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giovedì 30 settembre 2021

Cacio e pepe

Luigi Mantovani, qui in foto con Francesco e Rita Calderoni nelle cucine dello storico locale milanese Capolinea, durante la registrazione dell'omonimo disco.

 

Oggi quasi quasi a pranzo me la faccio la “cacio e pepe”, ma non seguirò la ricetta classica, ma quella che si inventarono anni fa il famoso chef Antonello Colonna e il grande Francesco di Giacomo. Allegata la “Ode a cacio e pepe”... e Cracco muto!

Buon appetito

Wazza


Cacio e pepe pepe e cacio

Pepe e pepe cacio e cacio 

Bianco e nero nero e bianco 

Impeto della luce ebbrezza della notte 

Tinte-contrasto- grande unisono

E ogni tanto acqua bollente 

E poi cacio e pepe pepe e cacio...

Decidi tu quando dire basta

 

Questa ode al cacio e pepe è stata scritta dal famoso chef Antonello Colonna con Francesco Di Giacomo cantautore del gruppo Banco. Questi versi si trovavano nel menù di degustazione del ristorante col “portone rosso”, a Labico, dove era possibile gustare una personale versione del cacio pepe preparata davanti ai clienti. Versione che come racconta Antonello Colonna nel suo libro “Antonello Colonna: un anarchico ai fornelli”, da Labico a New York è nata nel 2000 nel corso di “Cucinare a Labico”.

Colonna racconta che l’idea di far rinascere questo piatto popolare romanesco era data dall’esigenza di “contrapporlo” alla cucina fusion ed in particolare al sushi che andava di moda in quegli anni nei ristoranti della capitale. Così pensò di nobilitare il popolare e semplice cacio e pepe, finito in secondo piano o talvolta scomparso nei menù dei ristoranti, preparandolo a mo’ di risotto davanti ai clienti, in una sorta di esibizione artistica.

Riscosse grande successo tanto da essere definito “il re del cacio e pepe” e alla presentazione della Guida di Roma del 2000 il Gambero Rosso gli dedicò l’evento dal titolo "tra sushi e cacio e pepe".





martedì 28 settembre 2021

IL PORTO DI VENERE – “E pensa che mi meraviglio ancora”, di Valentino Butti


IL PORTO DI VENERE – “E pensa che mi meraviglio ancora”

Ma.ra.cash records  -  2021   ITA

Di Valentino Butti


Con molta curiosità è stata accolta nell’ambiente degli appassionati la nuova (ma non la prima…) collaborazione tra Cristiano Roversi (Moongarden, Submarine Silence…) e Maurizio Di Tollo (ex Höstsonaten, ex La Maschera di Cera e da qualche anno “battitore libero” con due ottimi album solisti) nel progetto “Il Porto di Venere”.

I due, autori di tutti i testi e delle musiche, sono accompagnati in questa avventura da Erik Montanari alle chitarre, da Elisa Molinari al basso, da Marco Remondini al violoncello e sassofoni e da Stefano Zeni al violino.

Tra gli ospiti anche Faso al basso, Tiziano Bianchi al flicorno, Massimo Menotti alla chitarra acustica e… Demetrio Roversi (voci e “Suoni della strada).

Malgrado sia un lavoro di gruppo, l’impronta che ha ispirato i due lavori solisti di Di Tollo appare evidente. Testi “importanti”, di grande sensibilità, talvolta duri, disillusi, altre volte pieni di speranza, seppur con un velo di malinconia che sembra quasi aleggiare su ogni singolo verso.

L’impianto strumentale risulta ben strutturato, talvolta discreto al servizio della voce, ma, all’occorrenza, anche più deciso, sempre raffinato, e mai vuoto contenitore di estetismi fini a sé stessi. Il tutto grazie, anche, al valore aggiunto offerto da strumenti “colti” come il violino, il sax, il violoncello, il flicorno, che personalizzano al meglio molti dei sei brani di “E pensa che mi meraviglio ancora". Ma, “Il Porto di Venere” è soprattutto una rock band e lo scopriamo subito nel brano iniziale, “Formidabile,” nel quale la sezione ritmica non si fa certo pregare per intensità, le tastiere di Roversi non sono da meno, tra hammond e piano, e l’elettrica di Montanari si “guadagna” un ampio spazio. Emozionante la sezione acustica scandita da violino, arpeggi di chitarra, flicorno e violoncello. Pirotecnico il finale con un crescendo ritmico notevole a cui si va ad aggiungere pure il sax di Remondini.

Stop al televoto” è una denuncia verso la pochezza della società odierna, del suo nutrirsi e vivere di falsi miti e di idoli di plastica. Musicalmente meno avventurosa della precedente, fin troppo “moderna” in certe sonorità e ritmiche ma dal testo che invita a più di una riflessione.

Molto toccante “Dahlia” (liberamente ispirata alla storia dell’assassinio, rimasto impunito, di Elisabeth Short), non solo per le liriche, ma per l’esile e morbida musica in cui prevalgono gli archi, le chitarre acustiche su cui si posano, delicati, gli altri strumenti. Un pezzo davvero ricco di pathos e che colpisce nell’anima.

A seguire è posto il brano più lungo della raccolta, “Miserere sovietico (Dalnik- ottobre 1941”), oltre dodici minuti che ricordano l’eccidio di migliaia di Ebrei nei pressi di Odessa nel corso della II guerra mondiale. Qui la band ed il duo Roversi/Di Tollo si ricordano che provengono (anche) dal prog sinfonico e danno vita ad una mini-suite dalle sfaccettature plurime. Ogni singolo intervento, dal lungo “solo” di Montanari a quello del moog di Roversi o del violino di Zeni è perfettamente funzionale al brano. Volendo, potrebbero riproporne gli schemi con facilità e con uguale risultato ma, legittimamente, vogliono esplorare anche altro in un contesto sempre improntato alla musica “intelligente”.

La title track, di cui è in circolazione un video su You Tube, mi ricorda la poetica del duo Nocenzi/Di Giacomo di “E mi viene da pensare” … raffinata, elegante…

L’album si chiude con “…e ancora…”, l’unico brano interamente strumentale presente. Otto minuti magnetici dominati dal sax e dal flicorno ed un costante crescendo in cui incalza la chitarra di Montanari con chiusura in dissolvenza ancora del sax. Ottimo pezzo che forse avremmo collocato a metà lavoro non alla fine.  

E pensa che mi meraviglio ancora” mantiene e, anzi, amplifica, le aspettative che il progetto prometteva. La qualità testuale e strumentale è davvero molto elevata, senza effetti speciali, ma ricca ed attenta ad ogni particolare, ad ogni sfumatura. Se proprio vogliamo trovare un appunto da sottolineare (linea a matita… sottile…) è che avremmo gradito qualche digressione strumentale più spericolata in qualche frangente, ma si tratta, appunto, di dettagli. Non mi spingo a consigliarne vivamente l’acquisto… con un poco di presunzione, lo imporrei proprio! Eccellente e appassionante e un plauso ai testi che “costringono” all’ascolto… cosa non così scontata nel progressive italiano.

 

Tracklist

1.Formidabile

2.Stop Al Televoto

3.Dahlia

4.Miserere Sovietico (Dalnik – Ottobre 1941)

5.E Pensa Che Mi Meraviglio Ancora

6. …E Ancora…

 




domenica 26 settembre 2021

Mindance – Cosmically Nothing, di Luca Paoli


Mindance – Cosmically Nothing

(Lizard Records) 2020

Di Luca Paoli


In colpevole ritardo mi trovo a scrivere di “Cosmically Nothing”, dei molisani Mindance.

La band di Campobasso ci porta attraverso un viaggio psichedelico e progressivo come raramente ascoltiamo in Italia.

Dalla frequentazione di una vera e propria “comunità musicale” frequentata da molti personaggi con la voglia di sperimentare e suonare lunghe ed improvvisate fughe strumentali fuori dall’ordinario, nascono i Mindance.

La loro avventura ha inizio nel 2012 e dopo vari cambi di formazione nel 2015 si assestano con Tonino Marchitelli alla voce e tastiere, Gianluca Vergalito alla chitarra, Peppe Aloisi al basso, alla voce, al synth e Massimo Cosimi alla batteria.

Ascoltando il disco, le radici ci riportano a gruppi come gli Hawkwind e i Pink Floyd del primo periodo, ma vorrei precisare che loro non copiano ma, partendo dai loro riferimenti, propongono una musica attuale consapevole dei nostri giorni.

Allora è giunto il momento di partire, schiacciate il tasto “play” del vostro lettore, mettetevi comodi sul vostro divano e chiudete gli occhi... il viaggio sta per iniziare.

Minkiadance”, elettrica ed incalzante, con le chitarre protagoniste, ci mostra il lato più elettrico e heavy della band.

L’elettronica prende il sopravvento nella seguente “Prologue One” introdotta da una voce recitante.

Il vero e proprio viaggio psichedelico inizia con “Falls In Love”, sette minuti abbondanti di grande pathos con i Pink Floyd come ispirazione e la band che suona veramente in modo splendido.

I Don’t Belive”, più ritmata, prosegue il viaggio con un suono più progressivo per i suoi cambi di tempo.

Echi Megl’E Me”, unico brano non cantato in inglese ma in dialetto, è una ballata molto bella e rimanda alla grande musica dei ‘70... grande pezzo.

Si prosegue con la lisergica “Don’t Break Me” che ricorda certe composizioni di Neo Prog.

Segue “Prologue Two”, altro breve intermezzo recitato su un tappeto di tastiere.

Don’t Break Me” accelera col suo riff di chitarra sfiorando certo punk degli anni ‘80 per rendere il menù più vario ma sempre di qualità.

Si torna al prog, anzi al neo prog degli anni ’80, con la bella “Sery”, dal ritmo lento, adatto a proseguire il viaggio che vorremmo non finisse mai.

Ancora il breve “Prologue Three” per poi finire in bellezza con la lunga (dodici minuti) “Cosmically Nothing” che dà il titolo all’album. Qui troviamo tutto quello che ci aspettiamo da un brano psichedelico e space.

Inizio col solito recitato su un mantra di tastiere elettroniche, poi la ritmica parte con un mood lisergico, ripetitivo, con effetti che ci guidano verso il cosmo per poi esplodere con la chitarra che sale in cattedra. Questo brano, per chi scrive, vale il prezzo del biglietto.

Ottimo il libretto, che contiene tutte le informazioni necessarie e i testi e molto bella la grafica.

Un disco di gran spessore con ottime composizioni, un suono veramente di livello, molto vario, con parti cantate veramente molto convincenti.

Ora siete arrivati alla fine del viaggio ma, son sicuro, che vi alzerete dal vostro divano e andrete a schiacciare ancora il tasto “play” del vostro lettore perché la voglia di ri-partire sarà più forte di voi e che, in questo modo, lascerete perdere, almeno per un po’, tutte le cose negative che questo periodo ci costringe a vivere.

Buon viaggio a tutti!


Tracklist:

1 Minkiadance

2 Prologue one

3 Falls in love

4 I don't believe

5 E chi megl' e me'

6 Don't break me

7 Prologue two

8 Strange love

9 Sery

10 Prologue three

11 Cosmically nothing

 

Line-up

Antonio Marchitelli: voice, keyboards

Gianluca Vergalito: guitars

Giuseppe Aloisi: bass, voice, synth, noises

Massimo Cosimi: drums

 

 

 

 

          


mercoledì 22 settembre 2021

ALEX SAVELLI | IVANO ZANOTTI - "Italian Kidd", di Luca Paoli

 

ALEX SAVELLI | IVANO ZANOTTI

Italian Kidd

Radici Music Records

15 brani | 73.41

di Luca Paoli


Alla domanda... Come sta il Rock in Italia? Dopo aver ascoltato l’ultimo lavoro di Alex Savelli la risposta non può che essere… Il rock in Italia sta benissimo!

Polistrumentista e compositore, già leader dei londinesi Pelican Milk, prog band di assoluto valore, prosegue il suo percorso di collaborazioni. Lo avevamo lasciato con l’ottimo “Doing Nothing” in coppia con i Nostress di un anno fa che seguiva un altro gran disco che era “Gettare Le Basi” del 2019, in coppia con il notevole batterista Massimo Manzi.

Eccoci a commentare “Italian Kidd”, nuovo capitolo discografico di Alex che collabora ancora con un altro grande della batteria che risponde al nome di Ivano Zanotti (attualmente batterista e direttore musicale di Loredana Bertè e batterista dal vivo di Ligabue, Zanotti vanta collaborazioni internazionali con giganti quali Brian Auger e Manolo Badrena e nazionali, sia live che in studio, con Vasco Rossi, Anna Oxa, Alan Sorrenti, Edoardo Bennato etc.)

Ma non è finita... a cantare le 15 tracce che compongono l’album sono stati coinvolti ben 11 vocalist.

Il disco, diciamolo subito a scanso di equivoci, è un susseguirsi di emozioni, tra brani rock diretti e potenti, ballate e brani più elaborati dove fa capolino anche una certa psichedelia che rende il menù particolarmente speziato.

Ma andiamo per ordine.

L’opener è affidata a “Loud Mouth Went Crazy”, funky rock molto anni ‘80 con un giro di basso intrigante e la bella voce di Luca Fattori.

Not Alone” è un piacevole e tenue brano pop venato di folk e cantato, questa volta, dal bravo Luciano Luisi.

Le chitarre tornano a ruggire nella trascinante “Dogman” cantata da Massimo Danieli col giusto piglio rock... gran pezzo con Savelli molto ispirato alla chitarra.

Si prosegue con la suggestiva “Dead End”, cantata dalla voce molto evocativa di Jeanine Heirani, supportata da un altrettanto evocativo coro.

Si torna alle atmosfere hard rock con la trascinante “Take Me Back”, cantata egregiamente da Michele Menichetti e con basso e batteria sugli scudi... poi la chitarra solista di Savelli mette la ciliegina sulla torta.

Rosita” è veramente una bella ballata soave dove spicca la più che convincente voce di Teresa Iannello.

Si torna al rock deciso con “Spears”, aperta da un gran bel riff di chitarra poi sostenuta dalla decisa e compatta sezione ritmica e dal gran lavoro di Zanotti alle pelli... Lorenzo Giovagnoli ci fa capire di che pasta è la sua voce.

Con “The Shepherd” si rallentano ancora i toni per un bel brano che vede l’intensa prova vocale di Valentina Gerometta, sorretta da un sound tenue e arricchito anche da un uso controllato dei synth: oltre nove minuti di pura magia dove aleggia anche una tenue psichedelia... grande brano!

NSD – Natural Space Drift” è un gran esempio di dark rock dove tastiere e coro creano un alone cupo, ma il groove non manca, basso e batteria lavorano alla grande... ottima prestazione vocale da parte di Michele Menichetti.

Ancora ritmica e riff di chitarra sugli scudi in “The Bat From Wuhan“, con la voce abrasiva e graffiante di Luca Fattori assoluta protagonista... un rock che non lascia superstiti.

Alex Savelli si occupa anche della parte vocale di “Uspoken”, brano dal suono più pacato con un bel solo di synth e di chitarra.

Ritornano ritmo e riff hard rock nella successiva “Don’t Get a Word”, cantata da Francesco Grandi e Omar Macchione. 

Il brano che per phathos e sound che più ha colpito chi scrive è la bellissima e quasi bluesata “The Stranger”, cantata da Frederick Livi, ballata che ci trasporta in territori psichedelici con una chitarra solista stratosferica.

Territori psichedelici anche per “UFG – Unidentified Flying Girl”, penultima traccia di questo lavoro notevole. La voce è affidata a Valentina Gerometta che coi suoi vocalizzi ci fa viaggiare in territori inesplorati. Tastiere, un basso rotondo, le chitarre e tutta la seziona ritmica, fanno un lavoro incredibile.

Non siamo soli”, versione italiana di “Not Alone”, chiude, col suo inno alla speranza e alla unione, un grande disco di rock che, nel nostro paese non è scontato ascoltare.


Come sempre Radici Music confeziona in modo superbo il cd con libretto in carta di alta qualità.

Non servono tante parole ma un cd, uno stereo e un’ora abbondante del vostro tempo.

Lasciatevi trasportare dai suoni che propongono Savelli e Zanotti e, vi assicuro, che una volta arrivati all’ultima traccia sarà impossibile per voi non schiacciare il famoso tastino “play” per riascoltarlo.


BIOGRAFIA 

ALEX SAVELLI-Polistrumentista e produttore di esperienza trentennale, fondatore a Londra del 1999, tra le altre, della band Pelican Milk, Alex Savelli nel corso degli anni ha collaborato con Eddie Kramer, Francesco Guccini, Simon Painter, Paul Chain, David Eserin, Alex Elena, Ares Tavolazzi, Davey Rimmer, Pippo Guarnera, Andrea Giomaro, Antonio Stragapede, Gianpiero Solari e tantissimi altri. Dopo Gettare le basi (2019) con Massimo Manzi e Doing Nothing (2020) con i NoStress, riprende la partnership con Ivano Zanotti in Italian Kidd.

www.facebook.com/alexsavelli


IVANO ZANOTTI-Batterista, arrangiatore e produttore a richiesta. Si destreggia in tutte e tre le pratiche con accortezza e passione totale per la musica. Vanta collaborazioni internazionali con giganti quali Brian Auger e Manolo Badrena e nazionali, sia live che in studio, con Vasco Rossi, Luciano Ligabue, Loredana Bertè, Anna Oxa, Alan Sorrenti, Edoardo Bennato etc. Attualmente è batterista e direttore musicale della Bertè e live è batterista di Ligabue. Dopo aver suonato in uno degli undici brani di Gettare le basi (Savelli/Manzi), si dedica a un disco tutto con Savelli dal titolo Italian Kidd.

www.facebook.com/ivanozanotttithebigdrummer


 


Tracking List

Loud Mouth Went Crazy

Not Alone

Dogman

Dead End

Take Me back

Rosita

Spears

The Shepherd

NSD – Natural Space Drift

The Bat from Wuhan

Unspoken

Don’t Get a Word

The Stranger

UFG – Unidentified Flying Girl

Non siamo soli

 

Alex Savelli: basso, chitarre, tastiere

Ivano Zanotti: batteria


Italian Kidd Singers:

Luca Fattori (1, 10)

Luciano "Luiss" Luisi (2, 15)

Massimo Danieli (3)

Jeanine Heirani (4)

Michele Menichetti (5, 9)

Teresa Iannello (6)

Lorenzo Giovagnoli (7)

Valentina Gerometta (2, 8, 15)

Alex Savelli (11)

Francesco Grandi e Omar Macchione (12)

Frederick Livi (13)

 

 

 


martedì 21 settembre 2021

2 DAYS PROG +1: un pò di cronaca (e video) di Mario Eugenio Cominotti della 3° giornata con il reportage fotografico di Alice Bellati

Osanna Orchestra del Settembre Musicale Verunese 
diretta dal Maestro Carlo Taffuri


2 DAYS PROG +1 Veruno 3-4-5 settembre 2021

Mario Eugenio Cominotti e Alice Bellati per MAT2020

 

Veruno 2021 DAY 3 - Piccola cronaca personale – Prologo

È domenica e arriviamo così alla terza e conclusiva giornata di Festival Progressive a Veruno. Ci rechiamo di nuovo in Piazza Roma con Alice per un rapido pranzo tra amici per correre poi immediatamente all’antistante Forum 19, il programma è stato anticipato alle 14: 00, per questa che si preannuncia fin da subito come una giornata davvero intensa.


Veruno 2021 DAY 3 - Presentazione al Forum 19 del docufilm rockumentary “Osannaples” con la Regista ed Autrice M. Deborah Farina e Lino Vairetti degli Osanna

Entro nell’Auditorium di Veruno e lo trovo già gremito ma riesco comunque a prendere un posto, a lato ma ancora “in prima fila” e lasciato fortunatamente libero proprio a fianco della regista, appena in tempo per l’inizio della proiezione del docufilm rockumentaryOsannaples”, recentemente presentato in anteprima mondiale al SEEYOUSOUND International Film Festival di Torino.

Il coinvolgente Film documentario, diretto e realizzato dalla Regista ed Autrice M. Deborah Farina, ricchissimo di rari frammenti audio e video, percorre un lungo arco temporale tra passato, presente e futuro degli Osanna, la storica band della scena progressive di Napoli, che qui al Festival di Veruno, con Lino Vairetti e la bella formazione attuale, festeggia quest’anno il cinquantesimo anniversario del primo album “L’Uomo”.

Il film, sempre in tensione tra flashback e presente, racconta la storia dei vecchi e dei nuovi Osanna, in un simbolico passaggio di testimone, trasmesso e raccolto con tenacia e amore dallo stesso infaticabile Lino Vairetti insieme ai vecchi ed ai nuovi compagni di viaggio, tra la voglia di futuro sempre viva e la memoria di quella che è stata una vera e propria epoca, per un movimento artistico e culturale che anche a Napoli ha saputo trovare le sue avanguardie ed i suoi eroi.

Tanti i momenti emozionanti per il pubblico in sala, compreso chi come me, appartenente alla generazione appena successiva, quell’epoca l’ha appena vissuta se non quasi sfiorata, ma lasciando un segno profondo e incancellabile per il resto della mia vita. Il film è dedicato alla memoria di Danilo Rustici, cofondatore e chitarrista degli Osanna, che ci ha lasciati nel febbraio di questo purtroppo ancora troppo spesso drammatico 2021, ma che compare in tante immagini e dialoghi del film, nel quale Lino ripercorre con la vivissima passione di sempre la storia della band, a partire dalla ritrovata casa della madre al Vomero, dove quella prima formazione era nata e cresciuta, o come nelle sequenze toccanti dell’ultimo ritrovo dei vecchi compagni di avventura attorno al tavolo della cucina in casa Rustici.

Al termine della proiezione tra gli applausi Lino e Deborah salgono sul palco del Forum 19 per salutare il pubblico di Veruno e parlare ancora del film, che tra l’altro sarà presto pubblicato in DVD insieme al nuovo Album degli Osanna “Osanna 50° - IL Diedro del Mediterraneo”, oltre che supportare come scenografia ideale i prossimi eventi dal vivo degli Osanna, a partire dal concerto che in serata concluderà l’edizione 2021 del Festival di Veruno. Invitato da Lino sale sul palco anche Franco Vassia per la presentazione del libro sugli Osanna “L’Uomo. Sulle Note di un Veliero”, del quale ne è l’autore.

 

Veruno 2021 DAY 3 - Il live del pomeriggio tra Veruno e Revislate con “The Forty Days”, “Nosound” e “Il Porto di Venere”

Il tempo è ancora una volta letteralmente volato, accompagno in auto Alice al grande palco di Revislate per tornare rapidamente per un paio d’ore al B&B dove, come nei giorni precedenti, mi accoglie scodinzolando la mia vecchia carissima Leyla già in attesa. Perdo però così gli applauditi live, ancora al Forum dei toscani “The Forty Days” e dei romani “Nosound” a Revislate, dove però riesco, prima di rientrare temporaneamente a Veruno, ad apprezzare almeno un paio di brani del nuovo interessante progetto “Il Porto di Venere”, dal sound particolarissimo quanto fortemente caratterizzato strumentalmente - almeno con la formazione che ho apprezzato in questo live - dai colori dell’insolito duo timbrico costituito dal violino e dal sax baritono, oltre che vocalmente dall’interpretazione di testi insoliti e di spessore.

Il Porto di Venere

Veruno 2021 DAY 3 - Il Concerto solista di Alberto Fortis, accompagnato dall’Orchestra del Settembre Musicale Verunese diretta dal Maestro Claudio Fabi

Tornato a Revislate trovo l’enorme prato adibito a parcheggio appena fuori dalla frazione già strapieno, posteggio ai confini del mondo e mi incammino tenendo per faro i suoni lontani provenienti dal palco. Condivido parte della camminata con una quasi mia coetanea fan di Alberto Fortis, infuriata per essersi persa l’inizio del suo Concerto, lo segue da più di una quarantina di anni ed è venuta a Veruno – o meglio lì l’aveva inizialmente portata il marito ora abbandonato alla ricerca affannosa di un parcheggio – apposta per incontrare l’idolo della sua giovinezza … tra la commozione e qualche battuta forse inopportuna arriviamo allo sbarramento green pass per poter accedere all’area festival.

Durante la camminata i suoni diventano sempre più presenti, riconosco subito insieme al suono del pianoforte il timbro inconfondibile della voce di Alberto Fortis e mi colpiscono subito le armonizzazioni limpide ed eleganti degli archi che lo accompagnano. Riletto il ticket e conquistata la mia bella posizione centrale a sedere tra le prime file apprezzo subito, insieme alla voce ed alla padronanza di Alberto al pianoforte, suonato sempre con tocco deciso e ritmico, spesso quasi percussivo ma sempre attentissimo alle dinamiche, la bravura dei giovanissimi musicisti dell’Orchestra del Settembre Musicale Verunese, vera e propria orchestra d’archi equilibrata e godibilissima in ogni sfumatura, diretta dal Maestro Claudio Fabi per accompagnare buona parte dei brani del concerto di Alberto Fortis, negli altri casi accompagnato dal suo pianoforte a coda – lo stesso accarezzato il giorno prima da Gianni Nocenzi – e alternando l’armonica alla voce.

Alberto Fortis e Claudio Fabi

Quello di Alberto Fortis, che tra un brano e l’altro spesso si rivolge dal palco al pubblico del Festival con elegante ironia ma sempre con grande calore, è un vero e proprio raffinato One Man Show, anche nella scelta del repertorio, nel quale si alternano gli Hit dei primi anni’80, a partire da quelli dell’album di esordio del 1979 come “Milano e Vincenzo” e “A voi Romani”, a brani dell’immediatamente successivo concept album “Tra Demonio e Santità”, come a pezzi più  recenti, oltre che a vere e proprie “cover”, realizzate però come personalissime reinterpretazioni, di grandi successi internazionali come “New York State of Mind” o “One” degli U2, mentre sul grande schermo alzato sul palco alle spalle dei musicisti e ben visibile da ogni posizione, scorrono le belle immagini nei video sempre curatissimi e coerenti nel costituire elegante complemento visivo alle canzoni di Alberto.

L’ultima parte del Concerto di Alberto Fortis scorre completamente insieme agli archi dell’orchestra culminando con “Venezia”, mentre sullo schermo scorrono le immagini di un vero e proprio film realizzato per questo brano, particolarmente vibrante in questa insolita versione dagli echi quasi Beatlesiani nel rendere omaggio agli arrangiamenti orchestrali di George Martin, mai dimenticato quinto membro dei Fab Four. Con la famosissima “La sedia di Lillà” del 1980, rivisitata ancora insieme all’Orchestra di Veruno, si conclude il concerto di Alberto Fortis, tra ovazioni e grandi applausi.


Veruno 2021 DAY 3 - Omaggio a Luis Bacalov ancora con l’Orchestra del Settembre Musicale Verunese, diretta dal Maestro Carlo Taffuri e le band del Rovescio della Medaglia e degli Osanna

L’Orchestra Verunese resta sul palco per l’Omaggio al Maestro Luis Enrique Bacalov, pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra scomparso nel 2017 e ricordato dagli appassionati per la realizzazione di tre album di grande importanza per la storia del progressive rock italiano.

Bacalov ha infatti curato gli arrangiamenti orchestrali per “Concerto Grosso” con i New Trolls nel 1971, per la colonna sonora di “Milano Calibro 9” con gli Osanna nel 1972 e per “Contaminazione” nel 1973 con Il Rovescio della Medaglia, altra storica e amata Band già in concerto nella giornata precedente, ma che torna sul grande palco di Revislate per riproporci questo storico pezzo di Prog, cogliendo la magnifica opportunità offerta dalla possibile preziosa collaborazione degli archi dell’orchestra.

Il testimone passa quindi, tra i prolungati applausi, dalla chitarra di Enzo Vita con Il Rovescio della Medaglia alla voce di Lino Vairetti con gli Osanna, ancora con il prezioso contributo degli archi dell’Orchestra del Settembre Musicale Verunese diretta da Carlo Taffuri per l’esecuzione della colonna sonora del film “Milano Calibro 9”, realizzata dagli Osanna nel 1972 con gli arrangiamenti i Luis Bacalov.

Mentre scorrono sullo sfondo del palco le immagini del film vengono eseguite in fluida successione Preludio, Tema, Variazioni e Canzona, con l’iniziale recitativo in italiano che introduce la melodia e le liriche di There will be time, che conclude la serie di movimenti con la ripresa del classico tema iniziale del preludio caratterizzato dall’arpeggio ritmico ed incalzante degli archi.

La grande prestazione dei musicisti della band e dell’orchestra prosegue ancora con i due brani successivi in omaggio a Luis Bacalov, l’Adagio e l’Allegro del Concerto Grosso dei New Trolls arrangiato nel 1971 da Bacalov, qui eseguiti dagli Osanna sempre insieme all’Ensemble orchestrale di Veruno. Purtroppo, a causa di una temporanea indisposizione non è stata possibile la prevista partecipazione, in questi brani, come ospite degli Osanna, di Vittorio De Scalzi, il polistrumentista fondatore dei New Trolls, che Lino Vairetti saluta e ringrazia dal palco mentre tra gli applausi insieme al Maestro Carlo Taffuri esce di scena l’Orchestra Verunese.

 

Veruno 2021 DAY 3 – Lino Vairetti con gli Osanna in Concerto per il 50° Anniversario dell’Album di esordio “L’Uomo”, nel ricordo di Danilo Rustici e con la conclusione della terza giornata e dell’edizione 2021 del Festival Prog di Veruno – Epilogo

Il concerto degli Osanna prosegue così in elettrico con Lino Vairetti, voce solista, armonica e seconda chitarra, sul palco da qui in poi insieme ai soli membri della band, il figlio Irvin Vairetti con sintetizzatori, elettronica e seconda voce, Enzo Cascella e Gennaro Barba rispettivamente al basso elettrico ed alla batteria, Sasà Priore alle tastiere e Pasquale “Paco” Capobianco alla chitarra elettrica, tutti perfetti e acclamati dal pubblico, soprattutto nelle parti più soliste come sempre in quelle strumentali a sostegno dei brani, con “Paco” particolarmente in gran forma e che ho sentito apprezzare anche da più di un amico chitarrista presente tra il pubblico, soprattutto per suono e liricità.

Mentre sul grande schermo alle spalle dei Musicisti scorrono ancora immagini dal docufilm “Osannaples”, presentato con Lino nel pomeriggio al Forum 19, inizia un lungo medley con una successione di tanti dei brani che hanno fatto la storia della Band, dall’album di esordio del ‘71 “L’Uomo” al successivo “Palepoli” del ‘73 fino ai ritorni nel ‘78 con “Suddance” e nel  2001 con “Taka Boom”, alternando la successione dei brani senza soluzione di continuità tra scarti improvvisi e pregevoli intermezzi strumentali di raccordo tra le loro diverse versioni.

Una breve pausa e Lino invita sul Palco di Revislate Alberto Temporelli per un saluto e per ringraziarlo, insieme a tutto il pubblico, per aver organizzato come sempre anche questa già storica edizione del Festival 2 DAYS PROG +1. Lino ricorda come questo sia il 50° Anniversario degli Osanna con l’uscita del loro primo album. Alle spalle di Lino inizia la proiezione delle immagini con le prime interviste nel 1971 e il Maestro Enrico Simonetti che presenta ed annuncia “L’Uomo”, alle immagini e alle note del flauto di Elio D’Anna sullo schermo si succedono e sovrappongono in transizione quelle della potente band in concerto che apre con questo brano un nuovo lungo medley.

Lo stile originalissimo degli Osanna resta intatto, così come l’approccio esteriore al palcoscenico improntato ad una teatralità dichiarata, tra le maschere dei volti dipinti dei musicisti ed il sound inconfondibile, sempre in equilibro tra Rock Progressivo, anche il più colto o quello più scuro, ed i colori intensamente solari tipici della musica mediterranea e popolare. Lino dedica quindi a Danilo Rustici, il mai dimenticato primo chitarrista cofondatore degli Osanna, scomparso nel febbraio di quest’anno, sia il brano successivo che alcuni brani inediti dal nuovo disco.

Lino Vairetti

Parte così, introdotto da un breve video televisivo del 1971, con il flautista Elio D’Anna che intervistato da un giovanissimo Renzo Arbore presenta l’esecuzione live del brano “Non sei vissuto mai”, qui dedicato a Danilo Rustici che nel video attacca il brano con un potente riff di chitarra elettrica; come nel caso  precedente de “L’Uomo”, la transizione tra le immagini in bianco e nero e le note del video di 50 anni prima e quelle dei musicisti tra le luci colorate sul palco è fluida ed emozionante, con la voce di Lino Vairetti sempre limpida e potente, oggi come nelle riprese in bianco e nero di allora.

Alla fine del brano torna sullo sfondo l’immagine, questa volta a colori, del giovane Danilo e, accompagnati da sequenze dal docufilm con gli Osanna attuali, seguono alcuni brani inediti a lui dedicati tratti dal nuovo disco degli Osanna “Il Diedro del Mediterraneo”, la cui uscita è prevista per questo autunno.

Si è fatto davvero tardi e tra il ritmo incalzante e alcune citazioni squisitamente tipiche della atipica ma straripante napoletanità di Vairetti e degli Osanna Lino, ringraziando tutti quanti, presenta uno per uno tutti i membri della Band. Tra le note di Oro Caldo (Palepoli 1973) e gli applausi si conclude così il Concerto degli Osanna insieme al DAY 3 e all’edizione 2021 del Festival di Veruno.


Veruno 2021 DAY 3– Epilogo

Mentre il grande prato lentamente si svuota e la notte alla fine prende il sopravvento come da copione, ritrovo Alice tra i fotografi sotto il palco, salutiamo in un abbraccio una provatissima Octavia Brown, incontriamo di nuovo e salutiamo ancora altri amici e ci incamminiamo nella notte verso l’uscita ed il parcheggio.

Arrivederci Veruno, al prossimo anno, al Forum 19 e nella vecchia carissima Piazzetta della Musica oppure, come quest’anno, al campo sportivo di Revislate, ma in ogni caso ancora per una nuova grande edizione del Festival Prog.


 La cronaca del 1° giorno

https://mat2020.blogspot.com/2021/09/2-days-prog-1-un-po-di-cronaca-e-video.html

La cronaca del 2° giorno

https://mat2020.blogspot.com/2021/09/2-days-prog-1-un-po-di-cronaca-e-video_12.html


Gli scatti di Alice Bellati

NOSOUND






IL PORTO DI VENERE





ALBERTO FORTIS





OSANNA