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lunedì 18 dicembre 2023

Genova, Disco Club, anniversario del negozio e presentazione del libro “1973 – L’anno cruciale della musica raccontato in 73 dischi leggendari”

 


La prima presentazione del libro “1973 – L’anno cruciale della musica raccontato in 73 dischi leggendari” di Enrile/De Negri/Pintelli si è tenuta il 17 dicembre a Genova, presso Disco Club, nell’ambito dei festeggiamenti per il 58° compleanno dello storico negozio di dischi della città.

La struttura all’esterno del locale ha visto la presenza di un numero di persone interessate all’argomento trattato dal libro.

Sempre perfetto nel ruolo di conduttore Riccardo Storti, saggista e divulgatore musicale genovese, che ha interagito con Angelo De Negri (in rappresentanza dei tre curatori), Mauro Costa, Antonio Pellegrini e Luca Nappo, tre degli oltre trenta recensori dei dischi racchiusi nel corposo volume pubblicato il 24 novembre scorso dalla casa editrice Arcana.

Con in sottofondo le note dell’album “Selling England by the Pound” che provenivano dal negozio, si è presentata la genesi del lavoro, la struttura del libro e si è motivato il perché dell’importanza del 1973 per la musica.

Preziosi gli interventi dei tre recensori che hanno citato gli album rispettivamente recensiti ed approfondito uno di questi.

Si è pertanto parlato di ZARATHUSTRA del Museo Rosenbach (Costa), QUADROPHENIA degli Who (Pellegrini) ed ATEM dei Tangerine Dream (Nappo).

Piacevole l’intervento del proprietario di Discoclub, Giancarlo Balduzzi, che rispondendo, come nel capitolo presente nel libro, alla domanda “Ma tu, dov’eri quando usciva DARK SIDE” ha descritto l’atmosfera che si viveva in un negozio che all’epoca aveva otto anni di vita.

Finita la presentazione c’è stato spazio per una piacevole interazione con il pubblico presente che dall’argomento trattato nel libro ha spaziato verso parallelismi e convergenze con la musica classica nati dalla domanda su quali possono essere i modi per avvicinare i ventenni di oggi alla musica di cinquant’anni fa.

Una bella esperienza di condivisione ed approfondimento musicale che sarebbe bello ripetere in tutti gli ormai rari negozi di dischi rimasti nel nostro paese.

Per concludere, un caloroso ringraziamento a Giancarlo Balduzzi che ha permesso la realizzazione di questo piacevole evento.

Angelo




domenica 26 marzo 2023

Il ritorno Live de La Maschera Di Cera: il commento e i video dell'intervista e del live (frammenti del mosaico!)

 


Commento di Mauro Selis, con il montaggio di Athos Enrile e le fotografie di Ago Sauro


Ci sono avvenimenti musicali che sono molto attesi dai melomani progressivi, come ad esempio un concerto de La Maschera Di Cera, ensemble che ha caratterizzato il nuovo millennio del prog italiano con opere di grande valore. L’occasione di rivederli all’opera dopo oltre due lustri di assenza è avvenuta a Genova presso La Claque il 24 marzo 2023, seconda data -prima italiana- di un tour mondiale che sancisce e celebra i 20 anni più 1 della band con una scaletta antologica che spazia totalmente tra i sei album in studio.

La formazione prevedeva il “trio delle meraviglie COZUMA”, i formidabili membri fondatori Alessandro Corvaglia (voce e chitarra acustica), Fabio Zuffanti (basso) e Agostino Macor (tastiere), coadiuvati dall’inossidabile Martin Grice al flauto e sax, afflitto da un dolore persistente al piede che non gli ha impedito -more solito- di essere strepitoso, e la new entry Andrea Orlando (La Coscienza di Zeno, Finisterre etc..) alla batteria il cui “drummerismo” è apparso sempre convincente ed efficace.

Prima dell’inizio del concerto c’è stato il tempo per chiacchierare in libertà nel backstage… non tutti erano presenti ma... Martin e Andrea si faranno “perdonare” sul palco!



Le due ore del concerto sono state di una intensità vibrante e il pubblico presente, un pò d’âgé invero, ha gradito con applausi possenti.

Miriade di emozioni positive, una pletora di sensazioni che ha fatto breccia a livello cognitivo e viscerale, della serie “anvedi sta Maschera come ci dà!!! “

Già con l’intro registrata de Il canto dell’inverno da “Il grande labirinto”, del 2003, si entra in climax e con la comparsa dei componenti della band sul palco si riaprono le porte non del domani ma del qui e ora, godersi il live è la missione precipua della serata.

La doppietta iniziale da “Luxade”, del 2006 con Doppia Immagine e Orpheus, lascia prelibatezza nel palato di chi saliva per questo tipo di sound come il riflesso condizionato dei cani di Pavlov udendo la campanella.

Segue Fino all’aurora, da “Petali di Fuoco”, del 2009, brano che chi scrive ha nel cuore anche perché all’epoca dell’uscita il figlio di allora 9 anni l’aveva selezionata per la sua playlist dell’epoca, incredibile dictu!

Nel rock progressivo si sa che i pezzi devono essere lunghi e se poi sono sui venti minuti di durata meglio ancora, e allora ci pensa La Maschera Di Cera con il brano omonimo tratto dal disco d’esordio 2002 con i suoi sei movimenti (Il tuo volto, la tua gente, il tuo rifugio, la tua irrealtà, la tua guida, la mia fine) a saturare la voglia di full length delle tracce anche in un concerto dal vivo.

Segue Nuova Luce, da “Luxade” che fa da preambolo ad uno dei momenti determinanti e più attesi dello spettacolo, ossia la trilogia (La guerra dei 1000 anni, Ritratto di lui e L’enorme abisso) tratta da “Le porte del domani”, disco fondamentale del 2013 che riprende le vicende dei pianeti “Felona e Sorona”, del mitico album delle Orme di cinquanta anni fa, terminando la storia con una luce di speranza che crea una fiammella di fiducia in questi tempi oscuri.

Gli ultimi due brani, Il cerchio del comando e Vacuo senso, prima dei bis sono estrapolati da “S.E.I.”, il sesto album della band del 2020 il cui acronimo significa Separazione/Egolatria/Inganno.

Dopo un brevissimo intermezzo di acclamazione per farli tornare sul palco, il quintetto si ripresenta con la bonus track dell’album “Il Grande labirinto”, del 2003 ossia La Consunzione, brano ispirato che lascia spazio ad un finale sublime con l’intensa ballad de La notte trasparente tratta da “Petali di fuoco”, interpretata e non solo cantata magistralmente da Corvaglia, degna conclusione di un avvenimento davvero gratificante.

In conclusione, una storiella minima con i titoli dei brani della scaletta del concerto genovese in maiuscolo…

ORPHEUS, dopo aver intonato IL CANTO DELL’INVERNO per tutta LA NOTTE TRASPARENTE FINO ALL’AURORA, con la NUOVA LUCE del giorno scoprì nel RITRATTO DI LUI una DOPPIA IMMAGINE positiva di sé stesso. Una proiezione metafisica ben lontana da quelLA CONSUNZIONE che aveva creato un VACUO SENSO durante L’ENORME ABISSO della GUERRA DEI 1000 ANNI. ORPHEUS segnando con vigore IL CERCHIO DEL COMANDO sul suo cammino, indossò LA MASCHERA DI CERA trovando finalmente l’armonia.

Un pò di testimonianze live...


QUALCHE FOTOGRAFIA SIGNIFICATIVA SCATTATA DA

 AGO SAURO

 











QUESTO IL TOUR A CUI SI SONO AGGIUNTE ALTRE 
DATE ITALIANE



martedì 26 novembre 2019

Runaway Totem + Il Segno Del Comando, Genova, 22 novembre 2019, di Enrico Meloni


Runaway Totem + Il Segno Del Comando 
(Genova, 22 novembre 2019)
“Il tuo sangue sarà ridotto a gelo.”
Di Enrico Meloni

Con questo verso in mente, estratto dall’album “In Cauda Semper Stat Venenum” degli incredibili Jacula, mi aggiravo per i vicoli di Genova poche settimane dopo il mio trasferimento nel capoluogo ligure. In quella sera di novembre di ormai undici anni fa diluviava proprio come oggi (siamo in piena allerta rossa), e quell’atmosfera suggestiva e “da paura” mi ha portato persino a vedere ombre sospette sul mio cammino…
Il fatto che il mese di novembre si sia sempre accompagnato a queste atmosfere cupe e terrorizzanti è qualcosa che, nella mia vita, aspetto ogni anno con una certa trepidazione. Ormai so che novembre è il mese per eccellenza per immergersi nel nero e nel viola, colori che associo a questi stati mentali, dove la pioggia (che, per inciso, non amo) la fa da padrone, e la mente vola...
Quale atmosfera migliore per descrivere e immedesimarsi nella serata che vi sto per raccontare, e che ha visto avvicendarsi a La Claque di Genova due band di rilievo, Runaway Totem e Il Segno Del Comando?
Sicuramente non sono state troppe le band e gli album che mi hanno genuinamente trasmesso questa sensazione di terrore puro, primordiale, di spavento quasi. Ascoltando musica si può sì provare eccitamento, tristezza, gioia… ma paura?
Complice la più giovane età, si tratta di un sentimento che nei primi anni in cui mi sono avvicinato alla “musica del diavolo” veniva evocato da grandissime band e in album a mio parere eccellenti e immortali, che nella mia esperienza personale rispondono al nome di “Voodoo” di King Diamond, “Dusk… And Her Embrace” degli inglesi Cradle of Filth, “In Cauda Semper Stat Venenum” dei già citati Jacula, ovviamente il primo dei Black Sabbath e, in anni più recenti, il primo album de Il Segno Del Comando.

Ora, non so se si tratti di un uso sfrenato del cosiddetto “Diabolus in Musica” o tritono, o di qualche altro espediente magico a livello musicale. Ma state certi: questa musica vi farà c****e sotto. Nel senso che dicevo sopra, ovviamente.

In tutti i casi descritti sopra abbiamo una musica potente ed evocativa, non necessariamente heavy in senso stretto (vedi Jacula), che si presta alla perfezione a essere fruita in autunno. Aggiungiamo una copertina sempre di grande effetto, un immaginario cupo e tetro, tematiche spesso legate ai morti o alla morte, ai fantasmi o agli spiriti (notare: niente di necessariamente “satanico”), riferimenti letterari di un certo livello o concept album, ed ecco la ricetta perfetta per una musica “che fa spaventare.”

Gli amici della Black Widow evidentemente questa cosa l’hanno capita molto tempo fa e con amore e passione ci propongono sempre band di ottimo livello e spesso in contesti intimi come quello de La Claque a Genova, venue purtroppo non piena come avrebbe potuto (e dovuto) a causa di una pioggia davvero incessante che ha costretto più di un fan a preferire le mura domestiche al rischio. Ma chi ha assistito al concerto si è portato a casa un’esperienza davvero unica, in tutti i sensi, come vi dirò a breve.

Presenta la serata il boss di MAT2020 Athos Enrile che, prima di dar spazio alla musica, introduce al pubblico due libri con rispettivi autori: Max Rock Polis, anch’egli collaboratore di MAT2020, e autore di “Storie di Prog Rinascimento” (volume che mi sarà molto utile nella stesura di questo breve resoconto, e non vedo l’ora di leggere il resto… grazie Max!), e Mario Gazzola, che ha scritto “Fantarock.”
Il primo volume è una raccolta delle trascrizioni delle interviste ai protagonisti del prog italiano che il buon Max ha realizzato negli anni all’interno della sua trasmissione Radio Godot, in onda ogni giovedì dalle 17 alle 19. Sembra davvero interessantissimo, e i pareri positivi, in rete e non solo, si sprecano.
Il secondo, edito da Arcana e vincitore del premio Vegetti, segue l’intero corso della musica rock, dagli anni ‘50 a oggi, evidenziandone i punti di contatto con l’immaginario fantastico. Come potete immaginare, ci troverete di tutto, dai video e le copertine di dischi con ispirazioni letterarie, cinematografiche e fumettistiche, alle colonne sonore per i film del fantastico, e molto altro ancora… un libro che mi riprometto di acquistare quanto prima.


Sono quasi le 22 e salgono sul palco Runaway Totem, band che conoscevo solo di nome. Per dare un minimo di inquadramento al duo, unisco elementi della bio contenuta nella pagina ufficiale di Runaway Totem e della bio tratta dall’evento Facebook della serata:

“Runaway Totem esiste da sempre.
La storia e l’origine di Runaway Totem sono la storia e l’origine del Cosmo.
Runaway Totem ha deciso di rendersi manifesto a questa realtà attraverso un linguaggio universale che, come la matematica, possa essere da tutti compreso: la Musica.
Per questo motivo ha iniziato la sua Opera nel 1988 a Riva del Garda (Italia), a seguito di un preciso progetto di Cahål de Bêtêl (Roberto Gottardi) e Mimïr De Bennu (Renè Modena).

Gli Elementi che compongono Runaway Totem hanno preso possesso nel corso del tempo di differenti persone. È importante capire che il loro avvicendarsi non è dato da vicissitudini umane, ma è frutto della volontà di Runaway Totem. Ogni Elemento, ogni accadimento, è funzionale all’obiettivo che Runaway Totem si è dato. Ecco quindi che quando un Elemento se ne va, è perchè ha esaurito la sua funzione in quel luogo ed in quel tempo. L’Elemento torna quindi al suo luogo d’origine, mentre la persona che lo ha ospitato non può far altro che seguire questi eventi, allontanandosi così dal gruppo
Gli Elementi di Runaway Totem ci sono da sempre e ci saranno per sempre: sia quelli già manifesti, sia quelli che ancora attendono il momento di fare la loro comparsa.

La musica di Runaway Totem si dipana tra rock e prog, tra sperimentazione e psichedelia, tra elettronica e avant-garde, tra voci diplophoniche, cori surreali e strumenti acustici creando una tavolozza di colori sonori che descrivono la società attuale.
La band attualmente formata da Cahål de Bêtêl (Roberto Gottardi - Chitarre, liuterie elettroniche, sintetizzatori, cori, sound designer), e dall’allievo di Demetrio Stratos, Re–Tuz (Raffaello Regoli - Voce, diplophonie, sintetizzatori, sound designer), in questa occasione presenta in anteprima mondiale il nuovo lavoro dal titolo “Multiversal Matter.”
Questo concept album è un ulteriore passo in avanti nella ricerca sonora di Runaway Totem dove viene sperimentata l'accordatura con l'intonazione del LA a 432 Hz (come auspicava Giuseppe Verdi) invece che a 440 Hz.
“Multiversal Matter” tratta di un viaggio negli stati della materia di universi multipli. Il viaggio è concepito come nella Divina Commedia con un Viaggiatore e il suo accompagnatore.
Il viaggiatore è chiunque di noi e il suo accompagnatore, in questo caso è “Il Guardiano della Soglia”. In questo caso viene concepito il multiverso come un insieme di universi che coesistono nello stesso momento temporale e nello stesso spazio, creando multi spazi e multi tempi che si avvolgono come le spire di infiniti serpenti. La materia dei multiversi passa da essere solida (coagula) ad essere etere (solvet) ed ogni universo contiene questa infinita materia.”


Questa premessa per farvi capire fin da subito che la musica, in Runaway Totem, è un accessorio. Questo non intende affatto sminuire l’aspetto puramente musicale, che anzi è peculiarissimo, ma rimarcare come ciò che conta è l’esperienza del Multiverso. Il fatto che questo viaggio venga fatto attraverso la musica, e che per caso questa musica sia di tipo progressive, è quasi accidentale.
Qualcosa a cui certamente non sono abituato, considerato il mio background principalmente rock e metal, per cui la curiosità è tanta, vista anche l’aura di mistero che aleggia intorno a Runaway Totem e la presenza scenica dei due.
Con Runaway Totem non si tratta di creare musica per il fine di creare musica (come avviene nella stragrande maggioranza dei casi). La musica è un mezzo per collegarsi all’Elemento venuto dal Cosmo, e non il fine ultimo.

Tratto dal libro di Max Polis, in cui viene intervistato Cahål de Bêtêl: “(L’Elemento) viene per fare, come la matematica, per creare un linguaggio, un linguaggio che sia capibile da tutti, ma particolare. Che è la musica, non costruita per essere musica di ascolto e divertimento, ma proprio per dire delle cose importanti, e non solo. Per essere qualcosa che entra in rapporto con il tutto.”


Nella serata a cui sto assistendo viene presentato il nuovo album “Multiversal Matter” e la prima esperienza proposta è un omaggio a Demetrio Stratos, dove la vocalità di Re–Tuz aka Raffaello Regoli regala emozioni colorate di nostalgia agli estimatori del cantante e paroliere degli Area.


Il resto del concerto, per un totale di oltre un’ora e mezza, è suonato con grande trasporto da Runaway Totem, come dicevo formato per l’occasione da due sole persone, che quindi si avvalgono di tastiere a volontà, un theremin, strumenti a fiato, uno scacciapensieri, chitarre di vario tipo e basi ritmiche pre-registrate per creare un tappeto sonoro accompagnato da immagini tipiche da “viaggio” (no, non parlo del viaggio dell’agenzia turistica). Cerchi che si aprono e chiudono, spirali, l’universo che si comprime e rinasce da zero… un vero trip.
La musica di per sé è formata da lunghi(ssimi) brani dove un’idea viene sviluppata e dilatata nel tempo. Alcune parti sono leggermente più energiche, altre più lente e di atmosfera. Al di là del fatto che la musica di per sé non sia il fulcro dell’esperienza di Runaway Totem, va sottolineato come la musica, però, sia davvero particolare e ricercatissima. Non aspettatevi i barocchismi o i virtuosismi a cui ci hanno abituato i nomi storici di questo genere, né alcun tipo di struttura (la forma-canzone è un lontanissimo ricordo qui, così come un approccio di tipo “suite”, tanto caro al prog).
Come riportato nel già citato libro dell’ottimo Max Polis, “Già il prog è una nicchia di mercato, quindi fare ricerca all’interno del progressive vuol dire andare addirittura in un’altra nicchia, sempre più in profondità.”

Ho trovato l’esperienza sicuramente interessante ma non del tutto rispondente al mio gusto. Ho provato uno straniamento simile ascoltando opera davvero d’avanguardia come gli Opus Avantra e, per quanto provi e riprovi a dare a questo tipo di proposte una possibilità di creare delle impressioni positive e durature in me… non ci riesco.
Vi invito a immergervi in una performance di Runaway Totem se vi capiterà in futuro (le sue apparizioni sono a dir poco centellinate) per giudicare voi stessi e per regalarvi un’esperienza decisamente fuori dalle righe, anche all’interno di un contesto, come quello progressive, dove la regola è non avere regole.


Arriviamo alla seconda parte della serata dopo le 23:30: la presentazione della ristampa, anche in limited edition con vinile colorato, copertina argentata, medaglione esoterico metallico, bonus track inedita “Magia Postuma” del primo album de Il Segno Del Comando, uscito nel 1996 per, indovinate un po’, Black Widow Records, un pezzo di storia del progressive e non solo, sia italiano che mondiale.
La ristampa di questo gioiello della musica “che fa spaventare”, che oggi verrà suonato nella sua interezza, è un evento a lungo atteso anche da chi, come me, si è avvicinato alla band in tempi recentissimi, e l’attesa viene ripagata in pieno e con gli interessi. Per sicurezza, scelta che si rivelerà azzeccatissima visto il tempo da lupi, vado a ritirare la mia copia della ristampa in vinile limited edition, la numero 7, il pomeriggio prima del concerto. Ora posso sfoggiare il medaglione esoterico nella mia zona musica: si tratta infatti del plus più gustoso che accompagna il vinile in questione, a parte la musica, ovviamente! 


Per l’occasione, l’altissimo Diego Banchero, deus ex machina della band e unico superstite ai numerosi cambi di formazione che hanno segnato la storia della band in questi oltre 20 anni, ha deciso di fare le cose in grande e richiamare ben tre dei musicisti che incisero il disco nel ‘96. Si tratta di Carlo Opisso alla batteria e di Gabriele Grixoni e Matteo Ricci, entrambi chitarristi. Che dire, una bellissima rimpatriata tra vecchi amici e che ci delizieranno sul palco per la parte centrale del concerto, in cui verranno riproposti alcuni brani dal primo album.


Completano la formazione de Il Segno Del Comando dei musicisti di prim’ordine e di varie estrazioni e trascorsi musicali. Come si diceva col grande Massimo Gasperini, fondatore di Black Widow records, la grande capacità della musica de Il Segno è in una certa sintesi musicale e concettuale: si tratta di un rock occulto a tratti più prog, a tratti più metal, a tratti quasi jazz… che riesce a interessare ed emozionare (e, ovviamente, a spaventare) amanti della musica di estrazioni diverse tra loro.
Complimenti, non è facile nel 2019 riuscire a creare qualcosa di originale e a modo suo trasversale. Certo, i riferimenti e i rimandi ai vari Goblin, Black Sabbath e Jacula ci sono tutti, ma non si può mai gridare al plagio né al “già sentito”. La musica de Il Segno Del Comando risulta freschissima nel suo essere “retrò.”


Come dicevo all’inizio dell’articolo, l’efficacia massima nel creare quella sensazione di inquietudine e paura è dovuta anche a un certo immaginario sia testuale che visivo. E anche qui Il Segno non delude: il nome evocativo si rifà chiaramente al mitico sceneggiato della RAI degli anni ‘70 (se non l’avete mai visto andatelo a ripescare, in questi tempi di serie TV, anche questa è invecchiata davvero bene), compresa la civetta presente anche nel magnifico medaglione esoterico e che oggi continua a essere parte dell’immaginario della band benché in forma 2.0, ossia stilizzata, i testi sono basati su libri, romanzi e storie di vario tipo, tra cui ovviamente quelli del primo che traggono ispirazione dallo sceneggiato stesso. E le copertine? Spaventose, davvero. Gli ingredienti ci sono proprio tutti.


Ah, dicevamo dei musicisti (da paura): oltre a Diego, bassista e maestro di cerimonie della serata, abbiamo Riccardo Morello alla voce, Davide Bruzzi nel duplice ruolo di chitarrista e tastierista, Roberto Lucanato alla chitarra, Fernando Cherchi alla batteria e, questa sera, alla fisarmonica (stupenda l’interpretazione di “Ghost Lovers in Villa Piuma”, che chiude il primo album) e Beppi Menozzi alle tastiere. Come si suol dire: bravi tutti.
Tra gli altri ospiti, per “Il Calice dell’Oblio”, tratta dall’ultimo album “L’Incanto dello Zero”, abbiamo anche Dorian Mino Deminstrel alla voce, cantante e mente dei Fungus Family, altra band della Black Widow che costituisce un pezzo importante della storia del progressive genovese degli ultimi 20 anni.


Completano la rimpatriata due Artisti che espongono le proprie opere visual: Danilo Capua, con alcune opere realizzate per la band, e Ksenja Laginja, presente con il suo "Kairos Sensorium", un viaggio immaginifico tra fantascienza ed esoterismo, simbologia e silenzio cosmico, dove la visione si unisce alle proiezioni astrali con uno sguardo oltre l'umano.


Il concerto scorre velocemente e l’entusiasmo è tanto. La resa dal vivo de Il Segno è un mix di energia, bravura tecnica e atmosfere cupe. Non manca un certo umorismo “a denti stretti” nelle parole di Diego nell’introdurre i vari brani, il che strappa più di un sorriso a varie riprese. Una band compatta e potentissima che non dovreste perdervi mai e poi mai se dovesse capitare dalle vostre parti.


 Si è trattato insomma di un evento unico, reso ancor più unico dalle circostanze che ci circondano (fuori piove davvero tantissimo) e dal livello degli ospiti in sala... un setting speciale per una ricorrenza che i presenti non dimenticheranno presto. Anche perché tutti sentiremo nuovamente questa stessa musica nei nostri peggiori incubi, ne sono certo.


Come diceva Lucarelli… Paura, eh? 


martedì 8 aprile 2014

Latte e Miele, Conferenza stampa, Genova, 26 marzo 2014, di Alberto Sgarlato


Latte e Miele
Conferenza stampa di presentazione:
“Passio secundum Matthaeum – The Complete Work”,
Genova, 26 marzo 2014

Si è tenuta nella mattina di mercoledì 26 marzo, al 29 Rosso di via del Campo a Genova, il museo recentemente allestito per omaggiare la tradizione cantautorale della città (da De Andrè a Paoli, da Lauzi a Bindi, da Tenco a Fossati e molti altri), la conferenza stampa di presentazione del CD “Passio secundum Matthaeum – The Complete Work” dei Latte e Miele, storica band di rock progressivo italiano.
La “Passio” è sicuramente l’opera più famosa di questa formazione genovese, ma nel corso degli anni il tastierista, Oliviero Lacagnina, ha sentito dentro di sé che in tutto ciò c’era ancora qualcosa di incompleto, di irrisolto, e ha continuato a scrivere musiche per quel disco, nonostante esso fosse uscito nel 1972. Per questo motivo oggi, a 42 anni di distanza, esce “The Complete Work” che, a tutti gli effetti, è un’opera nuova, di durata praticamente doppia rispetto al lavoro originale, riarrangiata, suonata e prodotta con le migliori tecnologie di oggi e impreziosita da numerosi ospiti: gli archi degli GnuQuartet, il coro polifonico Classe Mista, la produzione sonora di Aldo De Scalzi e numerosissime voci tra le più belle del rock italiano di ieri e di oggi che si avvicendano nel ruolo di narratori dei passi del Vangelo che fanno da legame tra un brano e l’altro del concept-album. Silvana Aliotta (Circus 2000), Paolo Carelli (Pholas Dactylus), Giorgio D’Adamo (New Trolls), il già citato Aldo De Scalzi, Sophya Baccini (Sophya Baccini’s Aradia), Alvaro Fella (Jumbo), Paolo Griguolo (Picchio dal Pozzo), Max Manfredi, Elisa Montaldo (Il Tempio delle Clessidre), Simonluca e Lino Vairetti (Osanna) sono i numerosi, validissimi nomi presenti sul CD.
Questa mattina, al 29 Rosso di via del Campo, sono presenti i quattro componenti storici dei Latte e Miele: oltre al già citato tastierista Oliviero Lacagnina troviamo Massimo Gori (basso e voce), Marcello Giancarlo Dellacasa (chitarre) e Alfio Vitanza (batteria e voce). A porgere gli onori di casa è Massimo Gasperini, della Black Widow Records, che racconta come questo museo (che tutti chiamano riduttivamente “Museo De Andrè”, ma che in realtà è dedicato a una intera città e alla sua musica) un tempo ospitasse il negozio di Gianni Tasso: “Là comprai il mio primo vinile, da ragazzo. Era ‘Dolce Acqua’ dei Delirium, band che oggi incide per la Black Widow Records. E la sede della casa discografica è proprio a pochi numeri civici da qui, in via del Campo, la strada della musica nella città della musica”. Tutto torna, dunque.
I quattro musicisti in questo incontro parlano liberamente, si raccontano con amore, con grande disponibilità e “senza filtro”, ripercorrendo un percorso umano, ancor prima che musicale, che tocca tutte le tappe della loro vita e della loro carriera: da quando Gori e Vitanza, ragazzini, erano vicini di casa a Pegli e si scambiavano i primi commenti entusiasti su tutte le novità musicali: “Hai sentito, è uscita una nuova band fortissima: si chiamano Led Zeppelin!”, oppure: “Il nuovo singolo dei Beatles è una bomba”. E poi ci raccontano di quando assunsero una formazione a tre, come degli E.L.&P. italiani, con Dellacasa letteralmente costretto a incidere chitarre e basso, perché Gori doveva finire gli studi e i genitori non lo lasciavano uscire di casa fino a dopo gli esami! Scopriamo con loro la storia di questo nome, Latte e Miele, suggerito da Alfio Cantarella dell’Equipe 84, “perché tutti i gruppi cercano i nomi inglesi, voi invece dovete puntare su una cosa italiana, diretta, immediata, che arriva subito alla gente”. Dopo una fase di scetticismo iniziale ben presto i Latte e Miele capirono che quella era la scelta vincente.
Del nuovo album, Massimo Gori dice: “Non temiamo che qualcuno ci accusi di una ‘Operazione Nostalgia’: come band siamo più attivi che mai, lo dimostriamo ai nostri concerti. Lo abbiamo fatto per sincera passione, perché le musiche nuove scritte da Oliviero erano talmente belle che non si potevano non incidere. E non lo facciamo certo per soldi: oggi sembra normale spendere 25 euro di ingresso per una serata in discoteca, poi ci sono spettacoli teatrali di alto livello che costano dai 15 ai 20 euro e la gente storce il naso. Noi negli anni ’70 facevamo i tour teatrali e il pubblico correva a sentirci mosso soltanto dalla curiosità, dal passaparola e dalle uniche due riviste musicali in circolazione, ‘Giovani’ e ‘Ciao 2001’. Oggi, paradossalmente, ci sono molti più canali per essere sempre aggiornati sugli appuntamenti musicali e culturali, eppure c’è meno entusiamo, più pigrizia. E poi ci sono mille paletti: oggi sono state inventate migliaia di definizioni per i generi e i sottogeneri musicali, all’epoca era normale che un gruppo folk come gli Amazing Blondel aprisse i concerti dei Black Sabbath, e noi stessi abbiamo suonato in apertura a Gary Glitter come a Mia Martini. La gente era assetata di musica e aveva voglia di scoprire tutto”.
La carriera dei Latte e Miele, in oltre 40 anni, ha avuto alcuni momenti di stop, ma i quattro componenti non hanno mai smesso di fare musica: oggi Alfio Vitanza suona nei Beatbox, una delle più conosciute e amate tribute-band beatlesiane a livello europeo, Massimo Gori è in tournèe con il teatro leggero del grande attore Corrado Tedeschi, Marcello Giancarlo Dellacasa è un concertista classico e Oliviero Lacagnina, oltre a insegnare musica, ha un’intensa attività di compositore e arrangiatore per altri interpreti. Proprio a proposito di questo, Lacagnina commenta: “Chi fa musica non smette mai di scrivere. Tutti noi componiamo sempre e per questo vorrei che il prossimo album dei Latte e Miele fosse frutto di un lavoro corale, e non di un solo autore”.
In tutte queste considerazioni c’è spazio per ricordare anche Aldo De Scalzi, descritto dai Latte e Miele come “Un vero amico, con cui siamo cresciuti insieme, e una persona disponibile e propositiva con cui è fantastico lavorare”, e c’è un pizzico di malinconia nell’onorare la memoria di Don Andrea Gallo, a cui il disco è dedicato. Don Gallo doveva essere tra i lettori dei passi del Vangelo, ma ci ha lasciato prima di poter incidere la sua parte. “La cosa ci ha addolorato molto. Sarebbe stata l’ultima testimonianza incisa della sua voce. Ma da un lato è meglio così. Tanti sciacalli che non capiscono il fantastico rapporto di amicizia che avevamo con quest’uomo, non avrebbero capito la nostra sincerità e ci avrebbero ingiustamente accusato di speculare su di lui”, commentano i quattro musicisti genovesi.

Il 4 aprile l’album verrà presentato al Teatro “G. Verdi” di Genova con l’apertura affidata alla band Il Tempio delle Clessidre in set acustico. Alla fine di aprile, invece, i Latte e Miele saranno a La Spezia ospiti di una presentazione di un libro biografico su Andrea Gallo firmato da Luigi Faccini.




sabato 22 marzo 2014

GENOVA, UNA CITTA’ PROTAGONISTA


GENOVA, UNA CITTA’ PROTAGONISTA
Al FIM il meglio della musica ligure
Genova la Superba, la città dei cantautori per eccellenza, è la magica cornice che farà da sfondo al FIM – Fiera Internazionale della Musica, dal 16 al 18 Maggio alla Fiera del mare; la kermesse, quindi, non poteva non rendere omaggio al suo luogo d’origine con una serata di note e premi. Sabato 17 si esibiranno sul palco blu i migliori artisti liguri, cantanti e gruppi che si sono distinti nell’ultimo anno per i loro numerosi meriti artistici e che hanno dato lustro a Genova e alla regione.
Claudia Pastorino, artista pegliese dalla carriera pluriventennale, fondatrice nel 2005 a Genova della Scuola di Cantoterapia, ritirerà il premio “Cantautrice Ligure”; l’ultimo dei suoi 7 album, Ligyes, è un viaggio musicale tra inediti e cover nelle radici alla riscoperta – appunto – dei Ligyes, i popoli abitanti l'attuale terra di Liguria, già conosciuti nell'antichità per le loro doti canore. 
L’Orchestra Bailam e la Compagnia di canto Trallallero, invece, saliranno sul palco portando a casa il premio “Tradizione Ligure”: fondata nel 1989, l’orchestra nasce con forti influenze di musica araba e balcanica, ma esplora anche la musicalità e le suggestioni della musica genovese portando quest’ultima all’attenzione dei maggiori festival canori internazionali. Le loro numerose collaborazioni (da Luca e Paolo a Carla Peirolero ed Enrico Campanati, da Roberta Alloisio a Marco Fadda) sottolineano la voglia di percorrere nuove strade, come la recente unione con la compagnia di canto Trallallero che ha portato al successo dell’ultimo album “Galata”.
I giovani Tuamadre, invece, sono la migliore “Band Emergente Ligure”: Naim Abid (voce), Eugenio Ruocco (batteria), Alfredo Sarpero (piano e tastiere), Gigi Magnozzi (chitarra), Pietro Martinelli (basso), Francesco Mascardi (sax), Stefano Bergamaschi (tromba) e Tony Carvelli (trombone), otto talentuosi musicisti che hanno fatto dell’ironia la loro arma vincente e che alternano brani famosi del passato e del presente arrangiati secondo il loro stile, un po’ jazz e un po’ rock steady, passando per il reggae, la musica classica e yiddish.
I Buio Pesto, capitanati da Massimo Morini, ritireranno il premio “Musica Ligure nel mondo”: dal 1995 ad oggi hanno venduto 83.000 dischi (ottenendo un Disco d’Oro alla carriera), si sono esibiti in più di 600 concerti di fronte a un pubblico di oltre 1.200.000 di persone, e hanno raccolto fondi destinati alla beneficienza per una cifra di 190.000 euro. I loro nove album si sono piazzati nei primi nove posti della classifica di vendita in Liguria degli ultimi 15 anni, e quarti assoluti nella storia della musica genovese.
Al cantautore Fabrizio Casalino, sulla scena da oltre vent’anni, verrà assegnato il premio “Comicità in musica”. Artista poliedrico, Casalino alterna le esibizioni comiche a carattere musicale e le imitazioni (da Mario Biondi a Gianluca Grignani, passando per gli sketch con personaggi inediti come Giginho e Mirko) alla scrittura di brani e canzoni. Due album suoi, un libro, nel 2012 vince il prestigioso premio Bindi.
Domenica 18, dopo il live di Bobby Kimball dei Toto, sarà la volta di Roberto Tiranti, premiato come miglior “Voce Ligure”: lo studio del canto lirico gli ha conferito un timbro unico e potente, perfetto per il musical (a cui spesso prende parte). Dal 1997 è il cantante dei Labyrinth, gruppo power/prog metal col quale ha registrato sei album e aperto i concerti italiani di Megadeth, Ozzy Osbourne e Iron Maiden, ma collabora con altri gruppi ed artisti internazionali. L’11 gennaio 2014 è salito sul palco del Politeama Genovese per presentare lo show “40-25”, una festa – concerto con amici e colleghi illustri come Stef Burns, Vittorio De Scalzi, Rocco Tanica, Irene Fornaciari e tanti altri.
Sul palco del FIM si prepara una festa lunga tre giorni: la festeggiata? Genova!

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