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giovedì 19 gennaio 2023
King Crimson nel gennaio del 1970
Il compleanno di Alessandro Haber
lunedì 16 gennaio 2023
Audio’m - Gaïa 1. Godzilla-Commento di Alberto Sgarlato
Audio’m
- Gaïa 1. Godzilla (2022
di
Alberto Sgarlato
Per entrare appieno nella filosofia del mondo Audio’m è necessario un breve inquadramento storico/geografico: la band infatti proviene da Banyuls-sur-mer, località all’estremo confine sud della Francia, sui Pirenei a due passi dalla Spagna; ed in questo luogo tra mare e monti, alcuni componenti lavorano in un’azienda vitivinicola. Chi, come il sottoscritto, ha avuto l’opportunità di vederli live, sa che questo straordinario rapporto uomo/natura che caratterizza le loro vite si proietta anche nella dimensione live, sotto forma di spettacolari performance “hippy old school” tra progressivo e psichedelia, con la presenza di numerosi musicisti sul palco.
E decisamente vasto è anche lo schieramento di forze di “Gaïa 1. Godzilla”: tutto ruota attorno alla voce epica, enfatica, ieratica di Emmanuelle Olmo-Cayuela, affiancata da una formazione di ben due chitarre (Gary Haguenauer e Dominique “Oiss” Olmo), due tastieristi (Michel Cayuela e Mathieu Havart), un bassista che all’occorrenza suona anche la chitarra, Simon Segura, e abbiamo tenuto appositamente per ultimo un “orgoglio tutto italiano” dietro la batteria: si tratta di Marco Fabbri, turnista che abbiamo già apprezzato in molteplici progetti di prog-rock e non solo.
“Gaïa 1. Godzilla” è un progetto estremamente ambizioso: si tratta del primo volume di una trilogia e, a prescindere dal fatto che lo si ascolti in formato “fisico” o “liquido”, va concepito come due uniche suite, in 5 movimenti ciascuna, separate da una “side A” e una “side B”, proprio come se compissimo il gesto simbolico della rotazione del vinile sul piatto.
Per questo loro secondo album (a
sei anni di distanza dall’esordio omonimo, datato 2016), gli Audio’m scelgono
di spingere prepotentemente sul pedale del drammatico, dell’inquietudine, a
tratti dell’angoscia e della paura. Per questo, fin dalle prime note, a dettare
legge è un Mellotron fortemente sfruttato nei suoi registri più cupi, ottimo
supporto al cantato di Emmanuelle. E immediatamente viene alla mente un
paragone: gli svedesi Anglagard di “Hybrys”. Ma “Gaïa 1. Godzilla” non è solo
questo: ci pensa infatti lo straordinario lavoro fatto dalle chitarre, con i
loro intrecci, a spostare il tutto su territori ora più acustici e “pastorali”,
ora più dinamici e jazz-rock, tra Canterbury Sound e Mahavishnu Orchestra. E
poi, ancora, inaspettate e spettacolari fughe di sintetizzatori dal timbro
pienamente vintage, clavicembali e clavinet “nervosi” ed asciutti che ci
riportano al grande prog italiano (Banco, Orme, Balletto di Bronzo), persino
sciabolate di maestosi organi liturgici da film horror (da Antonius Rex a Devil
Doll fino ai conterranei vandergraffiani francesi La Rossa), il tutto fino a
culminare nel bellissimo, maestoso, crescendo finale dell’album, dove gli
intarsi delle chitarre con il sintetizzatore e il Mellotron mettono a frutto in
modo inequivocabile la scuola dei Genesis, un grido liberatorio che è quasi una
It da “The Lamb lies down on Broadway” o una Los Endos da “A trick of the tail”
nella sua furia conclusiva.
Il cantato è in inglese, probabilmente per la sua accessibilità totale a livello mondiale. Ma potrebbe essere anche in francese, o in italiano, o in svedese, o in qualsiasi lingua del pianeta, sarebbe bello comunque tanto è perfetto l’amalgama tra voce e musica.
Un disco che ha nei suoi ossimori
la sua bellezza.
Il primo ossimoro sta nel fatto
che, nella sua ricerca delle sonorità vintage, potrebbe essere stato composto e
arrangiato nel 1972; eppure suona modernissimo. Sarà grazie alla potente e
agile sezione ritmica Segura/Fabbri, che offre un solido taglio moderno, sarà
grazie alla voce di Emmanuelle Olmo-Cayuela, unica e senza paragoni nel
panorama di ieri e di oggi, sarà nella capacità del collettivo di filtrare influenze
e stili in un risultato assolutamente personale.
Il secondo ossimoro sta nel fatto
che sì, è senza ombra di dubbio un album dominato dalle tastiere, eppure è lo
straordinario lavoro di contrappunto realizzato dalle chitarre che fonde alla
perfezione il tutto.
Il terzo ossimoro sta in questo
sound che riesce, per assurdo, a essere tenebroso e solare, cupo ed esplosivo,
quieto ed inquieto.
Uno disco che è difficilissimo da
“raccontare” e descrivere a parole. Merita diversi ascolti e molto attenti. Fatelo
e non ve ne pentirete.
sabato 14 gennaio 2023
Motivi Per Litigare -"Nuovi Fossili"
Motivi Per Litigare
Nuovi Fossili
2022
La Stanza Nascosta
Records
Con l’assertiva
perentorietà che li contraddistingue tornano a far sentire la loro voce,
decisamente fuori dal coro, i Motivi per Litigare e rilasciano “Nuovi
Fossili”.
Non fanno mistero del
carattere derivativo della proposta musicale, che tuttavia provano (e, a nostro
giudizio, riescono felicemente) a declinare in una prospettiva inedita.
Ostile, disallineata, provocatoria, la band veneta confeziona un album assolutamente pregevole nella voluta commistione di sonorità differenti, cui si accompagna un utilizzo sfrontato della pratica citazionista. Attenzione però, il risultato non è un disordinato “calderone” ma una felice miscela stilistica, un divertente gioco combinatorio che culmina in un’estetica gioiosamente bulimica.
Colle der Fomento, Fabri Fibra, Rage Against the Machine, The Black Keys, Nanni Moretti e Pino Daniele: queste alcune delle stranianti citazioni contenute in un lavoro onnivoro ed energico, in grado di tenere insieme- senza nessun calo di tono-rock, hip-hop, funk, tentazioni reggae (si ascolti “Fallo per te”) e perfino una coraggiosa virata blues (…litigare!).
Ad oggi, dopo qualche aggiustamento di formazione, i Motivi Per Litigare sono: Roberto Modolo alla voce, Francesco Bidoia e Ettore Baccichet alle chitarre, Alberto Buzzi al basso, Guido Morossi alla batteria e Giovanni Demetrio Verardo alle percussioni.
Sicuramente una realtà artistica destinata a fare rumore, anche per la capacità di raccontare con immediatezza e pregnanza una quotidianità comune alla stragrande maggioranza di noi, alle prese con un conflittuale rapporto con i soldi, con relazioni umane non sempre limpide, con le contraddizioni delle religioni e con una litigiosità che ormai è diventata quasi endemica.
A chi si fa domande e
cerca risposte consigliamo l’ascolto di questo disco, con particolare riguardo
alla traccia “42”. Il titolo della canzone prende spunto da “Guida Galattica
per gli autostoppisti”, dove 42 è la risposta alla domanda fondamentale
sulla vita, l'universo e tutto quanto.
Il brano racconta la necessità dell’uomo di farsi
domande; alcune risposte arrivano, altre no.
Meno male che resiste la musica.
venerdì 13 gennaio 2023
MACCHINA PNEUMATICA – “APPARTENENZA”, commento di Evandro Piantelli
MACCHINA PNEUMATICA – “APPARTENENZA”
(2022)
BWR
Di Evandro Piantelli
Macchina Pneumatica è un gruppo lombardo che è attivo sin
dal 2013. “Appartenenza”, uscito a
settembre 2022, costituisce la seconda pubblicazione della band, dopo “Riflessi
e maschere” del 2019.
Questo quartetto propone un rock solido, cantato in italiano (con testi anche interessanti), con la chitarra elettrica sempre ben presente, ma con ottimi inserimenti di tastiere (elettroniche e vintage) che conferiscono alla band un suono particolare e ricco di personalità.
Il disco si apre con Appartenenza,
un bel rock che ti prende subito e che fa capire la direzione in cui va il
sound del MP. La canzone parla di un personaggio a cui la vita probabilmente
non ha regalato nulla e che sopravvive, lupo tra i lupi, in un branco al quale
si sente, appunto, di appartenere.
La successiva Pazzo è
un brano, se vogliamo, più intimista per il testo e anche per le musiche, più
vicine al prog che al rock, con il suono delle tastiere particolarmente cupo,
capace di ricordare certi pezzi degli Uriah Heep degli anni ’70. La parte
finale della canzone, in tedesco, contribuisce a rafforzare la descrizione
della pazzia del protagonista.
Fuoco d’agosto ci racconta la storia di una torrida giornata estiva
trascorsa da un ragazzo in città chiuso in casa a guardare la televisione.
Situazione non proprio ideale che potrebbe far andare chiunque fuori di testa e
portarlo a dare fuoco all’apparecchio TV e a tutto il resto. Pezzo rock con
l’alternarsi di tastiere e chitarra in primo piano.
Il quarto brano dell’album, Il cerchio, è piuttosto singolare, sotto diversi punti di vista. Innazitutto è il pezzo più lungo, arrivando a quasi nove minuti, inoltre è l’unico brano interamente strumentale. Ma la più importante particolarità è che, a mio avviso, è l’unico che potemmo definire “progressive” senza altri aggettivi. Pezzo gradevole e senza fronzoli che conferma la bravura tecnica di tutti i membri del gruppo.
Con Rendimento garantito
si vira decisamente verso il rock blues, seppure un po’addolcito dalle
tastiere. Il testo è particolarmente graffiante e nella seconda parte del brano
tornano le atmosfere cupe e i suoni vintage (che contraddistinguono questo
lavoro quasi nella sua interezza).
Il disco si chiude con Venerdì sera, un bel pezzo rockeggiante, con la sezione ritmica basso/batteria che ci dà dentro. Il testo è misterioso e non si sa se il protagonista vuole solo passare una serata di divertimento e sballo o se è un serial killer che si prepara al suo sporco lavoro.
“Appartenenza” è un bel disco di rock
con venature prog e testi interessanti e mai banali, suonato da quattro
musicisti di capacità ed esperienza.
I loro nomi sono: Raffaele Gigliotti (voce e chitarre), Carlo Fiore (tastiere), Carlo Giustiniani (basso) ed Enzo Vitagliano (batteria).
È un lavoro di cui ho apprezzato la freschezza e varietà dei suoni (pur rimanendo sempre su terreni ben conosciuti) e l’utilizzo dei testi in italiano, che permettono di comunicare meglio con l’ascoltatore. Tutto perfetto? Quasi. La voce, qualche volta, si sente che fa un po’ fatica. Ma sono convinto che nei prossimi lavori la band saprà trarre frutto dall’esperienza e ci regalerà ancora dell’ottima musica.
Tracklist
Appartenenza (5,54)
Pazzo (6,49)
Fuoco d’agosto (8,00)
Il Cerchio (strumentale) (8,58)
Rendimento garantito (7,23)
Venerdì sera (6,49)
giovedì 12 gennaio 2023
Laura Benvenuti - "Oracoli"
Laura Benvenuti
Oracoli
2022
La Stanza Nascosta
Records
“Oracoli” di Laura
Benvenuti,
distribuito dalla coraggiosa etichetta indipendente La Stanza Nascosta
Records, è una piccola perla di eleganza e introspezione.
Variazioni elettroniche su un tessuto acustico e la pervasiva presenza degli archi contrassegnano un lavoro artisticamente maturo e sofisticato, dalla narrazione profondamente introflessa.
Gli “Oracoli” della
cantautrice riminese coincidono con un territorio interiore e suggestivo; il
ripiegamento introspettivo si fa quasi religione laica, atto dovuto, domanda necessaria.
La profondità non si traduce mai in assenza di dinamica né compromette l’immediata fruibilità di un lavoro capace di entrare da subito nelle orecchie e nel cuore dell’ascoltatore, complice anche una vocalità- quella di Laura Benvenuti- riconoscibile e godibile.
Fortemente
radiofonici i singoli che hanno anticipato, in radio, l’uscita dell’album, “Tempo”
e “Agosto”.
Più “difficili” e meritevoli di un ascolto più meditato altri brani: su tutti spiccano “Amore così com’è” -il singolo prodotto due anni fa da Giovanni Giuvazza Maggiore e riarrangiato per questo nuovo album- e “Neve”, un inno all’impermanenza.
Un plauso va anche
alla copertina (foto di Enrico De Luigi per Pancromatica), capace di
rappresentare, grazie alla distorsione, quel ritmo del movimento cosmico che è
il Tempo, perno dell’intero lavoro.
martedì 10 gennaio 2023
The Dark Side Of The Cult (A tribute to Blue Oyster Cult)-Artisti Vari-Commento di Fabio Rossi
Commento di Fabio Rossi
Artista: Vari
Album: The Dark Side Of The Cult (A tribute to Blue Oyster Cult)
Genere:
Hard Rock
Anno:
2022
Casa
discografica: Black Widow Records
Tracklist (cliccare sul titolo per ascoltare)
Disc
One
01.
Transmaniacon: Transmaniacon Mc
02.
Salem Cross: Stairway to the Stars
03.
Presence: Before the Kiss a Redcap
04.
L’Impero Delle Ombre: She’s As Beautiful As a Foot
05.
Spectres Dead Dream: Cities on Flame With Rock And Roll
06.
Humulus: The Red And The Black
07.
Albert Bouchard: Baby Ice Dog
08.
Epitaph: Wings Wettted Down
09.
Belladonna: Mistress of the Salmon Salt
10.
Bretus: Career of Evil
11.
Bullfrog: Dominance and Submission
12.
Witchwood: Flaming Telepaths
13.
Blue Dawn: Astronomy
14.
Simone Baldini Tosi & Cristiano Roversi: Then Came the Last Days of May
Disc
Two
01.
The Forty Days: (Don’t Fear) The Reaper
02. Il Segno Del Comando: The Revengeof Vera Gemini
03.
Jim Gustafson and Poobah: Godzilla
04.
Lifestream: Death Valley Nights
05.
Gothic Stone: Nosferatu
06.
Doctors of Space: The Vigil
07.
Freddy Delirio and The Phantoms: Black Blade
08.
Ottone Pesante: Monsters
09.
Ape Shifter: Burnin’ For You
10.
The Mugshots: Veteran of the Psychic Wars
11.
Jack Meille and the Blue Machine: Sole Survoivor
12.
Smed: Heavy Metal The Black And Silver
13.
The Lancasters: Demon’s Kiss
14.
Runaway Totem: The Alchemist
15. Death SS: Godzilla
L’importanza del gruppo statunitense Blue
Öyster Cult per lo sviluppo della musica rock è enorme, sebbene a mio
avviso di questa band si parli troppo poco nonostante le pubblicazioni di
eccellente livello qualitativo che ne hanno contraddistinto la carriera
artistica. A fronte di tale considerazione ed essendo un estimatore del culto
dell’ostrica blu da quasi mezzo secolo, ho trovato geniale l’iniziativa
dell’infaticabile casa discografica genovese Black Widow Records che ha inteso
pubblicare un’interessante doppio CD contenente ventinove tra i brani più
significativi dei B.Ö.C., reinterpretati da altrettanti artisti appartenenti al
mondo del rock e dell’heavy metal, molti dei quali italiani (cito a titolo
esemplificativo i Death SS, Il Segno del Comando e Simone Baldini Tosi &
Cristiano Roversi).
Un sontuoso tribute album, quindi, in una lussuosa confezione con un booklet interno di ben ventotto pagine. Conoscendo molto bene i brani presentati, posso dire di non aver mai “storto il naso” durante l’ascolto e, nel complesso, giudico ogni singolo pezzo riproposto in modo personalizzato, ma senza mai stravolgerne l’essenza: non era un’impresa semplice e solo per questo il progetto merita un plauso generale.
Resto scettico sul bacino d’utenza cui è destinato un prodotto simile, perché chi già conosce la band non credo ne sarà attratto, chi invece, magari per ragioni anagrafiche, inizia ad approcciare la musica dei B.Ö.C., preferirà giustamente ascoltare gli album originali. Credo, tuttavia, che nello specifico caso il rischio sia valsa la pena di essere stato corso, attesa l’elevata portata della proposta discografica.
















