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domenica 30 maggio 2021

HIRPUS TRIO-TIC TAC - The Tree of Time, di Edmondo Romano



HIRPUS TRIO-TIC TAC

 The Tree of Time

 Vinci Jazz Publishing – dicembre 2020

 Luca Roseto – Alto & soprano sax 

Eric Capone – Tastiere, piano & voce

 Antonio Fusco – Batteria & percussioni

   



L’album “The Tree of time” del gruppo “Hirpus Trio” (dalla parola hirpos, lupo nella lingua osca degli irpini, da cui deriva Irpinia, la terra di origine della formazione) uscito qualche mese fa merita assolutamente di essere ricordato e riacceso in questo particolare periodo di “risveglio” che stiamo tutti vivendo, come le lancette del suo titolo “TIC TAC”.

Disco di grande equilibrio trasversale, dove il jazz esiste e domina pienamente tutte le tracce insieme a molteplici linguaggi di differente natura, tutti perfettamente amalgamati. Elemento comune è la ricerca del suono e la sincerità che traspare dal lavoro che scivola via con grande naturalezza. L’ho ascoltato diverse volte di seguito, sempre coinvolto dal suono, dalle dinamiche e anche dalla pregevole tecnica dei musicisti.

Disco consigliatissimo a tutti, senza distinzioni di gusti musicali.

Edmondo Romano


Luca Roseto– alto & soprano sax, Eric Capone – tastiere, piano & voce,

Antonio Fusco – batteria & percussioni

 

Tic Tac (Tick Tock) - Come i rintocchi del tempo in una lingua antica. Un tempo passato ad ascoltare un suono ripetuto all’infinito, come un incantesimo in preparazione al sogno. Ogni storia ha creato il terreno su cui questo progetto avrebbe poi trovato radici, facendo germogliare l'albero del tempo. Non ripercorre la memoria, ma si appropria dell'esperienza di ciascuno dei musicisti e la intreccia come rami che si stagliano nel cielo di una fitta foresta - che è il nostro presente.

HIRPUS TRIO è un progetto di A. Fusco e L. Roseto con la partecipazione del pianista e compositore E. Capone. L’unione dei tre musicisti ha dato forma a un repertorio dal suono autentico, riconoscibile sia nelle composizioni originali che nei brani rivisitati e nelle libere improvvisazioni. Il progetto rappresenta un mix di flussi sonori che guida l’ascoltatore in un suggestivo viaggio uditivo.

 

Pubblicazione – Dicembre 2020

PRESS LINK The Tree Of time:

Hirpus Trio – Tic Tac

The Tree Of Time

Da Vinci Jazz Publishing (EAN Code: 7.46160911779)

Anno di pubblicazione - Dicembre 2020


www.antonio-fusco.com

www.lucaroseto.com

https://davinci-edition.com/product/c00345/

 

BIOGRAFIE

Luca Roseto

Sassofono contralto e soprano, compositore. Dopo gli studi classici si appassiona sempre di più al jazz e durante gli anni universitari, entra a far parte di orchestre e gruppi musicali dell’ateneo salernitano. Nel 2003 discute la sua tesi di Laurea in Sociologia intitolata “IL JAZZ:Analisi Storica, Sociale, Stilistica” e frequenta “The Berklee Summer School At Umbria Jazz Clinics” a Perugia. Partecipa a corsi di perfezionamento e seminari tenuti da musicisti di fama mondiale (Elvin Jones, Bobby McFerrin, Stefano di Battista, Giovanni Tommaso, Stefano Bollani, Dario Deidda ecc.). Si esibisce in festival di livello internazionale (European Jazz Expo, Umbria Jazz 2002/2003, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Les Man Jazz Festival, Val Bonne Jazz Festival, Copenhagen Jazz Festival) e collabora con numerosi artisti di rilievo. Partecipa come sideman alla realizzazione di diversi CDs (es. Take the “U” Train, Next Station, B.B. Orkestra-Swing Pop ecc.). Nel 2017 la pubblicazione del primo album a suo nome dal titolo “Irpinia” accompagnato dal talentuoso fisarmonicista Carmine Ioanna.

Antonio Fusco

Sempre attento e disponibile alle nuove tendenze del jazz e della musica in generale, il suo stile ha origini nel rock, blues e jazz, fino ad arrivare alla musica sperimentale d'avanguardia. Attualmente è impegnato in diverse formazioni del panorama jazzistico internazionale tra cui: Sejin Bae Quartet, Antonio Fusco 5et (Giappone), Zhang Jing Trio (Cina), Massimiliano Rolff Trio Gershwin On Air (Italia). È stato intervistato su diverse testate e radio tra cui: Musikateneo, Batteria e Percussioni, Senza Barcode, JAZZIT, Jazz espresso, Radio Rai 3 (in qualità di leader e con diverse formazioni tra cui Giovanni falzone Contemporary Orchestra e Tino Tracanna Acrobat), Jazz Inside, Radio popolare. Nel 2014 viene inserito biograficamente nella nuova edizione del "Dizionario del Jazz Italiano " a cura di Flavio Caprera per Feltrinelli Edizioni. Ha suonato e con Tim Berne, Nick Hampton, Yuhan Su, Paolo Fresu, Tino Tracanna, Paolino Dalla Porta, Francesco Bearzatti Tinissima 4et, Reem Kelani, Giovanni Falzone 5et, Giovanni Falzone Contemporary Orchestra, Li Gao Yang. Dal 2017 insegna al dipartimento jazz dell’Accademia Di Musica Contemporanea di Pechino.

Eric Capone

Compositore e arrangiatore, polistrumentista (pianoforte, chitarra, fisarmonica, percussioni, balafon, oud, canto, ecc). Ha fondato il gruppo pop rock LA STRADA nel 1988, per il quale ha scritto e registrato tre album firmati da BMG e Warner, dando più di 100 concerti all'anno. Dal 2000 al 2008 è stato nominato direttore artistico del programma OSNI per il Grenoble-Jazz-Festival, (uno dei 5 piu importanti in francia).Tra il 2003 e il 2007, ha diretto un corso settimanale di songwriting al conservatorio di Chambéry, poi dal 2004 al 2014 a quello di Grenoble.Insegna pianoforte al Conservatorio di Grenoble (2004-2015), e ha istituito un insegnamento trasversale Europa / Africa con un orchestra di 20 bambini e adolescenti. (2013-2017). Ha partecipato a numerosi scambi artistici in Africa: Marocco, Congo, Burkina Faso e Asia (Hong Kong, Taiwan). Dal 2017 suona in trio con Carmine Ioanna, fisarmonicista italiano e Wendlavim Zabsonré, batterista burkinabe.




mercoledì 26 maggio 2021

Banco del Mutuo Soccorso: accadeva nella primavera del 2019


Racconti sottoBanco...

La primavera del 2019 fu un punto di svolta per il Banco del Mutuo Soccorso dopo 25 anni usciva un nuovo travolgente album in studio con brani inediti, “Transiberiana”.

La “prima” in assoluto, venne fatta per pochi fedelissimi al Teatro delle Ore a Marino il 10 marzo del 2019, con una “guida all’ascolto”, dibattito, e “riflessioni” al ristorante.

A maggio prima per la stampa alla Sony di Milano, a cui seguirono altre in tutta Italia. L’uscita del album con la “storica” recensione di Prog UK, dove “Tutto suona meglio in Italiano”, insomma un’ammissione della grandezza del Banco. Il seguente tour ne sancirà il successo. Solo la pandemia poteva bloccare le “rotaie”, ma state all’erta, tra poco la Transiberiana… riparte.

Allegate alcune recensioni di quella “bella” primavera del 2019.

Wazza

Un album inedito che arriva dopo 25 anni è di per sè un evento, ma se poi parliamo del nuovo disco del Banco del Mutuo Soccorso (BMS)la notizia ha dell’incredibile. Dopo le anticipazioni delle scorse settimane, la conferma ufficiale è arrivata sottoforma di una data: il 26 aprile arriva "Transiberiana". L’album di studio, in uscita per l’etichetta tedesca Inside Out Music/Sony Music Group, è il primo per il gruppo, dopo la scomparsa di Francesco Di Giacomo, avvenuta nel 2014, e di Rodolfo Maltese nel 2015, avvenimenti che hanno costretto la band ad effettuare dei cambi nella line up, anche perché, come molti ricordano, il primo a lasciare il gruppo fu Gianni Nocenzi, fratello di Vittorio, nel 1984. E così, dopo la pubblicazione dell'album "13", del 1994, la band giunge a questo nuovo traguardo. Lo sorso 19 marzo, noi de “La Cicala”, abbiamo seguito in anteprima mondiale, presso la Proloco di Marino, la presentazione alla stampa e ai fun, rigorosamente a porte chiuse, del nuovo e inedito Album Transiberiana. A fare gli onori di casa è stato il presidente della Proloco Massimo Lauri che ha consegnato alla band la tessera onoraria della Proloco. Poi sono state scattate delle foto, firmate dal gruppo e consegnate al Banco e all'archivio storico della proloco. Gli scatti, eseguiti da Lauri, sono stati ovviamente numerati per poter essere mostrati al pubblico in futuro. Poi la band ha voluto uscire per una passeggiata per i vicoli di Marino, luoghi cari a Vittorio Nocenzi, perché è da qui che incomincia la loro storia. Una sosta a via Posta Vecchia per raccontare gli aneddoti di una vita e salutare amici e parenti. La passeggiata è continuata poi con una visita al Museo del Bottaio e del Carretto a Vino dove Massimo Lauri ha potuto dare sfogo alle sue qualità di oratore e divertente intrattenitore.Vittorio Nocenzi è un fiume in piena. Racconta, spiega e a volte si infervora: «la Transiberiana è probabilmente la traversata più lunga che si possa fare in treno sul nostro pianeta. Quasi 9.500 chilometri tra steppe, deserti e ambienti inospitali. In un certo senso potrebbe rappresentare una bella metafora della nostra esistenza: ci sono una partenza, un arrivo. C'è la paura e poi ci sono le aspettative ma anche gli imprevisti. Insomma, tutte quelle problematiche che la vita puntualmente ci presenta». Non sta più nella pelle: dopo ben 25 anni di silenzi discografici, il nuovo album del Banco del Mutuo Soccorso conterrà una bonus track (circa 20 minuti) con alcuni brani del concerto tenutosi a settembre a Veruno. Alla nuova fatica del gruppo hanno dato il loro contributo lo stesso Vittorio Nocenzi (pianoforte, tastiere e voce), Filippo Marcheggiani (chitarra elettrica), Nicola Di Già (chitarra ritmica), Marco Capozi (basso), Fabio Moresco (batteria) e Tony D’Alessio (lead vocal). All'uscita del disco seguirà anche un tour, preceduto da un all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Le novità non finiscono qui, il Banco è tornato e sta già lavorando ad un nuovo progetto: «Si prospetta un nuovo lavoro a cui sto dietro da circa 5 anni. L'ho realizzato a quattro mani con mio figlio Michelangelo. Si intitola Orlando (ispirato all'Orlando furioso di Ariosto, ndr), un'opera contemporanea a cui tengo molto. E proprio grazie alla musica che sono tornato a vivere. Sono stati anni orribili. Prima la morte di Francesco (il cantante Francesco Di Giacomo, ndr), poi quella di Rodolfo (il chitarrista Rodolfo Maltese avvenuta nel 2015, ndr) e giusto per non farmi mancare nulla anche il mio dramma. Ripeto, la musica mi ha fatto rinascere».

Quindi il Banco torna a casa, alle sue origini artistiche marinesi, e di qui riparte per una nuova vita, all'insegna della creatività, ricominciando da dove aveva lasciato, e nel ricordo degli indimenticabili Francesco e Rodolfo.

 Gianni Alfonsi e Giuseppina Brandonisio


Traduzione della recenzione inglese su “Prog UK”:

BANCO DEL MUTUO SOCCORSO Transiberiana

I maestri italiani fanno un ritorno trionfale.

Tutto suona meglio in italiano. Anche un'attraente frase inglese come 'beautiful daughter of love' sale di un gradino quando viene presentata come 'bella figlia dell'amore’. Quanto di più, Banco Del Mutuo Soccorso. Non è certo facile da pronunciare, ma la sua traduzione in inglese, “Mutual Aid Bank”, non suona bene allo stesso modo. Questo nuovo album che il Banco ci offre dopo più di 25 anni è un'aggiunta molto gradita al “Rock Progressivo Italiano" (N.d.r. tutto ciò che è messo tra virgolette sarà lasciato in italiano dall’autore). Infatti, essendo entrati per la prima volta in scena nel 1969, è come se Vittorio Nocenzi e la sua compagnia non se ne fossero mai andati via.

Un album che trascende il linguaggio.

Per i vecchi fan del Banco e per i nuovi arrivati, Transiberiana - che usa il viaggio in treno intercontinentale come metafora della vita - contiene una varietà di tesori. Tracce come “La Discesa Dal Treno” e “L’assalto Dei Lupi” riportano alle vette e alle qualità tecniche dei loro originali, contemporanei inglesi come Yes e Gentle Giant. Gli anni successivi, - grazie anche agli sviluppi stratosferici delle tecnologie delle tastiere - fanno sì che canzoni come “I Ruderi Del Gulag” e la dark rock “Lo Sciamano” abbiano un suono più cupo, industriale e contemporaneo. Si tratta di sviluppi affascinanti, ma c'è molto da amare anche negli elementi più morbidi, più latini e jazzy. “Campi di Fragole” è quasi incredibilmente romantica, un “bel canto” prog, che non sarebbe fuori posto in una calda serata in Piazza San Marco a Venezia.

In definitiva, è difficile non resistere al modo in cui il Banco riesce a tenere alta la loro sofisticata comprensione del prog classico, - l'introduzione a “Eterna Transiberiana” potrebbe abbellire un album dei Tull dei primi anni Settanta - con un'audace volontà latina di provare le emozioni. Dopo le misure tecniche in apertura, “Eterna Transiberiana” diventa una ballata dolce e coinvolgente. “Il Grande Bianco” si distingue per l'uso di chitarra in loop e tastiera danzante per un effetto ipnotizzante e crea un soddisfacente senso di spazio e meraviglia. Merita di diventare il fulcro del loro live set.

Forse la migliore testimonianza della qualità di “Transiberiana” risiede nel fatto che l'ascoltatore non ha bisogno di capire l'italiano per apprezzarlo. È un album che trascende la lingua. Dopo aver perso due membri fondatori negli anni Novanta, sembrava che il Banco Del Mutuo Soccorso si fosse preso una pausa dalla sua fase creativa (anche se non per i live). Transiberiana suggerisce il contrario. L'inclusione di due tracce live registrate nel 2018, tra le quali il classico “Metamorfosi”, testimonia la loro continua forza nei live, è giusto dire che questo album ha rinvigorito la band. Sulla prova di quanto offerto, sarebbe allettante chiedere al Banco Del Mutuo Soccorso di andare avanti “per sempre”

RACHEL MANN 


 (clicca per vedere album fotografico)

http://www.alfonsigianni.it/blog/a-spasso-col-banco-del-mutuo-soccorso/

Gianni e Vittorio davanti alla loro casa natale a Marino

È stato presentato lo scorso 10 marzo il nuovo album del Banco, “Transiberiana” al Teatro delle Ore presso la Proloco di Marino. Un evento, per ordine della casa discografica Inside Out Music, rigorosamente a porte chiuse. Presenti la stampa e i presidenti nazionali dei fan club. Marino non è solo il paese che ha dato i natali a Vittorio Nocenzi, ma è anche il paese dove tutto ebbe inizio. In occasione della presentazione dell’album Transiberiana, il presidente della Proloco, Massimo Lauri, ha organizzato una giornata dedicata a ripercorrere la storia e i luoghi cari a Nocenzi, tra aneddoti, racconti e passeggiate gli ospiti hanno potuto assaggiare un pezzo di storia del Banco del Mutuo Soccorso. Un album dopo 25 anni è già di per se una notizia, se poi parliamo del Banco acquista un sapore in più; «di cose in questi anni ne sono cambiate, tanti gli eventi che hanno lasciato un segno indelebile nella mia vita - ci racconta Vittorio Nocenzi ». Transiberiana è un album inedito, un viaggio metaforico della vita, una necessità di fissare una tappa, un percorso, «dopo anni di attività concertistica - continua Vittorio - ci siamo accorti che abbiamo trascurato l’attività di registrazione. È accaduto perché la vita non è distaccata da quanto scrivi, anzi t’ispira direttamente. Comporre brani nuovi e scriverne i testi scaturisce sempre dalla vita… sarà poi questa, qualunque forma sceglierai, che si esprimerà nel tuo lavoro creativo. Ebbene, il lento ma continuo degrado culturale e sociale, che stiamo vivendo ormai da tanti anni, non ci ispirava, anzi ci spingeva ad eludere l’appuntamento con la scrittura». ?Il banco del Mutuo Soccorso si presenta con elementi nuovi rispetto al passato, vale la pena ricordarli: il chitarrista Nicola di Già, «è nel Banco già da qualche tempo e ha avuto la possibilità di incontrarsi con Rodolfo Maltese». Il batterista Fabio Moresco: «Ho provato diversi musicisti, ma Fabio ha un calore unico, unito a una presenza esecutiva fortissima. In più viene dall’esperienza prog con Metamorfosi ed è diplomato al conservatorio in percussioni. Il bassista, Marco Capozi: «Mi ha conquistato subito per il tocco che ha sullo strumento». il chitarrista Filippo Marchegiani: «Ha seguito i concerti del Banco fin da bambino, è entrato nella band nel ’93.

Sentivo il bisogno di due chitarre stabili per aumentare l’orchestrazione dei brani. Filippo è di Marino, come me e la cosa mi colpì particolarmente anche perché, come me, aveva perso il papà da piccolo. La dimensione umana dei musicisti con cui lavorare per me è sempre stata molto importante. La musica scava dei contatti profondi, “intimi” tra le persone.» Tony D’Alessio, la voce: «Lo conoscevo da anni, è venuto a decine di concerti. Una potenza vocale particolare, era amico di Francesco, Francesco Di Giacomo. Lo conosceva bene e di lui ne aveva stima». L’attuale formazione del Banco è composta da persone vere con due qualità: l’umiltà e la passione. «Una giornata meravigliosa trascorsa con l’amico di sempre Vittorio Nocenzi - ci racconta Massimo Lauri, presidente della Proloco - un’occasione per ricordare i vecchi tempi; ringrazio il Banco del Mutuo Soccorso per aver scelto Marino e il Teatro delle Ore della Proloco per presentare Transiberiana in anteprima mondiale.» Durante la conferenza stampa, Massimo Lauri, ha fatto dono alla band di una prestigiosa raccolta di fotografie, in edizione limitatissima, solo due copie di cui una rimarrà negli archivi della Proloco, scattate da lui stesso durante il servizio fotografico per l’articolo uscito sulla rivista Prog Italia. «la tessera di socio onorari della Proloco conclude Lauri - è solo un piccolo gesto a cornice di un evento indimenticabile».





martedì 25 maggio 2021

Federico Venditti-"19 – Un tram chiamato nostalgia", commento di Fabio Rossi

 


Libro: 19 – Un tram chiamato nostalgia

Autore: Federico Venditti

Anno: 2019

Casa editrice: Gruppo Albatross Il Filo

Commento di Fabio Rossi


Quella per la musica non è una passione come le altre. Per chiunque ne sia soggiogato, rappresenta una componente talmente importante della propria esistenza da non poterne fare a meno. Questa è la riflessione che sgorga spontanea leggendo il primo romanzo a sfondo autobiografico dello scrittore e musicista romano Federico “Fed” Venditti (chitarrista della promettente band doom/stoner/gothic metal Witches of Doom con all’attivo tre album). Ecco, quindi, che le sette note non soltanto fungono da colonna sonora della nostra vita, ma sono in grado di erigersi a baluardo nei momenti di profonda solitudine, in quei terribili frangenti in cui tutto appare perduto e ci si sente inermi come un fuscello nel mare in tempesta.

Nelle vicende di Claudio Polverari, detto Polvere, protagonista di 19 – Un tram chiamato nostalgia, il metal e il rock costituiscono gli unici veri compagni in grado di supportare la sua determinazione nel voler sentirsi a tutti i costi diverso dagli altri, negli atteggiamenti, nei gusti personali, nel modo di vestire, insomma, in ogni singolo aspetto che delinea la personalità di un individuo.  In un deserto di affetti familiari, afflitto da un carattere introverso, estremamente timido, perennemente impacciato negli approcci con l’altro sesso e capace unicamente di aprirsi solo se si parla di musica, Polvere risulta essere, come si suol dire a Roma, uno “sfigato” che agli occhi degli altri, i presunti normali, è un perdente senza alcun futuro. Ma c’è un’occasione in cui egli trova l’esaltazione di sé stesso, ovvero quando si infila nel suo negozio di dischi preferito, il più alternativo della Capitale, e che raggiunge con la linea 19: il Sabbra Cadabra, sito nel quartiere San Lorenzo. È lì che trascorre le ore più felici, impegnato a visualizzare e analizzare i vinili e a confrontare le proprie idee con il competente commesso Santiago. A Polvere, però, questo non basta e cerca in ogni possibile circostanza l’isolamento ascoltando con attenzione maniacale ciò che più gli aggrada utilizzando gli auricolari ed estraniandosi volutamente dal mondo esterno che gli è così ostile. Tutta la storia si snoda in questo contesto ben conosciuto da chi ha vissuto anche in epoche diverse la ghettizzazione da parte dei genitori e amici nei confronti di chi soleva approcciare a una musica “diversa”, snobbata dalla maggioranza e apostrofata con termini denigranti e commentata con frasi superficiali del tipo “Ascolti metal? Solo confusione!”. Chi ci è passato in prima persona sa molto bene di cosa si stia parlando e di quanto sia stato difficile, se non impossibile, condividere i propri gusti con mentalità ottuse, ancorate a stilemi codificati e prive di qualsivoglia volontà di progredire verso altri lidi. Il libro stimola e commuove, e nelle sue oltre le 300 pagine trovano spazio informazioni e riflessioni su numerose band e artisti più disparati, segno incontrovertibile della cultura musicale di Federico. Ci si può immedesimare nel protagonista, nel suo tortuoso percorso di maturazione e consapevolezza che sarà portato a compimento alla fine del romanzo, con una trovata dell’autore, dagli inaspettati contorni surreali, la quale sancirà il passaggio a una nuova fase in cui, comunque, l’assoluta protagonista continuerà a essere una sola: la musica. L’autore è in procinto di pubblicare un nuovo romanzo che si intitolerà Hotel Paranoia, credo che lo acquisterò a scatola chiusa.





domenica 23 maggio 2021

Ci ha lasciato Roger Hawkins


One of the greatest drummers I’ve ever played with, a great guy, and a very sad loss.”

 (Steve Winwood)


Ci sono batteristi che hanno suonato con i “più grandi” e che hanno contribuito con il loro stile a rendere immortali molte canzoni, ma rimasti sempre “nell’ombra”.

Uno di questi è Roger Hawkins, batterista americano che conoscevo perché suonò nei Traffic di Winwood/Capaldi/Wood, nel mastodontico tour “Traffic on the road” del 1972.  Purtroppo, se ne è andato il 20 maggio, vergognosamente ignorato dalla stampa “specializzata” italiana, in un mondo dove se non appari non esisti.

RIP

Wazza


Traffic on tour in 1972: Rebop Kwaku Baah, Barry Beckett, Jim Capaldi, Steve Winwood, Roger Hawkins, Chris Wood, David Hood (L to R)

Roger was among the best drummers to ever sit behind a kit. There’s an old line about studio musicians: You might not have heard of them, but you’ve certainly heard them


Con Aretha Franklin


Here’s a tip-of-the-iceberg list of hits Roger played on: “When a Man Loves a Woman” – Percy Sledge; “Land of 1,000 Dances,” “Mustang Sally,” and “Hey Jude” – Wilson Pickett; “I’m Your Puppet” – James & Bobby Purify; “Respect,” “Chain of Fools,” “Since You’ve Been Gone,” “Think,” and “I Never Loved a Man (the Way I Love You)” – Aretha Franklin; “Take a Letter Maria” – R.B. Greaves; “Respect Yourself” and “I’ll Take You There” – the Staple Singers; “Kodachrome” and “Loves Me Like a Rock” – Paul Simon; “Mainstreet,” “We’ve Got Tonight,” and “Old Time Rock & Roll” – Bob Seger. 

He also played drums on recordings by Linda Ronstadt, Laura Nyro, Solomon Burke, Leon Russell (who gave the Swampers their name), Cher, Rod Stewart, Jimmy Buffett, Albert King, Cat Stevens, Eric Clapton, Joe Cocker, and a host of others.





sabato 22 maggio 2021

La Fantasima-"Notte", commento di Fabio Rossi


Gruppo: La Fantasima – Chris (guitars), Maxbax (bass), Max (drums/piano)

EP: Notte

Anno di pubblicazione: 2018

Etichetta discografica: Hellbones Records

Tracklist: Notte – Placida Musa – Dea Mia – Amante Silente – Sino al Mattino

Commento di Fabio Rossi

Notte, pubblicato per l’Hellbones Records nel 2018, è il titolo del secondo disco dei capitolini La Fantasima, che segue di tre anni La Fantasima con il quale esordirono discograficamente dopo una lunga gavetta.

La formazione, composta di tre elementi, ha inteso portare avanti la propria direttrice artistica intrapresa con il lavoro precedente, forse dalle caratteristiche più introspettive e oscure, permanendo nell’ambito dell’ambient/drone adornato di una veste malinconica e umbratile. Lo stile di questo nuovo album interamente strumentale abbraccia sapientemente svariati altri generi quali il progressive, il doom e la psichedelia con il deliberato intento di suscitare nello stato d’animo dell’ascoltatore emozioni profonde e meditative. A tal riguardo, si consiglia l’uso delle cuffie auricolari proprio per inebriarsi maggiormente dell’atmosfera misticheggiante e onirica di cui sono permeate le cinque composizioni incluse in Notte che può essere definito a tutti gli effetti una sorta di concept privo di liriche.

Si riscontrano influenze di band blasonate come Anathema, Sigur Ros, Cathedral, Paradise Lost, My Dying Bride in un equilibrio perfetto tra l’ambient (riscontrabile specialmente in Dea Mia eseguita con la collaborazione del belga Ashtoreth), il prog e l’heavy metal. Talvolta il trio dà quasi l’impressione che da un momento all’altro stia per virare verso lidi più duri e frenetici, lo si percepisce in Placida Musa, la migliore del lotto, e nella conclusiva Sino al Mattino, ma ciò non accade e si rimane attagliati a ritmiche minimaliste, pressoché rarefatte come nel caso della title track, che invitano alla riflessione e alla ricerca di un’empatia con l’ammaliante buio della notte che avvolge la terra demolendo qualsivoglia timore e pregiudizio.

Il sound è estremamente pulito con pregevoli fraseggi della chitarra elettrica e del basso per cui non ci sono approcci allo stoner che forse il gruppo potrebbe proficuamente sperimentare nel prosieguo della loro carriera. Domina un apparente generale senso di tristezza e, infatti, sembra più un prodotto di matrice scandinava che italiana, ma paradossalmente Notte riesce a rilassarti alla stessa stregua di un mantra. Le sensazioni, ovviamente, sono sempre personali e quelle suscitate allo scrivente dall’architettura del sound dei La Fantasima e dall’evocativo disegno realizzato da Tonino Mirandi per l’originale cover, le cui dimensioni sono quasi come paragonabili a quelle di un vecchio 45 giri, sono di positività e speranza verso il nuovo giorno che sta per nascere. I passi che si odono in questo pregevole lavoro sono dello stesso ascoltatore accompagnato dalla musica in un percorso di riscoperta della natura boschiva illuminata dalla luna. Chris, Maxbax e Max mirano a liberarti la mente per farti soffermare sul fascino dell’oscurità ed è forse questo peculiare aspetto che infonde un irrefrenabile desiderio di libertà e fiducia nel futuro che sarà preannunciato dalle prime luci dell’alba: non so se questo fosse il loro intendimento, ma in caso affermativo… beh, per me è stato perfettamente centrato.  





venerdì 21 maggio 2021

Il giorno 21 di Francesco Di Giacomo

Non ci sono amici veri o amici falsi, ci sono persone che sanno cosa significa il termine “amicizia” e persone che invece pensano di saperlo, persone che la usano solo per pura comodità e persone che te lo dimostrano anche stando in silenzio.

Non si nasce amici, si impara ad esserlo.”

(Ilaria Pasqualetti)


21 maggio

Ci sarai sempre. Buon viaggio Capitano.

Wazza


Questa dedica semiseria al cantante del BMS nasce da una profonda ammirazione per l'artista e la persona.

Abbiamo perso un cantante dalle doti canore assolutamente singolari, considerando, poi, che si applicavano a testi e musiche altrettanto innovativi. Giacomo aveva ancora da darci un bel po’. Lo incontrai alcuni anni fa a Sirolo. Passeggiava con due suoi colleghi (a me non noti) nei pressi del teatro nel quale alla sera avrebbero rappresentato un lavoro teatrale, non solo musicale. "Francesco! Accidenti sei proprio tu!" Per quanto l'artista, il personaggio noto cerchi e gradisca la considerazione dei fan, sembrò prevalere almeno in quel caso, l'esigenza di tranquillità alimentata probabilmente da una ritrosia e riservatezza connaturata in artisti dall'impegno civile. Ma furono estremamente gentili e disponibili. Avevo con me sempre la fotocamera.

"Permettetemi di farvi un paio di foto. Sapete, sai Francesco, siete fra i miei gruppi preferiti; anzi si può dire che ho vagheggiato nella mia adolescenza sul tappeto della vostra musica epica, consolatoria ed al tempo stesso struggente, si può addirittura dire che mi sono formato emotivamente oltre che cognitivamente su di essa."

Lapidaria la considerazione di Francesco: "Aiah ragazzi, annamosene che questo ce chiede li danni pissicologgici!"

Grazie Francesco anche per la tua semplicità ed immediatezza.

(Autore sconosciuto…)


 

giovedì 20 maggio 2021

Eveline’s Dust- “K.”, commento di Fabio Rossi


Eveline’s Dust- “K.”

Anno: 2019

Di Fabio Rossi 


K. è il titolo del nuovo lavoro della talentuosa band pisana Eveline’s Dust (monicker ispirato da Eveline, uno dei racconti di James Joyce contenuti nella raccolta Gente di Dublino) pubblicato a distanza di tre anni dal mirabile debut album The Painkeeper. Analogamente al primo disco, K. è un concept dalla trama tanto significativa quanto drammatica. Il personaggio centrale è una giovane ragazza sfortunata (K. è proprio l’iniziale del suo nome) affetta da un male incurabile che a poco a poco la sta devastando. La giovane deve lottare ogni giorno contro l’ineluttabile paura della morte, un evento che cerca disperatamente di allontanare il più possibile perché lei ha voglia di vivere e non vuole soccombere all’infausto destino. In un certo qual modo K. è una sorta di eroina dalla quale ognuno di noi dovrebbe prendere esempio ogniqualvolta ci adombriamo per questioni risolvibili.


Le sette tracce che compongono il platter sono in sostanza le storie di coloro che hanno gravitato attorno alla vita della protagonista (infermieri, amori, compagni di scuola, amici, parenti) persone che l’hanno aiutata e altre che l’hanno umiliata, come si evince nella traccia Hope.

Sotto il profilo musicale, il full length segue le stesse direttrici di The Painkeeper, il quale è stato accolto favorevolmente sia in Italia che all’estero, per cui reputo tale scelta assolutamente condivisibile.

Il prog settantiano di matrice romantica (King Crimson, Genesis, Gentle Giant, PFM) viene abilmente alternato a venature jazz rock (Perigeo) e a riferimenti neoprogressive (Porcupine Tree, Marillion, Dream Theater) in un caleidoscopio sonoro perfettamente concepito che ha il pregio di risultare sempre godibile all’ascolto grazie all’accuratezza degli arrangiamenti e alla versatilità strutturale delle composizioni.

Il gruppo anche in questo frangente si è avvalso della collaborazione di alcuni special guest. Fra gli ospiti spicca il ritorno di Federico Avella con il suo prezioso supporto al sax e al flauto traverso; da menzionare, inoltre, l’apporto della singer Lorenza Catricalà.

L’atmosfera greve di cui è intriso l’album si manifesta già nell’opener A New Beginning, dominata da un arpeggio di chitarra su cui si staglia l’ugola di Nicola Pedreschi. Il brano esplode quando gli Eveline’s Dust entrano nel piano delle sue potenzialità catapultandoci in un tessuto sonoro inequivocabilmente “targato Everline’s Dust”. Questo è forse il complimento migliore che si possa fare a una formazione emergente. Non ci si aspetta, difatti, originalità, probabilmente è ormai una mera utopia, ma quantomeno il tentativo di dimostrare una grande personalità artistica accostabile a quella dei blasonati gruppi sopra menzionati.

In Fierce Fear Family si impone il drumming di Angelo Carmignani, mentre nella commovente Hope svetta l’ipnotica chitarra di Lorenzo Gherarducci.

La breve title track è anche il singolo estrapolato da K. accompagnato da un suggestivo videoclip. 


Il combo è in forma smagliante sia quando si lancia in cavalcate ardimentose che quando rallenta il ritmo, come nel caso della seguente Lost In A Lullaby.  Il finale di questo brano è al fulmicotone, uno dei momenti migliori di K.

Faintly Falling dispone di un andamento quasi etereo, impreziosito dall’eccellente vocalism della Catricalà.

Chiudono K. i quasi dieci minuti di Rain Over Gentle Travellers, una sorta di mini-suite che possiede tutti i crismi per essere annoverata tra le migliori composizioni degli ultimi tempi. Il pathos cresce sempre di più fino alla parte conclusiva in cui inquiete note di chitarra preannunciano l’ormai prossima prematura scomparsa di K. che sta per consegnarsi alla Signora con la Falce: prima di lascarci vuole cantare un’ultima volta per i suoi cari e vederli sorridere per un’ultima volta... Struggente, non occorre aggiungere altro! Consiglio l’uso degli auricolari per assaporare meglio le sfumature di quello che reputo un grande disco e con orgoglio aggiungo “realizzato da una band italiana”. 





martedì 18 maggio 2021

Ci ha lasciato Franco Battiato

''Per conoscere me e le mie verità, ho combattuto fantasmi di angosce con perdite di io.

Per distruggere vecchie realtà ho galleggiato su mari di irrazionalità.

Ho dormito per non morire, buttando i miei miti di carta su cieli di schizofrenia''

(No U Turn)

Altro bruttissimo giorno, per la musica, l’arte la bellezza… ci lascia anche Franco Battiato. Un genio che ha lottato contro tutti i pregiudizi degli anni’70 - quando “sperimentava” - per diventare il grande artista che tutti conoscono.

Amico dei fratelli Nocenzi del Banco dai tempi remoti della RCA sulla via tiburtina a Roma. Nel 2015 incise con il Banco il brano “Imago Mundi”, contenuto nel booklet dei 50 anni di Darwin (https://www.youtube.com/watch?v=ngpI2re0tLs)

Grande dispiacere

RIP

Wazza

(dalla rete)

Non è guarito dalla malattia canaglia - si era detto alzhheimer, si era detto di tutto, in verità - che l'aveva portato via dalla canzone, dalla parola, dalla sua Sicilia Franco Battiato da Riposto (allora Ionia), in provincia di Catania, dov'era nato il 23 marzo 1945. E la sua assenza apre ferite mai rimarginate, scuote il mondo in estinzione della canzone d'autore storica italiana. Oggi risuoneranno le sue canzoni in tutta Italia, si dirà, ed era vero, che per molti di noi è stato e resterà un «Centro di gravità permanente» e che nessun j'accuse scosse l'Italia berlusconizzata quanto il suo lancinante grido di «Povera patria», come quello sconsolato sguardo su una primavera che tardava ad arrivare.

Lo ricorderemo come un Giano Bifronte della nostra cultura popolare - alzati, che sta passando la canzone popolare, quella che segna nel corpo una nazione, non quella delle cofecchie d'accademia e degli happy few sempre happy e sempre più few - insieme sperimentale e pop, alternativo e mainstream, autore e interprete (cos'era quando intonava i lied, «Amore che vieni, amore che vai», «Ruby tuesday», «La chanson de vieux amants» e, soprattutto, «Era de maggio»). Nel bombardamento dei coccodrilli senz'anima si racconterà di come ci abbia permesso di tenere insieme la ricerca dello spirito («Un oceano di silenzio») con quella dell'amore terreno anzi carnale («Tra sesso e castità», «La cura»), il pop più raffinato e sospeso («E ti vengo a cercare») col rock più corposo e d'impatto («Shock in my town»).


Uno, nessuno e centomila come il corregionale Pirandello, Battiato ha sfidato «Il vuoto» e «I giorni della monotonia», alieno nella routine canzonetttara sin dai titoli, dei dischi, delle canzoni. Convinto, come i filosofi della Magna Grecia a cui era fiero di appartenere, che «Niente è come sembra» ha recuperato la filosofia sicula in «Il cammino interminabile» come l'esplosione futurista in «Strani giorni». I testi delle sue canzoni, non solo quelli firmati da Manlio Sgalambro, sono ricchi di citazioni/allusioni/giochi di parole quanto un libro di Eco, si muovono tra filastrocche leggerissime («Cuccurucucu», «L'era del cinghiale bianco»), la leggerezza convive con la profondità, il piacere epidermico con la colta consapevolezza di un ex avanguardista convertito alla comunicazione popolare, le melodie sottili ma inesorabili con improvvisi rovelli elettrici e/o segni del futuro digitale prossimo venturo.

''Franco mi è figlio e padre, amico e fratello,è parte di me,e la migliore'
Giusto Pio

Lui, che cantava seduto nella posizione del loto su un antico tappeto persiano, ha provocato il mondo da cui veniva (le avanguardie) con la filastrocca dedicata a «L'era del cinghiale bianco» e, da quel punto, conquistato anche il primato delle hit parade e dei festivalbar ha punzecchiato il nuovo pianeta su cui era sbarcato con non-canzoni come «L'anima dolorante di Nietzsche», sinfonie elettroniche e muri di chitarre memori di Glenn Branca e dei Sonic Youth prima maniera. Negli ultimi tempi d'attività si era sentito più regista (d'élite) che musicante di massa ma era comunque bellissimo perdersi nel suo incantesimo.

Milva e Franco Battiato


Organizza la tua mente in nuove dimensioni 

Libera il tuo corpo da ataviche oppressioni. 

Non prestare orecchio alle menzogne 

non farti soffocare dai maligni 

non ti nutrire di invidie e gelosie.


Ho incontrato proletari completamente ignoranti, con un fascino e una intelligenza straordinari. E mi commuove sempre la gente che ha sensibilità, che si accorge dell’esistenza degli altri; delle persone che non sono e non vivono in una situazione tribale come quella che sta vivendo la società oggi.




venerdì 14 maggio 2021

Ricordando Chet Baker nell'anniversario della sua morte


Chet Baker cantava il dolore sempre senza un soldo in tasca. Ma lui non ci faceva caso:

 "Morirò al verde - profetizzava - ed è giusto, perché è così che sono venuto al mondo".


Se ne andava nella notte del 13 maggio 1988 Chet Baker, grande jazzista, trombettista e cantante, genio e sregolatezza del jazz mondiale.

Per non dimenticare…
Wazza
 .

Il 13 maggio 1988, alle 3 di notte, Chet Baker muore cadendo giù da una finestra (in realtà un’apertura di appena 40 cm) del secondo piano del Prins Hendrik Hotel, ad appena 100 metri dalla stazione centrale, praticamente nel cuore di Amsterdam, ad un passo dalla mitica strada Zeedijk, dove negli anni ’80 si concentrava la movida “droghereccia” e allucinata della capitale. Le circostanze della sua morte, fin da subito, sono piuttosto oscure. Sono le 03 del mattino, Chet vola giù dalla finestra “come se avesse le ali”, atterra sul marciapiede di cemento, batte la testa, muore sul colpo… e non c’è nessun testimone.

Così se ne andò Viso d'angelo. Il volto, la vita, il corpo, l'anima devastata dalla droga e dalla tristezza di una esistenza solitaria.


Tre le ipotesi accreditate: omicidio, suicidio, incidente.

«Se ne stava seduto su uno sgangherato sgabello a un distributore di benzina sulla Pacific Coast Highway, con lo sguardo perso nel vuoto, il volto scavato e segnato da tante overdose. Era il commesso di quel distributore, crocevia di mille destini ignoti. Il pasciuto avvocato che si fermò a chiedergli il pieno senza nemmeno guardarlo in faccia, si accorse ad un tratto -ora che fissava quel volto straziato e assente- che era lui. Doveva essere lui. Glielo chiese, e per tutta risposta, senza una parola, l'uomo spalancò senza pudore la bocca a mostrare una dentatura distrutta e una mascella spaccata. Sì, era proprio lui: due mesi prima cinque spacciatori gli avevano frantumato denti e mascella a sprangate per una questione di droga e di soldi. L'avvocato decise di aiutarlo, gli pagò le cure per ricostruire la mascella e per impiantare una dentiera in quella bocca spezzata. Sì, doveva tornare a suonare quella tromba in quel modo in cui nessuno suonava, un inno d'amore e un lamento di morte, doveva tornare a cantare con quella voce di angelo triste e deluso. Ci provò disperatamente e dovette imparare a suonare con la dentiera e le labbra spaccate.
E ci riuscì, anche se non era più lo stesso, qualcosa lo stava consumando dentro: l'eroina è un'amante crudele e lui era troppo vulnerabile, troppo fragile e autodistruttivo.
Idolatrato dalle donne, apprezzato, amato e invidiato dai più grandi interpreti del suo tempo e così desideroso, così bisognoso di trovare pace nella morte. Squattrinato al punto da suonare per strada come un musicista ambulante, affranto da un dolore di cui non riusciva a liberarsi, schiacciato da mille fallimenti e da una vita spinta sempre oltre il limite, devastato nel corpo e nell'anima dalla droga, eppure sempre accompagnato dalla sua inseparabile tromba, trovò finalmente il suo ultimo tragico volo da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam il 13 maggio 1988. Aveva 58 anni. Il suo nome era Chet Baker»

In memoria di un genio infelice.
(FONTE: Eros Edizioni)