Ecco le foto del Banco del
Mutuo Soccorsoinsieme al grande Keith Emerson, preziosamente condivise da
Leandro Cioffi di Emersonology. Scatti rarissimi, che riportano a un
momento irripetibile: marzo 1975, il giorno dopo il celebre concerto al
Teatro Malibran di Venezia, quando il Banco presentò Banco IV, l’album
prodotto dalla Manticore.
Sono immagini che raccontano molto più di un semplice
incontro. Raccontano l’intesa tra due mondi, l’orgoglio di una band italiana
adottata da un’etichetta internazionale, la stima reciproca tra musicisti che
stavano ridefinendo i confini del progressive. E raccontano anche un’epoca in
cui la musica non era solo suono, ma un modo di pensare, di rischiare, di
immaginare.
Le foto provengono da un’intervista a Keith Emerson
pubblicata dalla rivista tedesca Pop nell’aprile del 1975. Rivederle
oggi, con quella luce, quei volti, quella naturalezza… beh, lo ammetto: mi sono
commosso.
Usciva nel marzo 1980 "Civilian", ultimo album dei
Gentle Giant, un concept album sull'alienazione
dell'uomo moderno. Messo da parte il "prog" e le loro complessità
vocali, i G.G. optano per un rock lineare, a volte "hard", a
"sacrificio" delle tastiere di Kerry Minner, messe in secondo
piano... ricordo che la critica lo aveva ribattezzato "In-Civilian", abituati
ai capolavori che la band aveva prodotto fino al 1977.
A distanza di anni, e
soprattutto ascoltando ciò che si produce oggi, questo suona lavoro come un
signor disco di pop-rock
Wazza
Recensione catturata in rete...
Tra l'agosto ed il
settembre del 1979 i Gentle Giant si recano in California per registrare i
brani del loro ultimo disco ufficiale. La scena musicale si sta allontanando
dalle oscure e dure trame punk e stanno nascendo suoni parecchio elettronici
che saranno definiti poi "New Wave". Pubblicato nella primavera del
1980, su Chrysalis, "Civilian" è un disco che riconsegna il complesso
al meglio della propria creatività, sempre rapportata alla nuova tendenza, che
porta il rock ad essere di più facile comprensione e stesura.
Il risultato è davvero
incoraggiante. Lo strumento che acquista evidenza maggiore in tutto il LP è la
chitarra elettrica, spesso distorta, di Gary Green che si trova assolutamente a
suo agio in riff ed assolo da antologia. Anche le linee di basso di Ray
Schulman sono realmente impeccabili anche perché in "Civilian" è
utilizzato un basso a 8 corde per la prima volta. Nei precedenti dischi Ray ha
sempre utilizzato un Fender Precision. La produzione americana, del grande
Geoff Emerick, ha sicuramente portato beneficio al gruppo dei fratelli
Schulman, che proprio in America hanno ricevuto i consensi commerciali
maggiori.
I brani sono sempre di
relativa lunghezza e le trame progressive sono ancor più lontane che nei
precedenti due ultimi dischi da studio. La sensazione è però quella di essere
di fronte alla maturazione ed alla completa trasformazione del gruppo in un
grandissimo fenomeno del rock classico. Le canzoni sono molto tirate, il rock è
davvero deciso ed a tratti hard. Sono chiari i riferimenti a band come Who o Led
Zeppelin, ma la proposta resta di grande originalità. "Civilian" si
lascia ascoltare con piacere e con inaspettata attenzione. E' un disco intriso
di pezzi radiofonici e singoli da classifica (stranamente non ne furono emessi
ufficialmente) di grande impatto e qualità.
Si sarebbe potuta
aprire una nuova grande pagina della storia dei Gentle Giant, invece al termine
del tour statunitense il gruppo decide consensualmente di sciogliersi e di
lasciare solitaria questa opera davvero pregevole. Il disco inizia con
"Convenience", caratterizzato da un sound molto aggressivo e da un
interessante introduzione post-punk guidata da batteria e chitarra elettrica.
Sono sparite le trame classiche e progressive. I Gentle Giant, di
"Convenience", traspaiono come un gruppo rock molto aggressivo e di
grande impatto. Davvero degni di nota i solo di Green alla chitarra elettrica.
Come nella seguente "All Through The Night", meno sparata della
precedente ma sempre guidata da un orecchiabile riff di chitarra elettrica
distorta. Ottimo anche l'organo di Minnear, che completa la scena in modo
davvero impeccabile, soprattutto sul finire del pezzo. Un’introduzione delicata
(che ricorda un po' l'attacco di "Free Hand") di Minnear al
pianoforte regala momenti e vaghi ricordi progressivi in "Shadows On The
Street", davvero memorabile la voce di Kerry che nei brani lenti e dolci
ottiene sempre il massimo dei consensi. Uno degli apici dell'intero disco. Il
lato A si chiude con "Number One" dove è d'uopo il ritorno su passi
più rock. Il brano è certamente convincente, grazie ad un'astuta miscela tra la
chitarra elettrica e le basi tastieristcihe di Minnear. Il refrain entra
sicuramente in testa e avrebbe meritato un’esposizione maggiore. Tra le cose
più riuscite di "Civilian" c'è di certo "Underground" che
si apre proprio con il suono della vettura metropolitana, che si avvicina alla
stazione e si ferma per far accomodare i passeggeri. Incalzante l'introduzione
e l'andamento strumentale, che è sorretto da un fantastico basso e dalla
chitarra elettrica, qui utilizzata in stile più funky che hard rock. Minnear,
con le tastiere, regala incisi spaziali ed una jam incredibilmente variopinta,
quasi in conclusione.
Anche "I Am A
Camera" ha un incedere aggressivo. Anticipata da alcuni insoliti scatti di
macchina fotografica, si espande su lidi hard forse meno trascinanti che in
altri brani presenti sul disco. Ha tuttavia il merito di sottolineare, ancora una
volta, le straordinarie doti canore di Derek in brani tirati e molto
aggressivi. Da notare singolarmente che nello stesso anno gli Yes pubblicano il
disco "Drama" e che nel brano "In The Lens" è contenuta la
frase "I Am A Camera". Il brano termina di netto con l'ennesimo clic
dello scatto fotografico.
Dal ritmo sempre
convincente, ma meno violento, è l'ipnotica "Inside Out" con un riff
chitarristico marmoreo e memorabile. La batteria di Weathers ricorda un pò i
Led Zeppelin di "In Through The Out Door". "Inside Out"
dura circa sei minuti ripetendo all'unisono, ma con interessanti e diversi
intrecci soprattutto di tastiere e sintetizzatore, la ritmica iniziale. Il
refrain è composto da magnifici intrecci vocali che ricordano i grandi pezzi
cantati a madrigale o più da vicino i cori a cinque o sei voci. Il disco si
chiude con l'alterna "It's Not Imagination" che ha una struttura
musicale davvero densa e decisa, con batteria e chitarra che traggono il meglio
da tutta la scena sonora. Purtroppo le parti vocali non sono all'altezza del
resto del brano, che resta uno spiazzante epitaffio della band.
Alcune versioni in
vinile e qualche ristampa in CD, riportano prima della fine del disco un breve
groove che è stato intitolato (pur non avendo un’intestazione ufficiale) "That's
All There Is". Tali parole sono un collage ripreso da quattro brani
presenti sul LP e precisamente: "That's" è ripresa da "I'm Your Security,
That's What They Say" da "I Am A Camera", la parola
"All" è ripresa da "All Through The Night", il termine
"There" è estratto da "Now They're Mine No More" dal brano
"Heroes No More" e "Is" da "Everything Is Spinning Round"
da "Inside Out". Proprio "Heroes No More" è un brano molto bello rimasto
stranamente inedito su LP, ma aggiunto sulle ristampe CD sia della One Way
Records che della Terrapin Records.
Curiosità: in
copertina è difficile notare la dicitura "Civilian" del titolo che è invero
riprodotta in rosso ai piedi della dicitura Gentle Giant, in un geniale effetto
ottico.
Aprile 1975, mese pieno di attività per il Banco
del Mutuo Soccorso.
Nuovo disco per la
Manticore, concerto di presentazione al Teatro Malibran, Tour e copertine
dedicate alla band sulle maggiori riviste italiane, Ciao 2001, Super Sound e
Articolo sulla rivista spagnola "Popular 1" proprio sulla visita di Emerson
al Banco al concerto di Venezia.
Per non dimenticare…
Wazza
Popular 1 - Banco del Mutuo Soccorso
Teatro Malibran di Venezia
(Marco Ferranti da “Ciao 2001” n.14,
13 aprile 1975 )
«Il buio della scena mosso da poche ombre: Renato immobile al
basso, Rodolfo chinato sull’acustica, la presenza di Pierluigi intuita dietro i
tamburi, le prime note dall’oboe di Gianni… “in volo”… e una luce improvvisa e
accecante avvolge un palchetto da dove Vittorio incomincia a narrare, poi, il
lampo è nel palco di fronte e risponde l’ippogrifo, voce, teatralità,
gestualità superbe di Francesco Di Giacomo… […] con questo prologo di grande
effetto scenico, il Banco è riuscito a penetrare nello spirito giusto
dell’ambiente, quasi la sua musica, carica di accenti drammatici, di radure
melodiche in un continuo fluire dinamico, fosse parte di questo scenario, la
fantastica colonna sonora che accompagna la vita […] Il concerto con cui la
Manticore, di cui era presente il boss Keith Emerson, ha presentato questo suo
nuovo gruppo alla stampa internazionale, è stato caratterizzato da una musica
ad altissimo livello: le paure, gli sforzi, i brividi e le fatiche della
vigilia hanno stimolato il sestetto nella dimensione più giusta, allontanandolo
da ogni situazione “ruffiana” dello spettacolo […] Così da una “R.I.P.”
sostenuta dalla ritmica serrata del synth e con la chitarra di Rodolfo spesso
in bella evidenza, siamo passati a “L’Albero del Pane”, un brano inedito che
ancora una volta ha mostrato nelle linee melodiche di Francesco una delle armi
più efficaci della formazione. Quindi, accolta da applausi a scena aperta e dal
visibile entusiasmo dei giornalisti stranieri, “La Danza dei Grandi Rettili”,
autentica palestra di improvvisazioni e jazzismi per i cinque strumentisti, dal
basso di Renato ad un’inedita tromba per Rodolfo. A ruota segue “Non Mi
Rompete” cantata in inglese […] Una lunga improvvisazione di pianoforte che
Gianni Nocenzi conduce in “Metamorphosis” con tecnicità incredibilmente
espressiva e sintetica, ben usufruendo delle possibilità sonore di un
equalizzatore, inframezzato dagli spunti felici di Pierluigi […] Queste
tematiche espressive, abbinate ad una musicalità graffiante e originale, hanno
trovato nel concerto veneziano nuova linfa in un collage di suoni concreti di
synth e di passaggi strumentali tratti da “Passaggio” e “Canto Nomade per un Prigioniero
Politico” […] Ritorno alla musicalità pura con “Dopo… Niente è Più Lo Stesso”
dal gran finale barocco, splendida e meravigliosa orchestrazione di Vittorio,
vero perno della formazione. E sull’onda dell’entusiasmo generale, capace di
contagiare anche i giornalisti stranieri, alcuni dei quali stanno urlando sotto
il palco, arriva un’ondata di bis: “La Conquista della Posizione Eretta”, vero
manifesto del gruppo con Rodolfo al corno e il moog di Vittorio in primo piano,
e “750.000 Anni fa… l’Amore” stupendamente vibrante […] Poi un altro lungo bis
di impronta jazzistica e nuovamente “R.I.P.”; il pubblico che invoca il quarto
bis dopo tre ore di musica, felicità, il sorriso sul volto stanco di Marcello,
degno engineer del concerto, e di chi, come lui, ha contribuito in maniera
fondamentale allo svolgimento perfetto dello spettacolo».
Keith Emerson: «Premesso che il successo della PFM mi
inorgoglisce, devo dire che la scelta del Banco non è affatto subordinata alla
presenza di un altro gruppo italiano nell’etichetta. Quando feci la prima
tournèe italiana con EL&P, Francesco Sanavio mi portò una copia dell’album
“DARWIN” uscito proprio in quei giorni; mi piacque subito moltissimo e mi
interessai subito al gruppo… ma allora non si parlava ancora della Manticore.
Se poi il Banco non è entrato subito a far parte della nostra casa discografica
questo è dovuto esclusivamente ai componenti della formazione e al loro manager
che hanno preferito approfondire maggiormente il discorso italiano prima di
lanciarsi nell’avventura “estera” […] Nelle loro composizioni non c’è
frammentarietà, ma un discorso continuo, che si evolve, come una sinfonia,
tanto per intenderci. Se tu fai il tuo ingresso nella sala dove suona un gruppo
qualsiasi e questi hanno già iniziato, non comprendi mai a che punto sono, se
sono alle prime note o al bis. Con il Banco questo non succede, non può
succedere; dovrebbe essere proibito entrare a spettacolo iniziato, come per
certi film gialli, tanto è fondamentale ogni parte della loro musica».
Popular
1 -Rodolfo Maltese e Vittorio Nocenzi; Teatro Malibran, Venezia
Popular
1 - Gianni Nocenzi; Teatro Malibran, Venezia
Copertina Popular 1
Popular 1 -Keith Emerson e Francesco
Di Giacomo all'Hotel Danieli di Venezia
Il 24 marzo 1975
i Genesis tennero l'unico concerto in
Italia del "The Lamb...Tour". In realtà doveva essere una
tournée con molte date, ma visti i tafferugli, contestazioni, guerriglie urbane
varie, il promoter optò per una sola data. Altri tempi.
Di tutto un Pop…
Wazza
24/03/1975... Palasport
Torino
Tanti ne sono
trascorsi dalla notte di rock e lacrimogeni che vide protagonisti i Genesis al
Palasport del Parco Ruffini. In quella bolgia fece scalo il 3 febbraio 1974 la
tournée «Selling England By The Pound», con Gabriel prodigo di travestimenti e
interpretazioni vocali sublimi, Phil Collins alla batteria, gli auto riduttori
e la polizia a suonarsele fuori dall’impianto. Gli esegeti della band
britannica ricordano che i Genesis erano già transitati in Piemonte, il 13
aprile 1972 al dancing Le Due Rotonde di Cuorgnè, una sorta di Piper del
Canavese dove Tony Banks tracollò per una colica intestinale. Al di là della
spiacevole circostanza, era l’inizio di un lungo e fertile idillio.
La conferma nel 1975,
l’anno più difficile per i promoter di concerti rock in Italia. Il movimento
per la musica gratis era al top: guerriglia e show annullati riempivano le
cronache. I Genesis avevano riservato una decina di date all’Italia, terra in
cui erano stati valorizzati ancor prima di imporsi in patria. Riuscirono però a
suonare soltanto a Torino. Il 25 marzo lo sfarzoso spettacolo legato al doppio
ellepi «The Lamb Lies Down On Broadway» andò in scena al solito palazzo del
Parco Ruffini con il leader nei panni del visionario Rael. Lisergico,
apocalittico, fatale: Peter lasciò il gruppo pochi mesi dopo e passati un paio
d’anni il punk avrebbe fatto piazza pulita di quella concezione barocca del
rock.
Usciva il 23
marzo 1973, in UK, “The Dark Side of The Moon”,
disco dei Pink Floyd, che entrerà di
diritto nella storia del rock.
Di tutto un Pop…
Wazza
Il 23 marzo del
1973, dopo meno di due settimane dalla sua uscita americana (01/03), I PINK
FLOYD pubblicano nel Regno Unito (con la Harvest Records) “The Dark Side Of The
Moon”, il loro ottavo album in studio.
Il capolavoro
della band di Roger Waters e soci rimarrà nelle classifiche per ben 741
settimane (non contigue) dal 1973 al 1988, ovvero più di ogni altro album nella
storia, alle quali si aggiungono le 759 settimane della "Billboard Top Pop
Catalogue”, arrivando così a 1500 settimane totali di permanenza nelle
classifiche.
È un concept
album sulla follia (è questo il lato oscuro della luna), sul dolore e i
passaggi di tempo, sull'alienazione e sulla parabola dell'essere umano nelle
sua varie fasi. È un'opera strutturata sulla vita dell'uomo, che si apre col
battito cardiaco di "Speak to me" e finisce con "Eclypse".
Proprio Eclypse a un certo punto, sembrava dovesse essere il titolo dell'album.
I Pink Floyd avevano già scelto The Dark Side of The Moon, ma pochi mesi prima
della pubblicazione era uscito un disco con questo stesso titolo, dei Medicine
Head. Tuttavia, l'insuccesso fu tale, che i nostri ragazzi decisero di tornare
all'idea originale. Nessuno si era infatti accorto che esisteva un lato oscuro
della luna dei Medicine Head.
Fu inciso negli
Abbey Road Studios in due sessioni, tra maggio 1972 e gennaio 1973. Il sound
engineering fu affidato ad Alan Parsons, che aveva già lavorato come assistente
in "Atom Heart Mother" e come ingegnere del suono negli album dei
Beatles "Abbey Road" e "Let It Be". Durante le sessioni di
registrazione si utilizzarono le tecniche più sofisticate dell'epoca: lo studio
era in grado di mixare fino a sedici tracce, caratteristica che offriva un alto
livello di flessibilità, anche se la band arrivò ad usare molte più tracce, al
punto che dovettero copiare i nastri.
Con circa 45
milioni di copie vendute, è in assoluto il maggior album di successo dei Pink
Floyd e uno dei più venduti nella storia della musica a livello mondiale. Oltre
al suo successo commerciale, The Dark Side of the Moon è spesso considerato uno
dei migliori album di tutti i tempi, sia dai critici sia dai semplici
appassionati.
La celebre
copertina, un prisma su sfondo nero che, colpito da un raggio di luce, genera i
colori dell'iride, è forse una delle più riconoscibili nella storia del rock.
22 marzo: buon compleanno a Michi Dei Rossi, cuore ritmico
delle Orme
Compie gli anni oggi Michi Dei
Rossi, dal 1967 batterista delle Orme. Una presenza costante,
solida, riconoscibile: il suo stile -preciso, melodico, mai invadente - ha
accompagnato ogni trasformazione del gruppo, dalle radici beat alla stagione
progressive, fino alle fasi più mature e riflessive.
In un’epoca in cui molti cambiavano formazione a ogni
stagione, Michi è rimasto il punto fermo. La sua batteria ha sostenuto Collage,
Uomo di pezza, Felona e Sorona, e tutti quei dischi che hanno
reso le Orme una delle realtà più amate e longeve del panorama italiano. Non un
virtuoso esibizionista, ma un musicista di equilibrio: capace di dare respiro
ai brani, di costruire dinamiche, di far dialogare ritmo e melodia con
naturalezza.
La sua carriera attraversa quasi sessant’anni di musica
italiana: festival, tournée, cambi di scena, rivoluzioni sonore. Eppure, Michi
è sempre rimasto fedele a un’idea semplice e rara: suonare per la canzone, non
sopra la canzone.
Il 22 marzo 1972Le Ormeiniziavano negli studi Phonogram di Milano le registrazioni dell’album “Uomo di Pezza”.
Un connubio perfetto, tra la musica
delle Orme, gli arrangiamenti di Gian Piero Reverberi e la copertina di Mac
Mazzieri. L’album entra di diritto nell’olimpo del progressive mondiale.
Di tutto un Pop…
Wazza
Pausa pranzo
Il 1972 conferma ancora una volta la
professionalità e la vena compositiva delle ORME: viene inciso e lanciato sul
mercato italiano uomo di pezza (primo disco d'oro) e, cosa strana per un gruppo
rock, il 45 giri Gioco di bimba, estratto da questo album, scala le
vette della Hit-Parade Italiana, suscitando una serie di polemiche intorno al
gruppo.
Le ORME from Ciao 2001 magazine June
1972
La
critica comincia a chiedersi: "ma sono musicisti o canzonettieri?".
In ogni caso nel 1972, nei negozi di dischi è in evidenza l'album Uomo di
pezza, che si presenta con una veste grafica molto curata: la copertina è,
infatti, un quadro di Walter Mac Mazzieri, con dei colori pastello molto vivaci
e ricco di immagini surreali. L'lp contiene un solo brano strumentale,
Alienazione, nato quasi per improvvisazione in studio, dando sfogo agli effetti
ricavati dal famoso Moog. Gli altri brani sono tutti cantati e ricchi di tante
suite strumentali. Una dolcezza nuova è la canzone che apre l'album, e vede la
partecipazione al pianoforte di Gian Piero Reverberi; alcuni inserti di questo
brano sono tratti da Bach
Il Maestro Gian Piero Reverberi, il
primo a credere alla svolta Prog de Le Orme
Di seguito ascoltiamo Gioco di
bimba, una canzone che si "dondola" fra le note di un giro di
valzer e che racconta di una donna colpita nella sua purezza dal furtivo
violentatore (uomo di pezza), che poi si pente e quasi chiede perdono,
urlando per strada e invocando il suo "Sarto". Ancora una figura
femminile è la protagonista de La porta chiusa: una donna sola col suo candore
da difendere dietro una porta, che non deve aprire nemmeno a "Lui".
Walter Mac Mazzieri davanti all'isola
di San Giorgio Maggiore (Venezia, 1984)
L'immagine
fuggevole, brevissima, di una donna si ritrova anche fra i giochi di luce di
Breve immagine. In Figure di cartone, c'è ancora una donna, questa volta
però è una donna "autistica" chiusa in sé stessa: una donna che non
"sente" i problemi del mondo esterno e che da questo è vista come una
fuori di testa verso cui provare solo pietà, ma lei è felice, anche solo
guardando, in un gioco di ombre, il profilo del suo corpo che stringe un
cuscino, simile a quello di una mamma con il suo bambino, insoddisfatto
desiderio di maternità.
LE ORME advertising - Ciao 2001 -
Anno IV - N. 21 - 28 maggio 1972
Suggestivo e ricco di colori, il
brano Aspettando l'alba: l'immagine di un bivacco sulla spiaggia, le
note di una chitarra, gli sguardi che si incrociano, è un amore che dura lo
spazio di una notte e che finisce col tramontare della luna.
LE ORME from Qui Giovani august 1972
Primo in classifica, davanti ai
Jethro Tull e Banco del Mutuo Soccorso