Wazza


Recensione delle tre giornate di Marco Ferranti

 

Potrei iniziare questo articolo scrivendo che questo festival di Villa Pamphili ha veramente rappresentato un qualcosa di meraviglioso per tutti noi e sarei sincero, potrei anche esordire più amaramente parlando di un pubblico non ancora maturo e partecipe di questa musica, e potrei, andando avanti su questa linea, dire tante altre cose; ma indubbiamente sbaglierei perché un festival come questo è essenzialmente una cosa da viversi, lontana da ogni apprezzamento di critica musicale o di costume. E voglio proprio riviverlo, a beneficio della fantasia di chi non ci è stato o dei ricordi di chi lo ha diviso con tanti altri, lontano possibilmente da quel "mito di Villa Pamphili" che andrà già nascendo nelle storie degli hippies nostrani, vicino alla polvere, al sole, alla buona musica, al fracasso, alle facce amiche, ai volti stanchi di questi tre giorni troppo complessi e composti per essere giudicati.

GIOVEDI

Devo confessare che pur essendo un romano naturalizzato e come tale amando immensamente girare per la città a caccia delle sue bellezze questa parte di Villa Pamphili non l'avevo mai vista prima; è dunque da un lato la curiosità quella che mi spinge di prima mattina verso la sede del festival, ma dall'altro lato c'è la necessità di trovare una strada "tutta mia" che mi permetta di evitare gli impossibili ingorghi che per tre giorni soffocheranno tutta la zona: dopo qualche tentativo trovo infatti una piacevolissima stradine che tra la campagna e quartieri lontani arriva dritta ai cancelli e grazie alla quale io potrò permettermi di andare e venire come un signore. Ma nello spiazzo antistante l'enorme palco qualcuno mi ha già preceduto: sono le avanguardie di quei gruppi di giovani che dal giorno prima vanno popolando la città e sono, già stanchi e sudati, gli organizzatori. E a Pino Tuccimei, che ha profuso tutte le sue energie per organizzare questi meravigliosi tre giorni, ma il merito del successo ottenuto dal Festival di Villa Pamphili. Sul palco, c'è Eddy Ponti che già assapora il gusto della folla.

E quando torno il pomeriggio, l'automobile carica di vari Caffarelli, la folla è già arrivata e si sta gustando le note della Strana Famiglia: e nel mio improvvisato programma la protagonista di questa prima giornata diventa proprio questa folla.

Sembra quasi che la gente sia seduta seguendo un ordine ben prestabilito: sulla collina che sovrasta a sinistra il palco ci sono gli ultras, le sognanti comunità hippies, molte delle quali provviste di sacchi a pelo e tende danno l'idea di averne fatta di strada, davanti al palco sono seduti gli appassionati della musica, tutti quelli che amano viverla come fattore fisico, che si stordiscono, che si agitano,dietro, seduti, su provvidenziali coperte, i meno integrati, per la maggioranza ragazzi romani che si sono detti "annamo a vede" e che cominciano a provarci gusto, a sinistra e a destra del palco al di là di un fosso fangoso, oggetto di numerosi splash, e protetti da un boschetto i drittoni che si sono portati la ragazza: a cornice del tutto, chi scuotendo la testa, chi tappandosi le orecchie, sorridenti, curiosi o scandalizzati ma sempre sinceri, i cittadini romani, le madri con le carrozzine, i nonni con i ragazzini, i signori col cane. Non mancavano d'altronde le promiscuità: tra gli hippies sulla collina c'erano tre vecchiette dedite ai piaceri dell'uncinetto, e nel boschetto delle coppiette ho sorpreso un intero plotone di soldati.

Niente di fuori posto in tutto ciò, ma tutto ciò il vero festival di Roma pop, anche il gruppo che salito sul palco all'insegna della pace indiana se ne va dopo aver lanciato in inglese dei non proprio pacifici apprezzamenti sui nostri antenati, anche il furto repentino del mantello che ricopriva le spalle a un forse spoglia ma certamente bruttissima ballerina degli Hawkwind.

E proprio all'originale gruppo inglese spettava il compito di chiudere in bellezza questa prima simpatica e stancante giornata.

VENERDI

Ho ancora l'ultimo bocconi in bocca e sono già qui: ho fatto una gran corsa perché so che dietro il palco troverò dei vecchi amici; il caldo è veramente insopportabile ma non importa quando si gioca a calcio con Peter Hammill, Hugh Banton e David Jackson! Indubbiamente più che calcio è rugby e quando riesco ad uscirne fuori corro alla ricerca di un valido punto di appoggio: il punto si chiama Francesco, di professione e vocazione cantante del Banco del Mutuo Soccorso, indubbiamente un personaggio ma non tanto per certi facili attributi esteriori, quanto per la sincerità, e per la fiducia che anima tutto ciò che fa e che dice. Mi parla pieno di ammirazione per Hammill, che alle prove si è cantato da solo senza accompagnamento tutte le sue canzoni, indica Marcello, chitarrista del Banco, che sta girando tra i prati con la bellissima figlioletta in braccio, raggiante di felicità, poi mi prende un po' in giro infine leggero come un palloncino corre incontro ad Elio degli Osanna. Tra il napoletano un po' ricercato del sassofonista e il romano dissacrante di Big si tesse un discorso interessante sulla vita dei complessi, le difficoltà che può comportare la convivenza dei singoli componenti ma anche le enormi soddisfazioni a cui è possibile arrivare se si riescono a superare tutti gli ostacoli, il ruolo importante che giocano le mogli e le ragazze. Non è difficile comprendere che per gente come Elio o Francesco la presenza di tutti questi ragazzi, l'importanza del festival sono motivo di orgoglio personale; non sono lontani certi periodi di dure difficoltà e di umiliazioni artistiche ma la sensazione che ormai un periodo nuovo sia arrivato giustamente per tutti, e con questa certezza il desiderio di approfondire tutta una serie di discorsi, dalle tournée programmate dagli stessi complessi a un genere di spettacolo più globale, proprio sul modello degli stesso Osanna.

Lascio i clan dei due gruppi e arrivo a quello dei Trip: Joe è ancora stordito per la presenza di un carro armato con il nome del gruppo che si erge sulla collinetta: indubbiamente il colpo, generato dalla fervida mente del Tuccimei è riuscito: ne parlano tutti i giornali, accennando ad "un vecchio carro armato inglese della prima guerra mondiale". Con maggiore orgoglio Joe mi mostra il pancone di comando per l'amplificazione (veramente ottima) che è il prototipo del modello che tra breve sarà dei Trip e anche del Banco.


Lentamente sta calando la sera e, mentre Claudio Rocchi e le sue genti si apprestano a salire sul palco, il mio stomaco incomincia il suo canto di protesta (chiaramente per fame e non per Rocchi): è quindi provvidenziale l'invito di Maurizio Salvadori per una Van der Graaf-cena in un ristorante subito fuori dai cancelli, ove siamo accolti come marziani e subito relegati nell'angoletto buio.

Si mangia (uno strano menù: pasta e ceci, spaghetti con le vongole, salame, porchetta e gelato) e soprattutto si beve; all'inizio i discorsi sono quasi seri, Peter parla del nuovo album che è in preparazione e che comprenderà numerosi pezzi, David accenna ai suoi sassofonisti preferiti e ai rapporti con il nuovo jazz inglese, Evans discute con Massarini di Fripp; ma dopo poco io e Hammill stiamo duellando con i coltelli, Jackson spiega a Ronnie che vuole suonare vestito da pescato, Banton tira salame e Guy dopo aver precisato che il mio articolo su di loro era bellissimo, confessa di non averci capito nulla. Torniamo appena in tempo per farli salire: intorno c'è una certa confusione, bandiere nordvietnamite, gente che spinge e ti mette le dita negli occhi; noto con preoccupazione che la mia auto è proprio tra i ragazzi più "caldi" e certi minacciosi carabinieri. Mentre sto facendo considerazioni di ordine strategico arriva il cantante dei Fholks con una ragazza che, vittima del freddo umido, sta parecchio male: sono le ultime note dei Van der Graaf quelle che salutano la mia partenza.

SABATO

Sono così stanco che ho deciso di disertare il festival, tra l'altro devo trovare il tempo di fare questi due articoli altrimenti "qualcuno" mi licenzia; come potete vedere non sono stato licenzialo ma gli articoli hanno un che di frettoloso; naturalmente, infatti, mi sono trovato con Marozzi, Vittorio dei Trolls, Luisa delle Voci Blu e una ragazza venezuelana, una certa Ottolina, niente male.

Villa Pamphili era di sabato pomeriggio molto mondana: c'è, come al solito avvinghiato alla povera Mara, Pino che da quando non è più batterista dei Trip vuole essere chiamato "signor Sinnone", c'è un po' meno capellone degli altri Mr. Bornigia (leggere Piper), Carlo Silvestro a stelle e a strisce con una notevole ragazza, tutta la stampa accreditata con Zampa in testa, qualche discografico più o meno panciuto. Non sono invece per niente mondani Eddy che sta scolandosi un fiasco di vino e Mauro Chiari, fotografo ufficiale del festival, che in tre giorni è riuscito sul palco a dare fastidio a tutti. I New Trolls si sono attendati, i ragazzi di "Quella Vecchia Locanda" se ne tornano dopo un ottimo spettacolo sulla collina tra gli hippies. Dave, il chitarrista di Godfather è in tranquilla compagnia della moglie e del figlio, c'è chi si perde i documenti, chi i figli, Eddy sul palco ha perso la voce e io tra la folla mi sono perso Caffarelli, Baiata e Ronnie. La festa sta per finire, finirà nei salti di quel demonio di Caleb Quaye; finiranno così i guari per gli organizzatori, le proteste dei denigratori e finalmente gli abitanti di Monteverde (quartiere prospicente Villa Pamphili) dormiranno sonni tranquilli: ed io con loro.





Francesco Guccini: il 26 maggio del 1976 usciva "Via Paolo Fabbri 43"


"Che cosa posso dirvi? Andate e fate,

tanto ci sarà sempre, lo sapete,

un musico fallito, un pio, un teorete,

un Bertoncelli o un prete, 

a sparare cazzate!" - 

"L'avvelenata", Francesco Guccini




Usciva il 26 maggio 1976 l'album "Via Paolo Fabbri 43", di Francesco Guccini. Il titolo prende il nome dell'indirizzo della casa di Guccini di quell'epoca, dedicata al partigiano Paolo Fabbri.


L'album ebbe un successo enorme, sia di vendita che di critica, un disco che affronta tanti temi sociali, aborto, vecchiaia, amore.

Tra i vari episodi "L'Avvelenata", che diverrà suo cavallo da battaglia e manifesto di protesta di tanti giovani...

Si tratta di uno sfogo del cantautore in seguito ad una stroncatura del suo album “Stanze di vita quotidiana” (1974) da parte del giovane critico Riccardo Bertoncelli, il quale accusò Guccini di aver scritto le canzoni dell'album forzatamente, e lo considerò come "un artista finito". Guccini rispose con questa canzone, proponendola per la prima volta in un concerto. Bertoncelli venne a sapere della cosa e telefonò al cantautore, che si rivelò "sorpreso ma gentile". I due si incontrarono nella casa di Via Paolo Fabbri e Guccini suonò alla chitarra il brano. I due riuscirono a chiarirsi, ed il cantautore si offrì di togliere il nome del critico dal testo, ma Bertoncelli rispose: "Ora che ci conosciamo, non ha più senso."

Di tutto un Pop.

Wazza


"Via Paolo Fabbri 43" (1976) è il settimo album di Francesco Guccini. Via Paolo Fabbri 43, oltre ad essere il titolo di una canzone e dell'album, è l'indirizzo di quella che all'epoca in cui il disco fu pubblicato era l'abitazione di Guccini. La via è intitolata all'antifascista e partigiano Paolo Fabbri. Il cantautore trascorre ancora parte del suo tempo nella casa bolognese, sebbene usi ritirarsi sempre più frequentemente nell'altra abitazione che ha a Pavana, presso Sambuca Pistoiese.

L'album è presente nella classifica dei cento dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone alla posizione numero 29.