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giovedì 9 aprile 2026

9 aprile 1969- Il primo concerto dei King Crimson


9 aprile 1969-primo concerto dei King Crimson

Visti gli scarsi risultati ottenuti, e non d'accordo con Robert Fripp per le sue scelte musicali, più sperimentali, Peter Giles, fratello del batterista Mike, lascia il gruppo. Questo piccolo terremoto diede via ad un nuovo progetto, Fripp chiamò Greg Lake, bassista e cantante, e coinvolse anche Ian Mc Donald, dando vita ad un gruppo di quattro elementi (Fripp, Giles, Lake, Mc Donald) con la collaborazione del giovane poeta Pete Sinfield.
Il gruppo si chiude in "clausura" per tre mesi, tutti i giorni provano assiduamente, Sinfield e Mc Donald scrivono il brano "In The court of the Crimson King", da cui verrà tratto il nome della band.
Con questo nome esordiscono ufficialmente dal vivo il 9 aprile 1969, allo Speakeasy Club di Londra; la band ebbe un riscontro enorme, e si fece un certo nome nel giro. La BBC, sempre attenta alle realtà giovani, invitò il gruppo a registrare quattro brani, per poi trasmetterli nel programma radiofonico Top Gear.


Furono scritturati dal proprietario del Marquee Club, che li fece suonare la prima volta nel maggio 1969 come gruppo di spalla dei più famosi "Steppenwolf". Da questo momento la loro carriera fu un crescendo continuo, e nel corso del 1969 parteciparono al grande concerto dei Rolling Stones all'Hyde Park, davanti a 300,000 persone; furono poi invitati in America, al "Palm Beach Festival", e ottennero un contratto con la Island Record; ad ottobre pubblicarono "In the court of the Crimson King", il resto... è "patrimonio dell'Unesco"!
... di tutto un POP

WK


Compie gli anni Lino Ajello


Compie gli anni oggi, 9 aprile, Lino Ajello, chitarrista del Balletto di Bronzo dal 1969 al 1973, con cui incide gli album "Sirio 2222" e "YS". Abbandona il gruppo per trasferirsi nel nord Europa.

Nel 2016 incide insieme a Marco Cecioni "Cuma 2016 DC", a nome Il Balletto di Bronzo di Lino Ajello e Marco Cecioni, con Gianni Leone special guest.

Happy Birthday Lino!
Wazza


È il giugno del 1972 quando la Polydor pubblica l’immenso "Ys", caratterizzato da un elegante art-work. Un coro di voci sussurrate, intensamente liriche, fungono da apripista al momento di apertura, la meravigliosa Introduzione, delineata sulle ancestrali atmosfere dell’organo di Gianni Leone, capace di estasiare mediante complicati fraseggi strumentali dalla forte intensità espressiva: il clima quasi claustrofobico e l’inquietante insieme d’atmosfera dell’opening-track viene ulteriormente scandito da iperboliche variazioni ritmiche grazie ai tempi dispari di Stinga e da alchemici passaggi di chitarra del funambolico Lino Ajello che evocano lo scomodo spettro frippiano. Dissonante e articolato nel suo svolgersi appare anche il secondo titolo dell’album, Primo Incontro, con la timbrica particolarmente enfatica del leader a contrastare strutture variamente spigolose e refrattarie a qualsiasi concessione melodica, tra continui stacchi percussivi, repentini cambi di tempo e un dualismo chitarra-tastiere veramente originale, che si lancia anche in digressioni di pura matrice umoristico-sperimentale. Gli echi amplificati di una tonalità vocale proveniente da infiniti, sconosciuti spazi si dischiudono come una delle molteplici variabili stilistiche presenti in Secondo Incontro, raffinata danza sonora che assorbe istanze magiche di dark-progressive dai registri evoluti e personali, agitandosi copiosamente tra sollecite progressioni strumentali dal vago sapore spettrale ed alambiccati vortici basso-batteria dall’evidente piglio jazz-rock. Terzo Incontro, paragonabile stilisticamente all’episodio precedente. è costituita da frequenze di elevato spessore qualitativo, espandendosi come un’altalenante sequenza di multicolorate valenze dai tratti cangianti e difformi, ostentando inoltre la cultura di stampo classicistico propria dell’estroso Leone. Epilogo risplende ancora di impervi percorsi armonici, tra le volute «emersoniane» dell’organo, le liquide punteggiature di piano e le sofisticate basi ritmiche, tutti segnali espressivi che accentuano l’estetica magnificamente introspettiva di un suono talmente unico e irripetibile, da non avere alcun termine di paragone non soltanto in campo nazionale, ma nello scenario progressivo mondiale degli anni Settanta. Dall’album viene estratto anche un 45 giri promozionale che riporta sulle due facciate Primo incontro e Secondo Incontro. Dalle registrazioni di un provino di Ys - effettuate a Milano nell’ottobre 1971 - è stato estratto un CD di quindici minuti edito nel 1992 comprendente Introduzione e Secondo Incontro che presentano delle sostanziali differenze rispetto alle versioni definitive. Introduzione ha un inizio spettrale senza i magnifici cori della versione originale. Entra poi in scena la voce di Leone che anche nel successivo intervento «scandisce» in maniera poco limpida, inserendosi fra imperiosi stacchi tastieristici e il drumming in tempi dispari di Stinga che interagisce con il solido basso di Manzari. Il sound è ovviamente grezzo e frastagliato con atmosfere tipicamente crimsoniane. Migliore la qualità sonora della parte vocale in Secondo Incontro (3 minuti e 39 secondi) dalle immagini squassanti con basso e tastiere in prima linea.

(Alberto Santamaria, Musikbox luglio/agosto 2002)

BALLETTO di BRONZO a Rimini 1970



Lino Ajello e Vito Manzari, bassista del Balletto di Bronzo, 1971


Lino Ajello - Gianni Leone - Gianchi Stinga 2014

Buon compleanno Steve Gadd


Compie gli anni oggi, 9 aprile, Steve Gadd, batterista statunitense considerato uno dei più influenti al mondo. Ha suonato praticamente con tutti i grandi del rock, pop, jazz…

Gadd è noto per la sua tecnica precisa, il suo groove impeccabile e la sua versatilità stilistica, che gli hanno permesso di lavorare in un'ampia varietà di generi musicali, tra cui jazz, rock, funk e pop.

Gadd ha iniziato a suonare la batteria in tenera età e ha studiato con rinomati insegnanti. Negli anni '70 è diventato uno dei turnisti più richiesti, suonando in innumerevoli album di artisti di fama mondiale come Steely Dan, Paul Simon, Eric Clapton, James Taylor, Chick Corea e molti altri.

È stato membro di importanti gruppi come Stuff e la Steve Gadd Band.

Oltre al suo lavoro come turnista, Gadd ha pubblicato diversi album.

Lo stile di Gadd è caratterizzato da una combinazione di precisione tecnica, groove profondo e musicalità.

È noto per la sua capacità di creare parti di batteria uniche e memorabili che si integrano perfettamente con la musica.

La sua influenza su altri batteristi è immensa, e il suo approccio alla batteria è studiato e ammirato in tutto il mondo.

Gadd è stato inserito nella Modern Drummer Hall of Fame nel 1984.

Ha ricevuto un dottorato onorario in musica dal Berklee College of Music nel 2005.

Ha vinto un Grammy Award per il miglior album strumentale contemporaneo con la Steve Gadd Band nel 2018.

Ha ricevuto l'American Drummers Achievement Award nel 2003.





 Eric Clapton, Willie Weeks, & Steve Gadd


 Pino Daniele, Steve Gadd, Rino Zurzolo e Mel Collins 1985



Paul McCartney, Denny Laine, Steve Gadd
AIR Studios, Montserrat, 1981
 Photo by Linda McCartney





mercoledì 8 aprile 2026

Il compleanno di Steve Howe e Roger Chapman




L'8 aprile presenta un doppio compleanno, quello di Steve Howe e di Roger Chapman, il primo abile ed affermato chitarrista, il secondo una delle migliori voci in assoluto nel campo musicale...
Happy "double" Birthday
Wazza

Steve Howe, chitarrista, compositore, noto a tutti per essere il chitarrista e coautore di molti successi degli YES, nonché co-fondatore del gruppo prog "Asia".
Virtuoso della chitarra, sia elettrica che acustica, ha fatto la fortuna di tante marche di chitarre; la Gibson, parlando di Howe ha detto: "Ha elevato la chitarra rock al rango di forma d'arte". Mentre la "Martin", nel 2000, ha prodotto una serie a tiratura limitata di chitarre acustiche chiamata "Steve Howe Signature"
Insomma un grande!




Roger "Chappo" Chapman, grande voce dei Family, uno dei gruppi "più avanti" degli anni '70, una straordinaria fusione di psichedelia e progressive. Hanno aperto la strada a molti gruppi che raccoglieranno più successo di loro. Roger con la sua voce potente e tremolante, ha influenzato molti cantanti, su tutti Peter Gabriel e il "nostro" Bernardo Lanzetti.
Un artista, un gruppo da rivalutare..
E' stato anche il cantante dei Streetwalker, e altre collaborazioni, Un'anima libera e selvaggia.





lunedì 6 aprile 2026

Syd Barrett: accadeva il 6 aprile del 1968


Il 6 aprile 1968 Syd Barrett, cantante, compositore e chitarrista, lascia la "sua" band, i Pink Floyd, per seri problemi mentali dovuti all'abuso di droghe.
Dopo l'uscita dal gruppo pubblicò due album e si dedicò alla pittura.
Molti musicisti si sono ispirati al suo innovativo stile di suonare la chitarra.

Di tutto un Pop...
Wazza 


SYD BARRETT esce ufficialmente dai Pink Floyd il 6 aprile del 1968. Il motivo dell'abbandono sono i suoi problemi psichiatrici, aggravati dall'uso di droga.
Syd, agli inizi della carriera dei Pink Floyd, aveva cominciato da subito a scrivere canzoni per il gruppo, influenzato dalla corrente psichedelica che in quegli anni viveva il periodo di massimo splendore. Con l'avvento della popolarità, lo stress della vita "on the road" e l'abuso di droghe, in particolare LSD, cominciarono a minare la sua salute mentale. Nel gennaio del 1968 infatti l'amico David Gilmour si unì alla band per aiutarlo a suonare e cantare dal vivo. Il comportamento di Syd diventò tuttavia sempre più insostenibile: si estraniava spesso, rimanendo assente dalla realtà e, come testimoniarono gli altri membri del gruppo, capitava che nel bel mezzo di un concerto cominciasse a guardare nel vuoto, o che decidesse di scordare le corde della propria chitarra durante un'esibizione, senza alcun motivo.

L'ultimo concerto al quale prenderà parte Syd Barrett sarà quello del 20 gennaio 1968 a Hastings. Si ritirerà poi nella sua città natale, Cambridge, dove condurrà una vita tranquilla e appartata fino al giorno della sua morte, avvenuta il 7 luglio 2006.

Pink Floyd 1965 The band consisted of Roger, Syd, Nick, Richard, and Rado 'Bob' Klose (second right in this picture), who was to leave the band in the spring of that year






6 aprile 1967: Rolling Stones al Palasport di Roma...



6 aprile 1967 Rolling Stones al Palasport di Roma, la stampa mette in risalto i vip presenti (alcuni decisamente insospettabili...

Roma, 6 aprile 1967 – I Rolling Stones e l’Italia che si scopre diversa


Il 6 aprile 1967 i Rolling Stones arrivano al Palasport di Roma in un’Italia che osserva il rock come un corpo estraneo, qualcosa da contenere più che da accogliere. La giornata è divisa in due spettacoli, e già questa scelta racconta un Paese che tenta di gestire l’imprevedibilità con la prudenza di chi non sa ancora bene cosa aspettarsi.

Il pomeridiano è un piccolo terremoto. Il pubblico più giovane si muove come un’onda che non conosce regole: sedie rovesciate, corse verso il palco, qualche ferito, un ragazzo portato via in barella dopo una caduta maldestra. 

La polizia presidia gli ingressi, mentre Silvio Noto, volto rassicurante della Rai, prova a riportare ordine con un ammonimento che oggi suona quasi surreale: se non si fossero seduti, gli Stones non sarebbero saliti sul palco. È un frammento che restituisce perfettamente il clima dell’epoca, quando il rock era percepito come un fenomeno da sorvegliare, più che da ascoltare.

La sera, invece, il Palasport cambia pelle.

Il pubblico è più composto, e soprattutto compaiono figure inattese: Gina Lollobrigida, Jane Fonda, Brigitte Bardot, Roger Vadim, Vittorio Gassman. La stampa del giorno dopo insiste su questa presenza quasi cinematografica, come se il concerto fosse diventato un osservatorio privilegiato per capire la frattura culturale in corso. Il jet set europeo assiste con un misto di curiosità e distacco all’irruzione di una musica che non appartiene al loro mondo, ma che sta già ridisegnando quello dei più giovani.

Sul palco gli Stones sono ancora nella loro formazione originaria, con Brian Jones in un momento di fragile lucidità. È uno degli ultimi tour in cui appare in buona forma, polistrumentista inquieto che aggiunge sfumature preziose a un suono che sta diventando sempre più riconoscibile. L’acustica del Palasport non aiuta: il riverbero impasta tutto, ma non basta a spegnere l’impatto di una band che, anche in condizioni imperfette, riesce a imporsi come presenza necessaria.

Riletto oggi, quel 6 aprile 1967 sembra un punto di passaggio. Da una parte un’Italia che tenta di contenere il nuovo dentro le regole del vecchio; dall’altra una generazione che non vuole più restare seduta, letteralmente e simbolicamente. In mezzo, un concerto che non è solo un evento musicale, ma un frammento di storia culturale: un luogo in cui si incrociano entusiasmi, paure, curiosità e un’idea di futuro che sta arrivando più in fretta di quanto il Paese sia pronto ad accogliere.

 

domenica 5 aprile 2026

Rolling Stones in Italia nell'aprile 1967

1967 Rolling Stones a Milano


Aprile 1967: i Rolling Stones arrivano per la prima volta In Italia, precisamente dal 5 al 9.

Scene di isterismo, qualche incidente, la provincialità della stampa italiana.
Artisti spalla come "Al Bano", "New Trolls", "Stormy Six (non ancora politicizzati).
Due concerti al giorno di massimo 40 minuti.
A Roma tra gli ospiti molti "vip": Gina Lollobrigida, Vittorio Gassman, Brigitte Bardot, Jane Fonda... in sintesi il primo tour italiano degli "immortali" Rolling Stones.

Di tutto un Pop…
Wazza

Arrivo a Bologna

(ricordo di Emiliano Mondonico )

Sabato 8 aprile 1967: i Rolling Stones sono a Milano per due concerti al Palalido, uno pomeridiano e uno serale. Sugli spalti c’è anche Mondonico, allora promettente ala della Cremonese che si fece squalificare apposta in una partita del campionato di serie D per assistere all’evento.

Mi sono fatto squalificare la domenica precedente. Gli Stones avrebbero suonato al sabato sera ed è chiaro che la trasferta sarebbe partita il sabato pomeriggio. Dovevamo giocare a Mestre. Mi sono fatto espellere. Fisicamente non ero in grado di fare dei falli e allora ho cominciato a lanciare improperi all’arbitro. Quando lui si girava per vedere chi era, mi giravo anch’io. E non riusciva a capire chi fosse l’autore delle provocazioni. Alla fine, ha compreso. <<È lei che mi ha insultato per tutta la partita!>>. L’importante era che mi buttasse fuori, così da potere andare a vedere gli Stones”.

1967 - Roma - I ROLLING STONES AL PALASPORT