RocKalendario
del secolo scorso – Settembre
Di
Riccardo Storti
1956 –
L’11 ottobre 1956, Elvis Presley fece la storia nel leggendario Cotton Bowl di
Dallas, in Texas. Ben 26.500 fan gremirono lo stadio per vedere il futuro re
del r’n’r, appena ventunenne, stabilendo un nuovo record per gli spettacoli dal
vivo a Dallas e attirando una delle folle più numerose mai viste a un concerto
fino a quell’epoca. L’esibizione al Cotton Bowl si svolse in un anno
straordinario per Elvis: aveva conquistato le classifiche discografiche, si era
esibito in memorabili trasmissioni televisive nazionali e si stava preparando
all’uscita del suo primo film, Love Me Tender, prevista per il mese
successivo.
Quel giorno d’ottobre, il pubblico non assistette semplicemente a un altro concerto: stava vedendo un giovane artista contribuire a cambiare per sempre il corso della musica americana e della cultura popolare.
1966
– The Otis Redding Dictionary of Soul: Complete & Unbelievable
è molto più di una raccolta di brani: è la prova di quanto Otis Redding sapesse
trasformare ogni canzone in un’espressione personale e inconfondibile.
Registrato con i musicisti della scena Stax, tra cui Booker T. & the
M.G.’s, Isaac Hayes e i Memphis Horns, il disco cattura l’artista nel pieno
della maturità, con un suono compatto e vibrante che passa dal groove
travolgente alla malinconia.
L’apertura con Fa-Fa-Fa-Fa-Fa
(Sad Song) fissa il tono: ritmo contagioso, fiati incisivi e una voce che
sembra sorridere mentre racconta comunque qualcosa sulle avversità della vita.
Ma l’album non vive solo di energia: Tennessee Waltz diventa una ballata
struggente, mentre Try a Little Tenderness cresce con pazienza, dalla
delicatezza iniziale a un’esplosione vocale e strumentale che ne fa il vertice
del disco.
Tra le sorprese spicca Day
Tripper, il brano dei Beatles trascinato nel soul grazie a
un’interpretazione più robusta e a fiati che ne cambiano il carattere. Gli
originali, da I’m Sick Y’all a Ton of Joy e Hawg for You,
mostrano invece il suo talento per ritmo e immediatezza.
Come promette il titolo, l’album regala molte sfumature del soul senza ridursi a vetrina di virtuosismi: la sua forza sta nell’equilibrio tra interprete, canzoni e band.
1976
– Dopo la suggestiva colonna sonora di Garofano Rosso, il Banco del Mutuo Soccorso ritorna con un album di canzoni e musica: Come
in un’ultima cena. Si sceglie, in qualche modo, di rimanere fedeli
all’ottica del concept album con una serie di tracce in cui il racconto delle
liriche di Francesco Di Giacomo si sposano con le composizioni strumentali dei
fratelli Nocenzi, coadiuvati – in sede creativa – dal chitarrista Rodolfo
Maltese, entrato ufficialmente in line-up. Un gran bel disco di progressive
rock, vivacizzato da intuizioni jazzistiche (lo swing claudicante di Fino
alla mia porta) e reso ancora più brillante da una riconfermata vena
classico-novecentesca (spunta sempre Stravinsky in Slogan), tra panneggi
acustici e reminiscenze folk (Quando la buona gente dice). A tal
proposito ben si sposa la joint venture con il violino di Angelo Branduardi, la
cui presenza calza a pennello in formazione (e più tardi il connubio darà vita
a quella mitica carovana mediterranea).
Talvolta, esaltando – a ragion
veduta – il “salvadanaio”, Darwin! e Io sono nato libero, questo
disco ce lo dimentichiamo un po’, eppure ci sono vere e proprie gemme di
poesia: penso al profilo melodrammatico di È così buono Giovanni ma… e a
quello più rinascimentale di La notte è piena; sul versante più
eminentemente musicale svetta il contrappuntismo prog di …A cena, per
esempio, Voilà Mida (il guaritore) e di Il ragno (su tempi
composti come in Si dice che i delfini parlino).
A proposito del legame tra Banco e Branduardi, l’occasione è buona per dare un occhio al concerto Rai del 1977 presso gli studi di Via Asiago.
1986
– È marzo, quando Lucio Dalla parte con gli Stadio per una lunga tournée
che lo porterà addirittura in giro per gli Stati Uniti. Il culmine di questo
tour sarà il concerto al Village Gate di New York il 23 marzo 1986. Addirittura,
la Rai per l’occasione preparerà uno speciale; ma c’è di più visto che, dato il
successo dell’evento e la buona riuscita della performance, ci sono tutti i
presupposti per un’iniziativa discografica.
Così è nato DallaAmericaCaruso
e, dal titolo, si scorge anche l’inedito, perché, in mezzo ai soliti e
amatissimi evergreen (tratti da Dalla e da Lucio Dalla ma anche
dal recente Viaggi organizzati), c’è una new entry, destinata a
diventare una pietra miliare della carriera di Dalla, ovvero Caruso.
L’album (doppio) uscirà il 10 ottobre 1986.
Ricordiamo che nel 2023 Walter Veltroni, in qualità di regista, ha diretto Dallamericaruso - Il concerto perduto, documentario grazie al quale possiamo assistere integralmente al concerto.
1996 – Strani giorni, viviamo strani giorni. È un Franco Battiato un po’ apocalittico, quello che fa capolino dal nuovo CD L’imboscata, uscito il 23 ottobre del 1996. Secondo album con il filosofo Manlio Sgalambro, l’opera viene ricordata per l’hit La cura, indubbiamente una delle canzoni più efficaci nella memoria melodica italiana, ma, dentro L’imboscata, c’è anche altro; anzi, la vera imboscata sta proprio in questa scelta di Battiato di affidarsi alle sonorità del presente, quelle del rock alternativo internazionale tra chitarre distorte, campionamenti, timbriche elettroniche e spruzzate di noise. Così l’opener Di passaggio e la successiva Strani giorni colpiscono come un pugno nello stomaco per le felici consonanze quasi post-punk (idem nel finale di Serial killer) con un’inedita coppia ritmica formata da Gavin Harrison e Saturnino, più la chitarra frippiana di David Rhodes.
E nel disco ci sono pure Antonella Ruggiero (in perfetta sintonia nell’incipit e in Strane previsioni) e Giovanni Lindo Ferretti (in ...Ein Tag aus dem Leben des kleinen Johannes). Tra gli altri brani, spiccano la vena cantautorale di Ecco com’è che va il mondo e Memorie di Giulia e il lirismo di Segunda feira e Amata solitudine.






































