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mercoledì 20 maggio 2026

Il ritratto di Ray Manzarek, di Gianni Sapia



Gianni Sapia ci aiuta a ricordare Ray Manzarek


Ray è morto, ormai da tredici anni... lunga vita a Ray! I sudditi del rock hanno pianto la morte di un altro leggendario cavaliere. Ray Manzarek è andato ad incontrare Jim per la seconda volta, dopo quella a Venice Beach, dove tutto ebbe inizio. Raccontare quello che è stato Ray Manzarek, i Doors, raccontare gli incredibili avvenimenti di quegli anni è un po’ come giocare a nascondino con la retorica, da cui è difficile sfuggire. Devo essere più furbo, devo distrarla. Mi nasconderò dietro i miei ricordi, per gettarle fumo negli occhi. 

Il mio primo disco dei Doors è stato Absolutely Live. Li avevo scoperti grazie a un mio cugino più grande di me, che, in una cassetta mista, tra Deep Purle, Eagles e Black Sabbath, aveva messo anche i Doors. La canzone ovviamente era Light My Fire ed era già Manzarek-mania, prima ancora di Morrison-mania. Perché se Jim era il personaggio, la follia del genio, il poeta, Ray era il musicista. Le universali note dell’inizio di Light My Fire mi avevano catturato e dovevo saperne di più. All’epoca pensavo che solo ascoltando un gruppo dal vivo avrei capito se mi piacevano davvero o se era solo un’infatuazione del momento. Poi ho scoperto che non è proprio così, che un conto e vedere un concerto e un altro e ascoltarlo e che solo mettendo insieme le due cose puoi sentirlo. Ma allora vivevo di convinzioni adolescenziali, madri di inevitabili delusioni e comprai il disco dal vivo. Che non fu affatto una delusione. Ce l’ho ancora, bello, nelle sue tonalità di viola e d’azzurro. È un doppio, di quelli che si aprono in due. Fronte e retro di copertina sono un’immagine unica. Si vede Jim in primo piano con i suoi pantaloni di pelle, dietro di lui un’ombra, è Robby. In mezzo, di spalle, John, e defilato sulla sinistra l’architetto del suono dei Doors, come lui stesso amava definirsi, Ray Manzarek, naturalmente durante un’esibizione assolutamente dal vivo. La puntina del mio giradischi imparò a memoria la strada tra i solchi di quei due elleppì. Da Who Do You Love a Soul Kitchen, passando per Close To You, cantata da Ray, non passava giorno in casa mia in cui non si sentisse l’inconfondibile suono del Vox Continental di Manzarek. Già, perché prima di imparare a conoscere e quindi innamorarmi dell’encefalica sensualità di Jim Morrison, mi innamorai della musica di Ray. 

Per la prima volta di un gruppo non adoravo il cantante o il chitarrista solista, amavo il tastierista. Quando poi scoprii che le parti di basso le faceva lui con un Rhodes Piano Bass poggiato sul top piatto dell’organo, allora l’amore diventò devozione e Ray Manzarek fu asceso al cielo, nel mio personale Olimpo degli dei della musica. La melodica ossessione di quel suono colmava tutti i miei sensi. Come una benefica droga scorreva attraverso i canali sanguigni del mio corpo raggiungendo muscoli, reni, polmoni, stomaco, fegato, cervello, cuore, lasciandomi ubriaco di bellezza. Un po’ come la Scimmia di Finardi, “un onda dolce di calore, quasi come nell’amore”. Le emozioni si rincorrevano come libellule, che volano sul filo dell’acqua di un fiume e tutto sembrava potesse accadere in quei momenti, in cui l’eccitazione aveva la meglio sulla ragione, il trascendentale sul reale, in cui il mondo dell’esperienza cessava di esistere per dar spazio al mondo della mia fantasia, per farmi volare tra gli universi esistenziali della mia mente. E tutto questo grazie al sapiente scorrere delle dita delle mani sui tasti bianchi e neri del suo organo, di quel ragazzo biondo, dalle spesse basette e dai grossi occhiali, che sembrava un essere mitologico quando sedeva dietro il suo strumento, metà uomo e metà tastiera. 
Immagine di Glauco Cartocci, grazie a C.M.Schulz che sicuramente avrebbe approvato

Penso a Riders On The Storm, a When The Music’s Over, The Crystal Ship, a Take It As It Comes, Love Street, a Queen Of The Highway e quant’altre ancora e penso a quanto fosse sconfinato il talento musicale di quell’uomo. E quanto capace dovesse essere nell’individuare il talento negli altri. Fu lui quel giorno, sulla spiaggia californiana, a riconoscere le smisurate doti di Jim Morrison mentre canticchiava imbarazzato Moonlight Drive e subito dopo dichiarava di non saperne un accidente di musica. Fu lui che di James Douglas Morrison fece Jim Morrison. O per lo meno fu lui che lo regalò al mondo. Non reclamò mai un posto in primo piano nella band, benché gli competesse, ma lasciò che fosse Jim a prendersi la scena. Non per umiltà, ma per semplice onestà intellettuale. Suonare con Jim Morrison era un privilegio. Attento, la retorica è sempre lì, ti vede. Certo. 

Dopo Absolutely Live dovevo avere gli altri dischi. C’era solo un piccolo problema, non avevo una lira! Allora iniziai a risparmiare sulla miscela, sulla merenda a scuola, sul flipper, ma dovevo comprare gli altri dischi dei Doors, dovevo sentire ancora il calore di quell’organo scorrere dentro di me. Arrivai a pensare di vendere i miei Roy Rogers, ma non ce ne fu bisogno, perché quella santa donna di mia nonna, buonanima, ogni tanto mi elargiva un paio di biglietti da diecimila, che più di una volta finivo per spendere in musica e quella volta li spesi per The Doors. Sulla copertina dominava il viso dionisiaco di Morrison, mentre gli altri tre restavano in secondo piano, ma sul retro, metà della faccia di Ray era proprio in primo piano! Contento come sa essere contento un bambino, misi il disco sul piatto del giradischi e con cautela appoggiai la puntina su di esso. L’eccitante gracchiare dei primi solchi vuoti fu improvvisamente interrotto dal ritmo di John, seguito subito dall’organo di Ray, la chitarra di Robby e poi Jim: “You know the day destroys the nigt/Night divides the day/Tried to run/Tried to hide/Break on through to the other side/ Break on through to the other side/ Break on through to the other side, yeah”.

Queste sono state le mie prime percezioni dei Doors, forse il primo gruppo che ho amato tanto da comprarmi anche dei poster, che ovviamente sono ancora oggi appesi alle pareti di casa mia. Gruppo che amo perché prima il rock e il blues, poi il resto. Gruppo che amo perché Jim Morrison non puoi non amarlo. Gruppo che amo perché le canzoni le firmavano The Doors, non Morrison/Manzarek o Morrison/Krieger. Gruppo che amo perché si coprivano le spalle, come una famiglia. Gruppo che amo perché The End è un capolavoro! Gruppo che amo perché in una settimana hanno fatto il loro primo disco. Gruppo che amo perché dopo quarant’anni il suono dei Doors è ancora il suono dei Doors. Gruppo che amo perché John Densmore e Robby Krieger sono dei grandi musicisti. Perché Jim Morrison era un genio assoluto. Gruppo che amo perché Ray Manzarek era una brava persona. Ray non c'è più, lunga vita a Ray!




Il compleanno di Pete Townshend


Hello rockettari,
ha compiuto gli anni ieri, 19 maggio, Pete Townshend, grande chitarrista, cantante particolare, ma soprattutto un grandissimo autore.

Oltre a mettere la firma su tutte le grandi hits degli "WHO", ha scritto delle inimitabili opere rock: Tommy, Quadrophenia... che altro di più!

Gli Who sono ancora on the road!

Happy Birthday mitico Pete!
Wazza




Pete Townshend from The Who smashing his guitar and amp, Windsor Racecourse, July, 1966


 Pete Townshend -1971

 The Who-London 1968
Who else better than Roger Daltrey & Pete Townshend unveiling the first-ever addition to the Camden 





martedì 19 maggio 2026

Dire Straits: il 19 maggio 1978 veniva pubblicato "Sultans Of Swings"



Era il 19 maggio 1978 quando i Dire Straits pubblicarono il loro primo singolo con un grande etichetta: "Sultans Of Swings".

Il pezzo fu scritto da Mark Knopfler in un momento in cui le cose per la band  non giravano bene. L'ispirazione gli venne in un desolato pub, dove suonava una band davanti a pochissime persone, chiamata appunto "The Sultans of Swing".

Il singolo fu registrato con un budget di 120 sterline, ma il passaggio a tappeto a "Radio London" lo fece diventare in poco tempo uno dei singoli più venduti e loro "cavallo di battaglia" nel corso dei concerti.

Il "guitar George" citato nel brano è il chitarrista "George Borowski", amico di Mark Knopfler.

Di tutto un Pop…
Wazza


Mark Knopfler nel 1977 doveva ancora decidere definitivamente cosa avrebbe fatto da grande, in bilico com’era tra il lavoro di critico musicale e quello di chitarrista semi-professionista.
Per il gruppo che stava mettendo su scelse un nome esplicito, un nome che dava subito l’idea della disastrosa condizione delle loro finanze: Dire Straits, momenti difficili, tempi duri.

Una sera venne invitato da una band abbastanza mediocre a un loro concerto, affinché poi ne scrivesse una recensione. Lo spettacolo, entrando nel pub, fu desolante. L’audience era composta da 5-6 persone ormai ubriache e completamente incuranti della musica.
Il gruppo accorcia il repertorio, tanto di sguardi attenti e di orecchie tese non ve n’era traccia, il disinteresse era pressoché totale ma, alla fine, il cantante ha un colpo di genio.
In perfetto aplomb inglese saluta il pubblico con un serissimo: “Goodnight and thank you, we are the sultans of swing (Signori buonanotte e grazie, noi siamo i sultani dello swing)”.

In quel momento nella testa di Mark Knopfler nasce l’idea della canzone.
Nottetempo, tornato a casa, butta giù i primi accordi sulla chitarra acustica.

Pochi mesi dopo: “Sultans of swing” diventa uno dei brani più incisivi del decennio d’oro del rock.






lunedì 18 maggio 2026

Compie gli anni Rick Wakeman


Compie gli anni oggi, 18 maggio, Rick Wakeman, tastierista, compositore, ma anche presentatore e autore di programmi radio televisivi.

Inizia con gli Strawbs, ma il successo personale arriva con gli Yes, attraverso una travagliata militanza, fatta di abbandoni e ritorni.

Molti i suoi album solisti, e tante le collaborazioni (David Bowie, Black Sabbath, Dave Cousins...).

Ha inciso un album con il percussionista cantante Mario Fasciano, dove erano presenti anche Francesco di Giacomo e Rodolfo Maltese.

Negli anni '70 la sua "rivalità" con Emerson era pari a quella tra Coppi e Bartali (naturalmente tutto creato ad arte da una certa stampa…).

Happy Birthday Mago Merlino!
Wazza



Yes "Going for the one " 1978








domenica 17 maggio 2026

Il compleanno di Bill Bruford

Compie gli anni oggi, 17 maggio, Bill Bruford, batterista, colonna portante della scena progressive, amante del jazz.

Ha suonato praticamente con tutti, esempio e modello per generazioni di batteristi.

Da tempo ha deciso di ritirarsi dalla scena (mentre tanti mediocri ancora insistono!)

Happy Birthday William!

Wazza


The Bruford band in 1977. March 7 1979

King Crimson, 1981

Backstage at London's Royal Albert Hall for the last night of the London King Crimson shows with old friends: L-R Tony Levin, Jeremy Stacey, Bill, Pat Mastelotto

Genesis-1976





sabato 16 maggio 2026

Il compleanno di Robert Fripp


Compie gli anni oggi, 16 maggio, Robert Fripp, l'uomo che ha "inventato" i King Crimson. Chitarrista, compositore, polistrumentista, produttore.

Il 16 maggio 1969 festeggiava il suo 23° compleanno suonando con i King Crimson, per la prima volta al Marquee di Londra. Ancora poco conosciuti, erano gli ultimi in ordine di importanza nel palinsesto della serata che comprendeva: Steppenwolf, Terry Reid, Hard Meat e King Crimson.

La formazione comprendeva: Robert Fripp (chitarra), Michael Giles (batteria), Greg Lake (basso e voce), Ian Mc Donald (fiati, effetti vari), Pete Sinfield (testi, e luci).
Voluti fortemente da John Gee, interessato a nuove forme di musica sperimentali, lasciarono tutto il pubblico a bocca aperta per il loro sound complesso e "schizofrenico".

Molta acqua è passata sotto i ponti da quel giorno, ma i King Crimson sono ancora "on the road", inseriti nell'olimpo del progressive mondiale.

Happy Birthady Robert!
Wazza



King Crimson at the Marquee-969

King Crimson

Greg Lake e Robert Fripp







venerdì 15 maggio 2026

I compleanni di Brian Eno e Mike Oldfield



Doppio compleanno oggi, 15 maggio, per due talentuosi musicisti, Brian Eno e Mike Oldfield.
Tutti e due compositori e polistrumentisti... chapeau!!
Wazza



Mike Oldfield


Compie gli anni oggi anni Mike Oldfield, polistrumentista, produttore e compositore britannico, nato a Reading (Inghilterra). Arrivò alla fama mondiale con la sua opera di 1973 "Tubolar Bells", che è stata usata come parte della soundtrack di "L'esorcista". Ha anche avuto una hit nel 1983 con il tema "Moonlight Shadow", cantata da Maggie Reilly. 
Mike ha continuato a registrare e attualmente si è semiritirato alle Bahamas.



Brian Eno


Compie gli anni anche Brian Eno, musicista, produttore e compositore britannico nato a Woodridge (Inghilterra), noto inizialmente per il suo lavoro ai sintetizzatori nei Roxy Music, ha avuto il suo più grande impatto artistico con le sue musiche d'ambiente e la sua collaborazione con artisti come David Bowie, Talking Heads, Devo e  U2.

Per qualcuno considerato un non musicista, Eno ha dimostrato ampiamente il suo talento in questo campo, sia come tastierista/cantante/compositore, sia producendo le opere di altri musicisti.