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mercoledì 30 giugno 2021

martedì 29 giugno 2021

Deep Purple: accadeva il 29 giugno del 1973

Il 29 giugno 1973, subito dopo il concerto tenuto ad Osaka, il cantante Ian Gillan e il bassista Roger Glover lasciano i Deep Purple mettendo la parola fine alla Mark II del gruppo inglese.

Gli stessi cinque membri si ritroveranno insieme undici anni dopo per la reunion che produrrà l'album "Perfect Strangers".

Di tutto un Pop

Wazza

Deep Purple 1973 in Japan

29 GIUGNO 1973, IAN GILLAN LASCIA I DEEP PURPLE


Un gran silenzio ha sempre circondato l'uscita nel 1973 di IAN GILLAN dai DEEP PURPLE. Mesi prima dell'ultimo tour Ian consegna la sua lettera di dimissioni in cui dice che lascerà i Purple alla fine del tour successivo.

L’ultima data sarebbe stata quella di Osaka, il 29 giugno 1973. Quella era la fine programmata del tour e quindi il suo ultimo spettacolo e ancora nessuno aveva detto una sola parola a riguardo:

"Salimmo sul palco e ci esibimmo e lasciai la sede per conto mio e tornai in hotel. Non c’è stato alcun addio, nessuno collegato ai Purple disse qualcosa. Nessuno della band, nessuno dell’equipaggio, nessuno della gestione. Era come se tutta la questione fosse stata spazzata sotto al tappeto. È stato strano.

L’atmosfera di quel momento fu semplicemente orribile, e per me fu un sollievo aver finito tutto.


Per capire cosa stesse succedendo nella band avreste bisogno di uno psicologo esperto. Tutti nella line-up si comportarono come dei coglioni, me compreso. Non ci aiutò il fatto che da tempo erano coinvolte un sacco di altre persone, avevamo degli ordini da seguire e lavoravamo fino allo stremo. Se fossimo stati in grado di prenderci una pausa, allora forse avremmo elaborato il tutto. Ma eravamo su un tapis-roulant e arrivai al punto di volermene andare. È per questo che lasciai le mie dimissioni con una lettera. Quella sera a Osaka noi tutti agimmo come se nulla fosse, come se andasse tutto bene. Anche se chiaramente non era così.

Il giorno dopo lasciai l’aeroporto da solo, salii sul volo e tornai a casa. Era come se mi trovassi dietro le quinte e non fossi considerato un membro della band. Una volta tornato in Inghilterra mi sarei aspettato almeno una telefonata dalla band, ma non arrivò nessuna chiamata. Alla fine, qualche tempo dopo, ricevetti una chiamata da Roger Glover per dirmi che era stato licenziato dai Purple…”.


Hamburg Sep. 1984
 




lunedì 28 giugno 2021

Osvaldo Ardenghi – “Leggero Vento”, di Fabio Rossi

 

  

Osvaldo Ardenghi – “Leggero Vento” (2018)

 International Record Distribution

Di Fabio Rossi


Leggero Vento, registrato presso gli studi Auditoria Records di Fino Mornasco (Como) e co-prodotto da Simonetta Trognoni, è il quarto album solista di Osvaldo Ardenghi, musicista e comico bergamasco. Il disco è una piacevole sorpresa e rappresenta una svolta artistica per l’autore poiché vira decisamente verso il rhythm & blues, distanziandosi dal tipico andamento rock che ha contraddistinto le sue precedenti composizioni.

Come egli stesso afferma: “E’ un disco lontano dai miei usuali canoni rock, ma comunque fortemente intriso di blues e, per la prima volta, realizzato con l’ausilio di una sezione fiati (un sogno che cullavo da molto tempo - confidenza fatta all’autore della presente recensione). Sono dieci canzoni molto diverse per contenuti e ispirazione, ma riflettono pienamente una vasta parte del mio background musicale. C’è rhythm & blues, swing, qualche profumo reggae e perfino qualche tentazione funky, una varietà di colori resi possibili grazie agli straordinari musicisti che hanno partecipato al progetto. Non era il caso che io aggiungessi alcunché, per cui, per la prima volta ho scelto di concentrarmi esclusivamente su un’interpretazione vocale che fosse degna di cotanti illustri musicisti”.

La presenza dei fiati, che campeggiano anche sulla cover come diademi su un bellissimo volto femminile dallo sguardo malinconico, è senz’altro la qualità più premiante di Leggero Vento che, in un certo senso, esprime una sorta di ritorno alle origini per un musicista da sempre affascinato dal blues (ci tiene a precisare che è grande ammiratore del compianto chitarrista irlandese Rory Gallagher). I magistrali arrangiamenti sono stati curati dal Direttore Artistico Roberto Martinelli (già con Giorgio Gaslini, Gino Paoli, Alberto Fortis, Zucchero), Paolo Tomelleri (clarinetto), Marco Brioschi (tromba), Alessio Nava (trombone), Maurizio Signorino (sassofoni), Piero Orsini (basso), Emilio Foglio (chitarre), Valerio Baggio (tastiere), Filippo Acquaviva (batteria) e Susanna Dubaz (cori). La musica proposta si manifesta corposa nell’ambito di un songwriting di livello e possiede sfumature variegate sconfinando in generi differenti. L’inconfondibile ugola di Osvaldo impreziosisce un lavoro che, in alcuni frangenti, fa riferimento allo stile di illustri personaggi del calibro di Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci. Non è di certo un caso visto che l’autore ha rivelato una spiccata propensione per la recitazione e per il cabaret ed è approdato alla scuola di Jannacci con il quale, dal 1994, ha collaborato in numerosi spettacoli teatrali e televisivi. Il disco, per la gioia di Ardenghi che lo desiderava ardentemente, è stato presentato al Teatro Serassi di Villa D'Almè in provincia di Bergamo.

Delle dieci godibili tracce citiamo l’ottima opener Mi sento un po’ strano, la coinvolgente title track, la ritmica reggae di Sì che lo sai, la malinconica Alla sera, la stravagante Bip (già realizzata precedentemente ma priva dei fiati), Rio Dolce, dedicata al fiume avvelenato nello stato di Minas Gerais in Brasile, e la conclusiva La musica, un atto d’amore nei confronti di una delle forme d’arte più affascinanti. 


Tracklist:

1 Mi sento un po’ strano

2 Leggero vento

3 Sì che lo sai

4 Morbidamente ruvido

5 Vieni balliamo

6 Alla sera

7 Quattro nere

8 Bip

9 Rio Dolce

10 La musica




domenica 27 giugno 2021

TAUTOLOGIC-Wheels fall off, di Valentino Butti


TAUTOLOGIC-Wheels fall off

Turtle Down Music-2021-USA

Di Valentino Butti

 

Continua, a distanza di soli tre anni da “Re: Psychle”, il percorso “pazzerello” dei Tautologic di Ethan Sellers (voce e tastiere) e Patrick Buzby (batteria), i due soci fondatori di questo ensemble davvero particolare ed eccentrico.

Ai boss si aggiungono Emily Albright (violino, voce), Chris Greene (sax), Nathan Britsch (basso) e Jay Montana (chitarra elettrica) oltre ad altri vari ospiti al violoncello, al trombone e alla tromba.

Wheels fall off” è nato durante il periodo più acuto della pandemia negli States, anche se una buona metà era già stata elaborata nel 2014 con delle prove in studio.

 

Il gruppo, attivo già da una ventina d’anni, fa della contaminazione, a 360°, la propria cifra stilistica principale, senza compromessi. Dopo i trenta secondi scarsi della intro “Wheels fall off” si entra nel vivo dell’album con “That’s what I hear”, con il refrain orecchiabile e fiati in evidenza.

Memo to yourself” ci porta in ambito ska, con il solito ritornello scanzonato a condurre… le danze.

Rocket surgery”, uno dei brani migliori e più “tradizionali”, nasce quasi come una ballata celtica per poi aprirsi in un arioso strumentale in cui il violino di Emily Albright “gioca” a rincorrersi con il sax di Greene e le tastiere di Sellers. Dalla metà in poi, invece, il brano diventa uno splendido ed ispirato jazz-rock.

Fat, dumb and happy” è un divertente e disinvolto pezzo che la band inserisce subito dopo, mentre la successiva “Covered in grit” è “funkeggiante” con tromba e trombone (un po' à la Chicago” in primo piano con la voce della Albright.

Notevole anche un altro strumentale, “Exit strategy”, in cui emergono le doti del chitarrista Jay Montana su un tessuto jazz-rock.

Sempre altissima la qualità pure in “Summer, 1995”, la traccia più lunga del cd, che si muove inizialmente languida, assecondando la voce della Albright, tra sax soffuso e ritmica appena accennata, per poi crescere in una sorta di jam collettiva di gran gusto. Carina, nulla di più, “High school reunion” con un, comunque, pregevole assolo di sax. L’album termina, poi, con la piacevole title track.

Al solito, i Tautologic ci regalano un lavoro decisamente coinvolgente, intrigante, vario e sorprendente… non possiamo fare a meno di riascoltarlo…





sabato 26 giugno 2021

ST. TROPEZ – “ICARUS”, di Andrea Pintelli

Prosegue l’opera di riscoperta dei lavori del grande Ciro Perrino, impegnato in prima persona in questo importante e imponente lavorazione, per ridar loro lustro e nuova luce. Oggi parliamo del progetto St. Tropez, le cui registrazioni risalgono al periodo fra 1977 e 1978, effettuate presso lo studio Ortica di Sanremo (città di origine e residenza di Ciro).


Il disco fu pubblicato solo nel 1992 ad opera della benemerita Mellow Records, quindi ovviamente postumo al loro scioglimento, e fu intitolato “Icarus”.

Il 13 maggio 2021 arriva il rilancio sulla piattaforma Bandcamp, ormai a tutti gli effetti la vetrina delle vetrine per gli artisti del pianeta Terra. E forse non solo. La rimasterizzazione è stata curata dal suo amico Marco Canepa (con il quale Perrino collabora dai tempi di “Moon in the Water” del 1994), musicista e sound designer.

Alle tracce originariamente presenti nell’album sono state aggiunte tre canzoni fin qui inedite.

Andando per ordine, vi porgo la loro storia narrata dallo stesso Ciro: “Prima di St. Tropez vi fu una parentesi musicale sfociata in una band durata davvero lo spazio di un mattino. Il gruppo in questione si chiamava S.N.C. e prendeva le mosse da una mia intuizione, ove per l’occasione mi celai dietro lo pseudonimo di Monsieur de Mirvel. In questo nuovo progetto gli accompagnatori erano Monsieur de Curval e Madam de Mistival, rispettivamente alla chitarra acustica, alla chitarra elettrica e voce il primo e pianoforte elettrico, percussione e voce la seconda. Per la prima volta mi dedicai totalmente alle tastiere e ai sintetizzatori. L’idea di base era quella di iniziare a costruire i brani partendo da un background elettronico, utilizzando principalmente batterie e generatori di ritmo sintetici. Si era ancora lontani dal poter programmare una sequenza alternando differenti pattern e conferire così alle composizioni un susseguirsi di atmosfere prima ritmiche e successivamente più rarefatte. Per cui si doveva lavorare sopra un’unica cellula di ritmo che spesso risultava ossessiva ed ossessionante. L’unica possibilità di interrompere la ripetitività era costituita da un piccolo pedale, o switch, con il quale si interrompeva, preferibilmente a tempo, lo sviluppo della sequenza, per riattivarla nel momento nel quale si decideva di riprendere il ritmo. Altra idea era quella di realizzare un suono profondo, magmatico sul quale poi poggiare le voci, i canti e le melodie mantenendo costantemente un’atmosfera onirica e leggermente psichedelica. Io utilizzavo l’Eminent come tastiera di base con la quale realizzavo tappeti e continui, affiancando al Mini Moog, all’ARP 2600 ed al EMS Synthi AKS anche l’uso discreto di flauti dolci e piccole percussioni. La creazione dei primi loop e sequenze ripetitive ottenute con il Synthi AKS mi consentiva per brevi momenti di avere le mani libere per poter suonare un altro strumento, cosicché mentre si sentiva il reiterarsi di una scala ascendente e discendente, contemporaneamente si poteva avvertire una melodia eseguita con un flauto dolce. L’uso dell’italianissimo Echorec Binson 2 dava la possibilità, soprattutto al chitarrista, di sovrapporre più motivi e piccoli riff creando effetti e un senso di profonde spirali sonore, sopra le quali si dipanavano voci eteree e canti suonati con timbriche tipiche del sempre presente Mini Moog e del più sofisticato ARP 2600. Di questa esperienza resta la registrazione di uno dei rarissimi concerti che furono tenuti dalla formazione e che si intitola “Assalto alle nuvole” ed è datato 15 settembre 1977 (pubblicato dall’etichetta Mellow Records), poco tempo prima dell’inizio del nuovo viaggio musicale con i St. Tropez.

Quel che più conta è che questa, seppur breve, sperimentazione consentì di preparare l’avvio e l’inizio di una ricerca più approfondita nel campo sia del suono che delle soluzioni che si ritroveranno in seguito. Sicuramente certe atmosfere, qui ancora a livello embrionale, andranno a creare più avanti i presupposti per i miei primi lavori solisti a partire da “Solare” del 1980.

Ma torniamo agli ultimi bagliori del cammino degli S.N.C. Uno dei soliti personaggi oscuri e poco credibili che popolavano ed ancora popolano gli ambienti musicali, proprio dopo il concerto di quel 15 settembre, propose al gruppo un tour a dir poco gigantesco in territorio francese. Era però necessario possedere un furgone, uno staff tecnico per i supporti logistici, un buon ingegnere del suono ed un impianto audio e luci all’altezza della situazione. Ci adoperammo per trovare vari sponsor, finanziatori e ragazzi di buona volontà che desiderassero intraprendere con noi questa avventura. Sull’onda di un entusiasmo genuino riuscimmo a trovare le risorse sia umane che materiali, coagulando intorno a noi un insieme di persone pronte ad affrontare questa bellissima sfida. Alcuni amici si indebitarono per acquistare uno stupendo furgone Mercedes di colore bianco adatto per trasportare strumenti ed impianti audio e luci e, all’occorrenza, anche ad essere trasformato in temporaneo luogo di relax e disimpegno. Una specie di motorhome ante litteram. Altri iniziarono ad attrezzarsi per poter garantire una buona resa sonora, andando a seguire un corso per aspiranti fonici, che in quei giorni era stato indetto presso un negozio di strumenti musicali nella vicina Nizza. Tutto sembrava procedere per il meglio. Già qualcuno sognava, magari quanto prima, una volta in terra di Francia, di poter far da supporter ai Gong, a Steve Hillage e alla sua band oppure a David Allen. Niente di tutto questo. Quando ormai i preparativi erano giunti al culmine con il repertorio provato e riprovato, il suono studiato e preciso, lo spettacolo con le luci anch’esso provato e riprovato, arrivò la triste sorpresa. L’organizzatore era scomparso nel nulla senza lasciare traccia. Detto per inciso alcuni anni più tardi in occasione di un fortuito incontro, parlando con me, il sedicente manager ammise di non aver mai avuto nessun contatto e che aveva solo scherzato. Quell’evento del tutto inatteso e assolutamente non prevedibile provocò un brusco scossone, ma non intaccò la determinazione ad andare avanti. Riunii i membri del gruppo ed indicai quelle che erano le mie intenzioni: continuare comunque senza curarsi troppo di quell’ultima delusione. L’idea principale fu quella di ricostituire un insieme ritmico introducendo nuovamente nell’organico basso elettrico e batteria. Fu per questo che vennero ricontattati Giorgio Battaglia, già bassista in Celeste prima e seconda formazione e Francesco “Bat” Dimasi, anch’egli batterista con Celeste ma soltanto nella seconda formazione, quella più rock e meno onirica e sognante. Furono anche reclutati altri elementi provenienti dalla scena musicale della vicina Ventimiglia, terra da sempre molto feconda e ricca di musicisti di razza. Anche in questo caso gli ex S.N.C., ormai a tutti gli effetti St. Tropez, optarono per un duo già formato ed affiatato, sulla falsariga della coppia Giorgio e Francesco. Per cui vennero reclutati Silvano Cecchini, bassista e amico di vecchia data, e Mimmo De Leo, giovanissimo batterista però già padrone di una tecnica ineccepibile che si esplicava in un drumming robusto e preciso. Fu inoltre data l’opportunità ad un altrettanto giovanissimo batterista, ma questa volta dell’area sanremese, di poter entrare per la prima volta in una sala di incisione per registrare alcune tracce del nuovo repertorio del gruppo. Enzo Cioffi, questo il suo nome (vi suona nuovo?), all’epoca appena quindicenne, fu il primo ad iniziare il nuovo corso dei St. Tropez e fece coppia con Stefano Minutolo alla chitarra elettrica, altro talentuoso musicista purtroppo prematuramente scomparso, e che sarà presente, pochi anni dopo, anche in una delle tracce di “Solare”, mio primo vero album solo: suo lo splendido contributo nel brano intitolato Terra. Enzo e Stefano provarono e quindi registrarono in quell’occasione quella che poteva essere considerata la mia prima vera composizione, intesa come canzone. Si era ormai lontani dalle esperienze di Sistema e Celeste, anche se erano trascorsi pochi anni, ma un nuovo tipo di consapevolezza e tanta curiosità mi avevano spinto ad esplorare nuovi territori. I mesi degli anni che vanno dal tardo 1977 fino a quasi tutto il 1978 furono dedicati alla registrazione di numerosi brani che prima avevano il sapore di semplici provini, ma poi via via che si affinavano nelle strutture e negli arrangiamenti, divenivano a tutti gli effetti testimonianze definitive del nuovo corso che andava delineandosi. Una volta ultimate le registrazioni di quasi tutti i brani, pensai di iniziare a proporre quanto prodotto alle case discografiche. Riuscii a procurarmi diversi appuntamenti presso alcune etichette, prima fra tutte la Phonogram, come si chiamava in quegli anni l’attuale Universal, e poi vi fu anche un incontro con la Cramps di Gianni Sassi. L’interesse per le composizioni fu incoraggiante, ma non si arrivò mai a definire un accordo che potesse far presagire un’uscita discografica. Tuttavia, questa prima esposizione fu importante, in quanto mi consentì di intrecciare importanti relazioni che poi sarebbero state utilissime per intraprendere la mia carriera solistica. Incontrai infatti proprio alla Phonogram quel Giorgio Pertici, direttore artistico molto attento e preparato, che due anni dopo al momento di costituire la Ciao Records, mi chiamerà offrendomi la possibilità di firmare il mio primo contratto e di pubblicare “Solare”.”



Le canzoni:


-       Noccioline, caramelle, gelati: cosmica, eterea, pinkfloydiana.

-       Segnale limpido: squarciata dalla verità, spaziale, metronomica.

-       Il laghetto del cigno: ludica, azzurra, chitarristica.

-       Una necessità di espandere: controtempistica, d’altrove, eretta.

-       Nella cascata: naturalistica, green, rilassante.

-       Tu sei il pianeta: lirica, speranza ovunque, tastieristica.

-       Bollito misto: progressive, luccicante, gioiosa.

-       Icarus: sognante, d’impatto, lampante.

-       Re del deserto: ’80, vogliosa, profondamente suite.

-       Verdure saltate: rockeggiante, amante per amanti MAT2020, vegetariana.

-       Luna in Vergine: batteristica, cinemascope, inalienabile.

-       Il lato sconosciuto: run everywhere, forte, decisa ma decisamente dolce.

-        

Questa l’inside cover del cd datato 1992, con note del “faraone” Mauro Moroni, socio di Perrino nella Mellow Records e collezionista-conoscitore (fra i primi al mondo) del Progressive a 360°:

La formazione:




venerdì 25 giugno 2021

Compie gli anni Carly Simon

La classe è classe.

Happy Birthday Carly!

Wazza

Era il 25 giugno del 1945 quando Carly Simon nacque nel Bronx, la nota contea a nord di Manhattan. Suo padre era il cofondatore della Simon & Schuster - una delle più grandi case editrici statunitensi - e un pianista appassionato di musica classica. La madre di Carly, invece, era una cantante e attivista per i diritti civili. Così, fin da piccola, la Simon venne introdotta al mondo della musica grazie alla grande passione e al grande estro creativo dei suoi genitori.

Purtroppo, però, la sua infanzia non è stata idilliaca: da adulta, la cantante avrebbe rivelato di essere stata vittima di violenza sessuale da parte di un amico di famiglia quando era ancora una bambina. Probabilmente in seguito a questo evento traumatico, da ragazzina iniziò a balbettare e venne sottoposta dai genitori a diverse visite psichiatriche con relative cure che, però, non portarono a nulla di buono.

Finché un giorno, forse per puro caso, Carly si rese conto che la cosa che le veniva più naturale era cantare: in effetti, quando cantava i balbettii si fermavano e (come spesso accade a molte persone che soffrono di balbuzie) riusciva a cantare senza problemi.

Iniziò così a scrivere canzoni utilizzando il canto come mezzo espressivo per superare il senso di soffocamento che le dava il parlato comune. 

Nella seconda metà degli anni 60, queste canzoni divennero la base per creare un gruppo con sua sorella Lucy, le Simon Sisters. Dopo un paio di dischi di scarso successo commerciale, tuttavia, Lucy si ritirò dal palcoscenico per dedicarsi alla famiglia.

Così, nel 1970, Carly ottenne il suo primo contratto discografico come solista con la Elektra Records senza sapere che, di lì a poco, sarebbe diventata una vera e propria icona di quel magico decennio. 

Il suo primo album, CARLY SIMON, venne pubblicato nel marzo del 1971 e conteneva la sua primissima hit che entrò nella top 10 del periodo That's the Way I've Always Heard it Should Be, un componimento che prende spunto dalla musica classica tanto cara al padre di Carly per trattare argomenti di estrema importanza relativi all'infanzia e alla giovinezza dell'artista.

Fu poi la volta del suo secondo album, ANTICIPATION, che venne pubblicato nel novembre dello stesso anno e che, proprio come il suo predecessore, conteneva una hit di grande successo. In questo caso si tratta del lead single Anticipation, pezzo diventato molto famoso anche perché inserito in diversi spot pubblicitari dell'epoca. Il testo, scritto nel giro di 15 minuti, parla dei sentimenti della giovane artista poco prima di incontrare il collega cantautore Cat Stevens per un appuntamento.

Ma ecco, finalmente, l'arrivo del successo: fu You're So Vain a spingere Carly Simon in cima alle classifiche dell'epoca e a renderla un'icona di quegli anni nell'immaginario collettivo.

Il brano venne pubblicato nel novembre del 1972 e ottenne un successo immediato anche grazie a quell'aura di mistero dalla quale è avvolto il testo: si parla di diversi uomini, probabilmente tre, talmente vanitosi da pensare che certamente quel pezzo era stato scritto dalla Simon proprio per loro. L'identità di questi uomini non venne mai svelata fatta accezione per uno, l'attore statunitense Warren Beatty.

Così, partì la caccia all'uomo con la quale i fan della Simon tentarono di identificare i personaggi incriminati. La Simon stessa giocò sull'argomento lasciando diversi indizi come, per esempio, alcune lettere contenute nel loro nome. Nel 2003, durante un'asta di beneficenza, Carly Simon riuscì perfino a vendere la possibilità di conoscere il nome di una o più persone delle quali parlava nella sua hit al migliore offerente a condizione che tenesse il segreto per sé.

La particolarità della canzone sta anche nella partecipazione di alcune personalità di spicco come il famoso musicista e produttore tedesco Klaus Voormann al basso e Mick Jagger che contribuì come corista anche se non viene menzionato nei credits. 

Tornando ai misteriosi uomini protagonisti del brano, la matassa non è stata ancora sbrogliata ma, se volete cimentarvi nell'impresa, ecco, qui sotto, la hit in questione.

(Alessia Marinoni) 

 





Compie gli anni Ian McDonald


Compie gli anni oggi, 25 giugno, Ian McDonald, polistrumentista.

Dopo varie esperienze giovanili, nel 1969 fondò insieme a Robert Fripp, Greg Lake, Michael Giles e Pete Sinfield, i King Crimson: il loro primo album rivoluzionò il mondo della musica.

Insieme al batterista Mike Giles realizzò un altro piccolo capolavoro, l'album "Mc Donald and Giles".

Ma fu con i Foreigner, gruppo americano, che risollevo le sue finanze!

Da qualche anno è tornato nel giro prog con i Tokio Tapes di Steve Hackett, e per un po’ di tempo ha rimesso su la band di amici, i "21st Century Schizoid Band".

Happy Birthday Ian!
 Wazza

King Crimson

Mc Donald & Giles

Foreigner





giovedì 24 giugno 2021

Ariccia: Festival degli Sconosciuti

ARICCIA-RITA PAVONE PREMIA, INSIEME CON TEDDY RENO, IL CANTANTE DINO AL FESTIVAL DEGLI SCONOSCIUTI DEL 1963

Se in America avevano “Woodstock” e in UK “Isle of Wight”, in Italia avevamo “La festa degli Sconosciuti”. Ma non lo dico con ironia, la Festa degli Sconosciuti, madre di tutti i “talent show” di televisiva memoria, fu una geniale intuizione del cantante-discografico Ferruccio Ricordi alias Teddy Reno.

Ariccia, piccolo borgo dei castelli romani, conosciuta all’epoca solo per la “porchetta” e il “ponte dei suicidi”, diventò negli anni ’60 il centro della musica e spettacolo.

Oltre ai tanti debuttanti venivano big della canzone, del cinema, teatro, cultura e politica. Vedere dal vivo i Rokes, Mal con i Pimitives, per me pischello di provincia era “fantascienza”, sicuramente fu il mio imprinting, capelloni e chitarre elettriche segnarono il mio futuro in fatto di gusti musicali!

Uno spettacolo che portava ad Ariccia migliaia di persone da tutta Italia,ma spazzato via dagli anni ’70, dalle contestazioni, austerity, terrorismo… all’improvviso diventammo tutti più seri. 

Di tutto un Pop…

Wazza

Festival degli Sconosciuti di Ariccia - Ivan Cattaneo (1967)

 THE ROKES

Bobby Posner Mike Shepstone Shel Shapiro Johnny Charlton

Ospiti d'onore al Festival degli Sconosciuti di Ariccia nel 1966

THE SLENDERS

Il complesso di Riccardo Fogli - il primo seduto da sinistra -

classificatosi al secondo posto alla manifestazione musicale

I Rokes al Festival degli Sconosciuti di Ariccia

La musica è un linguaggio universale e chi ne possiede le doti ha, o ha avuto, motivo di poterne fruire a larga gratificazione, anche se in modo dilettantistico. A tale proposito voglio rammentare una parentesi di vita personale che, comunque, fa parte di un più vasto mosaico. Gli anni '60 furono definiti "favolosi" poiché l'economia era in forte sviluppo, anche se quel periodo fu portatore di effervescenze sociali e politiche. I giovani volevano cambiare il mondo … come oggi. Ma per rimanere nel campo musicale, desidero ricordare un'esperienza che mi tocca da vicino. Da alcuni anni, in quel tempo, suonavo il bassetto elettrico (come quello dei Beatles) in una band che, allora, chiamavamo complesso.

Nel 1969 partecipai al "Festival degli sconosciuti" che si teneva ad Ariccia (RM), una manifestazione canora ideata da Teddy Reno (Ricordi) nel 1961, residente nel Comune omonimo, e con l'intento di scoprire nuovi talenti. nel 1962 il Festival fu vinto da Rita Pavone che, in seguito diverrà moglie di Teddy. Tale manifestazione, nel suo excursus di diversi anni fece conoscere e salire alla ribalta diversi artisti che susseguentemente assaporarono il successo. Fra i tanti: Marcella Bella, Mal, Ivan Cattaneo, Claudio Baglioni, Rita Pavone … e tanti altri. Ma veniamo alla cronaca di quell'anno cui partecipai.


FONDO DIAL / FESTIVAL DELLE VOCI NUOVE AD ARICCIA

Il ministro Folchi in platea: racconta la legenda che per far star comodo l’onorevole e signora, fu portato in pizza il divano buono di un “facoltoso” ariccino, all’epoca uno dei poche che si potesse permettere un divano!


 

Verso fine agosto del '69 – per la precisione il 31 -, il complesso composto da Riki Naso (voce), Giordano Lucchini (tastiere), Sergio Bersani (batteria), Marco Manoni (chitarra solista), Gianpiero Dèlmati – alias Bobo – (bassetto), raggiunse la località in oggetto in macchina partendo da Milano. Superate le audizioni e conseguentemente le selezioni dell'8° edizione, proponemmo la nostra performance al numeroso pubblico in piazza (circa 4.000 presenze), fra cui diversi artisti quali: Linda Christian Power, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Barbara Buchet, il famoso sarto di allora Schubert e altre personalità dello spettacolo … ci accolse lo sterminato palco per la finalissima, domenica 31 agosto, sera. L'emozione provata non è descrivibile, è rimasta comunque nel cuore, indelebile fino a oggi. La carica di adrenalina era alle stelle. Eseguimmo la canzone: "Solo, io sono solo" di … non ricordo, ma rammento benissimo l'entusiasmo del pubblico. Il calore partecipativo degli astanti ci mandava in visibilio. Al termine il cuore di ciascuno di noi batteva forte al fine della grande emozione provata, e per l'attesa del verdetto che la Giuria, congiuntamente all'intensità degli applausi, avrebbe pronunciato.


Domenico Modugno colto con Franca Bettoja durante il Festival degli sconosciuti di Ariccia

Qualche minuto di attesa spasmodica. Meritammo il 3° posto. Teddy Reno premia i vincitori: 1° classificato "Complesso Beba e le racchie" (forse uno dei primi complessi al femminile); 2° Eugenio Castaldo e aL 3° Riki e il suo Complesso, ex equo con Lucilla Galeazzi.  Comunque si pensi, tale partecipazione ha arricchito il mio animo regalandomi emozioni difficilmente ripetibili. Di là dei personalismi e delle considerazioni casuali, Ariccia e il suo Festival degli sconosciuti, rimangono un coriandolo colorato nella storia della musica italiana.

 Gianpiero Dèlmati

I “provini” con Teddy Reno

Checco Garbari... settembre 1963, prato della Rca, 2°festival degli sconosciuti di Ariccia... Kings, Misfits, Dino, Rita Pavone, Teddy Reno... Tutti gli altri...



 

mercoledì 23 giugno 2021

GIOIELLI NASCOSTI 2.0-Riccardo Storti commenta "Black Water" (1989), di The Zawinul Syndacate

GIOIELLI NASCOSTI 2.0

 The Zawinul Syndacate- "Black Water"

(CBS, 1989)

Di Riccardo Storti

Un album un po' perso nella nebbia ma che merita certamente una rivalutazione quando si parla di Joe Zawinul, il papà dei Weather Report, qui alle prese con il bis della sua nuova incarnazione bandistica ovvero The Zawinul Syndacate.

Fine anni Ottanta, Peter Gabriel sta mettendo su la sua officina dei sogni e dei suoni dal mondo (la Real World). Zawinul, pur da un altro emisfero sonoro, si muove più o meno sulla stessa strada, fissando con questo album una via ethno per la fusion, una sorta di jazz-rock panmusicale, rispettoso di qualsiasi tradizione musicale, meglio se meno nota o lontana dal mainstream. Lo si era già visto in Immigrants del 1988 e, ancora prima, nel suo secondo solista Di-a-lects.

Con Black Water, la ricetta non cambia: una bella selva di tastiere avveniristiche dotate delle prime campionature digitali (quindi frutto di ricerche non solo tecnologiche, ma anche etnomusicali) che si affiancano ad un parterre percussionistico da paura e vocalist di pregio. A completare il microcosmo zawinuliano Scott Henderson alla chitarra e Gerald Veasley al basso.

Si parte con il ripescaggio della vecchia Carnavalito (qui dal vivo e già presente in Di-a-lects del 1986) poi c'è l'Africa particolare di Black Water, resa ancora più vivace da un comparto corale degno dei contemporanei Manhattan Trasfert. In Familial (da un testo di Prévert) Zawinul combina l'elettronica con un'idea musicale totalmente etnofonica: lo stesso uso del vocoder è spiazzante ma non stride, così come il controcanto ipercinetico di una tastiera che sembra imitare una zanza (strumento africano).

La fisarmonica è protagonista di Medicine Man: c'è lo swing elettrico dei Weather Report ma, talvolta, i pattern ritmici rimandano a qualcosa di indiano, la stessa chitarra di Henderson si muove su scale jazz-blues ma con le mosse di un raga. Stupefacente.

Poliritmi e armonie contrastanti sono gli ingredienti di In the Same Boat: due melodie vocali simili a canti rituali africani, uno strano bordone baritonale quasi tibetano, ritmi elettronici ossessivi e improvvisazioni fusion al sintetizzatore che simula uno strumento a fiato. Il tempo è in 3/4, ma basta che entri il coro o qualche frammento modulante perché tutto venga messo felicemente in discussione.

Toccanti ed efficaci i due omaggi a Monk (Monk's Mood e Littke Rootie Tootie). Chiusura in bellezza con They Had a Dream (la chitarra con lo slide chiama America, ma la melodia potrebbe essere un ennesimo canto di lavoro perpetuo dei soliti sfruttati) e con And So It Goes (percussioni e campionature di kora... sembrano quasi i titoli di coda di un film che sta finendo).

Black Water è uno di quei lavori di vero peso nell'evoluzione della fusion, grazie anche ad aperture creative che rendono onore al genio inesauribile di Zawinul.

Assolutamente da riscoprire. 




martedì 22 giugno 2021

Alessandro Casalini- "Fedeli Al Vinile- Una Divertente Commedia Umana a 33 giri", di Fabio Rossi

 


Alessandro Casalini- Fedeli Al Vinile- Una Divertente Commedia Umana a 33 giri

 (2019) – ed. Libro/Mania

Di Fabio Rossi


Negli ultimi anni abbiamo assistito a un gradito, quanto inaspettato, ritorno in auge del vinile. Tra i fattori che hanno contribuito a questa rinascita vanno citati la crisi endemica in cui è precipitato il CD e una sensibile attenuazione dell’euforia che aveva colpito un po’ tutti riguardo il famigerato formato mp3.

C’è chi ha afferrato l’occasione di tale momento propizio e, armato di coraggio e passione, ha tentato la fortuna investendo sull’avviamento di un’attività commerciale volta alla rivendita dei vinili, proprio come quelle che si trovavano fino agli anni Novanta, dove poter scegliere e acquistare i tanto ambiti 33 e 45 giri.

È ancora prematuro stabilire se il fenomeno sarà transitorio o se è destinato a crescere, fatto sta che attualmente il movimento è in evoluzione e di ciò ne siamo ben felici.

Nel periodo in cui esplose la diffusione del programma Napster numerosi esercenti furono costretti a malincuore a chiudere i battenti. All’inizio del nuovo millennio gli utenti prediligevano di gran lunga la musica cosiddetta “smaterializzata” dedicando il loro tempo a scaricare selvaggiamente sul proprio pc, talvolta illegalmente, intere discografie di qualsivoglia artista; ormai in pochi spendevano denaro per i CD e i dischi.

Riferendosi a quel preciso periodo storico, lo scrittore romagnolo Alessandro Casalini, già autore di volumi quali ZeroDecibiel (2017) e il Mago del Nulla (2018), ha pubblicato il romanzo Fedeli al Vinile - Una Divertente Commedia Umana a 33 giri.

La storia si svolge a Cesenatico all’interno del piccolo negozio di dischi VinylStuff gestito da Tata e Hi-Fi, due simpatici e a dir poco bizzarri personaggi. Il locale è paragonabile ad un Bar dello Sport - solo che lì si parla di calcio e non del mondo delle sette note - ed è frequentato da soggetti piuttosto stravaganti come Plutarco, che afferma di aver suonato con i Pink Floyd al concerto di Venezia del 1989, il Professore un ex insegnante di fisica convinto di essere Einstein e Marione che trova i suoi vinili preferiti con il suo proverbiale “tocco magico”.

Tata e Hi-Fi, però, rischiano seriamente di dover gettare la spugna e chiudere il loro amato esercizio perché impossibilitati a fronteggiare l’astro nascente di Napster e, come si sa, “Senza soldi non si canta Messa”. Sembrerebbe una situazione senza via d’uscita, ma sfruttando l’incredibile capacità di Hi-Fi, che consiste nel ricordare ogni singola uscita su vinile sia inglese che americana degli ultimi cinquant’anni (album, autore, data registrazione, etichetta, tracklist comprensiva della durata dei brani e formazione) una chance pare concretizzarsi all’orizzonte; tuttavia, è un susseguirsi di circostanze che darà una svolta clamorosa alla vicenda.

Non aggiungiamo altro se non il fatto che sarà determinante l’entrata in scena di una star del Rock!

Il libro, finalista alla seconda edizione di “Fai Viaggiare La Tua Storia”, è divertente, piacevole alla lettura ed è una chiara manifestazione di affetto di Alessandro nei confronti del vinile, come da lui stesso esplicitato nella parte relativa alle note e nei ringraziamenti. La sua scrittura è semplice, a volte un po’ piccante ma con gustosa ironia riesce a strappare al lettore più di un sorriso.

L’autore ha pubblicato nel 2020 un nuovo libro intitolato Febbre da Vinile - Una esilarante avventura ad alta fedeltà (Libro/Mania), ambientato negli U.S.A., con protagonisti Hi-Fi e Tata.




lunedì 21 giugno 2021

Compie gli anni Ray Davies

Compie gli anni oggi, 21 giugno, Ray Davies, chitarra, voce, autore e fondatore dei mitici “The Kinks”.

Sembra stano ma si legge poco di questo “genio” della musica, forse “schiacciato” dalla popolarità dei più famosi coetanei appartenenti ai Beatles, Rolling Stones, The Who, ma ha scritto album e singoli brani che entrano di diritto nella storia del rock.

Happy Birthday Ray!

Wazza

-Una cover di All Day and All of the Night versione metal è stata inserita nell'album di esordio Time Tells No Lies del gruppo Praying Mantis (1981) 

-Apeman è stata inserita da Fish nell'album Songs from the Mirror (1993). 

- Till the End of the Day è stata incisa in italiano (con il titolo Nessuno potrà ridere di lei) dai Pooh, nel loro primo album Per quelli come noi. 

-  Days e Death of a Clown sono state interpretate dai Nomadi nell'album I Nomadi (1968), col titolo di Un figlio dei fiori non pensa al domani e Insieme io e lei.

 

-A Well Respected Man è stata utilizzata nella colonna sonora del film Juno. 

-You Really Got Me è stata utilizzata come colonna sonora della serie tv Romanzo Criminale 2. Il gruppo californiano dei Van Halen la incluse in versione Hard rock nel loro primo album omonimo (1978). 

-Di Where Have All the Good Times Gone David Bowie realizzò una cover per l'album Pin Ups; successivamente è stata anch'essa reinterpretata dai Van Halen che l'hanno inserita in Diver Down (1982). Lo stesso Bowie registrò anche una cover del brano Waterloo Sunset durante le sessioni per l'album Reality del 2003. La sua versione fu inserita come bonus track nella versione estesa dell'album.


-Tired of Waiting for You è stata interpretata dal gruppo statunitense The Flock con una pregevole introduzione al violino di Jerry Goodman (successivamente membro della Mahavishnu Orchestra) nel loro omonimo album d'esordio ed è stata incisa dall'Equipe 84 col titolo Sei felice nel 1965. Successivamente la traccia è stata ripresa dai Green Day che la pubblicarono sull'album Shenanigans del 2002. 

-A Well Respected Man è stata rifatta in italiano dapprima negli anni sessanta dai Pops col titolo di Un uomo rispettabile, successivamente da Gli Avvoltoi negli anni Ottanta.


-Sunny Afternoon è stata reinterpretata da Kelly Jones degli Stereophonics. 

-All Day and All of the Night e Sunny Afternoon sono presenti nella colonna sonora del film I love Radio Rock 

-Everybody's Gonna Be Happy è stata oggetto di cover da parte dei Queens of the Stone Age nell'album Songs for the Deaf. 

-Sunny Afternoon è stata incisa in italiano dai Nuovi Angeli nel 1966 con il titolo L'Orizzonte è azzurro anche per te.


-David Watts, è stata incisa dai Jam, il gruppo capitanato da Paul Weller, ed inclusa nel loro terzo album All Mod Cons (1978).

-Andy Taylor inserì la canzone Lola nel suo album di cover Dangerous (1990) 

-The Raincoats inserirono la cover di Lola nell'omonimo album di esordio del 1979.


THE KINKS su Ciao 2001, giugno 1970