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lunedì 6 aprile 2026

6 aprile 1967: Rolling Stones al Palasport di Roma...



6 aprile 1967 Rolling Stones al Palasport di Roma, la stampa mette in risalto i vip presenti (alcuni decisamente insospettabili...

Roma, 6 aprile 1967 – I Rolling Stones e l’Italia che si scopre diversa


Il 6 aprile 1967 i Rolling Stones arrivano al Palasport di Roma in un’Italia che osserva il rock come un corpo estraneo, qualcosa da contenere più che da accogliere. La giornata è divisa in due spettacoli, e già questa scelta racconta un Paese che tenta di gestire l’imprevedibilità con la prudenza di chi non sa ancora bene cosa aspettarsi.

Il pomeridiano è un piccolo terremoto. Il pubblico più giovane si muove come un’onda che non conosce regole: sedie rovesciate, corse verso il palco, qualche ferito, un ragazzo portato via in barella dopo una caduta maldestra. 

La polizia presidia gli ingressi, mentre Silvio Noto, volto rassicurante della Rai, prova a riportare ordine con un ammonimento che oggi suona quasi surreale: se non si fossero seduti, gli Stones non sarebbero saliti sul palco. È un frammento che restituisce perfettamente il clima dell’epoca, quando il rock era percepito come un fenomeno da sorvegliare, più che da ascoltare.

La sera, invece, il Palasport cambia pelle.

Il pubblico è più composto, e soprattutto compaiono figure inattese: Gina Lollobrigida, Jane Fonda, Brigitte Bardot, Roger Vadim, Vittorio Gassman. La stampa del giorno dopo insiste su questa presenza quasi cinematografica, come se il concerto fosse diventato un osservatorio privilegiato per capire la frattura culturale in corso. Il jet set europeo assiste con un misto di curiosità e distacco all’irruzione di una musica che non appartiene al loro mondo, ma che sta già ridisegnando quello dei più giovani.

Sul palco gli Stones sono ancora nella loro formazione originaria, con Brian Jones in un momento di fragile lucidità. È uno degli ultimi tour in cui appare in buona forma, polistrumentista inquieto che aggiunge sfumature preziose a un suono che sta diventando sempre più riconoscibile. L’acustica del Palasport non aiuta: il riverbero impasta tutto, ma non basta a spegnere l’impatto di una band che, anche in condizioni imperfette, riesce a imporsi come presenza necessaria.

Riletto oggi, quel 6 aprile 1967 sembra un punto di passaggio. Da una parte un’Italia che tenta di contenere il nuovo dentro le regole del vecchio; dall’altra una generazione che non vuole più restare seduta, letteralmente e simbolicamente. In mezzo, un concerto che non è solo un evento musicale, ma un frammento di storia culturale: un luogo in cui si incrociano entusiasmi, paure, curiosità e un’idea di futuro che sta arrivando più in fretta di quanto il Paese sia pronto ad accogliere.

 

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