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mercoledì 25 marzo 2026

Keith Emerson e Banco del Mutuo Soccorso nel marzo 1975

Ecco le foto del Banco del Mutuo Soccorso insieme al grande Keith Emerson, preziosamente condivise da Leandro Cioffi di Emersonology. Scatti rarissimi, che riportano a un momento irripetibile: marzo 1975, il giorno dopo il celebre concerto al Teatro Malibran di Venezia, quando il Banco presentò Banco IV, l’album prodotto dalla Manticore.

Sono immagini che raccontano molto più di un semplice incontro. Raccontano l’intesa tra due mondi, l’orgoglio di una band italiana adottata da un’etichetta internazionale, la stima reciproca tra musicisti che stavano ridefinendo i confini del progressive. E raccontano anche un’epoca in cui la musica non era solo suono, ma un modo di pensare, di rischiare, di immaginare.

Le foto provengono da un’intervista a Keith Emerson pubblicata dalla rivista tedesca Pop nell’aprile del 1975. Rivederle oggi, con quella luce, quei volti, quella naturalezza… beh, lo ammetto: mi sono commosso.

Wazza


 



25 Marzo 1980: usciva "Civilian", ultimo album dei Gentle Giant

Il look dei Gentle Giant nel 1980

Usciva nel marzo 1980 "Civilian", ultimo album dei Gentle Giant, un concept album sull'alienazione dell'uomo moderno. Messo da parte il "prog" e le loro complessità vocali, i G.G. optano per un rock lineare, a volte "hard", a "sacrificio" delle tastiere di Kerry Minner, messe in secondo piano... ricordo che la critica lo aveva ribattezzato "In-Civilian", abituati ai capolavori che la band aveva prodotto fino al 1977.
A distanza di anni, e soprattutto ascoltando ciò che si produce oggi, questo suona lavoro come un signor disco di pop-rock
Wazza


Recensione catturata in rete...

Tra l'agosto ed il settembre del 1979 i Gentle Giant si recano in California per registrare i brani del loro ultimo disco ufficiale. La scena musicale si sta allontanando dalle oscure e dure trame punk e stanno nascendo suoni parecchio elettronici che saranno definiti poi "New Wave". Pubblicato nella primavera del 1980, su Chrysalis, "Civilian" è un disco che riconsegna il complesso al meglio della propria creatività, sempre rapportata alla nuova tendenza, che porta il rock ad essere di più facile comprensione e stesura.
Il risultato è davvero incoraggiante. Lo strumento che acquista evidenza maggiore in tutto il LP è la chitarra elettrica, spesso distorta, di Gary Green che si trova assolutamente a suo agio in riff ed assolo da antologia. Anche le linee di basso di Ray Schulman sono realmente impeccabili anche perché in "Civilian" è utilizzato un basso a 8 corde per la prima volta. Nei precedenti dischi Ray ha sempre utilizzato un Fender Precision. La produzione americana, del grande Geoff Emerick, ha sicuramente portato beneficio al gruppo dei fratelli Schulman, che proprio in America hanno ricevuto i consensi commerciali maggiori.
I brani sono sempre di relativa lunghezza e le trame progressive sono ancor più lontane che nei precedenti due ultimi dischi da studio. La sensazione è però quella di essere di fronte alla maturazione ed alla completa trasformazione del gruppo in un grandissimo fenomeno del rock classico. Le canzoni sono molto tirate, il rock è davvero deciso ed a tratti hard. Sono chiari i riferimenti a band come Who o Led Zeppelin, ma la proposta resta di grande originalità. "Civilian" si lascia ascoltare con piacere e con inaspettata attenzione. E' un disco intriso di pezzi radiofonici e singoli da classifica (stranamente non ne furono emessi ufficialmente) di grande impatto e qualità. 


Si sarebbe potuta aprire una nuova grande pagina della storia dei Gentle Giant, invece al termine del tour statunitense il gruppo decide consensualmente di sciogliersi e di lasciare solitaria questa opera davvero pregevole. Il disco inizia con "Convenience", caratterizzato da un sound molto aggressivo e da un interessante introduzione post-punk guidata da batteria e chitarra elettrica. Sono sparite le trame classiche e progressive. I Gentle Giant, di "Convenience", traspaiono come un gruppo rock molto aggressivo e di grande impatto. Davvero degni di nota i solo di Green alla chitarra elettrica. Come nella seguente "All Through The Night", meno sparata della precedente ma sempre guidata da un orecchiabile riff di chitarra elettrica distorta. Ottimo anche l'organo di Minnear, che completa la scena in modo davvero impeccabile, soprattutto sul finire del pezzo. Un’introduzione delicata (che ricorda un po' l'attacco di "Free Hand") di Minnear al pianoforte regala momenti e vaghi ricordi progressivi in "Shadows On The Street", davvero memorabile la voce di Kerry che nei brani lenti e dolci ottiene sempre il massimo dei consensi. Uno degli apici dell'intero disco. Il lato A si chiude con "Number One" dove è d'uopo il ritorno su passi più rock. Il brano è certamente convincente, grazie ad un'astuta miscela tra la chitarra elettrica e le basi tastieristcihe di Minnear. Il refrain entra sicuramente in testa e avrebbe meritato un’esposizione maggiore. Tra le cose più riuscite di "Civilian" c'è di certo "Underground" che si apre proprio con il suono della vettura metropolitana, che si avvicina alla stazione e si ferma per far accomodare i passeggeri. Incalzante l'introduzione e l'andamento strumentale, che è sorretto da un fantastico basso e dalla chitarra elettrica, qui utilizzata in stile più funky che hard rock. Minnear, con le tastiere, regala incisi spaziali ed una jam incredibilmente variopinta, quasi in conclusione.
Anche "I Am A Camera" ha un incedere aggressivo. Anticipata da alcuni insoliti scatti di macchina fotografica, si espande su lidi hard forse meno trascinanti che in altri brani presenti sul disco. Ha tuttavia il merito di sottolineare, ancora una volta, le straordinarie doti canore di Derek in brani tirati e molto aggressivi. Da notare singolarmente che nello stesso anno gli Yes pubblicano il disco "Drama" e che nel brano "In The Lens" è contenuta la frase "I Am A Camera". Il brano termina di netto con l'ennesimo clic dello scatto fotografico.
Dal ritmo sempre convincente, ma meno violento, è l'ipnotica "Inside Out" con un riff chitarristico marmoreo e memorabile. La batteria di Weathers ricorda un pò i Led Zeppelin di "In Through The Out Door". "Inside Out" dura circa sei minuti ripetendo all'unisono, ma con interessanti e diversi intrecci soprattutto di tastiere e sintetizzatore, la ritmica iniziale. Il refrain è composto da magnifici intrecci vocali che ricordano i grandi pezzi cantati a madrigale o più da vicino i cori a cinque o sei voci. Il disco si chiude con l'alterna "It's Not Imagination" che ha una struttura musicale davvero densa e decisa, con batteria e chitarra che traggono il meglio da tutta la scena sonora. Purtroppo le parti vocali non sono all'altezza del resto del brano, che resta uno spiazzante epitaffio della band.
Alcune versioni in vinile e qualche ristampa in CD, riportano prima della fine del disco un breve groove che è stato intitolato (pur non avendo un’intestazione ufficiale) "That's All There Is". Tali parole sono un collage ripreso da quattro brani presenti sul LP e precisamente: "That's" è ripresa da "I'm Your Security, That's What They Say" da "I Am A Camera", la parola "All" è ripresa da "All Through The Night", il termine "There" è estratto da "Now They're Mine No More" dal brano "Heroes No More" e "Is" da "Everything Is Spinning Round" da "Inside Out". Proprio "Heroes No More" è un brano molto bello rimasto stranamente inedito su LP, ma aggiunto sulle ristampe CD sia della One Way Records che della Terrapin Records.
Curiosità: in copertina è difficile notare la dicitura "Civilian" del titolo che è invero riprodotta in rosso ai piedi della dicitura Gentle Giant, in un geniale effetto ottico.


martedì 24 marzo 2026

Racconti sottoBanco: aprile del 1975 denso di impegni per il BMS...


Racconti sottoBanco

Aprile 1975, mese pieno di attività per il Banco del Mutuo Soccorso.
Nuovo disco per la Manticore, concerto di presentazione al Teatro Malibran, Tour e copertine dedicate alla band sulle maggiori riviste italiane, Ciao 2001, Super Sound e Articolo sulla rivista spagnola "Popular 1" proprio sulla visita di Emerson al Banco al concerto di Venezia.

Per non dimenticare…
Wazza

Popular 1 - Banco del Mutuo Soccorso Teatro Malibran di Venezia


(Marco Ferranti da “Ciao 2001” n.14, 13 aprile 1975 )

«Il buio della scena mosso da poche ombre: Renato immobile al basso, Rodolfo chinato sull’acustica, la presenza di Pierluigi intuita dietro i tamburi, le prime note dall’oboe di Gianni… “in volo”… e una luce improvvisa e accecante avvolge un palchetto da dove Vittorio incomincia a narrare, poi, il lampo è nel palco di fronte e risponde l’ippogrifo, voce, teatralità, gestualità superbe di Francesco Di Giacomo… […] con questo prologo di grande effetto scenico, il Banco è riuscito a penetrare nello spirito giusto dell’ambiente, quasi la sua musica, carica di accenti drammatici, di radure melodiche in un continuo fluire dinamico, fosse parte di questo scenario, la fantastica colonna sonora che accompagna la vita […] Il concerto con cui la Manticore, di cui era presente il boss Keith Emerson, ha presentato questo suo nuovo gruppo alla stampa internazionale, è stato caratterizzato da una musica ad altissimo livello: le paure, gli sforzi, i brividi e le fatiche della vigilia hanno stimolato il sestetto nella dimensione più giusta, allontanandolo da ogni situazione “ruffiana” dello spettacolo […] Così da una “R.I.P.” sostenuta dalla ritmica serrata del synth e con la chitarra di Rodolfo spesso in bella evidenza, siamo passati a “L’Albero del Pane”, un brano inedito che ancora una volta ha mostrato nelle linee melodiche di Francesco una delle armi più efficaci della formazione. Quindi, accolta da applausi a scena aperta e dal visibile entusiasmo dei giornalisti stranieri, “La Danza dei Grandi Rettili”, autentica palestra di improvvisazioni e jazzismi per i cinque strumentisti, dal basso di Renato ad un’inedita tromba per Rodolfo. A ruota segue “Non Mi Rompete” cantata in inglese […] Una lunga improvvisazione di pianoforte che Gianni Nocenzi conduce in “Metamorphosis” con tecnicità incredibilmente espressiva e sintetica, ben usufruendo delle possibilità sonore di un equalizzatore, inframezzato dagli spunti felici di Pierluigi […] Queste tematiche espressive, abbinate ad una musicalità graffiante e originale, hanno trovato nel concerto veneziano nuova linfa in un collage di suoni concreti di synth e di passaggi strumentali tratti da “Passaggio” e “Canto Nomade per un Prigioniero Politico” […] Ritorno alla musicalità pura con “Dopo… Niente è Più Lo Stesso” dal gran finale barocco, splendida e meravigliosa orchestrazione di Vittorio, vero perno della formazione. E sull’onda dell’entusiasmo generale, capace di contagiare anche i giornalisti stranieri, alcuni dei quali stanno urlando sotto il palco, arriva un’ondata di bis: “La Conquista della Posizione Eretta”, vero manifesto del gruppo con Rodolfo al corno e il moog di Vittorio in primo piano, e “750.000 Anni fa… l’Amore” stupendamente vibrante […] Poi un altro lungo bis di impronta jazzistica e nuovamente “R.I.P.”; il pubblico che invoca il quarto bis dopo tre ore di musica, felicità, il sorriso sul volto stanco di Marcello, degno engineer del concerto, e di chi, come lui, ha contribuito in maniera fondamentale allo svolgimento perfetto dello spettacolo».


Keith Emerson: «Premesso che il successo della PFM mi inorgoglisce, devo dire che la scelta del Banco non è affatto subordinata alla presenza di un altro gruppo italiano nell’etichetta. Quando feci la prima tournèe italiana con EL&P, Francesco Sanavio mi portò una copia dell’album “DARWIN” uscito proprio in quei giorni; mi piacque subito moltissimo e mi interessai subito al gruppo… ma allora non si parlava ancora della Manticore. Se poi il Banco non è entrato subito a far parte della nostra casa discografica questo è dovuto esclusivamente ai componenti della formazione e al loro manager che hanno preferito approfondire maggiormente il discorso italiano prima di lanciarsi nell’avventura “estera” […] Nelle loro composizioni non c’è frammentarietà, ma un discorso continuo, che si evolve, come una sinfonia, tanto per intenderci. Se tu fai il tuo ingresso nella sala dove suona un gruppo qualsiasi e questi hanno già iniziato, non comprendi mai a che punto sono, se sono alle prime note o al bis. Con il Banco questo non succede, non può succedere; dovrebbe essere proibito entrare a spettacolo iniziato, come per certi film gialli, tanto è fondamentale ogni parte della loro musica».

Popular 1 -Rodolfo Maltese e Vittorio Nocenzi; Teatro Malibran, Venezia  

 Popular 1 - Gianni Nocenzi; Teatro Malibran, Venezia

 Copertina Popular 1

 Popular 1 -Keith Emerson e Francesco Di Giacomo all'Hotel Danieli di Venezia


Nuovo sound 5 aprile 1975

Genesis a Torino il 24 marzo 1975


Il 24 marzo 1975 i Genesis tennero l'unico concerto in Italia del "The Lamb...Tour". In realtà doveva essere una tournée con molte date, ma visti i tafferugli, contestazioni, guerriglie urbane varie, il promoter optò per una sola data. Altri tempi.

Di tutto un Pop…
Wazza


24/03/1975... Palasport Torino
Tanti ne sono trascorsi dalla notte di rock e lacrimogeni che vide protagonisti i Genesis al Palasport del Parco Ruffini. In quella bolgia fece scalo il 3 febbraio 1974 la tournée «Selling England By The Pound», con Gabriel prodigo di travestimenti e interpretazioni vocali sublimi, Phil Collins alla batteria, gli auto riduttori e la polizia a suonarsele fuori dall’impianto. Gli esegeti della band britannica ricordano che i Genesis erano già transitati in Piemonte, il 13 aprile 1972 al dancing Le Due Rotonde di Cuorgnè, una sorta di Piper del Canavese dove Tony Banks tracollò per una colica intestinale. Al di là della spiacevole circostanza, era l’inizio di un lungo e fertile idillio.

La conferma nel 1975, l’anno più difficile per i promoter di concerti rock in Italia. Il movimento per la musica gratis era al top: guerriglia e show annullati riempivano le cronache. I Genesis avevano riservato una decina di date all’Italia, terra in cui erano stati valorizzati ancor prima di imporsi in patria. Riuscirono però a suonare soltanto a Torino. Il 25 marzo lo sfarzoso spettacolo legato al doppio ellepi «The Lamb Lies Down On Broadway» andò in scena al solito palazzo del Parco Ruffini con il leader nei panni del visionario Rael. Lisergico, apocalittico, fatale: Peter lasciò il gruppo pochi mesi dopo e passati un paio d’anni il punk avrebbe fatto piazza pulita di quella concezione barocca del rock.



lunedì 23 marzo 2026

Pink Floyd: usciva il 23 marzo in UK "The Dark Side of The Moon"

Usciva il 23 marzo 1973, in UK, “The Dark Side of The Moon”, disco dei Pink Floyd, che entrerà di diritto nella storia del rock. 

Di tutto un Pop…

Wazza


Il 23 marzo del 1973, dopo meno di due settimane dalla sua uscita americana (01/03), I PINK FLOYD pubblicano nel Regno Unito (con la Harvest Records) “The Dark Side Of The Moon”, il loro ottavo album in studio.

ASCOLTO

Il capolavoro della band di Roger Waters e soci rimarrà nelle classifiche per ben 741 settimane (non contigue) dal 1973 al 1988, ovvero più di ogni altro album nella storia, alle quali si aggiungono le 759 settimane della "Billboard Top Pop Catalogue”, arrivando così a 1500 settimane totali di permanenza nelle classifiche.

È un concept album sulla follia (è questo il lato oscuro della luna), sul dolore e i passaggi di tempo, sull'alienazione e sulla parabola dell'essere umano nelle sua varie fasi. È un'opera strutturata sulla vita dell'uomo, che si apre col battito cardiaco di "Speak to me" e finisce con "Eclypse". Proprio Eclypse a un certo punto, sembrava dovesse essere il titolo dell'album. I Pink Floyd avevano già scelto The Dark Side of The Moon, ma pochi mesi prima della pubblicazione era uscito un disco con questo stesso titolo, dei Medicine Head. Tuttavia, l'insuccesso fu tale, che i nostri ragazzi decisero di tornare all'idea originale. Nessuno si era infatti accorto che esisteva un lato oscuro della luna dei Medicine Head.

Fu inciso negli Abbey Road Studios in due sessioni, tra maggio 1972 e gennaio 1973. Il sound engineering fu affidato ad Alan Parsons, che aveva già lavorato come assistente in "Atom Heart Mother" e come ingegnere del suono negli album dei Beatles "Abbey Road" e "Let It Be". Durante le sessioni di registrazione si utilizzarono le tecniche più sofisticate dell'epoca: lo studio era in grado di mixare fino a sedici tracce, caratteristica che offriva un alto livello di flessibilità, anche se la band arrivò ad usare molte più tracce, al punto che dovettero copiare i nastri. 

Con circa 45 milioni di copie vendute, è in assoluto il maggior album di successo dei Pink Floyd e uno dei più venduti nella storia della musica a livello mondiale. Oltre al suo successo commerciale, The Dark Side of the Moon è spesso considerato uno dei migliori album di tutti i tempi, sia dai critici sia dai semplici appassionati.

La celebre copertina, un prisma su sfondo nero che, colpito da un raggio di luce, genera i colori dell'iride, è forse una delle più riconoscibili nella storia del rock.


LIVE




domenica 22 marzo 2026

Compie gli anni Michi Dei Rossi


22 marzo: buon compleanno a Michi Dei Rossi, cuore ritmico delle Orme


Compie gli anni oggi Michi Dei Rossi, dal 1967 batterista delle Orme. Una presenza costante, solida, riconoscibile: il suo stile -preciso, melodico, mai invadente - ha accompagnato ogni trasformazione del gruppo, dalle radici beat alla stagione progressive, fino alle fasi più mature e riflessive.

In un’epoca in cui molti cambiavano formazione a ogni stagione, Michi è rimasto il punto fermo. La sua batteria ha sostenuto Collage, Uomo di pezza, Felona e Sorona, e tutti quei dischi che hanno reso le Orme una delle realtà più amate e longeve del panorama italiano. Non un virtuoso esibizionista, ma un musicista di equilibrio: capace di dare respiro ai brani, di costruire dinamiche, di far dialogare ritmo e melodia con naturalezza.

La sua carriera attraversa quasi sessant’anni di musica italiana: festival, tournée, cambi di scena, rivoluzioni sonore. Eppure, Michi è sempre rimasto fedele a un’idea semplice e rara: suonare per la canzone, non sopra la canzone.

Happy Birthday Michi!

Wazza










Le Orme e "Uomo di Pezza" il 22 marzo del 1972

Il 22 marzo 1972 Le Orme iniziavano negli studi Phonogram di Milano le registrazioni dell’album “Uomo di Pezza”.

Un connubio perfetto, tra la musica delle Orme, gli arrangiamenti di Gian Piero Reverberi e la copertina di Mac Mazzieri. L’album entra di diritto nell’olimpo del progressive mondiale.

Di tutto un Pop…

Wazza


Pausa pranzo 

Il 1972 conferma ancora una volta la professionalità e la vena compositiva delle ORME: viene inciso e lanciato sul mercato italiano uomo di pezza (primo disco d'oro) e, cosa strana per un gruppo rock, il 45 giri Gioco di bimba, estratto da questo album, scala le vette della Hit-Parade Italiana, suscitando una serie di polemiche intorno al gruppo.

Le ORME from Ciao 2001 magazine June 1972

La critica comincia a chiedersi: "ma sono musicisti o canzonettieri?". In ogni caso nel 1972, nei negozi di dischi è in evidenza l'album Uomo di pezza, che si presenta con una veste grafica molto curata: la copertina è, infatti, un quadro di Walter Mac Mazzieri, con dei colori pastello molto vivaci e ricco di immagini surreali. L'lp contiene un solo brano strumentale, Alienazione, nato quasi per improvvisazione in studio, dando sfogo agli effetti ricavati dal famoso Moog. Gli altri brani sono tutti cantati e ricchi di tante suite strumentali. Una dolcezza nuova è la canzone che apre l'album, e vede la partecipazione al pianoforte di Gian Piero Reverberi; alcuni inserti di questo brano sono tratti da Bach

Il Maestro Gian Piero Reverberi, il primo a credere alla svolta Prog de Le Orme

Di seguito ascoltiamo Gioco di bimba, una canzone che si "dondola" fra le note di un giro di valzer e che racconta di una donna colpita nella sua purezza dal furtivo violentatore (uomo di pezza), che poi si pente e quasi chiede perdono, urlando per strada e invocando il suo "Sarto". Ancora una figura femminile è la protagonista de La porta chiusa: una donna sola col suo candore da difendere dietro una porta, che non deve aprire nemmeno a "Lui". 

Walter Mac Mazzieri davanti all'isola di San Giorgio Maggiore (Venezia, 1984)

L'immagine fuggevole, brevissima, di una donna si ritrova anche fra i giochi di luce di Breve immagine. In Figure di cartone, c'è ancora una donna, questa volta però è una donna "autistica" chiusa in sé stessa: una donna che non "sente" i problemi del mondo esterno e che da questo è vista come una fuori di testa verso cui provare solo pietà, ma lei è felice, anche solo guardando, in un gioco di ombre, il profilo del suo corpo che stringe un cuscino, simile a quello di una mamma con il suo bambino, insoddisfatto desiderio di maternità.

LE ORME advertising - Ciao 2001 - Anno IV - N. 21 - 28 maggio 1972

Suggestivo e ricco di colori, il brano Aspettando l'alba: l'immagine di un bivacco sulla spiaggia, le note di una chitarra, gli sguardi che si incrociano, è un amore che dura lo spazio di una notte e che finisce col tramontare della luna.



LE ORME from Qui Giovani august 1972


Primo in classifica, davanti ai Jethro Tull e Banco del Mutuo Soccorso