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martedì 23 aprile 2024

Gli YES il 23 aprile 1974 al Palasport di Roma

Annuncio del concerto pubblicato su "Ciao 2001"

23 aprile 1974, unico concerto degli Yes al Palasport di Roma

Di tutto un Pop…

Wazza

YES Palasport Rome 1973

Live at Palazzo dello Sport (PalaEur), Roma

April 23rd, 1974


Tracklist:

01 Firebird Suite

02 Siberian Khatru

03 And You And I

04 Close To The Edge

05 The Revealing Science of God

06 The Ancient

07 Ritual

Last live performance of the 'Tales From Topographic Oceans' Tour

Personnel:

Jon Anderson (lead vocals, percussion, harp, guitar)

Chris Squire (bass, back. vocals)

Steve Howe (guitar, back. vocal)

Alan White (drums, percussion, back. vocals)

Rick Wakeman (keyboards)



Alan White; Roma, 23 aprile 1974 (foto: "Gong")


 



Banco del Mutuo Soccorso - "...di terra"


Racconti sottoBanco

..."Nei suoni e nei  silenzi... di terra"

Veniva stampato il 23 aprile 1978 "... di terra".
Album registrato negli studi Trafalgar, dopo faticose sedute, con l'Orchestra dell'Unione musicisti di Roma, diretta da Vittorio Nocenzi.
Scelta coraggiosa e azzardata, un disco solo strumentale, privando la musica della voce di Francesco Di Giacomo.
Sulla copertina campeggia un grosso pomodoro, con anelli e scia stellare, come fosse un pianeta. L'idea originale fu di Rodolfo Maltese - poi rifinita nello studio grafico di Mario Convertino-, a rappresentare il disco come "un prodotto della terra"!
Il disco fu un vero e proprio spartiacque che spiazzò i fan del Banco, per molti un flop, per altri un capolavoro, avanti con i tempi, quello che anni dopo chiamarono "New Age".
Album non facile da "digerire" - ammetto di avere fatto fatica ad ascoltarlo - ed è rimasto parcheggiato negli scaffali per molto tempo prima di averne potuto apprezzare le infinite sfumature, come merita.
Amo molto "Terramadre", con la tromba di Rodolfo e i tocchi di tastiere dei fratelli Nocenzi. "Ne più di un albero, non meno di una stella", introdotta dal piano di Gianni Nocenzi, e le divagazioni jazzistiche, con l'inserimento del sax contralto, del "compianto" Alan King.


Banco negli studi Trafalgar, durante le registrazioni

Un album pieno di sfumature, di cambi di tempi musicali, quasi ad esprimere le ansie e i dolori dell'essere umano.
Fu l'ultimo lavoro di Renato D'Angelo come bassista, che lascerà il gruppo poco dopo.
L'album avvolto nel mistero (non c'erano le fonti di informazioni, veloci come oggi), fu presentato dal vivo in anteprima a Villa Ada a Roma, in una strana giornata iniziata con un caldo asfissiante, tramutatasi poi in un violento temporale, quasi ad anticipare i temi dell'album!
Il pubblico resistette un'ora in silenzio, poi partì qualche fischio, che si placò quando salì sul palco Francesco di Giacomo, e il gruppo propose i suoi "cavalli di battaglia".
Album che ricevette consensi positivi dalla critica, e dimostrò ancora una volta la grande capacità compositiva di Vittorio e Gianni Nocenzi, autori delle musiche… da rivalutare.
Wazza







Tanti auguri a David Cross


Ha compiuto gli anni ieri, 23 aprile, David Cross, violinista britannico famoso per aver fatto parte dei King Crimson dal 1972 al 1974.
Lascia il gruppo per incomprensioni con Robert Fripp e si dedica alla musica per teatro.

Negli anni '90 torna a suonare progressive rock, l'ultimo lavoro è del 2016 in coppia con David Jackson; è stato special guest, nell'ultimo tour delle Orme.

E professore alla London Metropolitan University.

Happy Birthday David!
Wazza








I due David, Cross e Jackson

lunedì 22 aprile 2024

SELF PORTRAIT- “Fishes Were Everywhere”-Commento di Andrea Pintelli


SELF PORTRAIT- “Fishes Were Everywhere”

Andromeda Relix

Di Andrea Pntelli


Lo scorso 19 gennaio è uscito, per Andromeda Relix, il disco d’esordio dei parmensi SELF PORTRAIT, dal titolo “Fishes Were Everywhere”. Arrivato dopo anni di gestazione, suona personalissimo e ben strutturato nelle melodie, nonché nella propria profonda espressività. Il gruppo di questi miei concittadini nasce nel 2015, con il preciso intento, reso palese fin dal proprio nome, di dare riscontro di sé ai massimi livelli, tramite trame sonore di sicuro impatto e intensa fantasia come base di partenza. Affinatisi tecnicamente durante questi anni, si sono amalgamati nella loro idea di musica, individuata come comun denominatore del proprio sentire. Nessuna emulazione, quindi, ma echi di un certo Progressive anni ’80 e dei grandi gruppi nostrani degli anni ’70 con cui i ragazzi si sono formati. D’altronde ogni artista parte apprendendo lezioni dalla vita e ponendo riferimenti ai propri gusti: nessuno è immune al passato.

L’album si apre con “Moontrip”, fondato su un ipnotico giro di basso a tracciare la linea sonora. Via via si inseriscono gli altri strumenti, con estrose tastiere a dipingere questo primo ritratto. Quel che colpisce fin da subito è l’attenta qualità dei suoni e una vivace creatività d’insieme. La voce non è mai invadente, in un esercizio che premia il risultato finale. 

Tiergarten” prosegue il discorso in maniera mirabile, aggiungendo bizzarria e stravaganze, sia nella comunicatività, che nei vari passaggi che costituiscono il brano. Un gioco delle scatole cinesi ben costruito, con tempi e controtempi, accelerate improvvise che fanno da contraltare a tempi obliqui, ad alternarsi in questa mini-suite che esalta le capacità dei membri della band.

Enoch” ha un andamento che farà piacere a tutti i fan del Prog, ossia il pezzo parte e il resto è tutta una sorpresa. I Self Portrait donano ricchezza istantanea, senza ombra di dubbio, e il risultato è palesemente brioso. Un fattore che emerge è l’equilibrio che riescono a donare alle loro composizioni, senza mai mettere in primo piano assoli snervanti e talvolta inutili, che troppo spesso inondano alcune branche della nostra amata musica.

Croup And Vandemar”, con deliziosi arpeggi di chitarra, principia soave, leggero (ma non banale), giusto nel suo incedere. Variazioni sul tema, care ai nostri, restano sempre in ambito di un’innata musicalità, raggiunta grazie al loro affiatamento; il tutto suggellato da aperture melodiose e slanci luccicanti di notevole fattura che ne innalzano i contenuti.

Nine Magpies And A Black Cat” è soffuso, a tratti intriso di mistero, perfetto nelle sue motivazioni di fondo. Otto minuti che volano e fanno volare verso miriadi di colorazioni dell’anima, riflessi profumati di vita che i Self Portrait riescono a ricreare. Qui la sezione ritmica è di una rotondità ch’è un piacere vero poterla ascoltare, le tastiere ricamano meraviglie d’altri tempi, la chitarra detta ritmo e impressioni, la voce è più eloquente ed efficace che mai. Signori, una grandissima canzone.

Discount My Time”, ultimo quadro dei Self Portrait, è evoluzione e follia, vigore e poesia, estro e fascino. Un piccolo bignami del come saper utilizzare bene e con preparazione tanti (ma non troppi) tempi e metriche nella stessa traccia. Per chi scrive, successivamente, vi è uno dei migliori assoli di chitarra/tastiere degli ultimi anni. Anzi, quasi oggettivamente.


Inutile affermare di fare vostro questo disco, che innalzerà i vostri sensi di gioia e felicità

Abbracci diffusi.

Tracklist:

1 – Moontrip

2 – Tiergarten

3 – Enoch

4 – Croup And Vandemar

5 – Nine Magpies And A Black Cat

6 – Discount My Time



Line-up:

Marco Fulgoni-voce e chitarra

Martino Pederzolli-basso

Giorgio Cimino-sintetizzatori e organo

Luigi Mazzieri-batteria

 



Grande festa nella casa di Renato D'Angelo


Nozze d'oro per il mitico Renato D'Angelo - indimenticato bassista del Banco - e sua moglie Rosy (1974-2024).

Congratulazioni 🍾🥂😍

La foto è stata pubblicata con il consenso di Renato (by kind permission of Wazza)



Il 22 aprile 1945 nasceva Demetrio Stratos

Gli Dei se ne vanno, gli arrabbiati restano!

Buon compleanno Demetrio…

Wazza

Demetrio Stratos, alias Efstràtios Dimitrìu (nato il 22 aprile 1945), è una delle figure più iconiche e leggendarie della storia del rock "colto" - ma anche della musica (italiana e non).

Il cantante, polistrumentista e musicologo di origine greca (poi naturalizzato italiano) è notissimo per essere stato frontman prima de I Ribelli e poi degli Area - una vera istituzione nei generi fusion e prog rock. Ma nel contempo si è dedicato a numerosi altri progetti, lavorando e collaborando con tanti colleghi e sperimentatori del suono.

Con gli Area incise cinque album fra il 1973 e il 1978 - anno in cui abbandonò la band per dedicarsi totalmente ai suoi studi nel campo della ricerca vocale. In questo ambito era riconosciuto come un'autorità e infatti subito inanellò una serie di contatti e collaborazioni con John Cage (che lo invitò a esibirsi al Roundabout Theatre di New York), Merce Cunningham, la Dance Company, Andy Warhol, Jasper Johns...

Ma purtroppo la tragedia era in agguato. Nel 1979, infatti, Stratos - appena trentaquattrenne - venne colpito da una forma gravissima di anemia aplastica (ossia una insufficiente produzione, nel midollo osseo, di cellule del sangue di tutti i tipi). Andò a farsi curare presso il Memorial Hospital di New York, dove con costose terapie e un trapianto di midollo osseo sembrava che avrebbe potuto ritrovare la propria salute. Ma, proprio alla vigilia di un grande concerto organizzato da amici musicisti italiani (fra cui la PFM) per raccogliere fondi da destinare a pagare la degenza di Stratos, lui morì.

Era il 13 giugno del 1979.






domenica 21 aprile 2024

Nel ricordo di Sandy Denny


Il 21 aprile del 1978 ci lasciava Sandy Denny, folk-singer, una delle voci più belle del panorama folk inglese.

Per anni cantante dei Fairport Convention, con i quali ha inciso "Liege & Lief", capolavoro e patrimonio dell'Unescu, lavoro in cui finalmente si levano di dosso l'influenza west-coast dei primi album, e trovano una loro identità musicale.

Dopo l'uscita dai Fairport formò con il marito Trevor Lucas i Fotheringay, ma la cosa non decollò. 
La sua travagliata storia con il marito la portò piano piano all'autodistruzione attraverso l’abuso di alcool.
Morì cadendo dalle scale per un'emorragia cerebrale, a soli 31 anni... lasciandoci in eredità la sua bellissima voce.
... per non dimenticare!

Wazza







21 Aprile nel ricordo di Francesco Di Giacomo




21 aprile

Ci sarai sempre

Buon viaggio maestro

Wazza








 

sabato 20 aprile 2024

Quando Ivano Fossati suonava il flauto!


Quando Fossati suonava il flauto! 

Tratto da “Qui Giovani” 20 aprile 1972


Prima di diventare il grande cantautore che tutti conosciamo, Ivano Fossati, dopo la partecipazione con i Delirium al festival di Sanremo del 1972, veniva spesso criticato in quanto “clone” di Ian Anderson.

Evidentemente questi “giornalari” non avevano mai visto i Jethro Tull negli anni’70.

Non basta avere un flauto in mano per essere Ian Anderson!

Di tutto un Pop…

Wazza







venerdì 19 aprile 2024

Il compleanno di Paolo Carta


Compie gli anni Paolo Carta. Forse non tutti sanno che oltre ad essere marito e produttore di Laura Pausini, è anche un bravissimo chitarrista che ha suonato nell'album "Non mettere le dita nel naso", di Francesco di Giacomo, partecipando al tour conseguente…




Pink Floyd al Piper di Roma il 19 aprile 1968

Mentre in Inghilterra usciva il loro quarto singolo, 'It Would Be So Nice', scritto da Richard Wright, con 'Julia Dream' di Roger Waters sul lato B, i Pink Floyd, il 19 aprile 1968, tenevano il loro primo concerto in Italia, precisamente al Piper di Roma.

Di tutto un Pop…

Wazza

Cosa succede quando un luogo cult romano, icona della musica e del boom economico degli anni Sessanta, ospita una delle band più famose e longeve al mondo? Nessuno se ne ricorda.

È la storia incredibile della prima esibizione italiana dei Pink Floyd, avvenuta il 18 e 19 aprile del 1968 al Piper Club di Roma, per un totale di due date, quattro concerti – due per giorno alle 17 e alle 22 – e pochissime testimonianze di questo storico evento. E dire che ai tempi, il gruppo era nato già da tre anni, aveva pubblicato l’album ‘The Piper at the Gates of Dawn’ nel 67, e, nel gennaio del 68, aveva preso tra le sue fila David Gilmour per aiutare il fondatore Syd Barrett – diventato ingestibile a causa dei suoi problemi mentali – del quale poco dopo prese il posto, diventando un pilastro della band. 

foto che circolano sul web dei Pink Floyd realizzate nel backstage del Piper Club di Roma nell'aprile 1968

A ricordare l’evento, confermando vecchi racconti, sono stati gli stessi musicisti sulla loro pagina Facebook qualche anno fa: “In questo giorno nel 1968, i Pink Floyd suonarono al Piper Club di Roma, in Italia, un’insolita location situata in una cantina, con una lunga scala per accedervi”.

Conferma scritta con tanto di foto annessa che, invero, non ritrae Waters e compagni. Di quel periodo, esistono solo alcune riprese video, fatte il 6 maggio dello stesso anno durante una loro esibizione al Palazzo dello Sport dell’Eur per l’International Pop Festival, e il bootleg Pink Floyd ‎– Fountains of Rome (Etichetta Black Panther Records). L’album, però, non chiarisce definitivamente le cose; sul retro, infatti, oltre alle tracce suonate (Scream The Last Scream, Astronomy Domine, Interstellar Overdrive, Let There Be More Light, Set The Controls For The Heart Of The Sun), è scritto che la registrazione fu fatta al Piper il 6 maggio del 1968 (non il 18 e 19 aprile) e la formazione dei Pink Floyd riporta il nome di Syd Barrett che, ai tempi, era stato già sostituito da Gilmour.





giovedì 18 aprile 2024

Osanna: "Preludio, Tema, Variazioni e Canzona"


Usciva nell’aprile del 1972 l'album "Preludio, Tema, Variazioni e Canzona" colonna sonora del noir “Milano Calibro 9”, film di Fernando di Leo, eseguita magistralmente dagli Osanna, con gli arrangiamenti del maestro Luis Bacalov.

Di tutto un Pop…
Wazza




Questo lavoro, composto nel 1971 dagli Osanna insieme al maestro Luis Bacalov, è la colonna sonora del film di Fernando Di Leo "Milano Calibro 9".
Purtroppo, non ho mai potuto vedere il film e quindi non so come una colonna sonora di questo genere si incastri nelle scene, perciò mi limiterò a commentare solo il lato musicale. Gli Osanna hanno da poco pubblicato il loro primo LP "L'Uomo", quando iniziano le registrazioni di questo album. Luis Bacalov si affianca alla band in fase di scrittura in 3 brani (Preludio, Tema e Canzona) e arrangia le intere partiture per orchestra.
Questo lavoro è contemporaneo al "Concerto Grosso" dei New Trolls, ma si discosta per una maggiore influenza rock. Anche se è considerato un lavoro inferiore a "L'Uomo" o "Palepoli", questo album ha il pregio di unire in soli 30 minuti tutte le influenze del sound degli Osanna.
"Preludio", dopo l'introduzione di flauto, presenta un'alternanza di parti orchestrali (violini e pianoforte) e di altre più hard (il resto della band) su cui viene ricamato il primo assolo di flauto. Il piano introduce "Tema", canzone che, al contrario della precedente, ammalgama l'anima più sinfonica e quella più hard in un'atmosfera lenta e struggente. Ci troviamo di fronte così alla prima delle 7 variazioni, in cui su una base tipicamente hard rock si innestano assoli jazz di sax e un coro gregoriano.
La seconda variazione è divisa in 3 parti: una prima lenta e vagamente psichedelica (grazie all'uso dello xilofono), una seconda acustica dove a sorpresa si sente per la prima volta la voce del cantante e la terza dove torna il tema della prima che diventa molto più ritmata nel finale grazie all'assolo della chitarra.
Le variazioni III e IV formano insieme una sola canzone: la III è dominata da un velocissimo assolo di flauto su una base di batteria e chitarra acustica, mentre la IV, introdotta sempre dal flauto, sfocia in un pezzo hard con degli strani vocalizzi nella parte centrale. Mentre la 5° variazione è un intermezzo per violini e batteria, la 6° varia da momenti duri ad altri più lenti in cui si sente nuovamente la voce, anche se filtrata.
L'ultima variazione non aggiunge nulla di nuovo e ripropone alcune fasi delle variazioni precedenti. Chiude l'album la stupenda "Canzona", a mio parere il miglior brano mai composto dagli Osanna, una bellissima ballata (cantata) per orchestra in cui la parte da protagonista la fa il piano, che scandisce il ritmo quando ci sono le incursioni di violini, flauti o chitarra e che sorregge il brano quando c'è solo la voce.
Una delle migliori colonne sonore che abbia mai sentito.



mercoledì 17 aprile 2024

Strane coincidenze per gli ex Beatles il 17 aprile del 1971

Era il 17 aprile del 1971, quando gli ex Beatles, ormai avviati a carriere soliste, si trovano per la prima volta tutti e quatto in classifica con un proprio singolo.

Paul McCartney con "Another Day", John Lennon con "Power to the People", Ringo Starr con "It Don't Come Easy" e George Harrison con "My Sweet Lord".

Di tutto un Pop…
Wazza




 





martedì 16 aprile 2024

METRONIMIA – CALEIDOSCOPIO ASTRALE, di Evandro Piantelli


METRONIMIA – CALEIDOSCOPIO ASTRALE

 (KEYRECORDS, 2024)

Di Evandro Piantelli

 

Quando mi capita tra le mani il disco d’esordio di un giovane gruppo italiano sono sempre un po’ in difficoltà perché (e non credo di essere l’unico) vorrei subito inquadrarlo in un “genere” musicale ben definito. È il risultato di tanti anni di ascolti, di letture, di presentazioni di dischi e di conversazioni con amici e appassionati di musica. In realtà mi rendo conto che tentare a tutti i costi di catalogare un artista può risultare un errore e portarci fuori strada, come è dimostrato da “Caleidoscopio astrale”, primo album del gruppo piemontese Metronimia, uscito l’8 marzo scorso.

In realtà il gruppo si è costituito nel 2018 ed ha già pubblicato un EP, ma in questi ultimi anni la band ha subito diversi cambiamenti di formazione, fino ad arrivare alla lineup attuale: Lorenzo Armando (batteria), Filippo Avena (chitarra, sax), Davide Bagnis (basso) e Elisa Marchiaro (tastiere e voce).

I brani dell’album sono caratterizzati da un suono privo di fronzoli e da testi molto interessanti, che contengono importanti riflessioni sull’uomo e sulla società.

Prendiamo ad esempio il pezzo con cui si apre il disco e cioè “Carretto” (dove troviamo una chitarra “acida” ed un organo che mi ricorda un po’ Ray Manzarek), metafora dell’uomo che corre per raggiungere qualcosa che non sa neppure bene lui cosa sia. Oppure “Pendolo”, una ballad sull’impietoso trascorrere del tempo. O ancora “Menzogne”, col suo inizio quasi sudamericano che sfocia in un graffiante hard rock, dove nel testo si racconta della maschera pirandelliana che caratterizza l’essere umano, condannato a vivere una vita di bugie. Anche “Non ci sto”, che chiude il disco, è un pezzo molto interessante (c’è un bel riff di chitarra che mi riporta addirittura ai Devo), dove si narra della (triste) storia di un giovane musicista che vede soffocati (dal maestro di musica e dal produttore) i suoi sforzi per produrre la musica che piace a lui e che, piuttosto di farsi piegare, sceglie di percorrere una strada diversa, continuando a suonare, magari per pochi, ma almeno ciò che gli piace.

Caleidoscopio astrale” mi sembra un promettente inizio per questo gruppo. I suoni sono decisi e graffianti, la voce di Elisa è notevole e personale ed ogni brano rappresenta un piccolo racconto sul mondo che conosciamo e su temi sui quali a volte non riflettiamo abbastanza. E non fa niente se non riesco a catalogarli in un genere preciso (ecco, ci sono cascato di nuovo).

Per conoscere la loro storia e ascoltare l'album cliccare sul link a seguire...


https://mat2020.blogspot.com/2024/04/un-po-di-storia-e-musica-dei-metronimia.html




Un po' di storia e musica dei Metronimia




Metronimia story

Il gruppo è nato nel 2018, quando quattro musicisti si conoscono ad una serie di jam session in un pub di un paesino vicino a Cuneo e decidono di fondare un gruppo. Nella formazione ci sono Filippo Avena alla chitarra, Davide Bagnis al basso, Lorenzo Armando alla batteria e Jacopo Giordano detto Auleta al flauto traverso e alla voce. Il repertorio inizialmente comprende cover dei mitici Jethro Tull, ma ben presto i quattro decidono di provare a far nascere qualche pezzo originale e sono talmente tante le idee in gioco che in pochi mesi vengono completati cinque pezzi, pubblicati nel 2020 in un EP autoprodotto. Successivamente il flautista e il bassista abbandonano la band, ma gli altri due fondatori non si danno per vinti: trovano un nuovo bassista e decidono di proporsi in trio, componendo anche nuovo materiale. Quando però anche il nuovo bassista abbandona il gruppo sembra che i giochi siano finiti, ma ecco la svolta definitiva: il bassista storico Davide Bagnis decide di rientrare e a lui si aggiunge una cantante e tastierista interessata al progetto, Elisa Marchiaro. Con la potente voce di Elisa e l’aggiunta della tastiera il gruppo trova finalmente il suo equilibrio, ultimando in pochi mesi il nuovo materiale e iniziando la sua attività live. Partiti da un sound che strizzava molto l’occhio ai Jethro Tull e al prog rock anni ’70, attualmente il gruppo propone un sound molto più personale, sempre legato al rock dei tempi andati ma attualizzato e pensato per gli ascoltatori di oggi, con testi in italiano che spaziano da riflessioni filosofiche a Dylan Dog.


Band Line-Up

Elisa Marchiaro -Voice, keyboards 

Filippo Avena - Guitars, tenor saxophone, backing vocals 

Davide Bagnis- Bass guitar 

Lorenzo Armando-Drums, percussions, backing vocals


CD Track Listing (cliccare sul titolo per ascoltare) 

Carretto 

Fattucchiera 

Dibattito 

Pendolo 

Sei grande ormai 

Mana cerace 

Menzogne 

Re infelice

Non ci sto