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venerdì 11 settembre 2026

Orme e Banco: accadeva l'11 settembre del 2011


Si concludeva L'11settembre 2011 il Progressivamente Festival, "creatura" di Guido Bellachioma, con lo straordinario concerto delle Orme + Banco del Mutuo Soccorso tenuto nella splendida location della "Casa del Jazz" a Roma (ex villa della banda della Magliana).

Una serata da "incorniciare", con una risposta di pubblico superiore alle attese, tant’è che poco dopo l'inizio del concerto dovettero aprire le porte, per motivi di ordine pubblico.

Allego la recensione di Damiano Fiamin, che fotografa alla perfezione le emozioni di quell'indimenticabile concerto

Wazza


Live report: Le Orme + Banco del Mutuo Soccorso @ Casa del Jazz - Roma 11/09/2011

articolo a cura di Damiano Fiamin


Le premesse erano ottime, le aspettative elevate: Le Orme e Banco del Mutuo Soccorso, due dei più grandi nomi del progressive rock italiano avrebbero calcato per la prima volta un palco capitolino in occasione della giornata conclusiva del "Progressivamente Festival 2011".  Nella bella cornice della Casa del Jazz di Roma, una villa confiscata a uno dei boss della banda della Magliana e divenuta una dei poli culturali della Capitale, per una settimana si sono susseguiti seminari, workshop e concerti tenuti dai più grandi nomi del progressive nostrano. Evidentemente, la manifestazione ha avuto successo: la giornata di chiusura ha registrato il tutto esaurito; nonostante gli sforzi degli organizzatori, la Questura non ha rilasciato il permesso per aumentare la capienza e non sono pochi coloro che sono stati costretti ad ascoltare il concerto fuori dai cancelli.

In perfetto orario, dopo i rituali discorsi introduttivi da parte dei promotori, salgono sul palco Le Orme. La formazione è quella che ha realizzato “La via della seta”, lultimo album del gruppo, uscito proprio allinizio di questanno. Lo storico batterista del gruppo, Michi dei Rossi, è affiancato da musicisti di tutto rispetto come Jimmy Spitaleri, già cantante dei Metamorfosi, Michele Bon, alle tastiere, Fabio Trentini, basso e chitarra acustica, William Dotto chitarra elettrica e acustica, e Federico Gava al pianoforte. Proprio come accadde per lalbum da studio, è bello notare come la coesistenza di musicisti di generazione diversa riesca in qualche modo a dare una marcia in più al gruppo che si propone al suo pubblico con vigore ed energia. Senza dilungarsi troppo in chiacchiere, Le Orme infilano un pezzo dopo laltro, alternando brani tratti dalla loro ultima fatica a grandi classici, per la gioia dei fan che gli siedono davanti. Dopo una settimana di concerti, lamplificazione della Casa del Jazz è abbondantemente collaudata e non ci sono sbavature degne di nota per quanto riguarda la strumentazione; nei momenti di maggiore concitazione, Gava e il suo pianoforte finiscono leggermente al di sotto degli altri musicisti ma non si arriva mai a una sopraffazione completa di nessuno dei partecipanti. Michi dei Rossi realizza una performance eccellente: nel suo regno di piatti e pelli, governa senza esitazioni, scandisce il tempo e condisce le frasi musicali dei suoi colleghi con brio e professionalità; quando emerge e si avvicina al pubblico, riesce ad accattivarsene la simpatia grazie alla sua auto-ironia, manifestando un genuino piacere per le reazioni del pubblico. Eccellente anche Spitaleri, vero e proprio rocker d'annata, invecchiato nel fisico ma indomito nello spirito e nella voce; nonostante gli anni, riesce a mantenere unottima estensione vocale e calca il palcoscenico con decisione. Meno evidenti per presenza scenica ma comunque di gran livello le esibizioni di Dotto e Trentini: i due chitarristi si profondono in assoli di qualità, arpeggi intricati e accompagnamenti tecnicamente convincenti; saranno pure nuovi acquisti nella formazione de Le Orme ma hanno certo un curriculum di tutto rispetto alle spalle! Il giovane Gava, al pianoforte, è relegato un po’ in disparte su un palcoscenico che, effettivamente, non permette grandi manovre da parte dei musicisti; bravo, comunque, gran simbolo della nuova corrente intrapresa dalla band, in grado di mescolare senza timore vecchio e moderno per ottenere nuove, incredibili, alchimie sonore. Dopo unora abbondante di concerto, Le Orme si accingono al commiato, lasciando la scena al Banco del Mutuo Soccorso.


Il pubblico ha certamente apprezzato l'esibizione delle Orme ma è evidente che l'attesa maggiore è riservata al gruppo di Nocenzi e di Giacomo; non appena i musicisti si affacciano sul palco, scoppia unovazione rumorosa, unacclamazione di gioia per un gruppo che, oltre ad avere il vantaggio di giocare in casa, ha certamente segnato la storia del progressive del nostro paese in maniera indelebile. Nonostante fosse stato annunciato nella presentazione iniziale, è con un certo rammarico che viene registrata lassenza di Rodolfo Maltese; il chitarrista non sale sul palco insieme ai suoi colleghi per motivi di salute. È un Banco in gran spolvero, nonostante tutto, quello che si presenta al pubblico della Casa del Jazz: di Giacomo è in forma straordinaria, la sua voce ha ritrovato tutta lenergia che, nelle recenti esibizioni, pareva essersi affievolita. Nocenzi, come dabitudine, siede tra tastiera e organo, dirigendo il gruppo con impeto quando si tratta di pigiare i tasti neri e bianchi e pacatezza quando, invece, si abbandona a digressioni nostalgiche e riflessioni poetiche; il tastierista, in effetti, prende la parola in più occasioni per raccontare aneddoti e impressioni sul concerto, prendendo spunto dai pezzi appena suonati per lasciarsi andare a considerazioni ad alto rischio di retorica che, grazie alla sua abilità, riescono ad arrivare allo spettatore senza appesantimenti di vacua utilità. Nel periodo di silenzio richiesto al pubblico per commemorare lanniversario dellattacco terroristico subito dagli Stati Uniti dieci anni fa, non c’è alcuna considerazione facile, solo una condanna, sentita e vera, verso qualunque estremismo, qualunque sia la sua natura e la sua motivazione. Il Banco infiamma il pubblico di fan che, ormai, cercano di avvicinarsi quanto più possibile al palco, sedendosi anche a terra pur di stabilire un legame ancora più forte con la band. La scaletta proposta non riserva molte sorprese: la quasi totalità dei brani proviene dai primi tre capolavori del gruppo. Stranamente, non viene suonato uno dei brani che, da sempre, hanno più successo dal vivo: Metamorfosi; lassenza viene ampiamente compensata dallallungamento degli altri brani, tra i virtuosismi vocali del cantante e gli assoli degli strumentisti, si ha limpressione che il gruppo voglia omaggiare la sede del concerto con una deriva jazz che, certamente, ha il potere di esaltare gli astanti. Il basso di Ricci, come sempre, si inerpica in geometrie sonore complesse che ben si accompagnano alla prestazione di Masi alla batteria; la sezione ritmica, che in un gruppo come il Banco rischia di passare in secondo piano, svolge il suo compito in maniera precisa e convincente. Bravi anche Papotto, ai fiati, suoni di sottofondo e rumori vari e Marcheggiani che, con la sua chitarra, si lascia infervorare dallo spirito del rock & roll, producendosi in assoli lanciatissimi e muovendosi sul palco più di tutti gli altri musicisti messi insieme. Graditissima sorpresa verso il finale del concerto: durante la presentazione dei componenti del gruppo, sale sul palco Rodolfo Maltese. Sebbene visibilmente provato, il chitarrista accompagna i suoi compagni nell’esecuzione degli ultimi pezzi, prima che le luci si spengano e il gruppo scompaia dietro le quinte.



Ma le sorprese non sono finite: a dar corpo a una speranza che aleggiava nell’aria, il Banco torna sulla scena accompagnato da Le Orme. I due gruppi al gran completo saturano il palco in una jam session progressive in cui ben tredici musicisti si sono affiancati per la gioia del pubblico, suonando insieme due dei brani più famosi delle discografie dei due gruppi: Uno sguardo verso il cielo e Non mi rompete.

Divertenti e coinvolgenti fino alla fine, entrambi i gruppi hanno riempito, anche fisicamente, la scena in un omaggio agli astanti che non poteva esaurirsi in maniera migliore con il sigillo della cavalcata di chiusura di Non mi rompete.

Il pubblico, ormai, valica qualunque confine ipotetico e si assiepa fino a ridosso della struttura metallica su cui stanno suonando i musicisti, riempiendo ogni spazio utile, quasi a voler abbattere fisicamente il confine che li separa dai musicisti, confine che, a livello spirituale, è già crollato da tempo.

Applausi in piedi da parte di tutti i presenti, vicini e lontani dal palcoscenico, che incitano e gloriano entrambi i gruppi che, sentitamente, ringraziano. Davvero un bel concerto, ottime dimostrazioni di bravura da parte di entrambe le band che hanno saputo dimostrare come sia possibile essere un gruppo di spessore senza per questo perdere il rapporto con i fan. Auto-ironia e capacità di svecchiarsi hanno permesso a questi artisti di passare i quarant’anni di attività e rimanere ancora sulla cresta dell’onda; vista la loro prolificità per quanto riguarda i concerti, consiglio a tutti di andare a vedere il prossimo.





mercoledì 9 settembre 2026

Il 9 settembre del 1998 ci lasciava Lucio Battisti

«Il successo è un veleno. Devi sempre sospettare di tutto e di tutti, ti fa provare sentimenti di cui non ti credevi capace, come la paura, la diffidenza, hai sempre timore di arrivare al cinismo per salvarti la vita».

(Lucio Battisti)

Se ne andava il 9 settembre 1998 Lucio Battisti, vero rivoluzionario della canzone italiana. 

Di tutto un Pop…

Wazza

Immortale Lucio Battisti, ancora oggi uno dei più grandi artisti che l’Italia ha avuto l’onore di accogliere fra le sue braccia e tragicamente scomparso a Milano nel settembre del ’98. La passione per la musica per Battisti inizia fin da adolescente, quando chiederà ai genitori di regalargli la sua prima chitarra per la sua promozione in terza media. Sarà però negli anni Sessanta, giovane adulto, che inizierà a suonare al fianco de I mattatori e in seguito de I Satiri, per poi ricevere un’offerta irrinunciabile da parte di Alberto Radius per unirsi a I campioni, in sostituzione di Bruno De Filippi. L’arrivo a Milano gli permetterà non solo di consolidare il suo rapporto con la musica, grazie al mentore Roby Matano, ma anche di conoscere un grande amico e collega.

L’incontro fra Battisti e Mogol verrà invece organizzato nel ’65 da Christine Leroux, editrice musicale e talent scout della Ricordi, apripista per tante collaborazioni avvenute negli anni successivi. In quel periodo però Battisti non è convinto del proprio talento e Mogol lo aiuterà invece ad impugnare il microfono per interpretare i brani che ha scritto, riuscendo a debuttare appena un anno dopo con il brano “Adesso sì”, che Sergio Endrigo interpreterà al Festival di Sanremo poco tempo dopo. Una delle canzoni più famose che vede Mogol al fianco di Lucio è 29 settembre, vincitrice del primo posto nella Hit Parade del ’67 e all’epoca affidata agli Equipe 84. I due diventeranno autori anche di un altro brano che la band porterà al successo, Nel cuore, nell’anima e in seguito “Uno in più”, per Riki Maiocchi, fondatore dei Camaleonti.

Saranno diversi i tentativi di Lucio Battisti di farsi strada nel mondo della musica negli anni Sessanta, ma solo grazie a Mogol, che credeva fortemente nelle sue potenzialità, riuscirà ad ottenere il successo sperato. “29 settembre” sarà il brano che confermerà la vittoria della loro collaborazione artistica, anche se sarà “Balla Linda” la prima canzone che Battisti interpreterà di persona per la prima volta, in occasione del Cantagiro del ’68. Quarto posto in classifica e di successo non solo all’interno dei confini italiani, ma anche in America grazie al 28° posto che la cover dei The Grass Roots, dal titolo “Bella Linda”, riuscirà a conquistare nella classifica di Billboard.

Ed è sempre al fianco di Mogol che Battisti vola quell’anno a Londra, incontra Bob Dylan e tramite Paul McCartney arriva anche ai Beatles. La band è talmente tanto entusiasta delle qualità del cantautore che si offre di investire milioni di dollari purché entri nel mercato musicale americano. “La cosa incredibile è che lui rinunciò perché gli sembrava eccessivo che i produttori si tenessero il 25%”, dirà diversi anni dopo Mogol a Libero Quotidiano.

Non è una novità nemmeno in quegli anni di primi passi nel mondo della musica che Battisti sia molto affine a sonorità diverse dalla musica leggera, tanto cara alla nostra tradizione. “Aveva un anima rock che si esprimeva nella sua passione sfrenata per gruppi come i Led Zeppeling, i Rolling Stones, i Genesis”, dirà Mogol a Famiglia Cristiana.




martedì 8 settembre 2026

Compie gli anni Ray Wilson



Compie gli anni oggi, 8 settembre, Ray Wilson, conosciuto come l'ultimo cantante dei Genesis. Ottima voce, fu notato dopo che un brano del suo gruppo, gli Stiltskin, fu usato per una nota pubblicità.
Restò nei Genesis, ormai ridotti a duo, dal 1997 al 1998, ma le scarse vendite del disco "Calling all station", e le poche prevendite dei concerti, convinsero Tony Banks e Michael Rutherford a chiudere il capitolo Genesis.
Ray prosegue una carriera da solista, una band dove ripropone i brani dei Genesis.
Spesso in prima fila con concerti per beneficenza,  soprattutto per le malattie neuromuscolari come la SLA.
Happy Birthday Ray
Wazza




(Un'intervista del 2016… per conoscerlo meglio)

Ciao Ray, grazie per la disponibilità. E’ un grande onore e piacere conoscerti. Apprezzo moltissimo lidea della tua fondazione (http://www.raywilsonfoundation.org) ma quello che più mi ha colpito è il motto legato a questa fondazione: “Io do quello che ho avuto”: hai avuto tanto dalla vita e senti il bisogno di ridare quello che hai avuto alla gente che ne ha bisogno. Da dove nasce lidea di dar vita a  una fondazione benefica e perchè per te è cosi importante fare del bene agli altri?

Penso che chiunque debba e possa fare qualcosa per gli altri nella misura e modo in cui può farlo in termini di tempo e denaro. Molta gente fa beneficenza nel mondo, si impegna a fare qualcosa per gli altri, ognuno a suo modo. Io, che mi ritengo molto fortunato perchè faccio il musicista per vivere, ed è quello che volevo, sento che devo ridare qualcosa indietro alla vita, come in una forma di ringraziamento.

Perchè secondo te chi ha questo onore e questo privilegio di vivere di musica a livello internazionale non si impegna, non si espone, non si impegna per iniziative come questa?

Eh… bella domanda direi… io vorrei che qualcuno lo facesse. Ognuno è libero, vivendo in democrazia, di fare le proprie scelte e vivere come preferisce, ma non ne ho idea.

Quello che trasmetti, quello che mi arriva, è che hai una forte spinta, una forte energia da dentro che ti porta a fare questo. Si sente davvero che ci credi e lo vuoi. Come scegli gli eventi, le attività a cui la tua fondazione partecipa?

Lascio che sia la sincronia delle cose a scegliere che le situazioni succedano, che gli eventi accadano. La cosa bella per me è che sono nella posizione per cui queste cose possono accadere, ed è una bella posizione. Posso portare una band, produrre una serata. Sono fortunato, non devo aspettare che le situazioni si presentino, ma posso proporle. In passato con il mio manager abbiamo creato eventi appositamente, posso essere libero di decidere di far accadere qualcosa. E’ bello anche che un mio fan, un fan della mia musica, mi proponga una serata di beneficenza e che io dica…certo, che bello!

Come sei entrato a contatto con il Centro Clinico Nemo (http://centrocliniconemo.it/) e quanto SLA e SMA sono parte della tua vita? Hai un coinvolgimento personale?

Assolutamente no, è un argomento nuovo per me. Ho visitato il Centro, ma non avevo idea di cosa mi aspettasse. E’ una situazione totalmente nuova per me, che si è presentata per caso e non avevo idea di cosa fosse. Mi hanno proposto questa serata, mi è piaciuta la motivazione, il fine della serata, e con entusiasmo la farò.


Hai avuto una grandissima carriera dai Guaranteed Pure, Siltskin, Genesis e Cut e poi la tua carriera solista. Usando la tua voce come minimo comun denominatore fra tutti questi progetti, cosa li accomuna?

Poco tempo fa ho suonato con un pianista jazz, uno dei più famosi in Polonia, ho suonato un pezzo di Billy Joel e la gente era sorpresa che io cantassi quel tipo di canzone, che sembra non sia affine al mio mondo, ma in realtà tutta la musica bella lo è. Quando ho suonato a Milano anni fa ho fatto ovviamente i pezzi dei Genesis, ma ho anche scritto per Armin Van Buuren, famoso Dj, ho suonato con Dolores O’ Riordan dei Cranberries sempre qui a Milano. Per me la cosa più importante è la mia voce, questa è quella che ho, questo è quello che posso fare. Mi piace cantare belle canzoni, non importa siano jazz, blues, soul o altro.  Mi piace la musica melodica, la musica passionale ungherese, mi piace la musica che dia emozioni indipendentemente che sia classica o rock.

Cosa hanno significato per te i Genesis nella tua carriera? Eri già loro fan o sei finito nel progetto per le famose sincronie situazioni di cui parlavamo prima?

Non ero un super fan, ma neanche un neofita, diciamo una via di mezzo. Avevo “Abacab” e “Genesis” come loro album. Quando sono entrato nei Genesis era il momento top della carriera e a quel punto era difficile distinguere quale canzone era dei Genesis e quale fosse di Phil Collins. Quando ho iniziato a cantare con loro e ho scoperto di più della loro musica sono diventato molto più fan. Collaborando, lavorando a stretto contatto ovviamente con Steve Hackett, ho scoperto parte della loro musica degli inizi a cui non avevo dato la giusta attenzione che meritava. Ma a me piace continuare ad imparare, a scoprire nonostante io abbia oggi 47 anni.

Hai avuto diverse collaborazioni importanti, da Joe Jackson, Dolores O’ Riordan citata prima, RPWL, Pink Flyod, Scorpions. Vorresti cantare con qualcuno in particolare?

Bruce Springsteen!!! Quando ero ragazzo mio padre suonava Neil Young, Bob Dylan, Bruce Springsteen, Jackson Browne quindi questa musica scorre nelle mie vene, è nel mio sangue, nel mio DNA. Come cantante dal vivo, come Rock Show è in assoluto il migliore. E’ incredibile quello che continua a fare, i suoi lunghi live. Amerei stare sul palco con la E-Street Band, è un peccato che Clarence Clemons sia scomparso, sarebbe stato bellissimo suonare con lui.

Che musica ascolti abitualmente?

Il mio primo amore musicale è stato David Bowie. Mi piacciono i cantautori che ho nominato prima, ma i miei ascolti sono cambiati nel tempo. Nel 90 Eels, Radiohead e i Live. In tempi più recenti Ryan Adams e musica più acustica; forse per questo il mio ultimo album è acustico.

Cè una domanda che vorresti ti facessero e che non ti hanno mai fatto?

Questa è una ottima domanda, proprio per ultima dovevi farmela? Ci sarebbe qualcosa di politico di cui parlare ma non sarebbe coolper un musicista. Sono preoccupato dallaumentare delle frasi, dei commenti che arrivano da destra, questo mi fa veramente paura. Potrebbe essere pericoloso parlarne, ma io  non voglio questo tipo di società in nessuna società, lo vedo in Polonia dove vivo, lo vedo in nella mia patria di origine e questo significa isolamento e non capisco la logica di questa cosa, perchè sarebbe meglio stare tutti insieme.

Grazie mille davvero per il tuo impegno, la passione e il tempo che ci hai dedicato.







lunedì 7 settembre 2026

Il 7 settembre 1978 ci lasciava Keith Moon

 


Il 7 settembre 1978 il mondo del rock perse uno dei suoi personaggi più carismatici e irrefrenabili: Keith Moon, batterista dei The Who, si spegneva a soli 32 anni. La sua morte, causata da un'overdose accidentale di un farmaco che stava assumendo per combattere l'alcolismo, pose fine a una vita vissuta al massimo, senza freni e senza mezze misure.

Conosciuto come "Moon the Loon" (Moon il matto), Moon era molto più di un semplice batterista. La sua tecnica unica, energica e caotica, si distingueva per l'uso massiccio dei tom e dei piatti, e per un approccio che lo vedeva protagonista, non semplice accompagnatore. Il suo stile, che lo portò a essere considerato uno dei più grandi batteristi di tutti i tempi, si fondeva perfettamente con la sua personalità debordante e autodistruttiva.

Al di fuori del palco, Moon era noto per i suoi eccessi e le sue bravate leggendarie: dalla distruzione di hotel e di set di batterie, all'abitudine di far esplodere i bagni con la dinamite. Il suo spirito anarchico e la sua inarrestabile ricerca di divertimento lo resero un'icona del rock, ma lo portarono anche verso una spirale di dipendenze che si rivelò fatale.

La sua scomparsa, avvenuta nell'appartamento che era stato di Mama Cass Elliot, un'altra stella del rock morta tragicamente, segnò un punto di svolta per i The Who, che non si ripresero mai completamente dalla perdita del loro batterista. Nonostante la sua vita sia stata breve, l'eredità di Keith Moon rimane immensa: un talento inimitabile e una personalità esplosiva che ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica rock.






domenica 6 settembre 2026

Compie gli anni Roger Waters















Tanti auguri a Roger Waters, nato il 6 settembre del 1943.
Riduttivo chiamarlo il "bassista" dei Pink Floyd, sicuramente uno dei parolieri più bravi al mondo.


Membro fondatore dei Pink Floyd, dalla sua mente sono nati "The Wall", "Animals" "The final cut", oltre ad altri innumerevoli capolavori.

Sempre in "secondo piano", prima con Barrett e poi con Gilmour, persona sensibile, i suoi testi sono segnati dalla perdita del padre in tenera età.

Molto attivo politicamente, spesso ha attaccato i "potenti del mondo".

Un punto di riferimento per la musica mondiale... un "pilastro". Dopo il "final cut" dato ai Pink Floyd continua con una immutata carriera da solista.

Happy Birthday Roger
Wazza 







sabato 5 settembre 2026

Il compleanno di Mel Collins



Compie gli anni oggi, 5 settembre, Mel Collins, fiatista; entrando nei King Crimson fa il salto di qualità, diventando uno dei sassofonisti più richiesti nel mondo prog.


Alla "Corte" dei Re Cremisi

Dal 1976 al 1984 è in pianta stabile nei Camel, dopodiché girerà gli studi di registrazione di mezzo mondo.

Molto apprezzato anche in Italia sia dal pubblico che dai "colleghi", va in tour nel 1973 con la PFM, suona con Lucio Battisti, Pino Daniele, Sergio Caputo, Flavio Giurato, Arti & Mestieri...

In tour con la PFM

Si fa prima a nominare con chi "non" ha suonato!
Happy Birthday Mel!
Wazza



5 "Minstrel in the Gallery": era il 5 settembre del 1975



Usciva il 5 settembre 1975 l'album "Minstrel in the Gallery", grandissimo lavoro dei Jethro Tull.
Wazza



di Brionia Meriggi

Quasi ogni opera dei Jethro Tull, dal primo apparire, divenne suo malgrado l’epicentro di diatribe sollevate da una critica perennemente controversa, smaniosa di bollare la band come appartenente o meno alla corrente prog tout court: ansie che Ian Anderson non tardò a placare, di album in album, sottraendosi alle rigide e sterili etichette, musicalmente ribadendo come i Jethro Tull fossero una realtà a sé stante, originale nella personalissima fusione di generi diversi, dalla classica al folk, dall’hardrock al prog fino al jazz. Puntualizzazione che si concretizzò in un sound ed uno stile peculiare e ascrivibile a loro stessi soltanto.

Ed in errore erano coloro che li avevano impietosamente e prematuramente destinati, dopo il successo di “Thick as a brick”, ad un’”aurea mediocritas”: fu “Minstrel in the Gallery” a sfatare questa convinzione. Più complesso e meno fruibile dei precedenti nell’audace combinazione di rock ( hard o prog ma indiscutibilmente rock), musica sinfonica, folk e acustica, dal punto di vista delle liriche l’album è forse il più introspettivo (quando non diventa autobiografico) dell’intera produzione del gruppo, o sarebbe più corretto dire di Anderson stesso, menestrello accentratore che ne divenne l’indiscusso sovrano dall’uscita di “Aqualung” in poi.


Registrato quasi interamente nella “Maison Rouge Mobile”, bizzarro mezzo di trasporto attrezzato a studio di registrazione ambulante con tanto di violinisti e violoncellisti al seguito, nel corso di un lungo viaggio dall’Inghilterra a Monaco, l’Lp si apre col brano eponimo, ottimo ensemble di chitarra acustica, flauto ed archi in un’amalgama (di tanto in tanto un po’ eccessivo e ridondante) di arrangiamenti hard e prog. Ma sono in brani atti a formare quasi un unico capitolo come “Cold wind to Valhalla”, escursione nella mitologia nordica e “Black satin dancer”, sommessa e velata descrizione di un amplesso, che il talento compositivo di Anderson si esplica al meglio nell’abilità di coniugare elementi acustico-orchestrali con strutture folk prog, in un’equilibrata e camaleontica diversificazione melodica.

”Requiem”, struggente ballata acustico-classicheggiante, tenero e amaro flash-back della fine di un amore che protrae la finezza delle scelte stilistiche e la delicatezza delle liriche nell’ulteriore ballad “One White Duck/Nothing at all”, composizioni dal sapore folk-cantautoriale, pause intimiste e meditative che si faranno da parte per lasciare che la suite quadripartita “Baker Street Muse” ( Pig me and the whore,Nice Little Tune,Crash-Barrier Walzer, Mother England Reverie) dipinga senza troppo candore né indulgenza, squallidi e grotteschi tabloid di vita metropolitana.

Ma protagonista è comunque la maestria del colorito tocco di Ian Anderson disilluso ed ironico ritrattista che capta in variegate sovrapposizioni armonico-stilistiche, miserie e mediocrità umane, disinvoltura e talento capaci di emergere anche in brevi attimi di poesia in note, come gli squisiti 50 secondi di “Grace”, garbato epilogo del lavoro di una band che non ha mai ripetuto sé stessa, istrionica a dispetto dei sentimenti e delle reazioni contrapposte che l’hanno sempre accompagnata, magari più affievolita in taluni paragrafi della sua carriera ma tuttavia personalissima e sui generis nel panorama musicale moderno.


L’esibizione live a Montecarlo sancì la versione definitiva di “Minstrel in the Gallery” nonché la dipartita del bassista Jeffrey Hammond-Hammond riacceso dalla fiamma per la sua antica passione e attività: la pittura. E a lui Anderson ha voluto dedicare l’edizione rimasterizzata dell’album che nel 2002 ha vissuto una seconda rinascita negli storici Abbey Road Studios e arricchito di ottime bonus-tracks (“Summerday Sands”, “March the Mad scientist, Pan dance e due registrazioni live di “Minstrel in the Gallery”e “Cold Wind to Valhalla”).