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sabato 28 marzo 2026

Cascais 1975: testimonianze visive di un’epoca Genesis irripetibile



(clicca e ascolta)

Photo Gallery (By kind permission of Wazza)



Nel marzo del 1975 i Genesis arrivano a Cascais per due serate che, a distanza di quasi cinquant’anni, conservano un’aura particolare. Sono gli anni di The Lamb Lies Down on Broadway, il concept più ambizioso della band, e ogni concerto della tournée è un’esperienza totale: musica, teatro, narrazione, metamorfosi.

Le fotografie raccolte in questa gallery - presentate grazie alla concessione di Wazza - restituiscono con rara intensità l’atmosfera di quei giorni portoghesi.


Cascais accoglie la band in un clima quasi intimo, lontano dalle grandi arene che caratterizzeranno gli anni successivi. Le luci sono essenziali, il palco è un laboratorio di ombre e figure, e la performance prende forma come un racconto visivo in continua mutazione. 



Peter Gabriel domina la scena con i suoi costumi, le maschere, i gesti rituali: ogni scatto cattura un frammento della sua metamorfosi, un dettaglio che racconta più di qualsiasi cronaca. 



È un Gabriel già proiettato verso un altrove artistico, ma ancora profondamente immerso nella complessità di The Lamb.



Accanto a lui, la band costruisce un tessuto sonoro compatto e ipnotico. Tony Banks, Mike Rutherford, Steve Hackett e Phil Collins appaiono nelle immagini concentrati, quasi assorti, come se la complessità della musica fosse per loro una seconda natura.


Le fotografie mostrano la coesione di un ensemble che vive la sperimentazione non come virtuosismo, ma come linguaggio condiviso.


C’è qualcosa di sospeso in queste immagini. Il 1975 è l’ultimo anno con Gabriel, ma nessuno lo sa ancora. Ogni foto sembra trattenere un presagio, un gesto, un’espressione, un cambio di luce che suggerisce una soglia pronta ad aprirsi. È la bellezza dei documenti storici: rivelano ciò che all’epoca era invisibile.

I dettagli parlano da soli. Un’inclinazione del corpo, un fascio di luce che taglia la scena, un momento catturato tra un brano e l’altro. 


Sono frammenti che restituiscono la fisicità del live, la dimensione quasi cinematografica di The Lamb, la sua natura di opera totale.



 E insieme raccontano la delicatezza di chi ha scattato: uno sguardo attento, rispettoso, capace di cogliere l’essenza senza invaderla.



Questa gallery non è un documento prezioso che riporta alla superficie un capitolo fondamentale del progressive rock, e lo fa con la grazia di chi custodisce un frammento di storia per condividerlo, non per celebrarlo.















 

Steeleye Span: nel marzo 1974 usciva l’album “Now we are six”-Nell'articolo è possibile l'ascolto integrale

Nel marzo 1974 usciva l’album “Now we are six”, sesto album del gruppo folk-rock “Steeleye Span”.

Il titolo venne dato per l’ingresso nella band di un sesto elemento, il batterista Nigel Pegrum

Il disco viene registrato nei Morgan Studios di Londra; non essendo ancora esperti di studio di registrazione chiesero “una mano” a Ian Anderson dei Jethro Tull, il quale si portò dietro il fido Robin Black come ingegnere del suono.

Anderson compare come produttore dell’album: a suo dire si limitò a consigliare, lavorando soprattutto sul brano “Thomas the Rhymer”, che divenne un cavallo di battaglia degli Steeleye Span.

Ian Anderson conosceva molto bene la band, avendoli avuti in due tour (1971 e 1973) come “spalla” della sua band.


Cliccando il link a seguire sono fruibili altre info sulle loro

collaborazioni e foto varie


Il disco fu accolto moto bene dalla critica; altra curiosità la presenza in n brano di David Bowie al sax.

Un disco da avere ed ascoltare!

Di tutto un Pop…

Wazza

Ian Anderson & Steeleye Span nel dicembre del 1973

http://itullians.blogspot.com/2020/12/ian-anderson-steeleye-span-nel-dicembre.html





venerdì 27 marzo 2026

Pink Floyd: accadeva il 27 marzo del 1983



27 marzo 1983: Ciao 2001 e la copertina dedicata a The Final Cut

Il 27 marzo 1983 Ciao 2001 dedica la copertina all’ultimo lavoro dei Pink Floyd, The Final Cut. Un disco particolare, anomalo, quasi un corpo estraneo nella loro discografia: un concept album interamente scritto e cantato da Roger Waters, che in quel periodo aveva ormai assunto il controllo totale della direzione artistica del gruppo.

L’uscita del disco arriva dopo mesi di tensioni interne. Richard Wright è già fuori dalla band - allontanato durante le session di The Wall per divergenze musicali e caratteriali - e il clima è tutt’altro che sereno. Non sorprende, quindi, che The Final Cut venga percepito da molti come un album solista di Waters pubblicato sotto il marchio Pink Floyd: un’opera cupa, introspettiva, segnata dal lutto, dalla disillusione politica, dalla memoria della guerra.

La stampa italiana, Ciao 2001 in testa, coglie bene questa atmosfera: il disco è presentato come un lavoro di rottura, quasi un epilogo. La band è ancora “i Pink Floyd”, ma la coesione è ormai un ricordo. Pochi mesi dopo, infatti, inizierà la lunga diatriba legale tra Waters e gli altri membri per l’uso del nome e dell’eredità artistica del gruppo.

Rileggere oggi quella copertina del 1983 significa ritrovare un’istantanea di un passaggio delicato: la fine di un’epoca, l’inizio di un’altra, con un disco che suona come un testamento e un addio.

Di tutto un Pop…

Wazza

                         

giovedì 26 marzo 2026

I Led Zeppelin nel marzo del 1970

Su Record Mirror del marzo 1970, copertina dedicata ai Led Zeppelin che, all’epoca, collezionavano dischi d’oro come fossero biglie. La foto li ritrae nel pieno della loro ascesa: Page, Plant, Jones e Bonham sorridono davanti al primo milione di copie vendute, mentre la stampa britannica comincia a rendersi conto che quel “nuovo gruppo” nato dalle ceneri degli Yardbirds non è un progetto estemporaneo, ma una forza che sta ridisegnando il rock.

È il momento in cui la band passa dallo status di promessa a quello di fenomeno internazionale: il primo album vola, il secondo è già pronto, il terzo è in lavorazione. Una corsa senza fiato, fotografata qui con un candore quasi domestico.

Di tutto un Pop…

Wazza

LED ZEPPELIN from Hit Parader March 1970




AREA: accadeva il 26 marzo del 1974

Il 26 marzo 1974 arriva nei negozi Caution Radiation Area, il secondo lavoro degli Area. Un disco che segna una svolta: più radicale, più sperimentale, più vicino alle avanguardie che al rock “progressive” in senso stretto. È l’album in cui il gruppo comincia davvero a definire la propria identità sonora, fatta di improvvisazione, elettronica, jazz, politica e una libertà formale che pochi in Italia - e in Europa - osavano.

La formazione è cambiata: fuori il sassofonista Victor Edouard Busnello e il bassista Patrick Djivas, entrato poi nella PFM. Al loro posto arriva Ares Tavolazzi, che con Giulio Capiozzo, Patrizio Fariselli e Demetrio Stratos costituirà il nucleo storico degli Area fino al 1977. È una combinazione che funziona: Tavolazzi porta un approccio tecnico e creativo che si integra perfettamente con la visione del gruppo, contribuendo a quell’equilibrio tra rigore e follia controllata che diventerà il marchio della band.

Un disco che rompe gli schemi

Caution Radiation Area non è un album “facile”: alterna momenti di pura ricerca sonora a brani più strutturati, con Stratos che esplora la voce come strumento totale. La critica dell’epoca rimane spiazzata, ma gli appassionati colgono subito la portata del progetto. È il disco che conferma gli Area come una delle realtà più innovative della scena italiana, capaci di dialogare con il jazz europeo, con l’improvvisazione radicale e con le tensioni culturali del tempo.

Di tutto un Pop…

Wazza




GIULIO CAPIOZZO - AREA from Qui Giovani april 1974
 



Ricordando John Mayhew, batterista dei Genesis per pochi mesi...


Per la serie… "Quelli che...non se li ricorda nessuno"

Il 26 marzo 2009 moriva John Mayhew, batterista di passaggio dei Genesis dal settembre del 1969 al luglio 1970, il tempo di incidere l'album "Trespass", album che catapultò i Genesis, nel mondo dei gruppi "importanti".


John, una volta uscito dai Genesis (sostituito da Phil Collins), continuò a suonare fino al 1979, prima di trasferirsi in Australia a fare il falegname!


Nel 2006 "riappare" invitato ad una convention di fans dei Genesis a Londra. Il management dei Genesis si "ricorda" di pagargli 78.000 sterline, quale ricavo del disco Trespass, che lui non aveva mai preteso! Purtroppo non farà in tempo a goderseli: se ne va a 62 anni per problemi cardiaci.
RIP John!
Wazza



mercoledì 25 marzo 2026

Keith Emerson e Banco del Mutuo Soccorso nel marzo 1975

Ecco le foto del Banco del Mutuo Soccorso insieme al grande Keith Emerson, preziosamente condivise da Leandro Cioffi di Emersonology. Scatti rarissimi, che riportano a un momento irripetibile: marzo 1975, il giorno dopo il celebre concerto al Teatro Malibran di Venezia, quando il Banco presentò Banco IV, l’album prodotto dalla Manticore.

Sono immagini che raccontano molto più di un semplice incontro. Raccontano l’intesa tra due mondi, l’orgoglio di una band italiana adottata da un’etichetta internazionale, la stima reciproca tra musicisti che stavano ridefinendo i confini del progressive. E raccontano anche un’epoca in cui la musica non era solo suono, ma un modo di pensare, di rischiare, di immaginare.

Le foto provengono da un’intervista a Keith Emerson pubblicata dalla rivista tedesca Pop nell’aprile del 1975. Rivederle oggi, con quella luce, quei volti, quella naturalezza… beh, lo ammetto: mi sono commosso.

Wazza