Nella copertina di Ciao 2001 del 12
agosto 1979, trova spazio Francesco di Giacomodel Banco.
La band aveva pubblicato a marzo
dello stesso anno “Canto di primavera”.
Questa foto venne utilizzata per il
45 giri “Canto di primavera/Circobanda”.
La cosa “strana”, in tanti anni il Banco aveva pubblicato un solo 45 giri (Non mi rompete), per questa occasione fecero il bis, pubblicandone addirittura due.
L’altro era “Niente/Sono la bestia”.
Per la cronaca il bambino nella foto è il primogenito di Rodolfo Maltese.
Compie gli anni oggi, 11 agosto,
Renato D'Angelo, bassista del Banco
Del Mutuo Soccorso, dal 1971 al 1978:insieme a Pierluigi
Calderoni è stato parte della "sezione ritmica" dei grandi
capolavori firmati Di Giacomo-Nocenzi.
Renato nasce come chitarrista, ma per
"esubero" di chitarristi nel suo primo gruppo, "Le
Esperienze", passa al basso. Dopo vari festival ed un tour in Germania
(come i Beatles!), 3/5 delle Esperienze - oltre a lui Francesco Di Giacomo e
Pierluigi Calderoni - entrano nel Banco Del Mutuo Soccorso dei fratelli
Nocenzi.
Dopo l'uscita dalla band rimane nel
campo della musica come imprenditore di allestimenti audio e luci, lavora con
il Banco nel progetto "La Carovana Del Mediterraneo", poi si dedica a
grandi eventi e ancora oggi lo si può trovare nel ruolo di direttore di palco
nei maggiori concerti e musical italiani.
Renato è una persona molto riservata,
non ha suonato con altri gruppi, non ha mai partecipato a reunion o concerti
celebrativi, le uniche concessioni riguardano noi del "Banco Fan
Club": in quelle rare occasioni partecipò alla presentazione del libro
"E mi viene da pensare" e fu presente a una edizione dell'"Ormata
Brancaleone" (raduno eno-musico-gastronomico dei fans del Banco).
La serata del 7 agosto ad Alassio, dedicata
alla Premiata Forneria Marconi,ha trasformato l’Auditorium Enrico Simonetti in
un luogo di emozioni condivise. Il pubblico ha riempito lo spazio con
entusiasmo, seguendo ogni momento del concerto con partecipazione viva e continua.
Prima dell’inizio dello spettacolo, Franz Di Cioccio e gli altri musicisti
hanno firmato la piastrella dedicata alla band, destinata a entrare presto nel
celebre Muretto di Alassio. La breve cerimonia, alla presenza del sindaco Marco
Melgrati, del vicesindaco Angelo Galtieri e di Antonio Ricci, ha aggiunto un
tocco simbolico alla serata. Nel suo saluto, Melgrati ha ricordato con
commozione Francesco Guccini, creando un ponte ideale tra la storia della città
e quella della grande musica italiana.
La PFM è tornata sul palco con il tour Doppia Traccia,
pensato per raccontare le due anime che hanno segnato la loro storia: da una
parte i brani che hanno accompagnato generazioni di appassionati, dall’altra il
progetto dedicato a Fabrizio De André. La prima parte del concerto ha riportato
in scena i classici del gruppo, da Impressioni di settembre a È festa,
passando per Dolcissima Maria, La carrozza di Hans e Mondi
paralleli. Ogni brano ha trovato una risposta calorosa, con la platea
coinvolta fin dalle prime note.
Nella seconda parte, le atmosfere poetiche di PFM cantaDe André hanno avvolto l’Auditorium. Bocca di Rosa, Il
pescatore, Volta la carta e La canzone di Marinella hanno
mostrato ancora una volta la capacità della band di dare nuova vita alle parole
e alle melodie del cantautore genovese. Il momento più intenso è arrivato
proprio con La canzone di Marinella, quando la voce registrata di De
André ha dialogato con l’esecuzione dal vivo, creando un attimo sospeso che il
pubblico ha accolto con un silenzio rispettoso e poi con un applauso lungo e
sentito.
Sul palco si sono alternati Franz Di Cioccio alla voce
e alla batteria, Lucio Fabbri al violino e ai cori, Alessandro
Scaglione alle tastiere, Marco Sfogli alla chitarra ed Eugenio
Mori alla seconda batteria. Ospite speciale della serata è stato Luca
Zabbini, capace di aggiungere
ulteriore profondità al suono della band.
La chiusura del concerto ha confermato la forza comunicativa
della PFM, una formazione che continua a unire tecnica, passione e una presenza
scenica che non conosce età. Alassio ha risposto con entusiasmo, trasformando
la serata in un ricordo destinato a restare.
Il 9 agosto 1986, nella suggestiva cornice di Knebworth
Park in Inghilterra, si consumò uno degli eventi più significativi e
malinconici della storia del rock: l'ultimo concerto dei Queen con Freddie
Mercurycome frontman. Davanti a
un pubblico stimato tra le 120.000 e le 200.000 persone, la band si esibì in
un'ultima, trionfale "Notte di Magia" che avrebbe segnato la fine di
un'era.
Questo show conclusivo del "Magic Tour", a supporto
dell'album A Kind of Magic, fu l'apice di una tournée che aveva visto i
Queen esibirsi negli stadi di tutta Europa, affermando ancora una volta il loro
status di giganti del rock dal vivo.
La scaletta della serata fu un vero e proprio "greatest
hits" della loro carriera, con brani iconici come "One Vision",
"Under Pressure", "Bohemian Rhapsody", e
l'immancabile bis con "We Will Rock You" e "We Are the
Champions".
L'energia di Freddie Mercury, nonostante il suo stato di
salute all'epoca già compromesso, fu travolgente. Con la sua inimitabile
presenza scenica, la sua voce potente e il suo carisma, il cantante incantò la
folla per l'ultima volta.
L'evento, purtroppo, non fu privo di ombre: durante il
concerto, un giovane scozzese di 21 anni, Thomas McGuigan, fu accoltellato a
morte. L'episodio, insieme alla crescente stanchezza di Mercury dovuta alla
malattia che sarebbe stata diagnosticata poco dopo, contribuì a rafforzare la
decisione della band di non intraprendere più tour mondiali.
Il concerto di Knebworth rimase impresso nella storia non
solo per l'incredibile performance, ma anche per le parole finali di Freddie
Mercury al suo pubblico: "Grazie, gente. Siete stati meravigliosi...
Siete stati un pubblico davvero speciale. Grazie mille. Buonanotte, sogni
d'oro, vi vogliamo bene". Parole che, con il senno di poi, suonano
come un addio, una commovente chiusura di un capitolo indimenticabile della
storia della musica.
La notte dell'Altro Mondo: la grande stagione del prog a
Rimini
L'estate del 1975 segna un passaggio decisivo per la
geografia della musica dal vivo in Italia, e la riviera romagnola ne diventa
inaspettatamente uno dei baricentri più vivi. Il locale L'Altro Mondo di
Rimini, noto al grande pubblico come tempio della movida e della disco music
nascente, in quel periodo apre le porte alle esplorazioni del rock progressivo,
ospitando nel giro di ventiquattr'ore due pilastri del genere: i britannici Van der Graaf Generatoril 9 agosto e la Premiata Forneria Marconi il
giorno successivo.
L'esibizione dei Van der Graaf Generator si colloca in un
momento cruciale di ripartenza per la band di Peter Hammill. Dopo la pausa
iniziata nel 1972, il gruppo torna ad esibirsi sul palco proprio nel 1975 per
promuovere il materiale che avrebbe composto l'album Godbluff. Il
concerto dell'Altro Mondo, sdoppiato in due set (pomeridiano e serale) per far
fronte all'afflusso di pubblico, cattura un suono oscuro e spigoloso, privo di
chitarre convenzionali e sorretto dal lavoro di Hugh Banton alle tastiere e dal
sassofono di David Jackson. La registrazione dal mixer di quella serata è
rimasta per decenni un pezzo da collezione per gli appassionati di bootleg,
prima di ricevere una pubblicazione ufficiale nel box set del 2021 The
Charisma Years 1970-1978, dimostrando la carica viscerale del quartetto di
fronte al pubblico italiano, storicamente uno dei più calorosi verso il prog
d'oltremanica.
Il 10 agosto il palco passa alla PFM, che in quel 1975 sta
vivendo l'apice della propria proiezione internazionale dopo i tour americani e
le pubblicazioni per l'etichetta Manticore di Emerson, Lake & Palmer. Il
contrasto stilistico con la sera precedente è netto: alla tensione drammatica
ed esistenziale di Hammill subentrano le geometrie luminose, le influenze
mediterranee e il virtuosismo tecnico della formazione milanese. Per il club
riminese, la presenza del Mellotron di Flavio Premoli e delle stratificazioni
sonore della PFM rappresenta una sorta di battesimo tecnico, poiché l'uso di
strumentazioni così complesse e delicate negli spazi dedicati al ballo impone
alle produzioni dell'epoca uno sforzo organizzativo notevole.
Quel fine settimana di agosto resta una testimonianza
peculiare della cultura giovanile degli anni Settanta: uno spazio nato per
l'evasione estiva che si trasforma, nell'arco di un weekend, in un laboratorio
sonoro dove il rock intellettuale inglese e il miglior sinfonismo italiano si
incrociano sullo stesso palco.
Era l'8 agosto 1969 quando i Beatles
realizzarono la foto, ormai leggendaria, sulle strisce pedonali di Abbey
Road. Dietro l'obbiettivo c'era il fotografo Iain Macmillan, che molto
probabilmente non sapeva che quello scatto sarebbe diventato iconico.
I Beatles stavano vivendo una
profonda crisi interna ma era necessario realizzare l'immagine per la copertina
dell'album intitolato appunto "Abbey Road".
Così, McMillan pose la band in fila,
sulle strisce pedonali di Abbey Road, proprio davanti agli studi di
registrazione dove lavoravano i Beatles. La polizia fermò il traffico e iniziò
il servizio fotografico.
La foto scelta fu la quinta. L'album
si distinse perché la copertina non riporta né il nome della band, né il titolo.
Ma non è l'unica particolarità: quello scatto alimentò anche la leggenda della
morte di Paul McCartney. Il motivo? Paul non porta le scarpe (e in Gran
Bretagna i defunti si seppelliscono a piedi nudi).
Così, secondo questa teoria, John
Lennon, che apre la fila, sarebbe un sacerdote o un angelo, Ringo un addetto
delle onoranze funebri e George Harrison un becchino.
E non solo: la targa della macchina
parcheggiata a sinistra riporta la scritta LMW 281F, che secondo questa teoria
starebbe a significare Linda McCartney Weeps (Linda McCartney piange) e il
numero 28 sarebbe l'età che al momento aveva McCartney.
“In realtà è una band che marcia
verso la morte”, si leggeva anche tra gli articoli dell’epoca. “Nessuno
guarda più in faccia l’altro, ma solo le spalle di chi lo precede”.
Abbey Road è l’ultimo album in studio inciso
dai Beatles; il successivo Let It Be, che fu pubblicato nel
maggio del 1970, contiene infatti brani registrati in precedenza ed è in gran
parte una registrazione live.
Abbey Road ha una struttura unica, con il lato
B costituito quasi interamente da un lunghissimo medley, in cui si mescolano
tra loro ballate e brani rock and roll. Fra gli altri brani celebri, sul lato A
spicca Come Together di Lennon e Something, forse la più celebre
canzone di George Harrison.
Nell’agosto 1974 i Genesis iniziano a registrare “The Lamb Lies
Down on Broadway” presso gli studi Glaspant Manor, nel Galles, con
un’attrezzatura mobile degli Island Studios.
I tempi di registrazione si
prolungarono più del dovuto per i problemi della famiglia Gabriel, dato che la
moglie di Peter ebbe una difficile gravidanza che costrinse il cantante dei
Genesis a viaggiare spesso tra Londra e il Galles.
L’album fu terminato ad ottobre e uscì
il 18 novembre 1974.
Iniziarono così una lunga tournèe, ma
poco dopo Gabriel annunciò che avrebbe abbandonato la band definitivamente, lasciando
come testamento questo capolavoro.