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mercoledì 6 maggio 2026

PFM nel maggio del 1973 con Pete Sinfield e Mel Collins

Sinfield e Premoli

Nel maggio 1973 la Premiata Forneria Marconi è in tour in Italia, con Pete Sinfield e Mel Collins “guest”.

I due ex King Crimson saranno ancora presenti nel seguente tour Europeo.

Di tutto un Pop…

Wazza



PFM from NME may 1973







 

martedì 5 maggio 2026

Peter Hammill: accadeva il 5 maggio del 1973

Usciva il 5 maggio 1973 l'album "Chamaleon in the Shadow of the Night", secondo album solista di Peter Hammill.

Nonostante i VDGG si fossero "sciolti", nel disco sono presenti tutti i componenti.
...di tutto un Pop.
Wazza










E’ questo un Hammill che difficilmente si trova con i VDGG, quello del cantautorato acustico, magari solo chitarra-voce, canzoni semplici, evocative grazie alla sua voce e a delle sublimi melodie ("Dropping the Torch" per dirne una).
C'è il classico Hammill di brani straordinari come "In the End" e "German Overalls", c'è la sublime prosecuzione dell'epopea di Mike e Susie in "Easy to Slip Away".
Partecipano tutti i suoi amici vandergraffi ma solo in alcuni brani ("Rock and Role"), e sono partecipazioni al disco solista del compare. Tranne che in "In the Black Room/Tower", un capolavoro scritto e pensato per il gruppo e di fatto da loro eseguito.
Ci sono tutti e non sono solo ospiti, è un brano dei VDGG al 100%. Conclusione immane per un album stupendo.








lunedì 4 maggio 2026

Led Zeppelin ad Atlanta il 4 maggio 1973


Il 4 maggio 1973 parte il tour negli USA dei Led Zeppelin, prima data Atlanta Fulton Country Stadium. 

Si presentano con un nuovo album appena uscito, "House of the Holy", e riempiranno lo stadio con 50.000, record per un concerto in Georgia.

Nell’occasione Il traffico impazzisce, anche per la coincidenza di un altro avvenimento, un raduno del predicatore cristiano più conservatore d' America, il reverendo Bill Graham, in pratica il "diavolo" e "l'acqua santa", nella stessa ora e luogo!

Di tutto un Pop…
Wazza



Al concerto all'Atlanta Stadium (nel 1973), Peter era davvero su di giri. Lui adorava i Led Zeppelin. Era un rude uomo d'affari, uno accusato, non nel periodo in cui lavorai con lui, di atti violenti. Di certo faceva paura, conosceva dei veri gangster, era attaccato al denaro e diventava feroce se qualcuno provava a fregare dei soldi a lui o alla band. Però era anche un fan, e vedere uno stadio pieno di gente che amava i Led Zeppelin lo mandò al settimo cielo.

Il giorno seguente Peter mi telefonò, dicendomi:" Voglio che tu faccia scrivere sui giornali che è stata la cosa più importante successa ad Atlanta dai tempi di Via col vento", al che risposi: "Che intendi dire che lo devo far scrivere sui giornali? Come una tua dichiarazione?". E lui: "No, no, devi solo farlo pubblicare". Il sindaco di Atlanta, San Massel, era presente al live degli Zeppelin, stando al giornalista locale che aveva scritto un articolo sul concerto per l'"Atlanta Constitution", così mi inventai che fosse stato lui a dichiarare che si era trattata della cosa più importante dai tempi di Via col vento. La mia amica Lisa Robinson fu gentile al punto di riportare quella dichiarazione sui settimanali britannici "Music Disc" e "Echo" per i quali scriveva. Questo rese felicissimo Peter..."

Danny Goldberg, addetto stampa per gli Zeppelin negli Stati Uniti e presidente della Swan Song a New York.






domenica 3 maggio 2026

Banco Del Mutuo Soccorso: il 3 maggio del 1972 usciva l'album d'esordio omonimo

«Nel 1968 suonavo nella band di Gabriella Ferri, che alla fine dell’estate doveva incidere per la RCA il suo terzo album, in cui c’erano otto mie canzoni. Riccardo Michelini, direttore artistico della casa discografica, mi chiese se avessi altri brani e il gruppo per registrarli. Risposi affermativamente. Ovviamente mentivo. I brani c’erano, ma non la band per eseguirli. Allora reclutai alcuni amici musicisti e mio fratello Gianni al pianoforte.

La formazione si allontanava dal cliché imperante due chitarre-basso-batteria. Il provino andò bene e firmammo il contratto. Arrivarono i poster per la band, due produttori artistici (Piero Pintucci e Cesare Di Natale), la registrazione dell’album: un sogno a occhi aperti. Passarono altri due anni, ma quel disco rimaneva nel cassetto, perché ritenuto poco commerciale.

Nel 1970 la RCA ne pubblicò tre pezzi nella compilation Sound ’70, divisa con il Balletto di Bronzo, i Trip e gli Showmen. Decisi di cambiare strada con nuovi elementi, tenendo solo mio fratello. Il primo che trovai fu Marcello Todaro dei Fiori di Campo (chitarra), poi tre elementi del gruppo Le Esperienze: Francesco Di Giacomo (voce), Renato D’Angelo (basso) e Pierluigi Calderoni (batteria). Un nuovo provino con “RIP” non commosse le orecchie dei dirigenti RCA, così capii che il Banco doveva andare a Milano, dove firmò per la Ricordi e registrò il “Salvadanaio”, “Darwin!” e “Io sono nato libero”: tutti ai vertici della classifica italiana di vendita, altro che band non commerciale. Per anni, quando passavo davanti all’RCA, mi sono esibito in un pernacchio degno di Eduardo De Filippo ne “L’oro di Napoli!”».

(Vittorio Nocenzi)

Usciva il 3 maggio 1972Banco Del Mutuo Soccorso”, primo omonimo lp della band romana, il famoso “Salvadanaio”.

Il progressive rock in Italia non fu più lo stesso!

Di tutto un Pop

Wazza


Risolti i rapporti con la RCA, il gruppo migra a Milano dove comincia a farsi notare "nel giro", calcando tra l'altro i palcoscenici dello storico locale "Carta Vetrata" (Bollate) e del "Nautilus" di Cardano al Campo.

Notati dal produttore Sergio Colombini che li porterà alla Ricordi, il sestetto inizia così una nuova avventura discografica, che parte nella primavera del '72 con un capolavoro del Prog Italiano: "Banco del Mutuo Soccorso", album noto anche come "Salvadanaio" per via della sofisticatissima copertina fustellata su un disegno di Mimmo Melino.

Musicalmente il disco è straordinario tanto che "In Volo" sembra essere una delle migliori delle possibili opening tracks della storia del progressivo italiano: una sorta di breve respiro psichedelico, misto a sottili avvisaglie prog che troveranno conferma sin già dal brano successivo. Insomma: "Ciò che si vede, è!".

In "R.i.P." poi, l'impostazione del sound del BMS si rivela in tutta la sua maestosità e poesia: superbe galoppate ritmiche supportano una vocalità limpida e decisa, che esalta chiaramente ogni raffinatezza dei testi, incentrati sugli orrori della guerra.

Ogni strumento prende posto nello spettro sonoro senza alcuna prevalenza, e questo, malgrado il potenziale ingombro timbrico delle doppie tastiere.

I virtuosismi personali sono relativamente limitati e conferiscono al lavoro un groove solido e omogeneo.

La voce di voce di "Big" Di Giacomo arriva e si ritrae come un'onda alternando momenti di calibrata prepotenza a dinamiche più sottili.

Per esempio, nel brevissimo "Intermezzo", questa sembra affievolirsi in un momentaneo commiato, ma si fa desiderare nelle vulcaniche parti strumentali di "Metamorfosi": vero e proprio pezzo di bravura del gruppo.

Largamente impostato su sonorità rock, "Metamorfosi" è una magistrale dimostrazione di equilibrio e abilità in cui il "Banco" attesta sia la sua completa indipendenza da schemi precostituiti di stampo anglosassone, sia la sua capacità di sfruttare al meglio la sua peculiarità di "primo gruppo mediterraneo a due tastiere complementari".

Il resto è una ritmica selvaggia su cui si appoggiano all'occorrenza i contrappunti e le varie sonorità delle chitarre di Todaro.

In "Metamorfosi", si badi bene, non c'è barocchismo esasperato: rock, psichedelia e citazioni classiche si mescolano in un kernel saldo e inamovibile. E solo dopo 8 lunghi minuti torna la voce ad introdurre, in un potente finale, quella che sarà la suite memorabile del disco: la chilometrica "Il giardino del mago" (18 minuti e mezzo).

Nel "Giardino", la band sperimenta tutte le sue potenzialità narrative sviluppando con equilibrio diverse varianti sinfoniche del tema principale. Nel rifiuto di qualsiasi ovvietà melodica, momenti molto tesi e soavi si alternano a movimenti di rock sinfonico alternati con breaks dal vago sapore psichedelico, classico o addirittura spaziale.

Il finale del brano è un rock progressivo puro che sfocia nel brano conclusivo "Traccia": giusta sintesi di barocco, rock duro e radicale mediterraneità.

Più aggressivo della PFM, il Banco del Mutuo Soccorso offre con questo suo primo lavoro un biglietto da visita difficilmente ignorabile, se non altro per la sua mirabile sintesi di stili precostituiti e inventiva propria.

Acclamato da ogni frangia dell'underground, raggiungerà vette commerciali notevoli e spianerà una luminosa carriera al gruppo.

Dovendo trovarvi dei difetti, si rimane veramente in difficoltà. Forse l'eccessiva tendenza ad esasperare o "dinamizzare" certi passaggi potrebbe essere motivo di critica, esattamente così come l'aulicità dei testi, ma sono quisquilie.

L'album del "salvadanaio" è semplicemente perfetto.

In "Metamorfosi", si badi bene, non c'è barocchismo esasperato: rock, psichedelia e citazioni classiche si mescolano in un kernel saldo e inamovibile. E solo dopo 8 lunghi minuti torna la voce ad introdurre, in un potente finale, quella che sarà la suite memorabile del disco: la chilometrica "Il giardino del mago" (18 minuti e mezzo).

Nel "Giardino", la band sperimenta tutte le sue potenzialità narrative sviluppando con equilibrio diverse varianti sinfoniche del tema principale. Nel rifiuto di qualsiasi ovvietà melodica, momenti molto tesi e soavi si alternano a movimenti di rock sinfonico alternati con breaks dal vago sapore psichedelico, classico o addirittura spaziale.

Il finale del brano è un rock progressivo puro che sfocia nel brano conclusivo "Traccia": giusta sintesi di barocco, rock duro e radicale mediterraneità.

Più aggressivo della PFM, il Banco del Mutuo Soccorso offre con questo suo primo lavoro un biglietto da visita difficilmente ignorabile, se non altro per la sua mirabile sintesi di stili precostituiti e inventiva propria.

Acclamato da ogni frangia dell'underground, raggiungerà vette commerciali notevoli e spianerà una luminosa carriera al gruppo.

Dovendo trovarvi dei difetti, si rimane veramente in difficoltà. Forse l'eccessiva tendenza ad esasperare o "dinamizzare" certi passaggi potrebbe essere motivo di critica, esattamente così come l'aulicità dei testi, ma sono quisquilie.

L'album del "salvadanaio" è semplicemente perfetto.





sabato 2 maggio 2026

The Who: il 2 maggio del 1969 presentano dal vivo "Tommy"

Il 2 maggio 1969, al Ronnie Scott’s di Londra, The Who presentano dal vivo la loro opera rock “Tommy”, il resto è storia del rock!

Di tutto un Pop…

Wazza

Il 2 maggio del 1969 gli WHO suonarono un'anteprima per i media della loro opera rock "TOMMY", al Ronnie Scott's di Londra. L'album doppio, prima ancora della rappresentazione dal vivo e del film, è una pietra miliare, perchè è vero che gli Who non furono i primi a realizzare un'opera concettuale di quella natura, ma furono i primi a confezionare un prodotto che sarebbe rimasto nel tempo, e che avrebbe influenzato svariate generazioni. Alla pubblicazione del disco la critica si divise in due, tra quelli che lo reputavano un capolavoro e chi invece pensava si trattasse di sfruttamento commerciale di tematiche serie come la disabilità e le molestie sessuali su minori.

L'album venne messo al bando dalla BBC e da alcune stazioni radio americane, per i riferimenti alla pedofilia e all'uso di droghe. L'opera riscosse però un enorme successo presso il pubblico, complici le frequenti esecuzioni dal vivo dei brani del disco.

Nel 1998 fu introdotto nella Grammy Hall of Fame per "historical, artistic and significant value" e a tutt'oggi ha venduto più di 20 milioni di copie!




 




Il compleanno di Walter Calloni


Compie gli anni oggi, 2 maggio, Walter Calloni, batterista che ha suonato praticamente con i nomi più importanti del rock italiano, dagli Area alla Premiata Forneria Marconi. Un grande batterista!

Happy birthday Walter…
Wazza



WALTER CALLONI è uno dei più amati ed eclettici batteristi del panorama musicale italiano degli ultimi trent’anni.
Emerso giovanissimo nell’ambiente milanese, ha mosso i primi passi nella musica con Fabio Treves, Alberto Camerini, Lucio Fabbri, Paolino Dalla Porta. A soli 16 anni registrava con Eugenio Finardi (Musica Ribelle, La Radio e Diesel), a 18 anni incideva con Lucio Battisti (La Batteria, il Contrabbasso ecc, Amarsi un po’ e Si Viaggiare) e partecipava all’album cult “Maledetti”, degli Area. Nel 1978 con Mauro Pagani, Demetrio Stratos e il Canzoniere del Lazio partecipa al Festival della Gioventù a Cuba.

Calloni 1970

Dopo un’intensa un’esperienza in Inghilterra con Hughie Bullen (Osibisa), e negli Stati Uniti con Cast (Mike Fraser, Anthony Rutherford Mimms, Average White Band e Namy Hackett), torna in Italia e dal 1980 al 1987 collabora con la “PREMIATA FORNERIA MARCONI”

Walter Calloni Ha suonato e collaborato con:

Lucio Battisti Premiata Forneria Marconi, Fabrizio de Andrè, Dario Fò, Demetrio Stratos, , Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Ivano Fossati, Ivan Graziani, Eugenio Finardi, Roberto Vecchioni, Antonello Venditti, Adriano Celentano, Renato Zero, Pino Daniele, Roberto Murolo, Enzo Avitabile, Enzo Gragnagniello, Alberto Fortis, Ivan Segreto, Pittura Freska, Tricarico, Paris Combo, Carlo Fava, Mauro Pagani, Massimo Bubbola, Riccardo Zappa, Cristiano De Andrè, Franco Battiato, Sergio Caputo, Alberto Radius, Mia Martini, Loredana Bertè, Gianna Nannini, Alice, Fiorella Mannoia, Grazia Di Michele e Ornella Vanoni.

La Band di Lucio Battisti in “ La batteria il contrabbasso ecc- Io noi tutti” (1974/1977)
Gianni Prudente Ivan Graziani Hugh Bullen Walter Calloni Claudio Maioli

Nel Jazz con Tulio De Piscopo, Massimo Colombo, Stefano Cerri, Naco, Marco Panascia, Simone Gubbiotti, Attilio Zanchi, Paolino Dalla Porta, Candelo Cabesa, Cico Cicognani, George Aghedo, Sonny Taylor, Karl Porter, Julius Farmer, Gigi Cifarelli, Paolo Fresù, Antonio Faraò, Riccardo Fioravanti, Luca Pasqua, Fabrizio Bosso, Michael Rosen, Mark Kapedani, Eugene Rutherford, PaoloTomelleri , Guido Manusardi e la Jazz Art Orchestra, diretta da Carlo Gelmini.
Dal 1994 al 1999 registra tre album con Linea C: Linea di Confine, Mappa di un possibile Viaggiatore e Salti ed Assalti. E inizia una lunga attività Live con il gruppo.

Con gli Area

Nel marzo 2000 partecipa alla registrazione del concerto “Faber Amico Fragile” (in ricordo di De Andrè) accompagnando Vasco Rossi, Zucchero, Celentano e molti altri.
Nell’estate del 2000 si svolge l’ultimo tour del Linea C, in quell’occasione con ospite Paolo Fresù, con Stefano Cerri.
Nel novembre del 2000 Walter Calloni partecipa al progetto di Emanuele Segre (grande talento chitarristico), eseguendo composizioni per chitarra classica e trio Jazz di Claude Bolling.
Nel 2001 entra a far parte del supergruppo formato da batteristi chiamato “La Drummeria” (Ellade Bandini, Walter Calloni, Maxx Furian, Christian Meyer e Pellegatti).

Con Franz di Cioccio, registrazioni di "Suonare suonare"

Nel 2002 esce “Collection” album da solista che racchiude una raccolta di brani composti e suonati da alcuni tra i chitarristi italiani più interessanti e personali: Gigi Cifarelli, Luca Colombo, Pietro Nobile, Carlo Fimiani, Gianni Guido, Luca Pasqua e Riccardo Zappa.
Nel 2003 registra un duetto con Tullio De Piscopo inserito nel disco “Tempo di percuotere” di De Piscopo.

Con la PFM

Nel 2004 esce il CD gadget “Live in Mono” della Drummeria e si intensificano le esibizioni dal vivo del supergruppo. Nel 2005 esce il CD a proprio nome “No Budget”.
Nel 2007 inizia la collaborazione con il gruppo Elisir (vincitori della targa Tenco Sanremo 2009)
Nel 2008 registra un album con La Drummeria e i percussionisti dell’Orchestra della Scala diretti da Beppe Caciolla.

La Banda Bertè:
con Mario Lavezzi, Stefano Pulga, Bob Callero, Claudio Bazzari, Walter Calloni, e il grande ed indimenticabile Anthony Rutherford “Mimms”

Walter Calloni ha anche una lunga e approfondita esperienza come insegnante, vent’anni d’insegnamento al C.P.M. di Milano (dal 1984 al 2004), la scrittura di una enciclopedia per la Batteria edita dal CPM, centinaia di allievi all’anno provenienti da tutta l’Italia, e molteplici Master Class in tutta Italia.
Dal 2008, con la collaborazione di Paolo Sportelli, gestisce il corso di batteria al Borgo della Musica di Milano dal nome “L’Arte della Batteria”.

Walter Calloni è attivo anche come Endourser Tama Zildjian Evans EQ Puresound AKG Stefy Line.





venerdì 1 maggio 2026

Everything Runs for Nothing: il ritorno dei Catramina


 

Catramina tornano con un EP che sembra riaprire una porta rimasta socchiusa negli anni Novanta


Everything Runs for Nothing, dei Catramina, raccoglie tre declinazioni della stessa idea musicale, nate in un periodo in cui la band valbormidese viveva più in studio che sui palchi, trasformando la scarsità di live in un laboratorio continuo. La copertina, con quell’immagine surreale della banana “zipperata”, restituisce bene lo spirito dell’operazione: prendere qualcosa di familiare e aprirlo, scoprire cosa c’è dentro, giocare con le possibilità.

La traccia che dà il titolo all’EP è il punto di partenza, il nucleo. Da lì si diramano Electrical Game e I Can’t Stop, nate quasi per scherzo, come variazioni spontanee durante le sessioni. È interessante come, riascoltandole oggi, emergano intuizioni che all’epoca non avevano ancora un nome. In Electrical Game c’è un uso dell’autotune che non nasce come effetto, ma come incidente creativo. Nel comunicato si legge che “smanettando sulla traccia è uscito l’effetto”, e questo dettaglio racconta bene la natura del gruppo: curiosità, tentativi, errori che diventano stile.

Quella serendipità anticipa inconsapevolmente ciò che qualche anno dopo sarebbe diventato un marchio sonoro globale, da Cher in poi. È un piccolo paradosso valbormidese: una band di provincia che, senza pretese, arriva a sfiorare un’intuizione che diventerà linguaggio comune. Oggi l’autotune divide, ma è anche uno strumento artistico usato con intelligenza da molte popstar, compresa Annalisa, che lo porta sul palco con grande naturalezza.

L’EP funziona proprio per questo: non è un’operazione nostalgica, ma la fotografia di un momento in cui si sperimentava senza calcoli. Tre versioni della stessa idea che mostrano come un tema possa cambiare pelle, come una banana che si apre con una zip e rivela un interno identico e diverso allo stesso tempo.


ASCOLTO