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mercoledì 31 dicembre 2025

Creedence Clearwater Revival- “Willy And The Poor Boys”, nel dicembre del 1969 in Italia


Usciva a novembre del 1969, ma noi "provinciali" Italiani, l'abbiamo avuto nel dicembre del 1969... “Willy And The Poor Boys”, album dei fantastici Creedence Clearwater Revival, un disco che lasciò il segno; tra gli altri brani contiene "Fortunate Son", canzone contro la guerra in Vietnam, diventato vero e proprio inno di una generazione.

Wazza


Alla fine degli anni ‘60 San Francisco è il cuore pulsante della scena musicale statunitense: qui, tra visioni psichedeliche e deliri in acido, prende forma la  nouvelle vague del rock a stelle e strisce, capitanata da gruppi come Grateful Dead e Jefferson Airplane che ben incarnano i fermenti culturali e artistici della città. Frisco, però, è anche il luogo che dà i natali artistici ai Creedence  Clearwater Revival, band formatasi a El Cerrito (piccolo borgo ai confini orientali della città) e capitanata dal chitarrista e cantante John Fogerty, il quale, a dispetto delle sperimentazioni lisergiche tanto in voga nella bay area, ha in mente un solo concetto: il Revival. Fogerty ama senza mezzi termini gli anni ‘50, il rock ’n’ roll primitivo di Chuck Berry, Little Richard Eddie Cochran, il blues e il folk nelle loro accezioni più pure; e guarda come riferimento stilistico Dale Hawkins, trentenne musicista della Lousiana che rilegge il rock e il blues delle radici con accento sudista, creando un sottogenere che prenderà il nome di Swamp Rock.


In piena rivoluzione power flower, Fogerty attua una sorta di controriforma tradizionalista, rimette al centro del suo progetto il roots rock e la musica nera, scrive canzoni essenziali, utilizza le cover (guarda caso una delle più celebri è proprio Suzie Q di Dale Hawkins) per riaffermare il vincolo col passato. Unoperazione, questa che in mano ad altri poteva risultare una stucchevole operazione di maquillage di sonorità già note, e che, invece, nelle mani di Fogerty e della sua Band si trasforma, con pochi ma straordinari dischi, in uno stile ben definito che sarà la salvezza del rock’n’roll. Così, se si può affermare che senza Elvis Presley i Creedence Clearwater Revival non sarebbero mai esistiti, è altrettanto vero che John Fogerty ha il merito indiscusso di aver traghettato Presley oltre il guado degli anni 60, consegnandolo nelle mani di Bruce Springsteen e Bob Seger, solo per citare due dei nomi che pagano debito verso i CCR.

Zeppe di riferimenti ai cinquanta e intrise di una negritudine vibrante, le canzoni di Fogerty mettono al riparo il rock dai mutamenti genetici del nuovo mondo psichedelico, riportandolo a una forma essenziale, selvaggia, stradaiola eppure altrettanto policromatica. John Fogerty è il padrone assoluto della controrivoluzione: la sua penna che omaggia con devozione i classici, ha il potere di trasformare in note melodie pensate per saccheggiare programmazioni radiofoniche e scalare le classifiche; la sua vocepotente e cartavetrata, rievoca il sudore delle piantagioni, possiede la veemenza di un grido definitivo di libertà. Fogerty canta come vorrebbe cantare un nero se solo ne fosse capace: strattona l’ascoltatore, gli graffia le orecchie, gonfiandogli il cuore di ingenuo entusiasmo, per poi spingerlo a liberarsi dai vincoli delle convenzioni, a ritrovare la purezza nella catarsi del ballo. E il 1969, l’anno cruciale per la Band che, dopo un esordio convincente ma ancora acerbo, inanella tre dischi leggendari: Bayou Country, Green River e Willy And The Poor Boys. Un vero e proprio tsunami creativo: è come se Fogerty sapesse che l’urgenza è tutto e che il suo rock, così puro, ingenuo ed essenziale, rischi di essere sommerso dall’imperante cambiamento circostante. I Creedence, allora, in dodici mesi, sparano a raffica i loro colpi migliori, raggiungendo la perfezione stilistica (che non è solo forma ma è soprattutto energia  allo stato puro) con il celebratissimo Willy And The Poor Boys. Uscito il 2 novembre del 1969, il disco scala le classifiche e vende un milione di copie, certificando in modo definitivo la grandezza della Band, una delle poche al mondo capace di pubblicare tre album di fila in un anno e tutti a cinque stelle (pardon, casse). Manifesto dello Swamp Rock, Willy And The Poor Boysproietta il passato nel futuro, è un disco classico e al contempo avveniristico, suona naif ed esuberante ma è tinteggiato anche di sfumature dark che risentono dei tempi funestati dal doloroso conflitto del Vietnam. La copertina e l’iniziale country rock della solare Down On The Corner esplicitano il contenuto di quello che potremmo definire una sorta di concept album: riportare la musica in strada (Down on the corner, out in the street) in  mezzo alla gente, riscoprirne così la vera essenza che è aggregazione, condivisione, divertimento e stare insieme. Niente intellettualismi dunque, la musica è solo genuinità, purezza, è il linguaggio semplice delle radici (Willy and the  Poorboys are playin Bring a nickel; tap your feet. Rooster hits the washboard a nd people just got to smile). Non è un caso che in scaletta ci siano anche due sublimi cover (Cotton Fields di Leadbelly e il traditional, anche questo passato dalle mani di Leadbelly, Midnight Special, un divertito r’n’b dal mood festaiolo) e uno strumentale, forse superfluo se decontestualizzato (Poorboy Shuffle) necessarie però tutte e tre a rimarcare il concetto di una musica che per essere vitale  deve tornare alle radici, alla terra del blues o alla strada dei buskers, patrimonio della gente semplice che si innamora della melodia ma fatica a comprendere i voli pindarici del movimento psichedelico.


Se Dont Look Now vibra damore per Elvis Presley, reinventato in chiave country folk, la gemma hard rock di Fortunate Son indica che il revivalismo di Fogerty sa sposarsi anche con la stretta attualità. Brano fortemente antimilitarista che sbertuccia il malvezzo dei figli di ricchi, notabili e di militari di imboscarsi per evitare la leva obbligatoria, Fortunate Son è una scelta di barricata audace e ironica che si innesta nella querelle politica dellepoca, come una decisa presa di posizione a favore della working class (It aint me, it aint me, I aint no senators son, son. It aint me, it aint me; I aint no fortunate one, no). Chiude una scaletta di straordinaria intensità Effigy, ballata elettro acustica dall’incedere crepuscolare che, pur non rientrando fra i brani più popolari della band, è senz’altro uno degli episodi più riusciti della carriera di Fogerty. La chitarra del leader guida il gruppo in sei minuti in cui si coagulano melodramma, amarezza e innovazione. E uno scarto riuscitissimo rispetto alla formula collaudata del revivalismo, un lungo lamento epico e tristissimo che segnerà in futuro il songwriting di Neil Young o quello di un antieroe misconosciuto ma geniale chiamato Jason Molina. Da questo disco in avanti, la carriera dei Creedence inizia però la sua parabola discendente. Se il successivo Cosmos Factory (1970) mantiene alto il livello di ispirazione di Fogerty (qui, le grandi hits si sprecano) ma comincia a mostrare la corda di un suono che non conosce più sorprese. Con Pendulum (1971) e soprattutto con Mardi Gras (1972) la Band, orfana di Tom Fogerty, attirato dalle sirene di una carriera solista che non decollò mai, arriva al capolinea e si scioglie. La storia dei Creedence Clearwater Revival è durata solo quattro anni eppure, nonostante il breve periodo di attività, i quattro ragazzi di El Cerrito sono entrati nella leggenda; è bastato un anno, il 1969, e tre dischi favolosi, l’ultimo dei quali,Willy And The Poor Boys, ha rappresentato l’anello di congiunzione tra passato e futuro, e ha riscritto le regole del rock’n’roll come oggi ancora le conosciamo.

In loving memory of Roberto Ciotti


Immagini fornite da Wazza

Il 31 dicembre del 2013 ci lasciava Roberto Ciotti, chitarrista italiano, nato a Roma il 20 febbraio 1953. È considerato uno dei più grandi chitarristi blues italiani di tutti i tempi, ed è stato anche un apprezzato compositore di colonne sonore.

La sua carriera musicale iniziò negli anni '70, quando entrò a far parte del gruppo di rock progressivo Blue Morning. Dopo lo scioglimento del gruppo, Ciotti iniziò a dedicarsi al blues, e nel 1977 pubblicò il suo primo album da solista, "Super Gasoline Blues".

L'album fu un successo di critica e pubblico, e consacrò Ciotti come uno dei più importanti esponenti del blues italiano. Negli anni successivi, pubblicò altri 15 album da solista, oltre a collaborare con numerosi altri artisti italiani e internazionali, tra cui Chet Baker, Bob Marley, Pino Daniele, e Claudio Baglioni.

Nel 1989, compose la colonna sonora del film "Marrakech Express", di Gabriele Salvatores. La colonna sonora fu un successo internazionale, e contribuì a far conoscere il blues italiano a un pubblico più vasto.

Ciotti continuò a suonare e comporre fino alla sua morte, avvenuta a causa di un male incurabile.



















domenica 28 dicembre 2025

John Peel Carol Concert nel dicembre del 1970

BBC Top Gear Carol Concert first broadcast on boxing day 1970
This performance by an aggregation labelled "The Top Gear Carol Singers" featured Marc Bolan, John Peel & Sheila, Robert Wyatt, Mike Ratledge, Rod Stewart, Kenny Jones, Pete Buckland, Romie Young, Sonja Krystina, Ian McLagan, Ronnie Lane, Ronnie Wood, Ivor Cutler - David Bedford

Quatttordici anni prima della Band Aid, supergruppo creato da Bob Geldof e Midge Ure, quelli del singolo natalizio "Do They Know It's Christmas? ", John Peel, famoso speaker e disck jokey, creò una "super band", Top The Gear Carol Singer, con membri dei Faces, Soft Machine, Marc Bolan, Sonja Krystina...
Il creatore delle John Peel Session organizzò un mini concerto trasmesso dalla BBC nel dicembre 1970. Tra i vari brani eseguiti "God rest Ye Merry Gentlemen", Good King Venceless", e una "Silent Night" da brividi, eseguita dalla cantante dei Curved Air, Sonja Krystina…
Di tutto un Pop!
WK





sabato 27 dicembre 2025

Il compleanno di Gianni Nocenzi


I migliori anni di una vita sono quelli che non si sono ancora vissuti"

(Victor Hugo)

 

Compie gli anni oggi, 27 dicembre, Gianni Nocenzi, "l'altra mano" del Banco del Mutuo Soccorso.

Sceglie un percorso di ricerca, avanguardia e studi.

Incide due album avanti anni luce rispetto allo standard discografico degli anni ‘80/’90, "Empusa" e "Soft songs".

Dopo 23 anni di silenzio voluto è tornato con un grande album di piano-solo, "Miniature", considerato a ragione una delle più importanti e inattese sorprese del 2016.

Uno dei pochi geni del panorama musicale.

Avanti così "brother" Gianni, raggio di sole in questo grigiore musicale!

Buon compleanno!

Wazza

 

Pianista e compositore iconico della scena contemporanea.

Leggendaria la sua partecipazione al Banco del Mutuo Soccorso, da lui fondato con il fratello Vittorio, e con il quale ha realizzato 15 album, dal mitico ‘Salvadanaio’ del 1972 a ‘Moby Dick’.

Dal 1985 inizia un suo personale percorso di ricerca e sperimentazione sul suono diventando influente Sound Designer, grazie alla sua pionieristica collaborazione con AKAI Professional, azienda leader nella tecnologia del digital sampling, per la quale realizza la serie di pianoforti digitali PG, realizzazione acclamata negli anni ’90 a livello mondiale.

Parallelamente realizza ‘Empusa’, Virgin 1988, (‘The best stereo sound recording since Dark side of the moon' – Sound on Sound), ‘Soft Songs’, Virgin 1992, con la partecipazione di Ryuichi Sakamoto, Sarah Jane Morris e Andrea Parodi tra gli altri.

A sorpresa nel 2016 esce ‘Miniature’, album di solo piano con composizioni inedite, registrato con tecniche innovative e salutato coralmente da stampa e media come vero e proprio evento discografico dell’anno.






venerdì 26 dicembre 2025

I Traffic nel dicembre 1967

Nel dicembre 1967 esce “Mr. Fantasy”, primo album dei Traffic.

La band - composta da Steve Winwood, Jim Capaldi, Chris Wood e Dave Mason - avrà un inizio turbulento, visto il confronto di forti personalità come quelle di Winwood e Mason.

Il disco è una specie di raccolta di singoli, più uno dei brani simbolo della band, e della generazione anni ’60, “Dear Mr.Fantasy”… sarà l’inizio della storia di una delle band più importati del rock!

Di tutto un Pop…

Wazza










Aphrodite's Child: accadde nel dicembre del 1970

 
Usciva nel dicembre 1970 l'album degli Aphrodite's Child "666"...

Il trio rock Greco era in quell momento campione di incassi per i 45 giri "It's five O'Clock", "Spring Summer Winter and Fall", “Rain and Tears”...
Lasciano tutti a bocca aperta registrando un disco sull'Apocalisse di Giovanni, considerato il loro capolavoro, con l'aggiunta del chitarrista Silver Koulouris. Fu però censurato dalla critica bacchettona perchè l'attrice Irene Papas "simulava" un orgasmo, nel brano "Infinity".
Questa bocciatura porterà al prematuro scioglimento della band.
Demis Roussos intraprenderà una strepitosa carriera da solista, Vangelis Papathananssiou diventerà uno dei musicisti e arrangiatori più ricercati e vincerà l'Oscar per la colonna sonora di "Momenti di Gloria"; solo del batterista Lucas Sideras si sono perse le tracce.
Un disco molto particolare, un'opera pop-sinfonica che merita di essere rivalutata.
Di tutto un Pop…
Wazza

 All Music composed by Vangelis Papathananssiou. 
Concept, book and lyrics by Costas Ferris. 

Played by Aphrodite's Child:

Vangelis Papathanassiou: Organ, piano, flute, percussion, Vibes; various others vocal backing. 
Demis Roussos:Bass, some lead vocal and vocal backings. 
Lucas Sideras: Drums, some lead vocal and vocal backings. 
Silver Koulouris: Guitars, percussion.

Guest musicians:
Harris Halikitis: Bass, tenor sax, conga drums, backing vocal.
Michel Ripoche:Trombone, tenor sax.
John Forst: Narration.
Yannis Tsarouchis: Greek text.
Irene Papas: Vocal on "Infinity"









giovedì 25 dicembre 2025

Compie gli anni Jacqui Mc Shee




Compie gli anni oggi, 25 dicembre, Jacqui Mc Shee, cantante autrice, nota per essere la voce femminile dei mitici Pentangle, raffinato gruppo di folk-jazz-etnico-rock!

Happy Birthday Jacqui!
Wazza


La musicista di questa settimana è Jacqui McShee, all'anagrafe Jacqueline McShee, nata a Londra il 25 dicembre del 1943, cantante inglese famosa per la sua militanza nei Pentangle accanto al chitarrista e polistrumentista John Renbourn.

La sua carriera comincia ufficialmente all'inizio degli anni '60 quando, per le vie inglesi, folleggiavano il beat, il rock, ma soprattutto il folk. È l'epoca dei locali con musica dal vivo, i Beatles ne sapevano qualcosa, ed è proprio in questo fantastico periodo che la McShee si esibisce.

Dai e dai, una sera incontra il chitarrista John Renbourn che le propone di prestare la sua stupenda e delicata voce per i Pentangle, un gruppo folk con influenze rock e jazz per non parlare dei rimandi alle melodie medievali.

Recuperati gli altri musicisti quali Terry Cox (batteria, percussioni e glockenspiel), Bert Jansch (chitarra, banjo e voce) e Danny Thompson (contrabbasso) la formazione è al completo ed i Pentangle si sono ufficialmente formati (1966).

Nel 1968 il gruppo esordisce sul mercato discografico con il primo album omonimo, “The Pentangle”, contenente un misto di canzoni folk tradizionali della cultura inglese, adeguatamente riarrangiati, e brani originali.

I primi quattro album (“The Pentangle”, “Sweet Child”, “Basket of Light” e “Cruel Sister”) seguono tutti questo schema e si possono udire quasi esclusivamente strumenti acustici. I successivi dischi degli anni '70 vedranno poi una svolta elettrica prima dello scioglimento della band.

In seguito, la McShee prosegue come solista, Jacqui McShee's Pentangle. e partecipa alla reunion dei Pentangle nei primi anni '80 con una formazione che vede ancora presente anche il batterista Gerry Conway (Jethro Tull, Faiport Convention e Cat Stevens tra i vari) che è anche il marito della cantante.