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giovedì 17 settembre 2026

Giles, Giles & Fripp: accadde nel settembre del 1968


Usciva nel settembre del 1968 il primo album di Giles, Giles & Fripp, The Cheerful Insanity of Giles, Giles & Fripp”.

I fratelli Giles conobbero Robert Fripp attraverso la pubblicazione di un annuncio atto alla ricerca di un organista /cantante (!!). Dopo essersi trasferiti a Londra, ottennero un contratto discografico con la DERAM, sotto-etichetta della Decca… l’album vendette 600 copie.

La casa discografica decise di investire su questi tre musicisti, aggiungendo Ian Mc Donald e la sua fidanzata Judy Dyble, e il poeta Pete Sinfield. L'album ebbe all'epoca scarsissimo successo commerciale (stimato attorno alle 600 copie vendute), il che indusse poco dopo Pete Giles a lasciare la band; a rimpiazzarlo, Fripp, McDonald e Mike Giles chiamarono una vecchia conoscenza di Fripp, il bassista/cantante Greg Lakee, pochi mesi dopo, con l'ingresso in pianta stabile del poeta Pete Sinfield (già amico e collaboratore di McDonald) come paroliere e addetto a luci e suoni, nacquero i King Crimson.

Di tutto un Pop…
Wazza




mercoledì 16 settembre 2026

BANCO: accadeva il 16 settembre del 2014


Il 16 settembre 2014 usciva l’album “Un’idea che non puoi fermare”, un doppio Cd e triplo vinile utile a raccogliere pezzi “inediti” e versioni live del grande repertorio del Banco del Mutuo Soccorso.

Progetto dedicato alla memoria di Francesco di Giacomo dove, per esaltare la bellezza e la profondità dei suoi testi, alcuni dei brani, vengono recitati da grandi attori: Alessandro Haber, Toni Servillo, Giuseppe Cederna, Valerio Mastandrea, Franca Valeri, Giuliana De Sio, Moni Ovada, Rocco Papaleo.

Un lavoro bellissimo, degno omaggio a Francesco, e alla storia del Banco.

Wazza

Banco del Mutuo Soccorso - Official - "Un'idea che non puoi fermare": 50 minuti di registrazioni inedite più i grandi brani live con la partecipazione di Giuseppe Cederna, Giuliana De Sio,Alessandro Haber, Valerio Mastandrea, Moni Ovadia, Rocco Papaleo, Toni Servillo, Franca Valeri.

#sonymusic Alessandro Haber, Vittorio Nocenzi e Rocco Papaleo stamattina a Roma alla presentazione del nuovo progetto discografico del BANCO DEL MUTUO SOCCORSO, un tributo alla penna e alla voce storica del gruppo: Francesco Di Giacomo: "Un'idea che non puoi fermare", in uscita dal 16 Settembre in formato doppio CD e triplo vinile.

Alessandro Haber, Vittorio Nocenzi





martedì 15 settembre 2026

AREA, il 15 settembre: usciva "Arbeit Macht Frei"


Non è colpa mia se la tua realtà, mi costringe a fare guerra all' umanità! 
(Demetrio Stratos)


Usciva il 15 settembre 1973 "Arbeit Macht Frei", primo album degli Area.
Il nome dell’album è preso in prestito dalla scritta che campeggiava sui campi di concentramento nazisti, "Il lavoro rende liberi".
Capolavoro assoluto, fusione tra rock progressivo, jazz-rock, elettronica, avanguardia e influenze medio-orientali (!!!).
Un disco dal grande valore storico e culturale, visto l'anno in cui è uscito, musicisti eccezionali, sopra tutti la straordinaria voce di Demetrio Stratos. “Luglio, agosto settembre nero” diverrà il "manifesto" del gruppo.
Oggi sono tutti filo Area-Stratos, ma non erano di facile fruizione, difficili a volte "capirli" dal vivo, e  furono anche fischiati come ricorda lo stesso Demetrio...


"Grazie veramente... grazie perchè... vi spieghiamo anche perchè GRAZIE... perchè sono due giorni che ci fischiano... a Roma, a Milano... abbiamo fatto Roma e Milano... e pensiamo che questa città forse è quella... che musicalmente è più AVANTI... GRAZIE!"
(Demetrio Stratos al pubblico di Vicenza dopo l'esecuzione del brano "Le labbra del tempo" (5.1.1973)

… di tutto un Pop
Wazza



Il movimentato ‘68 era passato da poco quando si stagliavano allorizzonte gli Anni di Piombo e nel pieno di quel periodo di incredibile fervore, non solo politico, ma anche musicale e artistico, nel 1973 venne alla luce uno dei più grandi capolavori che la musica italiana abbia prodotto: “Arbeit Macht Frei”, album desordio degli Area che, nati solo un anno prima con la formazione che li consacrerà, si apprestavano a diventare uno dei gruppi più significativi del periodo.
In piena corrente
 progressive, ma spaziando in più generi davanguardia, gli Area proposero un sound personale ed elaborato, mai banale e ripetitivo, rifuggendo il concetto di canzone come siamo abituati a concepirla, essenzialmente mettendo nei propri brani la musica come elemento centrale. Inoltre li distingueva la forte matrice politico-sociale presente nei testi, il loro costante tentativo di creare una rivoluzione che prendesse forma inizialmente in ambito culturale, inseguendo il sogno di un mondo nuovo tanto presente nelle menti di quei ragazzi che manifestavano giorno dopo giorno nelle piazze.
Prima ancora di uscire sugli scaffali, il disco fece scalpore per via della copertina su cui campeggiava unopera di Edoardo Sivelli rappresentante delle statuine incatenate con una chiave in mano, immagine di forte allusione politica a cui si aggiunse, oltre al titolo, la provocazione di collocare nel disco una pistola di cartone.

Il progetto si apre con “Luglio, agosto, settembre (nero)”, brano tra i più celebri del gruppo, che si scaglia contro la borghesia benpensante e falsa, figlia di un tempo intento a distruggere le singolarità in favore di una totale omologazione. Un testo in arabo schiude il brano, costituendo un incipit storico, a cui fa seguito la voce inconfondibile di Demetrio Stratos che danza su un sound spaziante dal prog alle canzoni popolari gitane. Ad impreziosire il brano già si aggiunge una sezione ispirata al free-jazz, con il sax di Busnello a fare da padrone sui continui cambi ritmici.

Il secondo brano, title track dell’album, lo apre un ispirato Giulio Capiozzo, batterista del gruppo, con poliritmie ricercate sempre più vicine al jazz che indicano la strada alla melodia principale, seguita nella seconda strofa da un riff di basso e chitarra degno di nota. La voce di Stratos si muove qui da potente a sinuosa
raggiungendo livelli eccezionali su di un brano in continua evoluzione arrestata solo dalla sua conclusione.

“Consapevolezza” è l
emblema della fusione tra progressive e jazz-rock tanto ricercata dal gruppo, con un sound molto vicino agli anni ‘60 a fare da sfondo in un testo che incita sempre più chiaramente alla ribellione contro il sistema. Anche qui è chiara la fusione tra Occidente ed Oriente, soprattutto nellarpeggio crescente su cui si incastrano le improvvisazioni di Fariselli.
Il Lato B dellalbum è affidato al capolavoro “Le labbra del Tempo”, una melodia vocale accompagnata dal sax tiene le fila del brano nella prima parte, a cui si aggiunge una sezione ritmica che riesce a far convivere limprovvisazione di tutti gli strumenti in un continuo crescendo che, senza perdere coesione, ha il suo apice nellimperioso “IO HO” di Stratos, per poi viaggiare senza più freni in una conclusione da brividi.

250 Chilometri da Smirne”è senza dubbio il pezzo più tradizionale del progetto, ma non per questo inferiore agli altri brani in esso contenuti. Un pezzo interamente strumentale in cui, su una rete dal sound free-jazz, gli strumenti si alternano in singoli soli.

Chiude lalbum L’abbattimento dello Zeppelin”, brano di pura sperimentazione in cui Stratos dà degna prova di sè, con un canto a tratti nervoso e sincopato, su continue fughe  strumentali.



Tracce:
Lato A
Luglio, agosto, settembre (nero)
 4:27
Arbeit Macht Frei
 7:56
Consapevolezza
 6:06

Lato B
Le labbra del tempo
 6:00
240 chilometri da Smirne
 5:10
L
abbattimento dello Zeppelin  6:4

Formazione:
Demetrio Stratos - voce, organo Hammond, steel drum
Victor Edouard Busnello -
 sassofono, clarinetto basso
Giulio Capiozzo -
 batteria, percussioni
Yan Patrick Erard Djivas -
 basso elettrico, contrabbasso
Patrizio Fariselli -
 pianoforte, piano elettrico
Paolo Tofani -
 chitarra elettrica, EMS VCS3, flauto

articolo Ciao 2001 "agosto 1973"
1973"


Compie gli anni Gianni Leone

Compie gli anni oggi, 15 settembre… il “divino” Gianni Leone.

Happy birthday con besos Leo!

Wazza


Intervista di Claudio Rogai


Ciao Gianni, stasera avremo il piacere di veder il Balletto di Bronzo in azione. Tu sei l’unico membro della formazione originale, vuoi dirci qualcosa in merito?

Ho riformato il Balletto di Bronzo nel 1995, dopo che mi sono accorto che intorno al gruppo, e in particolare nei confronti dell’album “YS”, si era formato un vero e proprio culto, soprattutto in Giappone. Ho rintracciato gli altri musicisti ma nessuno di loro era interessato, così ho proseguito da solo, audizionando bassisti e batteristi per tutta Roma; non ero alla ricerca di nomi famosi o altisonanti, volevo solo musicisti tecnicamente preparati e allo stesso tempo energici, per tenere il mio passo ci vuole gente giovane! Abbiamo attraversato vari cambi di organico, ma la formazione attuale ritengo sia la migliore dal 1995.

LINO VAIRETTI & GIANNI LEONE Prog Exhibition-ROMA 06-11-2010Foto Enrico Rolandi

Dalla seconda metà degli anni ‘90 in poi abbiamo assistito ad una crescente rivalutazione della scena Rock-progressive, cosa ne pensi?

Personalmente non credo nelle “operazioni nostalgia”, preferisco essere giudicato per quello che faccio adesso, per come suonerò stasera e non quarant’anni fa… Se sei ancora in grado di suonare bene devi dimostrarlo. Ho accettato la sfida di suonare ancora come Balletto di Bronzo perché sapevo di poterla vincere, non per convenienze di moda o di recupero. Un nostro concerto include anche tanta musica che non è strettamente etichettabile come Prog-rock, genere dal quale ero già in fuga a metà anni ‘70, brani nuovi mai registrati in studio ma che suoniamo sempre dal vivo e che rendono l’idea di ciò che sono oggi. Naturalmente senza tradire l’intenzione originale, non stravolgerei mai un brano scritto nel 1973, per rispetto del pubblico che si aspetta “quella” versione.

Il pubblico stesso è diverso, ci sono molti giovani che erano bambini o forse neanche nati durante il periodo d’oro del Progressive…

Esatto, molti ragazzi vengono da me a fine concerto per farsi autografare il CD e mi dicono “che fortuna avete avuto a vivere gli anni ‘70!”. Non erano tutte rose e fiori ma sicuramente c’è del vero, all’epoca c’eravamo noi marziani, capelli lunghi e vestiti stravaganti, e la gente normale che ti guardava con sospetto. Il vantaggio era che se incontravi qualcuno come te lo riconoscevi, sapevi che il suo modo di porsi nei confronti della società era sincero, come il tuo, che portava avanti certe idee di rivoluzione culturale, sessuale, eccetera. Oggi è tutto più semplice, allo stesso tempo più banale.

Keyboardman Gianni Leone Balletto di Bronzo oil.on canvas 40x50 2020https://www.facebook.com/claudio.schirinzi.77

Parliamo del tuo strumento, la tastiera, quali sono stati i tuoi riferimenti in gioventù?

Keith Emerson e Brian Auger sono i più grandi tastieristi della storia. Punto. Ma io non cercavo di imitarli, all’epoca lo facevano tutti, volevo invece trovare una voce mia. E poi i miei miti musicali erano Jimi Hendrix e Frank Zappa! Tutti avevano qualcosa in comune che mi piace moltissimo, ovvero l’aggressività. Solo nell’arte, s’intende!





lunedì 14 settembre 2026

I Genesis il 14 settembre del 1969

Genesis - 1969 (Top: Peter Gabriel. Middle-left to right: Tony Banks, Mike Rutherford. Bottom-left to right: Anthony Phillips, Chris Stewart)


La leggenda narra che il 14 settembre 1969 i Genesis tennero il loro primo concerto a pagamento in un cottage nel Surrey, di proprietà dell'insegnante di Peter Gabriel, della Sunday School.

Ormai non erano più solo la band del collage. A marzo dello stesso anno avevano firmato il contratto con la Decca, e fatto uscire il loro primo album "From Genesis to Revelation".

Qualche anno dopo, diventarono uno dei gruppi più innovativi della scena rock-progressive!

… di tutto un Pop…
Wazza

Mike Rutherford, Anthony Phillips, Tony Banks, Peter Gabriel & John Mayhew





domenica 13 settembre 2026

Primo Festival Rock D'Avanguardia: era l'estate del 1973


Anche Nettuno (cittadina laziale) ebbe la sua "Woodstock"...
Dall'11 al 13 agosto 1973, nel parco di Villa Borghese a Nettuno si tenne il Primo Festival Rock D'Avanguardia (la parola Progressive non era ancora stata coniata).

Circa 20.000 persone parteciparono a questa tre giorni, molti "capelloni" e "Hippies" si accamparono con le tende, tutto si svolse nella massima tranquillità... "peace & love"!
Parteciparono tra gli altri gli "Osanna", "Claudio Rocchi", "Ivano Fossati", "Alan Sorrenti", Franco Battiato", "Garybaldi", "Semiramis" "Jumbo", "Saint Just", e una miriade di band che "scomparvero" negli anni successivi.
…di tutto un Pop!
Wazza

Osanna










sabato 12 settembre 2026

Neil Peart: l'artista del ritmo nato il 12 settembre



Il 12 settembre segna una data speciale per i fan del rock progressivo e per tutti gli amanti della batteria: è il giorno in cui avrebbe compiuto gli anni Neil Peart, il leggendario batterista e paroliere dei Rush he ci ha lasciato nel 2020.

Neil Peart è stato un vero e proprio architetto del ritmo. La sua tecnica, una fusione di potenza, precisione e complessità, ha ridefinito il ruolo della batteria nel rock. I suoi assoli, vere e proprie suite musicali, erano capolavori di percussione, capaci di raccontare storie e di esplorare sonorità che andavano ben oltre il semplice accompagnamento. La sua "drum kit", un'enorme e complessa cattedrale di tamburi e piatti, era lo specchio della sua mente creativa, sempre alla ricerca di nuove soluzioni ritmiche.

Ma Peart non si limitava a suonare. Era la "mente" dietro le parole dei Rush. Le sue liriche, spesso ispirate dalla letteratura, dalla filosofia e dalla fantascienza, hanno dato al trio canadese una profondità e un'identità uniche. Brani come "Tom Sawyer", "Limelight" e l'epica "2112" sono permeati dal suo stile narrativo, che affrontava temi universali come l'individualismo, la libertà, la tecnologia e il rapporto tra l'uomo e la società.

Soprannominato "The Professor" per la sua meticolosità e la sua vasta cultura, Neil Peart ha sempre spinto i confini del possibile. Non era solo un musicista, ma un esploratore, un autore di libri di viaggio e un pensatore. Dopo la tragica perdita della figlia e della moglie alla fine degli anni '90, ha intrapreso un lungo viaggio in motocicletta attraverso il Nord America, un'esperienza catartica che ha raccontato nel suo libro "Ghost Rider: Travels on the Healing Road". Questo percorso di dolore e guarigione ha mostrato il lato più umano e vulnerabile dell'uomo dietro il mito.

Buon compleanno, Neil Peart!