www.mat2020.com

www.mat2020.com
Cliccare sull’immagine per accedere a MAT2020

domenica 31 luglio 2022

Club Tenco: accadeva il 27 luglio del 1974

Si concludeva il 27 luglio 1974 la prima edizione del “Premio Tenco Rassegna della Canzone d’Autore”, una specie di “Contro Sanremo”.

Negli diverrà uno dei più importanti riconoscimenti musicali.

Come usuale non mancarono le contestazioni.

A seguire l’elenco dei vincitori della prima edizione.

Di tutto un Pop…

Wazza


ARTISTI STRANIERI 

Léo Ferré 


PREMIO TENCO

Il Premio Tenco è il massimo riconoscimento del Club Tenco, attribuito alla carriera di artisti (soprattutto internazionali) dal comitato direttivo del Club, a differenza delle Targhe Tenco, assegnate invece da una nutrita giuria di giornalisti ai migliori dischi italiani della stagione.

I Premi Tenco possono essere assegnati ad artisti che si sono espressi particolarmente nella canzone d’autore, ovvero a personalità che hanno svolto un ruolo preminentemente come operatori culturali nello stesso ambito.


PREMIO TENCO CANTAUTORE 

Léo Ferré

Sergio Endrigo

Giorgio Gaber

Domenico Modugno

Gino Paoli

PREMIO OPERATORE CULTURALE 

Nanni Ricordi


Mauro Pelosi

Francesco Guccini al Club Tenco 1974

Roberto Vecchioni, Gianni Siviero, al centro, Amilcare Rambaldi





Il compleanno di Tiziano Ricci


Compie gli anni oggi, 31 luglio, Tiziano Ricci, bassista violoncellista, dal 1988 al 2015 motore ritmico del Banco Del Mutuo Soccorso.

Diplomato al conservatorio di Perugia, inizia giovanissimo in vari gruppi locali; nel 1977 con il suo gruppo i "Bingo", apre il concerto dei Gentle Giant all'Altro Mondo di Rimini.

Il "professore", oltre al Banco, ha collaborato anche con Umberto Bindi, Ornella Vanoni, Fabio Concato... dal 1997 è violoncellista dell'orchestra sinfonica della Repubblica di San Marino.

Happy Birthday Tiziano!

Wazza

 

Bingo fine anni '70

da sinistra Tiziano Ricci (basso e voce), Loris Giorgetti (batteria e voce), Roberto Vinciguerra (sax, clarinetto e voce), Massimo Pari (chitarra e voce), Fio Zanotti (tastiere)



sabato 30 luglio 2022

Abisso-"Son of Abyss"-Commento di Fabio Rossi


 

COMMENTO DI FABIO ROSSI 


Artista: Abisso

Album: Son of Abyss

Genere: Dark Ambient

Anno: 2022

Casa discografica: Autoprodotto

 

Tracklist

1. O

2. Son Of Abyss

3. Khobalto

4. Fragile

5. Sin.k.hope

6. Veined Death

7. Subliminal Whisper

8. Malik

9. Vacuum

10. Soul Esalation

 

Line Up

EryaV & D’avy: all instruments



Il debutto del duo italiano di musica sperimentale Abisso è destinato a non passare inosservato. La mia potrebbe essere una previsione troppo ottimistica e in palese controtendenza con la pochezza artistica che, ahimè, ci travolge quotidianamente. Son of Abyss è senza tema di smentita un concept album strumentale sorprendente, affascinante e di una bellezza cristallina, composto da dieci tracce poetiche, angoscianti e allo stesso tempo melodiose che non possono non affascinare chi ha un animo sensibile. L’atmosfera è quasi rarefatta e riporta a certe alchimie sonore care ai Tangerine Dream e ai Pink Floyd, alle colonne sonore di film horror (quelli di alta qualità), al progressive (specie per la presenza del pianoforte e del violino), finanche alla classica, tuttavia sarebbe riduttivo associare il progetto degli Abisso a un genere definito.



Ho utilizzato l’etichettatura dark ambient che forse è la più indicata per definire la musica del disco. Credo, però, che ogni ascoltatore possa trovare una via diversa per farsi conquistare da questa proposta coraggiosa ed elegante, così pregna d’intense ambientazioni oniriche che si dipanano nell’arco delle varie composizioni, le quali, sia ben inteso, necessitano di un alto grado di concentrazione per essere adeguatamente assimilate. Non siamo al cospetto di una musica complessa, tutt’altro. La stessa si presenta in una veste minimalista e non bisogna cercare di imbrigliarla, sarebbe inutile, occorre invece lasciarsi andare e farsi trasportare in dimensioni ultraterrene dove potremmo, almeno per un po’, trovare la serenità che la vita reale ci nega. Tutto ciò a fronte di una musica che potrebbe essere classificata a tutti gli effetti come inquietante, sembra strano, vero? Eppure, quello che ho provato è proprio tranquillità, come se fossi giunto in un altro universo da condividere solo con le persone che amo.

 

Abisso, l’ignoto che seduce. Un messaggio in codice?

 

Provate a decifrarlo voi.






giovedì 28 luglio 2022

Che impatto hanno i concerti sull’ambiente?


Che impatto hanno i concerti sull’ambiente?

Fonte: https://energia-luce.it/news/impatto-ambientale-concerti/

Articolo di Margherita Ferrari (redattrice papernest.com)

 

Dai concerti dei cantanti internazionali fino alle fiere e sagre locali, l’organizzazione di un evento e il suo sviluppo ha un forte impatto ambientale.

Infatti, dietro allo svolgimento di un evento ci sono una serie di procedure, ciascuna delle quali provoca conseguenze più o meno devastanti per l’ambiente.

Se teniamo in considerazione lo spostamento dell’attrezzatura, gli effetti scenografici, l’installazione degli impianti elettrici e acustici, l’inquinamento di rifiuti prodotti dai partecipanti e il loro smaltimento, possiamo facilmente intuire che l’organizzazione di eventi avrà, per forza di cose, un impatto ecologico negativo.

Tuttavia, non si parla solo di inquinamento atmosferico, bisogna infatti tenere conto anche dell’inquinamento acustico e luminoso.

Ma quanto inquina realmente un concerto?

L’ammontare di CO2 emessa durante un concerto non è costante, essa dipende da molti fattori, i quali possono avere un impatto più o meno grave sul pianeta. Uno degli elementi determinanti è sicuramente la dimensione dell’evento, in particolare il numero di partecipanti che possono essere ospitati.

Lo studio svolto dal Green Touring Network ha provato a rispondere a questa domanda. Ha stimato che la musica dal vivo genera circa 670.000 tonnellate di CO2 all’anno. Questo significa che, per ciascun partecipante, la quantità di anidride carbonica emessa varia dai 2 ai 10 kg di CO2. Quindi, se consideriamo un concerto con 50.000 spettatori, questo genererebbe dai 100.000 ai 500.000 kg di CO2 che equivale a 30 voli andata e ritorno da New York a Londra.

Le principali cause di tali emissioni sono dovute, in primo luogo, alla sede in cui si svolge il concerto con una percentuale del 34%, seguito dai trasporti (privati o pubblici) con il 33% e la produzione di merchandising con circa il 12%.

Per esempio, recentemente, in seguito alla seconda edizione del tour di Jovanotti (Jova Beach Party), sono state rivolte critiche al cantante con riferimento ai luoghi scelti per i concerti. Infatti, per ciascuna tappa del tour, è stata individuata una spiaggia che potesse ospitare un numero elevato di partecipanti, lontano dai centri abitati. Questo comporta l’utilizzo di auto o autobus per recarsi sul luogo dove si terrà il concerto e dunque aumentare l’emissione di anidride carbonica.

 


Quali saranno gli sviluppi nei prossimi anni?

Negli ultimi anni e in particolare in seguito alla pandemia da COVID-19, l’interesse dei cittadini nel salvaguardare l’ambiente è cresciuto drasticamente.

Il timore per il nostro pianeta sta aumentando e tutto ciò ha portato i cittadini ad essere più attenti e responsabili, aumentando la loro disponibilità ad adottare pratiche volte a ridurre l’impatto ambientale.

Uno studio condotto a livello Europeo, ha dimostrato che il 70% dei partecipanti è disposto a prendere mezzi di trasporto pubblici funzionanti se questo riducesse l’emissione di anidride carbonica e, circa il 50% sarebbe disposto a pagare un prezzo del biglietto più alto per risparmiare energia elettrica.

Per non dover rinunciare definitivamente a questi momenti di socializzazione e condivisione, quello che dobbiamo realmente domandarci è:

“È possibile organizzare concerti ed eventi in modo sostenibile e ridurre drasticamente l’impatto ambientale?”


Come possiamo aiutare?

Sono numerose le iniziative e le idee messe in pratica per rispondere a queste domande. In particolare, le alternative e soluzioni più sostenibili sono volte a ridurre la circolazione di bicchieri in plastica usa e getta. Il progetto prevede di mettere a disposizione bicchieri acquistabili temporaneamente su cauzione, dando la possibilità di restituirli una volta finito l’evento e riottenere i soldi indietro.

Ci sono soluzioni che riguardano anche il trasporto: incentivare l’uso dei trasporti pubblici, aumentando la loro frequenza ed estendendo l’area di copertura. Altre soluzioni riguardano la presenza di contenitori per la raccolta differenziata o l’utilizzo di energia elettrica sostenibile sui palchi, tramite l’utilizzo di pannelli fotovoltaici.

Un esempio sono i Coldplay, gruppo inglese che nel 2019 aveva annunciato il rinvio del loro tour fino a quando non sarebbe stato possibile trovare soluzioni per rendere sostenibili i propri concerti. In seguito, il gruppo ha adottato nuove tecnologie per ridurre l’emissione di CO2, quali l’utilizzo di pavimenti cinetici che permettono ai fan di produrre energia elettrica ballando su di essi.

Queste iniziative saranno sufficienti a far fronte alla crisi climatica in cui stiamo vivendo? Quale sarà il futuro dei concerti? Per ora quello che possiamo fare è adattare le nostre abitudini e iniziare a contribuire per salvaguardare il nostro pianeta.

 

 

 


mercoledì 27 luglio 2022

"Patrick Djivas, Via Lumière", di Louis de Ny-Commento di Fabio Rossi

 


Libro: Patrick Djivas, Via Lumière

Autore: Louis de Ny

Edizioni: Officina di Hank

Anno: 2022

Recensione a cura di Fabio Rossi

 

Uscito due anni fa per la casa editrice francese Camion Blanc con il titolo Via Lumière, La biographie autorisée du bassiste d’Area et de PFM, viene finalmente stampato in Italia il bel libro di Louis de Ny dedicato a Patrick Djivas, uno dei personaggi di spicco del Rock Progressivo tricolore. L’etichetta genovese Officina di Hank ha creduto nelle potenzialità di questo saggio e, su consiglio dello scrivente amico da tempo di Louis, ha fortunatamente deciso di pubblicarlo. Il lavoro espletato dall’autore è stato certosino e il lettore troverà una messe d’informazioni che gli permetterà di inquadrare perfettamente tutte le vicende artistiche di Patrick corredate da numerose informazioni sulla sua vita privata e le sue passioni principali.

E’ un viaggio nel tempo quello in cui si viene catapultati che ammalia specie quando si parla del periodo d’oro del progressive nostrano. Il bassista francese ha suonato in uno dei dischi più espressivi mai realizzati qui da noi, il superbo debut album degli Area Arbeit Macht Frei (1973), ed è stato protagonista di tutta l’epopea della PFM a partire dal notevole LP L’isola di niente (1974). Approcciare a questa biografia significa anche deliziarsi con le vicissitudini di una delle band che hanno scritto la storia del prog al punto di meritare affermazioni di tutto riguardo anche all’estero. Rammentiamo che gli Emerson, Lake & Palmer vollero fortemente la PFM sotto il loro marchio discografico (Manticore Records). Lo stile di scrittura di Louis è scorrevole, lineare, i capitoli di cui si compone il libro sono brevi, essenziali e ciò rende l’opera alla portata di tutti essendo scevra da inutili barocchismi letterari. V’imbatterete in personaggi ormai mitici come Greg Lake, Ian Anderson, Jaco Pastorius, Frank Zappa oltre naturalmente a Fabrizio De André, il compianto artista ligure con cui la PFM ha intessuto una collaborazione ormai passata alla storia. E’ un percorso bellissimo quello che affronterete che consentirà di comprendere meglio le mirabolanti vicissitudini di un personaggio dal talento naturale come Patrick, amato e stimato da tutti e non solo per la sua encomiabile tecnica al basso (Pastorius lo considerava il migliore dopo di lui!).

Corredata dalla prefazione del suo amico e compagno di mille avventure Franz Di Cioccio, Patrick Djivas, Via Lumière – La biografia autorizzata del bassista di Area e PFM si appresta a diventare uno dei titoli piu’ significativi usciti in Italia quest’anno nell’ormai inflazionato mondo della saggistica musicale. Consigliato vivamente. I soldi per divulgare la cultura SONO QUELLI MEGLIO SPESI. Ricordatevelo sempre.





martedì 26 luglio 2022

MUFFX – “CONFINI”- Commento di Andrea Pintelli


 

MUFFX – “CONFINI”

Commento di Andrea Pintelli


Lo scorso novembre (!) è uscito per l’amatissima Black Widow Records (gloria sempre) il quinto album intitolato “Confini” dei salentini Muffx, ovvero Luigi Bruno (chitarra e voice, nonché leader della band), Alberto Ria (batteria), Mauro Tre (farfisa, synth e tastiere) e Ilario Suppressa (basso), qui affiancati da Claudio Cavallo Giagnotti (antichi strumenti a fiato del Mediterraneo) e Gianluca De Mitri (darbuka).

Registrato durante un concerto tenuto nell’estate del tristissimo 2020 a Galatone (LE), così come la copertina, anch’essa disegnata live da Massimo Pesca durante la loro esibizione, si compone di cinque brani introspettivi ma fantasiosi, con in aggiunta due brani presi dalle loro sessions in studio.

I Muffx esordirono nel 2007 con "…Saw The…" (B.O.S.R./SELF), seguito nel 2009 da "Small Obsessions" (Go Down Records / Audioglobe), indi nel 2012 uscì il terzo album "Époque" (Ill Sun Records - Lobello Records / GoodFellas).

Nel 2017, dopo una lunga pausa dovuta alla prematura morte del loro produttore artistico Pierpaolo Cazzolla, uscì "L'ora di tutti" (Black Widow Records), un concept album strumentale liberamente ispirato all’omonimo romanzo (uscito nel 1962 per Bompiani) di Maria Corti ambientato durante l'invasione turca nel 1480 a Otranto. Dischi che ottennero ottimi consensi di pubblico e critica, anche a livello europeo, grazie ai quali poterono esibirsi in tante e importanti location e festival, che aumentarono sempre di più la coesione fra i ragazzi del gruppo.

-----------

 Confini” è il secondo capitolo della “trilogia delle lame” iniziata nel 2017 con “L'ora di tutti". Nel nuovo disco i Muffx sonorizzano (come fosse musica di un film immaginario) le vicende cruente accadute nel Salento, tra Galatone e Fulcignano, intorno al 1300. Due comunità confinanti che per divergenze politiche, culturali e religiose (una professava il rito cristiano latino, l’altra quello greco) si scontrarono fino alla distruzione di Fulcignano, i cui ruderi sono ancora presenti.

Si apre con “Ritual”, una suite di 18 minuti in cui i Muffx elevano la loro capacità artistica verso un’evoluzione del suono rispetto agli episodi precedenti, seppur per continuità resti la matrice della loro impronta sonora. Un viaggio schiettamente psichedelico, ma non solo, che trae spunto dal mondo del Progressive italiano anni ‘70, dove non esistevano confini fra i generi, dove il mito dell’assoluto musicale regnava incontrastato. Pieno di stanze da visitare con interesse e trascinato da idee fresche e mirabili, il primo episodio di questo disco vive di esaltanti momenti in cui la preparazione tecnica dei Muffx viene a galla in maniera oggettiva. Si erge di momenti cari anche alla library music sempre di quegli anni, in cui la libertà espressiva veniva apprezzata, ma addirittura supportata.

L’Istante Prima” è una ballad di altri tempi, ma rapportata ai giorni nostri assume la caratteristica di essere senza tempo. Qui proposta sia nella versione live, che in quella di studio, è stata scritta insieme al defunto Pierpaolo Cazzolla, ha respiro ampio, note armoniche ben calibrate e accenti imponenti che fungono da stop and go. Significativa nel testo in cui ognuno può ritrovare parte di sé stesso, è universale nell’intento.

Carovane” è tutto quello che storicamente il Salento ha rappresentato nei secoli: punto di arrivo di viandanti, ospitalità, fusione di culture differenti, punto di (ri)partenza verso altri lidi, solarità, calore, porta italiana verso l’Oriente. Proprio di questa parte del globo si arricchisce il brano, in una sorte di world music in tempi dispari che fa vivere al meglio quanto sopra descritto. Sembra in parte uscita dai film di genere che cinquant’anni fa (o giù di lì) regnavano incontrastati sia nelle sale cinematografiche, sia nell’immaginario collettivo. Grande prova d’insieme.

L’Ubriaco Venuto dall’Est” è un episodio di obliquo simil-jazz/rock, che farà la felicità dei fans più estremi del Prog nazionale. Tre minuti scarsi di sberla sonora di una bellezza unica.

Scelgo Te” è la confessione di un abitante di Fulcignano che si piega ai nemici e alla sorte, si adegua alla nuova realtà e sopravvive grazie alla scelta di adottare esteriormente usi, costumi e rituali dei vincitori, ma conservando nella sua intimità le sue radici e identità. La leggenda tramandata attraverso stornelli e poesie popolari racconta di una reggente (principessa nei canti) che durante l’assedio fu privata del figlio neonato e dovette assistere alla sua esecuzione ai piedi del casolare per non essersi arresa, da qui la tradizione si perde in maledizioni e incantesimi esoterici. Episodio sonoro di non facile assimilazione e lettura, che ha in sé il mondo dei Muffx.

Terminata la parte live, il disco prosegue con “Mater Flebilis”, fotografia di una scena da film che ha la caratteristica di restare sospesa nel tempo.

Forza, audacia, capacità dei propri mezzi: i Muffx di strada da percorrere ne avranno ancora tanta, siccome tante sono le frecce a disposizione del loro arco. Il Salento non è solo Negramaro e Pizzica, fortunatamente. I Muffx sono qui per ricordarcelo.


Track list (cliccare sul titolo per ascoltare):


1.    RITUAL

2.    L’ISTANTE PRIMA

3.    CAROVANE

4.    L’UBRIACO VENUTO DALL’EST

5.    SCELGO TE

6.    MATER FLEBILIS (strudio version)

7.    L’ISTANTE PRIMA (studio version)






domenica 24 luglio 2022

sabato 23 luglio 2022

Peter Gabriel: era il luglio 1986


Nel luglio 1986 Peter Gabriel fa incetta di premi con la canzone "Sledgehammer", prima in classifica in USA come il singolo piu venduto; ma è il video a fare li "botto". A tutt'oggi rimane uno dei più visti, trasmessi e premiati della storia del rock.

Per la cronaca il brano era contenuto dell'album "So", uscito a maggio del 1986. Un capolavoro che include due gemme, "Rad Rain" - con Stewrt Copeland dei Police alla batteria - e “In Your Eyes”, senza dimenticare "Don't give up", cantata in coppia con Kate Bush... insomma un discone!

Di tutto un Pop…
Wazza


(dalla rete...)

Il 26 luglio del 1986 Peter Gabriel arriva in testa alla classifica americana con il brano "Sledgehammer”.
Il video è un incredibile epopea di animazione in stop-motion e in vari altri generi in cui il regista, Stephen R. Johnson, presenta l’artista immerso in una varietà di situazioni surreali e follemente fantasiose, incluso l’essere completamente ricoperto di verdure (non per la prima volta, va detto) e l’avere disegni animati direttamente dipinti sul volto. Il video utilizza anche la clay animation (la tecnica cinematografica della plastilina animata), la pixilation (animazione frame-by-frame) e la stop-motion lip-sync (movimento e sincronizzazione della voce al labiale frame-by-frame).


Agli MTV Video Music Awards del 1987, il video di “Sledgehammer” conquista tutte le categorie principali, portando a casa un totale di nove statuette, il più grande numero di premi che un singolo video abbia mai vinto. In breve tempo diventa uno dei video musicali più famosi della storia, e detiene tuttora il record del videoclip su MTV più programmato e votato di tutti i tempi.

Boy George, Sting, Shade e Peter Gabriel nel 1986

1986




venerdì 22 luglio 2022

Annalisa Belli Alchem-"La Bambola e il Gatto", commento al libro di Fabio Rossi

 


Libro: La Bambola e il Gatto

Autore: Annalisa Belli Alchem

Edizioni: Autoprodotto

Prezzo: € 10,00

Anno: 2022

Recensione a cura di Fabio Rossi

 


La Bambola e il Gatto è la seconda attesa opera letteraria di Annalisa Belli, conosciuta per essere la cantante del gruppo progressive italiano Alchem, che segue cronologicamente l’apprezzatissimo La Canzone del Vento, uscito nel 2012 e ristampato su grande richiesta nel 2020.

In questo nuovo racconto l’autrice utilizza i medesimi canoni posti alla base del precedente, offrendo un finale che si presta a varie chiavi interpretative a seconda del grado di cultura e di sensibilità del lettore. Forse sono stato il primo a definire “multistrato” lo stile della Belli, lo citai nella postfazione del precedente libro per l’edizione del 2020, ma a parte ciò, tale termine si applica a pennello anche per La Bambola e il Gatto. Non vi aspettate, pertanto, una storia lineare, con una trama definita, Annalisa vi chiede uno sforzo suppletivo, quello di aprire le vostre menti verso orizzonti nuovi nella consapevolezza che tutto si ricrea e nulla si distrugge.

La narrazione è semplice, priva di astrusità e ci si affeziona subito alle vicissitudini della bambola Pretty e del suo amico gatto Spillo. Pretty un tempo era la regina della casa e come un’imperatrice veniva posizionata sul letto matrimoniale a fare bella foggia di sé. Ora è relegata in cantina, tra le cose inutili pronte per essere vendute a un rigattiere o gettate in un cassonetto dell’immondizia. Pretty ha un’anima, pensa, riflette, fa considerazioni e con lei tutti gli oggetti inanimati che vivono nel buio della cantina. Conosce le vicissitudini della famiglia che l’aveva acquistata tanti anni fa da Spillo. Non sono belle notizie, Guido e Daniela si stanno separando e la figlia Valeria sarà l’ennesima vittima dell’ennesima coppia che è incapace di trovare le giuste coordinate per mandare avanti nel tempo un rapporto. La situazione è triste e finisce per coinvolgere gli abitanti della cantina che un giorno vengono portati via e gettati chi da una parte chi dall’altra, così come tutto il mobilio dell’appartamento lasciato desolatamente vuoto da persone e cose. Spillo salva Pretty che sta per essere distrutta da un malintenzionato e qui idealmente termina la prima fase del libro. Da ora in poi è il lettore che deve lasciarsi andare all’immaginazione e inquadrare temporalmente quanto raccontato da Annalisa o valutare se collocarlo in un'altra dimensione dove i giocattoli tornano come nuovi e possono essere ammirati persino da Valeria, ormai anziana, che ricorda quando li aveva in casa in tempi felici.

Mi fermo, basta spoilerare. Penso di aver destato la giusta curiosità. Non vi rimane che contattare l’autrice sui Facebook o WhatsApp per accaparrarvi una copia di questo piccolo capolavoro.

Un consiglio all’autrice: basta autoprodursi, è giunto il momento di pubblicare con una casa editrice.




giovedì 21 luglio 2022

Ricordando Francesco...


 

21 luglio

“Volevo cambiare il mondo... ma non ho più lo scontrino!”

(Corrado Guzzanti)

 

Ci sarai sempre. Buon viaggio Capitano.

Wazza

 

Ricordo ancora la domanda che fece il professore di filosofia il primo giorno di liceo: "A che serve studiare? Chi sa rispondere?".

Qualcuno osò rispostine educate: "A crescer bene", "A diventare brave persone". Niente, scuoteva la testa.

Finché disse: "Ad evadere dal carcere".

Ci guardammo stupiti. "L’ignoranza è un carcere. Perché là dentro non capisci e non sai che fare. In questi cinque anni dobbiamo organizzare la più grande evasione del secolo. Non sarà facile, vi vogliono stupidi, ma se scavalcate il muro dell’ignoranza poi capirete senza dover chiedere aiuto. E sarà difficile ingannarvi. Chi ci sta?".

Mi è tornato in mente quell’episodio indelebile leggendo che solo un ragazzo su venti capisce un testo. E penso agli altri diciannove, che faticano ad evadere e rischiano l’ergastolo dell’ignoranza.

Uno Stato democratico deve salvarli perché è giusto. E perché il rischio poi è immenso: le menti deboli chiedono l’uomo forte.

Corrado Augias



martedì 19 luglio 2022

Bill Bruford: accadeva il 19 luglio del 1972

Il 19 luglio del 1972 Bill Bruford entrava nei King Crimson

Bruford emerse sulla scena musicale nel 1967, come primo batterista degli Yes; con loro incise alcuni dei più importanti album del gruppo: The Yes Album (1971), Fragile (1971), e Close to the Edge (1972).

Agli inizi 1972, sorprendendo i fan, abbandonò gli Yes al culmine del loro successo accettando l'invito di Robert Fripp e unendosi ai King Crimson, in cui suonò dal 1972 (epoca di Larks' Tongues in Aspic pubblicato l'anno seguente), e con cui avrebbe continuato a collaborare negli anni '80 (nel periodo di Discipline, al quale dette un contributo importante sviluppando un approccio allo strumento e uno stile innovativi) fino al periodo del "double trio" affiancato alla batteria da Pat Mastellotto (1994-1996) e del ProjeKct One (1997).

Ciò che contraddistingue il suo drumming è lo stile e l'approccio allo strumento e ai suoi suoni. L'estrema variabilità del suo kit, dagli inizi sino a ora, testimonia il suo interesse a sperimentare. Ha spesso integrato il set di base con percussioni elettroniche Simmons, octoban, rototom e altri effetti percussivi.