Il Blog di MAT2020 (estensione del web magazine)
La diramazione del web magazine MAT2020, per una nuova informazione musicale quotidiana
giovedì 17 settembre 2026
Giles, Giles & Fripp: accadde nel settembre del 1968
mercoledì 16 settembre 2026
BANCO: accadeva il 16 settembre del 2014
martedì 15 settembre 2026
AREA, il 15 settembre: usciva "Arbeit Macht Frei"
(Demetrio Stratos)
(Demetrio Stratos al pubblico di Vicenza dopo l'esecuzione del brano "Le labbra del tempo" (5.1.1973)
In piena corrente progressive, ma spaziando in più generi d’avanguardia, gli Area proposero un sound personale ed elaborato, mai banale e ripetitivo, rifuggendo il concetto di canzone come siamo abituati a concepirla, essenzialmente mettendo nei propri brani la musica come elemento centrale. Inoltre li distingueva la forte matrice politico-sociale presente nei testi, il loro costante tentativo di creare una rivoluzione che prendesse forma inizialmente in ambito culturale, inseguendo il sogno di un mondo nuovo tanto presente nelle menti di quei ragazzi che manifestavano giorno dopo giorno nelle piazze.
Il secondo brano, title track dell’album, lo apre un ispirato Giulio Capiozzo, batterista del gruppo, con poliritmie ricercate sempre più vicine al jazz che indicano la strada alla melodia principale, seguita nella seconda strofa da un riff di basso e chitarra degno di nota. La voce di Stratos si muove qui da potente a sinuosa raggiungendo livelli eccezionali su di un brano in continua evoluzione arrestata solo dalla sua conclusione.
“Consapevolezza” è l’emblema della fusione tra progressive e jazz-rock tanto ricercata dal gruppo, con un sound molto vicino agli anni ‘60 a fare da sfondo in un testo che incita sempre più chiaramente alla ribellione contro il sistema. Anche qui è chiara la fusione tra Occidente ed Oriente, soprattutto nell’arpeggio crescente su cui si incastrano le improvvisazioni di Fariselli.
Lato A
Luglio, agosto, settembre (nero) 4:27
Arbeit Macht Frei 7:56
Consapevolezza 6:06
Lato B
Le labbra del tempo 6:00
240 chilometri da Smirne 5:10
L’abbattimento dello Zeppelin 6:4
Demetrio Stratos - voce, organo Hammond, steel drum
Victor Edouard Busnello - sassofono, clarinetto basso
Giulio Capiozzo - batteria, percussioni
Yan Patrick Erard Djivas - basso elettrico, contrabbasso
Patrizio Fariselli - pianoforte, piano elettrico
Paolo Tofani - chitarra elettrica, EMS VCS3, flauto
Compie gli anni Gianni Leone
Compie gli anni oggi, 15 settembre… il “divino” Gianni Leone.
Happy
birthday con besos Leo!
Wazza
Intervista di Claudio Rogai
Ciao Gianni, stasera avremo il piacere di veder il Balletto di Bronzo in azione. Tu sei l’unico membro della formazione originale, vuoi dirci qualcosa in merito?
Ho riformato il Balletto di Bronzo
nel 1995, dopo che mi sono accorto che intorno al gruppo, e in particolare nei
confronti dell’album “YS”, si era formato un vero e proprio culto, soprattutto
in Giappone. Ho rintracciato gli altri musicisti ma nessuno di loro era
interessato, così ho proseguito da solo, audizionando bassisti e batteristi per
tutta Roma; non ero alla ricerca di nomi famosi o altisonanti, volevo solo
musicisti tecnicamente preparati e allo stesso tempo energici, per tenere il
mio passo ci vuole gente giovane! Abbiamo attraversato vari cambi di organico,
ma la formazione attuale ritengo sia la migliore dal 1995.
Dalla seconda metà degli anni ‘90 in poi abbiamo assistito ad una crescente rivalutazione della scena Rock-progressive, cosa ne pensi?
Personalmente non credo nelle
“operazioni nostalgia”, preferisco essere giudicato per quello che faccio
adesso, per come suonerò stasera e non quarant’anni fa… Se sei ancora in grado
di suonare bene devi dimostrarlo. Ho accettato la sfida di suonare ancora come
Balletto di Bronzo perché sapevo di poterla vincere, non per convenienze di moda
o di recupero. Un nostro concerto include anche tanta musica che non è
strettamente etichettabile come Prog-rock, genere dal quale ero già in fuga a
metà anni ‘70, brani nuovi mai registrati in studio ma che suoniamo sempre dal
vivo e che rendono l’idea di ciò che sono oggi. Naturalmente senza tradire l’intenzione originale,
non stravolgerei mai un brano scritto nel 1973, per rispetto del pubblico che
si aspetta “quella” versione.
Il pubblico stesso è diverso, ci sono molti giovani che erano bambini o forse neanche nati durante il periodo d’oro del Progressive…
Esatto, molti ragazzi vengono da me a fine concerto per farsi autografare il CD e mi dicono “che fortuna avete avuto a vivere gli anni ‘70!”. Non erano tutte rose e fiori ma sicuramente c’è del vero, all’epoca c’eravamo noi marziani, capelli lunghi e vestiti stravaganti, e la gente normale che ti guardava con sospetto. Il vantaggio era che se incontravi qualcuno come te lo riconoscevi, sapevi che il suo modo di porsi nei confronti della società era sincero, come il tuo, che portava avanti certe idee di rivoluzione culturale, sessuale, eccetera. Oggi è tutto più semplice, allo stesso tempo più banale.
Parliamo del tuo strumento, la tastiera, quali sono stati i tuoi riferimenti in gioventù?
Keith Emerson e Brian Auger sono i più grandi tastieristi della storia. Punto. Ma io non cercavo di imitarli, all’epoca lo facevano tutti, volevo invece trovare una voce mia. E poi i miei miti musicali erano Jimi Hendrix e Frank Zappa! Tutti avevano qualcosa in comune che mi piace moltissimo, ovvero l’aggressività. Solo nell’arte, s’intende!
lunedì 14 settembre 2026
I Genesis il 14 settembre del 1969
domenica 13 settembre 2026
Primo Festival Rock D'Avanguardia: era l'estate del 1973
sabato 12 settembre 2026
Neil Peart: l'artista del ritmo nato il 12 settembre
Il 12 settembre segna una data speciale per i fan del rock progressivo e per tutti gli amanti della batteria: è il giorno in cui avrebbe compiuto gli anni Neil Peart, il leggendario batterista e paroliere dei Rush he ci ha lasciato nel 2020.
Neil Peart è stato un vero e proprio architetto del ritmo. La
sua tecnica, una fusione di potenza, precisione e complessità, ha ridefinito il
ruolo della batteria nel rock. I suoi assoli, vere e proprie suite musicali,
erano capolavori di percussione, capaci di raccontare storie e di esplorare
sonorità che andavano ben oltre il semplice accompagnamento. La sua "drum
kit", un'enorme e complessa cattedrale di tamburi e piatti, era lo
specchio della sua mente creativa, sempre alla ricerca di nuove soluzioni
ritmiche.
Ma Peart non si limitava a suonare. Era la "mente" dietro le parole dei Rush. Le sue liriche, spesso ispirate dalla letteratura, dalla filosofia e dalla fantascienza, hanno dato al trio canadese una profondità e un'identità uniche. Brani come "Tom Sawyer", "Limelight" e l'epica "2112" sono permeati dal suo stile narrativo, che affrontava temi universali come l'individualismo, la libertà, la tecnologia e il rapporto tra l'uomo e la società.
Soprannominato "The Professor" per la sua meticolosità e la sua vasta cultura, Neil Peart ha sempre spinto i confini del possibile. Non era solo un musicista, ma un esploratore, un autore di libri di viaggio e un pensatore. Dopo la tragica perdita della figlia e della moglie alla fine degli anni '90, ha intrapreso un lungo viaggio in motocicletta attraverso il Nord America, un'esperienza catartica che ha raccontato nel suo libro "Ghost Rider: Travels on the Healing Road". Questo percorso di dolore e guarigione ha mostrato il lato più umano e vulnerabile dell'uomo dietro il mito.
Buon compleanno, Neil Peart!























.jpeg)
.jpeg)
.jpeg)
