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giovedì 1 febbraio 2024

Arkitekture “Rationalis impetus”, di Luca Pizzimbone

 


Arkitekture “Rationalis impetus”

 (Merry Go Round, 2022)

di Luca Pizzimbone


Siamo all’inizio del 2024 e recensiamo un album uscito nel 2022?

Certo, la cosa è strana, ma quando ci sono difficoltà di distribuzione e, quindi, di reperibilità, ciò diventa possibile, tanto più se la band proviene dalla Sud Corea.

Grazie alla Black Widow Records, quest’opera d’arte riesce ad arrivare tra le mie/nostre mani, permettendo alla redazione di Back in Rock di essere tra i primi a parlarne e a divulgarla, seppur con più di un anno di ritardo dalla sua pubblicazione.

Gli Arkitekture nascono nel 2021 dalle ceneri dei Superstring, autori di tre album di grande levatura tra il 2016 e il 2018, e con i predecessori condividono: quattro membri su cinque, l’idea di “architettura” che riguarda il nome degli uni e i titoli dei dischi degli altri, l’arte geometrica delle copertine e, infine, il genere… rock progressive da paura, anche se la band originaria viaggiava su percorsi più jazzati rispetto a quelli seguiti da “Rationalis impetus”.

Come accennato sopra, la band è un quintetto costituito da una sezione ritmica stupefacente e da due splendide fanciulle che con i loro archi e fiati dividono le cascate di melodie insieme al tastierista, bravissimo a destreggiarsi tra piano, organo, mellotron e synth.

Le influenze di King Crimson, Van Der Graaf Generator e Anglagard non impediscono agli Arkitekture di essere personali nella loro proposta interamente strumentale.

Il piano iniziale di “Impetus”, subito seguito dal violino e da tappeti di mellotron, ci immerge in un’ambientazione melanconica con cui la band offre nove minuti, divisi in cinque movimenti, di prestazione maiuscola, collettiva, dove momenti energici si alternano ad altri più dilatati o rarefatti e i vari strumenti sono a turno protagonisti in un brano dalla bellezza struggente.

L’organo introduce la breve “Abnormal reversible reaction”, potentissima e travolgente, che si sviluppa su ritmiche jazzate e su un andamento più ipnotico rispetto al sinfonismo del pezzo precedente.

“Prayer for the dying” si esprime in oltre otto minuti introdotti da organo e mellotron che preparano il terreno all’evolversi del brano con la sua atmosfera fascinosa e crepuscolare in cui la band predilige il pathos all’impatto e dove flauto, archi e basso si ergono sugli scudi.



A seguire è la volta di due suite, entrambe di undici minuti (suddivise rispettivamente in quattro e cinque movimenti), che alzano ancora, se mai fosse possibile, il livello: la prima, “Dark matter”, tiene fede al suo titolo optando per tonalità cupe con cui il gruppo dà sfoggio delle sue qualità in un brano totale, con le ritmiche pazzesche, le scorribande di fiati e violino e i cambi di tempo continui, traendo linfa dal passato per folleggiare nel presente e predisporre al futuro; la seconda, “The decay”, mantiene le coordinate di episodio assoluto in cui la band suona a livelli alieni, optando per sonorità più aperte rispetto all’anima dark del precedente, come a voler simboleggiare il passaggio dall’inverno alla primavera, quasi a ricordare Vivaldi.

Faccio fatica a ricordarmi l’ultima volta in cui sono stato così travolto ed emozionato dall’ascolto di un album strumentale ed è inutile dire che sarebbe dovuto finire tra i top dell’anno… 2022 in questo caso.



Tracklist:

Impetus 

a) One ruler let there be 

b) Unmoved mover

c) Angel with severed hand 

d) Cogitatio

e) Deus mendax 

Abnormal reversible reaction 

Prayer of the dying 

Dark matter 

a) From the outer void 

b) The extinction anew is coming 

c) Desperate acceptance 

d) In god we fall 

The decay 

a) Million births of life 

b) Million deaths of life 

c) Civilization in vain 

d) All momentary beings 

e) Into eternal oblivion

 

Band: 

Yuntae Kim – batteria 

Sangman Kim – basso 

Katie Dongju Ha – sax e flauto 

Wooah Min – violino e viola 

Johan Ahn – piano, piano elettrico, organo, mellotron e synth


ARTICOLO ORIGINALE


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