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venerdì 15 maggio 2026
I compleanni di Brian Eno e Mike Oldfield
giovedì 14 maggio 2026
“Alla riscossa stupidi” di Fabio Zuffanti-Commento di Francesco Pullè
LA MADELEINE DI “FABBIO”
Di Francesco Pullè
Tra autobiografia e romanzo di formazione, il racconto di un’inquietudine adolescenziale.
Tra autobiografia e romanzo di formazione, “Alla riscossa stupidi” di Fabio Zuffanti si colloca in una zona narrativa che evita con intelligenza tanto il compiacimento memoriale quanto la facile enfasi del riscatto, scegliendo invece di fare della memoria uno strumento di lettura del passato e, insieme, di messa a fuoco di ciò che si diventa nel tempo. Ne risulta un libro che non indulge nella nostalgia, ma interroga con discrezione e fermezza le proprie origini, trasformando l’esperienza individuale in una forma di conoscenza.
L’infanzia e l’adolescenza a Cornigliano, quartiere operaio di Genova, in una famiglia di origine siciliana, restituiscono un percorso di crescita tutt’altro che lineare, segnato da bullismo, paura e da un persistente senso di inadeguatezza, in un contesto che rende gli anni delle scuole medie ben lontani da qualsiasi immagine di leggerezza. I quaderni riempiti di Goldrake e Mazinga, come pure la figura onirica della “tana della talpa”, non sono allora semplici fantasie infantili, ma spazi di difesa, piccole architetture immaginarie attraverso cui sottrarsi, almeno in parte, alla durezza del reale.
È su questo sfondo che la musica assume una funzione decisiva. L’ascolto passa dapprima dalle sigle dei cartoni giapponesi ai successi pop del momento, da Gianna a Wuthering Heights, fino a Sotto il segno dei pesci e Generale, componendo una sorta di educazione sentimentale del suono in cui convivono immaginario infantile, curiosità adolescenziale e desiderio di appartenere a un tempo condiviso. In questo stesso clima entrano anche il gioco, la goliardia, perfino il divertimento quasi rituale di incidere rutti su una C60, gesto minimo e triviale ma rivelatore di un’epoca in cui la musica era anche fisicità, complicità e invenzione domestica. Solo in seguito, attraverso i dischi del fratello, arriva la scoperta del progressive rock, che non coincide soltanto con la nascita di un gusto, ma con un ampliamento dell’immaginazione e della percezione, quasi con l’apertura di un lessico nuovo per leggere il mondo. Le copertine di album come Atom Heart Mother, Acquiring the Taste e Nursery Cryme non restano allora immagini decorative, ma diventano soglie, passaggi verso altri paesaggi mentali, capaci di modificare la relazione stessa con la realtà.
In questa stessa direzione va letta la trasformazione del ponte Morandi nel ponte di Brooklyn, gesto immaginativo che dice molto sulla possibilità di reinventare lo spazio e, attraverso di esso, la propria posizione nel mondo. E non è casuale che in questo itinerario trovi spazio Franco Battiato, non solo come riferimento musicale, ma come epifania di libertà artistica e intellettuale, quasi una promessa di scarto rispetto ai modelli dominanti. Sullo sfondo, senza mai diventare dichiarazione, affiora l’idea di una musica intesa come forma primaria di conoscenza, secondo una sensibilità che richiama Verlaine e il suo programmatico “de la musique avant toute chose”.
Uno dei meriti maggiori del libro è la capacità di intrecciare la vicenda personale con il clima storico e collettivo senza irrigidire il racconto in una cornice didascalica. Gli anni di piombo, il caso Moro, la morte di Guido Rossa, la strage di Bologna, ma anche episodi entrati nell’immaginario comune come la tragedia di Alfredino Rampi o la figura di Pertini, contribuiscono a definire l’atmosfera in cui il protagonista cresce, facendo da controcampo a una formazione che non è mai puramente privata. Più laterali, ma non meno suggestivi, alcuni episodi minori - come quello del giovane Luca inghiottito da un buio abisso - aggiungono una tonalità ulteriore di inquietudine, quasi una risonanza sotterranea che attraversa il libro.
Anche la dimensione familiare è trattata con misura e sensibilità. La madre, segnata dalla depressione, è restituita nella sua presenza fragile e tormentata, in un rapporto affettivo che resta intimo ma mai pienamente pacificato; il fratello Saverio, la sorella Anna e l’onnisciente amico Sandro rappresentano appigli importanti, mentre figure come Giulia o Anglona introducono il primo territorio del desiderio, dove immaginazione e realtà si osservano da vicino senza coincidere del tutto. In questo quadro, la pronuncia cadenzata di “Fabbio”, con cui la madre chiamava l’autore, diventa una delle risonanze più intime del libro.
Tra le immagini più riuscite emergono la cassetta pirata acquistata in via di Pré, piccolo oggetto che racchiude un intero mondo di attese e scoperta, e l’abbraccio a un albero, gesto semplice ma carico di una necessità profonda, quasi primaria. Sono momenti in cui Zuffanti raggiunge una notevole efficacia evocativa, riuscendo a dire molto senza mai forzare il significato.
La “riscossa” del titolo, in definitiva, non ha nulla di
trionfale: è un movimento interiore, lento, fatto di consapevolezze
progressive, in cui la fragilità non viene negata ma trasformata in forma.
Musica e immaginazione non valgono come fuga, bensì come strumenti di
orientamento, come modi per restare nel mondo senza subirne la durezza. “Alla
riscossa stupidi” si impone così come un libro sobrio e intenso, capace di
trasformare una vicenda privata in una riflessione più ampia sulla formazione
e di restituire alla ferita una forma leggibile, principalmente proprio
attraverso quella pronuncia materna di “Fabbio” che ne custodisce, con
discrezione, la parte più preziosa e segreta. Il finale, segnato da un evento
traumatico insieme gratuito e auspicato, apre infine una soglia decisiva,
conducendo il protagonista in una dimensione di sospensione e catarsi che
sembra accompagnare quietamente il lettore anche oltre le ultime pagine, senza
sottrarsi alla domanda irrisolta sul senso del dolore attraversato insieme
all’autore.
martedì 12 maggio 2026
Rolling Stones: il 12 maggio 1972 veniva rilasciato "Exile on Main Street""
Il brano viene utilizzato come primo singolo, e narra la storia di un giocatore d'azzardo che non è in grado di giurare fedeltà alle sue donne. Il bassista della band, Bill Wyman, è assente al momento dell'incisione. Lo sostituisce Mick Taylor, il giovane prodigio della chitarra rock-blues che ha rimpiazzato Brian Jones. Al pianoforte c'è niente di meno che Ian Stewart.
Ricordando Mia Martini, nata il 12 di maggio.
Ricordiamo Mia Martini, era il 12 maggio 1995 quando decise di andarsene!
Come nacque la terribile maldicenza che "portava sfortuna"...
In sintesi, la cronaca dell'epoca riportò invece così l’incidente:
Banco del Mutuo Soccorso - “Ciò che si vede è”, registrato il 12 maggio 1992
Memorabile concerto del Banco del Mutuo Soccorso al Palladium di Roma il 12 maggio 1992.
La band festeggiava 20 anni di carriera; il concerto venne filmato, una parte fu utilizzata per il “VHS” (poi DVD), “Ciò che si vede è”, per la regia di Paolo Logli, che tornerà a collaborare con il Banco per i testi di “Transiberiana”.
Di tutto un Pop…
Wazza
Registrazione
del concerto che Il Banco Del Mutuo Soccorso tenne al Palladium di Roma il 12
maggio del 1992.
Il Banco del
Mutuo Soccorso è uno dei gruppi chiave del rock progressive italiano: le loro
esibizioni sono accolte sempre da una schiera di appassionati, segno evidente
di coerenza e onestà artistica che pochissimi altri gruppi italiani possono
vantare.
Vittorio Nocenzi (tastiere), Rodolfo Maltese (chitarra), Francesco Di Giacomo (voce), Pier Luigi Calderoni (batteria) e Tiziano Ricci (basso), ripercorrono i migliori successi del gruppo.
La
tracking list comprende:
In
volo
R.I.P. (Requiescant in pace)
L'evoluzione
Moby
Dick
Il
giardino del mago
750.000
anni fa...l'amore
Non mi rompete
I Pink Floyd il 12 maggio del 1967
Il 12 maggio del 1967 i Pink Floyd tennero un concerto - spettacolo alla prestigiosa Queen Elizabeth Hall di Londra, intitolato "Games For May - Space Age Relaxation For The Climax Of Spring". Qui debuttarono con un nuovo congegno musicale che in seguito sarebbe diventato noto come "Azimuth Co-ordinator", un dispositivo tipo joystick usato per "distribuire" i suoni intorno alla sala. Alla band venne vietato di suonare nuovamente alla Elizabeth dopo aver macchiato i tappeti e le poltrone della sala con fiori e bolle "sparate" da una macchina. Fu uno dei primi concerti “psichedelici” e sperimentali che fecero conoscere i Pink Floyd, nel circuito musicale “che conta”.
Di tutto un Pop…
Wazza
Qualche dettaglio…
Games for May è stato un concerto di musica rock che ha avuto luogo presso la Queen Elizabeth Hall il 12 maggio 1967, tre mesi dopo l'apertura della sede. Fu uno dei primi eventi concertistici significativi tenuti dai Pink Floyd. Lo spettacolo fu organizzato dai manager dei Pink Floyd Andrew King e Peter Jenner della Blackhill Enterprises e promosso dal promotore di musica classica Christopher Hunt.
Games for May fu descritto come un "rilassamento dell'era spaziale per il culmine della primavera: composizione elettronica, proiezione di colori e immagini, ragazze e Pink Floyd". Il concerto comprendeva alcuni dei primi singoli della band e materiale dal loro album di debutto ancora da pubblicare - The Piper at the Gates of Dawn. Durante la performance, alcuni membri della band crearono effetti sonori tagliando la legna sul palco, un uomo vestito da ammiraglio distribuì narcisi e le bolle prodotte da una macchina mentre lo spettacolo era in corso macchiarono tutti i mobili del corridoio. Di conseguenza, ai Pink Floyd fu vietato di … ritornare!
Fu il primo concerto in Gran Bretagna a presentare sia un complesso spettacolo di luci che un sistema di altoparlanti surround quadrifonico a quattro canali. Un dispositivo di missaggio del suono chiamato " Coordinatore azimutale " fu utilizzato per dirigere i suoni a più altoparlanti in tutta la stanza. La musica dal vivo fu integrata con suoni da nastri preregistrati. Roger Waters creò gli effetti del nastro dell'alba di apertura utilizzando richiami di uccelli e altri suoni naturali (un effetto che ha poi utilizzato in "Cirrus Minor” e “Grantchester Meadows "). I suoni gorgoglianti alla fine dello spettacolo furono creati da Rick Wright mentre il pezzo finale fu costruito da Barrett. A quel tempo, la canzone che sarebbe diventata " See Emily Play " era conosciuta come "Games for May".
lunedì 11 maggio 2026
Woodstock- l'11 maggio del 1970 usciva "Woodstock: Music from the Original Soundtrack and More"
Usciva l'11 maggio 1970 il triplo album "Woodstock: Music from the Original Soundtrack and More", colonna sonora dell'omonimo film sui tre giorni di "peace, music & love" più importanti della musica rock.
All'epoca un disco introvabile, solo d'importazione e dal costo elevatissimo per le tasche di noi "pischelli".

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