CELESTE – Intervista quadrupla ai membri
della band
Di Andrea Pintelli
I Celeste erano una grande band.
“Principe di un Giorno” del 1976 è lì a dimostrarlo, essendo uno dei migliori
album di sempre del Progressive italiano. I Celeste sono una grande band. Della
formazione originale resta il solo Ciro Perrino, autore sopraffino di
tantissimi altri progetti paralleli, come solista o al timone di altri gruppi.
Con lui quattro ottimi musicisti a testimoniare la grandezza di questo
ensemble. Quindi non semplici gregari, ma responsabili (tanto quanto Perrino)
del suono e della buona riuscita di ogni progetto legato al nome Celeste.
Ritengo giusto, quindi, dargli la giusta visibilità in quanto dotati di grande
talento.
Ve li
presento: sono Mauro Vero, chitarre acustiche ed elettriche; Francesco
Bertone, basso; Marco Moro, flauti e sassofoni; Enzo Cioffi,
batteria.
Costoro
sono stati tutti presenti nei seguenti dischi: “Il Risveglio del Principe”
(2019), “Il Principe del Regno Perduto” (2021), “Celeste with Celestial
Symphony Orchestra” (2023). Attualmente stanno lavorando al quinto capitolo
della band e quarto del nuovo corso, in uscita ad aprile/maggio 2024. Inoltre,
in occasione del cinquantennale di uscita di “Principe di un Giorno” (2026),
faranno uscire un doppio vinile con, sul primo disco, la riproposta di come
avrebbe dovuto essere realizzato inizialmente con una voce femminile e cantato
in lingua inglese, e, sul secondo disco, gli stessi brani ma completamente
risuonati e reinterpretati, come percezione attuale di quell’esordio.
A loro la
parola.
Parlaci dei tuoi primi passi compiuti nel mondo
della musica.
MV - Iniziai a suonare la chitarra a 9 anni
grazie alla mia capacità naturale del canto. Sono passato dalle canzoni di
musica leggera, alla musica da ballo, fino ad arrivare alla musica classica
(diplomato di chitarra classica nel 1990 a Cuneo) passando dal rock, pop e
blues. Mi sento un musicista che ama la musica in tutte le sue sfaccettature,
venendo spesso considerato molto versatile.
FB - Ho iniziato come chitarrista, e lo sono stato dai 9 ai 15
anni in esclusiva, siccome non immaginavo altri strumenti per me. Poi sono stato
rapito del basso elettrico e poco dopo dal contrabbasso, che ho voluto studiare
seguendo il percorso proposto dal Conservatorio classico.
MM - Ho
cominciato a studiare musica grazie alla professoressa di Educazione musicale
alle medie.
EC - Tutto
ha inizio intorno ai sei anni di età. Seguivo mio padre in casa, suonatore di
fisarmonica e banjo, percuotendo, con cucchiai o altro, la custodia della fisarmonica.
Con l’acquisto di una batteria vera, Hollywood Meazzi, intorno ai 12 anni è
iniziata la mia carriera musicale che di fatto ancora oggi, a 61 anni, è nel
suo pieno sviluppo, della serie non si finisce mai di imparare. A 14 anni mi
sono iscritto a una scuola civica di indirizzo classico di Sanremo, per poi
orientarmi principalmente su vari generi: rock, pop, e infine jazz. Ho
conseguito il diploma in batteria nel prestigioso C.P.M. di Milano. Musicalmente
ho avuto l’enorme fortuna di essere inserito in maniera professionale in
moltissimi contesti e generi musicali in giro per tutta l’Italia e diversi
paesi europei. Tutto questo mi ha consentito di approfondire vari linguaggi e
come affrontarli al meglio, garantendomi una sufficiente dose di conoscenza
utilissima in ambito lavorativo. Da tempo il mio interesse è prevalentemente
indirizzato verso il jazz, la world music, la musica per grandi orchestre sia
jazz che classiche, e tanti altri contesti in cui la creatività gioca un ruolo
fondamentale. Tra tutti questi la musica di Ciro ha una sua collocazione di
prim’ordine.
Tu fai parte dei Celeste, con cui hai inciso gli
ultimi tre album: cosa rappresenta per te, globalmente, questa esperienza?
MV - L’esperienza Celeste è stata un nuovo
capitolo della mia vita musicale. Suonare con le parti scritte e partecipare
attivamente a questo progetto fatto di Musica con la M maiuscola con un
repertorio originale e diverso da tutto quello che ho suonato nella mia vita,
rappresenta una continuazione nell’esplorare cosa ci può infondere la
conoscenza delle 7 note.
FB - Celeste è una situazione Prog, pensata e realizzata da Ciro
Perrino, e questo è per lo strumentista una sfida molteplice: bisogna
aderire allo stile, soddisfare il più possibile
le richieste di chi ha architettato le strutture (Ciro), vincere le difficoltà tecniche e anche trovare lo spazio per lasciare un’impronta personale.
MM - È
un'esperienza e un arricchimento musicale grazie a uno dei maestri del Prog a
livello mondiale.
EC - Aver
suonato negli ultimi tre album di Celeste rappresenta tantissime cose. La
prima, e per alcuni versi più importante, è quella di aver rincontrato
musicalmente Ciro dopo molti anni. La nostra frequentazione personale non si è
mai interrotta in questi lunghi anni, ma collaborazioni musicali tra noi due
era da molto tempo che non ne capitavano. Le mie prime registrazioni le ho realizzate
nel suo studio all’età di 14 anni. La mia prima tourneè all’estero (Spagna,
Barcellona), è avvenuta con lui e la sua Fiat 127. Quindi Ciro ha sempre
rappresentato in me un riferimento importante sia a livello di amicizia sia a
livello artistico, collaborare con lui, a distanza di tanti anni, è stato molto
significativo per me. Inoltre, il
privilegio e la gratitudine per la possibilità datami nell’offrire il mio
contributo al progetto Celeste.
Ora, nel dettaglio, spiegaci le differenze fra
“Il Risveglio del Principe”, “Il Principe del Regno Perduto” e “Celeste with
Celestial Symphony Orchestra”.
MV - Per ciò che riguarda gli strumenti usati
da me, ovvero le chitarre acustiche e classiche, in tutti e tre i dischi
dimostra che c’è un forte legame in tutta la produzione. E il mio ruolo spesso
di tipo melodico, misto all’aspetto armonico, ne è un esempio. Certamente
nell’ultimo lavoro l’apporto della sezione di archi ha dato un ulteriore
impulso di novità sommate a due voci (maschile e femminile) molto particolari e
perfettamente inserite nel contesto.
FB - I primi due li considero conseguenti, molto omogenei tra di loro,
anche se brano dopo brano si è andati in una direzione via via più libera per il mio strumento, si è pensato
e realizzato sempre di più un basso ‘che canta’. L’ultimo lavoro, con l’orchestra sinfonica, non nega questa direzione,
ma la arricchisce con unisoni che legano il mio strumento (Fender Precision) ai
bassi dell’orchestra (Celli, Bassi, Fiati gravi) e il ‘vestito’
per le idee di Ciro è più
che mai sontuoso.
MM – “Celeste
with Celestial Symphony Orchestra” è un lavoro più sinfonico; nei primi due
album c'è un lavoro più specifico sui suoni, dove io ho inserito anche i flauti
dolci che sono proprio di Ciro.
EC - Posso
principalmente elencare quelle che sento io essere le differenze fra gli ultimi
tre lavori riferite al mio strumento. Ne “Il Risveglio Del Principe” c’era, dal
mio punto di vista, la necessità di entrare in punta di piedi con la batteria
in quanto strumento mai previsto precedentemente. Rendere quindi le sonorità ed
ambientazioni caratteristiche di Celeste non “disturbate” ma altresì
implementate ed innovate. Ne “Il Principe Del Regno Perduto” abbiamo condiviso
con Ciro la necessità di una maggior libertà espressiva che si concretizzasse
con una batteria più libera, più suonata anche con accenni jazz. Lavoro
ulteriormente progredito con “Celeste With Celestial Sympony Orchestra”, in cui
questo concetto di libertà espressiva, in pieno ambito Progressive, si
integrasse perfettamente con l’orchestra presente in questo nuovo capitolo di
Celeste.
Parliamo del processo di realizzazione dei brani:
il tuo contributo in cosa consiste?
MV - Le parti scritte determinano una
impostazione quasi obbligatoria, ma il mio apporto, come quello di tutti noi, è
la ricerca di ottenere un’interpretazione che si sposi perfettamente con il
progetto e devo dire che, in maniera molto naturale, siamo riusciti ad ottenere
questo risultato che si può ascoltare nei vari capitoli del progetto. Ho usato
chitarre acustiche e classiche usando talvolta il plettro e a volte la tecnica
classica e questo mi ha permesso di ritornare alle origini del mio studio
chitarristico.
FB - Ciro ci parla dei brani quando sono ancora in forma
embrionale, lui è molto veloce
nell’abbozzare idee, produce molto. Io ed
Enzo Cioffi cerchiamo di collegare alla Terra una Musica molto aerea, leggera e
cerchiamo di filtrare le proposte di Ciro in chiave forse più rock. Così io ogni
tanto chiedo a Ciro di lasciarmi mettere qualche tonica al basso per dare più robustezza alla mia parte.
MM - Le
parti sono quasi interamente scritte da Ciro, a volte vi sono spazi improvvisativi
sia col flauto che col sax dove si concorda con lui se deve essere più o meno
un'improvvisazione jazzistica.
EC - Il
mio contributo consiste espressamente nel personalizzare le parti di batteria
pensate da Ciro (tra l’altro anch’esso batterista), e renderle compiute al suo
processo creativo. Ritengo che Ciro abbia idee ottime e molto chiare a
riguardo, sa cosa volere da batteria e percussioni nei suoi lavori e quindi
cerco di essere fedele a quanto da lui concepito. Il mio processo infine di
personalizzazione, conoscendo ormai ciò che desidera ed i limiti entro cui
agire, fa si che il lavoro risulti essere quello auspicato.
Chi è per te Ciro Perrino e quale valore ha
lavorare insieme a uno massimi esponenti del progressive italiano (e non solo)?
MV - Sapere di avere a Sanremo un musicista,
compositore come Ciro è stato per me una gradevolissima sorpresa. La sua
tessitura musicale delle composizioni porta ogni strumento a diventare molto
spesso melodico e l’intreccio delle voci crea un effetto davvero sorprendente.
Studiando le parti capita di non aver un’esatta collocazione ma, nel momento
dell’ensemble, arriva la sorpresa, ovvero rendersi conto che tutto fila
perfettamente sia dal punto di vista melodico che armonico e ritmico. Grazie a
Ciro il mio nome ha fatto il giro del mondo su molte piattaforme e recensioni,
e questo è un ulteriore successo personale! Ho ringraziato più volte Ciro per
l’opportunità che mi ha dato.
FB - Ciro è molto
fantasioso e allo stesso tempo molto preciso, sa bene quale risultato vuole
ottenere. Credo sia un requisito fondamentale per stare così tanti anni sulle scene. A questo rigore lui unisce una
profonda umanità ed empatia con tutti gli strumentisti, immagino sia il modo giusto di
scambiarsi non solo opinioni tecniche ma anche feedback di altro tipo, che poi
inevitabilmente confluiscono tutti nella sua Musica, ed è un grande esempio.
MM - È un
grande onore lavorare col maestro Perrino, è un arricchimento musicale e
culturale, e umanamente è una persona meravigliosa.
EC - Ciro
è principalmente un amico a cui sono legato da quasi cinquant’anni. Quindi in
questo legame ritengo ci sia già molto. Suonare con lui e per lui, oltre una
ulteriore valorizzazione del nostro legame, è un grande onore e privilegio in
virtù di quanto lui rappresenti nell’ambito dell’intero Progressive italiano e
non solo.
Cosa ti dà la Musica e cosa dai tu a lei?
MV - La Musica è tutta la mia vita, mi ha
dato lavoro, quindi un certo benessere interiore e, non posso esimermi dal
pensare anche all’apporto economico. Amo cantare e suonare la chitarra e
ringrazio i miei genitori che mi hanno permesso di intraprendere questa strada
e credo che nel momento in cui mi presento su un palco regalo, senza peccare di
presunzione, momenti di assoluta comunicazione con il pubblico. Inoltre,
proprio grazie alla Musica, mi sento un uomo libero e come chi ama il proprio
lavoro anche assolutamente soddisfatto di tutto ciò che ho fatto e che farò,
anche grazie al progetto Celeste che continua con altri piccoli e grandi camei!
FB - Personalmente sono impegnato tutto l’anno in un caleidoscopio di stili che mi costringe ad essere
flessibile e sempre mentalmente impegnato. Credo che la cosa faccia bene alla
mia Musica, non solo quella che scrivo e ogni tanto pubblico, ma parlo proprio
di un approccio da strumentista che cerco di mantenere uguale applicandolo a
musiche molto diverse fra loro. La fantasia del jazz può, in piccola parte, arricchire il rock. La cultura del
metronomo, tipica del pop, può far del bene
sia al jazz che alla classica. La ricerca del suono, tipica del mondo classico,
è spendibile ovunque. Così io provo a portare sempre con me queste esperienze.
MM - La
musica mi dà molto, direi che mi accompagna tutto il giorno, anche quando non
suono e non l’ascolto. Il mio contributo alla musica è minimale e anzi spero di
non rovinare troppo un'arte così meravigliosa.
EC – Beh,
è scontato dire che la musica mi dà tutto, la mia esistenza stessa ritengo, di
conseguenza cerco al meglio di contraccambiare.