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sabato 28 gennaio 2023

Il compleanno di Robert Wyatt



Compie gli anni oggi, 28 gennaio, Robert Wyatt, cantante, compositore, tastierista, ma sopratutto batterista dei Soft Machine prima e Matching Mole dopo.

Dal 1973 è paralizzato agli arti inferiori, ma questo "handicap" non gli ha vietato di diventare un grande sperimentatore e ricercatore della musica, sia con i suoi numerosi lavori da solista, sia con collaborazioni con altri artisti.

Da sempre impegnato politicamente per i diritti umani.
Happy Birthday Robert!
Wazza






venerdì 27 gennaio 2023

Il compleanno di Nick Mason


Compie gli anni oggi, 27 gennaio, Nick Mason, batterista, polistrumentista, produttore, compositore, pilota automobilista... ma per tutti noi il batterista dei Pink Floyd.


Oltre alla lunga carriera con i Pink è stato produttore di Steve Hillage (ex Gong), Robert Wyatt (ex Soft Machine), Michael Mantler e il gruppo punk The Damned (poi dite male del punk...).
Premier e Ludwig sono le marche di batteria che preferisce.
Che altro dire... una leggenda!
Happy Birthday Nick!
Wazza







giovedì 26 gennaio 2023

INITIAL MASS-"ALLUVIUM", commento di Luca Paoli

 


INITIAL MASS-ALLUVIUM

Luminol Records

(13 pezzi | 59.51 min.) 

Commento di Luca Paoli

 

Alluvium è il quarto disco della heavy prog rock band con sede a Los Angeles Initial Mass.

Il lavoro, uscito per l’etichetta italiana Luminol Records, segue il già ottimo "Bending Light" del 2019 e si pone un gradino sopra per livello compositivo e strumentale rispetto al suo predecessore.


Initial Mass è un trio di heavy prog rock. La band è composta da Mark Baldwin (voce/chitarra), Kevin Robertson (batteria) e Scott Smith (basso).

Il loro stile musicale combina riff potenti, cori ottimamente costruiti ed arrangiamenti complessi per creare un suono unico e distintivo.

 

Il loro album di debutto, "Time & Measure", del 2016, ha offerto un viaggio oscuro, malinconico e melodico di auto-scoperta. Il loro secondo album, "Tidal Force", è stato un concept album epico, con un approccio più elaborato e calcolato rispetto al loro primo album. "Bending Light" del 2019 ha rappresentato uno sforzo più concentrato con meno enfasi sulla coesione tematica e con un suono più duro e diretto.

 

Alluvium è un nuovo concept che racconta la vita di un individuo come metafora dell'ascesa e della caduta dell'umanità. Il personaggio principale inizia il suo viaggio, giovane e ambizioso, emozionato per l’occasione di fare la sua impresa. Rapidamente, diventa sempre più intenzionato nel suo desiderio di prendere ciò che vuole dal mondo. Mentre diventa sempre più potente, respinge gli avvertimenti della coscienza della natura e, lasciando una scia di distruzione alle sue spalle, si ritrova isolato in un mondo che non può più sostenere la vita.

 

Le tredici tracce che compongono il lavoro vanno quindi ascoltate dall’inizio alla fine, lasciando scorrere, oltre le note, la trama di quanto raccontato.

 

Dal punto di vista strumentale la proposta della band è molto varia, e assieme a riff belli duri convive un forte sentore melodico che lo rende appetibile anche a chi non frequenta abitualmente territori musicali hard e heavy, e continui cambi di tempo ed umori lo fanno planare decisamente su territori prog.

Insomma, chi ha amato i Rush troverà pane per i suoi denti.

 

Il primo singolo, “Wake”, racconta molto bene quello che è poi la storia presentata nell’album ed è proprio Mark Baldwin a spiegarcelo:

 

Questa canzone non solo cattura praticamente ogni stato d’animo dell’album, ma è anche il culmine di tutto ciò che abbiamo fatto finora come band dal punto di vista musicale. È una canzone che ci ha davvero spinto oltre come unità musicale. Wake è uno dei punti cardine del concept, dove il personaggio centrale raggiunge il suo apice mentre è circondato dal caos e dalle infinite possibilità che le grandi città tendono a offrire. Questo è il punto della storia in cui tutto cambia”. 

Altri brani che ho apprezzato particolarmente sono l’epica “Hadean’s Fall”, “Memory Fade” con I   suoi cambi di mood, l’indole prog di “The Calling” e la traccia che chiude il disco, “In Store”, con un ritornello che ti rimane appiccicato e non si stacca più.

Come ho scritto sopra tutti I brani sono sopra la media e vanno ascoltati tutti come da scaletta per poter apprezzare il lavoro che, oltre ai muscoli, mostra una buona dose di melodia e momenti che ci portano in terreni prog.

 


LINEUP

Mark Baldwin: vocals/guitar

Kevin Robertson: drums

Scott Smith: bass

 

Alluvium track listing (cliccare sul titolo per ascoltare)

01. Hadean’s Fall

02. Trails Behind

03. Out of the Mold

04. Horizon

05. Wake

06. Calm Wind

07. Believers

08. Memory Fade

9. Drifting

10. The Calling

11. A Crown in the Dark

12. Vacant Throne

13. In Stone


Initial Mass:

www.initialmass.com

https://www.facebook.com/initial.mass

 

Luminol Records:

www.luminolrecords.com

https://www.facebook.com/luminolrecords/

 

Donato Zoppo

 

Synpress 44 | ufficio stampa

 

http://www.donatozoppo.it




Accadeva il 26 gennaio 1991


Era il 26 gennaio 1991. La sinistra giovanile organizza un concerto a Roma, in Piazza San Giovanni, contro la guerra del Golfo: partecipano oltre al Banco, Gino Paoli, Tullio de Piscopo,Teresa De Sio, Pierangelo Bertoli, Eugenio Finardi e molti altri (le foto del Banco sono di Michele Cecere)

Wazza







 

mercoledì 25 gennaio 2023

Van der Graaf Generator-"The long hello", un album (senza Peter Hammill) dimenticato... riascoltiamolo!


Qui Giovani nel gennaio 1974 pubblica un'intervista a Guy Evans.

L'ex Van der Graaf Generator parla del nuovo album "Points of view" in uscita… praticamente i VDGG senza Hammill.

L'album poi verrà chiamato "The long hello" e ci sarà anche un Pietro ma non sarà Hammill, bensì l'italiano Messina.

Wazza


The Long Hello” è un album strumentale di David Jackson, Hugh Banton, Guy Evans e Nic Potter, registrato nell'agosto 1973 e pubblicato in Italia nel 1974 (e in Gran Bretagna ed Europa nel 1976). Tutti erano stati membri dei Van der Graaf Generator, ma la band si era sciolta nell'agosto 1972 (riformata poi nel 1975).

Nel 1981 Potter ed Evans pubblicarono un seguito di questo album, The Long Hello Volume Two. C'è anche un Long Hello Volume Three (di Jackson e Evans, 1982) e Long Hello Volume Four (di Jackson, Evans e Life of Riley, 1983). L'album Gentlemen Prefer Blues (di Jackson, Banton e Evans, 1985) è talvolta considerato come una sorta di "Long Hello Volume Five".

L’album è stato progettato da Banton ed è stato mixato al Chalk Farm Studio, Chalk Farm, Londra.


Tracce

The Theme from (Plunge) (David Jackson) – 5:31

The O Flat Session (Pietro Messina) – 5:32

Morris to Cape Roth (David Jackson) – 6:33

Brain Sequestro (Hugh Banton) – 4:01

"Fairhazel Gardens" (David Jackson, Pietro Messina) – 7:56

Looking at You (David Jackson) – 6:16

I've Lost My Cat (David Jackson) – 8:28


Formazione

David Jackson - sassofono, flauto, pianoforte

Hugh Banton - tutti gli strumenti in "Brain Seizure", basso in "The O Flat Session"

Guy Evans - batteria

Nic Potter - basso

Ced Curtis - chitarra elettrica, basso in "Fairhazel Gardens"

Pietro Messina – chitarra elettrica, chitarra acustica, pianoforte






martedì 24 gennaio 2023

OSSO SACRO - “Urla dal confine”, commento di Andrea Pintelli


OSSO SACRO
“Urla dal confine”

(ZPL - Zoopalco Poetry Label, 2022)

8 tracce | 28.04

Commento di Andrea Pintelli


Ecco un prodotto che dedico a chi si lamenta che in Italia non si faccia musica seriamente, con professionalità e ispirazione e ricerca. Sentitamente polemica, questa invettiva è il frutto di una situazione stantia, in cui questi personaggi che si fermano a quel che passano le radio o i siti web più seguiti (visto che di giornali, ormai, se ne fanno sempre meno) sono gli stessi che poi si permettono di emettere sentenze senza voler conoscere, o almeno ascoltare, il vero cuore dell’arte. Basterebbe poco, e invece la moltitudine si ferma alla superficialità. Forse anche prima di essa.

Ma veniamo a noi. Siamo nel Sannio (Samnium in latinoSafinim in osco), che era la regione dell'Italia antica abitata dal popolo dei Sanniti (in latino Samnites, in osco Safineis) tra il VII-VI secolo a.C. e il I secolo d.C. Comprendeva buona parte dell'attuale Molise (eccetto la fascia litoranea) nonché il settore meridionale dell'Abruzzo e le aree nord-orientali della Campania, oltre a racchiudere alcune ristrette zone interne del Lazio sud-orientale e della Puglia e della Basilicata nord-occidentali.

Osso Sacro è un progetto di approfondimento, rielaborazione e riposizionamento delle narrazioni orali e sonore del territorio, appunto, sannita (ma non solo), nato dall’unione artistica tra il poeta e performer Vittorio Zollo e il polistrumentista Corrado Ciervo. Al duo si unisce in seguito Carlo Ciervo, musicista e producer. Sono i vincitori del Premio Dubito di Poesia con Musica nel dicembre 2021, che è il più importante riconoscimento italiano nel campo della poesia ad alta voce (spoken word, poetry slam) e della poesia con musica (spoken music, rap), dedicato alla memoria di Alberto ‘Dubito’ Feltrin, uno dei più noti e raffinati esponenti delle giovani generazioni.

Questo loro primo lavoro discografico e di live performance si intitola Urla dal Confine, pubblicato da Zoopalco alla fine del 2022. Le vicende parlate, suonate, cantate e performante si basano su fatti realmente accaduti, ricollocati dal poeta Zollo. Corrado Ciervo, artefice di ogni produzione musicale e microsfumatura sonora, recupera e riposiziona le sonorità del territorio.

Lasciamoci introdurre nel mondo Osso Sacro direttamente dalle loro parole:

“Urla dal confine è il frutto di un lavoro di ricerca su due campi differenti, quello poetico e quello musicale, entrambi connessi al Sannio. È un disco metastorico, una performance mitopoietica in cui tutto accade in un tempo altro e in una zona non ordinaria. Sono le grida mute che giungono dai margini di ogni paese, borgo o periferia. È l’intero globo in una sola contrada, precisamente ai confini tra Regno di Napoli e Stato Pontificio. Qui abbiamo collocato la nostra storia. Tutto nasce dall’urgenza di raccontare con uno sguardo altro una terra specifica, liminale, dalla bellezza ingenua ed estremamente eterogenea, evidentemente spigolosa, che spesso viene liquidata semplicisticamente come “area interna”. Il nostro è un tentativo di alimentare la fiamma delle tradizioni, contestualizzandole e posizionandole nel tempo materico in cui siamo, e non semplicemente custodirle per renderle immobili. Da qui l’idea di rendere contemporanei i suoni e le voci di una terra, che essendo millenaria appare immobile (ma che in realtà non lo è), attraverso la mitopoiesi (tendenza dello spirito umano a pensare o a interpretare la realtà in termini mitologici, n.d.r.). Siamo partiti da voci sconnesse tra loro, canti a distesa e tradizionali tramandati esclusivamente oralmente, linee melodiche che avevano perso la parola, e da lì abbiamo costruito la nostra opera, sia orale che musicale. Abbiamo processato suoni e contenuti. È ciò che facciamo, lavoriamo molto sul processo, il prodotto poi viene da sé. Dopo due anni di gestazione, abbiamo registrato le tracce in dieci giorni, con un'esperienza immersiva e totalizzante, all'interno di un vecchio essiccatoio per tabacco immerso nella natura tra le campagne di San Leucio del Sannio (BN), in quello che un tempo era il "locale a fuoco" del nonno di Vittorio, in una zona chiamata Ripa Lupina o anche Ripa delle Janare. All'interno dello studio che abbiamo allestito per l’occasione l’ambiente non era asettico, anzi c’erano vecchi libri e porte di legno, un quadro di Diego Armando Maradona (nostro protettore) e l’organetto del nonno di Vittorio. Elementi questi, con cui abbiamo voluto dialogare anche da un punto di vista sonoro”.

Urla dal confine”, prima canzone del disco, è musicalmente un dolcissimo inizio d’opera, marcato da quelle urla silenziose provenienti dai paesi e soprattutto dalle persone che abita(va)no il Sannio, Oltre al canto sentitissimo, la voce stessa narra queste vicende con un candore fatto di storie millenarie che Osso Sacro vuole rapportare ai giorni nostri, riuscendovi. Una carezza che profuma di storia popolare. “Muovo i fili” è una poesia decantata con rara intensità. Ascoltatene le parole per il vostro piacere. “Demetra sul tamburo” si muove fra elettronica, esposizione profumata di hip hop, linee melodiche di nuova musica tradizionale, insomma un crescendo emotivo che rende l’idea di quanto profondo sia il messaggio che Osso Sacro vuole passare. “Le serpi angizie” è un brano “esteso e aperto”, una sorte di dare-avere fra i ragazzi del gruppo e il Sannìo, dove gli echi del passato si tatuano nelle parole che Vittorio espone e scrive sulle lande della sua terra interiore. L’armonia di questa traccia è ben sottolineata da un mondo variegato di suoni che si sposano in maniera mirabile. “Affacciati” è una fotografia del Sud, talmente perfetta che se ne possono captare i profumi e i sentori, come le lacrime legate al momento. Non è situazionismo, ma un mondo arcaico che ti investe e pervade col suo carico di umanità popolare. “Judeca”, ovvero il ritmo al servizio della testimonianza. Energia, fierezza, storia. Potrebbe durare due ore e non stancherebbe; ma, forse, è giusto che sia racchiusa in quattro minuti e mezzo, dove il teatro si fa vita. Da fremito. “A ‘beat”, più pacata della precedente, si adagia sulla piacevolezza delle sensazioni che riesce a trasmettere. Calorosa come solo il Meridione sa essere, abbraccia e non lascia al proprio destino: resta per proteggere, come fosse un’invocazione. “Pruserpina”, singolo ricavato dal disco, da sola può fare capire quanta bontà e qualità ci sia nel lavoro di Corrado e Carlo Ciervo, creatori di tappeti sonori che non sono mai sottofondo alle parole di Vittorio Zollo, ma protagoniste (tanto quanto lui) di questo lavoro d’eccezione.

La tradizione continua a vivere perché si reinventa, si mischia con altri messaggi, personaggi e culture; se fosse sempre riproposta tale e quale, nonché fine a sé stessa, essa morirebbe in poco tempo (i puristi se ne facciano una ragione). Se anni fa gli Agricantus vinsero il premio Tenco come miglior album in dialetto, non vedo perché non assegnare il prossimo agli Osso Sacro.

Un popolo senza la conoscenza della propria storia, origine e cultura è come un albero senza radici” (Marcus Garvey). Condivisibile, vero?


Tracklist 

  1 – Urla dal confine

2 – Muovo i fili

3 – Demetra sul tamburo

4 – Le serpi angizie

5 – Affacciati

6 – Judeca

7 – A’ Beat

8 - Pruserpina


Ospiti


Dennj De Nisi - voce

Alfredo D'Ecclesiis - voce

Vittorio Coviello - flauto traverso

Toi Giordani - poesia e grafiche


La copertina è opera di Toi Giordani del collettivo Zoopalco.

Il fonico che ha registrato il disco è Raffaele Morabito.

Il fonico che ha mixato e masterizzato il disco è Claudio Auletta Gambilongo di Multiversi Lab.

Il disco è prodotto dall'Etichetta bolognese ZPL - Zoopalco Poetry Label.

Il lavoro grafico è di Toi Giordani del collettivo Zoopalco.

  

Osso Sacro: 

https://www.facebook.com/lossosacro 

Zoopalco:

https://zoopalco.org/ 

Donato Zoppo 

Synpress 44 | ufficio stampa 

http://www.donatozoppo.it

  

 




Francesco Di Giacomo: accadeva il 24 gennaio del 2013


La differenza tra la favola e lutopia è che la prima inizia con “Cera una volta”, e pretende di essere creduta” la seconda inizia con  “Ci sarà… forse”, ma ci devi credere tu .
(Francesco Di Giacomo)

Era il 24 gennaio 2013, quando Francesco di Giacomo, presentò la prima di "Cenerentola - La parte mancante".
Per non dimenticare
Wazza

24 Gennaio 2013 - All'Auditorium Parco Della Musica a Roma, va in scena la prima di "Cenerentola la parte mancante", spettacolo multimediale di Francesco di Giacomo.
Di seguito sono riportate sia la presentazione e la recensione di questo particolare e straordinario spettacolo, nato dalla mente di Francesco, arrangiato e musicato da Paolo Sentinelli.
Piccolo aneddoto personale. Quella sera con molta rammarico, dovetti rinunciare allo spettacolo, avevo mia moglie "zincata" a letto con un'emicrania micidiale e non me la sono sentita di lasciarla sola. Ho detto..."và beh, lo vedrò la prossima volta..." Purtroppo la "Favola", si è interrotta per sempre, è ho avuto modo di vederne solo un "assaggio", recitato da Francesco qualche mese dopo alla "Festa Maltese".
Ma è necessario ricordarlo a chi la visto, e farlo conoscere a chi non ne sapeva l'esistenza... leggete sotto.
per non dimenticare.
Wazza


Francesco Di Giacomo in Cenerentola. La parte mancante
di   Alessandro Sgritta

Giovedì 24 gennaio alla Sala Petrassi dell'Auditorium Parco della Musica di Roma la prima dello spettacolo Cenerentola. La Parte Mancante, di e con Francesco Di Giacomo (voce), Fabio Massimo Iaquone (regia) e Paolo Sentinelli (arrangiamenti).
Giovedì 24 gennaio alla Sala Petrassi dell'Auditorium Parco della Musica di Roma la prima dello spettacolo multimediale Cenerentola. La Parte Mancante, di e con Francesco Di Giacomo (voce, musica e testi), Fabio Massimo Iaquone (regia) e Paolo Sentinelli (arrangiamenti, musica e testi), in scena con Ashai Lombardo Arop
"Cenerentola è un pretesto per riflettere, attraverso la favola di tutte le favole, sul mondo del senso creato culturalmente. Lo spettacolo sarà composto da sette quadri più un prologo ed un epilogo. Nove differenti situazioni dove i testi, i suoni, le immagini e le canzoni ci racconteranno delle storie avvalendosi della tecnologia, come strumento complementare di comunicazione.
E  uno spettacolo multimediale che offrir à  spunti e ragionamenti per una riflessione sull’indecifrabilità  di questo presente ricco di   possibilità  ingannevoli che ci fanno intravedere una parvenza di riscatto a buon mercato. Queste   possibilità  come  la scarpetta  di Cenerentola, diventano le nostre protesi -inganno, sempre maggiori, sempre più diffuse. Siamo nascosti dietro di esse.
Che hanno trasformato la nostra società e che fanno parte di un sistema cieco che manipola l’uomo, promettendo un sogno di comodità  infinita esattamente come il principe a Cenerentola.
Ma la nostra eroina esce dalla realtà/fiaba sovvertendo il suo stesso personaggio ribellandosi ai luoghi comuni per la sopravvivenza in questa vita.
Cosa succederebbe se fossimo padroni del nostro futuro? Ci sarebbe condivisione?
Intimità? Distanza? Illusione? Arte? Dove portano le immagini e i suoni?
Mentre mi pongo queste domande desidero rispondermi con gli occhi, con i volti, il sudore, il calore della parola dei suoni per passare in un  esperienza raccontata con la democrazia dei sensi e delle emozioni.
Mi piace pensare a questo spettacolo come ambientato in una camera anecoica per ritrovarsi nella dimensione infinita e nell’assenza di riflessioni; questo per tenere lontani i condizionamenti".
(Francesco Di Giacomo)

"Vorrei che i suoni e le immagini di questo spettacolo, come Metabole, si staccassero da tutti i rumori di fondo".
(Fabio Massimo Iaquone)


FRANCESCO DI GIACOMO
in
CENERENTOLA
La parte mancante

Giovedì 24 Gennaio Sala Petrassi ore 21
AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA (ROMA)

di Fabio Massimo Iaquone, Francesco Di Giacomo, Paolo Sentinelli
regia: Fabio Massimo Iaquone
produzione: Fattore K. con Immagini Audio srl
creazioni video: Fabio Massimo Iaquone e Luca Attilii
musica e testi: Francesco Di Giacomo e Paolo Sentinelli
arrangiamenti: Paolo Sentinelli
in scena: Francesco Di Giacomo, Paolo Sentinelli e Ashai Lombardo
Luci: Diego Labonia
fonica: Maurizio Matteo D  Errico
scene e costumi: Erminia Palmieri
attrezzeria: Francesca Rossetti
aiuto regia: Luca Attilii e Ugo Bentivegna
direttore di produzione: Paolo Monaci Freguglia
organizzazione: Ippolita Nigris Cosattini

si ringrazia Fonderia 900 - Roma