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domenica 22 marzo 2026

Le Orme e "Uomo di Pezza" il 22 marzo del 1972

Il 22 marzo 1972 Le Orme iniziavano negli studi Phonogram di Milano le registrazioni dell’album “Uomo di Pezza”.

Un connubio perfetto, tra la musica delle Orme, gli arrangiamenti di Gian Piero Reverberi e la copertina di Mac Mazzieri. L’album entra di diritto nell’olimpo del progressive mondiale.

Di tutto un Pop…

Wazza


Pausa pranzo 

Il 1972 conferma ancora una volta la professionalità e la vena compositiva delle ORME: viene inciso e lanciato sul mercato italiano uomo di pezza (primo disco d'oro) e, cosa strana per un gruppo rock, il 45 giri Gioco di bimba, estratto da questo album, scala le vette della Hit-Parade Italiana, suscitando una serie di polemiche intorno al gruppo.

Le ORME from Ciao 2001 magazine June 1972

La critica comincia a chiedersi: "ma sono musicisti o canzonettieri?". In ogni caso nel 1972, nei negozi di dischi è in evidenza l'album Uomo di pezza, che si presenta con una veste grafica molto curata: la copertina è, infatti, un quadro di Walter Mac Mazzieri, con dei colori pastello molto vivaci e ricco di immagini surreali. L'lp contiene un solo brano strumentale, Alienazione, nato quasi per improvvisazione in studio, dando sfogo agli effetti ricavati dal famoso Moog. Gli altri brani sono tutti cantati e ricchi di tante suite strumentali. Una dolcezza nuova è la canzone che apre l'album, e vede la partecipazione al pianoforte di Gian Piero Reverberi; alcuni inserti di questo brano sono tratti da Bach

Il Maestro Gian Piero Reverberi, il primo a credere alla svolta Prog de Le Orme

Di seguito ascoltiamo Gioco di bimba, una canzone che si "dondola" fra le note di un giro di valzer e che racconta di una donna colpita nella sua purezza dal furtivo violentatore (uomo di pezza), che poi si pente e quasi chiede perdono, urlando per strada e invocando il suo "Sarto". Ancora una figura femminile è la protagonista de La porta chiusa: una donna sola col suo candore da difendere dietro una porta, che non deve aprire nemmeno a "Lui". 

Walter Mac Mazzieri davanti all'isola di San Giorgio Maggiore (Venezia, 1984)

L'immagine fuggevole, brevissima, di una donna si ritrova anche fra i giochi di luce di Breve immagine. In Figure di cartone, c'è ancora una donna, questa volta però è una donna "autistica" chiusa in sé stessa: una donna che non "sente" i problemi del mondo esterno e che da questo è vista come una fuori di testa verso cui provare solo pietà, ma lei è felice, anche solo guardando, in un gioco di ombre, il profilo del suo corpo che stringe un cuscino, simile a quello di una mamma con il suo bambino, insoddisfatto desiderio di maternità.

LE ORME advertising - Ciao 2001 - Anno IV - N. 21 - 28 maggio 1972

Suggestivo e ricco di colori, il brano Aspettando l'alba: l'immagine di un bivacco sulla spiaggia, le note di una chitarra, gli sguardi che si incrociano, è un amore che dura lo spazio di una notte e che finisce col tramontare della luna.



LE ORME from Qui Giovani august 1972


Primo in classifica, davanti ai Jethro Tull e Banco del Mutuo Soccorso


 

sabato 21 marzo 2026

Ciao Big Francesco!



Se tu fossi una lacrima, io non piangerei per paura di perderti

(Jim Morrison)

 

21 marzo

Ci sarai sempre

Buon viaggio capitano

Wazza




Il compleanno di Franco Mussida e Giorgio Fico Piazza

Con la PFM

Tra progressive inglese e radici italiane

 

Oltre ad aver condiviso il palco per molti anni - prima nei Quelli, poi nella nascente Premiata Forneria Marconi - Franco Mussida e Giorgio “Fico” Piazza condividono anche qualcosa di più intimo e curioso: il compleanno.

Entrambi nati il 21 marzo, hanno attraversato insieme una stagione irripetibile della musica italiana, contribuendo alla definizione di un linguaggio nuovo, aperto, internazionale. Le loro strade artistiche si sono poi divise, ma quel nucleo originario - fatto di ricerca, amicizia, intuizioni e un pizzico di incoscienza giovanile - resta una delle scintille che hanno acceso la storia del nostro progressive.

Due musicisti diversi, due sensibilità complementari, un giorno in comune. E un motivo in più per festeggiarli.

Happy Birthday, Francone!

Happy Birthday, Fico!

Wazza




 I Quelli - 1966 al Paip's di Milano, con Flavio Premoli, Franco Mussida, Giorgio Fico Piazza e Franz Di Cioccio









venerdì 20 marzo 2026

Compie gli anni Carl Palmer


20 marzo: buon compleanno a Carl Palmer, batterista icona del Progressive Rock

 

Compie gli anni oggi Carl Palmer, uno dei batteristi più influenti e riconoscibili della storia del progressive rock. Tecnica cristallina, potenza controllata, precisione quasi orchestrale: il suo stile ha ridefinito il ruolo della batteria nel rock sinfonico degli anni Settanta.

A soli 19 anni entra nella band di Arthur Brown, esperienza breve ma formativa, che lo porta subito dopo a fondare gli Atomic Rooster. È lì che Palmer comincia a farsi notare davvero: energia, inventiva, un modo di suonare che unisce rock, jazz e una disciplina quasi “classica”.

A 20 anni è già sul palco del Festival dell’Isola di Wight con il supergruppo Emerson Lake & Palmer. Da quel momento in poi, la storia cambia: ELP diventano una band “stellare”, amata e discussa, capace di riempire arene in tutto il mondo e di portare il progressive rock a un livello di spettacolarità mai visto. Palmer, con il suo drumming atletico e teatrale, ne è uno dei simboli.

Dopo lo scioglimento degli ELP, Palmer entra negli Asia, altro supergruppo internazionale. Con loro attraversa gli anni Ottanta e oltre, fino al 2014, contribuendo a un suono più radiofonico ma sempre costruito su una solida architettura ritmica.

Oggi continua a suonare dal vivo con la sua band, la Carl Palmer ELP Legacy, mantenendo viva la musica degli ELP con rispetto, energia e una forma fisica che molti musicisti più giovani gli invidiano.

Happy Birthday Carl!

Wazza




 Carl Palmer at 19 years of age with The Crazy World Of Arthur Brown

 ATOMIC ROOSTER: Carl Palmer, Vincent Crane e Nick Graham

 Emerson, Lake & Palmer

Asia: Carl Palmer – John Wetton – Geoff Downes – Steve How

giovedì 19 marzo 2026

King Crimson a Udine il 19 marzo 1974

Robert Fripp-King Crimson 1974


Il 19 marzo 1974 i King Crimson suonano al “Palasport Carnera” di Udine… altri tempi!

 Di tutto un Pop…

Wazza


Di Maurizio Lozei…

In tema di riedizioni e rimasterizzazioni delle pagine più significative della musica rock, spicca la nuova serie dedicata al quarantennale dei King Crimson, uno dei gruppi più importanti della corrente sinfonica e progressiva della musica contemporanea. Dopo l'uscita di un cofanetto sestuplo dedicato al monumentale "In the Court of the Crimson King" (Island, 1969), Robert Fripp, leader e businessman del re cremisi, affiancato in sede di produzione dal leader dei Porcupine Tree Steven Wilson, ha presentato anche le edizioni rivisitate e potenziate di "In the wake of Poseidon" (Island 1970), "Lizard" (1970), "Island" (1971" e "Red" (1974). Per i fans crimsoniani e gli amanti della buona musica del Friuli-Venezia Giulia, però, giunge oltremodo significativa l'ultima riedizione dedicata a "Starless and Bible Black" (1974) dove spunta un piccolo capitolo davvero interessante della storia complessa dei King Crimson, con una liaison speciale con la città di Udine. In Friuli, Fripp e compagni, che per l'occasione erano Bill Bruford, John Wetton e David Cross, giunsero il 19 marzo 1974, festa di San Giuseppe. In quella data i Crimson aprirono ufficialmente la loro tournée europea e presentarono in concerto diversi brani dall'appena pubblicato "Starless and Bible Black". Durante il memorabile concerto pomeridiano, seguito da oltre 6.000 spettatori, venne eseguita pure una canzone mai suonata sino a quel giorno e di cui non c'era traccia negli album già incisi. "Guts on my side", questo il titolo, venne proposta solo a Udine. Nei concerti successivi scomparve dalla scaletta del re cremisi e, in definitiva, dal repertorio del gruppo. Di quella performance rimase traccia solo in alcune registrazioni private effettuate da diversi fan. Al Palasport Carnera, i King Crimson suonarono inoltre l'altrettanto inedita "Starless", più tardi incastonata nell'apocalittico "Red". Grazie dunque a quei provvidenziali "pirati" della registrazione live, da sempre eccessivamente vituperati dall'occhialuto chitarrista, "Guts on my side" può essere ascoltata e ne vale la pena. Il brano "udinese", di cui tutti i membri del gruppo persero memoria, ora appare sia nel cd che nel dvd che fanno parte dell'edizione del quarantennale di "Starless and Bible Black". Non solo. L'intero concerto di Udine del 1974 può essere scaricato in edizione MP3 o Flac dal sito della Discipline Global Mobile (www.dgmlive.com), l'etichetta privata di Robert Fripp. C'è ancora un interessante particolare. Tra le persone che hanno permesso alla DGM di poter pubblicare il raro concerto e l'inedita canzone, c'è anche un triestino, Mauro Degrassi, al quale i crimheads di tutto il pianeta devono tanta riconoscenza. Assieme a altri spettatori che incisero il concerto udinese con supporti tecnologici ancora rudimentali, Mauro ha consentito ai tecnici britannici di ricostruire e ripulire il documento sonoro, rendendolo accessibile a tutti gli appassionati del re cremisi. Dimostrando allo stesso Fripp che senza il suo/loro contributo, un pezzo di storia dei King Crimson sarebbe andato irrimediabilmente perduto.



Presso PALASPORT di UDINE 19 marzo 1974





 

Nasceva il 19 marzo del 1946 Keith Ellis


19 marzo: ricordiamo Keith Ellis, il bassista “nomade” che passò anche dai Van der Graaf Generator

 

Ricordiamo oggi Keith Ellis, nato il 19 marzo 1946. Bassista inglese dalla carriera irregolare e movimentata, ha attraversato gruppi diversissimi tra loro: The Koobas, The Misunderstood, Juicy Lucy, Boxer, Mike Patto. Una vita musicale fatta di spostamenti, di collaborazioni rapide, di quella dimensione un po’ randagia che appartiene ai musicisti sempre in viaggio.

Per noi rimane soprattutto il bassista dei Van der Graaf Generator del primo periodo. Con loro incise The Aerosol Grey Machine nel 1969, un album ancora acerbo ma già intriso di quell’inquietudine che diventerà il marchio della band. Ellis contribuì a dare al disco un’impronta più “rock”, più terrena, prima che il gruppo si spingesse verso territori più complessi e visionari.

Una vita breve, una traccia profonda

Keith Ellis morì nel 1978 durante una tournée in Germania. Una scomparsa improvvisa, quasi silenziosa, che colpì profondamente chi aveva condiviso con lui un tratto di strada.

Peter Hammill gli dedicò una canzone, Not for Keith, inclusa nell’album PH7 del 1979. Un omaggio asciutto, affettuoso, tipicamente hammilliano: niente enfasi, solo la memoria di un amico perduto troppo presto.

Di tutto un Pop…

Wazza



Van der Graaf Generator-1968
L-R: Peter Hammill, Keith Ellis, Hugh Banton, Judge Smith, Guy Evans

VDGG 1968 Hammill, Smith, Banton, Evans & Ellis


From left to right: Eric Burdon (Eric Burdon & The New Animals), Stu Leathwood (rythm guitar The Koobas), Keith Ellis (bass The Koobas), Roy Wood (The Move), Jimi Hendrix, Noel Redding, Carl Wayne (The Move), John Mayall (John Mayall's Bluesbrakers), Steve Winwood (Traffic), Trevor Burton (bass The Move), Roy Morris (lead guitar The Koobas). Photo taken in Zurich, Switzerland 1968 where they were all part of Pop-Montserkonzert

mercoledì 18 marzo 2026

Black Sabbath: accadeva il 18 marzo del 1973


18 marzo 1973: si conclude a Newcastle il “British Tour ’73” dei Black Sabbath

 

Il 18 marzo 1973, a Newcastle, si chiude il British Tour ’73 dei Black Sabbath. Un tour intenso, compatto, che registra il “sold out” in tutte le date: segno di una band ormai al massimo della potenza, capace di catalizzare un pubblico sempre più vasto e fedele.

Siamo nel pieno della loro stagione d’oro: Vol. 4 è uscito da pochi mesi, Sabbath Bloody Sabbath è alle porte, e il gruppo - Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward - sta definendo, quasi senza rendersene conto, il vocabolario dell’hard rock e del nascente heavy metal. I concerti di quel tour sono ruvidi, densi, fisici: volumi altissimi, atmosfere cupe, un impatto sonoro che all’epoca non aveva paragoni.

Un momento di passaggio

Il tour britannico del ’73 fotografa una band ancora unita, ancora affamata, prima delle tensioni e degli eccessi che segneranno gli anni successivi. È una fase in cui i Sabbath sono un blocco compatto, riconoscibile, quasi mitologico: quattro musicisti che stanno costruendo un linguaggio nuovo, senza preoccuparsi di definirlo.

Di tutto un Pop…

Wazza