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domenica 30 maggio 2021

HIRPUS TRIO-TIC TAC - The Tree of Time, di Edmondo Romano



HIRPUS TRIO-TIC TAC

 The Tree of Time

 Vinci Jazz Publishing – dicembre 2020

 Luca Roseto – Alto & soprano sax 

Eric Capone – Tastiere, piano & voce

 Antonio Fusco – Batteria & percussioni

   



L’album “The Tree of time” del gruppo “Hirpus Trio” (dalla parola hirpos, lupo nella lingua osca degli irpini, da cui deriva Irpinia, la terra di origine della formazione) uscito qualche mese fa merita assolutamente di essere ricordato e riacceso in questo particolare periodo di “risveglio” che stiamo tutti vivendo, come le lancette del suo titolo “TIC TAC”.

Disco di grande equilibrio trasversale, dove il jazz esiste e domina pienamente tutte le tracce insieme a molteplici linguaggi di differente natura, tutti perfettamente amalgamati. Elemento comune è la ricerca del suono e la sincerità che traspare dal lavoro che scivola via con grande naturalezza. L’ho ascoltato diverse volte di seguito, sempre coinvolto dal suono, dalle dinamiche e anche dalla pregevole tecnica dei musicisti.

Disco consigliatissimo a tutti, senza distinzioni di gusti musicali.

Edmondo Romano


Luca Roseto– alto & soprano sax, Eric Capone – tastiere, piano & voce,

Antonio Fusco – batteria & percussioni

 

Tic Tac (Tick Tock) - Come i rintocchi del tempo in una lingua antica. Un tempo passato ad ascoltare un suono ripetuto all’infinito, come un incantesimo in preparazione al sogno. Ogni storia ha creato il terreno su cui questo progetto avrebbe poi trovato radici, facendo germogliare l'albero del tempo. Non ripercorre la memoria, ma si appropria dell'esperienza di ciascuno dei musicisti e la intreccia come rami che si stagliano nel cielo di una fitta foresta - che è il nostro presente.

HIRPUS TRIO è un progetto di A. Fusco e L. Roseto con la partecipazione del pianista e compositore E. Capone. L’unione dei tre musicisti ha dato forma a un repertorio dal suono autentico, riconoscibile sia nelle composizioni originali che nei brani rivisitati e nelle libere improvvisazioni. Il progetto rappresenta un mix di flussi sonori che guida l’ascoltatore in un suggestivo viaggio uditivo.

 

Pubblicazione – Dicembre 2020

PRESS LINK The Tree Of time:

Hirpus Trio – Tic Tac

The Tree Of Time

Da Vinci Jazz Publishing (EAN Code: 7.46160911779)

Anno di pubblicazione - Dicembre 2020


www.antonio-fusco.com

www.lucaroseto.com

https://davinci-edition.com/product/c00345/

 

BIOGRAFIE

Luca Roseto

Sassofono contralto e soprano, compositore. Dopo gli studi classici si appassiona sempre di più al jazz e durante gli anni universitari, entra a far parte di orchestre e gruppi musicali dell’ateneo salernitano. Nel 2003 discute la sua tesi di Laurea in Sociologia intitolata “IL JAZZ:Analisi Storica, Sociale, Stilistica” e frequenta “The Berklee Summer School At Umbria Jazz Clinics” a Perugia. Partecipa a corsi di perfezionamento e seminari tenuti da musicisti di fama mondiale (Elvin Jones, Bobby McFerrin, Stefano di Battista, Giovanni Tommaso, Stefano Bollani, Dario Deidda ecc.). Si esibisce in festival di livello internazionale (European Jazz Expo, Umbria Jazz 2002/2003, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Les Man Jazz Festival, Val Bonne Jazz Festival, Copenhagen Jazz Festival) e collabora con numerosi artisti di rilievo. Partecipa come sideman alla realizzazione di diversi CDs (es. Take the “U” Train, Next Station, B.B. Orkestra-Swing Pop ecc.). Nel 2017 la pubblicazione del primo album a suo nome dal titolo “Irpinia” accompagnato dal talentuoso fisarmonicista Carmine Ioanna.

Antonio Fusco

Sempre attento e disponibile alle nuove tendenze del jazz e della musica in generale, il suo stile ha origini nel rock, blues e jazz, fino ad arrivare alla musica sperimentale d'avanguardia. Attualmente è impegnato in diverse formazioni del panorama jazzistico internazionale tra cui: Sejin Bae Quartet, Antonio Fusco 5et (Giappone), Zhang Jing Trio (Cina), Massimiliano Rolff Trio Gershwin On Air (Italia). È stato intervistato su diverse testate e radio tra cui: Musikateneo, Batteria e Percussioni, Senza Barcode, JAZZIT, Jazz espresso, Radio Rai 3 (in qualità di leader e con diverse formazioni tra cui Giovanni falzone Contemporary Orchestra e Tino Tracanna Acrobat), Jazz Inside, Radio popolare. Nel 2014 viene inserito biograficamente nella nuova edizione del "Dizionario del Jazz Italiano " a cura di Flavio Caprera per Feltrinelli Edizioni. Ha suonato e con Tim Berne, Nick Hampton, Yuhan Su, Paolo Fresu, Tino Tracanna, Paolino Dalla Porta, Francesco Bearzatti Tinissima 4et, Reem Kelani, Giovanni Falzone 5et, Giovanni Falzone Contemporary Orchestra, Li Gao Yang. Dal 2017 insegna al dipartimento jazz dell’Accademia Di Musica Contemporanea di Pechino.

Eric Capone

Compositore e arrangiatore, polistrumentista (pianoforte, chitarra, fisarmonica, percussioni, balafon, oud, canto, ecc). Ha fondato il gruppo pop rock LA STRADA nel 1988, per il quale ha scritto e registrato tre album firmati da BMG e Warner, dando più di 100 concerti all'anno. Dal 2000 al 2008 è stato nominato direttore artistico del programma OSNI per il Grenoble-Jazz-Festival, (uno dei 5 piu importanti in francia).Tra il 2003 e il 2007, ha diretto un corso settimanale di songwriting al conservatorio di Chambéry, poi dal 2004 al 2014 a quello di Grenoble.Insegna pianoforte al Conservatorio di Grenoble (2004-2015), e ha istituito un insegnamento trasversale Europa / Africa con un orchestra di 20 bambini e adolescenti. (2013-2017). Ha partecipato a numerosi scambi artistici in Africa: Marocco, Congo, Burkina Faso e Asia (Hong Kong, Taiwan). Dal 2017 suona in trio con Carmine Ioanna, fisarmonicista italiano e Wendlavim Zabsonré, batterista burkinabe.




Peter Gabriel il 30 maggio del 1980


Usciva il 30 maggio 1980 il terzo album solista di Peter Gabriel, chiamtao "Peter Gabriel III" oppure "Melt" (sciogliersi), in omaggio alla copertina ideata da Storm Thorgerson.

Fu il disco che mise d'accordo pubblico e critica, giudicato il migliore album di Gabriel.

Il disco contiene grandi brani, due dei quali diventeranno delle "Hit"… “Games Without Frontiers” ...


e soprattutto la splendida "Biko" - brano dedicato all'attivista sudafricano Stephen Biko, vittima delle leggi razziali - che diventerà un inno generazionale.


Il brano nel corso degli anni fu "coverizzato" da molti artisti.

L'album ebbe un grande successo internazionale, e finalmente Peter Gabriel non fu solo considerato l'ex cantante dei Genesis.

Di tutto un Pop!
Wazza


 LP 1980: 'PETER GABRIEL' (MELT) (Peter Gabriel)

Il 30 maggio 1980 è stato pubblicato il suo terzo album omonimo, chiamato anche ' Melt'(sciogliersi) dall'immagine di copertina, progettata da Ipgnosi. Considerato da molti il miglior lavoro di Gabriel, conteneva due delle sue più grandi hit, 'Games without frontiers' (top5 in Inghilterra) e 'Biko ', dedicata all'attivista anti-apartheid Steve Biko. L'album è stato n. 1 nelle liste britanniche e ha raggiunto il posto 22 nella Billboard 200 americano. Prodotto da Steve Lillywhite, ha collaborato su Kate Bush, Robert Fripp, Paul Weller, Tony Levin e Phil Collins Tutti i brani sono di Peter Gabriel.


 1.    Intruder – 4:54
2.    No Self-Control – 3:55
3.    Start – 1:21
4.    I Don't Remember – 4:41
5.    Family Snapshot – 4:28
6.    And Through the Wire – 5:00
7.    Games Without Frontiers – 4:06
8.    Not One of Us – 5:22
9.    Lead a Normal Life – 4:14
10.  Biko – 7:32


 Formazione

·         Peter Gabriel - voce, pianoforte, sintetizzatore, percussioni
·         Kate Bush - voce
·         Phil Collins - batteria, surdo
·         Larry Fast - tastiera, sintetizzatore
·         Robert Fripp - chitarra
·         John Giblin - basso
·         Dave Gregory - chitarra
·         Tony Levin - basso
·         Jerry Marotta - batteria, percussioni
·         Morris Pert - percussioni
·         David Rhodes - chitarra, cori
·         Paul Weller - chitarra
·         Dick Morrissey – sax

con Kate Bush




mercoledì 26 maggio 2021

Banco del Mutuo Soccorso: accadeva nella primavera del 2019


Racconti sottoBanco...

La primavera del 2019 fu un punto di svolta per il Banco del Mutuo Soccorso dopo 25 anni usciva un nuovo travolgente album in studio con brani inediti, “Transiberiana”.

La “prima” in assoluto, venne fatta per pochi fedelissimi al Teatro delle Ore a Marino il 10 marzo del 2019, con una “guida all’ascolto”, dibattito, e “riflessioni” al ristorante.

A maggio prima per la stampa alla Sony di Milano, a cui seguirono altre in tutta Italia. L’uscita del album con la “storica” recensione di Prog UK, dove “Tutto suona meglio in Italiano”, insomma un’ammissione della grandezza del Banco. Il seguente tour ne sancirà il successo. Solo la pandemia poteva bloccare le “rotaie”, ma state all’erta, tra poco la Transiberiana… riparte.

Allegate alcune recensioni di quella “bella” primavera del 2019.

Wazza

Un album inedito che arriva dopo 25 anni è di per sè un evento, ma se poi parliamo del nuovo disco del Banco del Mutuo Soccorso (BMS)la notizia ha dell’incredibile. Dopo le anticipazioni delle scorse settimane, la conferma ufficiale è arrivata sottoforma di una data: il 26 aprile arriva "Transiberiana". L’album di studio, in uscita per l’etichetta tedesca Inside Out Music/Sony Music Group, è il primo per il gruppo, dopo la scomparsa di Francesco Di Giacomo, avvenuta nel 2014, e di Rodolfo Maltese nel 2015, avvenimenti che hanno costretto la band ad effettuare dei cambi nella line up, anche perché, come molti ricordano, il primo a lasciare il gruppo fu Gianni Nocenzi, fratello di Vittorio, nel 1984. E così, dopo la pubblicazione dell'album "13", del 1994, la band giunge a questo nuovo traguardo. Lo sorso 19 marzo, noi de “La Cicala”, abbiamo seguito in anteprima mondiale, presso la Proloco di Marino, la presentazione alla stampa e ai fun, rigorosamente a porte chiuse, del nuovo e inedito Album Transiberiana. A fare gli onori di casa è stato il presidente della Proloco Massimo Lauri che ha consegnato alla band la tessera onoraria della Proloco. Poi sono state scattate delle foto, firmate dal gruppo e consegnate al Banco e all'archivio storico della proloco. Gli scatti, eseguiti da Lauri, sono stati ovviamente numerati per poter essere mostrati al pubblico in futuro. Poi la band ha voluto uscire per una passeggiata per i vicoli di Marino, luoghi cari a Vittorio Nocenzi, perché è da qui che incomincia la loro storia. Una sosta a via Posta Vecchia per raccontare gli aneddoti di una vita e salutare amici e parenti. La passeggiata è continuata poi con una visita al Museo del Bottaio e del Carretto a Vino dove Massimo Lauri ha potuto dare sfogo alle sue qualità di oratore e divertente intrattenitore.Vittorio Nocenzi è un fiume in piena. Racconta, spiega e a volte si infervora: «la Transiberiana è probabilmente la traversata più lunga che si possa fare in treno sul nostro pianeta. Quasi 9.500 chilometri tra steppe, deserti e ambienti inospitali. In un certo senso potrebbe rappresentare una bella metafora della nostra esistenza: ci sono una partenza, un arrivo. C'è la paura e poi ci sono le aspettative ma anche gli imprevisti. Insomma, tutte quelle problematiche che la vita puntualmente ci presenta». Non sta più nella pelle: dopo ben 25 anni di silenzi discografici, il nuovo album del Banco del Mutuo Soccorso conterrà una bonus track (circa 20 minuti) con alcuni brani del concerto tenutosi a settembre a Veruno. Alla nuova fatica del gruppo hanno dato il loro contributo lo stesso Vittorio Nocenzi (pianoforte, tastiere e voce), Filippo Marcheggiani (chitarra elettrica), Nicola Di Già (chitarra ritmica), Marco Capozi (basso), Fabio Moresco (batteria) e Tony D’Alessio (lead vocal). All'uscita del disco seguirà anche un tour, preceduto da un all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Le novità non finiscono qui, il Banco è tornato e sta già lavorando ad un nuovo progetto: «Si prospetta un nuovo lavoro a cui sto dietro da circa 5 anni. L'ho realizzato a quattro mani con mio figlio Michelangelo. Si intitola Orlando (ispirato all'Orlando furioso di Ariosto, ndr), un'opera contemporanea a cui tengo molto. E proprio grazie alla musica che sono tornato a vivere. Sono stati anni orribili. Prima la morte di Francesco (il cantante Francesco Di Giacomo, ndr), poi quella di Rodolfo (il chitarrista Rodolfo Maltese avvenuta nel 2015, ndr) e giusto per non farmi mancare nulla anche il mio dramma. Ripeto, la musica mi ha fatto rinascere».

Quindi il Banco torna a casa, alle sue origini artistiche marinesi, e di qui riparte per una nuova vita, all'insegna della creatività, ricominciando da dove aveva lasciato, e nel ricordo degli indimenticabili Francesco e Rodolfo.

 Gianni Alfonsi e Giuseppina Brandonisio


Traduzione della recenzione inglese su “Prog UK”:

BANCO DEL MUTUO SOCCORSO Transiberiana

I maestri italiani fanno un ritorno trionfale.

Tutto suona meglio in italiano. Anche un'attraente frase inglese come 'beautiful daughter of love' sale di un gradino quando viene presentata come 'bella figlia dell'amore’. Quanto di più, Banco Del Mutuo Soccorso. Non è certo facile da pronunciare, ma la sua traduzione in inglese, “Mutual Aid Bank”, non suona bene allo stesso modo. Questo nuovo album che il Banco ci offre dopo più di 25 anni è un'aggiunta molto gradita al “Rock Progressivo Italiano" (N.d.r. tutto ciò che è messo tra virgolette sarà lasciato in italiano dall’autore). Infatti, essendo entrati per la prima volta in scena nel 1969, è come se Vittorio Nocenzi e la sua compagnia non se ne fossero mai andati via.

Un album che trascende il linguaggio.

Per i vecchi fan del Banco e per i nuovi arrivati, Transiberiana - che usa il viaggio in treno intercontinentale come metafora della vita - contiene una varietà di tesori. Tracce come “La Discesa Dal Treno” e “L’assalto Dei Lupi” riportano alle vette e alle qualità tecniche dei loro originali, contemporanei inglesi come Yes e Gentle Giant. Gli anni successivi, - grazie anche agli sviluppi stratosferici delle tecnologie delle tastiere - fanno sì che canzoni come “I Ruderi Del Gulag” e la dark rock “Lo Sciamano” abbiano un suono più cupo, industriale e contemporaneo. Si tratta di sviluppi affascinanti, ma c'è molto da amare anche negli elementi più morbidi, più latini e jazzy. “Campi di Fragole” è quasi incredibilmente romantica, un “bel canto” prog, che non sarebbe fuori posto in una calda serata in Piazza San Marco a Venezia.

In definitiva, è difficile non resistere al modo in cui il Banco riesce a tenere alta la loro sofisticata comprensione del prog classico, - l'introduzione a “Eterna Transiberiana” potrebbe abbellire un album dei Tull dei primi anni Settanta - con un'audace volontà latina di provare le emozioni. Dopo le misure tecniche in apertura, “Eterna Transiberiana” diventa una ballata dolce e coinvolgente. “Il Grande Bianco” si distingue per l'uso di chitarra in loop e tastiera danzante per un effetto ipnotizzante e crea un soddisfacente senso di spazio e meraviglia. Merita di diventare il fulcro del loro live set.

Forse la migliore testimonianza della qualità di “Transiberiana” risiede nel fatto che l'ascoltatore non ha bisogno di capire l'italiano per apprezzarlo. È un album che trascende la lingua. Dopo aver perso due membri fondatori negli anni Novanta, sembrava che il Banco Del Mutuo Soccorso si fosse preso una pausa dalla sua fase creativa (anche se non per i live). Transiberiana suggerisce il contrario. L'inclusione di due tracce live registrate nel 2018, tra le quali il classico “Metamorfosi”, testimonia la loro continua forza nei live, è giusto dire che questo album ha rinvigorito la band. Sulla prova di quanto offerto, sarebbe allettante chiedere al Banco Del Mutuo Soccorso di andare avanti “per sempre”

RACHEL MANN 


 (clicca per vedere album fotografico)

http://www.alfonsigianni.it/blog/a-spasso-col-banco-del-mutuo-soccorso/

Gianni e Vittorio davanti alla loro casa natale a Marino

È stato presentato lo scorso 10 marzo il nuovo album del Banco, “Transiberiana” al Teatro delle Ore presso la Proloco di Marino. Un evento, per ordine della casa discografica Inside Out Music, rigorosamente a porte chiuse. Presenti la stampa e i presidenti nazionali dei fan club. Marino non è solo il paese che ha dato i natali a Vittorio Nocenzi, ma è anche il paese dove tutto ebbe inizio. In occasione della presentazione dell’album Transiberiana, il presidente della Proloco, Massimo Lauri, ha organizzato una giornata dedicata a ripercorrere la storia e i luoghi cari a Nocenzi, tra aneddoti, racconti e passeggiate gli ospiti hanno potuto assaggiare un pezzo di storia del Banco del Mutuo Soccorso. Un album dopo 25 anni è già di per se una notizia, se poi parliamo del Banco acquista un sapore in più; «di cose in questi anni ne sono cambiate, tanti gli eventi che hanno lasciato un segno indelebile nella mia vita - ci racconta Vittorio Nocenzi ». Transiberiana è un album inedito, un viaggio metaforico della vita, una necessità di fissare una tappa, un percorso, «dopo anni di attività concertistica - continua Vittorio - ci siamo accorti che abbiamo trascurato l’attività di registrazione. È accaduto perché la vita non è distaccata da quanto scrivi, anzi t’ispira direttamente. Comporre brani nuovi e scriverne i testi scaturisce sempre dalla vita… sarà poi questa, qualunque forma sceglierai, che si esprimerà nel tuo lavoro creativo. Ebbene, il lento ma continuo degrado culturale e sociale, che stiamo vivendo ormai da tanti anni, non ci ispirava, anzi ci spingeva ad eludere l’appuntamento con la scrittura». ?Il banco del Mutuo Soccorso si presenta con elementi nuovi rispetto al passato, vale la pena ricordarli: il chitarrista Nicola di Già, «è nel Banco già da qualche tempo e ha avuto la possibilità di incontrarsi con Rodolfo Maltese». Il batterista Fabio Moresco: «Ho provato diversi musicisti, ma Fabio ha un calore unico, unito a una presenza esecutiva fortissima. In più viene dall’esperienza prog con Metamorfosi ed è diplomato al conservatorio in percussioni. Il bassista, Marco Capozi: «Mi ha conquistato subito per il tocco che ha sullo strumento». il chitarrista Filippo Marchegiani: «Ha seguito i concerti del Banco fin da bambino, è entrato nella band nel ’93.

Sentivo il bisogno di due chitarre stabili per aumentare l’orchestrazione dei brani. Filippo è di Marino, come me e la cosa mi colpì particolarmente anche perché, come me, aveva perso il papà da piccolo. La dimensione umana dei musicisti con cui lavorare per me è sempre stata molto importante. La musica scava dei contatti profondi, “intimi” tra le persone.» Tony D’Alessio, la voce: «Lo conoscevo da anni, è venuto a decine di concerti. Una potenza vocale particolare, era amico di Francesco, Francesco Di Giacomo. Lo conosceva bene e di lui ne aveva stima». L’attuale formazione del Banco è composta da persone vere con due qualità: l’umiltà e la passione. «Una giornata meravigliosa trascorsa con l’amico di sempre Vittorio Nocenzi - ci racconta Massimo Lauri, presidente della Proloco - un’occasione per ricordare i vecchi tempi; ringrazio il Banco del Mutuo Soccorso per aver scelto Marino e il Teatro delle Ore della Proloco per presentare Transiberiana in anteprima mondiale.» Durante la conferenza stampa, Massimo Lauri, ha fatto dono alla band di una prestigiosa raccolta di fotografie, in edizione limitatissima, solo due copie di cui una rimarrà negli archivi della Proloco, scattate da lui stesso durante il servizio fotografico per l’articolo uscito sulla rivista Prog Italia. «la tessera di socio onorari della Proloco conclude Lauri - è solo un piccolo gesto a cornice di un evento indimenticabile».





Francesco Guccini: il 26 maggio del 1976 usciva "Via Paolo Fabbri 43"


"Che cosa posso dirvi? Andate e fate,

tanto ci sarà sempre, lo sapete,

un musico fallito, un pio, un teorete,

un Bertoncelli o un prete,

a sparare cazzate!" -

"L'avvelenata", Francesco Guccini



Usciva il 26 maggio 1976 l'album "Via Paolo Fabbri 43", di Francesco Guccini. Il titolo prende il nome dell'indirizzo della casa di Guccini di quell'epoca, dedicata al partigiano Paolo Fabbri.


L'album ebbe un successo enorme, sia di vendita che di critica, un disco che affronta tanti temi sociali, aborto, vecchiaia, amore.
Tra i vari episodi "L'Avvelenata", che diverrà suo cavallo da battaglia e manifesto di protesta di tanti giovani...

Si tratta di uno sfogo del cantautore in seguito ad una stroncatura del suo album “Stanze di vita quotidiana” (1974) da parte del giovane critico Riccardo Bertoncelli, il quale accusò Guccini di aver scritto le canzoni dell'album forzatamente, e lo considerò come "un artista finito". Guccini rispose con questa canzone, proponendola per la prima volta in un concerto. Bertoncelli venne a sapere della cosa e telefonò al cantautore, che si rivelò "sorpreso ma gentile". I due si incontrarono nella casa di Via Paolo Fabbri e Guccini suonò alla chitarra il brano. I due riuscirono a chiarirsi, ed il cantautore si offrì di togliere il nome del critico dal testo, ma Bertoncelli rispose: "Ora che ci conosciamo, non ha più senso."

Di tutto un Pop.
Wazza

"Via Paolo Fabbri 43" (1976) è il settimo album di Francesco Guccini. Via Paolo Fabbri 43, oltre ad essere il titolo di una canzone e dell'album, è l'indirizzo di quella che all'epoca in cui il disco fu pubblicato era l'abitazione di Guccini. La via è intitolata all'antifascista e partigiano Paolo Fabbri. Il cantautore trascorre ancora parte del suo tempo nella casa bolognese, sebbene usi ritirarsi sempre più frequentemente nell'altra abitazione che ha a Pavana, presso Sambuca Pistoiese.
L'album è presente nella classifica dei cento dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone alla posizione numero 29.






martedì 25 maggio 2021

Federico Venditti-"19 – Un tram chiamato nostalgia", commento di Fabio Rossi

 


Libro: 19 – Un tram chiamato nostalgia

Autore: Federico Venditti

Anno: 2019

Casa editrice: Gruppo Albatross Il Filo

Commento di Fabio Rossi


Quella per la musica non è una passione come le altre. Per chiunque ne sia soggiogato, rappresenta una componente talmente importante della propria esistenza da non poterne fare a meno. Questa è la riflessione che sgorga spontanea leggendo il primo romanzo a sfondo autobiografico dello scrittore e musicista romano Federico “Fed” Venditti (chitarrista della promettente band doom/stoner/gothic metal Witches of Doom con all’attivo tre album). Ecco, quindi, che le sette note non soltanto fungono da colonna sonora della nostra vita, ma sono in grado di erigersi a baluardo nei momenti di profonda solitudine, in quei terribili frangenti in cui tutto appare perduto e ci si sente inermi come un fuscello nel mare in tempesta.

Nelle vicende di Claudio Polverari, detto Polvere, protagonista di 19 – Un tram chiamato nostalgia, il metal e il rock costituiscono gli unici veri compagni in grado di supportare la sua determinazione nel voler sentirsi a tutti i costi diverso dagli altri, negli atteggiamenti, nei gusti personali, nel modo di vestire, insomma, in ogni singolo aspetto che delinea la personalità di un individuo.  In un deserto di affetti familiari, afflitto da un carattere introverso, estremamente timido, perennemente impacciato negli approcci con l’altro sesso e capace unicamente di aprirsi solo se si parla di musica, Polvere risulta essere, come si suol dire a Roma, uno “sfigato” che agli occhi degli altri, i presunti normali, è un perdente senza alcun futuro. Ma c’è un’occasione in cui egli trova l’esaltazione di sé stesso, ovvero quando si infila nel suo negozio di dischi preferito, il più alternativo della Capitale, e che raggiunge con la linea 19: il Sabbra Cadabra, sito nel quartiere San Lorenzo. È lì che trascorre le ore più felici, impegnato a visualizzare e analizzare i vinili e a confrontare le proprie idee con il competente commesso Santiago. A Polvere, però, questo non basta e cerca in ogni possibile circostanza l’isolamento ascoltando con attenzione maniacale ciò che più gli aggrada utilizzando gli auricolari ed estraniandosi volutamente dal mondo esterno che gli è così ostile. Tutta la storia si snoda in questo contesto ben conosciuto da chi ha vissuto anche in epoche diverse la ghettizzazione da parte dei genitori e amici nei confronti di chi soleva approcciare a una musica “diversa”, snobbata dalla maggioranza e apostrofata con termini denigranti e commentata con frasi superficiali del tipo “Ascolti metal? Solo confusione!”. Chi ci è passato in prima persona sa molto bene di cosa si stia parlando e di quanto sia stato difficile, se non impossibile, condividere i propri gusti con mentalità ottuse, ancorate a stilemi codificati e prive di qualsivoglia volontà di progredire verso altri lidi. Il libro stimola e commuove, e nelle sue oltre le 300 pagine trovano spazio informazioni e riflessioni su numerose band e artisti più disparati, segno incontrovertibile della cultura musicale di Federico. Ci si può immedesimare nel protagonista, nel suo tortuoso percorso di maturazione e consapevolezza che sarà portato a compimento alla fine del romanzo, con una trovata dell’autore, dagli inaspettati contorni surreali, la quale sancirà il passaggio a una nuova fase in cui, comunque, l’assoluta protagonista continuerà a essere una sola: la musica. L’autore è in procinto di pubblicare un nuovo romanzo che si intitolerà Hotel Paranoia, credo che lo acquisterò a scatola chiusa.





Racconti sottoBanco: maggio 1978, esce "...di terra"

Racconti sottoBanco

 Maggio 1978 esce "...di terra"

Banco del Mutuo Soccorso - Di...Terra – 1978


..."Nei suoni e nei silenzi... di terra"

Veniva distribuito nel maggio 1978 "... di terra".

Album registrato negli studi Trafalgar, dopo faticose sedute, con l'Orchestra dell'Unione musicisti di Roma, diretta da Vittorio Nocenzi.

Scelta coraggiosa e azzardata, un disco solo strumentale, privando la musica della voce di Francesco Di Giacomo.

Sulla copertina campeggia un grosso pomodoro, con anelli e scia stellare, come fosse un pianeta. L'idea originale fu di Rodolfo Maltese - poi rifinita nello studio grafico di Mario Convertino -, a rappresentare il disco come "un prodotto della terra"!

Il disco fu un vero e proprio spartiacque che spiazzò i fan del Banco, per molti un flop, per altri un capolavoro, avanti con i tempi, quello che anni dopo chiamarono "New Age".

Album non facile da "digerire" - ammetto di avere fatto fatica ad ascoltarlo - ed è rimasto parcheggiato negli scaffali per molto tempo prima di averne potuto apprezzare le infinite sfumature, come merita.

Amo molto "Terramadre", con la tromba di Rodolfo e i tocchi di tastiere dei fratelli Nocenzi. "Ne più di un albero, non meno di una stella", introdotta dal piano di Gianni Nocenzi, e le divagazioni jazzistiche, con l'inserimento del sax contralto, del "compianto" Alan King.


Il “Banco del Mutuo Soccorso” nella Regia B durante le registrazioni di “...Di Terra” nel 1978

Un album pieno di sfumature, di cambi di tempi musicali, quasi ad esprimere le ansie e i dolori dell'essere umano.

Fu l'ultimo lavoro di Renato D'Angelo come bassista, che lascerà il gruppo poco dopo.

L'album avvolto nel mistero (non c'erano le fonti di informazioni veloci come oggi), fu presentato dal vivo in anteprima a Villa Ada a Roma, in una strana giornata iniziata con un caldo asfissiante, tramutatasi poi in un violento temporale, quasi ad anticipare i temi dell'album!

Il pubblico resistette un'ora in silenzio, poi partì qualche fischio, che si placò quando salì sul palco Francesco di Giacomo e il gruppo propose i suoi "cavalli di battaglia".

Album che ricevette consensi positivi dalla critica e dimostrò ancora una volta la grande capacità compositiva di Vittorio e Gianni Nocenzi, autori delle musiche… da rivalutare.

Wazza


Vittorio Nocenzi dirige l’Orchestra del Conservatorio di Santa Cecilia insieme al Maestro Antonio Scarlato durante le registrazioni di “...di terra” del “Banco del Mutuo Soccorso nel 1978

(da Moving Records and Comics)

Facciamo una piccola digressione alla "regola dell'anniversario tondo" spostandola dall'uscita effettiva dell'album (maggio 1978), all'evento che mi ha portato a scoprirlo (anche se allora ancora non lo sapevo) avvenuto nel maggio del 1990; era un sabato ed ero andato a trovare i miei amici d'infanzia, quelli con cui ero cresciuto fino ai 14 anni, prima di trasferirmi in città. Persi ormai dalla vista della quotidianità, ogni tanto mi mettevo sull'autobus e andavo a salutarli, gli ultimi epitaffi di un inevitabile percorso di crescita. Verso le 22 ero alla fermata in attesa dell'ultimo autobus (e qui onestamente non ricordo se fosse la circolare nera o il 14 sbarrato) che mi avrebbe riportato a casa, a un certo punto si avvicina con lo stesso intendimento una signorina "abbastanza carina" (leggasi una gran bella gnocca!), e nel silenzio tombale che ha sempre contraddistinto il mio approccio all'altro sesso, abbiamo condiviso l'attesa... Ad un certo punto sfreccia un auto e un urlo si levò da essa: "Uwe cumbà t'piac u'pumm'dor???" (a dopo la traduzione dal tarantino anche se onestamente questa è abbastanza intuibile), e in una frazione di secondo il mio sguardo e la mia vista, illuminata dai lampioni della strada, si è via via progressivamente oscurata, fino a farsi buia del tutto e a corpo assolutamente immobile ho avuto un rinculo della testa di circa 15cm e ai miei piedi lui " Banco... di Terra", ma non il disco ovviamente, bensì il pomodoro che è in copertina! ...era lui! esattamente così! Un piccolo planetoide scagliato da un’auto a 80 km all'ora al grido di "Ehi compare ti piace il pomodoro?" (la traduzione di cui sopra) mi aveva esattamente centrato in fronte, con l'assurdo (e la fortuna aggiungo) di essere rimasto completamente intatto, e mi chiedo ancora oggi a distanza di 30 anni 1) per quale legge della fisica sia rimasto intatto e 2) come cazzo hanno fatto a centrarmi così in pieno perfettamente porcaccia! Ragazzi vi posso assicurare che mi ha fatto male, ovviamente ho dovuto minimizzare al momento, per la presenza della ragazza, per fare il "duro", ma la realtà? Trauma cranico per 3 giorni!!! Ma la cosa ancor più bella è stata l'assoluta consapevolezza di quel secondo, soprattutto il progressivo oscurarsi della vista per l'arrivo del "planetoide" da prima piccolo puntino nero e via via sempre più grande e buio... Che meraviglia! Quando circa 3 anni dopo vidi per la prima volta in radio la copertina di "...di Terra" il cerchio si chiuse definitivamente, e con l'esclamazione "Nooo non ci posso credere è lo stesso! (pomodoro)" mi sono affrettato ad ascoltarlo... e a mio parere dopo la "santa trinità" dei primi 3 album, viene questo! Un capolavoro, dove si fondono alla perfezione classica/jazz/prog, esperimenti miseramente falliti da nomi ben più altisonanti (non me ne vogliano gli amanti di Rick Wakeman giusto per citarne uno). Di Terra, è da sempre considerato un lavoro minore, perchè ovviamente manca la presenza vocale di Di Giacomo (che non è poco), che qui si limita a fornire i titoli dei brani, che messi uno di seguito all'altro formano una poesia, ma in questo contesto non se ne sente assolutamente la mancanza. Si parte con la "ravelliana" Nel cielo e nelle altre cose mute, che sfocia in quel capolavoro dark/prog/jazz (si senta la tromba quasi davisiana di Maltese) di Terramadre, scritta da Gianni Nocenzi, che per la prima volta firma come autore insieme a Vittorio praticamente tutto l'album, bellissima e inquietante anche "Non senza dolore" sorretta dalle linee soliste di sax di Alan King (ospite) con corale crescendo, che sfocia in una coda in duetto per synth e sitar su tappeto atmosferico di gobliniana memoria, spettacolare! E si passa poi alla fusione di tutti gli elementi singoli messi in campo nei primi 3 brani nei 9 minuti di "Io Vivo" tutto perfetto! E si riparte in lato B con gli 8 minuti di "Ne più di un albero non meno di una stella", il brano per certi versi più "Banco prima ora oriented", evidenti sono i rimandi alle atmosfere "classic prog" dei primi lavori, ma se a questo punto si pensa di esser tornati a territori più consueti, ci si sbaglia di grosso perchè gli ultimi 2 brani sono di una magnificenza unica! "Nei suoni e nei silenzi" con il suo battito cardiaco prepara e alza la tensione per il potentissimo finale crescente della title track che si chiude con le note romantiche del piano solo di Gianni Nocenzi... da brividi! E insomma definire minore un lavoro del genere, uscito tra l'altro in pienissimo fermento punk, ci vuole un bel coraggio... Ah se qualcuno mai se lo stesse chiedendo, la ragazza che era con me alla fermata penso che stia ancora ridendo come una matta! Quella sera di 30 anni fa ho sperato che almeno per una volta la fortuna mi guardasse un po' e non le facesse prendere il mio stesso autobus... ma secondo voi chi ci vede meglio la sfortuna o la sfiga?


Inciso come Banco / Orchestrazioni di Antonio Scarlato, Gianni Nocenzi, Vittorio Nocenzi / Busta interna con crediti e fotografia del gruppo (vedi link "Altre immagini" / Copertina di Mario Convertino / Registrato e mixato da Gaetano Ria presso i Trafalgar Studios di Roma, Marzo-Aprile 1978 / Tutti i brani sono strumentali; Francesco Di Giacomo, voce solista del gruppo, firma i titoli dei brani (che posti in sequenza costituiscono un unico testo poetico), ma non vi partecipa / Produzione esecutiva: David Zard / Etichetta personalizzata / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano.  


Formazione: Pierluigi Calderoni - batteria, percussioni; Renato D'Angelo - basso; Francesco Di Giacomo - voce; Rodolfo Maltese - chitarre, tromba; Gianni Nocenzi - pianoforte; Vittorio Nocenzi - tastiere.

·         Alan King sax contralto

·         Alan King flauto 

·         Vittorio Nocenzi direzione orchestra 

·          Unione dei Musicisti di Roma tutti gli strumenti d'orchestra 



lunedì 24 maggio 2021

"Get Back" 1° in classifica UK il 24 maggio del 1969

Il 24 maggio, il Piave mormorò? … no, i The Beatles sono primi in classifica in UK, tra i singoli più venduti con “Get Back”. Il 45 giri era uscito l’11 aprile 1969.

Fu incisa nel periodo di maggior contrasto tra i quattro di Liverpool e suonata per la prima volta sul tetto della Apple a Londra, nel gennaio dello stesso anno. 

Di tutto un Pop…

Wazza


Beatles Get Back 1969

Tutto (o quasi) su Get Back

 

Descrizione

Canzone scritta da John Lennon e da Paul McCartney, la versione originale è stata pubblicata come singolo l'11 aprile 1969 ed è stata eseguita dai Beatles insieme a Billy Preston. La canzone venne eseguita per la prima volta in pubblico nello speciale concerto tenutosi sul tetto degli uffici della Apple Records; venne incisa in un periodo di profondi dissidi tra i componenti della band. Poco dopo è divenuto il brano di chiusura di Let It Be (1970), che è stato l'ultimo album dei Beatles ad essere pubblicato prima che il gruppo si dividesse. Il singolo ha raggiunto la posizione numero uno nel Regno Unito per sei settimane, Stati Uniti per cinque settimane, Canada per sei settimane, Olanda per due settimane, Australia, Francia, Germania Ovest, Austria, Svizzera e in Messico.

Composizione

La melodia nacque da una jam improvvisata il 7 gennaio 1969 durante le sedute di registrazione agli studi Twickenham. McCartney iniziò il testo rielaborando il verso «Get back to where you should be» della canzone Sour Milk Sea di George Harrison, in «Get back to where you once belonged». McCartney aveva suonato il basso nella registrazione di Jackie Lomax della canzone qualche mese prima.

La versione pubblicata della canzone è composta da due strofe, con un'introduzione musicale, e parecchi ritornelli. Il primo verso racconta la storia di un uomo chiamato Jojo, che lasciò la sua casa in Tucson, Arizona, per un po' di "erba" Californiana (la futura sposa di Paul, Linda, aveva frequentato la University of Arizona di Tucson.), la seconda strofa parla di un personaggio dalla sessualità ambigua, "Loretta Martin" che «thought she was a woman, but she was another man» ("pensava di essere una donna, ma era un altro uomo"). La versione su singolo include il finale dove a Loretta viene consigliato di "tornarsene da dove è venuta". (Get back, where you once belonged).

I Beatles scherzarono spesso con il testo della canzone durante le sedute di registrazione, come dimostra l'introduzione di Lennon al brano sull'album Let It Be: «Sweet Loretta Fart, she thought she was a cleaner, but she was a frying pan» ("La dolce Loretta Scorreggia, pensava di essere un aspirapolvere, ma era una padella per friggere"). La versione del brano sull'album termina con la famosa frase di John Lennon: «I'd like to say thank you on behalf of the group and ourselves, and I hope we passed the audition» ("Vorrei ringraziarvi a nome del gruppo e di noi stessi, e spero che abbiamo passato l'audizione").

Versioni alternative

Mentre stava lavorando al testo di Get Back, McCartney si divertì a fare una parodia di un celebre discorso razzista dell'ex ministro inglese Enoch Powell in una breve jam che presto divenne famosa come "la canzone del Commonwealth". Le parole includevano la strofa: «You'd better get back to your Commonwealth homes» ("fareste meglio a tornare alle vostre case nel Commonwealth"). La “canzone del Commonwealth” non aveva niente a che fare con Get Back, ma diede lo spunto per la versione di Get Back intitolata No Pakistanis ("Niente pakistani"). Sulla melodia della canzone, McCartney improvvisa un testo ironicamente razzista: «(we) don't dig no Pakistanis taking all the people's jobs». ("Non ci piacciono i pakistani che vengono qui a portare via il lavoro alla gente") Sebbene lo sviluppo della versione "razzista" di Get Back proseguì per diversi giorni, alla fine lo stesso McCartney, decise di eliminare le strofe "incriminate" per paura che potessero venire fraintese.


Il manoscritto originale di una variante della canzone con la strofa sui "Pakistani", è conservato nell'Hard Rock Cafè di San Francisco. In questa versione, la strofa è:

(EN)

«Meanwhile back at home too many Pakistanis,

Living in a council flat

Candidate Macmillan, tell us what your plan is,

Won't you tell us where you're at» 

(IT)

«Nel frattempo, qui in patria, troppi pakistani vivono in case popolari.

Candidato Macmillian, dicci quale è il tuo piano, perché non ci dici a che punto è?»

(Get Back versione alternativa - Lennon/McCartney)


In un'intervista concessa a Playboy nel 1980, Lennon descrisse il brano in questi termini: «...una versione migliore di Lady Madonna. Comunque, pur sempre una minestra riscaldata

Registrazione

In linea con l'idea alla base del progetto "Let It Be", di registrare tutti i brani dal vivo senza sovraincisioni in studio, per “tornare” (get back) alle radici del rock'n'roll, il gruppo registrò numerose take della canzone per trovare la versione “giusta“.

Billy Preston si unì ai Beatles per suonare il pianoforte elettrico Fender Rhodes il 22 gennaio, essendo stato invitato da George Harrison a partecipare alle sedute di registrazione. L'idea di Harrison era, introducendo un elemento estraneo al gruppo, di spezzare la tensione crescente tra i quattro Beatles, come era stato fatto l'anno precedente per While My Guitar Gently Weeps, durante le sessioni del White Album. L'idea funzionò alla grande, e la band si esibì in performance molto più grintose.

I Beatles registrarono circa dieci provini della canzone il 23 gennaio. Poi, il 27 gennaio fecero un ultimo sforzo per perfezionare Get Back registrandone altre 14 takes. Alla fine, la migliore risultò essere la take numero 11.

Il 4 aprile i Beatles, incaricarono i tecnici della EMI di preparare un missaggio mono della canzone. Quando il gruppo lo ascoltò, non rimase soddisfatto del risultato, così il 7 aprile, McCartney e Glyn Johns produssero un secondo mix agli Olympic Studios per l'uscita su singolo del brano.


L'esecuzione del brano sul tetto della Apple

Lo stesso argomento in dettaglio: Concerto dei Beatles sul tetto.

 

I Beatles eseguirono Get Back (insieme ad altre canzoni) come parte del celebre “concerto sul tetto” della Apple il 30 gennaio 1969. Get Back venne suonata per tre volte; la terza e ultima volta fu interrotta dall'arrivo della polizia, che era stata chiamata dagli impiegati delle aziende vicine. Dopo che gli agenti parlarono a Mal Evans minacciando di arrestare la band, il roadie staccò la spina degli amplificatori di Lennon e Harrison. Fu durante questo momento che McCartney improvvisò il verso: «You've been too long, Loretta! You've been playing on the roofs again, and that's no good, and you know your Mummy doesn't like that...she gets angry...she's gonna have you arrested! Get back!» ("Sei stata troppo tempo fuori Loretta!, siete andati ancora a suonare sul tetto, e questo non è bello, sapete che non fa piacere alla vostra mamma… si arrabbia…vi farà arrestare tutti! Tornate indietro!"). Nessuna delle versioni suonate sul tetto apparve mai integralmente su disco, sebbene nel film Let It Be sia possibile ascoltarne una versione rimaneggiata in studio. Questa è la stessa versione che appare sul terzo volume dell'Anthology. Alla fine dell'ultima esecuzione del brano sul tetto, il pubblico applaude e McCartney dice: «Thanks, Mo» in risposta all'applauso entusiasta di Maureen Starkey, e Lennon aggiunge: «I'd like to say thank you on behalf of the group and ourselves and I hope we've passed the audition». Phil Spector usò queste frasi per appiccicarle sul finale della versione in studio della canzone per approntare la versione che appare sull'album Let It Be, che appunto, differisce lievemente da quella sul singolo. Così facendo, diede al brano l'ingannevole atmosfera di un'esibizione dal vivo.

 

Pubblicazione

Versione su singolo

L'11 aprile 1969, la Apple Records pubblicò Get Back come singolo nel Regno Unito, accoppiata con Don't Let Me Down sul lato B. Il singolo iniziò la sua permanenza di diciassette settimane in classifica il 26 aprile, debuttando direttamente al primo posto, posizione che mantenne per sei settimane.

 

Negli Stati Uniti Get Back uscì come singolo il 5 maggio. Due settimane dopo raggiunse il numero 1 in classifica per restarci cinque settimane di fila. Fu il primo singolo dei Beatles ad essere pubblicato in versione stereo vero e proprio.

 

Sia in Gran Bretagna che negli USA, il singolo fu pubblicato dalla Apple, anche se i diritti della canzone rimanevano di proprietà della EMI come da contratto. Questo fu l'unico singolo dei Beatles attribuito anche ad un altro artista, nelle note in copertina, infatti, Get Back viene attribuita ai "Beatles con Billy Preston".

 

La versione su singolo della canzone contiene un effetto eco e una coda strumentale con le liriche aggiuntive: «Get back Loretta / Your mommy's waiting for you / Wearing her high-heel shoes / And her low-neck sweater / Get back home, Loretta». Questa strofa non appare nella versione sull'album Let It Be. Questa è la versione del brano contenuta nel greatest hits The Beatles 1967-1970, nella raccolta Past Masters, Volume Two e sulla compilation The Beatles 1.

 

Versione su Let It Be

Quando Phil Spector lavorò su Get Back per la sua inclusione nell'album, decise di differenziarla dalla versione pubblicata su singolo. Entrambe le precedenti versioni mai pubblicate dell'album Get Back includevano effetti sonori vari, atti a catturare lo spirito di un'esecuzione dal vivo. Spector incluse parte della registrazione di studio e aggiunse la parte finale dell'esibizione sul tetto della Apple. Questo fece sì che la versione dell'album sembrasse una versione live, creando l'impressione che le versioni su album e singolo fossero due diverse registrazioni. Fu rimosso anche l'effetto eco di studio.

 

Versione sull’Anthology 3

Nel 1996, una versione differente di Get Back, proveniente dal concerto sul tetto, fu pubblicata sul terzo volume dell‘Anthology. Si tratta dell'ultima esecuzione della canzone, la terza. La polizia era arrivata per intimare ai Beatles di smettere di suonare. Durante l'ultimo verso McCartney canta: «You' ve been out too long Loretta! / You've been playing on the roof again! / ... Your mommy doesn't like that... / Oh no... she gets angry / She's gonna have you arrested!»

 

Versione su Let It Be... Naked

Nel 2003 Get Back venne ripubblicata sull'album Let It Be... Naked remixata sotto l'approvazione dei Beatles superstiti Paul McCartney e Ringo Starr e delle vedove di John Lennon e George Harrison. La versione "naked" di Get Back è una versione sensibilmente ripulita di quella del singolo, accorciata nella durata, con la canzone che viene sfumata appena prima dell'ultimo "whoo" nel finale.

Versione su LOVE

Nel 2006 una versione nuovamente remixata di Get Back, prodotta da George Martin e dal figlio Giles fu inclusa nell'album LOVE. Questa versione incorpora elementi di A Hard Day's Night, A Day in the Life, The End (la canzone dei Beatles su Abbey Road), e Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band (Reprise). Inoltre, ci sono molti interventi di studio, inclusa una lunga introduzione, e la seconda strofa è stata eliminata del tutto.


Formazione

·         Paul McCartney - voce, basso 

·         John Lennon - armonie vocali, chitarra solista 

·         George Harrison - chitarra ritmica 

·         Ringo Starr - batteria 

Altri musicisti 

·         Billy Preston - pianoforte elettrico

 

Cover

·         Gli Amen Corner pubblicarono la loro versione del brano come singolo nel novembre 1969. 

·         Patrick Williams, arrangiatore e compositore statunitense, fece una reinterpretazione strumentale jazz della canzone, sul suo album del 1970 Heavy Vibrations. 

·         Il cantante soul Doris Troy, sotto la supervisione di George Harrison, registrò la canzone come lato B del singolo Jacob's Ladder. 

·         Elvis Presley eseguì il brano come parte di un medley nel documentario musicale That's the Way It Is (1970).

·         Elton John reinterpretò la canzone in concerto sull'album 11-17-70 (1971).

·         Ike & Tina Turner eseguirono il brano sul loro album Nutbush City Limits (1973).

·         I The Punkles ne fecero una reinterpretazione punk sul loro album Pistol.

·         Rod Stewart reinterpretò la canzone per il documentario musicale del 1976 All This and World War II.

·         Billy Preston eseguì il brano nel film del 1978 Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band.

·         Steve Wariner pubblicò la sua versione nel 1995.

·         I Little Texas eseguirono la canzone nel 2007.

·         Gli Status Quo reinterpretarono la canzone sul loro album Don't Stop nel 1996.

·         Al Green eseguì il brano sul suo album di debutto per la Hi Records di Willie Mitchell nel 1969.

·         Chris Clark reinterpretò la canzone sul suo secondo album, CC Rides Again.

·         La Nitty Gritty Dirt Band reinterpretò la canzone sull'album Welcome to Woody Creek (2004).

·         Il concept album Let it be (1988) della band slovena Laibach contiene anche la reinterpretazione di Get Back.


Nella cultura di massa:

·         La canzone Get Up and Go dei The Rutles, scritta da Neil Innes, è una parodia di Get Back.

·         Alla fine dell'episodio dei Simpsons "Homer's Barbershop Quartet" (it: Il quartetto vocale di Homer), i componenti del gruppo dei “Be Sharps” (i "Re Acuti" nella versione italiana) cantano il loro primo successo sul tetto del locale di Moe mentre George Harrison, osservando la scena dall'auto dice: «L'abbiamo già fatto.» Inoltre, alla fine dell‘esibizione, Homer afferma: «...I hope we pass the audition», frase seguita dalle risate dei presenti.

·         Il video degli U2 del 1987 per la canzone Where the Streets Have No Name raffigura un concerto in stile Get Back eseguito sul tetto di un edificio a Los Angeles. L'esibizione termina allo stesso modo con la polizia di Los Angeles che stoppa il concerto.

·         Nel film del 2007, Across The Universe, diretto da Julie Taymor, molti personaggi hanno il nome di protagonisti delle canzoni dei Beatles. Uno dei personaggi principali si chiama Jojo, interpretato da Martin Luther McCoy.

·         La popolare serie manga intitolata Le bizzarre avventure di JoJo, prende il titolo dal personaggio della canzone.