Il 22 marzo 1972Le Ormeiniziavano negli studi Phonogram di Milano le registrazioni dell’album “Uomo di Pezza”.
Un connubio perfetto, tra la musica
delle Orme, gli arrangiamenti di Gian Piero Reverberi e la copertina di Mac
Mazzieri. L’album entra di diritto nell’olimpo del progressive mondiale.
Di tutto un Pop…
Wazza
Pausa pranzo
Il 1972 conferma ancora una volta la
professionalità e la vena compositiva delle ORME: viene inciso e lanciato sul
mercato italiano uomo di pezza (primo disco d'oro) e, cosa strana per un gruppo
rock, il 45 giri Gioco di bimba, estratto da questo album, scala le
vette della Hit-Parade Italiana, suscitando una serie di polemiche intorno al
gruppo.
Le ORME from Ciao 2001 magazine June
1972
La
critica comincia a chiedersi: "ma sono musicisti o canzonettieri?".
In ogni caso nel 1972, nei negozi di dischi è in evidenza l'album Uomo di
pezza, che si presenta con una veste grafica molto curata: la copertina è,
infatti, un quadro di Walter Mac Mazzieri, con dei colori pastello molto vivaci
e ricco di immagini surreali. L'lp contiene un solo brano strumentale,
Alienazione, nato quasi per improvvisazione in studio, dando sfogo agli effetti
ricavati dal famoso Moog. Gli altri brani sono tutti cantati e ricchi di tante
suite strumentali. Una dolcezza nuova è la canzone che apre l'album, e vede la
partecipazione al pianoforte di Gian Piero Reverberi; alcuni inserti di questo
brano sono tratti da Bach
Il Maestro Gian Piero Reverberi, il
primo a credere alla svolta Prog de Le Orme
Di seguito ascoltiamo Gioco di
bimba, una canzone che si "dondola" fra le note di un giro di
valzer e che racconta di una donna colpita nella sua purezza dal furtivo
violentatore (uomo di pezza), che poi si pente e quasi chiede perdono,
urlando per strada e invocando il suo "Sarto". Ancora una figura
femminile è la protagonista de La porta chiusa: una donna sola col suo candore
da difendere dietro una porta, che non deve aprire nemmeno a "Lui".
Walter Mac Mazzieri davanti all'isola
di San Giorgio Maggiore (Venezia, 1984)
L'immagine
fuggevole, brevissima, di una donna si ritrova anche fra i giochi di luce di
Breve immagine. In Figure di cartone, c'è ancora una donna, questa volta
però è una donna "autistica" chiusa in sé stessa: una donna che non
"sente" i problemi del mondo esterno e che da questo è vista come una
fuori di testa verso cui provare solo pietà, ma lei è felice, anche solo
guardando, in un gioco di ombre, il profilo del suo corpo che stringe un
cuscino, simile a quello di una mamma con il suo bambino, insoddisfatto
desiderio di maternità.
LE ORME advertising - Ciao 2001 -
Anno IV - N. 21 - 28 maggio 1972
Suggestivo e ricco di colori, il
brano Aspettando l'alba: l'immagine di un bivacco sulla spiaggia, le
note di una chitarra, gli sguardi che si incrociano, è un amore che dura lo
spazio di una notte e che finisce col tramontare della luna.
LE ORME from Qui Giovani august 1972
Primo in classifica, davanti ai
Jethro Tull e Banco del Mutuo Soccorso
Oltre ad aver condiviso il palco per molti anni - prima nei
Quelli, poi nella nascente Premiata Forneria Marconi - Franco Mussida e Giorgio “Fico” Piazzacondividono anche qualcosa di più intimo e curioso: il compleanno.
Entrambi nati il 21 marzo, hanno attraversato insieme una
stagione irripetibile della musica italiana, contribuendo alla definizione di
un linguaggio nuovo, aperto, internazionale. Le loro strade artistiche si sono
poi divise, ma quel nucleo originario - fatto di ricerca, amicizia, intuizioni
e un pizzico di incoscienza giovanile - resta una delle scintille che hanno
acceso la storia del nostro progressive.
Due musicisti diversi, due sensibilità complementari, un
giorno in comune. E un motivo in più per festeggiarli.
Happy
Birthday, Francone!
Happy
Birthday, Fico!
Wazza
I
Quelli - 1966 al Paip's di Milano, con Flavio Premoli, Franco Mussida, Giorgio
Fico Piazza e Franz Di Cioccio
20 marzo: buon compleanno a Carl
Palmer, batterista icona del Progressive Rock
Compie gli anni oggi Carl
Palmer, uno dei batteristi più influenti e riconoscibili della
storia del progressive rock. Tecnica cristallina, potenza controllata,
precisione quasi orchestrale: il suo stile ha ridefinito il ruolo della
batteria nel rock sinfonico degli anni Settanta.
A soli 19 anni entra nella band di Arthur Brown, esperienza
breve ma formativa, che lo porta subito dopo a fondare gli Atomic Rooster. È lì
che Palmer comincia a farsi notare davvero: energia, inventiva, un modo di
suonare che unisce rock, jazz e una disciplina quasi “classica”.
A 20 anni è già sul palco del Festival dell’Isola di Wight
con il supergruppo Emerson Lake & Palmer. Da quel momento in poi, la storia
cambia: ELP diventano una band “stellare”, amata e discussa, capace di riempire
arene in tutto il mondo e di portare il progressive rock a un livello di
spettacolarità mai visto. Palmer, con il suo drumming atletico e teatrale, ne è
uno dei simboli.
Dopo lo scioglimento degli ELP, Palmer entra negli Asia,
altro supergruppo internazionale. Con loro attraversa gli anni Ottanta e oltre,
fino al 2014, contribuendo a un suono più radiofonico ma sempre costruito su
una solida architettura ritmica.
Oggi continua a suonare dal vivo con la sua band, la Carl
Palmer ELP Legacy, mantenendo viva la musica degli ELP con rispetto,
energia e una forma fisica che molti musicisti più giovani gli invidiano.
Happy Birthday Carl!
Wazza
Carl Palmer at 19 years of age with The Crazy World Of Arthur Brown
ATOMIC ROOSTER: Carl Palmer, Vincent Crane e Nick Graham
Emerson, Lake & Palmer
Asia: Carl Palmer – John Wetton – Geoff Downes – Steve How
Il 19 marzo 1974 i King Crimson suonano al “Palasport Carnera”
di Udine… altri tempi!
Di tutto un Pop…
Wazza
Di Maurizio Lozei…
In tema di riedizioni e
rimasterizzazioni delle pagine più significative della musica rock, spicca la
nuova serie dedicata al quarantennale dei King Crimson, uno dei gruppi più
importanti della corrente sinfonica e progressiva della musica contemporanea.
Dopo l'uscita di un cofanetto sestuplo dedicato al monumentale "In the
Court of the Crimson King" (Island, 1969), Robert Fripp, leader e
businessman del re cremisi, affiancato in sede di produzione dal leader dei
Porcupine Tree Steven Wilson, ha presentato anche le edizioni rivisitate e
potenziate di "In the wake of Poseidon" (Island 1970),
"Lizard" (1970), "Island" (1971" e "Red"
(1974). Per i fans crimsoniani e gli amanti della buona musica del
Friuli-Venezia Giulia, però, giunge oltremodo significativa l'ultima riedizione
dedicata a "Starless and Bible Black" (1974) dove spunta un piccolo
capitolo davvero interessante della storia complessa dei King Crimson, con una
liaison speciale con la città di Udine. In Friuli, Fripp e compagni, che per
l'occasione erano Bill Bruford, John Wetton e David Cross, giunsero il 19 marzo
1974, festa di San Giuseppe. In quella data i Crimson aprirono ufficialmente la
loro tournée europea e presentarono in concerto diversi brani dall'appena
pubblicato "Starless and Bible Black". Durante il memorabile concerto
pomeridiano, seguito da oltre 6.000 spettatori, venne eseguita pure una canzone
mai suonata sino a quel giorno e di cui non c'era traccia negli album già
incisi. "Guts on my side", questo il titolo, venne proposta solo a
Udine. Nei concerti successivi scomparve dalla scaletta del re cremisi e, in
definitiva, dal repertorio del gruppo. Di quella performance rimase traccia
solo in alcune registrazioni private effettuate da diversi fan. Al Palasport
Carnera, i King Crimson suonarono inoltre l'altrettanto inedita
"Starless", più tardi incastonata nell'apocalittico "Red".
Grazie dunque a quei provvidenziali "pirati" della registrazione
live, da sempre eccessivamente vituperati dall'occhialuto chitarrista, "Guts
on my side" può essere ascoltata e ne vale la pena. Il brano
"udinese", di cui tutti i membri del gruppo persero memoria, ora
appare sia nel cd che nel dvd che fanno parte dell'edizione del quarantennale
di "Starless and Bible Black". Non solo. L'intero concerto di Udine
del 1974 può essere scaricato in edizione MP3 o Flac dal sito della Discipline
Global Mobile (www.dgmlive.com), l'etichetta privata di Robert Fripp. C'è
ancora un interessante particolare. Tra le persone che hanno permesso alla DGM
di poter pubblicare il raro concerto e l'inedita canzone, c'è anche un
triestino, Mauro Degrassi, al quale i crimheads di tutto il pianeta devono
tanta riconoscenza. Assieme a altri spettatori che incisero il concerto udinese
con supporti tecnologici ancora rudimentali, Mauro ha consentito ai tecnici
britannici di ricostruire e ripulire il documento sonoro, rendendolo
accessibile a tutti gli appassionati del re cremisi. Dimostrando allo stesso
Fripp che senza il suo/loro contributo, un pezzo di storia dei King Crimson
sarebbe andato irrimediabilmente perduto.
19 marzo: ricordiamo Keith Ellis, il
bassista “nomade” che passò anche dai Van der Graaf Generator
Ricordiamo oggi Keith Ellis,
nato il 19 marzo 1946. Bassista inglese dalla carriera irregolare e
movimentata, ha attraversato gruppi diversissimi tra loro: The Koobas, The
Misunderstood, Juicy Lucy, Boxer, Mike Patto. Una vita musicale fatta di
spostamenti, di collaborazioni rapide, di quella dimensione un po’ randagia che
appartiene ai musicisti sempre in viaggio.
Per noi rimane soprattutto il bassista dei Van der Graaf
Generator del primo periodo. Con loro incise The Aerosol Grey Machine nel 1969,
un album ancora acerbo ma già intriso di quell’inquietudine che diventerà il
marchio della band. Ellis contribuì a dare al disco un’impronta più “rock”, più
terrena, prima che il gruppo si spingesse verso territori più complessi e
visionari.
Una vita breve, una traccia profonda
Keith Ellis morì nel 1978 durante una tournée in Germania.
Una scomparsa improvvisa, quasi silenziosa, che colpì profondamente chi aveva
condiviso con lui un tratto di strada.
Peter Hammill gli dedicò una canzone, Not for Keith, inclusa
nell’album PH7 del 1979. Un omaggio asciutto, affettuoso, tipicamente
hammilliano: niente enfasi, solo la memoria di un amico perduto troppo presto.
Di tutto un Pop…
Wazza
Van der Graaf Generator-1968
L-R: Peter Hammill, Keith Ellis, Hugh Banton,
Judge Smith, Guy Evans
VDGG 1968 Hammill, Smith, Banton, Evans &
Ellis
From left to right: Eric
Burdon (Eric Burdon & The New Animals), Stu Leathwood (rythm guitar The
Koobas), Keith Ellis (bass The Koobas), Roy Wood (The Move), Jimi Hendrix, Noel
Redding, Carl Wayne (The Move), John Mayall (John Mayall's Bluesbrakers), Steve
Winwood (Traffic), Trevor Burton (bass The Move), Roy Morris (lead guitar The
Koobas). Photo taken in Zurich, Switzerland 1968 where they were all part of
Pop-Montserkonzert
18 marzo 1973: si conclude a
Newcastle il “British Tour ’73” dei Black Sabbath
Il 18 marzo 1973, a Newcastle, si chiude il British
Tour ’73 dei Black Sabbath. Un tour
intenso, compatto, che registra il “sold out” in tutte le date: segno di una
band ormai al massimo della potenza, capace di catalizzare un pubblico sempre
più vasto e fedele.
Siamo nel pieno della loro stagione d’oro: Vol. 4 è uscito da
pochi mesi, Sabbath Bloody Sabbath è alle porte, e il gruppo - Ozzy Osbourne,
Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward - sta definendo, quasi senza rendersene
conto, il vocabolario dell’hard rock e del nascente heavy metal. I concerti di
quel tour sono ruvidi, densi, fisici: volumi altissimi, atmosfere cupe, un
impatto sonoro che all’epoca non aveva paragoni.
Un momento di passaggio
Il tour britannico del ’73 fotografa una band ancora unita,
ancora affamata, prima delle tensioni e degli eccessi che segneranno gli anni
successivi. È una fase in cui i Sabbath sono un blocco compatto, riconoscibile,
quasi mitologico: quattro musicisti che stanno costruendo un linguaggio nuovo,
senza preoccuparsi di definirlo.