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mercoledì 6 settembre 2023

Il Bacio della Medusa: “Imilla”-Commento di Alberto Sgarlato

 


Il Bacio della Medusa: “Imilla” (2023) 

AMS Records  - distr. BTF Vinyl Magic

(9 tracce | 44.20 min.) 

Commento di Alberto Sgarlato

 

Con questo quinto album in studio intitolato “Imilla”, Il Bacio della Medusa da Perugia si conferma ancora una volta come una delle più solide e appaganti certezze per gli amanti del rock progressivo italiano. “Imilla” era il nome di battaglia di Monika Ertl, combattente rivoluzionaria tedesca ma naturalizzata boliviana, soprannominata “la vendicatrice del Che” e trucidata a maggio del 1973 in un periodo di grave instabilità politica per questa nazione dell’America Latina. Questo breve excursus storico era non necessario ma addirittura fondamentale per inquadrare la crudezza che pervade tutto questo concept album dedicato, appunto, alla guerrigliera.

Il disco si apre con i tre minuti di “Un visto per la Bolivia”: i tasti di una vecchia macchina da scrivere sembra quasi che ci accompagnino nella stesura della trama di questo concept. Ma subito l’entrata delle chitarre asciutte, taglienti, squadrate, ci fa respirare un’atmosfera western morriconiana che quasi sembra evocare il “combat rock” di certi Clash o dei nostrani the Gang, a dimostrazione che al di là delle gabbie di generi e stili la musica non ha confini. Ipnotico il contrasto tra il suono “ironico” del kazoo e i vocalizzi acuti, anch’essi da vera colonna sonora, fino all’emozionante crescendo “cullato” da flauto e Mellotron. Che partenza!

Il suono della nave che parte ci accompagna alla successiva “Amburgo 1° aprile ‘71” e qui la potenza del riff di sax e tastiere e il muro di suono che ne consegue fanno pensare a Van Der Graaf, Raw Material e ai nostrani Osanna. Primo brano propriamente “cantato” (tolti i vocalizzi della prima traccia) e il testo ci introduce nelle drammatiche vicende narrate nel disco. Non solo parole toccanti, ma grande prestazione vocale che ne rende bene l’intensità.

Per trovare la prima vera ballad di folk-prog dobbiamo arrivare alla terza traccia, “La Dolorida”; ma la quiete dura poco: il delicato arpeggio chitarristico acustico dell’introduzione lascia ben presto spazio alla potenza del riff di sax. E da qui in poi è un saliscendi di emozioni, tra momenti rarefatti e altri più aggressivi, entrambi punteggiati da un gran lavoro di “intelaiatura” da parte del basso.

“La Dolorida”, con la sua infuocata coda nella quale domina un emozionante solo di organo Hammond (prima della ripresa acustica finale con commoventi duetti di sax e chitarra), è anche la traccia più lunga del disco con i suoi 6 minuti abbondanti. Pregevole la scelta della band di costruire in modo intelligente brani articolati senza perdere mai il senso della misura e senza abbandonarsi a inutili riempitivi.

Zio Klaus” è forse il brano più vicino alla tradizione di certo “obscure-dark-prog” italiano, grazie a una massiccia presenza di organo liturgico e sintetizzatori analogici, ben sorretti da cupi riff chitarristici e un flauto quasi jethrotulliano. Il pathos di questa traccia è – superfluo dirlo – davvero notevole. Qui la band devasta i confini del rock per sfociare in un climax teatrale e quasi operistico, con tanto di fulminea citazione della Cavalcata delle Valchirie.

Dentro Monika qualcosa non va”, recita il titolo della traccia successiva: sorprendente prova di maestria nel passare fluidamente da momenti strumentali in tempi dispari dominati dal flauto a una strofa in levare reggaeggiante fino al crescendo cantautorale del ritornello.

Ho visto gli occhi di Inti virare a nero” è un’ennesima dimostrazione della varietà di linguaggio di questa band: un solido jazz-rock dove il wah-wah funkeggiante della chitarra e i riff del sax fanno il grosso del lavoro, sempre ottimamente sorretti dalle linee del basso.

Dopo il groove della sesta traccia torniamo a uno dei momenti più cupi con “Senior Service”, un brano che fa realmente respirare, nel testo e nelle musiche, le atmosfere fumose e inquietanti dei peggiori bar boliviani. Anche qui situazioni in odor di jazz-rock si alternano a momenti arpeggiati più da ballad.

Ci stiamo ormai avvicinando al finale con “Lo specchio di Hans Ertl”: e qui di nuovo torniamo a riabbracciare il progressivo italiano più “pastorale”, quello acustico e delicato di tante band degli anni ‘70. Forse la traccia più commovente, soprattutto nel suo intenso crescendo finale drammatico, di un intero disco che fa del forte impatto emozionale la sua cifra stilistica.

Ma il disco finisce con un brano che fa già paura fin dal titolo: “Colt Cobra 38 Special” (e già è detto tutto). Sono infatti gli spari e le sgommate all’inizio del brano a ricordarci che una storia di guerriglia purtroppo non può mai essere a lieto fine. Troppo sangue si sparge, troppo dolore ne scaturisce. I suoni acuti del sintetizzatore analogico ben punteggiano il lavoro del flauto nell’introduzione. E quando parte la chitarra con le sue note lunghe strappa letteralmente il cuore dal petto. Un brano quasi totalmente strumentale (tranne le ultime, tristissime strofe) dove le parole non servono, perché a scuotere l’ascoltatore ci pensano i continui cambi d’atmosfera, ancora una volta tra Morricone, Osanna, Jethro Tull, hard rock e momenti più barocchi.

La band spiega che tutto l’album è nato da una prima stesura acustica da parte del cantante Simone Cecchini. Ma tanta è la coesione della band, tanto è forte l’impatto sonoro, tanto è ricco il lavoro fatto da tutti i singoli musicisti che questo aspetto non traspare; al contrario, sembra tutto frutto di una sessione di lavoro collettiva.

A dispetto delle atmosfere “western” che pervadono certi brani, la splendida grafica di copertina evoca semmai un altro grande filone “di genere” del cinema italiano, cioè il cosiddetto “poliziottesco”. I collezionisti, infine, saranno già in sollucchero nel sapere che di “Imilla” esiste anche la versione limitata in vinile rosso.

Tracklist (cliccare sul titolo per ascoltare)

1.Un Visto per la Bolivia 2:59

2.Amburgo 1°Aprile 71 5:05

3.La Dolorida 6:11

4.Zio Klaus 5:01

5.Dentro Monika Qualcosa Non Va 5:30

6.Ho Visto gli Occhi di Inti Virare a Nero 4:46

7.Senior Service 5:37

8.Lo Specchio di Hans Ertl 3:29

9.Colt Cobra 38 Special 5:38


Il Bacio della Medusa: 

Simone Cecchini: voce, chitarra, kazoo e cori

Diego Petrini: batteria, percussioni, piano, organo, mellotron, synth, melodica e macchina da scrivere

Eva Morelli: flauto traverso, sax alto e sax soprano

Federico Caprai: basso

Andrea Morelli: chitarra elettrica e steel guitar


Il Bacio della Medusa: 

https://www.facebook.com/ilbaciodellamedusa





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