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sabato 30 aprile 2022

Ricordando Maurizio Arcieri...



Nasceva il 30 aprile del 1942 Maurizio Arcieri (dei New Dada), Maurizio il bello, Maurizio a cui tutti i giornali di musica dedicavano copertine a raffica, quello che ha vissuto la musica a 360 gradi, dal beat, alla musica pop, sino a pillole di progressive, per poi portare per primo, insieme a sua moglie Cristina, la musica elettronica in Italia con i Krisma..
Wazza


Con i Beatles
Maurizio è scomparso a Varese il 29 gennaio 2015, a 72 anni.
È è stato un grande innovatore Maurizio... sì!
Milanese doc, prese immediatamente, da ragazzino, il treno del beat, fondando i New Dada, una tra le più importanti di quelle band di giovanissimi in frangetta e abiti stretti che giocavano a fare gli inglesi; e agli inglesi più celebri di tutti, i Beatles, a Maurizio e i suoi toccò addirittura di fare da spalla nel leggendario concerto al milanese Vigorelli (“… e con i Beatles fummo gli unici a non essere fischiati”, ricordava lui).


Breve periodo dedicato al progressive... un album da rivalutare "Trasparenze" 1973

In mezzo un album misconosciuto ma interessante del 1973, Trasparenze, in cui Arcieri abbraccia sonorità prog (Una foglia), rock blues acido (Se fossi io, e l’irruente, cavalcata protostoner che, testo a parte, potrebbe stare su un album dei Litter o addirittura Mc5, con breve solo di batteria che passa da un canale all’altro delle stereo) ancora impregnato di influenze tardo beat, ballate dilatate e psichedeliche (Sereno, l’ipnotica Immagini, la pink floydiana Vibrazioni, con folate jazzate, la conclusiva sperimentale Trasparenze), uno strumentale cosmico come Primo volo.

Alla chitarra il danese Claes Cornelius, già con i Blues Right Off (band veneziana di rock blues alla Ten Years After che incise un rarissimo album nei primi 70's, forse il primo lavoro italiano con affinità blues) che dopo Trasparenze tornò in patria, Paolo Donnaruma, uno dei migliori bassisti italiani con un'infinità lista di collaborazioni, da Battiato alla Nannini, De Andrè, Bennato, Camerini, Ron etc etc), Pepè Gagliardi alle tastiere (collaboratore di Camerini e Donatella Bardi), Ezio Malaguti alla percussioni e con copertina di Mario Convertino.
Un album inevitabilmente datato ma interessantissimo e ricco di suggestioni molto personali e indubbia creatività.

Pioniere dell'elettronica

Poi si stufò del beat e di tutto il resto, Maurizio, e incontrò Christina,pronto a precorrere altri tempi: già, con i Krisma, alla metà degli anni'70, Arcieri e la moglie furono praticamente i primi, insieme forse solo all’allora imberbe Battiato, a percorrere i sentieri dell’elettronica, i sintetizzatori, l’estetica del solo nero. Dei marziani insomma nell’Italia del tutto politico, anche in musica. Tant’è che se ne andarono a New York, per entrare a far parte della compagnia di giro di Andy Warhol, la straordinaria fucina del Factory di inizio anni'80. 
L’Aids imperversava però, gli amici dei due morivano come mosche. E i due tornarono indietro.



Riscoperto da Chiambretti

Nessun treno a questo punto attendeva Maurizio e consorte e finirono presto nell’oblio del contemporaneo. Anche se i suoi dischi, e dei New Dada e dei Krisma, diventavano oggetto di culto in luoghi lontanissimi (in Giappone, dei miti) e modello indiscutibile per i nuovi cavalieri della disco. Finché Chiambretti non si ricordò di loro, nel 2008-2009. Assisi su un trono aereo giudicavano gli ospiti di quell’ultima, fortunata, avventura del comico valdostano. Divertente, surreale, onirico Maurizio, una conversazione con lui e Christina era un viaggio cosmico...

Un po' di ascolto!




Ci ha lasciato Gianfranco Coletta

Se n’è andato anche Gianfranco Coletta, chitarrista noto per aver suonato negli Alunni del Sole, nella Reale Accademia di Musica e per aver "provato" per il Banco (una specie di Tony Iommi con i Jethro Tull).

Suonava insieme a Vittorio Nocenzi nella band che accompagnava Gabriella Ferri ... Vittorio lo chiamò per un provino con il Banco ma poi prese "in blocco" i Crash, con il fratello Gianni e i fratelli Claudio e Fabrizio Falco.

Nell’annuncio ufficiale degli Alunni del Sole si legge: “Comunichiamo con immenso dolore che Gianfranco Coletta ci ha lasciati. Ricordiamo la sua straordinaria professionalità e maestria nel ruolo di bassista e chitarrista de Gli Alunni del Sole, nel cui gruppo è stato sempre nel cuore di tutti, anche per la sua personalità partecipe, affettuosa e discreta. La nostra preghiera per lui si unisce alle condoglianze a sua moglie Nataliya Potapova ed alla famiglia tutta”.

 




Antonio Cocco ricorda Maurizio Arcieri


E’ lecito parlare di artisti che si conosco attraverso il loro lavoro e per mezzo dell’immagine che si è concretizzata, più o meno realistica, ma è ancor meglio quando chi conosce bene le cose, da vicino intendo, le mette a disposizione della comunità, ammesso che il racconto non rappresenti una eccessiva intrusione nel privato.
Antonio Cocco, ex discografico, ha conosciuto bene, benissimo il Maurizio Arcieri, e disegna così qualche immagine.


Se dico: “La sregolatezza, la trasgressione, la cultura, Il genio, il coraggio.”
Poi pragmatismo, una buona dose di cinismo compensato da una grande generosità! Aggiungo che con questi elementi ha attraversato la sua vita!
Verrebbe da dire: ” E POI?” Ecco… e poi ci vorrebbe un libro!
Di chi sto parlando? Di Maurizio Arcieri!

Confesso che fra i tanti personaggi che ho avuto la fortuna di conoscere, non solo in campo musicale, lui aveva, secondo me, una dote unica che appartiene a pochi, quella di riuscire a intrattenere una o più persone parlando di tutto senza annoiarlo e senza cadere nello scontato o nel banale!

Musicalmente difficile fare una sintesi ma ci provo.
New Dada, (rock) poi semplicemente Maurizio (melodico romantico): 5 minuti, I giochi del cuore, poi un LP, Trasparenze, album innovativo sia ne brani che nelle sonorità.
Poi un pomeriggio e sera, in sala di incisione con Pinuccio Pirazzoli e Lorenzo Raggi, tirano fuori un album che direi nostalgico e che conservo con cura, e infine il salto nel punk e nell’elettronica. Prime tastiere elettroniche Roland Micro composer, esperimenti geniali come quello di affidare ad una pallina da tennis varie note durante il gioco, sincronizzarle e sentire che musica veniva fuori.

Se pensate ai tanti cantanti che, ottenuto il successo con un brano, tendono a ripetersi e a non innovare, capirete il coraggio di Maurizio. L’unico artista che ha avuto il coraggio di cambiare, rimettersi in gioco e investire sul suo futuro. Trasferimento a Londra incontro con Vangelis, e poi Hans Zimmer che lo ha raggiunto per il tour Italiano. Testi assolutamente fuori dal comune scritti con un mio amico inglese, Peter Sibley. Mi ricordo di una canzone dedicata a Peggy Guggenheim, decisamente dissacrante.



Solo musica? Ma no! E’ stato il primo a capire e sfruttare la tv satellitare inventando una trasmissione televisiva che mostrava cosa succedeva nel mondo.
Purtroppo, insisto, difficile sintetizzare “Maurizio Arcieri”.

Bisognerebbe parlare anche di Cristina, sua moglie, parte attiva nei Krisma.
Io, moglie e bimbi piccoli, abbiamo passato giornate fantastiche a Gignese, nella sua villa e loro se ne ricordano ancora.

Grazie per le serate in giro all’Altro Mondo di Rimini e in altre discoteche, grazie per le lezioni di vita che mi hai dato.
Stop non ricordo l'anno.





venerdì 29 aprile 2022

Lutto nel mondo della musica: ci ha lasciato il giornalista Michele Manzotti

Ci ha lasciati improvvisamente Michele Manzotti, 62 anni, vicecaporedattore della Nazione all'Ufficio centrale-Province e grande esperto di musica. Tragica ironia del destino: proprio nel prossimo mese di giugno sarebbe andato in Svezia come unico giudice italiano all’European Blues Awards, grande motivo di orgoglio, una bella soddisfazione per chi aveva fatto della musica – e del blues in particolare, appunto – la sua grande passione.

Ma chi era Michele?

Nato a Firenze nel 1960, è stato musicologo e giornalista. Dopo essersi laureato in Lettere nel 1986, ha collaborato con varie riviste e ha insegnato storia della musica al Liceo musicale di Arezzo. Assunto al «Resto del Carlino» nel 1990, dal 1995 al 2021 ha lavorato a «La Nazione», dove è diventato vicecaporedattore all’ufficio centrale.

Nel 2002 in «Civiltà Musicale» è stato pubblicato il suo catalogo delle musiche non operistiche di Arrigo Boito. Dello stesso anno è l’uscita del libro Attilio Brugnoli-Il pianoforte e la sua mano (Polistampa, Firenze) con cd allegato contenente la prima incisione assoluta delle musiche di Brugnoli, compositore di cui ha poi raccolto l’opera omnia per l’Enap stampata da Laterza nel 2006. Ha curato inoltre trasmissioni per l’emittente Rete Toscana Classica. Ha scritto anche i libri “My name is Pasquale”, dedicato a Nicola Arigliano (con Ernesto de Pascale, Stampa Alternativa 2003) e Jethro Tull (Editori riuniti 2003).

Dal 2011 ha diretto il sito Il popolo del Blues (www.ilpopolodelblues.com) ed è stato uno dei conduttori dell’omonimo programma radio su Controradio Firenze.

È stato anche presidente dell’Agimp (Associazione giornalisti e critici musicali legati ai linguaggi popolari) e fa parte dell’European Folk Network.

Dal 2009 delegato per la Toscana della Casagit (Cassa assistenza integrativa giornalisti) e dal 2020 consigliere dell’Ordine dei giornalisti della Toscana.

Oltre al giornalismo, la sua grande passione era la musica, ed era proprio grazie a quest'arte che Michele aveva regalato ai lettori autentiche perle, non soltanto con recensioni di brani e di album, ma soprattutto con interviste in cui emergevano sempre la sua competenza e la sua conoscenza anche storica degli eventi musicali e di cronaca, che sovente abbinava agli articoli per meglio inquadrare le persone di cui scriveva. Aveva conosciuto tutti i più grandi artisti del blues e del rock, da B.B.King a Ian Anderson (tanto per citare solo due grandi con i quali ricordiamo anche sue disinvolte conversazioni telefoniche dal giornale, in perfetto inglese), ma aveva pure scoperto giovani talenti italiani.

Appreso del malore fatale che lo ha colpito a Roma, l'Ordine dei giornalisti e l'Associazione Stampa Toscana lo hanno ricordato sottolineando "la grande ed esemplare professionalità". 

 

giovedì 28 aprile 2022

G.O.L.E.M: G.O.L.E.M (Gravitational objects of light, energy and mysticism)-Commento di Valentino Butti


G.O.L.E.M: G.O.L.E.M (Gravitational objects of light, energy and mysticism)

Black Widow Records - 2022 - ITA

Di Valentino Butti

 

Un nuovo progetto si è affacciato ultimamente nel panorama hard-prog italiano, quello dei G.O.L.E.M (cioè Gravitational object of light, energy and mysticism). Una band dal sound rigorosamente vintage, con strumentazione adeguata, due tastieristi e… senza chitarrista.

Autore di quasi tutti i brani è il “vulcanico” Paolo “Apollo” Negri (ex Wicked Minds, che si occupa di hammond e synth vari) coadiuvato dal bassista Marco Zammati. Completano l’organico Emil Quattrini (piano elettrico, mellotron), Francesco Lupi (batteria) e Marco Vincini (dei Mr. Punch, alla voce).

Nei quaranta cinque minuti (e sei brani) che compongono l’album (uscito in CD, LP e formato digitale) emerge prepotente l’amore per le sonorità seventies più hard ed oscure, di band seminali quali Atomic Rooster, Quatermass, ma anche Uriah Heep, Black Sabbath e Deep Purple. Un lavoro carico di energia, roccioso, dinamico e… mistico.

Le tematiche affrontate nei testi, invece, sono quanto mai attuali, narrando di emigrazione, ecologia, ma anche di passione ed amore. “Devil’s gold”, introdotta dallo hammond di Negri, nasce dai profondi ’70, con una ritmica possente, un cantato ad hoc e le tastiere a menare le danze. Il pianoforte smorza, brevemente, i toni, il moog si fa sentire ed il cantato di Vincini si fa sofferto, poi lo hammond torna a ruggire sino alla chiusura del pezzo.

Una lunga e lugubre introduzione affidata a tastiere e basso, dà il “là” a “Five obsidian suns”, che si caratterizza per l’atmosfera malinconica, soprattutto nella prima metà. Uno sfolgorante “solo” di synth, bissato da quello di hammond, riporta energia al brano. Anche il cantato diventa più aggressivo e graffiante, finché, sul finale, vengono riprese le sonorità introduttive.

The logan stone” è fortemente debitrice degli Uriah Heep degli anni d’oro, mentre, prima di prendere le coordinate hard-rock, è davvero notevole l’introduzione al pianoforte di “The man from the emerland mine”. Le “svisate” di hammond non si contano e la ritmica sempre granitica.

Meno debordante “Marbles eyes”, con in evidenza il moog ed un’altra sofferta interpretazione di Vincini.

Chiude l’album la mini-suite “Gravitational objects of light, energy and mysticism”: anche qui non mancano i “funambolismi” di Negri e Quattrini, sostenuti da un basso ipnotico e batteria solida.

Insomma, lo avrete capito, l’esordio dei G.O.L.E.M. è davvero ottimo: coinvolgente, energico, appassionato e decisamente imperdibile per gli amanti di certe sonorità che hanno segnato più di un’epoca.


G.O.L.E.M. sarà disponibile nei seguenti formati: 

1. Compact disc with 20 pages booklet 

2. Lp foldout cover with 20 pages booklet 

3. Lp foldout embossed cover Limited ed. 66 copies in colored vinyl + Poster + 28 pages booklet + 3 cards + sticker + mp3 download card

  

Tracklist (cliccare sul titolo per ascoltare)


01 - Devil's Gold (Negri/Zammati) 

02 - Five Obsidian Suns (Negri/Zammati) 

03 - The Logan Stone (Negri) 

04 - The Man From The Emerald Mine (Negri) 

05 - Marble Eyes (Negri) 

06 - Gravitational Objects of Light, Energy and Mysticism (Negri)

  

Line up: 

Paolo Apollo Negri - organ & synthesizers 

Marco Vincini - vocals 

Emil Quattrini - electric pianos & Mellotron 

Marco Zammati - bass 

Francesco Lupi - drums

 

 

 


Il compleanno di Eddie Jobson

Compie gli anni oggi, 28 aprile, Eddie Jobson, tastierista, violinista.

Forse si fa prima a scrivere con chi "non" ha suonato... enfant prodige, entra ancora minorenne nei Curved Air; nel 1973 sostituisce Brian Eno nei Roxy Music e inizia una carriera straordinaria, sino a che, nel 1976, approda alla corte di Frank Zappa.

Fonda il supergruppo degli UK, con Allan Holdsworth, Bill Bruford e John Wetton.

Phil Manzanera, Bryan Ferry, Andy Mackay and Eddie Jobson of Roxy Music speak onstage during the 2019 Rock & Roll Hall Of Fame

Durante il tour americano del 1979, come "spalla" dei Jethro Tull, si "invaghisce" (musicalmente) di Ian Anderson ed entra nel suo riformato gruppo dopo il "sisma" di “Bursting Out!” Dave Pegg, ama raccontare questo aneddoto: "Eddie sul palco era circondato da tastiere, che suonava contemporaneamente con le due mani, da entrambi i lati; alla fine del soundcheck gli allontanavo le tastiere di quel tanto che Eddie non ci potesse arrivare..." forse è per questo che se n’è andato subito?

Dalla metà degli anni '80 si dedica alla carriera solista, sperimentazione e colonne sonore; forma poi gli UKZ.

È stato special guest con gli Yes, King Crimson, Deep Purple, Fairport Convention, Brian Ferry, Bill Bruford, Phil Collins, Amazing Blondel… vado avanti?

Nel 2012, insieme a John Wetton, e Terry Bozzio, ha riformato gli "UK", ottenendo sold out in tutti i concerti. Insomma, un fenomeno.

Nell’aprile 2017, insieme a Marc Bonilla, ha portato in tour un tributo a John Wetton e Keith Emerson chiamato “Fallen Angels Tour”.

Nel 2019 viene inserito nella Rockand Roll Hall of Fame come membro dei Roxy Music.

Happy Birthday Eddie!

Wazza

UK
 





mercoledì 27 aprile 2022

Ci ha lasciato Klaus Schulze

Ci ha lasciato Klaus Schulze, il pioniere della kosmische musik tedesca, morto all'età di 74 anni. 

A dare l'annuncio è stato il figlio con una nota sintetica: "Con profondo dolore dobbiamo informarvi che Klaus è venuto a mancare ieri, 26 aprile 2022, all'età di 74 anni dopo una lunga malattia, ma tuttavia improvvisamente e inaspettatamente. Non solo lascia una grande eredità musicale, ma anche una moglie, due figli e quattro nipoti. A nome suo e della famiglia, vogliamo ringraziarvi per la vostra lealtà e il vostro sostegno nel corso degli anni: ha significato molto! La sua musica continuerà a vivere e anche i nostri ricordi".

Nato a Berlino, il 4 agosto 1947, Schulze è stato per breve tempo membro dei Tangerine Dream e dei gruppi Ash Ra Tempel e The Cosmic Jokers.

La sua spettacolare carriera da solista - inaugurata dal monumentale "Irrlicht" del 1972 - lo ha visto pubblicare più di 50 album in cinque decenni, esplorando l'elettronica in tutte le sue sfumature, dall'ambient alla techno, e realizzando anche le colonne sonore di numerosi film.

Considerato uno dei pionieri e dei rappresentanti dello stile krautrock, Schulze è riconosciuto per essere stato un anticipatore di molti generi e stili della musica elettronica. Il suo stile fatto di "ritmi ipnotici e vortici tessiturali informi.

«Schulze cesellò... un'estetica che eredita dai raga il senso del tempo, dal jazz la spontaneità e dai sinfonisti tardo-romantici un vizio di grandeur... Con lui l'organo da cattedrale, i ritmi sintetici, i timbri del synth, la suite di mezz'ora e più, diventano non più esperimenti d'avanguardia, ma stereotipi di consumo.»

(Piero Scaruffi)







Anche il grande fotografo Roberto Masotti ci ha lasciato….


Anche il grande fotografo Roberto Masotti ci ha lasciato….

Rip!

Wazza



Ravenna, 25 aprile 2022 - Si è spento Roberto Masotti, aveva 75 anni, piegato da una malattia che lo aveva colpito un anno e mezzo fa. E Ravenna perde il fotografo della musica, un artista di livello internazionale. Aveva immortalato tutti i più grandi, da Demetrio Stratos, a Jan Garbarek, poi James Brown, Lou Reed, Miles Davis, Riccardo Muti, Vladimir Horowitz, Leonard Bernstein... ma l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Assieme alla moglie Silvia Lelli creò la sigla Lelli e Masotti, un marchio di qualità, come il loro lavoro, che li portò anche alla Scala di Milano.

Il jazz era il suo grande amore, nei festival non mancava mai. Celebri le sue foto del grande pianista americano Keith Jarrett, cui aveva dedicato da poco un nuovo libro, mentre un altro su Franco Battiato è in pubblicazione proprio in questi giorni. Masotti aveva studiato a Firenze, per poi trasferirsi a Milano, nel 1974, ma non aveva dimenticato Ravenna. Nel 2017 al Mar era stata allestita una mostra del suo lavoro svolto negli anni assieme a Silvia. Foto vibranti, perché Roberto riusciva a catturare l’attimo della grande passione per la musica. In uno scatto si vedeva un giovanissimo Jan Garbarek intento a suonare il sax e lo scatto di Masotti esaltava il sorriso di un felice Keith Jarrett al piano, in estasi per il sound perfetto che stava nascendo da quell’incontro di giganti. In un’altra foto coglieva l’attimo in cui Leonard Bernstein, durante una prova a Milano, chiudeva gli occhi, mentre portava una mano sul petto, come per far entrare la musica nel suo cuore. Mancherà a tutti Roberto, un grande fotografo, un artista.





martedì 26 aprile 2022

COMPASSIONIZER – “AN AMBASSADOR IN BONDS”, di Andrea Pintelli

 


COMPASSIONIZER – “AN AMBASSADOR IN BONDS”

Di Andrea Pintelli

Imbattersi, forse non troppo casualmente, in un’opera sofisticata come “An Ambassador In Bonds” dei Compassionizer provoca gioia e felicità. Per tanti motivi. Primo, sono dei musicisti veramente capaci; secondo, sanno trasmettere i loro sentori e senza strafare; terzo, sono un gruppo transnazionale che abbraccia ciò che ora è diviso, infatti provengono da Russia, Germania e Ucraina.

L’ensemble Compassionizer è un progetto nato nel 2020 durante il lockdown e prende il nome da un album del 2007 di Roz Vitalis, con l’idea metafisica che sia fare musica che ascoltarla dovrebbe contribuire allo sviluppo di qualità umane come simpatica, empatia e compassione.

Il titolo dell’album (il loro secondo) è una metafora di una persona che svolge il proprio ministero e missione in qualsiasi area della creatività e si trova di fronte alla necessità di superare vari vincoli. Esso contiene diversi strumenti, tra cui non solo sintetizzatori e chitarre, ma anche clavicembalo, clarinetto basso, clarinetto, tromba, doira, rubab, ecc.; quindi Oriente e Occidente. Suono insolito, composizioni polifoniche, tempi dispari, melodie accattivanti, stati d’animo oscuri, atmosfera ipnotica, ossia un incrocio fra world music, avant-jazz, camera avant-Prog, psichedelica ed elettronica. Questo, in sintesi, quello che vi aspetta ascoltando il disco in questione. Ma c’è di più, andando in profondità.


CLICCARE SUL TITOLO PER ASCOLTARE


FollowAfter Meekness” annuncia l’avvio delle danze con rintocchi di un piano interrogativo, ma subito dopo si mette in pratica l’alchimia sonora dei nostri, grazie a un coacervo di idee mescolate insieme sulla falsariga di un messaggio di coesione sociale.

Different Sides of Ascension” corre verso l’azzurro, armonica e bilanciata come fosse un soffio di vento gentile. La linea di clarino è solenne, ma lascia spazio alle percussioni ora minacciose, ora soft.

Caress of Compassion (Part 4) pare una favola raccontata da chi ci ama, un forte messaggio simbolico che potrebbe essere portato al Cremlino d’oggigiorno. Non essendoci mai fine alla follia umana, chi può medicarla se non la compassione e il Bene supremo?

The Man That Sitteth Not in the Seat of the Scornful” è dark e a tratti marziale, una traccia dove non c’è compromesso. Questa visione fa parte della natura, ma va stemperata con l’impegno. Ma ora siamo qui.

An Ambassador in Bonds (Part 1 e 2)” sono il fulcro dell’album, due sguardi contrapposti alla mercè della pietà caritatevole che contraddistingue la maggior parte di noi. Forse. Il lavoro d’intersezione fra gli strumenti crea un insieme pieno e benevolo, a tratti liquido, che vuole raggiungere il cuore dell’ascoltatore. La seconda parte ha i fiati come elemento predominante, espressione di una processione d’anime che si ritrovano a parlare, proseguendo nel dialogo.

I Am Sitting on the Pier” ossia metafora d’attesa e speranza. Rappresentata magistralmente dalla dolcezza e dalla concretezza degli strumentisti, vuole attirare a sè un migliaio di occhi per carpirne il messaggio.

Hard-Won Humility” è sentore di sorpresa che si trasforma nel pezzo migliore del disco. Atmosfere simili portano in un mondo onirico difficile da ritrovare altrore. Le percussioni sono magnetiche, ma è il lavoro delle tastiere che provoca magia. Il wah wah della chitarra, dosato nei giusti termini, aggiunge quel tocco che completa il quadro insieme al clarinetto fatato.

An Ambassador in Bonds (Part 3) riprende da dove era finita la seconda parte, ed è ancora una volta la celestiale impronta che i Compassionizer vogliono imprimere al nostro sentore. Il loro intento, spiegato all’inizio dell’articolo, riesce in pieno nell’impresa prefissata.

Bear Ye One Another’s Burdens, ultima mastodontica traccia del disco, con i suoi oltre 13 minuti, mette in evidenza tutti i pregi dei vari membri del gruppo, in un gioco intrepido che vuole rimarcare le caratteristiche di ognuno, ma in maniera coesa e fantasiosa. Si attraversano diverse stanze della natura umana, in un paradigma che fa sembrare questo pezzo come un disco nel disco.

Per varietà, impressioni e volontà resta un meraviglioso esempio di cosa rappresenti la Musica attuale e vera. Uno sforzo stilistico senza pari. Un consiglio: fatelo vostro.

Tracklist:

01 Follow After Meekness 8:15

02 Different Sides of Ascension 3:54

03 Caress of Compassion (Part 4) 3:35

04 The Man That Sitteth Not in the Seat of the Scornful 3:34

05 An Ambassador in Bonds (Part 1) 5:00

06 An Ambassador in Bonds (Part 2) 3:05

07 I Am Sitting on the Pier 3:12

08 Hard-Won Humility 7:17

09 An Ambassador in Bonds (Part 3) 4:10

10 Bear Ye One Another’s Burdens 13:20

 

Band:

Bayun The Cat – basso synth, tbilat, cowbell

Serghei Liubcenco – chitarre acustiche ed elettriche, basso, rubab, doira, batteria e alter percussioni

Leonid Perevalov – clarinetto basso, clarinetto

Ivan Rozmainsky – concezione del progetto, clavicembalo, Arturia MiniBrute, sintetizzatori, campaneAndRey Stefinoff – clarinetto

 

Oleg Prilutsky – tromba

Anatoly Nikulin – mixing e mastering

Vyacheslav Potapov (VP) – artwork



lunedì 25 aprile 2022

Dopo.... niente è più lo stesso

Difensori della patria, baluardi di libertà!
Lingue gonfie, pance piene non parlatemi di libertà
Voi chiamate giusta guerra ciò che io stramaledico!!!

(Francesco Di Giacomo - Dopo... niente è più lo stesso)




L’ultima notte di Pasolini (Paolo Cochi, Nino Marazzita, Francesco Bruno): commento di Fabio Rossi


Libro: L'ultima notte di Pasolini

Autori: Paolo Cochi, Nino Marazzita, Francesco Bruno

Edizioni: Runa Editrice

Anno: 2022

Recensione a cura di Fabio Rossi


Lo scorso 15 aprile ho partecipato presso il ristorante romano Il Biondo Tevere alla presentazione del libro L’ultima notte di Pasolini.

La location non è stata scelta a caso atteso che il poeta scomodo fu visto vivo l’ultima volta proprio all’interno di quell’esercizio commerciale. Si trovava in compagnia del ragazzo di vita Giuseppe Pelosi, con il quale si diresse poi all’Idroscalo di Ostia dove, la notte tra l’1 e il 2 novembre 1975, fu barbaramente assassinato.

Oltre al saggista Paolo Cochi e all’Avvocato Nino Marazzita (degli autori era assente per motivi personali il criminologo Francesco Bruno), hanno presenziato all’evento la sociologa e criminologa Tonia Bardellino e il conduttore di Radio Cusano Campus Fabio Camillacci.

Si è trattato di un avvenimento appassionante che avrebbe meritato una cornice di pubblico maggiore, ma ormai sono abituato a vedere deserte le presentazioni di saggi perché in Italia la cultura è da troppo tempo snobbata come la peste bubbonica. Gli assenti hanno sempre torto, ma mai come in questa circostanza. Davvero un peccato, perché l’argomento trattato è uno di quelli che non tramontano mai. Di rilievo soprattutto l’intervento accuratamente dettagliato dell’anziano Avvocato Marazzita, all’epoca legale della famiglia Pasolini.

L’esposizione dei fatti ha certificato ancora una volta l’ipotesi che i mandanti e gli autori (a parte il Pelosi) dell’orribile uccisione rimangono sconosciuti. Giova ricordare che la sentenza di primo grado del Tribunale dei Minori di Roma datata 25 aprile 1975, giudicò il Pelosi colpevole di omicidio volontario in concorso con ignoti. Era sin troppo evidente che un delitto così efferato (il corpo era irriconoscibile) perpetrato ai danni di un uomo atletico e robusto come Pasolini non poteva mai e poi mai essere stato commesso da un’unica persona, peraltro di corporatura mingherlina. Eppure, la Procura Generale impugnò inopinatamente la sentenza, affermando il concetto che a commettere l’omicidio fu il solo Pelosi, quasi si volesse evitare a tutti i costi l’individuazione dei soggetti presenti sulla scena del crimine e, in particolare, dei possibili mandanti.

Gli esami effettuati nel 2010 sui reperti conservati al museo Criminologico di Roma appurarono, peraltro, la presenza di tre profili genetici attribuiti ad altrettanti ignoti che con ogni probabilità parteciparono al massacro di Pasolini. Uno dei tanti eventi delittuosi italiani, pensiamo alla strage di Piazza Fontana a Milano o di Piazza della Loggia a Brescia, che rimangono irrisolti e non soltanto perché le indagini non sono state eseguite correttamente: a buon intenditor poche parole.

Come si evince dalla foto, abbiamo proceduto a uno scambio culturale con Cochi il quale, appassionato degli Emerson, Lake & Palmer, si è assicurato una copia del mio libro sul trio inglese.

L’ultima notte di Pasolini si apprezza per la ricostruzione minuziosa di Paolo, i ricordi di Mazzarita e la parte più precipuamente criminologica affidata a Bruno. Il saggio merita attenzione anche per la presenza dei documenti ufficiali salienti relativi agli atti processuali e d’indagine.