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giovedì 25 giugno 2026

Compie gli anni Carly Simon

La classe è classe.

Happy Birthday Carly!

Wazza

Era il 25 giugno del 1945 quando Carly Simon nacque nel Bronx, la nota contea a nord di Manhattan. Suo padre era il cofondatore della Simon & Schuster - una delle più grandi case editrici statunitensi - e un pianista appassionato di musica classica. La madre di Carly, invece, era una cantante e attivista per i diritti civili. Così, fin da piccola, la Simon venne introdotta al mondo della musica grazie alla grande passione e al grande estro creativo dei suoi genitori.

Purtroppo, però, la sua infanzia non è stata idilliaca: da adulta, la cantante avrebbe rivelato di essere stata vittima di violenza sessuale da parte di un amico di famiglia quando era ancora una bambina. Probabilmente in seguito a questo evento traumatico, da ragazzina iniziò a balbettare e venne sottoposta dai genitori a diverse visite psichiatriche con relative cure che, però, non portarono a nulla di buono.

Finché un giorno, forse per puro caso, Carly si rese conto che la cosa che le veniva più naturale era cantare: in effetti, quando cantava i balbettii si fermavano e (come spesso accade a molte persone che soffrono di balbuzie) riusciva a cantare senza problemi.

Iniziò così a scrivere canzoni utilizzando il canto come mezzo espressivo per superare il senso di soffocamento che le dava il parlato comune. 

Nella seconda metà degli anni 60, queste canzoni divennero la base per creare un gruppo con sua sorella Lucy, le Simon Sisters. Dopo un paio di dischi di scarso successo commerciale, tuttavia, Lucy si ritirò dal palcoscenico per dedicarsi alla famiglia.

Così, nel 1970, Carly ottenne il suo primo contratto discografico come solista con la Elektra Records senza sapere che, di lì a poco, sarebbe diventata una vera e propria icona di quel magico decennio. 

Il suo primo album, CARLY SIMON, venne pubblicato nel marzo del 1971 e conteneva la sua primissima hit che entrò nella top 10 del periodo That's the Way I've Always Heard it Should Be, un componimento che prende spunto dalla musica classica tanto cara al padre di Carly per trattare argomenti di estrema importanza relativi all'infanzia e alla giovinezza dell'artista.

Fu poi la volta del suo secondo album, ANTICIPATION, che venne pubblicato nel novembre dello stesso anno e che, proprio come il suo predecessore, conteneva una hit di grande successo. In questo caso si tratta del lead single Anticipation, pezzo diventato molto famoso anche perché inserito in diversi spot pubblicitari dell'epoca. Il testo, scritto nel giro di 15 minuti, parla dei sentimenti della giovane artista poco prima di incontrare il collega cantautore Cat Stevens per un appuntamento.

Ma ecco, finalmente, l'arrivo del successo: fu You're So Vain a spingere Carly Simon in cima alle classifiche dell'epoca e a renderla un'icona di quegli anni nell'immaginario collettivo.

Il brano venne pubblicato nel novembre del 1972 e ottenne un successo immediato anche grazie a quell'aura di mistero dalla quale è avvolto il testo: si parla di diversi uomini, probabilmente tre, talmente vanitosi da pensare che certamente quel pezzo era stato scritto dalla Simon proprio per loro. L'identità di questi uomini non venne mai svelata fatta accezione per uno, l'attore statunitense Warren Beatty.

Così, partì la caccia all'uomo con la quale i fan della Simon tentarono di identificare i personaggi incriminati. La Simon stessa giocò sull'argomento lasciando diversi indizi come, per esempio, alcune lettere contenute nel loro nome. Nel 2003, durante un'asta di beneficenza, Carly Simon riuscì perfino a vendere la possibilità di conoscere il nome di una o più persone delle quali parlava nella sua hit al migliore offerente a condizione che tenesse il segreto per sé.

La particolarità della canzone sta anche nella partecipazione di alcune personalità di spicco come il famoso musicista e produttore tedesco Klaus Voormann al basso e Mick Jagger che contribuì come corista anche se non viene menzionato nei credits. 

Tornando ai misteriosi uomini protagonisti del brano, la matassa non è stata ancora sbrogliata ma, se volete cimentarvi nell'impresa, ecco, qui sotto, la hit in questione.

(Alessia Marinoni) 

 





Nel ricordo di Ian McDonald


Avrebbe compiuto gli anni il 25 giugno Ian McDonald, polistrumentista.

Dopo varie esperienze giovanili, nel 1969 fondò insieme a Robert Fripp, Greg Lake, Michael Giles e Pete Sinfield, i King Crimson: il loro primo album rivoluzionò il mondo della musica.

Insieme al batterista Mike Giles realizzò un altro piccolo capolavoro, l'album "Mc Donald and Giles".

Ma fu con i Foreigner, gruppo americano, che risollevo le sue finanze!

Successivamente tornò nel giro prog con i Tokio Tapes di Steve Hackett, e per un po’ di tempo rimise su la band di amici, i "21st Century Schizoid Band".

È mancato il 9 febbraio del 2022.
Wazza

King Crimson

Mc Donald & Giles

Foreigner





mercoledì 24 giugno 2026

Il 24 giugno 1965 i Beatles suonano per la prima volta in Italia


Il 24 giugno 1965 i Beatles suonano per la prima volta in Italia.

Paul, John, Ringo e George si esibiscono due volte al Vigorelli di Milano.

Il primo concerto si svolge alle 17 (davanti a 7.000 spettatori), il secondo alle 21 (davanti a 20.000 persone).

Entrambi i concerti dureranno 40 minuti.

Reportage fotografico fornito da Wazza...















 

PFM e Pete Sinfield il 24 giugno del 1973

Greg and Pete Sinfield live June 24, 1973 at the Sadler's Wells Theatre performing "Still"

PFM e Pete Sinfield in tour in UK nel giugno del '73.

Nella data del 24 giugno, al Sandler's Wells Theatre, si aggiunse un ospite speciale, Greg Lake...

Di tutto un Pop…
Wazza





Greg Lake and Pete Sinfield at Advision Studios 1973




Compie gli anni Patrick Moraz


Compie gli anni oggi, 24 giugno, Patrick Moraz, tastierista, diplomato al conservatorio di Losanna; dopo varie esperienze giovanili, nel 1973 si trasferisce in Inghilterra ed entra nei "Refugee", ex Nice, orfani di Emerson.

Dopo appena un anno arriva la grande occasione e viene chiamato a sostituire Rick Wakeman negli Yes, con cui incide l'abum "Relayer" e intraprende un tour mondiale.

Mentre Wakeman riprende il suo posto negli Yes, Moraz incide dischi solisti ed entra nei "Moody Blues", e contemporaneamente realizza altri numerosi progetti, suonando anche per Chick Corea e Bill Bruford.

Happy Birthday Patrick!
Wazza


 YES

 Moody Blues

Today





martedì 23 giugno 2026

I King Crimson nel giugno del 1973

King Crimson from Bravo Magazine -published  June 1973 

Nel giugno del 1973 la rivista Bravo Magazine pubblica un articolo/poster dedicato ai King Crimson.

La formazione è stata da poco rinnovata con l'ingresso di Bill Bruford alla batteria, John Wetton al basso, il percussionista Jamie Muire, e David Cross violino.

Senza il "poeta" Pete Sinfield, sono in tour per promuovere il loro nuovo album "Larks' Tongues in Aspic”.

Di tutto un Pop…
Wazza





lunedì 22 giugno 2026

Il 22 giugno del 1971 usciva "Blue", di Joni Mitchell



Usciva il 22 giugno 1971 "Blue", quarto album della cantautrice canadese Joni Mitchell.
Fu un grande successo, uno dei pochi esempi in cui pubblico e critica si trovarono d'accordo.
Nell’occasione Joni fu aiutata, tra gli altri, dagli amici James Taylor e Stephen Stills.

Un grande album malinconico e poetico, da molti considerato il suo migliore di sempre.
Nel 2003 è stato inserito alla trentesima posizione nella lista dei 500 album più importanti di tutti i tempi, compilata dalla rivista musicale Rolling Stone.
Ascoltare per credere!

Di tutto un Pop…
Wazza


(dalla rete...)

Ormai è fatta anche quest'anno. Per quasi due mesetti il bombardamento mediatico è stato impietoso: siate buoni, buoni da fare ribrezzo, e soprattutto comprate sempre più cianfrusaglie inutili. Siate buoni come il bambino dello spot del pandoro, con quella mascella deforme e con quel suo belato già impostato secondo i peggiori canoni sanremesi, usato per ricordarci più volte al giorno che è Natale e si può dare (o fare?) di più, più o meno come dicevano i suoi tre fratelloni Morandi Tozzi & Ruggeri, se non ricordo male. O buoni come la modella statuaria con il culo molto più espressivo del viso, che con accento da Stanlio e Ollio continua ad assicurarci che tutto è intorno a noi, purché si usi un certo telefonino. Rimedi non ce ne sono: è il Mercato, sacro e intoccabile, e non importa se l'invito a dilapidare tredicesime fa a cazzotti con l'esiguità, e a volte mancanza, delle medesime. Però sviluppare reazioni allergiche è ancora possibile. Quest'anno per esempio ogni volta che dal carrozzone dei venditori televisivi viene sparata una raffica di "Jingle Bells" da imbecilli coretti infantili, i miei nervi acustici la assorbono e la convertono in note di pianoforte analoghe, ma molto più distinte, intense e soprattutto molto più adulte. Note che suggeriscono un altro modo di aspettare Natale, desiderando un fiume ghiacciato su cui pattinare in libertà, forse per trovare il modo di ricucire un difficile rapporto con una figlia adottata e un po' trascurata

È l'introduzione pianistica natalizia di "River", uno dei tanti gioielli che fanno di "Blue" (1971) un disco storico, senza ombra di dubbio la vetta massima della fase acustica di Joni Mitchell e per molti il suo capolavoro assoluto. Personalmente preferisco la successiva svolta a base di raffinati apporti jazz, che ha il suo culmine nell'ineguagliabile "Hejira", ma è una questione di gusti. In "Blue" si alternano, fronteggiandosi in un'avvincente gara di bellezza, due grandi gruppi di canzoni. Uno è costituito da struggenti duetti tra il pianoforte e la voce di Joni, che a tratti raggiunge vertici di intensità e di passione quasi liederistici. L'altro da eleganti ballate acustiche in bilico tra stile West Coast e influenze latine, e qui giganteggia la chitarra di James Taylor, volutamente scarna, a volte metallica come un bouzouki greco, ideale complemento sia ai gorgheggi luminosi della voce di Joni che alle sue sfumature più ombrose e roche. Anche qui il livello è tale che le preferenze sono una questione di gusti: chi come me è classicomane e amante del pianoforte sarà portato a privilegiare le canzoni del primo gruppo, il che non toglie un grammo al valore delle altre. Tra le splendide "confidenze al pianoforte" che la voce di Joni ci regala, oltre alla già citata "River", spicca "Blue", una vera e propria poesia incorniciata da accordi delicati e affascinanti. "Le canzoni sono come tatuaggi" recita il primo verso, ed è una garanzia: una volta ascoltata rimane davvero indelebile nella memoria. In "My Old Man" è bellissima l'alternanza tra l'esplosione di felicità, con acuti da soprano, delle strofe più amorose, e la brusca sterzata malinconica del refrain ("Ma quando lui se n'è andato..."), con la voce squillante che in un attimo si adombra. "The Last Time I Saw Richard", vero dialogo in forma di canzone, sfrutta i registri più bassi del pianoforte e della voce per raccontare un amore finito nel tono più lucido e discorsivo possibile. Anche se i due temi "amore" e "libertà", con il loro contrasto spesso irrisolto, sono alla base di quasi tutte le canzoni, nelle ballate per chitarra tende ad imporsi la libertà, che si esprime nel bisogno di viaggi, di spazi estesi, il che è perfettamente in linea con la tradizione musicale della West Coast. Unica ma notevole eccezione "A Case Of You", dove la chitarra essenziale di James Taylor lascia il massimo spazio alla voce di Joni, che esalta da par suo lo stato di grazia di un amore totale, assoluto come un legame di sangue. Il culto del viaggio come simbolo di libertà è espresso fin dall'inizio, con l'insistente ripetizione della parola "travelling" nella brillante "All I Want", che ci prepara a fare un pieno di nuovi orizzonti da scoprire in "Carey" e in "California", non a caso le due canzoni più serene del disco, con i loro chiari colori latini. Ma "This Flight Tonight" spezza ogni illusione e, pur trattando di un viaggio, riporta in primo piano l'eterno dissidio amore-libertà con i suoi tormenti interiori, ben espressi anche da una musica piena di tensione. La chitarra di James Taylor, fin qui metallica e nervosa, si placa in "Little Green", un concentrato di tenerezza in grado di commuovere i cuori più aridi, una breve parentesi in cui il dolce verde della primavera per un attimo si impone sul colore cupo della malinconia, quel blu che non è affatto "dipinto di blu" ma piuttosto un blu notte, come quello della copertina di questo capolavoro poetico e musicale.

 James Taylor e Joni Mitchell-1971