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giovedì 21 agosto 2025

Ricordando Francesco Di Giacomo

Francesco Di Giacomo, voce del Banco del Mutuo Soccorso-Olio su tela

foto di Antonio Mottola


Un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda.”

(Ugo Foscolo)

21 agosto

Ci sarai sempre. Buon viaggio Capitano!

Wazza

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Lui, dinoccolato, fermo nelle immagini in bianco e nero, con una salopette ed una barba folta. Lui, voce lirica, che rinnega l'estetica esteriore, ma è tremendamente bello dentro. Nell'essere intellettuale acuto, nel disegnare con la voce traiettorie improbabili, dove storie di importanza sociale e di amore si intersecano come una tela piena di colori. "Un'idea che non puoi fermare", uno slogan postumo dei reduci del Rock, degli ultimi Mohicani di un fiume carsico che scorre, silenzioso, ma dirompente nella sua interiorità. Febbraio è il mese della pausa, tra Carnevale, Ceneri e ripartenze, è il mese dell'oblìo, dell'esaltazione e del castigo, ma la musica è dietro l'angolo dell'immaginario collettivo. 25 febbraio 2012, data da segnare con evidenziatore sull'agenda della storia musicale reggina. Banco del Mutuo Soccorso e Orme, la storia del Rock Progressivo italiano, segnato dagli stilemi degli arrangiamenti di Vittorio Nocenzi, dalla voce e dai testi classici di Francesco Di Giacomo, ma anche dalla dirompenza veneziana, tra rock e melodia di Michi Dei Rossi delle Orme. È immagine indelebile, il Teatro Cilea a Reggio Calabria che apre le porte al Rock, con ogni ordine di posto pieno di gente, con madri, padri, figli e nipoti, uniti dal sottile suono evocativo della musica e delle canzoni. Dinoccolato, tra i grandi suoni della band, tra le luci, tra gli applausi, entra sul palco, con la grazia dell'Essere Artista, tra le luci entra Lui, la sua voce è come una dolce lama tagliente "Prima o poi un pensiero arriverà a portarmi via, come un angelo nero mi confesserà che il cielo un sasso. Siamo stati e saremo parole e gesti nel battito del cuore. Ma il giorno come vero quello non arriva mai, ma arriverà, arriverà come una foglia, che non cade giù, ma che non si pente, ma va più in su e buca il cielo, ogni storia è a sé, Dio che ne sa se Dio credesse in me, se Dio credesse in me..." L'importanza delle parole, l'amanuense ghirigoro sui fogli bianchi. La Musica è l'estensione dell'Anima attraverso i suoni e le parole. Il tempo sembra fermarsi, tra i Festival dei Controtendenza degli anni Settanta, il Rock che rompe gli schemi del bel canto, il rinnovarsi di una "New Generation" che sogna "Love and Peace", ma poi sembra fermarsi su sogni acidi, ricordando decenni dopo, che ogni adrenalina è nel nostro cervello, nella nostra interiorità. Le canzoni, le parole, le copertine dei dischi, un brand "Banco del Mutuo Soccorso", tra storie di evoluzione in "Darwin" o spezzoni di "Messeri", di romanticismo epico, di strumentazioni da "Garofano Rosso" colonna originale di un film, di prime timide storie di diverse identità sessuali, tenere e dolci in "Paolo Pa". Tra periferie e giardini romani, tra sogni metaforici di "Moby Dick", tra viaggi "on the road" sulle strade dell'America Latina, tra prigioni e innocenti condannati da un’idea. È la grandezza dei suoni e delle parole.  il Banco del Mutuo Soccorso, che negli anni Settanta viaggia oltre il tempo, con il Rock Progressivo che contamina gli stili in Italia, ma si distingue da gruppi come Orme e PFM per la personalità di Francesco Di Giacomo e per le musiche classiche e gli arrangiamenti di Vittorio Nocenzi. Il viaggio nel tempo reale è una variabile impazzita, che si schianta in una sera di febbraio, fermando la voce di Francesco Di Giacomo, l'acuta intelligenza, l'umiltà dei Grandi. 21 febbraio 2014. Un forte impatto scuote l'anima e il cuore dei reduci del Rock, degli ultimi Mohicani delle emozioni, di generazioni cresciute nell'interiorità e negli scontri fisici ed ideali tra destra e sinistra, tra figurine Panini e fumetti del "Male". Tempi dispersi, mai fermi, ma sempre scorrevoli come fiumi carsici. Perchè il Rock,la Musica, l'Arte, sono fiumi carsici, che implodono.

Fermo immagine al Teatro Cilea datato 25 febbraio 2012, senza nostalgie, ma con la consapevolezza di avere distribuito emozioni, con la musica e le parole, perché "Ci sono tante Rock band, ma un solo Banco del Mutuo Soccorso..." e Francesco Di Giacomo, un anno dopo il suo viaggio verso il cielo, sorride beffardo, sul palco del Cilea. Mani sui fianchi, cappello e salopette, è proprio vero l'emozione, "è un'idea che non puoi fermare". E non ci fermiamo sulle strade del Rock, noi reduci degli anni Settanta, disperse masse silenziose, fiumi carsici e promotori di interiorità nascoste. Slow Motion su una figura di un uomo sul palco con cappellino, salopette, lunga barba, sguardo tagliente e voce che si alza verso il cielo. R.I.P. Francesco!!!

 

 






 

martedì 21 gennaio 2025

Ricordando Francesco Di Giacomo


21 gennaio


“La musica come sottofondo per me diventa come una zanzara come un insetto

In studio abbiamo grandi altoparlanti e per me è così che la musica dovrebbe essere ascoltata

Quando ascolto musica, voglio solo ascoltare musica”

(David Lynch)

 

Ci sarai sempre. Buon viaggio Capitano!

Wazza

 

Il ricordo di Gianni Marsili

Un giovedì di fine luglio era in programma una serata che avevo dedicato a tutte le etnie presenti a Roma. L’avevo intitolata “Popoli”.

Piazza Santa Maria in Trastevere era gremita di folla, attenta, partecipe all’esibizione dell’”Orchestra di Piazza Vittorio”, questa bellissima orchestra di quaranta artisti provenienti da tutto il mondo, di tutte le etnie e di tutti i colori.

Ricordo tutto ancora con la stessa emozione.

A un certo punto del concerto, la figura ben nota di Francesco di Giacomo, del Banco di Mutuo Soccorso, si fa strada sul palco. La sua figura è inconfondibile, il suo modo di essere lo rendono subito riconoscibile, e la piazza gli tributa di getto un applauso spontaneo, quasi pregustando qualcosa di importante e di inedito.

...E la magia inizia.

L’orchestra riprende a suonare: suoni di paesi lontani, suoni che disegnano tramonti senza fine in cieli senza orizzonti. Poi, Francesco, con un filo di voce, quasi sussurrando, comincia a cantare… 

Quanta pena stasera1

c’è sur fiume che fiotta così disgraziato chi sogna e chi spera tutti ar monno dovemo soffri’

Silenzio nel pubblico: la piazza ascolta, ammutolita, forse un po’ sconcertata. I venditori ambulanti si fermano; anche se intenti al loro lavoro, si rendono conto che sta accadendo qualcosa e anche loro ascoltano.

Mi guardo attorno: un bambino smette di giocare, le coppiette si danno di gomito in un momento di intima complicità; perfino i palloncini in aria sembrano immobili nel ponentino romano. Sono convinto che molti, in quel momento stanno trattenendo il respiro.

Er barcarolo va controcorrente

1 Sono le parole di “Er barcarolo romano”, canzone molto amata a Roma e che è stata interpretata dai più grandi cantanti romani, come Claudio Villa, Lando Fiorini, Gabriella Ferri, etc.

e quanno canta l’eco s’arisente dice sì è vero che tu dài la pace boiaccia fiume je l’hai data tu

Adesso tutti volgono la loro attenzione verso il palco: gli artisti di strada, i clown, i suonatori ambulanti ai lati della strada o sparsi tra la folla...; anche quelli che sono impegnati in altre attività, come i camerieri che stanno servendo ai tavoli, tutti alzano la testa incuriositi.

Nell’aria c’è magia. Si sente, si tocca quasi con mano. Il popolo di Roma percepisce la tensione e ne assapora il piacere.

Più d’un mese è passato 

da una sera che dissi “A Ninè quest’amore ormai è tramontato.” Lei rispose “Lo vedo da me”

Sul palco, Francesco continua a cantare; nonostante la sua mole sembra essere diventato piccolo, irrilevante, mero strumento di un attimo di magia, di un sogno d’estate, che l’orchestra accompagna in un inedito arrangiamento, umile anch’essa affinché il miracolo non si guasti.

Quaranta musicisti da tutto il mondo, di tutte le etnie, e un cantante romano: per qualche momento Trastevere è il centro del mondo.

La luna da lassù fà capocella rischiara il viso a Ninetta mia bella me voglio sperde solo giù per fiume così chi t’ama more assieme a te.

Anche l’ultima nota scende su una piazza muta, rapita. Nessuno osa ancora interrompere l’incanto.

Per almeno cinque secondi non si sente un suono, poi, timidamente, un incerto battito di mano, poi qualche applauso sparso, un po’ più forte... Infine, come un argine che si rompe, l’esplosione, l’urlo liberatorio: la folla dà finalmente sfogo alle emozioni trattenute in un’ovazione senza fine.

Alla fine, qualcuno chiede urlando anche il bis, ma come è possibile ripetere un miracolo?

Era la festa de Noantri del 2007, ma mai, come in quel momento, era veramente la festa di tutti.

FRANCESCO grazie e arrivederci.





sabato 21 settembre 2024

Ricordando Francesco Di Giacomo


Da bambino ci montavo su al cavallo con la testa in giù.

Galoppavo senza far rumore gli zoccoli di legno che volavano sui fiori, non sciupavano i colori....


21 settembre

Ci sarai sempre…

Buon viaggio maestro!

Wazza


 

domenica 21 luglio 2024

Ricordando Francesco Di Giacomo




"Felliniano... avevo sempre sognato da grande di fare l'aggettivo"

(Federico Fellini)

21 luglio

Ci sarai sempre.

Buon viaggio maestro

Wazza







venerdì 21 luglio 2023

mercoledì 21 aprile 2021

Ricordando Francesco Di Giacomo

 

“Non si deve insegnare la musica ai bambini per farli diventare grandi musicisti, ma perché imparino ad ascoltare e, di conseguenza, ad essere ascoltati.”

 (Claudio Abbado) 

 

Ci sarai sempre. Buon viaggio Capitano

 Wazza

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Volevo soltanto scrivere due righe per ricordare "EL TOTEM" come lo chiamavano i messicani quando siamo andati in tour lì.

Venerdì è morto Francesco Di Giacomo, se ne è andato senza avvisare, e quando lo ha fatto, forse per non farci sentire "in dovere" di dire o fare qualcosa, la maggior parte di noi, chi per un motivo chi per un altro, non c'eravamo.

ho avuto la fortuna di dividere 20 anni della mia vita con lui e con gli altri ragazzi del Banco; artisticamente tutto quello che so me lo ha insegnato lui, dal punto di vista della vita ci sarebbero troppe cose da dire e inevitabilmente ne dimenticherei qualcuna, perciò le lascio fuori da qui.

Mi perdonerà se sto usando la tecnologia (che odiavamo entrambi) per ricordarlo, per ringraziare tutti coloro che mi hanno telefonato.

Mi piacerebbe che la sua ironia, la sua coerenza, la sua PRESENZA, fosse di esempio per molti; per me era la quintessenza dell'essere artista e questa è stata forse la cosa più bella che mi ha insegnato, oltre a saper sorridere di tutto, come quando una volta gli feci un'intervista in taxi a Tokyo, partita con le migliori intenzioni e finita tra le risate con Francesco che diceva:" ER SUSHI… IO VE CE CONDANNEREBBE AR SUSHI, TUTTA LA VITA A CIANCICARE LE SARDE CRUDE!".

Questo era Big, questa era una parte della mia vita che è morta venerdì.

Adios hermano y buen viaje.

(Francesco di Gregorio)