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mercoledì 26 marzo 2025

IL CONCERTO INCANTATORE, di Franco Vassia

 


IL CONCERTO INCANTATORE

di Franco Vassia

 

Nel ricovero riabilitativo della casa di cura CRRF Mons. Luigi Novarese in località Trompone, a cavallo dei comuni di Villareggia e di Moncrivello dove la provincia di Torino diventa vercellese, gli artisti napoletani di PAESE MIO BELLO hanno tenuto un concerto per gli operatori e per gli ospiti della struttura quale segno di ringraziamento per le amorevoli cure prestate a Patrizia Spinosi dopo un'operazione al ginocchio. 

Accompagnati dalla magia chitarristica di Michele Boné, Gianni Lamagna, Patrizia Spinosi e Anna Spagnuolo - Lello Giulivo, l'altra voce maschile del gruppo era assente per impegni pregressi - hanno intessuto un mosaico di voci di rara bellezza, di poesia e di teatralità: un collage di cultura, di umanità e dell'identità di Napoli, delle ricerche di Roberto De Simone e de La Gatta Cenerentola, capolavoro assoluto della Nuova Compagnia di Canto Popolare dove Gianni Lamagna ha anche raccolto l'eredità di quel gruppo che negli Anni '70 ha saputo rivoluzionare la musica popolare e folklorica del grande Sud. Un gesto spontaneo di rara bellezza, di profondo amore e di grande sensibilità. Un manifesto di cos'è e di che cosa dovrebbe essere la musica, oggi purtroppo merce dozzinale in mano a maneggioni, cialtroni e ciarlatani. Il concerto incantatore: una delle pagine più belle da archiviare nei pressi del cuore e nell'anima.




venerdì 28 febbraio 2025

NÉOS SAINT JUST/Jenny Sorrenti & Tullio Angelini, di Franco Vassia



 NÉOS SAINT JUST/Jenny Sorrenti & Tullio Angelini

di Franco Vassia


Néos Saint Just più che una nuova testimonianza discografica è un vero e proprio labirinto di specchi che – volutamente – ha azzerato le distanze che lo separano dalle linee guida a suo tempo tracciate da Saint Just (1973) e da La casa del lago (1974), album che risentivano e amplificavano fortemente i fermenti e gli umori di quella straordinaria epoca. Così come ha scartato anche dalla linea solista di Suspiro (1976), di Jenny Sorrenti (1979) e di Medieval Zone (2001) dove, tra le righe, era facilissimo cogliere gli umori di Enya, di Loreena McKennitt e del nuovo corso del folk progressivo.

Nel percorso minimalista che attraversa l’opera, dove è notevolissimo il contributo di Tullio Angelini, Jenny indossa come sempre gli abiti della musa, della vestale, ma questa volta, con la sua straordinaria voce – ancora una volta sottratta al coro degli angeli – per accompagnarci lungo corridoi infiniti e introdurci in inebrianti stanze colme di liricità e ubriache di magia e di attraversare i sogni color mandarino cari ai Corrieri Cosmici.

Non diventare mai l’ombra di cose che devono avvenire/ma realtà di cose che già siamo”. Un passo tratto da Sentire davvero…, non è che il manifesto di testi davvero ricchi di denuncia e di rabbia che danzano contro l’indifferenza ma che, di contro, sono anche invocazioni gravide d’amore.
Un album che certamente spiazzerà gli amanti ancora persi al frantumarsi delle onde sulle scogliere inglesi e sulle coste americane, poiché Néos Saint Just ne rappresenta invece un punto estremo di congiunzione: un salto lunghissimo che, scavalcando i continenti, raccoglie tendenze, stili, inclinazioni e sensazioni davvero universali.

La mente m’inganna/non è indulgente/E’ malvagia, informe, smarrita… Lei ti imprigiona come dentro uno specchio e tu rimani lì/hai paura” (The Mirror Inside Me).

In Néos Saint Just Jenny raccoglie tutte le sue ansie, le sue paure: le abbraccia e, attraversando il labirinto di specchi, lo frantuma per portarci al di fuori, verso l’aria pura.


TRACKLIST

1) Pneumatos (5:58)

2) Sentire davvero... (5:32)

3) In the presence of the entity (4:06)

4) The mirror inside me (6:23)

5) Hidden Things (3:16)

6) Psyché  (3:56)

7) Meraviglia (3:03)


Gli ospiti sono:

CLIVE BELL (polistrumentista ed esperto suonatore di shakuhachi): Khene

SYLVIA HALLETT (una delle più eclettiche violiniste inglesi): violino

ALESSANDRO PIZZIN (che ha "reinventato" la musica dei The Residents sotto il suo moniker Alieno deBootes): tastiere

ROBIN RIMBAUD alias Scanner (collaboratore di Michael Nyman, Laurie Anderson, Wayne MacGregor): elettronica

ROBERTO SCARPA (pianista, tastierista e compositore italiano): pianoforte

KENNY WOLLESEN (batterista già con Tom Waits e John Zorn, tra gli altri): vibrafono elettrico.

che naturalmente accompagno in questo lavoro

JENNY SORRENTI: tastiere, pianoforte, voce

TULLIO ANGELINI: loops e elettronica


Vannuccio Zanella

www.mprecords.it

www.gtmusic.it




venerdì 18 novembre 2016

ALCUNE RIFLESSIONI SUI MITI MUSICALI, di Franco Vassia


ALCUNE RIFLESSIONI SUI MITI MUSICALI

Un caro amico, colpevole di aver espresso una semplice opinione sugli annessi e connessi che gravitano intorno al mondo musicale, è finito sulla graticola del web. La sua colpa? Mortale! Quella di essere un amante della buona musica e aver dissipato gran parte della sua vita per correrle incontro, spesse volte controvento: “Sorry, ma non spendo 80 euro per andare a vedere uno che sembra ti stia facendo un favore a suonare. Non puoi fotografare, non puoi filmare, non puoi parlare, non puoi scoreggiare... Con tutto il rispetto, ma il rock per me è libertà e condivisione, tutto quello che manca in certi concerti dove tutto è ‘omologato’, freddo e calcolato! Mi hanno rotto i coglioni, queste ‘prime donne’, questi esseri che si credono delle divinità soprannaturali, che camminano sollevati da terra, che ti concedono solo di guardarli...”. La maggior parte dei commenti denigratori si sono soffermati nel guardare il dito piuttosto che la luna, attaccandosi alle foto, ai filmati e alle scoregge cose, comunque, che è sempre bene non fare. Nello scrivere, spesse volte si usa l’iperbole ma quel che è sfuggito, agli occhi dei più, è il nocciolo della questione: “Il rock per me è libertà e condivisione, tutto quello che manca in certi concerti dove tutto è ‘omologato’, freddo e calcolato...”. Amo anch’io i King Crimson (e Fripp, nonostante tutto e nonostante le tre batterie che, in quanto a provocazione, non sarebbero venute in mente neppure a Salvador Dalì..) alla follia, ma siccome la penso esattamente come Wazza (al secolo Aldo Pancotti, core de Roma...) devo dire che neppure io sono andato a vederli. Mi infastidivano i 160 euro spalmati in due date (diverse tra loro in quanto a scaletta ma buonissime per circuire gli aficionados) ma soprattutto per il clima da guerra fredda e da campo di concentramento, con tanto di laser, sgherri e rottweiler muniti di chitarra. Assistere a un concerto indottrinato - fin dall’inizio - in perfetto stile Grande Fratello di Orwell, controllato a vista e col terrore di muoverti quasi fossi all’Asilo Mariuccia, sono timori e sensazioni che non rientrano più in quelle che - nonostante qualche migliaio di concerti vissuti - sono le mie corde. Sarebbe troppo tornare a essere degli appassionati ed evitare il ruolo di sudditi? Come sarebbe stato bello, e dignitoso, se l’intera platea, anziché osannarle sulle onde di “ciao mama, sono qui”, si fosse negata alle fotografie imposte a Tony Levin.

A prescindere dal valore, dalla passione e dall’amore per la buona musica, quel che fa specie è la spocchia e la presunzione di alcuni miti invecchiati ma pur sempre convinti - fors’anche giustamente - di essere i soli depositari del verbo. Così come patetica e puerile è la danza di un’altra istituzione che ha segnato la storia del folk e del rock: Bob Dylan. Che sia ormai un lontano parente del menestrello timido e spaurito degli inizi lo si evince dagli ultimi lustri, dove anche al fan più incallito - perché provocatoriamente deformate in modo che il pubblico non le possa cantare in coro - sfuggono e sfioriscono nei suoi concerti anche le ballate più celebri. Il Nobel, più che meritato, era la chiave dorata affinché il rock avesse finalmente la sua giusta reputazione. Il puerile balletto del “vado, non vado (a ritirare il premio, ndr), non mi faccio trovare”, è il metro di misura di quanto certi artisti abbiano da tempo dimenticato le loro origini: quelle di suonare con la gente e per la gente.