Analogy. Una copertina tra
performance, body art e utopia hippie
di Renata Gatti
La copertina dell'album Analogy, pubblicato nel 1972,
appartiene a quel ristretto gruppo di immagini che hanno saputo superare la
loro funzione originaria per diventare vere opere visive. Ancora oggi viene
ricordata come una delle copertine più audaci e discusse dell'intera stagione
del progressive rock italiano. Dietro quella fotografia si cela un progetto
sorprendentemente complesso, nato dall'incontro tra l'idea di Antonio Cagnola e
la realizzazione fotografica di Alberto Carzaniga. Lo scatto risale in realtà
al 1971, un dettaglio apparentemente secondario che si rivelerà fondamentale
per comprendere la forma definitiva dell'artwork.

I protagonisti dell'immagine sono gli stessi musicisti del
gruppo. Vengono ritratti integralmente nudi in un prato all'aperto, con il
corpo ricoperto da decorazioni dipinte che richiamano forme botaniche
stilizzate e motivi arabescati. Quattro figure si raccolgono attorno a un masso
mentre una quinta compare isolata accanto a un'ampia fascia blu oltremare che
attraversa verticalmente la copertina. Una chitarra, una grancassa e alcuni
veli leggeri costituiscono gli unici elementi estranei alla presenza umana.
A una prima osservazione si potrebbe essere portati a leggere
la fotografia semplicemente come una provocazione costruita sulla nudità. In
realtà il lavoro di Carzaniga appare molto più sofisticato. Le pose sono
statiche, quasi rituali. I corpi perdono gran parte della loro dimensione
quotidiana e vengono trasformati in elementi plastici immersi nel paesaggio. Il
body painting modifica la percezione delle forme anatomiche e contribuisce a
una sorta di metamorfosi visiva che avvicina i musicisti a sculture viventi
inserite nel verde.
In questo equilibrio tra natura, immobilità e
rappresentazione emerge con particolare forza la figura della cantante Jutta
Nienhaus. La sua presenza catalizza immediatamente lo sguardo dell'osservatore
e finisce per assumere il ruolo di figura centrale dell'intera composizione.
Più che una semplice componente della band, appare come una musa contemporanea,
una presenza magnetica che riflette il carattere teatrale e intensamente
espressivo della sua vocalità.
La nudità proposta dagli Analogy va inoltre collocata
all'interno del contesto culturale dei primi anni Settanta. In quel periodo il
corpo nudo non rappresentava soltanto un elemento estetico o decorativo. Era
spesso un linguaggio attraverso cui mettere in discussione convenzioni sociali,
morali e culturali. La copertina sembra inserirsi pienamente nel clima di
liberazione che caratterizzò il movimento hippie e la controcultura
internazionale, evocando un rapporto diretto con la natura e una dimensione
quasi rituale dell'esistenza.
La fotografia dialoga apertamente anche con la Body Art, una
delle espressioni artistiche più significative di quel periodo. In questa
corrente il corpo diventava supporto dell'opera, superficie pittorica,
strumento performativo e mezzo di riflessione politica. Il colore applicato sui
corpi dei musicisti sottrae il nudo alla sua dimensione ordinaria e lo
trasforma in un'esperienza artistica tridimensionale. Pittura, fotografia e
performance convivono così all'interno della stessa immagine.
Da questo punto di vista è interessante osservare come
l'opera anticipi suggestioni che oggi possono richiamare il lavoro di Vanessa
Beecroft. Pur appartenendo a generazioni e contesti diversi, entrambe le
esperienze sembrano condividere una medesima intenzione. Il corpo viene
sottratto alla quotidianità per essere collocato in una dimensione simbolica,
sospesa e quasi mitica, nella quale la presenza umana assume il valore di una
costruzione estetica e concettuale.
Uno degli aspetti più curiosi della copertina riguarda però
la celebre fascia blu che occupa una parte rilevante dell'immagine. L'elemento,
apparentemente concepito come scelta grafica, nasce in realtà da una necessità
pratica. Quando venne realizzata la fotografia il gruppo si chiamava ancora
Yoice e la formazione comprendeva anche il bassista Mauro Rattaggi. In seguito
al cambio di nome e all'uscita del musicista dalla band, si decise di
recuperare il servizio fotografico senza realizzarne uno nuovo. La soluzione fu
quella di coprire la figura di Rattaggi con la banda blu, sfruttandola
contemporaneamente come spazio destinato al nome del gruppo e del disco.
Quello che poteva apparire come un semplice espediente
tecnico si trasformò così in uno degli elementi più riconoscibili dell'intera
composizione. La fascia verticale introduce infatti una forte tensione
cromatica e geometrica all'interno di una scena altrimenti dominata dalle forme
organiche della natura e dei corpi. L'intervento grafico modifica la lettura
dell'immagine senza comprometterne l'equilibrio visivo.
Anche dal punto di vista fotografico il lavoro rivela una
notevole competenza. La nitidezza della scena, la profondità di campo estesa e
l'assenza di evidenti distorsioni suggeriscono una costruzione accurata
dell'inquadratura. La luce naturale appare morbida e uniforme, contribuendo a
creare un'atmosfera sospesa che accentua il carattere performativo della
rappresentazione. Nella fotografia nulla appare improvvisato. Ogni elemento
sembra concorrere alla creazione di un'immagine in equilibrio tra documento,
messa in scena e opera artistica.
Anche l'intervento successivo che inserì la fascia blu
appartiene a una stagione della grafica ormai scomparsa. Tutto il processo
venne infatti realizzato con strumenti analogici, attraverso montaggi
fotografici e fotocomposizioni eseguite manualmente, in un'epoca in cui le
possibilità offerte dal digitale erano ancora lontane. Questo dettaglio
contribuisce ad accrescere il fascino storico dell'opera e testimonia il
livello di artigianalità richiesto dalla progettazione grafica discografica di
quel periodo.
Rimane infine un ultimo elemento affascinante. Nonostante
abbia firmato una delle immagini più iconiche e ricercate dai collezionisti del
progressive rock internazionale, Alberto Carzaniga resta una figura
relativamente poco documentata. In qualche modo la sua storia riflette quella
di molti creativi attivi nella Milano dei primi anni Settanta, protagonisti di
una stagione irripetibile nella quale fotografia, musica, grafica e avanguardia
dialogavano continuamente senza preoccuparsi delle distinzioni disciplinari.
A oltre mezzo secolo dalla sua comparsa, la copertina di
Analogy continua a colpire perché riesce a tenere insieme numerosi livelli di
lettura. È documento di un'epoca, manifesto di una sensibilità controculturale,
esperimento vicino alla Body Art e raffinata costruzione fotografica. La sua
forza non risiede soltanto nell'audacia della nudità, ma nella capacità di
trasformare un semplice ritratto di gruppo in una riflessione visiva sul corpo,
sulla natura e sulla libertà espressiva.
ASCOLTO
Tracklist
Lato A
1.
Dark Reflections – 7:00 (Martin Thurn)
2. Weeping
My Endure – 4:50 (John Milton, Martin Thurn)
3.
Indian Meditation – 4:10 (Martin Thurn)
4.
Tin's Song –
1:40 (Martin Thurn)
Lato B
1.
Analogy – 9:45
(Analogy)
2. The
Year's at the Spring – 4:35 (Elizabeth Barrett Browning,
Martin Thurn, Jutta Nienhaus)
3. Pan-Am
Flight 249 – 5:15 (Martin Thurn, Jutta Nienhaus)
Formazione
Jutta Nienhaus: voce
Martin Thurn: chitarra elettrica, chitarra acustica a 12 corde, flauto,
bongos
Wolfgang Schoene: basso
Nicola Pankoff: tastiere
Hermann-Jürgen "Mops" Nienhaus: batteria
Mauro Rattaggi: basso (presente nelle traccie bonus delle edizioni
successive)