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lunedì 28 febbraio 2022

Black Sabbath in Italia nel febbraio del 1973


Con la nomea di "famigerato ed oscuro gruppo" (Ciao 2001 -25-febbraio 1973), i Black Sabbath arrivano per la prima volta in Italia... Bologna, Brescia, Vicenza, e data conclusiva a Roma - Palazzo dello Sport, 23 febbraio 1973: sarà l'inizio di un grande feeling con il pubblico italiano.

Di tutto un Pop…

Wazza



  Ozzy Osbourne, Rome, Italy - February 23, 1973


 Prima del concerto a Roma, oltre ai Sabbath si riconosce Fiorella Gentile (Ciao 2001)



domenica 27 febbraio 2022

Pensiero Viola, di Viola Nocenzi e Leonardo Lodato. Commento di Fabio Rossi


Libro: Pensiero Viola

Autore: Viola Nocenzi/Leonardo Lodato

Edizioni: Compagnia Nuove Indye

Anno: 2021

Recensione a cura di Fabio Rossi


Ciò che viene fatto per amore accade sempre al di là del bene e del male

(Friedrich Nietzsche)


 

Le qualità primarie di un libro risiedono principalmente nella capacità di far scaturire emozioni e destare interesse. Se al lettore rimane nel cuore una frase, un pensiero, una metafora, significa che si è creato un piccolo miracolo, davvero sempre più raro al giorno d'oggi.

Ripongo nella mia libreria Pensiero Viola accanto a Così Parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche e Meditazioni Sul Vivere di Jiddu Krishnamurti, non è una scelta casuale, ma ben ponderata. Mi siedo sul divano e inizio a ragionare sullo stato di benessere che si è insinuato in me dopo aver letto l’ultima parola di questo piccolo gioiello. Sono rimasto sorpreso dallo tsunami interiore scatenatosi nel mio animo e dalla spontanea associazione con gli illustri testi citati: sapere che Nietzsche è uno degli autori preferiti da Viola Nocenzi mi ha rallegrato non poco visto che possiedo tutte le opere del filosofo tedesco e le riflessioni dell’adorabile figlia di Vittorio le ho trovate aderenti alle meditazioni sulla vita di Krishnamurti. Ecco spiegata la collocazione di Pensiero Viola nella mia raccolta di libri.

Viola sta vivendo un momento professionale di grazia per merito dell’affermazione del suo EP d’esordio contenente sette perle di musica raffinata e ispirata, concepite con il suo endemico amore verso l’arte delle sette note. Ho già lodato il disco in altra sede specie per il fatto che è distante dalla filosofia artistica del padre e dello zio Gianni. Sarebbe stato semplice virare al prog; Viola, invece, ha scelto una propria strada con coraggio e, alfine, è stata premiata. Ora giunge, un po’ inaspettato, questo libricino scritto a quattro mani con il giornalista siciliano Leonardo Lodato

Non una biografia, come ci si potrebbe erroneamente aspettare, ma un’apertura senza veli della propria anima fatta da due persone che si fidano ciecamente l’un l’altro, si rispettano, si stimano e si vogliono un gran bene. L’empatia tra Viola e Leonardo è evidente, eppure nemmeno si conoscono di persona. È un rapporto figlio dei giorni nostri, dove grazie ai social network puoi intessere relazioni profonde anche con coloro che abitano molto lontano (nella fattispecie lei vive in Lombardia e lui in Sicilia). L’idea di scrivere un libro su quest’intima esperienza è stata di Leonardo e Viola ha accettato lasciandosi trasportare, decidendo di parlare di sé come forse non aveva mai fatto. La formula prescelta è quella epistolare, una forma antica che portò tanta fortuna a Bram Stoker con il suo Dracula. Attraverso i dialoghi tra i protagonisti, il lettore esplorerà mondi diversi, pieni di sogni, ricordi, aspettative, gioie, delusioni, tutto ciò che plasma l’esistenza umana su questa terra. Certo, la protagonista (e il titolo dice tutto) è Viola con la sua trasbordante femminilità che emerge in ogni sua frase, tuttavia anche le ponderazioni di Leonardo meritano la giusta attenzione. Forse c’è una sperequazione, nel senso che c’è tanto di lui e un po’ meno di lei. L’impressione che ho avuto è che Viola difficilmente si concede a 360 gradi e quello che si trova in questo scritto è solo un’infinitesima parte di ciò che potrebbe svelare.

Un libro magico e originale, munito di una prestigiosa prefazione a firma di Pamela Villoresi, nel quale si possono trovare, com’è giusto che sia, punti di vista divergenti. Ad esempio, per me Sandy Denny non può non figurare tra le cantanti migliori del rock e si parla troppo dei Beatles cui preferisco da sempre i Rolling Stones. Questione di gusti, ovvio, però sulla passione viscerale per i Motörhead, beh… caro Leonardo, non posso che concordare!

Hai mai notato che l'ispirazione arriva quando me te l'aspetti?” (Jiddu Krishnamurti)







sabato 26 febbraio 2022

Ricordando Danilo Rustici a un anno dalla sua scomparsa

La scomparsa di Danilo è per me davvero un grande dolore. Danilo era per me come un fratello e anche di più. Tra noi due c’è sempre stato un legame affettivo e professionale che ha creato non solo questa fratellanza, ma anche un connubio artistico di grande valore. Gli Osanna sono nati grazie a noi due che con caparbietà, e controtendenza al periodo in cui i gruppi elaboravano solo cover del grande rock anglosassone, abbiamo gettato le basi per inventarci un nostro percorso originale, con brani scritti da noi con tematiche culturali e musicali di grande valore artistico”.

Lino Vairetti

È già passato un anno (26 febbraio 2021) dalla scomparsa di Danilo Rustici, il geniale chitarrista degli Osanna.

Ha fatto parte anche degli “Uno” e dei “Nova” insieme al fratello Corrado.

Per non dimenticare!

Wazza

Osanna di Suddance 1977 - 78 - Fabrizio D'Angelo, Massimo Guarino, Enzo Petrone, Lino Vairetti, Danilo Rustici


(dalla rete)

Uno dei migliori chitarristi rock progressivi ci ha lasciato un anno fa: Danilo Rustici.

Un nome importante all’interno di una scena che fiorì fortemente in Italia e nel mondo, quella della musica progressive e hard rock. Rustici ne fu un riferimento, perché capace di fondere i due stili e, insieme agli Osanna, fu un pioniere di quello che venne chiamato “hard prog” e “progressive metal”!

Danilo e Lino Vairetti, portarono versatilità e distacco dagli stereotipi, unendo ciò che sembrava impossibile: la sottigliezza e l’aggressività all’identità sonora di Osanna.

UNO - LONDRA 1974 - MARZO 1974


I suoi riff di chitarra e la voce melodica e graffiante di Vairetti hanno permesso di costituire un capitolo a parte nella storia del rock italiano e mondiale.

Danilo Rustici ha lasciato un vuoto e la sua dipartita ha rappresentato una grande perdita per tutti gli amanti del rock, ma restano la sua musica, il suo lavoro, le sue creazioni… gli Osanna!







Pensiero per Rudy... e oltre!


“Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi.”

(Rita Levi Montalcini)


Buon compleanno Rudy … ovunque tu sia...

Wazza

 

La guerra che verrà non è la prima. 

Prima ci sono state altre guerre. 

Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. 

Fra i vinti la povera gente faceva la fame. 

Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente. 

Bertold Brecht



Peter Gabriel: accadeva il 25 febbraio 1977

Veniva rilasciato il 25 febbraio 1977 il primo album solista di Peter Gabriel dopo l’uscita dai Genesis.

Album senza titolo, dai fans ribattezzato l’automobile per via della Lancia Flavia usata da Storm Thorgerson per la copertina.

Il singolo “Solsbury Hill” entrò nella top 20 della classifica inglese.

Di tutto un Pop…

Wazza

Quando uscì il primo disco a suo nome, Peter Gabriel aveva appena compiuto 27 anni: accadde il 25 febbraio 1977. Ne aveva appena tra 20 e 24 quando pubblicò la manciata di dischi con cui i Genesis – la band di cui era cantante, leader e ispiratore principale – divennero celebri in tutto il mondo, e che sarebbero rimasti la base del loro culto futuro. Nel 1974 era uscito The lamb lies down on Broadway, il doppio concept album ritenuto la sintesi finale delle aspirazioni letterarie e teatrali di Gabriel con i Genesis: dopo il tour per promuoverlo, Gabriel aveva deciso che la band gli stava stretta e di lasciare che si arrangiassero senza di lui, e con il batterista Phil Collins promosso a cantante (loro peraltro erano anche un po’ stufi della sua ingombrante presenza e si arrangiarono piuttosto bene, con una carriera di enorme successo ancora per quasi due decenni).

Il simbolo più palese di un’inclinazione di Gabriel a far da solo e intorno a sé stesso è rimasta la scelta unica di dare ai suoi successivi primi quattro dischi da solo sempre lo stesso nome, “Peter Gabriel”, costringendo giornalisti e fans a rinominarli autonomamente citando i numeri da uno a quattro, o le immagini sulle copertine. Il primo, quello che uscì oggi quarant’anni fa, mostrava una foto di Gabriel dietro il lunotto coperto di pioggia di un’automobile (che era una Lancia Flavia posseduta da Storm Thogerson, celebre art director di molte leggendarie copertine di dischi rock). Dentro ci suonarono il chitarrista e polistrumentista dei King Crimson Robert Fripp e il bassista Tony Levin, che sarebbe diventato uno dei musicisti più fedeli nelle band successive di Gabriel. C’erano nove canzoni, piuttosto varie e discontinue, con arrangiamenti in parte discendenti da quelli di The lamb lies down on Broadway e in parte ancora più creativi, ricchi ed eclettici.

Tra le nove canzoni, due divennero dei classici del repertorio di Gabriel. La prima è “Solsbury Hill” che molte interpretazioni legano anche alla separazione dai Genesis.

Solsbury Hill” ebbe anche un notevole successo da classifica, arrivando tra le prime venti nelle classifiche britanniche, e venendo ripresa in diverse cover nei decenni successivi.

L’altro grande pezzo del disco è quello che chiudeva il lato B, e che Gabriel rifece e modificò spesso nel tempo, dicendosi insoddisfatto dell’arrangiamento della prima versione. Si chiama “Here comes the flood” e l’esplosione del refrain fu in effetti una delle cose che lo resero notevole, allora, mentre nelle versioni successive Gabriel lo ridimensionò a un andamento più omogeneo e quieto.





venerdì 25 febbraio 2022

Electric Mud-The Inner World Outside: commento di Fabio Rossi

 


Artista: Electric Mud

Album: The Inner World Outside

Genere: Progressive/Alternative

Anno: 2022

Casa discografica: Timezone Records

 

Tracklist


01.   Exploring the Great Wide Nothing
02.The  Fear Within
03. Around the Mind in 80 Lies
04. Those Who Leave the World Behind
05. Guardians of the Weather Machine
06. Silent Stranger Suite
07. Sérotonine
08. Descent Into the Forsaken Valley
09. Moving On

 

Lineup

Nico Walser:  Lead Guitar, Synth, Arrangements, Mixing
Hagen Bretschneider:  Bass
David Marlow: Piano
Judith Retzlik: Violins, Violas, Cellos
Timo Aspelmeier: Keyboards, Drum Programming, Percussion
Andrea Weiß: Programming
 


Recensione di Fabio Rossi


Dopo il riscontro positivo tributato al doppio album Quiet Days on Earth, pubblicato due anni orsono, il progetto artistico portato avanti dagli Electric Mud ha avuto un’importante evoluzione. La line up, che prima era composta dal duo Nico Walser e Hagen Bretschneider, si è notevolmente ampliata con l’aggiunta di Timo Aspelmeier, David Marlow, Judith Retzlik e Andrea Weiß. C’era, pertanto, curiosità attorno al nuovo lavoro.

Iniziamo con il dire che The Inner World Outside non delude le aspettative collocandosi tra le migliori release sinora ascoltate quest’anno. Si tratta di un disco interamente strumentale e multiforme che miscela classica, prog, jazz, funky, folk e sperimentazione con estrema perizia. Un lavoro ottimamente registrato che propone una musica da ascoltare con attenzione per essere assimilata in ogni sua singola sfaccettatura.

Lo stile può essere generalmente inquadrato nel progressive, ma gli Electric Mud amano definirlo Cinematic Prog Art tantoché le varie tracce potrebbero benissimo fungere da colonna sonora a un documentario dedicato al pianeta terra o, in generale, alla natura.

In questo senso l’apporto del compositore e direttore d’orchestra David Marlow si è dimostrato fondamentale conferendo al sound un approccio sinfonico che ben si attaglia alla definizione che il gruppo tedesco utilizza per descrivere la propria arte.

Alcune composizioni sono davvero formidabili: l’opener Exploring the Great Wide Nothing, con tastiere e suoni orchestrali che crescono gradatamente d’intensità per dissolversi improvvisamente in una musica soave con il violino e la chitarra acustici protagonisti, la sognante The Fear Within, la solenne Those Who Leave the World Behind, che si trasforma dapprima in un tema folk giocoso e poi in uno più rockeggiante, l’eterea incantevole Silent Strange Suite, con il violino a dominare, Descent into the Forsaken, con uno splendido pianoforte che si prende il proscenio nell’ambito di una traccia ancora una volta camaleontica, e la conclusiva celestiale Moving On.

Alcune scelte stilistiche le ho trovate meno convincenti: Around the Mind in 80 Lies presenta inizialmente tastiere un po’ troppo pompose, Guardians of the Weather Machine è eccessivamente sperimentale (sebbene poi esploda in una ritmica davvero trascinante) e Sérotonine, dall’ottimo incipit orientaleggiante, ha uno sviluppo nel complesso discreto. Al netto delle (pochissime) lacune che ho ravvisato, The Inner World Outside è un prodotto destinato a chi ha orecchie che amano costruzioni armoniche di gran classe. Voi siete tra questi?






giovedì 24 febbraio 2022

Andrea Torello – Midnight Sky: commento di Alberto Sgarlato


Andrea Torello – Midnight Sky (2022)

Di Alberto Sgarlato


La parsimonia è una virtù dei saggi. Chi è saggio, infatti, non spreca parole al vento, le centellina, le soppesa. E non perde neanche tempo, perché sa che ogni attimo è prezioso e l’energia va amministrata con sapienza.

E Andrea Torello è sempre stato un musicista saggio, parco e parsimonioso: tre soli album più un demo con i Qirsh, la sua band di riferimento, della quale fa parte dalla sua primissima adolescenza, più, ad oggi, un solo album a nome solista intitolato “Appunti di viaggio” ed uscito per la casa discografica Zeit Interference nel 2018.

Alla luce della suddetta parsimonia fa sicuramente scalpore il fatto che Andrea Torello, l’11 febbraio 2022, abbia rilasciato su tutte le piattaforme digitali un nuovo singolo. Si può infatti sperare che la traccia sia il prodromo di un album, in uscita a breve.

Lo strumento principe di Andrea Torello, quello che gli ha sempre dato lustro in molteplici collaborazioni, che si trattasse di formazioni con materiale proprio (come i gloriosi power-metal-progsters Night Cloud), di tributi o di cover-bands, è sempre stato il basso. Ma in questa nuovissima “Midnight Sky” il polistrumentista savonese lascia appeso alle rastrelliere il suo poderoso arsenale di manici a 4, a 5 e a 6 corde per concentrarsi su un’altra delle sue passioni di sempre: l’elettronica.

Brano rigorosamente da ascoltare in penombra e in cuffia, “Midnight Sky” ci accoglie con la rotondità e la morbidezza dei pads in grado di evocare i suoni tipici del “Prophet 5”, sintetizzatore tanto amato negli anni ‘80 e ‘90 da David Sylvian e dal Peter Gabriel solista. Su di essi si innesta la modulazione cangiante di un altro “gigante” dell’elettronica, il CS-80 prediletto da compositori di colonne sonore come Vangelis e il regista John Carpenter (che ha sempre musicato i suoi stessi film). Ed ecco entrare gli arpeggiatori… E siamo subito tra i “Corrieri cosmici” tedeschi (un nome su tutti? Klaus Schulze). Ma la musica di Torello non è mai nostalgica e passatista, per cui nell’evolversi delle varie atmosfere del brano questi timbri goduriosamente “vintage” vengono tagliati dalle sferzate di accordi gelidi di pads digitali e da arpeggi di pianoforti ovattati che ci portano improvvisamente nelle atmosfere delle più recenti produzioni Netflix. Insomma, come si sarà capito, un brano dall’andamento “cinematico” che non sfigurerebbe affatto nel sonorizzare una grande saga a diffusione internazionale per il piccolo o il grande schermo.

Come dicevamo all’inizio, la saggezza sta nella parsimonia. E mentre tanti artisti strumentali spesso si perdono in dilatazioni autocompiaciute della durata anche di una ventina di minuti, Torello sa sempre quanto deve essere la corretta durata di un singolo tema e quando il brano deve trasformarsi. Lo dimostra alla perfezione questa nuova “Midnight sky” che ha il pregio di finire lasciando l’ascoltatore con “l’acquolina in bocca” e il desiderio di ascoltare ancora, tanti sono i temi che si succedono nei 5 minuti abbondanti della traccia.

Infine, ricordiamo che su Youtube Andrea Torello ha rilasciato un video con immagini di città di notte (tra le quali la magica e misteriosa Torino, ma non solo) che creano la giusta atmosfera per accompagnare il “mood” generale della composizione.

Ecco, dunque il video di “Midnight Sky”…


E per chi volesse saperne di più, ecco il link al sito ufficiale dell’artista (esso a sua volta rimanda anche ai contenuti social su Facebook e Instagram):

Andrea Torello – bass guitar player and musician



mercoledì 23 febbraio 2022

Banco del Mutuo Soccorso: il 23 febbraio del 1976 usciva il primo album (colonna sonora) strumentale, "Garofano Rosso"


Racconti sottoBanco


“La prima volta che scrissi una colonna sonora per un film fu per Il Garofano rosso tratto dal libro di Vittorini, ed ero un po’ spaventato dai limiti di durata imposti dal regista, ma la scoperta fantastica fu che era invece uno spunto alla ricerca e questa nuova concezione del limite mi è rimasta per tutta la vita”.

(Vittorio Nocenzi)

Usciva il 23 febbraio 1976 l’album “Garofano Rosso”, colonna sonora dell’omonimo film di Luigi Faccini, tratto da un romanzo di Elio Vittorini. Prima colonna sonora per il Banco del Mutuo Soccorso e primo album strumentale, che apriva una nuova epoca nell’evoluzione del gruppo.

Andatevelo a risentire!

Wazza

 


Interprete: Banco del Mutuo Soccorso 

·         Etichetta: VIRGIN 

·         Catalogo: MPIT 1005

·         Data di pubblicazione: Febbraio 1989 

·         Matrici: MPIT 1005-A/MPIT 1005-B

·         Supporto: vinile 33 giri 

·         Tipo audio: Stereo

·         Dimensioni: 30 cm. 

·         Facciate: 2

 

Note: Data matrici: 3 Febbraio / Colonna sonora originale del film omonimo (Luigi Faccini, 1975), salvo i primi due brani, non utilizzati per il film / Copertina in carta martellata - Disegno di Mimmo Mellino / Nota di presentazione all'opera a firma del gruppo sul retro copertina / Registrato da Giorgio Loviscek e mixato da Peter Kaukonen presso il Chantalain Studio di Roma nel Novembre 1975 / Tutti i brani sono strumentali; Francesco Di Giacomo, voce solista del gruppo, è qui accreditato per la documentazione ai brani, non partecipandovi direttamente / Produzione esecutiva: David Zard / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano / Formazione: Pierluigi Calderoni - batteria, percussioni; Renato D'Angelo - basso, contrabbasso, chitarra acustica; Francesco Di Giacomo - voce; Rodolfo Maltese - chitarre, tromba, corno; Gianni Nocenzi - pianoforte, piano elettrico, sintetizzatore, clarinetto; Vittorio Nocenzi - organo, sintetizzatori, vibrafono


BRANI

Lato A

 

ZOBEIDA

Autori: Vittorio Nocenzi

FUNERALE

Autori: Vittorio Nocenzi

10 GIUGNO 1924

Autori: Gianni Nocenzi

QUASI SALTARELLO

Autori: Vittorio Nocenzi

ESTERNO NOTTE (CASA DI GIOVANNA)

Autori: Vittorio Nocenzi Edizioni: Traccia Music

GAROFANO ROSSO

Autori: Vittorio Nocenzi

 

Lato B

 

SUGGESTIONI DI UN RITORNO IN CAMPAGNA

Autori: Rodolfo Maltese, Vittorio Nocenzi, Gianni Nocenzi

PASSEGGIATA IN BICICLETTA E CORTEO DEI DIMOSTRANTI

Autori: Gianni Nocenzi, Vittorio Nocenzi

TEMA DI GIOVANNA

Autori: Vittorio Nocenzi

SIRACUSA: APPUNTI D'EPOCA

Autori: Vittorio Nocenzi

NOTTURNO BREVE

Autori: Vittorio Nocenzi

LASCIANDO LA CASA ANTICA

Autori: Rodolfo Maltese, Vittorio Nocenzi, Gianni Nocenzi

 

(dalla rete)

È incomprensibile come "Garofano Rosso" sia l'album del BMS più sconosciuto e meno apprezzato di tutta la loro copiosa produzione.

Era il 1975 ed il prog cominciava a declinare sotto le sciabolate della disco-music e del motto "It's Time to Land". I dischi degli alfieri del genere si dimostravano più ricchi di tecnica e ripetitività che di idee. Nel grigiore generale, che poi coglierà anche il BMS, il gruppo romano viene invitato a comporre ed eseguire la colonna sonora del film "Garofano Rosso", il cui valore fu tale che nessuno ricorda né il nome del regista, né che abbia superato i cinque giorni di programmazione in una sala cinematografica.

Per una strana legge di compensazione, invece, la musica è di tale spessore che ne uscì l'album prog italiano migliore di tutti i tempi. So di fare un'affermazione azzardata, e che da molti non sarà condivisa, ma per me è proprio così. Se non fosse per la ritmica, "Garofano Rosso" potrebbe benissimo essere un album di classica-contemporanea, molto sofisticato e ben costruito.

In questo ricorda, come idea di struttura e non come musica, il leggendario "Islands" dei King Crimson che è un altro disco difficilmente catalogabile come rock (anche se progressive). In "Garofano Rosso" si nota subito l'abbondante uso dei fiati, rafforzati dai synthes di Vittorio Nocenzi, lo scarso utilizzo della chitarra elettrica, a favore di quella acustica e un fluido e classico uso del pianoforte a coda, più adatto alle atmosfere cameristiche che alle grandi platee giovanili.

Un lavoro maturo e da veri musicisti, per una volta liberati da alcuni vincoli comportamentali imposti dall'industria discografica. Su tutti i brani, primeggia "Suggestioni di un ritorno in campagna". Si tratta di una vera e propria mini-sinfonia che spazia dalla classica più filologica a quella contemporanea, non disdegnando un'occhiatina al jazz e superbamente introdotta dal laconico pianoforte di Gianni Nocenzi, il quale, poi, si ripeterà nel pezzo "Tema di Giovanna" (quasi un a-solo), sino a spingersi a toni decisamente drammatici e carichi di lirismo. Notevoli anche "Zobeida", "Funerale" e "Quasi saltarello", un pezzo questo dove il Banco tende la mano all'etno-folk popolare (il Saltarello è una danza del centro-sud).

Per concludere, “Garofano Rosso” è l'album più sottovalutato della produzione del BMS e di tutto il prog italiano. Probabilmente non fu oggetto dell'attenzione che meritava, perché si trattò del primo disco del gruppo inciso per un'etichetta straniera (la Manticore di Greg Lake) e, forse, fu osteggiato proprio per questo. Da segnalare che in tutto il lavoro non c'è traccia della voce di Francesco Di Giacomo, che, per una volta, si fece signorilmente da parte per favorire un po' di sperimentazione ai due cervelli del Banco, e cioè i fratelli Nocenzi.

Una pellicola cinematografica caratteristica. Si combinano tanti elementi: storia, fascino della città, passione amorosa e per la politica. Il garofano rosso (1976), regia di Luigi Faccini, è un film icona di Siracusa, in cui si riscontrano tante prospettive. Tratto dall’omonimo romanzo di Elio Vittorini, si raccontano i sogni e le utopie di un giovane studente.


Trama del film 

Alessio Mainardi (Miguel Bosé) è un giovane di buona famiglia, la quale possiede dei terreni nell’entroterra siciliano. Studia al ginnasio di Siracusa e al contempo vive in una pensione familiare con un altro giovane, Tarquinio Masseo. I due diventano buoni amici e parlano soprattutto di donne da cui sono attratti e di politica. È appena accaduto l’omicidio di Giacomo Matteotti e perciò i fascisti irrompono sempre più a Siracusa, con aggressioni e pestaggi. Mainardi è affascinato da questa ideologia reazionaria che prende più piede, ma col tempo tende sempre più a ravvedersi. Crede che l’amico Tarquinio abbia fatto breccia su Giovanna, il suo amore non corrisposto.

Alessio è pure invaghito di un’altra donna, Zobeide (Elsa Martinelli), che scopre essere una prostituta. Il giovane continua ad inseguire le sue utopie, rinnovandole sempre.

 


Significato attorno a Il garofano rosso

Dal sentimento non ricambiato di Alessio prende nome la storia. Secondo una leggenda, un giovane si innamorò perdutamente di Diana la quale non lo corrispondeva e fece perfino il voto della verginità. Il giovane morì di disperazione e dalle sue lacrime nacquero garofani rossi. Un fiore che può indicare la libertà, quella propulsione interiore che porta ad accostarti alla bellezza.

Alessio Mainardi è un giovane in cerca di prospettive. È richiamato dal contesto natio, equivalente a tutto ciò che è agreste. Al contempo, volge gli orizzonti verso la città, luogo di conoscenze e scambi culturali. Trova in Tarquinio Masseo un punto di riferimento, seppure con dei momenti di divergenze. Alessio è un giovane che tende a formarsi a livello politico, culturale e sentimentale.

Un contesto storico di grande fermento. Ma purtroppo ogni anelito di libertà è represso perché il fascismo, dopo essere penetrato nelle istituzioni, tende sempre più a radicarsi a livello sociale.

 

Suggestioni della pellicola cinematografica

La colonna sonora è del gruppo Banco del Mutuo Soccorso. Una musica introspettiva che richiama la ricerca del sé compiuta da Alessio Mainardi. La scena in cui questi assiste alla sfilata comunista è girata in via delle Vergini. Altre scene trovano ambientazione nei pressi di piazza Duomo, compresa quella in cui Alessio entra ed esce da scuola. Diversi momenti trovano ripresa, poi, lungo le varie viuzze di Ortigia. Il garofano rosso è, quindi, una pellicola che rievoca un luogo così caratteristico e a misura di essere umano quale è Siracusa. Luigi Faccini, il regista, riesce a catturare tutto questo. Egli nel film si occupa pure della sceneggiatura.

Il garofano rosso è una pellicola dagli ingredienti peculiari. Storia, arte, introspezione, passione, senso di giustizia convergono nel film. Esso, però, non è molto conosciuto soprattutto tra le giovani generazioni. Le righe qui riportate sono quindi un modo per ricordare certe pellicole cinematografiche preziose.

 

 


martedì 22 febbraio 2022

Jam Session italiana nel febbraio del 1971

Il termine “Jam Session” era molto di moda in UK e USA negli anni ’70.

L’interscambio di musicisti, sia nei concerti che sui dischi, arricchiva la musica.

In Italia questa moda non ha mai attecchito, ognuno coltivava il proprio orticello. Ma nel febbraio del 1971, in un locale di Roma, forse il Piper, forse il Titan… si tenne la prima “Jam Session dè Noatri”.

I componenti dei Folks, Panna Fredda, Trip, Francesco di Giacomo delle Esperienze (non ancora BMS) si ritrovano sullo stesso palco a suonare insieme.

Ciao 2001 del febbraio 1971 pubblica articolo e foto di queste “inaspettate” performance.

Di tutto un Pop

Wazza


 

lunedì 21 febbraio 2022

Il 21 febbraio del 2014 ci lasciava Francesco Di Giacomo


21 febbraio...

"L’arte non è un accessorio, è un viatico. L’arte non è ’politica’, è ’poetica’ – una forza creativa che ci anima e ci permette di vivere insieme, di sopravvivere, individualmente e collettivamente"

(David Sassoli)

 

Ci sarai sempre.

Buon viaggio capitano!

Wazza

 

Un ricordo di Stefano Bottoni di 8 anni fa


Caro Francesco,

da quando ieri l’amico Leo mi ha comunicato la notizia del tuo crudele passaggio dalle colline di Zagarolo mentre tornavi verso la tua cara campagna, sono davvero rimasto senza fiato e tutt’ora lo sono, ma ho la sufficiente quantità di respiro per salutarti anche se faticosamente a modo mio.

In un attimo veloce sono tornato molti anni indietro al concerto organizzato nel 1998 per fare festa con amici musicisti ferraresi ai trenta anni con le mie canzoni, così tanto per stare insieme un sabato sera a tanti amici nulla più e senza pretese spettacolari o di protagonismo.

E tu, mio caro Francesco, con il grande Rodolfo Maltese, mi avete chiamato una sera con sorpresa per confermarmi che venivate su da Roma “via Zagarolo “per cantare e suonare soltanto una mia canzone Campi di Mais, non ci potevo credere, invece era proprio così, e come dire quella sera mi avete fatto sentire bene assolutamente a mio agio, e avervi avuto al mio fianco sul palco è stata ed è tutt’ora un’emozione da batticuore e che porto nel cuore.

E alla luce buia di questo momento mi è proprio da pelle d’oca.

Emozione che ancora oggi continua senza forzatura alcuna e quando capita di suonare Campi di Mais, l’amico chitarrista Mauro Castellani, presente in sala quella sera, pretende giustamente di prendere ispirazione dalla vostra straordinaria versione.

Salutarti e ringraziarti per un gesto rimasto impresso e che proprio tu a Ferrara al microfono hai citato testualmente come “impagabile, nel senso che non avremmo visto una lira “.

Ma che confermavi il grande valore dell’amicizia nei miei confronti.

Poi notte all’Hotel Nettuno e gasolio per 70.000 lire per la Golf di Rodolfo e alla mattina presto partenza verso Roma per seguire la tua campagna.

Mentre ti scrivo sto ascoltando “Non mi rompete”, e allora … non ti svegliare Francesco e sogna tanti cavalli del maestrale, in volo ovviamente…

Che lusso averti conosciuto!


Stefano Bottoni-Direttore artistico del Ferrara Buskers Festival



 

domenica 20 febbraio 2022

Il compleanno di Aldo Tagliapietra


Compie gli anni oggi, 20 febbraio, Aldo Tagliapietra, cantante, autore, bassista, maestro di sitar.

Da più di 50 anni un pilastro della musica, pop e progressive.

Cofondatore e storica voce del Le Orme, dal 1968 a 2009, ha contribuito a realizzare grandi successi che faranno diventare la band una delle più amate in Italia.

Ha prodotto e pubblicato ottimi album da solista, collaborato con vecchi e nuovi musicisti del panorama prog italiano e mondiale.

Continua a deliziarci con la sua voce, con la Aldo Tagliapietra Band, con grandi riconoscimenti sia in Italia che all'estero.

Buon compleanno "vecio".

Wazza



Con Andrea De Nardi, Matteo Ballarin, Manuel Smaniotto