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sabato 30 aprile 2022

Ricordando Maurizio Arcieri...



Nasceva il 30 aprile del 1942 Maurizio Arcieri (dei New Dada), Maurizio il bello, Maurizio a cui tutti i giornali di musica dedicavano copertine a raffica, quello che ha vissuto la musica a 360 gradi, dal beat, alla musica pop, sino a pillole di progressive, per poi portare per primo, insieme a sua moglie Cristina, la musica elettronica in Italia con i Krisma..
Wazza


Con i Beatles
Maurizio è scomparso a Varese il 29 gennaio 2015, a 72 anni.
È è stato un grande innovatore Maurizio... sì!
Milanese doc, prese immediatamente, da ragazzino, il treno del beat, fondando i New Dada, una tra le più importanti di quelle band di giovanissimi in frangetta e abiti stretti che giocavano a fare gli inglesi; e agli inglesi più celebri di tutti, i Beatles, a Maurizio e i suoi toccò addirittura di fare da spalla nel leggendario concerto al milanese Vigorelli (“… e con i Beatles fummo gli unici a non essere fischiati”, ricordava lui).


Breve periodo dedicato al progressive... un album da rivalutare "Trasparenze" 1973

In mezzo un album misconosciuto ma interessante del 1973, Trasparenze, in cui Arcieri abbraccia sonorità prog (Una foglia), rock blues acido (Se fossi io, e l’irruente, cavalcata protostoner che, testo a parte, potrebbe stare su un album dei Litter o addirittura Mc5, con breve solo di batteria che passa da un canale all’altro delle stereo) ancora impregnato di influenze tardo beat, ballate dilatate e psichedeliche (Sereno, l’ipnotica Immagini, la pink floydiana Vibrazioni, con folate jazzate, la conclusiva sperimentale Trasparenze), uno strumentale cosmico come Primo volo.

Alla chitarra il danese Claes Cornelius, già con i Blues Right Off (band veneziana di rock blues alla Ten Years After che incise un rarissimo album nei primi 70's, forse il primo lavoro italiano con affinità blues) che dopo Trasparenze tornò in patria, Paolo Donnaruma, uno dei migliori bassisti italiani con un'infinità lista di collaborazioni, da Battiato alla Nannini, De Andrè, Bennato, Camerini, Ron etc etc), Pepè Gagliardi alle tastiere (collaboratore di Camerini e Donatella Bardi), Ezio Malaguti alla percussioni e con copertina di Mario Convertino.
Un album inevitabilmente datato ma interessantissimo e ricco di suggestioni molto personali e indubbia creatività.

Pioniere dell'elettronica

Poi si stufò del beat e di tutto il resto, Maurizio, e incontrò Christina,pronto a precorrere altri tempi: già, con i Krisma, alla metà degli anni'70, Arcieri e la moglie furono praticamente i primi, insieme forse solo all’allora imberbe Battiato, a percorrere i sentieri dell’elettronica, i sintetizzatori, l’estetica del solo nero. Dei marziani insomma nell’Italia del tutto politico, anche in musica. Tant’è che se ne andarono a New York, per entrare a far parte della compagnia di giro di Andy Warhol, la straordinaria fucina del Factory di inizio anni'80. 
L’Aids imperversava però, gli amici dei due morivano come mosche. E i due tornarono indietro.



Riscoperto da Chiambretti

Nessun treno a questo punto attendeva Maurizio e consorte e finirono presto nell’oblio del contemporaneo. Anche se i suoi dischi, e dei New Dada e dei Krisma, diventavano oggetto di culto in luoghi lontanissimi (in Giappone, dei miti) e modello indiscutibile per i nuovi cavalieri della disco. Finché Chiambretti non si ricordò di loro, nel 2008-2009. Assisi su un trono aereo giudicavano gli ospiti di quell’ultima, fortunata, avventura del comico valdostano. Divertente, surreale, onirico Maurizio, una conversazione con lui e Christina era un viaggio cosmico...

Un po' di ascolto!




Ci ha lasciato Gianfranco Coletta

Se n’è andato anche Gianfranco Coletta, chitarrista noto per aver suonato negli Alunni del Sole, nella Reale Accademia di Musica e per aver "provato" per il Banco (una specie di Tony Iommi con i Jethro Tull).

Suonava insieme a Vittorio Nocenzi nella band che accompagnava Gabriella Ferri ... Vittorio lo chiamò per un provino con il Banco ma poi prese "in blocco" i Crash, con il fratello Gianni e i fratelli Claudio e Fabrizio Falco.

Nell’annuncio ufficiale degli Alunni del Sole si legge: “Comunichiamo con immenso dolore che Gianfranco Coletta ci ha lasciati. Ricordiamo la sua straordinaria professionalità e maestria nel ruolo di bassista e chitarrista de Gli Alunni del Sole, nel cui gruppo è stato sempre nel cuore di tutti, anche per la sua personalità partecipe, affettuosa e discreta. La nostra preghiera per lui si unisce alle condoglianze a sua moglie Nataliya Potapova ed alla famiglia tutta”.

 




venerdì 29 aprile 2022

Lutto nel mondo della musica: ci ha lasciato il giornalista Michele Manzotti

Ci ha lasciati improvvisamente Michele Manzotti, 62 anni, vicecaporedattore della Nazione all'Ufficio centrale-Province e grande esperto di musica. Tragica ironia del destino: proprio nel prossimo mese di giugno sarebbe andato in Svezia come unico giudice italiano all’European Blues Awards, grande motivo di orgoglio, una bella soddisfazione per chi aveva fatto della musica – e del blues in particolare, appunto – la sua grande passione.

Ma chi era Michele?

Nato a Firenze nel 1960, è stato musicologo e giornalista. Dopo essersi laureato in Lettere nel 1986, ha collaborato con varie riviste e ha insegnato storia della musica al Liceo musicale di Arezzo. Assunto al «Resto del Carlino» nel 1990, dal 1995 al 2021 ha lavorato a «La Nazione», dove è diventato vicecaporedattore all’ufficio centrale.

Nel 2002 in «Civiltà Musicale» è stato pubblicato il suo catalogo delle musiche non operistiche di Arrigo Boito. Dello stesso anno è l’uscita del libro Attilio Brugnoli-Il pianoforte e la sua mano (Polistampa, Firenze) con cd allegato contenente la prima incisione assoluta delle musiche di Brugnoli, compositore di cui ha poi raccolto l’opera omnia per l’Enap stampata da Laterza nel 2006. Ha curato inoltre trasmissioni per l’emittente Rete Toscana Classica. Ha scritto anche i libri “My name is Pasquale”, dedicato a Nicola Arigliano (con Ernesto de Pascale, Stampa Alternativa 2003) e Jethro Tull (Editori riuniti 2003).

Dal 2011 ha diretto il sito Il popolo del Blues (www.ilpopolodelblues.com) ed è stato uno dei conduttori dell’omonimo programma radio su Controradio Firenze.

È stato anche presidente dell’Agimp (Associazione giornalisti e critici musicali legati ai linguaggi popolari) e fa parte dell’European Folk Network.

Dal 2009 delegato per la Toscana della Casagit (Cassa assistenza integrativa giornalisti) e dal 2020 consigliere dell’Ordine dei giornalisti della Toscana.

Oltre al giornalismo, la sua grande passione era la musica, ed era proprio grazie a quest'arte che Michele aveva regalato ai lettori autentiche perle, non soltanto con recensioni di brani e di album, ma soprattutto con interviste in cui emergevano sempre la sua competenza e la sua conoscenza anche storica degli eventi musicali e di cronaca, che sovente abbinava agli articoli per meglio inquadrare le persone di cui scriveva. Aveva conosciuto tutti i più grandi artisti del blues e del rock, da B.B.King a Ian Anderson (tanto per citare solo due grandi con i quali ricordiamo anche sue disinvolte conversazioni telefoniche dal giornale, in perfetto inglese), ma aveva pure scoperto giovani talenti italiani.

Appreso del malore fatale che lo ha colpito a Roma, l'Ordine dei giornalisti e l'Associazione Stampa Toscana lo hanno ricordato sottolineando "la grande ed esemplare professionalità". 

 

giovedì 28 aprile 2022

G.O.L.E.M: G.O.L.E.M (Gravitational objects of light, energy and mysticism)-Commento di Valentino Butti


G.O.L.E.M: G.O.L.E.M (Gravitational objects of light, energy and mysticism)

Black Widow Records - 2022 - ITA

Di Valentino Butti

 

Un nuovo progetto si è affacciato ultimamente nel panorama hard-prog italiano, quello dei G.O.L.E.M (cioè Gravitational object of light, energy and mysticism). Una band dal sound rigorosamente vintage, con strumentazione adeguata, due tastieristi e… senza chitarrista.

Autore di quasi tutti i brani è il “vulcanico” Paolo “Apollo” Negri (ex Wicked Minds, che si occupa di hammond e synth vari) coadiuvato dal bassista Marco Zammati. Completano l’organico Emil Quattrini (piano elettrico, mellotron), Francesco Lupi (batteria) e Marco Vincini (dei Mr. Punch, alla voce).

Nei quaranta cinque minuti (e sei brani) che compongono l’album (uscito in CD, LP e formato digitale) emerge prepotente l’amore per le sonorità seventies più hard ed oscure, di band seminali quali Atomic Rooster, Quatermass, ma anche Uriah Heep, Black Sabbath e Deep Purple. Un lavoro carico di energia, roccioso, dinamico e… mistico.

Le tematiche affrontate nei testi, invece, sono quanto mai attuali, narrando di emigrazione, ecologia, ma anche di passione ed amore. “Devil’s gold”, introdotta dallo hammond di Negri, nasce dai profondi ’70, con una ritmica possente, un cantato ad hoc e le tastiere a menare le danze. Il pianoforte smorza, brevemente, i toni, il moog si fa sentire ed il cantato di Vincini si fa sofferto, poi lo hammond torna a ruggire sino alla chiusura del pezzo.

Una lunga e lugubre introduzione affidata a tastiere e basso, dà il “là” a “Five obsidian suns”, che si caratterizza per l’atmosfera malinconica, soprattutto nella prima metà. Uno sfolgorante “solo” di synth, bissato da quello di hammond, riporta energia al brano. Anche il cantato diventa più aggressivo e graffiante, finché, sul finale, vengono riprese le sonorità introduttive.

The logan stone” è fortemente debitrice degli Uriah Heep degli anni d’oro, mentre, prima di prendere le coordinate hard-rock, è davvero notevole l’introduzione al pianoforte di “The man from the emerland mine”. Le “svisate” di hammond non si contano e la ritmica sempre granitica.

Meno debordante “Marbles eyes”, con in evidenza il moog ed un’altra sofferta interpretazione di Vincini.

Chiude l’album la mini-suite “Gravitational objects of light, energy and mysticism”: anche qui non mancano i “funambolismi” di Negri e Quattrini, sostenuti da un basso ipnotico e batteria solida.

Insomma, lo avrete capito, l’esordio dei G.O.L.E.M. è davvero ottimo: coinvolgente, energico, appassionato e decisamente imperdibile per gli amanti di certe sonorità che hanno segnato più di un’epoca.


G.O.L.E.M. sarà disponibile nei seguenti formati: 

1. Compact disc with 20 pages booklet 

2. Lp foldout cover with 20 pages booklet 

3. Lp foldout embossed cover Limited ed. 66 copies in colored vinyl + Poster + 28 pages booklet + 3 cards + sticker + mp3 download card

  

Tracklist (cliccare sul titolo per ascoltare)


01 - Devil's Gold (Negri/Zammati) 

02 - Five Obsidian Suns (Negri/Zammati) 

03 - The Logan Stone (Negri) 

04 - The Man From The Emerald Mine (Negri) 

05 - Marble Eyes (Negri) 

06 - Gravitational Objects of Light, Energy and Mysticism (Negri)

  

Line up: 

Paolo Apollo Negri - organ & synthesizers 

Marco Vincini - vocals 

Emil Quattrini - electric pianos & Mellotron 

Marco Zammati - bass 

Francesco Lupi - drums

 

 

 


mercoledì 27 aprile 2022

Ci ha lasciato Klaus Schulze

Ci ha lasciato Klaus Schulze, il pioniere della kosmische musik tedesca, morto all'età di 74 anni. 

A dare l'annuncio è stato il figlio con una nota sintetica: "Con profondo dolore dobbiamo informarvi che Klaus è venuto a mancare ieri, 26 aprile 2022, all'età di 74 anni dopo una lunga malattia, ma tuttavia improvvisamente e inaspettatamente. Non solo lascia una grande eredità musicale, ma anche una moglie, due figli e quattro nipoti. A nome suo e della famiglia, vogliamo ringraziarvi per la vostra lealtà e il vostro sostegno nel corso degli anni: ha significato molto! La sua musica continuerà a vivere e anche i nostri ricordi".

Nato a Berlino, il 4 agosto 1947, Schulze è stato per breve tempo membro dei Tangerine Dream e dei gruppi Ash Ra Tempel e The Cosmic Jokers.

La sua spettacolare carriera da solista - inaugurata dal monumentale "Irrlicht" del 1972 - lo ha visto pubblicare più di 50 album in cinque decenni, esplorando l'elettronica in tutte le sue sfumature, dall'ambient alla techno, e realizzando anche le colonne sonore di numerosi film.

Considerato uno dei pionieri e dei rappresentanti dello stile krautrock, Schulze è riconosciuto per essere stato un anticipatore di molti generi e stili della musica elettronica. Il suo stile fatto di "ritmi ipnotici e vortici tessiturali informi.

«Schulze cesellò... un'estetica che eredita dai raga il senso del tempo, dal jazz la spontaneità e dai sinfonisti tardo-romantici un vizio di grandeur... Con lui l'organo da cattedrale, i ritmi sintetici, i timbri del synth, la suite di mezz'ora e più, diventano non più esperimenti d'avanguardia, ma stereotipi di consumo.»

(Piero Scaruffi)







Anche il grande fotografo Roberto Masotti ci ha lasciato….


Anche il grande fotografo Roberto Masotti ci ha lasciato….

Rip!

Wazza



Ravenna, 25 aprile 2022 - Si è spento Roberto Masotti, aveva 75 anni, piegato da una malattia che lo aveva colpito un anno e mezzo fa. E Ravenna perde il fotografo della musica, un artista di livello internazionale. Aveva immortalato tutti i più grandi, da Demetrio Stratos, a Jan Garbarek, poi James Brown, Lou Reed, Miles Davis, Riccardo Muti, Vladimir Horowitz, Leonard Bernstein... ma l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Assieme alla moglie Silvia Lelli creò la sigla Lelli e Masotti, un marchio di qualità, come il loro lavoro, che li portò anche alla Scala di Milano.

Il jazz era il suo grande amore, nei festival non mancava mai. Celebri le sue foto del grande pianista americano Keith Jarrett, cui aveva dedicato da poco un nuovo libro, mentre un altro su Franco Battiato è in pubblicazione proprio in questi giorni. Masotti aveva studiato a Firenze, per poi trasferirsi a Milano, nel 1974, ma non aveva dimenticato Ravenna. Nel 2017 al Mar era stata allestita una mostra del suo lavoro svolto negli anni assieme a Silvia. Foto vibranti, perché Roberto riusciva a catturare l’attimo della grande passione per la musica. In uno scatto si vedeva un giovanissimo Jan Garbarek intento a suonare il sax e lo scatto di Masotti esaltava il sorriso di un felice Keith Jarrett al piano, in estasi per il sound perfetto che stava nascendo da quell’incontro di giganti. In un’altra foto coglieva l’attimo in cui Leonard Bernstein, durante una prova a Milano, chiudeva gli occhi, mentre portava una mano sul petto, come per far entrare la musica nel suo cuore. Mancherà a tutti Roberto, un grande fotografo, un artista.





martedì 26 aprile 2022

COMPASSIONIZER – “AN AMBASSADOR IN BONDS”, di Andrea Pintelli

 


COMPASSIONIZER – “AN AMBASSADOR IN BONDS”

Di Andrea Pintelli

Imbattersi, forse non troppo casualmente, in un’opera sofisticata come “An Ambassador In Bonds” dei Compassionizer provoca gioia e felicità. Per tanti motivi. Primo, sono dei musicisti veramente capaci; secondo, sanno trasmettere i loro sentori e senza strafare; terzo, sono un gruppo transnazionale che abbraccia ciò che ora è diviso, infatti provengono da Russia, Germania e Ucraina.

L’ensemble Compassionizer è un progetto nato nel 2020 durante il lockdown e prende il nome da un album del 2007 di Roz Vitalis, con l’idea metafisica che sia fare musica che ascoltarla dovrebbe contribuire allo sviluppo di qualità umane come simpatica, empatia e compassione.

Il titolo dell’album (il loro secondo) è una metafora di una persona che svolge il proprio ministero e missione in qualsiasi area della creatività e si trova di fronte alla necessità di superare vari vincoli. Esso contiene diversi strumenti, tra cui non solo sintetizzatori e chitarre, ma anche clavicembalo, clarinetto basso, clarinetto, tromba, doira, rubab, ecc.; quindi Oriente e Occidente. Suono insolito, composizioni polifoniche, tempi dispari, melodie accattivanti, stati d’animo oscuri, atmosfera ipnotica, ossia un incrocio fra world music, avant-jazz, camera avant-Prog, psichedelica ed elettronica. Questo, in sintesi, quello che vi aspetta ascoltando il disco in questione. Ma c’è di più, andando in profondità.


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FollowAfter Meekness” annuncia l’avvio delle danze con rintocchi di un piano interrogativo, ma subito dopo si mette in pratica l’alchimia sonora dei nostri, grazie a un coacervo di idee mescolate insieme sulla falsariga di un messaggio di coesione sociale.

Different Sides of Ascension” corre verso l’azzurro, armonica e bilanciata come fosse un soffio di vento gentile. La linea di clarino è solenne, ma lascia spazio alle percussioni ora minacciose, ora soft.

Caress of Compassion (Part 4) pare una favola raccontata da chi ci ama, un forte messaggio simbolico che potrebbe essere portato al Cremlino d’oggigiorno. Non essendoci mai fine alla follia umana, chi può medicarla se non la compassione e il Bene supremo?

The Man That Sitteth Not in the Seat of the Scornful” è dark e a tratti marziale, una traccia dove non c’è compromesso. Questa visione fa parte della natura, ma va stemperata con l’impegno. Ma ora siamo qui.

An Ambassador in Bonds (Part 1 e 2)” sono il fulcro dell’album, due sguardi contrapposti alla mercè della pietà caritatevole che contraddistingue la maggior parte di noi. Forse. Il lavoro d’intersezione fra gli strumenti crea un insieme pieno e benevolo, a tratti liquido, che vuole raggiungere il cuore dell’ascoltatore. La seconda parte ha i fiati come elemento predominante, espressione di una processione d’anime che si ritrovano a parlare, proseguendo nel dialogo.

I Am Sitting on the Pier” ossia metafora d’attesa e speranza. Rappresentata magistralmente dalla dolcezza e dalla concretezza degli strumentisti, vuole attirare a sè un migliaio di occhi per carpirne il messaggio.

Hard-Won Humility” è sentore di sorpresa che si trasforma nel pezzo migliore del disco. Atmosfere simili portano in un mondo onirico difficile da ritrovare altrore. Le percussioni sono magnetiche, ma è il lavoro delle tastiere che provoca magia. Il wah wah della chitarra, dosato nei giusti termini, aggiunge quel tocco che completa il quadro insieme al clarinetto fatato.

An Ambassador in Bonds (Part 3) riprende da dove era finita la seconda parte, ed è ancora una volta la celestiale impronta che i Compassionizer vogliono imprimere al nostro sentore. Il loro intento, spiegato all’inizio dell’articolo, riesce in pieno nell’impresa prefissata.

Bear Ye One Another’s Burdens, ultima mastodontica traccia del disco, con i suoi oltre 13 minuti, mette in evidenza tutti i pregi dei vari membri del gruppo, in un gioco intrepido che vuole rimarcare le caratteristiche di ognuno, ma in maniera coesa e fantasiosa. Si attraversano diverse stanze della natura umana, in un paradigma che fa sembrare questo pezzo come un disco nel disco.

Per varietà, impressioni e volontà resta un meraviglioso esempio di cosa rappresenti la Musica attuale e vera. Uno sforzo stilistico senza pari. Un consiglio: fatelo vostro.

Tracklist:

01 Follow After Meekness 8:15

02 Different Sides of Ascension 3:54

03 Caress of Compassion (Part 4) 3:35

04 The Man That Sitteth Not in the Seat of the Scornful 3:34

05 An Ambassador in Bonds (Part 1) 5:00

06 An Ambassador in Bonds (Part 2) 3:05

07 I Am Sitting on the Pier 3:12

08 Hard-Won Humility 7:17

09 An Ambassador in Bonds (Part 3) 4:10

10 Bear Ye One Another’s Burdens 13:20

 

Band:

Bayun The Cat – basso synth, tbilat, cowbell

Serghei Liubcenco – chitarre acustiche ed elettriche, basso, rubab, doira, batteria e alter percussioni

Leonid Perevalov – clarinetto basso, clarinetto

Ivan Rozmainsky – concezione del progetto, clavicembalo, Arturia MiniBrute, sintetizzatori, campaneAndRey Stefinoff – clarinetto

 

Oleg Prilutsky – tromba

Anatoly Nikulin – mixing e mastering

Vyacheslav Potapov (VP) – artwork



lunedì 25 aprile 2022

Dopo.... niente è più lo stesso

Difensori della patria, baluardi di libertà!
Lingue gonfie, pance piene non parlatemi di libertà
Voi chiamate giusta guerra ciò che io stramaledico!!!

(Francesco Di Giacomo - Dopo... niente è più lo stesso)




L’ultima notte di Pasolini (Paolo Cochi, Nino Marazzita, Francesco Bruno): commento di Fabio Rossi


Libro: L'ultima notte di Pasolini

Autori: Paolo Cochi, Nino Marazzita, Francesco Bruno

Edizioni: Runa Editrice

Anno: 2022

Recensione a cura di Fabio Rossi


Lo scorso 15 aprile ho partecipato presso il ristorante romano Il Biondo Tevere alla presentazione del libro L’ultima notte di Pasolini.

La location non è stata scelta a caso atteso che il poeta scomodo fu visto vivo l’ultima volta proprio all’interno di quell’esercizio commerciale. Si trovava in compagnia del ragazzo di vita Giuseppe Pelosi, con il quale si diresse poi all’Idroscalo di Ostia dove, la notte tra l’1 e il 2 novembre 1975, fu barbaramente assassinato.

Oltre al saggista Paolo Cochi e all’Avvocato Nino Marazzita (degli autori era assente per motivi personali il criminologo Francesco Bruno), hanno presenziato all’evento la sociologa e criminologa Tonia Bardellino e il conduttore di Radio Cusano Campus Fabio Camillacci.

Si è trattato di un avvenimento appassionante che avrebbe meritato una cornice di pubblico maggiore, ma ormai sono abituato a vedere deserte le presentazioni di saggi perché in Italia la cultura è da troppo tempo snobbata come la peste bubbonica. Gli assenti hanno sempre torto, ma mai come in questa circostanza. Davvero un peccato, perché l’argomento trattato è uno di quelli che non tramontano mai. Di rilievo soprattutto l’intervento accuratamente dettagliato dell’anziano Avvocato Marazzita, all’epoca legale della famiglia Pasolini.

L’esposizione dei fatti ha certificato ancora una volta l’ipotesi che i mandanti e gli autori (a parte il Pelosi) dell’orribile uccisione rimangono sconosciuti. Giova ricordare che la sentenza di primo grado del Tribunale dei Minori di Roma datata 25 aprile 1975, giudicò il Pelosi colpevole di omicidio volontario in concorso con ignoti. Era sin troppo evidente che un delitto così efferato (il corpo era irriconoscibile) perpetrato ai danni di un uomo atletico e robusto come Pasolini non poteva mai e poi mai essere stato commesso da un’unica persona, peraltro di corporatura mingherlina. Eppure, la Procura Generale impugnò inopinatamente la sentenza, affermando il concetto che a commettere l’omicidio fu il solo Pelosi, quasi si volesse evitare a tutti i costi l’individuazione dei soggetti presenti sulla scena del crimine e, in particolare, dei possibili mandanti.

Gli esami effettuati nel 2010 sui reperti conservati al museo Criminologico di Roma appurarono, peraltro, la presenza di tre profili genetici attribuiti ad altrettanti ignoti che con ogni probabilità parteciparono al massacro di Pasolini. Uno dei tanti eventi delittuosi italiani, pensiamo alla strage di Piazza Fontana a Milano o di Piazza della Loggia a Brescia, che rimangono irrisolti e non soltanto perché le indagini non sono state eseguite correttamente: a buon intenditor poche parole.

Come si evince dalla foto, abbiamo proceduto a uno scambio culturale con Cochi il quale, appassionato degli Emerson, Lake & Palmer, si è assicurato una copia del mio libro sul trio inglese.

L’ultima notte di Pasolini si apprezza per la ricostruzione minuziosa di Paolo, i ricordi di Mazzarita e la parte più precipuamente criminologica affidata a Bruno. Il saggio merita attenzione anche per la presenza dei documenti ufficiali salienti relativi agli atti processuali e d’indagine.




venerdì 22 aprile 2022

Mario Eugenio Cominotti incontra Giorgio "Fico" Piazza: la videointervista

Giorgio "Fico" Piazza e Mario Eugenio Cominotti
 

Giorgio “Fico” Piazza - Bassista cofondatore PFM

Incontro e Videointervista al Bar Verga di Milano

con Mario Eugenio Cominotti per MAT2020

Milano, 15 aprile 2022


Giorgio “Fico” Piazza, bassista e cofondatore della PFM / Premiata Forneria Marconi, con la mitica band nella realizzazione dei primi storici album, vette seminali del Rock Progressivo Italiano, quando arrivo è già comodamente seduto insieme a Diana,  inseparabile compagna, al tavolo  riservato per MAT2020 al Bar Verga di Milano da Lorella Brambilla, manager de La Cruna del Lago, validissima Rock Band toscana Progressive, qui per la presentazione alla stampa specializzata ed agli addetti ai lavori dell’album di debutto “Schiere di Sudditi”, per la quale rinvio all’articolo con video intervista e video del live unplugged conclusivo della band, sempre realizzati per MAT2020 e già pubblicati su questo nostro blog.

La bella zona semicentrale della quale il Bar Verga Milano è un tipico locale, ritrovo frequentato per Aperitivi tra Jam e Live Unplugged, è lontana dal traffico cittadino e sufficientemente tranquilla anche oggi, in questo sereno tardo pomeriggio primaverile; abbiamo ancora tutto il tempo che ci serve prima dell’inizio della serata e ne approfittiamo per uscire a fare quattro passi nei dintorni e scambiare due chiacchiere con Giorgio Piazza, per una video intervista con alla mano tanto di Action Cam GoPro, ma  un po' più alla maniera della antica Scuola di Atene, come libera conversazione passeggiando all’aperto tra allievo e maestro, ma che in questo caso possiamo condividere integralmente con tutti qui su MAT2020.

Giorgio è fin da subito aperto ed estremamente disponibile; da Maestro, conversando - quasi un interplay  tra musicisti in vena di improvvisazione ma con un grande bagaglio di tecnica, esperienza e passione dalle quali attingere - diventa presto per me un vecchio compagno di avventure o di scuola - il “Piazza” - certo, uno delle classi più in là e non certo un “primino” come me, mentre le parole scorrono con grande naturalezza e senza seguire necessariamente uno schema rigido tra domande e risposte, tra presente, storia, passato e progetti futuri, diversi concetti per intendere e fare musica, ricerca ostinata della perfezione quanto trasmissione di emozioni tra musicisti, palco e sala quanto di scintille che la facciano scattare, rapporto tra composizione, registrazione in studio e musica dal vivo, importanza decisiva dell’intenzione e dei dettagli nell’esecuzione e nell’interpretazione, ricerca del suono e della musica in quanto tale quanto libera da immagine e immagini non sempre necessarie, capacità e talento di molti giovani nell’incontro con qualità, esperienza e visione di qualche anziano inarrestabile, qualche considerazione sulla scena musicale, sulle difficoltà soprattutto organizzative attuali e sulla determinazione per affrontarle e superarle perseguendo la propria strada, equivoci tra originali, tributi e cover … e così via, per più di mezzora in piena libertà, per poi rientrare in fretta insieme al Bar Verga e ammirare il nuovo lavoro dei “ragazzi” de La Cruna del Lago, musicisti veri che già “Il Piazza” ha apprezzato di persona in concerto alla scorsa edizione del Trasimeno Prog Festival.

Nella video intervista con Giorgio, per me istruttiva oltre che piacevolissima, possiamo trovare tutto questo e molto altro ancora, compresi dettagli almeno per me inediti e tutti da approfondire, ma soprattutto la dirompente simpatia, personalità e vitalità musicale e umana di Giorgio. 

Giorgio “Fico” Piazza ha vissuto da protagonista una stagione memorabile della musica e della cultura, avrebbe già moltissimo da raccontare ma da qualche anno ha ritrovato la volontà, le motivazioni, la determinazione ed il piacere di tornare a costruire musicalmente il futuro, ripartendo dal lavoro indimenticabile realizzato cinquant’anni fa con la PFM ma con rinnovata energia.

La Giorgio Piazza Band è composta da un gruppo di giovani musicisti preparatissimi e tecnicamente all’altezza per supportare al meglio la volontà di Giorgio di riproporre il repertorio dei primi bellissimi quanto ancora attuali due album della PFM con il perfezionismo filologico desiderato quanto con la capacità di trasmettere al pubblico le stesse emozioni originali, ma continuamente rinnovate ed estese in concerto con il pubblico.

Grazie ancora Giorgio, buona visione e buon ascolto.

Milano, 15 aprile 2022

Mario Eugenio Cominotti per MAT2020



giovedì 21 aprile 2022

Il giorno 21 dedicato a Francesco Di Giacomo

“La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi.”

(Josè Saramago)

21 aprile

Il testo completo del Discorso all'Umanità pronunciato da Charlie Chaplin nel finale del film Il Grande Dittatore del 1940.

«Mi dispiace, ma io non voglio fare l'imperatore. Non voglio né governare né comandare nessuno. Vorrei aiutare tutti: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, fatto precipitare il mondo nell'odio, condotti a passo d'oca verso le cose più abiette.

Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l'abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchine ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è vuota e violenta e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell'uomo, reclama la fratellanza universale. L'unione dell'umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone.


Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. A coloro che ci odiano io dico: non disperate! Perché l'avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi comandano e che vi disprezzano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un'anima! Uomini macchine con macchine al posto del cervello e del cuore. 

Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l'amore dell'umanità nel cuore. Voi non odiate. Coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l'amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di Luca è scritto: «Il Regno di Dio è nel cuore dell'Uomo». Non di un solo uomo, ma nel cuore di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, il progresso e la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare sì che la vita sia bella e libera.

Voi che potete fare di questa vita una splendida avventura. Soldati, in nome della democrazia, uniamo queste forze. Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo.

Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l'avidità e l'odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!».