www.mat2020.com

www.mat2020.com
Cliccare sull’immagine per accedere a MAT2020

domenica 31 maggio 2020

Lo sfogo di Claudio Bellato, musicista indipendente!


Mi chiamo Claudio Bellato e sono un musicista indipendente.
Che cos’è un musicista indipendente?
Iniziamo a dire che cosa non è un musicista indipendente.

Un musicista indipendente non è un dipendente di ente pubblico (quindi non è un insegnante di conservatorio o scuola pubblica, né tanto meno è un musicista esecutore o compositore che dipende da tali apparati).
Un musicista indipendente è un tizio che grazie alla propria credibilità viene chiamato da scuole di musica pubbliche o private, per contratti a lungo o medio termine.
È un signore che scrive, compone, arrangia, realizza i propri progetti musicali e li sottopone a locali, direttori artistici, comuni, festival enti ed associazioni).

Bella la vita bohemien? Sempre in giro? Lo sai solo te quanto guadagni, lavoratori in nero...
E così che molti ci vedono... come dei… cazzoni!

Questo è un lavoro dove molti come me hanno passato trent’anni attaccati ad uno strumento, e in cambio non hanno cassa mutua, ammortizzatori sociali: i soldi che si versano su di una fattura finiscono all’INPS? lo domando a voi perché io non ne sono poi così sicuro (altrimenti non si spiegherebbe come mai amici che hanno fatto musica sulle navi e nei locali tutta la loro vita, per colpa di pasticci burocratici non attribuibili a loro, si ritrovino a vivere con la pensione sociale, soli e molto malati dopo una vita di contributi).

Vorrei dire una volta per tutte che questo è un lavoro debole ed è un lavoro socialmente importante (questo è quello che io e molti come me credono).

Esattamente come i lavori usuranti, i lavori precari ecc... questo è un lavoro debole.
Chiunque può proporre ad una scuola un progetto didattico o un concerto ad un assessorato alla cultura, anche se nella vita percepisce uno o più stipendi da altri lavori e relativi contributi previdenziali.

Questa è una delle mille cause che hanno contribuito a distruggere questo lavoro anche in epoca pre-covid 19.

Non c’è nulla di male nel fare musica e didattica a pagamento.
Tutti possono salire su di un palco e venire ricompensati di questo, altrimenti il nostro lavoro didattico nei confronti dei ragazzi e di proposta di valori alternativi al pattume che c’è là fuori non avrebbe alcun senso… forse avrebbe senso fare in modo che le tasse sulla fatturazione pagate da chi fa il musicista in maniera straordinaria finiscano veramente a favore di chi lo fa come unico lavoro.

Ma ogni qual volta che io faccio fare l’impianto elettrico o i lavori di muratura a qualcuno che di primo lavoro fa il messo comunale, il ferroviere, l’impiegato delle poste, io lascio a casa un elettricista che è iscritto all’albo, paga i contributi, le certificazioni, le attrezzature, e i contributi ad uno o più dipendenti.
Lui resta a casa a rigirarsi i pollici, mentre qualcuno si guadagna il secondo o terzo stipendio, oppure quel mese non mette mano alla sua pensione.
Io non credo che questa sia una cosa giusta

Qualcuno a questo punto dirà: “Se uno è un bravo professionista o no la gente se ne accorge!
Vedete… il punto non è questo… io potrei essere Jimi Hendrix, o più semplicemente Claudio Bellato, ma il punto è il seguente: io non faccio il lavoro di un altro.
Nel rispetto e nella tutela del lavoro di un altro, del suo unico lavoro (debole e precario).

Perché io credo che questo lavoro abbia una valenza sociale?
Cerco di spiegarlo…
Siamo noi che diamo il nostro piccolo contributo per far si che molti dei vostri figli non diventino degli autistici digitali (come qualcuno li ha definiti), facendoli aggregare nei saggi e nei corsi di musica di insieme... grazie alla musica.
E una piccola cosa, ma buona, come direbbe Raymond Carter.

Io credo che l’impossibilità di fare un’azione sociale come musicisti dipenda dalla mancanza di una coesione tra di noi, da quello che un tempo si chiamava “coscienza di classe”.

C’è un bellissimo film di Elio Petri: “La classe operaia va in paradiso”.
In quel film i crumiri sono contro gli operai, gli operai sono contro i crumiri, gli studenti vengono visti male dagli operai, e i sindacalisti vengono visti male da tutti.
Nessuno di loro è veramente cosciente del suo essere sulla stessa barca dell’altro, tutto preso dalle proprie invidie personali. E soprattutto ci sono i padroni che si fregano le mani e condannano tutti ad una vita in fabbrica.
Seguendo l’antico ricatto: Se non lavori... non mangi…

Nel mondo della musica le cose non vanno diversamente
Si invidia l’orto dell’altro senza pensare all’interesse comune che in questo momento più di ogni altro sarebbe necessario.
Le cose non cambieranno senza una coesione tra i musicisti.

Se domani riaprissero le gabbie ci sarebbe una fila oceanica di musicisti pronti a leccare il culo all’assessore di turno, a vendere un concerto in cambia di una campagna elettorale, ad associarsi a questa o quella associazione culturale che fa lavorare sé stessa ed i propri protetti, in cambio di scambi di concerti.
Gli altri diverrebbero presidenti di associazioni culturali, cioè imprenditori, parola che ci insegna il buon Silvano Agosti rivela la propria natura cancellando le prime due sillabe.
Quel che resta è prenditori.

Io non farò l’imprenditore.
Sono un musicista, so scrivere arrangiare, so cantare so fare musica.
Quello che i musicisti non hanno capito è che le gabbie non riapriranno e se riapriranno avranno ancora meno diritti di prima.
Non lo dico nel mio interesse, io ho quasi 50 anni... dove vado?
Probabilmente la danza per me finisce qui.
Ma a tutti quei giovani che credono o sperano che questo sia un lavoro che cosa gli raccontate?
In mezzo a loro c’è qualche mio giovane allievo molto promettente e creativo
A loro cosa racconteremo? Che fare il musicista in Italia non è possibile perché non è considerato un lavoro?
Anziché cercare il nemico fra di noi vogliamo farci delle domande?

Da chi è stata rappresentata la nostra categoria nel corso del tempo?
Vogliamo parlare della SIAE? oppure vogliamo parlare dell’INPS?

Una delle poche cose che ho capito utilizzando internet per il mio lavoro è che in Italia e nel resto del mondo ci sono cose delle quali non si può parlare (pena, la censura e l’oblio).

Io questo l’ho toccato con mano e visto in realtà ben più gravi della mia.
Le poche volte che mi sono ritrovato con l’account chiuso in vita mia è stato perché mi ero permesso, con linguaggio equilibrato e sereno, di parlare di problemi sociali.

Le inchieste di Milena Gabanelli sulla Siae o sulle multinazionali in rete non sono più presenti per presunti diritti RAI.
Mariano Giustino (equilibratissimo e moderato giornalista di Radio Radicale) sta svelando orrori senza fine in Turchia, cose che la stampa nazionale non fa arrivare a noi, e ha denunciato che ha tutti gli account social chiusi.

In compenso sul web si può trovare ogni genere di cosa: pedopornografia, insulti razziali e sessisti nel mondo dello sport, dettagliatissimi filmati di esecuzioni capitali, e torture animali, e molto altro ancora.

Che cosa imparo io da questa esperienza?

Imparo che sul web ci si può interessare di qualsiasi argomento, compreso il più ignobile, ma non si può e non si deve parlare dei poteri forti.

Se io dicessi che il presidente della SIAE, il signor Gino Paoli è stato accusato dal fisco di evasione per una cifra pari a due milioni di euro - altri riportano 800.000 - reato caduto in prescrizione grazie ai suoi potenti avvocati… mi bloccate nuovamente l’account?

In caso positivo, provvedete a bloccare l’account o a denunciare per diffamazione tutti quelle testate che si sono occupate di questo fatto (Stampa, Corriere della Sera ecc., le ho qui con me).
Dirigente SIAE indagato per false fatturazioni in una vicenda inerente alle bigliettazioni del gran premio (fonti Monza Today).

La grande famiglia dei dipendenti SIAE (quattro su 10 legati da parentela) con stipendi fino a 64.000 euro e bonus lavanderia (fonti il Corriere della Sera).

Perché mi arrabbio?

Perché questa gente avrebbe dovuto rappresentare la mia classe lavoratrice attraverso la legge sul diritto d’autore. E invece mandano comunicati stampa patetici dove si impegnano a recuperare i denari del diritto d’autore da multinazionali come Google e Youtube… si limitassero a pagare i soldi del diritto d’autore!
A me da tre anni non arriva nulla (mi si dice perché i borderaux cartacei sono stati depennati dalla ripartizione sul diritto d’autore) ed i miei brani sono stati pubblicamente eseguiti in club, festival internazionali, rassegne, teatri.
Caro Giulio Rapetti, mandami i miei soldi, sono Claudio Bellato, numero di, matricola 117252! Autore.  

La questione previdenziale l’ho già spiegata, e aggiungo che se andate in 10 sedi Inps o cooperative musicali riceverete 10 versioni diverse inerenti alla vostra situazione contributiva e alle legislazioni che vi riguardano.
Ci sono contributi Enpals che non sono stati accorpati ad altri tipi di contributi e sono finiti (nelle tasche di qualcuno).
I professionisti a partita Iva hanno ricevuto (l’elemosina dei 600 euro).
Gli iscritti al fondo pensionistico dello spettacolo mediante cooperativa, se non hanno versato trenta contributi nel 2019 non hanno diritto a nulla (io sono uno di quelli).

Ora vorrei stabilire una volta per tutte che il musicista indipendente non è un nemico delle fatture (sulle quali si ricarica L’IVA e l’Inps).
Ma il “nero è l’unica modalità lavorativa consentita dal 90 % del nostro lavoro.
Scuole, club, scuole private ecc… giustificano i nostri compensi attraverso l’associazionismo, il rimborso spese, ecc.
Solo festival, comuni, assessorati alla cultura, Teatri, Fondazioni mi permettono di emettere fattura, ma questi committenti rappresentano solo il 10/15% del mio lavoro.
L’alternativa tra accettare questa condizione o restare a casa, è quella di cambiare lavoro (condizione inquietante a 50 anni re-inserirsi nel mercato del lavoro, la sto vivendo e non ve la consiglio).
E noi tutti (o quasi) ci siamo adattati a questa situazione.
Stiamo provando a parlare dell’aspetto fiscale a molte scuole o club, ma la cosa è impossibile... occorrono leggi, occorre un intervento deciso da parte delle istituzioni.

Non mi sono mai interessato di ammortizzatori sociali, non li ho mai cercati.
Ora che avrebbero rappresentato una piccola boccata di ossigeno in attesa della fine di un incubo ho scoperto mio malgrado che avere una casa ed un’automobile significa essere dei latifondisti per questo stato.
Ho scoperto mio malgrado che il reddito di cittadinanza da 700 euro è stato assegnato a gente che non ha mai lavorato, mentre invalidi gravissimi (come un caro amico) ne percepiscono 300.

Ecco, mi piacerebbe conoscere il criterio di assegnazione di questi ammortizzatori.

Lo stato non vede di buon occhio il mio possesso di un bene immobile perché sono ricco e non avente diritto ad amortizzatori, ma se io non pago i lavori e il riscaldamento e le tasse sull’immobile la legge mi manda un decreto ingiuntivo.

A 50 anni ho capito che possedere qualcosa è più dispendioso che vivere in affitto, e se non pago ogni anno cifre esorbitanti di spese condominiali nebulose e improbabili mi arriva una bella lettera dell’avvocato

L’attuale amministratrice del mio condominio è allo stesso tempo l’assessore alle politiche sociali al comune di Savona, amministratrice di un numero imprecisato di immobili, ed un ex dipendente del ministero della pubblica istruzione.
A fronte di chi percepisce tre stipendi e tre pensioni e vive in uno stato che gli permette (alla faccia del conflitto di interesse) di occuparsi della cosa pubblica e di fare il libero professionista.

C’è gente come noi che ha dedicato una vita alla musica e la pensione non la vedrà mai, così come non vedrà mai nessuna forma di ammortizzatore sociale.

Per lo stato siamo portafogli su due gambe.

L’attività musicale muove una mole di danaro pari a 3,5 miliardi di euro.
Queste sono le notizie giunte da varie dirette di you jazz e note legali dove hanno parlato avvocati, direttori SIAE, esperti di diritto del lavoro:

431 milioni di redditi Inps
1,5 miliardi di Volume di affari nei Live
 1 miliardo Volume di affari dati Siae.
535 milioni volume di affari dei live

Fonti SIAE, Symbola e Agis.

Questo è il volume di affari della musica dal vivo realizzata da noi indipendenti insieme alla cultura, in questa cifra ci sono parecchi denari che non ritorneranno mai nelle tasche dei musicisti sotto forma di diritto, pensione, ammortizzatore sociale.

Un tempo qualcuno ci elogiavano dicendo “il futuro è dei creativi, artisti, artigiani, contadini e tutti quelli che non avendo voluto indossare una divisa o entrare nello stato mediante concorso avevano deciso di vivere della propria creatività, della propria impresa”.
Ci dicevate “Il futuro è vostro! La pacchia dello stato è finita!”.

Si sbagliava.
Le stanze del potere e della Siae sono ancora piene di inamovibili gerontocrati, mentre noi siamo nella merda, ma... tant’è... quando dai semi di zucca nasceranno manzi allora le cose
cambieranno diceva Sgalambro.

Caro Pasquale Tridico presidente dell’inps
Caro Dario Franceschini, ministro per i beni culturali
Caro Presidente del consiglio Giuseppe Conte
Caro Presidente della SIAE: Gaetano Blandini

A nome di una categoria che rischia l’estinzione vi ringrazio di tutto.
Del resto, come aveva tuonato un vostro illustre predecessore…
Con l’arte non si mangia

Claudio Bellato





sabato 30 maggio 2020

Paul Mc Cartney nel maggio del 1973


Dopo il difficile esordio del 1971 e alcuni cambiamenti, i "Wings" di Paul Mc Cartney, nel maggio 1973, hanno una svolta con la pubblicazione dell’album "Red Rose Sppedway", che conteneva il singolo "My Love", che si piazza al primo posto nella Billboard Hot 100. 

L'album arrivò primo negli Stati Uniti. La rivista musicale “Jackie” a fine maggio dedica un articolo alla band.
Il 1973 sarà un anno fortunato per Sir Paul, che continuerà a mietere successi prima con la colonna sonora del film "Live and Let Die", della saga James Bond, e poi con il "monumentale" " Band on the run”, che uscirà a dicembre!

Di tutto un Pop…
Wazza


Pin up of Wings from issue 490 of Jackie Magazine May 1973





Paul McCartney & Wings  May 1973


venerdì 29 maggio 2020

Ricordando Jeff Buckley nell'anniversario della sua scomparsa


Il 29 maggio 1997 moriva per annegamento Jeff Buckley, cantautore, chitarrista, figlio di Tim Buckley, altro grande cantautore statunitense.

Il suo album "Grace", considerato da molti un capolavoro, rimane il suo testamento.

Per non dimenticare…
Wazza


La sera del 29 maggio 1997, mentre si stava dirigendo presso gli studi di registrazione, passando lungo le rive del Wolf River, Jeff Buckely chiese all'autista di fermarsi, avendo voglia di fare un bagno. Già in precedenza aveva nuotato in quelle acque, quindi si immerse nel fiume, arrivando fino ai piloni del ponte dell'autostrada (canticchiando il ritornello di "Whole Lotta Love" dei Led Zeppelin) nello stesso momento in cui un battello stava transitando, creando un gorgo che probabilmente lo risucchiò. Il cantante scomparve dalla vista dell'uomo che era con lui, che chiamò la polizia che (pur avendo ordinato un dragaggio della zona) però non trovò nulla. Il corpo verrà trovato solo il mattino del 4 giugno, avvistato da un passeggero del traghetto American Queen, impigliato tra i rami di un albero sotto il ponte di Beale Street, la via più importante di Memphis.


Figlio del cantautore Tim Buckley, Jeff riscosse in vita la maggior fetta di fama in Francia e Australia e poi, dopo il suo decesso, in tutto il mondo, tanto che i suoi lavori rimasero famosi nel tempo e appaiono regolarmente nelle classifiche delle riviste di settore.

Compie gli anni Gary Brooker


Compie gli anni oggi, 29 maggio, Gary Brooker, pianista, cantante compositore, fondatore dei Procol Harum.

Nel 1967 scrisse assieme a Keith Reid "A Whiter Shade of Pale", praticamente la sua "pensione"!

Nella sua lunga carriera ha scritto altri grandi brani, ed è sul palco con i Procol Harum…

Happy Birthday Gary!
Wazza


“A whiter shade of pale” ebbe un grandissimo apprezzamento anche a livello internazionale, raggiungendo subito (sin dai primi di giugno dello stesso anno) la vetta più alta delle classifiche europee: nel Regno Unito vi rimase per 6 settimane, In Germania per due settimane, in Italia per sette settimane, in Irlanda per cinque, nei Paesi Bassi per otto, in Australia per tre ed in Francia per nove. In Norvegia ed in Austria non riuscì a toccare la vetta ma arrivò rispettivamente terza e quarta, mentre nella Billboard Hot 100 si classificò come quinta canzone in assoluto.

Nel 1998 la fortunata canzone ottenne il premio “Grammy Hall of Fame Award”.
“A whiter shade of pale”, con tale successo, non poteva non essere interpretata nelle lingue dei più svariati paesi (europei ma anche oltre oceano). 

In Italia fu riscritta da Mogol con il Titolo “Senza luce” ed interpretata dai Dik Dik.


Fra i molti rivali artistici che i Beatles vedevano moltiplicarsi a vista d’occhio approssimandosi la fine degli anni sessanta, i Procol Harum sembrarono a un certo punto fra i più agguerriti e accreditati grazie ad una serie iniziale di singoli stupendi, rapidamente fatti uscire uno dietro l’altro come usava allora, a cominciare da quello in questione che si impose come esordio clamoroso per poi rimanere, pur sgualcito dal tempo, un acclarato evergreen della musica pop.

Quando però cominciarono ad uscire anche i loro album, essi contenevano tanti riempitivi, diversi episodi poco curati ed ispirati. E malgrado un certo miglioramento progressivo, con uscite discografiche di qualità media sempre crescente, a quel punto vennero però quasi a mancare le singole canzoni memorabili, i capolavori, i vertici di produzione con la conseguenza che il marchio Procol Harum perse rapidamente carisma e considerazione, arretrando sempre più nelle posizioni di rincalzo del panorama pop e rock e compromettendo sin troppo la memoria storica di questo gruppo.

La magia di questa canzone ha il suo fondamento nella commistione fra il cantato accorato di impostazione rhythm & blues del pianista e frontman Gary Brooker e l'assolutamente dominante contro tema, eseguito a tutto volume all’organo Hammond come non s’era mai sentito fare prima da nessuno in un brano di successo, a merito dell’organista Matthew Fisher. Il suddetto musicista, ispirandosi garbatamente alla così chiamata “Aria sulla quarta corda” di Bach, ne trapianta quasi integralmente il movimento discendente del basso (che bassista Bach! Uno dei migliori…) riuscendo poi a ricavarne una variazione melodica di quasi altrettanta bellezza, meno fascinosa e misteriosa ma più gloriosa ed estroversa.

È indubbio che l’avvenenza e la fortuna commerciale di questa canzone siano merito più del contenuto motivico organistico (e del relativo eccellente timbro, reso a giusta prevalenza dal missaggio) che della melodia del canto, per non parlare del testo astruso e insignificante anzichenò, ma erano tempi psichedelici… pure il titolo non scherza: “Un’ombra più bianca del pallido”! Eppure, Fisher ha dovuto lottare legalmente per molti anni prima di riuscire a farsi riconoscere il 50% delle royalties per questo brano, per lunghi anni appannaggio del solo collega Brooker che ne aveva scritto la parte vocale, armonia melodia e testo.

Nella copertina, psichedelica quasi quanto il titolo, Brooker è il baffino in primo piano, Fisher la prima faccina a destra, seminascosta. Gli altri tre non contano… erano session man assoldati per la bisogna; il gruppo si costituirà in maniera organica proprio a valle dei primi riscontri di grande successo di questo singolo e a quel punto verranno imbarcati un paio di ottimi musicisti ossia il batterista B.J. Wilson (a cui Jimmy Page aveva fatto un pensierino per i futuri Led Zeppelin, prima che l’appena ingaggiato frontman Robert Plant gli facesse vedere come suonava il suo compaesano John Bonham e allora… amen!) e il chitarrista Robin Trower, poi valorizzatosi autonomamente col suo gruppo rock blues.

John Lennon disse al tempo che “A Whiter Shade of Pale” era il più bel singolo del 1967 e, dato che lui nel mentre stava buttando fuori cose come “Strawberry Fields Forever” e “I’m the Walrus”, c’è da credergli, anche perché non soffriva di modestia e mancanza di ambizione.

 from left, Dave Knights, BJ Wilson, Gary Brooker, Matthew Fisher and Robin Trower (source The Guardian)





giovedì 28 maggio 2020

Il compleanno di Gavin Harrison


Compie gli anni oggi, 28 maggio, Gavin Harrison, batterista inglese conosciuto nel mondo prog per aver suonato con i Porcupine Tee e con i King Crimson.

Ma molti non sanno che ha lavorato tanto in Italia.
Ingaggiato dal manager di Alice nel 1989, si è fatto notare ed ha registrato album per Eugenio Finardi, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia, Eros Ramazzotti, Franco Battiato, Patty Pravo.

Da anni è considerato uno dei migliori batteristi al mondo e molto ricercato come "session-man".

Happy Birthday Gavin!
Wazza  






 Re Cremisi
batteristi: Pat Mastelotto, Bill Bruford, Gavin Harrison



Compie gli anni John Fogerty


Compie gli anni oggi, 28 maggio, John Fogerty, cantante, autore chitarrista, una delle leggende del rock. 

Fondatore e autore di tutti i successi dei "Creedence Clearwater Revival", dal 1968 al 1972: Proud Mary, Fortunate Son, Travelin' Band, Wholl'stop the rain, Molina, Hey Tonight.

Voce potente e camicia a scacchi il suo segno di riconoscimento.

Ancora in tour... rock on!

Happy Birthday John!
 Wazza



 Brani del gruppo usati in colonne sonore:

·     La canzone Suzie Q fa parte della colonna sonora di Apocalipse Now di Francis Ford Coppola; la canzone viene suonata durante l'esibizione delle pin-up di Playboy.

·         La canzone Born on the Bayou fa parte della colonna sonora del film Il mostro della palude e del suo seguito The Return of Swamp Thing e della colonna sonora del film Compagni di scuola, con Carlo Verdone, Christian De Sica e Massimo Ghini. Una versione interpretata dai Broken Homes fa parte della colonna sonora del film Nato il quattro luglio, di Oliver Stone, con Tom Cruise.

·         La canzone Green River è stata usata nel videogioco GTA: San Andreas.

·    La canzone Fortunate Son è stata usata nell'espansione Vietnam del videogioco Battlefield: Bad Company 2, oltre che inCall of Duty: Black Ops nella missione S.O.G.; fa parte delle tracce giocabili in Guitar Hero: Warriors of Rock; è stata inoltre usata nei film Forrest Gump con Tom Hanks e Die Hard 4, con Bruce Willis. È presente all'inizio del film The Manchurian Candidate con Denzel Washington, interpretata da Wyclef Jean. Una reinterpretazione del pezzo è disponibile sotto forma di download a pagamento per il videogioco Rock Band (Electronic Arts).

·         La canzone Commotion è disponibile sotto forma di download a pagamento per il videogioco Guitar Hero World Tour.

·       La canzone Bad Moon Rising fa parte della colonna sonora del film Il grande freddo e del film di John Landis Un lupo mannaro americano a Londra.

·         La canzone The Midnight Special fa parte della colonna sonora del film Vacanze in America di Carlo Vanzina, conChristian De Sica, Jerry Calà e Claudio Amendola e Ai confini della realtà con Dan Aykroyd.

·         La canzone Looking out My Back Door fa parte della colonna sonora del film Il grande Lebowski.

·         La canzone Up around the Bend fa parte della colonna sonora del film Il sapore della vittoria - Uniti si vince, con Denzel Washington, della colonna sonora del film Micheal, con John Travolta, e fa parte della track list del videogioco Guitar Hero World Tour e parte della colonna sonora del documentario About a son, dedicato al leader dei Nirvana, Kurt Cobain.

·         La canzone Run through the Jungle fa parte della colonna sonora dei film Tropic Thunder con Ben Stiller, Radiofreccia, di Luciano Ligabue, con Stefano Accorsi, Il grande Lebowski e Air America con Mel Gibson e Robert Downey Jr..

·   La canzone I Heard It through the Grapevine fa parte della colonna sonora del film Romanzo Criminale di Michele Placido.

·         La canzone Who'll Stop The Rain? è parte della colonna sonora, ispirazione del titolo del film Who'll Stop The Rain? - I guerrieri dell'Inferno di Karel Keiz.

·         La canzone Have You ever Seen the Rain?, eseguita dagli Spin Doctors, fa parte della colonna sonora del filmPhiladelphia (1993), della colonna sonora del film L'altra sporca ultima meta (2006), di Un'impresa da Dio e dell'episodioSenza fine della decima e ultima stagione di Stargate SG-1 (2006).

·    Varie canzoni furono usate nella colonna sonora di Ralph supermaxieroe telefilm andato in onda sulla ABC dal 1981 al1983.

·   La canzone "Who'll Stop The Rain" è stata usata per la colonna sonora del film "i Ragazzi di Dicembre" (2007)

·       La canzone Long as I Can See the Light fa parte della colonna sonora del film State of Play con Russel Crowe e Ben Affleck (2009): si sente alla fine, quando scorrono i titoli di coda, sulle immagini del giornale che va in stampa.

·      Le canzoni Born on the Bayou e Keep on Chooglin' sono state utilizzate nel film di Sylvester Stallone I mercenari (The Expendables - 2010)

·   La canzone Long As I Can See The Light è stata utilizzata nel telefilm How I Met Your Mother (8x18, Weekeend At Barney's).




mercoledì 27 maggio 2020

Compie gli anni John De Leo



Compie gli anni oggi, 27 maggio, John De Leo, pseudonimo di Massimo De Leonardis, cantante e compositore.

Per un breve periodo ha fatto parte come "special guest" del Banco del Mutuo Soccorso. Oltre al concertone del 6 dicembre 2014, ha cantato con la nuova formazione-allargata nei primi mesi del 2015.

Ex Quintorigo, ha iniziato una brillante carriera solista, e ha collaborato con molti artisti, alcuni dei quali evidenziati nella bio a seguire.

Happy Birthday John!
Wazza


A Musicultura-20 giugno 2015
Sferisterio di Macerata


 Roma 6 dicembre 2014



Il Banco del Mutuo Soccorso torna in scena con una nuova formazione... Vittorio Nocenzi, Maurizio Solieri, John De Leo, Giacomo Voli, Margary Signorino, Rodolfo Maltese, Tiziano Ricci, Filippo Margheggiani, Nicola Di Già, Arnaldo Vacca, Vito Sardo, Andrea Priola, Stefano Monastra.

Biografia

John De Leo, pseudonimo di Massimo De Leonardis (Lugo, 27 maggio 1970), è un cantante e compositore italiano.
De Leo ha esordito nel mondo della musica negli anni Novanta, fondando i Quintorigo insieme ai fratelli Andrea e Gionata Costa, Stefano Ricci e Valentino Bianchi. Con tale formazione, De Leo ha inciso gli album Rospo (1999), Grigio (2001) e In cattività (2003), dopodiché ha lasciato il gruppo durante il 2004.

Firmato un contratto con la Carosello Records, il 9 novembre 2007 il cantante ha pubblicato l'album di debutto Vago svanendo, da lui prodotto insieme a Loris Ceroni. Il disco, anticipato a ottobre dal singolo Bambino marrone, è stato presentato dal vivo nel corso di numerose manifestazioni, tra cui il Festival Eurosonic 2008 al Grand Theatre Up di Groningen (Paesi Bassi), la Milanesiana 2008, il Blue Note di Milano, il XX Festival di Villa Arconati, la Casa del jazz di Roma e l'Italia Wave Love Festival 2008; l'album ha inoltre vinto il Premio della Critica della rivista Musica e dischi. Nello stesso anno incide inoltre Kaleido con Gianluca Petrella e Indigo 4, mentre nel 2009 è uscito Progressivamente con l'ensemble di Roberto Gatto, album allegato a L'Espresso n°22. In allegato alla ventottesima rivista quadrimestrale Panta (Bompiani, 2009) è uscito il DVD Zolfo, spettacolo di De Leo costruito su testi di Leonardo Sciascia.

Nel 2010 ha preso parte alla raccolta tributo a Fabrizio De André Canti randagi 2 insieme a Bevano Est e partecipa all'album di Stefano Ianne Piano Car, in cui De Leo duetta con Trilok Gurtu al brano Too Bright. L'anno successivo De Leo è stato invitato da Stewart Copeland per il suo tour Strange Things Happen 2011.

Il 7 ottobre 2014 esce il secondo album, Il grande Abarasse, promosso da un tour partito a Salerno il 15 novembre che ha visto De Leo affiancato dalla Grande Abarasse Orchestra (Dimitri Sillato, Valeria Sturba, Paolo Baldani, Beppe Scardino, Piero Bittolo Bon, Fabrizio Tarroni, Silvia Valtieri, Franco Naddei).

Nel 2017 ha collaborato con il rapper Caparezza ai brani Prosopagnosia e Minimoog, entrambi contenuti nell'album Prisoner 709, e nello stesso anno ha realizzato l'album Sento doppio insieme al pianista Fabrizio Puglisi, pubblicato dalla Carosello Records il 6 ottobre.

Collaborazioni

Collaboratore e promotore di innumerevoli progetti artistici non strettamente a carattere musicale dagli anni novanta ad oggi ha collaborato con: Rita Marcotulli, Teresa De Sio e Metissage, Ambrogio Sparagna, Paolo Damiani, Stefano Benni, Gian Ruggero Manzoni, Banco del Mutuo Soccorso, Carlo Lucarelli, Stefano Bollani, Paolo Fresu, Danilo Rea, Furio Di Castri, Roberto Gatto, Franco Battiato, Enrico Rava, Carmen Consoli, Mederic Collignon, Ivano Fossati, Antonello Salis, Alterego e Louis Andriessen, Nguyen Le, Gianluca Petrella, Gianluigi Trovesi, Alessandro Bergonzoni, Maurizio Gianmarco, Fabrizio Bosso, Trilok Gurtu, Stewart Copeland, Uri Caine e Caparezza.

Per il Teatro ha presentato alcuni spettacoli multimediali tra musica, recitazione e video-installazione in rassegne internazionali: “Intersezioni Virali” con Gian Ruggero Manzoni, "Monsters" con Danilo Rea (Festival Internazionale di Roccella Jonica '04), "Village Vanguard Lives" con Paolo Fresu (ventennale del P. Fresu Quintet - Teatro Filarmonico di Verona), "Reietto" e "Scrittori italiani" (Romaeuropa Festival '07) con Stefano Benni, "Centurie" con Lietta Manganelli (Festival della Letteratura di Mantova '07), “Zolfo” (La Milanesiana Festival 2009) in collaborazione con Elisabetta Sgarbi e Matteo Collura.

Discografia

Da solista

2007 – Vago svanendo
2014 – Il grande Abarasse
2017 – Sento doppio (con Fabrizio Puglisi)
Con i Quintorigo

1999 – Rospo
2001 – Grigio
2003 – In cattività

Collaborazioni

2007 – Gianluca Petrella Indigo 4 feat. John De Leo - Kaleido (EMI)

2013 – Gianluca Petrella Il Bidone feat. John De Leo - Omaggio a Nino Rota (Spacebone)

2009 – Roberto Gatto feat. John De Leo - Progressivamente (L'Espresso)

2017 – Caparezza feat. John De Leo - Prosopagnosia

2017 – Caparezza feat. John De Leo - Minimoog



lunedì 25 maggio 2020

Tubular Bells: era il 25 maggio del 1973


Usciva il 25 maggio 1973 "Tubular Bells", di Mike Oldfield, disco che cambiò radicalmente il modo di fare musica.

L'album fece la fortuna del "giovane" Oldfield e della neonata etichetta "Virgin", la sola che ebbe il coraggio di pubblicare il disco.

Di tutto un Pop…
Wazza

Il 25 maggio del 1973 esce TUBULAR BELLS, di Mike Oldfield, l'incredibile esperimento che nessuno voleva pubblicare, e che invece divenne il primo mattone dell'impero della Virgin di Richard Branson. Fu lui ad accettare la folle idea di quel genio ventenne che proponeva di realizzare un disco con una sola composizione divisa in più movimenti, a 28 strumenti tutti suonati da lui, dove si ripercorrono praticamente tutti gli stili della musica popolare.
Folk, Rock, musica classica, minimalismo e psichedelia soft, contrappunti di piano ed elettronica, organi e danze rurali, campane e cori femminili. 


 Nessun discografico aveva avuto il coraggio di assecondare questo enfant prodige. Branson lo mandò in studio dai suoi ingegneri del suono, Tom Newman e Simon Heyworth, e quando questi ascoltarono l'opera, il loro primo commento fu: "Questo è pazzo". Poi però si lasciarono contagiare dalla follia e dissero a Branson che sì, si poteva fare, e che se lui avesse voluto creare qualcosa di diverso non avrebbe potuto esserci inizio migliore.


“Tubular Bells” vendette oltre dieci milioni di copie, rimase in classifica per 247 settimane, conquistò anche l'America (grazie al suo utilizzo nella colonna sonora de “L'Esorcista”) ma soprattutto divenne punto di riferimento per le opere future, gettando un simbolico ponte tra la musica prog che regnava in quella prima metà degli anni ‘70, e la New Age, che busserà anni dopo alle porte del rock.