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sabato 3 ottobre 2026

Banco del Mutuo Soccorso-"NUDO"


A fine settembre/inizi ottobre del 1997, il Banco del Mutuo Soccorso finiva di registrare l’album “Nudo”, doppio CD, una parte in studio, con la “suite” inedita Nudo, la seconda live, la maggior parte dei brani registrati dal vivo a Tokio nel maggio dello stesso anno.

Di tutto un Pop…

Wazza

Un doppio CD, il primo in studio e il secondo dal vivo. Il CD in studio era aperto da un brano inedito, una suite in tre movimenti che dà il titolo al disco: "Nudo", appunto. Il resto del cd era composto da alcuni brani storici incisi al Ribes Studio di Genzano il 13 e 14 aprile del 1997.

Il disco uscì per la Emi Italiana alla fine del 1997. Come detto il cd due era invece il risultato di una tournèe in Giappone, si sa sono sempre i giapponesi a riscoprire le cose, come insegna il mockumentary The Spinal Tap.

La band riprende il nome completo e anche la voglia di riproporre brani più articolati e vecchi successi. Un doppio cd che contribuisce alla rinascita del progressive italiano che negli anni 2000 vedrà una sequela di ristampe celebri e di ritorni inaspettati, e anche di fatto l’ultimo disco contenente un inedito del gruppo composto con Di Giacomo in vita.

I brani dal vivo sono registrati a cavallo tra Giappone e Italia. Per la precisione "La conquista della posizione eretta", "Metamorfosi", "Guardami le spalle" e "Roma/Tokyo" provengono dai concerti giapponesi del 25 e 26 maggio 1997 mentre "Bisbigli", "Passaggio", "Coi capelli sciolti al vento" e "Traccia" provengono da un concerto al Ciclodromo di Padova del settembre del 1995. È però l’inedito in studio a catturare l’attenzione.


Una suite in tre parti lunga circa 13 minuti che mostrava le caratteristiche che avevano reso celebre il gruppo negli anni ’70, partiture sinfoniche e pompose, ma anche una inedita tessitura rock che ben si amalgamava soprattutto alla bella e particolare voce di Di Giacomo che canta un testo davvero notevole. Belle le revisioni di alcuni grandi classici, su tutte "750 mila anni fa l’amore", che diventa una struggente ballata voce e pianoforte che strappa l’anima con un testo che racconta una storia d’amore impossibile ai tempi dell’evoluzione.

La parte live mostra un gruppo in piena forma, che riarrangia bene i vecchi brani senza snaturarli.

Il disco uscì anche in versione singola per il mercato internazionale mischiando brani reincisi e live.

Da lì partì per il Banco una breve seconda giovinezza.






venerdì 2 ottobre 2026

Compie gli anni Mike Rutherford


Compie gli anni oggi, 2 ottobre, Mike Rutherford, membro fondatore dei Genesis.

Inizialmente bassista, poi dopo la dipartita di Steve Hackett, si trasformò in chitarrista.

Oltre alla lunga carriera con i Genesis ha registrato due album solisti, e nel 1985 fonda il gruppo “Mike+ The Mechanics” con il cantante Paul Carrack.

Happy Birthday “Pluto”!

Wazza  






giovedì 1 ottobre 2026

Genesis, 1° ottobre 1972


Correva l'anno (quanti ne sò passati !!!) 1972, precisamente il 1° ottobre, a Newcastle City Hall. I Genesis erano nel pieno del "Foxtrot Tour", quello in cui Gabriel sorprese i suoi amici, presentandosi sul palco, con la "testa di volpe" e costumi vari (la prima volta fu a Dublino), e ciò cambiò radicalmente il modo di fare concerti dei Genesis. Gli altri non erano inizialmente d'accordo, come si legge nella varie interviste dell’epoca, ma poi tutto si appianò, visto che l'abilità di Gabriel diede una nuova potenzialità ai concerti e, soprattutto, fece aumentare di uno zero le tariffe d'ingaggio!


 Phil Collins nella sua autobiografia "No, non sono ancora morto":

"Prima di questo non c’erano stati indizi del fatto che Peter volesse cominciare a travestirsi. Come, più avanti, non ci avvertirà della maschera da fiore che indosserà per la parte di Willow Farm in Supper’s Ready, e nemmeno per la scatola triangolare che si mette in testa per la parte successiva, Apocalypse in 9/8. Le vediamo anche noi nello stesso momento in cui le vede il pubblico. Lui non vuole saperne di decidere in gruppo, in questi casi. (...) Queste sono le cose molto fuori dagli schemi che fa ora Peter Gabriel sul palco con i Genesis. Dopo Dublino, la signora Volpe ricompare in ogni concerto, sempre nello stesso punto. Ci abituiamo presto, ed è meglio per noi: una foto di Peter con il nuovo costume finisce dritta sulla copertina del Melody Maker, e fa aggiungere uno zero alla tariffa di ingaggio dei Genesis. Passiamo da trentacinque sterline a trecentocinquanta sterline a serata."
Iniziava l'era Gabriel!

...di tutto un Pop
Wazza




mercoledì 30 settembre 2026

Rovescio della medaglia: 30 settembre 1973



Nel numero di Ciao 2001 del 30 settembre 1973 si parla del Rovescio della Medaglia.
Si parla delle novità, dell'ingresso di Franco di Sabatino (ex Paese dei Balocchi) alle tastiere, che sposta il gruppo su atmosfere più classicheggianti e meno "hard", del nuovo album "Contaminazione", un concept con gli arrangiamenti curati dal maestro Luis Enriquez Bacalov, non nuovo a queste esperienze  avendo già lavorato con New Trolls e Osanna.
"Contaminazione", tra il rock e l'orchestra sinfonica, è considerato uno dei migliori album del Progressive Italiano...


…di tutto un Pop
Wazza





Si concludeva il
29 settembre 1971 il primo tour dei Led Zeppelin in Giappone.
I “ragazzi” rimasero estasiati nel vedere quanto il paese fosse tecnologicamente avanzato dal punto di vista industriale.
Jimmy Page racconta che tornarono in Inghilterra carichi di telecamere e hi-fi, visto il basso costo del materiale.

Il profitto del concerto di Hiroshima (27 settembre 1971) fu devoluto in beneficenza:


Sembra che durante il tour Robert Plant venne alle mani con John Bonham per un vecchio debito… l’intervento del manager Peter Grant mise le cose a posto!
Di tutto un Pop!
Wazza





martedì 29 settembre 2026

I Grand Funk Railroad il 29 settembre del 1973

Il 29 settembre del 1973, i Grand Funk Railroad raggiungono il primo posto nella classifica dei singoli statunitensi con "We're An American Band".

Di tutto un Pop…

Wazza


Il settimo album della band, “WE'RE AN AMERICAN BAND” (1973) 


Registrato in soli tre giorni ai Criteria Studios di Miami, prodotto dal talentuoso Todd Rundgren, è un altro esempio della vertiginosa velocità con cui si è sviluppato il rock.

L'album è stato n° 2 negli Stati Uniti e ha ottenuto un disco d'oro un mese dopo la sua uscita, merito alimentato dal successo del singolo “We're An American Band”.


We're an American band… 

We're an American band… 

We're coming to your town, we'll help you party it down. 

We're an American band… 

Parole semplici e dirette, copertina scarsa ed essenziale. È così che si presenta uno dei migliori dischi mai realizzati a marchio USA da uno degli ultimi gruppi che riempì gli stadi americani negli anni ‘80.

I Grand Funk nacquero come gruppo hard-blues col nome di “Grand Funk Railroad”, grazie al lead-singer e chitarrista Mark Farner, il bassista Mel Schacher e il batterista Don Brewer, tre ottimi musicisti che vengono troppo spesso dimenticati. Più tardi vi si affiancò anche il tastierista/cantante Craig Frost, il quale portò nel gruppo una vena di hard rock.

La band è famosa più che altro per le spettacolari performance live, al punto tale che la critica assegna loro il titolo di “loudest band in the world”, ovvero la band più rumorosa del mondo.

“We’re An American Band” è un disco dal facile ascolto, diretto ed immediato, che parla di feste, donne, alcool e della vita “on the road”, aprendo proprio con la title-track, una fantastica autocelebrazione di una band spaccaculo, il cui ritmo ha il potere di coinvolgerci fin dalle prime note. Il pezzo, scritto e cantato dal batterista, diventa subito uno dei capisaldi della band, immancabile nella scaletta dei concerti successivi. Il ritmo trascinante non è da meno in “Stop Lookin’Back”, i cui fraseggi di chitarra e basso si intrecciano in un alternarsi di linee melodiche, colorate dagli accenti di organo e dei piatti, con tanto di piccolo solo finale di batteria, una perla incastonata fra l’oro della canzone.

Dopo il discutibile episodio di “Creepin”, si arriva alla strepitosa “Black Licorice”, uno dei pezzi più travolgenti del disco, che si fa ascoltare ai massimi livelli, in cui Frost dona dei vocalizzi degni di Ian Gillan dei tempi d’oro, e un assolo di tastiera che non ha niente da invidiare a John Lord in suono e abilità; alla fine del pezzo, paragonabile ad un’esplosione collettiva, la band ci lascia di nuovo respirare, con un pezzo lento ma intenso, “The Railroad”, dove si riconosce finalmente la voce del grande Mark Farner, col suo accento americano e la sua calda timbrica, suggellata dalla parte corale. Per ogni amante del basso elettrico, suonato in modo ritmico e sincopato, “Ain’ t Got Nobody” è una vera chicca, una di quelle canzoni che ascolterei all’infinito, senza stufarmi mai… “Walk Like A Man” è un bel pezzo, superata solo da “Loneliest Rider”, il brano più emozionante del disco. Mark Farner, la cui nonna era indiana, scrisse questa canzone come dedica all’etnia che da sempre fu vittima di persecuzioni da parte dei coloni bianchi.

Tra le bonus track, le canzoni “Hooray” e “The End” (in cui è percepibile un’influenza Deep-Purpleliana) sono di ottimo livello, avrebbero dovuto essere parte del disco originale. La All American Band per eccellenza sfornò questo disco nel 1973, e rimane tutt’oggi uno dei più belli dell’intera discografia, purtroppo poco conosciuto.





Compie gli anni Jean-Luc Ponty

Compie gli anni oggi, 29 settembre, Jean-Luc Ponty, violinista francese che spazia tra jazz-fusion-rock prog.

Fu uno dei primi ad usare il violino elettrico.

Collabora per molti anni con Frank Zappa, e nel 2014 forma una band con Jon Anderson, ex cantante degli Yes

Happy Birthday Jean-Luc!

Wazza


Jean-Luc Ponty (Avranches, 29 settembre 1942) è un violinista francese, interprete di musica jazz fusion.

Dopo gli studi classici al conservatorio di Parigi, si dedicò al jazz guidato dalla passione per Miles Davis e John Coltrane. Ha lavorato con Stéphane Grappelli, la Mahavishnu Orchestra, Elton John, Franco Cerri, Alan Sorrenti partecipando all'album Aria, Daryl Stuermer e, soprattutto, con Frank Zappa.

Nel 1977 ha precorso l'uso del violino elettrico a cinque corde, con una corda più bassa accordata sul do. Ha anche utilizzato violini a sei corde (Violectra) con corde di basso in do e fa. Ponty è stato anche tra i primi a combinare il violino con MIDI, e distorsori.

Nel 2005 Ponty ha formato il "supergruppo" TRIO! con il leggendario bassista Stanley Clarke ed il virtuoso del Banjo Béla Fleck.