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domenica 28 febbraio 2021

Mario Bonanno: “Non avrai altro Dio all'infuori di me spesso mi ha fatto pensare. La buona novella di Fabrizio De André, 50 anni dopo”. Di Elisa Enrile


Mario Bonanno: “Non avrai altro Dio all'infuori di me spesso mi ha fatto pensare. La buona novella di Fabrizio De André, 50 anni dopo”.

Di Elisa Enrile


Fabrizio De Andrè non ha bisogno di presentazioni, ma è sempre interessante e soprattutto illuminante quando vengono proposte delle valide spiegazioni e interpretazioni alle parole di uno dei cantautori italiani più amati e rimpianti. E questo offre ai suoi lettori Mario Bonanno, critico musicale catanese che scrive articoli e libri sui cantautori italiani.

Quella che lo scrittore ci propone in questa sede è una lucida analisi del disco di Faber La buona novella, concepito nel periodo sessantottino e restituito al pubblico nel novembre del 1970. Non tra i più popolari per i non addetti ai lavori, forse complice il fatto che per anni solo il brano Il testamento di Tito è stato portato sui palchi, ma sicuramente un lavoro ricco di pathos e di non detto dietro a parole pungenti e umane. La desacralizzazione è infatti uno degli intenti dell’autore genovese, che si trova a rileggere con movenze e sentimenti tipici dei suoi contemporanei i vangeli apocrifi, con un parallelismo tra i problemi della sua società alle prese con i moti del ’68 e la storia di Maria e Gesù. Vite umane dunque, guidate da istinti, emozioni e paure, vite caricate di responsabilità che spesso non si sentono pronti a portare sulle proprie spalle. Insieme a loro sfilano finalmente come protagonisti, quasi con un senso di rivalsa, i personaggi minori delle pagine sacre a cui viene restituito uno spazio e una dignità che spesso nei vangeli viene a mancare. Accanto alla rivincita dei deboli, un’unica certezza costituisce il fil rouge a tutta la composizione: sempre, in ogni frangente ed epoca storica, è il potere a corrompere le vicende umane e presentarsi come sicario di vite e destini.

 Bonanno analizza i singoli brani da un punto di vista lessicale e contenutistico, accompagnando l’ascoltatore in un iter che sviscera le intenzioni della penna Deandreiana con integrità e lucidità. Proprio dall’Infanzia di Maria, resa terrena e caricata di un senso di pietà e pena per la povera bambina privata della libertà delle proprie scelte, nasce la novella che a volte sembra essere più corrotta che buona, un potente canto che grazie al coro acquista un impatto e una teatralità che richiama alla memoria i drammi greci.

Nel Ritorno di Giuseppe è il falegname invece a essere in qualche modo declassato dalle vesti di “sant’uomo” per acquistare però tratti teneramente umani, quelli di un uomo che «stanco di essere stanco» si ritrova a far da padre alla propria sposa, sposa che per altro porta in grembo un figlio non suo. Ne Il sogno di Maria la ragazza ha il compito di spiegare a Giuseppe l’incontro con l’arcangelo Gabriele, che a conti fatti viene descritto proprio come un rendez vous amoroso, nato dalla sessualità repressa di Maria per venir interrotto bruscamente dai sacerdoti, rappresentanti del potere. Nell’Ave Maria la giovane madre viene privata della canonica aura salvifica per dotarla di una sacralità ben più umana, quella che la rende prima donna-comune tra le donne-comuni. E come ogni donna, Maria non è immune alla sofferenza della perdita di un figlio, sofferenza che comincia a emergere né Maria nella bottega di un falegname e continua in Via della croce, dove si raggiunge probabilmente l’apice dell’album: la presa di coscienza della portata rivoluzionaria e contemporaneamente del fallimento della predicazione di Gesù, che alla fine proprio come tutti gli altri si trova a morire tra dolore e patimento. La disillusione nella redenzione e nella salvezza risultano evidenti anche nel brano Tre madri, dove si riflette anche sul Bene e il Male, incarnati dalle tre figure di Cristo e dei ladroni, destinati a morire nello stesso identico modo, indipendentemente da chi essi siano, da cosa abbiano fatto nella vita e da quanto pentimento ci sia nel loro animo. Con Il testamento di Tito ci si avvicina ormai alla fine dell’album, che terminerà di fatto con il brano Laudate Hominem focalizzato sulla capacità del perdono, canzone come già detto forse più conosciuta tra tutte. Qui De Andrè ritorna con ferocia sulla tematica dicotomica oppresso-oppressore, mettendo in evidenza la differenza tra chi fa le leggi e chi le subisce; attraverso le parole del “ladrone buono”, il cantautore genovese confuta con irriverenza le leggi sacre, mettendo in evidenza l’inganno del potere, qui incarnato nella figura di Dio: nonostante la cieca devozione e il seguito fedele, nel momento del bisogno si viene comunque abbandonati.

Come se diventare guida tra le parole cariche di significato a volte nascosto di De Andrè non fosse abbastanza, Bonanno si spinge oltre raccogliendo le testimonianze di musicisti, cantanti e compositori che hanno incrociato per vari motivi il percorso di Faber e permettendoci di entrare in contatto con la benzina e il motore della sua produzione.

Un lavoro completo e immersivo, che riavvicina gli ascoltatori a un album che ha compiuto più di cinquant’anni ma che continua a essere iconico e sorprendentemente attuale.

 Una buona occasione per riascoltare in una veste originale…


https://www.youtube.com/watch?v=CH_lkp4mxAs

 





sabato 27 febbraio 2021

Ci ha lasciato Danilo Rustici, tra i fondatori degli OSANNA

"Eravamo figli dei fiori, volevamo un mondo migliore. Rivendicavamo i diritti. Oggi tutto è consumo, una rivoluzione sembra impossibile, tutti, soprattutto i giovani, sono distratti dalle tecnologie e non vogliono perdere nulla. Invece per fare le rivoluzioni bisogna essere disposti a perdere qualcosa, bisogna rischiare. La divisione tra ricchi e poveri si amplia e nonostante la classe media sia sempre più impoverita soprattutto con il Covid, sembra non voler perdere quello poco che ha..."

(Lino Vairetti)

Ci ha lasciato Danilo Rustici, chitarrista e fondatore insieme a Lino Vairetti del gruppo “Osanna”. Visionario, sperimentatore (come diceva lui ispirato da Marx e Hendrix), l’avanguardia come nessuno aveva osato negli anni ’70, intonava “bandiera rossa” con la chitarra elettrica come Hendrix faceva con l’inno americano a Woodstock. 

I primi quattro anni con gli Osanna vissuti on the road a 360°, tra incisioni di grandi album e interminabili tour e partecipazione a tutti i Festival e raduni pop della penisola.


Oltre agli Osanna (prima con i Città Frontale), ha formato altri prestigiosi gruppi: i “Luna”, “Nova”, “Uno”, “Tunnel”…

Un brutto incidente e una lunga malattia l’hanno tenuto fuori dal giro per anni.

Ultimamente era stato coinvolto da Lino Vairetti nella realizzazione del film-documentario “OSANNAPLES”, diretto da Deborah Farina.

Riposa in pace guerriero del prog..

Wazza




Da sinistra: Gianni Leone, Lello Brandi, Massimo Guarino, Lino Vairetti, Danilo Rustici


Con i Luna

OSANNA - sul set del film di Deborah Farina, i mitici componenti storici da L’UOMO a SUDDANCE - Lello Brandi, Enzo Petrone, Danilo Rustici, Massimo Guarino, Fabrizio D’Angelo e Lino Vairetti






venerdì 26 febbraio 2021

Nasceva il 26 febbraio Rodolfo Maltese...

Il tempo può darci una mano per alleviare un dolore, ma per quanto si voglia andare avanti, alcune mancanze non verranno più sostituite da nessuno.”

 Buon compleanno fratello Rudy…

Wazza

Di Cesare Pavese

Che diremo stanotte all’amico che dorme?

La parola più tenue ci sale alle labbra

dalla pena più atroce. Guarderemo l’amico,

le sue inutili labbra che non dicono nulla,

parleremo sommesso.

La notte avrà il volto

dell’antico dolore che riemerge ogni sera

impassibile e vivo. Il remoto silenzio

soffrirà come un’anima, muto, nel buio.

Parleremo alla notte che fiata sommessa.

Udiremo gli istanti stillare nel buio

al di là delle cose, nell’ansia dell’alba,

che verrà d’improvviso incidendo le cose

contro il morto silenzio. L’inutile luce

svelerà il volto assorto del giorno. Gli istanti

taceranno. E le cose parleranno sommesso.






giovedì 25 febbraio 2021

Compie gli anni Pieremilio Canavera


Compie gli anni oggi, 25 febbraio, Pieremilio Canavera, batterista degli Acqua Fragile dal 1973 al 1975.

Dopo una "piccola pausa", nel 2017 la band è tornata con un nuovo album, "A New Chant", e relativo tour!

Happy Birthday Pieremilio
Wazza


 In viaggio lungo l'autostrada. Estate '72
 Palasport Reggio Emilia.In tour con Alexis Korner.sett.'72

Tour in Meridione con PFM. Stretto di Messina-nov.'72

mercoledì 24 febbraio 2021

23 febbraio 1975: Battiato, Magma e As Ra Tempel

Il 23 febbraio 1975 Franco Battiato, allora sperimentatore di musica d’avanguardia, veniva chiamato a rappresentare l’Italia all’European Rock Festival a Londra, insieme ai francesi Magma e ai tedeschi As Ra Tempel.

Un grande riconoscimento per l’artista siciliano, che in quegli anni veniva spesso ricoperto dai fischi, nei vari festival pop, da un pubblico non abituato a pezzi lunghi 40’ minuti di solo improvvisazione musicale. 

Di Tutto un Pop…

Wazza

FRANCO BATTIATO 1975


(estratto intervista)

“Questo è vero. Anche all'estero comunque piaceva molto. Io ho fatto da spalla nel 1975 a Stomu Yamashita, che faceva il Buddha Theatre. Nel '75 sono stato chiamato a rappresentare l'Italia alla Roundhouse di Londra per l'European Rock Festival a cui partecipavano i Magma, i Tangerine Dream, gli Ash Ra Tempel, il meglio della scena sperimentale di quel periodo insomma. Ma io avevo deciso che quello che facevo era troppo commerciale e che proprio per quell'importante occasione avrei cambiato rotta: avrei fatto metà concerto con le cose che sapevo che piacevano al pubblico e metà invece sui miei esperimenti 'd'attacco'. Alle prove ho fatto come al solito Propriedad Proibida e alla fine il direttore mi si avvicina e mi dice: 'You are the number one!'. Era proprio stupito e felice. Alla sera arrivarono circa quattromila persone, di cui duemila ubriache. Io facevo tutto da solo, non avevo nessuno che mi accompagnasse. Avevo i capelli lunghi, molto lunghi, una camicia militare, la barba non rasata e come strumenti un giradischi che usavo in maniera 'distruttiva' molto tempo prima dei dj hip hop con lo 'scratch', una radio sulle onde corte e una televisione come 'noise'. Quando ho cominciato a suonare all'inizio nessuno diceva niente perché pensavano che fossi il tecnico dell'artista italiano, che stava tarando gli strumenti. Ma dopo dieci minuti hanno incominciato a gridarmi 'Go home!', mentre altri dicevano 'More!'. Era scoppiato l'inferno! Dopo un po' me ne sono andato e mentre scendevo le scale ho rivisto il direttore che, offeso, ha girato la faccia dall'altra parte bofonchiando qualcosa tipo 'Mi hai tradito!' e non mi ha neanche salutato. Pazienza".

MAGMA (CHRISTIAN VANDER & KLAUS BLASQUIZ), 1975


As Ra Temple



 

domenica 21 febbraio 2021

Ricordando Francesco Di Giacomo a sette anni di distanza...

21 febbraio

“Guai a chi avrà amato solo corpi, forme, apparenze. La morte gli toglierà tutto. Cercate di amare delle anime. Le ritroverete.” 

(Victor Hugo)

Ci sarai sempre. Buon viaggio capitano.

Wazza

Fossimo un paese civile e acculturato, un lavoro come questo postumo di Francesco Di Giacomo, nobile voce del Banco, farebbe incetta di nomination e, presumibilmente, premi per quanto è meravigliosamente bello, elegante, tagliente, commovente e, per certi versi, disturbante. Perché qui c’è tutto, ma proprio tutto: la poesia, la rabbia, la ricerca, strada peraltro mai abbandonata da Francesco dopo l’addio, nel 2013, ai Banco, la gioia, il disincanto e l’introspezione di un artista che si guarda attentamente attorno e, piano ma deciso, dentro. Nato dalla collaborazione, avviata nel 2004, con Paolo Sentinelli, il disco raccoglie brani scritti tra il 2004 e 2012 amorevolmente raccolti e pubblicati dallo stesso Sentinelli e dalla moglie di Francesco, Antonella Caspoli.

Piccola doverosa premessa: se pensate alla classica operazione nostalgico/commerciale, potete tranquillamente lasciare perdere perché qui, di questo, non c’è proprio nulla, neanche a cercarlo. Per quanto mi riguarda invece, ci sono 10 canzoni che nulla hanno da chiedere se non di essere ascoltate, preferibilmente in silenzio. Allora appena adagiata la puntina sul disco, potrete allertare i sensi assaporando l’atmosfera incantevole ed evocativa di “In quest’aria”, iniziare lentamente a emozionarvi proseguendo con “Il senso giusto”, riscoprire la spigolosità, in chiave assolutamente moderna, dei Banco d’antan in “Emullà” e “Luoghi comuni”, fino ad arrivare a “4 parti” che chiude il primo lato facendoci capire, molto bene, che qui l’operazione nostalgia non ha mai preso piede. Tuttavia, è il secondo lato a lasciare di sasso, con tre brani in sequenza, “Insolito”, “La parte mancante”, “Lo stato delle cose”, a tramortire l’ascoltatore. “Insolito” è una ballata di una dolcezza e sensibilità disarmante che lascia commossi, così come la title track che tutto dice e riassume della vita di un Artista. Il brano che segue è invece una prova di cosa e perché i Banco siano stati una leggenda della musica rock italiana, con l’interpretazione straordinaria di Francesco, per dolcezza e calore, a dare i brividi. C’è naturalmente spazio per la riflessione amara e parlata di “Quanto mi costa”, dove si affrontano tematiche religiose in tono molto pungente e poi la conclusiva e delicata “In favore di vento”, proprio quella traiettoria che la musica e l’arte in genere dovrebbero seguire, per essere sempre fonte di bellezza e riflessione.

Per me capolavoro assoluto, dove la sapienza e l’esperienza artistica e musicale si coniugano alla perfezione con i tesi e l’interpretazione, favorita da arrangiamenti mai sopra le righe. Disco che non andrebbe relegato solo in qualche sperduta edicola ad uso e consumo di pochi (spesso nostalgici) ascoltatori, ma annoverata tra le migliori opere pubblicate.

 Emanuele De Francesco

 

sabato 20 febbraio 2021

"A Trick of the Tail": era il 20 febbraio 1976

Usciva il 20 febbraio 1976 negli States, contro ogni previsione,  (in UK era uscito il 2 febbraio), "A Trick of the Tail", primo album dei Genesis dopo l’abbandono di Peter Gabriel.

L’idea iniziale di Phil Collins era quella di fare un disco completamente strumentale, ma “fortunatamente” fu bocciata dagli altri.

Poi, visto il naufragio dei provini per un nuovo cantante, decisero che in fondo la voce di Phil poteva limitare i danni!

La copertina di Colin Elgie raffigura vari personaggi, ispirati ai testi dell’album.

È l’inizio di Genesis 2.0!

Di tutto un Pop…

Wazza

Genesis (1976)

Recensione dalla rete…

Febbraio 1976: stormi di giornalisti specializzati, neri come uccellacci del malaugurio, annunciavano la prossima fine dei Genesis a partire da questo album. Del resto, se n'era andato dal gruppo un certo Peter Gabriel, non so se rendo l'idea... con il senno di poi, quasi trent'anni dopo possiamo dire che i becchini dei Genesis dovevano ancora allungare il collo per parecchi anni, e non solo grazie alle famigerate "canzonette di Phil Collins", che negli anni '80 tennero in vita, un po' svuotato, il prestigioso marchio, ma piuttosto grazie alla presenza tra i superstiti di due musicisti seri, anche se non molto carismatici, come Tony Banks e Steve Hackett.

A Phil Collins, ancora ben lontano dall'imporre il suo stile "easy listening", va però il grande merito di aver costituito la soluzione al problema che sembrava più insolubile: e ora chi canta? Sempre con il senno di poi si può pensare: ma come hanno fatto a non accorgersi che una voce più "gabrieliana" di quella di Peter Gabriel ce l'avevano in casa? (peraltro Phil aveva già all'attivo qualche piccolo precedente vocale). Sia come sia, la soluzione più naturale fu poi quella attuata in "A trick of the tail" che dal punto di vista dell'inventiva melodica mantiene i Genesis su quei livelli di fantasia straripante, a tratti quasi barocca, che aveva incantato nei primi anni '70. Caso mai sono i testi a perdere un po' del loro fascino surreale, ed è qui che si sente l'assenza di Peter Gabriel. 

Ma l'imprevisto è in agguato e Mike Rutherford, che è un po' il "manovale" del gruppo, inventa non si sa come lo "Squonk", mostriciattolo che piange continuamente per la sua bruttezza ed è perennemente inseguito dai cacciatori, ma appena questi lo raggiungono si dissolve in lacrime. Roba degna delle migliori favole gabrieliane.

"Squonk" è il pezzo decisamente più rock, con un grande Phil Collins alla batteria; altri brani veloci, dalla ritmica un po' più complessa, sono "Robbery assault and battery", con Banks che sfoggia due assoli di sintetizzatore da urlo, e "Dance on a volcano", dal finale tiratissimo e così moderno da non sembrare roba del '76. Ma il nocciolo è costituito da composizioni di grande dolcezza, come "Entangled", un trionfo di chitarre acustiche che gradualmente lasciano lo spazio ad un poderoso finale "corale" (è il mellotron di Tony Banks che fa queste magie).

Bellissima, di una tristezza oserei dire ciajkovskiana è "Mad man moon", tipica composizione alla Banks, con inizio sommesso, ponte centrale sinfonico e ripresa del tema iniziale. Struttura simile ha anche "Ripples", con un inconsueto (per i Genesis) ritornello orecchiabile; a dare i brividi è però il ponte centrale, strumentale. Ottima anche "A trick of the tail", ballata un po' meno acustica delle precedenti. 

Viene inaugurata anche l'usanza genesiana di fare una specie di riepilogo finale dei principali motivi. Qui è "Los endos" a svolgere la funzione di collage strumentale di temi tratti da "Dance on a volcano" e "Squonk", legati da un connettivo ritmico tiratissimo e trascinante (Phil Collins in questo frangente furoreggia).

Difficile se non impossibile trovare un punto debole: il funerale dei Genesis è rimandato a data da definire.

 




Il compleanno di Aldo Tagliapietra

Compie gli anni oggi, 20 febbraio, Aldo Tagliapietra, cantante, autore, bassista, maestro di sitar.

Da 50 anni un pilastro della musica pop e progressive.

Fondatore e storica voce delle Orme - dal 1968 a 2009 -, ha contribuito a realizzare grandi successi che faranno diventare la band come una delle più amate in Italia.

Adriano Celentano, I Pooh, Tony Hadley (Spandau Ballet) e molti altri, lo hanno invitato a suonare il sitar nei loro dischi.

Ha prodotto e pubblicato ottimi album da solista, collaborato con vecchi e nuovi musicisti del panorama prog italiano e mondiale.

Continua a deliziarci con la sua voce, con la Aldo Tagliapietra Band, con grandi riconoscimenti sia in Italia che all'estero.

Buon compleanno "vecio".

Wazza

Aldo Tagliapietra(Le Orme) 1969/70




 Le Orme  nel 1987


A dicembre 2020, presso il Municipio di Spinea è stata conferita ad Aldo Tagliapietra la benemerenza civica per i successi nazionali e internazionali e la costante disponibilità a collaborare in varie iniziative del Comune di Spinea, esempio di amore per la musica e generosità intellettuale. Nella foto: il Sindaco Martina Vesnaver, il Presidente del Consiglio Comunale Claudio Tessari e l’Assessore alla Cultura Elia Bettin.




giovedì 18 febbraio 2021

Ricordando Augusto Daolio


Buon Compleanno a Augusto Daolio… sempre nomade!
Wazza


Dalla rete…

Nasceva a Novellara (RE), il 18 febbraio 1947, Augusto Daolio, cantante, cofondatore del gruppo musicale Nomadi insieme a Beppe Carletti.
La sua avventura nel mondo della musica comincia da adolescente quando assieme a Carletti fonda il primo gruppo con cui comincia ad ottenere una discreta fama locale, i Monelli. In seguito, nel 1963, con Franco Midili, Leonardo Manfredini, Gualberto Gelmini e Antonio Campari fonda il gruppo dei Nomadi.
Il complesso diventerà uno dei più importanti nella storia della musica italiana. Cantante e leader del gruppo, i testi delle sue canzoni, col passare degli anni, cominciano ad assumere un carattere sempre più politico. È evidente anche il cambio strutturale della voce e dell'intensità dell'espressione col passare degli anni.


Una voce posata e fiscale in studio che tuttavia ribaltava completamente la situazione nei live. Famosa la versione in concerto della canzone “Ala bianca”, originariamente pezzo di Elton John intitolato “Sixty Years On”.
Nel 1972 incide un 45 giri da solista: “Una ragazza come tante”, colonna sonora del film “La ragazza di via Condotti”. Il 1972 è anche l'anno di “Io vagabondo”, canzone simbolo dei Nomadi e del loro leader che amava identificarsi in questa canzone:

«Per me è istintivo alzarmi e cominciare a camminare, cominciare a muovermi. A scuola ad esempio avevo un sacco di problemi, perché non riuscivo a stare fermo e seduto oltre un determinato tempo. Questo è il mio sintomo di evacuazione, di fuga alla ricerca di luoghi migliori...».


Agli inizi del 1992 le sue condizioni di salute iniziano a deteriorarsi, fino ad arrivare al 14 maggio, giorno in cui muore il suo amico e collaboratore Dante Pergreffi. La notizia colpisce Augusto le cui condizioni, a partire dall'estate di quell'anno, si aggravano ulteriormente. Daolio muore il 7 ottobre 1992, a 45 anni, per un cancro ai polmoni.


Daolio è stato anche pittore e scultore autodidatta. I suoi quadri, dopo la prima personale allestita dal 2 giugno al 1º luglio 1991 a Novellara, alla presenza dello stesso artista, vengono spesso esposti ancora oggi in mostre organizzate con il patrocinio dell'associazione “Augusto Per La Vita”, fondata dalla compagna Rosanna Fantuzzi, per utilizzare al meglio le offerte devolute da amici e fans dopo la scomparsa del cantante. La finalità principale è quella di aiutare la ricerca oncologica e la formazione di medici specializzati.



mercoledì 17 febbraio 2021

Il compleanno di Gianni Belleno


Compie gli anni oggi, 17 febbraio, Gianni Belleno, cantante batterista dei New Trolls, Ibis, UT. Nel 1974 si esibisce come Johnny dei Tritons, riarrangiando classici rock anni '60.
E ancora attivissimo con il gruppo "Out of New Trolls", con l'amico Nico di Palo.

Happy Birthday Gianni!
Wazza




 Al tempo solista col nome di Johnny


 Ricky Belloni, Gianni Belleno (New Trolls ) 
e Fabrizio dietro un piccolo Cristiano De Andrè

 UT... NEW TROLLS...


FORMAZIONE NEW TROLLS ANNO 1978