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sabato 14 marzo 2026

Compie gli anni Billy Sherwood... non solo YES!


Compie gli anni Billy Sherwood, nato a Las Vegas il 14 marzo 1965, bassista e chitarrista statunitense noto per essere membro dello storico gruppo progressive Yes.

Sherwood crebbe in una famiglia di musicisti: suo padre Bobby era un direttore di orchestra jazz, sua madre Phyllis una cantante e batterista, e suo fratello Michael pianista, tastierista e cantante.

La sua carriera musicale iniziò con la band chiamata Lodgic, fondata col fratello Michael a Las Vegas. Billy era bassista e cantante, Michael tastierista e cantante. Con loro suonavano anche Guy Allison (tastiere), Jimmy Haun (chitarra) e Gary Starns (batteria). Nel 1980 si trasferirono a Los Angeles, e nel 1986 riuscirono a pubblicare il loro album di debutto, “Nomadic Sands”.

Quando i Lodgic si sciolsero, Sherwood fondò un nuovo gruppo con Guy Allison, i World Trade, per il quale reclutarono anche il chitarrista Bruce Gowdy e il batterista Mark T. Williams. L'album di debutto omonimo fu pubblicato nel 1989, e di nuovo Sherwood ne fu anche tecnico del suono e del mixaggio e produttore, oltre che bassista e cantante.

In quel periodo, piuttosto casualmente, Sherwood e Gowdy furono invitati a suonare con Chris Squire, Alan White e Tony Kaye degli Yes. Il cantante Jon Anderson e il chitarrista Trevor Rabin erano in procinto di lasciare il gruppo, e per Sherwood e Gowdy si profilò l'opportunità di sostituirli. Sempre in quel periodo, Sherwood collaborò come produttore discografico nell'album “March or Die” dei Motörhead. Nel 1993-1994, durante il tour dell'album Talk, Sherwood tornò a suonare con gli Yes, questa volta come musicista aggiuntivo (alle chitarre e alle tastiere) per le esibizioni dal vivo.

Dopo “Keys to Ascension” e “Keys to Ascension 2”, nell'estate del 1996 Rick Wakeman abbandonò (per l'ennesima volta nella sua carriera) gli Yes. Questo evento portò Sherwood a diventare per la prima volta membro ufficiale del gruppo per la realizzazione dell'album “Open Your Eyes” (1997), che conteneva molti brani scritti da Sherwood e Squire negli anni precedenti per il "Chris Squire Experiment". In “Open Your Eyes” Sherwood era tastierista e secondo chitarrista (il ruolo di chitarra solista era in quel momento coperto da Steve Howe, che era tornato al suo posto dopo la parentesi degli Yes con Trevor Rabin). Nella primavera del 1997 per concludere le session dell'album e per il loro successivo tour promozionale, gli Yes acquisirono un nuovo tastierista, Igor Khoroshev, lasciando il posto a Sherwood alla chitarra e alle seconde voci.

Fu registrata qualche demo, ma il progetto, in questi termini, non fu mai realizzato; Anderson e Rabin, tra l'altro, non abbandonarono. Come Trevor Horn prima di lui, Sherwood non era molto attratto dalla prospettiva di sostituire Anderson come front-man del gruppo; tuttavia, Sherwood divenne buon amico di Squire, con cui diede vita a un progetto inizialmente chiamato Chris Squire Experiment, da cui sarebbe derivato, qualche anno dopo, il gruppo Conspiracy.

Durante il tour di “The Ladder” fu registrato e filmato un concerto, da cui furono tratti un doppio CD dal vivo e un DVD, entrambi col titolo “House of Yes”. Una settimana dopo al termine del tour del 2003 fu annunciato che Sherwood non era più negli Yes.

Già dai primi anni Novanta, Sherwood collaborò in maniera costante con John Wetton, nel 2011 prese parte come autore all'album “Raised in Captivity”, dopodiché il rapporto si interruppe.

Nell'estate del 2015 tornò di nuovo con gli Yes, stavolta come bassista, rimpiazzando il fondatore del gruppo Chris Squire che era appena deceduto, diventando anche autore di alcuni brani della band.

A partire dal 2017 entra negli Asia come membro ufficiale, dove sostituisce il suo amico John Wetton.

Nel 2020 Sherwood decide di porre fine al gruppo Conspiracy, del quale era diventato leader; alcuni mesi dopo annuncia la nascita di un nuovo supergruppo, gli Arc of Life.







giovedì 12 marzo 2026

12 Marzo 1972: PFM 1° in classifica

Alla “Mostra dello strumento” del 1971 c'era un prototipo di Moog, il secondo, perché fino a quel momento lo possedeva solo Keith Emerson, che lo aveva ricevuto dal signor Moog in persona. Eravamo estasiati. “Quanto costa?”, chiesi. Costava uno sfracello e mezzo. E noi uno sfracello e mezzo non l’avevamo. Allora dissi: “Guarda, io penso che questo strumento potrebbe veramente dare una svolta alla musica italiana. Dallo a noi e ne venderai almeno dieci”. Allora il proprietario ci diede il moog. Con il suo suono incidemmo "Impressioni di Settembre". Uscì il disco e fu un botto pazzesco.

(Franz Di Cioccio)


La classifica degli album più venduti nel marzo 1972, pubblicata da “Ciao 2001”, vede “Storia di un minuto” della Premiata Forneria Marconi, al primo posto, album d’esordio uscito a gennaio dello stesso anno.

Da notare come all’epoca i dischi stazionassero nelle classifiche, vista la presenza di album usciti nel 1971, come Aqualung dei Jethro Tull, Collage delle Orme….

Si prestava molta attenzione e tempo all’ascolto di tali opere.

Di tutto un Pop…

Wazza






mercoledì 11 marzo 2026

Ricordando Keith Emerson mancato l'11 marzo 2016

"Quella era un'epoca di grandi sperimentazioni ed eravamo eccitati per la direzione che prendeva il nostro suono, così come lo era il nostro pubblico.

Percorrevamo la stessa strada. Ascoltavo la Premiata Forneria Marconi e il Banco, e con gli ELP formammo un’etichetta, la Manticore, per incoraggiare queste band. Non ho mai avuto a che fare con la PFM quanto Greg e Pete Sinfield, ma eravamo amici e ho visto i loro concerti, li ammiravo molto". (Keith Emerson)

Ci lasciava tragicamente l’11 marzo 2016 Keith Emerson…

Per non dimenticare!

Wazza

A seguire il ricordo di Gianni Nocenzi


Per Keith...

Ho conosciuto e amato Emerson grazie ad un suono, e grazie a quel suono è nata la mia passione per il timbro che mi accompagna da sempre. Ricordo la grande emozione di musicista poco più che adolescente quando ascoltai per la prima volta il ‘solo’ di Keith sul finale di ‘Lucky Man’. Una sonorità all’epoca inaudita e meravigliosa ed il fraseggio che l’aveva subito fatta propria adattandovisi con grande maestria. Un suono che si impennava alle ottave superiori in maniera completamente diversa da come puoi fare con un normale ‘glissato’ su una tastiera. Qui si sentiva il passaggio da un’altezza a un’altra passando per tutte le frequenze, hertz per hertz. L’ottava non era più divisa nei consueti 12 semitoni del sistema temperato e si andava ben oltre i quarti o addirittura gli ottavi di tono. Era il ‘Glide’, circuito implementato dal genio di Robert Moog, ed altri pionieri come Buchla, nei primi sintetizzatori analogici. Di un colpo con i synth si era azzerato il dilemma del dividere in parti uguali (quante?) l’ottava, dilemma che aveva impegnato tutti i più grandi pensatori da Pitagora a Vincenzo Galilei (padre di Galileo), Newton etc: tutte le frequenze avevano uguale diritto di cittadinanza, erano tutte suonabili senza soluzione di continuità, con conseguenze potenzialmente esplosive sull’armonia. 


Keith con il coraggio e la curiosità del pioniere portava in musica l’invenzione tecnologica non limitandosi a subirne il fascino o esponendola/imponendola come nuovo potere incantatorio per il pubblico, ma la penetrava con la sua arte e la trasformava subito in mezzo espressivo di grande emozione (pochi altri in quel periodo, penso al Carlos di Arancia Meccanica).

Inutile qui che io ricordi il pianista, il virtuoso di Hammond. Che Emerson sia stato un vero e proprio caposcuola per intere generazioni di musicisti è un fatto universalmente accettato. Quello che ritengo non sia mai stato sufficientemente riconosciuto è invece il suo enorme merito di divulgatore che ha contribuito non poco ad elevare la qualità dell’ascolto del pubblico di quegli anni e del tempo a seguire. Pensando alla pochezza dell’attuale panorama musicale il coraggio di sdoganare nel rock autori di musica cosiddetta classica, rivisitandoli con l’energia e i suoni di una band elettroacustica davanti a platee gigantesche, è stato un coraggio enorme. Non solo Mussorgskij e i suoi ‘Quadri’, non a caso premiati da un successo planetario, l’attenzione di Emerson era privilegiatamente rivolta ad autori della contemporaneità del ‘900 spesso misconosciuti perfino nei Conservatori come Bartòk, Ginastera, Copland. Un grande servizio alla Musica!


E poi l’uomo. Il classico humour anglosassone con un di più di dolcezza e pacatezza. Ricordo quando con il Banco eravamo a Londra in procinto di partire per il tour Europeo per il lancio del nostro 4° disco pubblicato da Manticore. Ero in grande difficoltà. Per motivi tecnici e logistici sembrava impossibile includere nel backline del tour il mio pianoforte acustico, ma io mi ostinavo a volerlo fare rifiutando l’alternativa di un piano elettrico. Arrivò Keith e disse semplicemente: ‘Gianni, no problem’ con un sorriso dolce ed intelligente. Il giorno dopo mi trovai davanti ad un enorme flight case all’interno del quale i tecnici, su sua istruzione e lavorando tutta la notte, avevano inserito il mio pianoforte già cablato con i primi microfoni a condensatore corti e pannelli fono assorbenti, risolvendo magicamente tutti i problemi di trasporto, peso ed acustica. Da grande musicista aveva capito immediatamente che non si trattava di un capriccio ma che il piano elettrico avrebbe influenzato negativamente il mio pianismo e di conseguenza il suono generale del gruppo.


Nulla a che a fare con lo stereotipo della rockstar ma un mix di sensibilità, passione ed intelligenza espresse al massimo grado nella sua arte, con un talento musicale magistrale.

Ecco perché sono costernato e profondamente addolorato dopo aver letto un articolo, segnalatomi da amici indignati, nel quale viene definito 'sado-musicista' per il vezzo di infilare dei pugnali tra i tasti del suo Hammond L100 al fine di prolungarne il suono. Fin qui, secondo me, pura ignoranza (nell’etimo) da parte del giornalista. Ignoranza del personaggio e del movimento musicale dell’epoca all’interno del quale anche certi atteggiamenti sopra le righe facevano ‘glamour’ e trovavano cittadinanza per comunicare meglio con platee enormi. D’altra parte, è sempre stato così nello spettacolo e lo è ancora, spesso però senza una sottostante sostanza artistica che in Emerson era invece maiuscola. Ignoranza a parte, però, quello che ho trovato indecente e oscenamente gratuito è il collegamento, che l’ineffabile giornalista fa, con la violenza ai danni delle donne, un tema, questo sì, che meriterebbe molta più sensibilità ed accortezza. La cinica chiosa di un pezzo malnato (‘quanto al sadomusicista, con tutto il rispetto, se ne è andato da qualche anno’) la lasciamo volentieri all’autore e ce ne faremo facilmente una ragione: per chi ama la Musica la drammatica scomparsa di Keith Emerson e della sua arte lascia un vuoto enorme.”



martedì 10 marzo 2026

Jeff Beck e Jimmy Page: era il 10 marzo del 1981


Jeff Beck e Jimmy Page: quella notte del 1981 all’Hammersmith Odeon


Ci sono episodi che, più di altri, raccontano la trama sotterranea del rock: amicizie che resistono ai decenni, incroci di destini, ritorni inattesi. Uno di questi avviene il 10 marzo 1981, sul palco dell’Hammersmith Odeon di Londra, quando Jimmy Page decide di riapparire in pubblico per la prima volta dopo lo scioglimento dei Led Zeppelin. Non lo fa in un contesto celebrativo, né con un annuncio in pompa magna. Lo fa quasi in punta di piedi, raggiungendo un vecchio amico: Jeff Beck.

Beck sta tenendo uno dei suoi concerti londinesi, in un periodo in cui la sua chitarra continua a spingersi oltre i confini del blues rock e della fusion. A un certo punto, tra il pubblico si diffonde un fremito: Page è lì, e non resterà seduto. Sale sul palco per i bis, imbraccia la chitarra e si unisce a Beck in un dialogo sonoro che è insieme sfida, abbraccio e memoria condivisa.

È un momento che riaccende un legame nato vent’anni prima, quando entrambi militavano nei The Yardbirds, laboratorio fondamentale per l’evoluzione della chitarra moderna. Due percorsi diversi, due personalità opposte, ma un rispetto reciproco che non si è mai incrinato.

Quella sera del 1981, oltre a proporre una jam tra giganti, rappresenta un frammento di storia del rock: il passato che riaffiora, il presente che vibra, il futuro che si lascia intuire nelle mani di due musicisti che hanno ridefinito il ruolo della chitarra elettrica in generi diversi - dal blues rock all’hard rock, dall’heavy metal alla fusion.

Un episodio che continua a brillare, come certe scintille che non si spengono.

Wazza



Yardbirds con  Jimmy Page e Jeff Beck-Londra, 1966



Carrellata di star per Jeff Beck












lunedì 9 marzo 2026

Recensione “Avvocato!” (è uno sgarbo a Paolo Conte), Alessio Cappello



Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte), esordio solista del cantautore Alessio Cappello, pubblicato dall’etichetta La Stanza Nascosta Records (che negli anni sta dando voce ad un cantautorato colto e di qualità) è una boccata di ossigeno, dopo il carrozzone sanremese.

Alessio Cappello, classe 1993, fino ad ora conosciuto per il sodalizio duraturo con Devalle, del quale ha curato la produzione de Il tempo di cambiare tutto, firma un progetto a dir poco sorprendente.

Chi si aspettasse un disco di “cover” di Paolo Conte starebbe sbagliando tutto. Cappello mette in atto un vero e proprio smantellamento delle sonorità originali, con un furore demolitore che si traduce, inaspettatamente (ma forse non troppo) in un gesto d’amore e in una presa d’atto della straordinaria resilienza del canzoniere dell’Avvocato.

Lo spirito erudito, elegante, sinestesico di Paolo Conte, sospeso tra esotismo e routine, fa capolino anche nelle riletture (talvolta stranianti e tutte da scoprire) di Cappello, senza tuttavia mai lasciarsi prendere.

Per questo potremmo descrivere Avvocato! (È uno sgarbo a Paolo Conte) ricorrendo alla metafora dell’asintoto, perché è possibile tendere continuamente verso Paolo Conte senza afferrarlo mai, né tantomeno scalfirne l’essenza.

Particolarmente riuscite la versione punk-rock di Blue Tangos e la rilettura di Bartali, che diventa un valzerino francese in tre quarti. Da leggere assolutamente la guida filosofica al disco (un libro prezioso, a tiratura limitata) che accompagna l’album, mostrandoci un Cappello scrittore dalla voce personalissima.

L’unico inedito dell’album, Avvocato! (è una supplica a Paolo Conte), dalla vena jazzy e dall’ironia tutta piemontese fa ben sperare per il futuro. Siamo certi che Cappello abbia tante cose da scrivere e cantare.






Queen: accadeva il 9 marzo 1976

Queen + Groucho Marx  1976 ("A Night At The Opera")


Il 9 marzo 1976 l’album dei QueenA Night At The Opera” ottiene il disco d’oro.

 L’album sembra ispirato a due film dei fratelli Marx.

Quando si trovarono in tour a Los Angeles, Groucho Marx li invitò a casa per un thè!

Di tutto un Pop…

Wazza

Queen with Groucho Marx in 1976

(Dalla rete)


Il 9 marzo del 1976 "A Night At The Opera", il quarto album in studio dei QUEEN, ottiene il disco d'oro. Pubblicato per la prima volta in LP il 21 novembre 1975, è considerato da larga parte della critica e dei fan della band inglese come il loro lavoro più rappresentativo. Il titolo dell'album, insieme a quello del successivo, "Day at the Races" (1976), è ispirato a due omonimi celebri film dei fratelli Marx. 

I due album dovevano inizialmente essere pubblicati insieme come album doppio (progetto a cui teneva tantissimo soprattutto May); la casa discografica, tuttavia, ritenne più prudente pubblicare i due lavori indipendentemente per contenere i costi, visto che l'album, a causa delle incredibili sperimentazioni, fu uno dei più costosi della storia. Probabilmente anche l'atipicità dei contenuti musicali non dava certezze sul successo di vendite. A quanto pare, i timori che non vendesse a sufficienza, erano infondati.

"Is this the real life? Is this just fantasy?"










domenica 8 marzo 2026

Led Zeppelin: accadeva l'8 di marzo...

 Led Zeppelin~ Munich,Germany at Circus Krone-Bau on March 8, 1970

L’8 marzo 1970 i Led Zeppelin inaugurano un tour in Germania: quella sera sono sul palco del celebre Circus Krone di Monaco, uno dei templi europei della musica dal vivo. La band è nel pieno del proprio splendore: Led Zeppelin II domina le classifiche, i concerti diventano eventi quasi rituali, e la potenza del quartetto - Page, Plant, Jones e Bonham - sta ridefinendo cosa significhi essere una rock band all’alba degli anni ’70.

Il tour tedesco fotografa proprio quel momento: energia allo stato puro, repertorio in continua espansione, improvvisazioni che diventano leggenda. Una stagione irripetibile.

Di tutto un Pop…

Wazza