ASTRAL HAWK MACHINE
Commento di Andrea Pintelli
Space rock! No, non la canzone
dei grandissimi Rockets, ma l’ambito in cui ci troviamo ascoltando Astral Hawk
Machine, dell’omonima band. Pubblicato il 10 dicembre 2025 dalla Black
Widow Records (gloria sempre), è un sopraffino esempio di quel che il
genere può essere e può dare ad altissimi livelli. Astral Hawk Machine
potremmo definirlo un super gruppo, in quanto composto da tre dei maggiori
rappresentanti legati al genere; Jay Tausig - polistrumentista americano,
già impegnato nel progetto "Chromium Hawk Machine", collaboratore di
Nik Turner e Helios Creed, autore di oltre trenta album da lui interamente
suonati e cantati; Bridget Wishart – cantante inglese,
già parte degli storici Hawkwind, ma anche delle band Spirits Burning e Mooch; Santtu Laakso – compositore e polistrumentista finlandese, in
precedenza parte dei gruppi Oppression (trash metal), Exitus (doom/death metal)
e Dark Sun (space rock), autore di diversi dischi solisti (cito "Magical
Kingdom" su tutti), poi fondatore del progetto Astral Magic col quale
attraversa diversi generi musicali insieme ad altri musicisti coinvolti. Il
lavoro si apre con Wolf Moon, e fin
da subito si è proiettati nello space rock psichedelico più
tradizionale, carico di atmosfere cosmiche. La resa sonora complessiva è
ottima, dove spicca la palese preparazione tecnica e stilistica dei nostri.
Spicca il riferimento ad andamenti ritmici cari al krautrock. Time In The Sun spinge l’acceleratore
sull’ambientazione galattica dell’opera, in cui il doppiaggio delle voci rende
l’ascolto ancor più distaccato dal contesto terrestre. Nulla di innovativo, ma
una scelta incisiva per rappresentare il mondo caro agli Astral Hawk Machine. Love Is Endless, con i suoi oltre dieci
minuti, è traccia esplorativa dello spazio profondo in cui ci troviamo: un lungo
paesaggio sonoro dilatato, avente una ritmica che sembra sospesa tra rituale e
viaggio interstellare. Fluttuante e meravigliosamente analogica. Skin Of A Cosmonaut ha tiro, presenza,
incisività; di fatto una celebrazione dello space rock addensata in cinque
minuti. Knots torna a proporre
l’identità del combo, grazie a una melodia circolare, dove sprazzi di ambient
trovano la giusta collocazione. Si è completamente avvolti dal senso
dell’estetica siderale, si è quasi sopraffatti dal viaggio astrale in cui si è
coinvolti. Time To Kill offre una
visione altra dello stesso concetto, ma qui più conciso. L’andamento rallentato
rispetto al discorso globale ne fa un tassello importante del disco, atto a
rappresentare un universo in tutte le sue sfaccettature. Where The Air ha al centro del racconto la multivocalità, qui
spinta al massimo della visionarietà, quasi a coprire l’importanza della
melodia. Ipnotica. Tangles sembra
uscita dalla penna dei Neu!, non una mera copia ovviamente, ma gli agganci sono
talmente limpidi che non possono non essere citati: motorik beat, riff
psichedelici, temi onirici, espansione delle coscienze sono celebrati e
omaggiati. No More War torna allo
space, ma vira maggiormente verso il doom, in quanto lo scenario è ora più teso
e sinistro. Allucinante e surreale, incede per espandere la tavolozza di colori
dell’interiorità. Rosa, ultima
canzone, prosegue nell’intento precedentemente citato, ma con una forza
intrinseca che ha nell’idea e nell’esecuzione i punti fondamentali del
discorso. Texture spaziale, synth vintage e chitarre riverberate sono gli
assoluti protagonisti. In sintesi “Astral Hawk Machine” è un cammino psichedelico nello spazio sonoro, ricco di
suggestioni vintage e di atmosfere siderali. Fatelo vostro. Abbracci
diffusi.
Tracklist:
1 – Wolf Moon
2 – Time In The Sun
3 – Love Is Endless
4 – Skin Of A Cosmonaut
5 – Knots
6 – Time To Kill
7 – Where The Air
8 – Tangles
9 – No More War
10 – Rosa
Componenti:
Jay Tausig
Bridget Wishart
Santtu Laakso
Per contatti con lo
scrivente:

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